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	<title>Uncategorized &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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	<title>Uncategorized &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>Sicurezza o controllo sociale? Conferme di incostituzionalità da parte del Massimario della Cassazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 24 aprile 2026 54]]></category>
		<category><![CDATA[Massimario della Cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Man mano che il sistema economico, sociale e politico involve, annodandosi nella matassa indistricabile della propria incapacità, vittima dei servilismi a poteri ed interessi estranei al benessere sociale, la coesione sociale si disgrega e si presenta la necessità per la sopravvivenza del sistema politico di imbrigliare la prevedibile reazione sociale arginandola preventivamente al fine di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sicurezza o controllo sociale? Conferme di incostituzionalità da parte del Massimario della Cassazione' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/06/26/sicurezza-o-controllo-sociale-conferme-di-incostituzionalita-ad-parte-del-massimario-della-cassazione/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Man mano che il sistema economico, sociale e politico involve, annodandosi nella matassa indistricabile della propria incapacità, vittima dei servilismi a poteri ed interessi estranei al benessere sociale, la coesione sociale si disgrega e si presenta la necessità per la sopravvivenza del sistema politico di imbrigliare la prevedibile reazione sociale arginandola preventivamente al fine di tentare di sopravvivere alla propria insufficienza e patologia sistemica.<br />
A farne le spese sono tutti quei dispositivi costituzionali atti a concedere i diritti che permettono ai cittadini di esprimersi come popolo preoccupato dell&#8217;insostenibilità della via che si sta percorrendo, che sente urgenza di cambiamento, essendo peraltro in grado di indicare soluzioni altre rispetto al vicolo cieco in cui la politica sta costringendo presente e futuro del Paese</h2>
<p>Il Disegno di Legge sulla sicurezza del 2026 è ora legge e su di esso si è espresso l&#8217;Ufficio del Massimario della Cassazione confermando tutti i timori di incostituzionalità (vedi nota [1]). Ricordiamone i principali punti critici perché palesemente incostituzionali.<br />
Molti giuristi e ora la stessa Cassazione denunciano che, per rispondere al desiderio di un controllo più rigido, si è finito per calpestare i pilastri che tengono in piedi la nostra democrazia.<br />
Il primo aspetto critico riguarda la nostra libertà di movimento e di espressione. <strong>La legge ha introdotto la possibilità di trattenere una persona per dodici ore durante le manifestazioni senza l&#8217;intervento immediato di un magistrato</strong>. Questo punto entra in rotta di collisione diretta con l&#8217; &#8220;articolo 13 della Costituzione&#8221;, il quale stabilisce solennemente che &#8220;<strong>la libertà personale è inviolabile</strong>&#8221; e che ogni restrizione deve essere convalidata dall&#8217;autorità giudiziaria nei tempi più rapidi possibili. Quando lo Stato può decidere autonomamente, per dodici ore, di limitare la libertà di un cittadino senza che un giudice verifichi la fondatezza di tale atto, viene meno quella garanzia fondamentale che impedisce al potere esecutivo di trasformarsi, di fatto, in un arbitro senza controlli. <span style="color: #ff0000;"><strong>Non si tratta solo di una questione tecnica, ma del rischio che una piazza, luogo simbolo della democrazia, diventi un posto dove la paura di subire un fermo senza garanzie finisca per spaventare chiunque voglia esercitare il proprio diritto di manifestare</strong></span>.</p>
<p>L&#8217;articolo 7 sulla gestione delle manifestazioni è infatti il punto che suscita maggiori preoccupazioni. Questo articolo interviene sulla storica Legge Reale (Legge 152/1975), ampliando i poteri di perquisizione &#8220;sul posto&#8221; da parte delle forze dell&#8217;ordine in occasione di manifestazioni. La legge permetterà di trattenere persone in condizioni che, secondo il Massimario, rischiano di eludere il necessario controllo preventivo e immediato dell&#8217;Autorità Giudiziaria, sollevando dubbi sulla compatibilità con l&#8217;inviolabilità della libertà personale sancita dall&#8217;articolo 13 della Costituzione.</p>
<p>L&#8217;articolo 10 (Limitazioni alla partecipazione pubblica), <strong>introduce il divieto di partecipare a riunioni o assembramenti in luogo pubblico, disposto dal giudice come pena accessoria in caso di condanna per determinati reati</strong>. Prevista un&#8217;estensione automatica di tali divieti, che potrebbero arrivare a limitare drasticamente la libertà di riunione garantita dall&#8217;articolo 17 della Costituzione, trasformando una sanzione penale in una sorta di &#8220;Daspo&#8221; a vita o di durata tale da erodere il diritto di manifestare il proprio pensiero collettivamente.</p>
<p>Un altro tema assai delicato riguarda il modo in cui il legislatore vorrebbe affrontare i reati dei minori. <strong>Si è ratificata l&#8217;idea di sanzionare i genitori per le condotte dei figli</strong>, introducendo forme di responsabilità che tradiscono palesemente il principio cardine dell&#8217;articolo 27 della Costituzione, il quale recita che &#8220;<strong>la responsabilità penale è personale</strong>&#8220;. Nel diritto italiano, siamo responsabili per ciò che facciamo noi, non per le azioni degli altri. Se introduciamo una responsabilità indiretta, rischiamo di trasformare il sistema penale in uno strumento che punisce un intero nucleo familiare, ignorando le complessità sociali e le corresponsabilità educative che stanno dietro a un disagio giovanile. La legge colpisce i genitori non per un loro reato diretto, ma per la loro posizione familiare, creando un meccanismo di colpa oggettiva che è estraneo alla cultura giuridica democratica e costituzionale e che rischia di non risolvere affatto il problema alla radice.</p>
<p>Articoli 4-ter e 4-quater (La responsabilità sui minori). Queste norme introducono sanzioni amministrative e restrizioni legate al possesso di armi o strumenti atti ad offendere da parte dei minori di diciotto anni. Qui la critica non riguarda solo il merito, ma l&#8217;impostazione: si prevede una responsabilità (anche amministrativa/pecuniaria) che coinvolge in modo indiretto i genitori o chi esercita la potestà, creando un sistema di responsabilità che si somma a quella civile. Il rischio paventato è di colpire il nucleo familiare per fatti del figlio, allontanandosi dal principio di responsabilità personale previsto dall&#8217;articolo 27 della Costituzione.</p>
<p>Infine, dobbiamo guardare al ruolo fondamentale che il giudice deve mantenere all&#8217;interno del processo. <strong>Il decreto propone automatismi che spingono verso una giustizia quasi &#8220;algoritmica&#8221;, in cui la pena viene applicata in modo rigido e praticamente automatico, privando il magistrato della sua capacità di valutare il caso specifico, la storia della persona e il contesto del reato</strong>. Questo approccio è in aperta contraddizione con gli &#8220;articoli 101 e 104 della Costituzione&#8221;, che sanciscono l&#8217;indipendenza della magistratura e la soggezione del giudice soltanto alla legge, intesa come sistema complesso e non come mera somma di divieti. Se la legge diventa un automatismo che toglie al giudice il potere-dovere di &#8220;interpretare&#8221; i fatti, stiamo di fatto svuotando il processo penale della sua funzione umana. Il rischio è che, nel tentativo di apparire severi e rapidi nel comminare le pene si sia scelta una scorciatoia che finisce per condannare individui con pene sproporzionate, equiparando situazioni radicalmente diverse tra loro, trasformando l&#8217;aula di tribunale in un luogo in cui si applicano procedure standardizzate invece di amministrare la giustizia.</p>
<p>L&#8217;articolo 5 (Automatismi nello spaccio) interviene sull&#8217;articolo 73 del Testo Unico Stupefacenti mirando a inasprire le pene e a introdurre la confisca obbligatoria di veicoli e beni. Il Massimario evidenzia come l&#8217;introduzione di automatismi che etichettano quasi per &#8220;default&#8221; certi fatti come gravi, <strong>sottragga al giudice la possibilità di valutare la specificità del caso</strong> (ad esempio, distinguendo tra il caso occasionale e quello abituale), rischiando di applicare pene sproporzionate rispetto alla reale pericolosità del fatto.</p>
<p>Articolo 11 (Aggravamento delle pene per lesioni). Estendendo l&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 583-quater del codice penale (originariamente pensato per le lesioni a pubblici ufficiali) anche a casi che coinvolgono il personale scolastico, il decreto inasprisce notevolmente le pene. La critica qui non è sulla protezione del personale scolastico in sé, ma sulla tendenza legislativa di rispondere a ogni crisi sociale (in questo caso il disagio nelle scuole) esclusivamente alzando il livello della sanzione penale, creando un sistema di &#8220;sicurezza&#8221; basato solo su pene severissime che, a lungo termine, rischiano di saturare il sistema carcerario senza intervenire sulle cause profonde del disagio.</p>
<p>Il cuore della preoccupazione come emerge chiaramente dalla Relazione del Massimario sta nel fatto che il legislatore abbia scelto la strada dell&#8217;<strong>automatismo sanzionatorio</strong> e dell&#8217;<strong>ampliamento dei poteri di polizia</strong> senza garanzie giudiziarie scavalcando a piè pari i presidi costituzionali.<br />
Quando un articolo di legge, come il 7 o il 10, trasforma un diritto fondamentale (come quello di manifestare o di non essere privati della libertà senza un giudice) in un’eccezione che può essere sospesa per &#8220;ragioni di sicurezza&#8221;, la rete di protezione della Costituzione inizia a sfilacciarsi. La Cassazione, in sostanza, avverte seppure fuori tempo massimo che, se questa impostazione diventa la norma, il cittadino si ritroverà progressivamente meno protetto davanti al potere dello Stato, proprio in quei momenti in cui la protezione sarebbe più necessaria.</p>
<p>La Costituzione è stata scritta proprio per proteggerci dai momenti di panico e dalle spinte emotive che penserebbero di risolvere sacrificando i diritti fondamentali in cambio di una rassicurante, ma illusoria, promessa di ordine totale abituando il Paese a un&#8217;idea di Stato minimo in cui la &#8220;sicurezza&#8221; vale molto più della libertà, cambiando, un articolo alla volta, il volto della nostra convivenza civile e i connotati dello Stato costituzionale.</p>
<p>Il dibattito sollevato dalla Relazione n. 39/2026 dell&#8217;Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione non è un’opinione isolata, ma un&#8217;analisi tecnica che punta il dito contro alcune disposizioni del Decreto-Legge 24 febbraio 2026, n. 23 (convertito in Legge 54/2026).</p>
<p>Il pronunciamento della Cassazione, o meglio la Relazione n. 39/2026, non è arrivato in seguito a una causa o a una richiesta esterna specifica di un cittadino o di un gruppo politico. È bene chiarire subito la natura di questo documento per capire perché è così autorevole.<br />
Non è infatti una sentenza, ma un&#8217;analisi tecnica. La Relazione non è una sentenza di un processo, ma un documento di analisi tecnica redatto dall&#8217;Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione (Servizio Penale).<br />
L&#8217;Ufficio del Massimario è una struttura interna alla Corte Suprema che ha il compito istituzionale di studiare le nuove leggi appena approvate (o in fase di conversione). Il suo ruolo è quello di:<br />
<strong>Monitorare le novità normative</strong>: analizzare come le nuove leggi si inseriscono nel sistema giuridico.<br />
<strong>Supportare la &#8220;nomofilachia&#8221;</strong>: ovvero garantire che l&#8217;interpretazione della legge sia uniforme in tutto il Paese, fornendo ai magistrati e agli operatori del diritto una base di studio chiara e tecnica.<br />
<strong>Segnalare le criticità</strong>: quando arriva una legge &#8220;complessa&#8221; o che incide pesantemente su diritti costituzionali, il Massimario redige queste relazioni per mettere in guardia su potenziali conflitti tra la nuova norma e i principi di ordine superiore (come la Costituzione o le convenzioni internazionali).</p>
<p>È bene specificare come l&#8217;attività di analisi del Massimario sia fisiologica e automatica di fronte a provvedimenti di grande impatto, come lo è stato il cosiddetto &#8220;Decreto Sicurezza&#8221; del 2026.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Il Massimario interviene d&#8217;ufficio per garantire che la magistratura sia preparata ad affrontare le nuove norme. È un&#8217;attività di prevenzione giuridica: i magistrati del Massimario scrivono queste relazioni per dire: &#8220;Attenzione, questa nuova legge cambierà il modo di fare processo, ecco dove sono le trappole e dove rischiamo di andare a sbattere contro la Costituzione&#8221;.</strong></span><br />
Il fatto che questo documento esista non è un fatto politico, ma tecnico-giuridico. Quando la Cassazione &#8211; l&#8217;organo supremo che garantisce la corretta applicazione della legge &#8211; solleva dubbi di costituzionalità su un decreto, sta avvertendo il Parlamento e il Governo che, se continueranno a scrivere norme in quel modo, i tribunali di tutta Italia potrebbero trovarsi come minimo in difficoltà. <strong>Come si vede l&#8217;ufficio di studio del Massimario svolge il suo ruolo di &#8220;custode&#8221; del sistema, analizzando il decreto per capire come applicarlo correttamente e avvertendo il Paese delle possibili distorsioni che ne derivano</strong>.</p>
<p><strong>Per comprendere come mai la Relazione del Massimario arrivi soltanto a giochi fatti, dobbiamo guardare alla separazione dei poteri. L&#8217;Ufficio del Massimario della Cassazione non fa parte del Parlamento, ma è il faro tecnico della magistratura</strong>. Il suo compito istituzionale è quello di analizzare le leggi &#8220;a bocce ferme&#8221;, ovvero solo quando il testo è definitivo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Se intervenisse durante il dibattito parlamentare, rischierebbe di analizzare una bozza che il giorno dopo potrebbe essere stravolta da un emendamento.</p>
<p>Tuttavia la sensazione di trovarsi di fronte a un cortocircuito istituzionale è netta ed ampiamente condivisa dai più attenti osservatori del diritto.<br />
<strong>Il filtro preventivo, quello che dovrebbe bloccare le leggi palesemente incostituzionali prima che vengano approvate, spetta teoricamente ad altri organi</strong>: <span style="color: #ff0000;"><strong>le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato e, in ultima istanza, il Presidente della Repubblica prima della promulgazione</strong></span>. La vera anomalia, spesso denunciata dai costituzionalisti, è che <span style="color: #ff0000;"><strong>le maggioranze parlamentari, pressate dall&#8217;esigenza di mostrare pugno duro e incassare consenso immediato, blindano i decreti ponendo la questione di fiducia. Questo azzera il dibattito tecnico in aula, bypassando di fatto i controlli preventivi interni al Parlamento stesso</strong></span>.<br />
A questo punto <span style="color: #0000ff;"><strong>la relazione della Cassazione serve solo come &#8220;manuale d&#8217;uso&#8221; per applicare una legge incostituzionale</strong></span>.<strong> Questa relazione non è inutile ma fornisce ai magistrati l&#8217;arsenale giuridico per fermare la norma</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>Nel nostro ordinamento, se un giudice si trova a dover applicare una legge che ritiene in palese contrasto con la Costituzione, non può semplicemente ignorarla, ma non è nemmeno obbligato ad applicarla ciecamente</strong></span>. Grazie anche ai rilievi messi nero su bianco dal Massimario, il giudice ha il dovere di sospendere il processo e sollevare una &#8220;questione di legittimità costituzionale&#8221;, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale, così come previsto dall&#8217; &#8220;articolo 134 della Costituzione&#8221;. <span style="color: #ff0000;"><strong>In pratica, la relazione del Massimario è il lasciapassare tecnico che permetterà a molti giudici di portare questo decreto davanti alla Consulta per chiederne la cancellazione.</strong></span><br />
Tutto questo scenario, tuttavia, rivela una contraddizione di sistema che molti giuristi, l&#8217;Associazione Nazionale Magistrati e diversi osservatori politici denunciano da tempo. Assitiamo a quello che viene definito un vero e proprio &#8220;<strong>scaricabarile istituzionale</strong>&#8220;. Chi governa approva leggi &#8220;manifesto&#8221;, scritte per rassicurare la pancia del Paese in tempo di emergenza, sapendo perfettamente che quelle norme forzano i confini del diritto costituzionale. Il calcolo politico è cinico ma efficace: <strong>il governo incassa il dividendo elettorale di aver varato la &#8220;legge dura&#8221;, delegando ai magistrati il lavoro sporco di bloccarla nelle aule di tribunale. E quando, inevitabilmente, i giudici solleveranno l&#8217;incostituzionalità o la Corte Costituzionale boccerà gli articoli incriminati, la politica avrà persino l&#8217;opportunità di gridare al complotto, accusando la magistratura di intralciare la volontà popolare</strong>.<br />
È una dinamica che trasforma il diritto penale in un palcoscenico per campagne elettorali permanenti, logorando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.</p>
<p>[1] La Legge 24 aprile 2026, n. 54, ha convertito il decreto.<br />
La Relazione n. 39/2026 dell&#8217;Ufficio del <strong>Massimario della Corte di Cassazione</strong> (il documento tecnico che solleva i dubbi di costituzionalità) è disponibile pubblicamente e può essere reperita attraverso i portali ufficiali della giustizia o siti di informazione giuridica: Relazione n. 39/2026 &#8211; Ufficio del Massimario (Sintesi e Documento).<br />
Ricordiamo che il governo ha inizialmente presentato il provvedimento come Decreto-Legge (DL). Questa è una norma d&#8217;urgenza che entra in vigore immediatamente, ma che ha una validità temporanea di 60 giorni. Entro quei 60 giorni, il Parlamento ha discusso, votato ed effettivamente convertito il decreto in legge.<br />
<strong>Lo stato attuale</strong>: con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (la Legge 24 aprile 2026, n. 54), il testo è diventato legge dello Stato ed è pienamente in vigore.<br />
I rilievi tecnici del Massimario della Cassazione sono arrivati dopo l&#8217;entrata in vigore per aiutare i magistrati ad applicarla mettendone in evidenza gli aspetti critici di incostituzionalità.</p>
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		<title>Lavoro e dintorni. Dal lavoro bene comune al lavoro merce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 11:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Verso il lavoro merce Il lavoro capovolto: Dal modello costituzionale alla precarietà strutturale Il cammino che separa il modello ideale delineato dall’Assemblea Costituente nel 1948 dalla realtà del mercato del lavoro odierno descrive una parabola di progressiva destrutturazione dei diritti e delle tutele collettive. Padri e madri costituenti avevano concepito il lavoro come il cardine&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lavoro e dintorni. Dal lavoro bene comune al lavoro merce' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/06/21/lavoro-e-dintorni-dal-lavoro-bene-comune-al-lavoro-merce/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1">Verso il lavoro merce</h2>
<h3 class="p1"><span class="s1">Il lavoro capovolto: Dal modello costituzionale alla precarietà strutturale</span></h3>
<p class="p1"><span class="s1">Il cammino che separa il modello ideale delineato dall’Assemblea Costituente nel 1948 dalla realtà del mercato del lavoro odierno descrive una parabola di progressiva destrutturazione dei diritti e delle tutele collettive. Padri e madri costituenti avevano concepito il lavoro come il cardine stesso della Repubblica, <strong>lo strumento principe per l’emancipazione della persona e per la rimozione delle disuguaglianze sostanziali</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa visione fondativa si esprime con forza sin dall&#8217;<strong>Articolo 1</strong>, che solennemente dichiara l&#8217;Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro, <strong>elevando quest&#8217;ultimo a principio cardine della sovranità e della cittadinanza</strong>. Il lavoro, dunque, non è un mero dovere o un fattore produttivo, ma <strong>un diritto che la Repubblica si impegna a promuovere</strong>, come stabilito dall&#8217;<strong>Articolo 4</strong>, riconoscendo a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuovendo le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il legame tra l&#8217;attività lavorativa e lo sviluppo della persona viene poi blindato dall&#8217;<strong>Articolo 3</strong>, il quale, dopo aver sancito l&#8217;uguaglianza formale, <strong>affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese</strong>. Secondo il dettato costituzionale, e in particolare l’<strong>Articolo 36</strong>, <strong>la retribuzione non può essere una mera variabile dipendente dal mercato</strong>, poiché il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, ponendo limiti precisi anche alla durata massima della giornata lavorativa e garantendo il diritto al riposo settimanale e alle ferie. <strong>Questa architettura subordina l&#8217;economia al benessere sociale</strong>, principio ribadito dall&#8217;<strong>Articolo 41</strong>, secondo cui l&#8217;iniziativa economica privata è libera, ma <span style="color: #ff0000;"><strong>non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, alla dimensione ambientale, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana</strong></span>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa straordinaria visione trovò la sua massima espressione concreta<strong> nel 1970 con la Legge 300</strong>, lo Statuto dei Lavoratori, un testo che portò la Costituzione nei luoghi di produzione, dentro le fabbriche e gli uffici, limitando il potere unilaterale delle aziende e legando la stabilità dell’impiego ad un solido sistema di contrattazione collettiva e alla tutela del posto di lavoro, simboleggiata dallo storico <strong>Articolo 18</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tuttavia, <strong>a partire dalla fine del Novecento</strong>, l&#8217;indirizzo politico ed economico ha subito un&#8217;inversione di rotta radicale che, nel tentativo di recuperare la competitività perduta a causa dell’ingresso a tappe forzate (come vedremo successivamente) nell’Unione Europea e nella zona euro, ha progressivamente scardinato la gerarchia dei valori costituzionali attraverso una precisa successione di riforme legislative, inaugurando <strong>la cosiddetta stagione della flessibilità</strong>. Il primo strappo normativo si consuma <strong>nel 1997 con il Pacchetto Treu</strong>, che introduce per la prima volta nel nostro ordinamento <strong>il lavoro interinale</strong> (la fornitura di manodopera tramite agenzie private) e avvia il <strong>superamento del monopolio pubblico nel collocamento</strong>. La flessibilità, inizialmente presentata come uno strumento eccezionale per favorire l&#8217;inserimento dei giovani, viene istituzionalizzata e ampliata pochi anni dopo, <strong>nel 2003, con la Legge Biagi</strong>. Questo provvedimento <strong>moltiplica e frammenta le tipologie contrattuali</strong>, introducendo formule come <strong>il lavoro a chiamata</strong> (job on call), <strong>il lavoro ripartito e le collaborazioni a progetto</strong> (co.co.pro.). Nei fatti, questo passaggio <strong>codifica la precarietà strutturale</strong>: il <strong>rischio economico</strong> viene progressivamente <strong>scaricato dalle aziende sui singoli lavoratori, frammentandone le carriere, indebolendone il potere contrattuale</strong> e allontanando il mercato dalle garanzie di stabilità e di &#8220;esistenza libera e dignitosa&#8221; immaginate dall&#8217;Articolo 36.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il percorso di erosione delle tutele compie un ulteriore salto qualitativo <strong>nel 2012 con la Legge Fornero</strong>, che interviene direttamente<strong> sui meccanismi di uscita dal mercato del lavoro</strong>. Oltre a ridefinire i <strong>requisiti pensionistici</strong>, la riforma modifica per la prima volta <strong>l&#8217;Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori</strong>, riducendo l&#8217;area di applicazione della tutela reale ovvero l&#8217;obbligo di reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento per motivi economici dichiarato illegittimo, e sostituendola, in molti casi, con un mero indennizzo monetario. Questa traiettoria giunge al suo definitivo compimento <strong>nel 2015 con il Jobs Act</strong>, che scardina l&#8217;architettura originaria del 1970 <strong>introducendo il contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti</strong>. Con questa riforma, il diritto al reintegro viene quasi interamente cancellato per i licenziamenti economici e per buona parte di quelli disciplinari, <strong>trasformando il licenziamento illegittimo in un costo d&#8217;impresa prevedibile e monetizzabile</strong>. Il lavoro cessa così di essere un diritto stabile e un fondamento di cittadinanza protetto dall&#8217;Articolo 4, <span style="color: #ff0000;"><strong>tornando a essere una merce facilmente scambiabile e licenziabile a seconda delle fluttuazioni della produzione</strong></span>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo cambio di paradigma ha parallelamente investito lo Stato sociale, avviando una <strong>sistematica aziendalizzazione dei servizi pubblici essenziali</strong>, in particolare nei settori della <strong>scuola</strong> e della <strong>sanità</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ispirata alle logiche del New Public Management, questa mutazione ha ridefinito i diritti universali in termini di prestazioni misurabili, trasformando gli ospedali e gli istituti scolastici in <span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;aziende&#8221; governate da logiche di budget, efficienza privatistica e pareggio di bilancio</strong></span>. Le conseguenze di tale trasformazione si sono rivelate devastanti sia per gli utenti sia per i lavoratori: <strong>l&#8217;esternalizzazione dei servizi e il ricorso massiccio ad appalti al ribasso hanno destrutturato il lavoro pubblico, determinando una compressione salariale senza precedenti e la proliferazione di contratti precari</strong>. All&#8217;interno di queste strutture, <strong>l&#8217;introduzione di sistemi premiali e competitivi</strong>, come il <strong>bonus merito per i docenti</strong> o la <strong>competizione tra reparti sanitari per l&#8217;attrazione di risorse</strong>, ha <span style="color: #ff0000;"><strong>frantumato la solidarietà interna tra lavoratori</strong></span> e la cooperazione professionale, minando l&#8217;equità e l&#8217;universalità delle tutele e svuotando di senso il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall&#8217;Articolo 3.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In questo specifico solco si inserisce anche la <strong>trasformazione della scuola</strong>, dove l&#8217;introduzione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, poi divenuti PCTO e <strong>rimodulati in formazione scuola-lavoro</strong>, ha risposto precisamente all&#8217;esigenza aziendalistica di piegare i programmi didattici e i tempi dell&#8217;apprendimento alle richieste immediate del sistema produttivo. La valutazione delle<strong> competenze trasversali e lo svolgimento di attività non retribuite</strong> rischiano così di abituare le nuove generazioni, fin dall&#8217;ambiente scolastico, alla <strong>cultura della prestazione gratuita e alla precarietà come condizioni normali d&#8217;accesso alla vita adulta</strong>, ribaltando la promessa costituzionale di un&#8217;istruzione volta all&#8217;emancipazione critica del cittadino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nello scenario contemporaneo, questa evoluzione ha generato una profonda polarizzazione del mercato, in cui l&#8217;iniziativa economica privata, svincolata dai limiti di utilità sociale posti dall&#8217;Articolo 41, viaggia verso una totale <strong>deregolamentazione</strong>, <strong>dove l&#8217;innovazione tecnologica convive con forme di sfruttamento arcaiche</strong>. Nei settori della logistica avanzata e del trasporto merci, l&#8217;organizzazione del lavoro è governata da algoritmi che parcellizzano e cronometrano la prestazione, reintroducendo una <strong>moderna forma di cottimo</strong> in cui i ritmi sono esasperati e i tempi di vita subordinati a quelli della produzione. Al contempo, in settori come <strong>l&#8217;agricoltura e l&#8217;edilizia</strong>, si assiste alla <strong>cronicizzazione del caporalato</strong>. Questo fenomeno non è una sacca isolata di illegalità, ma l&#8217;anello finale delle grandi catene globali del valore: la grande distribuzione organizzata impone prezzi d&#8217;acquisto strozzati ai produttori originari per mantenere competitivi i prezzi sui banchi dei mercati, spingendo la base della filiera ad abbattere i costi salariali attraverso l&#8217;intermediazione illecita e lo sfruttamento di manodopera vulnerabile. A coronamento di questo quadro si colloca la <strong>tendenza a presentare il lavoro gratuito sotto le spoglie del volontariato</strong> a sostituzione di quei servizi pubblici di cura della persona e del territorio smantellati dalla necessità di corrispondere alle <strong>politiche di austerity imposti dall’Unione Europea, o dell&#8217;utilità sociale obbligatoria per l&#8217;accesso a sussidi o graduatorie</strong>, eludendo il principio dell&#8217;Articolo 36 sulla giusta retribuzione e ridefinendo i confini stessi tra solidarietà e prestazione d&#8217;opera a esclusivo vantaggio del profitto.</span></p>
<h3 class="p1"><span class="s1">Il lavoro tradito: dalla democrazia costituzionale al vincolo esterno neoliberista (ordoliberista)</span></h3>
<p class="p1"><span class="s1">Il principio lavoristico e la ricchezza reale</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>La vera ricchezza di una comunità nazionale</strong> non risiede nelle stanze della finanza speculativa né nell&#8217;accumulo di titoli tossici o moneta fittizia, ma nella forza viva, competente e organizzata del lavoro reale, inteso come l&#8217;applicazione delle facoltà umane alla produzione di beni e alla cura delle persone e del territorio. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La nostra Carta Costituzionale del 1948 nasceva dalla profonda consapevolezza storica che l&#8217;intero ordinamento democratico e la sicurezza sostanziale del cittadino dovessero poggiare stabilmente sul <strong>principio lavoristico</strong>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il Titolo III della Costituzione assegna alla Repubblica il compito di <strong>controllare e coordinare il credito e il mercato</strong>, disponendo esplicitamente che l&#8217;iniziativa economica privata sia libera solo laddove non si svolga in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. In questa visione spiccatamente <strong>keynesiana, espansiva e redistributiva</strong>, lo Stato ha il dovere e il potere di intervenire direttamente nei processi economici, utilizzando la spesa in disavanzo per <span style="color: #ff0000;"><strong>alimentare la domanda interna e garantire l&#8217;obiettivo supremo della piena occupazione</strong></span>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">All&#8217;interno di questo quadro costituzionale originario,<strong> l&#8217;innovazione e il progresso tecnologico</strong> non erano concepiti come strumenti di emarginazione o di espulsione della forza lavoro, bensì come<span style="color: #ff0000;"><strong> vettori di progressiva liberazione dal bisogno</strong></span>. Gli aumenti di produttività derivanti dall&#8217;introduzione di macchinari e fonti energetiche più efficienti avrebbero dovuto tradursi in una <strong>riduzione fisiologica dell&#8217;orario collettivo di lavoro a parità di salario</strong>, allargando il benessere e liberando il tempo dei cittadini per lo sviluppo culturale, la cura delle relazioni umane e la manutenzione attiva degli ecosistemi locali.</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">La restaurazione liberista </span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">A partire dalla fine degli anni &#8217;70 e per tutti gli anni &#8217;80, il sistema economico del Paese è stato investito da una profonda e sistematica restaurazione culturale e politica, mirata a erodere l&#8217;egemonia della <strong>democrazia partecipativa incentrata sullo Stato Sociale e il welfare universale per ripristinare il dominio del capitalismo finanziarizzato e liberoscambista</strong>. Attraverso una massiccia campagna mediatica internazionale, sponsorizzata da <strong>circoli oligarchici sovranazionali</strong> e inaugurata simbolicamente da documenti d&#8217;indirizzo neoliberisti come il<strong> Memorandum Powell</strong>, è stata imposta un&#8217;offensiva culturale tesa a demonizzare l&#8217;intervento pubblico, elevando la corruzione a categoria propagandistica per decretare l&#8217;inefficienza intrinseca dello Stato facilitatore. Il dramma storico di questa transizione risiede nella mutazione genetica radicale subita dalle storiche forze progressiste e dai sindacati italiani. <strong>Sotto il ricatto della lotta all&#8217;inflazione</strong> e nell&#8217;inseguimento di una sempre rinviata legittimazione come forza di governo, la sinistra politica ha progressivamente <strong>interiorizzato le parole d&#8217;ordine dell&#8217;austerità e del rigore</strong>, accettando una strisciante e non dichiarata politica dei redditi. Questo <span style="color: #ff0000;"><strong>disarmo ideologico</strong></span> ha trovato un&#8217;esplicita legittimazione teorica nella svolta dei vertici sindacali di fine anni &#8217;70, quando <strong>si scelse di far passare in secondo piano il miglioramento delle condizioni degli operai occupati e la difesa del salario in nome di una presunta flessibilità e mobilità della manodopera</strong>, spianando così la strada all&#8217;<strong>abbattimento del sistema del lavoro protetto e assistito</strong>.</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">Il divorzio finanziario e l&#8217;artificio del debito</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;atto tecnico e istituzionale che ha disarticolato la sovranità economica nazionale, avviando la transizione materiale verso lo Stato minimo liberista, è stato il &#8220;<strong>divorzio</strong>&#8221; del 1981 tra la Banca d&#8217;Italia e il Ministero del Tesoro. Sottraendo la banca centrale alle dipendenze dirette del governo e sollevandola dall&#8217;obbligo di fare da prestatore di ultima istanza nelle aste pubbliche dei titoli di Stato, l&#8217;Italia ha volontariamente rinunciato al controllo politico della propria moneta. Da quel momento, lo Stato è stato ridotto alla stregua di un qualsiasi <strong>operatore privato</strong>, costretto a negoziare il finanziamento della propria spesa sui mercati finanziari globali e a subire il ricatto delle a<strong>genzie di rating</strong>. La conseguenza macroeconomica immediata è stata un&#8217;impennata spaventosa e artificiale dei tassi d&#8217;interesse reali, che ha fatto lievitare il debito pubblico in meno di dieci anni da <strong>114 a 847 miliardi di euro</strong>. I dati storici dimostrano come questa traiettoria patologica sia stata interamente generata dal cappio degli interessi passivi corrisposti ai mercati. Sommando i dati annuali disponibili nelle serie storiche della finanza pubblica, si arriva a un ordine di grandezza di circa <strong>3.500-4.000 miliardi di euro di interessi pagati dal 1981 al 2025,</strong> espressi in euro correnti. Il debito pubblico passò da circa il 58% del PIL nel 1980 a oltre il 100% all’inizio degli anni Novanta. Come è noto, l<strong>’avanzo primario</strong> è la differenza tra tutte le entrate dello Stato (imposte, contributi, altre entrate) e tutte le spese pubbliche <strong>esclusi gli interessi sul debito</strong>. Dal 1992 in avanti l’Italia ha registrato un avanzo primario nella grande maggioranza degli anni, risultando tra i Paesi avanzati con la più lunga sequenza di avanzi primari. In pratica accumulando un avanzo primario di quasi mille miliardi a partire dal 92. <strong>Tutt’altro quindi che una condotta spendacciona dello Stato nei servizi sociali o nelle grandi opere</strong>. Questo significa che, per molti anni, lo Stato italiano ha incassato dai contribuenti più di quanto abbia speso per sanità, scuola e università, pensioni, stipendi pubblici, infrastrutture, servizi pubblici e investimenti. </span><span class="s1">In altre parole, al netto degli interessi, i conti dello Stato sono sempre stati in attivo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parallelamente, la deregolamentazione doganale e borsistica avviata sul finire degli anni &#8217;80 ha rimosso ogni barriera protettiva alla <strong>libera circolazione dei capitali finanziari</strong>, consentendo ai <strong>grandi investitori di muoversi senza vincoli territoriali</strong>. Questo ha esposto il paese all’indebitamento con l’estero e le piccole e medie imprese industriali al ricatto competitivo delle delocalizzazioni. <span style="color: #ff0000;"><strong>Ha inoltre provocato una riconversione strutturale dell&#8217;economia dall&#8217;investimento produttivo alla rendita speculativa dei grandi azionisti e intermediari finanziari</strong></span>.</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">I dispositivi estrattivi: dalla fine della scala mobile all&#8217;euro</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Il disarmo normativo e salariale della classe lavoratrice è culminato <strong>nel 1992</strong> con la totale abolizione dell&#8217;indennità di contingenza, <strong>la scala mobile</strong>, che fino ad allora aveva rappresentato lo <strong>scudo automatico a salvaguardia del potere d&#8217;acquisto dei salari reali</strong> rispetto all&#8217;aumento del costo della vita. Smantellato questo baluardo costituzionale, <strong>l&#8217;introduzione dei meccanismi di concertazione</strong>, fortemente <strong>caldeggiati</strong> da organizzazioni tecnocratiche come la <strong>Commissione Trilaterale e il Fondo Monetario Internazionale</strong>, ha progressivamente <span style="color: #ff0000;"><strong>neutralizzato il ruolo conflittuale dei sindacati, vincolandoli all&#8217;accettazione di retribuzioni contenute e orari flessibili</strong></span>. Il tassello definitivo che ha <strong>sigillato</strong> questo processo estrattivo è stato<strong> l&#8217;ingresso nella moneta unica europea, una valuta priva di Stato</strong> che agisce all&#8217;interno dell&#8217;Eurozona esattamente come il vecchio gold standard ottocentesco, determinando una <strong>scarsità artificiosa di circolante nell&#8217;economia reale</strong>. Rinunciando alla propria <strong>moneta nazionale</strong> e cedendo quindi irrevocabilmente la propria <strong>sovranità monetaria</strong> e accettando al contempo <strong>la fissità del cambio</strong>, l&#8217;Italia si è <strong>privata</strong> dello strumento di riallineamento del tasso valutario esterno, storicamente <strong><span style="color: #ff0000;">utilizzato per difendere la competitività delle proprie merci senza intaccare le condizioni di vita dei lavoratori</span></strong>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In assenza della leva valutaria, il recupero di competitività all&#8217;interno del mercato unico europeo può essere perseguito unicamente attraverso la <strong>svalutazione interna</strong>. Questo processo si traduce matematicamente nella<strong> deflazione salariale cronica</strong>, nella <strong>deregolamentazione delle norme a protezione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro</strong> e nell&#8217;<strong>istituzionalizzazione del precariato per legge</strong>, come drammaticamente ratificato dalle successive riforme precarizzanti dal pacchetto Treu al Jobs Act.</span></p>
<h4 class="p1"><span class="s1">Il cappio di Maastricht e l&#8217;inganno dell&#8217;avanzo primario</span></h4>
<p class="p1"><span class="s1">Imbrigliata nella struttura robotizzata dei regolamenti e dei trattati europei consolidati nel <strong>Fiscal Compact</strong>, l&#8217;Italia è stata condannata a una condizione di <span style="color: #ff0000;"><strong>recessione indotta</strong></span> e <strong><span style="color: #ff0000;">deflazione permanente</span></strong>. Lo Stato, privato della capacità di emettere moneta sovrana garantita dal lavoro della propria comunità, si è trasformato in un mero debitore insolvibile, costretto a subire l&#8217;oscillazione dello spread indotta dalle speculazioni sui mercati obbligazionari esteri. <strong>Per rassicurare i grandi creditori e rispettare i rigidi parametri deficit-PIL imposti da Maastricht</strong>, il Paese è stato obbligato a registrare un saldo primario costantemente positivo per oltre trent&#8217;anni, tassando cittadini e ceti produttivi in misura di gran lunga superiore ai servizi e agli investimenti pubblici restituiti alla collettività. <strong>Questo drenaggio forzato di liquidità ha strangolato la domanda interna</strong>, <strong>provocando una sovracapacità produttiva</strong>, la <strong>chiusura dei battenti di migliaia di piccole imprese e la svendita di asset strategici e partecipazioni statali</strong>. L&#8217;inserimento del <strong><span style="color: #ff0000;">pareggio di bilancio direttamente all&#8217;interno dell&#8217;Articolo 81 della Costituzione nel 2012</span></strong> ha definitivamente <strong>disarmato la spesa pubblica anticiclica</strong>, <strong>distruggendo il welfare universale e lo stato sociale</strong>. L&#8217;austerità e i tagli lineari imposti da questa logica estrattiva si sono abbattuti con violenza sul sistema sanitario nazionale, con la riduzione di decine di migliaia di posti letto e il<strong> blocco del turn-over</strong> di medici e infermieri e dell’impiego pubblico in generale nonché sulla <strong>manutenzione del territorio e la tutela del patrimonio storico artistico e monumentale del Paese</strong>, con il preciso fine ultimo, denunciato dalle agenzie di rating e dalle grandi banche d&#8217;affari transnazionali, di costringere il Paese a intaccare il grande patrimonio italiano ed il risparmio privato cumulato dai suoi cittadini nei decenni passati.</span></p>
<h3 class="p1"><span class="s1">Lavoro e dintorni. Parte terza </span></h3>
<h3 class="p1"><span class="s1">Come il capitalismo occidentale e la pianificazione cinese stanno usando l&#8217;automazione guidata dall’IA, ridisegnando in modi diametralmente opposti il valore del lavoro umano</span></h3>
<p class="p1"><span class="s1">La divergenza strutturale tra il blocco occidentale e la Repubblica Popolare Cinese nell’integrazione dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della geoeconomia contemporanea. Mentre l’Occidente si muove lungo i binari di un capitalismo finanziario che rischia di incorporare il lavoro nelle macchine liberando il tempo nella forma della disoccupazione al fine di massimizzare i profitti privati e comprimere i salari, <strong>la Cina risponde con un modello a pianificazione centralizzata in cui la tecnologia viene piegata a imperativi di stabilità sociale, sovranità industriale e trasformazione demografica</strong>. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa profonda asimmetria sistemica viene analizzata da una rete di economisti, sociologi e filosofi della tecnologia, i quali mettono in luce come due sistemi economici radicalmente diversi stiano producendo esiti opposti sul destino del lavoratore, sulla natura della sorveglianza <strong>e sulla gestione del tempo sociale</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’economista e politologo <strong>Evgeny Morozov</strong>, insieme a <strong>Dan Wang</strong>, evidenzia come la differenza fondamentale risieda nella natura stessa della classe dirigente. <span style="color: #ff0000;"><strong>L’Occidente è guidato da una logica finanziaria e legale orientata ai risultati trimestrali di borsa, il che spinge le Big Tech della Silicon Valley a sviluppare modelli di intelligenza artificiale astratti e generativi, pensati per sostituire rapidamente i colletti bianchi e abbattere il costo del lavoro</strong>.</span> </span></p>
<p class="p1"><span style="color: #ff0000;"><strong><span class="s1">Al contrario, la Cina è governata da una pianificazione concertata che concepisce l’innovazione non come un prodotto finanziario, ma come un’utilità pubblica e un’infrastruttura fisica. </span></strong></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Attraverso la strategia nazionale denominata AI Plus, lanciata per integrare l’intelligenza artificiale nei gangli vitali del Paese, <strong>Pechino applica l’automazione alla logistica pesante, ai trasporti, alla gestione delle reti elettriche e alle fabbriche</strong>. I dati macroeconomici globali confermano l’immensità di questa scala produttiva, evidenziando che la Cina installa da sola oltre il cinquantaquattro per cento dei robot industriali di tutto il mondo, superando la somma di tutte le installazioni del resto del pianeta, con uno stock che ha ampiamente superato due milioni di unità operative nei poli manifatturieri.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo approccio affonda le sue radici in una profonda diversità filosofica che <strong>il pensatore Yuk Hui definisce Cosmotecnica</strong>. Se la <span style="color: #ff0000;"><strong>tecnologia occidentale è figlia dell’Illuminismo e del dualismo cartesiano, intesa come uno strumento per dominare la natura ed emancipare l’individuo attraverso l’antropomorfismo di una macchina che sostituisce l’uomo, il pensiero tecnologico cinese è storicamente integrato con il confucianesimo e il taoismo, dove l’ordine, la natura e la comunità formano un tutto organico</strong></span>. <strong>L’algoritmo non è quindi progettato per essere un sostituto isolato dell’individuo o un fattore di disgregazione del lavoro, bensì un tessuto connettivo per la collettività, orientato all’armonia sistemica in cui lo Stato, i cittadini e le macchine cooperano per il mantenimento dell’equilibrio sociale</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa visione olistica si traduce direttamente nelle dinamiche occupazionali e nella <strong>ridistribuzione della ricchezza</strong>. Come spiega l’economista <strong>Keyu Jin della London School</strong> <strong>of Economics</strong>, il Partito Comunista Cinese <strong><span style="color: #ff0000;">considera la disoccupazione tecnologica e la polarizzazione sociale come le minacce più gravi alla stabilità della nazione</span></strong>. Le direttive del Consiglio di Stato impongono alle aziende di <span style="color: #ff0000;"><strong>accelerare la transizione digitale ma con il vincolo tassativo di evitare licenziamenti di massa</strong></span>. La ricchezza generata dall’<strong>impennata della produttività</strong>, che ha registrato incrementi di efficienza superiori al ventidue per cento grazie alla <strong>manutenzione predittiva</strong> e alle simulazioni con gemelli digitali, viene così intercettata dallo Stato e <strong>ridistribuita attraverso il finanziamento pubblico di imponenti programmi di riqualificazione professionale</strong> su scala regionale, sostenendo le imprese nel ricollocare i lavoratori un tempo addetti a mansioni ripetitive in vari settori tra cui, in prevalenza, i servizi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il fine ultimo di questo monitoraggio algoritmico si distacca nettamente dal <strong>Capitalismo della Sorveglianza descritto da Shoshana Zuboff per la Silicon Valley</strong>. Laddove i monopoli privati occidentali <strong>estraggono dati comportamentali sensibili per il controllo e la costruzione dell’opinione pubblica oltre che per manipolare e predire le scelte di acquisto dei consumatori,</strong> esasperando il conflitto psicologico e la precarietà del mercato, il modello di Pechino utilizza l’IA per superare il limite storico di tutti i sistemi socialisti, ovvero l’impossibilità di calcolare i bisogni di una popolazione immensa. Attraverso supercomputer e l’analisi dei flussi commerciali in tempo reale, l’algoritmo cinese serve a calcolare in anticipo la domanda aggregata di cibo, energia, trasporti e servizi sanitari, realizzando <strong>il passaggio storico da una pianificazione economica quinquennale a una pianificazione algoritmica, riducendo drasticamente gli sprechi e coordinando il fabbisogno di manodopera</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il fulcro di questa pianificazione si esprime nella <span style="color: #ff0000;"><strong>transizione guidata verso l’economia dei servizi e nella progressiva liberazione dal lavoro fisico</strong></span>, una traiettoria accelerata da una complessa dinamica demografica. La Cina sta affrontando una<strong> contrazione della popolazione</strong> in età attiva che ridurrà la forza lavoro di oltre <strong>cento milioni di unità entro i prossimi due decenni</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>Se in Occidente l’automazione crea un’eccedenza di esseri umani e un conseguente abbassamento dei salari, nel contesto cinese essa diventa una necessità vitale per mantenere alta la produzione colmando il vuoto demografico e liberando contemporaneamente le nuove generazioni dalla fatica industriale</strong></span>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I documenti programmatici legati al quindicesimo Piano Quinquennale, che copre l’orizzonte strategico tra il 2026 e il 2030, delineano con chiarezza questo reindirizzamento dei cittadini verso i servizi ad alto valore aggiunto, <strong>la cura della persona, l’assistenza agli anziani, l’educazione, la cura del territorio e l’economia verde</strong>. Il tempo lavorativo complessivo della popolazione è al centro di una riduzione sistematica. Dopo la decisione della Corte Suprema di dichiarare illegale il sistema estremo delle dodici ore lavorative giornaliere per sei giorni alla settimana, denominato nove-nove-sei e diffuso nelle vecchie aziende tecnologiche, <strong>Pechino sta pianificando una redistribuzione del tempo sociale</strong>. L’<span style="color: #ff0000;"><strong>automazione totale delle infrastrutture</strong></span>, come dimostrano<strong> i diciotto terminal portuali cinesi interamente orchestrati dall’intelligenza artificiale</strong>, permette di far funzionare i motori logistici del Paese senza sosta, <strong>riducendo i turni umani e aumentando i giorni di riposo.</strong> <span style="color: #ff0000;"><strong>Entro il 2030, la prospettiva tracciata prevede che il lavoro umano si sposti definitivamente verso compiti di supervisione tecnologica, progettazione e cura sociale, riducendo drasticamente le ore annue passate in fabbrica o in ufficio da ogni singolo cittadino</strong>.</span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come rileva il teorico politico Benjamin Bratton analizzando l’architettura dei sistemi complessi, L&#8217;Occidente e la Cina stanno costruendo due infrastrutture stratificate (architetture a strati) sovrane, incompatibili e separate, che ridefiniscono i confini della realtà digitale. <span style="color: #ff0000;"><strong>L’Occidente basa la propria infrastruttura sul cloud privato e sulla proprietà intellettuale protetta da tutele legali; la Cina la fonda su hardware di Stato, reti proprietarie e satelliti dedicati</strong></span>. L’IA non viaggia più in uno spazio neutrale ma entro confini geopolitici rigidi, per cui un cittadino occidentale e uno cinese interagiranno con intelligenze artificiali dotate di una comprensione della logica, della storia e dei valori umani totalmente asimmetrica.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il modello cinese non è esente da gravi attriti latenti, come il rischio di una persistente <strong>disuguaglianza tra le aree urbane e quelle rurali</strong> a cui si aggiunge il complesso <strong>fenomeno dell&#8217;involuzione aziendale</strong>, noto in Cina come <strong>Neijuan</strong>. Si tratta di una trappola economica in cui le imprese, spinte dai massicci finanziamenti statali, si dotano di robot e intelligenze artificiali sempre più sofisticati, finendo per produrre una quantità immensa di merci identiche. Questa sovraproduzione scatena una guerra spietata e fratricida basata solo sul ribasso dei prezzi: pur di vendere ed eliminare i concorrenti, le aziende riducono i listini al minimo, azzerando i propri guadagni netti e i margini di profitto. Il paradosso è clamoroso: pur possedendo le tecnologie più avanzate del pianeta, queste industrie non creano nuova ricchezza ma consumano se stesse in una corsa frenetica che rischia di frenare la capacità dello Stato di finanziare i servizi pubblici.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nonostante queste forti pressioni interne, la differenza di fondo rimane netta. <strong>Mentre il cittadino occidentale affronta l’avvento dell’intelligenza artificiale come uno shock distruttivo e una minaccia per il proprio reddito</strong>, <span style="color: #ff0000;"><strong>nel contesto cinese l’automazione viene programmata come un’infrastruttura di Stato destinata a ridurre il tempo della fatica e a garantire la continuità dello sviluppo nazionale</strong></span>. Si delinea così un profondo paradosso geopolitico in cui l’Occidente rischia <strong>il caos sociale lasciando l’IA in mano a monopoli privati che precarizzano la classe media</strong>, mentre <strong>la pianificazione cinese tenta di assorbire i costi sociali del cambiamento per ereditare stabilità e legittimità politica nel lungo periodo.</strong></span></p>
<p>art. 1 L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.<br />
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.</p>
<p>art.3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.<br />
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese.</p>
<p>art.4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.<br />
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un&#8217;attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.</p>
<p>art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un&#8217;esistenza libera e dignitosa.<br />
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.<br />
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.</p>
<p>art. 41 L&#8217;iniziativa economica privata è libera.<br />
Non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.<br />
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l&#8217;attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali</p>
<p class="p1">
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lavoro e dintorni. Dal lavoro bene comune al lavoro merce' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/06/21/lavoro-e-dintorni-dal-lavoro-bene-comune-al-lavoro-merce/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Lavoro e dintorni. Dal lavoro bene comune al lavoro merce' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/06/21/lavoro-e-dintorni-dal-lavoro-bene-comune-al-lavoro-merce/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>La privatizzazione delle imprese pubbliche energetiche è avvenuta a danno della sicurezza nazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 19:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra sussidi UE e raffinerie chiuse, abbiamo sacrificato l’autonomia energetica sull’altare dei dividendi che arricchisce pochi e impoverisce il Paese Negli ultimi quindici anni, l’Italia ha silenziosamente abdicato al suo ruolo di &#8220;raffineria d’Europa&#8221;, trasformando quella che era una solida fortezza industriale in una struttura fragile e pericolosamente dipendente dall’estero. Nel 2010 il nostro Paese&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La privatizzazione delle imprese pubbliche energetiche è avvenuta a danno della sicurezza nazionale' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/04/23/la-privatizzazione-delle-imprese-pubbliche-energetiche-e-avvenuta-a-danno-della-sicurezza-nazionale/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="tra-sussidi-ue-e-raffinerie-chiuse-abbiamo-sacrificato-l-autonomia-energetica-sull-altare-dei-dividendi-che-arricchisce-pochi-e-impoverisce-il-paese">Tra sussidi UE e raffinerie chiuse, abbiamo sacrificato l’autonomia energetica sull’altare dei dividendi che arricchisce pochi e impoverisce il Paese</h2>



<p class="has-medium-font-size">Negli ultimi quindici anni, l’Italia ha silenziosamente abdicato al suo ruolo di &#8220;raffineria d’Europa&#8221;, trasformando quella che era una solida fortezza industriale in una struttura fragile e pericolosamente dipendente dall’estero. <strong>Nel 2010 il nostro Paese poteva contare su 16 grandi raffinerie attive</strong>, un apparato capace di trasformare il greggio in ogni tipo di carburante necessario alla nostra vita quotidiana. <strong>Oggi, nel 2026, quel numero è sceso ad appena 11</strong>. Non si tratta di una semplice flessione fisiologica, ma di uno smantellamento programmato che ha visto la nostra capacità di lavorazione primaria crollare da oltre 100 milioni di tonnellate annue a circa 83 milioni, segnando una perdita secca del 15% della nostra forza produttiva.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa ritirata è stata spesso presentata al pubblico sotto la rassicurante etichetta della &#8220;transizione green&#8221;. Siti storici come Venezia e Gela sono stati riconvertiti in bio-raffinerie, un passo avanti verso l&#8217;ecologia che nasconde un retroscena inquietante. A rendere la scelta green non solo finanziariamente attraente, ma &#8220;obbligata&#8221; per i manager, è l&#8217;imponente flusso di denaro pubblico veicolato dall&#8217;Unione Europea. Trasformare una raffineria tradizionale in una &#8220;bio-raffineria&#8221; o in un polo logistico non è solo una mossa per ripulire l&#8217;immagine aziendale (utilizzando la retorica green, sponsorizzata a partire dagli anni 90 &#8211; anni delle privatizzazioni &#8211; che imputa strumentalmente all’anidride carbonica, senza la quale non crescerebbero piante ed alberi, i cambiamenti climatici in corso) ma un modo per intercettare i miliardi di euro previsti dal <strong>Fondo per l&#8217;Innovazione UE</strong>, dal <strong>REPowerEU</strong> e dal <strong>PNRR</strong>. In pratica, lo Stato e l&#8217;Europa hanno sussidiato attivamente la chiusura delle linee di produzione del greggio. Per una società per azioni, il calcolo è cinico: mantenere la raffinazione tradizionale costa troppo in termini di manutenzione e tasse sulle emissioni, mentre convertirsi al &#8220;green&#8221; permette di abbattere i costi del personale e incassare incentivi a fondo perduto. È un paradosso sistemico: si usano le tasse dei cittadini per finanziare lo smantellamento della nostra sovranità industriale, regalando agli azionisti profitti certi e scaricando sulla collettività i rischi dell&#8217;approvvigionamento.</p>



<p class="has-medium-font-size">In altre parole poiché la raffinazione tradizionale richiedeva investimenti ritenuti troppo esosi in manutenzione e sicurezza offrendo in cambio margini di profitto giudicati troppo bassi o troppo volatili dalla finanza moderna si preferisce investire altrove nel più remunerativo green. Mantenere operativa una raffineria tradizionale comporta costi di manutenzione altissimi, rischi ambientali che pesano sul bilancio sotto forma di accantonamenti e, soprattutto, l&#8217;obbligo di acquistare quote di emissione (ETS) sempre più care. Al contrario, convertire quello stesso impianto in una bio-raffineria permette di accedere a <strong>contributi a fondo perduto</strong> e finanziamenti a tassi agevolati. In pratica, lo Stato e l&#8217;Europa pagano una parte consistente dell&#8217;investimento (<strong>CapEx</strong>), riducendo il rischio d&#8217;impresa e permettendo all&#8217;azienda di presentarsi sui mercati finanziari con un profilo &#8220;ESG&#8221; (Environmental, Social, and Governance) impeccabile, che attira i grandi fondi d&#8217;investimento internazionali. Il passaggio da raffineria tradizionale a bio-raffineria è sostenuto da pilastri finanziari mastodontici. Il più rilevante è il <strong>Fondo per l&#8217;Innovazione (Innovation Fund)</strong> dell&#8217;Unione Europea, uno dei programmi di finanziamento più grandi al mondo per la dimostrazione di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio. Ricordiamo che Eni (ma non solo ENI) era un’impresa tutta pubblica, poi privatizzata e piegata agli interessi dei propri azionisti piuttosto che a quelli della sicurezza nazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il risultato più evidente riguarda il Jet Fuel, senza il quale il trasporto aereo (in un paese che ormai si sta deindustrializzando e che cerca di sopravvivere affidandosi sempre più al turismo) non è più garantito. La nostra capacità di raffinarlo internamente è letteralmente dimezzata, con un calo del 50%. Oggi, per far volare gli aerei dai nostri aeroporti, siamo costretti a importare dall’estero circa il 30% del carburante avio. Questa dipendenza non è solo un rischio logistico, ma una falla nella sicurezza nazionale: ad aprile 2026, la scarsità di scorte e le tensioni internazionali hanno già costretto alcuni scali italiani a razionamenti preventivi e hanno fatto impennare il prezzo del carburante dell&#8217;80% in poche settimane.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma perché un Paese dovrebbe decidere di indebolire così drasticamente la propria autonomia? Da quanto precede, la risposta risiede in <strong>una logica finanziaria che sembra aver preso il sopravvento su quella industriale</strong>. Analizzando i bilanci di colossi come l&#8217;Eni, emerge chiaramente come la gestione di queste società, pur partecipate dallo Stato, sia ormai <strong>orientata quasi esclusivamente alla massimizzazione dei dividendi per compiacere i grandi fondi d&#8217;investimento internazionali</strong>. Si preferisce distribuire utili record e lanciare massicci programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback)<strong> piuttosto che reinvestire nella manutenzione e nell&#8217;ammodernamento delle raffinerie tradizionali</strong>. In alcuni esercizi, il rapporto tra utili prodotti e dividendi versati ha superato il 100%: in pratica, le aziende hanno distribuito più ricchezza di quella effettivamente creata, drenando risorse vitali che avrebbero dovuto garantire la nostra indipendenza energetica a lungo termine.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le conseguenze di questo &#8220;tradimento industriale&#8221; si riflettono direttamente nelle tasche dei cittadini. <strong>Rinunciare a raffinare il petrolio in casa significa essere costretti a comprare benzina, gasolio e Jet Fuel già pronti da raffinerie in India, Medio Oriente o Stati Uniti. Questo ci obbliga a pagare quello che i tecnici chiamano &#8220;premio di raffinazione&#8221;, un sovrapprezzo che va dai 10 ai 25 dollari per ogni singolo barile</strong>. È una ricchezza immensa che regaliamo all&#8217;estero, contribuendo a gonfiare una fattura energetica nazionale che ha ormai sfondato il tetto dei 100 miliardi di euro. Nonostante l’Italia importi greggio da ben 31 Paesi diversi la vera trappola è che abbiamo perso la capacità di lavorarlo. Siamo diventati acquirenti deboli in un mercato globale turbolento, subendo le turbolenze geopolitiche e le speculazioni delle borse internazionali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi il quadro complessivo è quello di un Paese che, per inseguire bilanci brillanti in borsa e un&#8217;immagine di facciata verde, ha sacrificato i suoi asset strategici. La scelta di privilegiare il profitto immediato degli azionisti rispetto alla sicurezza nazionale ci ha resi vulnerabili ai ricatti geopolitici e alle oscillazioni dei prezzi. Quando un Paese non è più in grado di produrre autonomamente il carburante per i suoi trasporti e persino per la sua difesa, smette di essere padrone del proprio destino economico. La crisi energetica che stiamo vivendo non è solo frutto di sanzioni o guerre lontane, ma il risultato di una precisa volontà politica e finanziaria che ha preferito il dividendo sicuro di oggi alla sicurezza energetica di domani, lasciando ai cittadini l&#8217;onere di pagare un conto sempre più salato.</p>



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		<title>Da Suez a Hormuz: Il tramonto dell’egemonia Occidentale e la rinascita dell’Isola Mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 13:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Corridoio Internazionale Nord-Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Dilemma di Malacca]]></category>
		<category><![CDATA[x Mackinder contro Mahan]]></category>
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					<description><![CDATA[Volendo comprendere la portata tellurica degli eventi di questo aprile 2026, dobbiamo tornare con la mente al 1956, l&#8217;anno della crisi del Canale di Suez. Allora, il tentativo anacronistico di Gran Bretagna e Francia di mantenere il controllo coloniale sulla via d&#8217;acqua egiziana segnò la fine definitiva del loro rango di potenze mondiali. Fu il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Da Suez a Hormuz: Il tramonto dell’egemonia Occidentale e la rinascita dell’Isola Mondiale' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/04/21/da-suez-a-hormuz-il-tramonto-dellegemonia-occidentale-e-la-rinascita-dellisola-mondiale/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="has-medium-font-size">Volendo comprendere la portata tellurica degli eventi di questo aprile 2026, dobbiamo tornare con la mente al 1956, l&#8217;anno della crisi del Canale di Suez. Allora, il tentativo anacronistico di <strong>Gran Bretagna e Francia</strong> di mantenere il controllo coloniale sulla via d&#8217;acqua egiziana segnò la fine definitiva del loro rango di potenze mondiali. Fu il &#8220;momento della verità&#8221; in cui l&#8217;impero britannico realizzò di non poter più agire senza il permesso di Washington.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi, lo Stretto di Hormuz sta recitando lo stesso ruolo per gli Stati Uniti. Quello che stiamo osservando non è solo uno scontro militare o una disputa sui dazi; è il &#8220;momento Suez&#8221; del dollaro e della proiezione di potenza americana. <strong>Se Suez sancì il passaggio dal colonialismo europeo all&#8217;egemonia statunitense, Hormuz certifica oggi il passaggio dall&#8217;unipolarismo marittimo al multipolarismo continentale.</strong></p>



<h3 id="il-collasso-della-liquidita-e-la-realta-fisica"><strong>Il collasso della liquidità e la realtà fisica</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Il sistema dell&#8217;Eurodollaro è una sovrastruttura finanziaria che poggia, in ultima istanza, sulla capacità di controllare i flussi reali di energia. La recente e disperata richiesta di linee di swap [1] da parte degli Emirati Arabi Uniti al Tesoro USA è il sintomo di una &#8220;<strong>trappola della liquidità</strong>&#8221; che ha origini fisiche: <strong>se il petrolio non scorre più liberamente attraverso Hormuz, la circolazione dei dollari</strong> — che sono essenzialmente promesse di pagamento su quella merce — si arresta.</p>



<p class="has-medium-font-size">Washington risponde con la &#8220;furia economica&#8221;, un misto di sanzioni secondarie e minacce di bombardamenti infrastrutturali. <strong>È il comportamento tipico di un impero che, avendo smantellato la propria base manifatturiera (deve oggi chiedere a Ford e GM di produrre missili per compensare la carenza di munizioni), cerca di mantenere il dominio attraverso il sabotaggio dei flussi altrui</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Ma questo sabotaggio sta producendo l&#8217;effetto opposto: l&#8217;isolamento della stessa &#8220;potenza insulare&#8221; americana</mark></strong>.</p>



<h3 id="la-rinascita-dell-isola-mondiale-mackinder-contro-mahan"><strong>La rinascita dell&#8217;Isola Mondiale: Mackinder contro Mahan</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">In questo scenario, la riconfigurazione globale viene incisa direttamente nel suolo dell&#8217;Eurasia. Pechino e Teheran stanno promuovendo una narrazione che vede il tramonto dell&#8217;era marittima (basata sulla <strong>dottrina di Mahan del controllo dei mari</strong>) a favore di una <strong>rinascita continentale</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">È il ritorno della teoria di Halford Mackinder: chi controlla l&#8217;Isola Mondiale (la massa terrestre Europa-Asia-Africa) controlla il destino del mondo</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per risolvere il &#8220;<strong>Dilemma di Malacca</strong>&#8221; — l&#8217;incubo di un blocco navale statunitense — <strong>la Cina ha trasformato la propria postura da potenza costiera a perno dell&#8217;Eurasia</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La ferrovia Cina-Europa e il Corridoio di Mezzo attraverso il Caspio</mark></strong> non sono semplici progetti commerciali, ma &#8220;linee di vita&#8221; sovrane. Esse rendono i pattugliamenti delle portaerei americane irrilevanti: un treno che attraversa le steppe o gli altipiani è protetto dalla sovranità territoriale e da sistemi di difesa integrati, a differenza di una petroliera vulnerabile in acque internazionali.</p>



<h3 id="l-iran-e-l-asse-della-resistenza-logistica"><strong>L’Iran e l’asse della resistenza logistica</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Dall&#8217;altra parte del continente, l&#8217;Iran si è trasformato nel &#8220;Cancello d&#8217;Oro&#8221; di questo nuovo ordine. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">Attraverso il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), Teheran collega l&#8217;India alla Russia, rendendo il Canale di Suez e lo Stretto di Hormuz — storici strumenti di ricatto anglo-americano — progressivamente meno centrali per il commercio del blocco BRICS</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa non è solo integrazione logistica; <strong>è un&#8217;integrazione multidimensionale</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Lungo i corridoi terrestri viaggiano pipeline sotterranee invulnerabili ai sabotaggi e la &#8220;Via della Seta Digitale&#8221; in fibra ottica, che permette comunicazioni al di fuori del controllo dei server occidentali. </mark>È il colpo di grazia all&#8217;unipolarismo: il 70% della popolazione globale sta imparando a cooperare senza mai toccare l&#8217;acqua salata, riducendo gli USA a una potenza isolata oltreoceano</strong>.</p>



<h3 id="l-europa-al-bivio-periferia-o-terminale-di-valore"><strong>L’Europa al bivio: periferia o terminale di valore?</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Per l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, questo cambio di paradigma rappresenta un&#8217;opportunità storica ambivalente. <strong>Finora, ci siamo comportati come la &#8220;penisola dell&#8217;Occidente&#8221;</strong>, subendo passivamente le sanzioni e i costi energetici di una guerra che non ci appartiene. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Tuttavia, la geografia ci assegna un ruolo diverso: quello di &#8220;testa dell&#8217;Eurasia&#8221; e terminale naturale delle rotte terrestri.</mark></strong></p>



<h3 id="riconoscere-l-isola-mondiale-significherebbe"><strong>Riconoscere l&#8217;Isola Mondiale signific</strong>herebbe</h3>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Valorizzazione logistica</strong>: diventare il centro di trasformazione avanzata delle merci che arrivano via terra, garantendo stabilità dei prezzi e catene di approvvigionamento protette dalle crisi marittime. <strong>Autonomia energetica continentale</strong>: sostituire il costoso e instabile GNL d&#8217;oltreoceano con pipeline fisse che attingano direttamente al cuore dell&#8217;Eurasia (Iran, Asia Centrale, Russia), scambiando tecnologia europea con risorse primarie. <strong>Diplomazia del transito</strong>: smettere di essere il campo di battaglia tra Washington e Pechino per diventare la piattaforma neutrale dove le potenze continentali negoziano l&#8217;accesso al mercato europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size">La lezione che parte da Suez e arriva a Hormuz è chiara. La lezione di Suez fu che il mondo non era più un giardino privato di Londra e Parigi. <strong>La lezione di Hormuz è che il mondo non è più il parco giochi del dollaro.&nbsp;La sovranità non risiede più nel controllo del debito e delle rotte navali, ma nella gestione dei flussi fisici e nella stabilità dei confini terrestri</strong>. Dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre il tramonto, verso un sistema multipolare basato sulla cooperazione, sul rispetto della sovranità e sulla riconnessione dell&#8217;economia alla realtà produttiva e sociale. Se l&#8217;Europa saprà riconoscere la propria posizione all&#8217;estremità dell&#8217;Isola Mondiale, potrà emergere come mediatrice indispensabile del nuovo ordine multipolare. Altrimenti, resterà solo l&#8217;appendice malinconica di un impero marittimo che la storia ha già deciso di superare.</p>



<p class="has-normal-font-size">[1] <strong>La Linea di Swap: Un &#8220;Cambio&#8221; d&#8217;Emergenza</strong> Non è un prestito per poveri, ma un <strong>baratto temporaneo tra Banche Centrali</strong>. Gli Emirati consegnano la loro moneta locale (Dirham) agli USA in cambio di Dollari, con l&#8217;accordo di scambiarli nuovamente in futuro. È come avere una &#8220;scorta di contanti&#8221; immediata per evitare di dover svendere i propri investimenti a lungo termine durante una crisi.<br><strong>Si tratta di un segnale d&#8217;allarme di una crisi di liquidità che sta per esplodere</strong>.<br><strong>Il Segnale di Fumo: La Linea di Swap</strong> La richiesta di una linea di swap agli USA è il <strong>sintomo clinico di un sistema in affanno</strong>. Non è una scelta di routine, ma una mossa d&#8217;emergenza: indica che la &#8220;pressione&#8221; del dollaro nel circuito globale sta calando. Se una banca centrale chiede questo &#8220;scambio&#8221;, significa che il mercato privato ha smesso di fornire dollari in modo fluido. È il primo segnale che l&#8217;ingranaggio si sta bloccando.<strong> Sintomo di Malattia, non di Fallimento</strong> È fondamentale non confondere la <strong>solvibilità</strong> (essere ricchi) con la <strong>liquidità</strong> (avere i contanti pronti). Gli Emirati hanno immense riserve, ma sono &#8220;incastrate&#8221; in investimenti. La richiesta di swap è la prova che il Paese sta entrando in una <strong>crisi di liquidità incipiente</strong>: hanno i &#8220;gioielli di famiglia&#8221;, ma temono di non avere i &#8220;soldi per la spesa&#8221; quotidiana a causa del blocco dei flussi.<br><strong>Hormuz: Il &#8220;Trombo&#8221; nel Sistema</strong> Lo Stretto di Hormuz non è solo un passaggio geografico, è la <strong>valvola cardiaca</strong> che pompa dollari nell&#8217;area attraverso il petrolio e il turismo. La richiesta preventiva degli EAU è la conferma che le autorità vedono il &#8220;trombo&#8221; arrivare: se il conflitto chiude lo stretto, il flusso di dollari si ferma istantaneamente. La linea di swap è il tentativo di creare un <strong>bypass artificiale</strong> prima che l&#8217;infarto finanziario colpisca l&#8217;economia reale. <br><strong>Il Rischio di Contagio: Dubai come Paziente Zero</strong> Dubai è l&#8217;<strong>hub di ridistribuzione</strong> dell&#8217;Eurodollaro. Se Dubai va in crisi di liquidità, il virus si propaga immediatamente a cascata verso l&#8217;Asia e l&#8217;Africa. La sua richiesta di dollari agli USA è il sintomo che il &#8220;distributore globale&#8221; teme di restare a secco. Se si ferma il cuore (Dubai), gli arti del sistema economico mondiale (i mercati emergenti) andranno in cancrena per mancanza di ossigeno monetario.<br>La mossa degli Emirati è la <strong>diagnosi precoce</strong> di un sistema che sta smettendo di respirare. Non stanno chiedendo aiuto perché sono poveri, ma perché il &#8220;sangue&#8221; dell&#8217;economia mondiale (il dollaro) sta smettendo di circolare nel loro territorio.</p>



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		<title>La NATO gioca a nascondino. Arrivano i (m)ostri della coalizione dei volenterosi. Sanchez in testa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 11:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Doria]]></category>
		<category><![CDATA[Charles de Gaulle]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione dei volenterosi]]></category>
		<category><![CDATA[Cristóbal Colón]]></category>
		<category><![CDATA[sottomarini della Classe Todaro (U212A)]]></category>
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					<description><![CDATA[È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove. Il Mediterraneo è il cortile di casa di un confronto globale Cronache di guerra dal Mare Nostrum Benvenuti a&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La NATO gioca a nascondino. Arrivano i (m)ostri della coalizione dei volenterosi. Sanchez in testa' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/03/06/la-nato-gioca-a-nascondino-arrivano-i-mostri-della-coalizione-dei-volenterosi-sanchez-in-testa/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="e-la-nato-che-non-vuole-chiamarsi-nato-una-sorta-di-alleanza-in-incognito-che-opera-sotto-le-insegne-della-difesa-europea-per-evitare-di-ammettere-che-ancora-una-volta-la-strategia-la-si-decide-altrove-il-mediterraneo-e-il-cortile-di-casa-di-un-confronto-globale"><strong>È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove</strong>.<strong> Il Mediterraneo è il cortile di casa di un confronto globale</strong></h2>



<h3 id="cronache-di-guerra-dal-mare-nostrum">Cronache di guerra dal Mare Nostrum</h3>



<p class="has-medium-font-size">Benvenuti a bordo, o meglio: benvenuti nella nebbia. Quella fitta, strategica e squisitamente diplomatica che avvolge il Mediterraneo orientale in questo inizio di marzo 2026. Se si alza lo sguardo verso l&#8217;orizzonte di Cipro, oltre il riverbero del sole sulle onde potrete individuare il profilo d&#8217;acciaio di una &#8220;coalizione di volenterosi&#8221; frutto della solita suicida politica guerrafondaia della Ue/NATO agli ordini del monarca atltantico.</p>



<p class="has-medium-font-size">Al centro della scena troneggia la <strong>Charles de Gaulle</strong>, la portaerei nucleare francese che Emmanuel Macron ha richiamato in fretta e furia dalle gelide acque del Baltico. Accanto alla &#8220;Grandeur&#8221; parigina, troviamo <strong>la fregata spagnola Cristóbal Colón</strong>, un gioiello tecnologico che Madrid ha spedito con una fretta che sa di espiazione. E poi, naturalmente, i padroni di casa: <strong>la Marina Militare Greca</strong>, che tra un’incursione e l’altra nel Mar Egeo, si ritrova a fare da scudo avanzato contro i droni di Teheran.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se pensavate che l’Italia si sarebbe limitata a guardare lo spettacolo dalle coste siciliane, vi sbagliavate di grosso. Mentre a Roma il Ministro Crosetto rassicura il Parlamento parlando di &#8220;protezione dei confini UE&#8221;, il cacciatorpediniere <strong>Andrea Doria</strong> è già stato sguinzagliato. La nostra nave di punta, un concentrato di radar e missili, ha lasciato le sue postazioni abituali per correre a fare da scudo alla portaerei francese Charles de Gaulle.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre l&#8217;Andrea Doria si fa vedere orgogliosa in superficie, la Marina Militare Italiana ha attivato la sua componente più letale e silenziosa: i sottomarini della <strong>Classe Todaro (U212A)</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sebbene lo Stato Maggiore mantenga il più stretto riserbo, fonti vicine alla base di Augusta confermano che almeno un&#8217;unità della classe Todaro (probabilmente lo Scirè o lo stesso Todaro) si è mossa verso il Mar Ionio e il bacino di Levante. Questi &#8220;fantasmi d&#8217;acciaio&#8221;, grazie alla loro propulsione silenziosa a idrogeno, sono gli unici in grado di sorvegliare davvero le <strong>infrastrutture critiche sottomarine</strong> — cavi internet e gasdotti — che sono il vero obiettivo sensibile di eventuali sabotaggi &#8220;ibridi&#8221; orchestrati da attori regionali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre i politici discutono di &#8220;coalizioni europee&#8221;, i nostri sommergibilisti giocano a nascondino con i sensori russi e iraniani in un silenzio assordante. È la perfetta metafora dell’Italia in questa crisi: <strong>una presenza invisibile ma indispensabile, che fa il lavoro sporco nelle profondità mentre i partner si contendono la luce dei riflettori in superficie.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La politica ufficiale si sbraccia per definire questa missione come un atto di &#8220;solidarietà verso Cipro&#8221; dopo gli attacchi di droni iraniani; nei fatti l&#8217;Italia sta giocando una partita su più tavoli, tutti rigorosamente a marchio NATO. Non solo abbiamo spedito l&#8217;Andrea Doria a integrare la scorta francese, ma stiamo silenziosamente diventando l&#8217;armeria del Golfo. Fonti governative confermano che stiamo inviando sistemi di difesa aerea, antimissile e anti-drone (<strong>SAMP-T</strong>) ai partner strategici dell&#8217;area, quegli stessi che sono finiti nel mirino di Teheran.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il solito capolavoro di ipocrisia narrativa: ufficialmente siamo lì per &#8220;scopi difensivi&#8221; e &#8220;umanitari&#8221;, magari pronti a evacuare civili se le cose si mettessero male. In realtà, l&#8217;Italia sta fornendo supporto logistico vitale a tutta l&#8217;operazione con le basi militari USA/NATO pienamente coinvolte. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Sulla carta, ci dicono che questa è una missione &#8220;europea&#8221;, un atto di solidarietà per proteggere Cipro dopo gli attacchi alle basi britanniche di Akrotiri</strong>. Eppure, basta scorrere l&#8217;appello per accorgersi che l&#8217;odore di NATO è più forte della salsedine. Il cacciatorpediniere Andrea Doria era già integrato nel gruppo di scorta francese durante l&#8217;esercitazione Orion 26 insieme ai Paesi Bassi con le loro fregate e Washington che osserva tutto attraverso i radar delle sue navi e dei suoi satelliti.</p>



<p class="has-medium-font-size">È un gioco di prestigio affascinante. Da un lato, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nega agli Stati Uniti l&#8217;uso delle basi per attaccare l&#8217;Iran, cercando di salvare una parvenza di autonomia. Dall&#8217;altro, invia la sua nave più moderna, dotata del sistema Aegis — un software di difesa americano puro sangue — a integrarsi in una flotta dove ogni bullone risponde a standard atlantici.<strong> È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di &#8220;Alleanza in incognito&#8221; che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre i comunicati ufficiali parlano di &#8220;protezione dei civili&#8221; e &#8220;stabilità regionale&#8221;, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la realtà è che il Mediterraneo è diventato il cortile di casa di un confronto globale</mark></strong>. <strong>La Grecia fornisce le basi e i sottomarini, la Francia la potenza aerea, la Spagna e l&#8217;Italia la difesa antimissile d&#8217;élite</strong>. Tutti insieme, appassionatamente, sotto il coordinamento di un comando che parla francese ma mastica acronimi atlantici. La missione difensiva, quasi umanitaria, schiera 32 missili SM-2 pronti a scattare da ogni singola nave.</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo teatro dell&#8217;assurdo, la Cristóbal Colón arriverà entro il 10 marzo per unirsi a questo club esclusivo di nazioni che giocano alla guerra sperando che nessuno la chiami col suo nome. Resta da capire se questo &#8220;scudo europeo&#8221; serva a proteggere Cipro o a coprire le spalle a una strategia NATO che non resta a guardare pur non avendo il coraggio di metterci la faccia.</p>



<p class="has-small-font-size">           <strong>Spagna</strong>: Il dispiegamento della &#8220;Cristóbal Colón&#8221;</p>



<ul class="has-small-font-size"><li>El País: http://www.elpais.com/espana/2026-03-05/espana-estudia-prestar-apoyo-militar-a-chipre-ante-los-ataques-de-iran.html</li><li>Ámbito: http://www.ambito.com/espana-envia-su-fragata-mas-avanzada-al-mediterraneo-medio-la-escalada-medio-oriente-n6252754<br><br><strong>Francia</strong>: La portaerei nucleare &#8220;Charles de Gaulle&#8221;</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Defense News: http://www.defensenews.com/global/europe/2026/03/03/france-sends-aircraft-carrier-to-mediterranean-as-middle-east-flares-up/</li><li>QNA (Qatar News Agency): http://www.qna.org.qa/en/News-Area/News/2026-03/03/france-dispatches-aircraft-carrier-charles-de-gaulle-to-mediterranean<br><br><strong>Italia</strong>: L&#8217;Andrea Doria e il ruolo strategico</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Notiziario Marina Militare: http://www.marina.difesa.it/media-cultura/Notiziario-online/Pagine/20262801_AGGREGAZIONE-DI-NAVE-ANDREA-DORIA-AL-GRUPPO-PORTAEREI-FRANCESE.aspx</li><li>Africa Express: http://www.africa-express.info/2026/03/03/anche-un-drone-americano-partito-da-sigonella-allassalto-delliran/<br><br>Il contesto della minaccia (Missili e Droni)</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Sky TG24: http://www.tg24.sky.it/mondo/2026/03/04/guerra-iran-usa-israele-diretta</li><li>TrasportoEuropa: http://www.trasportoeuropa.it/notizie/aereo/bloccato-il-trasporto-aereo-nel-medio-oriente-conseguenze-globali-sulle-merci/<br><br>Tecnologia e Sottomarini (Classe Todaro)</li></ul>



<ul class="has-small-font-size"><li>Fincantieri: http://www.fincantieri.com/it/business/prodotti/navi-per-la-difesa/sommergibili/Classe-Todaro</li><li>MeteoWeb (Avvistamenti): http://www.meteoweb.eu/2026/01/sottomarino-della-marina-militare-solca-lo-stretto-di-messina-un-gioiello-di-tecnologia-in-navigazione-tra-calabria-e-sicilia-foto/1001888205/<br></li></ul>



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		<title>Il masochismo geoeconomico dell&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2025/08/03/il-masochismo-geoeconomico-dellunione-europea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 12:24:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Il recente accordo commerciale tra l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti, lungi dall&#8217;essere una paritaria stretta di mano, rappresenta la totale capitolazione europea nei confronti delle pretese statunitensi avanzate da Trump, dettata più da logiche geopolitiche che da interessi economici. Presentato dal mainstream con toni vaghi e concilianti, questo patto nasconde una serie di concessioni&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il masochismo geoeconomico dell&#039;Unione europea' data-link='https://www.francescocappello.com/2025/08/03/il-masochismo-geoeconomico-dellunione-europea/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="il-recente-accordo-commerciale-tra-l-unione-europea-e-gli-stati-uniti-lungi-dall-essere-una-paritaria-stretta-di-mano-rappresenta-la-totale-capitolazione-europea-nei-confronti-delle-pretese-statunitensi-avanzate-da-trump-dettata-piu-da-logiche-geopolitiche-che-da-interessi-economici-presentato-dal-mainstream-con-toni-vaghi-e-concilianti-questo-patto-nasconde-una-serie-di-concessioni-unilaterali-che-sollevano-molti-interrogativi-sul-futuro-geoeconomico-e-politico-del-continente">Il recente accordo commerciale tra l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti, lungi dall&#8217;essere una paritaria stretta di mano, rappresenta la totale capitolazione europea nei confronti delle pretese statunitensi avanzate da Trump, dettata più da logiche geopolitiche che da interessi economici. Presentato dal mainstream con toni vaghi e concilianti, questo patto nasconde una serie di concessioni unilaterali che sollevano molti interrogativi sul futuro geoeconomico e politico del continente</h2>



<h3 id="un-accordo-commerciale-o-un-totale-asservimento-dell-unione-non-commercio-ma-geopolitica"><strong>Un Accordo Commerciale o un totale asservimento dell&#8217;Unione? Non Commercio, ma Geopolitica</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;obiettivo dichiarato dell&#8217;Unione Europea di utilizzare il proprio peso negoziale collettivo per ottenere accordi commerciali più favorevoli e stabilire una simmetria con gli Stati Uniti, pilastro dell&#8217;Occidente, si è rivelato pura finzione. L&#8217;intesa siglata è stata il frutto di una negoziazione condotta quasi esclusivamente dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il cui <strong>obiettivo primario non è il benessere commerciale dei paesi dell&#8217;Unione, ma l&#8217;alimentazione della guerra fredda con la Russia</strong>. L&#8217;Ucrainizzazione dell&#8217;Europa avanza senza ostacoli bruciando le sue risorse a favore della finanza di guerra e per continuare a ingraziarsi masochisticamente <strong>gli USA. La Ue continua a sostenere una guerra di cui l&#8217;America si rifiuta ormai di pagare i costi, mentre intende riscuoterne i &#8220;benefici&#8221;</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">I termini sono impietosi: i dazi statunitensi sui prodotti europei sono triplicati, passando da una media del 4,8% al 15%, con punte fino al 30% sulle auto e al 50% sui metalli industriali. In cambio, <strong>l&#8217;Europa ha abbandonato i suoi contro-dazi per oltre 90 miliardi di euro</strong>. Ma non è tutto. L&#8217;UE si è impegnata a <strong>investire 600 miliardi di euro negli Stati Uniti</strong>, ad acquistare <strong>gas naturale liquefatto e altre fonti energetiche americane per 750 miliardi </strong>di dollari entro il 2028, in pratica 250 miliardi ogni anno, circa il triplo della spesa energetica sostenuta dall&#8217;Unione nel 2024 (75 miliardi) – una mossa che renderà l&#8217;Europa il maggiore sbocco per l&#8217;energia statunitense, nonostante i costi elevatissimi rispetto al gas russo. La spesa complessiva per energia dell&#8217;Unione si attesta, infatti, sui 400 miliardi di dollari, alla faccia della sicurezza energetica fondata sulla diversificazione delle fonti.<br>Inoltre, gli europei si sono <strong>vincolati all&#8217;acquisto di armamenti statunitensi</strong>, destinando alla <strong>spesa militare fino al 5% del PIL</strong>, come previsto dagli impegni NATO. Nel loro complesso si tratta di accordi <strong>impossibili da realizzare, del tutto insostenibili dal punto di vista economico</strong>. Essi rappresentano un tentativo disperato di mantenere gli Stati Uniti come alleato, concedendo a Trump di manipolare l&#8217;Europa per estrarne tributi. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Rafforzamento del dollaro &#8211; euro in calo</strong><br>L’intesa che ha avrebbe &#8220;solamente&#8221; triplicato i dazi sulle importazioni statunitensi in cambio di investimenti massicci in energia e tecnologie statunitensi, ha rassicurato i mercati, spingendo capitali verso il dollaro come valuta rifugio. L’annuncio ha rafforzato la fiducia nella percepita stabilità economica USA, supportando l’idea che la Fed potesse <em>ritardare</em> il taglio dei tassi, rendendo il dollaro più appetibile. In pratica un processo di dollarizzazione a spese dell&#8217;Unione europea. </p>



<p class="has-medium-font-size">Queste scelte suicide stanno creando <strong>vincitori e vinti</strong>. Le aziende energetiche statunitensi, come <strong>Venture Global</strong>, <a href="https://www.investing.com/news/analyst-ratings/venture-global-stock-downgraded-by-ubs-on-limited-upside-after-rally-93CH-4092318">hanno visto<strong> impennarsi le loro azioni</strong></a>, mentre <strong>i produttori automobilistici europei</strong>, come <a href="https://www.reuters.com/business/autos-transportation/european-carmakers-get-reality-check-trump-shares-slide-2025-07-28/">Mercedes, <strong>hanno registrato vistosi cali</strong></a>. <strong>Le piccole e medie imprese europee sono destinate a subire ulteriori pesanti perdite</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Viceversa, le grandi imprese rappresentate da Confindustria, di fronte alla minaccia dei dazi di Trump, insieme ad altre associazioni di categoria, tramite il presidente Orsini, dichiarando un <strong>danno che stimano in 22-23 miliardi di euro</strong>, nonostante un surplus commerciale complessivo di 42 miliardi, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">utilizzano questa retorica per chiedere aiuti e un piano industriale da parte dello Stato</mark></strong> [2] con allegate minacce di <strong>licenziamenti di massa e delocalizzazioni</strong> (sia verso paesi a basso costo di manodopera che negli Stati Uniti), sostenendo che le imprese italiane stanno trattenendo personale nonostante un forte calo di produttività. Ne approfittano, quindi, per chiedere che lo Stato eroghi sussidi significativi senza alcun tipo di politica industriale vincolante (si tenga presente che hanno ricevuto 55 miliardi di euro nel 2023), rivitalizzando programmi come Industria 4.0 e destinando risorse del PNRR a progetti decisi autonomamente dalle imprese. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;obiettivo sarebbe quello di mantenere il modello basato sulle esportazioni, intensificando la contrazione del costo del lavoro e le retribuzioni, minacciando delocalizzazioni in caso contrario</mark></strong>. Oltretutto molte delle grandi imprese rappresentate da Confindustria come Barilla International (ha sede fiscale ad Amsterdam), Luxottica che versa gran parte dei profitti attraverso Delfin (Lussemburgo), Ferrero (sede fiscale in <strong>Lussemburgo</strong>), San Faustin (registrata in Paesi con “giurisdizione fiscale agevolata” non UE) , De Longhi (controllata per la maggioranza da una società lussemburghese, la De &#8217;Longhi Soparfi S.A.), Stellantis (sede legale nei Paesi Bassi), San Pellegrino (sede fiscale in Svizzera) e gran parte del settore del lusso, che chiedono questi aiuti, hanno la <strong>sede fiscale all&#8217;estero</strong>, non in Italia. <br>I sindacati non sembrano avere nessuna intenzione di opporsi a queste richieste che consolidano un <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">modello di capitalismo italiano caratterizzato da finanziarizzazione, contenimento del costo del lavoro ed evasione fiscale tramite sedi estere</mark></strong>. La retorica bellicista e quella dei dazi servono a confezionare un ulteriore peggioramento di questo modello, con costi a carico della collettività.</p>



<p class="has-medium-font-size">La giustificazione di Trump, basata su un <strong>presunto deficit commerciale statunitense con l&#8217;Europa</strong>, <strong>si rivela infondata quando si considerano anche i servizi</strong>, dove gli Stati Uniti godono di un notevole surplus sulla Ue che <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/eu-us-trade/">secondo le stime dell&#8217;Unione</a> ammonta a 148 miliardi di euro, pari a quasi il 60% delle esportazioni dei servizi USA nel mondo,<strong> eppure l&#8217;Unione sta evitando di ricorrere a ritorsioni sotto forma di imposizioni fiscali alle Big Tech</strong> (BT) statunitensi [1]. I fatturati delle BT nei paesi dell&#8217;Unione sono spesso miliardari a fronte di utili assai modesti dell&#8217;ordine di qualche milione di euro. Le grosse società, infatti, spostano i profitti <strong>all’estero (nei paradisi fiscali di Lussemburgo e Irlanda) prima di tassarli</strong> in Italia. Pagano all’Italia solo gli utili <strong>residui</strong>, perché gran parte viene destinata a entità con tassazione molto bassa. Questo meccanismo permette di <strong>ridurre drasticamente le tasse nazionali</strong>, ma fa apparire gli utili italiani <strong>ben inferiori al reale valore dell’attività svolta</strong>. Per capire meglio immaginiamo che una società <strong>“big tech”</strong> in Italia, come Google o Apple, venda un servizio (tipo pubblicità o app). <strong>Tuttavia</strong>, ogni volta che guadagna 100 euro, deve “pagare” <strong>90</strong> euro a un’azienda del gruppo situata in Irlanda o Lussemburgo. Questo pagamento si chiama <strong>royalty</strong> o <strong>licenza</strong> per usare il marchio, il software o gli algoritmi. Si tratta di costi deducibili che abbassano l&#8217;imponibile. Con questa strategia in Italia resta quindi solo un utile di €10 su cui si paga l’imposta&#8230;</p>



<h3 id="la-mancata-negoziazione-e-la-fragilita-europea">La mancata negoziazione e la fragilità europea</h3>



<p class="has-medium-font-size">Se il mercato americano si fosse chiuso, l&#8217;Europa avrebbe potuto, infatti, minacciare di riorientare il proprio commercio verso i mercati in crescita della Russia e della Cina e in generale verso il complesso dei paesi BRICS che non impone vassallaggio e rinuncia all&#8217;esercizio della sovranità. <br>La Ue avrebbe potuto imporre tasse minime globali sulle aziende internet americane o bloccare le esportazioni statunitensi. Invece, c&#8217;è stata una resa quasi totale, con una <strong>sottovalutazione del potere negoziale proprio e una scarsa attitudine a contrattare</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Lo stile di negoziazione del presidente Trump, che impone prezzi inizialmente esorbitanti per poi ridurli leggermente, creando l&#8217;illusione di una vittoria, si è rivelato in parte efficace. Egli vede la diplomazia come un gioco a somma zero, dove c&#8217;è sempre un vincitore e un perdente, e l&#8217;America deve sempre vincere. La stabilità e l&#8217;affidabilità, promesse dai vertici europei, sono illusorie in un contesto dove gli accordi possono essere modificati unilateralmente.</p>



<h3 id="l-illusione-della-sicurezza-e-la-militarizzazione"><strong>L&#8217;Illusione della sicurezza e la militarizzazione</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">La Commissione Europea, una propaggine della NATO, ha subordinato gli interessi economici dei paesi membri e dei loro elettori alla nuova guerra fredda contro la Russia. In questa logica, la dipendenza europea dalla sicurezza statunitense viene sfruttata per imporre fedeltà politiche ed economiche. L&#8217;idea di una garanzia di sicurezza incondizionata dagli Stati Uniti è pura illusione. <strong>Le nazioni hanno solo interessi permanenti</strong>. Se l&#8217;Europa dovesse attaccare la Russia con missili a lungo raggio, la risposta russa sarebbe diretta contro il paese fornitore, non solo l&#8217;Ucraina, e nessuno sa se gli Stati Uniti interverrebbero militarmente per &#8220;difendere&#8221; l&#8217;Europa, a meno che non vengano colpite direttamente le forze USA sul territorio europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il racconto della minaccia di una potenziale invasione russa dell&#8217;Europa, che richiederebbe milioni di soldati è un concetto bellico obsoleto di pura propaganda, un tentativo di <strong>creare una psicosi di guerra per giustificare la crescente militarizzazione del continente</strong>. Questa retorica è funzionale a spingere l&#8217;Europa a spendere ingenti somme in armamenti, spesso inefficaci (come i sistemi missilistici Patriot o i carri armati contro i droni), a beneficio dell&#8217;industria militare statunitense ed europea. La Germania sta discutendo il ritorno alla leva obbligatoria, la Francia e il Regno Unito firmano patti nucleari, e la NATO rafforza la sua postura digitale: tutti segnali di una spirale militarista.</p>



<h3 id="un-futuro-incerto-e-la-crisi-democratica"><strong>Un futuro incerto e la crisi democratica</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Mentre l&#8217;Europa si lega sempre più a un mercato statunitense che si sta contraendo a causa dell&#8217;indebitamento dei consumatori (ad eccezione del settore militare), le aziende europee, in particolare quelle automobilitiche in parte si orientano verso la conversione militare perché soffrono il crescente calo della produzione industriale delle vendite dovuto a costi energetici assai elevati e progressivo calo della competitività rispetto a quelle cinesi, in grado di offrire qualità alta e lowcost. <br>L&#8217;intera struttura degli accordi con gli Stati Uniti appare economicamente insostenibile e irrealizzabile.</p>



<p class="has-medium-font-size">La sottomissione dell&#8217;Europa al bullismo americano è in netto contrasto con la capacità di altri paesi come Canada, Messico, Brasile e Cina di riorientare i propri commerci e opporsi alle richieste di Washington. Questa incapacità europea di agire nel proprio interesse nazionale, subordinando la propria politica estera e commerciale agli Stati Uniti, sta portando a una <strong>deindustrializzazione e ad una crescente instabilità politica</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Lo scollamento tra i governi europei attuali, la Commissione Von der Leyen, e le volontà dei cittadini si ingigantisce. Il dibattito è spesso ridotto a una dicotomia semplicistica &#8220;pro-russo o anti-russo&#8221;, impedendo una discussione reale sugli interessi nazionali. Questa situazione, unita alla percezione di una rinascita di vecchi sogni nazisti di smembrare la Russia, sta portando l&#8217;Europa verso un caos senza precedenti. </p>



<p class="has-medium-font-size">La realtà economica e geopolitica dell&#8217;Unione, nella sua configurazione di crescente subordinazione alla NATO e ai neoconservatori statunitensi, viene ignorata. A fronte dei crescenti problemi economici che si stanno già traducendo in instabilità politica, l&#8217;Unione Europea non sembra in grado di sopravvivere a lungo. I tentativi di marginalizzare l&#8217;opposizione politica potrebbero portare a derive autoritarie, spingendo il continente verso un futuro incerto e autodistruttivo.</p>



<p class="has-normal-font-size">[1] In Europa, le Big Tech statunitensi dominano i servizi digitali in quasi ogni ambito: dall’<strong>infrastruttura cloud</strong> alla <strong>produttività</strong>, alla presenza sulle <strong>app consumer</strong>, alla <strong>pubblicità digitale</strong>, fino ai <strong>pagamenti digitali</strong>. Viceversa l&#8217;orientamento verso <strong>alternative sovrane europee</strong> (ad es. Gaia‑X, ecosistemi SaaS locali, app store alternativi è per ora del tutto insufficiente e poco incentivata. <br>[2] Confindustria ha chiesto <strong>aiuti pubblici al governo  (sussidi o incentivi fiscali)</strong> nella forma di un <strong>“pacchetto di sostegno economico urgente”</strong> per aiutare le imprese a gestire gli effetti potenziali di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione europea in due occasioni ufficiali. <br>Presso la Assemblea annuale di Confindustria del <strong>27 maggio 2025 a Bologna</strong>, il presidente Emanuele <strong>Orsini</strong>, intervenendo alla riunione, ha espresso un appello esplicito: servono <strong>8 miliardi di euro</strong> in <strong>incentivi fiscali o finanziamenti pubblici agevolati</strong> da erogare in 3–5 anni, per <strong>contrasto ai dazi USA e ai costi energetici insostenibili</strong>. Ha indicato che le risorse potenziali potrebbero derivare dal <strong>PNRR, dai fondi di coesione o dalla dotazione inutilizzata della Transizione 5.0</strong>. L’idea era di riprendere meccanismi già utilizzati durante la fase Covid. L&#8217;obiettivo dichiarato era di «consentire alle imprese di aumentare gli investimenti e fronteggiare l’incertezza dovuta alla politica commerciale statunitense».<br><a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2025/04/08/news/contro-i-dazi-non-bastano-i-sussidi-7600818/">ilfoglio.it</a>. <br>In un’intervista,  apparsa su <em>Il Corriere della Sera</em> – <strong>8 aprile 2025</strong>, concessa dopo il congresso della Lega, Orsini ha rilanciato la proposta di “sussidiare le imprese colpite dai dazi” con una misura <strong>simile a quella utilizzata durante la pandemia</strong> (bonus, credito d’imposta, prestiti agevolati). Ha suggerito di utilizzare risorse come il capitolo “Transizione&nbsp;5.0” non ancora dispiegato, i fondi del PNRR e quelli di coesione, e ha citato il <strong>modello spagnolo</strong>, che nei giorni precedenti aveva stanziato oltre 14 miliardi per supportare le imprese, anche tramite incentivi al 30%. La sua dichiarazione era un chiaro invito a considerare l’impatto dei dazi come una <strong>“nuova emergenza economica”</strong> da affrontare tempestivamente.<br>Orsini ha ribadito la richiesta di sussidi presso il Forum italo‑francese Confindustria–Medef dello scorso 10 luglio e più recentemente a seguito dell’intesa USA–UE sui dazi al 15 % ha chiesto &#8220;<strong>sostegni e compensazioni</strong>&#8220;, ed un vero &#8220;<strong>piano industriale straordinario”</strong> anche sforando il Patto di Stabilità e ha stimato perdite per l’export tra 8 e 22,6 miliardi di euro <a href="https://tg24.sky.it/economia/2025/07/30/dazi-trump-richieste-settori-economici-italia">tg24.sky</a> </p>



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		<title>Star Wars. La militarizzazione dello spazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 13:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Beidu]]></category>
		<category><![CDATA[detriti spaziali]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo spazio è assai più di un semplice campo di esplorazione scientifica. Si è trasformato in una sede strategica in cui le grandi potenze competono per il dominio delle orbite Cina e Russia stanno sviluppando attivamente le loro capacità spaziali, con un forte accento sugli aspetti militari e strategici. EssI hanno già colmato il divario&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Star Wars. La militarizzazione dello spazio' data-link='https://www.francescocappello.com/2025/04/23/star-wars-la-militarizzazione-dello-spazio/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="lo-spazio-e-assai-piu-di-un-semplice-campo-di-esplorazione-scientifica-si-e-trasformato-in-una-sede-strategica-in-cui-le-grandi-potenze-competono-per-il-dominio-delle-orbite">Lo spazio è assai più di un semplice campo di esplorazione scientifica. Si è trasformato in una sede strategica in cui le grandi potenze competono per il dominio delle orbite</h2>



<p class="has-medium-font-size">Cina e Russia stanno sviluppando attivamente le loro capacità spaziali, con un forte accento sugli aspetti militari e strategici. EssI hanno già colmato il divario con gli USA. <br><strong>Il trattato del 1967</strong> (**) <strong>ha impedito una corsa alle armi nucleari nello spazio, ma lascia margini per attività militari &#8220;grigie&#8221;.</strong> L’assenza di norme su <strong>cyberwarfare spaziale</strong> e armi convenzionali rende necessari aggiornamenti per evitare <strong>conflitti orbitali</strong>.<br>La nostra vita quotidiana è profondamente intrecciata con le infrastrutture spaziali: azioni comuni come <strong>telefonare, navigare in internet o effettuare operazioni bancarie online</strong> dipendono da esse. L&#8217;orbita terrestre è affollata di <strong>satelliti dedicati alle telecomunicazioni</strong>, alla raccolta di <strong>informazioni militari</strong>, all&#8217;<strong>osservazione del pianeta</strong>, alle <strong>previsioni meteorologiche</strong> e al <strong>supporto dei sistemi di difesa</strong>. Di conseguenza, lo spazio assume un ruolo sempre più centrale nella geopolitica internazionale, poiché <strong>gli Stati lo utilizzano per monitorare territori, presidiare confini, gestire sistemi di controllo durante i conflitti</strong>. Esso risulta sempre più militarizzato.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Una guerra nello spazio, tra Stati Uniti e un’alleanza russo-cinese</strong>, rappresenterebbe un evento con conseguenze estremamente gravi su più fronti: <strong>militare, economico, tecnologico, ambientale e geopolitico</strong>. Li indichiamo schematicamente. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Collasso delle infrastrutture satellitari globali</strong><br><strong>Comunicazioni interrotte</strong>. La distruzione o il danneggiamento dei satelliti di comunicazione (civili e militari) causerebbe il <strong>blackout di reti Internet</strong>, <strong>TV, telefoni satellitari e sistemi bancari</strong>.<br><strong>Navigazione compromessa</strong>. I sistemi GPS (USA), BeiDou (Cina), GLONASS (Russia) e Galileo (UE) potrebbero essere <strong>disattivati o disturbati, paralizzando trasporti civili e militari</strong>.<br><strong>Allerta missilistica cieca</strong>. I satelliti di allerta precoce sono <strong>fondamentali per rilevare lanci nucleari</strong>. Senza di essi, aumenta il <strong>rischio di false interpretazioni e di escalation nucleare</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="592" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos-1024x592.jpg" alt="" class="wp-image-15449" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos-1024x592.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos-300x173.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos-768x444.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos-640x370.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/04/Detriti-spaziali-Depositphotos.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Detriti Spaziali</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Creazione di detriti spaziali</strong> (effetto Kessler (*))<br>L’uso di armi anti-satellite (ASAT) causerebbe la <strong>frammentazione di satelliti in migliaia di detriti orbitanti</strong> ad alta velocità che potrebbero rendere impraticabile l’orbita terrestre bassa (LEO) per decenni, colpendo missioni civili, scientifiche e militari.<br>Verrebbe bloccato l’accesso allo spazio per tutte le nazioni. <br><br><strong>Estensione del conflitto a terra</strong><br>Una guerra nello spazio sarebbe inevitabilmente legata a un conflitto più ampio sulla Terra.<br>Potrebbero seguire <strong>attacchi cibernetici, sabotaggi terrestri di stazioni spaziali o centri di controllo, e persino conflitti convenzionali o nucleari</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Corsa agli armamenti e fine delle collaborazioni spaziali</strong><br>Organismi come l’ONU, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) o il <strong>trattato sullo spazio del 1967</strong> (**) verrebbero resi obsoleti.<br>La cooperazione scientifica e tecnologica tra paesi (es. Stazione Spaziale Internazionale, progetti lunari) verrebbe abbandonata a favore di blocchi geopolitici separati e militarizzati.<br>Nuove potenze emergenti (India, Iran, Corea del Nord) potrebbero essere spinte a sviluppare proprie armi spaziali.<br><br><strong>Impatto economico globale</strong><br>Le <strong>compagnie che dipendono dai satelliti</strong> (telecomunicazioni, navigazione, meteorologia, finanza, agricoltura) subirebbero perdite enormi.<br>Le <strong>Borse mondiali potrebbero crollare</strong> per l’instabilità geopolitica e l’interruzione delle infrastrutture digitali. Collasso dell&#8217;economia reale. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>STATI UNITI</strong><br>Gli Stati Uniti stanno intensificando significativamente la loro presenza militare nello spazio attraverso una serie di iniziative strategiche, tecnologiche e organizzative. <br><strong>Espansione della Space Force e nuove dottrine operative</strong><br>La <strong>United States Space Force</strong> (USSF), istituita nel 2019, ha adottato una nuova dottrina operativa nel 2023, delineando chiaramente le operazioni spaziali offensive e difensive, nonché <strong>il concetto di “Space Mobility &amp; Logistics” (SM&amp;L)</strong>. Questa dottrina <strong>enfatizza la proiezione della potenza militare nello spazio, integrando le operazioni spaziali con i principi generali della guerra</strong>.<br><br>Nel febbraio <strong>2024</strong> è stata annunciata la creazione dello <strong>Space Futures Command</strong>, un nuovo comando della Space Force <strong>incaricato di analizzare le minacce future</strong>, sviluppare concetti operativi e condurre <strong>esercitazioni e simulazioni</strong> per garantire la superiorità spaziale nel lungo termine.<br><br><strong>Proliferated Warfighter Space Architecture</strong> (PWSA)<br>La <strong>Space Development Agency</strong> (SDA), parte della Space Force, sta sviluppando la Proliferated Warfighter Space Architecture (PWSA), <strong>una costellazione di quasi 1.000 satelliti in orbita terrestre bassa (LEO)</strong> prevista per essere completata entro il 2026. Questa rete fornirà capacità avanzate di comunicazione, tracciamento di missili e sorveglianza, migliorando la resilienza e riducendo i costi rispetto ai tradizionali satelliti geostazionari.<br><br><strong>Collaborazione con SpaceX e il programma Starshield</strong><br>SpaceX, attraverso il <strong>programma Starshield</strong> (scudo stellare), sta <strong>collabora</strong>ndo strettamente <strong>con le agenzie militari statunitensi per fornire satelliti personalizzati per scopi di difesa e intelligence</strong>. Questi satelliti <strong>offrono capacità di tracciamento, ricognizione e allerta precoce per missili</strong>. Nel <strong>gennaio 2025, sono stati lanciati 22 nuovi satelliti Starshield</strong> come parte della missione NROL-167.<br><br><strong>Investimenti</strong>. Per l’anno fiscale 2024, la <strong>Space Force ha richiesto un budget di 33,3 miliardi di dollari, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente</strong>. La maggior parte dei fondi è destinata alla ricerca e sviluppo di nuovi sistemi satellitari, all’acquisizione di risorse e al mantenimento delle operazioni. <strong>Particolare attenzione è rivolta allo sviluppo di capacità di tracciamento per missili balistici e ipersonici, nonché alla costruzione di nuove costellazioni di comunicazione satellitare</strong>.<br><br><strong>Sorveglianza spaziale: Space Fence</strong><br>Il sistema <strong>Space Fence</strong>, operativo dal 2020, consente alla Space Force di tracciare una vasta gamma di oggetti in orbita terrestre, inclusi satelliti e detriti spaziali. Utilizzando radar avanzati, il sistema migliora la consapevolezza situazionale nello spazio e supporta le operazioni di difesa spaziale.<br><br><strong>Proposta per una Space National Guard</strong><br>Nel <strong>marzo 2025</strong>, è stata introdotta al Congresso la <strong>proposta di legge “Space National Guard Establishment Act”</strong>, mirata a creare una <strong>Space National Guard</strong>. Questa forza riservista avrebbe il compito di supportare le operazioni spaziali militari, fornendo personale e risorse aggiuntive in caso di necessità.<br><br><strong>Gli Stati Uniti stanno intendono consolidare la loro posizione nello spazio come dominio militare strategico</strong>, attraverso investimenti significativi, innovazioni tecnologiche e riorganizzazioni strutturali, con l’obiettivo dichiarato di mantenere la superiorità spaziale.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>CINA</strong><br>La Cina sta perseguendo una <strong>strategia spaziale integrata che combina sviluppo tecnologico, riorganizzazione militare e cooperazione internazionale, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">con l’obiettivo di diventare una potenza spaziale dominante entro il 2050</mark>.</strong> Queste iniziative stanno ridefinendo gli equilibri strategici nello spazio e aumentando la competizione con gli Stati Uniti.<br><br><strong>Satelliti Militari Avanzati</strong> La Cina utilizza satelliti come quelli delle serie <strong>Yaogan e Tian Lian</strong> per missioni di <strong>ricognizione e comunicazione</strong>. La <strong>costellazione satellitare <strong>Jian Bing</strong></strong>, lanciata nell&#8217;agosto 2024, comprende <strong>satelliti a bassa orbita dotati di tecnologie avanzate</strong> per rilevare e analizzare segnali elettronici, <strong>potenziando le capacità di sorveglianza militare e di comunicazione</strong>.<br><br><strong>Sistema di Navigazione <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Beidu</mark></strong> Questo sistema è l&#8217;alternativa cinese al GPS e migliora la precisione delle operazioni militari.<br><br><strong>Capacità Anti-Satellite Avanzate</strong>. La Cina ha investito in <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">sistemi laser in grado di abbagliare o danneggiare i satelliti nemici</mark></strong>, dimostrando di possedere la tecnologia per implementare sistemi anti-satellite operativi.<br><br><strong>Tecnologie di Rifornimento in Orbita</strong>. Nel gennaio 2024, la Cina ha lanciato il <strong>satellite Shijan 25</strong>, <strong>in grado di rifornire altri satelliti in orbita</strong>, offrendo vantaggi nel <strong>prolungare la durata delle apparecchiature</strong> e ottimizzare le risorse. Sebbene gli Stati Uniti siano stati pionieri in questo campo, la velocità con cui la Cina ha recuperato terreno sottolinea la sua determinazione.<br><br><strong>Tecnologie Stealth</strong>. La Cina sta investendo massicciamente nella discrezione delle sue apparecchiature spaziali, sviluppando <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">satelliti e missili con capacità super stealth</mark></strong> in grado di eludere i sistemi di rilevamento convenzionali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nascita della PLA Aerospace Force<br>Nel 2024, la Cina ha istituito la <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">People’s Liberation Army Aerospace Force</mark></strong> (PLAAF), una <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">forza armata dedicata esclusivamente alla guerra spaziale</mark></strong>. Questa nuova entità consolida il controllo su tutti i satelliti militari, i sistemi di comando e controllo (C4ISR), i lanciatori e le infrastrutture spaziali, precedentemente gestiti dalla Strategic Support Force. <strong>La PLAAF <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">gestisce oltre 245 satelliti militari</mark></strong>, inclusi quelli per navigazione (BeiDou), comunicazioni criptate, sorveglianza radar e ottica, segnali elettronici (ELINT/SIGINT) e allerta precoce .</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Capacità anti-satellite e manovre orbitali</strong><br>La Cina ha sviluppato <strong>capacità avanzate di guerra spaziale</strong>, tra cui <strong>armi anti-satellite</strong> (ASAT) e tecnologie per operazioni di prossimità orbitale. Satelliti come Shijian-17 e Shijian-21 sono stati osservati eseguire manovre complesse, tra cui il <strong>“dogfighting” orbitale, che simula combattimenti nello spazio</strong>. Queste attività hanno destato preoccupazione nella Space Force statunitense, che le considera segnali di una potenziale <strong>escalation militare nello spazio</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ambizioni lunari e cooperazione internazionale<br>La Cina, <strong>in collaborazione con la Russia</strong>, sta sviluppando l’International <strong>Lunar Research Station</strong> (ILRS), <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">una base lunare permanente prevista per il 2035</mark></strong>. Il progetto include <strong>la costruzione di un reattore nucleare sulla superficie lunare per fornire energia alla base, oltre all’utilizzo di grandi pannelli solari</strong>. La missione Chang’e-8, prevista per il 2028, sarà fondamentale per testare le tecnologie necessarie per la base lunare. <strong>La Cina mira anche a coinvolgere 50 paesi, 500 istituzioni accademiche e 5.000 ricercatori nel progetto ILRS</strong> .</p>



<p class="has-medium-font-size">Costellazioni satellitari e <strong>competizione con Starlink</strong>. La Starlink cinese<br>Per contrastare la rete Starlink di SpaceX, la Cina sta sviluppando la “<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Thousand Sails Constellation</mark></strong>”, una <strong>megacostellazione di oltre 15.000 satelliti in orbita terrestre bassa</strong> (LEO) per fornire <strong>copertura internet globale</strong>. Il primo lotto di 108 satelliti è previsto per il lancio entro il 2025, con l’obiettivo di completare la rete entro il 2030. <strong>Questa iniziativa ha significative implicazioni militari, offrendo capacità di comunicazione resilienti e potenzialmente interferendo con le reti satellitari avversarie</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sviluppo di tecnologie counter-space<br>La Cina sta investendo n<strong>ello sviluppo di tecnologie “counter-space”, tra cui armi cinetiche, laser ad alta energia e sistemi di guerra elettronica</strong> per disturbare, degradare o distruggere le capacità spaziali avversarie. Queste capacità includono anche la possibilità di <strong>attacchi cibernetici con</strong>tro infrastrutture spaziali e terrestri .</p>



<p class="has-medium-font-size">Reazioni internazionali e preoccupazioni<br>Il generale <strong>Chance Saltzman, capo della US Space Force</strong>, ha espresso allarme per la rapida espansione delle capacità spaziali cinesi, sottolineando il rischio crescente di conflitti orbitali. La Cina, tuttavia, sostiene che le sue attività spaziali sono di natura pacifica e accusa gli Stati Uniti di essere i principali promotori della militarizzazione dello spazio .</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>RUSSIA</strong><br><strong>Satelliti Militari e per Immagini.</strong> La Russia utilizza satelliti come Persona e Bars M essenziali per la produzione di immagini in ambito militare.<br><br><strong>Sistema di Navigazione Glonas</strong>. Questo è l&#8217;equivalente russo del GPS e guida missili e truppe.<br><br><strong>Sistema di <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Allerta Precoce Nucleare</mark></strong>. Il <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>programma Tundra</strong> </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">fornisce</mark> un sistema di allerta precoce contro gli attacchi nucleari. I satelliti di questo programma sono <strong>posizionati in orbite geostazionarie</strong> e sono <strong>dotati di sensori a infrarossi avanzati per rilevare il calore emesso da missili ed esplosioni nucleari</strong>.<br><br><strong>Satelliti per Comunicazioni Sicure</strong>. Satelliti come Raduga e Blagovest garantiscono comunicazioni sicure.<br><br><strong>Tecnologie Anti-Satellite</strong>. La Russia sta concentrando i suoi sforzi sulle tecnologie anti-satellite per interrompere i sistemi spaziali nemici. <strong>Nel novembre 2021, ha effettuato un test missilistico anti-satellite distruggendo uno dei suoi satelliti</strong>. <br>La Russia sta testando e implementando armi spaziali avanzate, tra cui:<br><strong>Satelliti manovrabili</strong>. Il <strong>satellite militare Kosmos-2553</strong> ha recentemente effettuato manovre orbitali dopo due anni di inattività, suggerendo capacità di attacco o difesa in orbita bassa .<br><strong>Simulazioni di attacchi orbitali</strong>. Satelliti russi hanno eseguito manovre coordinate per circondare e isolare altri satelliti, dimostrando la capacità di neutralizzare assetti spaziali avversari .<br>Sistemi missilistici S-500. <strong>Questo sistema avanzato di difesa aerea è progettato per intercettare missili balistici e potenzialmente satelliti in orbita bassa</strong>. Tuttavia, il suo debutto operativo in Ucraina ha mostrato limitazioni contro missili come l’ATACMS .</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Preoccupazioni per armi spaziali nucleari</strong><br>L’intelligence statunitense ha espresso preoccupazioni riguardo allo sviluppo da parte della Russia di <strong>satelliti armati con testate nucleari</strong>, <strong>progettati per disabilitare intere costellazioni satellitari nemiche attraverso impulsi elettromagnetici (EMP)</strong>. Questo rappresenterebbe una minaccia significativa per le infrastrutture spaziali globali .</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La Russia gestisce circa 220 satelliti scientifici e applicativi</mark></strong>.<br>Sono in corso <strong>ampliamenti in cinque siti russi</strong> per aumentare la produzione di motori a combustibile solido, suggerendo un’intenzione di potenziare le capacità missilistiche, comprese quelle spaziali .</p>



<p class="has-medium-font-size">Per il 2025, la Russia ha stanziato un budget militare di <strong>175,5 miliardi di dollari, pari al 6,31% del PIL</strong>, con l’obiettivo di migliorare la produzione di nuove armi e attrezzature militari. La perdita di accesso a tecnologie avanzate a causa delle sanzioni è compensata dalla crescente collaborazione con la Cina per forniture critiche.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Collaborazione Russia-Cina</strong><br>Come già accennato, <strong>intendono costruire una stazione internazionale di ricerca lunare entro il 2030</strong> in collaborazione. Questa <strong>base permanente, prevista vicino al Polo Sud lunare</strong>, potrebbe fungere da piattaforma per missioni di esplorazione più distanti. In generale, sia la Cina che la Russia, come gli Stati Uniti, <strong>stanno investendo massicciamente in tecnologie spaziali, incluse quelle capaci di interrompere o distruggere i satelliti nemici</strong>. Questo include lo sviluppo di armi spaziali in piena espansione per ottenere <strong>la sovranità nello spazio</strong>. Vengono prese in considerazione <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">diverse metodologie di attacco in un potenziale conflitto spaziale</mark></strong>, tra cui <strong>missili anti-satellite, attacchi informatici</strong> volti a prendere il controllo dei satelliti, e <strong>armi ad energia diretta come i laser</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Conseguenze ambientali e psicologiche</strong><br>Si è ormai inaugurata una vera e propria geopolitica dello spazio. L’orbita terrestre potrebbe diventare pericolosa anche per missioni scientifiche, umanitarie o turistiche.<br>La percezione del<strong>lo spazio come “nuovo teatro di guerra”</strong> cambierebbe la narrativa umana sull’esplorazione, generando paura e incertezza sul futuro.<br><br>Una guerra nello spazio <strong>non sarebbe confinata “lì sopra”</strong>, ma <strong>avrebbe effetti devastanti “quaggiù”</strong>, sulla nostra vita quotidiana, sull’economia globale, sull’equilibrio strategico e sull’ambiente spaziale per le generazioni future. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La comunità internazionale dovrebbe discutere attivamente della necessità di trattati aggiornati per prevenire la militarizzazione e il conflitto nello spazio</mark></strong>.</p>



<p class="has-small-font-size">(*) L&#8217;effetto Kessler è uno scenario ipotizzato dallo scienziato NASA Donald J. Kessler. Descrive una <strong>reazione a catena</strong> in cui la densità di detriti spaziali in orbita terrestre diventa così alta che le collisioni tra oggetti generano <strong>ancora più detriti</strong>. Questi nuovi frammenti aumentano esponenzialmente la probabilità di <strong>ulteriori collisioni</strong>, creando un effetto a cascata. Il rischio finale è che intere regioni orbitali (specialmente l&#8217;orbita bassa terrestre &#8211; LEO) diventino <strong>talmente pericolose e piene di detriti da renderle inutilizzabili</strong> per i satelliti e le missioni spaziali.<br>(**) Il <strong>Trattato sullo spazio extra-atmosferico</strong> del 1967 (Outer Space Treaty),<strong> pilastro del diritto spaziale internazionale</strong>, stabilisce principi fondamentali con implicazioni militari cruciali. Ecco gli aspetti principali:<br><strong>1. Divieto di armi di distruzione di massa (ADM) nello spazi</strong>o</p>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>Articolo IV</strong> vieta il posizionamento di <strong>armi nucleari</strong> o altre ADM in orbita, sulla Luna o su altri corpi celesti.</li><li><em>Limite</em>: Non bandisce altre armi convenzionali o sistemi dual-use (militari/civili).</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="2-demilitarizzazione-della-luna-e-dei-corpi-celesti"><strong>2. Demilitarizzazione della Luna e dei corpi celesti</strong></h3>



<ul class="has-small-font-size"><li>L’uso di basi spaziali per <strong>scopi militari</strong> è proibito (es. installazione di fortificazioni o test di armi).</li><li><em>Eccezione</em>: Le attività scientifiche a fini pacifici possono coinvolgere militari (es. astronauti militari).</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="3-uso-pacifico-dello-spazio"><strong>3. Uso pacifico dello spazio</strong></h3>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>Articolo III</strong> impone che lo spazio sia esplorato &#8220;per il bene di tutti i paesi&#8221;, ma non vieta esplicitamente tecnologie militari <strong>non aggressive</strong> (es. satelliti spia, comunicazioni militari).</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="4-responsabilita-degli-stati"><strong>4. Responsabilità degli Stati</strong></h3>



<ul class="has-small-font-size"><li>Gli Stati sono responsabili delle attività spaziali di enti pubblici e privati (<strong>Articolo VI</strong>), incluso l’uso militare di satelliti.</li><li><em>Esempio</em>: Un attacco cinetico anti-satellite (ASAT) potrebbe violare il principio di &#8220;cooperazione internazionale&#8221;.</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="5-divieto-di-appropriazione-nazionale"><strong>5. Divieto di appropriazione nazionale</strong></h3>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>Articolo II</strong> vieta rivendicazioni di sovranità su corpi celesti, impedendo basi militari esclusive (es. su Marte).</li></ul>



<h3 class="has-small-font-size" id="punti-critici-e-sfide-moderne"><strong>Punti critici e sfide moderne</strong></h3>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>Ambiguità sulle armi convenzionali</strong>: Il trattato <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">non regola i sistemi ASAT o armi dirette a energia (laser)</mark></strong>.</li><li><strong>Satelliti militari</strong>: Consentiti, ma diventano bersagli in scenari di conflitto (es. guerra in Ucraina: minacce ai satelliti Starlink).</li><li><strong>Nuove tecnologie</strong>: Progetti come lo <strong>Space Force USA</strong> o i test cinesi di veicoli ipersonici sfidano l’interpretazione del trattato.</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Il trattato del 1967 ha impedito una corsa alle armi nucleari nello spazio, ma lascia margini per attività militari &#8220;grigie&#8221;. L’assenza di norme su cyberwarfare spaziale e armi convenzionali rende necessari aggiornamenti per evitare conflitti orbitali.</strong></p>



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		<title>La diaspora dei palestinesi per far posto ad una Smart City che sia un paradiso, ma fiscale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 15:23:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[Come si voleva, sin dall&#8217;inizio, la Striscia di Gaza è stata ridotta ad un cumulo di macerie, miste a resti umani, ma c&#8217;è un ultimo problema. Si tratta dei palestinesi rimasti ostinatamente in vita dopo che le loro città ed infrastrutture sono state letteralmente rase al suolo grazie alla collaborazione con gli USA e i&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La diaspora dei palestinesi per far posto ad una Smart City che sia un paradiso, ma fiscale' data-link='https://www.francescocappello.com/2025/02/10/la-diaspora-dei-palestinesi-per-far-posto-ad-una-smart-city/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="has-medium-font-size">Come si voleva, sin dall&#8217;inizio, la Striscia di Gaza è stata ridotta ad un cumulo di macerie, miste a resti umani, ma c&#8217;è un ultimo problema. Si tratta dei palestinesi rimasti ostinatamente in vita dopo che le loro città ed infrastrutture sono state letteralmente rase al suolo grazie alla collaborazione con gli USA e i suoi alleati, tra cui l&#8217;Italia, pienamente collaborativi col progetto sionista in termini di appoggio politico e logistico militare. I palestinesi sono sfacciatamente sopravvissuti persino al blocco dell&#8217;ingresso dei viveri protrattosi per tutta la durata dell&#8217;assedio continuativo, di un anno e quattro mesi, da parte di un esercito moderno e tecnologico contro una popolazione inerme. <br><strong>Come si risolve il problema? </strong><br>Sinora anche ai palestinesi che avevano un posto dove fuggire era stato impedito di lasciare la Palestina, se non in rarissimi casi. Usare la bomba atomica come pure è stato proposto da Amihai Eliyahu, noto anche come Amihai Ben-Eliyahu, Ministro per gli Affari e il Patrimonio di Gerusalemme, appartenete al partito ultranazionalista Jewish Power (Potere Ebraico), sarebbe stato imbarazzante e controproducente per via del fallout radioattivo che avrebbe debordato dai confini palestinesi e impedito ai coloni di tornare a Gaza, per cui l&#8217;ipotesi è stata scartata. <br>Ora con il salvatore Trump hanno semplicemente dato il permesso ai palestinesi di lasciare la Striscia a tempo indeterminato fino a quando, dicono, non finiremo di trasformarla in in una Smart Gazaland. <br>Non parlano di soluzioni a due Stati né di ricostruire la Palestina per i palestinesi. Vogliono una diaspora dei palestinesi, facendola passare per una concessione di Trump. È facilmente intuibile che se questo piano dovesse essere attuato quelli che continuassero a non voler abbandonare la propria terra  saranno più o meno schiavizzati, cittadini di serie zeta, ridotti a manovalanza degli israeliani e dei loro coloni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Farli fuori tutti o chiuderli in una riserva indiana sarebbe stato un po’ scomodo e imbarazzante persino per USA e Israele. Allora non rimane che espellerli, ovviamente per il loro bene, dopo aver reso impossibile la vita in Palestina.<br>I palestinesi si sono opposti al genocidio del loro popolo. Bisogna rendersi conto che <strong>in questo modo, <strong>con l&#8217;espulsione, la diaspora dei palestines</strong>i e la loro pulizia etnica</strong>,<strong> il genocidio</strong> <strong>troverebbe il suo compimento più totale</strong>. La soluzione finale. </p>



<p class="has-medium-font-size">Si tratta, infatti, del completamento del progetto israeliano di rubargli anche le ultime terre che ancora non erano riusciti a sottrarre loro, con la legittimazione/benedizione da parte degli USA della pratica delle deportazioni, in barba a qualsiasi legge ed ordine internazionale calpestando ancora una volta la Carta delle Nazioni Unite su cui Lavrov ha detto che andrebbe fondato il nuovo ordine multipolare. </p>



<p class="has-medium-font-size">Hanno dato il permesso ai palestinesi di andarsene e li aiuteranno ad andarsene, perché qualsiasi altra alternativa è ritenuta scomoda. I Palestinesi devono lasciare la loro terra per essere trasferiti (leggi deportati) in qualche paese &#8220;ospitante&#8221;, tra l&#8217;altro a sue spese. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz non ha perso tempo: “Ho incaricato l’IDF (militare) di preparare un piano per consentirela partenza volontaria per i residenti di Gaza&#8221; , “in qualsiasi paese disposto ad accettarli”.</mark></strong> I media israeliani riportano le sue parole: “<strong>Alla popolazione di Gaza deve essere consentito di godere della libertà di movimento e della libertà di immigrare</strong>”.</p>



<h3 id="il-futuro-di-gaza-una-smart-city-dove-sperimentare-l-intelligenza-artificiale-applicata-alla-sorveglianza-digitale">Il futuro di Gaza? Una smart city dove sperimentare l&#8217;intelligenza artificiale applicata alla sorveglianza digitale?</h3>



<p class="has-medium-font-size">Un professore di Washington, <strong>Joseph Pelzman</strong>, professore di economia alla George Washington University, ha proposto a suo tempo un piano per trasformare la Striscia di Gaza in una &#8220;riviera&#8221; turistica gestita dagli Stati Uniti, un progetto che ha presentato al team di Trump. Pelzman, un economista esperto di Medio Oriente, <strong>ha delineato la sua visione in un articolo pubblicato sul Global World Journal </strong>e in un podcast, immaginando una <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">ricostruzione di Gaza come una smart city ultra tecnologica con capitali stranieri tecnologicamente avanzata</mark></strong>, <strong>con grattacieli, infrastrutture moderne (metropolitana leggera, porti, aeroporto) e autosufficiente dal punto di vista energetico (energia solare) gestita attraverso una partnership pubblico-privata e finanziata con ingenti capitali stranieri (stimati tra 1 e 2 trilioni di dollari)</strong>. Il modello per questa &#8220;e-Gaza&#8221; sono le città delle petro-monarchie del Golfo, Singapore, Puerto Rico, Hong Kong o Panama, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">con l&#8217;obiettivo di creare un paradiso fiscale o un hub finanziario</mark></strong>. Pelzman <strong>sostiene che Gaza non appartiene ai gazawi ma è un territorio senza leggi sulla proprietà, disponibile per un accordo di locazione con investitori stranieri</strong>. Israele e l&#8217;Autorità palestinese sarebbero le uniche parti che possono offrire un contratto agli investitori, basandosi sugli accordi di Oslo del 1993. <strong>Pelzman critica l&#8217;approccio di Biden e la soluzione a due Stati</strong>, sostenendo la necessità di pensare fuori dagli schemi. Anche se il suo lavoro non è direttamente citato da Trump, <strong>il progetto ha trovato un sostegno entusiasta in ambienti filo-israeliani negli Stati Uniti</strong>.</p>



<p>Fonte &#8220;Gaza riviera, il prof ideologo del piano senza palestinesi&#8221; di Riccardo Antoniucci, <em>Il fatto quotidiano</em>, 10 Febbraio 2025.</p>



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		<title>Sempre più vicini alla catastrofe atomica globale. I russi costretti ad allargare lo spettro dei casi in cui si riservano di ricorrere alle armi nucleari</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2024/09/26/sempre-piu-vicini-alla-catastrofe-atomica-globale-i-russi-allargano-lo-spettro-dei-casi-in-cui-si-riservano-di-ricorrere-alle-armi-nucleari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 09:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=13328</guid>

					<description><![CDATA[Sin dall&#8217;inizio del conflitto con l&#8217;Ucraina (1) i russi avevano dichiarato che qualora si fossero ritrovati a fronteggiare il complesso delle forze USA/NATO trasformando di fatto il conflitto con l&#8217;Ucraina in una guerra esistenziale per la Russia, ebbene in questo caso non avrebbero esitato a far ricorso all&#8217;estrema difesa, l&#8217;arsenale nucleare russo, il più grande&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sempre più vicini alla catastrofe atomica globale. I russi costretti ad allargare lo spettro dei casi in cui si riservano di ricorrere alle armi nucleari' data-link='https://www.francescocappello.com/2024/09/26/sempre-piu-vicini-alla-catastrofe-atomica-globale-i-russi-allargano-lo-spettro-dei-casi-in-cui-si-riservano-di-ricorrere-alle-armi-nucleari/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 id="sin-dall-inizio-del-conflitto-con-l-ucraina-1-i-russi-avevano-dichiarato-che-qualora-si-fossero-ritrovati-a-fronteggiare-il-complesso-delle-forze-usa-nato-trasformando-di-fatto-il-conflitto-con-l-ucraina-in-una-guerra-esistenziale-per-la-russia-ebbene-in-questo-caso-non-avrebbero-esitato-a-far-ricorso-all-estrema-difesa-l-arsenale-nucleare-russo-il-piu-grande-ed-avanzato-esistente-al-mondo-oggi-la-russia-si-vede-costretta-a-cambiare-le-proprie-regole-di-ingaggio-per-il-ricorso-alla-guerra-nucleare">Sin dall&#8217;inizio del conflitto con l&#8217;Ucraina (1) i russi avevano dichiarato che qualora si fossero ritrovati a fronteggiare il complesso delle forze USA/NATO trasformando di fatto il conflitto con l&#8217;Ucraina in una guerra esistenziale per la Russia, ebbene in questo caso non avrebbero esitato a far ricorso all&#8217;estrema difesa, l&#8217;arsenale nucleare russo, il più grande ed avanzato esistente al mondo. <br>Oggi la Russia si vede costretta a cambiare le proprie regole di ingaggio per il ricorso alla guerra nucleare</h3>



<h2 id="i-precedenti">I precedenti</h2>



<h3 id="attacchi-contro-la-deterrenza-nucleare-russa">Attacchi contro la deterrenza nucleare russa</h3>



<p class="has-medium-font-size">Come si ricorderà, lo scorso maggio, si era registrato un attacco mirante a danneggiare due radar russi <strong>appartenenti alla catena di allarme precoce contro gli attacchi missilistici nucleari</strong>. I radar fanno parte della rete di sorveglianza BMEW (Ballistic Missile Early Warning – <strong>Sistemi di allarme precoce</strong>) contro missili balistici intercontinentali a testate nucleari multiple, gli SSBN statunitensi, con bersaglio atomico la Russia provenienti da tutta l’area a Sud Ovest rispetto alla postazione del sito.<br>Chi ha organizzato tale attacco pare non rendersi conto di cosa significhi squilibrare la deterrenza atomica della Federazione Russa e oggi si ripetono con un <a href="https://it.topwar.ru/250044-v-murmanskoj-oblasti-zakryto-vozdushnoe-prostranstvo-v-svjazi-s-opasnostju-prileta-bespilotnikov.html">attacco di droni “ucraini”, probabilmente provenienti dalla Finlandia, sulla regione di Murmansk</a>, per fortuna sventato dalla contraerea russa a Olenegorsk, <strong>nei pressi dell’aeroporto nucleare strategico di Olenya</strong>. Di nuovo un attacco contro il deterrente nucleare russo (Vedi anche: <a href="https://it.topwar.ru/249888-peskov-prokommentiroval-soobschenija-o-tom-chto-sbitye-nad-murmanskoj-oblastju-bpla-prileteli-so-storony-norvegii.html"><em>Peskov ha commentato le notizie secondo cui gli UAV abbattuti sulla regione di Murmansk sarebbero arrivati ​​dalla Norvegia</em></a>).<br>Si tratta di azioni pericolosissime che attentano alla capacità di risposta nucleare russa, in grado perciò di provocare una risposta con armi atomiche.<br>Ricordiamo, infine,gli F-16 dati in dotazione all&#8217;Ucraina. Come è noto si tratta di caccia utilizzabili quali vettori di armi nucleari. In pratica il loro utilizzo non permette ai russi di discernere, in tempo reale, se quello in corso con gli F-16 sia o meno un attacco con armi nucleari. Nell&#8217;incertezza sarebbero obbligati a considerarlo tale.</p>



<h3 id="permesso-all-ucraina-di-utilizzare-armi-a-lungo-raggio-per-colpire-in-profondita-la-russiadichiarazioni-putin">Permesso all&#8217;Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio per colpire in profondità la Russia</h3>



<p class="has-medium-font-size">Di recente, il Parlamento europeo a larga maggioranza ha dato a Kiev il suo assenso politico all&#8217;uso di missili a lunga gittata per colpire in profondità la Russia. Joe Biden, dal canto suo, è sul punto di concedere all’Ucraina il nulla osta per l&#8217;uso di tali armi con il beneplacito di Canada, Polonia, paesi baltici e il &#8220;ni&#8221; di altri paesi europei. Vedi il mio (<a href="https://www.francescocappello.com/2024/09/14/gli-usa-lanciano-il-sasso-atomico-e-nascondono-la-mano/">Gli USA lanciano il sasso atomico e nascondono la mano</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size">Ricordiamo a tal proposito le reazioni russe espresse direttamente da Putin nel corso di un’<a href="https://youtu.be/MXk6k1n1PKo?si=gRkd59mxopshz7UV">intervista</a>, dove ha chiarito che qualora la NATO desse il permesso di usare missili a lungo raggio occidentali, sul territorio russo, poichè tale permesso comporterebbe necessariamente l&#8217;uso diretto delle competenze USA/NATO si tratterebbe di una esplicita dichiarazione di guerra della NATO contro la Russia (3). </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Serghey Lavrov</strong>, il ministro degli Esteri russo, in un&#8217;intervista alla TASS alla vigilia della 79ª sessione dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite che si è aperta martedì scorso e proseguirà fino a sabato 28, per concludersi lunedì 30 settembre 2024, ha dichiarato: «<strong>La vittoria è necessaria. L&#8217;Occidente non capisce altra lingua. Questa vittoria sarà nostra, non abbiamo dubbi. Siamo diventati veramente uniti di fronte alla guerra che l&#8217;Occidente ha scatenato contro di noi per procura in Ucraina. Gli Stati Uniti non fanno altro che esacerbare i conflitti nel mondo cercando di agire come “risolutori di problemi</strong>». In nota (2) altra parte dell&#8217;intervento di Lavrov. </p>



<h3 id="la-russia-cambia-le-proprie-regole-di-ingaggio-per-il-ricorso-alla-guerra-nucleare">La Russia cambia le proprie regole di ingaggio per il ricorso alla guerra nucleare</h3>



<p class="has-medium-font-size">Mercoledì 25 settembre, Putin ha <strong>convocato una riunione d&#8217;urgenza del Consiglio di sicurezza sulla deterrenza nucleare</strong>.  <br>A seguire le osservazioni introduttive nel discorso di apertura del Presidente russo alla <strong>riunione permanente</strong> del Consiglio di sicurezza sulla deterrenza nucleare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>È stato proposto di fare alcuni chiarimenti in termini di determinazione delle condizioni per l&#8217;uso di armi nucleari. Pertanto, nella bozza dei Fondamenti, <strong>è stata <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">ampliata la categoria di stati e unioni militari nei confronti dei quali viene attuata la deterrenza nucleare</mark></strong>. <strong>È stato integrato l&#8217;elenco delle minacce militari, per la neutralizzazione delle quali vengono attuate misure di deterrenza nucleare</strong>. Su cosa altro vorrei richiamare la vostra attenzione: nella versione aggiornata del documento, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color">l&#8217;aggressione contro la Russia da parte di qualsiasi stato non nucleare, ma con la partecipazione o il supporto di uno stato nucleare, è proposta per essere considerata come il loro attacco congiunto alla Federazione Russa</mark></strong>. <br>La Federazione Russa si riserva il diritto di utilizzare <strong>armi nucleari in caso di aggressione contro la Bielorussia</strong>.<br><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>Informazioni attendibili sul lancio di armi da attacco aereo e spaziale verso la Federazione Russa porteranno a una risposta nucleare</strong></mark>. <strong>Ci riserviamo il diritto di utilizzare armi nucleari in caso di aggressione contro la Russia</strong>, <strong>anche se il nemico costituisce una minaccia critica per la nostra sovranità con armi convenzionali</strong>.</p></blockquote>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><video controls src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2024/09/video_2024-09-25_22-11-14.mp4"></video></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<p class="has-small-font-size">Perché è stato necessario riunire il Consiglio di Sicurezza sulla deterrenza nucleare? Questo <strong>Consiglio di Sicurezza</strong> potrebbe essere definito “<strong>basato sulla risposta della Russia a possibili attacchi sul suo territorio</strong>”. In un futuro molto prossimo, prima di scomparire definitivamente nell&#8217;oblio in un incontro con Zelenskyj, <strong>Biden consentirà ufficialmente l&#8217;attacco della Russia con missili a lungo raggio americani e britannici, cioè, in sostanza, scatenerà la Terza Guerra Mondiale</strong>. Perché <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">quando gli ucraini, e di fatto gli americani, inizieranno a colpire obiettivi strategici, minando lo scudo nucleare, non ci sarà nessun posto dove ritirarsi</mark></strong>. E proprio adesso ha senso delineare ancora una volta con chiarezza al mondo la cupa prospettiva che lo attende. <strong>Poiché la deterrenza nucleare non trattiene più nessuno, fategli sapere cosa gli accadrà</strong>. Non ci sono più le linee rosse? Ciò significa che ci sono passaggi specifici che Medvedev ha descritto più di una volta nel suo lavoro.</p>
</div></div>



<h3 id="medvedev-sulla-dottrina-nucleare-aggiornata-della-federazione-russa">Medvedev sulla dottrina nucleare aggiornata della Federazione Russa</h3>



<p class="has-medium-font-size">Medvedev: Il Presidente della Russia ha delineato gli approcci alla nuova edizione dei Fondamenti della politica statale nel campo della deterrenza nucleare. A seguire le principali modifiche.</p>



<ol class="has-medium-font-size"><li>L’aggressione contro la Russia da parte di uno stato che non possiede armi nucleari, ma con il sostegno o la partecipazione di un paese dotato di armi nucleari, <strong>sarà considerata un attacco congiunto</strong>. Tutti capiscono di quali paesi stiamo parlando.</li><li>Verrà <strong>stabilita una pari protezione nucleare per la Bielorussia</strong> come nostro più stretto alleato. Con “gioia” della Polonia e di numerosi pigmei della NATO.</li><li><strong>Un massiccio lancio e attraversamento del nostro confine con mezzi aerospaziali per distruggere il nemico, inclusi aerei, missili e UAV, in determinate condizioni, può diventare la base per l&#8217;uso di armi nucleari</strong>. Un motivo di riflessione non solo per il marcio regime neonazista, ma anche per tutti i nemici della Russia che stanno spingendo il mondo verso una catastrofe nucleare.</li></ol>



<p class="has-medium-font-size">«È chiaro che <strong>ogni situazione che dà motivo di ricorrere alla protezione nucleare deve essere valutata insieme ad altri fattori</strong> e la decisione sull&#8217;uso delle armi nucleari sarà presa dal Comandante in Capo Supremo. Tuttavia, lo stesso <strong>cambiamento nelle condizioni normative per l’uso della componente nucleare</strong> da parte del nostro Paese può raffreddare l’ardore di quegli oppositori che non hanno ancora perso il senso di autoconservazione. Ebbene, per i più ottusi resta solo la massima romana: <em>caelo tonantem credidimus Jovem Regnare</em>».</p>



<p class="has-medium-font-size">Pare di assistere ad un film di fantascienza sulla fine del mondo di pessima fattura. L&#8217;Occidente appare inconsapevole o del tutto noncurante delle conseguenze catastrofiche delle sue decisioni oppure immagina e spera che la Russia stia bleffando e che mai e poi mai avrà il coraggio di premere il pulsante nucleare.</p>



<p class="has-small-font-size">(1) Le ragioni della guerra stanno tutte nell&#8217;espansione della NATO sino ai confini della Russia comprendendo l&#8217;Ucraina. Ultimo atto dell&#8217;aggressione alla sicurezza (rottura del principio della indivisibilità della sicurezza) in ambito europeo è stato l&#8217;ingresso di Svezia e Finlandia. Quest&#8217;ultima condivide 1400 km di confine con la Russia, su cui gli USA/NATO pretendono piazzare le loro basi e sistemi missilistici lungo tutto il confine. Gli USA che hanno 800 basi militari in 80 paesi per diffondere la loro democrazia nel mondo vogliono includere anche altri paesi, anche l’Ucraina… Immaginiamo quale sarebbe stata la reazione degli Stati Uniti qualora l&#8217;ex Patto di Varsavia avesse inglobato paesi al confine con gli USA, Cuba, America Centrale, Paesi del Sud America&#8230; Basti pensare alla crisi dei missili a Cuba, nel 1962, in piena guerra fredda, che portò il mondo sull&#8217;orlo della guerra nucleare. Gli Stati Uniti al confine con la Russia sono una minaccia permanente alla sicurezza nazionale russa. La volontà di portare anche l&#8217;Ucraina nella NATO è stato, sin dal colpo di stato neonazista del 2014, orchestrato dagli USA, che hanno sostituito violentemente il presidente Janukovich che era a favore della neutralità dell&#8217;Ucraina e si opponeva al suo ingresso nella NATO. Gli atti successivi hanno visto la violazione dei trattati di MINSK e l’inserimento nella Costituzione ucraina del proposito irrevocabile dell’ingresso del paese nella NATO. Gli USA non hanno mai voluto negoziare sull’espansione della NATO. Hanno indotto gli ucraini a rifiutare la neutralità. Questa imposizione USA sull’Ucraina la sta distruggendo mentre ci raccontano che è per il suo bene, per proteggerla dai russi… L’Ucraina ha già avuto 600 mila vittime, milioni di profughi ed un territorio devastato. l’Europa ed il mondo intero sono ora più insicure. Finché si permetterà agli USA di interferire così pesantemente sui destini dell’Europa e di qualsiasi parte del mondo per riaffermare il loro dominio su scala planetaria la guerra non potrà che continuare. <br>Gli obiettivi sono anch&#8217;essi chiari: elevare una barriera tra Europa e Russia bloccando la reciproca crescita sinergica considerata ostile dagli USA, balcanizzare la Russia, colonizzarla economicamente depredandone le immense risorse, ridimensionare la Cina e bloccare il mondo nuovo in attiva costruzione, quello dei BRICS allargati. </p>



<p class="has-small-font-size">(2) Continua Lavrov: «La situazione in Ucraina e nella Striscia di Gaza non fa che confermare che <strong>gli Stati Uniti, in quanto <em>“risolutori di problemi”,</em> non fanno altro che esacerbare i conflitti in tutto il mondo</strong>. Ogni volta che l&#8217;Occidente viene coinvolto come principale <em>&#8220;aggiustatore&#8221;,</em> scusate il gergo, si crea una situazione di crisi, tutto peggiora: centinaia di migliaia di vittime, devastazione, problemi socio-economici. Nel corso del mio lavoro attivo sulla scena internazionale, non c&#8217;è stato un solo caso in cui l&#8217;interferenza dell&#8217;Occidente abbia portato a qualcosa di positivo. E ora stiamo osservando una situazione simile con l&#8217;Ucraina e con lo stallo tra Palestina e Israele.<br><strong>L&#8217;ONU preferisce non parlare dell&#8217;attacco alla regione di Kursk con armi occidentali</strong>.<br>I vertici delle Nazioni Unite preferiscono non parlare dell&#8217;incursione ucraina nella regione russa di Kursk, dove il regime di Kiev sta attaccando i civili con armi occidentali, ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo. Ora, con i gruppi terroristici che attaccano la regione di Kursk con le moderne armi occidentali, i quartiere residenziali sono semplicemente bombardati su base giornaliera, le case, le strutture sociali, i civili che guidano verso luoghi più sicuri. <strong>Non ho sentito nulla dai rappresentanti delle Nazioni Unite responsabili dei diritti umani, compreso, ovviamente, il segretario generale</strong>.<br>I “responsabili” della NATO e dell&#8217;UE non si fidano dell&#8217;Europa orientale.<br>Secondo Lavrov, i Paesi dell&#8217;Europa orientale devono capire che i loro “padroni” nella NATO e nell&#8217;Unione Europea non si fidano di loro. <strong>I Paesi dell&#8217;Europa orientale attualmente sotto l&#8217;ala della NATO e dell&#8217;UE devono rendersi conto dell&#8217;atteggiamento dei loro gestori. Non si fidano di loro</strong>. Non saranno lasciati avvicinare a nessun appuntamento internazionale di rilievo”, ha detto. <strong>I Paesi evitano il dollaro perché si sono resi conto dell&#8217;inaffidabilità dell&#8217;Occidente</strong>.<br>Molti Paesi, avendo capito l&#8217;inaffidabilità dell&#8217;Occidente, stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dal dollaro, ha osservato il Ministro. Ricordo perfettamente come negli anni &#8217;90 gli emissari statunitensi presso il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale ripetessero come un mantra di non avere paura del dollaro. Il dollaro non è l&#8217;arma degli Stati Uniti. <strong>Il dollaro è un tesoro universale, è il sistema circolatorio dell&#8217;economia globale, dell&#8217;interdipendenza e così via. Dov&#8217;è ora tutto questo? Ora stanno scappando dal dollaro e coloro che sono stati coinvolti troppo profondamente in quel sistema stanno cercando di ridurre gradualmente la loro dipendenza</strong>.<br>Glorificare i crimini del regime di Kiev alle Nazioni Unite è essenziale per l&#8217;Occidente.<br>L&#8217;Occidente è passato da tempo dal dialogo alla diplomazia del microfono al Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU, glorificando e sbiancando i crimini del regime di Kiev. L&#8217;Occidente è passato alla diplomazia del microfono. È necessario che sia nel Consiglio di Sicurezza che in altri organismi ucrainizzi l&#8217;agenda, glorifichi Zelensky come portatore di valori democratici e globali e sbianchi gli approcci nazisti di questo regime, tutti i suoi crimini».<br>(3) «<strong>Non si tratta del divieto o del permesso al regime di Kiev di colpire il territorio russo</strong>. Ciò viene già fatto con l’ausilio di veicoli aerei senza pilota e con altri mezzi. Ma quando si tratta di armi ad alta precisione e a lungo raggio di produzione occidentale, la storia è completamente diversa. <strong>Il fatto è</strong> <strong>che</strong>, come ho già detto, è come qualsiasi esperto potrà confermare, sia qui che in Occidente, <strong>l’esercito ucraino non è in grado di utilizzare i moderni sistemi ad alta precisione e a lungo raggio di produzione occidentale</strong>. Non può farlo. <strong>Ciò è possibile solo utilizzando dati di intelligence provenienti da satelliti di cui l’Ucraina non dispone. <mark>Questi dati sono disponibili solo dai satelliti dell’Unione Europea o degli Stati Uniti, in generale, dai satelliti della NATO</mark></strong>. Questo è il primo punto. Il secondo aspetto molto importante, forse quello fondamentale, è che <strong>solo i militari della Nato possono svolgere missioni di volo con questi sistemi missilistici</strong>. I militari ucraini non possono farlo. Pertanto, non si tratta di permettere o meno al regime ucraino di colpire la Russia con queste armi. <strong><mark>Si tratta di decidere se i paesi della Nato parteciperanno direttamente o meno al conflitto militare</mark></strong>. <strong>Se questa decisione venisse presa, non significherebbe altro che la partecipazione diretta dei paesi della NATO, degli Stati Uniti e dei paesi europei alla guerra contro l’Ucraina</strong>. Questa è la loro partecipazione diretta. È questo, naturalmente, cambia significativamente l’essenza stessa, la natura stessa del conflitto. <strong>Ciò significherà che i paesi della Nato, gli Stati Uniti e i paesi europei saranno in guerra con la Russia</strong>. <strong>Allora</strong>, tenendo conto del cambiamento nell’essenza stessa di questo conflitto, <strong>prenderemo le decisioni appropriate in base alle minacce che ci verranno poste</strong>».</p>



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		<title>Chi sono i 123 medici che hanno denunciato Matteo Bassetti e perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2023 10:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Bassetti]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;augurio che le denunce possano rapidamente estendersi ai tanti altri come lui che hanno manifestato analoghi comportamenti I 123 MEDICI che hanno denunciato Bassetti. 1. Giuseppe Barbaro, 2. Daniele Giovanardi, 3. Andrea Stramezzi, 4. Alfredo Donatini, 5. Massimo Citro della Riva, 6. Giovanni Frajese, 7. Alessandro Meluzzi, 8. Fabio Burigana, 9. Antonio Palma, 10.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi sono i 123 medici che hanno denunciato Matteo Bassetti e perché' data-link='https://www.francescocappello.com/2023/07/16/chi-sono-i-123-medici-che-hanno-denunciato-m-bassetti-e-perche/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="con-l-augurio-che-le-denunce-possano-rapidamente-estendersi-ai-tanti-altri-come-lui-che-hanno-manifestato-analoghi-comportamenti">Con l&#8217;augurio che le denunce possano rapidamente estendersi ai tanti altri come lui che hanno manifestato analoghi comportamenti </h2>



<p class="has-medium-font-size">I 123 MEDICI che hanno denunciato Bassetti. 1. Giuseppe Barbaro, 2. Daniele Giovanardi, 3. Andrea Stramezzi, 4. Alfredo Donatini, 5. Massimo Citro della Riva, 6. Giovanni Frajese, 7. Alessandro Meluzzi, 8. Fabio Burigana, 9. Antonio Palma, 10. Patrizia Gentilini, 11. Paolo Bellavite, 12. Silvana De Mari, 13. Erminia Maria Ferrari, 14. Maria Teresa Turrini, 15. Gabriele Muratori, 16. Massimo Pietrangeli, 17. Barbara Bavdaz, 18.Elena Marano 19. Letizia Padovan, 20. Alberto Dallari, 21. Mirella Bemi, 22. Enrica Monelli , 23. Palmira Caratti, 24. Cristina Lorenzutti, 25. Marco Maggi, 26. Patrizia Notario, 27. Luisa Memore, 28. Domenico Cartelli 29. ,Giorgio Villa, 30. Claudia Bittante, 31. Lia Piccinini, 32. Lorenzo Cardino, 33. Salvatore Totaro, 34. Paolo Fangucci, 35. Mirta Silvia Di Nuccio, 36. Silvana Bortoli, 37. Carlo Pellegrini, 38. Adriana Primitera, 39. Sabino Porro, 40. Marco Bertali, 41. Giovanna Ronza, 42. Annunzio Di Gaspare , 43. Giovanni Borroni, 44. Clementina Peris, 45. Pierluigi Canepa, 46. AlessandroZaccagna, 47. Elena Orecchia, 48. Daniela Sanchi, 49. Adriana Primitera, 50. Cesare Atticciati, 51. Tiziano Setti, 52. Fabio Caliendo, 53. Daniela Bartolin, 54. Giovanna Sacco, 55. Fiorenzo Carlino, 56. Lucia Romeo, 57. Rossella Burzi , 58. Marco Lehnus, 59. Thomas Fischer, 60. Claudio Lucas, 61. Andrea Rosali, 62. Ester Borgese, 63. Daniela Michelini, 64. Ada Renata Satragni, 65. Stefano Clauti, 66. Astrid Fedrizzi, 67. Laura De Costanzo, 68. Lucia Romeo, 69. Maria Antonietta Bàlzola, 70. Silvia Barovier, 71. Franco Zane, 72. MarioDeVeredicis, 73. Alberto Orologi, 74. Gabriella Consiglia, 75. Luigi di Filippo, 76. Achille Grassi, 77. Giuseppe Veneziano, 78. Pierluigi Tubia, 79. Gianni Zecchel, 80. Riccardo Benzi Cipelli, 81. Chiara Cesaretti, 82. Marina Godas, 83. Paola Bordignon, 84. Rosanna Caroli, 85. Antonio Ciappa, 86. Mario Frusi, 87. Rino Guglielmi, 88. Guido Del Prete, 89. Lilia Di Filippo, 90. Maria Ileana Acqua, 91. Alessandra Crestani, 92. Marco d’Angelo, 93. Pierluigi Martini, 94. Rodolfo Zarli, 95. Andrea Roncato, 96. Marina Solesin, 97. Ugo Mario Padovan, 98. Sergio Vittorino Maradei, 99. Alessandro Casano, 100. Maria Teresa Callegaro, 101. Orghe Pertegato, 102. Alberto Bagnolesi, 103. Alessandro Itri, 104. Clementina Peris, 105. Emanuele Meneghini, 106. Marcella Magnino, 107. Maria Bandini, 108. Agnese Robustelli, 109. Lorenza Citeroni, 110. Antonella Romeo, 111. Maddalena Giovannini, 112. Sabrina Francesca Petrella, 113. Giuseppe Azzano, 114. Lucrezia Marchetti, 115. Riccardo Tomassini, 116. Paolo Merlino, 117. Stefano Bettazzi. 118. Renzo Cacciolato 119. Gaetano Arena 120. Moreno Bolzon 121. Alessandro Quaglio 122. Mauro Gallina 123. Stefano Concheri</p>



<p class="has-medium-font-size">Questo il testo:<br>1) Ha attaccato i colleghi che volevano informare i loro pazienti sui vantaggi e svantaggi della inoculazione definendoli cattivi maestri violando il diritto del cittadino alla piena informazione e violando l’art.58 del CD secondo cui il medico deve evitare comportamenti denigratori e colpevolizzanti nei confronti dei colleghi.<br><br>2) Ha insultato i colleghi che in scienza e coscienzatrattavano i loro pazienti con farmaci tradizionali (antinfiammatori, idrossiclorochina, cortisonici,eparina) poi rivelatesi estremamente efficaci alla pari di stregoni (v. art.58 CD) esaltando allo stessotempo le linee guida ministeriali (Paracetamolo e vigile attesa) violando il principio che obbliga unmedico a non farsi condizionare dalla burocrazia o da conflitti d’interesse (v. art. 30 CD) ma solo adagire con perizia prudenza e diligenza, nell’unico interesse del paziente, in aperta violazionedell’art.<br><br>3) Indipendenza e non condizionabilità del medico) e degli art. 6 e 19 che prevedono che la praticaclinica sia guidata dall’aggiornamento scientifico continuo che deve essere basato sulla naturaempirica della medicina e non dogmatica come imposta dal ministero e sostenuta dal dott. Bassetti.<br><br>4) Ha propagandato la sicurezza e l’efficacia di un farmaco tutt’ora in via di sperimentazione quandoBionTech-Pfizer e Moderna tutt’ora affermano di non aver la minima idea degli effetti collaterali adistanza, avallandone l’uso indiscriminato anche su paziente già guariti o con seriecontroindicazioni (vedi i casi Paternò e Canepa), in aperta violazione dell’art.13 del CD secondo cuiil medico non deve adottare né diffondere pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resadisponibile idonea documentazione scientifica e clinica e dell’art. 56 CD,secondo il quale il mediconon deve divulgare notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su innovazioni in camposanitario non ancora validate e accreditate dal punto di vista scientifico, in particolare se tali daalimentare attese infondate e speranze illusorie.<br><br>5) Ha osteggiato qualsiasi evidenza scientifica che potesse ritardare l’approvazione del farmaco adRNA solo in modo caritatevole e condizionata alla asserita e falsa assenza di qualsivoglia terapiaalternativa ed efficace (Giuseppe De Donno ha pagato con la vita), per poi affermare, dopo larassegna del Mario Negri su Lancet Infectious Diseases, di aver usato privatamente fin dall’iniziodella pandemia farmaci antinfiammatori dimostratisi efficaci, dopo averli apertamente demonizzatiper tutto il corso della campagna vaccinale, in aperta violazione dell’art.30 CD e ledendoirreversibilmente il rapporto medico- paziente con violazione del sesto paragrafo del giuramentosecondo cui il medico deve perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sullafiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare alconsenso, comprensibile e completa.<br><br>6) Ha offeso e denigrato illustri medici (Luc Montagnier per primo e per questo è stato condannato)medici Italiani con curricula scientifici infinitamente superiore al suo e senza conflitti d’interesse(v.art.30 e 58 CD). 7) ha chiesto che fosse tolta la patria potestà ai genitori non disponibili adinoculare i figli minorenni, ha definito pubblicamente ciarlatani i colleghi Stramezzi e De Mari equalsivoglia medico che osasse discutere sul farmaco genomico (v. art.58 rapporto fracolleghi)violando anche il 9 paragrafo del giuramento Ippocratico.<br><br>7) Ha prestato, infine, la propria immagine per pubblicità non di natura sanitaria ( FacileRistrutturare) ledendo il decoro dovuto alla figura del medico, in violazione del nono paragrafo del giuramento: “di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell&#8217;esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione. <br><br>Il Presidente Nazionale della Fnomceo dott. Filippo Anelli e il Presidente dell’ordine dei medici di Genova Alessandro Bonsignore non possono ulteriormente ignorare questi comportamenti. Chiediamo venga aperto un procedimento disciplinare nei confronti del dott. Matteo Bassetti e che i Presidenti in indirizzo si assumano la responsabilità della valutazione ai sensi del codicedeontologico.</p>



<p>Nel frattempo <strong>come spiega Daniele Giovanardi</strong> altri 40 medici hanno sottoscritto la richiesta di procedimento disciplinare per Bassetti. <br>Tutti i Medici e Odontoiatri che volessero aderire sappiano che possono inviare la seguente richiesta: <br>Il sottoscritto <em>nome</em> <em>cognome</em> , iscritto all&#8217;ordine dei medici di <em>__</em>_____, aderisce alla richiesta di procedimento disciplinare nei confronti del dott Matteo Bassetti di cui all&#8217;esposto già depositato presso l&#8217;ordine dei medici di Genova in dd. 28.06.23.<br>Indirizzare a daniele.giovanardi50@libero.it o a alfdonatini@gmail.com (<em>solo ad uno dei due per non creare doppioni</em>)</p>



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