FESTA DEL LAVORO 2020

Aprile 30, 2020 0 Di Francesco Cappello

pubblicato su
sovranitapopolare.it
scenarieconomici.it


Dieci milioni di lavoratori attendono il rinnovo del contratto! Si tratta di contratti che scadono, “opportunamente”, come lo yogurt… avallati dalla FALSA SINISTRA, a partire dalla riforma Treu sino al Jobs act… in negazione delle principali normative, in tema di diritto del lavoro, contenute nello statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300). Non bisogna dimenticare che sta piovendo sul bagnato. La nostra economia era già prossima alla recessione con esuberi e rottamazioni su tutto il territorio nazionale. Un solo dato: secondo l’Istat nel 2018 sono partiti 117mila italiani di cui 30mila laureati. Negli ultimi dieci anni più di 800mila hanno lasciato il bel paese in cerca di fortuna all’estero.

Quanti milioni di lavoratori non troveranno più un’occasione di impiego seppure sotto forma di lavoro frammentato, con contratto a termine!!?? C’è qualcuno disposto a conteggiarli?
Senza lavoro, chiusi in casa, mentre aziende chiuse rischiano di non riaprire. Limitiamoci a ricordare che cattivo viene dal latino captivus ossia prigioniero…

È il caso di ricordare qui anche l’art. 4 della nostra Costituzione

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

che Paolo Mieli vorrebbe sospesa, usando, tranquillamente, parole eversive, in diretta televisiva:

Alle banche sono sinora pervenute un milione e trecentomila domande di moratoria (richieste di sospensione) tra mutui e prestiti. La crisi rischia di farne saltare parecchie di banche che, come si sa, non sono indipendanti l’una dall’altra… La metà delle domande di sospensione vengono dalle aziende, il resto dalle famiglie – 42 mila richieste di sospensione per mutuo prima casa… In aumento del 10% i reati per usura (richieste di prestito a usurai diversi dalle banche)

Altri paesi usano moneta non a debito per passare il guado senza affogare… noi no! Noi utilizzeremo, così vuole questo governo, tutti quegli strumenti mortiferi della troika che si stringeranno come nodo scorsoio intorno al collo del nostro paese. Il risultato è facilmente prevedibile.
Gli altri saranno aiutati a superare la crisi e anzi verranno a fare “shopping” nel nostro paese, messo in liquidazione, appropriandosi, a pochi euro, delle nostre ricchezze. La maggioranza degli italiani, per pura ignoranza, penserà che tutto ciò era inevitabile, ma non è così, si tratta di scelte compiute da pochi (incapaci, venduti o traditori?) a discapito di tutti noi… Non preoccuparsi di capire, con l’aiuto di chi si vuole, ciascuno con i propri limiti, quello che stiamo rischiando di subire non è più giustificabile, è piuttosto farsene complici.

L’altro ieri S&P pur davanti a un peggioramento vistoso del rapporto debito/PiL e previsioni dello stesso ancora più fosche si è astenuta dal downgrading. Interessante chiedersi come mai in altre occasioni (2011) si sia comportata in modo completamente diverso…
Recentemente Fichte li ha declassati a Bbb-
Al cospetto di una crisi di dimensioni bibliche giocano con il destino del nostro paese, con le nostre vite e quelle dei nostri figli, come il gatto col topo e noi glielo lasciamo fare pensando che non ci rimanga che un destino da topo al cospetto di un gatto non ben intenzionato …

Il futuro del lavoro

atti del congresso per la piena occupazione

Oggi, sull’ónta della preoccupazione per la sicurezza sanitaria, si discute, con rinnovata enfasi, dell’opportunità di accelerare il processo di sostituzione di lavoro umano con tecnologie pilotate dall’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo si alimenta e si protegge colpevolmente il mercato abusivo del denaro e della finanza speculativa che lo rende possibile, premiando, con rendimenti artificiosi speculatori e rentiers, mentre vengono penalizzati gli operatori dell’economia reale, grazie all’intervento, ormai sistematico, da parte delle grandi banche centrali, a favore dei primi. La risposta deve essere radicale. È necessario ripartire da una pianificazione del lavoro finalizzata al pieno impiego, che contempli la riduzione dell’orario di lavoro generalizzata mirando alla sua ridistribuzione a parità di retribuzione oraria per tutti; oggi i manager più pagati guadagnano sino a 2, 300 mila volte la quota di salario minimo! Si tratta di differenze oscene, storture inaccettabili che vanno del tutto eliminate. Bisogna puntare, tra l’altro, alla attivazione virtuosa di vere cooperative in cui, proprietà dei mezzi di produzione e gestione del lavoro, siano di competenza esclusiva di chi lavora. Bisogna ridare cittadinanza a tutti quei lavori che il modello economico vigente considera un lusso perché il fatturato che consegue dalla loro esecuzione risulta sistematicamente inferiore ai costi necessari alla loro realizzazione, con la conseguenza paradossale e al tempo stesso criminale della coesistenza, da una parte di enormi quantità di lavoro incompiuto che vanno dal lavoro di cura della persona a quello del territorio (produzioni immateriali e di beni pubblici, possibili solo al di fuori della logica di profitto, grazie alla valorizzazione di moneta pubblica non a debito) e dall’altra dello spreco crescente di competenze e lavoratori che le detengono, disponibili a eseguire il lavoro necessario alla produzione di bene comune, quale risposta, prima di tutto, ai bisogni interni del Paese. È necessario per questo concepire un grande piano per il lavoro a partire da un congresso nazionale per la piena occupazione come quello voluto e realizzato, negli anni del dopoguerra, da Danilo Dolci e i suoi collaboratori. È necessario invertire la rotta e come diceva Danilo, fare presto e bene perché si muore.

Non preoccuparsi di capire, con l’aiuto di chi si vuole, ciascuno con i propri limiti, quello che stiamo rischiando di subire insieme alle CONCRETE ALTERNATIVE all’esistente non è più giustificabile, è piuttosto farsene complici.

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