Schiavismo sessuale nell’alta moda ad uso e consumo dell’élite, a cura di Epstein, quale strumento di controllo del Mossad sul loro operato
L’architettura finanziaria che legava Jeffrey Epstein all’agenzia MC2 di Jean-Luc Brunel era una facciata legale per il reclutamento delle top model. Essa rappresenta uno dei pilastri più documentati dell’intero sistema di sfruttamento descritto nei file Epstein recentemente desecretati. Il coinvolgimento delle élite, adeguatamento video-documentato, veniva poi utilizzato quale strumento di controllo tramite ricatto di pubblicazione
Il caso Karen Mulder (nella foto di copertina), iconica top model degli anni ’90, ha assunto nel 2026 una nuova e inquietante dimensione a seguito della pubblicazione definitiva degli Epstein Files (vedi Contro le Élites un esorcismo sociale definitivo), essendo possibile rileggerlo come una vera e propria denuncia anticipata del sistema criminale oggi documentato. Sebbene il suo nome non compaia direttamente tra le vittime accertate nei registri di Epstein, le sue dichiarazioni del 2001 durante la trasmissione “Tout le monde en parle” – in cui denunciò violenze da parte di politici, agenti e dirigenti della Elite Model Management citando persino il controllo mentale ossia un mix di droghe, ipnosi clinica e manipolazione ambientale volto a trasformare le modelle in oggetti silenziosi e compiacenti a disposizione dell’élite (vedi nota [1]), trovano un riscontro oggettivo nella struttura del network che i file appena desecretati descrivono minuziosamente. All’epoca le sue parole furono liquidate come un delirio paranoico e la modella fu prontamente ricoverata in una clinica psichiatrica con spese coperte da figure come Gérald Marie, ma la storia recente ha trasformato quella che sembrava un’instabilità mentale nella testimonianza di una “whistleblower originale” che aveva intuito la portata di un sistema di predazione d’élite.
Il pilastro che collega queste denunce direttamente agli Epstein Files è la figura di Jean-Luc Brunel, il cui ruolo specifico emerge dai documenti come quello di un vero e proprio fornitore logistico di giovani donne attraverso un’architettura finanziaria studiata nei minimi dettagli. Nei file è ampiamente documentato come Brunel utilizzasse le sue agenzie di moda, in particolare la MC2 (Management Concepts), come una facciata legale per il reclutamento; le e-mail e i registri finanziari dimostrano che Jeffrey Epstein finanziò personalmente la nascita di questa agenzia con un investimento iniziale di oltre un milione di dollari, garantendosi contrattualmente il controllo sulle attività della società. Questa simbiosi economica permetteva di utilizzare l’agenzia come un serbatoio privilegiato da cui attingere modelle per i suoi incontri e per quelli dei suoi ospiti influenti, trasformando aspirazioni professionali in trappole di coercizione. I documenti investigativi e le testimonianze delle sopravvissute presenti nell’archivio descrivono Brunel non solo come un complice, ma come un esperto manipolatore che sfruttava il prestigio delle sfilate internazionali per adescare ragazze giovanissime, spesso provenienti dall’Europa dell’Est, con la complicità silenziosa di altri nomi di spicco del settore.
Dall’analisi dei file si evince che Brunel operava con un metodo sistematico, documentato da numerosi messaggi scambiati con Epstein in cui si discuteva del “trasporto” di ragazze tra Parigi, New York e le isole private, trattandole come merce di scambio per consolidare rapporti di potere e ingraziarsi figure chiave del jet set. Oltre a Brunel e al già citato Gérald Marie, i documenti menzionano interazioni e cene a cui partecipavano altri agenti e fotografi di fama mondiale, delineando una cultura industriale in cui il corpo delle modelle era considerato un asset negoziale. Le carte rivelano come il mondo della moda dell’epoca fosse profondamente infiltrato da questo sistema, dove la promessa di una carriera diventava lo strumento di ricatto perfetto per garantire l’omertà delle vittime, spesso isolate dai loro paesi d’origine e prive di supporto legale. Il fatto che Mulder avesse indicato proprio i vertici delle agenzie e le forze dell’ordine come complici degli abusi risuona oggi con estrema precisione nei verbali dell’FBI contenuti nei file, che evidenziano come Brunel godesse di una rete di protezione internazionale che gli ha permesso di operare impunemente per decenni. La tragica fine di Brunel, suicidatosi in carcere nel 2022, ha impedito un processo pubblico, ma i documenti del 2026 confermano che la sua attività era il motore pulsante di quel mercato umano di cui Karen Mulder aveva cercato, invano, di avvertire il mondo venticinque anni fa.
L’architettura finanziaria che legava Jeffrey Epstein all’agenzia MC2 di Jean-Luc Brunel rappresenta uno dei pilastri più documentati dell’intero sistema di sfruttamento descritto nei file. Dalle transazioni bancarie e dalle e-mail contabili emerge che Epstein non si limitava a una generica assistenza, ma aveva iniettato capitali massicci per garantire la sopravvivenza e l’espansione dell’agenzia, con trasferimenti che superavano il milione di dollari sotto forma di prestiti e investimenti diretti tra il 2002 e il 2005. Questi flussi di denaro non erano semplici operazioni commerciali, poiché i documenti suggeriscono che in cambio del sostegno finanziario Epstein avesse ottenuto un accesso privilegiato e costante al “roster” delle modelle dell’agenzia, trasformando di fatto una società di management in una copertura legale per il reclutamento di giovani donne destinate ai suoi circoli privati. La MC2 fungeva inoltre da centro logistico per ottenere visti di lavoro (come gli H-1B) per modelle straniere, permettendo al network di farle entrare negli Stati Uniti e mantenerle in una condizione di dipendenza economica e legale.
Oltre al caso emblematico di Karen Mulder, i registri di volo del jet “Lolita Express” e i calendari privati di Epstein contengono i nomi di numerose altre figure di spicco del mondo della moda, tra cui spicca Naomi Campbell, menzionata più volte in relazione a viaggi ed eventi sociali, sebbene la modella abbia sempre dichiarato di non essere mai stata a conoscenza delle attività criminali di Epstein. Nei documenti compaiono anche riferimenti a modelle come Heidi Klum e Adriana Karembeu, i cui nomi appaiono spesso in liste di invitati a cene o voli, a dimostrazione di come Epstein cercasse costantemente di circondarsi di icone di bellezza per aumentare il proprio prestigio sociale e adescare nuovi partner d’affari. La presenza di questi nomi nei file non implica necessariamente un coinvolgimento diretto negli abusi, ma evidenzia come il network fosse profondamente radicato nell’élite del fashion system mondiale.
Il legame tra moda e potere era ulteriormente cementato dalla presenza di fotografi di fama internazionale, come l’italiano Alberto Gulinetti o il celebre Bruce Weber, i cui nomi emergono nelle agende di Epstein in contesti che intrecciano lavoro e vita privata. Dai file si evince che Epstein utilizzava la promessa di servizi fotografici di alto livello con professionisti famosi come esca per le giovani aspiranti modelle, creando un ambiente in cui le ragazze si sentivano sicure e lusingate, ignare di essere entrate in un circuito di predazione controllato. Le testimonianze incrociate presenti nei documenti del 2026 rivelano che molti di questi fotografi orbitavano intorno alle residenze di Epstein a Palm Beach e Manhattan, contribuendo a mantenere quell’aura di legittimità e glamour che rendeva il sistema di Brunel e Epstein così difficile da scardinare per decenni.
I documenti contenuti negli Epstein Files chiariscono che il sistema dei visti, in particolare i modelli H-1B e O-1, veniva manipolato da Jean-Luc Brunel e dalla MC2 per garantire una forma di controllo legale e psicologico sulle giovani modella straniere. Utilizzando la facciata dell’agenzia di moda, il network garantiva l’ingresso negli Stati Uniti a ragazze provenienti spesso dall’Europa dell’Est o dal Brasile, legando la loro permanenza sul suolo americano esclusivamente al contratto con l’agenzia. Questo creava un vincolo di dipendenza assoluta: le giovani sapevano che una minima ribellione o il rifiuto di partecipare agli “eventi” privati di Epstein avrebbe comportato la revoca immediata del visto e l’espulsione, trasformando uno strumento burocratico in una vera e propria catena invisibile.
Spostando il focus sulle testimonianze delle sopravvissute, emerge un quadro agghiacciante riguardo al ruolo dei fotografi e all’uso dei “test fotografici” come metodo di adescamento. Molte vittime hanno dichiarato nei verbali dell’FBI che il primo approccio avveniva sempre sotto l’apparenza di un’opportunità professionale legittima: venivano promessi servizi fotografici con nomi di rilievo per costruire il loro portfolio, ma una volta giunte nelle residenze di Epstein, l’atmosfera cambiava radicalmente. Le sopravvissute descrivono come alcuni fotografi agissero da “facilitatori”, normalizzando la nudità o le richieste inappropriate di Epstein durante le sessioni, creando un ambiente in cui il confine tra lavoro e abuso veniva deliberatamente sfumato.
Le deposizioni citano episodi specifici in cui le ragazze venivano indotte a posare per scatti che non avevano alcuna finalità editoriale, ma servivano a Epstein per catalogare le vittime o per creare materiale ricattatorio. Alcune testimonianze puntano il dito contro l’omertà di certi professionisti dell’immagine che, pur vedendo la giovanissima età delle ragazze e la natura dei rapporti con il finanziere, continuavano a collaborare attratti dai generosi compensi e dal prestigio del network. Questo sistema di complicità ha permesso a Epstein e Brunel di mantenere una parvenza di professionalità che metteva a tacere i sospetti delle famiglie e delle stesse modelle, rendendo la trappola della MC2 una delle più sofisticate e documentate nel panorama degli abusi d’élite.
Tra le testimonianze più significative depositate agli atti e confermate dai documenti emersi nel 2026, spiccano quelle riguardanti i cosiddetti “casting” che avvenivano nelle proprietà di Epstein a Palm Beach e Manhattan. Molte sopravvissute hanno descritto come Jean-Luc Brunel organizzasse sessioni fotografiche private che fungevano da vero e proprio schermo per la selezione delle ragazze. Una delle testimonianze più dettagliate racconta di come le giovani venissero istruite a presentarsi con i propri “book” professionali, ma una volta arrivate, il fotografo presente (spesso legato al circuito della MC2) le inducesse a scatti sempre più intimi sotto la supervisione dello stesso Epstein, che osservava la scena commentando le potenzialità della ragazza non tanto per la moda, quanto per il suo “compiacimento personale”.
La gestione dei book fotografici trovati durante le perquisizioni dell’FBI nelle residenze di Epstein ha rivelato un metodo di catalogazione quasi industriale. Non si trattava di semplici album professionali, ma di archivi meticolosamente organizzati dove ogni modella era schedata non solo con le sue misure e l’età, ma con annotazioni scritte a mano che riguardavano la sua “disponibilità”, la sua situazione legale (legata ai famigerati visti di lavoro) e il grado di influenza che Epstein o Brunel potevano esercitare su di lei. Alcuni di questi book contenevano foto scattate nelle ville stesse, che venivano utilizzate come un catalogo da mostrare agli ospiti influenti per permettere loro di “scegliere” la compagnia per la serata o per i viaggi sul jet privato.
Le sopravvissute hanno inoltre riferito che la manipolazione dei book era uno strumento di potere: Epstein prometteva di finanziare la stampa di portfolio di lusso o di presentare le ragazze ai direttori delle riviste più prestigiose, a patto che accettassero di partecipare a “massaggi” o incontri ravvicinati. Dai file si evince che questo materiale fotografico veniva spesso conservato in casseforti, suggerendo che avesse anche una funzione di materiale ricattatorio (kompromat) sia nei confronti delle modelle, per impedirne la fuga o la denuncia, sia potenzialmente nei confronti di chi partecipava a quelle sessioni. Questo intreccio tra aspirazione professionale e sfruttamento sistematico documentato dai book sequestrati rappresenta una delle prove più schiaccianti di come il mondo della moda sia stato strumentalizzato dal network per decenni.
Tra le deposizioni più significative emerse dai verbali, spicca quella di una sopravvisuta Virginia Roberts Giuffre (trovata poi uccisa) che descrive il ruolo di un fotografo spesso presente nelle residenze di Epstein (il cui nome nei documenti è frequentemente associato a professionisti che gravitavano nell’orbita della MC2). La testimone racconta come il fotografo non si limitasse a scattare immagini, ma agisse come un vero e proprio “regista della sottomissione”. Durante una sessione a Palm Beach, il fotografo avrebbe insistito affinché la ragazza consumasse alcolici per “sciogliersi”, mentre Epstein osservava da un monitor in un’altra stanza. La deposizione sottolinea un dettaglio cruciale: il fotografo utilizzava la scusa di voler creare un servizio “editoriale d’avanguardia” per spingere la modella a pose degradanti, assicurandole che quegli scatti l’avrebbero resa una stella, quando in realtà servivano a testare i suoi limiti e la sua obbedienza per conto del finanziere.
[1] Le sue dichiarazioni e le interviste successive fornite ai settimanali francesi prima del suo ricovero delineavano tre livelli di quello che lei definiva controllo:
L’uso dell’ipnosi e della manipolazione psicologica
La Mulder sostenne che all’interno dell’ambiente della moda e dei circoli di potere parigini venissero utilizzate tecniche di ipnosi per indurre le ragazze a compiere atti contro la propria volontà o per rendere i loro ricordi confusi. Parlò di “stati di trance” indotti durante cene o incontri privati, descrivendo una sensazione di perdita di controllo sul proprio corpo. Questo coincide con diverse testimonianze presenti nei file di Epstein, dove alcune sopravvissute descrivono l’uso di droghe (come il Quaalude o farmaci dissociativi) che creavano uno stato di obbedienza simile a quello descritto dalla modella.
Il condizionamento attraverso il trauma (Trauma-based conditioning)
Nelle sue denunce, Karen descrisse un sistema in cui le ragazze venivano sistematicamente “spezzate” psicologicamente. Questo avveniva attraverso l’isolamento dalle famiglie, la privazione del sonno e la pressione costante sulla loro immagine e carriera. Il “controllo” consisteva nel creare una dipendenza totale dai propri “mentori” (come Jean-Luc Brunel o Gérald Marie), che diventavano le uniche figure in grado di decidere del loro successo o del loro fallimento. Una volta che la vittima era psicologicamente fragile, diventava più facile manipolarla.
La “psichiatrizzazione” come strumento di controllo
Un aspetto fondamentale del suo racconto riguardava il modo in cui il sistema reagiva se una modella cercava di ribellarsi. Mulder affermò che chiunque provasse a parlare veniva etichettato come “pazzo” o “instabile”. Il fatto che, poche ore dopo le sue denunce in TV, lei stessa sia stata prelevata e chiusa in una clinica psichiatrica (con la retta pagata da uno dei suoi presunti abusatori, Gérald Marie) è considerato da molti oggi come la prova finale del metodo di controllo: se non riescono a controllarti con la manipolazione, ti controllano togliendoti la credibilità attraverso una diagnosi medica forzata.
Cosa si evince dai file di oggi: Nei documenti del 2026, si trovano riferimenti a come Epstein studiasse la psicologia del comportamento e finanziasse ricerche su come “influenzare” le persone. Le deposizioni dei collaboratori di Brunel confermano che esisteva un protocollo per gestire le ragazze “difficili”, che prevedeva spesso l’uso di minacce legali (visti), pressioni psicologiche e, nei casi estremi, l’intervento di medici compiacenti per sedare o screditare le vittime.
Per Karen Mulder il “controllo mentale” non era un concetto fantascientifico, ma un mix di droghe, ipnosi clinica e manipolazione ambientale volto a trasformare le modelle in oggetti silenziosi e compiacenti a disposizione dell’élite.
[2] Virginia Roberts Giuffre. Nelle sue memorie non pubblicate (intitolate The Billionaire’s Playboy Club) e nelle successive deposizioni legali depositate nei tribunali di New York, la Giuffre ha descritto minuziosamente come Epstein e Brunel utilizzassero la scusa dei servizi fotografici per scopi molto più oscuri. Sebbene nel corso degli anni anche altre sopravvissute abbiano reso testimonianze simili riguardo al ruolo dei fotografi legati alla MC2 e alla manipolazione attraverso l’alcol e le promesse di carriera, il racconto di Virginia rimane il più dettagliato e quello che ha permesso agli inquirenti di inquadrare questa specifica modalità di adescamento. È importante sottolineare che molti dei verbali emersi più recentemente utilizzano spesso pseudonimi come “Jane Doe” seguiti da un numero per proteggere l’identità delle vittime che non hanno ancora acconsentito alla diffusione del proprio nome. Tuttavia, i dettagli specifici riguardanti le sessioni a Palm Beach dove Epstein osservava da un monitor sono diventati di dominio pubblico principalmente attraverso le denunce e le interviste di Virginia Giuffre, che è stata la figura chiave nel far crollare il muro di omertà intorno alle attività di Brunel e dei suoi collaboratori nel mondo della moda.
Questo tipo di testimonianze ha permesso agli inquirenti di capire che i fotografi non erano spettatori passivi, ma ingranaggi attivi nel processo di adescamento. Per quanto riguarda l’utilizzo degli archivi fotografici nelle indagini, i book e le migliaia di negativi sequestrati nelle casseforti di Manhattan si sono rivelati fondamentali per mappare l’intera rete delle vittime. Gli investigatori dell’FBI hanno utilizzato software di riconoscimento facciale avanzati per incrociare le foto trovate negli archivi di Epstein con i database delle agenzie di moda e i social media, riuscendo a identificare centinaia di donne che non avevano mai sporto denuncia, molte delle quali vivevano ormai in altri paesi. Questi archivi sono stati utilizzati come una sorta di “calendario del crimine”: analizzando i metadati delle foto digitali e le date impresse sui rullini, gli inquirenti hanno potuto ricostruire con precisione chi fosse presente nelle ville in determinati giorni, incrociando i dati con i registri di volo. In molti casi, la presenza di una foto di una modella specifica in un “book di selezione” con annotazioni manoscritte di Brunel ha fornito la prova del passaggio della ragazza attraverso il sistema della MC2, permettendo agli avvocati delle vittime di dimostrare la natura sistematica del reclutamento e di ottenere risarcimenti dai fondi del patrimonio di Epstein. In sintesi, quello che per Epstein era un trofeo e uno strumento di ricatto, per la giustizia è diventato la mappa definitiva per dare un nome e un volto a chi era rimasta intrappolata nel silenzio per decenni.
Fonti
Jmail (jmail.world): https://jmail.world – il portale per leggere le e-mail sequestrate. Cercando “Brunel” o “MC2”, potrai vedere la corrispondenza logistica e finanziaria.
DocumentCloud – The Epstein Files: https://www.documentcloud.org (cercando “Epstein” o “Giuffre v. Maxwell”). Ospita i PDF originali delle deposizioni legali, inclusi i verbali dell’FBI (FD-302) che descrivono il sistema di reclutamento delle modelle.
The Smoking Gun: https://www.thesmokinggun.com – pubblica estratti scansionati dei registri di volo e dei documenti giudiziari con analisi dei nomi menzionati.
Inchieste
The Miami Herald – Perversion of Justice: https://www.miamiherald.comL’inchiesta di Julie K. Brown che ha riaperto il caso. Contiene sezioni specifiche sul ruolo di Brunel e sulle modelle reclutate in Europa.
The Wall Street Journal – Epstein’s Private Calendars: https://www.wsj.comArticoli dettagliati (spesso dietro paywall) che analizzano i legami tra Epstein e i capi delle agenzie di moda come Gérald Marie e Brunel.
Le denunce TV
Sebbene il video originale sia stato rimosso dai canali ufficiali per anni, esistono ricostruzioni e trascrizioni. INA (Institut National de l’Audiovisuel): https://www.ina.fr Il database dell’archivio radiotelevisivo francese. Cercando “Karen Mulder Tout le monde en parle”, è possibile trovare frammenti o riferimenti alla trasmissione di Thierry Ardisson.
Le Monde / Libération: https://www.lemonde.frI principali quotidiani francesi hanno coperto ampiamente il processo a Brunel e le ripercussioni sulle denunce delle ex modelle della Elite e della MC2.
U.S. Department of Justice (DOJ) – Epstein Case: https://www.justice.govCercando nei comunicati stampa del distretto Sud di New York (SDNY), si trovano i dettagli sui capi d’accusa riguardanti il traffico di visti per le modelle.
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