vaccini ai civili come ai militari?

vaccini ai civili come ai militari?

Novembre 4, 2021 0 Di Francesco Cappello

Trascrizione della prima parte dell’intervento della dott.ssa Loretta Bolgan il 2 ottobre 2021 a Pisa: Le particolari condizioni ambientali ed operative: il rischio derivante dall’esposizione a particolari fattori dal possibile effetto patogeno nel contesto del convegno DISCIPLINA, EQUIPARAZIONE E NUOVE FRONTIERE NORMATIVE. La registrazione video dell’incontro è visualizzabile qui. L’intervento della dott.ssa a partire da 3:22:00. Presentazione e domade a cura di Francesco Cappello


Loretta Bolgan ha fatto parte dell’ultima commissione d’inchiesta parlamentare sui danni da vaccino e da polveri di uranio impoverito. Moltissime le vittime causate tra i militari.
I militari, insieme ai bambini, sono le popolazioni più vaccinate. Come è noto le vaccinazioni pediatriche sono cresciute in numero. Se aggiungiamo il fatto che anche i militari sono stati bambini essi risultano indubbiamente la popolazione che subisce il più alto numero di somministrazioni vaccinali. Cosa accade alla salute dei plurivaccinati, quali rischi corrono? Queste le prime domande che rivolgiamo alla dott.ssa Loretta Bolgan, laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche a Padova, dottorato di ricerca in scienze farmaceutiche a Padova e Research fellow al Massachusetts General Hospital (Boston) che collabora come consulente scientifico con tante associazioni no-profit, movimenti civici e comitati scientifici per la tutela del consumatore, della salute umana e ambientale e la libertà vaccinale e terapeutica. 
Le commissioni parlamentari hanno avuto un esito importante. Oggi, almeno sulla carta, è necessario che i militari siano sottoposti a vaccinazione solo dopo il nulla osta di un’opportuna analisi prevaccinale. Questa è una conquista molto importante così come la farmacovigilanza attiva che monitora e registra le eventuali reazioni avverse conseguenti all’inoculazione. La domanda che ci facciamo e che rivolgiamo alla dott.ssa Bolgan è se anche per i civili siano o meno riservate analisi prevaccinali e farmacovigilanza attiva a medio e lungo termine. Naturalmente la domanda è retorica perché sappiamo che tali precauzioni non sono previste e allora le chiediamo più precisamente quali siano le conseguenze di questa omissione. In particolare chiediamo alla dott.ssa quali siano i danni da vaccino che più frequentemente colpiscono i militari

Pisa, 2 ottobre 2021

Grazie Francesco per la presentazione e per la domanda perché è un argomento su cui non entro mai molto nel merito perché i temi attuali sono più rivolti a capire la tipologia dei vaccini e la loro efficacia e sicurezza. È di fondamentale importanza approfondire l’argomento relativo alle analisi prevaccinali e alla modalità di monitoraggio di farmacovigilanza attiva.
Faccio una premessa riguardante il mio lavoro in Commissione. Ho partecipato all’ultima che è la Commissione Parlamentare cosiddetta SCANU e ufficiosamente anche a quella precedente. Si tenga presente che nella penultima sono usciti i risultati di uno studio molto importante che si chiama progetto SIGNUM [Studio di Impatto Genotossico Nelle Unità Militari]. Questo progetto valutava quali fossero i fattori di rischio di patologie neoplastiche per i militari che andavano in missione – era questo il danno circoscritto sotto osservazione. Teniamo presente che, anche se i militari non sviluppano ovviamente solo patologie tumorali, queste commissioni hanno portato avanti lo studio delle patologie tumorali tra i militari perché ci sono state molte segnalazioni di soldati che erano deceduti o che avevano sviluppato tumori di vario tipo. Tutte le commissioni si sono perciò concentrate sulla valutazione di questo rischio assai grave. In particolare ci sono state varie famiglie che hanno avuto figli deceduti per tumori soprattutto liquidi (linfomi) e tra questi anche ragazzi che non sono mai andati in missione. Progressivamente dal 2000 sino al 2018 si sono succedute varie commissioni che hanno valutato nel tempo diversi tipi di fattori di rischio: dall’uranio impoverito ai poligoni di tiro al radon presente nel monte Venda (1), e all’amianto, in particolare per la marina militare finché si è arrivati a introdurre il fattore di rischio vaccini e questo perché il progetto signum aveva portato l’informazione che i militari che facevano più di cinque vaccini avevano dei fattori, marcatori, che potevano essere associati ad un aumento di rischio di insorgenza di tumori e quindi non dovevano essere ulteriormente vaccinati. Era stata attivata una precauzione per la somministrazione dei vaccini ai militari. Questo è scritto nel progetto signum. Nella relazione finale si metteva in evidenza questa attenzione particolare, questa precauzione in relazione alla somministrazione dei vaccini. Nell’articolo (*) che è stato successivamente pubblicato dagli autori del progetto signum, i vaccini, però, non sono stati discussi. Ci sono solo nella relazione consegnata alla commissione. Il professor Nobile oncologo di Siena, morto purtroppo durante lo svolgimento della commissione parlamentare d’inchiesta Scanu (lavoravamo insieme su questo) aveva fatto uno studio importantissimo, preliminare, sulla brigata Folgore e aveva visto che i militari che venivano plurivaccinati si ritrovavano con un sistema immunitario particolarmente immunodepresso molto simile a quello dei malati di AIDS o di persone aventi in corso terapie fortemente immunosoppressive per patologie varie. Si evidenziava così come persone perfettamente sane, dopo la vaccinazione manifestavano questo tipo di fenomeno dal punto di vista immunitario. Se questi militari venivano poi mandati in missione, in una situazione, quindi, di forte stress psicologico ma anche fisico e venivano esposti a fattori di rischio come materiale esplosivo o uranio impoverito, è ovvio che la situazione di forte immunosoppressione li metteva a maggior rischio di sviluppare patologie tumorali. Quello che si è visto dalla valutazione epidemiologica è che i ragazzi che andavano in missione avevano eccessiva incidenza di tumori di vario tipo ma abbiamo notato un’incidenza anche tra quelli che non andavano in missione! Se si tiene presente che il militare, rispetto alla popolazione sana, è una persona selezionata per lo stato di salute ottimale e che quindi non fa parte della popolazione civile media, l’avere un’eccedenza in questa popolazione porta già ad una associazione statisticamente significativa di rischio per patologie neoplastiche. Il professor Nobile aveva chiesto espressamente di fare uno studio più allargato sui militari per andare a studiare l’effetto delle vaccinazioni sia per i non missionari che per i missionari. La Commissione non è però riuscita a portare a termine questo tipo di richiesta, il ministero della difesa in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità ha fatto però uno studio preliminare e non conclusivo sul potenziale nesso di causa tra l’insorgenza di patologie neoplastiche e la somministrazione di vaccini (**). Premetto che questo studio è stato da me fortemente contestato e lo considero ad oggi una frode scientifica perché è stata negata l’associazione tra le vaccinazioni e l’insorgenza di malattie neoplastiche senza in realtà fornire nessun tipo di prove a supporto di questa negazione e anzi si può sostenere che lo studio sia stato fatto per andare a negare a priori il nesso di causa quindi è stato costruito apposta per arrivare alle conclusioni suddette. Poiché in realtà lo studio non permette di escludere il nesso di causa, il dato rimane ad oggi indeterminato; tuttavia questi soldi sono stati utilizzati per fare uno studio che non era assolutamente necessario perché costruito nel modo scorretto, mentre non è stato fatto niente per approfondire il lavoro iniziato dal professor Nobile. Ci tengo a sottolinearlo perché è intervenuta anche l’allora ministro Lorenzin per negare la possibilità che questo tipo di studio potesse essere contestato solo perché realizzato dall’ISS in collaborazione con il ministero della difesa. Nella relazione finale abbiamo ulteriormente posto l’accento sul fatto che le vaccinazioni multiple portano ad un aumento di rischio di patologie neoplastiche. Mettere insieme più vaccini immunodeprime il sistema immunitario aprendo la porta a tantissimi tipi di immunopatologie. Anche in questo caso la Lorenzin è intervenuta immediatamente dicendo: nei militari cinque vaccini singoli e nei bambini sei insieme no? Non possiamo sostenere questo tipo di affermazioni in una relazione parlamentare sui militari perché altrimenti cade tutto quello che stiamo facendo per i bambini; abbiamo comunque condotto una lotta non indifferente per mantenere nella relazione finale questi risultati. Ad oggi ai militari viene consigliata la somministrazione di non più di cinque vaccini singoli. Da tener presente che la situazione che ci siamo trovati di fronte è stata di una gravità incredibile. Io stessa quando ho avuto modo di esaminare vari casi nel corso dei due anni in cui ho partecipato, come consulente del gruppo vaccini, ho visto libretti vaccinali non firmati, vaccinazioni ripetute senza che ce ne fosse bisogno e una situazione di procedura vaccinale assolutamente ingestibile. I militari venivano vaccinati senza alcuna valutazione di rischio e vaccinati più volte in maniera ingiustificata. Mancava la valutazione prima, perché un adulto rispetto ad un bambino presenta già vaccinazioni pediatriche, nuove patologie e quindi bisognava fare un’analisi molto dettagliata per capire se la persona poteva essere vaccinata ed essere esonerata nel caso in cui ci fossero predisposizioni particolari. Questo è stato un passaggio fondamentale perché si è visto che i militari che sviluppavano per esempio malattie cardiovascolari (anche queste sono state in parte valutate), o tumori come nel caso specifico, in realtà avevano già delle predisposizioni, quindi se fossero stati esonerati, con molte probabilità non avrebbero sviluppato patologie tumorali in tempi brevi come era successo, o se si fosse fatto un monitoraggio nel periodo dopo la vaccinazione si sarebbe potuto riconoscere in tempi molto più rapidi l’insorgenza del tumore permettendo di intervenire in maniera molto tempestiva nel trattamento. In sintesi, i due pilastri della prevenzione del danno da vaccino nella relazione finale, per quello che è di mia competenza, sono proprio questi, ossia la necessità di fare la valutazione prevaccinale intesa come analisi del rischio del danno da vaccino e la farmacovigilanza attiva. Bisogna quindi conoscere bene quali siano i meccanismi del danno per poter fare questo studio e realizzare un monitoraggio postvaccinale a lungo termine cosa che per i bambini non viene assolutamente fatta. Non si fa, in realtà, nemmeno per i militari perché è qualcosa che è solo scritta sulla carta ma è necessario che i militari sappiano che per loro sarebbe prevista l’applicazione e quindi, tornando alla domanda sui rischi collegati al danno da vaccino, in genere è necessario tener presente quale sia il vaccino che vogliamo somministrare. Ci sono però dei danni che li accomunano un pò tutti. Primariamente si provoca una stimolazione molto forte del sistema immunitario che tutti i vaccini inducono nella forma di una tempesta di citochine più o meno violenta. Se questa tempesta dei mediatori dell’infiammazione avviene in un organismo già infiammato essa causa ovviamente patologie infiammatorie molto gravi che possono portare a morte la persona anche in tempi brevi. La valutazione dello stato dell’infiammazione e dello stress ossidativo della persona è sicuramente il primo parametro che va valutato. Il secondo parametro sono le predisposizioni genetiche (2). Si è visto che persone che hanno dei difetti nelle capacità di riparare i danni da stress ossidativo sono molto più esposte a sviluppare il cancro. Questo è stato visto e valutato proprio durante la commissione.
Seguono le malattie immunitarie di qualsiasi tipo, perché comunque i vaccini causando infiammazioni distruggono certi tessuti e tale distruzione espone materiale che non dovrebbe essere esposto al sistema immunitario causando malattie immunitarie molto gravi soprattutto di tipo neurologico. A questo aggiungiamo patologie cardiovascolari se ci sono predisposizioni familiari e altre tipologie che dipendono dal tipo di vaccino. L’aumento di patologie neoplastiche si è visto che dipende dalla persona, quindi dalla sua predisposizione ma addirittura dalla combinazione di vaccini che è una cosa di cui si parla molto poco. Facendo questa valutazione ho notato, per esempio, che i militari venivano vaccinati con il vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia o anche solo quello del morbillo e poi venivano vaccinati con il vaccino contro il tifo (antitifica). Ebbene, c’era uno studio degli anni 70 che aveva dimostrato che gli animali di laboratorio, in stato di immunosoppressione, come quello che avviene quando si fa il vaccino contro il morbillo che venivano vaccinati con l’antitifica, sviluppavano il linfoma!(***) Il linfoma, fatalità, era proprio la patologia neoplastica più presente nei militari che facevano questo tipo di vaccini. Mi chiedo allora come mai quando si fanno queste combinazioni di vaccini non se ne studino gli effetti prima di somministrarli alle persone? Si possono fare anche studi in vitro se si vuole; adesso abbiamo tutte le possibilità di fare gli studi di tossicologia a vario livello. Quindi sono importanti la tipologia dei vaccini, la loro combinazione ma soprattutto la modalità con cui si somministrano. Mentre per i bambini abbiamo dei calendari ben precisi – ci sono i vaccini a tre, sei, nove mesi… esavalente, quadrivalente, trivalente a cui si possono aggiungere i vaccini facoltativi – il calendario delle somministrazioni è sempre ben definito – nel caso dei militari c’è molta più confusione. Per carenza di medici vaccinatori i calendari non vengono personalizzati e accade che i militari vengono vaccinati per tutto anche se i vaccini li avevano già fatti durante l’infanzia, anche nel caso in cui avevano già avuto le relative malattie. Abbiamo così visto numerosi militari rivaccinati pur avendo già fatto le malattie esantematiche, che sviluppavano poi malattie autoimmuni fortemente collegate al fatto di essere stati vaccinati nonostante avessero avuto la malattia. Una situazione piuttosto caotica. La necessità di andare ad organizzare la raccolta dei dati anamnestici e dei vaccini che venivano fatti è cosa su cui spero ci sia, finalmente, molta più chiarezza.
Accanto all’esame dei marcatori è stato indicato un protocollo per il loro studio per indagare e prevenire il danno da vaccino e indicare la modalità della raccolta post-vaccinale al fine di ottenere maggiore informazione sull’incidenza di queste patologie. Sono questi i risultati fondamentali; tuttavia c’è un altro punto che è stato uno degli obiettivi della commissione: l’analisi dei componenti dei vaccini essendo già emersa nella commissione precedente come fosse di fondamentale importanza conoscere il contenuto, in termini sia di ingredienti che di contaminanti dei vaccini. Era perciò in previsione lo studio analitico della composizione dei campioni dei vaccini destinati ai militari. Questo studio non è però stato realizzato per mancanza dei fondi necessari che avrebbero dovuto esser messi a disposizione dalla commissione. Abbiamo poi chiesto all’AIFA di poter accedere ai dossier confidenziali relativi alla qualità dei vaccini. Questi ci sono arrivati con notevole ritardo, a pochi mesi dalla chiusura della commissione e tuttavia siamo riusciti ugualmente a fare una valutazione; quello che è venuto fuori è stato che i moduli della qualità erano particolarmente scarni, non davano cioè molte informazioni sul contenuto dei contaminanti. Non si sapeva quindi bene se questi vaccini fossero o meno contaminati. C’erano comunque delle informazioni relative alla presenza di possibili contaminanti non segnalati che in relazione al danno tumorale potevano essere molto rilevanti. Per la prima volta in una commissione parlamentare si è parlato di danno da vaccino, meccanismo del danno, di ingredienti di vaccini potenzialmente pericolosi con un meccanismo del danno per i singoli componenti e soprattutto si è parlato di componenti contaminanti non dichiarati. Chiusa la commissione, il lavoro l’ho proseguito grazie al supporto dell’Associazione Corvelva con cui abbiamo realizzato le analisi dei vaccini pediatrici. Tenete presente che l’AIFA ci ha detto che i vaccini militari sono gli stessi di quelli pediatrici, forniti dall’AIFA. Quindi, per esempio i vaccini pediatrici contro morbillo, parotite, rosolia, varicella sono gli stessi che vengono somministrati ai militari. Ne è risultato che i vaccini pediatrici sono difettosi per le alte qualità di contaminanti che possono essere messi in relazione ai danni subiti dai militari.
Questa un pò la carrellata dei lavori fatti sino ad oggi. Quel che mi preme sottolineare è che per i militari c’è proprio questa puntualizzazione fondamentale a cui fare riferimento e cioè la necessità di fare analisi prevaccinali dettagliate e la farmacovigilanza attiva a lungo termine.

Ascoltando Loretta ci vengono in mente tantissime domande anche relativamente alla campagna vaccinale di massa in atto. Mi permetto di formulare due tra le tante domande possibili. Ecco la prima. Ho esperienza diretta di persone che hanno fatto le loro sessioni di chemioterapia per la lotta contro il cancro a cui il medico di base ha consigliato ugualmente la vaccinazione. Ti chiedo allora se si possa escludere del tutto la slatentizzazione dei tumori in questi soggetti in seguito alla vaccinazione anticovid.
Il mix di vaccini antinfluenzale ed anticovid che stanno proponendo agli anziani per l’inverno in arrivo può davvero essere assunto dagli anziani senza grandi preoccupazioni
?

La domanda che mi hai fatto apre degli scenari molto importanti da sottolineare e approfondire. Prima di rispondere è importante parlare di un caso, quello di Francesco Rinaldelli (4) che ho seguito per tanti anni nel corso delle commissioni perché il suo, insieme ad altri, come quello di Francesco Finessi che, contrariamente al Rinaldelli, è andato in missione all’estero in teatri operativi, è quello di un militare che non è mai andato in missione fuori dall’Italia.
Sono entrambi morti di linfoma. Questi ragazzi inizialmente molto giovani e sani prima di essere arruolati nell’esercito, sono morti dopo un calvario di terapie antitumorali. Nel caso del Rinaldelli che ho avuto modo di seguire nel tempo la situazione è veramente emblematica. Dopo dieci anni dall’inizio della causa per l’indennizzo secondo la legge 210 per danneggiati da vaccino sono emersi errori diagnostici e di conseguenza errori terapeutici. Quello che è successo durante il servizio militare di Rinaldelli è molto grave perché lui aveva già delle analisi prima di ottenere l’idoneità al servizio militare che dicevano che il suo sistema immunitario aveva qualcosa che non andava. C’erano dei parametri fuori norma che valutati correttamente rappresentavano la prova di una forma preliminare di linfoma in formazione. Il fatto, quindi, di non essersi accorti, andando a valutare queste analisi, che il ragazzo non poteva essere vaccinato ha consentito la slatentizzazione del tumore reso per di più fulminante; un linfoma di Hodgkin, dopo circa sei mesi in stadio terminale. Dopo sei mesi Francesco si trovava ormai in uno stadio terminale del cancro mentre prima di essere arruolato era in una fase molto preliminare. Ci si chiede allora se dal momento in cui è stato vaccinato fosse mai stato visitato. Nessuno si era accorto che aveva perso dieci o più chili e continuava a stare male. Ebbene la settimana prima di essere ricoverato per linfoma di Hodgkin in stadio terminale era stato dichiarato idoneo a proseguire nel suo lavoro. Questo caso ha portato a ribadire la necessità di effettuare analisi prevaccinali dettagliate e alla farmacovigilanza attiva.
Facendo il passaggio a quello che sta attualmente succedendo ai militari e cioè che essendo già plurivaccinati se gli viene somministrato un ulteriore vaccino contro il covid senza un’attenta analisi prevaccinale questo vaccino può aumentare il rischio tra le loro fila di patologie di vario tipo. I militari che presentano già patologie o che hanno dall’analisi del sangue dei marcatori alterati non possono essere vaccinati perché per loro il rischio è assai più alto.
Se addirittura adesso, sia nel caso della popolazione civile che di quella militare, si intende associare la vaccinazione antinfluenzale già prevista per i militari a quella per il COVID, va tenuto presente che entrambi i vaccini sono in grado di causare una forte immunodepressione con probabile sinergia. Si predisporranno, quindi, maggiormente ai rischi delle patologie di cui abbiamo detto prima. Per un anziano al quale la vaccinazione antinfluenzale viene caldamente raccomandata anche se non obbligatoria, la combinazione anti influenzale-covid porterà ad un aumento dei danni non addizionali ma sinergici. Mi aspetto quindi un aumento di patologie collegate al fatto che ci sarà maggiore immunosoppressione nell’anziano e quindi un aumento di rischio di patologie tumorali ma anche autoimmunitarie, degenerative, cardio vascolari; andranno a slatentizzarsi tutte quelle patologie che sono tipiche dell’anziano. Se associamo questi due vaccini in uno teniamo presente che se la persona dovesse infettarsi con il virus influenzale circolante o con una variante da covid rischia di fare il potenziamento fatale della malattia, in entrambi i casi.
(continua…)

(1) La base NATO Venda è stata un’ex-base NATO attiva tra il 1955 e il 1998, situata in un bunker all’interno del monte Venda, nel comune di Galzignano Terme in provincia di Padova.
Vedi anche:

La base militare 1° ROC del Monte Venda – Walter Milan – Prima parte

(*) Bolognesi C, Migliore L, Lista F, Caroli S, Patriarca M, De Angelis R, Capocaccia R, Amadori S, Pulliero A, Balia C, Colognato R, La Gioia V, Bonassi S, Izzotti A. Biological monitoring of Italian soldiers deployed in Iraq. Results of the SIGNUM project. Int J Hyg Environ Health. 2016 Jan;219(1):24-32. doi: 10.1016/j.ijheh.2015.08.001. Epub 2015 Aug 4. PMID: 26306831.
https://doi.org/10.1016/j.ijheh.2015.08.001

(**) Ferlito C, Barnaba V, Abrignani S, Bombaci M, Sette A, Sidney J, Biselli R, Tomao E, Cattaruzza MS, Germano V, Biondo MI, Salerno G, Lulli P, Caporuscio S, Picchianti Diamanti A, Falco M, Biselli V, Cardelli P, Autore A, Lucertini E, De Cesare DP, Peragallo MS, Lista F, Martire C, Salemi S, Nisini R, D’Amelio R. Lack of evidence for post-vaccine onset of autoimmune/lymphoproliferative disorders, during a nine-month follow-up in multiply vaccinated Italian military personnel. Clin Immunol. 2017 Aug;181:60-66. doi: 10.1016/j.clim.2017.06.001. Epub 2017 Jun 15. PMID: 28625884.
https://doi.org/10.1016/j.ijheh.2015.08.001

(***) Zóltowska A. Lymphoreticular tissue lesions in mice after immunization with typhoid fever vaccine and immunosuppression with azathioprine. Beitr Pathol. 1975 Dec;156(3):257-65. PMID: 1243649.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/1243649/

(2) Il fattore V Leiden, ad esempio, è un fattore predisponente alle trombosi, assai diffuso nella popolazione (una persona ogni circa 250 ossia 240 mila persone sul complesso della popolazione italiana), una mutazione che gli individui possono ereditare dai loro genitori che può provocare un aumentato rischio di coagulazione eccessiva. Una persona può ereditare da un solo genitore il gene mutato ed essere eterozigote o può ereditarli da entrambi i genitori ed essere omozigote.

(3) Intervista di F. Cappello ad Andrea Rinaldelli
Vaccini ai civili come già ai militari – Andrea Rinaldelli e la tragica vicenda del figlio Francesco

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