Democrazia desueta?

Ottobre 23, 2019 2 Di Francesco Cappello

pubblicato su SovranitàPopolare.org
pubblicato su Iskrae.eu

dal Corriere della Sera

Evidentemente, alle 5 stelle non basta la riduzione del numero dei parlamentari, attraverso la quale si è ottenuto un risparmio dell’ordine dello 0,000026% del Pil nazionale.
Grillo, coerentemente, pensa al ruolo di “Elevati” che possono contribuire alla rigenerazione della politica a cui La gente comune deve dare ammirazione e anche ubbidienza… e che
L’ineguaglianza è necessaria…”
come si vede il Grillo è un ‘vero cultore’ della Costituzione perfettamente in linea con quanto ebbe a dichiarare Davide Casaleggio “Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile” e “tra qualche lustro è possibile” che il Parlamento “non sarà più necessario nemmeno in questa forma”.
Il parlamento è ormai di impiccio. Se potessero lo eliminerebbero.
Hanno cominciato proponendo il monocameralismo che sommato al maggioritario sarebbe deleterio.
Il sistema elettorale perfettamente proporzionale, previsto dalla Costituzione del 48, era in grado di rappresentare l’intero arco delle posizioni politiche, includente le minoranze, ma questa possibilità, prevista dai costituenti, è un bene che ci è stato sottratto e che bisognerebbe riconquistare.

Si tenga presente che nel nostro paese, in cui il rapporto tra parlamentari ed abitanti non era certo fra i più alti in Europa (in Scandinavia, così come in altri paesi con solide tradizioni democratiche, tale rapporto era doppio rispetto al nostro), abbiamo, già da tempo, rinunciato alla ricchezza apportata nel dibattito parlamentare dalle minoranze, rinunciando al sistema elettorale proporzionale.

L’enorme abuso della decretazione d’urgenza ci assimila ai regimi dittatoriali.
Nella massima fascista: “fatti, non parole!” i fatti, assimilabili al potere esecutivo, prevalgono sempre più sulle parole; il potere legislativo diviene nell’immaginario collettivo il luogo della “chiacchera inconcludente“ mentre l’esecutivo si appropria del ruolo del parlamento.

Mentre constatiamo come il Parlamento sia (grazie ai cambiamenti imposti gradualmente alla architettura istituzionale prevista dalla Costituzione del 48) sempre più subordinato al Governo, ci chiediamo: quanto avanti risulta la proposta di affermazione dello schema presidenzialista?

Ebbene, nelle Regioni governate dalla Lega è stata depositata la richiesta di Referendum popolare, da tenere nel 2020, per una legge elettorale integralmente maggioritaria, così che “dopo le elezioni si sappia chi deve governare“.
Fratelli d’Italia ha rilanciato la proposta di elezione diretta del Presidente della Repubblica, che sancirebbe la fine della repubblica parlamentare disegnata dalla Costituzione.

Oggi, a decidere le leggi da approvare, sono sempre più i leader politici . Il Parlamento che volesse approvare una legge contraria a quella dei leader di partito che stanno al governo rischierebbe di provocare una crisi di governo.

I vecchi, afferma il solito Grillo, è bene che smettano di votare (forse perché il loro senso critico, forgiato dal’esperienza, è più difficilmente malleabile o perché ricordano bene quando le cose avevano tutt’altro andazzo?), invito che rischia di alimentare un artificioso conflitto generazionale nel momento in cui si propone il voto a 16 anni. Ricordiamo che la propaganda si è preoccupata di addebitare lo stato di degrado sociale ed economico alla corruzione e al fatto che le generazioni precedenti avrebbero vissuto sperperando e sprecando al di sopra delle loro possibilità caricando sulle spalle delle giovani generazioni, il peso del debito, l’eredità di un mondo inquinato ecc. ecc.

Lo spiazzamento della politica nazionale si misura anche dalla condizione in cui versa il potere legislativo nel contesto europeo, nel quale al Parlamento nazionale è chiesto di limitarsi alla ratifica delle direttive europee (chissà perché si chiamano così?) decise col contributo determinante dei numerosissimi lobbisti, rappresentanti di interessi corporativi di multinazionali, agenzie finanziarie ecc., stanziali a Bruxelles, col compito di far valere i loro interessi di parte. Il parlamento europeo ha, come si sa, a sua volta, poteri assai limitati. È un simulacro di democrazia. Il vero potere risiedendo nella Commissione, nel Consiglio europeo e nella BCE, a loro volta controllati dagli emissari delle grandi banche d’affari private globali e dai grandi fondi di investimento speculativo con cui sono interconnesse.

Sempre più apertamente ci si muove verso una amministrazione automatica, una governance, in cui tutto deve rispondere a criteri di natura algoritmica decisi altrove (poteri sovranazionali, dittatura del mercato del denaro ecc.). Si pensi alle lettere Ue che, negli anni, ci hanno imposto austerity, politiche di bilancio restrittivo ecc. sotto la minaccia di piani di aggiustamento strutturale previsti in quegli organismi “salva stato“ che abbiamo masochisticamente ratificato e finanziato, come il MES.


Tutto questo appare coerente con l’ospitalità alla Commissione Trilaterale in Quirinale che fu il primo atto di Mattarella appena insediato. La Trilaterale, che è una sorta di pensatoio della grande finanza internazionale, già negli anni 70 “suggeriva” che i nostri guai, e in generale quelli dei paesi europei, si dovessero individuare nell’eccesso di democrazia e di potere concesso alla classe operaia dalle costituzioni antifasciste del dopoguerra.

Infine ci domandiamo, seppure retoricamente: come mai si è preferito puntare alla riduzione dei parlamentari piuttosto che al ripristino dell’art. 81, che nella forma imposta dall’allora governo Monti, ci obbliga, oggi, al pareggio di bilancio, funzionale al “fiscal compact” e all’impoverimento progressivo ed inesorabile del paese? Forse perché privando la politica dei necessari strumenti finanziari la si riduce a simulacro di sé stessa impedendole qualsiasi investimento pubblico perché “mancano i soldi”.

Una risposta, seppure circoscritta rispetto all’enormità della posta in gioco, potrebbe consistere nell’organizzarsi per il referendum abrogativo, cosa tuttavia non facile perché da realizzare nei tre mesi successivi all’approvazione del testo di legge che approva la riduzione dei parlamentari. L’articolo 138 della Costituzione stabilisce, infatti, che il testo per essere sottoposto a referendum confermativo deve essere richiesto da un quinto dei membri di una Camera, da 500 mila elettori o da cinque consigli regionali. Se nessuno, come sembra, si muoverà in tal senso il governo provvederà al ridisegno dei collegi nei tempi previsti.

Aggiungiamo che la politica italiana, e in particolare quella estera, non è mai stata veramente autonoma dai tempi, ormai lontani, di A. Moro ed E. Mattei che pagarono con la vita l’affronto perpetrato nei confronti del potere atlantico in Europa, rappresentato dagli interessi di Inghilterra e Francia. L’Italia, con più di 100 basi straniere sul proprio territorio, già impegnata in 37 missioni militari di cui 35 internazionali in 22 paesi, acconsente ad un aumento di spese militari per il valore di 7 miliardi per venire incontro alle richieste della NATO da sempre sotto esclusivo comando USA.

Strani quei tre occhi, non credete? Si tratterà di un semplice escamotage grafico coi colori della bandiera italiana o c’è di più come si ipotizza in un recente intervento di Mowa dalle pagine di Iskrae.eu

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