Fatture e cortesie tra Giorgia e Volodymyr mentre la nave gasiera russa grazie agli “amici“ ucraini è una bomba orologeria alla deriva nel Mediterraneo

Aprile 16, 2026 0 Di Francesco Cappello

Interscambio di fatture e cortesie alla conferenza stampa congiunta della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Roma mentre la nave gasiera russa colpita a morte dagli “amici“ ucraini è ancora alla deriva come una bomba a orologeria nel Mediterraneo. Quattro aziende italiane, coinvolte nella produzione di droni all’Ucraina, nel mirino russo

Si è rinnovato puntuale, il consueto carosello diplomatico tra Giorgia Meloni con l’amico Volodymyr Zelensky. Vedi video documento.

La Premier ha aperto le danze ribadendo la sua fede incrollabile:
Sostenere l’Ucraina non è solamente un dovere morale ma anche una necessità strategica” aggiungendo che un’Europa spaccata sarebbe
l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca“.
Si tenga presente che, tra tutto, la fedeltà all’Ucraina ci è già costata intorno ai 15 miliardi di euro e che nel 2024 la Meloni ha impegnato l’Italia ad un patto di cooperazione decennale con l’Ucraina (LA MELONI ARRUOLA L’ITALIA E GLI ITALIANI AGLI ORDINI DI ZELENSKY, SU RICHIESTA DI BIDEN, CALPESTANDO LA COSTITUZIONE).
Come a dire che, piaccia o meno, il portafoglio (e l’arsenale) italiano resterà aperto, perché la sicurezza di Kiev è la nostra nuova frontiera.
Zelens’kyj, dal canto suo, ha sfoggiato la sua collaudata dialettica tra gratitudine e pressione. Ha ringraziato per il “rispetto verso il nostro stato” e per la “leadership” di Meloni nel proteggere gli interessi europei (anche quelli che l’Europa non sapeva di avere), ma è passato subito alla sostanza: i soldi. Ha sollecitato senza troppi giri di parole lo sblocco del pacchetto europeo da 90 miliardi di euro (il solito investimento europeo a fondo perduto), definendolo una “decisione necessaria” per evitare che la stabilità europea vada in frantumi insieme alle finanze di Kiev.
La vera perla del colloquio è stata la trasformazione dell’Ucraina da nazione aggredita a startup della difesa globale. Zelens’kyj ha lanciato il “format speciale drone deal”, un pacchetto che include non solo droni, ma anche missili, guerra elettronica e scambio di dati. Con una punta di orgoglio, ha spiegato che l’Ucraina ha sviluppato “capacità difensive all’avanguardia tanto da poter essere un valore aggiunto” per gli alleati.
Meloni non si è fatta pregare, confermando che l’Italia è pronta a una “produzione congiunta”, convinta che la deterrenza sia l’unica lingua parlata dalla pace.
Non è mancato il tocco di retorica “made in Italy” sulle caldaie e i generatori già inviati, con Meloni che ha annunciato il prossimo step: macchinari medici per i reparti di maternità. Un modo gentile per addolcire la pillola di un sostegno che, nelle sue parole, resta “a 360 gradi” e comprende anche il 20° pacchetto di sanzioni UE, l’ennesimo tentativo di “ridurre le entrate che alimentano la macchina bellica russa”, sicura che questa volta funzionerà meglio dei diciannove precedenti.
Il gran finale ha toccato le crisi lontane, con i due leader che si sono scambiati “impressioni” sulla crisi iraniana e sul rischio nucleare. Zelens’kyj ha persino offerto la sua “straordinaria esperienza difensiva” ai paesi del Golfo, quasi a voler dimostrare che ormai Kiev è il consulente di sicurezza globale a cui tutti devono dare ascolto.
Meloni ha chiuso il sipario ammettendo che l’instabilità è la “nuova normalità”, una frase che per il cittadino suona meno come una rassicurazione e più come una minaccia di tempi ancora più duri, sempre nel nome di un’amicizia che, parole sue, “faccia la differenza” non solo nel bilancio dello Stato…

Mentre si svolgeva il simpatico colloquio la nave metaniera Arctic Metagaz colpita dagli ucraini nostri amici è ancora alla deriva dal 3 marzo 2026 da quando cioè l’Ucraina ha deciso di farci vedere quanto sono bravi con i loro d(r)oni, trasformando il Canale di Sicilia in un remake di Mad Max marittimo, prendendo di mira e centrando con i loro droni Magura V5 la metaniera russa Arctic Metagaz. L’operazione, che definire di pirateria sarebbe un eufemismo diplomatico, ha lasciato una bomba a orologeria da 60.000 tonnellate di gas liquefatto a zonzo tra Lampedusa, Linosa e Malta. Il relitto si è trasformato in un vascello fantasma ingovernabile che vaga senza equipaggio tra le nostre isole, mettendo a nudo l’impotenza di un’Europa che non sa se rimorchiarla o sperare che sparisca per miracolo dopo aver “saggiamente” vietato alla società russa che lo gestisce di intervenire per la sua messa in sicurezza…
Le criticità sono ora un incubo ad alta tensione: da un lato il rischio esplosione di un carico criogenico instabile che renderebbe l’area una zona morta, dall’altro la minaccia di uno sversamento di centinaia di tonnellate di carburante pesante proprio in un santuario della biodiversità mediterranea. Mentre Italia e Malta si rimpallano la responsabilità come una patata bollente, la “nuova normalità” bellica ci regala una patata bollente, criogenica senza precedenti nel bel mezzo del Mediterraneo, grazie al dono di un’azione terroristica mascherata da strategia militare che ha barattato la sicurezza dei nostri mari con un punto a favore nella propaganda di guerra. Se lo scafo dovesse cedere, il conto del disastro non lo pagherà Mosca, ma le coste siciliane e l’intero ecosistema marino del Canale (si vedano Dopo il sabotaggio del Nord Stream gli amici ucraini prendono di mira le navi gasiere russe nel mare Nostrum. Malta (leggi Ue) impedisce alla società russa di occuparsi del recupero in sicurezza del pericolosissimo relittoArctic Metagaz: una bomba alla deriva nel canale di Sicilia. Il rigassificatore Italis LNG, di analoghe dimensioni, viene imposto a Piombino a tempo indefinito. Un approccio minimamente tecnico).

Fuori l’Italia dalla guerra!
Ed ecco un altro bel dono che ci viene dalla complicità che il governo coltiva con l’Ucraina. Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato la lista delle aziende europee di cui quattro italiane che contribuiscono alla produzione di droni per Kiev e avverte: “conseguenze imprevedibili”…

Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato un comunicato in cui viene affermato che lo scorso 26 marzo 2026, i leader di diversi Paesi europei, “preoccupati per le crescenti perdite e la crescente carenza di personale delle forze armate ucraine”, hanno deciso di aumentare la produzione e le forniture di droni destinati all’Ucraina.

Poiché essi vengono utilizzati per colpire il territorio russo causando una “forte escalation della situazione politico-militare in tutto il continente europeo ”secondo il Ministero della Difesa russo, l’impiego di droni forniti dai paesi europei a Kiev per condurre “attacchi terroristici contro la Russia”, potrebbe “portare a conseguenze imprevedibili”.

I componenti dei droni che colpiscono la Federazione Russia – come riporta la nota – vengono prodotti in 12 paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Germania, Turchia e Israele.

Nella lista pubblicata dai russi figurano quattro aziende italiane: la CMD Avio, la MWFly di Garbagnate Milanese, la Gilardoni di Mandello del Lario e la Epa Power della provincia di Novara.

Ecco le sedi delle quattro aziende:
CMD Costruzioni Motori Diesel — Via Pacinotti 2, San Nicola La Strada (CE), Campania. Ha anche stabilimenti produttivi ad Atella. 
MWFly s.r.l. — Via Carlo Forlanini 76/D, Garbagnate Milanese (MI), a nord-ovest di Milano.
Gilardoni Raggi X e Ultrasuoni — Via Ing. Arturo Gilardoni 1, Mandello del Lario (LC), sul lago di Como.
Epa Power — Via Salvemini 23, Cressa (NO), provincia di Novara, Piemonte.

Il Ministero della Difesa russo invita i cittadini dei Paesi europei a “comprendere chiaramente le vere ragioni delle minacce alla loro sicurezza, ma anche conoscere gli indirizzi, nonché la posizione delle imprese «ucraine» e «congiunte» per la produzione di droni e componenti di essi per l’Ucraina”…

Secondo Dmitrij Anatol’evič Medvedev, Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa: “Le dichiarazioni del Ministero della Difesa Russo devono essere prese alla lettera: la lista di impianti europei per la produzione di droni ed altri equipaggiamenti sono potenziali bersagli per l’esercito russo”.

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