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		<title>IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 12:27:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco perché vogliono i piccoli reattori. Dietro la corsa a Data Center e gigaFactory dell’Intelligenza Artificiale si profila il ritorno del nucleare, la competizione per acqua e territorio, l’automazione del lavoro trasformato in materia prima algoritmica e la nascita di un nuovo complesso militare-informativo [Anteprima dell&#8217;inchiesta programmata per il mensile Lavoro e Salute] Il boom&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Ecco perché vogliono i piccoli reattori. Dietro la corsa a Data Center e gigaFactory dell’Intelligenza Artificiale si profila il ritorno del nucleare, la competizione per acqua e territorio, l’automazione del lavoro trasformato in materia prima algoritmica e la nascita di un nuovo complesso militare-informativo</h2>
<p>[Anteprima dell&#8217;inchiesta programmata per il mensile Lavoro e Salute]</p>
<p>Il boom dell&#8217;intelligenza artificiale sta portando il consumo elettrico globale verso territori inesplorati. L&#8217;addestramento e il funzionamento dei grandi modelli linguistici (LLM) richiedono una potenza di calcolo senza precedenti. Le proiezioni indicano che, entro la fine del decennio, i data center per l&#8217;IA arriveranno ad assorbire circa 945 terawattora all&#8217;anno, una cifra sbalorditiva che eguaglia l&#8217;intero fabbisogno energetico di una nazione fortemente industrializzata come il Giappone. In Italia, secondo gli aggiornamenti diffusi da Terna alla fine dell&#8217;estate 2026, le richieste di connessione alla rete elettrica nazionale per i nuovi data center e le infrastrutture legate all&#8217;intelligenza artificiale hanno varcato la sbalorditiva soglia dei 95 gigawatt, arrivando a sfiorare i 100 gigawatt (vedi nota 1).</p>
<h3>Non a caso anche in Italia si sta tornando al nucleare nella forma dei piccoli reattori</h3>
<p>Per alimentare queste immense cattedrali di calcolo, note come AI Gigafactory, i tradizionali contratti di fornitura dalla rete elettrica nazionale non sono più sufficienti. L&#8217;industria tecnologica si è scontrata con un limite fisico invalicabile, che ha spinto i giganti del web, i cosiddetti hyperscaler, a trasformarsi da semplici consumatori in grandi investitori e sviluppatori del settore energetico. La loro scommessa principale, su cui stanno riversando decine di miliardi di dollari, è il ritorno in grande stile dell&#8217;energia nucleare e, nello specifico, lo sviluppo dei Piccoli Reattori Modulari (SMR).</p>
<p>Nell’Unione Europea gli investimenti in nuovi impianti nucleari sono stati etichettati come attività &#8220;sostenibili&#8221; o &#8220;di transizione&#8221; per la mitigazione climatica. Questa etichettatura permette al nucleare di accedere più facilmente a ingenti finanziamenti pubblici e privati, avvicinandolo allo status economico delle fonti rinnovabili tradizionali.<br />
In Italia la gestione storica di questa fonte è sempre stata trattata come una spesa collettiva e inserita direttamente in bolletta. I costi di smantellamento (decommissioning) delle vecchie centrali nucleari italiane e la gestione delle scorte radioattive sono infatti coperti dagli &#8220;Oneri di Sistema&#8221;, che ogni cittadino paga nella propria bolletta elettrica (una voce che, nel terzo trimestre del 2026, ammontava al 10,5% del totale della bolletta). In pratica il nucleare, sia a livello di investimenti futuri (europei) sia di passività storiche (italiane), gode di meccanismi di finanziamento e socializzazione dei costi del tutto equiparabili a quelli utilizzati per incentivare le energie rinnovabili.</p>
<p>La transizione verso il nucleare nasce dai limiti intrinseci delle energie rinnovabili tradizionali. Nonostante queste stesse aziende abbiano storicamente finanziato immensi parchi eolici e fotovoltaici per raggiungere i propri obiettivi di neutralità carbonica, solare ed eolico presentano due criticità insormontabili per le esigenze dell&#8217;IA. La prima è l&#8217;intermittenza, ovvero l&#8217;incapacità di garantire il cosiddetto &#8220;baseload&#8221;: le schede grafiche di una Gigafactory lavorano ininterrottamente, al massimo delle loro capacità, per mesi durante la fase di addestramento di un modello, e anche un minimo calo di tensione può compromettere settimane di attività computazionale. Poiché l&#8217;energia solare ed eolica dipendono dalle condizioni meteorologiche, non possono assicurare questo flusso vitale e costante senza il supporto di giganteschi sistemi di accumulo a batteria che, però, su queste scale di grandezza, risultano ancora tecnicamente ed economicamente proibitivi.<br />
La seconda grande criticità è il consumo di suolo, in cui la densità energetica gioca un ruolo chiave. Per comprendere la proporzione: un impianto solare in grado di generare circa 920 megawatt richiede un&#8217;estensione compresa tra i cinquemila e i diecimila acri di terreno. 10mila acri di terreno corrispondono a meno di 40,5 chilometri quadrati, un&#8217;area grande quasi quanto l&#8217;intero territorio comunale di una città come Bergamo.<br />
Al contrario, un&#8217;installazione nucleare SMR della stessa potenza occupa una superficie infinitesimale, stimata in appena trentacinque acri.<br />
La soluzione abbracciata dall&#8217;industria si incarna nei reattori SMR, macchine che promettono di stravolgere il paradigma dell&#8217;ingegneria nucleare classica. A differenza delle centrali tradizionali, che sono enormi, progettate su misura e afflitte da costi e tempi di realizzazione imprevedibili, i Piccoli Reattori Modulari sono concepiti per essere costruiti in serie, come in una catena di montaggio. Vengono poi trasportati sul sito in moduli pre-assemblati e collegati in serie, permettendo di scalare la produzione di energia – da 50 megawatt fino a superare il gigawatt – di pari passo con l&#8217;ampliamento della Gigafactory stessa. La corsa a questa tecnologia è impressionante: entro l&#8217;anno corrente, gli impegni finanziari per l&#8217;energia nucleare da parte dei colossi tecnologici hanno superato i 9,8 gigawatt a livello globale.<br />
I movimenti dei principali attori del mercato testimoniano la portata epocale di questo cambiamento. Microsoft ha siglato uno storico accordo ventennale con Constellation Energy per finanziare la riattivazione dell&#8217;Unità 1 della famigerata centrale nucleare di Three Mile Island, chiusa decenni fa (nel 1979, subì una parziale fusione del nocciolo del reattore con conseguente rilascio di gas e acqua radioattiva nell&#8217;ambiente circostante), che fornirà circa 835 megawatt di potenza dedicata esclusivamente ai propri sistemi entro la fine del decennio. Oracle ha annunciato la progettazione di un gigantesco data center da oltre un gigawatt, ottenendo i permessi per affiancargli direttamente tre reattori SMR per garantirsi la totale autosufficienza dalla rete elettrica. Amazon ha agito su due fronti: ha speso 650 milioni di dollari per acquistare un data center adiacente alla centrale nucleare di Susquehanna in Pennsylvania, garantendosi 960 megawatt con un collegamento diretto che azzera le perdite di rete, e ha contemporaneamente guidato un round di finanziamento da mezzo miliardo di dollari nella startup X-energy per sviluppare nuovi SMR. Google ha siglato accordi per oltre 1,8 gigawatt con sviluppatori di reattori avanzati, finanziando parallelamente l&#8217;aggiornamento di centrali esistenti. Le tempistiche, al netto degli ostacoli normativi, prevedono che i primi data center alimentati da SMR commerciali di nuova generazione entreranno in funzione nei prossimi tre o quattro anni, trasformando di fatto la Silicon Valley nel principale mecenate dell&#8217;energia atomica del ventunesimo secolo.<br />
Tuttavia, sotto la superficie dell&#8217;entusiasmo ingegneristico e dei comunicati stampa aziendali che celebrano gli SMR come una fonte energetica miracolosamente &#8220;pulita&#8221; a &#8220;zero emissioni di carbonio&#8221; &#8211; diventato ormai il lasciapassare universale &#8211; uno dei grandi problemi che affliggono anche questi reattori, oscurato dalla narrazione della miniaturizzazione, rimane la gestione delle scorie radioattive ad alta attività. Mentre l&#8217;industria IT (Information Technology) progetta cicli di vita tecnologici brevissimi, misurati in semestri, produce al contempo scorie che rimarranno letali per decine di migliaia di anni. Questa asimmetria temporale rappresenta una forma di prevaricazione intergenerazionale; si ipoteca infatti la sicurezza biologica e geologica dei territori per un tempo incalcolabile, al solo scopo di alimentare, oggi, la corsa speculativa alla supremazia nell&#8217;intelligenza artificiale. Inoltre, la disseminazione di centinaia di piccoli reattori sul territorio, necessari per alimentare Gigafactory sparse geograficamente, moltiplica esponenzialmente i rischi di incidenti e la complessità di messa in sicurezza dei siti, frammentando il rischio radiologico senza risolvere in alcun modo l&#8217;eterno dilemma dello stoccaggio definitivo.</p>
<p>Oltre alla complessa e irrisolta questione dello stoccaggio geologico a lungo termine, esiste un&#8217;altra voragine ecologica tenuta in ombra dalla narrazione tecno-capitalista: l&#8217;immenso stress idrico. L&#8217;accoppiamento tra una AI Gigafactory e un reattore nucleare di tipo SMR crea sul territorio una vera e propria idrovora industriale, innescando una competizione letale per l&#8217;accesso alle risorse idriche.<br />
Da un lato, le decine di migliaia di server ad altissima densità necessitano di colossali quantità di acqua purificata per alimentare i sistemi di raffreddamento, indispensabili per impedire la fusione dei chip sotto lo sforzo computazionale. Dall&#8217;altro lato, i piccoli reattori nucleari operano secondo i medesimi princìpi termodinamici delle centrali tradizionali, richiedendo volumi d&#8217;acqua impressionanti per raffreddare il nocciolo e condensare il vapore. (Vedi nota 2)<br />
Paradossalmente, le leggi della fisica giocano a sfavore della miniaturizzazione: diversi studi indipendenti di ingegneria nucleare suggeriscono che gli SMR, avendo un nucleo molto più piccolo, disperdono calore in modo meno efficiente rispetto ai grandi reattori del passato. Questo significa che, per ogni singolo megawatt di energia elettrica prodotta, un piccolo reattore finisce per consumare e far evaporare una quantità d&#8217;acqua proporzionalmente maggiore, aggravando la siccità dei bacini idrici locali.<br />
A questo prelievo massiccio si aggiunge il problema altrettanto grave dell&#8217;inquinamento termico, una forma di devastazione ambientale sistematicamente espulsa dai bilanci di sostenibilità aziendale. L&#8217;acqua prelevata da fiumi o laghi per raffreddare i reattori non scompare, ma viene reimmessa nell&#8217;ecosistema a temperature sensibilmente più elevate. Questo shock termico altera in modo drastico gli equilibri biologici dei corsi d&#8217;acqua. L&#8217;aumento della temperatura riduce la quantità di ossigeno disciolto, innescando morie di pesci, distruggendo la flora bentonica e favorendo la proliferazione anomala di alghe tossiche. In un&#8217;epoca segnata da cambiamenti climatici e stress idrico strutturale, autorizzare la privatizzazione dei fiumi per raffreddare l&#8217;addestramento di algoritmi speculativi rappresenta un’ulteriore espropriazione dei beni comuni di enorme portata.</p>
<p>Recenti ricerche, tra cui spiccano i severi studi pubblicati dai ricercatori dell&#8217;Università di Stanford e della University of British Columbia, hanno dimostrato che il design compatto degli SMR genera un grave paradosso fisico legato alla cosiddetta fuga di neutroni. Avendo un nucleo ridotto, una percentuale maggiore di neutroni sfugge dal cuore del reattore e bombarda violentemente i materiali strutturali circostanti, rendendoli altamente e irrimediabilmente radioattivi. I dati indicano che, proprio a causa di questa inefficienza geometrica, i piccoli reattori produrrebbero un volume di scorie nucleari secondarie fino a trenta volte superiore, a parità di energia generata, rispetto ai reattori tradizionali giganti. Questa proliferazione di materiale contaminato complica enormemente le già insormontabili sfide chimiche e ingegneristiche della messa in sicurezza.<br />
L&#8217;uranio necessario per alimentare questa nuova flotta di reattori privati deve essere localizzato, estratto, processato e arricchito. Il ciclo estrattivo comporta la devastazione di vasti territori, la contaminazione permanente delle falde acquifere profonde attraverso processi chimici aggressivi come la lisciviazione in situ, e un altissimo bilancio di emissioni di carbonio legate ai macchinari pesanti e alla logistica intercontinentale. Questa catena di approvvigionamento mortifera si snoda sistematicamente lontano dalle scintillanti sedi californiane, scaricando i suoi costi biologici e sociali sulle popolazioni indigene o sui territori periferici del sud globale. Per le correnti ecologiste più radicali, la conversione nucleare della Silicon Valley non è affatto una svolta verde, ma l&#8217;ennesima riproposizione di un colonialismo estrattivo che sposta le esternalità tossiche fuori dal campo visivo occidentale, sacrificando lembi interi di biosfera sull&#8217;altare del primato computazionale.</p>
<p>L&#8217;ingresso massiccio della Silicon Valley nel mercato energetico, spinto dalla necessità di alimentare le AI Gigafactory con il nucleare, sta innescando profondi squilibri sulle infrastrutture pubbliche e sul mercato elettrico. Non ci troviamo più di fronte solo a una questione di impatto ambientale, ma a un nascente conflitto economico sull&#8217;accesso all&#8217;energia. I legislatori e gli analisti economici segnalano un rischio tangibile: i colossali costi infrastrutturali legati all&#8217;intelligenza artificiale rischiano di essere scaricati sui cittadini, creando una nuova forma di disuguaglianza basata sull&#8217;accesso alle risorse energetiche.<br />
Il primo e più immediato impatto riguarda l&#8217;aumento vertiginoso delle tariffe retail per i consumatori. Inserire improvvisamente carichi di calcolo immensi su una rete elettrica già esistente creerà uno squilibrio tra domanda e offerta; quando la prima cresce molto più rapidamente della capacità di generazione, i prezzi all&#8217;ingrosso schizzano verso l&#8217;alto, specialmente nei momenti di picco. Tradizionalmente, i costi per l&#8217;aggiornamento della rete, come la costruzione di nuove linee di trasmissione e sottostazioni, vengono &#8220;socializzati&#8221;, ovvero distribuiti sulle bollette di tutti i clienti di una determinata utility, famiglie e piccole imprese comprese. Questo meccanismo è già evidente negli Stati Uniti: in Texas, si stima che i data center rappresenteranno quasi la metà della crescita della domanda elettrica nei prossimi sei anni, un fenomeno che comporterà rincari massicci per i cittadini chiamati a finanziare di tasca propria gli adeguamenti di rete necessari a sostenere le attività dei colossi tecnologici.<br />
Il secondo grave impatto deriva dalla tendenza alla privatizzazione dell&#8217;energia tramite soluzioni &#8220;behind-the-meter&#8221;, letteralmente &#8220;dietro il contatore&#8221;. Per eludere le inefficienze della rete pubblica e i lunghissimi iter autorizzativi, aziende come Amazon stanno adottando un approccio predatorio: acquistano centrali nucleari intere o firmano contratti esclusivi per prelevare centinaia di megawatt direttamente alla fonte, garantendosi così flussi ininterrotti a prezzo bloccato per vent&#8217;anni. Questo schema sottrae al mercato pubblico gigantesche quote di energia stabile e considerata pulita. Nel momento in cui fonti d&#8217;eccellenza, come il nucleare di base, vengono privatizzate ad uso esclusivo dell&#8217;IA, le utility pubbliche, per far fronte al fabbisogno residuo dei cittadini, si vedono costrette a ritardare la dismissione di vecchie centrali a carbone o a gas.<br />
Un altro fronte di criticità è rappresentato dal pericolo degli &#8220;asset incagliati&#8221;, o stranded assets. Costruire enormi infrastrutture pubbliche di trasmissione basandosi unicamente sulle proiezioni di espansione dell&#8217;IA nasconde un grande rischio finanziario. Se la collettività si accolla la spesa per supportare un nuovo data center da cinquecento megawatt e successivamente l&#8217;azienda tecnologica fallisce, rilocalizza i propri impianti o realizza che i suoi algoritmi richiedono meno energia del previsto, quell&#8217;infrastruttura diventa un peso inutile. Il paradosso è che questi investimenti a vuoto non verranno saldati dall&#8217;impresa privata che li ha richiesti, ma graveranno a tempo indeterminato sulle bollette dei cittadini restanti.<br />
Di fronte a queste derive, si sta cercando di elaborare due linee di contenimento. Da un lato, enti regolatori e legislatori stanno studiando normative per obbligare le big tech a farsi carico diretto dei costi di aggiornamento della rete e a predisporre protocolli di distacco rapido per evitare blackout pubblici nei momenti di crisi. Dall&#8217;altro, si ipotizza che in un futuro lontano i piccoli reattori modulari (SMR) finanziati dalla Silicon Valley possano cedere il loro surplus energetico alla rete pubblica. Tuttavia, nel breve e medio termine, la voracità dell&#8217;IA rischia seriamente di trasformare l&#8217;energia elettrica stabile ed economica in un bene di lusso riservato alle grandi aziende informatiche.</p>
<p>Lo stato dell&#8217;Ohio ha avanzato una proposta pioniere, sostenuta dalla società elettrica AEP. La normativa esigerebbe che i data center e gli impianti di criptovalute, anch’essi energivori, stipulino contratti vincolanti della durata di dieci anni, pagando tariffe minime mensili fisse e garantite, a prescindere dal loro reale consumo. In Texas, a causa di proiezioni allarmanti sulla tenuta della rete, l&#8217;Electric Reliability Council of Texas (ERCOT) sta istituendo regole che obbligherebbero i grandi impianti informatici a integrarsi in protocolli di &#8220;risposta alla domanda&#8221;, costringendoli a diminuire le loro attività o a staccarsi tempestivamente dalla rete tutte le volte che l&#8217;energia risultasse essenziale per l&#8217;uso civile.<br />
In Europa, l&#8217;approccio è storicamente più preventivo. La Direttiva sull&#8217;Efficienza Energetica, appena rivista, obbliga i gestori dei data center a registrare e rendere pubblici i dati esatti sui loro consumi idrici ed energetici, ponendo così le basi per future normative. Parallelamente, molte nazioni stanno introducendo il principio di compartecipazione ai costi infrastrutturali; ad esempio, l&#8217;Irlanda, sovraccarica di data center a Dublino, ha introdotto moratorie sulla costruzione di nuovi stabilimenti per l&#8217;IA se le aziende non dimostrano di possedere generatori indipendenti, vietando loro di fare unicamente affidamento sull&#8217;infrastruttura statale.</p>
<p>L&#8217;eventuale insediamento di grandi AI Gigafactory in Italia solleverebbe sfide complesse, inserendosi in un mercato energetico già strutturalmente vulnerabile. A differenza degli Stati Uniti, l&#8217;Italia sconta una storica dipendenza dalle importazioni di idrocarburi, in particolare il gas, e una rete di trasmissione nazionale che, nonostante i recenti potenziamenti da parte di Terna, fatica a gestire in modo omogeneo i flussi di energia, specialmente per quanto riguarda il trasferimento della produzione da fonti rinnovabili dal Sud verso i grandi centri di consumo del Nord.<br />
L&#8217;installazione di un&#8217;infrastruttura di calcolo da centinaia di megawatt in questo contesto comporterebbe un doppio rischio. Il primo è l&#8217;esacerbazione del cosiddetto &#8220;price coupling&#8221; legato al gas. Dato che in Italia il prezzo dell&#8217;energia elettrica è spesso determinato dalla fonte marginale più costosa, un picco di domanda anelastico causato dai data center costringerebbe ad accendere più frequentemente gli impianti a ciclo combinato alimentati a gas per garantire il necessario &#8220;baseload&#8221;. Questo scaricherebbe immediatamente sul Pun (Prezzo Unico Nazionale) i rincari del gas, con un effetto a catena sulle bollette di cittadini e piccole imprese, già gravate da oneri di sistema tra i più alti d&#8217;Europa.<br />
Inoltre, lo sviluppo di soluzioni privatizzate come l&#8217;autoconsumo nucleare (SMR), o persino di enormi impianti solari industriali dedicati esclusivamente al settore tecnologico, sottrarrebbe terreno e risorse preziose alla rete pubblica. In un Paese denso e con un territorio agricolo di altissimo valore strategico e paesaggistico, cedere ampie porzioni di suolo alle big tech a tutto vantaggio di una rendita speculativa internazionale.<br />
Se i costi per rafforzare la rete elettrica venissero socializzati in bolletta per supportare gli investimenti esteri nell&#8217;IA, l&#8217;Italia rischierebbe di finanziare infrastrutture a uso privato e speculativo a spese della sovranità e della sicurezza energetica dei propri cittadini.</p>
<h3>Fabbriche Intelligenti</h3>
<p>L&#8217;architettura del nuovo capitalismo tecnologico non può essere compresa guardando i singoli elementi in modo isolato. Le AI Gigafactory e i mastodontici data center non sono semplici magazzini di server, ma rappresentano il cervello computazionale di un organismo molto più vasto, il cui braccio operativo si incarna nelle cosiddette fabbriche intelligenti o Smart Factories. Questo legame strutturale rappresenta la più imponente macchina di espropriazione del sapere e di sostituzione del lavoro umano mai costruita nella storia industriale.<br />
La narrazione dominante, spesso promossa dai grandi fondi di investimento e dalle multinazionali tecnologiche, descrive la fabbrica intelligente come un ambiente in cui i robot sollevano l&#8217;uomo dalle mansioni più logoranti, inaugurando un&#8217;era di prosperità e creatività. Tuttavia, l&#8217;intelligenza artificiale generata nelle Gigafactory non nasce dal nulla: essa è il risultato dell&#8217;estrazione, della frammentazione e della rielaborazione di milioni di ore di lavoro umano pregresso. I movimenti di un operaio specializzato, le decisioni logistiche di un manager, le diagnosi di un tecnico vengono costantemente tracciate, tradotte in dati e inviate ai data center. Qui, questi dati vengono &#8220;digeriti&#8221; per addestrare modelli predittivi che vengono poi rispediti alla fabbrica sotto forma di software di automazione. Secondo la critica marxiana contemporanea, si tratta della trasformazione definitiva del &#8220;lavoro vivo&#8221; e cosciente dell&#8217;essere umano nel &#8220;lavoro morto&#8221; e automatizzato della macchina, di proprietà esclusiva di chi possiede il capitale infrastrutturale.<br />
Questo travaso di intelligenza dal lavoratore all&#8217;algoritmo innesca un profondo mutamento nei tassi di occupazione e nella qualità del lavoro. Nelle fabbriche intelligenti, la robotica avanzata guidata dall&#8217;IA non si limita a sostituire lo sforzo fisico, ma automatizza le funzioni cognitive e di coordinamento. L&#8217;impatto settoriale è devastante perché colpisce in modo trasversale. Nel settore manifatturiero e logistico, l&#8217;algoritmo decide i ritmi di produzione, gestisce il magazzino e coordina i droni o i bracci robotici, rendendo superflue intere gerarchie di operai specializzati e quadri intermedi. Nel settore dei servizi e dell&#8217;amministrazione, i modelli linguistici addestrati nelle Gigafactory smantellano il lavoro impiegatizio, dai contratti legali alla contabilità, fino all&#8217;assistenza clienti e alla programmazione informatica di base.<br />
Eppure, l&#8217;implementazione dell&#8217;IA non elimina del tutto il lavoro umano, ma lo degrada. Dietro la facciata scintillante delle macchine autonome si nasconde un esercito invisibile di lavoratori precari. È il fenomeno del cosiddetto &#8220;lavoro fantasma&#8221;. Per funzionare, i sistemi di visione artificiale delle fabbriche intelligenti hanno bisogno di esseri umani sottopagati, spesso situati nel sud del mondo, che passano le giornate a etichettare immagini e correggere gli errori degli algoritmi. All&#8217;interno della fabbrica stessa, i lavoratori rimanenti subiscono una profonda dequalificazione: non sono più artigiani o tecnici che governano lo strumento, ma diventano semplici appendici della macchina, costretti a muoversi e a operare ai ritmi dettati da un software inappellabile, le cui metriche di rendimento sono calcolate a chilometri di distanza.<br />
Dal punto di vista macroeconomico, la convergenza tra data center e automazione industriale sta generando un collasso della contrattazione sociale. A differenza delle passate rivoluzioni industriali, che distruggevano vecchi mestieri per crearne di nuovi in settori emergenti, l&#8217;attuale automazione dell&#8217;intelligenza generale minaccia di non offrire porti sicuri. Quando il ciclo tecnologico rende obsoleto il capitale umano in mesi anziché in decenni, la disoccupazione diventa strutturale. Il potere contrattuale dei sindacati viene annientato, poiché la minaccia della delocalizzazione geografica viene sostituita dalla minaccia, molto più rapida e letale, della sostituzione algoritmica.<br />
In conclusione, l&#8217;immenso flusso di capitali verso le infrastrutture dell&#8217;IA, nel sistema economico occidentale, non è destinato a liberare l&#8217;umanità dalla fatica, ma a concentrare la ricchezza e il controllo dei mezzi di produzione in poche mani. La fabbrica intelligente, alimentata dal cervello remoto del data center, rischia di produrre merci perfette in un mondo in cui una porzione sempre più ampia della popolazione, espulsa dal mercato del lavoro o condannata a un impiego intermittente e svalutato, non avrà più il reddito necessario per acquistarle. La sfida, pertanto, smette di essere meramente tecnologica e diventa profondamente politica.</p>
<h3>Il passaggio da un complesso militare-industriale a un nuovo complesso militare-informativo</h3>
<p>La convergenza tra l&#8217;intelligenza artificiale generata nelle immense Gigafactory e i moderni apparati bellici rappresenta il passaggio da un complesso militare-industriale a un nuovo &#8220;complesso militare-informativo&#8221;. In questo scenario, le AI Gigafactory non sono più considerabili infrastrutture civili, ma veri e propri avamposti strategici, essenziali per la supremazia militare algoritmica.<br />
La natura stessa dell&#8217;IA moderna, che richiede l&#8217;ingestione di petabyte di dati e una potenza computazionale massiva fornita dai grandi data center, cambia radicalmente la natura della guerra. Il campo di battaglia si dilata e si smaterializza. Prima che un drone autonomo colpisca un bersaglio, il suo sistema di riconoscimento visivo è stato addestrato per migliaia di ore all&#8217;interno dei server di una Gigafactory remota. Questo crea un cordone ombelicale diretto tra l&#8217;infrastruttura civile della Silicon Valley e le catene di uccisione sul campo. Aziende tecnologiche un tempo percepite come fornitrici di servizi per consumatori diventano, a tutti gli effetti, gli appaltatori primari della difesa, stipulando contratti miliardari per fornire i sistemi nervosi (cloud tattici e algoritmi predittivi) necessari a processare in tempo reale i dati provenienti da satelliti, truppe e sensori.</p>
<h3>L&#8217;automazione della decisione letale la deresponsabilizzazione</h3>
<p>I data center elaborano enormi quantità di &#8220;segnali&#8221; (comunicazioni intercettate, movimenti termici, modelli di comportamento) per identificare automaticamente potenziali minacce, fornendo ai comandi militari &#8220;raccomandazioni di bersaglio&#8221;. Questo processo, alimentato dall&#8217;IA, accelera il ritmo del conflitto oltre la capacità di comprensione umana, spingendo verso la cosiddetta hyperwar, una guerra condotta a velocità algoritmica in cui l&#8217;intervento umano diventa un semplice &#8220;timbro&#8221; su una decisione già presa dalla macchina. Questa opacità algoritmica dissolve la responsabilità etica e legale dell&#8217;atto bellico, trasformando l&#8217;uccisione in un calcolo statistico di probabilità, distante e sterilizzato, reso possibile solo dalla potenza di calcolo centralizzata nei data center globali.</p>
<p>Nota 1<br />
È indispensabile distinguere tra le semplici richieste preliminari e i progetti che possiedono una reale autorizzazione. Presentare una domanda di connessione a Terna è un&#8217;operazione burocratica relativamente semplice e dai costi contenuti, che non obbliga l&#8217;operatore ad aver già acquistato i terreni o avviato i cantieri. Questo meccanismo ha innescato una bolla speculativa: le società informatiche e i fondi di investimento internazionali si mettono in coda per &#8220;prenotare&#8221; in anticipo la capacità della rete elettrica, in modo simile a quanto è avvenuto negli anni scorsi con la bolla delle richieste per le energie rinnovabili.<br />
La realtà ingegneristica è molto diversa. Analizzando il caso della Lombardia, regione leader in questo settore, emerge che a fronte di richieste per quasi 45 gigawatt, i progetti che per ora hanno superato l’iter autorizzativo e sono arrivati alla stipula del contratto di connessione reale si fermano a poco meno di 1,7 gigawatt.<br />
L&#8217;insostenibilità termodinamica di questa ondata speculativa diventa lampante se traduciamo quella potenza in terawattora (TWh) consumati, ipotizzando per assurdo che tutti i 95 gigawatt richiesti vengano effettivamente costruiti e accesi. Le Gigafactory per l&#8217;intelligenza artificiale non conoscono pause: devono mantenere i server accesi e i sistemi di raffreddamento a liquido in funzione ventiquattro ore su ventiquattro, per tutti i giorni dell&#8217;anno. Moltiplicando la potenza di 95 gigawatt per le 8.760 ore che compongono un anno, otteniamo un assorbimento teorico mostruoso di oltre 832 terawattora annui.<br />
Per comprendere la gravità di un simile numero, è sufficiente un rapido confronto macroeconomico. L&#8217;intero fabbisogno elettrico nazionale dell&#8217;Italia, comprendente tutta l&#8217;industria pesante, la trazione ferroviaria, i servizi, l&#8217;illuminazione pubblica e i consumi domestici di quasi sessanta milioni di cittadini, si attesta storicamente intorno ai 300 terawattora all&#8217;anno. Inoltre, nei rari momenti di picco massimo di consumo estivo, l&#8217;intera nazione assorbe dalla rete circa 58 gigawatt di potenza. Se tutte le richieste dei data center si materializzassero, questo singolo settore arriverebbe a consumare quasi il triplo dell&#8217;energia attualmente richiesta da tutta l&#8217;Italia, assorbendo costantemente il doppio della potenza massima che la rete è oggi in grado di erogare.<br />
Questa semplice proiezione matematica conferma la natura ampiamente speculativa della maggior parte delle domande presentate a Terna. Al contempo, però, lancia un allarme inequivocabile: l&#8217;industria globale dell&#8217;intelligenza artificiale presenta un modello di sviluppo la cui densità energetica è strutturalmente incompatibile con le reti pubbliche, minacciando di fagocitare le risorse vitali dei territori che si offrono di ospitarla.</p>
<p>Nota 2<br />
Il termine &#8220;SMR&#8221; (Small Modular Reactor) suggerisce un&#8217;innovazione radicale, ma la fisica alla base di questi impianti rimane ancorata ai princìpi termodinamici dei vecchi reattori ad acqua leggera. Nonostante la miniaturizzazione, un SMR non genera elettricità magicamente dal nulla: è, di fatto, un gigantesco bollitore ad altissima pressione, il cui scopo finale è far girare una turbina a vapore.<br />
Questa catena termodinamica si sviluppa in tre fasi obbligate, ognuna delle quali richiede uno scambio termico e un massiccio impiego di acqua, indipendentemente dalle dimensioni del reattore.<br />
La generazione di calore nel nocciolo<br />
All&#8217;interno del nucleo (sia esso grande come un palazzo o compatto come in un SMR), la fissione degli atomi di uranio sprigiona calore estremo. Questo calore deve essere rimosso costantemente per evitare la fusione (il meltdown). Nel circuito primario (spesso integrato nel vessel stesso negli SMR), l&#8217;acqua circola a pressioni altissime per assorbire questo calore senza evaporare.<br />
Lo scambio termico (Il Generatore di Vapore)<br />
L&#8217;acqua surriscaldata e radioattiva del circuito primario cede il suo calore a un circuito secondario attraverso uno scambiatore di calore. In questo secondo circuito, la pressione è inferiore, permettendo all&#8217;acqua pulita di trasformarsi in vapore ad alta energia.<br />
La turbina e, soprattutto, la condensazione<br />
Il vapore ad alta pressione viene sparato contro le pale di una turbina, facendola girare e generando elettricità. Ma ecco il punto critico termodinamico: per chiudere il ciclo e permettere al sistema di continuare a funzionare, quel vapore &#8220;esausto&#8221; in uscita dalla turbina non può essere semplicemente buttato via; deve essere condensato e ritrasformato in acqua liquida per essere pompato nuovamente nel generatore di vapore.<br />
La Condensazione. La grande sete dei reattori<br />
È proprio nella fase di condensazione che si consumano volumi impressionanti di acqua.<br />
Per abbattere rapidamente la temperatura del vapore esausto, i condensatori richiedono un terzo circuito, completamente separato dai primi due, collegato direttamente a una fonte esterna fredda (un fiume, un lago o il mare). Quest&#8217;acqua viene prelevata e fatta passare attraverso i tubi del condensatore (dove assorbe il calore residuo) e poi espulsa nell&#8217;ambiente a una temperatura nettamente superiore, o fatta evaporare attraverso gigantesche torri di raffreddamento.<br />
Il paradosso della miniaturizzazione<br />
La riduzione in scala (passando da reattori da 1000 MW a moduli SMR da 50-300 MW) peggiora l&#8217;efficienza termodinamica complessiva del sistema. Un impianto più piccolo disperde proporzionalmente più calore ed è meno efficiente nel convertire l&#8217;energia termica in energia elettrica rispetto alle immense centrali del passato.<br />
La conseguenza diretta è un paradosso ecologico: per generare la stessa quantità di elettricità (ad esempio 1 Gigawatt necessario per una AI Gigafactory), una schiera di SMR collegati insieme finirà per necessitare di una quantità di acqua di raffreddamento proporzionalmente maggiore rispetto a una singola centrale nucleare tradizionale di pari potenza, aggravando lo stress idrico e l&#8217;inquinamento termico sui bacini locali.</p>
<p>FONTI</p>
<p>* Terna S.p.A.: Dati ufficiali relativi alle richieste di connessione alla rete elettrica nazionale (la soglia dei 95-100 GW) e statistiche storiche sul fabbisogno e sui picchi di consumo elettrico in Italia (circa 300 TWh annui).<br />
* Università di Stanford e University of British Columbia: Studi accademici indipendenti sul design dei reattori SMR, il paradosso della miniaturizzazione, la &#8220;fuga di neutroni&#8221; e l&#8217;aumento esponenziale delle scorie nucleari secondarie.<br />
* Comunicati e accordi societari (Hyperscaler ed energy provider): Dati sugli investimenti miliardari e i contratti &#8220;behind-the-meter&#8221; di Microsoft (Three Mile Island/Constellation Energy), Oracle, Amazon (Susquehanna/Talen Energy, X-energy) e Google (Kairos Power, Elementl Power).<br />
* Commissione Europea: Documentazione relativa alla Tassonomia Europea per la Finanza Sostenibile (che classifica il nucleare come energia di transizione) e alla Direttiva sull&#8217;Efficienza Energetica per i data center.<br />
* Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA): Dati sulla composizione delle bollette italiane (il peso percentuale degli Oneri di Sistema) e meccanismi di formazione del Prezzo Unico Nazionale (PUN).<br />
* Enti regolatori e utility statunitensi (ERCOT in Texas, AEP in Ohio): Proiezioni sull&#8217;impatto dei data center sulla rete e proposte normative per i protocolli di &#8220;risposta alla domanda&#8221; e tariffe minime garantite.<br />
* Letteratura critica e sociologia del lavoro: Analisi di impostazione marxiana e sociologica sull&#8217;automazione (concetti di trasformazione del &#8220;lavoro vivo&#8221; in &#8220;lavoro morto&#8221;, dequalificazione, e il fenomeno del &#8220;lavoro fantasma&#8221; per l&#8217;addestramento degli algoritmi).<br />
* Studi strategici e antimilitaristi: Analisi geopolitiche e di sicurezza sulla convergenza tra Big Tech e Difesa, la nascita del &#8220;complesso militare-informativo&#8221;, la deresponsabilizzazione letale e il concetto di hyperwar.<br />
* Fisica termodinamica e ingegneria nucleare: Princìpi fondamentali sul funzionamento dei reattori ad acqua leggera, dinamiche di condensazione del vapore, inquinamento termico e fabbisogno idrico legato allo scambio di calore.</p>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 11:54:24 +0000</pubDate>
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<h2 dir="auto">RETICOLI GREEN DI PALE GREEN, ALTE 300 METRI SUL MARE BLU, CON CUI INTENDEREBBERO TRASFORMARE IL MEDITERRANEO IN ZONA INDUSTRIALE</h2>
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<div dir="auto">L&#8217;altezza totale di una pala eolica in mare (offshore) misurata dal livello medio del mare fino all&#8217;estremità superiore della pala quando si trova nel punto più alto della sua rotazione supera ormai regolarmente i 250 metri nelle turbine commerciali attualmente in installazione. I modelli più avanzati e potenti da 15-18 Megawatt, sviluppati da produttori come Vestas, Siemens Gamesa e Mingyang, raggiungono e superano un&#8217;altezza complessiva compresa tra i 280 e i 310 metri sul livello del mare. La torre Eiffel è alta 330 metri.</div>
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<div dir="auto">All&#8217;interno del perimetro del parco eolico e per un raggio di sicurezza attorno a ciascuna pala (solitamente tra i 200 e i 500 metri dalle strutture) vige il divieto assoluto di navigazione, ancoraggio, pesca e transito per tutte le imbarcazioni non autorizzate o non legate alle operazioni di manutenzione.</div>
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<div dir="auto">Lungo il tracciato dei cavi sottomarini ad alta tensione che collegano le turbine alla costa è vietato l&#8217;ancoraggio e la pesca a strascico per evitare di danneggiare le infrastrutture elettriche posate sul fondo del mare.</div>
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<div dir="auto">Vengono istituite limitazioni al sorvolo a bassa quota per i velivoli civili, commerciali e di soccorso compresi gli elicotteri del 118 o della Guardia Costiera.</div>
<div dir="auto"><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-19227" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1-300x126.jpg" alt="" width="300" height="126" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1-300x126.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1-768x322.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1-640x268.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3498-1.jpg 994w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></div>
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<div dir="auto">Le pale in rotazione generano il fenomeno noto come radar clutter, che crea disturbi visivi e &#8220;punti ciechi&#8221; sui radar della Difesa militare, della vigilanza costiera e del controllo del traffico aereo, richiedendo zone di rispetto o sistemi di compensazione radaristica molto complessi.</div>
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<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Le fasi di infissione dei pali nei fondali o di posa delle ancore generano rumori a bassa frequenza ad alta intensità, in grado di disorientare o danneggiare i mammiferi marini (delfini, balenottere) e la fauna ittica, limitandone le rotte migratorie e le aree di riproduzione.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">I cavi ad alta tensione adagiati sul fondo del mare o interrati creano campi elettromagnetici che possono alterare il comportamento delle specie demersali, che vivono a stretto contatto con il fondale marino</div>
<div dir="auto">, oppure nelle acque immediatamente sopra di esso, e di quelle marine che si orientano tramite il magnetismo terrestre.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Queste restrizioni sottraggono porzioni di mare aperto all&#8217;uso pubblico, costringendo i mercantili, i traghetti e i pescherecci a deviare dalle rotte abituali con conseguente allungamento dei tempi di navigazione e una netta riduzione delle aree storicamente destinate alla pesca.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">L&#8217;alterazione permanente dell&#8217;orizzonte marittimo comporta un limite indiretto ma tangibile al valore turistico ed estetico delle zone costiere coinvolte, limitando lo sviluppo di attività legate al diportismo nautico, al diving e alla valorizzazione paesaggistica del litorale.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Durante l&#8217;esercizio, le estremità delle pale eoliche ruotano a velocità di punta che possono superare i trecento chilometri orari. A queste velocità, l&#8217;impatto costante con la pioggia, la salsedine, la grandine e il particolato atmosferico provoca il fenomeno dell&#8217;erosione del bordo d&#8217;attacco. Questo processo di usura meccanica causa il distacco continuo di microparticelle e frammenti di polimeri sintetici, resine epossidiche e vernici protettive che finiscono direttamente nell&#8217;ambiente marino. Molte di queste coperture protettive contengono composti fluorurati o sostanze chimiche ad alta resistenza per prevenire la corrosione marina, sollevando preoccupazioni per l&#8217;accumulo di microplastiche e contaminanti persistenti nelle catene alimentari ittiche.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">La durata media operativa di un impianto eolico è stimata in circa venti o venticinque anni. Sebbene componenti come l&#8217;acciaio e il rame dei cavi siano facilmente riciclabili, le pale rappresentano un rifiuto speciale estremamente complesso da gestire. Essendo composte da materiali compositi termoindurenti come fibra di vetro e fibra di carbonio legate da resine, il loro riciclo su scala industriale è ancora immaturo e poco sostenibile economicamente, portando allo stoccaggio in discarica o all&#8217;incenerimento. Inoltre, le operazioni di dismissione e rimozione delle enormi strutture e dei sistemi di ancoraggio infossati nel fondale comportano un secondo forte impatto meccanico e acustico sull&#8217;ecosistema bentonico.</div>
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<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">La navicella di ciascun aerogeneratore deve obbligatoriamente usare centinaia di litri di oli lubrificanti di origine fossile e liquidi refrigeranti per gli ingranaggi e i sistemi idraulici. Servono ad evitare la fusione di moltiplicatori di velocità o gearbox, cuscinetti del rotore e sistemi idraulici di orientamento che richiedono una lubrificazione ad altissime prestazioni per resistere ad attriti estremi, forti sbalzi termici e ambienti altamente corrosivi come quello marino. Oltretutto comportano un costante￼ rischio di perdite in mare durante le fasi di esercizio, manutenzione o guasto.</div>
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<div dir="auto">Le stazioni elettriche di trasformazione offshore utilizzano spesso l&#8217;esafluoruro di zolfo come isolante elettrico negli interruttori ad alta tensione, un gas ad altissimo potenziale di riscaldamento globale con un effetto serra ventitremila volte superiore a quello dell&#8217;anidride carbonica.</div>
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<div dir="auto">Profitti privati garantiti con soldi pubblici</div>
<div dir="auto">Attraverso aste pubbliche, lo Stato garantisce un prezzo fisso d&#8217;acquisto per l&#8217;energia prodotta per periodi molto lunghi, fino a venti anni. Se il prezzo di mercato dell&#8217;energia scende al di sotto della soglia concordata, siamo noi tramite i prelievi nelle bollette elettriche a versare ai privati la differenza per garantire loro il profitto preventivato. Sebbene il meccanismo preveda una restituzione qualora il prezzo di mercato superi la soglia, nei fatti esso elimina il rischio d&#8217;impresa per il capitale finanziario.</div>
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<div dir="auto">È così che i fondi d&#8217;investimento e i private equity accedono all&#8217;operazione con una redditività minima garantita dallo Stato, trasformando la transizione ecologica in un mercato di titoli ad alto rendimento protetti dalle oscillazioni dell&#8217;economia reale.</div>
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<div dir="auto">A causa di carenze strutturali della rete elettrica nazionale (provocate peraltro dall’intermittenza di sole e vento), si verifica il fenomeno dei tagli di produzione (il cosiddetto curtailment o redispatching). Quando infatti la produzione eolica in un&#8217;area come la Sardegna o il Canale di Sicilia supera la capacità della rete di trasportare l&#8217;energia verso i centri di consumo del Nord, Terna impone il distacco forzato degli impianti. In base alle normative entrano allora in funzione i meccanismi di compensazione dei mercati dei servizi che, udite, udite, indennizzano i proprietari degli impianti per l&#8217;energia non immessa e non prodotta per ragioni di sicurezza della rete. Si crea così un circuito distorto per cui il capitale privato guadagna sia se eroga energia, sia se gli viene imposto di fermarsi, accrescendo le rendite di posizione a spese del sistema e dei consumatori.</div>
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<div dir="auto">Anche quando non producono un singolo kilowattora a causa delle condizioni meteorologiche, i grandi impianti rinnovabili o i gruppi finanziari che li gestiscono possono accedere alle aste del Mercato della Capacità gestito da Terna. Questo sistema remunera i produttori non per l&#8217;energia effettivamente immessa in rete, ma per il semplice fatto di mettere a disposizione la propria capacità installata in termini di adeguatezza del sistema. Il capitale viene quindi pagato con un fisso annuo per la sola &#8220;presenza&#8221; dell&#8217;impianto sull&#8217;architettura di rete.</div>
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<div dir="auto">Inoltre, nei meccanismi di sostegno basati sui Contratti per Differenza (CfD) o sui vecchi Conto Energia e Tariffe Onnicomprensive, la perdita monetaria dovuta alle ore di fermo per assenza di vento viene strutturalmente compensata durante le ore di funzionamento. Il prezzo garantito dalle aste statali è calcolato su base annua dai modelli finanziari per garantire il rientro dell&#8217;investimento e un margine di profitto minimo elevato, incorporando già le stime storiche di assenza di vento. Lo Stato, di fatto, tarpa il rischio calcolando un prezzo dell&#8217;energia sovvenzionato molto più alto rispetto ai costi reali di generazione, permettendo all&#8217;operatore di coprire i costi fissi e i finanziamenti bancari anche in presenza di prolungati periodi di bonaccia.</div>
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<div dir="auto">I progetti eolici su grande scala non vengono finanziati dal capitale proprio dei promotori, ma attraverso schemi di Project Finance erogati da banche e fondi d&#8217;investimento, spesso garantiti da istituzioni finanziarie pubbliche o statali (come Cassa Depositi e Prestiti, la Banca Europea per gli Investimenti o SACE). In questo modo, le perdite operative derivanti da rendimenti eolici inferiori alle attese non ricadono sul patrimonio della società promotrice: la presenza della garanzia statale o di strumenti di debito senior protetti permette alle società veicolo di ristrutturare i debiti o accedere a fondi di riserva pubblici senza rischiare il fallimento per mancanza di materia prima climatica.</div>
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<div dir="auto">Nel nuovo assetto normativo, gli impianti eolici abbinati a sistemi di accumulo a batterie (BESS) o integrati in portafogli aggregati (UVAM) ricevono remunerazioni per la fornitura di servizi di bilanciamento e di riserva alla rete. Questi corrispettivi prescindono dalla generazione eolica istantanea e vengono riconosciuti per la disponibilità a cedere o assorbire energia secondo le esigenze del gestore di rete, costituendo un flusso di cassa costante anche nei periodi in cui le pale rimangono immobili.</div>
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<div dir="auto">Dai dati ufficiali di Terna e del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica risulta una sproporzione impressionante tra ciò che è attualmente costruito, le pochissime opere di eolico off-shore autorizzate e l&#8217;ondata di richieste che punta a circondare i mari italiani.</div>
<div dir="auto">Sul piano della realtà operativa, la situazione si riduce a un unico impianto esistente in tutto il Paese. Si tratta di Beleolico, posizionato nelle acque antistanti la rada esterna del porto di Taranto in Puglia, gestito dal gruppo Renexia. Questo impianto comprende soltanto dieci turbine con una potenza complessiva di trenta megawatt, una goccia nel mare rispetto ai numeri contenuti nei piani di espansione nazionali. Oltre a Taranto, le opere entrate in funzione o in fase di effettivo cantiere si contano sulle dita di una mano, mentre il resto del panorama energetico offshore italiano è caratterizzato da una gigantesca bolla burocratica e speculativa.</div>
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<div dir="auto">La dimensione reale dell&#8217;impatto sul paesaggio marittimo emerge dall&#8217;analisi delle richieste di connessione inoltrate a Terna e dei progetti depositati presso il Ministero dell&#8217;Ambiente. Ad oggi figurano circa centotrenta progetti presentati da società private e multinazionali per una potenza totale stimata che sfiora i novanta gigawatt, un valore quasi tre volte superiore agli stessi obiettivi strategici fissati dal governo italiano al 2050!</div>
<div dir="auto">La distribuzione geografica di queste istanze rivela una vera e propria saturazione dei mari che circondano le regioni meridionali e insulari. La Sicilia guida questa corsa con oltre undici gigawatt di richieste concentrate quasi interamente al largo della provincia di Trapani e nel canale di Sicilia, seguita dal Sud Sardegna con circa dieci gigawatt previsti tra il golfo di Cagliari e la costa della Gallura. In Puglia la pressione si distribuisce tra il Salento e la provincia di Barletta-Andria-Trani per oltre sei gigawatt di potenza nominale, mentre estesi complessi industriali galleggianti sono previsti anche lungo le coste di Calabria, Basilicata, Lazio e persino nel medio e alto Adriatico tra Molise, Abruzzo e Marche.</div>
<div dir="auto">Gli attori coinvolti negli investimenti costituiscono una rete composta da grandi gruppi energetici, fondi d&#8217;investimento internazionali e veicoli azionari di scopo. Accanto a colossi nazionali ed europei come Eni attraverso Plenitude, CDP Equiter o A2A, operano attori finanziari globali del calibro di JP Morgan attraverso la controllata Nadara, affiancati da sviluppatori specializzati nell&#8217;eolico galleggiante come Renexia, Greenit, Hexicon e Falck Renewables.</div>
<div dir="auto">Qualora anche solo una frazione di queste richieste venisse approvata ed eseguita, l&#8217;impatto complessivo porterebbe alla trasformazione industriale di intere tratte marine. Le strutture galleggianti di nuova concezione prevedono turbine imponenti con altezze superiori ai duecentocinquanta metri, ancorate a fondali profondi tramite chilometri di cavi e catene, con vaste zone interdette alla navigazione commerciale e alla pesca artigianale e imponenti infrastrutture di atterraggio dei cavi elettrici ad alta tensione lungo i litorali.</div>
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<div dir="auto">Per comprendere appieno la gravità di questa sproporzione, occorre contestualizzare cosa rappresentano 90 gigawatt nel sistema energetico italiano e quali siano gli obiettivi reali stabiliti dalle istituzioni.</div>
<div dir="auto">Il Piano Nazionale Integrato per l&#8217;Energia e il Clima (PNIEC) stabilisce la tabella di marcia del paese per la transizione energetica. Per l&#8217;eolico marino, le proiezioni governative prevedono di installare poco più di due gigawatt entro il 2030, per poi tracciare una traiettoria di lungo termine che stima di raggiungere una capacità compresa tra i 20 e i 30 gigawatt al 2050. Queste cifre sono considerate dagli stessi tecnici sufficienti a coprire una quota significativa dei consumi elettrici nazionali, tenendo conto delle capacità di assorbimento della rete elettrica e della necessità di bilanciare le diverse fonti rinnovabili come il solare, l&#8217;idroelettrico e l&#8217;eolico terrestre.</div>
<div dir="auto">A fronte di questa programmazione graduale, la richiesta a Terna di circa novanta gigawatt di sola potenza eolica offshore è una cifra fuori da ogni logica di pianificazione pubblica. Questo volume di potenza supera di gran lunga la capacità massima di assorbimento dell&#8217;intera rete elettrica italiana, la cui richiesta media di potenza istantanea sull&#8217;intero territorio si attesta normalmente attorno ai trenta o quaranta gigawatt. In pratica, se tutti questi impianti venissero realizzati, si genererebbe un quantitativo di energia elettrica di gran lunga superiore alla domanda reale del paese, creando enormi problemi di stabilità di rete ed erogando energia che non potrebbe essere né consumata né accumulata.</div>
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<div dir="auto">La presenza di una mole di richieste quasi tre volte superiore ai target previsti a metà secolo rivela come il settore non stia rispondendo a un piano di fabbisogno energetico nazionale, bensì a una vera e propria corsa alle concessioni demaniali marittime. Molte società richiedono l&#8217;allaccio alla rete non con l&#8217;intento immediato di costruire, ma per occupare preventivamente le posizioni di forza, speculare sui titoli autorizzativi e assicurarsi incentivi e priorità d&#8217;accesso. Il risultato è la saturazione virtuale delle coste e dei mari territoriali, che blocca la corretta pianificazione e minaccia di trasformare i beni comuni marini in un mercato di risorse energetiche conteso dalle grandi entità finanziarie.</div>
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<h6 dir="auto">Nell’immagine di copertina sono conteggiati soltanto gli impianti ufficialmente mappati, circa settantaquattro gigawatt complessivi, viceversa il volume totale delle richieste arrivate al gestore di rete ha ormai raggiunto la cifra folle di 90 gigawatt</h6>
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		<title>TERRA BRUCIATA PER FAR SPAZIO AI GIGAWATT DELLA SPECULAZIONE ENERGETICA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 09:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenze]]></category>
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		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
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		<category><![CDATA[Decreto Legislativo 387/2003]]></category>
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		<category><![CDATA[Legge 353 del 2000]]></category>
		<category><![CDATA[Pearson]]></category>
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					<description><![CDATA[Incendi, criminalità e finanza: l’ipotesi di un nuovo sacco del territorio siciliano, tra speculazione sui suoli, grandi impianti FER e debolezze del controllo pubblico Quando la Sicilia brucia durante i mesi estivi, il racconto mediatico e istituzionale tende spesso a confinare la tragedia nell&#8217;alveo della fatalità climatica, dell&#8217;incuria o dell&#8217;opera isolata di piromani instabili. La&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='TERRA BRUCIATA PER FAR SPAZIO AI GIGAWATT DELLA SPECULAZIONE ENERGETICA' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/08/12/terra-bruciata-per-far-spazio-ai-gigawatt-della-speculazione-energetica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1"><b>Incendi, criminalità e finanza: l’ipotesi di un nuovo sacco del territorio siciliano, tra speculazione sui suoli, grandi impianti FER e debolezze del controllo pubblico</b></h2>
<p class="p1">Quando la Sicilia brucia durante i mesi estivi, il racconto mediatico e istituzionale tende spesso a confinare la tragedia nell&#8217;alveo della fatalità climatica, dell&#8217;incuria o dell&#8217;opera isolata di piromani instabili. La ricerca accademica condotta da <strong>Lauren R. Pearson dell&#8217;Università di California, Berkeley, insieme agli studi di ecologia politica e ai dossier investigativi sulle ecomafie, ribalta radicalmente questa narrazione</strong>, svelando un meccanismo sistemico e lucidamente pianificato. Pearson dimostra che <strong>lo spazio geografico</strong> non è un semplice fondale inerte su cui accadono eventi casuali, ma un prodotto sociale ed economico plasmato dai rapporti di potere. Negli anni del dopoguerra, la mafia siciliana ha ridefinito il tessuto urbano attraverso il cosiddetto <strong>&#8220;Sacco di Palermo&#8221;, trasformando il verde agricolo in colate di cemento per la speculazione edilizia.</strong> Oggi, nell&#8217;era della crisi energetica/climatica, lo stesso fenomeno si riproduce in chiave rurale ed ecologica: il <strong>territorio</strong> viene sistematicamente distrutto per essere riprogrammato e <strong>asservito ai grandi interessi della speculazione energetico/finanziaria</strong>.</p>
<p class="p1">In questa dinamica, <strong>il fuoco</strong> cessa di essere un elemento naturale e <strong>diventa un&#8217;arma</strong> vera e propria. Pearson evidenzia come le organizzazioni criminali mettano a sistema le condizioni meteorologiche estreme, sfruttando le forti siccità, le temperature record e i venti di scirocco come un &#8220;<strong>moltiplicatore di forza</strong>&#8220;. Innescare un incendio in queste specifiche condizioni meteorologiche permette da un lato di <strong>massimizzare la devastazione con il minimo sforzo operativo</strong>, e dall&#8217;altro di mimetizzare l&#8217;azione criminale dietro la facciata del cambiamento climatico incontrollabile.</p>
<p class="p1">Il fuoco viene così impiegato come <strong>strumento di rimodellamento territoriale</strong> per azzerare il valore socio-economico esistente su un determinato appezzamento di terra.</p>
<p class="p1">Il nodo centrale di questa strategia risiede nel <strong>legame diretto tra l&#8217;incendio doloso e la successiva valorizzazione finanziaria dei suoli devastati</strong>, spinta dai <strong>capitali della transizione energetica e dai fondi europei come quelli del PNRR</strong>. Il meccanismo operativo si sviluppa secondo una sequenza precisa. In prima battuta, <strong>il rogo distrugge</strong> le colture, i pascoli e le infrastrutture agricole, <strong>piegando la resistenza economica dei proprietari terrieri e dei piccoli agricoltori già indebitati</strong>. Un terreno agricolo a bassa produttività, se costantemente minacciato dalle fiamme perde ulteriormente valore di mercato, <strong>trasformandosi in un peso economico insostenibile per chi lo possiede</strong>. È in questa fase di forte vulnerabilità che si inserisce la speculazione energetica.</p>
<p class="p1"><strong>Grandi gruppi finanziari, intermediari e società dello sviluppo rinnovabile</strong> sono alla costante ricerca di enormi superfici di suolo per l&#8217;installazione di impianti industriali fotovoltaici a terra e eolici. L&#8217;incendio funge da acceleratore di questo processo di &#8220;<strong>green grabbing</strong>&#8220;, ovvero<strong> l&#8217;accaparramento verde delle terre</strong>. Come documentato dalle inchieste e dai report delle commissioni antimafia, laddove un proprietario rifiuta di cedere o affittare i propri terreni per far posto ai pannelli solari, l&#8217;incendio doloso interviene come <strong>atto ritorsivo e intimidatorio</strong>. Viceversa, una volta che la terra è stata ridotta in cenere, gli stessi intermediari si ripresentano offrendo contratti di locazione o d&#8217;acquisto a prezzi d&#8217;occasione. <strong>La devastazione ambientale diventa così la premessa necessaria per giustificare la riconversione industriale del suolo, trasformando un paesaggio agricolo o naturale in una centrale elettrica a cielo aperto</strong>.</p>
<p class="p1">A favorire questa catena speculativa contribuisce una profonda debolezza istituzionale e normativa. Sulla carta, la legislazione italiana, in particolare la <strong>Legge 353 del 2000</strong>, stabilisce vincoli severissimi sulle aree percorse dal fuoco, <strong>vietando per diversi anni il cambio di destinazione d&#8217;uso, la caccia, il pascolo e la realizzazione di nuove strutture</strong>. Tuttavia, l&#8217;efficacia di questa tutela si scontra con la fragilità della catena amministrativa. <span style="color: #ff0000;"><strong>Per applicare i divieti, i Comuni devono catalogare e aggiornare tempestivamente il &#8220;Catasto degli Incendi&#8221;. I cronici ritardi, le lacune mappali e la scarsità di risorse di molti enti locali creano ampie zone grigie legislative. All&#8217;interno di questi vuoti burocratici, le società speculative riescono ad avviare e far approvare le procedure autorizzative per i mega-impianti energetici prima che il vincolo sul terreno bruciato venga formalizzato e digitalmente registrato</strong></span>.</p>
<p class="p1">Il lavoro di Pearson si intreccia così con gli studi sull&#8217;<strong>estrattivismo verde</strong> e con i rapporti periodici di realtà come <strong>associazioni ambientaliste e la Direzione Investigativa Antimafia</strong>. Il quadro che ne emerge mostra come la transizione energetica, gestita senza la necessaria rigorosa pianificazione pubblica e il controllo del territorio, viene parassitata dalle logiche criminali da un lato e da quelle finanziarie speculative dall’altro.</p>
<p class="p1">La mafia non ha bisogno di trasformarsi in un produttore diretto di energia; le basta operare come custode e mediatore dell&#8217;accesso alla risorsa primaria, cioè la terra. <strong>Attraverso l&#8217;uso strategico del fuoco, la criminalità organizzata svaluta il territorio, ne scaccia la presenza umana tradizionale e lo consegna al capitale speculativo</strong>, completando una vera e propria colonizzazione energetica dell&#8217;isola condotta all&#8217;ombra della sostenibilità ambientale.</p>
<p class="p1">In Italia <strong>esistono diversi casi</strong> di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER) (in particolare fotovoltaici ed eolici) autorizzati, avviati o oggetto di complessi contenziosi amministrativi e giudiziari <strong>su terreni colpiti da roghi</strong> nel periodo di efficacia dei <strong>vincoli decennali e quindicennali prescritti dall&#8217;articolo 10 della Legge Quadro sugli Incendi Boschivi (L. 353/2000)</strong>.</p>
<p class="p1">Le autorizzazioni e i tentativi di superamento del blocco normativo si fondano principalmente su <strong>quattro</strong> leve giuridiche e falle amministrative:</p>
<h3 class="p1"><b>Inefficacia per mancato aggiornamento del Catasto Incendi Comunale</b></h3>
<p class="p1">Il vincolo dell&#8217;art. 10 dell&#8217;art. 353/2000 si applica su base perimetrale, ma <span style="color: #ff0000;"><strong>la sua opponibilità formale nei procedimenti autorizzativi</strong></span> (come le Conferenze di Servizi per l&#8217;Autorizzazione Unica o i procedimenti PAUR [1]) <strong><span style="color: #ff0000;">dipende dal censimento dei Comuni, che devono approvare e aggiornare il &#8220;Catasto Incendi&#8221;</span></strong>.</p>
<p class="p1">Qualora il Comune omissionario o in ritardo non abbia formalmente registrato e perimetrato la particella colpita dal fuoco nel Catasto degli Incendi, <span style="color: #800080;"><strong>la Regione o l&#8217;ente procedente considera l&#8217;area giuridicamente &#8220;libera&#8221;</strong></span>. Nelle valutazioni di impatto ambientale e nelle verifiche di idoneità del sito, <strong><span style="color: #ff0000;">l&#8217;assenza del dato formale nel catasto comunale viene argomentata dagli sviluppatori come assenza del vincolo <i>ope legis</i></span></strong>.</p>
<h3 class="p1"><b>Interpretazione estensiva della deroga sulle preesistenze (Art. 10, comma 1, quarto periodo)</b></h3>
<p class="p1">L&#8217;art. 10 prevede un&#8217;<strong>eccezione al divieto</strong> di edificazione e trasformazione <strong>per le opere che risultino</strong> &#8220;<span style="color: #ff0000;"><strong>già previste dagli strumenti urbanistici vigenti</strong></span>&#8221; o per le quali sia stata rilasciata un&#8217;autorizzazione in data antecedente all&#8217;incendio.</p>
<p class="p1">Parte della giurisprudenza amministrativa e diverse difese private adottano un&#8217;interpretazione elastica della norma (in contrapposizione alla più rigida Cassazione Penale). Si sostiene che sia sufficiente la <i>generica compatibilità</i> della destinazione urbanistica (es. area agricola) con la realizzabilità di impianti energetici preesistente al rogo per ritenere applicabile la deroga.</p>
<p class="p1">In altri casi (es. TAR Salerno n. 642/2023), <strong>si è cercato di far valere precedenti Autorizzazioni Uniche concesse prima dell&#8217;incendio per una diversa tecnologia</strong> (es. un impianto eolico) come titolo <strong>per legittimare la conversione a nuovi impianti</strong> (es. fotovoltaico a terra).</p>
<h3 class="p1"><b>Tesi della compatibilità agricola senza cambio di destinazione d&#8217;uso</b></h3>
<p class="p1">Il vincolo quindicennale vieta di dare alle aree boscate e ai pascoli una &#8220;destinazione diversa da quella preesistente all&#8217;incendio&#8221;.<b> </b><span style="color: #ff0000;"><strong>Le società proponenti argomentano che l&#8217;installazione di impianti FER (in particolare i sistemi agrivoltaici sospesi o integrati) non costituisca un vero e proprio &#8220;cambio di destinazione d&#8217;uso urbanistico&#8221; della particella, né la realizzazione di un insediamento edilizio/produttivo tradizionale. Sostenendo che la qualificazione catastale del terreno resti agricola</strong></span> e che l&#8217;attività primaria possa teoricamente proseguire al di sotto o attorno ai pannelli, si afferma il mancato contrasto con il divieto di modifica della destinazione d&#8217;uso prescritto dalla legge antincendio.</p>
<p class="p1"><b>Qualificazione come &#8220;Opera di Pubblica Utilità&#8221; e variante automatica</b></p>
<p class="p1">L&#8217;articolo 12 del Decreto Legislativo 387/2003 qualifica gli impianti di produzione di energia rinnovabile come <span style="color: #ff0000;"><strong>opere di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti</strong></span>. <strong>Nelle sedi autorizzative</strong> <strong>viene frequentemente invocata la prevalenza dell&#8217;interesse pubblico alla decarbonizzazione e alla transizione energetica</strong> (rinforzato dalla disciplina semplificatoria per il PNRR e per le &#8220;aree idonee&#8221; ex D.Lgs. 199/2021). <span style="color: #ff0000;"><strong>Poiché il rilascio dell&#8217;Autorizzazione Unica regionale comporta variante allo strumento urbanistico comunale, i proponenti sostengono che il provvedimento autorizzatorio abbia l&#8217;efficacia giuridica di superare le preclusioni locali e le limitazioni d&#8217;uso del suolo</strong></span>.</p>
<p class="p1"><span style="color: #ff0000;"><strong>Il protocollo operativo d&#8217;inchiesta</strong></span> dovrebbe avviarsi con l&#8217;identificazione territoriale, dove i perimetri vettoriali degli incendi estratti dai database del Corpo Forestale, dell&#8217;ISPRA o dei Comuni vengono sovrapposti alle mappe dell&#8217;Agenzia delle Entrate all&#8217;interno di un software GIS per isolare gli identificativi catastali esatti di ogni terreno colpito dai roghi, appuntando la data precisa dell&#8217;evento per calcolare la decorrenza dei vincoli di edificabilità e cambio di destinazione d&#8217;uso. Successivamente, tali codici particellari dovrebbero essere interrogati nei portali ambientali regionali, nei Bollettini Ufficiali e nei sistemi Terna e GAUDÌ per rintracciare l&#8217;eventuale presenza di istanze per impianti eolici o fotovoltaici, estraendo sia la data di deposito della richiesta sia quella dell&#8217;eventuale provvedimento autorizzatorio finale.</p>
<p class="p1">La costruzione della matrice cronologica consentirebbe così di far emergere le diverse tipologie di anomalia. Nel caso in cui l&#8217;istanza autorizzativa e il successivo titolo venissero protocollati dopo l&#8217;incendio entro il perimetro temporale dei vincoli di legge, si paleserebbe l&#8217;omissione dell&#8217;inserimento nel Catasto Incendi o la falsa attestazione dell&#8217;assenza di preclusioni; qualora l&#8217;evento distruttivo si collocasse temporalmente tra il deposito dell&#8217;istanza e il suo accoglimento, si evidenzierebbe il possibile uso del fuoco come strumento di coercizione durante la conferenza di servizi o la trattativa fondiaria; infine, se la stipula delle opzioni d&#8217;acquisto o dei diritti di superficie seguisse immediatamente il rogo, si configurerebbe l&#8217;ipotesi di svalutazione indotta del terreno agricolo finalizzata all&#8217;accaparramento speculativo.</p>
<p class="p1">L&#8217;ultima fase dovrebbe estendere l&#8217;indagine al tracciamento societario e dei capitali attraverso la consultazione delle visure catastali storiche, dei contratti di affitto o superficie e delle visure camerali della società di scopo proponente. Questo passaggio permetterebbe di ricostruire i mutamenti della compagine sociale, rilevando le operazioni di vendita delle quote a fondi d&#8217;investimento o grandi sviluppatori prima o dopo l&#8217;ottenimento dell&#8217;Autorizzazione Unica, fino all&#8217;incroco dei nominativi di amministratori e procuratori con l&#8217;Anagrafe del Registro Imprese e i database antiriciclaggio per far emergere l&#8217;eventuale presenza di prestanome o soggetti legati alla criminalità organizzata.</p>
<p class="p1">FONTI</p>
<p class="p1">La fonte accademica fondamentale su cui si struttura l&#8217;analisi è lo studio condotto da Lauren R. Pearson, ricercatrice presso il Dipartimento di Geografia della University of California, Berkeley. Il suo articolo, intitolato &#8220;Land on fire: The spatial production of the mafia&#8221;, è stato pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Criminology &amp; Criminal Justice (SAGE Publications, identificativo DOI: 10.1177/17488958241286117) all&#8217;interno del numero speciale New Geographies of Organised Crime. L&#8217;indagine offre una disamina etno-geografica incentrata sulle devastanti stagioni degli incendi in Sicilia del 2021 e 2023, analizzando l&#8217;uso tattico del fuoco come strumento di controllo socio-spaziale.</p>
<p class="p1">Sul versante investigativo e istituzionale, la ricostruzione si avvale dei resoconti della Commissione Regionale Antimafia dell&#8217;Assemblea Regionale Siciliana, che ha documentato l&#8217;operato di intermediari legati alla speculazione sul fotovoltaico a terra e sull&#8217;eolico nelle aree colpite dai roghi nell&#8217;entroterra dell&#8217;isola. A questi contributi si sommano le relazioni semestrali presentate al Parlamento italiano dalla Direzione Investigativa Antimafia, focalizzate sui tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nella filiera della transizione ecologica e nei fondi europei del PNRR, unitamente ai Rapporti Ecomafia pubblicati annualmente da Legambiente per monitorare i crimini contro il patrimonio boschivo e i fenomeni di accaparramento fondiario.</p>
<p class="p1">Il quadro teorico e normativo si completa infine attraverso il pensiero del filosofo e sociologo francese Henri Lefebvre, la cui opera La production de l&#8217;espace del 1974 fornisce la lente interpretativa per comprendere la riprogrammazione criminale del territorio. Il caposaldo legislativo di riferimento è l&#8217;articolo 10 della Legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge quadro sugli incendi boschivi), che impone rigidi vincoli di inedificabilità e di stasi nella destinazione d&#8217;uso per i terreni percorsi dal fuoco, integrato dalla letteratura scientifica sull&#8217;ecologia politica, sull&#8217;estrattivismo verde e sul fenomeno del green grabbing nel bacino del Mediterraneo.</p>
<p class="p1">I riferimenti normativi fondamentali alla base dell&#8217;analisi si radicano nell&#8217;articolo 10 della Legge 21 novembre 2000, n. 353, norma cardine che stabilisce il vincolo quindicennale di inalterabilità della destinazione d&#8217;uso di pascoli e aree boscate, il divieto decennale di edificazione e l&#8217;obbligo di tenuta del Catasto Incendi da parte dei Comuni. A questa si aggiunge l&#8217;articolo 12 del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, che qualifica le infrastrutture per fonti rinnovabili quali opere di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti, consentendo il superamento della pianificazione locale tramite il rilascio dell&#8217;Autorizzazione Unica. Completa la cornice legislativa statale il Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 199, unitamente al Decreto Legge 31 maggio 2021, n. 77 sul PNRR, che introduce regimi di semplificazione procedurale e definisce i criteri per l&#8217;individuazione delle aree idonee.</p>
<p class="p1">Sul versante della giurisprudenza amministrativa, un punto di riferimento cruciale è la sentenza n. 642 del 20 marzo 2023 della Terza Sezione del TAR Campania Salerno, la quale ha applicato il principio interpretativo secondo cui la deroga dell&#8217;articolo 10 per le opere già previste trova riscontro nella semplice compatibilità urbanistica della destinazione agricola antecedentemente all&#8217;incendio. A questa lettura si affiancano la sentenza n. 2240 del 2023 del TAR Sicilia Palermo, riguardante il rapporto tra destinazione agricola e insediamenti fotovoltaici, e le decisioni del Consiglio di Stato, tra cui la sentenza n. 3206 del 2019, incentrate sull&#8217;efficacia giuridica delle perimetrazioni comunali e sull&#8217;inopponibilità del vincolo antincendio nei procedimenti autorizzativi in caso di omesso o ritardato aggiornamento del Catasto degli Incendi.</p>
<p class="p1">I riscontri istituzionali e d&#8217;inchiesta derivano principalmente dalle relazioni e dagli atti delle audizioni svolte tra il 2021 e il 2023 dalla Commissione Regionale Antimafia dell&#8217;Assemblea Regionale Siciliana, focalizzate sugli incendi dolosi nelle province dell&#8217;entroterra e sulle contestuali pressioni speculative per l&#8217;installazione di impianti eolici e solari. Questo materiale trova ulteriore fondamento analitico nei Rapporti Ecomafia redatti annualmente da Legambiente e nelle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia presentate al Parlamento, fonti fondamentali per monitorare i reati contro il patrimonio boschivo, le dinamiche di accaparramento delle terre e il rischio di infiltrazione criminale nei finanziamenti pubblici destinati alla transizione energetica.</p>
<p>[1] <b>PAUR</b> <em>Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale</em>. È stato introdotto dall’art. 27-bis del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), inserito dal D.Lgs. 104/2017 per integrare le autorizzazioni necessarie ai progetti sottoposti a VIA di competenza regionale.<br />
Si applica soprattutto a impianti da fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico) che richiedono Valutazione di Impatto Ambientale regionale. Il procedimento passa da una conferenza di servizi che raccoglie tutti gli enti coinvolti, e si conclude con un unico atto. Attenzione però a un punto giuridico importante chiarito di recente dal Consiglio di Stato: il PAUR non assorbe né sostituisce i singoli titoli autorizzatori, ma li ricomprende nella determinazione finale della conferenza di servizi &#8211; è quindi un contenitore procedurale unificato, non un atto che li rimpiazza giuridicamente.<br />
<b>I</b>l PAUR è lo strumento con cui la maggior parte dei grandi impianti rinnovabili ottiene le autorizzazioni a livello regionale, quindi la sua rapidità incide direttamente sul raggiungimento degli obiettivi di burden sharing verso il 2030. Il quadro è stato ulteriormente semplificato dal D.Lgs. 190/2024, e diverse Regioni stanno intervenendo con norme proprie per velocizzare l’iter &#8211; la Sicilia, ad esempio, ha approvato di recente una riforma che semplifica le procedure PAUR per gli impianti da energia pulita, in un contesto in cui l’isola punta a circa 10,5 gigawatt di capacità rinnovabile installata entro il 2030.</p>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:42:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mentre il territorio frana, spendiamo cifre astronomiche contro la molecola della vita. Tra la rinascita verde del pianeta e il grande affare della transizione ecologica, i fatti biologici ed economici oltre la retorica dell&#8217;allarmismo. Un&#8217;analisi tra biologia e finanza Per comprendere l&#8217;impatto reale del biossido di carbonio sul pianeta, è necessario spogliare questa molecola dalle&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='CO2 molecola della vita o inquinante? (parte 2)' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/07/08/co2-molecola-della-vita-o-inquinante-seconda-parte/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div id="model-response-message-contentr_e063f3c08f532f77" class="markdown markdown-main-panel enable-luminous-fast-follows enable-updated-hr-color stronger" dir="ltr" aria-busy="false" aria-live="polite">
<h2 data-path-to-node="1">Mentre il territorio frana, spendiamo cifre astronomiche contro la molecola della vita. Tra la rinascita verde del pianeta e il grande affare della transizione ecologica, i fatti biologici ed economici oltre la retorica dell&#8217;allarmismo. Un&#8217;analisi tra biologia e finanza</h2>
<p data-path-to-node="1">Per comprendere l&#8217;impatto reale del biossido di carbonio sul pianeta, è necessario spogliare questa molecola dalle definizioni puramente giuridiche o politiche e analizzarla sotto la lente della biologia e della storia della Terra. Da un punto di vista strettamente scientifico, definire la <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="291">CO2</span> un inquinante è un paradosso biologico. Questo gas costituisce infatti l&#8217;alimento fondamentale per tutto il regno vegetale, il mattone primordiale che permette la fotosintesi clorofilliana. Attraverso questo affascinante processo, le piante catturano l&#8217;energia solare e, combinando l&#8217;acqua del suolo con il carbonio atmosferico, sintetizzano glucosio e cellulosa che costituiscono il corpo stesso delle piante necessario, liberando l&#8217;ossigeno che respiriamo (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/05/18/il-carbonio-di-cui-e-composto-il-corpo-delle-piante-degli-alberi-e-di-tutte-le-creature-viventi-origina-dalla-famigerata-anidride-carbonica/">Il carbonio di cui è composto il corpo delle piante, degli alberi e di tutte le creature viventi origina dalla “famigerata” anidride carbonica</a>)</p>
<p data-path-to-node="1">Secondo scienziati del clima come <em>William Happer</em> e altri, l&#8217;attuale atmosfera terrestre si trova in una condizione di relativa scarsità di questo nutrimento rispetto alla storia geologica. Secondo questa prospettiva, l&#8217;aumento recente delle concentrazioni di <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="334">CO2</span> non sta avvelenando la Terra, ma sta agendo come una potente e provvidenziale fertilizzazione naturale, restituendo alla flora globale una vitalità che era rimasta sopita per millenni a causa di livelli di carbonio eccezionalmente bassi.</p>
<h3 data-path-to-node="3">Il sesto continente verde e l&#8217;ipotesi della terra resiliente</h3>
<p data-path-to-node="4">La prova tangibile di questo risveglio vegetale è scritta nei <strong>dati raccolti in oltre tre decenni di osservazioni satellitari</strong>, che hanno immortalato una progressiva e spettacolare espansione delle aree verdi del pianeta. Questo incremento della biomassa, stimato intorno al venti per cento, ha regalato alla Terra <strong>una superficie di nuove foglie talmente vasta da superare più di trenta volte l&#8217;estensione della Francia</strong>, un fenomeno così imponente da essere ribattezzato dagli esperti come <strong>un vero e proprio sesto continente verde</strong>.</p>
<p data-path-to-node="5">I climatologi che attribuiscono il cambiamento climatico a fattori prevalentemente naturali, tra cui <em>Richard Lindzen</em> e <em>Roy Spencer</em> e <em>François Gervais</em> solo per citarne alcuni, vedono in questo<strong> inverdimento globale</strong> una smentita dei modelli matematici catastrofisti. Secondo la loro visione, <span style="color: #339966;"><strong>l&#8217;espansione della biosfera è la dimostrazione empirica che la Terra possiede potenti meccanismi di autoregolazione, noti come feedback negativi</strong></span>. Invece di scivolare verso un riscaldamento fuori controllo, <strong>il sistema planetario reagisce all&#8217;aumento di <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="498">CO2</span> potenziando la sua stessa vegetazione, la quale assorbe più carbonio, rilascia umidità e contribuisce a stabilizzare il microclima attraverso una maggiore copertura nuvolosa e vegetale</strong>, mostrando una resilienza intrinseca.</p>
<h3 data-path-to-node="6">L&#8217;efficienza idrica e la rinascita delle zone aride</h3>
<p data-path-to-node="7">Uno dei risvolti più straordinari della <span style="color: #339966;"><strong>fertilizzazione da carbonio</strong></span> si manifesta nelle regioni più vulnerabili e aride del mondo, come la delicata <em>fascia saheliana</em> in Africa. A livello microscopico, <strong>l&#8217;abbondanza di anidride carbonica permette alle piante di ottimizzare l&#8217;uso dell&#8217;acqua</strong>. <span style="color: #339966;"><strong>Avendo a disposizione più carbonio nell&#8217;aria, i vegetali possono parzialmente chiudere i loro stomi, i piccoli pori sulle foglie attraverso cui respirano. Questo accorgimento riduce drasticamente la quantità di vapore acqueo che la pianta disperde nell&#8217;atmosfera per traspirazione</strong></span>, aumentando quella che in fisiologia vegetale viene chiamata <strong>efficienza nell&#8217;uso dell&#8217;acqua</strong>.</p>
<p data-path-to-node="8">Gli studiosi della variabilità climatica naturale evidenziano che il progressivo rinverdimento di intere aree desertiche non è un&#8217;anomalia pericolosa, ma un beneficio concreto. Essi argomentano che i cambiamenti nelle precipitazioni in queste zone sono storicamente legati a grandi cicli oceanici naturali, come <strong>l&#8217;Oscillazione Multidecadale Atlantica</strong>. Quando l&#8217;azione di questi cicli si combina con la maggiore resistenza alla sete sviluppata dalle piante grazie alla <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="468">CO2</span>, la natura riesce a rigenerare pascoli e foreste laddove prima regnava sabbia priva di humus, offrendo risorse preziose per l&#8217;allevamento e contrastando l&#8217;erosione del suolo senza alcuna necessità di interventi umani.</p>
<h3 data-path-to-node="9">La sicurezza alimentare e il mito dei modelli matematici</h3>
<p data-path-to-node="10">In ambito agricolo, l&#8217;incremento di questo gas si traduce in un immenso vantaggio economico e sociale, calcolato in migliaia di miliardi di euro di cibo prodotto in più negli ultimi cinquant&#8217;anni. <span style="color: #339966;"><strong>Gli esperimenti condotti in ambienti controllati confermano che un&#8217;atmosfera più ricca di carbonio accelera la crescita e aumenta la resa di colture essenziali per l&#8217;umanità come il riso, il grano e gli ortaggi, con picchi straordinari soprattutto per i tuberi e le radici</strong></span>.</p>
<p data-path-to-node="11">I climatologi scettici riguardo all&#8217;origine antropica del riscaldamento, tra cui <em>John Christy</em>, fanno notare come i benefici storici della <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="138">CO2</span> sulle rese agricole siano dati reali, misurati e tangibili, mentre gli scenari di carestie globali legati al clima rimangano proiezioni ipotetiche basate su simulazioni al computer che tendono sistematicamente a sovrastimare il riscaldamento dell&#8217;atmosfera. Da questa prospettiva, l&#8217;aumento delle temperature e del carbonio atmosferico ricalca le condizioni favorevoli dei periodi caldi del passato, come <strong>il Periodo Caldo Medievale o quello Romano</strong>, epoche storiche in cui l&#8217;umanità ha vissuto fioriture culturali e agricole eccezionali, suggerendo che l&#8217;attuale trend possa in realtà contribuire ad allontanare lo spettro della denutrizione per una popolazione mondiale in costante crescita.</p>
<h3 data-path-to-node="12">Il respiro biologico degli oceani e l&#8217;alternanza delle stagioni</h3>
<p data-path-to-node="13">Il dinamismo del carbonio non risparmia il regno marino, dove la vita microscopica sembra rispondere con la stessa prontezza di quella terrestre. La proliferazione di particolari organismi planctonici come i coccolitofori dimostra che l&#8217;abbondanza di carbonio stimola la base della catena alimentare oceanica, fornendo energia preziosa a pesci e mammiferi marini. <span style="color: #3366ff;"><strong>Questo continuo scambio tra cielo e acqua trova un parallelo perfetto nel respiro stagionale del pianeta</strong></span>: ogni anno, durante la stagione vegetativa, la concentrazione di anidride carbonica nell&#8217;aria subisce un crollo verticale,<span style="color: #ff0000;"><strong> un battito cardiaco chimico il cui vigore è aumentato di oltre un terzo negli ultimi decenni proprio a causa della maggiore massa vegetale in espansione che consuma questo nutrimento</strong></span>.</p>
<p data-path-to-node="14">Gli scienziati che guardano alle cause naturali del clima ricordano che, in base alla legge dei gas nota come <strong>legge di Henry</strong>, la concentrazione di <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="147">CO2</span> in atmosfera è fortemente influenzata dalla temperatura degli oceani, i quali rilasciano spontaneamente gas quando si scaldano e lo assorbono quando si raffreddano. <strong>Secondo questa interpretazione, una parte significativa del moderno aumento della <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="399">CO2</span> potrebbe essere la conseguenza, e non la causa principale, del naturale riscaldamento della Terra successivo alla Piccola Era Glaciale terminata nell&#8217;Ottocento</strong>, <span style="color: #339966;"><strong>mentre l&#8217;enorme incremento del consumo stagionale da parte delle piante dimostra che la biosfera possiede un&#8217;elasticità tale da mitigare autonomamente gli effetti di attività umane come la deforestazione</strong></span>.</p>
<h3 data-path-to-node="15">La lezione della storia geologica e i veri motori del clima</h3>
<p data-path-to-node="16">Per collocare correttamente l&#8217;attuale dibattito sul clima, è infine indispensabile allargare l&#8217;orizzonte temporale alla storia profonda del nostro pianeta. Se guardiamo alle ere geologiche passate, scopriamo che <strong><span style="color: #339966;">la Terra ha ospitato concentrazioni di anidride carbonica anche dieci o venti volte superiori a quelle odierne, coincise con l&#8217;esplosione della biodiversità nel Cambriano o con l&#8217;era dei dinosauri nel Giurassico</span></strong>. In quelle epoche la vita non è andata incontro a un&#8217;estinzione per calore, ma ha prosperato in modo rigoglioso entro immensi parchi naturali planetari.</p>
<p data-path-to-node="17">Climatologi e geologi estranei al consenso antropico evidenziano come, su scale temporali di milioni di anni, non esista una correlazione rigida e lineare tra i livelli di <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="172">CO2</span> e la temperatura globale. <strong>I veri motori del clima terrestre vanno ricercati in forze cosmiche e geologiche di portata ben superiore alle attività umane</strong>: <span style="color: #ff9900;"><strong>i cicli dell&#8217;attività solare</strong></span>,<strong><span style="color: #0000ff;"> le variazioni dell&#8217;orbita terrestre</span></strong> e <span style="color: #666699;"><strong>il flusso dei raggi cosmici</strong></span> che influenzano la formazione delle nuvole, come teorizzato dal fisico <em>Henrik Svensmark</em>. L&#8217;anidride carbonica resta così una molecola insostituibile e benefica nel grande ciclo della vita, la cui crescita attuale sta regalando al pianeta un patrimonio di verde aggiuntivo senza alcun costo economico per l&#8217;umanità se non quello dovuto alla cantonata che insiste a voler ridurre la concentrazione di CO2 in atmosfera. Il climatologo francese F. <span class="ng-star-inserted" data-start-index="229">Gervais cita una stima della </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="259">Banca Mondiale</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="273"> secondo cui la lotta al riscaldamento globale richiederebbe </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="334">89.000 miliardi di dollari entro il 2030. </b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="374">Questa cifra equivarrebbe a una spesa di circa </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="423">19 miliardi di dollari al giorno </b>una<span class="ng-star-inserted" data-start-index="482"> somma dell&#8217;ordine di grandezza del PIL mondiale che porterà ad un raddoppio del debito sovrano globale e alla creazione della <b class="ng-star-inserted" data-start-index="1360">&#8220;bolla finanziaria green&#8221;</b>, alimentata da fondi pubblici e obbligazioni verdi come nelle grandi operazioni di speculazione finanziaria travestite da transizione ecologica. In questo contesto vengono fatte varie proposte ingegneristiche semplicemente assurde come quella di interrare la CO2 o di schermare la radiazione solare come nel caso dell&#8217;azienda</span><span class="s1"> israelo-americana Stardust Solutions, che ha già raccolto 60 milioni di dollari di capitali, promettendo di sviluppare particelle riflettenti da disperdere in stratosfera entro la fine del decennio&#8230; (ne parleremo).<br />
</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="482">Nel contempo i necessari ed adeguati, soprattutto urgenti, interventi sul dissesto idrogeologico del territorio vengono rimandati perché mancherebbero le risorse finanziarie necessarie salvo poi dare la colpa nei casi di prevedibilissime alluvioni e frane al capro espiatorio per eccellenza, il biossido di carbonio, la molecola della vita.  </span></p>
<p data-path-to-node="17">FONTI</p>
<p data-path-to-node="4"><b data-path-to-node="4" data-index-in-node="0">Lo studio sull&#8217;inverdimento di Zhu (2016)</b></p>
<p data-path-to-node="4">Questo gruppo di ricercatori ha analizzato le immagini scattate dai satelliti in trent&#8217;anni. Hanno dimostrato che la Terra è diventata più verde e che la causa principale (per il 70%) è proprio l&#8217;anidride carbonica che fa da fertilizzante.</p>
<p data-path-to-node="5"><b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Lo studio sui nutrienti di Myers (2014)</b></p>
<p data-path-to-node="5">È una ricerca fondamentale che ha scoperto un effetto collaterale del cibo &#8220;gonfiato&#8221; con troppa <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="137">CO2</span>. Gli scienziati hanno coltivato piante come grano e riso in ambienti con molto carbonio, scoprendo che i raccolti finali contengono meno ferro, meno zinco e meno proteine.</p>
<p data-path-to-node="11"><b data-path-to-node="11" data-index-in-node="0">William Happer</b></p>
<p data-path-to-node="11">Fisico dell&#8217;Università di Princeton, è uno dei più convinti sostenitori della <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="93">CO2 molecola della vita</span>. Spiega che se guardiamo alla storia della Terra, oggi siamo in un periodo di &#8220;carestia&#8221; di carbonio e che l&#8217;aumento attuale sta solo restituendo vigore alle piante.</p>
<p data-path-to-node="12"><b data-path-to-node="12" data-index-in-node="0">Richard Lindzen e Roy Spencer</b></p>
<p data-path-to-node="12">Il primo è un famoso fisico dell&#8217;atmosfera del MIT di Boston, il secondo ha lavorato per la NASA. Entrambi sostengono che i modelli al computer usati per calcolare il riscaldamento futuro siano sbagliati perché esagerano la sensibilità del clima. Secondo loro, la Terra ha dei sistemi naturali di &#8220;autolavaggio&#8221; e autoregolazione (come le nuvole) che frenano il riscaldamento.</p>
<p data-path-to-node="13"><b data-path-to-node="13" data-index-in-node="0">John Christy</b></p>
<p data-path-to-node="13">È il climatologo che gestisce i dati delle temperature globali prese dai satelliti. Christy mostra che, storicamente, la Terra ha già vissuto periodi caldi come questo (ad esempio nel Medioevo) e che l&#8217;agricoltura e l&#8217;umanità hanno sempre prosperato quando il pianeta era più caldo.</p>
<p data-path-to-node="14"><b data-path-to-node="14" data-index-in-node="0">Henrik Svensmark</b></p>
<p data-path-to-node="14">Un fisico danese che ha proposto la teoria secondo cui il vero motore del clima non è la <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="109">CO2</span>, ma il Sole. Quando il Sole è molto attivo, fa da scudo ai raggi cosmici che arrivano dallo spazio profondo; quando arrivano meno raggi cosmici, si formano meno nuvole, e il pianeta si scalda in modo del tutto naturale.</p>
<p data-path-to-node="0"><strong>François Gervais</strong><br />
una delle voci critiche più note in Europa, specialmente nel mondo francofono. È un fisico francese, professore emerito di fisica e scienze dei materiali all&#8217;Università di Tours, ed è autore di libri dai titoli molto espliciti come <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="312">L&#8217;innocenza del carbonio</i> o <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="339">L&#8217;urgenza climatica è un&#8217;illusione</i>.<br />
La figura di Gervais è particolarmente interessante nel dibattito perché la sua specializzazione accademica riguarda la fisica termica e la spettroscopia a infrarossi, che è proprio la branca della fisica che studia come i gas assorbono il calore e danno origine all&#8217;effetto serra.<br />
Il suo argomento scientifico cardine si basa sul concetto di <b data-path-to-node="2" data-index-in-node="61">saturazione dell&#8217;effetto serra</b>. Gervais sostiene che la quantità di anidride carbonica già presente nell&#8217;atmosfera sia più che sufficiente ad assorbire la quasi totalità dei raggi infrarossi che è in grado di trattenere. Secondo i suoi calcoli, l&#8217;aggiunta di ulteriore <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="330">CO2</span> di origine umana ha un effetto termico logaritmico, cioè matematicamente decrescente: ogni tonnellata in più riscalda molto meno della precedente, rendendo l&#8217;impatto futuro sulla temperatura globale praticamente trascurabile.<br />
Per spiegare questo concetto in modo semplificato, viene spesso usata l&#8217;analogia della vernice sui vetri: se passi una mano di vernice nera su una finestra, blocchi la maggior parte della luce; se passi una seconda o una terza mano di vernice, la stanza non diventerà molto più buia, perché la prima mano aveva già fatto quasi tutto il lavoro. Per Gervais, la <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="359">CO2</span> in atmosfera ha già fatto &#8220;quasi tutto il lavoro&#8221; e quella aggiunta dall&#8217;uomo cambia pochissimo le carte in tavola.<br />
Inoltre, nei suoi lavori Gervais analizza i dati storici delle temperature individuando un ciclo naturale di riscaldamento e raffreddamento della durata di circa sessant&#8217;anni, che secondo lui coincide con i movimenti ciclici degli oceani e del Sole. Di conseguenza, egli attribuisce il riscaldamento osservato alla fine del Novecento a questo ciclo naturale, prevedendo una fase di stabilizzazione o di lieve raffreddamento nei decenni successivi, e difendendo la <span class="math-inline" data-math="CO_2" data-index-in-node="464">CO2</span> come una molecola esclusivamente benefica per la vegetazione e per la vita.</p>
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		<title>Come siamo arrivati al colonialismo finanziario energetico e alla mutazione della terra da bene comune ad asset finanziario liquido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 11:08:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il colonialismo finanziario energetico ha trasformato la terra da bene comune e risorsa agroalimentare ad asset finanziario liquido, negoziabile a Wall Street tramite lo schermo giuridico delle società veicolo (S.r.l. di scopo). Questa smaterializzazione del territorio non è figlia del caso, ma il risultato di una precisa e stratificata architettura legislativa che, nell&#8217;arco di un&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Come siamo arrivati al colonialismo finanziario energetico e alla mutazione della terra da bene comune ad asset finanziario liquido' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/07/04/come-siamo-arrivati-al-colonialismo-finanziario-energetico-e-alla-mutazione-della-terra-da-bene-comune-ad-asset-finanziario-liquido/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h3>Il colonialismo finanziario energetico ha trasformato la terra da bene comune e risorsa agroalimentare ad asset finanziario liquido, negoziabile a Wall Street tramite lo schermo giuridico delle società veicolo (S.r.l. di scopo). Questa <strong>smaterializzazione del territorio</strong> non è figlia del caso, ma il risultato di una precisa e stratificata architettura legislativa che, nell&#8217;arco di un ventennio, ha progressivamente <span style="color: #ff0000;">smantellato i poteri regolatori degli enti locali, piegato il diritto di proprietà privata all&#8217;interesse dei grandi fondi speculativi e istituzionalizzato il trasferimento di ricchezza pubblica verso paradisi fiscali o consigli di amministrazione transnazionali</span></h3>
<p>La pietra angolare di questa transizione normativa viene posta nel <strong>2003</strong> con il <strong>Decreto Legislativo numero 387</strong>, emanato in attuazione della <strong>direttiva europea 2001/77/CE</strong>. È in questo preciso testo normativo che si consuma il primo decisivo strappo giuridico: <span style="color: #ff0000;"><strong>la qualificazione degli impianti di energia da fonti rinnovabili <span style="color: #800080;">come opere di pubblica utilità</span>, indifferibili ed urgenti</strong></span>. Questa formula, mutuata storicamente dalle grandi opere pubbliche statali come autostrade o ferrovie, viene concessa ex lege a soggetti privati speculatori. L&#8217;impatto sul diritto proprietario è devastante. Equiparando un campo di pannelli fotovoltaici privati a una linea ferroviaria, lo Stato conferisce alle multinazionali dell’energia il potere di attivare <strong>le procedure di <span style="color: #ff0000;">esproprio per pubblica utilità</span> non solo per le infrastrutture di rete e i cavidotti, ma per gli stessi siti di installazione</strong>, superando la resistenza degli agricoltori e frammentando la continuità territoriale. <strong>Lo stesso decreto introduce <span style="color: #ff0000;">l’Autorizzazione Unica</span></strong>, un procedimento centralizzato che concentra in un&#8217;unica sede regionale il potere decisionale, <strong>esautorando di fatto i Comuni dalla pianificazione urbanistica</strong> e <strong>riducendo i piani regolatori a simulacri privi di reale efficacia di fronte all&#8217;avanzata delle centrali elettriche a terra</strong>.<br />
Parallelamente all&#8217;accentramento autorizzativo, lo Stato ha edificato un sistema di sostegno finanziario senza eguali nel panorama industriale, <span style="color: #ff0000;"><strong>trasformando il rischio d&#8217;impresa in una rendita garantita dai consumatori</strong></span>.</p>
<h3>Il grande paracadute dei profitti privati: la tassa occulta in bolletta</h3>
<p>Il motore immobile di questo assalto al territorio non è una genuina spinta ecologica, ma un meccanismo di <span style="color: #ff0000;"><strong>aiuti di Stato senza eguali nella storia industriale del Paese</strong></span>. <strong>Uno schema che ha progressivamente azzerato il rischio d&#8217;impresa per i grandi speculatori</strong>, trasferendone i costi direttamente sulle spalle dei cittadini. La stagione dei decreti interministeriali noti come <strong>Conto Energia</strong>, inaugurata a metà degli anni Duemila, <strong>ha introdotto tariffe di acquisto dell&#8217;energia talmente fuori mercato da surriscaldare l&#8217;intero settore</strong>. Lo Stato non ha premiato l&#8217;autosufficienza delle comunità o l&#8217;efficienza tecnologica, ma la mera scala quantitativa dell&#8217;occupazione del suolo. <span style="color: #ff0000;"><strong>Più ettari di terra venivano coperti di silicio, più la rendita aumentava</strong></span>.</p>
<h3>Il braccio armato della finanziarizzazione: il Conto Energia</h3>
<p>Se si vuole individuare il momento esatto in cui la terra ha smesso di essere un fattore di produzione agricola per trasformarsi in un collaterale finanziario, bisogna analizzare il ruolo del <span style="color: #800080;"><strong>Conto Energia [*]</strong></span>. Introdotto a metà degli anni Duemila per dare attuazione alle direttive europee, <strong>questo meccanismo è stato il vero braccio armato della finanziarizzazione del territorio</strong>. Non si è trattato di un semplice piano di investimenti pubblici, ma di una mutazione genetica del mercato dell&#8217;energia che ha ridefinito i rapporti di forza tra il capitale transnazionale e le comunità locali.<br />
Il funzionamento del Conto Energia si basava su un principio contabile elementare ma dirompente: <span style="color: #ff0000;"><strong>lo Stato non finanziava la costruzione dell&#8217;impianto, ma garantiva una tariffa d&#8217;incentivo fissa e stratosferica per ogni chilowattora prodotto, pagata costantemente per vent&#8217;anni</strong></span>. Nelle prime edizioni del decreto, i prezzi riconosciuti erano talmente superiori al reale valore di mercato dell&#8217;elettricità da azzerare qualsiasi logica di rischio commerciale. Questa distorsione normativa ha generato un incentivo perverso. <strong>Il sistema</strong> non <strong>premiava</strong> l&#8217;autosufficienza energetica delle famiglie o l&#8217;efficienza dei distretti industriali, ma<strong> la mera estensione dei siti di installazione</strong>. Più ettari venivano cementificati e coperti di pannelli solari a terra, più il flusso di cassa diventava mastodontico, sicuro e prevedibile.<br />
Il Conto Energia ha svolto il ruolo di <span style="color: #ff0000;"><strong>formidabile attrattore per i fondi di private equity</strong></span> e per le grandi società di speculazione. <strong>Presentando alle banche internazionali un contratto statale blindato che garantiva ricavi certi per due decenni, le società veicolo potevano ottenere finanziamenti agevolati coprendo fino all&#8217;80% dei costi di costruzione con il denaro preso a prestito</strong>. La terra agricola, specialmente nelle aree del Mezzogiorno come la Sicilia, la Sardegna e la Puglia dove l&#8217;irraggiamento è massimo e il valore dei suoli era considerato depresso dalla crisi del comparto agroalimentare, è diventata improvvisamente la preda più ambita. Il Conto Energia ha così legalizzato la corsa all&#8217;accaparramento dei terreni (il cosiddetto <strong>land grabbing</strong>), surriscaldando il mercato e fornendo alle grandi società private i capitali pubblici necessari per recintare le campagne e sottrarle alle produzioni alimentari storiche del Paese.</p>
<p>Per blindare questa gigantesca fabbrica di liquidità dal rischio di crisi economiche o fluttuazioni di mercato, l&#8217;architettura normativa ha edificato un sistema di garanzie assolute. <strong>Attraverso i <span style="color: #ff0000;">Certificati Verdi</span> e le successive <span style="color: #ff0000;">aste gestite dal GSE</span></strong> (Gestore dei Servizi Energetici), ai grandi fondi speculativi <strong>sono stati assicurati contratti a lungo termine basati sui cosiddetti <span style="color: #ff0000;">contratti per differenza</span></strong>.</p>
<p>Inizialmente lo Stato ha utilizzato i Certificati Verdi, <strong>veri e propri titoli finanziari scambiabili sul mercato</strong>: l&#8217;obbligo di legge di acquistare questi titoli da chi produceva energia pulita, ricadeva su qualunque operatore, inclusi i grandi gruppi industriali nazionali, gli importatori di elettricità e le ex aziende municipalizzate dello Stato, che producesse o immettesse sul mercato italiano energia da fonti fossili oltre una certa soglia [1].</p>
<p>L’Ue ha poi introdotto il mercato degli ETS [2], acronimo di Emissions Trading System (in Italia noto come Sistema per lo scambio delle quote di emissione dell&#8217;Unione Europea, o semplicemente mercato dei crediti di carbonio). Si tratta dell&#8217;architettura finanziaria europea che impone alle industrie inquinanti di comprare quote per ogni tonnellata di CO2 emessa, spingendo indirettamente i grandi fondi di investimento a caccia di asset fisici, come i terreni agricoli da convertire in rinnovabili, per speculare sui crediti generati e rivenderli a chi ha bisogno di ripulire i propri bilanci ambientali.</p>
<p>La legge ha così costretto l&#8217;intero sistema industriale energetico tradizionale a versare una quota di denaro a chi possedeva impianti rinnovabili. Questo fiume di denaro, nato per costringere chi inquinava a finanziare la transizione, si è trasformato in un incentivo così colossale e sicuro da attirare i fondi speculativi. I grandi investitori hanno capito che potevano fare cassa due volte: <strong>incassando i soldi dalla vendita dell&#8217;energia e, contemporaneamente, rivendendo questi Certificati Verdi a tutto il parco produttori e importatori d&#8217;Italia</strong>.</p>
<p>Questo ha creato un mercato parallelo dove la carta si convertiva in denaro fresco per i grandi costruttori di impianti. Successivamente, quando questo meccanismo è diventato troppo instabile, lo Stato ha introdotto una novità radicale: <strong>le aste al ribasso gestite dal GSE</strong>.<br />
In teoria, le aste dovevano servire a far risparmiare la collettività, spingendo le aziende a farsi concorrenza sui prezzi. <strong>Nei fatti, hanno sbarrato la strada ai piccoli produttori locali e ai cittadini</strong>, che non avevano i capitali per partecipare a gare così complesse. Ad aggiudicarsi la torta degli incentivi sono rimasti solo i colossi della finanza, ai quali il GSE ha garantito i cosiddetti <span style="color: #800080;"><strong>contratti per differenza</strong></span>. Il funzionamento è un capolavoro di ingegneria contabile: <strong>lo Stato fissa a monte un prezzo dell&#8217;energia che resta bloccato e garantito per vent&#8217;anni</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>Se il prezzo sul mercato crolla, l&#8217;ente pubblico interviene e copre la differenza</strong></span> versando il denaro mancante nelle casse della società privata. L&#8217;investitore internazionale ha così ottenuto ciò che nessun mercato normale potrebbe mai offrire: <strong><span style="color: #ff0000;">la certezza matematica del profitto, blindata per due decenni, prima ancora di posare il primo bullone sul terreno agricolo</span></strong>.</p>
<p>Il punto di rottura democratico di questo modello risiede nella fonte di finanziamento di tali sussidi. I miliardi di euro erogati ogni anno alle multinazionali non provengono dalla fiscalità generale, ma vengono prelevati mensilmente dalle tasche di famiglie e imprese. È la voce &#8220;<strong><span style="color: #ff0000;">oneri di sistema</span></strong>&#8221; che leggiamo all&#8217;interno delle nostre bollette elettriche: <strong>una vera e propria tassa occulta destinata a rimpinguare il fondo per gli incentivi </strong>(un salasso di più di 200 mld di euro) [3].  Il paradosso della transizione energetica italiana si compie così in questo circuito chiuso: i consumatori finanziano con le proprie bollette i profitti blindati di fondi d&#8217;investimento esteri, i quali utilizzano quegli stessi capitali pubblici per acquisire ed espropriare altri terreni agricoli, trasformando il paesaggio e la terra coltivabile in pura rendita finanziaria transnazionale. Questa immane risorsa finanziaria, prelevata in modo regressivo dai conti correnti di cittadini e imprese, rappresenta l&#8217;esatta misura del trasferimento di ricchezza pubblica verso i veicoli societari privati. È il bilancio contabile di un modello economico in cui la transizione ecologica viene pagata dalla base sociale del Paese per essere convertita in dividendi liquidi, mentre l&#8217;eredità fisica sul territorio resta confinata nei campi recintati e sottratti alla produzione agricola.</p>
<p>Questa architettura ha creato un mercato asimmetrico: <strong>i fondi di private equity hanno la certezza matematica di un flusso di cassa costante e blindato per vent&#8217;anni, indicizzato e protetto dalle fluttuazioni di mercato</strong>, mentre le perdite ecosistemiche, il mancato ripristino dei luoghi a fine ciclo e la svalutazione dei terreni limitrofi restano interamente a carico delle comunità ospitanti.</p>
<p>L’assalto ai terreni a vocazione agricola ha trovato il suo definitivo semaforo verde nella progressiva deregolamentazione delle tutele agronomiche e paesaggistiche. <strong>Sebbene le Linee Guida Nazionali del 2010 avessero tentato di tracciare un perimetro delegando alle Regioni l&#8217;individuazione delle <span style="color: #ff0000;">aree non idonee</span>, ogni tentativo degli enti locali di porre un argine alla proliferazione selvaggia è stato sistematicamente impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale</strong>. La giurisprudenza della Consulta ha sancito la supremazia degli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione su qualsiasi norma regionale di tutela del suolo agricolo, declassando di fatto il valore della produzione alimentare e della sovranità alimentare a fronte dell&#8217;urgenza burocratica della transizione transazionale.</p>
<h3>La ghigliottina burocratica: lo svuotamento dei vincoli paesaggistici</h3>
<p>Se la stagione degli incentivi ha fornito il carburante finanziario per l&#8217;assalto alla terra, è stato, infatti, attraverso <span style="color: #800080;"><strong>l&#8217;arma giuridica della &#8220;semplificazione&#8221; che sono state abbattute le ultime difese dei territori</strong></span>. La vera svolta strategica per i fondi di investimento si consuma con <strong>la decretazione d&#8217;urgenza varata a ridosso del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in particolare con il Decreto Legge 77 del 2021 e i successivi provvedimenti di accelerazione</strong>. Sotto il vessillo della transizione ecologica e della rimozione dei lacci burocratici, il legislatore ha operato una sistematica demolizione dei poteri di controllo e dei vincoli di tutela paesaggistica, agronomica e culturale.<br />
Il grimaldello normativo più efficace è stato <strong>l&#8217;allargamento a dismisura delle cosiddette &#8220;aree idonee&#8221; per legge</strong>. Attraverso riscritture mirate del testo unico dell&#8217;energia, lo Stato ha stabilito che vaste porzioni di territorio agricolo fossero considerate adatte all&#8217;installazione di grandi impianti industriali di fatto <em>ope legis</em>, ossia per imposizione diretta della legge nazionale. <span style="color: #ff0000;"><strong>Questa mossa ha disarmato le Regioni e le Soprintendenze</strong></span>: qualunque vincolo paesaggistico o piano territoriale locale che provasse a limitare la proliferazione selvaggia di specchi e pale è stato ridotto a un ostacolo procedurale facilmente superabile. La giurisprudenza della Corte Costituzionale ha blindato questa impostazione, sancendo la supremazia degli obiettivi quantitativi di decarbonizzazione su qualunque pretesa di salvaguardia della bellezza dei luoghi e delle specificità rurali.<br />
L&#8217;ultimo e definitivo varco nell&#8217;agricoltura produttiva è stato aperto con la legalizzazione dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>agrivoltaico</strong></span>. Presentata inizialmente come una simbiosi virtuosa tra tecnologia e coltivazione, la norma ha consentito di aggirare i divieti di installazione sui suoli agricoli di pregio. <strong>Sfruttando le maglie larghe delle nuove procedure semplificate e delle diciture di facciata, i veicoli societari hanno ottenuto il via libera per progetti mastodontici a terra semplicemente promettendo il mantenimento di attività agricole marginali al di sotto delle strutture</strong>.<br />
Allo stesso tempo, <strong>le Valutazioni di Impatto Ambientale sono state centralizzate e affidate a commissioni speciali con tempi di decisione contingentati e ridotti al minimo</strong>. Se le amministrazioni locali o gli organi di tutela non rispondono entro scadenze rigidissime, <strong>scatta il meccanismo del silenzio-assenso</strong>. La semplificazione ha così di fatto estromesso le comunità locali dal processo decisionale, trasformando la tutela del paesaggio da principio, protetto dall&#8217;articolo 9 della nostra Costituzione, in un costo burocratico da azzerare per fluidificare il transito dei capitali finanziari. Questo quadro normativo ha permesso il consolidamento del modello in cui agenzie di sviluppo locali ottengono i permessi sfruttando le maglie larghe delle leggi di semplificazione per poi rivendere il pacchetto autorizzativo, racchiuso nella scatola giuridica della società veicolo, ai giganti della finanza globale. La legge ha così legalizzato la transizione della terra da fattore di produzione agricola a mero collaterale finanziario, strutturando un sistema in cui il sole e il vento dei territori non generano ricchezza locale, ma dividendi per i mercati esteri (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/13/il-sole-della-sicilia-brilla-a-wall-street/">Il sole della Sicilia brilla a Wall Street</a>)</p>
<h3>L&#8217;acceleratore geomorfologico dell&#8217;assalto al Sud. Le Zone Economiche Speciali</h3>
<p>Nel disegno di smantellamento delle tutele territoriali, le <strong>ZES</strong>, ossia le Zone Economiche Speciali, hanno assunto un ruolo macroscopico. Nate originariamente come perimetri circoscritti attorno ad aree portuali e retroportuali per attrarre investimenti manifatturieri attraverso forti sgravi fiscali e semplificazioni burocratiche, queste strutture hanno subito una radicale metamorfosi politica e amministrativa. Con la nascita della <span style="color: #ff0000;"><strong>ZES Unica del Mezzogiorno</strong></span>, che ha unificato sotto un&#8217;unica cabina di regia centralizzata a Palazzo Chigi l&#8217;intero territorio di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, <strong>il modello della deroga permanente</strong> è diventato la norma per oltre un terzo del Paese.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Questa evoluzione ha trasformato le ZES nel definitivo catalizzatore per l&#8217;insediamento dei grandi impianti fotovoltaici ed eolici a terra per le CER</strong></span>. Il motivo risiede nella combinazione di due fattori normativi straordinariamente favorevoli per il capitale finanziario speculativo: un <strong>massiccio credito d&#8217;imposta</strong> (sconto fiscale) <strong>per gli investimenti</strong> e lo strumento dell&#8217;<strong>Autorizzazione Unica ZES</strong>. <strong>Quest&#8217;ultima costituisce un&#8217;ulteriore ghigliottina burocratica che centralizza tutti i procedimenti autorizzativi in un unico ufficio governativo a Roma. Qualunque parere ambientale, vincolo urbanistico locale o piano regolatore comunale può essere aggirato o assorbito da una singola determinazione statale, privando i sindaci e le cittadinanze dell&#8217;ultimo diritto di veto sulla gestione del proprio suolo.</strong><br />
<strong>Il riflesso finanziario sui terreni agricoli è stato immediato e distorsivo</strong>. Il credito d&#8217;imposta offerto all&#8217;interno della ZES Unica, cumulabile con altri incentivi statali come i piani di transizione industriale, <span style="color: #ff0000;"><strong>copre fino al 60% dell&#8217;investimento</strong></span> in beni strumentali per le piccole imprese e <span style="color: #ff0000;"><strong>quote altissime per i grandi conglomerati, includendo esplicitamente le spese per l&#8217;acquisto di terreni</strong></span>. Questa massiccia iniezione di agevolazioni pubbliche ha ovviamente surriscaldato il valore di mercato dei suoli del Mezzogiorno. I fondi di private equity e le società di sviluppo, forti di un paracadute fiscale che abbatte i costi di costruzione e di una corsia burocratica preferenziale che scavalca i vincoli paesaggistici regionali, hanno trovato nella ZES Unica l&#8217;ambiente perfetto per moltiplicare i progetti a terra.<br />
La terra coltivabile del Sud Italia, storicamente depressa da crisi di redditività sistemica, è stata così spinta all&#8217;interno di una competizione asimmetrica: per i proprietari terrieri è diventato infinitamente più redditizio cedere i campi alle S.r.l. dell&#8217;energia piuttosto che continuare la produzione alimentare. <strong>La ZES, concepita sulla carta come uno strumento di rilancio manifatturiero e infrastrutturale per il Mezzogiorno, è diventata nei fatti la cornice giuridica e l&#8217;acceleratore economico che legittima la conversione di intere regioni in hub energetici a servizio dei mercati finanziari del Nord Europa e di Wall Street, lasciando sui territori solo la perdita di sovranità alimentare e la desertificazione produttiva</strong>.</p>
<p>Il testo del <strong>Decreto-Legge numero 124 del 2023 </strong>è l&#8217;atto normativo che ha istituito la ZES Unica. Il legame con la speculazione energetica si articola su due binari paralleli che giocano a favore delle S.r.l. di scopo dell&#8217;energia.</p>
<p><strong>Il primo binario,</strong> come accennato, è la totale centralizzazione dei poteri autorizzativi. Prima della ZES Unica, una società che voleva costruire un mega-impianto a terra o in agrivoltaico doveva comunque interfacciarsi con gli uffici regionali, le conferenze dei servizi locali e i vincoli urbanistici dei Comuni. <strong>L&#8217;articolo 15 del decreto ZES ha istituito lo Sportello Unico Digitale (S.U.D. ZES) e la Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio</strong>. Questo significa che i progetti per gli impianti rinnovabili situati nei territori del Mezzogiorno godono di una corsia preferenziale centralizzata a Roma. Il procedimento unico ZES assorbe e sostituisce ogni altra autorizzazione, nulla osta o parere di competenza delle amministrazioni locali. I sindaci e gli uffici tecnici comunali si vedono letteralmente scavalcare da un provvedimento calato dall&#8217;alto, accelerando i tempi di approvazione a favore dei fondi speculativi che vogliono cantierizzare il suolo prima che i territori possano organizzare una opposizione legale.</p>
<p><strong>Il secondo binario</strong> riguarda la distorsione del credito d&#8217;imposta per la transizione digitale e green. Sebbene i grandi impianti fotovoltaici puri a terra siano stati progressivamente esclusi da alcune agevolazioni dirette sui terreni agricoli per evitare il totale azzeramento delle colture, le multinazionali <strong>aggirano l&#8217;ostacolo proprio attraverso la dicitura dell&#8217;agrivoltaico avanzato</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>Presentandosi come progetti integrati di modernizzazione agricola ed energetica, queste installazioni possono rientrare nei grandi piani di investimento industriale sostenuti dai fondi del PNRR e dalle agevolazioni fiscali ZES</strong></span>.</p>
<p>La ZES Unica ha creato una gigantesca asimmetria regolatoria: <span style="color: #ff0000;"><strong>ha trasformato l&#8217;intero Sud Italia in una macro-area a burocrazia zero e a tassazione agevolata per i grandi agglomerati industriali, inclusi quelli energetici</strong></span>. La terra agricola meridionale non viene difesa in quanto risorsa alimentare, ma viene trattata dalla norma come una tabula rasa, una superficie geometrica a basso costo ideale per essere colonizzata dalle infrastrutture della transizione transnazionale grazie alla cancellazione del potere di pianificazione degli enti locali.</p>
<h2>I nodi invisibili del cappio normativo: i dispositivi di retroguardia</h2>
<p>Nella mappatura del saccheggio territoriale manca ancora l’analisi di tre dispositivi giuridici vere e proprie armi silenziose in mano alle S.r.l. di scopo. Si tratta di norme di carattere squisitamente tecnico che operano a livello microscopico per disarmare la resistenza proprietaria, sterilizzare i bilanci degli enti locali e blindare la rendita finanziaria ben oltre la fine del ciclo vitale degli impianti.</p>
<h3>La servitù coattiva di elettrodotto: il superamento della proprietà privata</h3>
<p>Il primo strumento di penetrazione capillare nel tessuto rurale è la disciplina delle opere connesse, nello specifico <span style="color: #ff0000;"><strong>il potere di imporre la servitù coattiva di passaggio e di elettrodotto</strong></span>. Quando una società veicolo ottiene l&#8217;Autorizzazione Unica per una centrale fotovoltaica a terra, <strong>quel permesso include automaticamente la dichiarazione di pubblica utilità per tutte le infrastrutture necessarie a trasportare l&#8217;elettricità fino alla stazione di trasmissione nazionale della rete elettrica</strong>.<br />
Questo meccanismo distrugge il concetto stesso di proprietà privata ben oltre il perimetro recintato dei pannelli. <span style="color: #800080;"><strong>Se un agricoltore decide di non vendere e di resistere all&#8217;insediamento, la società privata ha il potere legale di far passare chilometri di cavidotti interrati, tralicci e strade di cantiere attraverso i fondi dei vicini dissenzienti</strong></span>. La legge impone il passaggio coattivo in cambio di indennità risibili calcolate sul valore agricolo medio, <strong>svalutando permanentemente i terreni confinanti</strong>, frantumando i canali di irrigazione e impedendo le normali lavorazioni meccanizzate del suolo. La proprietà rurale viene così svuotata dall&#8217;interno, trasformata in una servitù perpetua al servizio dell&#8217;infrastruttura finanziaria.</p>
<h3>Le royaltes di compensazione. La monetizzazione del dissenso</h3>
<p>Il secondo dispositivo cruciale è rappresentato dall&#8217;evoluzione normativa delle <strong>misure di compensazione ambientale</strong>, storicamente note come <strong><em>royalties</em></strong>. Regolate originariamente dalle Linee Guida Nazionali del 2010, queste norme stabilivano che i costruttori di impianti potessero versare ai <strong>Comuni ospitanti una percentuale massima del 3% dei proventi della vendita di energia</strong> per finanziare interventi di riefficientamento energetico o patti verdi locali.<br />
La giurisprudenza amministrativa e i successivi interventi di semplificazione hanno operato una sistematica stretta su queste misure, <span style="color: #ff0000;"><strong>dichiarando illegittima qualunque richiesta di compensazione finanziaria diretta da parte dei sindaci che non sia strettamente legata a un danno ambientale specifico e documentato</strong></span>. Studiosi del diritto pubblico rilevano come questa apparente moralizzazione del sistema abbia ottenuto un effetto perverso: <strong>ha privato i piccoli Comuni dell&#8217;entroterra,</strong> spesso con i bilanci in dissesto, <strong>dell&#8217;unica leva negoziale rimasta</strong>. <strong>Le multinazionali si presentano nei municipi non più come controparti contrattuali tenute a ridistribuire ricchezza sul territorio, ma come entità sovrane che concedono unilateralmente piccole opere di arredo urbano o compensazioni di facciata per “azzerare il dissenso politico locale”, lasciando l&#8217;ente locale con i costi della manutenzione stradale legata ai cantieri e zero entrate fiscali strutturali</strong>.</p>
<h3>Il fantasma del decommissioning. La bomba ecologica del fine ciclo</h3>
<p>Vediamo infine le norme che regolano il <strong>decommissioning</strong>, ossia lo smantellamento degli impianti e il ripristino dello stato dei luoghi al termine dei vent&#8217;anni di incentivi. Per ottenere l&#8217;autorizzazione, le società sono obbligate per legge a presentare una fideiussione bancaria o assicurativa a garanzia dei costi di rimozione delle migliaia di tonnellate di moduli, strutture in ferro e cabine in cemento armato che avranno occupato i campi.<br />
C’è una fragilità giuridica di queste garanzie nel modello societario dominante. <strong>Le fideiussioni vengono stipulate dalle S.r.l. veicolo, scatole giuridiche con capitali sociali minimi che non dispongono di altri asset se non l&#8217;impianto stesso</strong>. Le associazioni di categoria agricole denunciano il rischio concreto che, tra vent&#8217;anni, all&#8217;esaurirsi del flusso di cassa garantito dai vecchi Conti Energia, queste società vengano deliberatamente fatte fallire, liquidate o cedute a catena a soggetti giuridici fantasma localizzati in paradisi fiscali. <strong><span style="color: #ff0000;">Se l&#8217;assicurazione che ha emesso la polizza dovesse rivelarsi insolvente o se le maglie dei controlli burocratici dovessero cedere, l&#8217;enorme costo di smaltimento dei rifiuti speciali accumulati sui terreni ricadrà interamente sui proprietari originari dei fondi o, in ultima istanza, sui bilanci dei Comuni</span></strong>. La legge ha permesso di scaricare in avanti nel tempo una bomba ecologica e finanziaria, blindando i profitti immediati dei fondi speculativi e lasciando alle generazioni future il costo materiale della decontaminazione del suolo.</p>
<p>A molti sarà venuto in mente il documento del Gruppo dei Trenta (G30) &#8220;<a href="https://group30.org/publications/detail/4820">Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Crisis: Designing Public Policy Responses&#8221;</a><br />
curato dal gruppo di lavoro co-presieduto da Mario Draghi alla fine del 2020, perché esso rappresenta una sorta di <strong>manifesto ideologico della finanza neoliberista</strong>. Nel contesto della nostra inchiesta sull&#8217;assalto finanziario al territorio, questo testo è diventa un documento d&#8217;accusa che svela una clamorosa e sistemica contraddizione logica e politica.<br />
La contraddizione nucleare risiede nel concetto di &#8220;<strong>distruzione creativa</strong>&#8221; applicato ai mercati, teorizzato da Draghi <strong>per giustificare il taglio degli aiuti pubblici al tessuto produttivo locale</strong>, mentre contemporaneamente l&#8217;architettura normativa edificava un paracadute di aiuti di Stato senza precedenti per blindare i profitti dei grandi fondi speculativi.<br />
Nel rapporto del G30, la tesi centrale di Draghi è perentoria: gli Stati, usciti dalla fase acuta della crisi pandemica, devono smettere di erogare aiuti a pioggia al settore privato. Mantenere in vita le imprese attraverso sussidi governativi, moratorie sui debiti o prestiti garantiti viene descritto come un errore macroscopico che rischia di creare un esercito di &#8220;imprese zombie&#8221;. <strong>La raccomandazione ufficiale è di attuare una dura selezione di mercato</strong>: <strong>lo Stato deve ritirarsi, favorire il fallimento o la ristrutturazione delle piccole e medie imprese non più competitive e indirizzare le risorse pubbliche esclusivamente verso la transizione digitale e green</strong>.<br />
Questa logica ha difatti inferto un colpo mortale proprio al comparto agricolo tradizionale. Tagliare i sostegni e irrigidire i criteri di accesso al credito bancario per le piccole aziende agricole ha accelerato la loro crisi di redditività sistemica. La terra, privata delle tutele pubbliche e schiacciata dall&#8217;aumento dei costi produttivi, è diventata improvvisamente vulnerabile, <strong>preparando il terreno ideale per l&#8217;accaparramento da parte dei grandi investitori</strong>.<br />
Mentre il manifesto di Draghi condanna i sussidi statali per l&#8217;economia reale dei territori, bollandoli come distorsioni del libero mercato, le leggi dello Stato strutturavano per i colossi dell&#8217;energia rinnovabile (controllati dagli stessi fondi di private equity che siedono nei consessi internazionali) un sistema di incentivi e tutele pubbliche totalmente immune dal rischio commerciale.<br />
Come abbiamo ricostruito, i meccanismi del Conto Energia, le aste del GSE, i contratti per differenza e il mercato delle quote ETS non sono altro che massicci aiuti di Stato legalizzati e blindati per vent&#8217;anni. Per le multinazionali del silicio e i fondi speculativi che colonizzano le campagne siciliane o pugliesi non esiste alcuna &#8220;distruzione creativa&#8221; o rischio di diventare &#8220;aziende zombie&#8221;: i loro profitti sono sottratti ex lege alle fluttuazioni del mercato e pagati direttamente dai cittadini attraverso i prelievi forzosi degli oneri di sistema in bolletta.<br />
Il documento del G30 diventa così un tassello fondamentale: dimostra che la retorica del &#8220;libero mercato&#8221; e dell&#8217;austerità burocratica viene applicata solo alla base sociale del Paese, ai piccoli proprietari e agli agricoltori, per costringerli a cedere il controllo delle proprie risorse. <strong>Al contrario, per l&#8217;alta finanza transnazionale che gestisce la transizione energetica, lo Stato cessa di essere un arbitro neutrale e si trasforma nel garante definitivo della rendita, azzerando il rischio d&#8217;impresa con il denaro pubblico e offrendo le corsie preferenziali delle ZES e delle semplificazioni per espropriare e recintare il territorio rurale</strong>.</p>
<p>[1] La soglia era stata inizialmente fissata dal Decreto Bersani del 1999 sopra i 100 gigawattora. Questo significava che nella rete dell&#8217;obbligo normativo erano impigliati diversi attori del sistema energetico: i grandi ex monopolisti di Stato e le ex aziende municipalizzate dei trasporti o dell&#8217;energia delle grandi città italiane, che gestivano le centrali termoelettriche locali. I grandi gruppi industriali nazionali e i proprietari di medie e grandi centrali elettriche sparse sul territorio che alimentavano i distretti produttivi. I soggetti che importavano energia elettrica dall&#8217;estero (spesso prodotta con il nucleare o con il carbone) per rivenderla sul mercato italiano.</p>
<p>[2] Il mercato dell&#8217;ETS (Emissions Trading System) è l&#8217;evoluzione globale, strutturata e transnazionale di quel medesimo principio economico che in Italia ha debuttato con i Certificati Verdi. Il filo conduttore che lega questi dispositivi è identico: privatizzare il diritto di emettere gas serra e costringere l&#8217;industria tradizionale a comprare questo &#8220;diritto a inquinare&#8221; sotto forma di titoli finanziari da chi possiede impianti puliti.<br />
Mentre i Certificati Verdi operavano su scala nazionale e gravavano specificamente sul settore elettrico, il mercato europeo dell&#8217;ETS ha allargato questo perimetro a tutto il comparto industriale pesante, dalle cementerie alle acciaierie, fino al trasporto aereo e marittimo. Le multinazionali e i grandi gruppi industriali fossili non pagano più solo una quota fissa nazionale, ma sono costretti a negoziare quotidianamente sui mercati finanziari il prezzo delle quote di CO2.<br />
Questo spiega la fame insaziabile di terra da parte dei fondi speculativi occidentali. <strong>Un grande fondo di private equity o un gestore patrimoniale globale non guadagna solo vendendo l&#8217;energia prodotta dal fotovoltaico in Sicilia o in Puglia, e non incassa solo gli oneri di sistema pagati dai cittadini in bolletta. Quel fondo, possedendo la centrale rinnovabile a terra, genera un &#8220;credito&#8221; ambientale, un diritto di emissione a impatto zero che può essere impacchettato, cartolarizzato e rivenduto sui mercati finanziari internazionali proprio a quelle industrie tradizionali che, per legge, devono comprare quote ETS per non essere sanzionate</strong>.<br />
Il mercato dell&#8217;ETS ha così internazionalizzato il fiume di denaro descritto nel testo, trasformando la transizione ecologica in un circuito finanziario ad altissimo rendimento. La terra agricola del Mezzogiorno non serve più a produrre cibo, ma viene recintata e trasformata nel supporto fisico necessario a generare questi asset immateriali. Le quote di carbonio vengono scambiate sulle piattaforme telematiche di Londra o New York per ripulire i bilanci delle multinazionali estere, mentre l&#8217;impatto ambientale, la perdita di sovranità alimentare e la svalutazione territoriale restano interamente confinati all&#8217;interno dei confini locali.</p>
<p>[3] La voce &#8220;oneri generali di sistema&#8221; non è un rivolo di denaro, ma un fiume in piena che scorre ininterrottamente da oltre vent&#8217;anni. Dalla loro introduzione strutturale, le stime basate sui dati ufficiali dell&#8217;ARERA e del GSE indicano che la collettività italiana ha versato, attraverso le bollette di luce e gas, una cifra complessiva che supera ampiamente i <strong>200 miliardi di euro</strong>.<br />
Per dare una dimensione concreta a questa montagna di denaro, basti pensare che la quota destinata ogni anno specificamente al supporto delle fonti rinnovabili ha viaggiato per molto tempo a una media compresa tra i 10 e i 14 miliardi di euro all&#8217;anno, con picchi che hanno sfiorato i 15 miliardi nei momenti di massima espansione dei vecchi Conti Energia. Anche nelle rilevazioni più recenti, nonostante i tentativi governativi di sterilizzazione temporanea e le variazioni dei prezzi dell&#8217;energia, la spesa per gli incentivi si attesta stabilmente attorno ai 9 miliardi di euro all&#8217;anno e le proiezioni istituzionali prevedono che manterrà questo andamento fino almeno al 2031. <strong>Questa immane risorsa finanziaria, prelevata in modo regressivo dai conti correnti di cittadini e imprese, rappresenta l&#8217;esatta misura del trasferimento di ricchezza pubblica verso i veicoli societari privati</strong>. È il bilancio contabile di un modello economico in cui la transizione ecologica viene pagata dalla base sociale del Paese per essere convertita in dividendi liquidi, mentre l&#8217;eredità fisica sul territorio resta confinata nei campi recintati e sottratti alla produzione agricola.<br />
Gli oneri di sistema sono stati introdotti in Italia nel <strong>1999</strong>, con il <strong>Decreto Legislativo n. 79 del 16 marzo 1999</strong> (il cosiddetto <strong>Decreto Bersani</strong>), varato durante il primo governo D’Alema. L’introduzione ufficiale degli oneri di sistema risale al 1999, con questo decreto, che aveva come obiettivo la liberalizzazione del mercato elettrico. <strong>Il decreto avviò il processo di apertura del mercato elettrico alla concorrenza</strong> e, insieme a questa <strong>liberalizzazione</strong>, introdusse costi fissi da ripartire tra tutti i consumatori, con lo scopo di finanziare politiche energetiche e ambientali di interesse nazionale. Da allora sono stati modificati più volte da vari provvedimenti normativi (es. il “spalma incentivi” del 2013-2014), e sono oggi regolati e aggiornati trimestralmente da <strong>ARERA</strong> (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Coprono voci come il sostegno alle rinnovabili, la messa in sicurezza del nucleare e i bonus sociali. Durante la crisi energetica del 2022 erano stati temporaneamente azzerati, ma sono poi stati reintrodotti.</p>
<p>[*] Il <span class="s1">Conto Energia del Decreto Bersani 2007 venne copiato da quello tedesco che si chiamava EEG (Erneuerbare-Energien-Gesetz), noto in italiano come Legge sulle fonti energetiche rinnovabili che era stato avviato nell’Aprile 2000. Il Conto Energia Bersani</span><span class="s1"> pur conservando la struttura e gli incentivi di quello italiano di fatto era costruito per favorire Banche o Gruppi finanziari che hanno investito per installazioni nei campi e non certo sulle case riconoscendo incentivi alle “famiglie”.</span></p>
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		<title>Italia, hub energetico per il gas liquefatto</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 19:20:40 +0000</pubDate>
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<h2 id="l-italia-sta-affrontando-una-radicale-ristrutturazione-del-proprio-approvvigionamento-energetico-fondata-sulla-transizione-dal-gas-russo-a-una-flotta-globale-di-gnl-coordinata-da-eni-attraverso-una-rete-di-asset-che-si-estende-dall-africa-al-sud-america-questa-strategia-pur-presentata-come-una-conquista-di-sicurezza-nazionale-nasconde-una-profonda-finanziarizzazione-del-settore-il-gas-e-stato-trasformato-da-risorsa-strategica-in-un-sottostante-speculativo-il-cui-prezzo-non-e-piu-legato-ai-costi-di-estrazione-ma-alle-scommesse-dei-grandi-fondi-d-investimento-sulle-borse-di-amsterdam-e-londra-mentre-l-assetto-societario-di-eni-risente-della-pressione-dei-capitali-internazionali-per-dividendi-immediati-il-sistema-industriale-e-le-famiglie-europee-subiscono-gli-effetti-di-una-volatilita-estrema-e-di-prezzi-strutturalmente-elevati-il-costo-di-questa-transizione-aggravato-dal-rischio-di-creare-infrastrutture-destinate-all-obsolescenza-precoce-asset-incagliati-e-da-un-sistema-di-formazione-dei-prezzi-marginali-inefficiente-viene-sistematicamente-scaricato-sulle-bollette-dei-cittadini-attraverso-oneri-di-sistema-e-distorsioni-del-mercato-elettrico-segnando-il-passaggio-da-una-vulnerabilita-politica-a-una-dipendenza-sistemica-dai-mercati-finanziari-globali">L’Italia sta affrontando una radicale ristrutturazione del proprio approvvigionamento energetico, fondata sulla transizione dal gas russo a una &#8220;flotta globale&#8221; di GNL coordinata da Eni attraverso una rete di asset che si estende dall’Africa al Sud America. Questa strategia, pur presentata come una conquista di sicurezza nazionale, nasconde una profonda finanziarizzazione del settore: il gas è stato trasformato da risorsa strategica in un sottostante speculativo, il cui prezzo non è più legato ai costi di estrazione ma alle scommesse dei grandi fondi d’investimento sulle borse di Amsterdam e Londra. Mentre l’assetto societario di Eni risente della pressione dei capitali internazionali per dividendi immediati, il sistema industriale e le famiglie europee subiscono gli effetti di una volatilità estrema e di prezzi strutturalmente elevati. Il costo di questa transizione, aggravato dal rischio di creare infrastrutture destinate all’obsolescenza precoce (asset incagliati) e da un sistema di formazione dei prezzi marginali inefficiente, viene sistematicamente scaricato sulle bollette dei cittadini attraverso oneri di sistema e distorsioni del mercato elettrico, segnando il passaggio da una vulnerabilità politica a una dipendenza sistemica dai mercati finanziari globali</h2>



<p class="has-medium-font-size" id="claudio-descalzi-ha-recentemente-espresso-una-visione-molto-chiara-il-gas-naturale-liquefatto-gnl-e-diventato-il-vero-garante-della-sicurezza-energetica-italiana-sostituendo-strutturalmente-il-tubo-russo-nelle-sue-ultime-dichiarazioni-tra-la-fine-del-2025-e-l-inizio-del-2026-l-amministratore-delegato-di-eni-1-ha-sottolineato-diversi-punti-cruciali"><strong>Claudio Descalzi</strong> ha recentemente espresso una visione molto chiara: <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>il gas naturale liquefatto (GNL) è diventato il vero garante della sicurezza energetica italiana</strong>, <strong>sostituendo strutturalmente il &#8220;tubo&#8221; russo.</strong></mark> Nelle sue ultime dichiarazioni (tra la fine del 2025 e l&#8217;inizio del 2026), l&#8217;Amministratore Delegato di Eni [1] ha sottolineato diversi punti cruciali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>L&#8217;obiettivo delle 20 milioni di tonnellate</strong><br>Descalzi ha annunciato che Eni punta a raggiungere un portafoglio di 20 milioni di tonnellate di GNL all&#8217;anno (circa 28 miliardi di metri cubi &#8211; 64 miliardi il consumo italiano di gas nel 2025) entro i prossimi tre anni. <strong>L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;Italia da semplice punto di destinazione a un vero e proprio hub energetico per l&#8217;Europa</strong>, <strong>sfruttando la posizione geografica del Paese per inviare gas verso il Nord del continente</strong>.</p>



<h3 id="l-africa-come-il-pilastro-della-strategia-eni">L&#8217;Africa come il pilastro della strategia Eni</h3>



<p class="has-medium-font-size">La strategia di approvvigionamento di Eni per garantire la sicurezza energetica dell’Italia si fonda oggi su una rete globale estremamente diversificata che tocca <strong>quattro continenti</strong>. Descalzi definisce l&#8217;Africa come il pilastro della strategia Eni. <strong>Al centro di questo scacchiere l&#8217;Africa</strong> rappresenta, infatti, il pilastro fondamentale della crescita recente. Qui l&#8217;azienda fa leva su asset storici e nuove scoperte: dall&#8217;<strong>Egitto</strong> (il giacimento <em>Zohr</em> in Egitto è stato stimato intorno ai 30 TCF &#8211; <strong>850 miliardi di metri cubi</strong>!), dove <strong>l&#8217;impianto di Damietta</strong> è un motore essenziale per l&#8217;export verso l&#8217;Europa [2], all&#8217;<strong>Algeria</strong>, che affianca le forniture via tubo con carichi di gas liquefatto. Un ruolo sempre più centrale è occupato dalla <strong>Repubblica del Congo</strong> grazie all&#8217;avvio del <strong>progetto Congo LNG</strong> che ha iniziato a servire direttamente i rigassificatori italiani nel 2024, supportato dalle produzioni in <strong>Angola</strong>, <strong>Nigeria</strong> e dalla <strong>nuova frontiera del Mozambico</strong> (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2022/09/11/il-colore-rosso-sangue-del-gas-liquefatto/">Il colore rosso sangue del gas liquefatto</a>), dove il progetto <strong>Coral South</strong> ha aperto rotte strategiche per il mercato globale.<br>Spostandoci verso il Medio Oriente, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">il legame con il Qatar</mark></strong>, confermato dalla partnership per l&#8217;espansione del North Field East, rimane un punto fermo del portafoglio italiano, consolidato da <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">accordi a lunghissimo termine che garantiranno forniture costanti al terminale di Piombino fino al 2053</mark></strong> (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/01/29/governo-e-regione-mentivano-lincubo-del-rigassificatore-si-fa-perpetuo-lasciando-piombino-al-centro-della-guerra/">Governo e Regione mentivano. L’incubo del Rigassificatore si fa perpetuo lasciando Piombino al centro della guerra</a>).<br>Una delle novità più rilevanti riguarda l&#8217;<strong>Argentina</strong>. Descalzi ha siglato accordi tecnici per il <strong>bacino di Vaca Muerta</strong>, con l&#8217;ambizione di esportare <strong>fino a 12-16 milioni di tonnellate di GNL all&#8217;anno</strong>. Questo progetto rappresenta una nuova frontiera che si aggiunge a quelle tradizionali, diversificando ulteriormente il rischio geopolitico. <br><strong>Con gli USA</strong>, ENI ha finalizzato un <strong>accordo ventennale con Venture Global per 2 milioni di tonnellate annue, definendo il gas americano come una componente stabile e necessaria.<br>In</strong> Indonesia, le recenti scoperte di gas (circa 50 TCF &#8211; <strong>1.415 miliardi di metri cubi</strong>!) alimenteranno i progetti di liquefazione destinati ai mercati globali.</p>



<p class="has-medium-font-size">In Italia, tutta questa complessa logistica trova poi il suo approdo fisico finale nei terminali di rigassificazione nazionali di <strong>Panigaglia, Livorno, Porto Viro</strong> e nella nuova unità galleggiante di <strong>Piombino</strong>, che trasformano il gas liquido in risorsa pronta per la rete domestica seppure calpestando tutta la normativa esistente nel campo della protezione ambientale e della sicurezza (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/01/29/governo-e-regione-mentivano-lincubo-del-rigassificatore-si-fa-perpetuo-lasciando-piombino-al-centro-della-guerra/">Governo e Regione mentivano. L’incubo del Rigassificatore si fa perpetuo lasciando Piombino al centro della guerra</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size">Più recentemente, Descalzi ha lanciato un monito sui prezzi del gas, definendoli ancora troppo alti per la competitività dell&#8217;industria europea (specialmente per la chimica e la raffinazione). Ha spiegato che, nonostante gli stoccaggi italiani siano su livelli di sicurezza (oltre il 90% a inizio inverno), il costo per riempirli nuovamente rimane elevato a causa della <strong>volatilità del mercato globale del GNL</strong>, <strong>che risente della concorrenza asiatica</strong>.<br>In sintesi, per Descalzi il futuro energetico non è più legato a un solo fornitore, ma a una &#8220;flotta globale&#8221; di GNL che possa essere spostata rapidamente dove c&#8217;è più bisogno, riducendo la dipendenza dalle infrastrutture fisse e dai rischi geopolitici dei singoli paesi.</p>



<p class="has-medium-font-size">In realtà il mercato del gas naturale si è trasformato negli ultimi anni in un sofisticato casinò finanziario dove il valore della molecola fisica è spesso solo un dettaglio statistico rispetto al volume degli scambi cartacei. Si assiste, infatti a un fenomeno di &#8220;finanziarizzazione&#8221; estrema che ha spostato il baricentro del potere dai produttori reali ai terminali dei trader di Amsterdam e Londra.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il meccanismo principale di questa spinta al rialzo risiede nel <strong>mercato spot</strong>, ovvero <strong>lo scambio a pronti dove il gas viene venduto per consegna immediata al miglior offerente</strong>.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> In un contesto di scarsità reale o percepita, la borsa diventa un&#8217;asta frenetica: chi ha bisogno urgente di riempire gli stoccaggi o alimentare le centrali elettriche deve superare l&#8217;offerta degli altri compratori, creando una spirale ascendente che non riflette il costo di estrazione del gas, ma solo la paura di restare senza</mark></strong>. Questo &#8220;prezzo di riferimento&#8221;, che in Europa è dettato quasi esclusivamente dal <strong>TTF di Amsterdam</strong>, finisce per contagiare l&#8217;intera economia perché viene utilizzato come base di calcolo per la maggior parte dei contratti di fornitura, anche quelli non legati direttamente alla borsa olandese.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tuttavia, il vero acceleratore dei prezzi sono le <strong>scommesse finanziarie tramite futures e derivati</strong>. Questi <strong>strumenti, nati originariamente per proteggere le aziende dal rischio di variazioni di prezzo </strong>(<strong>hedging</strong>), sono diventati il terreno di caccia preferito dei grandi fondi d&#8217;investimento e degli hedge fund. <strong>Quando i trader finanziari prevedono un possibile intoppo geopolitico o un inverno più freddo</strong>, iniziano a comprare contratti &#8220;futures&#8221; con scadenza a mesi o anni. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Questo acquisto massiccio di &#8220;gas virtuale&#8221; crea una pressione artificiale che trascina verso l&#8217;alto anche il prezzo attuale del mercato fisico</mark></strong>. Si crea così una<strong> profezia che si autoavvera</strong>: la scommessa sul rialzo futuro rende il gas più caro oggi, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">perché i venditori preferiscono conservare la risorsa per rivenderla a prezzi più alti o semplicemente perché il mercato spot si allinea alle aspettative future</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il paradosso più inquietante è che <strong>questa volatilità estrema genera profitti record per le piattaforme di scambio</strong> (come l&#8217;Intercontinental Exchange &#8211; <strong>ICE</strong>) <strong>e per i gestori di portafoglio</strong>, mentre <strong>scarica il rischio e i costi sulle famiglie e sulle industrie</strong>. La borsa del gas è oggi un mercato &#8220;poco profondo&#8221; e privo di una vera vigilanza contro le manipolazioni: bastano scambi di volumi relativamente modesti per far saltare il banco e far impennare le bollette di un intero continente.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> In questo scenario, il gas non è più una materia prima strategica per lo sviluppo, ma un &#8220;sottostante finanziario&#8221; speculativo</mark></strong>, dove il profitto di un trader a New York o Amsterdam pesa più della sicurezza energetica di un distretto industriale italiano. Sono ormai lontani i tempi in cui i prezzi si mantenevano stabili a lunghissima scadenza grazie a contratti decennali stipulati tra stati come avveniva ad esempio tra Italia (Ue) e Russia nel periodo prebellico e quindi precedente alle sanzioni energetiche alla Russia che hanno visto persino il sabotaggio delle condutture che trasprtavano il gas russo via tubo dalla Russia in Europa vedi North Stream e altri.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Sanzioni sabotaggi e guerra energetica</strong>. Oltre al clamoroso sabotaggio dei Nord Stream, la mappa dei collegamenti energetici tra Russia ed Europa è stata segnata da altre interruzioni critiche, alcune dovute ad atti deliberati, altre a decisioni politiche o incidenti in infrastrutture collegate che ne hanno compromesso il funzionamento. Il gasdotto <strong>Yamal-Europa</strong>, che <strong>attraversa Russia, Bielorussia e Polonia per arrivare in Germania</strong>, è stato uno dei primi a cadere sotto i colpi della <strong>guerra energetica</strong>. Sebbene non sia stato fisicamente fatto esplodere come il Nord Stream, ha subito un &#8220;<strong>sabotaggio politico e sanzionatorio</strong>&#8220;. Nella primavera del 2022, <strong>la Russia ha interrotto i flussi verso la Polonia dopo il rifiuto di Varsavia di pagare in rubli</strong>. Successivamente, la Russia ha imposto sanzioni contro la società <strong>EuRoPol Gaz</strong> (proprietaria del tratto polacco), rendendo legalmente impossibile l&#8217;uso dell&#8217;infrastruttura per Gazprom e decretando la fine operativa di un condotto capace di trasportare <strong>33 miliardi di metri cubi l&#8217;anno</strong>.<br>L&#8217;immensa rete di gasdotti che attraversa l&#8217;Ucraina (il sistema <strong>Brotherhood</strong> o Bratstvo) ha subito danni diretti e interruzioni localizzate a causa dei combattimenti. Nel maggio 2022, l&#8217;operatore ucraino <strong>GTSOU</strong> ha dovuto dichiarare la &#8220;causa di forza maggiore&#8221; per il punto di ingresso di <strong>Sokhranivka</strong>, a causa dell&#8217;<strong>occupazione russa di una stazione di compressione chiave nel Donbass</strong>. Questo ha sottratto circa un terzo della capacità di transito ucraino verso l&#8217;Europa, un&#8217;interruzione fisica causata dal conflitto che ha ridotto drasticamente le forniture verso paesi come l&#8217;Austria e la Slovacchia. Recentemente, la cronaca ha registrato una serie di &#8220;strani incidenti&#8221; che gli analisti della guerra ibrida inquadrano in una strategia di pressione energetica continua:<br>Tra la fine del 2024 e l&#8217;inizio del 2026, si sono verificate esplosioni e incendi in infrastrutture critiche dell&#8217;Europa dell&#8217;Est (come in <strong>Romania, Ungheria e Slovacchia</strong>) che raffinano idrocarburi russi o che sono collegate all&#8217;oleodotto <strong>Druzhba</strong>. Questi eventi, pur non colpendo sempre gasdotti primari, hanno compromesso la logistica energetica integrata del continente.<br><strong>Minacce al TurkStream:</strong> Sebbene il gasdotto <strong>TurkStream</strong> (che porta gas russo in Europa attraverso il Mar Nero e la Turchia) sia attualmente operativo, i servizi di sicurezza russi hanno dichiarato a più riprese di aver sventato <strong>tentativi di sabotaggio ucraini </strong>contro l&#8217;infrastruttura sottomarina, alimentando un clima di costante allerta che influisce sui prezzi della borsa di cui parlavamo nella nota precedente. Dal punto di vista dell&#8217;analisi finanziaria, infatti, ogni &#8220;incidente&#8221; o interruzione forzata su questi condotti agisce come un catalizzatore per la speculazione sui <strong>futures</strong>. Ogni volta che una valvola viene chiusa o un&#8217;infrastruttura colpita, <strong>i trader sui mercati derivati &#8220;prezzano&#8221; il rischio di una carenza permanente</strong>. <strong><mark><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Questo trasforma i sabotaggi fisici in enormi trasferimenti di ricchezza dai consumatori europei ai detentori di contratti finanziari, rendendo la sicurezza delle tubature un fattore di volatilità borsistica tanto potente quanto l&#8217;effettiva disponibilità di gas</mark></mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il passaggio forzato indotto artificiosamente via guerra e sanzioni energetiche, dai gasdotti russi al Gas Naturale Liquefatto (GNL), in gran parte di provenienza statunitense, rappresenta una delle più radicali e costose ristrutturazioni industriali della storia europea che ha favorito la filiera del gas liquefatto che non si sarebbe mai potuta affermare a causa dei suoi alti costi di produzione affatto competitivi col gas da tubo contrattato tra stati (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/27/guerra-e-sanzioni-alla-russia-danno-lopportuna-spinta-al-mercato-anche-borsistico-del-gas-liquefatto-su-piccole-ed-enormi-navi-metaniere-in-mare-come-in-terra/">Guerra e sanzioni alla Russia alimentano il mercato, anche borsistico, del gas liquefatto, in mare come in terra</a>). Questa non è stata solo una sostituzione tecnica di una molecola con un&#8217;altra, ma un vero e proprio trasferimento di sovranità energetica e ricchezza verso l&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico, con implicazioni profonde sulla competitività del continente europeo (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2024/12/05/gli-usa-hanno-vinto-la-guerra-contro-leuropa/">Gli USA hanno vinto la guerra contro l’Europa</a> &#8211; <a href="https://www.francescocappello.com/2022/10/10/la-guerra-bombarda-leuropa/">La guerra bombarda l’Europa</a>)</p>



<h2 id="il-gnl-come-strumento-di-egemonia-economica">Il GNL come strumento di egemonia economica</h2>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;abbandono delle rotte terrestri eurasiatiche ha consegnato l&#8217;Europa a una dipendenza strutturale dal mercato marittimo globale, dominato dai produttori di scisto americani (shale gas). Se il gas russo, come abbiamo già detto, viaggiava attraverso contratti a lungo termine legati a infrastrutture fisse, il GNL è per sua natura &#8220;nomade&#8221; e opportunista: va dove il prezzo è più alto. Questo ha costretto l&#8217;Europa a competere direttamente con le economie asiatiche in una guerra al rialzo permanente. Questo modello, lo ribadiamo, ha reso l&#8217;energia un bene di lusso, poiché il costo di estrazione, liquefazione, trasporto transoceanico e rigassificazione è intrinsecamente superiore a quello del semplice pompaggio via tubo. Il risultato è un differenziale di prezzo energetico tra Stati Uniti ed Europa che penalizza pesantemente il sistema industriale europeo ed in particolare le sue industrie energivore, spingendo molte di esse a delocalizzare proprio verso gli USA (vedi Inflaction Reduction Act), dove l&#8217;energia costa una frazione rispetto al TTF di Amsterdam (vedi sopra).</p>



<h2 id="la-trappola-dei-rigassificatori-e-il-rischio-di-asset-incagliati">La trappola dei rigassificatori e il rischio di &#8220;Asset Incagliati&#8221;</h2>



<p class="has-medium-font-size">Per rispondere all&#8217;emergenza, i governi europei hanno avviato una corsa frenetica alla costruzione di nuovi terminali di rigassificazione e all&#8217;acquisto di unità galleggianti (FSRU). Tuttavia, questa strategia espone il sistema a un rischio finanziario enorme nel medio termine. Da un lato, ci stiamo legando a infrastrutture pesanti che richiedono decenni per essere ammortizzate, tra l&#8217;altro, proprio mentre le direttive <strong>Green Deal</strong> impongono contraddittoriamente, una drastica riduzione del consumo di fossili entro il 2030 e il 2050. Il rischio concreto è quello di creare enormi &#8220;<strong>stranded asset</strong> &#8211; asset incagliati&#8221;, ovvero investimenti miliardari che diventeranno obsoleti prima di aver ripagato il capitale, i cui costi di smantellamento o inutilizzo finiranno inevitabilmente nelle bollette dei cittadini o nel debito pubblico nel frattempo che questo accada saranno stati in tanti a specularci sopra a danno di tutti. </p>



<h2 id="la-finanza-speculativa-e-l-illusione-della-diversificazione">La finanza speculativa e l&#8217;illusione della diversificazione</h2>



<p class="has-medium-font-size">La diversificazione, presentata come un traguardo di sicurezza, si è rivelata in realtà un fertile terreno per la speculazione dei grandi fondi che abbiamo analizzato in precedenza. La flotta globale di navi metaniere è diventata un mercato derivato a cielo aperto: i trader possono decidere di dirottare un carico già in viaggio se i futures su una borsa asiatica offrono un margine superiore di pochi centesimi rispetto a quella europea. <strong>Questo rende l&#8217;approvvigionamento del continente fragile e soggetto ai capricci della finanza globale, trasformando il diritto all&#8217;energia in una variabile dipendente dai margini di profitto di intermediari che non hanno alcun interesse alla stabilità economica e sociale dei paesi importatori</strong>. In questo scenario, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">l&#8217;Europa è passata da una dipendenza politica da pochissimi fornitori a una dipendenza sistemica dai mercati finanziari, una forma di vulnerabilità forse meno visibile ma pericolosissima per la tenuta del sistema produttivo</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il problema del &#8220;Prezzo Marginale&#8221;</strong><br>In Europa si usa oltretutto, l&#8217;assurdo sistema del <strong>prezzo marginale</strong>: <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">il prezzo finale per tutti i produttori viene fissato dalla fonte di energia più costosa necessaria in quel momento per coprire il fabbisogno</mark></strong>. Spesso, infatti, il colpevole indicato è il gas, ma i dati dello scorso gennaio mostrano una realtà diversa. In molte ore della giornata, il gas è costato meno di altre fonti, come l&#8217;idroelettrico.<br>Questo significa che, anche quando il gas scende di prezzo,<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> il sistema elettrico finisce per &#8220;agganciarsi&#8221; a costi più alti, permettendo a chi produce energia a costi bassi di ottenere margini di guadagno molto elevati</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">C&#8217;è poi lo squilibrio geografico; la maggior parte delle richieste per nuovi impianti rinnovabili (eolico e fotovoltaico) riguarda maggiormente il Sud e le Isole e poiché l&#8217;energia viene prodotta lontano da dove serve di più (il Nord industriale), servono enormi investimenti per potenziare i cavi elettrici e costruire sistemi di accumulo (batterie). <br>C&#8217;è poi il problema degli Extra-costi. Secondo RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), gestire questa distribuzione sbilanciata potrebbe costare circa 5,3 miliardi di euro in più, che finirebbero inevitabilmente nelle bollette dei cittadini nonché il fenomeno della &#8220;Cannibalizzazione&#8221;: quando c&#8217;è tantissimo sole, l&#8217;offerta di energia fotovoltaica è così alta che il suo valore di mercato crolla. Questo scoraggia gli investimenti privati, a meno che non intervenga lo Stato con dei sussidi pubblici, che sono un altro costo a carico della collettività che si aggiunge al fatto che l’emergenza energetica legittima per “<strong><em>pubblica utilità</em></strong>” l’esproprio della terra su cui grandi imprese private, multinazionali, società per azioni, decidono di installare <strong>impianti di energia da fonti rinnovabili</strong> (FER). <strong>Gli impianti sono fintamente pubblici</strong>. In realtà s<strong>ono privati che vendono l’elettricità al Gestore dei servizi energetici GSE o al Gestore dei mercati energetici ecc. i quali, a loro volta, vendono alle utenze attraverso i Gestori del servizio di erogazione elettricità</strong>. L&#8217;elaborazione dei progetti FER avviene su terreni non di loro proprietà per ottenere i quali si avvia allegramente la procedura di esproprio. La legge è, infatti, dalla loro parte. Basta chiedere la VIA e ricevere gli incentivi previsti dal piano di ripresa e resilienza. (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/01/06/sei-proprietario-della-tua-terra-finche-una-qualche-grande-impresa-nazionale-o-estera-non-sia-interessata-ad-essa/">Sei proprietario della tua terra finché una qualche grande impresa nazionale o estera non sia interessata ad essa</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size">Cosa sta facendo il Governo?<br>Per tamponare quanto precede il governo ha partorito un nuovo &#8220;decreto bollette&#8221; ossia aiuti per le famiglie con un ISEE sotto i 15.000 euro e supporto alle PMI con interventi mirati per ridurre gli oneri di sistema per le piccole e medie imprese e se ancora non ce la fai con la rateizzazione il governo ti darà la possibilità di spalmare nel tempo i costi degli oneri di sistema sulle bollette di tutti gli italiani per renderli meno un pò meno schiaccianti ogni mese. In pratica, ogni volta che un nuovo impianto viene costruito lontano dai centri di consumo senza una rete adeguata a sostenerlo, la spesa per adeguare i cavi e i sistemi di stoccaggio si trasforma in una voce di costo fissa che aumenta il prezzo finale del chilovattora per ogni singola famiglia, indipendentemente da dove essa si trovi.<br>Oltre ai costi necessari per trasportare l’energia da una parte all’altra del Paese, le bollette includono <strong>altre voci che servono a finanziare obiettivi collettivi</strong> e che spesso non hanno nulla a che fare con l’energia che consumiamo effettivamente nelle nostre case. <strong>Una parte importante di questi oneri di sistema è destinata a coprire i sussidi per le energie rinnovabili</strong>, necessari per rendere competitivi impianti che altrimenti non riuscirebbero a stare sul mercato a causa del calo dei prezzi dell&#8217;energia nelle ore di picco produttivo. <strong>Un&#8217;altra voce significativa serve a finanziare le agevolazioni per le imprese cosiddette energivore</strong>, ovvero quelle industrie che consumano enormi quantità di elettricità, come le acciaierie o le fabbriche di carta, e che lo Stato aiuta per evitare che chiudano o si trasferiscano all&#8217;estero a causa dei costi energetici troppo alti.<br>Inoltre, tra le componenti degli oneri troviamo anche <strong>fondi destinati alla ricerca nel settore energetico e, fino a poco tempo fa, persino i costi per lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari dismesse decenni fa</strong>. Tutte queste spese vengono raggruppate e distribuite sulle bollette di ogni cittadino e azienda, pesando in modo fisso indipendentemente dal fatto che il prezzo del gas stia scendendo o salendo sul mercato internazionale. Come se non bastasse, a complicare ulteriormente questo quadro, interviene<strong> il Market Coupling</strong>, un sistema che punta a creare un <strong>mercato elettrico europeo unico e integrato</strong>. In parole semplici, il Market Coupling funziona come un algoritmo che mette in comunicazione le &#8220;borse elettriche&#8221; di diversi paesi, confrontando la domanda di energia con la capacità di trasporto dei cavi che collegano le varie nazioni. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>L&#8217;obiettivo sarebbe quello di armonizzare i prezzi e far fluire l&#8217;energia dove costa meno</strong>,<strong> ma in molte ore del giorno, questo meccanismo finisce per fissare prezzi superiori a quelli che si avrebbero considerando solo il costo di produzione locale, poiché il valore finale viene influenzato dalle dinamiche di scambio transfrontaliere</strong></mark>.</p>



<p class="has-medium-font-size"> In sostanza, la bolletta non è solo il conto di ciò che abbiamo consumato, ma è diventata una sorta di strumento di riscossione per finanziare qualsiasi effetto negativo della disfunzionalità di scelte tutte sbagliate sulle spalle dell&#8217;intero Paese.</p>



<p>[1] La storia di Eni è una parabola che va dall&#8217;ambizione di sovranità energetica di un&#8217;Italia post-bellica alla realtà di una public company globale, profondamente integrata nei mercati finanziari internazionali. L&#8217;azienda nasce ufficialmente nel <strong>1953</strong> per volontà di <strong>Enrico Mattei</strong>, che<strong> trasformò l&#8217;ordine di liquidare l&#8217;Agip nella creazione di un gigante energetico nazionale</strong>. Mattei impose la cosiddetta &#8220;Formula Mattei&#8221;, offrendo ai paesi produttori condizioni molto più vantaggiose rispetto al cartello delle &#8220;Sette Sorelle&#8221;, stabilendo un legame diretto tra lo Stato italiano e le risorse del Medio Oriente e dell&#8217;Africa. Dopo la tragica uccisione del fondatore nel 1962, Eni ha vissuto decenni come ente pubblico economico, espandendosi in settori eterogenei come la chimica e il tessile, prima di affrontare una radicale trasformazione negli anni Novanta. Con il decreto legge del <strong>1992</strong>, Eni divenne una <strong>Società per Azioni</strong>, avviando un <strong>processo di privatizzazione</strong> attraverso diverse tranche di collocamento sul mercato che hanno ridotto la quota pubblica, mantenendo però un controllo strategico statale. <br>Oggi Eni è una società <strong>quotata sia alla Borsa di Milano che a quella di New York</strong>. L&#8217;assetto proprietario attuale riflette una tensione tra la natura strategica per l&#8217;Italia e l&#8217;apertura ai capitali internazionali. Lo Stato italiano esercita il controllo di fatto attraverso una partecipazione complessiva di circa il <strong>32%</strong>, suddivisa tra la <strong>Cassa Depositi e Prestiti (CDP)</strong>, che detiene circa il <strong>29,7%</strong>, e il <strong>Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze (MEF)</strong>, con una quota diretta di poco superiore al <strong>2%</strong>. Questa struttura permette al governo di esercitare i cosiddetti &#8220;poteri speciali&#8221; (<strong>Golden Power</strong>) per tutelare gli interessi nazionali in un settore critico come quello energetico.<br>La maggioranza del capitale di Eni, pari a circa il <strong>50-60%</strong>, è in mano a investitori istituzionali, con una presenza massiccia di fondi americani e britannici. In questo contesto spiccano i cosiddetti <strong>Big Three</strong> della gestione patrimoniale globale. <strong>BlackRock</strong> è storicamente uno dei principali azionisti privati, con una quota che oscilla spesso intorno al <strong>3-5%</strong>, rendendolo il <strong>primo investitore non statale</strong>. Seguono <strong>The Vanguard Group</strong>, che detiene una quota rilevante attraverso i suoi numerosi fondi indicizzati, e <strong>State Street Global Advisors</strong>. Oltre a questi colossi, l&#8217;azionariato vede la partecipazione di altri importanti attori globali come: <strong>Norges Bank</strong>, il fondo sovrano norvegese, che investe stabilmente nel titolo Eni. <strong>Amundi Asset Management</strong>, il principale gestore europeo. Grandi gruppi come <strong>Massachusetts Financial Services (MFS)</strong> e vari fondi pensione internazionali. Da questo particolare assetto deriva la pressione per i dividendi e il debito e la <strong>massimizzazione del valore per l&#8217;azionista</strong> a breve termine. Lo scopo principale di Eni mira infatti a mantenere una politica di dividendi e buyback (riacquisto di azioni proprie) estremamente generosa anche in periodi di volatilità. Per soddisfare le aspettative di rendimento dei grandi fondi come BlackRock o Vanguard, l&#8217;azienda è portata a indebitarsi così come a sacrificare investimenti produttivi a lungo termine. Si tratta di una forma di &#8220;estrazione di valore&#8221; che privilegia la rendita finanziaria rispetto alla solidità industriale e alla stabilità occupazionale. Inoltre la necessità di garantire flussi di cassa costanti spinge i fondi a supportare il mantenimento delle attività fossili (gas e petrolio), che generano margini immediati più alti rispetto alle rinnovabili. Questo crea un circolo vizioso in cui gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 rappresentano un&#8217;operazione di <strong>greenwashing</strong> finalizzata a rassicurare il mercato assai lontano dal piano di trasformazione industriale radicale propagandato. <br>Dal punto di vista della politica industriale, la forte presenza di capitali esteri rappresenta un limite alla capacità dello Stato italiano di utilizzare Eni come strumento strategico. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Sebbene il Tesoro mantenga il controllo, l&#8217;esigenza di non provocare fughe di capitali internazionali (sell-off) obbliga l&#8217;azienda a seguire logiche di mercato globali che possono divergere dagli interessi nazionali</mark></strong>, come la sicurezza energetica a prezzi calmierati o lo sviluppo di filiere tecnologiche locali meno redditizie nell&#8217;immediato. Un&#8217;ulteriore criticicità riguarda la cosiddetta proprietà comune. I grandi fondi detengono contemporaneamente quote rilevanti di Eni e dei suoi principali concorrenti globali (come Shell, BP o TotalEnergies). Ovviamente questa concentrazione riduce la competizione reale: se i proprietari sono gli stessi, il management delle diverse compagnie è sicuramente meno incentivato a farsi qualsiasi concorrenza reale sui prezzi o sull&#8217;innovazione, portando a un allineamento verso l&#8217;alto delle tariffe energetiche a danno dei consumatori finali.<br>[2] Il rapporto tra il giacimento <strong>Zohr</strong> e l&#8217;impianto di <strong>Damietta</strong> rappresenta l&#8217;integrazione perfetta della strategia di Eni nel Mediterraneo Orientale: il primo è il &#8220;motore&#8221; (la produzione), il secondo è lo &#8220;sbocco&#8221; (l&#8217;esportazione globale). <br>Il giacimento Zohr, situato nell&#8217;offshore egiziano, produce enormi quantità di gas naturale che vengono trasportate a terra per soddisfare innanzitutto il mercato interno dell&#8217;Egitto. Tuttavia, la vera rilevanza strategica per Eni e per l&#8217;Europa risiede nell&#8217;eccedenza di produzione. Qui entra in gioco l&#8217;impianto di <strong>Damietta (SEGAS), una delle principali infrastrutture di liquefazione del gas (LNG)</strong> <strong>della regione</strong>. Senza Damietta, il gas di Zohr rimarrebbe confinato nei gasdotti locali; <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">grazie a Damietta, quel gas può essere raffreddato fino allo stato liquido, caricato su navi metaniere e venduto sui mercati internazionali, inclusa l&#8217;Italia</mark></strong>. <br>Il legame tra i due asset è diventato operativo e cruciale nel <strong>2021</strong>, quando Eni ha guidato la riapertura dell&#8217;impianto di Damietta dopo ben otto anni di fermo dovuti a dispute legali e carenza di gas in Egitto. <strong>La scoperta di Zohr ha garantito la materia prima necessaria per rendere l&#8217;impianto di nuovo redditizio</strong>. Oggi,<strong> Eni detiene una quota del 50% in Union Fenosa Gas (società che gestisce l&#8217;impianto insieme allo Stato egiziano)</strong>, consolidando una posizione di controllo su tutta la filiera: dall&#8217;esplorazione sottomarina alla trasformazione in liquido. <br>Questo asse Zohr-Damietta ha trasformato l&#8217;Egitto in un <strong>hub energetico regionale</strong>. L&#8217;impianto di Damietta non lavora solo il gas egiziano, ma è predisposto per ricevere gas anche da altri giacimenti (anche di paesi vicini come Israele o Cipro) per poi esportarlo. Per gli azionisti di Eni, inclusi i grandi fondi di cui parlavamo, questo sistema rappresenta una garanzia di flessibilità: <strong>l&#8217;azienda può decidere se vendere il gas in loco o spedirlo via nave dove i prezzi sono più alti, massimizzando i margini operativi</strong>. C&#8217;è, inoltre, un importante legame tra il giacimento Gaza Marine e l&#8217;impianto di Damietta. Poiché l&#8217;infrastruttura egiziana è considerata lo sbocco naturale per liquefare ed esportare il gas palestinese, tecnicamente, il progetto prevederebbe che le risorse di Gaza vengano inviate verso i terminali controllati da Eni in Egitto per generare ricavi destinati all&#8217;autorità palestinese. Tuttavia, la situazione è irrisolta ed assai tesa <strong>a causa delle licenze di esplorazione che Israele ha assegnato a Eni in aree marittime parzialmente contese</strong>, sollevando dure critiche internazionali e accuse di violazione del diritto internazionale (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2024/01/09/gaza-marine-il-gas-nel-mare-della-striscia/">Gaza Marine. Il gas nel mare della Striscia</a> &#8211; <a href="https://www.francescocappello.com/2024/02/11/genocidio-con-furto-nel-mirino-i-corvi-e-gli-avvoltoi-delleni-che-volteggiano-su-gaza-marine/">Genocidio con furto. Nel mirino i corvi e gli avvoltoi dell’ENI che volteggiano su Gaza Marine</a>)</p>



<p class="has-small-font-size">Fonti</p>



<p class="has-small-font-size"><a href="https://www.arera.it/it/relaz_ann/24/relazione2024.htm">https://www.arera.it/it/relaz_ann/24/relazione2024.htm</a></p>



<p class="has-small-font-size"><a href="https://www.theice.com/products/27996665/Dutch-TTF-Natural-Gas-Futures">https://www.theice.com/products/27996665/Dutch-TTF-Natural-Gas-Futures</a></p>



<p class="has-small-font-size"><a href="https://www.acer.europa.eu/en/remit/remit-market-monitoring">https://www.acer.europa.eu/en/remit/remit-market-monitoring</a></p>



<p class="has-small-font-size"><a href="https://www.adalah.org/en/content/view/10943">https://www.adalah.org/en/content/view/10943</a></p>



<p class="has-small-font-size"><a href="https://unctad.org/publication/economic-cost-occupat-palestinian-people-unrealized-oil-and-natural-gas-potential">https://unctad.org/publication/economic-cost-occupat-palestinian-people-unrealized-oil-and-natural-gas-potential</a> <br><a href="https://www.recommon.org/">https://www.recommon.org/</a></p>



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		<title>Sei proprietario della tua terra finché una qualche grande impresa nazionale o estera non sia interessata ad essa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2025 15:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenze]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sei proprietario della tua terra finché una qualche grande impresa nazionale o estera non sia interessata ad essa' data-link='https://www.francescocappello.com/2025/01/06/sei-proprietario-della-tua-terra-finche-una-qualche-grande-impresa-nazionale-o-estera-non-sia-interessata-ad-essa/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="elaborano-un-progetto-fer-su-un-terreno-non-di-loro-proprieta-poi-avviano-la-procedura-di-esproprio-la-legge-e-dalla-loro-parte-basta-chiedere-la-via-e-ricevere-gli-incentivi-previsti-dal-piano-di-ripresa-e-resilienza-ora-sembrerebbe-che-le-procedure-di-esproprio-potrebbero-diventare-piu-difficili-se-diventasse-legge-cittadini-e-comitati-potranno-appellarsi-all-art-1-comma-2-del-dl-ambiente-del-17-ottobre-2024-n-153-una-autentica-soluzione-di-pubblica-utilita-a-favore-di-cittadini-e-comunita-a-cura-dell-associazione-filiere-virtuose">Elaborano un progetto FER su un terreno non di loro proprietà. Poi avviano la procedura di esproprio. La legge è dalla loro parte. Basta chiedere la VIA e ricevere gli incentivi previsti dal piano di ripresa e resilienza. Ora sembrerebbe che le procedure di esproprio potrebbero diventare più difficili. Se diventasse legge, Cittadini e Comitati potranno appellarsi all’art. 1, comma 2, del DL Ambiente del 17 ottobre 2024, n. 153.<br><br>Una autentica soluzione di <em>Pubblica Utilità</em> a favore di Cittadini e Comunità a cura dell&#8217;Associazione Filiere Virtuose</h2>



<p class="has-medium-font-size">Art 41 Cost.<br><em>L&#8217;iniziativa economica privata è libera. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale</mark> o in modo da recare danno alla salute, all&#8217;ambiente, alla sicurezza, alla libertà, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">alla dignità umana</mark></strong></em>. <br>Art.44<br><em>Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove e<strong> impone</strong> la bonifica delle terre, <strong>la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive</strong>; <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">aiuta la piccola e media proprietà</mark></strong>. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.</em></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>L&#8217;emergenza energetica</strong> provocata, in primis, dalla masochistica ed anticostituzionale partecipazione italiana alla guerra alla Russia attraverso sanzioni energetiche, ha facilitato l&#8217;implementazione di tutta <a href="https://www.francescocappello.com/energia-gas-liquefatto/">la filiera del gas liquefatto</a> che ha, ad esempio,  permesso, in deroga a qualsiasi normativa ambientale e di sicurezzza, l&#8217;installazione di un rigassificatore persino in un porto, quale quello di Piombino, vicinissimo alle abitazioni civili. Anche i costi di produzione del gas liquefatto che non erano competitivi con quelli del gas da tubo assai meno caro ora sono diventati accettabili grazie alle sanzioni e alla diversa modalità di determinazione spot e  borsistica dei prezzi presso la piattaforma TTF di Amsterdam.   <br>Allo stesso modo l&#8217;emergenza energetica, resa più grave dall&#8217;emergenza bellica che si somma alla emergenza climatica, legittima per &#8220;<strong><em>pubblica utilità</em></strong>&#8221; l&#8217;esproprio della terra su cui grandi imprese private, multinazionali, società per azioni, decidono di installare <strong>impianti di energia da fonti rinnovabili</strong> (FER). <strong>Gli impianti sono fintamente pubblici</strong>. In realtà s<strong>ono privati che vendono l’elettricità al Gestore dei servizi energetici GSE o al Gestore dei mercati energetici ecc. i quali, a loro volta, vendono alle utenze attraverso i Gestori del servizio di erogazione elettricità</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>PUGLIA</strong>. TERRENI DA ESPROPRIARE PER FARE SPAZIO A IMPIANTI EOLICI</p>



<p class="has-medium-font-size">Un anno fa numerosi agricoltori di Cerignola, nelle località Incorvera, Tre Titoli, Ciminarella e Cafora, avevano ricevuto comunicazioni annuncianti l&#8217;esproprio (*) dei loro terreni per costruire un impianto eolico da 79,8 MWe, autorizzato dalla Regione Puglia. La società milanese responsabile del progetto, con <strong>Autorizzazione Unica n. 117 del 24 maggio 2023</strong>, aveva dichiarato l&#8217;opera di <strong>pubblica utilità</strong> e urgenza.<br>I proprietari si sono rivolti a uno studio legale per proteggere i propri interessi. L&#8217;avvocato ha contestato il mancato preavviso dell’autorizzazione di un progetto considerato lesivo per i diritti privati e le attività agricole: <em>“il rilascio dell’Autorizzazione Unica di cui innanzi, comunicata tardivamente ai destinatari, a distanza di circa 6 mesi dalla pubblicazione, impedendone la possibilità di poter avanzare osservazioni avverso il progetto che appare evidentemente lesivo degli interessi privati e delle attività economiche esercitate sui terreni”</em>. Ha inoltre criticato la <strong>procedura di esproprio a favore di una società privata</strong>, che deprezza i terreni e causa danni economici alle colture. Ha inoltre chiesto al presidente della Regione, Michele Emiliano, e al dirigente competente di revocare l&#8217;autorizzazione e considerare le esigenze dei proprietari, confidando in una risoluzione equa. (Fonte: <a href="https://www.foggiatoday.it/cronaca/deliceto-ascoli-richiesta-sospensione-espropri.html">Foggia Today</a>)</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Sicilia</strong>. I Comuni non possono impedire l&#8217;installazione di impianti fotovoltaici nemmeno avvalendosi della potestà regolamentare. <a href="https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/impianti-fotovoltaici-comune-non-puo-impedirne-installazione-avvalendosi-potesta-regolamentare-AElPKOnC">Lo stabilisce il TAR Sicilia</a>. I Comuni, quindi, non hanno il potere di bloccare l&#8217;installazione di impianti fotovoltaici tramite regolamenti o altre forme di potestà regolamentare. <strong>Il Tar Sicilia ha stabilito che spetta alle Regioni individuare le aree non idonee per tali installazioni</strong>. Le regioni, nel fare ciò, devono seguire le Linee guida statali del 10 settembre 2010, che stabiliscono dei limiti specifici da rispettare. <strong>Anche le regioni a statuto speciale devono attenersi alle disposizioni generali di queste linee guida</strong>. Gli impianti di produzione di energia possono essere situati anche in zone agricole. <strong>La pianificazione regionale ha lo scopo di velocizzare le procedure e non di porre divieti assoluti</strong>, è importante che rispetti la riserva di procedimento amministrativo, che permette di valutare gli interessi specifici di ogni luogo. L&#8217;individuazione di zone non idonee da parte dei comuni tramite regolamento impedirebbe questo bilanciamento.<br>Ma anche la Regione subisce sentenze negative:<br><a href="https://www.cdra.it/cdra-vince-al-tar-sicilia-palermo-in-materia-di-azionabilita-con-riferimento-agli-impianti-eolici-delle-procedure-espropriative-anche-per-le-aree-di-sedime-delle-torri/">CDRA vince al TAR Sicilia Palermo</a> in materia di azionabilità, <strong>con riferimento agli impianti eolici, delle procedure espropriative anche per le aree di Sedime delle Torri</strong>. Il T.A.R. adito, dunque, nel dichiarare illegittimi i provvedimenti per mezzo dei quali<strong> l’Amministrazione regionale aveva dichiarato improcedibili le istanze presentate</strong> in quanto non accompagnate da titoli di disponibilità delle aree interessate, ha altresì specificato che <strong><em>“la Regione non può introdurre limitazioni maggiori neanche con un atto legislativo, quale quello in esame, perché – come già precisato – l’art. 12 d.lgs. 387/2003 esprime un principio fondamentale, che va rispettato anche dal legislatore regionale nell’ambito della potestà legislativa concorrente”.</em></strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Toscana</strong>. Mugello. <a href="https://www.okmugello.it/articolo/comitati-contro-pale-eoliche-2024_90919">I Comitati dell’Appennino Mugellano</a> si oppongono alla speculazione eolica promossa dalla Regione Toscana in &#8220;risposta diretta alla legge sulle aree idonee all’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, promossa dalla Regione. Secondo i Comitati aderenti alla&nbsp;<a href="https://admintess.wixsite.com/coalizionetess"><strong>Coalizione TESS (Transizione Energetica Ecologica Senza Speculazione)</strong></a>, la bozza legislativa lascerebbe ampi margini di azione all’industria delle rinnovabili, <strong>permettendo espropri di terreni agricoli e montani</strong>, con pesanti ripercussioni sull’ambiente, sul tessuto economico locale e sulla sicurezza idrogeologica dell’Appennino.&#8221;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p><strong>L’appello dei Comitati:</strong><br>“Chiediamo che l’Appennino venga dichiarato <strong>zona inidonea</strong> per l’installazione di impianti eolici e che venga presa in considerazione la Lettera inviata all’Assessora all’Ambiente Monia Monni, con proposte alternative per uno sviluppo delle rinnovabili che sia giusto, equo e rispettoso dei territori e delle comunità locali”.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>VERCELLI</strong>. La capitale italiana del riso, produce circa il 50% del riso nazionale fin dal 1600. Tuttavia <a href="https://www.lucascialo.it/riso-vercelli-storia-crisi/">questa produzione è minacciata dalla speculazione &#8220;green&#8221; di banche e multinazionali</a>, che intendono espropriare terreni agricoli per realizzare impianti fotovoltaici. In particolare, JP Morgan, Morgan Stanley, insieme ad altre multinazionali, spingono per l&#8217;esproprio di quei terreni a favore di impianti FER. vedi anche il servizio di Rete 4 &#8211; <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/follie-verdi-le-multinazionali-vogliono-mangiarsi-il-nostro-riso_F312803501018C18?redirected=true">Follie verdi: le multinazionali vogliono &#8220;mangiarsi&#8221; il nostro riso</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.primonumero.it/photogallery_new/images/2025/01/pannelli-solari-agrivoltaico-274885.large.jpg" alt="Pannelli solari agrivoltaico" width="360" height="270"/></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Campomarino. Molise. <a href="https://www.primonumero.it/2025/01/10mila-pannella-solari-tra-gli-ulivi-la-regione-autorizza-un-impianto-da-65-mw-proteste-dal-territorio/1530846125/">&#8220;Autorizzato un impianto agrivoltaico da 6,5 MW a Campomarino, con pannelli fotovoltaici integrati a un uliveto. La Regione Molise ha escluso la valutazione di impatto ambientale, suscitando critiche da enti e associazioni come Slow Food Basso Molise, che denuncia la perdita di spazi rurali. Il progetto riaccende il dibattito tra tutela del paesaggio e transizione energetica.&#8221;</a></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/1FK61hpKKZE?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div></figure>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Cagliari</strong>. Agro di Selargius. A <strong>Gianluca Melis, TERNA</strong> (1) ha espropriato un terreno. &#8220;<a href="https://www.ifanews.it/intervista-a-gianluca-melis-che-subisce-lesproprio-della-sua-proprieta-da-terna">Lo ha occupato con totale disinvoltura, ha mandato una squadra di operai per sradicare tutti gli alberi che vi erano piantati</a>&#8221; (2). Non è l&#8217;unico esproprio della zona.<strong> Il territorio di Selargius è infatti uno dei terminali del <a href="https://www.terna.it/it/progetti-territorio/tyrrhenian-link/approfondimenti">Tyrrhenian Link</a>, un doppio cavo sottomarino, un nuovo corridoio elettrico al centro del Mediterraneo che collegherà la Sicilia con la Sardegna e la Campania. Il doppio cavo avrà una lunghezza di 970 chilometri di lunghezza e 1000 MW di potenza</strong>. A Selargius è prevista una stazione di conversione da corrente continua in alternata e una stazione di smistamento. Entrambe le stazioni&nbsp;saranno realizzate&nbsp;a Selargius&nbsp;in aree vicine alla stazione elettrica già esistente. Altri espropri nei Comuni di Sìnnai, Quartu, Monserrato e in tutta la Sardegna. Si parla di più di 4.500 pale, alte più di 200 metri (2).<br>A Quartu/quartucciu sta sorgendo il mega impianto BESS di ENEL. L&#8217;impianto è enorme, probabilmente uno dei più grandi d&#8217;europa e del mondo (vedi <a href="https://youtu.be/POOyhZk29A0?si=emwgpW-QmeckFn0H">https://youtu.be/POOyhZk29A0?si=emwgpW-QmeckFn0H</a>) .</p>



<p class="has-medium-font-size">Sempre in Sardegna,<a href="https://www.lindipendente.online/2024/04/29/la-cina-si-e-comprata-mille-ettari-di-sardegna-per-costruire-un-mega-parco-fotovoltaico/"> </a><strong>la Chint</strong>, principale produttore cinese di pannelli fotovoltaici, ha acquisito dalla spagnola Enersid il più grande progetto solare europeo, <strong>che interessa 1.000 ettari nel nord della Sardegna</strong> che coinvolgono zone costiere, siti di interesse comunitario e aree protette. Formalizzato il 19 aprile 2023 per oltre 7,2 milioni di euro, il progetto prevede impianti fotovoltaici da 360 MW, batterie di accumulo da 40 MW (82,5 MWh). Cittadini, associazioni e autorità locali si oppongono e promettono battaglia contro i mega-impianti previsti sull&#8217;isola. Negli ultimi anni, la Sardegna è al centro di una mobilitazione per proteggere il suo territorio dall&#8217;espansione massiccia di pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Sono state inoltrate <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/eolico-e-fotovoltaico-in-sardegna-si-ingigantiscono-i-numeri-dellassalto-mx0tum8o">809 richieste di connessione</a> di impianti di energia rinnovabile alla rete nazionale, che potrebbero generare 57,67 Gigawatt di potenza, interessando l&#8217;intero territorio, incluse ampie zone costiere. <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2024/03/04/csa-200mila-ettari-in-pericolo-per-far-posto-al-fotovoltaico_51310a6c-4490-41e2-95ce-0cbbada3c6d9.html">Il Centro Studi Agricoli ha lanciato un allarme</a>, evidenziando che <strong>fino a 200.000 ettari di terreno agricolo potrebbero essere messi a rischio</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://static.unionesarda.it/us/insularita-e-paesaggiodifesa-della-sardegna_001.pdf"><img loading="lazy" width="1024" height="629" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15-1024x629.png" alt="" class="wp-image-14052" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15-1024x629.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15-300x184.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15-768x472.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15-640x393.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-05-alle-23.11.15.png 1081w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption><a href="https://static.unionesarda.it/us/insularita-e-paesaggiodifesa-della-sardegna_001.pdf">Richieste di connessione in Italia</a></figcaption></figure></div>



<h2 id="l-energia-prodotta-al-sud-alimentera-il-nord">L&#8217;energia prodotta al Sud alimenterà il Nord</h2>



<p class="has-medium-font-size">Sul sito di Terna si legge: <em>&#8220;In Sicilia, in Sardegna e anche in Campania c’è una forte produzione da fonti rinnovabili non programmabili, in particolare solare ed eolico, in costante aumento. <strong><a href="https://www.terna.it/it/progetti-territorio/tyrrhenian-link/approfondimenti">La realizzazione del Tyrrhenian Link rientra in un contesto in cui le due isole maggiori necessitano di un rinforzo di interconnessione verso il continente</a></strong>, anche alla luce dell’evoluzione attesa del <strong>parco termoelettrico in Sicilia e in Sardegna</strong> (es. phase out del carbone e degli impianti maggiormente inquinanti) e del forte aumento di richieste di connessione di nuovi impianti rinnovabili alla rete. È quindi un’infrastruttura strategica per il sistema elettrico italiano, nell’ambito degli obiettivi di transizione energetica fissati dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC)&#8221;.  E più avanti: &#8220;<strong>per traguardare gli sfidanti obiettivi climatici fissati a livello nazionale ed europeo entro il 2030 l’Italia dovrà installare circa&nbsp;<mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">70 GW di nuova capacità rinnovabile</mark></strong>&#8220;</em>, affermazione che contestualizza bene quanto accade nel nostro Paese. </p>



<p class="has-medium-font-size">A seguire gli <a href="https://va.mite.gov.it/it-IT/Procedure/ViaElenco/27/14">elenchi pubblicati sul sito del MASE</a> di progetti FER in attesa di valutazione ed autorizzazione che potrebbero comportare espropri in tutti quei casi in cui il proponente non sia in possesso della terra su cui iniste il progetto. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><a href="https://va.mite.gov.it/it-IT/Procedure/ViaElenco/27/14"><img loading="lazy" width="829" height="832" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28.png" alt="" class="wp-image-14055" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28.png 829w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28-300x300.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28-150x150.png 150w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28-768x771.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-06-alle-00.13.28-640x642.png 640w" sizes="(max-width: 829px) 100vw, 829px" /></a><figcaption><a href="https://va.mite.gov.it/it-IT/Procedure/ViaElenco/27/14">1835 progetti in attesa di valutazione e autorizzazione ambientale </a><br><a href="https://va.mite.gov.it/it-IT/Procedure/ViaElenco/27/14">che potrebbero comportare espropri se su terreni non di proprietà del proponente</a>. <br><a href="https://va.mite.gov.it/it-IT/Procedure/ViaElenco/24/11">Qui altri 84</a></figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Non è previsto avviso ai proprietari dei terreni selezionati per gli espropri </strong> se non la pubblicazione sul sito. Gli interessati devono scoprirlo da soli o per caso o al momento della visita dei notificatori. Solo  <strong>60/90 giorni per fare opposizione scritta</strong>. La scadenza dei termini senza nessuna opposizione o contro-proposta implica il “<strong>silenzio assenso</strong>” da parte della cittadinanza a vantaggio dei proponenti: <strong>ovvero Società Private e/o Multinazionali interessate allo sfruttamento speculativo e finanziario del territorio</strong>.<br>Molto spesso anche gli enti pubblici vengono a conoscenza di queste opere finché non siano partite e solo quando diventa difficile opporsi a causa dell&#8217;artificioso imprimatur di “<strong>pubblica utilità</strong>”.</p>



<h3 id="il-nuovo-decreto-semplificazioni-3">Il <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/09/pnrr-via-libera-agli-espropri-per-gli-impianti-su-aree-agricole-ma-serve-un-approccio-ecologico/6223790/">nuovo decreto semplificazioni</a> (3)</h3>



<p class="has-medium-font-size">Il nuovo Decreto Semplificazioni <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">ha abrogato una norma del Codice dell&#8217;ambiente che limitava la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili alle aree non coltivate o degradate</mark></strong>. <strong>In precedenza, la realizzazione di questi impianti era limitata a zone come aree industriali dismesse e aree già impermeabilizzate</strong>. Il nuovo decreto consente l&#8217;utilizzo di aree agricole, parchi e boschi per la costruzione di impianti fotovoltaici, eolici e di altre fonti non fossili.<br>In merito agli espropri il nuovo decreto prevede la possibilità di espropriare i terreni agricoli se i proprietari non intendono venderli o affittarli. <strong>Queste espropriazioni favoriscono imprese spesso estere</strong>. Si favorisce un modello industriale specializzato nella produzione energetica alternativa, a basso contenuto occupazionale e ad altissimo rendimento. La normativa precedente favoriva un modello economico territoriale ad alto contenuto occupazionale basato sull&#8217;agricoltura di qualità, sul turismo e sulla cultura. Si introduce così una maggiore flessibilità nella scelta delle aree per la costruzione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, includendo anche aree agricole, insieme alla possibilità di espropriare i terreni per la realizzazione di tali impianti. </p>



<h3 id="un-articolo-cui-appellarsi">Un articolo cui appellarsi?</h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;articolo 1, comma 2, del Decreto Legge Ambiente (DL Ambiente – Decreto Legge 17 ottobre 2024, n. 153), un decreto di emendamenti del testo unico 152/2006, richiede ora che chi propone progetti per la produzione di <strong>energia da fonti rinnovabili (FER)</strong> <strong>alleghi alla domanda di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) una <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">dichiarazione che attesti la legittima disponibilità</mark>, a qualsiasi titolo, della superficie e della risorsa necessaria per realizzare il progetto</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-medium-font-size"><p></p><cite>art.1 comma 2. <strong>Per i progetti di produzione energetica da fonte fotovoltaica, solare termodinamica, a biomassa o a biogas, nonche&#8217; di produzione di biometano, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">il proponente del provvedimento di VIA di cui all&#8217;<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006;152~art25">articolo 25 del decreto legislativo n. 152 del 2006</a></mark>, come modificato dal comma 1, lettera e), del presente articolo, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">allega una dichiarazione</mark>, redatta ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">attestante </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">la legittima disponibilita</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">&#8216;, a qualunque titolo, della superficie su cui realizzare l&#8217;impianto, ferme restando la pubblica utilita&#8217; e le procedure conseguenti per le opere connesse</mark></strong>.</cite></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Questa norma genera qualche preoccupazione tra gli operatori privati del settore</strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">e</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> speranza tra coloro che subiscono le ingiurie della legge n.387/2003</mark></strong>. La preoccupazione è che la norma richiede l&#8217;acquisizione preliminare dei diritti reali sui terreni (tramite acquisto o locazione dei terreni) per avviare la VIA, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">escludendo la possibilità di ricorrere all&#8217;esproprio</mark></strong>. Se questa interpretazione fosse corretta, molti progetti per i quali non si raggiunge un accordo con i proprietari dei terreni non potrebbero essere autorizzati. Attualmente, <strong>l&#8217;articolo 12 del D.Lgs. n. 387/2003 consente per gli impianti FER, in assenza di accordi sulle aree, di avviare un procedimento di</strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">autorizzazione unica</mark></strong> <strong>con la possibilità di esproprio</strong>, tranne per il fotovoltaico e gli impianti a biomassa. <strong>Il DL Ambiente sembra ora contraddire questa possibilità richiedendo la previa disponibilità dell&#8217;area per tutti gli impianti sottoposti a VIA</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il Testo Unico FER (in fase di approvazione) definisce il &#8220;soggetto proponente&#8221; come colui che &#8220;dispone legittimamente della superficie e, qualora occorra, della risorsa necessarie per gli impianti&#8221;</mark></strong>. Questa definizione sembra introdurre la necessità di una previa disponibilità delle aree per proporre qualsiasi tipo di impianto FER, inclusi quelli non sottoposti a VIA. La necessità di un accordo restituirebbe ai proprietari un potere negoziale che era stato perduto in ottemperanza all&#8217;emergenza energetica in accordo con l&#8217;obiettivo del Testo Unico FER di assicurare la massima diffusione degli impianti da fonti rinnovabili anche a costo di espropriazioni. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il Testo Unico FER considera, infatti, tutti gli impianti FER di</mark></strong> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">pubblica utilità, indifferibili e urgenti</mark></strong>. Questo implicava la possibilità di esproprio per tutti i progetti FER, a prescindere dalla potenza e dalla tipologia. La definizione di &#8220;soggetto proponente&#8221; sembra ora e per fortuna in contraddizione con la natura pubblica delle opere. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se il Testo Unico FER venisse approvato nella versione attuale, potrebbe essere messa in discussione la possibilità di ricorrere all&#8217;esproprio per gli impianti FER</mark></strong>. In assenza di modifiche, il tema dovrebbe essere risolto tramite la via giudiziaria.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nei casi in cui è richiesta l&#8217;acquisizione di terreni rimane il pericolo che i proponenti <strong>ricorrano all&#8217;espropriazione per pubblica utilità, regolamentata dal D.P.R. n. 327/2001</strong> nel caso in cui non sia possibile raggiungere un accordo con i proprietari (4). </p>



<h3 id="una-strategia-virtuosa-praticabile-da-cittadini-virtuosi">Una strategia virtuosa praticabile da cittadini virtuosi</h3>



<p class="has-medium-font-size">La <a href="https://www.filierevirtuoseitalia.it/">Associazione Filiere Virtuose</a> AFV propone di reagire all&#8217;esproprio di terreni privati adibiti allo sfruttamento energetico con una controproposta che gli impianti diventino realmente di pubblica utilità essendone titolari i cittadini organizzati piuttosto che società private o multinazionali.<br>Il progetto prevede un investimento collettivo ai costi di realizzazione degli impianti attraverso una quota parte in kilowatt che sarà a disposizione di utenze domestiche (famiglie) e non domestiche (piccole imprese locali). <br>La <strong>contro-proposta</strong> di Filiere Virtuose Italia prevede quindi la <strong>realizzazione di impianti con opportuni riadattamenti e riconfigurazioni ad opera dei Cittadini</strong> che ne diverranno proprietari quale <strong>Comunità Cooperativa a “mutualità prevalente”</strong>(**). In questo modo si potranno estromettere gli speculatori proponenti e si potrà inverare il principio citato di “pubblica utilità”.<br><strong>La partecipazione ai costi di realizzazione sarà garantita attraverso l’acquisizione di una quota-parte in KW</strong>. La <strong>Comunità Coop. garantirà un impianto di produzione a tutte le utenze domestiche per proprio autoconsumo e per la vendita del surplus alle utenze non-domestiche con P.IVA</strong>.<br>La Comunità Coop. realizzando impianti di potenze importanti possono beneficiare di una economia di scala altrettanto importante con un impianto composto di tante singole stringhe (es. min. 3KW/cad.) di “proprietà” di ciascun Socio della Comunità Coop. <br>AFV ha configurato delle modalità di sostegno all’acquisto degli impianti comunitari anche per le utenze meno abbienti.<br>Il risultato sarà che i Cittadini virtuosi acquisiranno completa autosufficienza energetica anche perché la Comunità Coop. puó avere in proprietà più di un impianto o parco e guadagnare sulla vendita dell’elettricità alle utenze non-domestiche se soci della Cooperativa. <br>Tale condizione crea una importante economia<strong> i cui beneficiari sono solo i Cittadini i quali possono anche investire parte dei proventi in nuove attività, sempre cooperative, divenendo azionisti di produzione alimentare, turismo e cultura</strong> o altro. </p>



<p class="has-medium-font-size">I titolari degli impianti che verrebbero realizzati sarebbero così i Cittadini virtuosi e non le multinazionali. Questo per ora inedito stato di cose favorirebbe lo sviluppo di un nuovo Gestore energetico composto da una o piu Comunità Coop. di Cittadini, nuove economie e nuovi sviluppi dove gli azionisti sarebbero i Comitati formati da cittadini virtuosi. AFV ha promosso, tra l&#8217;altro, in quest&#8217;ottica, la produzione di 80 miliardi di m3 annui di biogas con l’uso delle canne selvatiche Arundo coltivabili su 3,5 milioni di terreni incolti. Il consumo annuo di gas in Italia è intorno ai 70 miliardi di metri cubi all&#8217;anno. </p>



<p class="has-normal-font-size">addendum del 12 gennaio 2024<br></p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img src="https://citynews-udinetoday.stgy.ovh/~media/original-hi/61871806759851/aquileia_foro_romano.jpg" alt=""/></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-normal-font-size">&#8220;Un <a href="https://www.udinetoday.it/cronaca/progetto-fotovoltaico-parco-archeologico-aquileia.html">mega progetto di impianto fotovoltaico mette a rischio il futuro </a>parco archeologico di Aquileia. L’impianto, di potenza nominale elettrica pari a 9.989 kWp, si estenderebbe su un’ampia superficie complessiva di 210.000 metri quadrati e avrebbe una vita stimata di 30-35 anni ed è previsto in località San Zili-Casa Bianca, a nord-est del centro abitato&#8221;.</p>
</div></div>



<p class="has-normal-font-size">addendum del 13 gennaio<br><a href="https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/maxi-campi-fotovoltaici-tar-boccia-ricorsi-jqiar8mo">Maxi campi fotovoltaici, <strong>il Tar boccia i ricorsi.</strong> Il Comune: <strong>“Vincono i cittadini”</strong>. <strong>Bloccati due progetti<br>Il caso a Sant’Ilario</strong>. Non si escludono ricorsi al Consiglio di Stato delle aziende soccombenti: la Sun Gigawatt 1 srl, con sede a Milano; e la bresciana Neoen Renewables Italia srl</a></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped">
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.telecolor.net/2025/01/transizione-energetica-ed-espropri-con-cappello/"><img loading="lazy" width="1024" height="760" data-id="14121"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-1024x760.png" alt="" class="wp-image-14121" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-1024x760.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-300x223.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-768x570.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-640x475.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33-120x90.png 120w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-13-alle-15.36.33.png 1195w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Z86eqd4S-SU&amp;t=1615s"><img loading="lazy" width="1024" height="553" data-id="14122"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-1024x553.png" alt="" class="wp-image-14122" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-1024x553.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-300x162.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-768x415.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-1536x830.png 1536w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41-640x346.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/01/Schermata-2025-01-10-alle-20.15.41.png 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
</figure>



<p class="has-small-font-size">(*) Normativa espropri: <a href="https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2012/03/20/testo-unico-sulle-espropriazioni-per-pubblica-utilita">https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2012/03/20/testo-unico-sulle-espropriazioni-per-pubblica-utilita</a> <br>(1) Terna è la società che gestisce la rete elettrica ad alta e altissima tensione in Italia. È una società per azioni quotata in Borsa. Lo Stato italiano possiede azioni di Terna attraverso Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che detiene il 29,85% del suo capitale.<br>(2) dal canale Telegram No furto eolica Sardegna!<br>COSÌ TOLGONO LA TERRA AI SARDI CON LA SCUSA DEL GREEN E TAGLIANO I LORO ALBERI.<br>IL RACCONTO DI UN PROPRIETARIO ESPROPRIATO. Gianluca Melis è un proprietario di una delle tante terre espropriate per far posto a delle gigantesche pale eoliche. La sua storia è la storia di tanti. “4 o 5 mesi fa è iniziato il processo di esproprio del terreno”, racconta. Il nostro terreno, come tutti i terreni limitrofi in quella zona, un’area di 17 ettari, è stato in parte comprato e in parte espropriato da Tyrrhenian Link (Terna) per mettere delle pale eoliche e per creare una centrale di accumulo di energia con inquinanti batterie di grandissime dimensioni, al litio, che tratterranno l’energia prodotta in Sardegna per poi venderla in altre parti d’Italia, collegando il tutto dalla Sardegna alla Sicilia.Tutto parte con un discorso di pubblica utilità, ma la pubblica utilità non c’è, perché sono aziende private che vengono qui in Sardegna a deturpare il territorio e non solo dove sono io a Selargius, ma in tutta la Sardegna. In questi giorni verranno espropriati altri 50 ettari solo nella zona di Selargius, per poi proseguire nei Comuni di Sìnnai, Quartu, Monserrato e in tutta la Sardegna.<br>Si parla di più di 4.500 pale, alte più di 200 metri. Il problema è il modus operandi, perché queste persone arrivano e ti fanno una proposta di acquisto ridicola.<br>Inizialmente, a me è stato proposto 1,80 euro al metro, perché la nostra terra, secondo loro, non vale niente. Eppure avevo piante di olivo della mia famiglia, piante di mandorlo, capperi, che sono un prodotto IGP della terra sarda, piante di frutta: in quei terreni producevo cibo per i Sardi! Dopo la richiesta di esproprio, superati i termini che vengono dati, 3 mesi, non ho venduto, non ho accettato i soldi, e dopo 30 giorni dal mio rifiuto, hanno iniziato l’esproprio. Il 12 luglio 2024 senza nessuna autorizzazione, sono entrati di notte con le ruspe, hanno distrutto tutto, buttato giù gli alberi, portato via gli ulivi senza averli registrati e senza aver seguito le leggi e le prassi che riguardano la Regione Sardegna per poter espiantare le piante di ulivo. Hanno distrutto piante di ginepro, hanno recintato, hanno demolito tutto quello che era l’impianto idrico del mio terreno, dove c’erano coltivate le piante messe da mio nonno e da mio padre. Quando decidono, ti portano via la terra con la forza grazie a leggi ingiuste e Istituzioni compiacenti. Con abitanti da tutta la Sardegna, abbiamo fatto un presidio permanente pacifico chiamato &#8220;La rivolta degli Ulivi&#8221; per 4 mesi per difendere la mia terra, dentro il mio terreno, ma ci hanno denunciato e hanno fatto un ordine di esproprio immediato con l’intervento delle forze dell’ordine. Sono venuti la Forestale, la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la DIGOS, la Polizia Municipale. 400 agenti, con circa una quarantina di pattuglie, compresi gli idranti anti-sommossa, come se stessero mandando via dei terroristi. Un dispiego di energie pagato da noi con le tasse, i terreni espropriati con i soldi pubblici del PNNR, per far funzionare un lucroso sistema speculativo privato di vendita di energia. Di green non c’è niente. Perché ieri appena ci hanno mandato via, la Forestale ha strappato dalla terra 250 piante che avevamo piantato durante il presidio.<br>Con le ruspe sono entrati e hanno finito di demolire le piante che c’erano nei terreni e hanno iniziato a recintare tutto. Questo è il volere &#8220;green&#8221; dei nostri politici: distruggere le nostre campagne, distruggere la natura, recintare tutto, impedire alla gente di potersi fare anche una passeggiata. Questa zona, a tutt’oggi, è ancora tutta chiusa: ettari di terra circondati dalle forze dell’ordine, finché avranno recintato tutto impedendo alle persone di andare nei propri terreni. Questa è la realtà.Questo è il sistema di operare di questi speculatori: prendere quando non c’è nessuno, di notte, o con le forze dell’ordine e distruggere tutto.<br>(3) Il Decreto Semplificazioni (D.L. 77/2021, successivamente modificato e integrato) prevede, all&#8217;articolo 18, comma 1, lettera (a), paragrafo (1), disposizioni riguardanti la realizzazione di opere e infrastrutture strategiche connesse all&#8217;attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).<br>Dettagli della normativa:</p>



<ul class="has-small-font-size"><li>La norma si riferisce esplicitamente alla priorità di implementazione delle opere necessarie per raggiungere gli obiettivi del PNRR e del PNIEC.</li><li>Queste opere vengono identificate come &#8220;strategiche&#8221; e godono di procedure accelerate per l&#8217;approvazione e la realizzazione, con l&#8217;obiettivo di rispettare le scadenze previste a livello nazionale e comunitario.</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="collegamento-all-allegato-i-bis-del-regolamento-ue-2018-1999">Collegamento all&#8217;Allegato I bis del Regolamento UE 2018/1999:</h3>



<ul class="has-small-font-size"><li>L&#8217;Allegato I bis di tale Regolamento europeo stabilisce le modalità per il monitoraggio e la comunicazione degli interventi relativi agli obiettivi energetici e climatici a livello europeo.</li><li>Esso prevede una stretta sinergia tra i piani nazionali (come il PNIEC) e le strategie comunitarie, richiedendo che gli Stati membri identifichino le infrastrutture e gli investimenti prioritari per contribuire agli obiettivi di sostenibilità.</li></ul>



<p class="has-small-font-size">In sintesi, questa disposizione normativa facilita la pianificazione e l&#8217;esecuzione delle infrastrutture e opere necessarie per la transizione energetica e climatica, inserendole in un quadro procedurale snello e integrato con gli obiettivi europei.</p>



<p class="has-small-font-size">Le procedure accelerate previste dal <strong>Decreto Semplificazioni</strong> (D.L. 77/2021 e s.m.i.) includono disposizioni relative all&#8217;espropriazione dei terreni necessari per la realizzazione di opere e infrastrutture strategiche legate al PNRR e al PNIEC. Queste disposizioni sono finalizzate a garantire il rispetto delle scadenze e l&#8217;efficace esecuzione dei progetti ritenuti prioritari.</p>



<h3 class="has-small-font-size" id="dettagli-sull-espropriazione">Dettagli sull&#8217;espropriazione:</h3>



<ol class="has-small-font-size"><li><strong>Iter semplificato</strong>:<ul><li>L&#8217;espropriazione per pubblica utilità può essere avviata con procedure più snelle rispetto a quelle ordinarie.</li><li>Le autorizzazioni e i permessi necessari vengono centralizzati o ridotti in termini di tempistiche.</li></ul></li><li><strong>Dichiarazione di pubblica utilità</strong>:<ul><li>Le opere incluse nel PNRR e nel PNIEC, identificate come strategiche, vengono automaticamente considerate di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità. Questo status è essenziale per avviare l&#8217;espropriazione.</li></ul></li><li><strong>Modalità di attuazione</strong>:<ul><li>La legge prevede che i terreni possano essere acquisiti temporaneamente o definitivamente per la costruzione di infrastrutture come parchi eolici, fotovoltaici, reti elettriche, gasdotti o altre opere correlate.</li><li>L&#8217;indennizzo ai proprietari viene stabilito secondo i criteri previsti dalla normativa sull&#8217;espropriazione per pubblica utilità.</li></ul></li><li><strong>Riferimenti normativi</strong>:<ul><li>L&#8217;articolo 18 del D.L. 77/2021 disciplina molti aspetti relativi alla semplificazione, tra cui l&#8217;accesso ai terreni.</li><li>Il Testo Unico sulle Espropriazioni (D.P.R. 327/2001) continua a costituire la base normativa, integrato dalle semplificazioni introdotte dal Decreto Semplificazioni.</li></ul></li></ol>



<p class="has-small-font-size">In sintesi, <strong>le procedure accelerate consentono di ricorrere all&#8217;espropriazione dei terreni come strumento necessario per la realizzazione tempestiva delle opere strategiche, garantendo al contempo il rispetto dei diritti dei proprietari attraverso adeguati meccanismi di compensazione</strong>.<br>(4) Il decreto fa riferimento a diverse normative, tra cui: la legge 7 agosto 1990, n. 241, recante «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi», il decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità». La legge 241/1990 è la legge generale che disciplina il procedimento amministrativo e in alcuni casi prevede il silenzio assenso come strumento di semplificazione amministrativa. Il D.P.R. 327/2001 disciplina le espropriazioni per pubblica utilità, e anche in questo caso, a seconda del contesto, potrebbe trovare applicazione la procedura di silenzio assenso. Nel contesto specifico del decreto-legge, si prevede che il Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica definisca un meccanismo per lo sviluppo di nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese energivore. Questo processo potrebbe coinvolgere <strong>procedimenti amministrativi in cui la procedura di silenzio assenso potrebbe trovare applicazione</strong>, in base alla normativa di riferimento.<br>(**) Le coop a mutualità prevalente svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi; <br><strong>si</strong> avvalgono prevalentemente, nello svolgimento della loro attività, delle prestazioni lavorative dei soci;</p>



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		<title>Nella peggiore delle ipotesi&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 20:28:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
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<h2 id="si-spera-non-sia-necessario-ma-nel-caso-in-cui-malauguratamente-accadesse-e-avessimo-la-fortuna-di-trovarci-a-distanza-sufficientemente-grande-dall-evento-sapere-come-comportarsi-the-day-after-potrebbe-fare-la-differenza-soprattutto-se-ci-siamo-organizzati-the-day-before-ovviamente-nel-caso-di-un-conflitto-nucleare-globale-l-inverno-nucleare-che-ne-seguirebbe-renderebbe-enormemente-piu-complicate-le-chance-di-sopravvivenza-di-chiunque-ovunque">Si spera non sia necessario ma nel caso in cui malauguratamente accadesse e avessimo la fortuna di trovarci a distanza sufficientemente grande dall&#8217;evento, sapere come comportarsi <em>the day after</em> potrebbe fare la differenza, soprattutto se ci siamo organizzati <em>the day before&#8230;</em> Ovviamente nel caso di un conflitto nucleare globale, l&#8217;inverno nucleare (1) che ne seguirebbe renderebbe enormemente più complicate le speranze di sopravvivenza di chiunque, ovunque&#8230;<br><br>Presentiamo un &#8220;Vademecum di difesa e comportamento in caso di ordigno/incidente atomico&#8221; a cura dell&#8217;Ing. Adriano Marin e dell&#8217;Associazione Bolgan – Studi e Salute</h2>



<p class="has-medium-font-size">Il Vademecum (1) a cura dell&#8217;<a href="https://it.linkedin.com/in/adriano-marin-3429636">Ing. Adriano Marin</a> e della dott.ssa <a href="https://www.studiesalute.org/">Loretta Bolgan</a> si propone quale guida completa e dettagliata per affrontare un&#8217;emergenza nucleare in caso di contaminazione ambientale e/o di conflitto nucleare. Esso è <a href="https://www.studiesalute.org/rischio-nucleare-ing-adriano-marin">scaricabile presso il sito</a> della dott.ssa Bolgan.<br>Si tratta di un&#8217;<strong>integrazione alle raccomandazioni ufficiali</strong> con il solo scopo di &#8220;salvare più vite umane possibili&#8221;. L&#8217;Associazione Bolgan &#8211; Studi e Salute vi ha dedicato un <a href="https://www.studiesalute.org/rischio-nucleare-ing-adriano-marin">corso formativo</a>. A seguire una schematica presentazione.</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><a href="https://www.studiesalute.org/rischio-nucleare-ing-adriano-marin"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-16.28.51.png" alt="" class="wp-image-13713" width="374" height="434" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-16.28.51.png 752w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-16.28.51-259x300.png 259w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-16.28.51-640x742.png 640w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></a><figcaption><a href="https://www.studiesalute.org/rischio-nucleare-ing-adriano-marin"><em>Indice del vademecum</em> </a></figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Esso copre gli effetti delle esplosioni nucleari, le procedure di decontaminazione, la gestione della sopravvivenza a breve e medio termine, e fornisce consigli su cibo, acqua e protezione personale. Vengono inclusi link a risorse esterne, simulazioni online e una bibliografia di studi scientifici pertinenti. Infine, si offrono consigli su equipaggiamento utile, come contatori Geiger e potabilizzatori d&#8217;acqua.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ovviamente la possibilità di sopravvivenza è inversamente proporzionale alla distanza dalla detonazione nucleare. In altre parole, più si è vicini all&#8217;epicentro, minori sono le chance di sopravvivenza. Non c&#8217;è alcuna speranza di sopravvivenza per chi si trova nel raggio d&#8217;azione diretto dell&#8217;esplosione, nemmeno all&#8217;interno di un rifugio antiatomico. Il fallout radioattivo, costituito da polveri contaminate, può estendersi per centinaia di chilometri e rappresenta un pericolo anche a distanza. Le raccomandazioni dell&#8217;OMS per proteggersi da un&#8217;esplosione nucleare si concentrano su azioni da intraprendere in base alla propria posizione (all&#8217;interno o all&#8217;esterno) al momento dell&#8217;evento. <br>È essenziale trovare, nel minor tempo possibile, un rifugio il più lontano possibile dall&#8217;esplosione, idealmente in un seminterrato, e sigillare porte e finestre per proteggersi dal fallout.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il vademecum <strong>si presenta come un complemento alle direttive ufficiali</strong>, <strong>offrendo un&#8217;analisi più dettagliata e pratica su come affrontare un&#8217;emergenza nucleare</strong>. L&#8217;obiettivo è quello di fornire alla popolazione gli strumenti per aumentare le probabilità di sopravvivenza e gestire le complesse sfide del post-esplosione. <br><br><strong>Decontaminazione</strong>. Ecco le azioni concrete, ai fini di un efficace decontaminazione, in caso di contatto con materiale radioattivo. Viene suggerito l&#8217;utilizzo di <strong>acido citrico come agente chelante</strong>, <strong>in grado di legare i radioisotopi presenti nell&#8217;organismo e facilitarne l&#8217;espulsione</strong>. Viene descritta una <strong>procedura specifica per la decontaminazione della pelle</strong>, che prevede l&#8217;uso di una soluzione a base di acido citrico e sapone, da applicare con un&#8217;energica frizione su tutto il corpo, inclusi i capelli, per almeno 5 minuti prima di una doccia calda abbondante. <br>Nella protezione dalle radiazioni <strong>lo ioduro di potassio </strong>(che non è un agente decontaminante) <strong>è specifico per la tiroide</strong>. Esso funziona saturando la tiroide con iodio stabile, impedendo così l&#8217;assorbimento dello iodio radioattivo (in particolare lo iodio 131) che potrebbe essere presente nell&#8217;ambiente in seguito ad un&#8217;esplosione nucleare.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Per gli indumenti contaminati</strong>, il Vademecum raccomanda un lavaggio ad alta temperatura con abbondante detersivo. In generale, i rifiuti contaminati da materiale radioattivo vanno raccolti separatamente in sacchi di plastica robusti ed etichettati con il simbolo radioattivo e allontanati dall&#8217;abitazione.<br><br><strong>Il Tempo è un fattore cruciale</strong>. La permanenza in un rifugio per almeno 4 settimane è considerata essenziale per permettere una significativa diminuzione della radioattività dello iodio 131, il cui tempo di dimezzamento è di circa 8 giorni. Inoltre, viene evidenziato come <strong>la maggior parte del fallout radioattivo perda gran parte della sua pericolosità dopo circa 48 ore</strong>, attenuandosi del 97-98%. <br><br><strong>Gestione di Acqua e Cibo</strong>. La gestione di acqua e cibo diventa cruciale per la sopravvivenza. Il Vademecum raccomanda di <strong>bere solo acqua in bottiglia o purificata</strong> con filtri a zeolite e/o a resine a scambio ionico, specifici per la <strong>potabilizzazione</strong>. Si sconsiglia vivamente il consumo di cibo fresco locale, a meno che non fosse stato al riparo prima dell&#8217;esplosione. Vengono fornite indicazioni precise anche riguardo all&#8217;alimentazione, con una <strong>lista di alimenti a lunga conservazione</strong>, come pasta, scatolame, olio, cioccolato e frutta secca, adatti ad un&#8217;emergenza nucleare. <br><br><strong>Gestione dell&#8217;agricoltura</strong>. Vengono fornite indicazioni su come gestire l&#8217;agricoltura in zone contaminate da radiazioni, offrendo consigli sulla scelta di colture resistenti e sulla decontaminazione dei prodotti.<br><br><strong>Sopravvivenza</strong>. Il Vademecum arricchisce le direttive ufficiali con una serie di suggerimenti pratici per affrontare le sfide del post-esplosione. Tra questi, la raccomandazione di <strong>tagliare i capelli a zero</strong> per evitare l&#8217;accumulo di radioisotopi, l&#8217;<strong>utilizzo del WC come latrina a secco</strong> per prevenire la contaminazione dell&#8217;acqua, e l&#8217;importanza di <strong>dotarsi di un contatore Geiger</strong> per monitorare i livelli di radiazione. Vengono forniti anche <strong>suggerimenti sull&#8217;uso di pannelli solari portatili</strong> per generare energia elettrica, sull&#8217;utilizzo di filtri per l&#8217;acqua e sulla protezione dei dati digitali.<br><br><strong>Igiene</strong>. Viene sottolineata l&#8217;importanza di mantenere un alto livello di igiene per prevenire infezioni e malattie in un ambiente post-esplosione. A tal fine, viene raccomandato di avere una scorta d&#8217;acqua sufficiente per lavarsi per almeno 45 giorni, di utilizzare salviette umidificate per la pulizia personale in caso di scarsità d&#8217;acqua e di lavare accuratamente gli asciugamani ad alta temperatura dopo ogni utilizzo. <br><br><strong>Oltre l&#8217;Emergenza</strong>. L&#8217;impatto psicologico sulle popolazioni di un&#8217;emergenza nucleare può essere devastante. Si sottolinea come <strong>paura e panico</strong> possano portare a comportamenti irrazionali e dannosi. Si incoraggiano quindi l&#8217;altruismo e la solidarietà quali strumenti essenziali per affrontare la crisi e ricostruire una funzionalità pur minimale della comunità. <br><br><strong>Approfondimenti Scientifici</strong>. Radiazioni e Protezione. Il Vademecum offre anche un approfondimento scientifico sui diversi tipi di radiazione (alfa, beta, gamma, neutronica) e sui loro effetti sul corpo umano(3). Descrive le caratteristiche di penetrazione di ciascun tipo di radiazione e i metodi di protezione più efficaci. Inoltre, fornisce informazioni dettagliate sui tempi di dimezzamento di diversi radioisotopi, aiutando a comprendere la dinamica del decadimento radioattivo e la progressiva diminuzione della pericolosità.<br><br><strong>Vestiario e Dispositivi</strong>. A differenza delle direttive ufficiali, vengono forniti esempi concreti di vestiario e dispositivi di protezione individuale da utilizzare in caso di contaminazione radioattiva che comprendono tute in Tyvek, maschere facciali complete di filtri P3 e guanti in nitrile come strumenti essenziali per ridurre al minimo il contatto con le sostanze radioattive.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un esempio. <strong>La base USA di Sigonella in Sicilia</strong><br>Il documento, a pag. 5, presenta un esempio di simulazione dell&#8217;effetto di un ordigno atomico su un territorio specifico: Sigonella in Sicilia. Questa simulazione utilizza la simulazione online <a href="https://nuclearsecrecy.com/nukemap/">NUKEMAP</a>, che permette di visualizzare gli effetti di un&#8217;esplosione nucleare su una mappa geografica. L&#8217;esempio di Sigonella utilizza un&#8217;esplosione superficiale di 1 megaton (circa 67 bombe di Hiroshima), illustrando i raggi di diversi effetti come la palla di fuoco, i danni da esplosione, la radiazione termica e il fallout radioattivo. Vengono forniti dettagli specifici sulle distanze e le aree interessate da ciascun effetto. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="343" height="518" data-id="13728"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.16.49.png" alt="" class="wp-image-13728" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.16.49.png 343w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.16.49-199x300.png 199w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="339" height="503" data-id="13727"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.17.18.png" alt="" class="wp-image-13727" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.17.18.png 339w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/Schermata-2024-12-12-alle-21.17.18-202x300.png 202w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></figure>
</figure>



<p class="has-medium-font-size">Prepariamoci anche per il peggio ma dovremmo preventivamente trovare il modo di detronizzare qualsiasi politico e quadro dirigente guerrafondaio nazionale ed europeo. Questa la vera igiene che dovremmo saper mettere in atto prima che sia troppo tardi. <br><em>Fare presto e bene perché si muore</em> diceva Danilo Dolci, uno dei miei amati maestri.  <br></p>



<p class="has-small-font-size">(1) Parleremo delle teorie scientifiche sull&#8217;inverno nucleare in un successivo articolo. <br>(3) Parleremo degli effetti delle radiazioni sul corpo umano in un successivo articolo. <br>(2) </p>


<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/12/VADEMECUM-Radioattività.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">VADEMECUM-Radioattività<br/></a>
<p class="wp-block-pdfemb-pdf-embedder-viewer"></p>



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		<title>Tragedia sfiorata a Piombino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Aug 2024 14:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emergenze]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[Incendio su traghetto passeggeri transitante nei pressi di nave gasiera che travasava gas liquefatto nel rigassificatore Mentre sulla banchina opposta si svolgevano le delicatissime operazioni di allibo (1), ossia di trasferimento del gas liquefatto (2) dalla nave gasiera di turno al rigassificatore FSRU, ITALIS LNG Italia ex Golar Tundra – parcheggiato, caso unico al mondo,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tragedia sfiorata a Piombino' data-link='https://www.francescocappello.com/2024/08/24/tragedia-sfiorata-a-piombino/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="incendio-su-traghetto-passeggeri-transitante-nei-pressi-di-nave-gasiera-che-travasava-gas-liquefatto-nel-rigassificatore">Incendio su traghetto passeggeri transitante nei pressi di nave gasiera che travasava gas liquefatto nel rigassificatore</h2>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Mentre sulla banchina opposta si svolgevano le delicatissime operazioni di allibo (1), ossia di trasferimento del gas liquefatto</strong> (2) dalla nave gasiera di turno al rigassificatore FSRU, <strong>ITALIS LNG Italia</strong> ex Golar Tundra – parcheggiato, caso unico al mondo, all&#8217;interno di un <a href="https://www.portialtotirreno.it/i-porti/porto-di-piombino/">porto</a>, trafficatissimo – lo scorso 20 agosto <strong>sul traghetto <em>Corsica Express three</em></strong>, della compagnia <em>Corsica Sardinia Ferries</em>, diretto all&#8217;isola d&#8217;Elba, <strong>si è sviluppato un rogo</strong>, divampato in una delle tre sale macchine della nave dove è fortunatamente rimasto confinato grazie alla reazione tempestiva dei 17 membri dell&#8217;equipaggio. </p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="896" height="1024" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine-896x1024.png" alt="" class="wp-image-13128 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine-896x1024.png 896w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine-263x300.png 263w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine-768x878.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine-640x731.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/immagine.png 1120w" sizes="(max-width: 896px) 100vw, 896px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-medium-font-size">La nave traghetto, dopo aver lasciato Piombino, piuttosto che dirigersi verso l&#8217;Elba, dopo nemmeno un quarto d&#8217;ora dalla partenza, ha virato improvvisamente per tornare al porto e con a bordo l&#8217;incendio tamponato è ripassata davanti a nave gasiera e rigassificatore per procedere all&#8217;evacuazione dei 274 passeggeri che complicata dal blocco dell&#8217;apertura del portellone della nave è stata resa possibile dal ricorso agli scivoli di emergenza.</p>
</div></div>



<p class="has-medium-font-size">Le operazioni di trasferimento del gas liquefatto non hanno stranamente subito alcuna interruzione. Si è ritenuto che non vi fosse motivo di pericolo oppure ha difettato la comunicazione di quanto stava avvenendo?</p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:42% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><video controls src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/video_2024-08-23_11-42-28.mp4"></video></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-small-font-size"></p>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:47% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><video controls src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/video_2024-08-23_11-41-57.mp4"></video></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-normal-font-size">operazioni di evacuazione dei passeggeri</p>
</div></div>
</div></div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="445" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10-1024x445.jpg" alt="" class="wp-image-13107" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10-1024x445.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10-300x130.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10-768x334.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10-640x278.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/08/photo_2024-08-23_12-14-10.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Nella foto il traghetto staziona al molo. Bisogna tener presente il percorso di andata e ritorno che ha dovuto fare a causa dell&#8217;incendio scoppiato a bordo, un quarto d&#8217;ora circa dopo la partenza, e la relativa vicinanza che non solo il Corsica Ferries ma tutti i traghetti in uscita da quella panchina di ormeggio devono necessariamente avere nel loro percorso di uscita dalla bocca di porto, con il complesso <em>nave gasiera &#8211; unità di rigassificazione</em>&#8230; parcheggiata permanentemente nella panchina est della darsena nord</figcaption></figure>



<h3 id="piombino-una-condizione-unica-al-mondo">Piombino – una condizione unica al mondo</h3>



<p class="has-medium-font-size">Comandante, cosa ricorda del pomeriggio di martedì? (3) </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ricordo che abbiamo svolto una partenza serena, lasciando alle 15:15 la banchina del porto di Piombino. Poi però, <strong>appena usciti dal porto</strong> e mentre eravamo ancora in fase di accelerazione, c&#8217;è subito capitato l&#8217;imprevisto: saranno state le 15:25, ci trovavamo <strong>ben prima dell&#8217;isolotto di Palmaiola</strong>. Anzi, <strong>eravamo ancora nella zona di separazione del traffico del porto</strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Nel corso dell&#8217;intervista il giornalista non fa alcuna domanda al comandante relativa alla presenza nella panchina opposta di nave gasiera ed FRSU in piena operazione di allibo. Avrebbe potuto chiedere se fosse al corrente delle operazioni di trasferimento gas che in quel momento stavano interessando le due unità. Avrebbe potuto chiedere se quindi avesse valutato il relativo rischio nella sua decisione di tornare al porto. Ci chiediamo se nella sua esperienza di capitano di lungo corso avesse mai vissuto situazioni analoghe in altre parti del mondo e se in ogni caso fosse stato preparato ad affrontarle. <br>Avrebbe potuto chiedere se sarebbe stato altrettanto facile impedire al traghetto di andare a collidere contro il rigassificatore nel caso di brutto tempo e/o eventuale perdita di controllo del governo del traghetto a causa dell&#8217;incendio. Domande scomode o legittime? </p>



<p class="has-medium-font-size">Ribadiamolo. Quando è scoppiato l&#8217;incendio a bordo, il traghetto stava manovrando per uscire dal porto e prendere il largo verso l&#8217;Elba, dove era diretto. In queste condizioni è perciò passato nei pressi del complesso della nave gasiera e dell&#8217;unità di rigassificazione ITALIS LNG proprio mentre la prima stava travasando gas liquefatto alla nave rigassificatrice ormeggiata in banchina.</p>



<p class="has-medium-font-size">Teniamo presente, <strong>per meglio comprendere il rischio sotteso agli avvenimenti del 20 agosto</strong>, che l&#8217;operazione di trasferimento di GNL da una nave gasiera ad un&#8217;unità di stoccaggio e rigassificazione (FSRU) comporta diversi rischi significativi. Ne riportiamo alcuni:</p>



<ol class="has-medium-font-size"><li><strong><strong>Rischio di Esplosioni e Incendi</strong>:</strong> il GNL è altamente infiammabile una volta vaporizzato. Se si verifica una fuoriuscita e il GNL liquido si trasforma in gas, una scintilla o una fonte di calore può provocare un&#8217;esplosione devastante. L&#8217;operazione richiede quindi un controllo rigoroso delle condizioni ambientali e la gestione attenta di tutte le fonti di ignizione. Si consideri, nello scenario peggiore possibile, che il contenuto energetico a pieno carico, nel caso di Piombino, è pari a quello di sessanta bombe atomiche di Hiroshima ovviamente senza radiazioni nucleari.</li><li> <strong>Rischio di Fuoriuscite di GNL</strong>: durante il trasferimento, esiste la possibilità di perdite o fuoriuscite di GNL. Poiché il GNL è estremamente freddo (-162°C), il contatto con materiali strutturali o acqua può provocare fratture per stress criogenico, con possibili danni all&#8217;infrastruttura e all&#8217;ambiente.</li><li><strong>Collisioni tra Navi</strong>: poiché il trasferimento STS, da nave a nave, avviene in mare, c&#8217;è un rischio intrinseco di collisioni tra le navi coinvolte, specialmente in condizioni meteorologiche avverse <strong>o in aree con traffico navale intenso</strong>. Queste collisioni possono provocare gravi incidenti, inclusi sversamenti di GNL.</li><li><strong>Danni Ambientali</strong>: Una fuoriuscita di GNL può causare danni significativi all&#8217;ecosistema marino. Il GNL, una volta evaporato, può causare inquinamento dell&#8217;aria, mentre le perdite nel mare possono danneggiare la fauna marina e l&#8217;ambiente circostante.</li><li><strong>Errore Umano</strong>: Come in tutte le operazioni complesse, l&#8217;errore umano rappresenta un rischio significativo. La mancanza di formazione adeguata o di attenzione ai protocolli di sicurezza può avere conseguenze catastrofiche.</li></ol>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Rischi intrinseci del GNL (1):</strong></p>



<ul class="has-medium-font-size"><li><strong>Infiammabilità:</strong> Il GNL è altamente infiammabile, soprattutto allo stato gassoso. Una dispersione accidentale può creare una nube infiammabile che, in presenza di una fonte di ignizione, può innescare un incendio o un&#8217;esplosione.</li><li><strong>Bassa temperatura:</strong> Il GNL è stoccato a temperature criogeniche, intorno ai -162°C. Il contatto diretto con il GNL può causare gravi ustioni da freddo.</li><li><strong>Asfissia:</strong> In ambienti confinati, l&#8217;evaporazione del GNL può causare un rapido esaurimento dell&#8217;ossigeno, creando un rischio di asfissia.</li></ul>



<p><strong>Rischi connessi alle operazioni di trasbordo:</strong></p>



<ul class="has-medium-font-size"><li>Possibilità di incidenti con <strong>distacco dei bracci di carico</strong> e conseguente rilascio nel volume compreso tra FSRU e nave gasiera.</li><li><strong>Schiacciamento:</strong> Le operazioni di carico e scarico del GNL coinvolgono macchinari pesanti e tubazioni ad alta pressione, con il rischio di schiacciamento per il personale.</li><li><strong>Elettrico:</strong> L&#8217;attrezzatura utilizzata per il trasbordo è alimentata elettricamente, con il rischio di folgorazione e cortocircuiti.</li><li><strong>Incendio ed esplosione:</strong> Qualsiasi scintilla o fonte di calore può innescare un incendio o un&#8217;esplosione in presenza di una nube di gas (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2023/09/15/il-gas-liquefatto-puo-esplodere-in-piu-modi/">Il Gas liquefatto può esplodere in più modi</a>).</li><li><strong>Errori umani:</strong> Errori di procedura o di comunicazione possono portare a incidenti.</li><li><strong>Condizioni meteo marine:</strong> Mare agitato o vento forte possono rendere difficili e assai pericolose le operazioni di trasbordo.</li></ul>



<h3 id="requisiti-fondamentali-per-le-aree-di-trasbordo-gnl">Requisiti fondamentali per le aree di trasbordo GNL:</h3>



<p class="has-medium-font-size">Per minimizzare questi rischi, le operazioni di trasferimento STS richiedono rigidi protocolli di sicurezza, personale altamente addestrato, e l&#8217;utilizzo di tecnologie avanzate per il monitoraggio e la gestione delle operazioni. I pericoli principali includono fuoriuscite di gas, incendi ed esplosioni, che possono avere gravi conseguenze per la sicurezza dei passeggeri, dei lavoratori portuali e delle infrastrutture circostanti. <strong>Le normative internazionali e nazionali vorrebbero che tali operazioni fossero effettuate in aree distanti dai centri abitati e in porti specializzati</strong>, dove è possibile mantenere un controllo rigoroso delle condizioni di sicurezza. <strong>Nei porti civili, dove il traffico marittimo è elevato e la densità di persone è maggiore, il rischio di incidenti aumenta esponenzialmente, rendendo l&#8217;ambiente meno adatto a questo tipo di operazioni.</strong> Le autorità portuali e le normative di sicurezza generalmente vietano o limitano fortemente le operazioni di transshipment di GNL in porti civili con traffico intenso di traghetti, preferendo invece siti più isolati e meglio equipaggiati per gestire il GNL in modo sicuro. In tutti i casi tra le altre diventano imprenscindibili le seguenti <strong>misure di sicurezza</strong> </p>



<ul><li><strong>Piano di emergenza:</strong> È fondamentale avere un piano di emergenza dettagliato e collaudato.</li></ul>



<ul><li><strong>Distanza dalle coste e centri abitati:</strong> Le aree di trasbordo sono solitamente situate a una distanza significativa dalle coste e dai centri abitati, per minimizzare il rischio per la popolazione in caso di incidenti.</li><li><strong>Accessibilità:</strong> L&#8217;area deve essere facilmente raggiungibile dalle navi GNL e dalle unità di supporto, con adeguate vie di navigazione e ancoraggio.</li></ul>



<p class="has-medium-font-size">In sintesi, mentre è tecnicamente possibile, il <em>transshipment</em> di GNL in porti civili, con transiti frequenti di traghetti, esso è troppo rischioso. Quella di Piombino è una condizione unica al mondo che continuerà ad essere tale anche quando si dovesse finalmente realizzare il piano di emergenza esterna del porto che oltretutto manca ancora. Piombino vede un transito di traghetti tale da consentire il trasporto di circa <a href="https://www.portialtotirreno.it/wp-content/uploads/2021/03/PIOMBINO_All_statistico_2020.pdf">tre milioni di passeggeri l&#8217;anno oltre alla movimentazione di circa 4 milioni di tonnellate di merci</a>. Nel frattempo però, in un anno di attività, la Italis Lng ex Golar Tundra<strong>,</strong> in poco meno di un anno di operatività, <strong>ha ricevuto 29 carichi di gas naturale liquefatto, provenienti da cinque paesi diversi,</strong> per un totale di 2,6 miliardi di metri cubi di gas immessi nella rete nazionale. Si tratta di uno stato di cose insostenibile dal punto di vista prima di tutto della tutela della sicurezza e dell&#8217;incolumità delle popolazioni coinvolte.</p>



<p class="has-medium-font-size">È possibile prendere atto delle scelte di <strong>deregolamentazione selvaggia</strong> che hanno permesso al porto di Piombino di ospitare una FRSU con il relativo corteo di navi gasiere ad alimentarla se si considerano le norme di sicurezza adottate nel caso del <a href="https://www.oltoffshore.it/">rigassificatore OLT</a>, cento chilometri più a nord, nella stessa regione e anzi nella stessa provincia paradossalmente gestito dalla stessa Capitaneria di Porto quella di Livorno. Per il rigassificatore OLT valgono, infatti, <a href="https://www.oltoffshore.it/wp-content/uploads/2021/01/presskit-2020-rev.pdf">norme relative alla sicurezza</a> assolutamente incompatibili con le deroghe ad esse che hanno permesso l&#8217;installazione di un&#8217;unità di rigassificazione all&#8217;interno di un porto civile. <br>Leggiamone alcune al fine di operare un esplicito confronto tra Piombino (ITALIS LNG) e Livorno (rigassificatore OLT). </p>



<p class="has-medium-font-size">Nel caso del rigassificatore OLT, l&#8217;analisi incidentale e il relativo impatto sulla popolazione e sui siti vulnerabili, elaborata dal Rapporto di Sicurezza, deve tener conto dei seguenti aspetti radicalmente diversi dal caso piombinese:</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>il Terminale OLT si trova in mare aperto a circa 22 km al largo delle coste toscane tra Livorno e Pisa</strong>, <strong>in un’area caratterizzata, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">per un raggio di circa 12 miglia nautiche, da densità di popolazione pari a zero e da assenza di elementi territoriali vulnerabili</mark></strong>;<br><br><strong>il <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Terminale</mark> viene <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">monitorato costantemente da una nave guardiana</mark> (LNG Guardian), un mezzo navale all’avanguardia progettato e costruito ad hoc come unità di <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">supporto in caso di emergenze, con specifiche dotazioni antincendio e antiinquinamento</mark>, e per il <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">monitoraggio dell’area interdetta alla navigazione</mark></strong>. Infatti, al fine di garantire un adeguato controllo e monitoraggio dell’area intorno al Terminale sono state definite, con Ordinanza della Capitaneria di Porto di Livorno n. 137/2013, <strong>3 diverse aree</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p><strong>Area 1</strong> denominata “<strong>zona di interdizione totale</strong>” alla navigazione, di forma circolare, con un raggio indicativo pari a 2 miglia nautiche (3,7km): in tale area è vietata la navigazione, la sosta,<br>l’ancoraggio e la pesca, nonché qualunque attività di superficie o subacquea;<br><strong>Area 2</strong> denominata “zona di limitazione” contigua alla precedente e compresa fra 2 e 4 miglia nautiche, nella quale è vietata qualunque attività ad eccezione del passaggio ad una ve-<br>locità inferiore a 10 nodi;<br><strong>Area 3</strong> denominata “zona di preavviso” contigua alla precedente e compresa fra 4 e 8 miglia nautiche, nella quale è concessa la sosta solo per necessità e/o emergenze, comunicando le motivazioni alla Capitaneria di porto di Livorno. Le rotte vengono inoltre monitorate e plottate anche dal Terminale.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Nel Rapporto di Sicurezza è stato inoltre evidenziato che gli effetti di possibili<br>incidenti rilevanti ritenuti credibili non hanno alcun impatto sulla popolazione<br>e su nessun sito vulnerabile</strong>. Tale risultato garantisce un livello di sicurezza notevolmente più elevato di un Terminale realizzato sulla terraferma.</p>



<p class="has-medium-font-size">Come risulta evidente, se le norme di sicurezza previste nel caso del Rigassificatore OLT valessero anche a Piombino, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">tutta la città dovrebbe essere evacuata</mark></strong> anche limitandoci a  considerare la sola Area 1, quella detta di interdizione totale. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" width="768" height="528" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56.jpg" alt="" class="wp-image-10201" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56-300x206.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56-640x440.jpg 640w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>La zona di interdizione totale prevista nel caso del Rigassificatore OLT proiettata su Piombino</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">In tale area, di forma circolare, con un raggio indicativo pari a 2 miglia nautiche (3,7km), nel caso del rigassificatore OLT è infatti vietata la navigazione, la sosta, l’ancoraggio e la pesca, nonché qualunque attività di superficie o subacquea.<br>Tutta Piombino cade in area di interdizione totale. La nave di pattugliamento LNG Guardian non permetterebbe l&#8217;attraversamento a nessun traghetto. Figuriamoci nel caso in cui a bordo vi fossero trecento passeggeri con un incendio in corso! <br>Ci chiediamo come mai a Piombino sia invece quotidianamente permesso&#8230;  <br>Si può star certi che malgrado tutto ci sarà qualche commentatore, dotato di intelligenza artificiale o artificiosa che sarà subito pronto a dichiarare che quanto successo a Piombino può viceversa essere letto come una verifica delle &#8220;ottimali condizioni di sicurezza&#8221; di cui godrebbe Piombino ed il suo porto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Come accennato Piombino manca tuttora di un Piano di Emergenza Esterno (PEE), di un Piano di Emergenza per l’intera area portuale e di un Rapporto di Sicurezza adeguato. È, perciò, urgente che i Prefetti sviluppino piani di evacuazione e conducano esercitazioni realistiche per le persone che vivono in condizioni di <strong>rischio di incidenti rilevanti</strong> (impianti sottoposti a <a href="https://www.mase.gov.it/pagina/la-direttiva-seveso-ii-presentazione">direttiva Seveso</a>).   </p>



<p>In tanti pensano che la possibilità che accadano incidenti esplosivi in cui risulti coinvolto gas liquefatto sia molto bassa. Non vorremmo intaccare il loro ottimismo riportando questo caso, fortunatamente su piccola scala, risalente allo scorso febbraio (si veda anche <a href="https://www.francescocappello.com/2023/09/15/il-gas-liquefatto-puo-esplodere-in-piu-modi/">Il Gas liquefatto può esplodere in più modi</a>). </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/_xlbZ2hJHnw?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div><figcaption>Un serbatoio di gas naturale compresso è esploso su un grande impianto a Wilmington giovedì mattina, ferendo nove vigili del fuoco, due dei quali sono stati ricoverati in ospedale in condizioni critiche, hanno detto le autorità. L&#8217;esplosione è avvenuta poco prima delle 7 del mattino tra Alameda Street e North Henry Ford Avenue. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco dopo aver ricevuto la segnalazione che alcune bombole, ritenute contenenti gas naturale compresso (GNC), erano in fiamme. &#8220;Ci sono due serbatoi da 100 galloni su quel veicolo, uno dei quali è esploso mentre i nostri vigili del fuoco stavano spegnendo l&#8217;incendio&#8221;, ha detto il capitano Erik Scott dei vigili del fuoco di Los Angeles in una conferenza stampa di metà mattinata. Carlos Saucedo di KTLA riferisce il 15 febbraio 2024.</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">In conclusione, non ci sono criteri che possano rendere accettabile un rigassificatore <em>monstre</em> di tale fatta. Il porto di Piombino non è adatto. <strong>Non si tratta di un porto specializzato allo scopo</strong>! Sull&#8217;onta dell&#8217;<a href="https://www.francescocappello.com/2022/11/07/campagna-fuori-litalia-dalla-guerra/">emergenza guerrafondaia che ha portato in guerra l&#8217;Italia</a>, Draghi e poi Meloni hanno imposto al Paese la rinuncia al gas da tubo proveniente dalla Federazione Russa e la predisposizione di piattaforme di ricezione del gas liquefatto proveniente in larga misura dagli USA bypassando grazie alla solita decretazione d&#8217;urgenza tutte le normative e gli iter procedurali previsti (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2022/08/30/prove-generali-di-dittatura-ambientale-niente-e-nessuno-potra-opporsi-al-commissario-unico-di-draghi/">Prove generali di dittatura ambientale. Niente e nessuno potrà opporsi al Commissario unico di Draghi</a>. Vedi anche <a href="https://www.francescocappello.com/2022/07/03/per-il-rigassificatore-si-sentira-il-parere-di-30-enti-e-se-fossero-sfavorevoli-si-fa-lo-stesso/">Per il rigassificatore si ascolteranno i pareri di 30 enti e se fossero sfavorevoli si fa lo stesso</a>). Esso non può continuare ad essere ospitato in un piccolo porto storico tra le abitazioni civili; un porto che vede un transito giornaliero di traghetti intorno ai <a href="https://www.portialtotirreno.it/wp-content/uploads/2021/03/PIOMBINO_All_statistico_2020.pdf">tre milioni di passeggeri l&#8217;anno oltre che la movimentazione di circa 4 milioni di tonnellate di merci</a>! Per un porto così piccolo significano un&#8217;altissima densità di movimentazione assolutamente incompatibile con la presenza di un rigassificatore. <br>Un porto non grande, ormai essenzialmente turistico, nato e cresciuto per tutt&#8217;altri scopi e obiettivi, enormemente trafficato e senza un piano di evacuazione! <br>C&#8217;è ancora  qualche testa luminosa che pensa che bisogna semplicemente incrociare le dita e sperare vada ancora bene!? <br>Viceversa è necessario intervenire immediatamente dapprima bloccando e poi eliminando per sempre il mostro da Piombino senza trasferire l&#8217;incubo in nessun&#8217;altra città. <br><em>Fare presto e bene perché si muore</em> diceva il mio maestro, Danilo Dolci. </p>



<p class="has-small-font-size">(1) Sul <a href="https://www.oltoffshore.it/sostenibilita/sicurezza/sicurezza-delle-operazioni-scarico/">sito della OLT</a> offshore LNG Toscana si legge: &#8220;Le operazioni di <strong>allibo del GNL</strong> dalle navi metaniere al Terminale galleggiante avvengono in ottemperanza alla normativa di riferimento italiana (<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2007/09/01/07A07690/sg">D.M. 02/08/2007</a> “<em>Norme provvisorie per il trasporto marittimo alla rinfusa delle merci pericolose allo stato gassoso, norme per gli allibi e procedure amministrative per il rilascio dell’autorizzazione all’imbarco ed il nulla osta allo sbarco delle merci medesime</em>”) e a specifiche prescrizioni emesse dalle Autorità competenti.<br>Le operazioni di manovra, ormeggio, trasferimento del carico e disormeggio sono state oggetto di approfonditi studi in vasca su simulatori e prevedono l’utilizzo di personale altamente qualificato&#8221;. <br>Art. 3. Vigilanza dell&#8217;autorita&#8217; marittima   1.  L&#8217;autorita&#8217;  marittima  vigila,  ai  fini della sicurezza nave, sulle  operazioni  di  imbarco/sbarco  e  trasferimento  del  carico, stabilendo  le  relative  modalita&#8217;  tenuto  conto  delle  condizioni locali, delle circostanze speciali.   2.   La   vigilanza   antincendio   e&#8217;   svolta  secondo  modalita&#8217; disciplinate  con  ordinanza dell&#8217;autorita&#8217; marittima, concordate con il Comando provinciale dei Vigili del fuoco.</p>



<p class="has-small-font-size">(2) Il gas naturale liquefatto (GNL, gas naturale liquefatto) è essenzialmente simile al metano liquido. Il punto di ebollizione a pressione atmosferica del GNL è &#8211; 162 ℃, la densità del liquido di 430 kg / m3, il calore latente di vaporizzazione è 510,25 kJ / m3. La densità di pressione atmosferica è di 0,688 kg / m3 e la miscelazione dell&#8217;aria può formare una miscela esplosiva. Il limite di esplosione è del 3,6% ~ 6,5% e il limite di esplosione è del 13% ~ 17%.</p>



<p class="has-small-font-size">(3) Da <em>Il Tirreno</em> Ven. 23 agosto 2024 </p>



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		<title>La filiera del gas liquefatto e le navi rigassificatrici nei porti. Perché si temono questo genere di impianti?</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2023/09/09/la-filiera-del-gas-liquefatto-e-le-navi-rigassificatrici-nei-porti-perche-si-temono-questo-genere-di-impianti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2023 21:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenze]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[No rigassificatori]]></category>
		<category><![CDATA[Questione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cappello]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La filiera del gas liquefatto e le navi rigassificatrici nei porti. Perché si temono questo genere di impianti?' data-link='https://www.francescocappello.com/2023/09/09/la-filiera-del-gas-liquefatto-e-le-navi-rigassificatrici-nei-porti-perche-si-temono-questo-genere-di-impianti/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="has-medium-font-size">Se la diffidenza dei cittadini giustamente cresce è anche grazie alla memoria di tragedie che hanno colpito le popolazioni civili laddove tecnici, esperti, politici, erano pronti a escludere tali drammatiche evenienze. Iniziamo allora il nostro percorso tra passato e presente dalla data del 29 giugno del 2009, intorno alla mezzanotte, quando un carro cisterna a causa di un incidente disperde il suo contenuto di gas GPL nella stazione di Viareggio. Le vittime saranno 32, 25 i feriti. Enormi i danni alla stazione e alle abitazioni civili circostanti. A seguire uno stralcio della ricostruzione dell&#8217;accaduto. <a href="https://www.raiplay.it/video/2021/06/Ossi-di-Seppia---Il-rumore-della-memoria-EP25-La-strage-di-Viareggio-d938c789-e09c-47e0-ad00-d8f625ebd783.html">QUI la trasmissione Rai integrale</a>. </p>



<figure class="wp-block-video"><video autoplay controls poster="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-08-alle-17.38.35.png" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/VIDEO-2023-08-31-14-52-55.mp4" playsinline></video><figcaption>La strage di Viareggio (durata 2 minuti circa)</figcaption></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9048.jpg" alt="" class="wp-image-10194" width="503" height="432" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9048.jpg 750w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9048-300x258.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9048-640x550.jpg 640w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /><figcaption>La citazione è tratta da &#8220;La sfida del secolo&#8221; di P. Angela e L. Pinna</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Come affermato da Daniela Rombi madre di una delle vittime della strage di Viareggio, si è trattato dell&#8217;esplosione di 54mila litri di GPL che liberandosi hanno provocato la tragedia. 54mila litri corrispondono a <strong>54metri cubi di GPL</strong>. Il rigassificatore che hanno preteso di piazzare nel porto di Piombino (per fortuna non ancora pienamente operativo) a stretto contatto con l&#8217;abitato e la popolazione civile può contenere a pieno carico <strong>170 mila metri cubi di gas liquefatto</strong> con una densità di circa 450 kg a metro cubo ed un fattore di espansione da liquido a volatile pari a 625. Un metro cubo liquido riportato allo stato gassoso aeriforme occuperà quindi un volume pari a 625 metri cubi (1). Si capisce allora perché si preferisca trasportarlo allo stato liquido. Il gas naturale viene liquefatto raffreddandolo a meno 161 gradi, operazione che ne facilita il trasporto attraverso l&#8217;oceano stivato in enormi serbatoi frigoriferi (criogenici). <strong>La conseguenza più ovvia è che si tratti di un concentrato artificiale di energia</strong>. L&#8217;equivalente energetico del rigassificatore Golar Tundra, a pieno carico, è pari a quello di circa 60 bombe atomiche di Hiroshima. Ovviamente l&#8217;equivalenza fa riferimento al contenuto energetico e non alla radioattività diffusa nell&#8217;ambiente dagli ordigni nucleari. <br>Ascoltiamo a seguire l&#8217;ingegner Luigi Severini che nel corso di un&#8217;intervista concessa ad Oreste del Buono non nasconde le sue preoccupazioni relativamente all&#8217;installazione di impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto, galleggianti in mare aperto, respingendo il progetto che il governo intendeva realizzare nell&#8217;area industriale/portuale di Taranto (2). L&#8217;ingegner Severini era responsabile della progettazione dell&#8217;impianto di rigassificazione sulla terraferma per conto della società spagnola &#8220;Gas Natural&#8221;. Ascoltiamolo in questo stralcio di meno di 2 minuti in cui si mostra assai critico rispetto all&#8217;ipotesi di impianti di rigassificazione galleggianti seppure assai distanti dalla costa. </p>



<figure class="wp-block-video"><video autoplay controls preload="auto" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/VIDEO-2023-08-31-13-29-23.mp4" playsinline></video><figcaption>Ing. Luigi Severini da Report &#8220;A tutto gas&#8221; 2006</figcaption></figure>



<p>Per comodità riportiamo qui le sue parole:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>MICHELE BUONO (fuori campo)<br>Può accadere però in generale non accade. Certo. Ma nelle ipotesi di rischio bisogna<br>considerare tutto. E a questo punto <strong>chiedo all’ingegnere se si può prendere in<br>considerazione l’ipotesi di spostare l’impianto a mare, a largo della costa</strong>.<br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br><strong>Sono convinto che gli impianti a terra sono molto più sicuri degli impianti a mare</strong>.<br>MICHELE BUONO<br>Perché non si sente sicuro a mare lei?<br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br>Non mi sento sicuro a mare perché, ripeto, le caratteristiche operative di un impianto<br>off shore sono meno garantite, meno sicure di quelle di un impianto a terra.<br>MICHELE BUONO (fuori campo)<br>Poi <strong>finita l’intervista</strong>, mentre giravo dettagli di altre immagini, l’ingegnere precisa i<br>suoi timori sugli impianti di rigassificazione messi a mare.<br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br><strong>Se va a finire in mare un serbatoio si ha un riscaldamento incontrollato del gnl che sta<br>dentro</strong>.<br>MICHELE BUONO<br>E quindi?<br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br><strong>Quindi se pressurizza può fare il botto</strong>.<br>MICHELE BUONO<br>E lì c’è l’evento catastrofico.<br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br><strong>Lì c’è l’evento catastrofico. Perché il problema è che stiamo parlando di attività<br>ultrasicure se gestite dall’uomo, non si ha dubbio che anche le criticità vengono risolte<br>a terra ma una volta che ti sfugge il controllo dell’impianto, che il serbatoio non è più<br>tuo, che è stato preso e messo a bagnomaria, come fai a garantire più la sicurezza?</strong><br>MICHELE BUONO<br>Quindi <strong>anche se un impianto è distante, il botto che succede può interessare</strong><br>LUIGI SEVERINI- ingegnere<br>Sono quantità di liquido enormi, stiamo parlando di due serbatoi fanno 280.000 m3<br>moltiplicati per seicento volte.<br>MICHELE BUONO (fuori campo)<br><strong>Ma 280.000 m3 di gas liquido a pressione dentro due serbatoi, moltiplicati per 600, se<br>cascano in mare, diventano all’improvviso 168 milioni di m3 di gas che fanno il botto<br>dentro i serbatoi, come ha detto l’ingegnere</strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Ovviamente, stuoli di tecnici, esperti e politici, sono pronti a giurare che l&#8217;eventualità che una nave rigassificatrice affondi in mare aperto (incidente di peggior scenario) in seguito a rovinose collisioni con altre navi o esplosioni a bordo, ecc., sia un evento praticamente impossibile a probabilità quasi zero&#8230; </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="761" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-1024x761.jpg" alt="" class="wp-image-10196" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-1024x761.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-300x223.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-768x571.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-640x476.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52-120x90.jpg 120w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-12-20-52.jpg 1201w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il raggio di 60 km è una stima della zona colpita rielaborata dai tecnici del comitato di PISA/LIVORNO sulla base di studi dovuti a ricercatori USA nel caso del rigassificatore OLT di 140 mila metri cubi </figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">Ed ecco come la memoria storica, ancora una volta, ci ricordi come non si tratti eventi escludibili a priori. <br>A proposito di esplosioni a bordo, incendio e affondamento ricordiamo <a href="https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2023/04/naufragio-haven-arenzano-disastro-ecologico-petrolio-rewind-f9ffbf2e-8837-4c94-8002-159b637f4e7f.html">il caso della superpetroliera cipriota <em>Haven</em></a>. <strong>L&#8217;11 aprile 1991 </strong>un&#8217;<strong>esplosione</strong> a bordo ne causa l&#8217;incendio e il naufragio. Si trovava in rada davanti a Voltri (Genova). <strong>La Haven brucerà per tre giorni</strong>, prima di affondare. <strong>I morti saranno cinque</strong>, due greci e tre filippini, <strong>le tonnellate di petrolio versate in mare, 140mila</strong>. Sarà il più grave disastro ambientale mai accaduto nel Mediterraneo. <strong>Nel 2002 saranno tutti assolti</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile" style="grid-template-columns:54% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" width="621" height="421" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9053.jpg" alt="" class="wp-image-10198 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9053.jpg 621w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9053-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 621px) 100vw, 621px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-medium-font-size">Una superpetroliera può contenere anche il doppio del contenuto energetico di una nave rigassificatrice a pieno carico. Tuttavia il petrolio si riversa in mare provocando danno ecologico laddove il gas a 160 gradi sotto lo zero racchiuso nei serbatoi «a bagnomaria nell&#8217;acqua di mare (a 10 gradi sopra lo zero) pressurizza e fa il botto». Un botto potenzialmente catastrofico.</p>
</div></div>



<p class="has-medium-font-size">Solo poche ore prima della Haven, nel porto di Livorno, <strong>il traghetto Moby Prince aveva urtato contro un&#8217;altra petroliera</strong>, provocando la peggiore tragedia della Marina mercantile italiana nel Dopoguerra (140 le vittime).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>I<strong>l traghetto Moby Prince urtò contro una petroliera</strong>, provocando la peggiore tragedia della Marina mercantile italiana nel Dopoguerra (140 le vittime).</figcaption></figure>



<h3 id="qui-si-qui-no">Qui sì qui no</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-16-34-02-1.jpg" alt="" class="wp-image-10202" width="575" height="404" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-16-34-02-1.jpg 920w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-16-34-02-1-300x211.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-16-34-02-1-768x541.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-16-34-02-1-640x451.jpg 640w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La Capitaneria di Porto di Livorno</strong>, forse consapevole del pericolo di catastrofiche collisioni ed eventi esplosivi, emise a suo tempo <a href="https://www.oltoffshore.it/wp-content/uploads/2020/03/olt_impaginato-dichiarazione-emas_compressed.pdf">un&#8217;ordinanza</a> tuttora in vigore, nel caso del rigassificatore OLT, tra Marina di Pisa e Tirrenia, posizionato a 22 km dalla costa ove i frequentatori dell&#8217;area si sono abituati a rispettare una <strong><em>zona circolare di interdizione totale</em> </strong>di 7,4 km di diametro con al centro il rigassificatore OLT. Un’area di 43 chilometri quadrati, con al centro i bomboloni galleggianti, dove è vietato tutto: navigazione, sosta, ancoraggio e pesca, nonché qualunque attività di superficie o subacquea. Va un pò meglio, ma nemmeno tanto, in tutta una zona concentrica alla prima di 129 chilometri quadrati, una corona circolare con raggio compreso tra 3,7 e 7,4 chilometri, la <strong><em>zona di limitazione</em></strong>, nella quale è vietato tutto però almeno ci passi, se non hai troppa fretta, dopo aver ottenuto un permesso di transito. Devi mantenere una velocità inferiore a 10 nodi altrimenti scatta implacabile l’autovelox della <em>LNG Guardian</em>, la nave guardiana che pattuglia la zona 24 ore su 24 a cui tuttavia è preclusa la navigazione nella zona di interdizione totale. Decisamente meglio se ti limiti alla <strong><em>zona di preavviso</em></strong> fra 7,4 e 14,8 chilometri, nella quale puoi concederti, se avessi delle buone ragioni e avverti la capitaneria, una sosta per necessità e/o emergenze. Basta far sapere come mai vuoi sostare proprio lì a 15 km dal rigassificatore in un punto qualsiasi di quest’area di 556 chilometri quadrati intorno ai bomboloni di mare spiegando ragioni e motivazioni, che ti spingono a questo azzardo, alla Capitaneria di porto di Livorno e loro capiranno…</p>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;Ordinanza della Capitaneria di porto di Livorno fosse fatta rispettare 100 chilometri più a Sud, tutta Piombino, cascando in zona di interdizione totale dovrebbe essere evacuata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" width="768" height="528" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56.jpg" alt="" class="wp-image-10201" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56-300x206.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/PHOTO-2023-08-31-13-22-56-640x440.jpg 640w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>La zona di interdizione totale prevista da SNAM proiettata su Piombino</figcaption></figure>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;Ordinanza della Capitaneria di porto di Livorno fosse fatta rispettare 100 chilometri più a Nord anche Savona e Vado Ligure dovrebbero essere evacuate il giorno che il Rigassificatore attualmente parcheggiato a Piombino venisse spostato e reso operativo nella sua nuova collocazione al largo di Savona. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="739" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1-1024x739.jpg" alt="" class="wp-image-10176" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1-1024x739.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1-300x217.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1-768x554.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1-640x462.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_8913-2-1.jpg 1236w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Aree di interdizione alla navigazione previste da SNAM proiettate su Savona &#8211; Vado Ligure</figcaption></figure>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-medium-font-size">Nel caso di Savona sono previste condutture, che dopo il tratto sottomarino, convoglierebbero il gas rigassificato, per molti chilometri, in direzione della Val Bormida per immetterlo infine nel gasdotto nazionale; compresa una diramazione a ovest che andrebbe ad alimentare la centrale elettrica a ciclo combinato della <em>Tirreno Power</em>, che per inciso è sotto processo. Gli ex dirigenti della ex centrale a carbone sono accusati di disastro ambientale. Il pubblico ministero <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2023/06/processo-tirreno-power-le-conclusioni-delle-parti-civili--f9ceb62b-9b3e-4007-a694-9447eb4ab09a.html" target="_blank">ha chiesto</a> <strong>la condanna a tre anni e mezzo per 24 imputati su 25, per un totale di oltre 86 anni di carcere</strong>. La motivazione: <strong>disastro ambientale e sanitario</strong> [vedi <a href="https://www.lifegate.it/tirreno-power-processo">https://www.lifegate.it/tirreno-power-processo</a>].<br>La condotta convogliante il gas, a pressioni vicino alle cento atmosfere, che prevede aree di pompaggio e purificazione, attraverserà i comuni di Carcare e Altare fino all’allaccio alla rete nazionale, a Cairo Montenotte. Essa costeggerà la SARPOM, una raffineria di oli minerali classificata a rischio di incidente rilevante. Oltretutto fiancheggerà il corso del torrente Quiliano, lo stesso che trent&#8217;anni fa provocò la grande alluvione del settembre del 1992. Sarà prudente?</p>



<figure class="wp-block-video"><video autoplay controls poster="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/IMG_9058.jpg" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/RPReplay_Final1694260799-2.mov" playsinline></video><figcaption>Trent&#8217;anni fa la tragica alluvione di Quiliano e Savona</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">A proposito di condutture di gas che esplodono ecco il <a href="https://youtu.be/ZW9sW_fJqOo">filmato dell&#8217;esplosione di un gasdotto in Messico</a> che ha ucciso 26 persone e ferite 46. &#8220;Fattorie e case nel raggio di cinque chilometri dal sito sono state evacuate, anche se i soccorritori sono riusciti a tenere sotto controllo l&#8217;incendio prima che potesse diffondersi al vicino impianto di gas. <br>Mentre in Messico i gasdotti della benzina e del diesel vengono regolarmente intercettati dai ladri, i funzionari hanno affermato che è raro che i gasdotti del gas naturale vengano presi di mira dai ladri&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-video"><video autoplay controls poster="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-14.58.40.png" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/VIDEO-2023-08-31-14-52-12.mp4" playsinline></video><figcaption> Si ritiene che una perdita accidentale abbia causato l&#8217;esplosione del 18 settembre 2012 presso l&#8217;impianto di distribuzione del gas naturale Pemex a Reynosa. </figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_pipeline_accidents">QUI</a> una lista lunghissima seppure parziale, di incidenti coinvolgenti gasdotti. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">In tanti potrebbero erroneamente concludere che i rischi connessi al gas liquefatto riguardino solo alcune città portuali italiane e i gasdotti. Ebbene non è affatto così (3).</mark></strong> Le grandi multinazionali, SPA dell&#8217;energia come ENI, SNAM, ecc. stanno mettendo a punto una vera e propria<strong> filiera del gas liquefatto</strong> che in parte <strong>mira al consumo di gas direttamente nella sua forma liquefatta</strong>. La rigassificazione sarà, in questi casi operata a valle non più a monte. <br>Si definisce <strong>“Small Scale LNG”</strong> (o SSLNG) la modalità attraverso la quale il gas naturale viene gestito direttamente in forma liquida. Come vedremo il gas naturale resta in forma liquida e gestito da infrastrutture di stoccaggio che possono rifornire autocisterne, ISO-container, bettoline, shuttle, vagoni cisterna ferroviari, <a href="https://www.federmetano.it/distributori-metano/distributori-metano-liquido-lng/">impianti di rifornimento</a> di autoveicoli alimentati a GNL o a CNG (distributori carburante metano liquefatto compresso). <br>Le conseguenze sono e saranno sempre più sotto i nostri occhi. A seguire l&#8217;esplosione di un Tir trasportante gas liquefatto sull&#8217;autostrada nei pressi di Bologna.</p>



<figure class="wp-block-video"><video autoplay controls poster="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.21.45.png" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/RPReplay_Final1693660642.mov" playsinline></video><figcaption>Esplosione Tir Trasportante Gas liquefatto sull&#8217;Autostrada &#8211; zona Bologna </figcaption></figure>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=567193210607557"><img loading="lazy" width="480" height="452" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.34.45.png" alt="" class="wp-image-10210 size-full" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.34.45.png 480w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.34.45-300x283.png 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=567193210607557">Sabato pomeriggio 14 giugno 2020 </a>un camion cisterna che trasportava gas naturale liquefatto (GNL) ha preso fuoco ed è esplosa su una superstrada <strong>nella città di Wenling, nella provincia di Zhejiang, nella Cina orientale</strong>. L&#8217;esplosione ha scaraventato l&#8217;auto cisterna in un&#8217;officina vicina (vedi filmato), provocando una seconda esplosione. La successiva domenica mattina risultavano<strong> uccise 19 persone e altre 172 erano state ricoverate in ospedale con ferite</strong>.</p>
</div></div>



<h3 id="protesta-in-pennsylvania-contro-i-treni-bomba-carichi-di-gas-liquefatto"><a href="https://www.pbs.org/video/community-rallies-against-proposed-natural-gas-terminal-1678301183/">Protesta in Pennsylvania</a> contro i <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">TRENI BOMBA</mark> carichi di gas liquefatto</h3>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped">
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.pbs.org/video/community-rallies-against-proposed-natural-gas-terminal-1678301183/"><img loading="lazy" width="1024" height="553" data-id="10216"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-1024x553.png" alt="" class="wp-image-10216" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-1024x553.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-300x162.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-768x415.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-1536x830.png 1536w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43-640x346.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.55.43.png 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="679" height="347" data-id="10212"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.07.png" alt="" class="wp-image-10212" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.07.png 679w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.07-300x153.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.07-640x327.png 640w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="789" data-id="10214"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39-1024x789.png" alt="" class="wp-image-10214" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39-1024x789.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39-300x231.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39-768x592.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39-640x493.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-16.57.39.png 1127w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1014" height="709" data-id="10215"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.00.57.png" alt="" class="wp-image-10215" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.00.57.png 1014w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.00.57-300x210.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.00.57-768x537.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.00.57-640x447.png 640w" sizes="(max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-rounded"><img loading="lazy" width="540" height="678" data-id="10211"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.05.09.png" alt="" class="wp-image-10211" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.05.09.png 540w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.05.09-239x300.png 239w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.pbs.org/video/community-rallies-against-proposed-natural-gas-terminal-1678301183/"><img loading="lazy" width="1024" height="650" data-id="10213"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37-1024x650.png" alt="" class="wp-image-10213" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37-1024x650.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37-300x190.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37-768x488.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37-640x406.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.02.37.png 1246w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
</figure>



<p><a href="https://www.pbs.org/video/community-rallies-against-proposed-natural-gas-terminal-1678301183/">Vedi qui il servizio sui manifestanti contro i treni bomba</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>C’è un nuovo senso di urgenza nella <strong>lotta contro la proposta di un terminale per il gas naturale liquefatto nel South Jersey</strong>. Si tratta di una <strong>struttura che spedirebbe il GNL altamente infiammabile prodotto in Pennsylvania in tutto il mondo tramite vagoni ferroviari che trasportano il gas liquefatto attraverso le comunità del South Jersey</strong>. Gli oppositori si sono radunati a Camden martedì sera, esortando il consiglio comunale ad opporsi al progetto previsto per Gibbstown.<br>In onda: 03/08/23</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;<strong><em>New Fortress Energy</em></strong> <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">propone di trasportare il gas naturale superraffreddato</mark> <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">per quasi 200 miglia su ferrovia e autostrada da un impianto a Wyalusing, Pennsylvania, a un porto sul fiume Delaware a Gibbstown. </mark></strong><br><a href="https://delawarecurrents.org/2021/01/15/gibbstown-lng-project-many-hurdles-remain-2/">Il progetto comporterebbe fino a 100 vagoni ferroviari GNL</a> – i critici li chiamano “<strong>treni bomba</strong>” –  Si tratta di <strong>centinaia di autocisterne ferrate che serpeggiano attraverso o vicino a comunità densamente popolate</strong>, come Allentown, Reading, Scranton e Wilkes-Barre e sezioni di Filadelfia e dei suoi sobborghi&#8221;. <br>&#8220;<a href="https://www.floridabulldog.org/2019/09/lng-bomb-trains-ignite-nightmare-scenario-for-south-florida/">I carri cisterna dei treni bomba trasportano una potenza esplosiva sufficiente a radere al suolo una città</a>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size">&nbsp;<a href="https://www.peoplesworld.org/article/trump-scheming-to-ship-volatile-liquid-gas-by-train-across-us/">“In caso di incidente, il trasporto ferroviario di GNL</a> può provocare incendi ed esplosioni catastrofiche. Il permesso consentirebbe ai treni carichi di gas naturale liquefatto (GNL) di attraversare città e periferie densamente popolate. In caso di incidente, i primi soccorritori non sarebbero in grado di controllare e contenere l’incidente. <strong>Se un vagone cisterna per GNL viene preso in un incendio e avvolto dalle fiamme esterne, potrebbe verificarsi un&#8217;esplosione simile a una bomba</strong>. E i treni GNL sarebbero vulnerabili agli attacchi terroristici”. </p>



<h3 id="torniamo-a-casa-nostra">Torniamo a casa nostra</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.21.06.png" alt="" class="wp-image-10218" width="596" height="422" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.21.06.png 690w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.21.06-300x212.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-17.21.06-640x453.png 640w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.ivg.it/2023/08/deposito-gnl-a-bergeggi-il-ministero-rilascia-il-nullaosta-per-la-realizzazione-dellimpianto/">A Bergeggi in provincia di Savona, è prevista la installazione di un deposito costiero</a> all&#8217;interno dell&#8217;area verde in figura. Il governo ha già rilasciato il suo nulla osta. Molteplici gli usi prevedibili e i rischi connessi. Il deposito, della capacità complessiva di 21600 metri cubi (contenuto energetico maggiore di quello di 7 bombe atomiche di Hiroshima), sarà ripartito in 12 serbatoi aventi capacità geometrica pari a 1.800 mc ciascuno. Il gas potrà alimentare la già citata centrale elettrica della Tirreno Power. Prevedibile un traffico di bettoline (piccole e medie navi gasiere) facenti la spola dalla nave rigassificatrice OLT di Pisa/Livorno, <a href="https://www.shippingitaly.it/2023/02/14/niente-via-il-progetto-vessel-reloading-di-snam-per-panigaglia-puo-procedere/">Panigallia</a>, ecc. Il Gnl sarà trasportato e distribuito via terra, tramite tir e treni dotati di cisterne criogeniche della capacità di circa 45 metri cubi. Altri depositi costieri di GNL, tra realizzati e previsti, a Ravenna, Porto Torres, Livorno, Napoli (non ha superato la VIA), ecc.. (vedi <a href="https://www.shippingitaly.it/2023/02/14/niente-via-il-progetto-vessel-reloading-di-snam-per-panigaglia-puo-procedere/">https://www.shippingitaly.it/2023/02/14/niente-via-il-progetto-vessel-reloading-di-snam-per-panigaglia-puo-procedere/</a>).<br><br>Previsto anche il <strong>bunkeraggio</strong> ossia il <strong>rifornimento di combustibile per la propulsione di nav</strong>i alimentate a GNL. <br>Costa Crociere, azienda italiana della statunitense Carnival, ha preso in consegna una nuova nave della flotta alimentata a <strong>gas naturale liquefatto </strong>(GNL). Ovviamente viene affermato che tale tecnologia avanzatissima permetterà di abbattere le emissioni di CO2 e contribuirà a salvare il mondo dai cambiamenti climatici globali (del mito del GNL quale gas ecologico ci occuperemo in altro articolo).<br><a href="ttps://www.ilsole24ore.com/art/arriva-toscana-terza-nave-gnl-gruppo-costa-AELMW10">Il gruppo Costa è stato il primo al mondo a utilizzare gas naturale liquefatto</a>. Attualmente conta su una flotta di quattro navi alimentate con questa tecnologia: AidaNova e Costa Smeralda, già in servizio, Costa Toscana, appena consegnata, e AidaCosma, in arrivo prossimamente.</p>



<h3 id="le-stazioni-di-rifornimento-di-gnl">Le stazioni di rifornimento di GNL </h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://web.uta.com/fileadmin/user_upload/images/fuel/fluessigerdgas-station.jpg" alt="Gas naturale liquefatto (GNL)" width="457" height="305" title="Gas naturale liquefatto (GNL)"/><figcaption>Stazioni di rifornimento a GNL</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;<a href="https://web.uta.com/it/fuel/fuel-types-57ct/liquefied-petroleum-gas">Le stazioni di rifornimento di GNL non sono ancora molto diffuse in Europa. Oggi in Germania ci sono circa 30 stazioni. Ma l&#8217;UE sta premendo perché il numero aumenti. Ha intenzione di sovvenzionare altre stazioni di rifornimento sulle principali arterie di trasporto su strada europee. Nel frattempo, la domanda è in </a>aumento: <strong>le previsioni affermano che entro il 2025 sulle nostre strade circoleranno 25.000 veicoli pesanti alimentati a GNL</strong>. Si prevede che, per soddisfare l&#8217;aumento della domanda, <strong>saranno realizzate 200 stazioni di rifornimento di GNL</strong>&#8220;. l&#8217;UE classifica i veicoli pesanti a GNL e GNC come ecologici. Essi godono perciò di un&#8217;esenzione dai pedaggi fino al 2023 che ne incentiverà la diffusione. </p>



<h3 id="non-mancano-i-primi-incidenti-coinvolgenti-tir-alimentati-a-gas-liquefatto">Non mancano i primi incidenti coinvolgenti TIR alimentati a gas liquefatto</h3>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="465" height="334" data-id="10224"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.36.png" alt="" class="wp-image-10224" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.36.png 465w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.36-300x215.png 300w" sizes="(max-width: 465px) 100vw, 465px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="499" height="312" data-id="10225"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.47.png" alt="" class="wp-image-10225" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.47.png 499w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.55.47-300x188.png 300w" sizes="(max-width: 499px) 100vw, 499px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="571" height="369" data-id="10226"  src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.56.08.png" alt="" class="wp-image-10226" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.56.08.png 571w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/09/Schermata-2023-09-09-alle-18.56.08-300x194.png 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption">L&#8217;incendio non ha fortunatamente innescato l&#8217;esplosione del serbatoio GNL</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.ctif.org/sites/default/files/news_files/2020-05/RETEX%20LNG%20Italian%20%20Version%202018%206%2023.pdf">Ecco un caso di studio da parte dei vigili del fuoco</a> che non appaiono ben preparati rispetto a questa nuova tipologia di incidenti. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>&#8220;Le squadre che sono arrivate sulla scena inizialmente pensavano di rispondere a un &#8220;normale&#8221;<br>incendio di un veicolo industriale. Tuttavia, durante l&#8217;intervento è stato notato il serbatoio di LNG.<br>Era evidente la necessità di utilizzare procedure non standard. <strong>È stato necessario coinvolgere specialisti che avessero le conoscenze e gli strumenti necessari per gestire l&#8217;incidente</strong>. <strong>Le informazioni corrette su come procedere in tali interventi non erano facilmente disponibili al momento dell’incidente, il che significa che tutti i soggetti coinvolti (vigili del fuoco, forze dell’ordine, servizio di recupero, …) necessitavano di una formazione specifica preventiva.</strong><br>La durata dell&#8217;intervento ha avuto un grande impatto economico che avrebbe potuto essere evitato<br>se i servizi di emergenza fossero stati ben informati/formati e se il materiale specialistico necessario<br>fosse stato prontamente disponibile. Sono stati contattati i produttori sia del veicoli che del serbatoio LNG&#8221;.</p></blockquote>



<p>&#8220;<strong>Le informazioni corrette su come procedere in tali interventi non erano facilmente disponibili al momento dell’incidente, il che significa che tutti i soggetti coinvolti (vigili del fuoco, forze dell’ordine, servizio di recupero, …) necessitavano di una formazione specifica preventiva&#8221;.</strong> </p>



<p>Sì, in effetti&#8230; </p>



<p>addendum</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/ae_N_thhqZI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div></figure>



<p>(1) Il potere calorifico&nbsp;dei due&nbsp;combustibili, metano e GPL, è molto simile. Questo significa che la resa del gas, ossia il calore sprigionato da 1 kg di combustibile, l&#8217;unità di massa,&nbsp;è analoga. Per avere un&#8217;idea&nbsp;il valore del potere calorifico inferiore del gas metano è di 12.000 kcal/kg mentre quello del&nbsp;GPL&nbsp;è di c.a.&nbsp;11.500 kcal/kg.&nbsp;<br>(2) La società spagnola Gas Natural aveva chiesto l’autorizzazione alle amministrazioni locali e ai ministeri competenti di costruire un rigassificatore all’interno dell’area del porto di Taranto proprio dove, il 1 maggio 2006, si era bucato un serbatoio dell’Agip. L&#8217;ingegner Severinini era responsabile della progettazione dell&#8217;impianto di rigassificazione sulla terraferma. <br>(3) vedi i miei: <br>–  <a href="https://www.francescocappello.com/2022/07/06/il-gas-liquefatto-non-e-un-problema-che-riguarda-solo-piombino-ma-lintero-territorio-nazionale/">Il gas liquefatto non è un problema che riguarda solo Piombino ma l’intero territorio nazionale</a> <a href="https://www.francescocappello.com/2022/06/27/guerra-e-sanzioni-alla-russia-danno-lopportuna-spinta-al-mercato-anche-borsistico-del-gas-liquefatto-su-piccole-ed-enormi-navi-metaniere-in-mare-come-in-terra/">Guerra e sanzioni alla Russia alimentano il mercato, anche borsistico, del gas liquefatto, in mare come in terra</a><br><br>–  <a href="https://www.francescocappello.com/2022/07/12/ascoltiamo-lad-di-olt-pensando-a-piombino-scopriamo-che-anche-livorno-avra-depositi-di-stoccaggio-di-gas-liquefatto-nel-suo-porto/">Ascoltiamo l’AD di OLT pensando a Piombino. Scopriamo che anche Livorno avrà depositi di stoccaggio di gas liquefatto nel suo porto</a></p>



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