I “negazionisti” della terapia domiciliare precoce

I “negazionisti” della terapia domiciliare precoce

Novembre 26, 2020 3 Di Francesco Cappello

La cura per il covid 19 esiste
Essa è semplice, si realizza con farmaci tradizionali. È tutt’altro che costosa. Se applicata con la giusta tempistica è in grado di salvare vite umane. Piuttosto che il lockdown, bisogna, finalmente, mettere i medici di base in grado di somministrare la terapia domiciliare precoce capillarmente su tutto il territorio nazionale.

La corretta terapia domiciliare, somministrata tempestivamente all’apparire dei primi sintomi è stata sinora negata dalle linee guida ufficicialmente riconosciute. Eppure tale pratica risparmierebbe i pericolosi affollamenti nei pronto soccorso, nei reparti covid e nelle terapie intensive.
Il corretto trattamento domiciliare precoce (tdp) è, infatti, in grado salvare vite umane in modo diretto ma anche indiretto, lasciando liberi gli ospedali per il trattamento delle altre consuete patologie (vedi il mio Gli assembramenti più pericolosi si verificano nei pronto soccorso e negli ospedali).

La tensione e le energie impiegate nella propaganda dell’emergenza sanitaria si sono tuttavia concentrate quasi esclusivamente sulla scarsa capacità di ricezione del sistema ospedaliero rispetto alla dinamica di diffusione del covid tra la popolazione e in particolare sulla mancanza di un sufficiente numero di posti in terapia intensiva.
Tale deficienza a fronte della rapidità di crescita della diffusione della patologia ha giustificato le segregazioni totali e parziali a cui siamo stati costretti nel corso della prima e della seconda ondata malgrado esse abbiano comportato la dannosissima paralisi di gran parte della vita sociale ed economica del Paese.
Rianimazione ed intubazione rappresentano però il fallimento della cura. La corretta terapia domiciliare precoce essendo in grado di circoscrivere l’evoluzione della patologia, nella quasi totalità dei casi, alla prima fase, quella virale. I pazienti correttamente e tempestivamente assititi evitano di passare alle fasi successive della patologia, via via sempre più critiche e dispendiose dal punto di vista della natura degli interventi terapeutici necessari e della loro probabilità di successo.

Agli inizi si è tardato ad individuare la giusta modalità di intervento anche a causa della disincentivazione alla pratica delle autopsie (OMS e ministero della sanità); si è così perso tempo prezioso. Tuttavia a marzo i nostri medici avevano già concepito, quale efficace strategia di intervento, una terapia domiciliare precoce a base di antinfiammatori fans, antibiotici, idrossiclorochina ed eparina (cortisone nella eventuale seconda fase), plasmaimmune quando necessario. Precoce, perché era subito stato chiaro quanto fosse decisiva la tempestività dell’intervento. Si vedano a tal proposito la call conference del dott. Pierluigi Viale sulla patogenesi del covid-19 e le relative indicazioni terapeutiche

call conference dott. P. Viale

Si vedano anche le testimonianze dei medici Claudio Puoti, Salvatore Spagnolo, Luigi Cavanna, e altri nonché le relative richieste dirette al ministero della sanità e al governo per implementare tale modalità di intervento a livello nazionale.

La praticabilità della terapia domiciliare precoce
Ad ogni medico di base sono affidati un massimo di 1500 pazienti. Come si sa, essi sono capillarmente presenti su tutto il territorio nazionale.
Gli italiani venuti ufficialmente in contatto con il virus, i cosiddetti casi, sono ad oggi 1,5 milioni1 su sessanta milioni di abitanti, ossia il 2,5% della popolazione. Il 2,5% di 1500 fa 37,5 ossia una media di circa 40 pazienti che ogni medico ha dovuto, ad oggi, gestire per ragioni legate al covid; ma attenzione, l’80% di questi non necessita di cure essendo asintomatico. Il 20% di 40 sono pari ad una media di 8 pazienti con sintomi affidati ad ogni medico di base.
Certamente la distribuzione dei casi e degli ammalati non è stata uniforme. Alcuni medici, tuttavia, sono stati in grado di assitere e curare sino a 300 pazienti covid già nella prima fase e con grande successo (praticamente nessuno dei pazienti trattati in tdp è finito in ospedale).
Le unità speciali di continuità assistenziale USCA sono state pensate ed attivate per intervenire laddove necessario ad affiancare i medici di base.

I medici che hanno concepito e sperimentato con successo la corretta terapia domiciliare precoce (tdp) sono stati tuttavia frustrati nelle loro richieste. vedi ANSA ROMA, 13 novembre 2020.
Il protocollo per le cure a casa, messo a punto dal gruppo di lavoro del Ministero della Salute, infatti, non prevedendo l’uso di antibiotici, antinfiammatori e cortisone, e impedisce la somministrazione di idrossiclorochina ha seminato sconcerto tra quei medici di famiglia che avendo sperimentato con successo la tdp avevano chiesto che fosse ufficializzata perché si potesse più adeguatamente diffonderne la pratica su tutto il territorio nazionale con l’aiuto decisivo del ministero ma all’uscita di quel protocollo si sono immediatamente resi conto che la loro esperienza di cura sul campo era stata completamente negata. Non ne hanno, infatti, condiviso le indicazioni terapeutiche: “Nessuno ci ha interpellati”. In pratica il protocollo ufficiale prevede paracetamolo (tachipirina) per i sintomi febbrili, antinfiammatori solo se il quadro clinico del paziente inizia ad aggravarsi, cortisone solo in emergenza.
Nessun antireumatico (idrossiclorochina), nè antibiotici. Eparina solo per le persone che hanno difficoltà a muoversi.

Ascoltiamo, a tal proposito, lo sfogo del dott. Stefano Manera all’indomani della diffusione del protocollo per le cure a casa:

Una notizia degna di un venerdì 13 di un anno bisestile che sarà ricordato a lungo.
Come sapete uso da sempre la prevenzione e la medicina “non convenzionale” per curare me stesso e gli altri, tuttavia sono certo che sia indispensabile che un medico conosca e sappia utilizzare bene tutte le risorse terapeutiche a disposizione, con i giusti criteri e i giusti tempi.
Da mesi diciamo e scriviamo quanto sia fondamentale l’utilizzo di cortisone, antibiotici ed eparina anche precocemente nel trattamento della malattia.
Ci sono studi che ne dimostrano l’efficacia e l’utilità per salvare molte vite.
Qui emerge, nero su bianco, che c’è una volontà precisa di non fornire le cure idonee durante l’assistenza domiciliare.
Ci dicono l’esatto contrario: niente antibiotici e cortisone, che fino all’anno scorso venivano prescritti a tutti, da tutti i medici, per ogni banale influenza!
Non parliamo dell’idrossidoclorochina e del plasma iperimmune che fin da subito, sono stati banditi dai piani terapeutici con la scusa della pericolosità degli effetti collaterali, convincendo rapidamente tutti.

Il ruolo del tampone
L’attesa del tampone, anche 10 o più giorni, in presenza della sintomatologia da covid, quasi del tutto sovrapponibile a quella influenzale, insieme al suo mancato trattamento, rimandato sino alla disponibilità dell’esito del tampone, ha fatto il resto impedendo il trattamento precoce del paziente fin dalla prima fase, quella prettamente virale, in cui si rivela decisivo l’intervento farmacologico tempestivo del medico di base in grado di bloccare la deriva del covid verso le pericolose fasi successive.
L’drossiclorochina (plaquenil), insieme all’eparina (clexane) (+ antibiotico), finché ne è stato consentito l’uso, sono stati i farmaci decisivi, il cui uso, nella terapia domiciliare precoce (all’apparizione dei primi sintomi), ha evitato il ricovero e l’aggravamento dei pazienti covid. Viceversa, la prolungata attesa dell’esito del tampone, in presenza dei sintomi lievi della prima fase, trattati con paracetamolo (tachipirina), hanno garantito (provocato) il peggioramento e la transizione della malattia alle sue fasi successive, necessitanti ricovero ospedaliero e nei casi più sfortunati terapia intensiva… Tutto questo è noto sin dalla seconda metà dello scorso marzo, ma le richieste di migliaia di medici sono rimaste inascoltate e anzi l’AIFA ha proibito l’uso della idrossiclorochina e ribadito quello assai controverso della tachipirina. Si ascolti a tal proposito la testimonianza seguente del dott. Andrea Mangiagalli

La testimonianza del dott. A. Mangiagalli

Tutti sappiamo quanto sia stata decisiva l’incremento della curva dei “casi” a legittimare e conclamare la seconda ondata con conseguente necessità di paralizzare nuovamente la vita del paese. Si continua tuttavia a negare l’inattendibilità del tampone rispetto alla veridicità dei risultati diagnostici che restituisce e questo malgrado il pronunciamento dell’ISS e la letteratura scientifica di settore che ne hanno decretato la fallacia (vedi il mio Dubbi da tamponare).

A tale proposito si veda

Palermo. “Tamponi inaffidabili”: il Codacons presenta esposto a nove Procure in Sicilia

L’inaffidibabilità è stata certificata dalla Commissione europea e dall’ISS (procurano fino al 95% dei falsi positivi secondo l’Istituto Superiore di Sanità). Sono stati ipotizzati i reati di truffa aggravata, procurato allarme, falso ideologico e omicidio colposo.

Integrazione del 27 novembre

Il biologo Franco Trinca spiega che esistono delle sostanze e delle molecole che possono aiutare a sconfiggere questa malattia o perlomeno evitare che si sviluppi una forma grave, su tutte la quercetina: “Lo certifica lo stesso Consiglio Nazionale delle Ricerche”, dice Franco Trinca.

Integrazione del 4 dicembre

L’idrossiclorochina al Consiglio di Stato

aggiornamento dell’11 dicembre
Covid, cure con idrossiclorochina: ok da Consiglio di Stato

aggiornamento del 19 dicembre
Avv. Erich Grimaldi, lavvocato anti-covid: il virus si batte con la terapia domiciliare precoce, l’Aifa sui farmaci è troppo prudente

integrazione del 6 gennaio

Integrazione del 14 Gennaio
Terapia domiciliare di un gruppo di medici italiani condivisa anche da Yale
Circa 200 medici e specialisti italiani hanno messo a punto uno schema terapeutico domiciliare “anticovid” utile a ridurre o evitare addirittura, il ricovero in ospedale ai malati di Sar-cov-2. Lo stesso schema è condiviso da Harvey Risch, professore e componente del Dipartimento di Epidemiologia dell’Università di Yale e dal collega Peter A. McCullough. Leggi qui l’articolo completo

La testimonianza del dott. Szumski a Radio Radio TV

Aggiornamento del 20 gennaio
La terapia domiciliare precoce a rete 4 con i dottori Mangiagalli e Stramezzi

Aggiornamento del 21 Gennaio

La corretta terapia domiciliare precoce sembra essere stata finalmente sdoganata sui grandi mezzi di informazione. Ecco il commento dell’avvocato Grimaldi fondatore del gruppo “terapiadomiciliarecovid19” su FB invitato alla trasmissione FuoriTg Tg3


Aggiornamento del 31 gennaio

Qui la giornalista coraggiosa, Angela Camuso, che mostra di aver finalmente compreso l’enorme portata delle conseguenze della rimozione della terapia domiciliare precoce e la fa conoscere sui grandi mezzi di informazione

aggiornamento del 6 febbraio
continua la serie di trasmissioni che Rete 4 sta meritoriamente dedicando alla terapia domiciliare precoce


Nota: detto in sintesi
La cura per il covid esiste da marzo. Essa è stata individuata grazie alla collaborazione di tanti medici sulla base della loro esperienza clinica dei malati di covid.La cura fa uso di farmaci tradizionali Il successo, quando l’applicazione della cura è tempestiva, all’apparire dei primi sintomi, è totale.
Le autorità sono state informate ma colpevolmente hanno reagito nel peggiore dei modi proibendo l’uso di uno dei farmaci utilizzato, l’idrossiclorochina che funziona da antivirale (noto sin dal 2005-prime sars). Il farmaco è stato riammesso all’uso solo grazie a ricorso e intervento del consiglio di stato che lo ha riabilitato.
Se questi medici fossero stati ascoltati e ci si fosse organizzati per tempo, avremmo evitato migliaia di vittime del covid
l’intasamento degli ospedali e dei reparti di terapia intensiva con conseguente incapacità delle strutture ospedaliere di far fronte al complesso delle cure e trattamenti per altre patologie
la clausura coatta e le limitazioni delle libertà fondamentali
le campagne terroristiche che hanno diffuso colpevolmente il panico tra la popolazione
lo smantellamento in corso, rapido e progressivo, del nostro sistema produttivo con tutte le conseguenzedrammatiche che esso comporta e comporterà
Chi ancora si ostina a fare da megafono alla criminale propaganda che ha ammorbato il paese privandolo della serenità relativa di cui godevamo si fa complice di questo ormai insostenibile stato di cose

Si consiglia la consultazione del dossier “Prevenzione e terapie” della dott.ssa Loretta Bolgan. Il dossier raggruppa più documenti redatti in collaborazione con medici ed esperti qualificati nell’ambito della medicina funzionale e farmacologica per la prevenzione e la terapia dei vari stadi dell’infezione da COVID-19

CLICCA QUI PER SCARICARE I MANOSCRITTI DELLA DR.SSA LORETTA BOLGAN

Scarica qui sotto le risorse:

Principi della gestione farmacologica

Dal sito https://www.terapiadomiciliarecovid19.org/ lo schema terapeutico che segue e tutte le informazioni per ricevere assistenza

SCHEMA-TERAPEUTICO-DOMICILIARE-COVID19-COVID-19-HOME-THERAPIES1

integrazione del 15 febbraio
affaritaliani
Tachipirina e attesa? Il Covid dilaga. Ora Draghi li mandi tutti a casa
Linee guida per le cure domiciliari del Covid-19: le colpe dei vertici sanitari e del ministero della Salute nella gestione dell’epidemia

aggiornamento del 5 marzo 2021
ESCLUSIVO. Covid e cure precoci. Il Tar del Lazio: no alla Tachipirina e alla vigile attesa

aggiornamento del 9 marzo
dopo il pronunciamento del TAR del Lazio che ha sospeso gli effetti della nota dell’Aifa che impediva ai medici di base di trattare i pazienti Covid se non con Tachipirina e vigile attesa. Il Piemonte, e ora il Molise, hanno adottato lo schema terapeutico del protocollo di cura della terapia domiciliare precoce. Prossimamente dovrebbero aggiungersi Abruzzo e Lombardia. Bisognerebbe che in ogni regione ci si mobilitasse per fare altrettanto. Vedi il servizio di Byoblu

aggiornamento del 26 aprile
Diretta dell.Avv. Grimaldi (cofondatore del gruppo FB terapia domiciliare covid19)
Richiesta alla Questura di Roma autorizzazione, in attesa di conferma, per manifestazione pacifica a Roma, per il giorno 8 maggio 2021, ore 14, piazza del Popolo.⛔️Manifestazione pacifica, non è gradita la presenza di complottisti, negazionisti, guerrafondai o di coloro che vogliono protestare contro i vaccini.
✅Abbiamo rilevato, purtroppo, da conversazione recente con Sileri, che il ministro Speranza, senza dialogare con il sottosegretario, aveva già fatto redigere al dipartimento di prevenzione, di cui ha la delega e senza coinvolgere i territori, le nuove linee guida, in bozza già dal 30 marzo 2021 ovvero prima dell’approvazione dell’ordine del giorno da parte del Senato e, quindi, prima del nostro incontro con Agenas.
✅La circostanza è di una gravità inaudita, in quanto la politica sta giocando con la salute dei cittadini italiani, motivo per cui, come preannunciato, fonderò, a breve, anche una nuova associazione che si chiamerà Unione per le Cure, i Diritti e le Libertà.
✅Per questo motivo, seppur contro i nostri dettami, abbiamo sentito la necessità di organizzare la predetta manifestazione pacifica, con i nostri colori (magliette, mascherine e bandiere con il logo) a tutela di migliaia di cittadini che hanno il diritto di curarsi a casa. ✅Necessaria la presenza di tutti e, soprattutto, quella dei guariti che indosseranno una maglietta 👕, con il seguente slogan: “sono guarito con la terapia domiciliare precoce”. Tutti gli altri con la maglietta👕, con il seguente slogan: “voglio essere curato con la terapia domiciliare precoce”. Grazie sempre a tutti, non molliamo. Avv. Erich Grimaldi

aggiornamento del 6 maggio

manifestazioni a Roma (8 maggio) e Milano (6 giugno) per la terapia domiciliare precoce

aggiornamento del 10 giugno

aggiornamento 30 agosto
CURE COVID IGNORATE, DENUNCIA-BOMBA DI TRINCA E FUSILLO AI PM: “Farmaco antiSARS finanziato UE ma Inutilizzato in Pandemia”
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Esposto sui morti Covid, a firma del prof.P. Belli. Tutte le violazioni ed inadempienze nell’allegato all’esposto della d.ssa R. Esposito

aggiornamento del 30 settembre 2021

A uccidere non è stato il virus ma le mancate cure
Ai medici è stato imposto un protocollo mortifero che ha fatto perdere tempo prezioso per salvare la vita dei pazienti aggravandone troppo spesso e fatalmente la condizione con l’uso di un farmaco, la Tachipirina, aggravante la condizione del paziente
I medici che da subito avevano individuato il giusto protocollo di cura sono stati osteggiati, impediti a esercitare il proprio mestiere e messi sotto accusa.
A rispondere della morte di migliaia di persone dovrebbero essere chiamati il ministro in prima persona e il suo Entourage di finti esperti tutti in conflitto di interesse con chi aveva da piazzare milioni di vaccini che stanno ammalando e uccidendo

A uccidere non è stato il virus ma l’abbandono dei pazienti lasciati a casa in vigile attesa con la sola tachipirina ad abbassare le loro difese immunitarie, secondo il volere di Speranza&Company (nessuno studio a supporto del protocollo governativo fatto di tampone-tachipirina e vigile attesa!) Ecco uno studio sulle terapie domiciliari precoci che mostra la riduzione delle ospedalizzazioni allo zero % se i pazienti vengono assistiti tempestivamente nei primi tre giorni – senza vigile attesa e senza tachipirina. https://www.medscimonit.com/abstract/index/idArt/935379

vedi anche LO STUDIO FAZIO-BELLAVITE
Zero ricoveri nella trincea delle cure domiciliari precoci

Aggiornamento
Sentenza storica del TAR del Lazio

“È onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito”. Con questa motivazione

“È onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito”. Con questa motivazione alla sentenza il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Comitato Cura Domiciliare Covid-19, a firma del presidente e avvocato Erich Grimaldi e dell’avvocato Valentina Piraino, contro le linee guida ministeriali del 26 aprile 2021, per il trattamento domiciliare dei malati Covid. La Prescrizione dell’AIFA”, continua il Tar, “come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professionale, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto della malattia COVID-19, come avviene per ogni attività terapeutica”.

Quindi, conclude il tribunale amministrativo, “il contenuto della nota ministeriale, imponendo ai medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicata dalla scienza e dalla deontologia professionale. Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto”.

“Finalmente un punto fermo a una battaglia che portiamo avanti da due anni, è la fine della vigile attesa”, ha spiegato il presidente CDC-19 avvocato Erich Grimaldi, “per dimostrare che le linee guida ministeriali fossero di fatto uno strumento per vincolare i medici di medicina generale alle eventuali responsabilità che derivano dalla scelta terapeutica” ecco come, ha aggiunto Grimaldi “il Governo, andando a vincolare i medici, ha di fatto privato i cittadini delle cure domiciliari precoci, paralizzando la sanità territoriale, e portato al collasso il sistema ospedaliero, con tutte le drammatiche conseguenze che migliaia di famiglie conoscono purtroppo molto bene”.

“Le scelte terapeutiche sono da sempre un dovere e un diritto dei medici, eppure chi ha curato a casa è stato ingiustamente bistrattato e accusato più volte di agire in malafede”, ha dichiarato la portavoce di CDC-19, Valentina Rigano, “invece di ascoltare e recepire le costanti richieste di collaborazione che abbiamo più volte proposto al Ministero, per trovare una soluzione comune all’emergenza, chi ha preso decisioni ha ignorato le capacità e l’esperienza di migliaia di medici”. Poi ha concluso, “questa decisione cristallizza una volta per tutte quale sia il ruolo del medico di medicina generale, ovvero agire e non lasciare i malati Covid ad attendere l’evolversi della malattia”.

Comitato Cura Domiciliare Covid-19 Il presidente Erich Grimaldi
La portavoce Valentina Rigano

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La tachipirina, indicata quale unico farmaco dalle criminali linee guida del governo, per (non) affrontare la covid, abbassa la febbre e i livelli di glutatione entrambi essenziali per la attivazione della risposta immunitaria che viene così pericolosamente ostacolata… vedi https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jmv.27158 si veda anche https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphar.2020.579944/full

Aggiornamento del 26 aprile
I medici del Comitato Cura Domiciliare Covid19 hanno pubblicato, sulla rivista American Journal of Biomedical Science and Research, i risultati di un nuovo studio Retrospettivo Osservazionale effettuato analizzando i dati di 966 pazienti non vaccinati (selezionati appositamente per valutare l’impatto della cura in assenza di supporto vaccinale), trattati da alcuni medici del gruppo tra febbraio e dicembre 2021.
I risultati di questo studio, condotto dai dottori Serafino Fazio, Sergio Grimaldi e Andrea Mangiagalli, medici del Consiglio Scientifico del Comitato, confermano che un intervento terapeutico precoce a domicilio in pazienti con COVD-19 (entro 72 ore dall’inizio dei sintomi), con i farmaci anti-infiammatori non steroidei usati (ibuprofene, aspirina, nimesulide, indometacina, ketoprofene), determina una significativa riduzione del numero di ospedalizzazioni e della durata dei sintomi rispetto a un trattamento tardivo (oltre le 72 ore). Questo risultato è confermato anche analizzando i dati di un congruo (339) sottogruppo di pazienti più anziani (over 50) con età media di 60 anni. Tra i farmaci anti infiammatori utilizzati, indometacina e nimesulide hanno determinato zero ospedalizzazioni, a seguito di somministrazione entro le 72 ore dall’inizio dei sintomi. Sono stati documentati i decessi di 6 pazienti (tutti over 50 con almeno una comorbidita’), 1 nel gruppo che aveva iniziato la terapia entro le 72 ore (over 80 con patologie pregresse) e 5 nel gruppo che aveva iniziato la terapia più tardivamente. Alla luce dei risultati della recente letteratura, l’indometacina, supportata anche da uno studio randomizzato e controllato verso paracetamolo, risulta il farmaco elettivo.
“Questa ulteriore pubblicazione, su un numero consistente di pazienti, conferma la necessità di intervenire in fase precoce, come ribadito da oltre due anni dai nostri medici, e avvalorato da uno studio randomizzato indiano”, ha detto l’avv. Erich Grimaldi, presidente del Comitato, “i nostri volontari medici, ricercatori, statistici e analisti, stanno continuando la raccolta dati per poter elaborare uno studio ancora più ampio”. Il Comitato Cura Domiciliare attende da due anni uno studio randomizzato sui FANS, già approvato da AIFA, con però il paracetamolo consigliato nelle linee guida ministeriali quale farmaco per il gruppo di controllo “per dimostrarne la definitiva inefficacia, se non forse pericolosità”, ha precisato Grimaldi, che ha aggiunto: “il ministero della Salute deve comprendere che la battaglia contro il virus non si potrà mai vincere con un’unica arma, soprattutto se non efficace sulle continue varianti”.
“La realtà delle cose e la trasparenza informativa non sono assolutamente state compagne di viaggio in questi anni di Covid”, ha detto la portavoce del Comitato Valentina Rigano, “gli studi, le persone, hanno dato ampiamente prova di come sia fondamentale un approccio precoce e con determinati farmaci. La verità viene sempre a galla, e sta già accadendo”.
https://biomedgrid.com/pdf/AJBSR.MS.ID.002197.pdf

1 casi confermati e casi probabili

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