Chi ha interesse agli incendi distruttivi nelle aree boschive? Il sistema di prevenzione BSDS aveva un difetto. Funzionava troppo bene

Chi ha interesse agli incendi distruttivi nelle aree boschive? Il sistema di prevenzione BSDS aveva un difetto. Funzionava troppo bene

Luglio 14, 2026 0 Di Francesco Cappello

Quando prevenire costa meno che spegnere, ma si sceglie di rinunciare alla prevenzione, è inevitabile chiedersi a chi convenga. La vicenda del sistema di prevenzione BSDS solleva interrogativi su decisioni pubbliche, milioni di euro sprecati, boschi perduti e possibili interessi che potrebbero trarre vantaggio dagli incendi e dalla successiva trasformazione dei territori. È la storia di un’invenzione italiana che aveva dimostrato di poter prevenire gli incendi boschivi e che, invece di essere valorizzata, è stata progressivamente dismessa. Perché un sistema che aveva quasi azzerato gli incendi è stato spento e demolito?

Giorgio Pelosio è un imprenditore, progettista ed esperto italiano di elettronica applicata alla tutela ambientale, noto per essere il fondatore della società Teletron Electronics. Da oltre quarant’anni dedica la sua attività allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia per la salvaguardia dei boschi, settore in cui è considerato un pioniere. È l’inventore del sistema brevettato BSDS (Bright Spot Detection System), un’avanzata tecnologia di telerilevamento a doppia banda (ottico e infrarosso) in grado di scovare i focolai d’incendio entro un paio di minuti dall’innesco. La sua figura unisce lo spessore dell’innovatore tecnico, i cui impianti hanno azzerato i danni da incendio in aree protette come la pineta di Castel Fusano, a quello del cittadino impegnato in una lunga e determinata battaglia legale e amministrativa per difendere l’utilità pubblica delle sue invenzioni contro gli sprechi della burocrazia.

Il sistema BSDS. Come funziona e la tecnologia del brevetto

Il cuore tecnologico sviluppato da Teletron Electronics prende il nome di BSDS (Bright Spot Detection System – Sistema di rilevamento dei punti luminosi). Si tratta di un sistema integrato di telerilevamento progettato per individuare focolai d’incendio entro un raggio d’azione che va dai 10 ai 20 chilometri per ogni singola postazione.

Il funzionamento si basa su una combinazione intelligente di hardware e software d’avanguardia. La tecnologia di telerilevamento mista (Visibile e Infrarosso)

Le torri di avvistamento non utilizzano semplici telecamere, ma un complesso sistema ottico montato su supporti motorizzati ad alta precisione (brandeggi) che compiono una perlustrazione continua del territorio a 360 gradi. Il sistema analizza lo scenario combinando due bande dello spettro elettromagnetico: la banda del visibile (per rilevare le colonne di fumo durante il giorno) e la banda dell’infrarosso medio e termico (per individuare i “punti caldi” o anomalie termiche invisibili a occhio nudo, anche di notte o in presenza di fitte barriere di fumo).

L’elaborazione algoritmica e l’abbattimento dei tempi di reazione

Il software di bordo analizza le immagini ogni 100-120 secondi. Tramite algoritmi proprietari, il sistema è in grado di distinguere una variazione termica naturale (come il riscaldamento di una roccia sotto il sole) dall’accensione improvvisa di un fuoco. Quando viene rilevata un’anomalia, il sistema genera un preallarme automatico georeferenziando l’evento su una mappa GIS (Sistema Informativo Geografico). Questo riduce il tempo di individuazione del focolaio a meno di due minuti, permettendo di inviare squadre di terra quando l’incendio è ancora un piccolo cerchio di sterpaglie facilmente domabile, prima che le fiamme raggiungano le chiome degli alberi trasformandosi in tempeste di fuoco impossibili da contenere.

Il brevetto industriale

Il sistema fa capo a specifici brevetti industriali, tra cui il brevetto italiano registrato con il numero 1.316.243 (domanda RM 2000A000629) e la relativa estensione brevettuale europea (N 10165726.00), denominati ufficialmente “Sistema di sorveglianza del territorio, particolarmente adatto per la sorveglianza degli incendi“. La proprietà  intellettuale tutela l’architettura di integrazione tra i sensori ottici a doppia banda, il sistema di rotazione programmato e l’interfaccia cartografica in tempo reale in grado di inviare allerte mirate direttamente ai dispositivi mobili degli operatori sul territorio (attraverso ponti radio e sistemi di messaggistica dedicati).

I risultati sul campo dove il sistema è stato realizzato

Contrariamente alla triste parabola sarda di abbandono e smantellamento, il sistema BSDS e le tecnologie correlate di Teletron Electronics hanno trovato applicazione in diverse aree di pregio naturalistico in Italia, dimostrando nei fatti la propria straordinaria efficacia.

Il caso emblematico di Castel Fusano e Castelporziano (Lazio)

Citato nell’intervista e supportato dalle relazioni dell’Agenzia Spaziale Europea, questo impianto ha sorvegliato un’area costantemente minacciata dai piromani alle porte di Roma. In cinque anni di funzionamento, la superficie boschiva andata distrutta dalle fiamme è passata da una media storica di circa 20-30 ettari all’anno a una media di appena 0,1 ettari complessivi. Gli incendi sono stati appiccati in numero quasi analogo rispetto al passato (circa 400 tentativi), ma l’allarme tempestivo entro 100 secondi ha permesso la neutralizzazione immediata di ogni singolo focolaio prima che potesse estendersi.

Altre installazioni nazionali ed estere

Sistemi basati su questa tecnologia sono stati installati con successo in altre regioni italiane come la Basilicata (ad esempio nella Riserva Naturale Statale di Metaponto), in Piemonte, Puglia, Calabria e in grandi parchi nazionali come il Pollino, il Parco delle Madonie in Sicilia, l’Appia Antica e il Parco di Veio. In tutti questi contesti, la presenza del sistema ha agito anche come potente deterrente psicologico: la consapevolezza che il territorio è monitorato 24 ore su 24 da “occhi elettronici” invisibili riduce drasticamente i tentativi di innesco doloso, abbattendo al contempo i costi esorbitanti legati alle ore di volo dei mezzi aerei della flotta antincendio dello Stato.

Lo scontro tra tecnologia e burocrazia

Nel corso di un’intervista (leggibile sotto) a Giorgio Pelosio, condotta da Elena Pinna del movimento Surra emerge una profonda contraddizione italiana: lo sviluppo di una tecnologia d’avanguardia nata sul territorio nazionale, esportata con successo in diverse regioni, che viene progressivamente abbandonata e infine smantellata nella sua terra d’origine (la Sardegna) a causa di conflitti burocratici, resistenze interne ed opacità  amministrative.

Il racconto di Giorgio Pelosio si snoda attraverso tre nodi fondamentali:

Il sabotaggio politico e burocratico. Pelosio denuncia la decisione, risalente al 2005, di spegnere e in seguito smantellare una rete di monitoraggio costata milioni di euro di denaro pubblico. La tesi dell’inventore è che la tecnologia sia stata percepita come una minaccia corporativa rispetto alla tradizionale rete di vedette umane (mentre il sistema era progettato per affiancarle) e che sia prevalso l’interesse economico legato alla gestione attiva dei roghi (fondi per elicotteri, Canadair e interventi di emergenza) piuttosto che alla loro prevenzione.

La battaglia legale e lo spreco di denaro pubblico. L’intervista evidenzia l’assurdità  di impianti che, sebbene giudicati perfettamente funzionanti e collaudati con sentenze definitive (come quella della Corte d’Appello di Cagliari nel 2022), sono stati rimossi fisicamente e gettati in discarica. Solo il valore delle infrastrutture fisiche demolite (tralicci, basamenti, ponti radio) è stimato in oltre 10 milioni di euro.

Il sospetto della speculazione energetica. Pelosio solleva un dubbio inquietante, ovvero la coincidenza geografica tra le aree boschive lasciate senza protezione tecnologica (e successivamente colpite da incendi) e la successiva progettazione di parchi eolici in quelle stesse zone, aggirando di fatto i vincoli di inedificabilità  della Legge 353/2000 attraverso la depenalizzazione e la rimozione dei vincoli nelle aree sottoposte a “controfuoco” o fuoco prescritto.
Pelosio cita un caso molto specifico: un sistema di monitoraggio realizzato e collaudato nel 2000 nell’area di Orani, Ottana e Oniferi, poi abbandonato dalle istituzioni. Successivamente, la stessa zona è diventata oggetto di progetti per l’installazione di mega-centrali eoliche.

La Sardegna vive una fase di forte tensione legata alla cosiddetta “speculazione energetica”. Con un fabbisogno reale dell’isola di circa 2 GW, le richieste di connessione alla rete per impianti eolici e fotovoltaici superano i 58 GW (circa 30 volte la potenza necessaria). Gran parte di queste proposte insistono su territori montani, collinari o su creste interne precedentemente coperte da fitta vegetazione o pascoli, zone storicamente ad alto rischio di incendi.

La Legge 353/2000 e i suoi vincoli

Per capire l’allarme lanciato da Pelosio, occorre partire dalla Legge Quadro sugli incendi boschivi (Legge n. 353 del 21 novembre 2000). All’articolo 10, questa norma impone vincoli estremamente severi per scoraggiare le speculazioni edilizie e d’uso del suolo sulle aree colpite dal fuoco. Tra i principali divieti figurano il divieto di cambiare la destinazione d’uso della zona boscata o del pascolo per almeno quindici anni (non poi così tanti per le mire di certi investimenti).
Il divieto di realizzare edifici, strutture o infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili o produttivi per dieci anni (salvo autorizzazioni preesistenti all’incendio).
Sulla carta, questi divieti renderebbero impossibile installare aerogeneratori o elettrodotti su un’area percorsa dal fuoco. Tuttavia, l’intreccio tra pratiche di spegnimento d’emergenza e l’evoluzione della normativa penale ha aperto quello che molti considerano un potenziale e pericoloso varco normativo.

L’escamotage del “Controfuoco” e del “Fuoco Prescritto”

Il fulcro dell’inquietante dinamica descrittiva di Pelosio risiede in una sottile distinzione giuridica tra ciò che viene catalogato come “incendio boschivo” (che fa scattare automaticamente i vincoli della Legge 353/2000) e ciò che invece rientra nell’uso legittimo delle “tecniche di fuoco prescritto e controfuoco“.

Il controfuoco è una tecnica di lotta attiva usata durante l’emergenza: consiste nell’appiccare intenzionalmente del fuoco lungo una linea d’arresto per consumare il combustibile vegetale prima dell’arrivo del fronte principale dell’incendio, privandolo così di vigore. Il fuoco prescritto è invece un’azione programmata e preventiva di riduzione controllata della biomassa vegetale tramite l’uso del fuoco, condotta da personale abilitato.

Sotto il profilo penale, l’introduzione di modifiche al Codice Penale (in particolare con il Decreto Legge Incendi n. 120/2021, poi convertito nella Legge 155/2021) ha modificato l’articolo 423-bis c.p. inserendo una clausola di esclusione della punibilità (depenalizzazione) per i danni provocati dall’uso legittimo delle tecniche di controfuoco e di fuoco prescritto.

La deroga ai vincoli di inedificabilità

Il punto critico sollevato da Pelosio risiede nel fatto che, per esplicito dettato normativo o per prassi interpretative, le aree trattate con il fuoco prescritto (o colpite da controfuoco durante uno spegnimento operato dalle autorità) non vengono considerate, ai fini della legge, come “interessate da incendio boschivo”.

Diverse legislazioni regionali che regolano la materia antincendio stabiliscono chiaramente che le superfici percorse dal fuoco prescritto o da manovre di controfuoco autorizzate non sono soggette alla perimetrazione del Catasto Incendi e, di conseguenza, rimangono del tutto escluse dai vincoli quindicennali e decennali di inedificabilità previsti dall’articolo 10 della Legge 353/2000.

Se un incendio doloso aggredisce un bosco, la legge blocca qualsiasi speculazione per un decennio. Se però l’intervento di spegnimento prevede l’applicazione massiccia del controfuoco, l’area bruciata per effetto del “controfuoco” rischia di uscire dalla perimetrazione dei vincoli. Questo meccanismo genera una pericolosa zona grigia: un territorio teoricamente protetto, se privato di sistemi di rilevamento tempestivi (come le stazioni BSDS che avrebbero spento il focolaio nei primi 100 secondi) e aggredito dalle fiamme, può essere “ripulito” e de-vincolato molto più rapidamente proprio grazie alle metodologie usate per spegnerlo, spianando di fatto la strada alla successiva installazione di grandi infrastrutture energetiche come le pale eoliche.

 

A seguire la trascrizione integrale del testo dell’intervista, ricostruita fedelmente parola per parola sulla base dei contenuti e del parlato del video. 

Introduzione

Giorgio Pelosio

Prevenire si poteva, ma spegnere rende molto di più. Ho realizzato una tecnologia per prevenire gli incendi boschivi, ma qualcuno in Sardegna ha deciso che non doveva funzionare.

Mi chiamo Giorgio Pelosio, sono in Sardegna da 40 anni e da 40 anni mi occupo di un settore importante che è quello della prevenzione degli incendi boschivi. Ho realizzato il primo sistema di rilevamento degli incendi boschivi nel 1985. E perché? Perché per me il bosco è una delle priorità assolute per l’uomo.

Domanda di E. Pinna

Qual è stato il tuo contributo in questo senso?

Giorgio Pelosio

Il fatto di essere riuscito con una tecnologia che ho brevettato – una tecnologia brevettata a livello internazionale – a salvare centinaia di migliaia di ettari di bosco con questa tecnologia, sia in Sardegna e a livello nazionale e estero. È stata una grande soddisfazione personale e il fatto di sapere che non sono andati a fuoco tanti, tante migliaia di ettari di bosco. E abbiamo ridotto anche, sicuramente nel nostro piccolissimo, una buona quantità di CO2.

E dove ci sono ancora gli alberi, gli alberi sono in grado quindi di assorbirla la CO2. Se noi abbiamo ettari, ettari e ettari di bosco che possono assorbire la CO2, abbiamo risolto un problema importantissimo. Cioè, perché oggi abbiamo necessità di mettere tanto fotovoltaico eccetera? Ci sono le piante che svolgono questa azione di assorbimento della CO2, però sembra che ce lo siamo dimenticato.

Domanda

In che modo venne messa in piedi questa tecnologia di rilevamento incendi e quanto era efficiente?

Giorgio Pelosio

Il primo impianto che abbiamo realizzato per la prevenzione di incendi boschivi è un impianto finanziato, tra l’altro cofinanziato dalla Comunità Europea. È stato il primo, che è quello brevettato, nell’agro di Arzana, mi ricordo ancora. E permetteva di rilevare con una tecnica mista, infrarosso-visibile, gli incendi fino a una distanza di 10-15 km e rilevarlo tempestivamente. Allora, mi ricordo, ci mettevamo 3 minuti circa per rilevare gli incendi, oggi ci mettiamo 100 secondi circa.

La cosa importante per la prevenzione incendi, è rilevare il fuoco nel più breve tempo possibile, in tempi di secondi, non in tempi di ore. Perché se tu rilevi un principio di incendio entro un centinaio di secondi, allora può essere spento in maniera rapidissima e con pochi mezzi, semplicemente. Se invece il fuoco finisce in chioma, avviene una distillazione immediata delle essenze, soprattutto delle resinose, e quindi si formano delle bolle di gas incandescenti che vanno di albero in albero, e ogni albero diventa un piromane. E quindi eh significa che poi l’incendio diventa incontrollabile.

Come nel settore della medicina, se uno fa prevenzione, evita la diffusione di un qualcosa e può risolvere il problema perché va alle origini, all’inizio. Se tu invece questa cosa qui non la fai e lasci che il fuoco vada a finire in chioma, possiamo arrivare a una velocità di propagazione dell’ordine di 5 ettari al minuto. 5 ettari… cioè, voi immaginate cosa significa 5 ettari. È un’energia tale di fuoco che nessuno è in grado di spegnere. Tant’è vero che negli incendi che ci sono stati sia in Italia sia all’estero – negli Stati Uniti, Canada, Australia eccetera, o purtroppo anche l’anno scorso in Amazzonia – sono bruciati milioni di ettari. Perché? Perché l’energia, quando è talmente elevata, non c’è più nessuna possibilità di spegnerlo. Uno può mettere tutti gli aerei e elicotteri che vuoi: niente, l’incendio si spegne per motivi naturali o perché finisce la vegetazione.

Domanda

E poi che è successo? La rete che avevamo fatto, quella del BSDS, quella della Teletron…?

Giorgio Pelosio

Allora, è entrato in funzione nel 1986 ed è andata avanti fino al, possiamo dire, fino al 2005. Ci sono un sacco di riviste, di pubblicazioni, giornali, RAI, televisioni, di tutto eh sull’efficacia dei sistemi, che stavano dando un sacco di buoni risultati. Tant’è vero che la Regione ha deciso progressivamente di ampliare queste tecnologie in altri territori. E nel 2005 si è deciso di spegnere questi impianti senza dare nessuna motivazione logica. Perché, devo dire, con tutti i soldi investiti per fare questi impianti, visti i risultati, perché uno spegne gli impianti? Cioè, questo è un qualcosa che non è comprensibile, cioè è un fatto incomprensibile.

Domanda

Chi è stato materialmente? Diciamo, tutto questo è successo quando il presidente era Soru…

Giorgio Pelosio

Ma Soru è una persona che io reputo comunque colta e intelligente, sicuramente non è lui. È stato qualcuno vicino a lui che l’ha consigliato malissimo sul fatto di abbandonare gli impianti. Ma c’era, per esempio, una rete eccezionale che aveva proprio ridotto drasticamente gli incendi nella zona dell’Ogliastra, e sarebbe la stazione di Monte Armidda. La Monte Armidda era il centro stella di altre sei stazioni e quindi faceva da ripetitore. Guarda caso, hanno deciso di smantellare completamente quella stazione che era stata appena ristrutturata con un finanziamento deciso dalla Corte dei Conti, che aveva detto… che aveva detto alla Regione Sardegna: “Quegli impianti vanno adeguati“. E quindi, dopo un adeguamento fatto, che ha avuto un costo anche rilevante, hanno deciso di esportarlo… e di spegnere questa, cioè di staccare tutto e smaltire.

E quindi, mancando questa stazione ripetitore, le altre cinque stazioni hanno smesso di funzionare. Nel 2007 mi ricordo un episodio molto, molto curioso. Allora, il responsabile che si occupava dei sistemi di rilevamento incendi era un certo Gianluca Cocco, che attualmente è il comandante attuale del Corpo Forestale. Eh ci ha richiesto, a noi e altre società che erano del consorzio di Finmeccanica, di poter mettere a disposizione tutte le referenze degli impianti che erano stati fatti per mandarle alla Comunità Europea e per avere un finanziamento di 9 milioni di euro, no? Tutto questo è stato coordinato da Gianluca Cocco, il comandante attuale. E però questi 9 milioni di euro, che servivano per poter ripristinare o adeguare o fare manutenzione agli impianti, non si sa dove sono andati a finire. 9 milioni di euro.

Peraltro, prima di quel momento si era parlato, a un certo punto, male dei sistemi, dicendo che davano falsi allarmi, che venivano individuate le cose eccetera. Poi, immediatamente nel momento della richiesta di questi finanziamenti andava tutto benissimo: hanno utilizzato i nostri brevetti, le nostre referenze, i nostri collaudi, no? E dopodiché, dal 2008-2009, hanno ricominciato alcuni dei dirigenti della Forestale a parlare male di questi impianti, e quindi gli impianti sono rimasti fermi. Questa è la situazione. Abbiamo messo a disposizione nel 2008, gratuitamente per il parco di Molentargios per 2 anni, un impianto: sono finiti, proprio finiti, gli incendi per 2 anni. Questa è la situazione. Quindi gli impianti c’erano, funzionavano, erano definitivamente collaudati, però sono stati, appunto, alla fine sono stati abbandonati.

Domanda

Possiamo definire lo smantellamento una strategia ben organizzata?

Giorgio Pelosio

Certo, lo smantellamento sono convinto che sia proprio una strategia ben organizzata, cioè quella di evitare che ci fossero i sistemi. Ma c’è da dire che nel 2018 in un contenzioso che c’è stato tra la commissione di collaudo di un impianto fatto tra la Finmeccanica, noi e un’altra azienda – e noi eravamo piccoli dentro quel progetto – però, però è successo che in quel contenzioso la Regione nel 2018… c’è stata una sentenza contro la Regione Sardegna nel 2018, una sentenza di primo grado. A quel punto, siccome il collaudo era considerato un collaudo che era stato fatto bene, la Regione non avrebbe dovuto assolutamente pensare di smantellare gli impianti.

Lo ha fatto a partire dal 2020, facendo un accordo col raggruppamento di imprese di Finmeccanica, e c’era anche la Teletron. Ha fatto un accordo per lo smantellamento di tutti gli impianti. Noi eravamo totalmente in disaccordo, ma essendo una pulce rispetto a queste mega aziende, noi abbiamo dovuto accettare che venisse fatto tutto questo. L’assessore Lampis, che ha firmato la delibera, lui come responsabile non avrebbe mai dovuto fare questo, perché doveva aspettare la sentenza definitiva che poi è avvenuta nel 2022 prima di toccare gli impianti. Invece, con quella delibera ha fatto smantellare tutti gli impianti.

Prima della delibera, è finito nel ’24, addirittura nel 2024 hanno terminato di smantellare gli impianti. Ma uno dice: “Ma ti sta antipatico l’infrarosso? Ti sta antipatica la telecamera?”. Eh cambiali, mettine un… No, hanno deciso di smantellare dei tralicci costosissimi, basamenti, alimentazioni, ponti radio, cioè tutta la tecnologia di supporto che poteva essere utilizzata per mille altre situazioni. Quando ho fatto un calcolo, oggi, solo per tutte le infrastrutture che sono state smantellate, ci vorrebbero più di 10 milioni di euro, solo per le infrastrutture. Buttato tutto in discarica.

Cioè questa è una cosa che non lo so, penso che ci potrà essere un intervento della magistratura, perché non potevano assolutamente smontarle e buttarle in discarica perché era un bene pubblico definitivamente collaudato per effetto della sentenza del 2022. Per cui attualmente la situazione è questa: risulta un impianto definitivamente collaudato, smontato definitivamente. Cioè, questo è un fatto incomprensibile, perché l’impianto era stato finanziato con i famosi 90 miliardi, Sicilia-Liguria-Sardegna. Nel 1991 sono stati dati a Sicilia, Liguria e Sardegna.

Addirittura il direttore generale di allora, Alessandrini, mi aveva chiesto a me… sono andato io a parlare al ministero, e mi diceva Alessandrini: “Senta, ma io ho necessità di… siccome ci sono stati quei disastri a Porto San Paolo, a Curraggia eccetera, ci sono stati molti morti purtroppo,” ha detto, “noi dobbiamo fare assolutamente qualche cosa per proteggerci dall’incendio. Abbiamo visto gli impianti che voi avevate fatto per il Corpo Forestale dello Stato all’isola di Caprera e altri impianti, quindi vorremmo fare questa protezione a livello delle tre regioni”. E allora mi ha chiesto proprio quanti impianti dobbiamo fare, quanto potrebbe costare. Io gli ho dato una stima, e su questa stima hanno fatto la legge, la 389/1990, che assegnava dei fondi importanti a Sicilia, Liguria e Sardegna. Fondi statali, dal Ministero alla Protezione Civile, e la Protezione Civile li ha dati alla Regione Sardegna per fare impianti di monitoraggio. Di cui, diciamo che diciamo una grande parte di questi fondi sono andati alla Finmeccanica per fare questa rete. Noi abbiamo fatto una parte minore, però assolutamente collaudata e funzionante. Per cui questi erano fondi che sono stati erogati dallo Stato per risolvere un problema che c’era in Sardegna. Adesso questo impianto è definitivamente collaudato, ma contemporaneamente è stato smantellato.

Domanda

Il personale forestale e tutti coloro che si battevano in prima linea contro gli incendi quale posizione assunsero rispetto a questa tecnologia?

Giorgio Pelosio

C’è stato un momento nel ’99 dove l’allora comandante del corpo forestale si chiamava dottor Enea Beccu. Decise di fare, in un momento di forte contrasto con l’assessorato lì dell’ambiente – aveva un forte contrasto, mi ricordo ancora – che in una riunione ha detto: “Ah, lo vedremo se questi impianti funzionano”. E quindi ha fatto tutta una serie di esercizi, di prove; ha preso tutti quanti i dati provenienti dalle varie stazioni alterando i dati e fornendo una relazione totalmente negativa, falsa, totalmente falsa e negativa.

Per esempio, ha confrontato il funzionamento di 10 stazioni di di monitoraggio incendi con una rete di 46 vedette. Cioè, come fai a confrontare 10 punti d’osservazione con 46 punti? È chiaro che uno direbbe: “Beh, è ovvio che è perdente la tecnologia di fronte a punti diversi”. Invece malgrado questa situazione, i risultati del rilevamento degli incendi sono stati tutti analoghi a quelli delle vedette, anzi alcuni in anticipo, e tutti totalmente registrati. A quel punto succede che noi abbiamo fatto una querela al comandante dicendo che sono dati assolutamente fuorvianti.

E l’assessore di allora, Mario Pani, cosa fa? Decide di affidare a un consulente esterno una… di fare tutta una verifica puntuale di tutto quello che è successo, vedere i dati di questo del dottor Beccu che aveva fatto questa relazione e i dati che avevamo a disposizione noi. Cioè, nella relazione finale dell’ingegnere incaricato è uscito fuori che tutto quanto era stato registrato, tutti gli impianti avevano funzionato regolarmente e non c’era stata nessuna anomalia. Gli impianti quindi rispondevano perfettamente e contrattualmente alle specifiche di progetto. La Corte dei Conti, preso atto di questa situazione, decise di fare in maniera tale che fossero finanziati per 900.000 euro il ripristino e adeguamento di impianti che erano già lì. Praticamente alcuni erano un po’ obsoleti, ma malgrado questo erano riusciti a rilevare tutti gli incendi in maniera puntuale.

Domanda

Perché questo accanimento su un sistema di rilevamento tanto efficiente?

Giorgio Pelosio

È stato creato un contrasto tra la tecnologia e la rete di vedette, come se questo sistema potesse essere sostitutivo delle vedette. Ma anche nelle relazioni di questo ingegner Sergio Tanca è specificato a caratteri cubitali che il sistema è un sistema non sostitutivo della rete di vedette, è uno strumento adatto anche per le vedette. E invece la campagna denigratoria che è stata fatta per anni era quella di creare questo contrasto tra la tecnologia e le vedette, come se la la tecnologia dovesse in qualche maniera sostituire le vedette. Non è assolutamente così.

Addirittura adesso negli impianti, gli ultimi che abbiamo realizzato per… in altre regioni, regione Lazio no, abbiamo il sistema che rileva l’incendio e lo manda via Telegram ai vari addetti. Per cui è una grande sicurezza in più per chi si trova nel bosco, e permette una grande libertà di movimento agli osservatori. Perché un osservatore dopo un quarto d’ora che osserva uno scenario, per un effetto che io non sono un biologo né sono un chimico, però mi hanno spiegato che dopo un quarto d’ora c’è un ormone dell’attenzione che decade. Per cui uno può essere che perde di vista delle variazioni di eventi che ci possono essere in uno scenario, no?

E allora invece la possibilità di una macchina che continuamente, ogni 100 secondi, può rilevare qualsiasi cosa, fiamma o fumo, in una zona anche molto vasta… ecco, in questa situazione è normale che si possa essere avvisati tempestivamente con le coordinate e andare lì a a intervenire in tempi rapidi.

Domanda

Ora la Regione Sardegna ha una governatrice che si dice molto attenta alle avanguardie in ambito tecnologico, basti pensare al tanto decantato Einstein Telescope la cui realizzazione in suolo sardo è per la presidente Todde motivo di vanto. Hai tentato con lei un confronto?

Giorgio Pelosio

Pochi mesi dopo che si era insediata, sapendo che lei appunto ha una una cultura tecnica piuttosto importante, ho chiesto un appuntamento e sono andato a parlarle. Abbiamo parlato a lungo e lei è rimasta colpita ed entusiasta del fatto che ci fosse un sistema di prevenzione di incendi boschivi che fosse stato realizzato in Sardegna. Le ho fatto vedere anche delle cose realizzate e pubblicate sul sito dell’Agenzia Spaziale Europea, in particolare l’impianto che abbiamo fatto a Castelfusano, Castelporziano. Quando ha visto che in 5 anni – allora erano 4 anni, perché 5 anni è quest’anno, allora 4 anni – sono stati praticamente rilevati tutti gli incendi, si è passati dalle superfici di 20-30 ettari all’anno a zero, a un ettaro in 3-4 anni, ecco. E allora ha detto: “Beh, allora noi dobbiamo assolutamente dotarci di questa tecnologia“.

E mi sembrava estremamente interessata perché le ho fatto vedere il sito dell’Agenzia Spaziale Europea e i risultati. Quindi io sono uscito da questa riunione pensando: “Ah bene, lei ha capito perfettamente, adesso nell’interesse della Sardegna, dei boschi della Sardegna, siamo a posto”. Dopo quella riunione non è successo più niente. Questi adesso sono i misteri della politica, i grandi misteri.

Dopo un paio di mesi ho avuto modo di parlare anche con l’assessore all’ambiente, la signora Racoli, e lei mi ha detto le stesse cose. Ha detto: “Ah, intervenire tempestivamente su un incendio è fondamentale e quindi se c’è un un sistema di questo tipo, non solo vorrei che fosse ripristinato…”. Ma addirittura mi ha chiesto un progetto per sistemare impianti in tutta la Sardegna di questo tipo. Di fatto è scomparsa pure lei. Aveva detto che avrebbe fatto una riunione con la Protezione Civile, la Forestale, per chiarire tutto quanto e e trovare una soluzione. Tutto questo non è avvenuto.

E purtroppo l’anno scorso abbiamo visto come sono andate le cose, insomma, che ci sono stati molti incendi importanti con un impiego smisurato di elicotteri, aerei, costosissimi elicotteri. Quindi questo è il mio ultimo tentativo. Ultimo tentativo con i dirigenti della Regione Sardegna per trovare un modo per far rimettere a posto questi impianti, che sono stati investimenti importanti pubblici, impianti definitivamente collaudati, entrati in esercizio con tutti i dati che dimostrano il funzionamento e la riduzione drastica degli incendi.

A questo punto, visto che la Regione ha abbandonato tutti questi impianti e che quindi sono stati, o molti sono stati proprio dismessi, la Regione avrebbe anche potuto dismettere gli impianti prendendosi tutte le responsabilità, ma non avrebbe assolutamente dovuto denigrare la tecnologia oppure dare false dichiarazioni, falsi documenti, che hanno recato un danno grandissimo alla mia società che era la la Teletron Electronics e e al brevetto BSDS, brevetto internazionale certificato ad altissimo livello anche da governi della Grecia, della Spagna eccetera. Ho fatto quest’ultimo tentativo perché mi stava molto a cuore il fatto di essere riuscito a ridurre gli incendi boschivi in Sardegna.

L’unica via d’uscita… siccome questa questa presa di posizione, queste inutili informazioni che hanno dato, che sono finite anche sulla stampa e rilasciate anche da… mi ricordo, dall’assessore Lampis, gravissime informazioni che purtroppo sono finite su internet e quindi sono finite anche all’estero… Mi hanno telefonato dall’estero e mi hanno detto: “Abbiamo saputo che in Sardegna gli impianti, l’ha detto l’assessore, non sono funzionanti e quindi hanno idee diverse, vogliono trovare altre soluzioni, cioè non sono contrari alla tecnologia“. Questo è stato un danno. È un danno che è stato quantificato da un gruppo di esperti che stanno fuori dalla Sardegna, e purtroppo ho dovuto fare l’unica cosa possibile, cioè fare causa alla Regione.

Domanda

Giuseppe De Logu, il dottor De Logu che è stato ex comandante della Forestale, mi sembra per un periodo molto breve, forse un anno, non so che cosa è successo, comunque un anno…

Giorgio Pelosio

Beh, lui in diverse occasioni ha parlato in maniera estremamente negativa degli impianti, però è molto strano perché lui stesso era direttore dei lavori e ha controfirmato uno dei collaudi, uno dei primi collaudi di un impianto realizzato sui Sette Fratelli. E quindi approvando quel collaudo, approvando quello che era stato fatto bene. Allora a questo punto mi viene in mente una cosa, che potrei citare esattamente su cosa ha detto il dottor De Logu in un documento citato all’interno della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari del 2022. Un attimo che mi metto gli occhiali, ecco qua. Dice:

Durante il periodo di formazione e gestione, il sistema è stato operativo e il personale regionale ha potuto verificarne funzionalità, efficienza ed efficacia“.

Questo lo dice… l’ha detto lui! È un documento che è stato inserito all’interno della sentenza definitiva della Corte d’Appello di Cagliari che ha condannato la Regione Sardegna. C’è una contraddizione tra quello che dice, no? Divulgato in maniera forse esagerata, non so, con astio in vari convegni, in varie situazioni. Ne ha parlato pubblicamente. Quindi, parlandone pubblicamente, per sfortuna del dottor De Logu io c’ho la registrazione di queste cose che ha detto. Perché uno, per poter dire delle cose, deve avere della documentazione. Ma se uno ha rilasciato dei documenti ufficiali nei quali invece dice l’opposto, poi davanti a un giudice non lo so, cioè cosa succederà. Noi attualmente l’azione l’abbiamo fatta contro la Regione Sardegna, e poi la Regione Sardegna si rivarrà su chi ha detto delle cose sbagliate attraverso la Corte dei Conti, perché questa è la prassi normale.

Domanda

Ti faccio una domanda molto diretta: c’è un legame tra gli incendi e la speculazione energetica?

Giorgio Pelosio

Ecco, c’è una cosa curiosa che ho notato nella zona centrale della Sardegna. Noi avevamo fatto un impianto verso Orani, Ottana, Oniferi, quella zona lì. Abbiamo fatto un sistema con diverse stazioni funzionante, con un collaudo definitivo effettuato nel 2000. Dopo questo collaudo definitivo, la Regione non ha preso in carico l’impianto – il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale – e questo impianto è andato completamente abbandonato, e oggi è ancora lì abbandonato a distanza di tanti anni. Abbiamo visto che esattamente nella stessa zona dove c’era questo impianto che avrebbe potuto prevenire gli incendi, c’è un progetto di fare un parco eolico, non so di queste mega torri, adesso non mi ricordo quale società sia. E proprio esattamente nella stessa zona, nella stessa area.

Quindi dopo gli incendi, le pale eoliche. Allora, è un po’ misteriosa questa cosa, perché allora ci chiediamo: ma come mai hanno spento quegli impianti, non hanno potuto quindi rilevare gli incendi, e dopo gli incendi proprio lì ci vai a mettere le pale eoliche? Questi sono fatti reali. Nonostante la legge 353/2000 dica che non si può costruire, però c’è un’altra cosa. C’è una legge nazionale – mi dicono, però io non sono avvocato – che era partita da Cagliari questa… questa idea dalla Sardegna, che nelle zone soggette a controfuoco o fuoco prescritto… cioè, è una tecnica che qualcuno si è inventato di dar fuoco per spegnere il fuoco. Io non lo so chi l’ha inventata, comunque ho parlato con grandissimi esperti del Corpo Forestale, ex Corpo Forestale dello Stato, e hanno detto che è una cosa assurda.

Comunque, nelle zone in cui viene applicato il fuoco e il controfuoco succede un qualcosa di particolare: è depenalizzato un intervento di fuoco e controfuoco per legge. Ed è ancora… è ancora meglio: nelle zone dove è applicato fuoco e controfuoco, si è liberi da tutti i vincoli della legge 353 del 2000. Cioè, il giorno dopo il costruttore che vuole costruire o mettere qualsiasi tipo di energia, pale eoliche, cose eccetera, lo può fare senza nessuna limitazione.

Domanda

Quali sono ora i tuoi obiettivi e cosa ti auspichi per il futuro?

Giorgio Pelosio

Una volta che sono state chiarite tutte le cose, che la Regione ristorerà tutto quello che deve ristorare, sarà quello di fare una scuola di formazione per… per tutti gli studenti che vogliono imparare come si può fare la prevenzione degli incendi. E fare grandi campagne di rimboschimento di specie autoctone nelle zone bruciate. Ecco, fare questo tipo di attività, proprio di formazione. Ma formazione ai ragazzi, a partire dai bambini, e spiegargli cosa succede se uno appicca un fuoco.

E bisogna assolutamente ricordarsi che è molto semplice, il principio è semplice: evitare che parta il fuoco; se parte, bisogna spegnerlo immediatamente. Invece oggi che cosa c’è? Sembra che più tardi si intervenga e meglio sia. Cioè, è inutile fare come è stato fatto anche quest’estate – ma tutti gli anni succede in Sardegna – che parte un incendio, oppure come è stato sul Montiferru, chiami… chiami gli aerei, chiami gli elicotteri e questi arrivano dopo ore, dopo ore. Poi magari si arriva alle 7-8 di sera, non possono più volare, e quindi tutta la notte brucia tutto quanto.

Cioè, non è possibile questo. Bisogna capire che bisogna evitare che l’incendio parta; se non si può evitare, spegnerlo immediatamente quando è piccolo. Quando diventa grosso, non c’è più niente da fare.

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