Fosforo bianco. Israele fa terra bruciata in Libano

Fosforo bianco. Israele fa terra bruciata in Libano

Agosto 21, 2026 0 Di Francesco Cappello

Gli episodi più recenti segnalati sul campo nel sud del Libano risalgono all’agosto 2026, quando nuovi attacchi d’artiglieria con munizioni al fosforo bianco hanno colpito diverse aree del settore meridionale nel corso delle recenti escalation civili e militari.

Attraverso l’uso prolungato di ordigni incendiari, viene applicata una strategia di “terra bruciata” volta a spingere la popolazione civile a sfollare a nord del fiume Litani 

Le squadre dei vigili del fuoco e della protezione civile libanese hanno segnalato il ripetuto innesco di incendi di vasta portata provocati dalla caduta delle zeppe d’ovatta incandescente rilasciate dai proiettili M825 da 155 mm.

Queste azioni rappresentano il prosieguo di un impiego sistematico registrato dalle organizzazioni internazionali a partire dall’ottobre 2023 e proseguito nel corso del 2024 e del 2026 lungo i villaggi di confine del Libano meridionale.

Il fosforo bianco è un composto chimico solido e ceroso che si incendia spontaneamente non appena entra in contatto con l’ossigeno dell’aria, raggiungendo temperature superiori a 800 °C e liberando un denso fumo bianco.

Rientra nella categoria delle armi incendiarie. Il Protocollo III della Convenzione sulle armi convenzionali del 1980 ne vieta tassativamente l’utilizzo contro le popolazioni civili e contro obiettivi militari situati all’interno di aree abitate. L’impiego di questa sostanza nei centri urbani viola inoltre il principio fondamentale del Diritto Internazionale Umanitario, che impone la netta distinzione tra combattenti e civili, rendendo il suo uso indiscriminato un crimine di guerra.
Gli effetti sul corpo umano sono tra i più devastanti in ambito bellico. La sostanza aderisce alla pelle e ai tessuti, bruciando per reazione termica e chimica fino a raggiungere le ossa che vengono anch’esse consumate dal fuoco bianco. I frammenti rimasti incombusti nelle ferite possono riattivarsi e riprendere a bruciare appena vengono riesposti all’aria durante le medicazioni. L’assorbimento attraverso la cute provoca anche una grave tossicità organica che porta al cedimento progressivo di fegato, reni e cuore, mentre l’inalazione dei fumi acri causa lesioni polmonari, ustioni alle vie respiratorie e danni oculari permanenti.
Sofferenze inimmaginabili. Le immagini degli esseri umani colpiti suscitano incommensurabile orrore e pietà.

Su animali ed ecosistemi le conseguenze sono repentine e prolungate. Gli animali subiscono le medesime ustioni mortali degli esseri umani e rischiano l’avvelenamento acuto ingerendo residui contaminati tramite acqua o pascolo. Le particelle incandescenti innescano incendi boschivi e agricoli difficilmente domabili, devastando interi habitat. Nei terreni o nei sedimenti acquatici privi di ossigeno, la sostanza può rimanere inalterata per anni, conservando la propria tossicità e la capacità di incendiarsi nuovamente non appena il suolo viene smosso ed esposto all’aria.

Gli effetti ambientali accumulati dagli attacchi includono la distruzione di oltre 2.000 ettari di boschi, uliveti e terreni agricoli nel settore meridionale. Oltre all’immediata devastazione causata dalle fiamme, le analisi condotte dal collettivo Public Works Studio mostrano una grave alterazione chimica dei terreni. I residui di fosforo accumulati nel suolo si degradano in acido fosforico, impoverendo il microbioma della terra e rilasciando tracce di metalli pesanti tossici. Questo fenomeno riduce la fertilità agricola per anni e rappresenta una minaccia persistente per i contadini, poiché frammenti incombusti rimasti sepolti nel terreno rischiano di incendiarsi di nuovo non appena la terra viene arata ed esposta all’aria.

Israele ne ha fatto impunemente uso a danno dei palestinesi ed ora ripetutamente su villaggi e città nel sud del Libano.

P.S.
Israele non produce in autonomia i proiettili d’artiglieria al fosforo bianco finiti impiegati dal proprio esercito, ma occupa una posizione di rilievo nella fase iniziale della filiera industriale. La multinazionale israeliana ICL Group (ex Israel Chemicals Ltd) estrae fosfati nel deserto del Negev ed è uno dei principali fornitori globali di derivati del fosforo. Attraverso le sue filiali, ICL ha storicamente fornito il fosforo chimico grezzo alla catena di approvvigionamento del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

I proiettili d’artiglieria al fosforo bianco utilizzati dalle forze di difesa israeliane (IDF), in particolare i modelli da 155 mm denominati M825 e M825A1, vengono fabbricati, assemblati e caricati negli Stati Uniti. La struttura dei proiettili metallici è realizzata da aziende della difesa americane come General Dynamics, mentre il caricamento chimico del fosforo bianco all’interno degli ordigni avviene presso il Pine Bluff Arsenal, un’installazione militare dell’esercito statunitense situata in Arkansas, che rappresenta il principale centro dell’emisfero settentrionale specializzato nel riempimento di munizioni al fosforo.

La catena di approvvigionamento si sviluppa quindi attraverso una collaborazione bilaterale: la materia prima chimica viene fornita dall’industria mineraria israeliana agli Stati Uniti, dove i complessi militari assemblano gli ordigni finiti. Successivamente, le munizioni vengono trasferite a Israele tramite i programmi americani di aiuti militari e le vendite estere della difesa (Foreign Military Sales).

Le verifiche condotte sul campo da organizzazioni di ricerca e diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, hanno confermato questa catena analizzando i detriti e i contenitori dei proiettili rinvenuti nei teatri di conflitto. I codici identificativi impressi sui metalli (inclusi i codici CAGE del governo statunitense) tracciano la fabbricazione dei proiettili usati sul campo direttamente negli impianti dell’esercito e dei fornitori degli Stati Uniti.