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	<title>Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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	<title>Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>La bomba a neutroni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 22:15:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La fisica nucleare applicata alla distruzione bellica ha concepito l&#8217;arma atomica &#8220;più pulita&#8221;, la bomba a neutroni. Se fatta detonare in aria uccide qualsiasi forma vivente lasciando praticamente integre le strutture e permettendo allo stesso tempo un ritorno in tempi rapidi, dell&#8217;ordine di qualche mese, dell&#8217;abitabilità dei territori colpiti&#8230; l&#8217;arma perfetta per chi desidera occupare&#8230;]]></description>
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<h2 id="la-fisica-nucleare-applicata-alla-distruzione-bellica-ha-concepito-l-arma-atomica-piu-pulita-la-bomba-a-neutroni-se-fatta-detonare-in-aria-uccide-qualsiasi-forma-vivente-lasciando-praticamente-integre-le-strutture-e-permettendo-allo-stesso-tempo-un-ritorno-in-tempi-rapidi-dell-ordine-di-qualche-mese-dell-abitabilita-dei-territori-colpiti-l-arma-perfetta-per-chi-desidera-occupare-un-territorio-preservandone-le-strutture-produttive-e-le-citta-trasformandole-in-deserti-umani-pronti-per-essere-popolati-da-nuovi-abitanti">La fisica nucleare applicata alla distruzione bellica ha concepito l&#8217;arma atomica &#8220;più pulita&#8221;, la bomba a neutroni. Se fatta detonare in aria uccide qualsiasi forma vivente lasciando praticamente integre le strutture e permettendo allo stesso tempo un ritorno in tempi rapidi, dell&#8217;ordine di qualche mese, dell&#8217;abitabilità dei territori colpiti&#8230; <strong>l&#8217;arma perfetta per chi desidera occupare un territorio preservandone le strutture produttive e le città, trasformandole in deserti umani pronti per essere popolati da nuovi abitanti</strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">Per comprendere la reale natura della bomba al neutrone, nota tecnicamente come arma a &#8220;radiazione potenziata&#8221; (<strong>ERRW &#8211; Enhanced Radiation Reduced Blast</strong>), bisogna prendere le distanze dalla narrativa della &#8220;bomba pulita&#8221; per entrare nel <strong>campo della fisica delle particelle applicata alla distruzione bellica</strong>. Fonti autorevoli, come i trattati di Samuel Glasstone e i rapporti del Natural Resources Defense Council, chiariscono che quest&#8217;arma non elimina la radioattività, ma ne trasforma radicalmente la distribuzione spaziale e temporale.</p>



<h3 id="la-fisica-della-letalita-potenza-e-area-d-impatto"><strong>La fisica della letalità</strong>: <strong>potenza e area d&#8217;Impatto</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">In una bomba termonucleare standard, circa il 50% dell&#8217;energia viene rilasciato come onda d&#8217;urto e il 35% come radiazione termica. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Nella bomba al neutrone, l&#8217;architettura interna viene modificata eliminando il guscio di uranio-238 che normalmente cattura i neutroni</mark></strong>.<strong> Il risultato è un ordigno, solitamente di piccola potenza (tra 1 e 10 kilotoni), che sprigiona una quantità immensa di neutroni veloci ad alta energia (14,1 MeV).</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre l&#8217;onda d&#8217;urto di una testata da<strong> 1 kilotone</strong> (vedi nota [*]) danneggia gravemente le strutture solo entro un raggio di <strong>600-800 metri</strong>, <strong>la radiazione neutronica letale trapassa le corazze e il cemento armato fino a 1,5 &#8211; 2 chilometri di distanza</strong>. A questo raggio, un essere umano riceve una dose di radiazioni superiore a 8.000 rad (o 80 Gray), che causa l&#8217;incapacitazione immediata e la morte del sistema nervoso centrale in pochi minuti. <strong>In sostanza, l&#8217;area di letalità biologica è quasi tre volte superiore all&#8217;area di distruzione fisica delle infrastrutture</strong>. <br>Sfatiamo quindi una credenza generalmente diffusa:<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> la bomba al neutrone non è una bacchetta magica che dissolve le persone lasciando i muri intatti, ma un ordigno nucleare che &#8220;sposta&#8221; il bilancio energetico a favore delle radiazioni</mark></strong>. Secondo il Dipartimento della Difesa USA (DoD) e i dati del Programma Nucleare Francese la distruzione fisica è inevitabile. Una bomba al neutrone è, a tutti gli effetti, una bomba termonucleare miniaturizzata ed ha perciò bisogno di un innesco a fissione. Ecco perché, <strong>essendo una testata a fusione termonucleare</strong> (vedi nota [1]), una bomba al neutrone genera comunque una palla di fuoco e un&#8217;onda d&#8217;urto. Se un ordigno da 1 kilotone esplode, sprigiona la stessa energia meccanica di 1.000 tonnellate di tritolo.<br>Entro i 600-800 metri di raggio, la pressione dell&#8217;aria (sovrappressione) è così elevata che la maggior parte degli edifici civili viene sventrata o viene abbattuto. Le strutture in cemento armato pesante potrebbero resistere, ma i vetri, gli infissi e le pareti interne verrebbero polverizzati. <strong>All&#8217;interno di questo raggio va smontato il mito della &#8220;bomba che salva le case&#8221;</strong>.<br>Oltre gli 800 metri l&#8217;onda d&#8217;urto decade rapidamente, diventando insufficiente per abbattere strutture solide. <strong>È proprio in questa fascia (tra gli 800 metri e i 2 chilometri) che la bomba al neutrone &#8220;guadagna&#8221; la sua fama: gli edifici restano in piedi, ma la radiazione neutronica li attraversa come fossero trasparenti, uccidendo chiunque si trovi all&#8217;interno. </strong><br>Un bunker sotterraneo (vedi nota [2]) progettato con criteri moderni ossia ad una profondità maggiore di 3 metri e dotato di schermature ricche di idrogeno e ingressi a labirinto con angoli multipli di 90 gradi (tunnel di smorzamento &#8211; deviazioni obbligate) garantisce la sopravvivenza totale a una bomba al neutrone. Senza queste specifiche, una persona che cercasse protezione in un bunker morirebbe comunque per &#8220;irradiazione totale del corpo&#8221;, pur non avendo subito alcun danno fisico dall&#8217;esplosione o dal calore.</p>



<h3 id="il-paradosso-dell-abitabilita-l-attivazione-neutronica"><strong>Il paradosso dell&#8217;abitabilità: L&#8217;Attivazione neutronica</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La questione cruciale riguarda il &#8220;dopo&#8221;. Perché si dice che le zone colpite siano riabitabili rapidamente? La risposta risiede nell&#8217;<strong>assenza di fallout significativo</strong>. <strong>Poiché l&#8217;esplosione è di bassa potenza e avviene solitamente ad alta quota (airburst), non viene sollevata la polvere radioattiva che tipicamente contamina il territorio per decenni dopo un&#8217;esplosione nucleare tradizionale</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tuttavia, esiste un fenomeno invisibile chiamato <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">attivazione neutronica indotta</mark></strong>. Quando i neutroni colpiscono il suolo, vengono assorbiti dai nuclei degli elementi stabili presenti nel terreno e nei materiali da costruzione, rendendoli radioattivi. Gli elementi più critici coinvolti sono il<strong> Sodio-24 </strong>che viene generato dal sodio nel suolo e nel cemento e che emette potenti raggi gamma (ionizzanti), il <strong>Manganese-56</strong> che è presente nelle leghe metalliche e nel terreno e l&#8217;<strong>Alluminio-28</strong>: presente nell&#8217;argilla e nei materiali edili.</p>



<p class="has-medium-font-size">I documenti tecnici della Federation of American Scientists indicano che la radioattività indotta nel punto zero è inizialmente altissima, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">ma decade con estrema rapidità</mark></strong>. L&#8217;Alluminio-28 ha un&#8217;emivita di soli 2,2 minuti, mentre il Manganese-56 di 2,5 ore. Il Sodio-24, il più persistente, ha un&#8217;emivita di circa 15 ore.</p>



<h3 id="tempi-di-dissipazione-e-rientro"><strong>Tempi di dissipazione e rientro</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Per stabilire quando una zona colpita da una bomba al neutrone torni ad essere abitabile dai civili, bisogna guardare oltre i manuali militari, che spesso considerano accettabili dosi di radiazione che per un civile sarebbero cancerogene. Applicando la regola del 7-10 (l&#8217;intensità cala di un fattore 10 per ogni aumento di 7 volte del tempo), i dati suggeriscono questa cronologia post-esplosione: <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">dopo 24-48 ore</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> i livelli di radiazione indotta nel suolo calano a un livello che permette a truppe equipaggiate con tute protettive di attraversare l&#8217;area o di stazionarvi per brevi periodi.</mark> Dopo 1-2 settimane</strong>,<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> la maggior parte degli isotopi a vita breve (Sodio, Manganese) è decaduta quasi totalmente. La radiazione di fondo torna a livelli che non causano sintomi acuti da radiazione.</mark></strong> <strong>Un mese</strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">è il limite temporale indicato da molti esperti di protezione radiologica per un rientro civile. A questo punto, il rischio residuo è legato quasi esclusivamente a isotopi rari o a contaminanti atmosferici minimi</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">In pratica, mentre una zona colpita da una bomba &#8220;sporca&#8221; o da una testata al suolo potrebbe richiedere secoli per la decontaminazione, il territorio investito da una bomba al neutrone torna ad essere tecnicamente abitabile nel giro di 30 giorni</mark></strong>. Questa efficienza temporale è ciò che l&#8217;ha resa, storicamente, <strong>l&#8217;arma perfetta per chi desiderava occupare un territorio preservandone le fabbriche e le città, trasformandole però in deserti umani pronti per essere popolati da nuovi abitanti</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La distinzione tra un&#8217;esplosione in aria (<strong>airburst</strong>) e una al suolo (<strong>ground burst</strong>) è il fattore che determina se una zona colpita da una bomba al neutrone sarà un&#8217;area di transito militare o un deserto radioattivo per anni. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Quando l&#8217;ordigno esplode a contatto con la terra, la fisica della &#8220;pulizia&#8221; viene completamente annullata</mark></strong>.</p>



<h3 id="la-metamorfosi-del-suolo-l-esplosione-in-superficie"><strong>La metamorfosi del suolo: l&#8217;esplosione in superficie</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">In un&#8217;esplosione al suolo, la palla di fuoco tocca la crosta terrestre. I neutroni veloci, invece di disperdersi nell&#8217;aria, colpiscono direttamente i minerali del terreno in una frazione di secondo. Secondo il Department of Energy (DOE) degli Stati Uniti e il celebre trattato di Glasstone e Dolan, The Effects of Nuclear Weapons, <strong>questo contatto trasforma il suolo in una massa fusa e vaporizzata altamente radioattiva</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;esplosione avviene al suolo, ai neutroni si aggiunge il&nbsp;<strong>fallout tattico</strong>. Il materiale vaporizzato sale nella colonna di fumo, si condensa in particelle di cenere e ricade sotto forma di pioggia solida.<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> <strong>In questo scenario, i tempi di riabitabilità subiscono un&#8217;impennata drammatica</strong></mark>.&nbsp;Anche se la bomba al neutrone è progettata per massimizzare la fusione, possiede comunque un innesco a fissione (plutonio). Al suolo, i prodotti di fissione come lo&nbsp;<strong>Stronzio-90</strong>e il&nbsp;<strong>Cesio-137</strong>&nbsp;non si disperdono in alta atmosfera, ma si legano alla polvere locale.<br>Mentre il Sodio-24 decade in pochi giorni, il Cesio-137 ha un&#8217;emivita di&nbsp;<strong>30 anni</strong>. Un&#8217;area colpita da un&#8217;esplosione al suolo potrebbe rimanere pericolosa per un insediamento civile permanente per&nbsp;<strong>decenni</strong>, richiedendo una decapitazione totale del terreno (rimozione dei primi 10-20 cm di suolo).</p>



<h3 id="chi-detiene-bombe-a-neutroni"><strong>Chi detiene bombe a neutroni?</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La questione dell&#8217;appartenenza al &#8220;club della bomba al neutrone&#8221; è uno dei capitoli più riservati e complessi della geopolitica nucleare. A differenza delle testate strategiche standard, la cui esistenza è dichiarata per scopi di deterrenza, le armi a radiazione potenziata (ERRW) sono state spesso sviluppate nel segreto dei laboratori per scopi tattici specifici.</p>



<p class="has-medium-font-size">Basandosi su documenti declassificati, rapporti di intelligence e dichiarazioni ufficiali raccolte da istituzioni come la&nbsp;<strong>Federation of American Scientists (FAS)</strong>&nbsp;e il&nbsp;<strong>SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute)</strong>, ecco il quadro delle nazioni che hanno dominato questa tecnologia.</p>



<h3 id="i-pionieri-gli-stati-uniti"><strong>I Pionieri</strong>. <strong>Gli Stati Uniti</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Gli Stati Uniti sono stati i primi a concepire e testare la bomba al neutrone sotto la guida del fisico Samuel T. Cohen presso i&nbsp;<strong>Lawrence Livermore National Laboratory</strong>.&nbsp;Il primo test di successo (denominato Hardtack II &#8211; Evans) avvenne nel 1958.&nbsp;Nonostante le forti opposizioni politiche sotto l&#8217;amministrazione Carter, il presidente Ronald Reagan ne autorizzò la produzione di massa nel 1981. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Furono costruite circa 800 testate</mark></strong> (modelli&nbsp;<strong>W70</strong>&nbsp;per i missili Lance e&nbsp;<strong>W79</strong>&nbsp;per i proiettili d&#8217;artiglieria). Con la fine della Guerra Fredda, l&#8217;amministrazione George H.W. Bush ne ordinò lo smantellamento. Secondo il Natural Resources Defense Council (NRDC), l&#8217;ultima testata al neutrone americana sarebbe stata ritirata e smantellata entro il&nbsp;<strong>2003</strong>.</p>



<h3 id="francia-la-difesa-del-prato-di-casa"><strong>Francia. La difesa del &#8220;prato di casa&#8221;</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La Francia ha sviluppato la bomba al neutrone con l&#8217;obiettivo specifico di fermare un&#8217;eventuale invasione di carri armati del Patto di Varsavia sul suolo europeo.&nbsp;I test iniziarono negli anni &#8217;60 presso l&#8217;atollo di Mururoa. Nel&nbsp;<strong>1980</strong>, il presidente Valéry Giscard d&#8217;Estaing confermò ufficialmente che la Francia aveva testato con successo la tecnologia. Sebbene la produzione sia stata avviata nei primi anni &#8217;80, la Francia avrebbe deciso di smantellare il suo arsenale tattico (compresa la componente al neutrone) negli anni &#8217;90, a seguito della dottrina di riduzione degli armamenti post-sovietica.</p>



<h3 id="la-risposta-simmetrica-di-unione-sovietica-russia"><strong>La risposta simmetrica di Unione Sovietica / Russia</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;URSS rispose immediatamente allo sviluppo americano. Anche se inizialmente definirono la bomba al neutrone come &#8220;l&#8217;arma capitalista per eccellenza&#8221; (poiché distruggeva le persone salvando le proprietà), i laboratori di&nbsp;<strong>Arzamas-16</strong>&nbsp;lavorarono intensamente alla propria versione. I test confermati sono avvenuti a partire dal 1978. È opinione diffusa tra gli analisti del Jane&#8217;s Information Group che la Russia mantenga tuttora la capacità tecnologica e possibilmente testate attive nel suo arsenale nucleare non strategico (tattico), sebbene i dettagli siano protetti dal segreto militare.</p>



<h3 id="il-grande-enigma-cinese"><strong>Il grande enigma cinese</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La Cina è il paese che più recentemente ha destato preoccupazione riguardo a questa tecnologia. Il cosiddetto&nbsp;<strong>Rapporto Cox</strong>&nbsp;(un&#8217;indagine del Congresso USA del 1999) dichiarò che la Cina era riuscita a sottrarre dati classificati sui laboratori americani e aveva testato con successo una bomba al neutrone nel&nbsp;<strong>1988</strong>. Nel 1999, Pechino ha ammesso ufficialmente di possedere la tecnologia per la miniaturizzazione delle testate a radiazione potenziata. Non è chiaro quante ne siano attualmente schierate.</p>



<h3 id="israele-e-india"><strong>Israele e India</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Molti esperti, tra cui <strong>Seymour Hersh</strong> nel suo libro <strong>The Samson Option</strong>, hanno speculato sul fatto che Israele abbia sviluppato testate al neutrone per contrastare la superiorità numerica dei mezzi corazzati nemici. Tuttavia, Tel Aviv mantiene la sua politica di &#8220;ambiguità nucleare&#8221;.<br>Nel 1998, dopo i test di Pokhran-II, il Dr. R. Chidambaram (allora capo dell&#8217;Agenzia per l&#8217;Energia Atomica indiana) dichiarò esplicitamente che <strong>l&#8217;India aveva la capacità di costruire una bomba al neutrone</strong>, sebbene non ci siano prove di una produzione in serie.</p>



<h3 id="sintesi-dello-stato-attuale"><strong>Sintesi dello stato attuale</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La bomba al neutrone rimane oggi un&#8217;arma &#8220;dormiente&#8221; estremamente appetibile per la guerra tattica asimmetrica.</p>



<h3 id="i-trattati-internazionali"><strong>I trattati internazionali</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La storia dei trattati internazionali riguardanti la bomba al neutrone è un percorso costellato di paradossi giuridici. Sebbene quest&#8217;arma sia stata al centro delle più imponenti manifestazioni pacifiste degli anni &#8217;70 e &#8217;80, <strong>non esiste oggi un trattato internazionale che proibisca specificamente ed esclusivamente la bomba al neutrone</strong>.<br>La sua regolamentazione è invece diluita in una serie di accordi più ampi che governano l&#8217;intero arsenale nucleare mondiale. Per ricostruire questa cronologia, bisogna attingere ai documenti ufficiali delle Nazioni Unite e ai database del SIPRI.</p>



<h3 id="la-stagione-delle-proteste-e-il-fallimento-della-messa-al-bando-1977-1981"><strong>La stagione delle proteste e il fallimento della messa al bando (1977-1981)</strong></h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8-1024x689.png" alt="" class="wp-image-18174" width="440" height="296" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8-1024x689.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8-300x202.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8-768x517.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8-640x431.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-8.png 1280w" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Il dibattito internazionale esplose nel 1977, quando il mondo scoprì che gli Stati Uniti stavano pianificando la produzione di testate a radiazione potenziata. L&#8217;Unione Sovietica lanciò una massiccia campagna diplomatica e mediatica definendo la bomba al neutrone &#8220;l&#8217;arma capitalista suprema&#8221;.</p>



<p></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Nel 1978</strong>, l&#8217;URSS presentò alla <strong>Conferenza del Disarmo di Ginevra</strong> una <strong>proposta per una convenzione internazionale che proibisse specificamente la produzione, lo stoccaggio e l&#8217;uso di armi al neutrone</strong>. Tuttavia, gli Stati Uniti e i loro alleati NATO respinsero la proposta, sostenendo che non vi fosse alcuna differenza qualitativa tra una bomba al neutrone e una normale bomba atomica tattica: entrambe erano armi nucleari e, come tali, dovevano essere trattate nel quadro dei negoziati generali sulla riduzione degli armamenti (come i SALT).</p>



<h3 id="il-quadro-normativo-attuale-i-trattati-ombrello"><strong>Il quadro normativo attuale: i trattati &#8220;ombrello&#8221;</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Non essendoci un divieto specifico, la bomba al neutrone ricade sotto l&#8217;autorità di tre pilastri del diritto internazionale. <br><strong>Trattato di Non Proliferazione</strong> (TNP, 1968) che è il pilastro fondamentale. Sebbene non proibisca il possesso alle cinque potenze nucleari riconosciute (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito), proibisce loro di trasferire la tecnologia della bomba al neutrone ad altri stati e obbliga tutti i firmatari a negoziare in buona fede il disarmo nucleare totale.<br><strong>Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari </strong>(CTBT, 1996). Questo è il trattato che ha &#8220;congelato&#8221; lo sviluppo delle bombe al neutrone. Poiché queste armi richiedono una precisione estrema per bilanciare l&#8217;innesco a fissione con la fusione, non possono essere perfezionate senza test reali. Il divieto di test sotterranei rende quasi impossibile per un nuovo stato sviluppare una bomba al neutrone affidabile oggi.<br><strong>Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari</strong> (TPNW, 2017). È il trattato più recente e radicale. Esso proibisce esplicitamente lo sviluppo, il test, la produzione e il possesso di qualsiasi arma nucleare, inclusa ovviamente quella al neutrone. Tuttavia, nessuna delle potenze nucleari citate in precedenza (USA, Russia, Cina, Francia) lo ha firmato o ratificato, rendendolo de facto inapplicabile ai possessori di tale tecnologia.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel 1991, il presidente George H.W. Bush annunciò l&#8217;iniziativa nucleare presidenziale (PNI), una moratoria unilaterale sulle armi nucleari tattiche. Questo dovrebbe aver portato al ritiro di tutte le testate al neutrone americane dall&#8217;Europa e al loro successivo smantellamento, completato nel 2003.<br>La Francia dichiara di aver seguito una strada simile, smantellando le sue testate Hades negli anni &#8217;90 e chiudendo i siti di produzione.</p>



<p class="has-medium-font-size">&nbsp;La Russia, sebbene esista un accordo verbale (non vincolante) derivante dai colloqui post-Guerra Fredda per ridurre le armi tattiche, non ha mai confermato ufficialmente lo smantellamento totale delle sue capacità al neutrone, mantenendo un&#8217;ambiguità strategica.</p>



<p class="has-medium-font-size">In un&#8217;epoca di smantellamento e deregolamentazione dei trattati sulla limitazione delle armi nucleari, la verità è che non sappiamo più chi detiene cosa. Le caratteristiche particolari di quest&#8217;arma ne fanno temere l&#8217;uso nei vari scenari di guerra in corso.</p>



<p class="has-normal-font-size">[*]  Le armi a radiazione potenziata (ERRW) sono progettate per essere armi &#8220;tattiche&#8221;. Di conseguenza, la loro taglia non raggiunge mai i megatoni delle testate strategiche, ma si concentra su una scala ridotta per massimizzare l&#8217;efficacia sul campo di battaglia senza distruggere intere regioni. Vediamo le altre due taglie principali e il loro raggio d’azione in base ai test atmosferici e i modelli di trasporto neutronico. Oltre alla taglia standard da 1 kilotone sono possibili la microtestata fino a 0,5 kt così come la taglia massima di 10 kt. <br><strong>La Micro-Testata (0,1 &#8211; 0,5 Kilotoni)</strong>è utilizzata principalmente per proiettili d&#8217;artiglieria da 155mm o piccole testate missilistiche a corto raggio.Il <strong>raggio di distruzione fisica (onda d&#8217;urto)</strong> è di circa <strong>200-300 metri</strong>. Entro questo raggio, le strutture leggere vengono abbattute mentre il <strong>raggio di letalità neutronica</strong> si estende a circa <strong>600-800 metri</strong>. In quest&#8217;area, la dose di radiazioni è superiore a 8.000 rad, causando la morte rapida di soldati all&#8217;interno di bunker o carri armati. Se ne prevede un uso tattico finalizzato all’arresto di infiltrazioni specifiche in aree urbane limitate.<br><strong>La Taglia &#8220;Pesante&#8221; (10 Kilotoni)</strong> rappresenta il limite superiore per questa tecnologia. Oltre i 10 kilotoni, l&#8217;effetto dell&#8217;onda d&#8217;urto e del calore inizia a superare il vantaggio della radiazione neutronica, rendendo l&#8217;arma indistinguibile da una bomba atomica comune. In questo caso il <strong>raggio di distruzione fisica</strong> va da <strong>1,5 a 1,8 chilometri</strong>. La devastazione strutturale è massiccia mentre il <strong>raggio di letalità neutronica</strong> arriva a coprire una distanza di<strong> 3 chilometri</strong>.A queste potenze, l&#8217;atmosfera stessa inizia a &#8220;frenare&#8221; i neutroni (fenomeno dello scattering atmosferico), limitando la loro gittata utile nonostante l&#8217;aumento della potenza dell&#8217;ordigno.<br>[1] Essendo una bomba termonucleare a fusione queste armi sono assai complesse da progettare. Non esiste, ad oggi, una tecnologia in grado di innescare la fusione nucleare senza l&#8217;ausilio di una precedente reazione di fissione. Per chiarire questo passaggio fondamentale, vanno consultati i modelli fisici di Teller-Ulam, che sono alla base di quasi tutto l&#8217;arsenale termonucleare moderno (comprese le bombe H e quelle al neutrone).<br><strong>Il meccanismo a due stadi</strong><br>Una bomba al neutrone è, a tutti gli effetti, una bomba termonucleare miniaturizzata. Per funzionare, ha bisogno di due componenti che lavorano in sequenza millesimale:<br><strong>Il Primario</strong> (Fissione): È una piccola sfera di <strong>Plutonio-239</strong> (simile a una &#8220;valigetta nucleare&#8221;). Quando questa esplode, non serve a distruggere il bersaglio, ma <strong>agisce come una &#8220;candela di accensione&#8221;</strong>. <strong>Genera una pressione e un calore di milioni di gradi, emettendo una scarica di raggi X</strong>.<br><strong>Il Secondario</strong> (Fusione): I raggi X del primario colpiscono il secondo stadio, che contiene un mix di idrogeno pesante (Deuterio e Trizio). Sotto questa pressione mostruosa, <strong>i nuclei di idrogeno si fondono</strong>. È in questa fase che avviene la magia nera della bomba al neutrone: <strong>la fusione rilascia una quantità enorme di neutroni veloci ad alta energia</strong>.<br>Perché allora si dice che è &#8220;diversa&#8221; da una bomba H?<br>In una normale bomba all&#8217;idrogeno (Bomba H), il secondo stadio è circondato da un pesante &#8220;mantello&#8221; di Uranio-238. Questo guscio serve a due scopi:<br>• Riflettere i neutroni all&#8217;interno per aumentare l&#8217;esplosione (onda d&#8217;urto).<br>• Subire a sua volta una fissione indotta, aumentando a dismisura la potenza (megatoni) e creando un fallout radioattivo immenso.<br>Nella bomba al neutrone, gli scienziati (come <strong>Samuel Cohen</strong>) hanno <strong>rimosso il guscio di uranio</strong> e lo hanno <strong>sostituito con</strong> un materiale sottile e trasparente ai neutroni (come il <strong>Berillio</strong>).<br>Il risultato: l&#8217;energia della fusione non viene &#8220;intrappolata&#8221; per creare una mega-esplosione, ma viene lasciata libera di scappare sotto forma di radiazione neutronica pura.<br>Ecco perché c&#8217;è comunque distruzione fisica: per avere i neutroni della fusione, è d&#8217;obbligo far esplodere il primario a fissione. Quindi, nel punto esatto dell&#8217;esplosione si avrà sempre il calore e l&#8217;urto di una &#8220;piccola&#8221; bomba atomica (il primario da 1 kilotone). <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">È solo oltre quel raggio che la bomba smette di comportarsi come un martello e inizia a comportarsi come un raggio della morte invisibile</mark></strong>.<br>Fonti e documentazione<br>Questa architettura è documentata nei rapporti declassificati del Los Alamos National Laboratory e nelle analisi della Federation of American Scientists. Senza l&#8217;innesco a fissione, il deuterio e il trizio rimarrebbero inerti.<br>Esiste una ricerca teorica sulle &#8220;armi a fusione pura&#8221; (che userebbero laser o impulsi elettromagnetici per innescare la fusione senza uranio o plutonio), ma ad oggi, secondo il SIPRI, nessuna nazione è riuscita a produrre un&#8217;arma del genere che sia abbastanza piccola da stare in una testata missilistica.</p>



<p class="has-normal-font-size">[2] L&#8217;idea che un bunker sotterraneo sia un santuario inviolabile contro una bomba al neutrone è corretta solo a metà. La sfida tecnica è enorme perché, a differenza delle radiazioni gamma (che vengono bloccate da materiali densi come il piombo), i neutroni veloci, essendo privi di carica elettrica, hanno una capacità di penetrazione straordinaria e si comportano in modo controintuitivo.<br>Per analizzare la sopravvivenza in un rifugio, bisogna consultare i dati del FEMA (Federal Emergency Management Agency) e i test condotti nel deserto del Nevada durante l&#8217;operazione Cue.<br><strong>La capacità di penetrazione dei neutroni</strong><br>I neutroni non vengono fermati dalla &#8220;massa&#8221; allo stesso modo dei raggi X o Gamma. Un muro di piombo, utilissimo contro una bomba atomica tradizionale, è quasi inutile contro i neutroni veloci. Questi ultimi attraversano la materia solida come se fosse una spugna, perdendo energia solo quando collidono con nuclei leggeri, in particolare l&#8217;idrogeno.<br>La terra è un ottimo scudo, ma ne serve molta. <strong>Per ridurre la radiazione neutronica di un fattore 10, occorrono circa 25-30 cm di terra compattata. Per una protezione totale vicino al punto zero, un bunker dovrebbe essere interrato ad almeno 3-5 metri di profondità</strong>.<br>Il cemento standard offre una protezione moderata. <strong>Tuttavia, per i bunker anti-neutrone si usa il &#8220;cemento pesante&#8221; arricchito con boro o minerali specifici che catturano i neutroni</strong>.<br><strong>Le condizioni per la salvezza nel bunker</strong><br>Una persona all&#8217;interno di un bunker sotterraneo può salvarsi dalla letalità immediata di una bomba al neutrone, ma solo se vengono rispettate tre condizioni critiche derivanti dai manuali di ingegneria della difesa civile:<br><strong>Il rifugio deve contenere materiali &#8220;moderatori&#8221;</strong>. L&#8217;acqua, il polietilene o il legno (ricchi di idrogeno) sono paradossalmente più efficaci del piombo. I bunker moderni integrano strati di plastica borata o paraffina per rallentare e assorbire i neutroni prima che raggiungano gli occupanti.<br><strong>Il problema della &#8220;geometria dei condotti&#8221;</strong>. I neutroni possono &#8220;rimbalzare&#8221; (scattering) lungo i condotti di ventilazione o gli ingressi a gomito. Se il bunker ha una presa d&#8217;aria diretta o un corridoio dritto, i neutroni entreranno come se fossero in un tunnel, uccidendo chiunque all&#8217;interno anche se le pareti sono spesse metri. Gli ingressi devono avere una forma a &#8220;labirinto&#8221; con angoli multipli di 90 gradi.<br><strong>L&#8217;attivazione del bunker stesso</strong>: come per gli edifici in superficie, i neutroni possono rendere radioattivo il ferro delle armature del bunker. Gli occupanti potrebbero sopravvivere all&#8217;esplosione ma trovarsi &#8220;chiusi in un forno a microonde&#8221; dove le pareti stesse emettono radiazioni gamma per ore o giorni.<br>La radiazione residua e l&#8217;aria<br><strong>Se il bunker è sigillato e profondo, gli occupanti si salvano dall&#8217;effetto immediato</strong>. Tuttavia, sorge il problema del post-esplosione: In caso di airburst (esplosione in aria), una volta terminata la pioggia di neutroni (che dura pochi secondi), l&#8217;aria esterna è respirabile quasi subito.<br>In caso di ground burst (esplosione al suolo), il bunker diventerebbe una trappola se il sistema di ventilazione non fosse dotato di filtri HEPA e carboni attivi per bloccare il fallout di polvere radioattiva che si depositerebbe sopra l&#8217;uscita.<br><br>SEGUICI su&nbsp;<a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>



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		<title>Se si abbassasse lo scudo delle agenzie di rating sarebbe la fine dell&#8217;eccezionalismo finanziario americano. Perché dollaro su oro giù?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 12:38:16 +0000</pubDate>
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<h2 id="lo-scudo-delle-agenzie-di-rating-e-l-unica-cosa-che-oggi-permette-agli-stati-uniti-di-continuare-ad-accumulare-debiti-enormi-a-costi-relativamente-bassi-una-volta-rimosso-questo-scudo-il-capitale-finanziario-accelererebbe-drasticamente-la-sua-migrazione-verso-est-segnando-la-fine-dell-eccezionalismo-finanziario-americano-il-dollaro-e-diventato-cosi-raro-e-necessario-che-tutti-sono-disposti-a-svendere-l-oro-pur-di-averlo-questo-a-causa-dell-aumento-dell-aumento-dei-prezzi-dell-energia-che-richiede-piu-dollari-di-quanti-il-sistema-bancario-sia-disposto-a-prestare">Lo &#8220;scudo&#8221; delle agenzie di rating è l&#8217;unica cosa che oggi permette agli Stati Uniti di continuare ad accumulare debiti enormi a costi relativamente bassi. Una volta rimosso questo scudo, il capitale finanziario accelererebbe drasticamente la sua migrazione verso est&nbsp;segnando la fine dell&#8217;eccezionalismo finanziario americano. <br><strong>Il dollaro è diventato così raro e necessario che tutti sono disposti a svendere l&#8217;oro pur di averlo</strong>. <strong>Questo a causa dell’aumento dell’aumento dei prezzi dell&#8217;energia che richiede più dollari di quanti il sistema bancario sia disposto a prestare</strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">L’economia globale sta subendo un vero e proprio trauma da arresto circolatorio. La paralisi dello Stretto di Hormuz ha innescato un effetto domino che ha raggiunto settori apparentemente lontani, come l&#8217;alta tecnologia e l&#8217;agricoltura di precisione, con aumenti che rendono il quadro ancora più fosco vedi nota [1].</p>



<p class="has-medium-font-size">Questo scenario conferma l&#8217;ipotesi di una &#8220;liquidazione forzata&#8221;: quando tutto ciò che serve per produrre e muovere merci costa il doppio, la stabilità finanziaria dell&#8217;Occidente diventa una finzione che solo il silenzio delle agenzie di rating riesce ancora, a fatica, a proteggere.</p>



<p><strong>Inganno, tradimento e omertà finanziaria</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Il sipario si solleva su quella che le cronache ufficiali dipingono come un’ineluttabile collisione geopolitica, ma che a un’analisi più attenta rivela la sua vera natura di sofisticata manovra finanziaria giocata con mazzi truccati.</p>



<p><strong>Mentre l’attenzione collettiva è ipnotizzata dai movimenti cinetici delle truppe, nelle cripte dell’alta finanza si sta consumando un’operazione di chirurgia economica che mira a un obiettivo duplice: l&#8217;estrazione dell&#8217;ultimo atomo di profitto dal sistema dollaro e il sistematico smantellamento della presidenza Trump</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Il primo enigma che ci interroga riguarda l&#8217;oro, quel barometro dell&#8217;ansia globale che, paradossalmente, declina proprio mentre i venti di guerra soffiano più forte. In ogni canone storico, il metallo prezioso dovrebbe rifulgere nelle fasi di incertezza; eppure, assistiamo a una sua flessione speculare all’ascesa del dollaro.<br>Ma attenzione, non si tratta di una ritrovata fiducia nell&#8217;economia reale americana, bensì di una spietata crisi di astinenza monetaria. Una crisi di liquidità (vedi nota [2]). Con il prezzo dell&#8217;energia che lievita a causa delle ostilità, il mondo si ritrova a mendicare dollari per onorare le transazioni vitali.<br>Poiché il sistema bancario internazionale, paralizzato dal rischio, ha sigillato le linee di credito, gli investitori sono costretti a una &#8220;liquidazione forzata&#8221;: svendono l&#8217;oro per ottenere quella liquidità in dollari diventata rara e preziosa come ossigeno in alta quota.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo scenario agisce l&#8217;élite dei grandi capitali speculativi — quei nuclei di potere finanziario che muovono i mercati globali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questi architetti del profitto hanno orchestrato la più classica delle trappole: dopo aver alimentato le aspettative di rialzo sui beni rifugio hanno ora innescato vendite massicce, lucrando sulla disperazione dei piccoli risparmiatori rimasti intrappolati nel crollo. Mentre queste entità accumulano ricchezze sulle oscillazioni del mercato, esse ottengono un vantaggio collaterale non trascurabile: l’erosione della Trumpeconomics.<br>La domanda di dollari causata dalla crisi di liquidità ne ha alzato il valore in modo patologico per l’economia americana.<br>Un dollaro artificialmente forte agisce infatti come una zavorra sulle esportazioni americane, mentre l’inflazione derivante dai costi energetici obbliga la Federal Reserve a mantenere tassi d&#8217;interesse elevati, trasformando le promesse di rinascita industriale in un cumulo di debiti inesigibili.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tuttavia, sorge spontanea una domanda: come può una nazione con una probabilità di recessione del sessanta per cento conservare un giudizio di massima affidabilità presso le agenzie di rating? La risposta risiede in un’omertà finanziaria sistemica. Se i guardiani del credito osassero declassare i titoli di Stato americani, l’intero edificio della finanza mondiale collasserebbe istantaneamente. Il debito degli Stati Uniti è infatti l’unità di misura universale; se si ammettesse che il metro è fallato, ogni altra valutazione sul pianeta diventerebbe priva di senso.<br>Le agenzie di rating, lungi dall&#8217;essere arbitri imparziali, stanno perciò rispondendo a logiche di proprietà incrociata. Bisogna tener presente che i loro principali azionisti sono i medesimi giganti della gestione patrimoniale globale — realtà come BlackRock o Vanguard — che detengono nei loro portafogli oceani di debito pubblico statunitense. Declassare quegli asset significherebbe ammettere che i fondi pensione di milioni di lavoratori sono colmi di titoli deteriorati. Se questi crollassero trascinerebbero con sé la domanda interna statunitense con un tracollo catastrofico dei consumi.<br>￼È un circuito chiuso dove il controllore è socio del controllato, un gioco di prestigio volto a nascondere l&#8217;insolvenza sotto il tappeto della credibilità formale.</p>



<p class="has-medium-font-size">In tale prospettiva, il conflitto in Medio Oriente appare come una magistrale cortina fumogena. Mentre il dibattito pubblico si perde in analisi strategiche, i grandi gestori del risparmio globale stanno operando il definitivo trasferimento di ricchezza verso nuovi approdi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Una volta esaurita la capacità di estrazione dal vecchio continente americano e ridotta la politica nazionale a un’impotente incoerenza, questi flussi di capitale non avranno alcuno scrupolo a migrare verso i mercati asiatici, lasciando l&#8217;Occidente a fare i conti con un castello di carte che non ha più nessuno pronto a sostenerlo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Se le agenzie di rating</strong> dovessero cedere alla realtà dei fatti e declassare il debito pubblico degli Stati Uniti, ci troveremmo di fronte a un evento di portata sismica, capace di polverizzare l&#8217;architettura finanziaria su cui poggia il risparmio mondiale. La quota del 40% detenuta dai grandi fondi d&#8217;investimento e dai gestori patrimoniali non è solo un numero: è il pilastro portante di un intero ecosistema che, in caso di declassamento, subirebbe un effetto domino devastante.<br>Il primo e più immediato effetto sarebbe una &#8220;liquidazione forzata&#8221; senza precedenti. Molti fondi pensione, fondi comuni e assicurazioni hanno per statuto l&#8217;obbligo di investire esclusivamente in titoli considerati di &#8220;massima sicurezza&#8221; (il cosiddetto grado AAA o Investment Grade). Se il titolo americano perdesse questa qualifica, questi colossi sarebbero legalmente costretti a vendere istantaneamente miliardi di dollari in obbligazioni. Poiché tutti cercherebbero di vendere nello stesso momento e nessuno vorrebbe comprare un titolo &#8220;degradato&#8221;, il prezzo dei titoli di Stato crollerebbe, provocando un aumento verticale dei tassi d&#8217;interesse americani.<br>Questo balzo dei tassi d&#8217;interesse agirebbe come una ghigliottina sulla politica economica di qualsiasi amministrazione, inclusa quella di Trump. Con tassi d&#8217;interesse alle stelle, il costo per ripagare il debito pubblico diventerebbe la voce di spesa principale dello Stato, prosciugando le risorse per la difesa, le infrastrutture e il welfare. Inoltre, poiché il debito americano è usato come &#8220;collaterale&#8221; (ovvero come garanzia) per quasi tutti i prestiti tra banche nel sistema dell&#8217;Eurodollaro, una sua perdita di valore creerebbe un buco nero nei bilanci bancari globali. Le banche si ritroverebbero improvvisamente con garanzie che valgono meno, scatenando una crisi di solvibilità che farebbe apparire il crollo del 2008 come una semplice turbolenza estiva.<br>Per i giganti come BlackRock, Vanguard e State Street, il declassamento rappresenterebbe un disastro reputazionale e operativo. Questi gestori hanno inserito i titoli americani in milioni di portafogli dei lavoratori di tutto il mondo, spacciandoli per l&#8217;investimento più sicuro del pianeta. Un declassamento significherebbe ammettere che il &#8220;cuore&#8221; del risparmio globale è, in realtà, un asset rischioso. La fuga di capitali che ne seguirebbe non colpirebbe solo i titoli pubblici, ma si estenderebbe alle borse e alle obbligazioni societarie, poiché se il &#8220;metro&#8221; (il debito USA) fallisce, non esiste più una base certa per dare un prezzo a nient&#8217;altro.<br>In ultima analisi, <strong>il declassamento segnerebbe la fine dell&#8217;eccezionalismo finanziario americano</strong>. Lo &#8220;scudo&#8221; delle agenzie di rating è l&#8217;unica cosa che oggi permette agli Stati Uniti di accumulare debiti enormi a costi relativamente bassi. <strong>Una volta rimosso questo scudo, il capitale finanziario accelererebbe drasticamente la sua migrazione verso est</strong>. Il mondo si dividerebbe in blocchi monetari diversi e<strong> il dollaro perderebbe il suo status di moneta di riserva</strong>, lasciando gli Stati Uniti in una depressione economica caratterizzata da inflazione alta e crescita zero o addirittura negativa, proprio quella trappola da cui la finanza mondiale, dopo aver banchettato sulle macerie, cercherà di fuggire spostandosi verso i mercati asiatici.</p>



<p class="has-medium-font-size">[1] Nel settore dei semiconduttori, si registra un&#8217;impennata drammatica per materiali critici come il Gallio, il cui prezzo è più che raddoppiato raggiungendo i 2.100 dollari al chilogrammo. Questo metallo, essenziale per i chip dei radar, dei moduli 5G e dei server per l&#8217;intelligenza artificiale, risente della combinazione esplosiva tra i costi energetici di estrazione e le restrizioni all&#8217;esportazione.<br>Anche i gas rari come il Neon, fondamentale per i laser che incidono i microchip, hanno subito rincari superiori al 45%, poiché la logistica globale è ormai ostaggio dei premi assicurativi bellici.<br>Il comparto dei metalli industriali non è da meno. Il Rame, che anticipa i cicli economici, ha sfiorato il record storico di 14.500 dollari per tonnellata. Questo aumento non è guidato solo dalla domanda, ma dalla scarsità di Zolfo. Il Golfo Persico è uno dei principali esportatori mondiali di questo elemento, necessario per produrre l&#8217;acido solforico usato nell&#8217;estrazione del rame. Senza zolfo, le miniere in Africa e Sud America non riescono a produrre, portando il costo del rame a un +15-18% in poche settimane.<br>L&#8217;agricoltura globale sta entrando in una fase di emergenza alimentare. Oltre all’aumento dei fertilizzanti, il prezzo del Grano e del Mais sulle piazze di Chicago e Parigi ha segnato balzi tra il 12% e il 15%. Sebbene le scorte mondiali siano ancora discrete, il mercato scommette sulla carestia di domani: se i fertilizzanti a base di azoto (derivati dal gas naturale) rimangono troppo cari, i raccolti della prossima stagione saranno drasticamente inferiori. È una inflazione da fame che si somma a quella energetica.<br>Infine, il settore dei trasporti aerei e marittimi sta trasferendo questi costi direttamente sul consumatore finale. Il Cherosene (Jet Fuel) ha toccato punte di aumento del 90% in alcuni hub asiatici, costringendo le compagnie aeree a introdurre supplementi carburante che rendono i viaggi internazionali un lusso per pochi.<br>I dati sulle tariffe di nolo sono quelli che mostrano l&#8217;anomalia più violenta. Non si tratta solo di costi del carburante, ma di &#8220;premi assicurativi per rischio bellico&#8221; che le compagnie di navigazione devono pagare per transitare o circumnavigare l&#8217;area.<br>Il rialzo del Petrolio (+21%) è quasi una reazione moderata rispetto ai derivati. Il vero dramma si consuma nei prodotti raffinati e nel gas:<br>Carburante per aerei (+87%): L&#8217;impennata è dovuta alla combinazione di minori capacità di raffinazione nella regione e all&#8217;obbligo per le compagnie aeree di evitare lo spazio aereo iraniano e iracheno, allungando le rotte e aumentando la domanda di rifornimento.<br>GNL (+106%): Con il Qatar (uno dei massimi esportatori mondiali) impossibilitato a garantire transiti sicuri verso l&#8217;Europa e l&#8217;Asia, il prezzo del gas naturale liquefatto è letteralmente raddoppiato, scatenando il panico energetico invernale.<br>Aumenti per le Petroliere del 201%: Le grandi navi cisterna che trasportano oltre 2 milioni di barili hanno triplicato i costi di noleggio. Molti armatori si rifiutano di entrare nel Golfo Persico, riducendo drasticamente l&#8217;offerta di navi disponibili ed infatti si registrano<br>aumenti per le Metaniere del 529%: Questo balzo è senza precedenti. La scarsità di navi in grado di trasportare GNL in sicurezza (vedi Arctic Metagaz) ha creato un&#8217;asta globale dove solo i paesi più ricchi riescono ad assicurarsi una spedizione.<br>[2] Il fenomeno finanziario allarmante a cui si assiste è il crollo verticale e la <strong>liquidazione forzata</strong> di materie prime cruciali come oro, argento, rame e alluminio. Non si tratta di semplici vendite per profitto, ma di un segnale di una grave crisi di liquidità nel sistema monetario globale. siamo al cospetto di una <strong>liquidazione forzata:</strong> Quando i prezzi crollano in modo violento e coordinato (specialmente durante le ore di trading asiatiche), significa che qualcuno è costretto a vendere i propri asset per ottenere contanti (dollari) immediatamente. L&#8217;oro è Infattisceso verso i 4.500$, l&#8217;argento è crollato sotto i 70$ (perdendo il 12% in una sola mattina) e l&#8217;alluminio ha registrato la peggiore giornata dal 2018. <br><strong>Lo &#8220;Shock da Petrolio&#8221; diventa &#8220;Shock da Dollaro&#8221;</strong> Il petrolio e il gas naturale si pagano quasi esclusivamente in dollari. Quando il prezzo del petrolio schizza a causa del conflitto in Medio Oriente, le aziende che devono importare energia hanno bisogno improvvisamente di miliardi di dollari in più rispetto a quanto pianificato.<br>Poiché le banche globali sono diventate &#8220;avverse al rischio&#8221; (hanno paura di prestare), gli importatori (soprattutto in Asia) sono costretti a vendere i loro metalli preziosi (oro, argento) per recuperare i dollari necessari a pagare le bollette energetiche. <br>Il valore del dollaro non riflette lo stato dell&#8217;economia americana, ma la &#8220;facilità di circolazione&#8221; del denaro nel mondo. Quando il valore del dollaro sale troppo rispetto alle altre valute, non è un segno di forza, ma di <strong>scarsità</strong>. Significa che è diventato difficile e costoso trovare dollari per il commercio internazionale. Il dollaro è infatti la moneta universale perché è l&#8217;unica accettata ovunque per far muovere le merci. <br>Mentre si parla di inflazione (prezzi che salgono), il sistema monetario sta mostrando segnali di <strong>deflazione</strong>. Le banche stanno infatti chiudendo i rubinetti del credito privato. Questa mancanza di moneta circolante porta a vendite disperate di asset (come le materie prime), che è un comportamento tipico delle fasi deflattive. Le banche e gli investitori accumulano dollari per paura, togliendoli dal circolo produttivo e aggravando la crisi. Prima della crisi, il dollaro era relativamente &#8220;economico&#8221;. Quando il dollaro inizia a salire partendo da una base bassa, l&#8217;impatto sui mercati finanziari è molto più violento e distruttivo rispetto a quando il dollaro è già alto. Questo spiega perché l&#8217;oro e le altre materie prime abbiano subito una flessione in tempi di guerra in modo così insolito. La crisi di liquidità globale sta costringendo i mercati a svendere l&#8217;oro e i metalli per ottenere dollari. <strong>Questo a causa dell’aumento dell’aumento dei prezzi dell&#8217;energia che richiede più dollari di quanti il sistema bancario sia disposto a prestare</strong>. Questo indica che l&#8217;economia globale sta entrando in una fase di instabilità finanziaria che va ben oltre il semplice prezzo dell&#8217;oro o del petrolio. In pratica, <strong>non è che l&#8217;oro valga meno; è che il dollaro è diventato così raro e necessario che tutti sono disposti a svendere l&#8217;oro pur di averlo.</strong></p>



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		<title>Dopo il sabotaggio del Nord Stream gli amici ucraini prendono di mira le navi gasiere russe nel mare Nostrum. Malta (leggi Ue) impedisce alla società russa di occuparsi del recupero in sicurezza del pericolosissimo relitto</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/03/17/la-disputa-tra-malta-ue-e-russia-intorno-alla-nave-russa-piena-di-gas-liquefatto-attaccata-dagli-ucraini-nel-canale-di-sicilia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 00:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p class="has-medium-font-size">La gigantesca nave gasiera russa <strong>Arctic Metagaz</strong>, lunga come tre campi da calcio messi in fila uno dopo l&#8217;altro e larga 42 metri, carica zeppa di gas liquefatto (GNL) è stata sventrata da droni marini ucraini (i nostri “alleati” che abbiamo già foraggiato con pacchetti miliardari per un valore complessivo di 1450 miliardi) il 3 marzo, due settimane fa, mentre navigava a sud di Malta, a circa 30 miglia nautiche a nord-est della costa libica. L’impatto ha causato un enorme squarcio nella nave ed <strong>ha innescato una serie di esplosioni a catena che hanno trasformato il relitto in una spettrale palla di fuoco</strong>, visibile dai ricognitori turchi e dai pattugliatori decollati dalla base USA di Sigonella. </p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image.jpeg" alt="" class="wp-image-18073"/><figcaption>Arctic Metagaz in fiamme</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Per capire meglio la gravità e la pericolosità di quanto sarebbe potuto accadere o potrebbe accadere basti ricordare quanto accade a Viareggio il 29 giugno del 2009 (<a href="https://www.raiplay.it/video/2021/06/Ossi-di-Seppia---Il-rumore-della-memoria-EP25-La-strage-di-Viareggio-d938c789-e09c-47e0-ad00-d8f625ebd783.html">qui il video documento</a>). Il carro cisterna che deragliò disperse in atmosfera solo 58 metri cubi di GPL che produssero un B.L.E.V.E. (<strong>B</strong>oiling <strong>L</strong>iquid <strong>E</strong>xpanding <strong>V</strong>apor <strong>E</strong>xplosion) che è un&#8217;esplosione che avviene quando un liquido sotto pressione viene liberato di colpo e vaporizza violentemente bollendo istantaneamente ed incendiandosi. È verissimo che il GPL è assai più reattivo e incline alle esplosioni trattandosi di una miscela di propano + butano che risulta altamente infiammabile mentre il GNL se disperso tornando gas diventa più leggero dell&#8217;aria e sale verso l&#8217;alto e si disperde assai rapidamente oltre ad avere un intervallo di infiammabilità più stretto del GPL. È vero anche che il GNL non è in pressione come nel caso del GPL. Ma in certe particolari condizioni anche il GNL può diventare assai pericoloso. Per dirla in breve se il GPL fa BLEVE assai più facilmente, anche il GNL può fare BLEVE (di tipo criogenico (vedi nota [1])) nel caso in cui i serbatoi che lo contengono fossero immersi in un incendio e le valvole di sfogo risultassero danneggiate e non funzionanti. Ora si consideri che 58 m3 di GPL dal punto di vista del contenuto energetico equivalgono a poco più di 60 m3 di GNL e che nel caso della Arctic Metagaz il contenuto di GNL è pari a più di 130 mila metri cubi! <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se calcoliamo il contenuto energetico a pieno carico della nave scopriamo così che esso è pari a quello sprigionabile da 48 bombe atomiche di Hiroshima ovviamente senza l&#8217;effetto cinetico e radioattivo tipico delle bombe atomiche</mark></strong> (vedi nota [3]). <br>Non a caso la situazione attuale della nave è descritta giornalisticamente come quella di una vera e propria &#8220;<a href="https://it.topwar.ru/amp/279330-italija-i-malta-ne-znajut-chto-delat-s-podbitym-vsu-rossijskim-spg-tankerom.html">bomba a orologeria</a>&#8221; alla deriva. </p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;ultimo bollettino emesso da <strong>Transport Malta</strong> (la Capitaneria di Porto maltese) risale a poche ore fa, lunedì 16 marzo 2026 e conferma uno stato di massima allerta. Esso conferma che la nave è ormai ufficialmente classificata come<strong><em><a href="https://www.transport.gov.mt/include/filestreaming.asp?fileid=11401"> Not Under Command</a></em></strong> ovvero senza governo e fuori controllo, un guscio d&#8217;acciaio pieno di gas liquefatto (60 mila tonnellate) ed olio da trazione combustibile (900 tonnellate), senza governo che vaga alla deriva a circa 50 miglia nautiche a sud-ovest dell&#8217;arcipelago. Ovviamente ciascuno capisce il danno ambientale che tale olio potrebbe causare nel malaugurato caso che fuoriuscisse dal suo serbatoio di contenimento.  Le autorità hanno imposto una zona di esclusione assoluta di 5 miglia attorno al relitto, avvertendo ogni imbarcazione civile o mercantile che avvicinarsi significherebbe sfidare il rischio di esplosioni residue imprevedibili (vedi nota [2]). </p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:44% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1.jpeg" alt="" class="wp-image-18075 size-full"/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-medium-font-size">La nave presenta due enormi squarci su entrambi i lati dello scafo al centro della nave. È visibilmente inclinata su un fianco e la poppa è parzialmente sommersa</p>
</div></div>



<p class="has-medium-font-size">A proposito dello stato di galleggiamento ancora perdurante si consideri che se un contenitore pieno di GNL finisse immerso nell’acqua di mare, la cosa fondamentale da capire è che l’acqua marina è enormemente più calda del GNL. Il GNL bolle a circa –160 °C, mentre il mare è intorno ai 10–15 °C e questa differenza di temperatura tra l&#8217;interno e l&#8217;esterno crea un trasferimento di calore violentissimo. Se il serbatoio finisse a bagnomaria nell’acqua di mare esso si scalderebbe rapidamente, il GNL se anco presente comincerebbe a evaporare molto più velocemente del normale e la pressione interna salirebbe. Se le valvole di sicurezza (SRV <strong>S</strong>afety <strong>R</strong>elief <strong>V</strong>alves) (vedi nota [2]) funzionano, sfogano il vapore e il serbatoio resta integro. Se invece il calore è troppo intenso, l’evaporazione troppo rapida o le valvole che non riuscissero a tenere il passo, la pressione potrebbe crescere fino a livelli critici. A quel punto il serbatoio può cedere di colpo, e il liquido surriscaldato sotto pressione può vaporizzare istantaneamente: anche in questo caso si potrebbe verificare un BLEVE di tipo criogenico [1]. In pratica l’acqua di mare fornisce così tanto calore da far aumentare rapidamente la pressione interna del contenitore di GNL; se il sistema di sfogo non regge, il rischio è il cedimento del serbatoio e una vaporizzazione esplosiva. </p>



<h3 id="la-nave-russa-non-ha-nulla-di-clandestino">La nave russa non ha nulla di clandestino</h3>



<p class="has-medium-font-size">Per il governo russo, la Arctic Metagaz non ha nulla di &#8220;clandestino&#8221;. La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, <a href="https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2085423/">ha rilasciato dichiarazioni ufficiali</a> (l&#8217;ultima il 12 marzo 2026) in cui definisce la nave una &#8220;unità commerciale civile legittima&#8221; ed ha denunciato i media occidentali rei di aver diffuso false notizie secondo cui l&#8217;imbarcazione avrebbe &#8220;preso fuoco spontaneamente e sarebbe affondata a causa dell&#8217;incendio&#8221;. Ha infine aggiunto che: &#8220;L&#8217;attacco a una nave mercantile civile nel Mar Mediterraneo costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale. <strong>Si è trattato di un attacco deliberato contro un obiettivo civile, con conseguenze potenzialmente gravi</strong>, tra cui la perdita di vite umane e danni ambientali. In altre parole,<strong> un atto di terrorismo e un crimine di guerra</strong>. È significativo che l&#8217;attacco sia avvenuto in prossimità delle coste di uno Stato membro dell&#8217;UE, <strong>eppure nessuna nazione europea ha finora condannato l&#8217;accaduto</strong>.&#8221;</p>



<h3 id="un-atto-di-terrorismo-e-pirateria">Un atto di terrorismo e pirateria</h3>



<p class="has-medium-font-size">Mosca sostiene, quindi, che l&#8217;attacco subito il 3 marzo sia un atto di <a href="https://www.themoscowtimes.com/2026/03/04/ukraine-behind-terrorist-attack-on-russian-lng-tanker-putin-says-a92113">&#8220;terrorismo marittimo&#8221; e &#8220;pirateria&#8221;</a> contro un obiettivo civile che operava in acque neutrali. &#8220;<strong>Questo è un attacco terroristico. Non è la prima volta che vediamo una cosa del genere</strong>,&#8221; ha detto Putin a un giornalista della TV statale, puntando la colpa sull&#8217;Ucraina. Secondo il Cremlino, la nave batte regolarmente bandiera russa ed è gestita da una società russa registrata, la <strong>LLC SMP Techmanagement</strong>. Ecco la dichiarazione completa resa da Putin nel corso dell&#8217;intervista:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Si tratta di un attacco terroristico&nbsp;</strong>non è la prima volta che ci troviamo di fronte a cose di questo tipo ma ciò che sorprende è soltanto che&nbsp;<strong>questo aggrava la situazione sui mercati energetici globali</strong>&nbsp;anche sui mercati del gas e in questo caso soprattutto&nbsp;<mark><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>per l’Europa ne risulta che</strong>&nbsp;<strong>il regime di Kiev in realtà morde la mano da cui si nutre cioè la mano dell’Unione Europea</strong></mark></mark>.&nbsp;<strong>L’Unione Europea fornisce al regime di Kiev un sostegno senza fine con armi e denaro il regime di Kiev crea per l’Unione Europea problemi uno dopo l’altro</strong>. Per quanto riguarda in generale il comportamento del regime di Kiev esso ha un carattere piuttosto aggressivo ed è molto pericoloso. Ne ho già parlato secondo i dati di cui dispongono i nostri servizi speciali&nbsp;<strong>così come un tempo furono fatti esplodere i gasdotti Nordstream, ora a Kiev, con il sostegno di alcuni servizi speciali occidentali si sta preparando un’azione per far saltare il Blue Stream e il Turkstream.</strong>&nbsp;Abbiamo già informato i nostri amici turchi su questa questione vedremo cosa accadrà in questo ambito ma si tratta di un gioco molto pericoloso soprattutto oggi.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Il filone investigativo di testate come il Wall Street Journal, ripreso da Ukrainska Pravda (<a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/11/10/8006626/">https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/11/10/8006626/</a>), ha alimentato le ipotesi di attacco terroristico ucraino ricostruendo i precedenti sabotaggi ai gasdotti Nord Stream. Secondo queste inchieste, l&#8217;esistenza di unità operative ucraine specializzate in attacchi marittimi rende tecnicamente credibile l&#8217;attribuzione a Kiev anche per i recenti incidenti alle navi cisterna nel Mediterraneo e nel Mar Baltico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Dal <a href="https://www.themoscowtimes.com/2026/03/04/ukraine-behind-terrorist-attack-on-russian-lng-tanker-putin-says-a92113">The Moscow Times</a> si legge: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;Il Ministero dei Trasporti russo ha dichiarato in precedenza nella giornata che un drone navale ucraino ha colpito la petroliera di GNL Arctic Metagaz martedì vicino alle acque territoriali di Malta, dopo che i primi rapporti indicavano che la nave aveva preso fuoco al largo della costa dello stato membro dell&#8217;UE. &#8220;<strong>La petroliera trasportava merci documentate in piena conformità con le normative internazionali dal porto di Murmansk</strong>&#8221; ha dichiarato il ministero in un comunicato. Ha affermato che <strong>il drone navale ucraino è stato lanciato dalla costa della Libia</strong>. Il ministero ha definito l&#8217;incidente un &#8220;<strong>atto di terrorismo internazionale e pirateria</strong>.&#8221; Non ci sono stati commenti immediati dall&#8217;Ucraina sull&#8217;incidente.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://whtc.com/2026/03/04/russia-blames-ukrainian-drones-for-attack-on-lng-ship-in-mediterranean/">Secondo i russi</a>, la nave stava effettuando un trasporto commerciale standard di GNL da <a href="https://www.thebarentsobserver.com/news/tanker-attacked-in-mediterranean-was-carrying-sanctioned-arctic-gas/446187">Murmansk</a> <a href="https://www.thebarentsobserver.com/news/tanker-attacked-in-mediterranean-was-carrying-sanctioned-arctic-gas/446187">verso l&#8217;Egitto</a>, un&#8217;operazione che definiscono pienamente legale secondo il diritto internazionale, indipendentemente dalle sanzioni unilaterali imposte da USA e UE che la Russia non riconosce.</p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.vesseltracker.com/en/Ships/Arctic-Metagaz-9243148.html">Nei registri della LLC SMP</a> Techmanagement, la società che gestisce la nave, la gasiera ha un numero IMO (9243148) e un identificativo radio (UAFC8) perfettamente tracciabili. È stata costruita in Corea del Sud nel 2003 (ex Berge Everett) e acquisita da interessi russi nel 2023/2024. La nave risulta effettivamente di proprietà russa e registrata sotto il registro navale della Federazione Russa. La nave è perciò legale al 100%. È registrata, ha un proprietario noto, un equipaggio di 30 marinai russi professionisti e stava compiendo una rotta commerciale autorizzata tra due stati sovrani (Russia ed Egitto). Viceversa la presunzione o meglio l&#8217;arroganza occidentale la definiscono nave &#8220;ombra&#8221; perché, pur essendo identificabile essa sarebbe stata sanzionata specificamente dal Dipartimento del Tesoro USA (OFAC) e dall&#8217;UE nel 2024 e la sua colpa sarebbe quello di permettere al progetto Arctic LNG 2 di sopravvivere nonostante il blocco tecnologico e finanziario statunitense.</p>



<p class="has-medium-font-size">SMP Techmanagement ha confermato che i 30 membri dell&#8217;equipaggio sono tutti al sicuro. Dopo essere stati messi in salvo su scialuppe, sono stati inizialmente assistiti in Libia (nella zona controllata dal generale Haftar, alleato di Mosca) e molti di loro sono già stati rimpatriati in Russia con voli via Istanbul.</p>



<h3 id="alla-societa-russa-che-gestisce-la-nave-viene-impedito-di-intervenire-per-il-recupero">Alla società russa che gestisce la nave viene impedito di intervenire per il recupero</h3>



<p class="has-medium-font-size">La società russa ha ufficialmente confermato che la nave non è affondata (smentendo le prime voci diffuse dalle autorità libiche il 4 marzo) e che lo scafo sta reggendo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">SMP Techmanagement vorrebbe inviare una propria squadra di tecnici o una società di salvataggio &#8220;amica&#8221; (non legata ai circuiti occidentali) per rimorchiare la nave verso un porto sicuro o tentare un travaso del carico (Ship-to-Ship transfer) in mare aperto ma essendo la nave sanzionata da USA, UK e UE, nessuna delle grandi compagnie di salvataggio internazionali (come Smit o Mammoet) può accettare il contratto senza violare le sanzioni. Questo crea un vicolo cieco: la Russia si offre di intervenire, ma non trova chi possa operare legalmente in acque europee</mark>.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Secondo Mosca, le autorità europee starebbero impedendo l&#8217;accesso ai mezzi di soccorso russi nell&#8217;area di ricerca e salvataggio (SAR), utilizzando la scusa del rischio esplosione per lasciare che la nave si degradi ulteriormente. La Russia sostiene che il rifiuto di concedere un &#8220;porto rifugio&#8221; sia una violazione delle convenzioni marittime internazionali (IMO), che obbligherebbero gli Stati costieri ad assistere una nave in pericolo per prevenire un disastro ambientale.<br>Fonti: <br><a href="https://mid.ru/en/foreign_policy/news/2085423/">MID.ru &#8211; Comment by Foreign Ministry Spokeswoman Maria Zakharova on the attack on the civilian commercial vessel Arctic Metagaz</a><br><a href="https://m.rediff.com/news/commentary/2026/mar/12/act-of-terrorism-russia-on-attack-on-ship-in-mediterranean/407feaa581cbe6e7699893929d71c0ff">ANI News / Rediff &#8211; Act of terrorism: Russia on attack on ship in Mediterranean</a> <br><a href="https://www.open.online/2026/03/14/nave-russa-arctic-metagaz-affondamento-droni-ucraina/">Open.online &#8211; Chi ha colpito la nave russa Arctic Metagaz</a></p>



<p class="has-medium-font-size">La Russia sostiene che (vedi nota [5]):</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Italia e Malta stiano usando il rischio esplosione come scusa tecnica per impedire ai rimorchiatori russi di agganciare la nave (impedendo l&#8217;accesso alla zona di esclusione).</p>



<p class="has-medium-font-size">Tale divieto equivalga a un &#8220;sequestro di fatto&#8221; della proprietà russa in acque internazionali, finalizzato a far fallire il progetto commerciale della nave (Arctic LNG 2).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il rifiuto del &#8220;porto rifugio&#8221; sia una violazione della Risoluzione IMO A.949(23), che impone agli Stati costieri di dare priorità alla prevenzione dei disastri ambientali rispetto alle sanzioni politiche.<br><br><strong>Malta giustifica il rifiuto basandosi sulle stesse norme</strong><br>L&#8217;autorità maltese spiega che la concessione di un porto è una &#8220;decisione politica presa caso per caso&#8221; e che la sicurezza della popolazione (<strong>rischio esplosione GNL</strong>) prevale sul dovere di assistenza alla nave se quest&#8217;ultima è considerata troppo pericolosa per entrare in acque interne. <br>Fonti:  <a href="https://www.transport.gov.mt/Sea-Maritime-Polution-Prevention-and-Control-Background-information-Summary.pdf-f205">Transport Malta &#8211; PoR Background Information Summary</a>: In questo PDF viene specificato che &#8220;una nave assistita non dovrebbe mai trovarsi in una posizione tale da creare pericolo per la navigazione o mettere a rischio la costa e la vita umana&#8221;.<br><a href="https://www.transport.gov.mt/Sea-Maritime-Polution-Prevention-and-Control-PoR-General.pdf-f206">Transport Malta &#8211; PoR General Decision Process</a>: L&#8217;autorità (NCA) deve decidere se allocare un porto &#8220;in tempo utile per evitare un disastro&#8221;, <strong>ma deve considerare lo stato del carico e l&#8217;assicurazione</strong>. Nel caso della Arctic Metagaz, il rischio di esplosione criogenica e la mancanza di assicurazione occidentale sono i motivi tecnici del diniego.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Russia però non ha mai chiesto di portare la nave nel porto maltese per &#8220;scaricarla&#8221; o ripararla lì;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> la sua richiesta ufficiale, avanzata tramite la SMP Techmanagement e il Ministero dei Trasporti, riguarda il diritto di gestire autonomamente il soccorso</mark></strong>.<br>Secondo i comunicati di Sovcomflot e del Ministero degli Esteri russo (11-12 marzo 2026),<strong> Mosca ha chiesto formalmente che ai rimorchiatori d&#8217;alto mare russi </strong>(o battenti bandiere di paesi non sanzionanti) <strong>fosse concesso l&#8217;accesso alla zona di esclusione di 5 miglia istituita da Malta</strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">e che sia permessa un&#8217;operazione di STS (Ship-to-Ship transfer) in acque internazionali o in un&#8217;area riparata</mark></strong>, per travasare il GNL rimasto dai serbatoi danneggiati a un&#8217;altra gasiera russa (presumibilmente la Arctic Pioneer, che si trova in zona).</p>



<p><strong>La &#8220;Scusa&#8221; del rischio esplosione (secondo Mosca)</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La Russia sostiene che Malta e l&#8217;Italia stiano usando il protocollo di sicurezza (il rischio BLEVE di cui abbiamo parlato) come uno strumento politico.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La tesi di Mosca è che impedendo l&#8217;avvicinamento dei tecnici russi, le autorità europee stanno di fatto condannando la nave ad affondare o a esplodere per mancanza di manutenzione ai sistemi criogenici.</mark></strong></p>



<p class="has-medium-font-size">I russi affermano: se non ci permettete di recuperare la nostra proprietà, e contemporaneamente non fornite voi un porto sicuro, state commettendo un atto di pirateria passiva.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La posizione di Malta e dell&#8217;UE</strong><br>Malta non permette ai russi di intervenire anche se la Russia si assume il rischio affermando che se durante il tentativo di recupero russo la nave dovesse esplodere o spezzarsi in due, il disastro avverrebbe comunque nella zona economica esclusiva (ZEE) maltese o italiana. Le autorità locali temono che le società russe non abbiano le coperture assicurative necessarie per ripagare i danni miliardari a coste e turismo.<br>Adducono inoltre il timore che l&#8217;invio di navi di soccorso russe (spesso scortate o gestite da personale paramilitare) possa essere usato per aumentare la presenza navale di Mosca a ridosso delle acque NATO.<br>Questa divergenza è stata riportata chiaramente da Newsbook Malta e Interfax tra il 13 e il 16 marzo. In particolare, il CEO di Sovcomflot, Igor Tonkovidov, ha dichiarato il 9 marzo che:<br>&#8220;<strong>L&#8217;atto di aggressione senza precedenti e il successivo rifiuto di assistenza [&#8230;] diventeranno oggetto di una seria discussione presso l&#8217;IMO (International Maritime Organization).</strong>&#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size">In pratica, Tonkovidov sta preparando il terreno per una causa legale internazionale contro Malta e l&#8217;Italia, sostenendo che la politica (le sanzioni) sia stata anteposta alla vita umana e alla sicurezza ambientale. </p>



<p>Fonti: <br><a href="https://en.portnews.ru/news/388825/">PortNews IAA (9 marzo 2026): Igor Tonkovidov: The attack on Russian LNG carrier in the Mediterranean will be the subject of serious discussion</a><br><a href="https://www1.ru/en/news/2026/03/09/ataka-na-arktik-metagaz-za-podryv-rossiiskogo-gazovoza-u-beregov-malty-pridetsia-otvetit.html">Pervyy Tekhnicheskiy (9 marzo 2026): Attack on Arctic Metagaz: The undermining of the Russian gas carrier off the coast of Malta will have to be answered</a></p>



<p class="has-medium-font-size">Insomma la Russia vorrebbe fare da sé, ma Malta impedisce l&#8217;accesso per timore che un errore dei russi provochi l&#8217;esplosione proprio davanti alle proprie coste, lasciando l&#8217;Europa con il conto dei danni da pagare.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Arctic Metagaz non ha, infatti, l&#8217;assicurazione del P&amp;I Club (il consorzio occidentale che copre il 90% del traffico mondiale). È però assicurata tramite entità russe o asiatiche. Se la nave dovesse esplodere o causare una marea nera, Malta e l&#8217;Italia temono che non ci sarebbe alcun fondo assicurativo accessibile per pagare i danni miliardari. Per questo motivo, le autorità occidentali stanno ignorando le richieste della società russa di &#8220;gestire la nave a modo loro&#8221;, preferendo incaricare società di salvataggio terze (pagate dai governi europei) per monitorare e, se necessario, allontanare il relitto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le ipotesi sul coinvolgimento ucraino negli attacchi alle gasiere russe provengono da un mix di accuse ufficiali, rivendicazioni d&#8217;intelligence e analisi giornalistiche approfondite.<br>Al vertice delle fonti istituzionali troviamo il Ministero della Difesa russo che, in questi giorni di marzo 2026, ha puntato il dito contro Kiev per le esplosioni avvenute nel Mediterraneo, definendo l&#8217;azione un atto di terrorismo internazionale supportato da basi logistiche in Nord Africa, come riportato da Arab News (<a href="https://www.arabnews.pk/node/2635254/world">https://www.arabnews.pk/node/2635254/world</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size">Sul fronte ucraino, diverse testate hanno riportato indiscrezioni provenienti direttamente dai servizi di sicurezza di Kiev (SBU). <br>Vedi <a href="https://militarnyi.com/en/news/arctic-metagaz-suffers-irreparable-damage/">Militarnyi &#8211; Sanctioned Arctic Metagaz Tanker Suffers Irreparable Damage After Strike</a> . Questo sito è noto per pubblicare indiscrezioni provenienti dai servizi di sicurezza (SBU) e analizzare le immagini satellitari e dei droni per confermare l&#8217;entità della distruzione delle navi della &#8220;flotta ombra&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://kyivindependent.com/russian-tanker-reportedly-on-fire-in-mediterranean-sea-media-reports/">Kyiv Independent &#8211; Russian tanker on fire in Mediterranean Sea, Moscow accuses Ukraine of sea drone attack</a> documenta le accuse del Ministero dei Trasporti russo e il silenzio tattico di Kiev, tipico delle operazioni condotte dall&#8217;SBU o dal GUR.</p>



<p class="has-medium-font-size">Allo stesso modo, The Maritime Executive (<a href="https://maritime-executive.com/article/video-ukraine-claims-responsibility-for-attacks-on-two-sanctioned-tankers">https://maritime-executive.com/article/video-ukraine-claims-responsibility-for-attacks-on-two-sanctioned-tankers</a>) ha dettagliato le rivendicazioni per gli attacchi contro petroliere e gasiere nel Mar Nero tramite l&#8217;impiego di droni marittimi specializzati.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche i grandi centri studi globali hanno pubblicato report in cui analizzano la strategia asimmetrica dell&#8217;Ucraina.<br>Il portale di analisi DebugLies (<a href="https://debuglies.com/2025/12/20/exclusive-report-caspian-shock-doctrine-how-ukraines-december-2025-kinetic-strikes-redefined-asymmetric-warfare-against-russia-energy-rear/">https://debuglies.com/2025/12/20/exclusive-report-caspian-shock-doctrine-how-ukraines-december-2025-kinetic-strikes-redefined-asymmetric-warfare-against-russia-energy-rear/</a>) ha esaminato come i &#8220;colpi cinetici&#8221; di Kiev abbiano ridefinito la guerra contro le retrovie energetiche russe, mentre il think tank RUSI (<a href="https://my.rusi.org/resource/ukraines-kinetic-sanctions-change-the-game.html)">https://my.rusi.org/resource/ukraines-kinetic-sanctions-change-the-game.html)</a> descrive queste operazioni come vere e proprie &#8220;sanzioni cinetiche&#8221; volte a rendere insicuro il trasporto di idrocarburi russi per far impennare i costi assicurativi di Mosca.</p>



<p class="has-medium-font-size">E pensare che il governo Draghi in combutta con il governatore della Toscana Giani eletto a commissario unico hanno piazzato un rigassificatore della stessa portata nel porto di Piombino praticamente a due passi dal centro abitato superando per decreto tutte le normative vigenti a protezione della sicurezza delle popolazioni e dell’ambiente… enormi navi gasiere grandi come l’Arctic Metagaz, fanno la spola per raggiungere il Rigassificatore situato nel porto di Piombino che era stato piazzato lì con la promessa, non mantenuta, che sarebbe stato spostato dopo tre anni.</p>



<p class="has-small-font-size">[1] BLEVE CRIOGENICO. Il GNL, in condizioni normali, è conservato a bassa pressione e a temperatura molto bassa. Tuttavia, la letteratura tecnica mostra che può trovarsi in pressione in alcune circostanze precise, tutte legate a un equilibrio termico che si rompe. In pratica succede questo: se il GNL assorbe calore dall’esterno, una parte del liquido evapora e genera vapore. Se il serbatoio non riesce a sfogare questo vapore abbastanza velocemente, la pressione interna comincia a salire. Questo può accadere per un difetto della valvola di sicurezza, per un isolamento danneggiato, per un’esposizione anomala a una fonte di calore o semplicemente perché il serbatoio è stato riempito troppo. A quel punto il GNL non è più “tranquillo” alla sua temperatura di ebollizione, ma diventa un liquido surriscaldato sotto pressione: una condizione che, in caso di rottura improvvisa del contenitore, può portare alla vaporizzazione esplosiva tipica di un BLEVE. In sintesi, il GNL può trovarsi in pressione quando riceve più calore di quanto il sistema riesca a smaltire, e il vapore generato resta intrappolato nel serbatoio.</p>



<p class="has-small-font-size">[2] Valvole di Intercettazione Rapida (ESD &#8211; Emergency Shut-Down Valves). Sono queste le valvole che entrano in funzione in caso di rottura di una tubazione o incendio, queste valvole isolano istantaneamente i serbatoi dal resto della nave per impedire che il liquido alimenti le fiamme. Sulle navi gasiere, queste valvole sono spesso collegate a un &#8220;Mast&#8221; (un pilone di sfiato verticale). Se le valvole si aprono per eccesso di pressione, il gas viene espulso ad alta quota e a grande velocità per facilitarne la dispersione nell&#8217;aria ed evitare che si accumuli sul ponte della nave, dove potrebbe trovare fonti di innesco.<br>Se le valvole di sicurezza (SRV) o i sistemi di sfiato venissero compromessi dalle deformazioni strutturali dello scafo causate dall&#8217;esplosione o dal calore, la Arctic Metagaz passerebbe da una situazione di emergenza gestibile a un potenziale scenario di catastrofe strutturale. Ecco cosa accade tecnicamente quando i sistemi di scarico della pressione smettono di funzionare su una nave criogenica. L&#8217;effetto &#8220;Pentola a Pressione&#8221;<br>Il GNL è mantenuto liquido dal freddo estremo (-162°C), non dalla pressione. Tuttavia, il calore esterno (sole, aria o peggio, un incendio nelle vicinanze) scalda continuamente il liquido, che inizia a bollire (boil-off).<br>In condizioni normali: Il gas prodotto viene sfogato o ri-liquefatto ma con valvole bloccate il gas rimane intrappolato. Poiché il gas occupa circa 600 volte il volume del liquido, la pressione interna sale in modo esponenziale in pochissimo tempo. Se lo scafo è deformato, i sensori potrebbero inviare dati errati o le valvole potrebbero essere fisicamente incastrate nelle loro sedi d&#8217;acciaio. In questo caso può verificarsi il cedimento Strutturale e &#8220;Roll-over&#8221;. Se la pressione supera il limite di snervamento dell&#8217;acciaio del serbatoio (reso fragile dalle basse temperature e dallo stress dell&#8217;impatto), si può verificare un cedimento catastrofico. Un rischio specifico è il Roll-over: se il calore non viene dissipato correttamente a causa del blocco dei sistemi, si creano strati di densità diversa nel GNL. Quando questi strati si invertono improvvisamente, si ha un rilascio massiccio e istantaneo di vapore che nessuna valvola, anche se funzionante, riuscirebbe a gestire. L&#8217;Innesco del BLEVE, come abbiamo analizzato precedentemente, è causato dal blocco delle valvole. Se la struttura del serbatoio cede mentre il liquido all&#8217;interno è surriscaldato rispetto alla sua pressione di equilibrio, l&#8217;intera massa di 60.000 tonnellate si trasformerebbe in gas in una frazione di secondo. La deformazione dello scafo che abbiamo visto nei bollettini (i due squarci centrali) suggerisce che l&#8217;integrità dei condotti che portano ai piloni di sfiato (vent masts) sia già seriamente compromessa. Se le valvole si bloccassero in posizione aperta (per paradosso, un rischio altrettanto grave), il GNL liquido potrebbe fuoriuscire e colpire le parti in acciaio al carbonio della nave non isolate per il freddo. L&#8217;acciaio normale, a contatto con il liquido a -162°C, diventa fragile come vetro e si frantuma sotto il peso della nave stessa, accelerando l&#8217;affondamento o la rottura in due tronconi del relitto. In questo momento, il team di salvataggio starà o dovrebbe monitorare la nave con termocamere proprio per capire se la pressione sta salendo. Se notassero un rigonfiamento o un sibilo anomalo proveniente dalle sezioni danneggiate, l&#8217;ordine sarebbe l&#8217;evacuazione immediata di ogni mezzo di soccorso nel raggio di diversi chilometri. Sappiamo che i droni della Guardia Costiera Italiana e i velivoli della Marina Militare (spesso supportati dai pattugliatori marittimi ATR 72-600) stanno conducendo sorvoli termici costanti sulla Arctic Metagaz. L&#8217;ultimo aggiornamento di oggi, 16 marzo 2026, indica una situazione di equilibrio precario, ma con alcuni segnali di allarme.<br>I sensori all&#8217;infrarosso (FLIR) stanno rivelando anomalie sul serbatoio n. 2. Il monitoraggio termico ha, infatti, confermato che il serbatoio numero 2 è quello che ha subito i danni maggiori. Mentre gli altri serbatoi appaiono &#8220;freddi&#8221; (mantenendo i circa -160°C interni), <strong>la zona del secondo compartimento mostra una firma termica irregolare</strong>. Questo suggerisce che l&#8217;isolamento criogenico sia stato compromesso dall&#8217;esplosione del 3 marzo, causando un riscaldamento localizzato del GNL e un conseguente aumento della pressione interna in quella specifica sezione.<br>I droni hanno rilevato inoltre che la fiancata di dritta (il lato verso cui la nave è inclinata) presenta temperature più alte rispetto a quella di sinistra. Questo è dovuto al fatto che l&#8217;inclinazione sta esponendo parti della struttura interna, normalmente protette, all&#8217;azione termica del sole e dell&#8217;acqua marina più calda, accelerando il fenomeno del boil-off (l&#8217;evaporazione del gas).<br>Sfiati e &#8220;Cold Spots&#8221;<br>In alcuni momenti, i sensori hanno individuato dei &#8220;punti freddi&#8221; estremi vicino agli sfiati di emergenza. Questo è un segnale ambivalente che se da una parte indica che le valvole di sicurezza stanno ancora &#8220;respirando&#8221;, rilasciando piccole quantità di gas per abbassare la pressione dall&#8217;altra sappiamo che una fuoriuscita costante di gas gelido a livello del ponte può infragilire l&#8217;acciaio strutturale dello scafo, aumentando il rischio che la nave si spezzi in due sotto il suo stesso peso. Relativamente al monitoraggio del carburante, le termocamere stanno sorvegliando anche la zona di poppa, dove si trovano i serbatoi di gasolio. Al momento non si rilevano &#8220;hot spots&#8221; (punti caldi) che indichino incendi latenti o autocombustione, il che riduce il rischio immediato di un&#8217;esplosione del carburante tradizionale, ma l&#8217;intera area è considerata instabile a causa dei danni da fumo e fiamme subiti durante l&#8217;attacco iniziale.<br>Il comando di coordinamento tra Malta e Italia sta usando questi dati per decidere il &#8220;<strong>momento X</strong>&#8220;: se la temperatura del serbatoio n. 2 dovesse salire sopra una soglia critica, i rimorchiatori riceverebbero l&#8217;ordine di tagliare i cavi (se agganciata) o di allontanarsi immediatamente per evitare l&#8217;onda d&#8217;urto di un eventuale BLEVE. <br>Fonti: 1. <a href="https://www.transport.gov.mt/maritime/coastal-notices-to-mariners-93">Transport Malta &#8211; Ports and Yachting Directorate</a>: L&#8217;aggiornamento pomeridiano del 16 marzo ha confermato l&#8217;estensione della zona di monitoraggio basata sui dati dei <a href="https://afm.gov.mt">sorvoli dell&#8217;AFM (Armed Forces of Malta)</a>, che utilizzano sensori a infrarossi per rilevare perdite di gas e integrità termica dei serbatoi.<br>2. Analisi Tecnica e Media Internazionali. <a href="https://www.ekathimerini.com/news/1223456/damaged-russian-lng-carrier-poses-imminent-threat-to-mediterranean/">Newsbook Malta &amp; Kathimerini</a> (16 marzo 2026): Documentano l&#8217;intervento del ministro degli Esteri Ian Borg al Consiglio dell&#8217;UE, citando esplicitamente che &#8220;uno dei serbatoi di gas risulta in perdita&#8221; (leaking) e che la nave è circondata da una &#8220;pellicola di petrolio&#8221;. Questi dati provengono direttamente dai rilievi termici e ottici effettuati dai droni e dai pattugliatori.</p>



<p class="has-small-font-size">[3] Per calcolare il potenziale energetico racchiuso nei serbatoi della Arctic Metagaz basta trasformare la massa del combustibile in energia termica e confrontarla con l&#8217;energia cinetica rilasciata dall&#8217;esplosione nucleare.<br>Il GNL è composto principalmente da metano. Il potere calorifico inferiore (PCI) del metano è di circa 50 MJ/kg (Mega Joule per chilogrammo). Massa: 60.000 t = 60.000.000 kg<br>Energia totale (E{GNL})<br>Ecco i passaggi del calcolo:<br>Energia totale del carico di GNL=60000000 kgx50 MJ/kg=3000000000 MJ=3&#215;10^15 Joule<br>L&#8217;energia rilasciata dalla bomba atomica utilizzata su Hiroshima nel 1945 è stimata convenzionalmente in 15 chilotoni di TNT.<br>Un chilotone di TNT equivale a 4,184 x 10^12 Joule che va moltiplicato per 15 per ottenere l&#8217;Energia liberata a Hiroshima (E{H}).<br>Il calcolo restituisce il seguente valore:<br>E{H}=15&#215;4,184&#215;10^12 Joule = 6,276 x10^13 Joule<br>Il confronto (Rapporto di potenza) si ottiene dividendo l&#8217;energia potenziale del GNL per l&#8217;energia della bomba di Hiroshima. <br>Rapporto= 3 x10^15 Joule / 6,27 x 10^13 Joule = 47,8 <br><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Si ottiene così il risultato che il contenuto energetico di 60.000 tonnellate di GNL equivale a circa 48 volte l&#8217;energia termica sviluppata dalla bomba di Hiroshima</mark></strong>. <br>Qualora volessimo aggiungere il contributo energetico del gasolio (olio combustibile) esso aggiungerebbe solo lo 0,6% di potenza (circa mezza bomba di Hiroshima in più). Mentre il GNL rappresenta il rischio di un&#8217;esplosione termica massiccia e immediata, il gasolio rappresenta la catastrofe ambientale a lungo termine nel caso in cui si versasse in mare, creando una macchia oleosa che rischierebbe di soffocare le coste di Gozo o Linosa. In caso di incendio, il gasolio potrebbe aggire come uno &#8220;stoppino&#8221;, mantenendo le fiamme accese molto più a lungo e rendendo quasi impossibile lo spegnimento dei serbatoi di GNL per via delle temperature estreme. Questa combinazione rende la nave una doppia minaccia: un&#8217;esplosione colossale seguita da un disastro ecologico persistente. <br>Il conto che abbiamo fatto rappresenta l&#8217;energia chimica potenziale (capacità di produrre calore) del carico del GNL. <br>Da notare che in caso di incidente, il GNL esploderebbe con velocità e modalità diverse da quella di una testata nucleare (manca la reazione a catena e l&#8217;onda d&#8217;urto supersonica istantanea) (vedi il mio <a href="https://www.francescocappello.com/2026/03/14/arctic-metagaz-una-bomba-alla-deriva-nel-canale-di-sicilia-il-rigassificatore-italis-lng-di-analoghe-dimensioni-viene-imposto-a-piombino-a-tempo-indefinito-un-approccio-minimamente-tecnico/">Arctic Metagaz: una bomba alla deriva nel canale di Sicilia. Il rigassificatore Italis LNG, di analoghe dimensioni, viene imposto a Piombino a tempo indefinito. Un approccio minimamente tecnico</a>), ma il calore sprigionato e l&#8217;espansione del gas nel caso di <em>worst-case scenario</em> creerebbero comunque un evento termico di proporzioni colossali. Da notare che in caso di incidente, il GNL esploderebbe con velocità e modalità diverse da quella di una testata nucleare (manca la reazione a catena e l&#8217;onda d&#8217;urto supersonica istantanea) (vedi il mio <a href="https://www.francescocappello.com/2026/03/14/arctic-metagaz-una-bomba-alla-deriva-nel-canale-di-sicilia-il-rigassificatore-italis-lng-di-analoghe-dimensioni-viene-imposto-a-piombino-a-tempo-indefinito-un-approccio-minimamente-tecnico/">Arctic Metagaz: una bomba alla deriva nel canale di Sicilia. Il rigassificatore Italis LNG, di analoghe dimensioni, viene imposto a Piombino a tempo indefinito. Un approccio minimamente tecnico</a>), ma il calore sprigionato e l&#8217;espansione del gas nel caso di <em>worst-case scenario</em> creerebbero comunque un evento termico di proporzioni colossali.</p>



<p class="has-small-font-size">[4] <a href="https://www.vesseltracker.com/en/Ships/Arctic-Metagaz-9243148.html">Da Vesseltracker</a>: La situazione che coinvolgeva l&#8221;Arctic Metagaz&#8217; è entrata in fase critica con il peggioramento delle condizioni meteorologiche. Un potente Mistral proveniente da nord-ovest stava perlustrando l&#8217;area il <strong>15 marzo</strong>. Le onde ora erano registrate tra 3,4 e 4 metri. La gasiera, già inclinata a 30 gradi, stava subendo un enorme danno strutturale. Gli esperti temevano che lo scafo, indebolito dalle esplosioni iniziali, potesse spezzarsi sotto lo stress delle onde. La nave conteneva 60.000 tonnellate di GNL e 900 tonnellate di olio combustibile, la cui fuoriuscita rappresenterebbe una minaccia per le coste maltesi e italiane. Le risorse italiane e maltesi erano in attesa, ma il mare agitato ha reso fisicamente impossibile l&#8217;abbordaggio o il traino. Un aereo italiano P72A decollato da Sigonella ha continuato a monitorare la deriva. Lo status di autorizzazione della nave è un ostacolo diplomatico, complicando il quadro giuridico per un intervento d&#8217;emergenza da parte delle società di salvataggio con sede nell&#8217;UE. Se l&#8221;ArcticMetagaz&#8217; sopravviverà alla tempesta notturna senza disfarsi, <strong>una finestra di recupero ad alto rischio potrebbe aprirsi la mattina del 17 marzo</strong>.<br>Secondo gli ultimi avvisi Navtex e i monitor OSINT; il relitto si trovava nelle posizioni 35° 16&#8242; N, 013° 36&#8242; E, a circa 50 miglia nautiche da Lampedusa e Malta. Le condizioni meteorologiche hanno bloccato tutte le operazioni di recupero sicure. L&#8217;aereo italiano P72A sta monitorando la deriva il 16 marzo.<br>Rapporti con foto:<br>https://www.7sur7.be/monde/lepave-dun-methanier-russe-se-rapproche-de-malte-et-risque-de-polluer-la-region~a8c7c9cf/?referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F<br>https://www.france24.com/en/live-news/20260315-blackened-wrecked-russian-tanker-nears-malta<br>Il 13 marzo si è tenuto a Palazzo Chigi un incontro presieduto dal Primo Ministro italiano, Giorgia Meloni, alla quale hanno partecipato il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e il Ministro della Protezione Civile e delle Politiche Marittime Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento di Protezione Civile Fabio Ciciliano. Al centro della riunione c&#8217;era la situazione dell&#8221;Arctic Metagaz&#8217;, che trasportava ancora quantità significative di gas, olio combustibile pesante e gasolio. La nave è alla deriva, senza equipaggio, nel Mar Mediterraneo per diversi giorni. Dato che la nave si trova attualmente nella zona SAR maltese e che le autorità maltesi hanno stabilito una distanza minima di sicurezza di cinque miglia nautiche, il governo italiano ha assicurato al governo di La Valletta che avrebbe condiviso il monitoraggio svolto dall&#8217;incidente iniziale. L&#8217;Italia ha inoltre confermato la sua disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa della decisione delle autorità maltesi, con cui rimane in costante contatto. La petroliera era alla deriva nello Stretto di Sicilia, a circa 25 miglia nautiche dall&#8217;isola di Linosa.<br>Nelle ultime ore, un aereo dell&#8217;operazione aerea navale europea EuNavfor Med IRINI ha sorvolato l&#8217;area per valutare la posizione e le condizioni della nave. La situazione era monitorata dall&#8217;Ufficio del Primo Ministro e dall&#8217;Agenzia Italiana di Protezione Civile, che stavano valutando <strong>possibili opzioni di intervento, tra cui coinvolgere aziende specializzate nel recupero dei relitti per mettere in sicurezza la nave o possibilmente rimorchiarla lontano dalle rotte più trafficate del Mediterraneo centrale</strong>. In quel momento,<strong> la possibilità di un affondamento controllato della nave con esplosivi per motivi di sicurezza sembrava essere stata esclusa</strong>.<br>Si diceva che la situazione fosse sotto controllo. Il damagwa in acque internazionali e la marina, un rimorchiatore e una nave di risposta ambientale lo scortavano, secondo Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa.<br>Poiché non era ancora chiaro quanto gas liquefatto rimanesse a bordo, l&#8217;Italia non vuole che il trasportatore danneggiato attracchi in uno dei suoi porti.<br>La nave ha mostrato gravi danni strutturali. Lo scafo è stato colpito sul lato sinistro da un drone navale, causando un grande squarcio, mentre la sezione di poppa è stata gravemente incendiata. La nave si è inclinata e ha già preso una quantità significativa d&#8217;acqua. Due serbatoi contenenti gas naturale liquefatto (GNL) erano ancora presenti a prua, mentre a bordo era ancora a bordo carburante marino non scaricato, sollevando preoccupazioni sulle possibili conseguenze ambientali in caso di fuoriuscita.<br>[5] La posizione legale citata dalla Russia si fonda su un corpus di norme internazionali che regolano il soccorso in mare e la protezione dell&#8217;ambiente. Il perno della loro argomentazione è la Risoluzione IMO A.949(23).<br>Ecco i riferimenti e i link per consultare i documenti originali:</p>



<ol class="has-small-font-size"><li>Risoluzione IMO A.949(23) (Guidelines on Places of Refuge)<br>È il documento cardine richiamato da Mosca per accusare Italia e Malta. Queste linee guida stabiliscono come gli Stati costieri dovrebbero rispondere a una nave che necessita di un &#8220;porto di rifugio&#8221; per evitare un disastro.</li></ol>



<ul class="has-small-font-size"><li>IMO Resolution A.949(23) &#8211; Testo Completo (PDF/Web): Qui puoi leggere l&#8217;Allegato (Annex) che elenca i doveri degli Stati costieri.</li><li>Il punto controverso: La Russia cita la sezione 3.12, la quale suggerisce che gli Stati dovrebbero bilanciare il rischio per le proprie coste con il rischio di un disastro maggiore se la nave rimane in mare aperto. Secondo Mosca, l&#8217;UE sta ignorando questo bilanciamento.</li></ul>



<ol class="has-small-font-size"><li>Convenzione Internazionale SAR (Amburgo, 1979)<br>Mosca sostiene che il coordinamento dei soccorsi sia stato usato per isolare la nave piuttosto che aiutarla.</li></ol>



<ul class="has-small-font-size"><li>Convenzione SAR &#8211; Testo e Applicazione: Questa convenzione obbliga gli Stati a fornire assistenza a chiunque sia in pericolo, senza distinzioni politiche.</li></ul>



<ol class="has-small-font-size"><li>Convenzione UNCLOS (Diritto del Mare)<br>La Russia fa riferimento all&#8217;Articolo 225 per contestare le &#8220;zone di esclusione&#8221; che impediscono l&#8217;accesso ai loro rimorchiatori.</li></ol>



<ul class="has-small-font-size"><li>UNCLOS Art. 225 &#8211; Duty to avoid adverse consequences: Stabilisce che le autorità costiere non devono mettere in pericolo la sicurezza della navigazione o creare rischi irragionevoli durante le operazioni di controllo.</li></ul>



<ol class="has-small-font-size"><li>Fonti Giornalistiche sull&#8217;Appello Russo all&#8217;IMO<br>Ecco dove è stata riportata l&#8217;intenzione russa di portare il caso davanti all&#8217;International Maritime Organization:</li></ol>



<ul class="has-small-font-size"><li>IAA PortNews &#8211; Attack on LNG carrier Arctic Metagas violates IMO conventions: Un&#8217;analisi dettagliata di esperti russi che spiegano perché, dal loro punto di vista, Italia e Malta stiano violando i trattati internazionali rifiutando l&#8217;accesso ai mezzi di soccorso della compagnia SMP Techmanagement.</li><li>The Insider &#8211; Russian LNG carrier remains adrift: legal implications: Approfondimento sulle accuse di &#8220;pirateria&#8221; e sulla denuncia russa presentata informalmente agli organismi marittimi internazionali.<br></li></ul>



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Secondo il fenomeno Cingolani il gas liquefatto sarebbe il gas della transizione ecologica</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/07/06/il-gas-liquefatto-non-e-un-problema-che-riguarda-solo-piombino-ma-lintero-territorio-nazionale/">Il gas liquefatto non è un problema che riguarda solo Piombino ma l’intero territorio nazionale</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/27/guerra-e-sanzioni-alla-russia-danno-lopportuna-spinta-al-mercato-anche-borsistico-del-gas-liquefatto-su-piccole-ed-enormi-navi-metaniere-in-mare-come-in-terra/">Guerra e sanzioni alla Russia alimentano il mercato, anche borsistico, del gas liquefatto, in mare come in terra</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/07/03/per-il-rigassificatore-si-sentira-il-parere-di-30-enti-e-se-fossero-sfavorevoli-si-fa-lo-stesso/">Per il rigassificatore si ascolteranno i pareri di 30 enti e se fossero sfavorevoli si fa lo stesso</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/25/navi-a-gas-liquefatto-rischio-di-incendio-ed-esplosione-fire-and-explosion-risk-analysis-and-evaluation-for-lng-ships/">NAVI A GAS LIQUEFATTO: RISCHIO DI INCENDIO ED ESPLOSIONE [ Fire and explosion risk analysis and evaluation for LNG ships]</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/21/misure-antiterrorismo-nel-porto-di-piombino/">Misure antiterrorismo nel porto di Piombino?</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/19/emergenza-programmata-piombino-era-nei-sogni-della-snam-da-10-anni/">Emergenza programmata Piombino era nei sogni della SNAM da 10 anni</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/16/prestiamo-piombino-non-per-sempre-ma-per-due-tre-anni-si-oltre-al-danno-la-beffa/">Giani: sì al rigassificatore nel porto di Piombino ma solo per due anni</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/08/30/prove-generali-di-dittatura-ambientale-niente-e-nessuno-potra-opporsi-al-commissario-unico-di-draghi/">Prove generali di dittatura ambientale. Niente e nessuno potrà opporsi al Commissario unico di Draghi</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/11/draghi-e-cingolani-assumono-giani-per-mettere-piombino-in-zona-di-interdizione-totale/">Draghi e Cingolani assumono Giani per mettere Piombino in zona di interdizione totale</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/13/varechina-riversata-nellacqua-freddata-nel-porto-di-piombino-per-il-buon-funzionamento-del-rigassificatore/">Varechina riversata nell’acqua freddata nel porto di Piombino per il buon funzionamento del rigassificatore</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/09/gas-esplosivo-2-0-piombino-porto-franco/">Gas liquefatto esplosivo a Freeport nel Texas Piombino porto franco?</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/05/emergenza-gas-esplosivo-a-160-gradi-sotto-lo-zero/">Emergenza Gas Esplosivo a 160 gradi sotto lo zero</a></p>



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		<title>Arctic Metagaz: una bomba alla deriva nel canale di Sicilia. Il rigassificatore Italis LNG, di analoghe dimensioni, viene imposto a Piombino a tempo indefinito. Un approccio minimamente tecnico</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/03/14/arctic-metagaz-una-bomba-alla-deriva-nel-canale-di-sicilia-il-rigassificatore-italis-lng-di-analoghe-dimensioni-viene-imposto-a-piombino-a-tempo-indefinito-un-approccio-minimamente-tecnico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 19:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[No rigassificatori]]></category>
		<category><![CDATA[Arctic Metagaz]]></category>
		<category><![CDATA[BLEVE]]></category>
		<category><![CDATA[Boil-Off Gas]]></category>
		<category><![CDATA[flash fire]]></category>
		<category><![CDATA[GNL]]></category>
		<category><![CDATA[Health and Safety Executive]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIS LNG]]></category>
		<category><![CDATA[modelli conservativi]]></category>
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		<category><![CDATA[modello Probit]]></category>
		<category><![CDATA[Peng-Robinson]]></category>
		<category><![CDATA[Probabilità di sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[SIGTTO]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione di Fase Rapida]]></category>
		<category><![CDATA[Vapor Explosion Model]]></category>
		<category><![CDATA[Vapour Cloud Explosion]]></category>
		<category><![CDATA[worst case scenario]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;analisi dei rischi per la Arctic Metagaz prevede, tra l&#8217;altro, l&#8217;integrazione di modelli cinetici e termodinamici che definiscono l&#8217;area di impatto di un&#8217;eventuale esplosione e le probabilità di innesco di una reazione chimica secondaria. Di seguito, il quadro tecnico aggiornato con qualche riferimento tecnico-scientifico. La Transizione di Fase Rapida (RPT) e l&#8217;interazione GNL-Acqua La letteratura&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L&#8217;analisi dei rischi</strong> per la Arctic Metagaz prevede, tra l&#8217;altro, l&#8217;integrazione di modelli cinetici e termodinamici che definiscono l&#8217;area di impatto di un&#8217;eventuale esplosione e le probabilità di innesco di una reazione chimica secondaria. Di seguito, il quadro tecnico aggiornato con qualche riferimento tecnico-scientifico.</p>



<h3 id="la-transizione-di-fase-rapida-rpt-e-l-interazione-gnl-acqua">La Transizione di Fase Rapida (RPT) e l&#8217;interazione GNL-Acqua</h3>



<p>La letteratura definisce la <em><strong>Rapid Phase Transition (RPT)</strong></em> come un&#8217;esplosione fisica che si verifica quando il GNL entra in contatto con l&#8217;acqua di mare. Secondo gli studi pubblicati nel<em> Journal of Loss Prevention in the Process Industries</em>, questo fenomeno non richiede fiamme. Il calore dell&#8217;acqua (circa 170°C più calda del gas liquido) provoca un&#8217;evaporazione istantanea. Se il trasferimento termico supera una soglia critica, si genera un&#8217;onda d&#8217;urto meccanica dovuta all&#8217;espansione del volume di circa 600 volte in frazioni di secondo. Il rischio per la nave risiede in una falla strutturale che permetterebbe l&#8217;ingresso massivo d&#8217;acqua nei serbatoi, innescando sovrappressioni capaci di distruggere le paratie.</p>



<p>Fonte: <a href="https://www.sciencedirect.com/journal/journal-of-loss-prevention-in-the-process-industries">https://www.sciencedirect.com/journal/journal-of-loss-prevention-in-the-process-industries</a></p>



<h3 id="modelli-matematici-per-l-area-di-impatto-physical-explosion">Modelli matematici per l&#8217;area di impatto (Physical Explosion)</h3>



<p>Per calcolare l&#8217;energia rilasciata da una RPT, la letteratura tecnica utilizza il Modello di Esplosione di Vapore <em>(Vapor Explosion Model)</em> basato sull&#8217;equazione di stato di Peng-Robinson per determinare il lavoro di espansione adiabatica (W). L&#8217;area di impatto viene stimata tramite la formula della pressione di picco dell&#8217;onda d&#8217;urto (P_{so}), espressa come:</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:35% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="407" height="245" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1.png" alt="" class="wp-image-18014 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1.png 407w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-1-300x181.png 300w" sizes="(max-width: 407px) 100vw, 407px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-normal-font-size">dove d è la distanza dal centro dell&#8217;esplosione e alpha è un coefficiente di efficienza energetica (solitamente stimato tra il 10% e il 50% per il GNL)</p>
</div></div>



<p>La formula descrive come la pressione decade man mano che l&#8217;onda d&#8217;urto si allontana dalla sorgente.<br>[Il calcolo della pressione di picco dell&#8217;onda d&#8217;urto segue il modello di espansione adiabatica dei gas reali. Le proprietà del vapore e l&#8217;energia di espansione sono determinate tramite l&#8217;equazione di stato di Peng-Robinson (1976), mentre la correlazione pressione-distanza è derivata dai modelli di decadimento energetico standard per esplosioni fisiche (Rif. CCPS Guidelines).]</p>



<p>Gli studi dell&#8217;HSE <em>(Health and Safety Executive) </em>indicano che per una nave di classe &#8220;Arctic&#8221;, un rilascio massivo in acqua potrebbe generare un&#8217;onda d&#8217;urto letale entro un raggio di 500-800 metri, con danni strutturali a imbarcazioni terze fino a 2 km di distanza.</p>



<p>Fonte: Casal, J. (2017) &#8211; &#8220;Evaluation of the Effects and Consequences of Major Accidents in Process</p>



<h3 id="analisi-delle-possibilita-di-innesco-di-un-esplosione-chimica">Analisi delle possibilità di innesco di un&#8217;esplosione chimica</h3>



<p>A differenza dell&#8217;esplosione fisica (RPT), l&#8217;esplosione chimica richiede la formazione di una nube infiammabile e una fonte di ignizione. La letteratura scientifica sulla <em>Gas Dispersion</em>, come i modelli PHAST o FLACS, analizza la formazione della <strong>nube di vapore</strong> (LFL &#8211; Lower Flammability Limit). Poiché il metano è più leggero dell&#8217;aria a temperature ambiente, tende a disperdersi rapidamente; tuttavia, <strong>a temperature criogeniche (-162°C), il vapore è più denso dell&#8217;aria e striscia sulla superficie del mare</strong>.</p>



<p>L&#8217;innesco chimico sulla Arctic Metagaz è considerato &#8220;probabile&#8221; solo in caso di scintille meccaniche (sfregamento di lamiere) o cortocircuiti nei sistemi elettrici residui (vedi nota [1]). <strong>Se la concentrazione di metano nell&#8217;aria si attesta tra il 5% e il 15%, una scintilla può causare una VCE </strong><em>(Vapour Cloud Explosion)</em>. Tuttavia, la letteratura <em>dell&#8217;American Institute of Chemical Engineers </em>(AIChE) sottolinea che in mare aperto la mancanza di confinamento rende più probabile un<strong><em> incendio &#8220;flash fire&#8221;</em></strong> (combustione rapida senza onda d&#8217;urto distruttiva) rispetto a una detonazione violenta.</p>



<p>Fonte: Prugh, R. W. (1991) &#8211; &#8220;Quantitative Evaluation of &#8216;BLEVE&#8217; Hazards&#8221; </p>



<h3 id="gestione-del-boil-off-gas-bog-e-sovrappressione">Gestione del Boil-Off Gas (BOG) e Sovrappressione</h3>



<p>Un serbatoio di GNL senza sistemi attivi di refrigerazione subisce il fenomeno del <em><strong>Boil-Off Gas (BOG)</strong></em>. La letteratura tecnica della<strong> SIGTTO</strong> evidenzia come il calore ambientale provochi l&#8217;evaporazione costante del carico.<strong> In una nave abbandonata, l&#8217;accumulo di vapori porta a un aumento lineare della pressione interna.</strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se le valvole di sicurezza fossero ostruite o insufficienti, il serbatoio rischierebbe un cedimento catastrofico (BLEVE &#8211; Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion) per superamento dei limiti di snervamento dei materiali</mark></strong>.</p>



<p>Fonti: &#8220;Center for Chemical Process Safety (CCPS). Guidelines for Vapor Cloud Explosion, Pressure Vessel Burst, BLEVE and Flash Fire Hazards.&#8221;</p>



<h3 id="instabilita-da-rollover-e-fragilita-strutturale">Instabilità da Rollover e Fragilità Strutturale</h3>



<p>Il rischio documentato di Rollover si verifica quando strati di GNL con diverse densità si miscelano, causando un rilascio di vapore fino a 30 volte superiore al normale. Contemporaneamente, lo scafo esterno in acciaio al carbonio è suscettibile a frattura fragile se esposto al gelo del GNL fuoriuscito. I modelli tecnici indicano che una perdita localizzata può causare la propagazione di crepe nello scafo, portando allo spezzamento della &#8220;trave-nave&#8221;.<br>Fonte: <a href="https://www.sigtto.org/media/1398/guidance-for-the-prevention-of-rollover-on-lng_ships.pdf">https://www.sigtto.org/media/1398/guidance-for-the-prevention-of-rollover-on-lng_ships.pdf</a><br>Fonte: <a href=" https://www.imo.org/en/OurWork/Safety/Pages/IGCCode.aspx">https://www.imo.org/en/OurWork/Safety/Pages/IGCCode.aspx</a></p>



<h3 id="area-di-impatto-di-un-esplosione-chimica">Area di impatto di un esplosione chimica</h3>



<p>Per determinare l&#8217;area di impatto di un&#8217;esplosione chimica, e nello specifico di un BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion), la letteratura tecnica di settore utilizza modelli termodinamici che quantificano l&#8217;energia rilasciata dalla rapidissima espansione del vapore e dalla combustione immediata della nube (<strong>Fireball</strong>).</p>



<p><strong>Modello Matematico per l&#8217;Energia del BLEVE</strong></p>



<p>Il modello di riferimento è il <strong>Metodo dell&#8217;Energia di Espansione di Brode</strong>, spesso integrato dalle linee guida del <em>Center for Chemical Process Safety</em> (CCPS). L&#8217;energia totale rilasciata (E) in un BLEVE è la <strong>somma dell&#8217;energia di espansione fisica del vapore e dell&#8217;energia chimica</strong> rilasciata dalla combustione della &#8220;palla di fuoco&#8221; (Fireball).</p>



<p>L&#8217;energia di espansione fisica si calcola con la formula:</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="629" height="276" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-3.png" alt="" class="wp-image-18017 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-3.png 629w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-3-300x132.png 300w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-normal-font-size">Dove P_1 è la pressione di rottura del serbatoio, P_2 è la pressione atmosferica, V è il volume del vapore e gamma è il rapporto tra i calori specifici.</p>
</div></div>



<p>Per l&#8217;area di impatto termico della Fireball, si utilizza il modello di Roberts, che determina<strong> il raggio massimo </strong>(D_{max}) in funzione della massa di combustibile (M):</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="595" height="181" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-4.png" alt="" class="wp-image-18018 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-4.png 595w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-4-300x91.png 300w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-normal-font-size">dove (D_{max}) è il raggio massimo ed M la massa di combustibile</p>
</div></div>



<p><strong>Calcolo Applicato alla Arctic Metagaz</strong></p>



<p>Assumendo i dati tecnici noti per una nave di questa classe (circa 30.000 m³ di GNL per singolo serbatoio, con una stima prudenziale di 15.000 tonnellate di massa coinvolta in un singolo evento catastrofico):</p>



<p><strong>Raggio della Fireball (Impatto Chimico)</strong>: Utilizzando il modello di Roberts, con M = 15.000.000 kg, il raggio della palla di fuoco sarebbe di circa 1.400 &#8211; 1.500 metri. All&#8217;interno di quest&#8217;area, la distruzione sarebbe totale a causa dell&#8217;irraggiamento termico estremo.</p>



<p><strong>Onda d&#8217;Urto (Impatto Fisico)</strong>: Applicando il modello di sovrappressione, un BLEVE di queste proporzioni genererebbe una pressione di picco letale (1 bar di sovrappressione) fino a una distanza di circa 2,5 &#8211; 3 km.</p>



<p><strong>Danni Strutturali</strong>: Danni significativi a infrastrutture o altre navi (rottura vetrate, danni a scafi leggeri) verrebbero registrati <strong>fino a un raggio di 8 &#8211; 10 km dall&#8217;epicentro</strong>.</p>



<p><strong>Possibilità di Innesco e Letteratura di Settore</strong></p>



<p>La letteratura specifica, come il manuale <em><strong>Guidelines for Chemical Process Quantitative Risk Analysis</strong></em> dell&#8217;AIChE, sottolinea che un BLEVE per una gasiera con le caratteristiche della Arctic Metagaz richiederebbe un cedimento meccanico della struttura del serbatoio mentre il liquido è surriscaldato. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Nel caso del GNL, l&#8217;esplosione chimica avverrebbe quasi simultaneamente a quella fisica poiché il metano, liberato istantaneamente, troverebbe nelle lamiere incandescenti o nelle scintille della rottura strutturale l&#8217;innesco per la palla di fuoco.</mark></strong></p>



<p>Fonti Consultate:</p>



<p>AIChE &#8211; Center for Chemical Process Safety (CCPS): <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/book/10.1002/9780470938157">Linee guida per la valutazione degli effetti delle esplosioni.</a><br></p>



<p>Pagina ufficiale del CCPS (AIChE): <a href="https://ccps.aiche.org/publications/books/guidelines-vapor-cloud-explosion-pressure-vessel-burst-bleve-and-flash-fire-hazards-2nd-edition">Guidelines for Vapor Cloud Explosion, Pressure Vessel Burst, BLEVE and Flash Fire Hazards, 2nd Edition</a></p>



<p>HSE (Health and Safety Executive): Metodi di calcolo per l&#8217;area di danno da BLEVE.</p>



<p><a href="https://www.hse.gov.uk/landuseplanning/methodology.htm">https://www.hse.gov.uk/landuseplanning/methodology.htm</a></p>



<p>TNO &#8211; Yellow Book (Methods for the calculation of Physical Effects): Standard internazionale per la modellizzazione di rilasci di sostanze pericolose.<br><a href="https://content.publicatiereeksgevaarlijkestoffen.nl/documents/PGS2/PGS2-1997-v0.1-physical-effects.pdf">https://content.publicatiereeksgevaarlijkestoffen.nl/documents/PGS2/PGS2-1997-v0.1-physical-effects.pdf</a></p>



<h2 id="worst-case-scenario">Worst-Case Scenario</h2>



<p>Per calcolare <strong>lo scenario peggiore possibile</strong> (Worst-Case Scenario) per la Arctic Metagaz, dobbiamo considerare l&#8217;esplosione simultanea dell&#8217;intero carico nominale.<br>Parametri del Calcolo<br>In base alle specifiche tecniche delle navi classe &#8220;Arctic&#8221; (Ice-class LNG Carriers), la capacità di carico totale è di circa 170.000 m³ di GNL. Considerando una densità del GNL di circa 450 kg/m³, la massa totale (M) coinvolta nel calcolo è:</p>



<p>M=170000&#215;450=76500000kg</p>



<p>Applicazione del <strong>Modello di Roberts</strong><br>Il modello di Roberts, ampiamente citato nella letteratura scientifica per la stima delle dimensioni di una Fireball derivante da un BLEVE, utilizza l&#8217;<strong>equazione empirica</strong> per il raggio massimo (R_{max}):</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-5.png" alt="" class="wp-image-18019" width="277" height="85" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-5.png 583w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-5-300x93.png 300w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></figure>



<p>Inserendo la massa totale di 76,5 milioni di kg:</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-6.png" alt="" class="wp-image-18020" width="419" height="200" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-6.png 1022w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-6-300x144.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-6-768x368.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-6-640x307.png 640w" sizes="(max-width: 419px) 100vw, 419px" /></figure>



<p><strong>Analisi dell&#8217;Area di Impatto Termico</strong><br>Il raggio massimo della palla di fuoco sarebbe di circa 2,46 chilometri. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Questo valore rappresenta solo la dimensione fisica della sfera di fuoco. Tuttavia, l&#8217;area di impatto termico (irraggiamento) si estende ben oltre</mark></strong>:</p>



<p><strong>Zona di Letalità Totale</strong> (all&#8217;interno della Fireball): Un raggio di circa 2,5 km dall&#8217;epicentro, dove tutto ciò che è presente verrebbe istantaneamente consumato o vaporizzato.</p>



<p><strong>Zona di Ustioni di Terzo Grado</strong>: Secondo i modelli di propagazione dell&#8217;irraggiamento termico (Stefan-Boltzmann), <strong>l&#8217;energia radiante emessa da una massa simile creerebbe una zona di pericolo mortale per esposizione cutanea fino a circa 5 &#8211; 6 km di distanza</strong>.</p>



<p><strong>Zona di Innesco Incendi Secondari</strong>: Nubi di vapore e materiali infiammabili su altre imbarcazioni potrebbero incendiarsi per irraggiamento fino a una distanza stimata di 7 &#8211; 8 km.<br><br><strong>Considerazioni della Letteratura Scientifica</strong><br>È importante notare che la letteratura tecnica, come i manuali del CCPS (Center for Chemical Process Safety), specifica che un&#8217;esplosione perfettamente simultanea di tutti i serbatoi isolati è fisicamente rara, poiché la rottura di uno tende a proiettare o destabilizzare gli altri in una sequenza rapidissima ma distinta.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> Tuttavia, in termini di modellazione per la sicurezza marittima, questo calcolo definisce la ZPS (Zone of Public Safety) che le autorità devono mantenere libera</mark></strong>.<br><br>Fonti Consultate:<br>AIChE &#8211; Guidelines for Evaluating Characteristics of Vapor Cloud Explosions, Flash Fires, and BLEVEs<br><a href="https://publications.tno.nl/publication/34634119/QIKv78/TNO-2005-yellow.pdf">TNO (Netherlands Organisation for Applied Scientific Research) &#8211; Yellow Book</a><br><a href="https://www.hse.gov.uk/landuseplanning/methodology.htm#:~:text=Summary,the%20event%20of%20an%20accident">HSE (Health and Safety Executive) &#8211; Failure Rates and Event Data for Use in Land Use Planning Risk </a></p>



<p>Importanti considerazioni a margine:<br>Si potrebbe rimanere perplessi relativamente alle proporzioni coinvolte nei due scenari trattati. Il motivo sta in un aspetto poco intuitivo della fisica delle esplosioni. Sebbene la massa aumenti in modo lineare (nel nostro caso da 15.000 a 76.500 tonnellate, circa 5 volte tanto), il raggio della palla di fuoco non cresce con la stessa proporzione.<br>L&#8217;incongruenza apparente si spiega attraverso tre fattori principali documentati nella letteratura tecnica:</p>



<ol><li><strong>La Legge della Radice Cubica</strong><br>Il modello di Roberts, così come la maggior parte dei modelli utilizzati dal CCPS (Center for Chemical Process Safety), si basa su una relazione di potenza (M^{1/3}).<br>Matematicamente, questo significa che per raddoppiare il raggio di una fireball, la massa del combustibile deve aumentare di 8 volte (2^3).</li></ol>



<ul><li>Nello scenario del singolo serbatoio al 50% (M = 15.000 t), il raggio è di circa 1.425 metri.</li><li>Nello scenario totale al 100% (M = 76.500 t), la massa è aumentata di 5,1 volte, ma la radice cubica di 5,1 è solo 1,72.</li><li>Di conseguenza, il raggio aumenta solo del 72%, arrivando a circa 2.460 metri.</li></ul>



<p>Fonti:<br>AIChE &#8211; Center for Chemical Process Safety (CCPS): Guidelines for Evaluating Characteristics of Vapor Cloud Explosions.<br>TNO &#8211; Methods for the calculation of Physical Effects (Yellow Book): Capitolo sulle &#8220;Gas Explosions&#8221;.</p>



<h3 id="calcolo-della-probabilita-di-sopravvivenza">Calcolo della probabilità di sopravvivenza</h3>



<p>Per calcolare la probabilità di sopravvivenza, la letteratura tecnica di sicurezza industriale non utilizza solo la distanza fisica, ma il concetto di <strong>Dose Termica (V)</strong>, che mette in relazione l&#8217;intensità della radiazione termica (I) e il tempo di esposizione (t).<br>Il calcolo si basa sull&#8217;<strong>equazione del Probit </strong>(Y), un modello statistico utilizzato per stimare la percentuale di una popolazione che subirà un determinato danno (in questo caso, la letalità per ustioni termiche).<br><strong>Il Modello Matematico del Probit per l&#8217;Irraggiamento</strong><br>Secondo il <em>Yellow Book di TNO</em> e le linee guida dell&#8217;AICHE, l&#8217;equazione del Probit per la letalità da radiazione termica è generalmente espressa come:</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:54% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="909" height="180" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-7.png" alt="" class="wp-image-18021 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-7.png 909w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-7-300x59.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-7-768x152.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/03/image-7-640x127.png 640w" sizes="(max-width: 909px) 100vw, 909px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<ul id="block-84c346b9-58ce-4027-880b-bb092abdcf1b" class="has-small-font-size"><li>I è l&#8217;intensità della radiazione termica in kW/m^2.</li><li>t è il tempo di esposizione in secondi (durata della fireball).</li><li>Y è il valore Probit che viene poi convertito in percentuale di probabilità (es. Y=5 corrisponde al 50% di probabilità).</li></ul>
</div></div>



<p>Parametri degli Scenari</p>



<p>Scenario A (Singolo serbatoio 50% &#8211; 15.000 t): Durata stimata della fireball (t) \approx 28 secondi.</p>



<p>Scenario B (Tutti i serbatoi 100% &#8211; 76.500 t): Durata stimata della fireball (t) \approx 51 secondi.<br>Risultati del Confronto: Probabilità di Sopravvivenza a 5 km di distanza</p>



<p>Scenario A: L&#8217;intensità termica è di circa 4–5 kW/m^2. Il calore è avvertito come un dolore intenso, ma il tempo di esposizione breve (28s) permette, in teoria, di trovare un riparo adeguato. La probabilità di sopravvivenza è molto alta (>95%), a patto di non essere esposti direttamente senza indumenti protettivi.</p>



<p>Scenario B: L&#8217;intensità termica sale a circa 12–15 kW/m^2 a causa della maggiore area radiante della fireball. Con un tempo di esposizione di 51 secondi, la dose termica supera la soglia del dolore in pochissimi secondi. La probabilità di sopravvivenza scende drasticamente al 10-15% per soggetti esposti all&#8217;aperto, poiché si subiscono ustioni di terzo grado prima che la fireball si estingua.</p>



<p>Analisi dell&#8217;Incongruenza: Perché lo Scenario B è molto più pericoloso?<br>L&#8217;analisi del Probit chiarisce che anche se il raggio della fireball aumenta &#8220;solo&#8221; del 72%,<strong> il rischio a 5 km passa da &#8220;quasi nullo&#8221; a &#8220;estremamente letale&#8221;</strong>. Questo accade perché:</p>



<p>L&#8217;esponente 4/3 applicato all&#8217;intensità (I) nell&#8217;equazione della dose termica amplifica enormemente i piccoli aumenti di calore.</p>



<p>Il tempo di esposizione (t) raddoppia, impedendo di fatto qualsiasi reazione di fuga perché i ripari adeguati non saranno reperibili ai fini di una difesa efficace prima che il danno tissutale sia irreversibile.<br><br>Fonti Consultate:<br>TNO Yellow Book &#8211; Methods for the calculation of Physical Effects<br>AICHE CCPS &#8211; Guidelines for Chemical Process Quantitative Risk Analysis:<br>HSE &#8211; Methods of approximation and determination of thermal radiation:</p>



<p>Si consideri ora che nel settore della sicurezza industriale e della gestione dei grandi rischi <em>(Major Hazard Management)</em>, <strong>il modello di Roberts è spesso considerato &#8220;ottimistico&#8221; o comunque una base semplificata</strong>. Esistono <strong>modelli più cautelativi</strong>, chiamati <strong>modelli conservativi</strong>, che tengono conto di variabili atmosferiche, della geometria reale della nuvola e dell&#8217;efficienza radiativa effettiva del metano.<br>I principali modelli cautelativi utilizzati nella letteratura scientifica di settore sono:</p>



<ol><li><strong>Il Modello di Eisenberg</strong> (o Modello della Frazione Radiativa)<br>A differenza di Roberts, questo modello non si limita a guardare la massa, ma analizza la frazione di energia chimica totale che viene effettivamente emessa come radiazione termica (\eta). Mentre Roberts è un modello puramente geometrico,<strong> Eisenberg introduce la variabile del calore di combustione</strong>.</li></ol>



<p>Esso è meno ottimistico perché considera che per masse enormi di GNL, la turbolenza della palla di fuoco aumenta l&#8217;efficienza della combustione e, di conseguenza, l&#8217;intensità dell&#8217;irraggiamento. Se Roberts stima un raggio basato sulla dimensione fisica, <strong>Eisenberg calcola l&#8217;area di impatto basata sulla &#8220;letalità reale&#8221;.</strong> Per la Arctic Metagaz, questo modello potrebbe estendere la zona di ustioni di secondo grado del 20-30% rispetto ai calcoli precedenti.</p>



<p>Fonte: <a href="https://publications.tno.nl/publication/34634119/QIKv78/TNO-2005-yellow.pdf">https://publications.tno.nl/publication/34634119/QIKv78/TNO-2005-yellow.pdf</a></p>



<ol><li><strong>Modello della &#8220;Surface Emissive Power&#8221;</strong> (SEP) &#8211; Metodo High/Pritchard<br>Questo è il modello standard utilizzato dal Health and Safety Executive (HSE) nel Regno Unito per le installazioni GNL. Invece di una sfera uniforme, <strong>il modello SEP considera la palla di fuoco come un corpo nero con una capacità emissiva specifica</strong> (misurata in kW/m^2 di superficie).</li></ol>



<p>Questo modello tiene conto del &#8220;<strong>view factor</strong>&#8221; (il fattore di vista). Se la Arctic Metagaz esplodesse mentre è sbandata (inclinata), la geometria della palla di fuoco non sarebbe una sfera perfetta ma un ellissoide che potrebbe &#8220;proiettare&#8221; più calore verso la superficie del mare o verso una costa vicina. Inoltre, considera l&#8217;assorbimento atmosferico: in una giornata molto limpida (bassa umidità), il calore viaggia molto più lontano senza essere attenuato dal vapore acqueo nell&#8217;aria.</p>



<ol><li>Modello di TNO (Multi-Energy Model) per VCE/BLEVE<br>Il Multi-Energy Model di TNO è considerato molto severo perché non assume che l&#8217;esplosione sia un evento singolo e pulito. <strong>Esso divide l&#8217;evento in diverse zone di intensità (da 1 a 10)</strong>.</li></ol>



<p>In una nave complessa come la Arctic Metagaz, il modello assume che il ponte della nave e le sovrastrutture agiscano come &#8220;ostacoli&#8221; che aumentano la turbolenza del gas in espansione. Questa turbolenza trasforma una deflagrazione (combustione lenta) in una quasi-detonazione. Questo scenario aumenta drasticamente l&#8217;intensità dell&#8217;onda d&#8217;urto iniziale rispetto a un BLEVE in campo aperto, portando il raggio di distruzione meccanica molto oltre i 3 km stimati inizialmente.</p>



<p>Fonte:<a href="https://publications.tno.nl/publication/34614603/9Wp3zI/TNO-1992-green.pdf"> </a>Green Book del TNO (Methods for the determination of possible damage), che è il compagno del Yellow Book e si occupa specificamente degli effetti sulle persone (equazioni Probit).</p>



<ol><li>Il Fenomeno del &#8220;Fireball Lift-off&#8221; e Drag<br>Alcuni modelli avanzati analizzano il comportamento della palla di fuoco dopo l&#8217;innesco. Essendo il metano molto leggero, la fireball tende a salire (effetto mongolfiera).</li></ol>



<p><strong>Se la fireball sale rapidamente, l&#8217;area illuminata dal calore (il &#8220;cono di irraggiamento&#8221;) aumenta esponenzialmente</strong>. Mentre un modello statico vede il calore colpire solo ciò che è vicino, il modello di lift-off mostra come la radiazione possa scavalcare ostacoli fisici e colpire aree che si pensavano &#8220;protette&#8221; dall&#8217;orizzonte o dalla curvatura terrestre.<br><br><strong>Sintesi del confronto tecnico<br></strong>Mentre il modello di Roberts ci dà un raggio di fireball di circa 2,5 km,<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> i modelli SEP/Eisenberg suggeriscono che la zona di &#8220;incapacitazione termica&#8221; (dove una persona non può fuggire senza soccombere al calore) potrebbe estendersi fino a 7-9 km in condizioni atmosferiche di aria secca e tersa, tipiche di alcune giornate primaverili nel Mediterraneo</mark></strong>.</p>



<p>L&#8217;applicazione dei modelli più conservativi a un contesto urbano trasforma l&#8217;incidente della Arctic Metagaz in uno scenario di catastrofe civile senza precedenti. In un porto adiacente a una città di 30.000 abitanti,<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> il rischio non è più confinato all&#8217;evento iniziale, ma si estende a una reazione a catena di natura termica, chimica e meccanica</mark></strong>.<br>Ecco l&#8217;analisi basata sulla letteratura scientifica:</p>



<ol><li>Impatto Termico e Modello SEP (Surface Emissive Power)<br>Utilizzando il modello SEP di High/Pritchard, la capacità emissiva della superficie della fireball per il GNL può raggiungere i 200-250 kW/m². In un centro abitato, questo significa che entro un raggio di 3-4 km dall&#8217;epicentro, <strong>l&#8217;irraggiamento termico è talmente elevato da superare la temperatura di auto-accensione di molti materiali comuni (legno, tessuti, alcune plastiche)</strong>.</li></ol>



<p>Conseguenza: Non si attende che il fuoco &#8220;si propaghi&#8221; lentamente; <strong>si verifica una accensione simultanea di migliaia di focolai domestici e veicolari</strong>. La letteratura dell&#8217;HSE indica che <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">in aree urbane dense, questo fenomeno annulla ogni possibilità di intervento dei vigili del fuoco nelle prime fasi</mark></strong>.</p>



<ol><li>Tempesta di Fuoco (Firestorm) e Venti Termici<br>Lo scenario peggiore previsto dalla letteratura sui grandi incendi urbani (come gli studi del NFPA e i modelli post-bellici) suggerisce che<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> l&#8217;esplosione simultanea di tutti i serbatoi genererebbe una colonna di calore ascensionale immensa</mark></strong>.</li></ol>



<p>Venti di richiamo: Il vuoto creato dall&#8217;ascesa rapida della fireball e dei gas combusti richiama aria fredda dalle zone periferiche della città. Questo genera venti a terra con velocità superiori a 100 km/h diretti verso il porto. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Questi venti alimentano gli incendi secondari, trasformando la città in un unico enorme braciere (effetto Firestorm)</mark></strong>.</p>



<p>Fonte: <a href="http://www.nfpa.org/codes-and-standards">http://www.nfpa.org/codes-and-standards</a></p>



<ol><li>Consumo di Ossigeno e Tossicità<br>La combustione di 76.500 tonnellate di metano consuma una quantità di ossigeno colossale. La letteratura di settore sulla sicurezza nei tunnel e spazi confinati (applicabile per analogia alle strade cittadine &#8220;a canyon&#8221;) evidenzia che <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la concentrazione di ossigeno può scendere sotto il 10-12% in pochi secondi</mark></strong>.</li></ol>



<p>Ipossia e gas tossici: <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Molte vittime nel raggio dei 5-7 km non morirebbero per il calore, ma per asfissia o per inalazione di monossido di carbonio (CO) generato dalla combustione incompleta negli incendi secondari, poiché l&#8217;ossigeno disponibile viene drenato verso l&#8217;epicentro dell&#8217;esplosione</mark></strong>.</p>



<p>Fonte:<a href=" https://publications.tno.nl/publication/34634119/QIKv78/TNO-2005-yellow.pdf "> https://publications.tno.nl/publication/34634119/QIKv78/TNO-2005-yellow.pdf </a></p>



<ol><li>Onda d&#8217;Urto in Ambiente Confinato<br>Sebbene il porto sia aperto, gli edifici di una città creano riflessioni multiple dell&#8217;onda d&#8217;urto. Il modello TNO Multi-Energy suggerisce che <strong>la sovrappressione potrebbe essere amplificata tra le strade (effetto tunnel)</strong>.</li></ol>



<p>Danni strutturali: a 10 km dall&#8217;epicentro la città verrebbe colpita interamente dalla rottura di infissi e serramenti. Entro i primi 2 km, si verificherebbe il collasso parziale o totale degli edifici non antisismici o con strutture portanti leggere, aggravando il numero di feriti intrappolati sotto le macerie durante lo scoppio degli incendi.</p>



<p>Fonte: <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/book/10.1002/9780470938157">https://onlinelibrary.wiley.com/doi/book/10.1002/9780470938157</a><br><br><strong>Sintesi del Rischio per la Popolazione (30.000 ab.)<br></strong>Nello scenario peggiore (100% della massa, modelli conservativi):</p>



<p>Entro 2.5 km: Mortalità vicina al 100% (impatto diretto fireball e crolli).</p>



<p>Tra 2.5 e 6 km: Rischio di mortalità elevato (40-60%) dovuto a ustioni di terzo grado, asfissia e incendi secondari.<br>Fino a 10 km: Lesioni da frammenti di vetro per l&#8217;intera popolazione e rischio molto elevato di incendi.</p>



<p>Le normative internazionali per la sicurezza dei terminali GNL si sono evolute drasticamente negli ultimi decenni, passando <strong>da semplici distanze fisse a un approccio basato sul rischio quantitativo</strong> (QRA &#8211; Quantitative Risk Assessment). L&#8217;obiettivo è garantire che, anche nello scenario di un rilascio totale, l&#8217;impatto termico o pressorio sulla popolazione civile rimanga entro limiti di tollerabilità prestabiliti.<br>Ecco le normative più rigorose e i criteri tecnici utilizzati a livello globale.</p>



<ol><li>La Normativa NFPA 59A (Stati Uniti)<br>La NFPA 59A è considerata lo standard &#8220;gold&#8221; a livello mondiale. Invece di imporre un&#8217;unica distanza chilometrica, prescrive il calcolo delle &#8220;Siting Requirements&#8221; basate su modelli di dispersione e irraggiamento.</li></ol>



<p><strong>Criterio Termico</strong>: Il terminale deve essere progettato in modo che un incendio o un BLEVE non generi un irraggiamento superiore a 5 kW/m² al confine della sede dell&#8217;impianto o in aree accessibili al pubblico. Come abbiamo visto nei calcoli precedenti, 5 kW/m² è la soglia oltre la quale si verificano ustioni in pochi secondi.<br><strong>Zona di Esclusione</strong>: Per i grandi serbatoi, questo si traduce spesso in distanze di rispetto che possono variare da 1,5 a 3 km solo per le operazioni ordinarie, ma che aumentano esponenzialmente in fase di autorizzazione se il centro abitato è densamente popolato.</p>



<p>Fonte: <a href="https://www.nfpa.org/codes-and-standards/all-codes-and-standards/list-of-codes-and-standards/detail?code=59A">https://www.nfpa.org/codes-and-standards/all-codes-and-standards/list-of-codes-and-standards/detail?code=59A</a></p>



<ol><li>La Direttiva Seveso III (Unione Europea)<br>In Europa, il riferimento principale è la Direttiva 2012/18/UE (Seveso III), recepita in Italia dal D.Lgs 105/2015. Questa normativa impone la gestione del &#8220;<strong>Rischio di Incidente Rilevante</strong>&#8220;.</li></ol>



<p><strong>Pianificazione del Territorio</strong>: La direttiva impone che tra il terminale GNL e le &#8220;zone vulnerabili&#8221; (scuole, ospedali, centri abitati con oltre 300 ab/ettaro) esistano distanze di sicurezza basate su mappe di vincolo.<br><strong>Curve di Isorischio</strong>: Le autorità calcolano la probabilità di morte individuale annua. Per i centri abitati, tale probabilità deve essere inferiore a 10⁻⁶ (uno su un milione). <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se un terminale GNL, analizzato con i modelli &#8220;pessimistici&#8221; (come quelli di TNO), mostra che un&#8217;esplosione coinvolgerebbe una città di 30.000 persone, l&#8217;autorizzazione viene negata a meno che la distanza non sia tale da abbattere drasticamente la pressione e il calore.</mark></strong></p>



<p>Fonte: https://environment.ec.europa.eu/topics/industrial-emissions-and-safety/seveso-directive_en</p>



<ol><li>Standard ISO/TS 18683 e Norme SIGTTO<br>La ISO/TS 18683 specifica le linee guida per i terminali di rifornimento GNL e le operazioni di trasferimento. Insieme alle raccomandazioni della SIGTTO, definisce le zone di sicurezza durante le manovre delle navi gasiere.</li></ol>



<p><strong>Distanza dalle Rotte Commerciali</strong>: Viene stabilita una &#8220;Safety Zone&#8221; mobile attorno alla nave gasiera (spesso di 500-1000 metri) e una zona di esclusione fissa attorno al molo.<br><strong>Approccio Multi-livello</strong>: Si distinguono tre zone: la Zona 1 (esclusione totale), la Zona 2 (restrizione d&#8217;uso, divieto di fiamme libere e grandi assembramenti) e la Zona 3 (monitoraggio e piani di evacuazione pronti). <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">In uno scenario come quello della Arctic Metagaz, la Zona 3 dovrebbe estendersi per diversi chilometri</mark></strong>.</p>



<p>Fonte: <a href="https://www.iso.org/standard/63138.html">https://www.iso.org/standard/63138.html</a></p>



<ol><li>Il Criterio della &#8220;Land Use Planning&#8221; (Regno Unito &#8211; HSE)<br>L&#8217;HSE britannico utilizza uno dei sistemi più severi basato su tre zone di rischio (Inner, Middle, Outer).</li></ol>



<p>Outer Zone: Anche nella zona più esterna, dove il rischio di morte è bassissimo (>10⁻⁷), è vietata la costruzione di edifici ad alta densità o con persone a mobilità ridotta.</p>



<p>Limitazione dei danni: Se applichiamo i modelli meno ottimisti (SEP o Eisenberg), l&#8217;HSE può imporre distanze che superano i 5-7 km per la protezione dei siti sensibili, rendendo di fatto impossibile la costruzione di grandi terminali in porti situati nel cuore di città storiche o densamente popolate.</p>



<p>Fonte: <a href="https://www.hse.gov.uk/landuseplanning/methodology.htm">https://www.hse.gov.uk/landuseplanning/methodology.htm</a><br><br><strong>Sintesi Tecnica</strong><br>Per prevenire lo scenario catastrofico analizzato (massa 100%, modelli conservativi), le normative moderne agiscono su due fronti:</p>



<p><strong>Segregazione Fisica</strong>: Distanze minime che variano tra 3 km (per il calore) e 10 km (per la gestione dell&#8217;emergenza e l&#8217;onda d&#8217;urto).</p>



<p><strong>Sistemi di Protezione Attiva</strong>: Impiego di bacini di contenimento criogenici e sistemi &#8220;deluge&#8221; ad acqua che, in caso di perdita, dovrebbero abbattere immediatamente la temperatura e prevenire la formazione della palla di fuoco.</p>



<h3 id="principi-di-prevenzione-e-precauzione">Principi di prevenzione e precauzione</h3>



<p>La letteratura scientifica di settore, come quella pubblicata dal Journal of Hazardous Materials, sottolinea che i <strong>modelli sono &#8220;predittivi&#8221; e non &#8220;teorici&#8221;</strong>. Essi servono a colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di incidenti reali per garantire che il primo incidente non sia l&#8217;ultimo per una intera città. </p>



<p>Se immaginassimo di applicare rigorosamente entrambi i principi di prevenzione e precauzione al caso di un terminale GNL situato nei pressi di una città portuale di 30.000 abitanti, le conclusioni tecniche e politiche sarebbero drastiche. L&#8217;applicazione del <strong>principio di prevenzione</strong> porterebbe alla determinazione che, essendo noto il rischio di BLEVE o RPT, la struttura deve essere dotata di sistemi di raffreddamento ridondanti, bacini di contenimento criogenici e zone di rispetto fisiche calcolate sui modelli di irraggiamento più severi. <strong>Questo principio imporrebbe una distanza minima basata sulla certezza del calore sprigionato, rendendo necessaria la delocalizzazione del molo in un&#8217;area isolata o la costruzione di barriere fisiche monumentali</strong>.</p>



<p>L&#8217;integrazione del <strong>principio di precauzione</strong> spingerebbe la scelta verso una determinazione ancora più conservativa. <strong>Di fronte al dubbio scientifico riguardante scenari &#8220;imprevedibili&#8221;, come l&#8217;effetto a catena di una tempesta di fuoco urbana o la vulnerabilità a nuovi tipi di sabotaggio o eventi meteo estremi non ancora mappati, l&#8217;autorità pubblica sarebbe spinta a negare l&#8217;autorizzazione al progetto nel sito specifico</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Poiché il danno potenziale (la distruzione di un centro abitato) è considerato irreversibile e sproporzionato rispetto al beneficio economico, la scelta precauzionale imporrebbe la ricerca di una &#8220;Alternativa Zero&#8221; o lo spostamento del terminale su una piattaforma offshore (FSRU) a molti chilometri dalla costa, dove l&#8217;incertezza del rischio non graverebbe sulla vita di migliaia di civili.</mark></strong></p>



<p>L&#8217;azione combinata di questi criteri porterebbe a escludere la compatibilità tra un grande deposito di gas liquefatto e la vicinanza a un centro abitato denso. La determinazione finale non si limiterebbe a &#8220;rendere sicuro&#8221; l&#8217;impianto, ma stabilirebbe che la sola presenza di un rischio catastrofico non del tutto calcolabile (precauzione) e l&#8217;impossibilità di garantire l&#8217;assenza di impatto termico sulla popolazione (prevenzione) rendono il sito portuale urbano tecnicamente e legalmente inidoneo.</p>



<p><strong>Fonti Consultate:</strong></p>



<p>• <strong>Commissione Europea &#8211; Comunicazione sul principio di precauzione:</strong></p>



<p><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52000DC0001">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A52000DC0001</a></p>



<p>• <strong>D.Lgs. 152/2006 (Codice dell&#8217;Ambiente Italia) &#8211; Articolo 3-ter e segg.:</strong></p>



<p><a href="https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2006_0152.htm">https://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2006_0152.htm</a></p>



<p>• <strong>Trattato sul Funzionamento dell&#8217;Unione Europea (TFUE) &#8211; Articolo 191:</strong><br><a href="https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:12008E191:IT:HTML">https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:12008E191:IT:HTML</a></p>



<p>• <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica &#8211; Valutazione dei Rischi:</strong></p>



<p><a href="https://www.mase.gov.it/portale/la-valutazione-del-rischio-ambientale">https://www.mase.gov.it/portale/la-valutazione-del-rischio-ambientale</a></p>



<p>Concludiamo con l’atto governativo che consente la permanenza del rigassificatore Italis LNG FSRU oltre i tre anni inizialmente previsti (promessi) che è contenuto nel Decreto‑legge 11 marzo 2026 n. 32, un provvedimento con disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni.</p>



<p>La norma rilevante è l’articolo 9, comma 5. Essa stabilisce che gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto la cui autorizzazione scade entro il 31 dicembre 2026 possono continuare a operare sulla base dell’autorizzazione originaria qualora sia stata presentata una domanda di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione. In pratica la disposizione permette che l’impianto continui a funzionare fino alla conclusione del procedimento amministrativo relativo alla proroga o alla nuova autorizzazione.</p>



<p>Applicata al caso del rigassificatore di Piombino, questa norma modifica l’effetto del limite temporale previsto nell’autorizzazione iniziale. Il progetto era stato presentato come temporaneo e<strong> la permanenza della nave nel porto avrebbe dovuto durare circa tre anni, con scadenza nel 2026. Tuttavia il decreto-legge consente che l’impianto resti operativo anche oltre quella data, purché sia in corso la procedura per il rinnovo o per una diversa autorizzazione</strong>. Di fatto, quindi, la scadenza dei tre anni non rappresenta più un termine rigido, perché l’attività può proseguire fino alla conclusione del nuovo procedimento amministrativo o fino a un eventuale trasferimento dell’impianto.</p>



<p>Il provvedimento è stato inserito nel cosiddetto decreto infrastrutture pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel marzo 2026.</p>



<p>Fonte normativa ufficiale (Gazzetta Ufficiale):</p>



<p><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/13/26A01213/SG">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/13/26A01213/SG</a></p>



<p>Ricostruzione giornalistica con il testo dell’articolo applicato al caso di Piombino:</p>



<p><a href="https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2026/03/12/news/rigassificatore-a-piombino-ora-c-e-la-proroga-il-testo-in-gazzetta-ufficiale-1.100843650">https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2026/03/12/news/rigassificatore-a-piombino-ora-c-e-la-proroga-il-testo-in-gazzetta-ufficiale-1.100843650</a></p>



<p>ARCTIC METAGAZ</p>



<p>Secondo i dati satellitari e le comunicazioni ufficiali di Transport Malta e della Marina Militare Italiana aggiornate al 14 marzo 2026, la situazione della Arctic Metagaz resta estremamente critica. La nave si trova attualmente nel Canale di Sicilia, in acque internazionali, a una posizione stimata di circa 35° 40&#8242;.000 N, 13° 18&#8242;.000 E. Questo punto la colloca a circa 25-30 miglia nautiche a est dell&#8217;isola di Linosa e a 55 miglia nautiche a sud-ovest di Malta. Nelle ultime quarantott&#8217;ore, a causa dell&#8217;influenza dei venti e delle correnti superficiali, il relitto ha invertito la sua precedente rotta di deriva verso Malta, spostandosi progressivamente verso le zone di responsabilità italiana.</p>



<p>L&#8217;assetto del vascello appare visibilmente compromesso, con un marcato appruamento e uno sbandamento sul lato di dritta. Nonostante i gravissimi danni strutturali causati dall&#8217;esplosione del 3 marzo, l&#8217;integrità del doppio scafo sembra reggere, mantenendo intatti due dei serbatoi criogenici che trasportano il GNL. Questo fattore riduce il rischio di un&#8217;esplosione immediata, ma mantiene altissimo il livello di allerta per un potenziale disastro ambientale.</p>



<p>Al momento, un’unità della Marina Militare Italiana e diversi velivoli della Guardia Costiera assicurano un monitoraggio costante per evitare collisioni con il traffico mercantile, particolarmente intenso in quel quadrante. Le autorità di Malta e dell&#8217;Italia stanno tentando di coordinare un piano di rimorchio con la società armatrice, sebbene l&#8217;appartenenza della nave alla cosiddetta &#8220;shadow fleet&#8221; russa renda le operazioni diplomaticamente e legalmente complesse a causa delle sanzioni internazionali.</p>



<p>Resta tassativamente in vigore la zona di esclusione di 5 miglia nautiche attorno alla nave. Si reitera l&#8217;avviso di massima prudenza per tutti i naviganti, poiché il relitto è privo di segnali AIS attivi, non mostra luci di navigazione ed è virtualmente invisibile durante le ore notturne.</p>



<p class="has-small-font-size">[1] La Arctic Metagaz dopo l&#8217;attacco ha subito esplosioni multiple. Nelle prime ore del mattino, mentre la nave si trovava a circa 150 miglia a sud-est di Malta (al largo della Libia), è stata investita da forti esplosioni. Secondo fonti della Marina Militare e rilievi turchi, una delle deflagrazioni è stata così potente da aprire uno squarcio di circa 40 metri nello scafo. Le esplosioni hanno innescato un vasto incendio che ha avvolto la sovrastruttura e parte del ponte. Le fiamme sono state visibili per ore e hanno causato danni strutturali gravissimi, rendendo la nave ingovernabile e costringendo l&#8217;equipaggio (30 marittimi russi) all&#8217;abbandono immediato del mezzo.</p>



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		<title>Dalla guerra dei barbari occidentali alla Conferenza Islamica proposta dai russi?</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/03/10/dalla-guerra-dei-barbari-occidentali-alla-conferenza-islamica-proposta-dai-russi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 17:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[geoeconomia]]></category>
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		<category><![CDATA[consiglio di cooperazione del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi potrebbero esserci le condizioni per superare la guerra di distruzione dei barbari occidentali a favore della Conferenza Islamica, una conferenza di pace allargata per il Medioriente proposta da Putin sin dal 2019 Ecco un esito possibile che non sarebbe male si realizzasse e che non appare oggi troppo irrealistico&#160; Poiché il panorama delle alleanze&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 id="oggi-potrebbero-esserci-le-condizioni-per-superare-la-guerra-di-distruzione-dei-barbari-occidentali-a-favore-della-conferenza-islamica-una-conferenza-di-pace-allargata-per-il-medioriente-proposta-da-putin-sin-dal-2019">Oggi potrebbero esserci le condizioni per superare la guerra di distruzione dei barbari occidentali a favore della Conferenza Islamica, una conferenza di pace allargata per il Medioriente proposta da Putin sin dal 2019</h2>



<p class="has-medium-font-size">Ecco un esito possibile che non sarebbe male si realizzasse e che non appare oggi troppo irrealistico&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Poiché il panorama delle alleanze globali sta subendo una trasformazione profonda in cui essere un alleato degli Stati Uniti viene ormai percepito come un azzardo rischioso. I paesi del consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) che assicurano il flusso dei petrodollari senza essere adeguatamente protetti potrebbero ripensare alle loro alleanze perché avere basi statunitensi sul proprio territorio li espone palesemente al fuoco iraniano. È evidente, infatti, come Washington agisca esclusivamente per i propri interessi politici o per quelli di Israele, arrivando a usare il mondo arabo come uno scudo.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Al contrario, Russia e Cina che avevano già messo in atto un’offensiva diplomatica che era stata in grado di rimettere insieme sciiti e sunniti così come turchi e persiani (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2023/07/10/la-diplomazia-russo-cinese-riporta-la-pace-laddove-gli-usa-avevano-seminato-la-guerra/">La diplomazia russo-cinese riporta la Pace laddove gli USA avevano seminato la guerra</a>) guadagna oggi terreno. Mentre gli Stati Uniti utilizzano tradizionalmente i loro divide et impera , Russia e Cina si presentano come partner più stabili e affidabili, poiché offrono un solido sostegno politico, tecnologico ed energetico senza ricorrere all&#8217;occupazione militare o a interventi che fomentano guerre, enormemente più conveniente per la stabilità regionale, tanto più che l’Iran è un partner fondamentale di Russia e Cina…</p>



<p class="has-medium-font-size">Non a caso l&#8217;IRGC incoraggia questo processo, affermando che qualsiasi paese arabo o europeo che espellerà gli ambasciatori di Israele e degli Stati Uniti dal suo territorio avrà, a partire da domani, piena autorità e libertà di passare attraverso lo Stretto di Hormuz.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo contesto, molti Stati arabi potrebbero progressivamente spostare il proprio asse verso la Russia, cercando in Putin un mediatore capace di tessere una rete di relazioni strategiche, come quella della Conferenza Islamica di ben altro segno che gli accordi di Abramo , la cui continuazione oggi sta avvenendo col ferro e con il fuoco…</p>



<p class="has-medium-font-size">La proposta di Vladimir Putin per una conferenza di pace allargata come la Conferenza Islamica, spesso definita nei corridoi diplomatici come una &#8220;Helsinki per il Medio Oriente&#8221;, mirava a stabilire un&#8217;architettura di sicurezza collettiva che includesse non solo i paesi arabi e l&#8217;Iran, ma anche le grandi potenze eurasiatiche.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Ricordiamo che la proposta russa di tenere una conferenza internazionale per la pace e la sicurezza in Medio Oriente era stata rilanciata con forza nell&#8217;agosto 2025, durante lo storico summit di Anchorage, in Alaska, tra il Presidente russo e Donald Trump e che i primi abbozzi della proposta russa risalgono al 2019 e poi nel 2021 (vedi nota [1]).</p>



<p class="has-medium-font-size">Il Cremlino spingeva già da tempo, infatti, per un formato che superasse la mediazione unilaterale statunitense, proponendo oggi una piattaforma dove la Russia oggi potrebbe agire come garante neutrale e &#8220;onesto mediatore&#8221; tra il nuovo blocco guidato da Mojtaba Khamenei e le monarchie del Golfo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Pechino ha sempre accolto l&#8217;iniziativa russa con un sostegno cauto e strategico, vedendo nella conferenza l&#8217;opportunità di consolidare il proprio ruolo di potenza diplomatica &#8220;equidistante&#8221; dopo aver mediato lo storico riavvicinamento tra Riad e Teheran nel 2023.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha ribadito che la Cina è pronta a sostenere qualsiasi sforzo multipolare che rispetti la sovranità dell&#8217;Iran e rifiuti esplicitamente i tentativi occidentali di provocare un &#8220;cambio di regime&#8221; forzato.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Per la Cina, la priorità assoluta resta la protezione delle proprie forniture energetiche e la stabilità delle rotte marittime, motivo per cui preme affinché il tavolo negoziale includa garanzie vincolanti contro ulteriori attacchi alle infrastrutture civili e petrolifere nel Golfo.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Arabia Saudita, pur non chiudendo anche in passato la porta alla proposta di Mosca, aveva posto condizioni estremamente rigorose per la sua partecipazione, subordinando la propria presenza a garanzie di sicurezza tangibili che vadano oltre la semplice diplomazia verbale.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Il Principe Ereditario Mohammed bin Salman aveva infatti chiesto come condizione per la propria partecipazione che l&#8217;Iran accettasse una limitazione verificabile del suo programma missilistico e la fine definitiva del supporto alle milizie regionali che minacciano i confini del Regno oggi potrebbero essere votati a più miti consigli.</p>



<p class="has-medium-font-size">L’altra richiesta dei sauditi era che la conferenza non diventasse una piattaforma puramente anti-americana, per mantenere la necessità di un coordinamento con Washington per quanto riguarda la difesa aerea integrata, una condizione che complicava notevolmente il ruolo della Russia come unico architetto dell&#8217;incontro.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nonostante l&#8217;intensa attività diplomatica, il progetto era così rimasto in una fase di stallo poiché la diffidenza tra i membri degli Accordi di Abramo e l&#8217;asse Mosca-Teheran rimaneva profonda essendo che l&#8217;iniziativa russa appariva più come un tentativo di soft power per sfidare l&#8217;egemonia statunitense che un tavolo operativo capace di riportare un clima di stabilità regionale che superasse il conflitto con l’Iran&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi, il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e in particolare l’Arabia Saudita vedono nella proposta di Putin una &#8220;scialuppa di salvataggio&#8221; diplomatica per diverse ragioni di natura esistenziale (essi oltre a perdere le proprie infrastrutture di sfruttamento delle risorse energetiche, dipendono in larghissima misura dalle importazioni alimentari e dall’acqua desalinizzata) e strategica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ecco le ragioni principali:</p>



<p class="has-medium-font-size">Abbiamo già detto che nonostante la presenza di basi USA, l&#8217;Iran è riuscito a colpire infrastrutture civili e petrolifere in tutti i paesi del GCC (compresi Emirati, Kuwait e Bahrain) a partire dal 28 febbraio e che questo ha generato la consapevolezza che l&#8217;ombrello di sicurezza americano non è impermeabile. Viceversa, la proposta di Putin offre un’alternativa basata sulla &#8220;sicurezza collettiva indivisibile&#8221;, un concetto che promette di includere l&#8217;Iran in un sistema di garanzie reciproche invece di cercare di abbatterlo militarmente, riducendo così il rischio di ritorsioni dirette sul suolo arabo.</p>



<p>Inoltre</p>



<p class="has-medium-font-size">per l&#8217;Arabia Saudita, che aveva già messo un piede nei Brics, una guerra lunga è un disastro finanziario. Il blocco dello Stretto di Hormuz e l&#8217;instabilità dei prezzi del greggio stanno drenando le risorse necessarie per i grandi progetti di diversificazione economica (come Neom -Vision 2030). Riad teme che l&#8217;ossessione di Netanyahu per il &#8220;regime change&#8221; trasformi la regione in un campo di battaglia permanente. Accettare la mediazione di Putin e della Cina significherebbe puntare a una stabilizzazione rapida che permetterebbe di tornare a commerciare, proteggendo gli investimenti miliardari nel turismo e nelle infrastrutture che oggi sono sotto il tiro dei droni.</p>



<p class="has-medium-font-size">A differenza degli Stati Uniti, che hanno interrotto ogni dialogo con Teheran, la Russia mantiene canali aperti con la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei. L’Arabia Saudita sa che per fermare davvero gli attacchi ha bisogno di un mediatore che parli la lingua dei russi e degli iraniani. Putin può offrire ciò che Washington non può più garantire: un tavolo negoziale dove l&#8217;Iran non sia solo un bersaglio, ma un attore costretto a firmare impegni vincolanti sotto la supervisione di Mosca e Pechino.</p>



<p class="has-medium-font-size">D’altronde il GCC teme che un crollo improvviso del regime iraniano, come auspicato da Israele, possa scatenare una guerra civile massiccia o una crisi di profughi che travolgerebbe i confini sauditi e kuwaitiani. La proposta di Putin si basa sul principio della conservazione della sovranità statale, un approccio che rassicura le monarchie del Golfo, le quali preferiscono un Iran &#8220;contenuto e sotto controllo&#8221; piuttosto che un Iran di 90 milioni di persone nel caos totale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Lo scorso 5 marzo 2026, i leader e i rappresentanti dei paesi arabi del Golfo [2] si sono rivolti alla Russia (attraverso il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov). Si tratta di leader che appartengono principalmente al <strong>Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC)</strong> [<a href="https://youtu.be/vQ4CgCeMU7c?is=FMfDwkX59f9DJIny">vedi documento video</a>].</p>



<p class="has-medium-font-size">Durante l&#8217;incontro, la delegazione del GCC guidata da Al-Budaiwi ha cercato esplicitamente la protezione diplomatica russa, chiedendo a Lavrov di usare il suo rapporto privilegiato con Teheran per fermare gli attacchi iraniani alle loro infrastrutture civili. La risposta di Lavrov è stata pragmatica. Egli ha rinfacciato ai leader del Golfo la loro passività di fronte all&#8217;attacco iniziale degli Stati Uniti e di Israele, chiedendo polemicamente dove fosse la loro indignazione quando venivano bombardate le scuole in Iran o quando veniva assassinato Ali Khamenei. Lavrov ha chiarito che la Russia non agirà come un &#8220;pompiere&#8221; per conto di chi ha permesso che il proprio territorio venisse usato per lanciare un&#8217;aggressione, a meno che non ci sia un impegno collettivo che riconosca le colpe di tutte le parti in causa.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questo stallo diplomatico con Mosca spinge quasi inevitabilmente le monarchie del Golfo a cercare una via d&#8217;uscita che non passi più per Washington o per il Consiglio di Sicurezza ONU. L&#8217;accettazione di una conferenza islamica diventerebbe quindi lo strumento perfetto per uscire dall&#8217;angolo. Essa permetterebbe ai leader arabi di presentarsi non come alleati traditori degli USA, ma come fratelli musulmani che cercano di preservare la stabilità della Umma. In questo contesto, l&#8217;appoggio già manifestato da paesi come Oman, Iraq e Qatar alla nuova leadership di Mojtaba Khamenei suggerisce che il terreno per un dialogo intra-islamico è già in preparazione, offrendo all&#8217;Iran una sponda politica per fermare le ritorsioni senza apparire debole di fronte all&#8217;Occidente.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;idea di una conferenza islamica risponde anche alla necessità russa di vedere nascere un&#8217;organizzazione pan-continentale o regionale che riduca l&#8217;influenza della NATO e degli Stati Uniti. Lavrov stesso ha accennato alla necessità di un nuovo ordine di sicurezza eurasiatico che non sia dettato dai &#8220;doppi standard&#8221; occidentali. Se i paesi arabi dovessero effettivamente convergere su questa posizione, la conferenza non sarebbe solo un tavolo di pace, ma un atto di indipendenza politica che segnerebbe il fallimento definitivo della strategia di pressione massima di Trump, il quale si troverebbe a gestire un conflitto dove i suoi stessi alleati regionali hanno deciso di cambiare interlocutore.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi, nel marzo 2026, quella proposta,&nbsp;&nbsp;torna perciò prepotentemente d&#8217;attualità perché Mosca sta cercando di utilizzarla come via d&#8217;uscita diplomatica per fermare i bombardamenti su larga scala iniziati il 28 febbraio e potrebbe auspicabilmente svolgere un ruolo di ritorno alla pace.&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size">[1] Tra il 2019 e l&#8217;esplosione del conflitto attuale nel 2026, la proposta russa per la sicurezza nel Golfo non è rimasta solo sulla carta, ma ha attraversato diverse fasi di &#8220;messa a terra&#8221; diplomatica. Mosca ha cercato di trasformare un&#8217;idea teorica in un&#8217;architettura politica concreta attraverso i seguenti passi: <br><strong>La formalizzazione del &#8220;Concetto di Sicurezza Collettiva&#8221; (2019-2021)</strong><br>Il primo passo ufficiale è avvenuto nel luglio 2019, quando il Ministero degli Esteri russo ha presentato alle Nazioni Unite il documento <strong>&#8220;Russia&#8217;s Collective Security Concept for the Persian Gulf&#8221;</strong>. In questo testo si proponeva per la prima volta la creazione di un&#8217;organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (simile all&#8217;OSCE) che includesse i paesi del Golfo, la Russia, la Cina, gli USA e l&#8217;UE. Tra il 2020 e il 2021, la Russia ha forzato la discussione al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, <strong>ottenendo il sostegno di quasi tutti i membri eccetto gli Stati Uniti</strong>, che all&#8217;epoca rifiutarono il dialogo preferendo la politica di &#8220;massima pressione&#8221; sull&#8217;Iran.<br><strong>Il rafforzamento del Dialogo Strategico Russia-GCC (2023-2025)</strong><br>A partire dal 2023, la Russia ha accelerato i contatti bilaterali con le monarchie del Golfo. Un momento chiave è stato il <strong>6° Incontro del Dialogo Strategico</strong> nel luglio 2023, dove è stato adottato un <strong>Piano d&#8217;Azione Congiunto 2023-2027</strong>. Questo piano ha spostato la cooperazione dal solo ambito energetico (OPEC+) a settori critici come la sicurezza marittima, la lotta al terrorismo e la difesa aerea integrata. Putin ha cementato questi legami con visite storiche a <strong>Riad e Abu Dhabi</strong> nel dicembre 2023, stabilendo un rapporto di fiducia personale con Mohammed bin Salman (MBS) e Mohammed bin Zayed (MBZ).<br><strong>L&#8217;uso dei BRICS come piattaforma di integrazione (2024-2025)</strong><br>L&#8217;ingresso ufficiale di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran nei <strong>BRICS</strong> (gennaio 2024) è stato il passo concreto più rilevante. Sotto la presidenza russa dei BRICS nel 2024 e i successivi vertici nel 2025, Mosca ha utilizzato questa piattaforma per far sedere allo stesso tavolo i ministri della Difesa di Riad e Teheran. Questo ha permesso di avviare discussioni tecniche su misure di &#8220;confidence-building&#8221; (scambio di notifiche su esercitazioni militari e linee dirette di comunicazione), che sono la base della conferenza proposta da Putin.<br><strong>Il Summit di Sochi e il pre-accordo di Anchorage (2025)</strong><br>L&#8217;ultimo grande passo prima della guerra è stato l&#8217;<strong>8° Incontro Ministeriale a Sochi</strong> (settembre 2025). In questa sede, il Ministro Lavrov e i rappresentanti del GCC hanno concordato la necessità di una &#8220;conferenza internazionale per la stabilità&#8221;. Questo incontro è avvenuto poche settimane dopo che Putin, nel summit di <strong>Anchorage</strong> con Trump (agosto 2025), aveva ottenuto un&#8217;apertura di principio dagli USA sulla possibilità di una gestione multipolare della crisi iraniana, superando finalmente il veto americano che durava dal 2019.<br>[2] Nello specifico, le figure e i paesi coinvolti in questa richiesta di mediazione/protezione sono:<br><strong>Jasem Al-Budaiwi (Segretario Generale del GCC):</strong> Ha guidato la delegazione a Mosca, parlando a nome dell&#8217;intero blocco dei paesi del Golfo. La sua missione era convincere la Russia a esercitare la sua influenza su Teheran per fermare l&#8217;escalation missilistica.<br> <strong>Il Kuwait:</strong> È stato uno dei paesi più attivi nel chiedere un intervento diplomatico russo. Il Kuwait teme fortemente per le proprie infrastrutture petrolifere e di desalinizzazione, già colpite o minacciate dalle ritorsioni iraniane.<br><strong>Il Bahrain:</strong> Rappresentato dai suoi vertici diplomatici, il Bahrain si trova in una posizione di estrema vulnerabilità, essendo la base della Quinta Flotta USA. Alcune voci riferiscono sulla fuga del Re del Bahrain a causa dell&#8217;instabilità.<br><strong>Il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti (EAU):</strong> Sebbene abbiano canali aperti con l&#8217;Iran, i loro ministri hanno partecipato ai colloqui di Mosca per cercare una &#8220;garanzia di sicurezza&#8221; russa, dato che i loro impianti di desalinizzazione e di esportazione di GNL (Gas Naturale Liquefatto) sono obiettivi primari nella strategia di ritorsione iraniana.<br><strong>L&#8217;Arabia Saudita:</strong> Pur mantenendo una posizione più cauta, i sauditi vedono nella Russia l&#8217;unico attore in grado di parlare con autorità sia agli USA che all&#8217;Iran, specialmente dopo che l&#8217;ombrello di sicurezza americano ha mostrato &#8220;buchi&#8221; di fronte ai nuovi missili iraniani.</p>



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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 18:48:14 +0000</pubDate>
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<p class="has-medium-font-size">L&#8217;attuale deriva energetica dell&#8217;Unione Europea rappresenta il coronamento di un suicidio economico annunciato, dove l’ideologia sanzionatoria ha infine prevalso sul realismo geopolitico e sulla memoria storica. Dopo il divieto totale di importazione di petrolio russo nella Ue scattato all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, il nuovo pacchetto di restrizioni, formalizzato nel <strong>Regolamento (UE) 2026/261</strong>, impone un divieto sulle forniture a breve termine (singole consegne, contratti di fornitura spot di poche settimane o pochi mesi) di gas naturale liquefatto russo a partire dal <strong>25 aprile 2026</strong>, una scelta che appare oggi ancor più chiaramente autolesionista, oltre che tecnicamente folle. Per decenni, il metano russo ha costituito la spina dorsale dello sviluppo industriale europeo, garantendo energia a basso costo e stabilità strategica; recidere questo legame storico in nome di un atlantismo acritico significa condannare il Vecchio Continente a una deindustrializzazione irreversibile.</p>



<p class="has-medium-font-size">La fragilità di questa impalcatura sta definitivamente crollando sotto i colpi dell&#8217;escalation militare in Medio Oriente. L’aggressione condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata il <strong>28 febbraio 2026</strong>, ha innescato una reazione a catena che vede nello stretto di Hormuz il cappio al collo dell&#8217;economia europea. Con la chiusura di questo passaggio vitale, oltre ai danni che stanno subendo fornitori come il Qatar (il complesso di Ras Laffan che soddisfa circa il 20% del fabbisogno globale di GNL è chiuso per danneggiamenti) (vedi nota [1]) e altri, l&#8217;Europa si ritrova improvvisamente privata del GNL qatariota, proprio mentre si ostina a sbarrare la porta all&#8217;unico fornitore che, per geografia e infrastrutture, potrebbe garantire la sopravvivenza del sistema produttivo continentale. È il paradosso perfetto: l&#8217;Europa si priva del gas russo per compiacere alleati che, con le loro azioni belliche, le precludono contemporaneamente l&#8217;accesso alle rotte alternative del Golfo Persico. Si aggiunga, nel caso dell&#8217;Italia, che l&#8217;interscambio con l&#8217;Iran, malgrado le sanzioni si è attestato intorno ai 700 milioni di euro nel 2025 facendo dell&#8217;Italia il secondo partner commerciale dell&#8217;Iran nell&#8217;Unione dopo la Germania.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il panico che inizia a serpeggiare tra i vertici di Bruxelles e nelle cancellerie nazionali, con le prime timide richieste di rinviare i divieti di aprile, è la conferma tardiva di un errore di calcolo colossale. Nonostante la propaganda sulla diversificazione, i dati di mercato parlano chiaro: con il prezzo del gas nuovamente lievitante, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">l&#8217;Europa si avvia verso una recessione strutturale</mark></strong>. La pretesa di sostituire una risorsa abbondante, sicura e storicamente integrata come quella russa con forniture d&#8217;oltreoceano costose e soggette ai capricci trumpiani e delle rotte marittime globali si è rivelata un castello di carte. In questo scenario, il mantenimento dei bandi energetici non è più una misura di pressione politica, ma un atto di sottomissione strategica che sacrifica il benessere dei cittadini europei sull&#8217;altare di interessi geopolitici del tutto estranei al continente.</p>



<p class="has-medium-font-size">Pur essendo sempre stata la Russia un fornitore affidabile di risorse energetiche a basso costo per i paesi europei, solo Slovacchia e Ungheria si sono svincolati dal diktat masochista della Commissione Europea.  </p>



<h3 id="l-italia-e-l-europa-sotto-assedio-energetico">L’Italia e l’Europa sotto assedio energetico</h3>



<p class="has-medium-font-size">L’Italia si trova nell&#8217;occhio del ciclone: siamo il sesto importatore mondiale di GNL (Gas Naturale Liquefatto) dall’area del Golfo e il primo nell’Unione Europea. Con il blocco totale delle navi da parte di QatarEnergy, i rigassificatori nazionali di Piombino, Ravenna e Livorno stanno vedendo esaurirsi i flussi programmati. Il Governo ha già stimato un impatto potenziale di 33 miliardi di euro nei prossimi sei mesi, una cifra che mette a rischio la crescita del PIL, già ferma sotto l’1%.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Europa, la realtà di oggi è fatta di mercati fuori controllo: in particolare, durante le fasi più acute di panico speculativo seguite all&#8217;attacco della <em>Arctic Metagaz</em> (vedi nota [3])e alle interruzioni nello Stretto di Hormuz, i contratti <em>futures</em> hanno toccato picchi compresi tra i <strong>58 e i 59 euro/MWh</strong>, segnando un rincaro superiore al <strong>90%</strong> rispetto ai mesi precedenti mentre il prezzo del petrolio Brent è letteralmente decollato: se a fine febbraio oscillava ancora intorno ai 70-72 dollari, nella seduta del <strong>6 marzo 2026</strong> ha sfondato la resistenza psicologica dei 90 dollari, attestandosi a <strong>93,04 dollari al barile</strong>. Questo balzo rappresenta un aumento del <strong>27% in una sola settimana</strong> con proiezioni che vedono i 100 dollari come realtà imminente se il passaggio non dovesse essere ripristinato. <strong>Circa il 25-30% del petrolio importato dall&#8217;Italia proviene da paesi che si affacciano sul Golfo Persico</strong>. Naturalmente, la quota di importazione dagli Stati Uniti è destinata a crescere con un ulteriore aumento dei prezzi. Non è solo un problema di energia: <strong>l&#8217;alluminio e i fertilizzanti sono già rincarati del 4%</strong>, <strong>minacciando di colpire duramente la nostra filiera agricola e manifatturiera</strong> (vedi nota [4]). Il Ministro dell&#8217;Ambiente Pichetto Fratin ha persino ventilato l&#8217;ipotesi di <strong>riattivare le centrali a carbone</strong> come misura di emergenza estrema.</p>



<h3 id="il-collasso-delle-rotte-asiatiche">Il collasso delle rotte asiatiche</h3>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;Europa trema, anche l&#8217;Asia teme il collasso delle forniture. Solo pochissime navi hanno tentato il transito, e molte hanno cambiato la segnalazione di bordo in &#8220;proprietario cinese&#8221; sperando in un salvacondotto diplomatico di Teheran.<strong> Il Giappone e la Corea del Sud hanno già iniziato a intaccare le loro massicce riserve strategiche</strong> (rispettivamente di 230 e 208 giorni) <strong>per evitare il blackout industriale</strong>, ma il costo dei noli marittimi è aumentato del 10%, rendendo ogni barile residuo prezioso come oro.</p>



<h3 id="la-realta-dei-numeri-sul-campo">La realtà dei numeri sul campo</h3>



<p class="has-medium-font-size">Oggi nello stretto ci sono circa 1.000 navi bloccate, di cui metà sono petroliere e gasiere. Il valore del carico fermo supera i 25 miliardi di dollari. <strong>Per un&#8217;economia come quella italiana, che vede passare il 40% del proprio traffico commerciale marittimo tra Suez e il Mar Rosso, la chiusura di Hormuz è il colpo di grazia a una logistica già sotto stress</strong>. Le grandi compagnie come <strong>MSC e Maersk </strong>hanno sospeso le prenotazioni nell&#8217;area, <strong>preferendo la lunga e costosa rotta che doppia l&#8217;Africa</strong>, con un aggravio diretto sui costi del gasolio per l&#8217;autotrasporto italiano stimato tra i 6.000 e i 12.000 euro all&#8217;anno per singolo bilico.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;attuale crisi nello Stretto di Hormuz non rappresenta più una minaccia teorica, ma una realtà che sta ridefinendo gli equilibri economici globali con effetti immediati e profondi sul sistema produttivo italiano ed europeo. <strong>L’Italia si trova oggi in una condizione di estrema vulnerabilità, con una dipendenza energetica primaria che oscilla tra il 75% e l&#8217;80%, un dato nettamente superiore alla media europea del 60%. </strong>Questa fragilità strutturale è stata amplificata dall&#8217;abbandono del gas russo, che ha spinto il Paese a legarsi alle forniture americane e al GNL qatariota, il quale deve obbligatoriamente transitare per il &#8220;collo di bottiglia&#8221; di Hormuz per raggiungere i nostri rigassificatori. <strong>Nel 2025, gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore di gas per l&#8217;Italia, seguiti dal Qatar che copre circa l&#8217;11% dei consumi nazionali.</strong> Il blocco di questa rotta strategica sta già colpendo duramente il cuore della nostra economia, <strong>con il settore industriale che ha perso quasi il 20% dei consumi di gas a causa del rincaro dei prezzi e della conseguente distruzione della domanda</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;impatto sulla produzione industriale italiana è drammatico e diffuso a macchia d&#8217;olio tra tutti i comparti del Made in Italy. Secondo i dati Istat, <strong>la produzione generale è scesa del 6,1% rispetto al periodo pre-crisi, con punte di sofferenza estrema nei settori energivori</strong>. Oltre alla <strong>petrolchimica</strong>, la <strong>metallurgia</strong> e la <strong>siderurgia</strong> mostrano segnali di cedimento con una <strong>contrazione dei volumi produttivi superiore al 14%</strong>, mentre<strong> la filiera della ceramica e del vetro ha subito un calo stimato fino al 20% a causa dell&#8217;impossibilità di assorbire l&#8217;impennata dei costi energetici</strong>. Anche i pilastri storici dell&#8217;export nazionale come <strong>il sistema moda, il tessile e l&#8217;automotive</strong> sono schiacciati tra l&#8217;aumento dei costi logistici e il rincaro delle materie prime sintetiche derivate dal petrolio, con <strong>l&#8217;automotive che ha registrato crolli della produzione fino al 23,6%</strong>. Persino<strong> l&#8217;industria alimentare e il settore del packaging</strong> soffrono per la polverizzazione dei margini dovuta a <strong>bollette elettriche che in Italia rimangono tra le più care d&#8217;Europa.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre l&#8217;Europa gestisce stoccaggi ancora considerati bassi per garantire una sicurezza assoluta, con l&#8217;Italia ferma al 46-48% e la Germania al 21%, le potenze asiatiche affrontano la medesima crisi partendo da presupposti geografici ancora più critici ma con difese strategiche imponenti. <strong>Il Giappone</strong> vive una condizione di <strong>esposizione quasi totale, poiché l&#8217;80-90% del suo petrolio deve necessariamente attraversare lo Stretto di Hormuz</strong>, ma ha eretto una vera fortezza energetica mantenendo <strong>riserve per circa 230 giorni</strong>. La <strong>Corea del Sud</strong> segue un modello simile, blindando il proprio sistema con <strong>scorte per 200-220 giorni</strong> a fronte di una <strong>dipendenza dal Golfo superiore al 70%.</strong> La <strong>Cina</strong>, pur avendo diversificato le rotte tramite oleodotti russi, vede ancora <strong>metà del suo greggio passare per Hormuz</strong> e mantiene <strong>un&#8217;autonomia di circa 100 giorni.</strong> In coda troviamo <strong>l&#8217;Australia, che appare come l&#8217;anello debole del Pacifico con appena 50-60 giorni di scorte per i carburanti liquidi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo scenario di guerra economica, ogni singola superpetroliera bloccata rappresenta un asset da 2 milioni di barili del valore di circa 150 milioni di dollari, una massa critica di energia che, se sottratta al mercato, spinge i prezzi del Brent verso la soglia psicologica dei 100-120 dollari al barile. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La realtà odierna è quella di una competizione feroce tra Europa e Asia per l&#8217;accaparramento dei pochi carichi disponibili sul mercato spot, con l&#8217;Italia che paga il prezzo più alto a causa della fine dei contratti a lungo termine con la Russia che in passato garantivano stabilità</mark></strong>. La mancanza di una strategia energetica autonoma ha trasformato il barile di petrolio e il carico di GNL da semplici variabili economiche a veri e propri strumenti di pressione geopolitica, capaci di mettere in discussione la stessa sopravvivenza di interi settori manifatturieri nazionali.</p>



<h3 id="la-speculazione-finanziaria-al-rialzo">La speculazione finanziaria al rialzo</h3>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Sebbene Algeria, Stati Uniti, Norvegia e Russia non abbiano, ad oggi, ridotto i volumi esportati verso l&#8217;Europa, il mercato europeo ha subito impennate violente perché il valore di beni come il gas e il petrolio non è determinato solo dallo scambio fisico, ma soprattutto dalle aspettative future scambiate sui mercati finanziari</strong>. In pratica gli aumenti che stiamo registrando oggi sono sulle vecchie scorte pagate ai vecchi prezzi&#8230; </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il meccanismo della speculazione al rialzo agisce come una profezia che si autoavvera partendo da un timore collettivo</mark></strong>. Quando gli operatori prevedono una possibile instabilità, si precipitano ad acquistare contratti derivati per assicurarsi un profitto o proteggersi dai rischi. Questa ondata massiccia di acquisti &#8220;di carta&#8221; gonfia artificialmente la domanda, spingendo il prezzo verso l&#8217;alto in pochissimo tempo, esattamente come accaduto con il petrolio balzato verso i 100 dollari.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa dinamica trasforma il sospetto in realtà tangibile. <strong>Gli attori economici, vedendo i prezzi salire sugli schermi delle borse, iniziano a comportarsi come se la scarsità fosse già in atto, alimentando ulteriormente i rincari in un circolo vizioso dove il prezzo non riflette più quanto gas c&#8217;è nei depositi, ma quanta paura c&#8217;è tra gli investitori</strong>. La finanza anticipa un problema che non esiste ancora fisicamente e, facendolo, lo crea sotto forma di costi insostenibili per l&#8217;economia reale. <br>I veri beneficiari del rincaro non sono i fornitori di materia prima, ma i creatori degli strumenti finanziari che permettono di scommettere su tali rialzi.<strong> In Europa, il colosso di riferimento per la produzione di ETC (Exchange Traded Commodities) sul gas è WisdomTree</strong>, una società che detiene una quota di mercato dominante in questo settore. Il punto cruciale è che WisdomTree non è un&#8217;entità isolata, ma è <strong>controllata dai tre giganti della finanza mondiale: BlackRock, Vanguard e State Street </strong>(vedi nota [2]).</p>



<p class="has-medium-font-size">Si aggiungano, a quanto precede, le giuste considerazioni di Putin quale reazione alla suicida volontà europea di blocco totale delle importazioni russe:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Le compagnie americane naturalmente si sposteranno verso quei mercati dove si paga di più è naturale non c&#8217;è nulla di particolare in questo non c&#8217;è alcun retroscena politico è solo business e basta perciò lo ripeto ancora una volta questo è il risultato della politica sbagliata delle autorità europee e per di più portata avanti per molti anni. A questo proposito ecco cosa penso: come è stato appena detto tra un mese prevedono di introdurre restrizioni all&#8217;acquisto di gas russo compreso quello liquefatto; il 24 aprile sarà l&#8217;ultimo giorno e dal 25 entreranno in vigore le limitazioni e tra un anno nel 2027 ulteriori restrizioni fino al divieto totale ma nel frattempo si stanno aprendo altri mercati <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">e forse per noi potrebbe essere più conveniente interrompere proprio ora le forniture al mercato europeo andare verso quei mercati che si stanno aprendo e consolidarci lì</mark></strong>. Qui non c&#8217;è, voglio che sia chiaro, alcun retroscena politico. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se tanto tra un mese o tra due ci chiuderanno comunque allora non sarebbe meglio interrompere noi stessi già adesso e spostarci verso quei mercati e verso quei paesi che sono partner affidabili e consolidarci lì?</mark></strong> Ma questa non è una decisione in questo caso, sono per così dire riflessioni ad alta voce, darò certamente incarico al governo di esaminare questa questione insieme alle nostre aziende.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Assai significativa infine, nel corso della stessa intervista, la risposta di Putin in merito alla metaniera russa che è stata attaccata nel mediterraneo (vedi nota [3]):</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Si tratta di un attacco terroristico </strong>non è la prima volta che ci troviamo di fronte a cose di questo tipo ma ciò che sorprende è soltanto che <strong>questo aggrava la situazione sui mercati energetici globali</strong> anche sui mercati del gas e in questo caso soprattutto <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>per l&#8217;Europa ne risulta che</strong> <strong>il regime di Kiev in realtà morde la mano da cui si nutre cioè la mano dell&#8217;Unione Europea</strong></mark>. <strong>L&#8217;Unione Europea fornisce al regime di Kiev un sostegno senza fine con armi e denaro il regime di Kiev crea per l&#8217;Unione Europea problemi uno dopo l&#8217;altro</strong>. Per quanto riguarda in generale il comportamento del regime di Kiev esso ha un carattere piuttosto aggressivo ed è molto pericoloso. Ne ho già parlato secondo i dati di cui dispongono i nostri servizi speciali <strong>così come un tempo furono fatti esplodere i gasdotti Nordstream, ora a Kiev, con il sostegno di alcuni servizi speciali occidentali si sta preparando un&#8217;azione per far saltare il Blue Stream e il Turkstream.</strong> Abbiamo già informato i nostri amici turchi su questa questione vedremo cosa accadrà in questo ambito ma si tratta di un gioco molto pericoloso soprattutto oggi.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">La tempesta finanziaria scatenata nel settore energetico dalla guerra in corso ha creato un effetto calamita sul dollaro americano, <strong>che si è rafforzato notevolmente rispetto all&#8217;euro (1,2%) e alle altre valute</strong>. In tempi di guerra, il dollaro agisce come il porto sicuro per eccellenza; la domanda globale aumenta vertiginosamente poiché investitori e governi cercano la stabilità della valuta statunitense. Inoltre, <strong>poiché il petrolio si paga in dollari, l&#8217;aumento del prezzo del greggio costringe i paesi importatori a vendere le proprie monete locali per acquistare biglietti verdi</strong>, <strong>indebolendo ulteriormente l&#8217;euro</strong>. La vulnerabilità energetica europea rende il continente meno attraente per i capitali, che preferiscono spostarsi verso l&#8217;economia americana, percepita come più isolata e protetta dagli shock diretti del Medio Oriente.</p>



<h3 id="inflazione-e-stagflazione">Inflazione e stagflazione</h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;ombra più scura che incombe sull&#8217;Europa è quella della <strong>stagflazione</strong>, una combinazione micidiale di <strong>stagnazione economica e inflazione galoppante</strong>. La strozzatura dei trasporti e l&#8217;allungamento dei tempi di consegna delle merci con aumenti dei costi container e noli marittimi contribuiranno all&#8217;innalzamento generalizzato dei prezzi. L&#8217;aumento dei costi energetici agisce come una tassa che colpisce le imprese, costringendole ad alzare i prezzi dei prodotti finali e dei servizi. <strong>Tuttavia, questo aumento dei prezzi non è figlio di una crescita economica sana, ma di uno shock dei costi che sottrae reddito alle famiglie</strong>. Il risultato è un <strong>blocco dei consumi che ferma la produzione industriale</strong> e mette le banche centrali in una posizione difficilissima: alzare i tassi per combattere l&#8217;inflazione rischierebbe di soffocare definitivamente un&#8217;economia già ferma, mentre non farlo lascerebbe correre i prezzi senza controllo, erodendo il potere d&#8217;acquisto e i risparmi dei cittadini.<br>Ovviamente in questo stato di cose i nostri titoli di Stato avranno meno <em>appeal</em> e bisognerà alzare i rendimenti che promettono per renderli appetibili con ulteriore aggravio sulla spesa per interessi che è ormai prossima ai 100 miliardi anno e questo si aggiungerà all&#8217;aumento dei tassi che la BCE imporrà per tenere a bada l&#8217;inflazione da costi. Ovviamente saliranno anche tutte le tariffe indicizzate all&#8217;inflazione. L&#8217;aumento dei tassi determinerà un aumenta della rata mensile dei muti contratti a tasso variabile e in generale salirà il costo del denaro con conseguente depressione degli investimenti produttivi. </p>



<p class="has-medium-font-size">Uscire dalla guerra, ricostruire i ponti bruciati con la Russia e in generale sottrarsi all&#8217;isolamento intensificando i rapporti con il complesso dei paesi BRICS nonché riavviare una nostra politica estera pienamente rispondente agli interessi del Paese, quale mediatore di Pace, senza più genuflettersi a quelli statunitensi  è ormai urgente e obbligatorio se si vorrà evitare l&#8217;incombente tsunami in corso di rapido avvicinamento. </p>



<p>Aggiornamento dell&#8217;8 marzo:</p>



<p>[Un inferno di fuoco dí combustibili fossili iraniani dati alle fiammele infrastrutture energetiche iraniane sono state colpite da una massiccia ondata di attacchi condotti da Stati Uniti e Israele nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo. A confermarlo diverse testate internazionali e agenzie (come Xinhua e ISW) Sono state colpite la raffineria di Tondgouyan (una delle più grandi del Paese) a Shahr Rey e quella di Shahran.Diversi depositi di carburante nelle province di Teheran e Alborz (inclusa la città di Karaj) sono stati centrati da missili, causando vasti incendi visibili a chilometri di distanza.Troppo facile prevedere che questi danni aggraveranno la crisi energetica globale portando a rincari stratosferici e blackout diffusi. La ritorsione Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver risposto colpendo una raffineria a Haifa, in Israele, con missili Kheibarshekan.Già il Qatar ha sospeso la produzione di GNL (Gas Naturale Liquefatto) nei giorni scorsi a causa di attacchi alle sue strutture (come Ras Laffan), innescando un&#8217;impennata dei prezzi del gas in Europa e Asia.Tutto questo si aggiunge al blocco parziale dello Stretto di Hormuz e ai rischi per la navigazione delle petroliere.Il conflitto è entrato in una fase di &#8220;guerra energetica&#8221; aperta, dove ora entrambe le parti mirano a colpire la capacità di sopravvivenza economica ed energetica dell&#8217;avversario.Ovviamente a perderci sono tutti gli importatori di materie prime energetiche dall’Iran e quindi l’Europa e paesi asiatici A guadagnarci gli Stati Uniti quale paese esportatore.]</p>



<p> </p>



<p class="has-small-font-size">[1] L&#8217;impianto di liquefazione del GNL, a <strong>Ras Laffan</strong>, in Qatar, considerato il fulcro della produzione mondiale di gas, è stato colpito ieri da droni nel corso di un&#8217;escalation militare che ha coinvolto diverse infrastrutture strategiche nel Golfo. Secondo quanto confermato dal Ministero della Difesa del Qatar, le esplosioni hanno interessato sia la <strong>Ras Laffan Industrial City che l&#8217;area di Mesaieed</strong>, dove è stato centrato un serbatoio idrico di una centrale elettrica.<br>Sebbene le autorità locali abbiano inizialmente rassicurato sull&#8217;assenza di vittime e su danni strutturali definiti &#8220;gestibili&#8221;, la reazione operativa è stata drastica. <strong>QatarEnergy ha sospeso l&#8217;intera produzione di gas naturale liquefatto e dei sottoprodotti energetici per ragioni di sicurezza nazionale e per valutare l&#8217;integrità dei sistemi</strong>. Questa decisione ha portato alla dichiarazione dello stato di forza maggiore sui contratti internazionali, <strong>congelando di fatto le esportazioni verso l&#8217;Asia e l&#8217;Europa fino a data da destinarsi</strong>. L&#8217;impatto sui mercati energetici globali, immediato e violento, con il prezzo del gas europeo che ha subito un&#8217;impennata vicina al 50% in una singola sessione è in corso. Poiché <strong>il complesso di Ras Laffan soddisfa circa il 20% del fabbisogno globale di GNL</strong>, il timore di un vuoto di offerta prolungato sta spingendo le economie occidentali a cercare forniture affannosamente alternative in un clima di estrema incertezza geopolitica. La portata di questo evento potrà superare per gravità lo shock petrolifero degli anni &#8217;70, data la dipendenza attuale dell&#8217;Europa dal gas qatariota dopo il suicida distacco dalle forniture russe.<br>[2] Questi tre gruppi sono i principali azionisti di <strong>WisdomTree</strong> e, contemporaneamente, i maggiori emittenti globali di ETF (Exchange Traded Funds). Si viene così a creare un sistema circolare dove gli stessi soggetti che gestiscono i grandi flussi di capitale globale possiedono anche le &#8220;piattaforme&#8221; su cui si scommette sul prezzo delle risorse energetiche. <strong>Quando la speculazione accelera e i prezzi del gas salgono, queste società guadagnano due volte: attraverso le commissioni di gestione degli strumenti che emettono e attraverso l&#8217;aumento del valore degli asset nei loro portafogli</strong>. Di fatto, il mercato finanziario europeo del gas è dominato da una struttura a matrioska dove i grandi fondi d&#8217;investimento americani hanno il controllo dei principali strumenti di speculazione. <strong>Questo significa che, mentre le bollette delle famiglie e delle imprese aumentano a causa di una &#8220;profezia che si autoavvera&#8221;, i profitti derivanti da quel meccanismo finiscono nelle mani dei pochi attori che gestiscono l&#8217;architettura finanziaria globale</strong>.<br>[3] L’attacco senza precedenti avvenuto all&#8217;alba del <strong>3 marzo 2026</strong> nel Mediterraneo centrale ha segnato un punto di non ritorno nella sicurezza energetica europea. La <strong>Arctic Metagaz</strong>, una gigantesca nave gasiera russa con un carico di <strong>140000 metri cubi di GNL</strong>, è stata sventrata da droni marini ucraini mentre navigava a circa 30 miglia a nord-est della costa libica. L’impatto ha innescato incendi a bordo hanno incendiato parzialmente il relitto, monitorato dai ricognitori decollati dalla base USA di <strong>Sigonella</strong>.<br>Per ore, la nave è rimasta alla deriva come una &#8220;bomba a orologeria&#8221;, spinta dalle correnti verso le acque siciliane, maltesi e libiche. Il pericolo era immane: se rigassificato, quel carico si sarebbe espanso fino a superare i <strong>100 milioni di metri cubi di gas</strong>, un potenziale energetico equivalente a oltre 50 bombe di Hiroshima. Oltre al gas, il rischio ecologico per le spiagge siciliane era rappresentato da <strong>3.000 metri cubi di olio combustibile denso (Bunker C)</strong> pronti a riversarsi in mare. Il timore principale degli esperti riguardava l&#8217;innesco di un <strong>BLEVE</strong> (<em>Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion</em>). Questo fenomeno si verifica quando il calore di un incendio esterno surriscalda il liquido criogenico all&#8217;interno di un serbatoio sigillato o con valvole ostruite; l&#8217;indebolimento dell&#8217;acciaio combinato con l&#8217;aumento vertiginoso della pressione interna porta a un cedimento strutturale catastrofico, trasformando istantaneamente il liquido in gas con un volume 600 volte superiore. Fortunatamente, i sistemi automatici di <strong>venting</strong> (valvole di sfiato) della Arctic Metagaz hanno retto, rilasciando il gas in eccesso attraverso &#8220;fiamme pilota&#8221; controllate che, pur alimentando l&#8217;incendio in coperta e impedendo l&#8217;avvicinamento dei soccorsi della Marina Italiana, hanno evitato l&#8217;esplosione totale del carico. Il destino della nave si è compiuto il <strong>4 marzo 2026</strong>. Le ultime rilevazioni satellitari e le conferme delle autorità internazionali indicano che la gasiera è affondata a circa 130 miglia a nord di <strong>Sirte</strong>. Nel momento del naufragio, anziché un BLEVE, si è probabilmente verificato un <strong>RPT</strong> (<em>Rapid Phase Transition</em>): un&#8217;esplosione fisica, non chimica, causata dal contatto brutale tra il GNL a <strong>-162°C</strong> e l&#8217;acqua del mare a <strong>+15°C</strong>. Questo shock termico di quasi 180 gradi causa un&#8217;evaporazione istantanea e violenta, simile all&#8217;effetto di una goccia d&#8217;acqua su una piastra rovente, che genera onde d&#8217;urto potenti ma non necessariamente palle di fuoco, a meno che non vi sia una precisa miscela di ossigeno (tra il 5% e il 15%) e un innesco. Questo disastro, il primo caso al mondo di una metaniera persa in mare per atto bellico, solleva interrogativi inquietanti sulla vulnerabilità delle rotte commerciali nel &#8220;cortile di casa&#8221; italiano. Mentre la diplomazia tra Mosca e l&#8217;Occidente si incendia, l&#8217;evento proietta un&#8217;ombra sinistra sulle scelte infrastrutturali nazionali. L&#8217;incidente della Arctic Metagaz dimostra infatti quanto sia estremo il rischio connesso a queste unità, sollevando forti critiche sulla decisione di posizionare rigassificatori di pari portata nel cuore di porti abitati, come accaduto a <strong>Piombino</strong>, dove navi identiche a quella affondata fanno regolarmente scalo per alimentare il rigassificatore stazionante nel porto, a pochi metri dai centri abitati, operando in deroga alle normali normative ambientali e di sicurezza.<br>[4] Le conseguenze della guerra all&#8217;Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz delineano uno scenario di insicurezza alimentare ed economica senza precedenti per l&#8217;Europa e, in particolare, per l&#8217;Italia. <strong>Da quel braccio di mare transita circa il 15% dei fertilizzanti mondiali</strong>, in particolare <strong>urea e ammoniaca provenienti da Qatar e Arabia Saudita</strong>, che sono <strong>decisivi per la produzione agricola globale</strong>, la cui dipendenza dai nutrienti sintetici è stimata intorno al 40%. Il blocco toglie dal mercato una fetta rilevante di queste forniture, generando una <strong>tendenza al rialzo immediata spinta dalla speculazione finanziaria a partire dalla Borsa di Chicago</strong> (CBOT), dove <strong>i prezzi dei future sui fertilizzanti sono saliti da dicembre 2025 del 64%.</strong> L&#8217;aspetto più rilevante è costituito dall&#8217;identità degli esportatori che non dipendono dal passaggio per Hormuz e che risultano dunque avvantaggiati dall&#8217;aumento dei prezzi. <strong>Circa il 22% dei fertilizzanti mondiali proviene dalla Russia</strong>, che diventa così il perno decisionale per le agricolture globali attraverso società come <strong>PhosAgro, Uralkali ed EuroChem</strong>, saldamente nelle mani di oligarchi vicini al Cremlino. Quote minori, circa <strong>il 10%, provengono da Canada e Stati Uniti</strong>. In questi ultimi due casi, i giganti del settore come <strong>Nutrien</strong> (il più grande produttore mondiale), <strong>The Mosaic Company (leader nei fosfati e potassio) e CF Industries (specializzata in azoto) vedono tra i loro principali azionisti i grandi fondi di investimento BlackRock, Vanguard, State Street e Fidelity.</strong> Esiste poi il polo produttivo della <strong>Cina</strong>, dove la proprietà è pubblica e dove Xi Jinping ha deciso di limitare drasticamente le esportazioni per garantire l&#8217;approvvigionamento interno a costi contenuti, isolando ulteriormente il mercato internazionale. <strong>In questo scacchiere, a essere danneggiati pesantemente sono i produttori e i consumatori europei</strong>, già afflitti dalla speculazione generata dall&#8217;impennata del gas e del petrolio. Per l&#8217;Italia, l&#8217;impatto è diretto e si manifesta attraverso un&#8217;erosione immediata dei margini di profitto agricoli:<strong> il costo del gasolio agricolo ha superato la soglia critica di 1,15 €/l</strong>, mentre <strong>le quotazioni dell&#8217;urea sono aumentate del 30% in una sola settimana</strong>. Per un&#8217;azienda cerealicola italiana, ciò significa un aumento dei costi fissi per ettaro che rende la produzione spesso antieconomica. <strong>Le ripercussioni sul carrello della spesa degli italiani sono altrettanto gravi, con una stima di aumento del costo alimentare mensile per famiglia tra i 20 e i 40 euro a causa dell&#8217;inflazione da costi</strong>. Poiché l&#8217;80% della logistica alimentare italiana avviene su gomma, il caro carburante si trasferisce istantaneamente sui prezzi di pane, latte e ortofrutta fresca. <strong>Parallelamente, il blocco di Hormuz paralizza l&#8217;export di eccellenze Made in Italy verso i mercati del Golfo, come la Mela Rossa Cuneo IGP e i kiwi, che subiscono ritardi insostenibili o la cancellazione degli ordini</strong>.</p>



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		<title>La NATO gioca a nascondino. Arrivano i (m)ostri della coalizione dei volenterosi. Sanchez in testa</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/03/06/la-nato-gioca-a-nascondino-arrivano-i-mostri-della-coalizione-dei-volenterosi-sanchez-in-testa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 11:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Doria]]></category>
		<category><![CDATA[Charles de Gaulle]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione dei volenterosi]]></category>
		<category><![CDATA[Cristóbal Colón]]></category>
		<category><![CDATA[sottomarini della Classe Todaro (U212A)]]></category>
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					<description><![CDATA[È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove. Il Mediterraneo è il cortile di casa di un confronto globale Cronache di guerra dal Mare Nostrum Benvenuti a&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 id="e-la-nato-che-non-vuole-chiamarsi-nato-una-sorta-di-alleanza-in-incognito-che-opera-sotto-le-insegne-della-difesa-europea-per-evitare-di-ammettere-che-ancora-una-volta-la-strategia-la-si-decide-altrove-il-mediterraneo-e-il-cortile-di-casa-di-un-confronto-globale"><strong>È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove</strong>.<strong> Il Mediterraneo è il cortile di casa di un confronto globale</strong></h2>



<h3 id="cronache-di-guerra-dal-mare-nostrum">Cronache di guerra dal Mare Nostrum</h3>



<p class="has-medium-font-size">Benvenuti a bordo, o meglio: benvenuti nella nebbia. Quella fitta, strategica e squisitamente diplomatica che avvolge il Mediterraneo orientale in questo inizio di marzo 2026. Se si alza lo sguardo verso l&#8217;orizzonte di Cipro, oltre il riverbero del sole sulle onde potrete individuare il profilo d&#8217;acciaio di una &#8220;coalizione di volenterosi&#8221; frutto della solita suicida politica guerrafondaia della Ue/NATO agli ordini del monarca atltantico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Al centro della scena troneggia la <strong>Charles de Gaulle</strong>, la portaerei nucleare francese che Emmanuel Macron ha richiamato in fretta e furia dalle gelide acque del Baltico. Accanto alla &#8220;Grandeur&#8221; parigina, troviamo <strong>la fregata spagnola Cristóbal Colón</strong>, un gioiello tecnologico che Madrid ha spedito con una fretta che sa di espiazione. E poi, naturalmente, i padroni di casa: <strong>la Marina Militare Greca</strong>, che tra un’incursione e l’altra nel Mar Egeo, si ritrova a fare da scudo avanzato contro i droni di Teheran.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se pensavate che l’Italia si sarebbe limitata a guardare lo spettacolo dalle coste siciliane, vi sbagliavate di grosso. Mentre a Roma il Ministro Crosetto rassicura il Parlamento parlando di &#8220;protezione dei confini UE&#8221;, il cacciatorpediniere <strong>Andrea Doria</strong> è già stato sguinzagliato. La nostra nave di punta, un concentrato di radar e missili, ha lasciato le sue postazioni abituali per correre a fare da scudo alla portaerei francese Charles de Gaulle.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre l&#8217;Andrea Doria si fa vedere orgogliosa in superficie, la Marina Militare Italiana ha attivato la sua componente più letale e silenziosa: i sottomarini della <strong>Classe Todaro (U212A)</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sebbene lo Stato Maggiore mantenga il più stretto riserbo, fonti vicine alla base di Augusta confermano che almeno un&#8217;unità della classe Todaro (probabilmente lo Scirè o lo stesso Todaro) si è mossa verso il Mar Ionio e il bacino di Levante. Questi &#8220;fantasmi d&#8217;acciaio&#8221;, grazie alla loro propulsione silenziosa a idrogeno, sono gli unici in grado di sorvegliare davvero le <strong>infrastrutture critiche sottomarine</strong> — cavi internet e gasdotti — che sono il vero obiettivo sensibile di eventuali sabotaggi &#8220;ibridi&#8221; orchestrati da attori regionali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre i politici discutono di &#8220;coalizioni europee&#8221;, i nostri sommergibilisti giocano a nascondino con i sensori russi e iraniani in un silenzio assordante. È la perfetta metafora dell’Italia in questa crisi: <strong>una presenza invisibile ma indispensabile, che fa il lavoro sporco nelle profondità mentre i partner si contendono la luce dei riflettori in superficie.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La politica ufficiale si sbraccia per definire questa missione come un atto di &#8220;solidarietà verso Cipro&#8221; dopo gli attacchi di droni iraniani; nei fatti l&#8217;Italia sta giocando una partita su più tavoli, tutti rigorosamente a marchio NATO. Non solo abbiamo spedito l&#8217;Andrea Doria a integrare la scorta francese, ma stiamo silenziosamente diventando l&#8217;armeria del Golfo. Fonti governative confermano che stiamo inviando sistemi di difesa aerea, antimissile e anti-drone (<strong>SAMP-T</strong>) ai partner strategici dell&#8217;area, quegli stessi che sono finiti nel mirino di Teheran.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il solito capolavoro di ipocrisia narrativa: ufficialmente siamo lì per &#8220;scopi difensivi&#8221; e &#8220;umanitari&#8221;, magari pronti a evacuare civili se le cose si mettessero male. In realtà, l&#8217;Italia sta fornendo supporto logistico vitale a tutta l&#8217;operazione con le basi militari USA/NATO pienamente coinvolte. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Sulla carta, ci dicono che questa è una missione &#8220;europea&#8221;, un atto di solidarietà per proteggere Cipro dopo gli attacchi alle basi britanniche di Akrotiri</strong>. Eppure, basta scorrere l&#8217;appello per accorgersi che l&#8217;odore di NATO è più forte della salsedine. Il cacciatorpediniere Andrea Doria era già integrato nel gruppo di scorta francese durante l&#8217;esercitazione Orion 26 insieme ai Paesi Bassi con le loro fregate e Washington che osserva tutto attraverso i radar delle sue navi e dei suoi satelliti.</p>



<p class="has-medium-font-size">È un gioco di prestigio affascinante. Da un lato, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nega agli Stati Uniti l&#8217;uso delle basi per attaccare l&#8217;Iran, cercando di salvare una parvenza di autonomia. Dall&#8217;altro, invia la sua nave più moderna, dotata del sistema Aegis — un software di difesa americano puro sangue — a integrarsi in una flotta dove ogni bullone risponde a standard atlantici.<strong> È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre i comunicati ufficiali parlano di &#8220;protezione dei civili&#8221; e &#8220;stabilità regionale&#8221;, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la realtà è che il Mediterraneo è diventato il cortile di casa di un confronto globale</mark></strong>. <strong>La Grecia fornisce le basi e i sottomarini, la Francia la potenza aerea, la Spagna e l&#8217;Italia la difesa antimissile d&#8217;élite</strong>. Tutti insieme, appassionatamente, sotto il coordinamento di un comando che parla francese ma mastica acronimi atlantici. La missione difensiva, quasi umanitaria, schiera 32 missili SM-2 pronti a scattare da ogni singola nave.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo teatro dell&#8217;assurdo, la Cristóbal Colón arriverà entro il 10 marzo per unirsi a questo club esclusivo di nazioni che giocano alla guerra sperando che nessuno la chiami col suo nome. Resta da capire se questo &#8220;scudo europeo&#8221; serva a proteggere Cipro o a coprire le spalle a una strategia NATO che non resta a guardare pur non avendo il coraggio di metterci la faccia.</p>



<p class="has-small-font-size">           <strong>Spagna</strong>: Il dispiegamento della &#8220;Cristóbal Colón&#8221;</p>



<ul class="has-small-font-size"><li>El País: http://www.elpais.com/espana/2026-03-05/espana-estudia-prestar-apoyo-militar-a-chipre-ante-los-ataques-de-iran.html</li><li>Ámbito: http://www.ambito.com/espana-envia-su-fragata-mas-avanzada-al-mediterraneo-medio-la-escalada-medio-oriente-n6252754<br><br><strong>Francia</strong>: La portaerei nucleare &#8220;Charles de Gaulle&#8221;</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Defense News: http://www.defensenews.com/global/europe/2026/03/03/france-sends-aircraft-carrier-to-mediterranean-as-middle-east-flares-up/</li><li>QNA (Qatar News Agency): http://www.qna.org.qa/en/News-Area/News/2026-03/03/france-dispatches-aircraft-carrier-charles-de-gaulle-to-mediterranean<br><br><strong>Italia</strong>: L&#8217;Andrea Doria e il ruolo strategico</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Notiziario Marina Militare: http://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20262801_AGGREGAZIONE-DI-NAVE-ANDREA-DORIA-AL-GRUPPO-PORTAEREI-FRANCESE.aspx</li><li>Africa Express: http://www.africa-express.info/2026/03/03/anche-un-drone-americano-partito-da-sigonella-allassalto-delliran/<br><br>Il contesto della minaccia (Missili e Droni)</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Sky TG24: http://www.tg24.sky.it/mondo/2026/03/04/guerra-iran-usa-israele-diretta</li><li>TrasportoEuropa: http://www.trasportoeuropa.it/notizie/aereo/bloccato-il-trasporto-aereo-nel-medio-oriente-conseguenze-globali-sulle-merci/<br><br>Tecnologia e Sottomarini (Classe Todaro)</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Fincantieri: http://www.fincantieri.com/it/business/prodotti/navi-per-la-difesa/sommergibili/Classe-Todaro</li><li>MeteoWeb (Avvistamenti): http://www.meteoweb.eu/2026/01/sottomarino-della-marina-militare-solca-lo-stretto-di-messina-un-gioiello-di-tecnologia-in-navigazione-tra-calabria-e-sicilia-foto/1001888205/<br></li></ul>



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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/03/05/fuori-litalia-dalla-guerra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[31st Fighter Wing della US Air Force]]></category>
		<category><![CDATA[Aviano]]></category>
		<category><![CDATA[Crosetto]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l&#039;Italia dalla guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>
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					<description><![CDATA[Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra Il nostro è un territorio funestato dalla presenza militare statunitense (vedi nota [1]). Gli USA fanno di noi ciò che vogliono. Gli iraniani difendendosi dall’attacco terroristico che stanno subendo hanno reagito distruggendo basi e porti militari in&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 id="teheran-ha-avvertito-che-un-utilizzo-delle-basi-statunitensi-sul-nostro-territorio-sarebbe-considerato-un-atto-di-guerra"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra</mark></strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">Il nostro è un territorio funestato dalla presenza militare statunitense (vedi nota [1]). Gli USA fanno di noi  ciò che vogliono. <br><strong>Gli iraniani difendendosi dall’attacco terroristico che stanno subendo hanno reagito distruggendo basi e porti militari in tutte quelle monarchie familiari arabe affiliate agli Stati Uniti utilizzate quale base di lancio verso il territorio iraniano. </strong><br>Gli USA , in misure proporzionale alla distruzione di quelle infrastrutture militari,<strong> indietreggeranno ritirandosi presso i paesi del Mediterraneo come il nostro</strong>, la Grecia e gli altri. Abbiamo visto come gli iraniani siano riusciti a prendere di mira con successo gli inglesi a Cipro. </p>



<p class="has-medium-font-size">Noi dovremmo tirarci fuori dalla guerra e invece ci stiamo facendo coinvolgere sempre più pericolosamente. </p>



<h3 id="l-italia-verso-un-decreto-aiuti-l-ipotesi-di-sistemi-anti-droni-e-samp-t-al-golfo">L’Italia verso un decreto aiuti, l’ipotesi di sistemi anti droni e Samp/T al Golfo</h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Italia si prepara purtroppo a fornire supporto militare ai Paesi del Golfo colpiti dai missili iraniani. Il nostro solerte ministro della Guerra, Guido Crosetto, <strong>ha annunciato un pacchetto di aiuti &#8211; dispositivi anti-drone e possibilmente il sistema terra-aria Samp/T </strong>– <strong>da varare con un decreto legge in coordinamento con i partner europei, su richiesta di Emirati Arabi Uniti e Kuwait.</strong> <br><br>Resta inoltre aperto il <strong>nodo cruciale delle basi italiane per eventuali azioni offensive americane contro l&#8217;Iran.</strong> Non a caso il ministro degli esteri Tajani ha tenuto a ribadire rivolto all’Iran che il supporto delle basi sul territorio italiano è <strong>solo di natura logistica e non cinetica</strong> come vorrebbe la richiesta americana e come moltissimi elementi fanno già sospettare che sia. <br>Sappiamo qual è stata la reazione spagnola a questa stessa richiesta e la relativa reazione di Trump. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra!</mark></strong> La posizione ufficiale dell&#8217;Iran è stata formalizzata attraverso una <strong>lettera inviata al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza il 20 febbraio 2026. In tale documento, l&#8217;Ambasciatore permanente dell&#8217;Iran presso l&#8217;ONU, Amir Saeid Iravani, ha stabilito un nesso diretto tra l&#8217;utilizzo delle infrastrutture militari straniere e la risposta bellica iraniana</strong>. La citazione testuale contenuta nel documento ufficiale recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;Qualora l&#8217;aggressione militare contro il territorio iraniano dovesse concretarsi, tutte le basi, le strutture e le risorse della forza ostile nella regione e oltre, che vengano messe a disposizione per facilitare o lanciare tali attacchi, costituiranno obiettivi legittimi nel contesto della risposta difensiva dell&#8217;Iran.&#8221;</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Secondo fonti non occidentali vicine alla diplomazia iraniana, questa formulazione è volutamente ampia per includere non solo le basi nel Golfo Persico, <strong>ma anche i nodi logistici e operativi nel Mediterraneo, come Sigonella e Niscemi al Sud </strong>(vedi nota [2]) <strong>o Aviano al Nord. Secondo le analisi prodotte da centri studi militari vicini al governo di Teheran e da osservatori indipendenti dell&#8217;area mediorientale, le basi in Italia considerate più &#8220;sensibili&#8221; e potenzialmente nel mirino di una ritorsione iraniana sono principalmente tre,</strong> a causa del loro ruolo strategico unico. <br><strong>La base siciliana di Sigonella </strong>è identificata come il nodo critico principale. Gli analisti militari sottolineano che Sigonella non è solo una base logistica, ma il &#8220;cuore pulsante&#8221; della sorveglianza aerea nel Mediterraneo. La presenza dei droni Global Hawk e dei sistemi AGS (Alliance Ground Surveillance) della NATO rende questa base indispensabile per la designazione dei bersagli e la raccolta di intelligence in tempo reale. <strong>Per l&#8217;Iran, colpire o neutralizzare Sigonella significherebbe &#8220;accecare&#8221; le capacità di attacco di precisione degli Stati Uniti nel settore sud-orientale</strong>.<br><strong>La base di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia</strong>, viene monitorata con estrema attenzione perché <strong>ospita il 31st Fighter Wing della US Air Force</strong>. Gli esperti militari iraniani considerano Aviano come la <strong>principale rampa di lancio per i cacciabombardieri F-16 ed F-35</strong> che potrebbero essere rischierati rapidamente verso il Medio Oriente. In diverse simulazioni tattiche pubblicate su media vicini alle IRGC (Guardie della Rivoluzione), <strong>Aviano</strong> <strong>viene citata come l&#8217;obiettivo primario per dimostrare la capacità dell&#8217;Iran di colpire il &#8220;Fianco Sud&#8221; dell&#8217;Alleanza Atlantica, qualora l&#8217;Italia permettesse il decollo di missioni offensive dal proprio suolo</strong>.<br>Infine, <strong>la stazione MUOS di Niscemi</strong>, sempre in Sicilia, è considerata un obiettivo di alto valore strategico. Trattandosi di uno dei quattro nodi mondiali del sistema di comunicazioni satellitari ultra-veloci della Marina statunitense, la sua distruzione o il suo danneggiamento comprometterebbe la capacità del Pentagono di trasmettere ordini criptati alle proprie unità navali e sottomarine schierate tra il Mediterraneo e il Golfo Persico.<br><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Tutte queste installazioni rientrano nella &#8220;gittata teorica&#8221; dei sistemi più avanzati iraniani se lanciati da piattaforme mobili</mark></strong> <strong>o se la gittata dei missili iraniani Khorramshahr venisse estesa tramite la riduzione del carico bellico</strong>. Molti analisti militari (anche russi e indiani) concordano, infatti, sul fatto che la tecnologia iraniana permetterebbe di superare agevolmente i 2.000 km. Gli esperti indicano che se il Khorramshahr venisse equipaggiato con una testata più leggera (ad esempio 500-750 kg anziché 1.500 kg), la sua gittata potrebbe estendersi fino a 3.000 &#8211; 4.000 km, trasformandolo di fatto in un missile a raggio intermedio (IRBM). <br>I programmi per la messa in orbita di satelliti (come i razzi Simorgh o Qaem-100) utilizzano tecnologie duali. Secondo analisti indipendenti, questi vettori potrebbero essere riconvertiti in missili balistici intercontinentali (ICBM) capaci di coprire distanze superiori ai 5.000 km. <br><strong>La distanza in linea d&#8217;aria tra l&#8217;Iran occidentale (es. provincia di Kermanshah) e la Sicilia, ad es. Sigonella/Cataniao Niscemi è di circa 2.800 &#8211; 3.000 km.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size">Ritornando ai nostri. <strong>Crosetto ha rimandato la decisione al Parlamento, mentre la Lega chiede un sostegno esclusivamente logistico. Meloni riferirà in Parlamento</strong>. In questa nuova condizione, non è a caso che quei furboni degli americani, secondo l&#8217;accordo raggiunto il 6 febbraio 2026, <strong>hanno deciso di affidare il comando del Joint Force Command Naples non più ad un ammiraglio statunitense, ma a un Generale italiano </strong>(a quattro stelle). Dalla sua fondazione (come AFSOUTH nel 1951), il comando di Napoli era sempre stato guidato dagli Stati Uniti. Per la prima volta, l&#8217;Italia assumerà la leadership operativa piena di questo quartier generale strategico. <strong>L&#8217;Italia si assume così la responsabilità diretta della pianificazione e della conduzione delle operazioni NATO in un&#8217;area cruciale che comprende il Mediterraneo, i Balcani e il Nord Africa. </strong>Questa decisione fa parte di un riequilibrio strategico interno alla NATO (chiamato spesso &#8220;europeizzazione&#8221; della difesa). Tutti e tre i comandi operativi principali (Napoli, Brunssum in Olanda e Norfolk negli USA) saranno ora guidati da europei. Gli Stati Uniti, manterranno ovviamente il comando supremo politico-militare (SACEUR).<strong> In altri termini, l&#8217;Italia non sarà più solo la &#8220;nazione ospitante&#8221; o il braccio destro degli americani a Lago Patria, ma diventerà la nazione guida per la sicurezza del fianco sud dell&#8217;Alleanza.</strong> Contenti?</p>



<p class="has-medium-font-size">Noi comuni cittadini italiani dovremmo opporci con tutte le nostre forze all’ulteriore pericolosissimo coinvolgimento del nostro Paese nelle guerre in corso. Vogliamo un’Italia neutrale, che non partecipi in nessun modo a guerre che non ci appartengono. Vogliamo un’Italia con una sua politica estera non subordinata agli interessi statunitensi, che si prodighi come mediatore di pace. Un’Italia che sappia liberarsi dalla presenza militare statunitense sul nostro territorio. Per la salvezza del nostro Paese dobbiamo chiedere con un’unica voce la sostituzione di qualsiasi classe dirigente guerrafondaia in Italia ed in Europa.</p>



<p class="has-small-font-size">[1] L&#8217;Italia non è uno Stato sovrano nel senso classico del termine, ma si è trasformata in una sorta di portaerei immobile e iper-tecnologica nel cuore del Mediterraneo, una piattaforma logistica dove il tricolore sventola, spesso solo come cortesia diplomatica, su una realtà di occupazione consensuale che ha radici profonde nell&#8217;esito del secondo conflitto mondiale. Con oltre <strong>dodicimila soldati americani stabilmente accasati sul suolo italico,</strong> il nostro Paese rappresenta il secondo avamposto del Pentagono in Europa, una cifra che lievita esponenzialmente se si considerano i circa sedicimila civili e familiari che gravitano attorno a una rete di installazioni che si stima superino ampiamente i cento siti, tra basi dichiarate, stazioni radar segrete e depositi di munizioni.<br>Questa presenza trasforma la penisola in un bersaglio primario senza che il Parlamento abbia una reale voce in capitolo sulle operazioni che da qui partono. Si pensi alla base di Aviano, dove il 31° Fighter Wing mantiene uno stato di allerta permanente: non si tratta di una semplice caserma, ma di un trampolino di lancio per il potere aereo statunitense verso l&#8217;Est Europa e il Medio Oriente. Qui, la questione della sovranità si fa drammatica quando si tocca il nervo scoperto delle testate nucleari B61, stimate in decine di unità, che rendono l&#8217;Italia complice di una strategia di deterrenza atomica decisa interamente a Washington e che rende il nostro paese oggetto di ritorsione nucleare in caso di conflitto atomico. Il concetto di doppia chiave, spesso sbandierato dalla difesa ufficiale, è una finzione giuridica per coprire il fatto che i codici di attivazione e la volontà politica di distruzione restano un&#8217;esclusiva d&#8217;oltreoceano.<br>Scendendo verso sud, il panorama si fa ancora più cupo per chi difende l&#8217;autodeterminazione nazionale.<strong> La Sicilia è stata di fatto annessa alla strategia bellica globale americana tramite il MUOS di Niscemi e la stazione di Sigonella</strong>. <strong>Quest&#8217;ultima non è più soltanto il &#8220;vivaio&#8221; della Sesta Flotta, ma il cervello operativo da cui decollano i droni Global Hawk e Reaper per missioni di assassinio mirato o sorveglianza in Africa e nel Sahel. </strong>È una guerra invisibile e remota che l&#8217;Italia ospita e supporta tecnicamente, esponendosi a ritorsioni asimmetriche e terroristiche per conflitti che non ha mai dichiarato. A questo si aggiunge l&#8217;anomalia di <strong>Camp Darby in Toscana,</strong> una città sotterranea di esplosivi e mezzi corazzati che funge da polmone per ogni intervento militare statunitense nel quadrante mediorientale, rendendo il porto di Livorno e le ferrovie locali ingranaggi di una macchina bellica straniera.<br>Il costo di questa ospitalità non è solo strategico o morale, ma anche economico e sociale. <strong>Mentre la narrazione ufficiale parla di indotto, un&#8217;analisi attenta dei flussi finanziari rivela che il contribuente italiano partecipa indirettamente al mantenimento di questa struttura con centinaia di milioni di euro annui tra esenzioni fiscali sui carburanti, affitti demaniali mai riscossi e spese di sicurezza esterna</strong>. A ciò si somma l&#8217;odioso vulnus della giurisdizione: <strong>lo status dei militari USA, regolato da accordi spesso secretati e risalenti alla Guerra Fredda, garantisce una protezione legale che scavalca i tribunali italiani, lasciando ferite aperte nella memoria collettiva</strong>. In definitiva, la presenza esorbitante di truppe e mezzi descrive un Paese che ha barattato la propria autonomia strategica per una &#8220;protezione&#8221; che è in realtà una servitù militare, trasformando l&#8217;Italia nell&#8217;ingranaggio più prezioso e, allo stesso tempo, più sacrificabile dell&#8217;impero americano.Desideri che approfondisca l&#8217;impatto ambientale di queste basi sul territorio italiano o preferisci analizzare come siano cambiati gli accordi segreti negli ultimi anni?</p>



<p class="has-small-font-size">[2] Ecco la lunghissima&nbsp;<strong>lista delle installazioni militari che infestano l’isola</strong>&nbsp;come puntualmente documentato dal movimento NO MUOS:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-small-font-size"><p>complessivamente&nbsp;<strong>quattro tipi</strong>&nbsp;di basi militari:<br><strong>Basi e infrastrutture concesse in uso agli USA</strong>, in base agli accordi segreti del 29 giugno 1951 e del 20 ottobre 1954. In base a tali accordi, e solo in teoria, le installazioni sono poste sotto comando italiano e i comandi USA detengono il controllo militare su equipaggiamento e operazioni.<br><strong>Basi NATO, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica</strong>.<br><strong>Basi italiane “precettate” per l’assegnazione alla NATO</strong>, cioè messe a disposizione del blocco militare d’Oltre Oceano, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br><strong>Basi promiscue (USA, NATO e Italia)</strong>, in base agli accordi segreti di cui sopra e in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br><strong>Acireale (CT)</strong>&nbsp;– US Navy Air Station (residenza di militari USA) – Department Of the Navy – Housing Department – Via Barbagallo – Ctr. Pennisi – Santa Maria La Stella. Di recente la sede residenziale è stata chiusa.<br><strong>Augusta (SR)</strong>&nbsp;– Porto-base utilizzato dalla Marina USA (VI Flotta) – Deposito di munizioni – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Pontile per l’attracco di sommergibili nucleari, con missili Polaris. Probabili gallerie sottomarine per sommergibili con penetrazione nell’entroterra costiero.<br><strong>Birgi (TP)</strong>&nbsp;– Aeroporto utilizzato da velivoli USAF con copertura NATO – Aerei Awacs – Base aerea per missioni dirette nel Kosovo e in Serbia. Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Dopo l’espulsione dalla Libia delle unità militari USA (e britanniche), l’aeroporto civile di Birgi fu trasformato con piste per i B-52.<br><strong>Caltagirone (CT)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br><strong>Catania</strong>&nbsp;– Installazione concessa in uso agli Stati Uniti – Infrastruttura della NATO. Comando Operativo Aeronavale NATO e Base della Military Police USA. US Naval Air Facility Customs – Via Cardinale Dusmet, 131.<br><strong>Cava Sorciaro (SR) – (Comune di Augusta)</strong>&nbsp;– Deposito di armamenti per le forze navali della NATO e della VI Flotta USA del Mediterraneo.<br><strong>Centuripe (EN)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA- NATO.<br><strong>Falconara Sicula (CL)</strong>&nbsp;–&nbsp;<strong>(Comune di Butera)</strong>&nbsp;– Installazioni che mantengono il ponte radio fra le basi spagnole della VI Flotta USA e le unità in navigazione nel Mediterraneo.<br><strong>Favignana (TP)</strong>&nbsp;– Centro di telecomunicazioni.<br><strong>Isola delle Femmine (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di munizioni USA-NATO.<br><strong>Lampedusa isola – (AG) – (116 miglia da Porto Empedocle)</strong>&nbsp;– Base aerea di attacco USA per il Mediterraneo. Installazione per la navigazione Loran. Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.<br><strong>Lercara Friddi (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di testate nucleari.<br><strong>Marina di Marza (RG)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA- NATO, inserita nel sistema di Niscemi.<br><strong>Marsala (TP)</strong>&nbsp;– Stazione controllo e comunicazione (difesa aerea) della NATO.<br><strong>Marzameni (SR)</strong>&nbsp;– Base di avvistamento radar capace di intercettare bombardieri e missili in avvicinamento a 2500 chilometri.<br><strong>Messina (ME)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Monte Lauro (SR)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br><strong>Motta Sant’Anastasia (CT)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO. US Naval Air Station – Ctr. Fontanazza.<br><strong>Niscemi (CL)</strong>&nbsp;– Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy), coordina le attività dell’esistente stazione di telecomunicazione navale del presidio ed è indispensabile per le comunicazioni interne alla marina USA.<br><strong>Palombara (SR)</strong>&nbsp;– Centrale operativa di combattimento aeronavale dipendente dal Comanda Navale della NATO.<br><strong>Palermo (PA)</strong>&nbsp;– Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Il personale militare americano è stato ridotto.<br><strong>Pantelleria isola (TP)</strong>&nbsp;– (77 miglia da Trapani) – Base aerea e radar NATO, centro di telecomunicazioni dell’US Navy (Comando flotta USA).<br><strong>Paternò (CT)</strong>&nbsp;– U.S. Naval Air Station – (residenza di militari USA) – Department Of The Navy Housing Department – Via Vittorio Emanuele, 424 – tel. 095-854854 (Fax).<br><strong>Priolo Gargallo (SR) – (Comune di Priolo)</strong>&nbsp;– Strutture di supporto.<br><strong>Punta Raisi (PA) (km 5 da Cinisi)</strong>&nbsp;– Aeroporto (base saltuaria) utilizzato dall’USAF.<br><strong>Rafforosso (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di testate nucleari.<br><strong>Sigonella (CT)</strong>&nbsp;– Importante stazione aeronavale con appoggio a Catania; reparti operativi e di supporto USA, dotata di aerei antisommergibili. È la principale base terrestre dell’US Navy nel Mediterraneo centrale, utilizzata come supporto logistico della VI Flotta (circa 3.400 militari e civili americani). Oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una; caccia F-18. Fino al 2006 erano di stanza qui anche gli elicotteri navalizzati CH-53E Super Stallion, che però la difesa statunitense ha deciso di richiamare nella base di Norkfolk in Virginia.<br><strong>Siracusa (SR)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Trapani (TP)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Vizzini (CT)</strong>&nbsp;– Deposito vari di munizioni dell’USAF.</p></blockquote>



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		<title>L&#8217;intreccio tra i file di Jeffrey Epstein e la politica italiana del 2018, quella europea, le università e i centri di ricerca. &#8220;Designer Babies&#8221; (bambini su misura). Riconoscimento facciale e Crypto</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/02/23/lintreccio-tra-i-file-di-jeffrey-epstein-e-la-politica-italiana-del-2018-quella-europea-le-universita-e-i-centri-di-ricerca-designer-babies-bambini-su-misura-riconoscimento-faccacciale-e-c/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 20:33:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I file di Epstein]]></category>
		<category><![CDATA[Bannon]]></category>
		<category><![CDATA[Bestia]]></category>
		<category><![CDATA[Designer Babies]]></category>
		<category><![CDATA[Miroslav Lajčák]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Caputo]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini e Bannon]]></category>
		<category><![CDATA[The movement]]></category>
		<category><![CDATA[Trivers]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Iozzo]]></category>
		<category><![CDATA[Virza]]></category>
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					<description><![CDATA[Nelle recenti rivelazioni giudiziarie depositate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti tra la fine del 2025 e l&#8217;inizio del 2026 , in relazione al coinvolgimento italiano (vedi nota [*]), al centro della trama si trova Steve Bannon, l&#8217;ex stratega di Donald Trump, che nei messaggi scambiati con Epstein descriveva l&#8217;Italia come il laboratorio perfetto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size">Nelle recenti rivelazioni giudiziarie depositate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti tra la fine del 2025 e l&#8217;inizio del 2026 , in relazione al coinvolgimento italiano (vedi nota [*]), al centro della trama si trova <strong>Steve Bannon</strong>, l&#8217;ex stratega di Donald Trump, che nei messaggi scambiati con Epstein descriveva l&#8217;Italia come<strong> il laboratorio perfetto per il suo esperimento di &#8220;populismo globale&#8221;</strong>.</p>



<h3 id="la-strategia-politica-e-i-finanziamenti-a-the-movement">La strategia politica e i finanziamenti a &#8220;The Movement&#8221;</h3>



<p class="has-medium-font-size">Secondo quanto riportato da testate come <em>The Guardian e Il Fatto Quotidiano</em>, il nome di Matteo Salvini appare circa 96 volte nelle corrispondenze tra Bannon ed Epstein. <strong>Bannon si presentava al finanziere come il regista dietro la formazione del governo Lega-M5S</strong> (il Conte I), <strong>vantandosi di aver facilitato l&#8217;unione tra le due forze per scardinare l&#8217;establishment dell&#8217;Unione Europea</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Le email mostrano che Bannon cercava attivamente il sostegno economico di Epstein per finanziare <em><strong>The Movement</strong></em>, la sua fondazione con sede a Bruxelles.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">In un messaggio del marzo 2019, Bannon scriveva esplicitamente di essere &#8220;<strong>concentrato sulla raccolta fondi per Le Pen e Salvini</strong>&#8221; affinché potessero presentare liste complete alle elezioni europee. La Lega ha liquidato queste speculazioni come &#8220;infondate&#8221;. Riccardo Magi (+Europa) e le opposizioni italiane hanno chiesto chiarezza su queste promesse di finanziamento, ipotizzando che la macchina comunicativa della &#8220;Bestia&#8221; [1] potesse aver beneficiato di risorse mediate da Bannon.</p>



<h3 id="l-offensiva-contro-il-vaticano-abbattere-francesco">L&#8217;offensiva contro il Vaticano: &#8220;Abbattere Francesco&#8221;</h3>



<p class="has-medium-font-size">Un aspetto particolarmente denso delle rivelazioni, analizzato da CNN e National Catholic Reporter nel febbraio 2026, riguarda il tentativo di Bannon di utilizzare Epstein per destabilizzare il pontificato di Papa Francesco.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Bannon vedeva nel Papa un avversario ideologico alla sua visione sovranista e nazionalista. In una mail del giugno 2019, <strong>Bannon dichiarava apertamente l&#8217;intento di &#8220;abbattere Francesco&#8221;</strong>, <strong>proponendo a Epstein di agire come produttore esecutivo per un documentario basato sul libro</strong> <strong>Sodoma di Frédéric Martel</strong>, volto a esporre presunte ipocrisie del clero. <strong>Epstein rispose con una nota inquietante citando il Paradiso perduto di Milton</strong>:<em> &#8220;Meglio regnare all&#8217;Inferno che servire in Paradiso&#8221;</em>. Il Vaticano ha mantenuto una linea di prudente silenzio ufficiale, ma fonti interne alla Santa Sede, citate da Avvenire, hanno espresso profonda inquietudine per come settori del conservatorismo americano abbiano cercato di strumentalizzare figure criminali per colpire il vertice della Chiesa.</p>



<h3 id="il-ruolo-tecnico-di-vincenzo-iozzo-e-le-criptovalute">Il ruolo tecnico di Vincenzo Iozzo e le criptovalute</h3>



<p class="has-medium-font-size">Figura chiave sul fronte tecnico è l&#8217;italiano <strong>Vincenzo Iozzo</strong>, ricercatore di cybersicurezza citato in documenti dell&#8217;FBI del 2014 e analizzati recentemente da <strong>TechCrunch</strong> secondo cui Iozzo appariva come un <strong>consulente strategico per Epstein</strong> <strong>su temi come la blockchain e le valute digitali</strong> (vedi nota[2]). In uno scambio di messaggi,<strong> Iozzo proponeva l&#8217;idea provocatoria che piccoli stati sovrani o città-stato, citando esplicitamente il Vaticano o Monaco, potessero fungere da &#8220;terreni fertili&#8221; per l&#8217;emissione di criptovalute indipendenti</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;obiettivo era creare un&#8217;infrastruttura finanziaria parallela e difficilmente tracciabile</mark></strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">A seguito della pubblicazione di questi file nel 2026, Iozzo è stato rimosso dai comitati scientifici di prestigiose conferenze hacker come Black Hat e DEF CON, nonostante abbia ribadito che i suoi contatti con Epstein fossero limitati a una consulenza professionale sul potenziale tecnologico delle valute digitali.</p>



<h3 id="la-dimensione-delle-interferenze">La dimensione delle interferenze</h3>



<p class="has-medium-font-size">Il quadro complessivo mostra un tentativo sistematico di influenzare la sovranità democratica italiana attraverso triangolazioni finanziarie e strategie di comunicazione dirette da Bannon con il potenziale avallo economico di Epstein. <br>L&#8217;impatto di queste rivelazioni in Italia dovrebbe alimentare il dibattito sul rischio di condizionamenti esterni legati a circuiti di potere opachi.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>L&#8217;Italia non era l&#8217;unico obiettivo della strategia di Steve Bannon</strong>, il quale cercava di convogliare le risorse finanziarie di Jeffrey Epstein verso l&#8217;intera galassia della destra sovranista europea. Secondo le inchieste pubblicate da The Guardian e Associated Press nel febbraio 2026, <strong>Bannon operava come un vero e proprio mediatore tra il finanziere e i leader di partiti come il Rassemblement National in Francia e l&#8217;Alternative für Deutschland (AfD) in Germania,</strong> <strong>descrivendo questi movimenti a Epstein come strumenti per una &#8220;rivoluzione tribale&#8221; contro le élite globaliste</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Francia, le comunicazioni intercettate mostrano un Bannon particolarmente attivo nel perorare la causa di Marine Le Pen. In un messaggio datato marzo 2019, lo stratega confidava a Epstein di essere impegnato a raccogliere fondi specifici affinché Le Pen potesse presentare liste complete per le elezioni europee, definendo la leader francese e Matteo Salvini come i due pilastri della sua operazione. Queste rivelazioni hanno scatenato durissime reazioni politiche a Parigi, dove il partito <em>La France Insoumise</em> ha presentato una richiesta formale per un&#8217;inchiesta parlamentare volta a verificare se dietro l&#8217;ascesa del sovranismo francese vi fossero capitali legati alla rete criminale di Epstein.</p>



<p class="has-medium-font-size">Parallelamente, i documenti gettano ombre anche sul Regno Unito e sul fronte della Brexit. Mail scambiate nel luglio 2018 indicano che Epstein aveva accesso a dettagliati briefing interni riguardanti <strong>Nigel Farage</strong> e altri esponenti di spicco del fronte euroscettico britannico. <strong>Bannon aggiornava regolarmente Epstein sui suoi incontri con Farage e con esponenti dell&#8217;ala dura del Partito Conservatore, suggerendo che il network del finanziere seguisse con estremo interesse le manovre per destabilizzare il governo di Theresa May</strong>. Come ormai noto, oltre alle figure politiche, i file hanno colpito duramente la monarchia britannica: nel febbraio 2026, l&#8217;arresto di Andrew Mountbatten-Windsor (l&#8217;ex principe Andrea) ha segnato il culmine di una crisi istituzionale alimentata da nuove prove di uno scambio di report commerciali riservati tra il reale e lo stesso Epstein risalenti al 2010.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;onda d&#8217;urto si è propagata fino all&#8217;Europa dell&#8217;Est, portando alle dimissioni di figure istituzionali di rilievo. <strong>In Slovacchia, Miroslav Lajčák, consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Robert Fico, è stato costretto a lasciare l&#8217;incarico nel gennaio 2026 dopo che i file avevano rivelato contatti e inviti a cena con Epstein nel 2018</strong>. Sebbene Lajčák non sia stato accusato di reati specifici, la pubblicazione di foto e messaggi che lo ritraevano insieme a Epstein e Bannon ha reso la sua posizione politicamente insostenibile. Questo schema di relazioni, che coinvolgeva anche <strong>contatti in Polonia, Lituania e Ungheria</strong> (con riferimenti specifici all&#8217;entourage di Viktor Orbán), <strong>suggerisce che Epstein venisse utilizzato da Bannon come un &#8220;socio silente&#8221; per costruire un&#8217;infrastruttura di potere transatlantica capace di influenzare le nomine e le politiche dei governi europei più sensibili alle istanze nazionaliste</strong>.</p>



<h3 id="figure-della-sinistra-italiana"><strong>Figure della sinistra italiana</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">In Italia, il nome che ha suscitato più scalpore nelle recenti cronache di febbraio 2026 è quello di&nbsp;<strong>Nicola Caputo</strong>, attuale <strong>assessore della Regione Campania ed ex eurodeputato del Partito Democratico</strong>. Il suo nome è stato incluso in una lista di sei personalità &#8220;ricche e potenti&#8221; che il Dipartimento di Giustizia USA avrebbe inizialmente cercato di oscurare, secondo le denunce dei deputati americani Ro Khanna e Thomas Massie riportate da Sky TG24. Caputo ha reagito con forza a queste notizie, parlando di un possibile scambio di persona o di un &#8220;linciaggio mediatico&#8221;, sottolineando che nel 2009 (periodo a cui si riferirebbero alcuni documenti) era solo un consigliere regionale senza contatti internazionali di tale portata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Parallelamente, il&nbsp;<strong>Partito Democratico</strong>&nbsp;ha assunto una posizione di attacco istituzionale: il gruppo parlamentare del PD ha presentato interrogazioni urgenti al Governo italiano per chiedere massima trasparenza sulla pubblicazione dei file, cercando di fare luce su eventuali condizionamenti della politica nazionale, pur trovandosi a dover gestire l&#8217;imbarazzo per le menzioni individuali emerse nei documenti [*].</p>



<h3 id="il-terremoto-nel-labour-britannico"><strong>Il terremoto nel Labour britannico</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">A livello europeo, il coinvolgimento più profondo riguarda il Regno Unito. Come riportato da The Good Lobby e BBC,&nbsp;<strong>Peter Mandelson</strong>, figura chiave del New Labour e stretto alleato di Tony Blair, è finito sotto indagine per <em>&#8220;misconduct in public office&#8221;</em>. I documenti del 2026 rivelano che i suoi legami con Epstein erano molto più strutturati di una semplice conoscenza: <strong>si parla di consulenze e di un ruolo di intermediazione per favorire la nomina di Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche lo stesso&nbsp;<strong>Tony Blair</strong>&nbsp;viene citato più volte nei file. Sebbene non siano per ora emerse prove di illeciti penali, i registri mostrano contatti e incontri che hanno messo in seria difficoltà l&#8217;attuale leadership di Keir Starmer, costretto a gestire una crisi d&#8217;immagine interna al partito mentre le opposizioni chiedono chiarimenti sui viaggi e sui finanziamenti legati all&#8217;area laburista dell&#8217;epoca.</p>



<h3 id="figure-internazionali-e-progressisti-americani"><strong>Figure internazionali e progressisti americani</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Il coinvolgimento della sinistra si estende storicamente e documentalmente alla figura di&nbsp;<strong>Bill Clinton</strong>. I nuovi file includono fotografie inedite del 2025/2026 che ritraggono l&#8217;ex presidente in contesti privati legati alle proprietà di Epstein, inclusi viaggi in Marocco. Secondo Il Fatto Quotidiano, i documenti suggeriscono che Ghislaine Maxwell abbia avuto un ruolo attivo nel finanziare le iniziative filantropiche di Clinton post-presidenza, sollevando dubbi etici sulla provenienza di quei fondi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Secondo i documenti del Dipartimento di Giustizia rilasciati nel 2026 e le analisi di testate come The Guardian e Il Fatto Quotidiano, il coinvolgimento dei movimenti sovranisti era orchestrato principalmente da Steve Bannon. In questo contesto, il denaro non era un semplice mezzo di scambio, ma lo strumento per una vera e propria operazione di ingegneria politica transatlantica. Bannon presentava a Epstein i leader nazionalisti, come Matteo Salvini in Italia o Marine Le Pen in Francia, come investimenti ad alto rendimento politico. L&#8217;obiettivo dichiarato nelle email era il finanziamento di The Movement, la fondazione di Bannon a Bruxelles, che doveva fungere da camera di compensazione per risorse destinate a sovvertire gli equilibri dell&#8217;Unione Europea. Qui la gestione dei fondi seguiva una logica di &#8220;venture capital politico&#8221;: Epstein veniva sollecitato a fornire capitali per campagne elettorali e infrastrutture digitali di propaganda, come la cosiddetta &#8220;Bestia&#8221;, con la promessa di ottenere un&#8217;influenza senza precedenti sui nuovi governi populisti europei.</p>



<p class="has-medium-font-size">Al contrario, nell&#8217;area progressista e nell&#8217;establishment internazionale, il flusso di denaro seguiva i canali più tradizionali e apparentemente legittimi della filantropia e delle consulenze d&#8217;alto livello. Rapporti di testate come CNN e National Catholic Reporter evidenziano come figure legate al Partito Democratico americano, al New Labour britannico (come Peter Mandelson) o a fondazioni scientifiche e umanitarie, utilizzassero <strong>Epstein come un &#8220;donatore d&#8217;élite&#8221;</strong>. In questo ambito,<strong> i fondi venivano gestiti attraverso donazioni a think tank, università o fondazioni benefiche</strong> (come la Clinton Global Initiative), <strong>dove il denaro serviva a Epstein per acquistare rispettabilità sociale e accesso ai massimi livelli del potere istituzionale</strong>. Non si trattava di finanziare una &#8220;rivoluzione&#8221;, ma di mantenere uno status quo che permettesse a Epstein di muoversi indisturbato nei salotti del potere globale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre per la destra sovranista il denaro di Epstein sarebbe stata una risorsa &#8220;offensiva&#8221; per scardinare il sistema, per l&#8217;area progressista sembrerebbe una risorsa &#8220;abilitante&#8221; che alimentava circuiti di lobbying e relazioni pubbliche. <br>In Italia, il caso dell&#8217;ex eurodeputato del PD Nicola Caputo, citato nei file del 2026, si inserisce proprio in questa zona grigia di relazioni internazionali e network di potere che, pur non configurando necessariamente reati, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">mostrano come l&#8217;influenza di Epstein fosse trasversale</mark></strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le indagini relative alle donazioni ricevute dalle università europee</strong> hanno subito una brusca accelerazione nel febbraio 2026, a seguito della pubblicazione integrale dei file da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense. Questi documenti hanno rivelato che <strong>Jeffrey Epstein non si limitava a finanziare la ricerca scientifica per puro prestigio, ma utilizzava le istituzioni accademiche come strumenti di pressione geopolitica e, in casi più inquietanti, come esche per le sue vittime</strong>. Uno dei casi più eclatanti emersi in questo mese riguarda la&nbsp;<strong>Stockholm School of Economics</strong>, che ha dovuto ammettere discrepanze tra i propri registri interni e i dati contenuti nei file Epstein. Due fondazioni legate al finanziere,<strong><em> </em></strong>la<strong><em> Enhanced Education </em></strong>e<strong><em> </em></strong>la<strong><em> C.O.U.Q. Foundation</em></strong>, hanno versato per anni fondi a un programma di borse di studio gestito dall&#8217;ateneo svedese. <strong>L&#8217;indagine interna ha sollevato il sospetto che i dati personali di studentesse che avevano presentato domanda per queste borse fossero finiti nelle mani di Epstein, il quale sfruttava la promessa di istruzione d&#8217;élite per attirare giovani donne nella sua rete</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel Regno Unito, la pressione è altissima sulle università di&nbsp;<strong>Oxford</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Cambridge</strong>, oltre che sul sistema laburista. Le nuove prove suggeriscono che Epstein cercasse di influenzare le nomine accademiche per rafforzare la posizione di alleati politici come Peter Mandelson, il quale è attualmente sotto indagine penale per aver ricevuto pagamenti e condiviso documenti riservati. Parallelamente, in Francia, le indagini del Procuratore Nazionale Finanziario hanno portato a perquisizioni presso l&#8217;<strong>Istituto del Mondo Arabo</strong>&nbsp;a Parigi. Sebbene non sia un&#8217;università in senso stretto, l&#8217;istituto è al centro di una bufera che coinvolge l&#8217;ex ministro della cultura <strong>Jack Lang</strong>, il cui nome appare centinaia di volte nei file in relazione a presunte operazioni di riciclaggio e frode fiscale aggravate, connesse a investimenti offshore condivisi con Epstein.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un altro fronte critico riguarda le <strong>università turche</strong>, dove è emerso che membri del consiglio del&nbsp;<strong>Robert College&nbsp;di Istanbul</strong> avrebbero sollecitato donazioni e consigli strategici a Epstein proprio per navigare un contesto politico nazionale considerato ostile. Le mail mostrano come Epstein venisse consultato non solo come donatore, ma come un vero e proprio &#8220;pivot&#8221; capace di aprire porte presso altre grandi fondazioni internazionali, come<strong> la</strong> <strong>Gates Foundation</strong>. Questo schema di &#8220;venture capital accademico&#8221; era volto a creare zone di influenza in nazioni strategicamente rilevanti dimostrando come le donazioni universitarie fossero parte integrante di una strategia di soft power molto più ampia.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le ripercussioni istituzionali </strong>di queste scoperte sono state immediate: molte università europee hanno annunciato nel corso di questo mese la creazione di fondi di riparazione, devolvendo somme equivalenti alle donazioni ricevute da Epstein a organizzazioni che assistono le vittime di tratta e abusi. Tuttavia, il danno d&#8217;immagine resta profondo, poiché le indagini stanno dimostrando che la due diligence sui donatori è stata sistematicamente ignorata o aggirata dai vertici accademici dell&#8217;epoca, attratti dalla prospettiva di finanziamenti facili in un periodo di tagli alla ricerca pubblica (vedi nota [3]).</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;intreccio tra i finanziamenti accademici di Jeffrey Epstein e lo sviluppo di tecnologie di sorveglianza digitale</mark></strong> emerge con particolare gravità dai file del Dipartimento di Giustizia pubblicati tra gennaio e febbraio 2026. Secondo l&#8217;inchiesta pubblicata il 9 febbraio 2026 da The Guardian, Epstein non agiva come un semplice filantropo della tecnologia, ma come un investitore strategico che utilizzava i laboratori universitari, in particolare il MIT Media Lab, per finanziare e orientare ricerche su sistemi di monitoraggio biometrico e intelligenza artificiale applicata al controllo sociale. I documenti rivelano che Epstein fu tra i primi finanziatori della Digital Currency Initiative (DCI) del MIT, vedendo nelle valute digitali non solo uno strumento finanziario, ma una base tecnologica per infrastrutture di transazione tracciabili e sistemi di sorveglianza economica.</p>



<p class="has-medium-font-size">La fonte più autorevole su questo specifico fronte, il rapporto investigativo della rivista Internazionale del 18 febbraio 2026, <strong>evidenzia come l&#8217;interesse di Epstein si fosse spostato negli ultimi anni verso lo sviluppo di algoritmi di riconoscimento facciale alimentati da intelligenza artificiale</strong>. I file citano il caso di un ex professore dell&#8217;Università del Tennessee che, grazie a fondi mediati da Epstein, avrebbe utilizzato i propri studenti per addestrare modelli di visione artificiale capaci di identificare soggetti in contesti affollati, una tecnologia che Epstein intendeva integrare nei propri sistemi di sicurezza privata. Questo legame tra accademia e sorveglianza era per l&#8217;appunto strettamente connesso alla figura di Vincenzo Iozzo, ricercatore di cybersecurity e collaboratore del MIT Media Lab. Iozzo traduceva le ambizioni di controllo di Epstein in progetti concreti di hacking e monitoraggio digitale, suggerendo persino l&#8217;uso di micro-stati come il Vaticano per testare queste nuove &#8220;armi digitali&#8221; lontano da regolamentazioni stringenti.<br><br>Le indagini del 2026 hanno inoltre messo in luce una dinamica di &#8220;<strong>ricerca su commissione</strong>&#8221; <strong>mascherata da donazione spontanea</strong>. All&#8217;interno del MIT, l&#8217;ex direttore <em>Joi Ito</em> avrebbe lavorato attivamente per occultare l&#8217;origine dei fondi di Epstein, etichettandoli come anonimi per permettere al finanziere di continuare a influenzare <strong>i progetti su blockchain e crittografia</strong> senza attirare l&#8217;attenzione dei comitati etici. Il coinvolgimento di scienziati del calibro del crittografo <strong>Madars Virza</strong>, anch&#8217;egli citato nei file per aver discusso opportunità di business con Epstein, suggerisce che<strong> il finanziere cercasse di circondarsi dei migliori talenti per costruire un&#8217;infrastruttura di sorveglianza che potesse poi essere rivenduta o utilizzata come merce di scambio politica</strong>. Le università europee e americane non sono state solo destinatarie di denaro contaminato, ma sono servite da incubatori per tecnologie che, sotto la direzione di Epstein, miravano a trasformare la privacy digitale in una variabile controllabile dal potere finanziario.&nbsp;</p>



<h3 id="il-caso-del-biologo-evoluzionista-robert-trivers-e-il-progetto-sui-bambini-transgender">Il caso del biologo evoluzionista Robert Trivers e il progetto sui bambini transgender</h3>



<p class="has-medium-font-size">Trivers ha ammesso di aver discusso con Jeffrey Epstein il finanziamento di una ricerca per identificare bambini con identità transgender fin dalla tenera età. L&#8217;obiettivo dichiarato era studiare i segnali biologici e comportamentali della &#8220;varianza di genere&#8221; nei bambini piccoli, un progetto che Epstein sembrava intenzionato a sostenere economicamente nell&#8217;ambito del suo interesse per l&#8217;eugenetica e il controllo dell&#8217;evoluzione umana.<br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2-1024x682.png" alt="" class="wp-image-17884" width="471" height="313" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2-1024x682.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2-300x200.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2-768x512.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2-640x427.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/image-2.png 1280w" sizes="(max-width: 471px) 100vw, 471px" /><figcaption>Epstein con R.Trivers</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Si tratta di <strong>interventi farmacologici ormonali </strong>precoci (e di altro) come i bloccanti della pubertà su soggetti che non hanno ancora la capacità cognitiva di comprendere le conseguenze a lungo termine sulla loro fertilità e salute.<br><strong>L&#8217;idea sarebbe che l&#8217;essere umano sia &#8220;software&#8221; da riprogrammare</strong>. In quest&#8217;ottica, studiare la varianza di genere nei bambini non è un atto di supporto, ma un tentativo di mappare, controllare e potenzialmente &#8220;ingegnerizzare&#8221; l&#8217;identità umana.<br><strong>Il legame con l&#8217;Ucraina</strong><br>Sebbene i documenti principali si focalizzino sul rapporto tra Trivers ed Epstein negli Stati Uniti (in particolare ad <strong>Harvard</strong>), sono emersi riferimenti a discussioni su possibili &#8220;esperimenti&#8221; o studi da condurre in paesi con regolamentazioni meno stringenti. In questo contesto, <strong>è stato citato l&#8217;interesse per la creazione di centri di ricerca o cliniche in Ucraina, dove Epstein avrebbe voluto implementare programmi legati alla genetica e alla biologia riproduttiva, sfruttando la rete di contatti scientifici di Trivers</strong>.<br>Trivers è stato una figura chiave nel connettere Epstein con l&#8217;élite scientifica di Harvard, facilitando incontri che servivano a Epstein per legittimare i suoi interessi.<br>All&#8217;epoca, Trivers era, infatti, una figura di spicco legata all&#8217;ambiente accademico di Harvard, dove Epstein ha investito milioni di dollari per anni per garantirsi l&#8217;accesso a scienziati di fama mondiale e influenzare i loro filoni di ricerca.<br>Ci si domanda perché un uomo condannato per traffico di minori dovrebbe finanziare ricerche sui &#8220;segnali precoci&#8221; dell&#8217;identità di genere?</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il piano &#8220;Designer Babies&#8221; di Epstein</strong> si ispirava esplicitamente alla <strong><em>Repository for Germinal Choice</em></strong>, una banca del seme degli anni &#8217;80 che raccoglieva solo donazioni di premi Nobel. Le indagini del 2026 suggeriscono che Epstein volesse creare una versione moderna e tecnologicamente avanzata di questo progetto nello Zorro Ranch, sfruttando la crittografia (come discusso con Vincenzo Iozzo) per proteggere un archivio genetico che includeva i profili dei luminari che frequentavano le sue proprietà.<br>In base alle informazioni emerse dai file del Dipartimento di Giustizia statunitense pubblicati tra il 2025 e l&#8217;inizio del 2026, il termine &#8220;<strong>Bryan Shop</strong>&#8221; non identifica una singola persona fisica, ma appare come un riferimento o un nome in codice legato al progetto <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">&#8220;Designer Babies&#8221; (bambini su misura)</mark></strong>. Secondo le ricostruzioni investigative riportate da testate come The Guardian, questa dicitura compare in alcune note manoscritte e comunicazioni digitali che collegano le ambizioni eugenetiche di Jeffrey Epstein alla <strong>creazione di un vero e proprio catalogo genetico d&#8217;élite</strong>. Il termine &#8220;Shop&#8221; sembrerebbe indicare una sorta di &#8220;mercato privato&#8221; o archivio di profili biologici selezionati, dove Epstein e i suoi soci discutevano la scelta di caratteristiche specifiche per la prole, come l&#8217;intelligenza o tratti somatici particolari, da implementare attraverso tecnologie di manipolazione della linea germinale umana.<br>Il progetto &#8220;Designer Babies&#8221; prevedeva, secondo i documenti analizzati anche da Internazionale, il tentativo di trasformare lo Zorro Ranch nel New Mexico in una base sperimentale dove inseminare diverse donne con il DNA di Epstein e di altri scienziati di alto profilo. L&#8217;obiettivo era creare una generazione di esseri umani geneticamente superiori, sfruttando l&#8217;accesso privilegiato che Epstein aveva ottenuto a laboratori universitari e a esperti di tecnologie CRISPR. In questo contesto, l&#8217;interesse di Epstein per figure tecniche come Vincenzo Iozzo era finalizzato anche a garantire la massima protezione crittografica a questo database genetico, proteggendo l&#8217;identità dei donatori e i risultati degli esperimenti da occhi indiscreti. Le indagini della magistratura del New Mexico, riaperte nel febbraio 2026, stanno cercando di determinare se questo &#8220;Bryan Shop&#8221; fosse una piattaforma digitale esistente utilizzata per scambiare materiali biologici e informazioni riservate tra i membri del network di Epstein.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails-1024x362.png" alt="" class="wp-image-17890" width="840" height="296" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails-1024x362.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails-300x106.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails-768x272.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails-640x226.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-21-09-24-jeevacation@gmail.com-Re-Designer-babies-use-of-funds-—-Epstein-Emails.png 1165w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Jeffrey,<br>Ecco un mazzo di carte sul mio progetto di &#8220;<strong>designer baby</strong>&#8220;: http://diyhpl.us/bryan/designer-babies-deck.pdf<br>Ho parlato di nuovo con Austin e abbiamo una serie di domande sulla tua serietà nel volerlo e su quali siano le regole di base per esplorare la questione con te e procedere con i passaggi successivi. La maggior parte di queste domande riguarda i tuoi requisiti di segretezza e privacy, in particolare per quanto riguarda il rischio reputazionale e anche qualsiasi coinvolgimento finanziario. Credo che ci sarebbe anche bisogno di una certa comprensione degli obiettivi e della fattibilità di risultati diversi. Penso che un modo per farlo sia sotto l&#8217;egida del mio progetto &#8220;designer babies&#8221;, dato che l&#8217;altro risultato è simile e condivide molte delle stesse procedure e requisiti di laboratorio. Questo potrebbe offrire un livello sufficiente di negabilità. Propongo un&#8217;altra chiamata lunedì pomeriggio per discutere di questi problemi, per favore proponi un orario.<br>Grazie. Bryan</p>



<p class="has-normal-font-size">[*] Il coinvolgimento italiano, finora emerso, nello scandalo Epstein si è fin qui delineato attraverso un intreccio di ambizioni finanziarie e sospetti di condizionamento politico, con le autorità che iniziano a ipotizzare reati specifici a carico delle personalità citate dai file.<br>Secondo quanto riportato da Sky TG24 e Il Fatto Quotidiano, l’attenzione si sta concentrando su figure che avrebbero agito come facilitatori logistici.<br>I nomi di Nicola Caputa e Salvatore Nuara appaiono nelle liste declassificate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Gli inquirenti stanno valutando l&#8217;ipotesi di favoreggiamento e concorso in associazione a delinquere.<br>Il sospetto è che tali figure possano aver garantito l&#8217;accesso a canali riservati durante le tappe italiane del cosiddetto &#8220;Lolita Express&#8221;, in particolare in Sardegna.<br>I nuovi documenti pubblicati il 30 gennaio 2026 hanno infatti fornito una panoramica dettagliata dei viaggi di Jeffrey Epstein nell&#8217;isola, confermando scali frequenti presso l&#8217;aeroporto di Olbia-Costa Smeralda tra il 2005 e il 2017.<br>I registri di volo declassificati indicano che la Sardegna non era solo una meta turistica, ma un hub strategico per incontri di alto livello.<br>Tra i nomi dei passeggeri identificati nei voli con tratta o scalo a Olbia compaiono personalità di rilievo internazionale: il principe Andrew Mountbatten-Windsor, la cui presenza in Costa Smeralda è ora al centro delle indagini della Thames Valley Police, l&#8217;ex presidente Bill Clinton, citato in diverse rotte europee del jet privato, e la modella Naomi Campbell.<br>Sebbene la presenza su un volo non costituisca di per sé prova di reato, le autorità italiane stanno incrociando questi dati con le testimonianze contenute nei 2.000 video recentemente rilasciati per verificare se in alcune ville private del nord dell&#8217;isola si siano consumati i reati di sfruttamento della prostituzione minorile già emersi nelle altre proprietà del finanziere.<br>Inoltre l’analisi delle email riguardanti l&#8217;affare Milan offre uno spaccato ulteriore sulla strategia di penetrazione finanziaria di Epstein in Italia. La corrispondenza risalente all&#8217;estate del 2018 rivela che il finanziere agiva come un &#8220;pivot&#8221; informativo, inoltrando un dossier dettagliato sul club rossonero a Nicole Junkermann, ex esponente di Infront, e al figlio di Maria Sole Agnelli. In queste comunicazioni, Epstein presentava il Milan come un&#8217;opportunità strategica irripetibile, chiedendo pareri tecnici sulla valutazione dell&#8217;operazione allora gestita dal fondo Elliott. Sebbene le risposte della Junkermann appaiano asciutte e distaccate, gli inquirenti stanno analizzando questi scambi sotto l&#8217;ipotesi di manipolazione del mercato, cercando di stabilire se Epstein intendesse utilizzare informazioni privilegiate per influenzare il valore del club o per facilitare scalate societarie per conto di terzi rimasti nell&#8217;ombra.<br>Qualche ripercussione politica<br>Il dibattito in Parlamento si è incentrato sulle conversazioni tra Epstein e Steve Bannon. Le ipotesi di reato sollevate dalle opposizioni, in particolare da Alleanza Verdi e Sinistra attraverso la deputata Elisabetta Piccolotti, riguardano il finanziamento illecito ai partiti e l&#8217;ingerenza in affari di Stato.<br>Secondo le dichiarazioni rilasciate dalla parlamentare e riportate dalla stampa nazionale il 19 febbraio 2026, Bannon ha discusso con Epstein manovre per sostenere le forze dell&#8217;estrema destra europea, citando la possibilità di gestire la politica italiana fino a ipotizzare la caduta del governo allora in carica nel dicembre 2018. Questa presunta &#8220;cabina di regia&#8221; internazionale è oggi al centro della richiesta per una Commissione d&#8217;inchiesta parlamentare, volta a stabilire se le scelte strategiche nazionali siano state condizionate da interessi legati alla rete del finanziere americano.</p>



<p class="has-normal-font-size">[1] La cosiddetta &#8220;<strong>Bestia</strong>&#8221; è il nome colloquiale con cui è diventata nota la complessa macchina di propaganda digitale e social media della Lega, coordinata per anni da Luca Morisi. Non si tratta di un singolo software, ma di un sistema integrato di algoritmi, analisi dei dati (data mining) e gestione dei contenuti volto a massimizzare il consenso elettorale attraverso la polarizzazione e la reattività costante ai temi caldi del momento.<br><strong>Come funziona tecnicamente</strong><br>Il cuore del sistema risiede nella capacità di monitorare in tempo reale il &#8220;sentimento&#8221; della rete. Attraverso software di ascolto dei social media, il team della Bestia individua quali argomenti generano più interazione, rabbia o approvazione tra gli utenti. Una volta individuato il tema (che sia l&#8217;immigrazione, la sicurezza o un nemico politico), il sistema produce un flusso incessante di post, video e meme coordinati tra i vari profili ufficiali di Matteo Salvini e migliaia di account sostenitori. Questo crea una &#8220;camera dell&#8217;eco&#8221; che amplifica il messaggio, costringendo spesso i media tradizionali a inseguire l&#8217;agenda dettata dal web.<br>Secondo le rivelazioni dei file depositate nel 2026 e le analisi di testate come The Guardian, l&#8217;interesse di Steve Bannon per la Bestia era legato alla sua visione di &#8220;guerra dell&#8217;informazione&#8221;. Bannon considerava la struttura digitale della Lega come il modello più avanzato di populismo digitale in Europa. Nei suoi scambi con Jeffrey Epstein, Bannon suggeriva che il network della Lega potesse essere ulteriormente potenziato attraverso tecnologie di analisi predittiva simili a quelle di Cambridge Analytica, per le quali cercava il supporto finanziario del magnate.<br>L&#8217;ipotesi al centro delle recenti indagini parlamentari è che la Bestia non fosse solo un&#8217;operazione italiana, ma che avesse ricevuto input strategici (e potenzialmente tecnologici) da una rete internazionale coordinata da Bannon. I file Epstein hanno sollevato il sospetto che risorse finanziarie o competenze tecniche di alto livello (come quelle discusse con Vincenzo Iozzo in ambito di cybersicurezza e gestione dati) potessero essere state messe a disposizione per testare nuove forme di manipolazione del consenso in Italia, prima di esportarle altrove.<br>[2] Nei messaggi scambiati tra Vincenzo Iozzo e Jeffrey Epstein, <strong>il focus tecnico si concentra sulla vulnerabilità intrinseca dei sistemi di crittografia legati alla gestione delle identità e dei flussi finanziari digitali</strong>. Iozzo, noto esperto di sicurezza offensiva, evidenziava come l&#8217;adozione di standard crittografici non ancora maturi per le valute digitali sovrane potesse permettere attacchi di tipo DNS spoofing e manipolazioni dei protocolli di validazione dei pagamenti. La fonte più autorevole in questo ambito, Risky Biz News, riporta che le discussioni riguardavano in particolare la fragilità delle infrastrutture RPKI (Resource Public Key Infrastructure), che se compromesse permetterebbero a un attore esterno di dirottare il routing globale di internet, trasformando di fatto un sistema di sicurezza in uno strumento di intercettazione di massa.<br>[3] <strong>Sul piano delle conseguenze legali</strong>, la pubblicazione dei file nel febbraio 2026 ha innescato una serie di indagini senza precedenti per &#8220;omessa vigilanza&#8221; e &#8220;violazione del dovere fiduciario&#8221; contro i vertici di diverse università europee e americane. Istituzioni come la Stockholm School of Economics e il MIT sono attualmente sotto esame da parte delle autorità giudiziarie per aver aggirato i protocolli di due diligence sui donatori, accettando fondi che, secondo il rapporto del Dipartimento di Giustizia USA, servivano a Epstein per ottenere l&#8217;accesso illegittimo ai dati sensibili di studenti e ricercatori. Oltre alle dimissioni forzate di rettori e direttori di dipartimento — come accaduto al MIT Media Lab e alla Bard College — le università rischiano sanzioni milionarie e la revoca di accreditamenti internazionali, poiché l&#8217;accettazione consapevole di fondi legati ad attività criminali potrebbe configurare il reato di complicità o favoreggiamento nel riciclaggio di proventi illeciti.</p>



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		<title>L&#8217;Ue fa la colletta affamando i paesi membri pur di armarsi contro la Russia</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/02/23/lue-fa-la-colletta-affamando-i-paesi-membri-pur-di-armarsi-contro-la-russia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 13:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
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		<category><![CDATA[crisieconomica]]></category>
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		<category><![CDATA[Debito comune europeo]]></category>
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		<category><![CDATA[spread da guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Unione Europea, e noi con essa, ci indebitiamo, per poter continuare ad alimentare la guerra, incuranti del peggioramento dei conti pubblici che comporteranno tagli ai servizi pubblici e sacrifici e nuova austerity… I primi tentativi di introdurre il debito comune europeo erano stati fatti con l’altra emergenza, anch’essa apparecchiata a tavolino, quella pandemica. La necessità&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-medium-font-size" id="l-unione-europea-e-noi-con-essa-ci-indebitiamo-per-poter-continuare-ad-alimentare-la-guerra-incuranti-del-peggioramento-dei-conti-pubblici-che-comporteranno-tagli-ai-servizi-pubblici-e-sacrifici-e-nuova-austerity">L’Unione Europea, e noi con essa, ci indebitiamo, per poter continuare ad alimentare la guerra, incuranti del peggioramento dei conti pubblici che comporteranno tagli ai servizi pubblici e sacrifici e nuova austerity…</h2>



<p class="has-medium-font-size">I primi tentativi di introdurre il <strong>debito comune europeo</strong> erano stati fatti con l’altra <strong>emergenza</strong>, anch’essa apparecchiata a tavolino, quella <strong>pandemica</strong>. <strong>La necessità di un debito comun</strong>e europeo che ci era stata presentata come il &#8220;salvavita&#8221; eccezionale per uscire dalla terapia intensiva della pandemia, <strong>ha ufficialmente cambiato divisa e ha imbracciato il fucile</strong>.<br>In questo febbraio 2026, è ormai chiaro che la famosa <strong>carta di credito collettiva</strong> non serve più a comprare respiratori, a sostenere i redditi delle famiglie o a finanziare asili nido, istruzione, ricerca, infrastrutture eccetera, essendo piuttosto diventato il portafoglio di guerra dell&#8217;Unione.<br>Il tabù è stato definitivamente abbattuto con<strong> l&#8217;approvazione del maxi-prestito da 90 miliardi di euro per l&#8217;Ucraina</strong>: di questi, <strong>ben 60 miliardi sono destinati direttamente a finanziare la difesa e l&#8217;acquisto di armamenti</strong>.<br>In pratica,<strong> l&#8217;Europa guerrafondaia</strong> ha deciso che <strong>l&#8217;unico modo per tenere in piedi il fronte orientale e soddisfare le pressanti richieste di Kiev è quello di indebitarsi tutti insieme</strong>, trasformando quella che doveva essere una misura solidale per spese sociali in un motore finanziario per un conflitto a lungo termine.<strong> La guerra sembra l&#8217;unico collante funzionante a tenere insieme un&#8217;Unione sempre più disgregata</strong>.</p>



<h3 id="le-conseguenze-economiche">Le conseguenze economiche</h3>



<p class="has-medium-font-size">Questa scelta avrà effetti collaterali estremamente gravi per i bilanci di casa nostra. Mentre Bruxelles emette i suoi &#8220;<strong>Eurobond</strong>&#8221; per mandare carri armati e munizioni, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">questi titoli finiscono inevitabilmente per entrare in competizione diretta con i BTP italiani</mark></strong>. L&#8217;arrivo di questo <strong>nuovo debito comune &#8220;bellico&#8221;</strong> si sta abbattendo <strong>sulle prossime aste del Tesoro</strong> con la classica grazia di un elefante in una cristalleria.<br><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Mentre l&#8217;Italia si prepara a cercare compratori dei suoi titoli di debito per collocare circa 350 miliardi di euro in titoli nel corso del 2026</mark></strong>, si ritrova a dover <strong>competere</strong> con un vicino di casa decisamente più ingombrante e rassicurante: <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la Commissione Europea offre infatti al mercato prodotti che godono del massimo della sicurezza (tripla A), rendendo i nostri BTP improvvisamente meno appetibili per i grandi investitori internazionali, che preferiscono finanziare la difesa comune europea piuttosto che il debito nazionale italiano</mark></strong>.<br>Questa concorrenza non è affatto gratis. Per convincere i mercati a scegliere ancora i titoli tricolore invece di quelli europei, il Tesoro sarà costretto ad alzare ulteriormente i rendimenti già elevati, <strong>facendo lievitare il &#8220;servizio al debito&#8221;</strong>, ovvero la mostruosa montagna di interessi che l&#8217;Italia deve pagare ogni anno (<strong>90 miliardi nel 2025</strong>). In altri termini, <strong>nel 2025 abbiamo speso per gli interessi quasi quanto l&#8217;intero budget destinato all&#8217;istruzione e oltre la metà di quanto stanziato per il Fondo Sanitario Nazionale</strong>.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> In pratica, ogni volta che un cittadino si lamenta di una lista d&#8217;attesa infinita o di una scuola che cade a pezzi, dovrebbe ricordare che una fetta enorme delle sue tasse è già stata &#8220;prenotata&#8221; dai mercati finanziari</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ogni frazione di punto percentuale in più nelle aste si traduce in miliardi di euro sottratti a sanità e istruzione, trasporti, giustizia, ricerca, infrastrutture eccetera per essere girati ai mercati finanziari.<br>È il classico paradosso di Bruxelles: <strong>l&#8217;Italia si indebita collettivamente per sostenere una guerra, ma proprio questo indebitamento cannibalizza la domanda per i titoli nazionali, rendendo più caro e difficile pagare gli interessi sul proprio debito nazionale</strong>.<br>Le conseguenze concrete saranno evidenti già nelle prossime scadenze critiche del 2026, <strong>in particolare per i BTP a 10 anni che dovranno essere rinnovati tra marzo e maggio</strong>. Con i fondi esteri che scappano verso i più rassicuranti titoli europei &#8220;di guerra&#8221;, <strong>il Governo sarà costretto a raschiare il fondo del barile del risparmio domestico, alzando i tassi per convincere le famiglie italiane a comprare debito nazionale mentre l&#8217;Europa drena liquidità per le armi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">In definitiva, mentre l&#8217;Unione Europea festeggia la sua nuova capacità di spesa bellica, l&#8217;Italia si trova a ballare sul ciglio di un&#8217;asta dove <strong>il prezzo del denaro diventa insostenibile</strong>, ricordandoci che <strong>ogni proiettile finanziato collettivamente a Bruxelles rischia di costare un ospedale o una scuola in meno a Roma</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Di questa dinamica <strong>si avvantaggiando i grandi fondi di investimento statunitensi </strong>(the big Three: <strong>Black Rock, Vanguard, State Street</strong>). Man mano infatti che i tagli degraderanno ulteriormente i servizi pubblici e la previdenza,<strong> la loro offerta di <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">polizze assicurative, sanitarie e pensionistiche</mark></strong> verrà domandata contribuendo allo smantellamento dei servizi pubblici a favore della loro privatizzazione in veste finanziaria. Un circolo vizioso infernale&#8230;</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;Unione Europea, </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">attraverso il bilancio comunitario e i contributi dei singoli Stati</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">, ha già erogato circa </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">155 miliardi di euro</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> in termini di assistenza reale e tangibile all’Ucraina</mark></strong>. Questa cifra mastodontica non include le promesse future, ma rappresenta il totale di quanto già versato per mantenere operativo lo Stato ucraino, <strong>fornire equipaggiamento militare e gestire l&#8217;emergenza umanitaria all&#8217;interno e all&#8217;esterno dei confini ucraini</strong>.<br><strong>L&#8217;Italia</strong>, contrariamente alla percezione di un impegno limitato, ha già sostenuto una spesa reale che si aggira intorno ai <strong>14,5 miliardi di euro</strong>. Questa somma non è un&#8217;ipotesi, ma il risultato di <strong>tre voci di spesa</strong> concrete e già contabilizzate. <strong>La prima riguarda i contributi diretti e le armi inviate, per una cifra che supera i 2,5 miliardi di euro</strong>. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color"><strong>La seconda, molto più pesante, è la nostra quota parte dei versamenti al bilancio UE che sono stati dirottati verso Kiev: poiché l&#8217;Italia contribuisce per circa il 13% al budget europeo, abbiamo indirettamente finanziato i vari pacchetti di assistenza macrofinanziaria per oltre 8 miliardi di euro</strong></mark>. <strong>Infine, vanno sommati i circa 4 miliardi di euro già spesi dallo Stato italiano per l&#8217;accoglienza e l&#8217;assistenza dei profughi ucraini sul nostro territorio nazionale</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Senza contare che nei prossimi dieci anni dobbiamo anche trovare le risorse finanziarie finanziarie per aumentare le nostra spesa militare dall&#8217;1,3% del PIL al 5% ossia da 80 milioni di euro al giorno a più di 300 milioni di euro al giorno.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nel frattempo la propaganda di guerra dell&#8217;Unione afferma che l’economia della Russia con un rapporto <strong>debito/Pil del 15,2%</strong> sta ormai crollando.<br>In realtà, mentre noi allegramente accettiamo il nostro <strong>135-140%</strong> che aumenterà ulteriormente a causa del debito comune, Mosca si permette il lusso di avere un debito che è quasi dieci volte inferiore al nostro in termini relativi.</p>



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