I diabolici File di Epstein provocano spaccature tra i repubblicani di Trump
Il New York Times, TIME e The Washington Post, riportano notizie in merito ad una serie di eventi avvenuti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, di una profonda spaccatura all’interno del Partito Repubblicano. A protezione di ricchi e potenti censure e rimozioni silenziose di file. I parlamentari descrivono condizioni di consultazione restrittive di due ore, senza consulenti o dispositivi elettronici per milioni di file
Thomas Massie, il deputato repubblicano del Kentucky, è stato tra i principali sostenitori dell’Epstein Files Transparency Act insieme al democratico Ro Khanna, ha guidato una “discharge petition” (una manovra procedurale per forzare il voto ignorando il blocco dei leader di partito) per obbligare il Dipartimento di Giustizia a pubblicare i documenti. Massie ha dichiarato più volte che “la giustizia non può essere evitata solo per risparmiare l’imbarazzo a uomini molto potenti” e ha criticato duramente l’amministrazione e i vertici del suo stesso partito per i tentativi di insabbiamento.
Marjorie Taylor Greene, storicamente una delle più accanite sostenitrici di Trump, ha rotto pubblicamente con lui proprio sulla questione Epstein nel novembre 2025.
Secondo quanto riferito dalla stessa Greene (in particolare sul New York Times Magazine di dicembre 2025), Trump l’ha chiamata per intimarle di ritirare il suo sostegno alla pubblicazione dei file:
“Gli amici saranno danneggiati“.
Greene ha dichiarato, infatti, che Trump si è opposto alla trasparenza sostenendo che i documenti avrebbero “danneggiato i suoi amici” riferendosi a donatori miliardari, soci d’affari e figure delle alte sfere sociali di New York e Palm Beach.
In risposta al rifiuto della Greene di obbedire, Trump l’ha attaccata pubblicamente su Truth Social definendola una “traditrice ed un disonore per il partito“.
La Greene ha assunto una posizione molto vicina alle vittime. Nel novembre 2025 ha tenuto una conferenza stampa al Campidoglio al fianco di diverse sopravvissute di Epstein, lodando il loro coraggio e affermando che, nonostante avesse sempre combattuto per Trump e per le politiche “America First”, su questo tema la sua lealtà andava alle vittime e alla verità, non al Presidente. Ha inoltre rivelato che Trump ha rifiutato l’idea di invitare le sopravvissute alla Casa Bianca, affermando che “non avevano meritato tale onore“.
Attualmente dopo mesi di resistenza e insulti verso Massie (definito da Trump un “perdente”) e Greene, Trump ha compiuto un improvviso dietrofront strategico poco prima del voto finale in aula, invitando i repubblicani a votare a favore della legge sostenendo di “non avere nulla da nascondere“.
Tuttavia, Massie e Greene hanno continuato a denunciare che, nonostante la legge sia passata, il Dipartimento di Giustizia sta ancora proteggendo “i ricchi e i potenti” attraverso censure eccessive o rimozioni silenziose di file, alimentando un clima di forte tensione interna che sta influenzando anche le primarie per le elezioni di metà mandato del 2026.
Durante le più recenti ispezioni condotte al Dipartimento di Giustizia nel febbraio 2026, Thomas Massie e Ro Khanna hanno denunciato scoperte che mettono seriamente in dubbio la trasparenza dell’intero processo. Pur avendo avuto accesso a una minima parte dei tre milioni di documenti totali, i deputati sono riusciti a individuare in poche ore sei nomi di uomini estremamente influenti che erano stati impropriamente censurati dal governo. Questa scoperta ha scatenato una dura reazione in aula, con Khanna che ha sfidato apertamente il Dipartimento chiedendo quante altre identità di persone “politicamente esposte” fossero nascoste tra milioni di pagine ancora secretate.
Massie ha inoltre rilevato che il Dipartimento di Giustizia ha clamorosamente mancato le scadenze legali per la consegna dei rapporti sulle motivazioni delle censure, accusando l’Attorney General Pam Bondi di violare sia lo spirito che la lettera della legge. Le ispezioni hanno rivelato l’esistenza di documenti finora ignorati, tra cui scambi di email che coinvolgono l’attuale Segretario al Commercio Howard Lutnick in merito a potenziali visite o logistica legata all’isola di Epstein, portando Massie a chiederne pubblicamente le dimissioni.
Durante il suo acceso intervento alla Camera, Ro Khanna ha rotto il protocollo di riservatezza menzionando esplicitamente alcuni nomi che, a suo dire, erano stati censurati senza una valida ragione legale, ma solo per la loro rilevanza politica ed economica.
Khanna ha fatto riferimento a figure di altissimo profilo, citando in particolare l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson e l’ex segretario al Tesoro Lawrence Summers, sottolineando come le prove di contatti o viaggi associati a queste figure fossero già state parzialmente identificate in passato, ma che i nuovi file contenessero dettagli molto più compromettenti che il Dipartimento di Giustizia stava tentando di oscurare.
Anche lui ha puntato il dito contro l’attuale Segretario al Commercio, Howard Lutnick, sostenendo che nei documenti non censurati apparissero comunicazioni specifiche riguardanti la logistica dei trasporti verso le proprietà di Epstein che non erano mai emerse prima. Khanna ha usato questi nomi come esempi per dimostrare che le “omissioni” del governo non riguardano la privacy delle vittime, ma sono una protezione mirata per individui che occupano o hanno occupato posizioni di potere ai vertici dello Stato e della finanza mondiale.
Questa mossa ha creato un terremoto politico a Washington, poiché Khanna ha sfidato apertamente l’Attorney General Pam Bondi a spiegare perché i nomi di questi “amici potenti” fossero stati rimossi dai file pubblici proprio mentre venivano rilasciati migliaia di altri documenti meno rilevanti.
Anche Marjorie Taylor Greene, pur non avendo partecipato alle ispezioni più recenti a causa delle sue dimissioni dal Congresso rassegnate a gennaio 2026 proprio in polemica con Trump e il sistema di Washington, ha continuato a denunciare dall’esterno come le censure attuali servano a proteggere i “predatori governativi“.
Secondo la sua versione, le ispezioni dei colleghi confermerebbero che il governo non ha alcuna intenzione di rilasciare la lista completa dei clienti, limitandosi a pubblicare materiali già noti o documenti irrilevanti per distogliere l’attenzione dai nomi più scottanti ancora protetti dal segreto.
Nella consapevolezza di queste scoperte, Massie e Khanna hanno formalmente richiesto a un giudice federale di nominare un commissario esterno (Special Master) che sottragga al Dipartimento di Giustizia il controllo dei file, sostenendo che le ispezioni abbiano provato oltre ogni dubbio che l’istituzione non è credibile né imparziale nella gestione della verità sul caso Epstein.
Nancy Mace è una deputata repubblicana
La sua posizione riguardo ai file di Jeffrey Epstein è di totale intransigenza e attivismo radicale, tanto da essere diventata uno dei volti principali della battaglia per la trasparenza su questo caso. È stata, infatti, anche lei, tra i principali promotori dell’Epstein Files Transparency Act (diventato legge nel novembre 2025). La sua posizione è che il governo debba rendere pubblico ogni singolo documento non classificato. Ha dichiarato ripetutamente che il tempo della protezione per “i ricchi e i potenti” è finito e che ogni complice o frequentatore dell’isola di Epstein deve essere smascherato, indipendentemente dal suo prestigio sociale o politico.
Recentemente (febbraio 2026) ha assunto toni duri contro il Dipartimento di Giustizia, ora guidato da Pam Bondi. Mace ha, infatti, denunciato che alcuni file, inizialmente pubblicati sul sito del Dipartimento della Giustizia (DOJ) il 30 gennaio scorso, sono stati poi rimossi “silenziosamente”. Ha inviato una lettera ufficiale chiedendo spiegazioni immediate, accusando il dipartimento di voler nascondere informazioni cruciali sui co-cospiratori dietro la scusa di voler proteggere la privacy.
Dopo aver visionato personalmente i documenti non censurati in una stanza protetta del Dipartimento di Giustizia, Mace ha annunciato di aver compilato una lista di individui — tra cui amici, soci d’affari e figure istituzionali — che intende convocare per deposizioni forzate davanti alla Commissione di Vigilanza della Camera. Ha esplicitamente menzionato di voler interrogare figure del calibro di Bill Gates per fare chiarezza sui loro legami con Epstein.
Mace ha anche denunciato come “inquietante” la procedura di revisione dei file, rivelando che il DOJ tiene traccia di ogni singola ricerca effettuata dai membri del Congresso all’interno dei database su Epstein. Ha accusato il dipartimento di utilizzare questi log per monitorare l’attività legislativa e intimidire chi cerca la verità.
La deputata lega spesso questa battaglia alla sua storia personale di sopravvissuta a violenza sessuale, affermando che la sua missione è garantire che non esista un “sistema giudiziario a due livelli” dove i predatori d’élite possono agire impunemente mentre le vittime rimangono senza giustizia.
In questi giorni di febbraio 2026, Nancy Mace ha raddoppiato i suoi sforzi:
L’11 febbraio 2026 è tornata personalmente al Dipartimento di Giustizia per una seconda sessione di revisione dei file non censurati, dichiarando di non voler arretrare finché ogni nome non sarà reso pubblico.
Il 12 febbraio 2026 ha inviato una lettera formale all’Attorney General Pam Bondi chiedendo spiegazioni sulla sparizione di alcuni documenti dal sito del DOJ, accusando le istituzioni di voler proteggere i “predatori potenti”.
Ha dichiarato pubblicamente di aver perso fiducia nel sistema giudiziario, ma di voler usare il suo potere al Congresso per forzare testimonianze e deposizioni.
La Mace mentre incalza il Dipartimento di Giustizia per la pubblicazione dei nomi, ha più volte dichiarato pubblicamente che, in base alla sua lettura dei documenti, Trump sarebbe “completamente scagionato” da qualsiasi coinvolgimento nei crimini di Epstein sostenendo che i file mostrino come Trump sia stato l’unico, tra i potenti, a collaborare con le autorità fin dall’inizio, cercando così di proteggere il Presidente dalle accuse degli avversari politici.
Ricordiamo che la consultazione avviene in una piccola stanza blindata del Dipartimento di Giustizia (paragonata dalla stessa Mace a un “ripostiglio”), dove sono disponibili solo quattro computer monitorati costantemente da agenti governativi. I congressisti devono operare in totale solitudine, poiché è vietato l’ingresso ai propri consulenti tecnici e legali, e non possono introdurre dispositivi elettronici, avendo a disposizione sessioni limitate di sole due ore. La restrizione più pesante riguarda la sorveglianza digitale: ogni singola ricerca, parola chiave o documento aperto viene registrato e “taggato” dal sistema tramite un codice identificativo personale, permettendo al governo di monitorare in tempo reale su quali nomi si stia concentrando l’attenzione di ogni parlamentare.
La procuratrice generale Pam Bondi ammette che Trump è ovunque nei file Epstein
L’evangelico, repubblicano, 56º speaker della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti chiede che i file Epstein rimangano censurati perché contengono documenti dell’intelligence che metterebbero a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti
“Trump viene menzionato 38.000 volte nelle email di Jeffrey Epstein.
Sappiamo che più di mille agenti dell’FBI sono stati incaricati di censurare milioni di pagine di documenti e scambi di email per proteggere non solo Trump, ma abbiamo prove piuttosto solide che servisse a proteggere Netanyahu e ogni fuga di notizia sta erodendo le sue smentite di condotte illecite o attività criminali per quanto riguarda l’abuso di minori e abbiamo visto uno sforzo molto concertato da parte di Trump per bloccare quest’ultima pubblicazione ma l’erosione del Sostegno e quel blocco all’interno del partito repubblicano è stata tale che è stato costretto, anche se questi documenti sono stati oscurati in modo da proteggerlo, a renderli pubblici”
Chris Hedges – Premio Pulitzer
Fonti
Wikipedia – Epstein Files Transparency Act
TIME – Trump, Marjorie Taylor Greene Breakup Goes Far Beyond Epstein
The Guardian – US congressmen ask judge to appoint official to force release of all Epstein files
Mace.house.gov – Rep. Nancy Mace Demands DOJ Explain Why Epstein Files Were Removed
The Guardian – House members seek inquiry into DoJ’s tracking of search history
The Chris Hedges Report – Jeffrey Epstein, Donald Trump and Sexual Blackmail Networks.
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