Chi gestirà la transizione energetica dal fossile (non rinnovabile) alle rinnovabili?

Settembre 29, 2019 2 Di Francesco Cappello

Le grandi multinazionali dell’energia stanno organizzandosi da tempo per imporre le loro strategie, pensiamo ad esempio alle grandi pali eoliche in mare o sulle colline italiane previo pagamento di una concessione (di 3lire…) al comune che le ospita (per sempre) oppure alle distese di pannelli fotovoltaici su terreni agricoli e fertili, o ancora al rigassificatore OLT che staziona offshore tra tirrenia e Livorno ecc. Si tratta di un modello centralizzato di produzione dell’energia dalle grandi centrali al consumatore finale (non mi meraviglierei che qualcuno tirasse fuori di nuovo la necessità delle centrali nucleari…) e pensiamo ad un modello decentralizzato in cui ogni edificio pubblico o privato, case, capannoni di aziende ecc. diventasse una unità di produzione oltre che di consumo dell’energia facendo di ciascuno di noi un prosumers. Chi produce troppo rispetto alle proprie necessità metterebbe la propria eccedenza in rete ad uso di chi in quel momento necessita di più energia di quella che è in grado di produrre. Si tratterebbe di una rete peer to peer (proposta da J. Rifkin) in cui come facciamo con la informazione su internet ci scambieremmo l’energia – una internet dell’energia…

Le necessarie ristrutturazioni energetiche degli edifici, l’adattamento della topologia della rete, sarebbero parte di un piano energetico nazionale. Questo seconda modalità ha però “tre difetti“. A guadagnarci saremmo tutti noi oltre che naturalmente l’ambiente in cui viviamo, a perderci le grandi multinazionali che da un bel pò hanno cominciato a pensare a come guadagnare dalla transizione energetica in atto. Il terzo difetto sta nel fatto che il sovvertimento della finanza pubblica non permette gli investimenti pubblici che sarebbero necessari e anzi, poiché le ristrutturazioni energetiche se attuate prima fanno alzare il pil poi lo fanno diminuire nell’ambito europeo questo diventa un problema perché se diminuisce il pil, seppure virtuosamente, il rapporto debito/pil si alza ma in ambito europeo vogliono che si abbassi alla metà del valore attuale!! (abbiamo presente cosa comporterebbe la soddisfazione di questo vincolo nel sistema della moneta privata a debito in cui ci hanno ficcato!?)

Le nostre imprese pubbliche dell’energia (SNAM, ENI, ENEL), sono state svendute nel senso che sono diventate delle S.P.A. alla finanza privata- questo significa che se anche i loro vertici continuano a essere nominati dalla politica le spa si comportano riducono gli investimenti letteralmente allo zerovirgola mentre alzano le tariffe agli utenti ed evitano di commissionare R&S e innovazione a ENEA e CNR e tutto per distribuire dividendi più alti ai loro azionisti…

La finanza speculativa mondiale ha urgente bisogno di innescare investimenti su scala planetaria gonfiando una bolla finanziaria “green” che gli permetterà di sopravvivere a se stessa, ai tassi sottozero che rischiano di sotterrare fondi di investimento, fondi pensione e sistema bancario. Per ogni eventualità si prepara alle possibili catostrofi finanziarie prevenendo le corse agli sportelli smaterializzando la moneta

Note a margine

Climateaction ha legami con un certo numero di partner finanziari al fine di promuovere ‘investimenti verdi’ in quella che viene definita ‘industria della sostenibilità globale’.

Il Climate Institute di Climate.org è un’importante entità di ricerca finanziata tra gli altri da Ford Motor Company Fund, GE Foundation, Goldman Sachs, Rockefeller Brothers Fund, Shell Foundation, The Rockefeller Foundation.

Questo gruppo rappresenta ora la più ampia coalizione climatica nella storia degli Stati Uniti e comprende una coalizione notevolmente ampia di leader del settore aziendale.”

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