CO2 molecola della vita o inquinante? (parte 2)

CO2 molecola della vita o inquinante? (parte 2)

Luglio 8, 2026 0 Di Francesco Cappello

Mentre il territorio frana, spendiamo cifre astronomiche contro la molecola della vita. Tra la rinascita verde del pianeta e il grande affare della transizione ecologica, i fatti biologici ed economici oltre la retorica dell’allarmismo. Un’analisi tra biologia e finanza

Per comprendere l’impatto reale del biossido di carbonio sul pianeta, è necessario spogliare questa molecola dalle definizioni puramente giuridiche o politiche e analizzarla sotto la lente della biologia e della storia della Terra. Da un punto di vista strettamente scientifico, definire la CO2 un inquinante è un paradosso biologico. Questo gas costituisce infatti l’alimento fondamentale per tutto il regno vegetale, il mattone primordiale che permette la fotosintesi clorofilliana. Attraverso questo affascinante processo, le piante catturano l’energia solare e, combinando l’acqua del suolo con il carbonio atmosferico, sintetizzano glucosio e cellulosa che costituiscono il corpo stesso delle piante necessario, liberando l’ossigeno che respiriamo (vedi Il carbonio di cui è composto il corpo delle piante, degli alberi e di tutte le creature viventi origina dalla “famigerata” anidride carbonica)

Secondo scienziati del clima come William Happer e altri, l’attuale atmosfera terrestre si trova in una condizione di relativa scarsità di questo nutrimento rispetto alla storia geologica. Secondo questa prospettiva, l’aumento recente delle concentrazioni di CO2 non sta avvelenando la Terra, ma sta agendo come una potente e provvidenziale fertilizzazione naturale, restituendo alla flora globale una vitalità che era rimasta sopita per millenni a causa di livelli di carbonio eccezionalmente bassi.

Il sesto continente verde e l’ipotesi della terra resiliente

La prova tangibile di questo risveglio vegetale è scritta nei dati raccolti in oltre tre decenni di osservazioni satellitari, che hanno immortalato una progressiva e spettacolare espansione delle aree verdi del pianeta. Questo incremento della biomassa, stimato intorno al venti per cento, ha regalato alla Terra una superficie di nuove foglie talmente vasta da superare più di trenta volte l’estensione della Francia, un fenomeno così imponente da essere ribattezzato dagli esperti come un vero e proprio sesto continente verde.

I climatologi che attribuiscono il cambiamento climatico a fattori prevalentemente naturali, tra cui Richard Lindzen e Roy Spencer e François Gervais solo per citarne alcuni, vedono in questo inverdimento globale una smentita dei modelli matematici catastrofisti. Secondo la loro visione, l’espansione della biosfera è la dimostrazione empirica che la Terra possiede potenti meccanismi di autoregolazione, noti come feedback negativi. Invece di scivolare verso un riscaldamento fuori controllo, il sistema planetario reagisce all’aumento di CO2 potenziando la sua stessa vegetazione, la quale assorbe più carbonio, rilascia umidità e contribuisce a stabilizzare il microclima attraverso una maggiore copertura nuvolosa e vegetale, mostrando una resilienza intrinseca.

L’efficienza idrica e la rinascita delle zone aride

Uno dei risvolti più straordinari della fertilizzazione da carbonio si manifesta nelle regioni più vulnerabili e aride del mondo, come la delicata fascia saheliana in Africa. A livello microscopico, l’abbondanza di anidride carbonica permette alle piante di ottimizzare l’uso dell’acqua. Avendo a disposizione più carbonio nell’aria, i vegetali possono parzialmente chiudere i loro stomi, i piccoli pori sulle foglie attraverso cui respirano. Questo accorgimento riduce drasticamente la quantità di vapore acqueo che la pianta disperde nell’atmosfera per traspirazione, aumentando quella che in fisiologia vegetale viene chiamata efficienza nell’uso dell’acqua.

Gli studiosi della variabilità climatica naturale evidenziano che il progressivo rinverdimento di intere aree desertiche non è un’anomalia pericolosa, ma un beneficio concreto. Essi argomentano che i cambiamenti nelle precipitazioni in queste zone sono storicamente legati a grandi cicli oceanici naturali, come l’Oscillazione Multidecadale Atlantica. Quando l’azione di questi cicli si combina con la maggiore resistenza alla sete sviluppata dalle piante grazie alla CO2, la natura riesce a rigenerare pascoli e foreste laddove prima regnava sabbia priva di humus, offrendo risorse preziose per l’allevamento e contrastando l’erosione del suolo senza alcuna necessità di interventi umani.

La sicurezza alimentare e il mito dei modelli matematici

In ambito agricolo, l’incremento di questo gas si traduce in un immenso vantaggio economico e sociale, calcolato in migliaia di miliardi di euro di cibo prodotto in più negli ultimi cinquant’anni. Gli esperimenti condotti in ambienti controllati confermano che un’atmosfera più ricca di carbonio accelera la crescita e aumenta la resa di colture essenziali per l’umanità come il riso, il grano e gli ortaggi, con picchi straordinari soprattutto per i tuberi e le radici.

I climatologi scettici riguardo all’origine antropica del riscaldamento, tra cui John Christy, fanno notare come i benefici storici della CO2 sulle rese agricole siano dati reali, misurati e tangibili, mentre gli scenari di carestie globali legati al clima rimangano proiezioni ipotetiche basate su simulazioni al computer che tendono sistematicamente a sovrastimare il riscaldamento dell’atmosfera. Da questa prospettiva, l’aumento delle temperature e del carbonio atmosferico ricalca le condizioni favorevoli dei periodi caldi del passato, come il Periodo Caldo Medievale o quello Romano, epoche storiche in cui l’umanità ha vissuto fioriture culturali e agricole eccezionali, suggerendo che l’attuale trend possa in realtà contribuire ad allontanare lo spettro della denutrizione per una popolazione mondiale in costante crescita.

Il respiro biologico degli oceani e l’alternanza delle stagioni

Il dinamismo del carbonio non risparmia il regno marino, dove la vita microscopica sembra rispondere con la stessa prontezza di quella terrestre. La proliferazione di particolari organismi planctonici come i coccolitofori dimostra che l’abbondanza di carbonio stimola la base della catena alimentare oceanica, fornendo energia preziosa a pesci e mammiferi marini. Questo continuo scambio tra cielo e acqua trova un parallelo perfetto nel respiro stagionale del pianeta: ogni anno, durante la stagione vegetativa, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria subisce un crollo verticale, un battito cardiaco chimico il cui vigore è aumentato di oltre un terzo negli ultimi decenni proprio a causa della maggiore massa vegetale in espansione che consuma questo nutrimento.

Gli scienziati che guardano alle cause naturali del clima ricordano che, in base alla legge dei gas nota come legge di Henry, la concentrazione di CO2 in atmosfera è fortemente influenzata dalla temperatura degli oceani, i quali rilasciano spontaneamente gas quando si scaldano e lo assorbono quando si raffreddano. Secondo questa interpretazione, una parte significativa del moderno aumento della CO2 potrebbe essere la conseguenza, e non la causa principale, del naturale riscaldamento della Terra successivo alla Piccola Era Glaciale terminata nell’Ottocento, mentre l’enorme incremento del consumo stagionale da parte delle piante dimostra che la biosfera possiede un’elasticità tale da mitigare autonomamente gli effetti di attività umane come la deforestazione.

La lezione della storia geologica e i veri motori del clima

Per collocare correttamente l’attuale dibattito sul clima, è infine indispensabile allargare l’orizzonte temporale alla storia profonda del nostro pianeta. Se guardiamo alle ere geologiche passate, scopriamo che la Terra ha ospitato concentrazioni di anidride carbonica anche dieci o venti volte superiori a quelle odierne, coincise con l’esplosione della biodiversità nel Cambriano o con l’era dei dinosauri nel Giurassico. In quelle epoche la vita non è andata incontro a un’estinzione per calore, ma ha prosperato in modo rigoglioso entro immensi parchi naturali planetari.

Climatologi e geologi estranei al consenso antropico evidenziano come, su scale temporali di milioni di anni, non esista una correlazione rigida e lineare tra i livelli di CO2 e la temperatura globale. I veri motori del clima terrestre vanno ricercati in forze cosmiche e geologiche di portata ben superiore alle attività umane: i cicli dell’attività solare, le variazioni dell’orbita terrestre e il flusso dei raggi cosmici che influenzano la formazione delle nuvole, come teorizzato dal fisico Henrik Svensmark. L’anidride carbonica resta così una molecola insostituibile e benefica nel grande ciclo della vita, la cui crescita attuale sta regalando al pianeta un patrimonio di verde aggiuntivo senza alcun costo economico per l’umanità se non quello dovuto alla cantonata che insiste a voler ridurre la concentrazione di CO2 in atmosfera. Il climatologo francese F. Gervais cita una stima della Banca Mondiale secondo cui la lotta al riscaldamento globale richiederebbe 89.000 miliardi di dollari entro il 2030. Questa cifra equivarrebbe a una spesa di circa 19 miliardi di dollari al giorno una somma dell’ordine di grandezza del PIL mondiale che porterà ad un raddoppio del debito sovrano globale e alla creazione della “bolla finanziaria green”, alimentata da fondi pubblici e obbligazioni verdi come nelle grandi operazioni di speculazione finanziaria travestite da transizione ecologica. In questo contesto vengono fatte varie proposte ingegneristiche semplicemente assurde come quella di interrare la CO2 o di schermare la radiazione solare come nel caso dell’azienda israelo-americana Stardust Solutions, che ha già raccolto 60 milioni di dollari di capitali, promettendo di sviluppare particelle riflettenti da disperdere in stratosfera entro la fine del decennio… (ne parleremo).
Nel contempo i necessari ed adeguati, soprattutto urgenti, interventi sul dissesto idrogeologico del territorio vengono rimandati perché mancherebbero le risorse finanziarie necessarie salvo poi dare la colpa nei casi di prevedibilissime alluvioni e frane al capro espiatorio per eccellenza, il biossido di carbonio, la molecola della vita.  

FONTI

Lo studio sull’inverdimento di Zhu (2016)

Questo gruppo di ricercatori ha analizzato le immagini scattate dai satelliti in trent’anni. Hanno dimostrato che la Terra è diventata più verde e che la causa principale (per il 70%) è proprio l’anidride carbonica che fa da fertilizzante.

Lo studio sui nutrienti di Myers (2014)

È una ricerca fondamentale che ha scoperto un effetto collaterale del cibo “gonfiato” con troppa CO2. Gli scienziati hanno coltivato piante come grano e riso in ambienti con molto carbonio, scoprendo che i raccolti finali contengono meno ferro, meno zinco e meno proteine.

William Happer

Fisico dell’Università di Princeton, è uno dei più convinti sostenitori della CO2 molecola della vita. Spiega che se guardiamo alla storia della Terra, oggi siamo in un periodo di “carestia” di carbonio e che l’aumento attuale sta solo restituendo vigore alle piante.

Richard Lindzen e Roy Spencer

Il primo è un famoso fisico dell’atmosfera del MIT di Boston, il secondo ha lavorato per la NASA. Entrambi sostengono che i modelli al computer usati per calcolare il riscaldamento futuro siano sbagliati perché esagerano la sensibilità del clima. Secondo loro, la Terra ha dei sistemi naturali di “autolavaggio” e autoregolazione (come le nuvole) che frenano il riscaldamento.

John Christy

È il climatologo che gestisce i dati delle temperature globali prese dai satelliti. Christy mostra che, storicamente, la Terra ha già vissuto periodi caldi come questo (ad esempio nel Medioevo) e che l’agricoltura e l’umanità hanno sempre prosperato quando il pianeta era più caldo.

Henrik Svensmark

Un fisico danese che ha proposto la teoria secondo cui il vero motore del clima non è la CO2, ma il Sole. Quando il Sole è molto attivo, fa da scudo ai raggi cosmici che arrivano dallo spazio profondo; quando arrivano meno raggi cosmici, si formano meno nuvole, e il pianeta si scalda in modo del tutto naturale.

François Gervais
una delle voci critiche più note in Europa, specialmente nel mondo francofono. È un fisico francese, professore emerito di fisica e scienze dei materiali all’Università di Tours, ed è autore di libri dai titoli molto espliciti come L’innocenza del carbonio o L’urgenza climatica è un’illusione.
La figura di Gervais è particolarmente interessante nel dibattito perché la sua specializzazione accademica riguarda la fisica termica e la spettroscopia a infrarossi, che è proprio la branca della fisica che studia come i gas assorbono il calore e danno origine all’effetto serra.
Il suo argomento scientifico cardine si basa sul concetto di saturazione dell’effetto serra. Gervais sostiene che la quantità di anidride carbonica già presente nell’atmosfera sia più che sufficiente ad assorbire la quasi totalità dei raggi infrarossi che è in grado di trattenere. Secondo i suoi calcoli, l’aggiunta di ulteriore CO2 di origine umana ha un effetto termico logaritmico, cioè matematicamente decrescente: ogni tonnellata in più riscalda molto meno della precedente, rendendo l’impatto futuro sulla temperatura globale praticamente trascurabile.
Per spiegare questo concetto in modo semplificato, viene spesso usata l’analogia della vernice sui vetri: se passi una mano di vernice nera su una finestra, blocchi la maggior parte della luce; se passi una seconda o una terza mano di vernice, la stanza non diventerà molto più buia, perché la prima mano aveva già fatto quasi tutto il lavoro. Per Gervais, la CO2 in atmosfera ha già fatto “quasi tutto il lavoro” e quella aggiunta dall’uomo cambia pochissimo le carte in tavola.
Inoltre, nei suoi lavori Gervais analizza i dati storici delle temperature individuando un ciclo naturale di riscaldamento e raffreddamento della durata di circa sessant’anni, che secondo lui coincide con i movimenti ciclici degli oceani e del Sole. Di conseguenza, egli attribuisce il riscaldamento osservato alla fine del Novecento a questo ciclo naturale, prevedendo una fase di stabilizzazione o di lieve raffreddamento nei decenni successivi, e difendendo la CO2 come una molecola esclusivamente benefica per la vegetazione e per la vita.

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