Varechina riversata nell’acqua freddata nel porto di Piombino per il buon funzionamento del rigassificatore

Varechina riversata nell’acqua freddata nel porto di Piombino per il buon funzionamento del rigassificatore

Giugno 13, 2022 0 Di Francesco Cappello

L’acqua di mare utilizzata dal rigassificatore, per il suo normale funzionamento, verrebbe restituita al mare più fredda e clorata

Oltre a voler imporre la convivenza con un impianto estremamente pericoloso anche se tenuto a debita distanza – 22 km dalla costa nel caso del Rigassificatore OLT tra Marina di Pisa e Livorno – il normale funzionamento del rigassificatore prevede l’uso di varechina (candeggina) NaClO, a ciclo continuo, quale antivegetativo, necessario a tenere sempre libere, dalla formazione di alghe ed incrostazioni, le serpentine degli scambiatori di calore del rigassificatore che vorrebbero rapidissimamente piazzare nel porto di Piombino in deroga a tutte le normative esistenti pretendendo di trasformare il mare in sito industriale. Ci si chiede quali possano esse le possibili conseguenze negli equilibri dell’ecosistema marino locale, le attività di pesca e di allevamento ittico.

Il ritorno allo stato gassoso da quello liquido è possibile, infatti, grazie allo scambio di calore con l’acqua di mare. L’acqua di mare utilizzata viene perciò restituita al mare più fredda (-8°C) e clorata. Nel caso del rigassificatore OLT si tratta di 2,2 metri cubi cubi al secondo. Nell’arco di 24 ore si può pensare ad una quantità d’acqua pari a quella di cento piscine olimpioniche che vengono usate e restituite al mare più fredde e clorate. Le conseguenze? OLT prova a rassicurare e a garantire che non c’è da preoccuparsi.
Si vedano i documenti pubblicati dalla OLT in proposito (https://www.oltoffshore.it/sostenibilita/ambiente/scarichi-idrici/) che liquida in poche battute la questione:

La clorazione è il metodo chimico anti-fouling (antivegetativo) più utilizzato in ambito mondiale a tutti i livelli sia civile (acqua potabile) che industriale (circuiti raffreddamento ad acqua mare o dolce, reflui) per la sua efficacia. Nei circuiti ad acquamare la clorazione viene attuata tramite dosaggi di ipoclorito di sodio (NaClO), prodotto a bordo tramite elettrolisi dell’acqua di mare stessa. Pertanto, tale processo non prevede l’aggiunta esterna di cloro all’acqua del mare, ma trasforma il cloro in essa già contenuto in una forma utile a espletare la funzione antivegetativa. I quantitativi di cloro attivo libero rilasciati in mare nello scarico principale risultano comunque significativamente inferiori a quelli previsti dalla normativa nazionale sugli scarichi in acqua (Testo Unico Ambientale). Inoltre, i livelli di scarico di tale parametro sono stati attentamente valutati dalle Autorità competenti, che hanno proceduto al rilascio delle autorizzazioni necessarie. Infine, la concentrazione allo scarico del cloro attivo libero è oggetto costante di controllo nel corso dell’attività da parte di OLT (in particolare, è previsto un monitoraggio in continuo dello scarico principale) e delle Autorità preposte.

Le variazioni di temperatura cui è soggetta l’acqua di mare sono state oggetto di verifica da parte delle Autorità competenti e sono oggetto di un costante controllo nel corso delle attività da parte di OLT (in particolare, è previsto un monitoraggio in continuo della differenza di temperatura tra l’ingresso e lo scarico del sistema di acqua di mare necessaria per la rigassificazione ) e delle Autorità preposte. In ogni caso, è stato stabilito che non vi sono problematiche relative alla variazione di temperatura dell’acqua di mare utilizzata per il processo di riscaldamento del GNL in gas naturale, fra il punto di prelievo e quello di rilascio a mare.

Rigassificatori a ciclo aperto: funzionano così - Il mare vuoto

È possibile, tuttavia, leggere qui il rapporto Greenpeace che presenta i motivi della propria opposizione al progetto di deposito/rigassificatore OLT tra i quali anche quelli relativi alla clorazione e al raffreddamento delle acque del mare utilizzate e che provò a suo tempo a diffidare il governo allora in carica.

Riportiamo qui alcuni estratti di uno studio preliminare del PROF. GIOVANNI MARANO – DOCENTE DI BIOLOGIA MARINA UNIVERSITA’ DI BARI relativi all’ipotesi di rigassificatore a suo tempo proposto a Brindisi.

IL TERMINALE GNL DI BRINDISI: VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DELLO SCARICO DI ACQUA FREDDA E CLORATA SULL’ECOSISTEMA MARINO-COSTIERO

A seguire alcuni estratti particolarmente significativi dello studio. [Il documento integrale è leggibile in fondo all’articolo].

Lo sversamento delle acque raffreddate del rigassificatore, rilasciate allo sbocco con un valore di ∆T pari a –6 °C rispetto alla temperatura di riferimento delle acque marine superficiali.
Le acque reflue dal rigassificatore saranno, come detto, più fredde di quelle del mare nella zona di scarico ed anche leggermente più salate in relazione alla clorazione; per questo, sulla base delle loro
caratteristiche fisiche, tenderanno naturalmente a stratificare verso il fondo del bacino in funzione della loro maggiore densità
la distribuzione di tali acque fredde e clorate nel bacino portuale di Brindisi ed i loro effetti sull’habitat marino devono anche essere messi in relazione ai movimenti generali delle masse d’acqua,
Per quanto attiene la necessità dell’utilizzo di cloro in funzione antifouling per proteggere gli scambiatori di calore ed evitare le incrostazioni di organismi del benthos fisso sulle strutture di presa
ed aspirazione dell’acqua, le problematiche connesse all’impatto ambientale sono molto più complesse (Jenner et al., 1997; Nebot et al., 2006).
In primo luogo è necessario specificare che è variabile sia l’effetto antifouling che l’impatto sull’ambiente, a seconda delle molecole contenenti cloro utilizzate per il processo; solitamente viene
adoperato il cloro sotto forma di Ipoclorito di Sodio (NaClO) o di Biossido di Cloro (ClO2), ma nel primo caso è possibile la formazione in acqua di sottoprodotti organo-alogenati nocivi quali i trialometani o gli acidi di- e tricloroacetici (Geraci et al., 1993).
Quindi, in questi casi è necessario valutare l’impatto dell’acqua clorata sia in termini di effetti diretti sui tassi di mortalità e/o crescita degli organismi marini sia in termini di formazione di alogeno-derivati in ragione della quantità e qualità di cloro presente (Geraci et al., 1993; Rajagopal et al., 1997; 2003; Nebot et al. 2006; Taylor, 2006).
In letteratura è riportato che dosaggi anche molto bassi di cloro possono determinare impatti molto dannosi sugli organismi marini, sia con effetti letali, sia con effetti cronici e subletali 
(Masilamoni et al., 2002).
Gli alogeno-derivati sono tossici, mutageni, poco biodegradabili e possono interferire in molti processi metabolici e fisiologici, specificatamente per gli organismi bioindicatori come gli invertebrati sestonofagi. Anche per questo nella Laguna di Venezia, a partire dal 2000, è stata proibita la clorazione come attività antifouling (Piano Direttore Regione Veneto, 2000).
È anche necessario valutare gli effetti della clorazione a livello di ecosistema, sulla eventuale diminuzione della biomassa e di interferenza con la biodiversità, anche sulla base della cloro-
richiesta necessaria alla effettiva funzione antifouling.

Alcuni lavori scientifici dimostrano effetti letali, sub letali o embriotossici su invertebrati e vertebrati marini sottoposti all’azione di reflui termici e clorati con concentrazioni pari o
superiori a 0.2 mg/l (Taylor, 2006; vedi tabella successiva)
Prove di laboratorio, effettuate utilizzando Biossido di Cloro, hanno evidenziato embriotossicità nel riccio di mare Sphaerechinus granularis a concentrazioni superiori a 0.74 ppm, mentre una
significativa riduzione della crescita delle colonie di Laomedea flexuosa (Idrozoo coloniale) può verificarsi a concentrazioni comprese tra 0.1 e 0.2 ppm (Geraci et al., 1993)
nel lavoro di Rajagopal et al. (1997) è possibile riscontrare mortalità elevate nei mitili e specie
affini per concentrazioni di cloro superiori ai 0.2 mg/l (vedi tabella successiva)
anche se la concentrazione finale non dovesse avere effetti letali sugli organismi marini eventualmente interessati (almeno in base alla bibliografia consultata), potrebbe causare
danni su alcuni aspetti fisiologici, per esempio la crescita, di alcune specie (Geraci et al., 1993).
L’immissione di cloro in mare, anche con dosaggi molto bassi, può avere un impatto dannoso con alterazioni metaboliche e fisiologiche negli organismi marini. I residui di cloro, soprattutto se derivanti dall’utilizzo di NaClO, comportano anche la presenza in acqua di organo-clorurati riconosciuti tossici e mutageni per gran parte degli organismi viventi. Si tratta di composti scarsamente biodegradabili che
persistono nell’habitat e che potenzialmente si accumulano negli organismi viventi. In particolare, gli organo-clorurati possono interferire con le attività del sistema endocrino alterando i processi metabolici.

- Le alterazione legate ai composti organo clorurati possono maggiormente evidenziarsi in sinergia alle variazioni di altri parametri talassografici, e specificatamente alle fluttuazioni termiche che ne rendono più evidenti gli impatti ambientali (Taylor, 2006).
(...) valutare eventuali effetti sinergici tra la modificazione del regime termico delle acque e la
concentrazione di cloro-derivati sulla fisiologia degli organismi marini e sulla formazione dei composti organo-clorurati nell’ecosistema


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