Le applicazioni, non solo militari, delle tecnologie quantistiche sono destabilizzanti in modo poco prevedibile

Le applicazioni, non solo militari, delle tecnologie quantistiche sono destabilizzanti in modo poco prevedibile

Febbraio 3, 2026 0 Di Francesco Cappello

Le applicazioni militari, finanziarie e nell’ambito della sorveglianza sociale delle tecnologie quantistiche. Il Manifesto degli scienziati quantistici contro l’uso bellico della seconda rivoluzione quantistica

La transizione verso quella che viene definita seconda rivoluzione quantistica rappresenta un passaggio critico dai laboratori di fisica teorica alle sue applicazioni militari per giungere ai tavoli della strategia geopolitica mondiale. Mentre la prima rivoluzione ci ha consegnato strumenti come il laser e i transistor, la fase attuale permette la manipolazione di singoli atomi e fotoni, trasformando concetti come l’entanglement e la sovrapposizione in strumenti di potenza strategica senza precedenti. Questo salto tecnologico si inserisce in un contesto di crescente tensione globale, dove l’interesse delle istituzioni militari non è più solo una possibilità teorica, ma il motore principale di investimenti miliardari.

Uno dei campi di applicazione più critici riguarda la navigazione e il posizionamento in scenari dove il segnale GPS viene deliberatamente oscurato o alterato. Lo sviluppo di gravimetri e accelerometri quantistici permette di creare sistemi di navigazione inerziale di estrema precisione che non dipendono da segnali satellitari esterni

Capacità questa che è fondamentale in ambito bellico, poiché consente a sottomarini o droni di operare in totale silenzio radio e senza riferimenti esterni per tempi prolungati, mantenendo una precisione millimetrica che i sistemi attuali non possono garantire in assenza di segnale.

Parallelamente, la sicurezza delle comunicazioni sta vivendo una trasformazione radicale attraverso la crittografia quantistica. Da un lato esiste una minaccia offensiva legata alla capacità dei futuri computer quantistici di scardinare gli attuali sistemi di protezione dei dati (vedi La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?), un rischio che spinge le agenzie di intelligence a raccogliere dati oggi per decrittarli domani. 

Dall’altro, la distribuzione a chiave quantistica offre una difesa teoricamente inviolabile, poiché ogni tentativo di intercettazione altererebbe lo stato fisico dell’informazione stessa, allertando immediatamente i comunicatori.

Anche la sorveglianza e il rilevamento stanno subendo un’evoluzione che potrebbe rendere obsolete le attuali tecnologie stealth (tecnologie in grado di rendere invisibili al nemico le macchine militari). I radar quantistici, sfruttando la correlazione tra particelle, promettono di identificare oggetti progettati per essere invisibili ai radar tradizionali, distinguendo con assoluta certezza tra un bersaglio reale e le esche elettroniche

Questa capacità di “vedere l’invisibile” cambierebbe radicalmente il concetto di superiorità aerea e spaziale, spostando l’equilibrio della difesa verso chi detiene la capacità di rilevamento più raffinata.

Il confine tra un’applicazione medica avanzata, come un sensore per la diagnostica precoce, e uno strumento bellico è estremamente sottile. 

La velocità di sviluppo è attualmente dettata dalla spinta verso il riarmo e dalla competizione tra grandi blocchi di potere. In questo scenario, la supremazia quantistica non è solo un traguardo scientifico diventando un obiettivo di sicurezza nazionale che vede i diversi contendenti impegnati nel tentativo di mantenere una propria sovranità tecnologica.

Il pericolo più immediato e silenzioso risiede nella vulnerabilità del passato rispetto al futuro, un fenomeno noto come “Store Now, Decrypt Later“. Agenzie di intelligence e attori ostili stanno già oggi archiviando enormi quantità di comunicazioni criptate, dai segreti industriali ai dati sanitari, con la consapevolezza che tra pochi anni un computer quantistico potrà decifrarli retroattivamente. Questo significa che la riservatezza delle informazioni che trasmettiamo oggi è già potenzialmente compromessa, creando un debito di sicurezza che potrebbe esplodere quando la tecnologia sarà matura.

Un rischio immediato riguarda l’integrità della fiducia digitale, pilastro dell’economia moderna. La vulnerabilità degli attuali algoritmi crittografici a chiave pubblica (come RSA o ECC) minaccia direttamente la sicurezza dei conti bancari, delle transazioni transfrontaliere e delle riserve di valore digitali. Le istituzioni finanziarie temono che un attacco quantistico possa non solo esporre i dati dei clienti, ma permettere la falsificazione di firme digitali, mettendo in dubbio l’autenticità di contratti e transazioni. Questo scenario è particolarmente allarmante per il settore delle criptovalute e della blockchain, dove la sicurezza dipende interamente da protocolli che il calcolo quantistico potrebbe teoricamente scardinare in tempi brevissimi.

Spostandoci sull’operatività dei mercati si intravede il pericolo di una nuova forma di asimmetria informativa. L’integrazione del calcolo quantistico con il trading ad alta frequenza e l’intelligenza artificiale permetterà a pochi attori dominanti — grandi banche o hedge fund dotati di queste macchine — di elaborare scenari e identificare opportunità di arbitraggio con una velocità e precisione impossibili per gli altri. Questo non solo creerà un mercato a due velocità, ma potrebbe innescare “flash crash” ossia spirali speculative guidate da algoritmi quantistici che operano al di fuori della comprensione e del controllo dei regolatori umani, destabilizzando l’intera economia.

Sul fronte della sorveglianza, l’avvento dei sensori quantistici introduce capacità di monitoraggio che sfidano il concetto stesso di spazio privato. Questi dispositivi, grazie alla loro sensibilità estrema ai campi magnetici e gravitazionali, potrebbero consentire di localizzare persone o oggetti attraverso pareti o nel sottosuolo senza alcuna intrusione fisica, rendendo obsolete le attuali protezioni legali basate sui confini architettonici. Se integrata con sistemi di intelligenza artificiale, questa tecnologia potrebbe alimentare una sorveglianza di massa pervasiva e invisibile, capace di tracciare ogni movimento con una precisione tale da rendere impossibile qualsiasi forma di anonimato nello spazio pubblico e, potenzialmente, privato.

Anche perché, sul piano sociale, emerge il timore di un nuovo “analfabetismo quantistico” che potrebbe approfondire le disuguaglianze esistenti. Poiché, infatti, la comprensione e l’utilizzo di queste tecnologie richiedono competenze matematiche e fisiche assai avanzate, il rischio è che si crei una casta di tecnocrati in grado di gestire i sistemi decisionali, lasciando il resto della popolazione e persino la classe politica tradizionale esclusi dalla possibilità di esercitare un controllo democratico consapevole. 

Questo divario si riflette anche nel mondo del lavoro: l’automazione spinta da algoritmi quantistici rischia di rendere obsolete intere categorie professionali non solo nel settore manifatturiero, ma anche in ambiti ad alto valore intellettuale come la ricerca chimica, la logistica complessa, l’analisi dei dati, eccetera, provocando spostamenti occupazionali rapidi che le attuali reti di protezione sociale difficilmente saranno pronte a gestire.

A livello geopolitico, il rischio principale è la rottura definitiva degli equilibri di deterrenza. La capacità di un radar quantistico di annullare la tecnologia stealth o di un sistema di navigazione quantistico di rendere i sottomarini nucleari totalmente invisibili ai sonar convenzionali potrebbe spingere una potenza verso un “attacco preventivo”, nel timore che l’avversario raggiunga per primo una superiorità tecnologica incolmabile. 

Questa asimmetria non si limita solo al campo militare, ma aggrava il divario economico e sociale tra le nazioni: i costi astronomici della ricerca quantistica rischiano di concentrare un potere immenso nelle mani di poche potenze e grandi aziende, escludendo il resto del mondo dai benefici e creando una nuova forma di colonialismo tecnologico. È il cosiddetto “divario quantistico” (Quantum Divide). I costi astronomici necessari per sviluppare e mantenere infrastrutture quantistiche rischiano di creare monopoli tecnologici in mano a pochissime nazioni o corporazioni multinazionali. Questo non potrà che accentuare le disuguaglianze economiche globali, escludendo i mercati emergenti e le piccole medie imprese da vantaggi competitivi cruciali. Invece di una democratizzazione dell’innovazione, una concentrazione di potere, che permetterà a chi possiede la tecnologia di imporre standard, manipolare mercati e controllare le catene di approvvigionamento globali, trasformando la supremazia quantistica in una forma di egemonia economica coercitiva.

Oltretutto, un’altra criticità spesso sottovalutata riguarda la trasparenza e la verificabilità dei risultati. La natura stessa del calcolo quantistico, basata su probabilità e stati sovrapposti, rende i risultati di queste macchine estremamente difficili da validare attraverso i computer classici. Una volta superata una certa soglia di complessità potremmo trovarci a dipendere da “scatole nere” quantistiche le cui risposte devono essere accettate per fede tecnologica, poiché nessun altro sistema potrebbe essere in grado di replicare o verificare il calcolo in tempi ragionevoli. Saremmo al cospetto di una sorta di moderno Oracolo quantistico. Questa perdita di verificabilità rischia di minare le basi stesse del metodo scientifico e portare a decisioni basate su processi logici non più interamente comprensibili dall’intelligenza umana.

Infine, l’integrazione tra calcolo quantistico e armamenti autonomi solleva spettri  inquietanti. Sistemi d’arma capaci di elaborare scenari tattici in frazioni di secondo, superando la capacità di comprensione e intervento umano, potrebbero innescare escalation belliche automatiche (anche nucleari) prive di controllo umano o morale (vedi L’intelligenza artificiale chiamata a decidere la guerra atomica). In questo scenario, la velocità del calcolo quantistico diventa un fattore di instabilità, dove una decisione errata presa da un algoritmo potrebbe portare a conseguenze catastrofiche per l’umanità prima ancora che un operatore umano possa rendersi conto della situazione. 

Il rischio ultimo non è quindi solo la perdita della privacy o della sicurezza dei dati, ma la delega della sopravvivenza della nostra specie a sistemi fisici di cui stiamo appena iniziando a comprendere la complessa potenza.


Ad essere preoccupati per gli sviluppi delle applicazioni delle nuove tecnologie quantistiche sono, in prima persona, gli scienziati che operano nel settore. Leggiamo a seguire il loro appello in forma di MANIFESTO per iniziativa dell’Unione Internazionale degli Scienziati. Si tratta di un gruppo di scienziati quantistici che si oppongono alla militarizzazione in corso delle nostre società e all’uso della ricerca quantistica a fini militari. Essi stanno chiamando i loro colleghi ad aderire al manifesto:

Noi, come ricercatori in scienze e tecnologie quantistiche, pubblichiamo questo manifesto per esprimere le nostre profonde preoccupazioni riguardo all’attuale situazione geopolitica e alla corsa globale al riarmo. Ci opponiamo fermamente a tutte le forme di militarizzazione nelle nostre società e, in particolare, nel mondo accademico. Rifiutiamo categoricamente l’uso delle nostre ricerche per applicazioni militari, controllo della popolazione o sorveglianza. Ci opponiamo alla pratica del finanziamento militare per la ricerca. Questo manifesto è un appello all’azione: affrontare l’elefante nella stanza della ricerca quantistica e unire tutti i ricercatori che condividono le nostre opinioni. I nostri principali obiettivi sono:
i) Esprimere, come collettivo unificato, il nostro rifiuto dell’uso della nostra ricerca a fini militari;
ii) Aprire un dibattito nella nostra comunità sulle implicazioni etiche della ricerca quantistica per scopi militari;
iii) Creare un forum in cui gli scienziati interessati possano condividere le proprie opinioni e unire le forze a sostegno della ricerca demilitarizzata;
iv) Promuovere l’istituzione di un database pubblico che elenchi tutti i progetti di ricerca nelle università pubbliche finanziati da agenzie militari o di difesa. Di seguito, esponiamo le nostre preoccupazioni e la motivazione dietro la nostra opposizione alla militarizzazione della ricerca quantistica
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L’intelligenza artificiale chiamata a decidere la guerra atomica
Moneta quantistica?
La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?
Il Non Paper del ministro della guerra vede pericoli e minacce ovunque
Pochi e maledetti. Bitcoin genera deflazione (terza parte)
Bitcoin – Qualche pregio tanti difetti.(Seconda Parte) Geoeconomia del bitcoin
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