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	<title>MUOS &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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	<title>MUOS &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>La Sicilia portaerei nel Mediterraneo. Da ponte di Pace a choke point strategico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 22:02:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come la trasformazione del Canale di Sicilia in un imbuto militare globale, tra il MUOS, Sigonella e il tradimento dell&#8217;eredità di Mattei, sta trasformando l&#8217;isola nella prima linea di un potenziale conflitto La contemplazione del mare che circonda la nostra isola, la percezione della bellezza millenaria si scontra ogni giorno con un&#8217;inquietudine profonda e tangibile.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sicilia portaerei nel Mediterraneo. Da ponte di Pace a choke point strategico' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/07/01/la-sicilia-nel-mirino-del-medioceano-da-ponte-di-pace-a-choke-point-strategico/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Come la trasformazione del Canale di Sicilia in un imbuto militare globale, tra il MUOS, Sigonella e il tradimento dell&#8217;eredità di Mattei, sta trasformando l&#8217;isola nella prima linea di un potenziale conflitto</h2>
<p>La contemplazione del mare che circonda la nostra isola, la percezione della bellezza millenaria si scontra ogni giorno con un&#8217;inquietudine profonda e tangibile. Chi vive in Sicilia e osserva le dinamiche geopolitiche non può più limitarsi a vedere l&#8217;isola come una meta turistica o una terra di frontiera culturale. Sotto i nostri occhi, la Sicilia è stata ridefinita e trasformata nel nucleo operativo di una strategia bellica globale, un avamposto pesantemente militarizzato che ci espone direttamente sulla linea del fuoco dei conflitti contemporanei</p>
<h3>La metamorfosi del Canale. Un imbuto globale sempre più stretto</h3>
<p>La terminologia stessa racconta un cambiamento di postura. Quello che un tempo chiamavamo pigramente <strong>Canale di Sicilia</strong> è stato ufficialmente ribattezzato <strong>Stretto</strong>, un termine che in geopolitica descrive un imbuto, un corridoio obbligato, un <strong><em>choke point</em></strong> dove si concentra il transito di una grossa frazione del potere globale. Sotto la superficie azzurra di questa striscia di mare si nasconde la giugulare di quello che oggi viene definito <strong>Medioceano</strong>, ovvero il punto di connessione cruciale tra l&#8217;Oceano Atlantico e i mari asiatici.<br />
Per comprendere l&#8217;enorme valore e la pericolosità di questo imbuto, basta guardare ai numeri imponenti di ciò che vi transita costantemente. Sopra le onde viaggia oltre il <strong>quindici per cento del commercio marittimo mondiale. </strong>Le rotte di grande cabotaggio e i corridoi transoceanici registrano nello Stretto di Sicilia il passaggio di circa <strong>60.000 navi all&#8217;anno. </strong>L&#8217;imbuto tra la Sicilia e la costa nordafricana viene attraversato in media da<strong> circa 160-200 grandi navi commerciali al giorno </strong>a cui si aggiunge il rumore di fondo del traffico locale e regionale, come i traghetti di linea, il naviglio costiero e le flotte pescherecce, che aumentano la congestione visiva ma hanno un peso geopolitico differente rispetto ai giganti del trasporto merci e dell&#8217;energia. Il tutto all&#8217;interno di un bacino mediterraneo che ospita stabilmente circa <strong>millecinquecento imbarcazioni in contemporanea.</strong> Tra queste merci spicca <strong>il 40% dell&#8217;intero interscambio tra l&#8217;Europa e l&#8217;estremo Oriente</strong>.<br />
Subito sotto, adagiate sui fondali, corrono le <span style="color: #ff0000;"><strong>dorsali di cavi in fibra ottica che costituiscono la spina dorsale di internet, capaci di trasferire terabit di dati al secondo e di gestire la quasi totalità dei flussi digitali e delle transazioni finanziarie tra Europa e Asia</strong></span>. Accanto a essi, <strong>i gasdotti strategici come il Transmed</strong> immettono annualmente decine di miliardi di metri cubi di gas algerino direttamente verso le industrie del Nord Italia, alimentando la sopravvivenza energetica e produttiva del Paese. Chi detiene il controllo di questo imbuto ha in mano la capacità di spegnere o accendere l&#8217;economia dell&#8217;intero continente europeo.</p>
<h3>La terraferma occupata: MUOS, F-35 e servitù militari</h3>
<p>Per assicurare il controllo di questo imbuto marittimo, sull&#8217;Africa settentrionale e su tutto il cosiddetto Mediterraneo Allargato, a favore di strategie decise oltreoceano, la Sicilia è stata trasformata in una vera e propria portaerei di terra. Sul nostro territorio sorgono installazioni di importanza strategica assoluta, spesso sottratte al dibattito pubblico locale. A Niscemi, <strong>le antenne del MUOS</strong> coordinano le comunicazioni satellitari globali delle forze armate statunitensi, collegando i centri di comando americani ai droni e ai sottomarini nucleari che operano in ogni angolo del pianeta, trasformando la nostra macchia mediterranea nell&#8217;epicentro di guerre lontane.<br />
L&#8217;aeroporto di <strong>Trapani Birgi</strong> si sta strutturando per diventare un <strong>centro nevralgico avanzato per l&#8217;addestramento dei piloti destinati ai caccia di quinta generazione F-35</strong>, velivoli progettati <strong>per la penetrazione profonda e la capacità nucleare</strong>. Se a questo si aggiungono le vaste aree dell&#8217;isola permanentemente vincolate da servitù militari e utilizzate come poligoni di tiro [1], emerge il quadro di un territorio che non appartiene più interamente a chi lo abita, ma è asservito alle necessità logistiche della macchina bellica  USA/NATO.</p>
<h3>Sigonella al centro della tempesta mediorientale</h3>
<p>La pericolosità di queste installazioni militari, nella drammatica attualità internazionale, è emersa recentemente. Le dichiarazioni del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, hanno squarciato il velo di riservatezza, confermando l&#8217;intensificarsi dei voli strategici (500 voli) e delle operazioni di supporto partite direttamente dalla base di Sigonella e proiettate verso il delicatissimo scacchiere mediorientale e il teatro iraniano.<br />
Questo coinvolgimento diretto posiziona <strong>la Sicilia non più come una retroguardia sicura per il rifornimento</strong>, ma come la <span style="color: #ff0000;"><strong>prima linea d&#8217;attacco in un potenziale conflitto a lungo raggio contro l&#8217;Iran</strong></span>. Per la popolazione siciliana, questa centralità operativa si traduce in un rischio immediato e formidabile, poiché <span style="color: #ff0000;"><strong>trasforma l&#8217;isola nel bersaglio prioritario di eventuali ritorsioni o azioni di guerra ibrida da parte delle potenze avversarie</strong></span>.</p>
<p>Oltretutto, a Sigonella è operativa l&#8217;unità medica militare che è stata trasferita in Sicilia da Il Cairo nel 2019, ora nota come NAMRU EURAFCENT.<br />
Ufficialmente impegnata nello studio delle malattie infettive, questa struttura è al centro di interrogativi e denunce da parte di osservatori indipendenti. Si teme la natura duale delle ricerche e l&#8217;assenza di trasparenza, con il rischio che vengano condotti esperimenti su patogeni pericolosi, a scopo militare, senza adeguati controlli e garanzie per la sicurezza della popolazione locale.</p>
<h3>La normalizzazione della guerra. L&#8217;unica proposta per una gioventù in esodo</h3>
<p>Un processo di militarizzazione così profondo dell&#8217;area marittima e terrestre non può prescindere dalla <strong>costruzione del consenso sociale</strong>, soprattutto laddove il tessuto economico locale è stato scientemente desertificato. È in questo contesto di ridefinizione globale che si inserisce la progressiva introduzione della cosiddetta <strong>cultura della difesa</strong> all&#8217;interno delle scuole dell&#8217;isola. La crescente penetrazione di retorica militare tra i banchi, mascherata da percorsi didattici sulla sicurezza e incontri con le forze armate, risponde al bisogno strategico di abituare le nuove generazioni a considerare la presenza di ordigni, radar e basi sul proprio territorio come un fatto del tutto normale (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/05/09/gli-studenti-di-comiso-a-scuola-di-guerra/">Gli studenti di Comiso a scuola di guerra</a>).</p>
<p><iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/-nHkAgyjidg?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;start=23&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe></p>
<p>Questa operazione culturale si fa spazio facendo leva sulla disperazione di una terra che offre sempre meno prospettive. Secondo l&#8217;ISTAT tra il 2019 e il 2026 hanno lasciato l&#8217;isola 96328 giovani tra i 18 e i 35 anni. Negli ultimi venti anni secondo SVIMEZ tutto il mezzogiorno ha perso mezzo milioni di giovani e la Sicilia è all&#8217;apice di questo esodo. Con un&#8217;economia interna asfittica e la totale assenza di investimenti strutturali civili, i nostri giovani scelgono di lasciare l&#8217;isola in una massa critica sempre più allarmante, privando la Sicilia delle sue intelligenze migliori. In questo vuoto sociale, la carriera militare e la militarizzazione scolastica vengono subdolamente presentate come l&#8217;unica vera &#8220;proposta di avvenire&#8221; concreta sul territorio, un&#8217;alternativa forzata alla disoccupazione o all&#8217;emigrazione. Questa strategia mira a silenziare il dissenso e a trasformare i cittadini di domani in passivi ingranaggi della macchina bellica, estendendo i confini della base militare direttamente dentro le aule scolastiche.<br />
Recentemente la promozione della &#8220;normalità della guerra&#8221; e della sua oscena spettacolarizzazione ha visto l&#8217;impiego nei cieli della Sicilia Orientale delle <a href="https://www.youtube.com/shorts/Rsyx2SoxtmU">frecce tricolori</a> (vedi <a href="https://www.youtube.com/shorts/Rsyx2SoxtmU?feature=share">qui</a>) che vengono utilizzate quali strumento di promozione delle forze dell&#8217;aeronautica militare e addestramento acrobatico al pilotaggio dei caccia. Appare sempre più chiara l&#8217;ulteriore volontà di escalation verso la riduzione dell&#8217;isola a portaerei del Mediterraneo insieme alla progressiva militarizzazione dell&#8217;aeroporto di Comiso.<br />
A proposito di mancato sviluppo e di mancata valorizzazione della Val di Noto (basti pensare ai mancati investimenti nella rete ferroviaria) su cui si esibisce la tronfia esibizione muscolare di marketing militarista dell&#8217;aeronanautica alla ricerca oltretutto di un consenso sociale, noi ci limitiamo a confrontare la potenza brutale di un caccia militare con i consumi di un&#8217;automobile moderna. Un jet da combattimento che viaggia al massimo della spinta a bassa quota, consuma circa 64.000 libbre di carburante all&#8217;ora, che equivalgono a quasi 36.000 litri di cherosene. Ora, supponiamo di dare la stessa quantità di benzina ad un&#8217;auto che percorre venti chilometri con un litro di benzina. Ebbene essa potrebbe coprire la bellezza di settecentosedicimila chilometri, cioè il giro del mondo per ben diciotto volte. E i costi? Un&#8217;ora di volo acrobatico costerà solo in termini di consumo di combustibile una cifra che supera i 70 mila euro.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/shorts/Rsyx2SoxtmU?feature=share">https://www.youtube.com/shorts/Rsyx2SoxtmU?feature=share</a></p>
<h3>Lo Stretto violato. Il fronte libico e lo spettro dell&#8217;Arctic Metagaz</h3>
<p>La pericolosità di questa rete di installazioni non è un&#8217;ipotesi teorica, ma si manifesta in eventi reali che lambiscono drammaticamente le nostre coste e che dimostrano come la Sicilia sia già l&#8217;epicentro di una guerra. Nel perimetro instabile della Libia occidentale, nella zona di Tripoli, è stata accertata la presenza attiva di milizie ucraine che si addestrano all&#8217;interno di basi militari locali. Questo asse sotterraneo ha già prodotto conseguenze dirette e inquietanti nelle nostre acque territoriali, dove la guerra ha ufficialmente rotto gli argini geografici.<br />
Da quel fronte nordafricano è stato infatti pianificato e condotto un micidiale attacco terroristico per mezzo di un drone marino ai danni della Arctic Metagaz, una nave gasiera russa che si trovava in transito proprio all&#8217;interno dello Stretto di Sicilia, diretta verso l&#8217;Egitto (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/03/17/la-disputa-tra-malta-ue-e-russia-intorno-alla-nave-russa-piena-di-gas-liquefatto-attaccata-dagli-ucraini-nel-canale-di-sicilia/">Dopo il sabotaggio del Nord Stream gli amici ucraini prendono di mira le navi gasiere russe nel mare Nostrum. Malta (leggi Ue) impedisce alla società russa di occuparsi del recupero in sicurezza del pericolosissimo relitto</a>). Oggi, quella gigantesca imbarcazione colpita e carica di materiale infiammabile si trova ancora pericolosamente alla deriva nel cuore dello Stretto, a pochissima distanza dalle nostre coste. La presenza di questo relitto alla deriva rappresenta non soltanto una minaccia ecologica e sicuritaria senza precedenti per la Sicilia, ma è il simbolo plastico di come i conflitti globali si stiano consumando direttamente nel mare di casa nostra, nell&#8217;inerzia e nel silenzio delle autorità nazionali.</p>
<h3>La grande faglia mediterranea: dal Levante alle coste dell&#8217;Albania</h3>
<p>La drammaticità della situazione siciliana risiede nel fatto che lo Stretto non è una crisi isolata, ma il punto di convergenza di tensioni che stanno ridisegnando l&#8217;intero bacino marittimo. Nel Mediterraneo orientale la contesa per i confini marittimi e i giacimenti di gas vede contrapposti Israele, l&#8217;Egitto, la Grecia e una Turchia sempre più aggressiva, la quale ha ormai esteso la propria Patria Blu fino a stabilire un protettorato di fatto in Tripolitania, proprio di fronte alle nostre coste. Contemporaneamente, la Russia consolida la sua presenza navale in Cirenaica e nel Mar Nero, mentre le linee di attrito geopolitico si stanno spostando rapidamente verso il Mar Ionio e il Canale d&#8217;Otranto (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/04/albania-una-radicale-transizione-verso-la-privatizzazione-della-diplomazia-e-la-corporatizzazione-dei-beni-pubblici-globali/">Albania. Una radicale transizione verso la privatizzazione della diplomazia e la corporatizzazione dei beni pubblici globali</a>).<br />
Questo allargamento del fronte tocca da vicino le coste della Puglia e si riverbera prepotentemente sull&#8217;Albania, paese divenuto un partner logistico e militare sempre più integrato nelle strategie occidentali. Negli ultimi tempi, la costa albanese è stata oggetto di un massiccio e sospetto posizionamento geopolitico da parte di interessi statunitensi e israeliani. Attraverso l&#8217;acquisizione di ampi territori costieri di grandissimo pregio, come la strategica <strong>isola di Sazan</strong> e altre aree formalmente protette, si sta consumando un&#8217;operazione che va ben oltre l&#8217;investimento immobiliare privato o turistico. Si tratta a tutti gli effetti di un avamposto geostrategico speculare a quello siciliano, volto a blindare l&#8217;accesso all&#8217;Adriatico e allo Ionio per controbilanciare l&#8217;attivismo imperiale turco e blindare i transiti marittimi.</p>
<p>A questa soffocante spirale di riarmo si somma oggi uno spettro che credevamo definitivamente sepolto tra i ricordi della Guerra Fredda: <strong>il pericolo del ritorno degli euromissili</strong>. La recente decisione di schierare nuovi vettori statunitensi a lungo raggio in Europa, sta di fatto innescando una reazione a catena che minaccia di travolgere il nostro territorio. In un Mediterraneo già saturo di tensioni e trasformato in un teatro di guerre per procura, il timore concreto è che l&#8217;ex base NATO di Comiso possa essere sottratta al suo presente civile e nuovamente riattivata per ospitare i sistemi missilistici in questa nuova rincorsa nucleare globale. Riportare le testate nel ragusano significherebbe non solo tradire decenni di mobilitazioni e l&#8217;eredità delle storiche lotte pacifiste dell&#8217;isola, ma sancire la definitiva trasformazione della Sicilia nel bersaglio prioritario e cosciente di un potenziale scontro termonucleare.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=1XucrzeOAUs&amp;t=1269s">Qui il ricordo della stagione pacifista</a>, che documenta le grandi mobilitazioni popolari degli anni Ottanta contro l&#8217;installazione dei missili Cruise a Comiso, offrendo una chiave di lettura fondamentale per l&#8217;attuale contesto di riarmo.</p>
<p>Come cittadini che vivono su questa terra, abbiamo il dovere di denunciare questa deriva con fermezza e lucidità. Trasformare un&#8217;isola che storicamente è stata un ponte di incontro tra civiltà in una piattaforma di lancio per la distruzione e in un teatro di guerre ibride non aumenta la nostra sicurezza, ma ci rende ostaggi di decisioni prese altrove. Questa sottomissione strategica si riflette dolorosamente anche sul piano ideale, dove assistiamo al tentativo sistematico di prendere in ostaggio persino la memoria storica e politica dei nostri esempi migliori. L&#8217;uso strumentale del nome di Enrico Mattei da parte delle istituzioni nazionali ne è la prova più lampante, un&#8217;operazione di facciata che ha recentemente spinto gli stessi eredi del fondatore dell&#8217;Eni a diffidare formalmente Palazzo Chigi dal contrabbandare l&#8217;attuale corso politico sotto il vessillo di quel grande italiano (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2026/04/23/leredita-in-ostaggio-perche-i-mattei-hanno-diffidato-palazzo-chigi/">L’eredità in ostaggio: Perché i Mattei hanno diffidato Palazzo Chigi </a>).<br />
La visione originaria di Mattei era radicalmente opposta a quella che oggi si vuole imporre: <strong>era un modello fondato sulla cooperazione paritaria, sul rispetto profondo della sovranità dei popoli del Mediterraneo e dell&#8217;Africa, sulla formazione dei giovani locali e sullo sviluppo condiviso e non predatorio</strong>. L&#8217;esatto contrario, insomma, della logica neo-coloniale di mero sfruttamento estrattivo e di cieco allineamento militare che sta trasformando il nostro mare in un&#8217;arena di frizione geopolitica. Ridurre l&#8217;eredità di Mattei a un marchio di copertura per giustificare la militarizzazione dei territori e la subordinazione energetica a logiche di guerra significa capovolgerne lo spirito pacificatore, che egli aveva saputo tessere anche grazie a profondi legami culturali e sociali.</p>
<p>Tradire questa impostazione significa condannare la Sicilia a essere una piattaforma passiva e sacrificabile, schiacciata tra la servitù militare delle basi d&#8217;attacco e la servitù energetica dei corridoi di transito. È tempo di sollevarci e pretendere che l&#8217;isola rivendichi la propria centralità marittima non come avamposto bellico, ma come luogo di dialogo, di diplomazia e di pace, recuperando quella vocazione mediterranea di interazione autentica e di mutuo progresso che un tempo sembrava possibile. Dobbiamo farlo con urgenza, prima che il fronte del caos che lambisce le nostre coste diventi definitivamente ingovernabile.</p>
<h5>[1] La Sicilia deve essere piuttosto liberata dalla pervasiva militarizzazione del suo territorio.<br />
Ecco la lunghissima <strong>lista delle installazioni militari che infestano l’isola</strong> secondo il movimento NO MUOS:<br />
complessivamente <strong>quattro tipi</strong> di basi militari:<br />
<strong>Basi e infrastrutture concesse in uso agli USA</strong>, in base agli accordi segreti del 29 giugno 1951 e del 20 ottobre 1954. In base a tali accordi, e solo in teoria, le installazioni sono poste sotto comando italiano e i comandi USA detengono il controllo militare su equipaggiamento e operazioni.<br />
<strong>Basi NATO, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica</strong>.<br />
<strong>Basi italiane “precettate” per l’assegnazione alla NATO</strong>, cioè messe a disposizione del blocco militare d’Oltre Oceano, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br />
<strong>Basi promiscue (USA, NATO e Italia)</strong>, in base agli accordi segreti di cui sopra e in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br />
<strong>Acireale (CT)</strong> – US Navy Air Station (residenza di militari USA) – Department Of the Navy – Housing Department – Via Barbagallo – Ctr. Pennisi – Santa Maria La Stella. Di recente la sede residenziale è stata chiusa.<br />
<strong>Augusta (SR)</strong> – Porto-base utilizzato dalla Marina USA (VI Flotta) – Deposito di munizioni – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Pontile per l’attracco di sommergibili nucleari, con missili Polaris. Probabili gallerie sottomarine per sommergibili con penetrazione nell’entroterra costiero.<br />
<strong>Birgi (TP)</strong> – Aeroporto utilizzato da velivoli USAF con copertura NATO – Aerei Awacs – Base aerea per missioni dirette nel Kosovo e in Serbia. Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Dopo l’espulsione dalla Libia delle unità militari USA (e britanniche), l’aeroporto civile di Birgi fu trasformato con piste per i B-52.<br />
<strong>Caltagirone (CT)</strong> – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br />
<strong>Catania</strong> – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti – Infrastruttura della NATO. Comando Operativo Aeronavale NATO e Base della Military Police USA. US Naval Air Facility Customs – Via Cardinale Dusmet, 131.<br />
<strong>Cava Sorciaro (SR) – (Comune di Augusta)</strong> – Deposito di armamenti per le forze navali della NATO e della VI Flotta USA del Mediterraneo.<br />
<strong>Centuripe (EN)</strong> – Stazione di telecomunicazioni USA- NATO.<br />
<strong>Falconara Sicula (CL)</strong> – <strong>(Comune di Butera)</strong> – Installazioni che mantengono il ponte radio fra le basi spagnole della VI Flotta USA e le unità in navigazione nel Mediterraneo.<br />
<strong>Favignana (TP)</strong> – Centro di telecomunicazioni.<br />
<strong>Isola delle Femmine (PA)</strong> – Deposito di munizioni USA-NATO.<br />
<strong>Lampedusa isola – (AG) – (116 miglia da Porto Empedocle)</strong> – Base aerea di attacco USA per il Mediterraneo. Installazione per la navigazione Loran. Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.<br />
<strong>Lercara Friddi (PA)</strong> – Deposito di testate nucleari.<br />
<strong>Marina di Marza (RG)</strong> – Stazione di telecomunicazioni USA- NATO, inserita nel sistema di Niscemi.<br />
<strong>Marsala (TP)</strong> – Stazione controllo e comunicazione (difesa aerea) della NATO.<br />
<strong>Marzameni (SR)</strong> – Base di avvistamento radar capace di intercettare bombardieri e missili in avvicinamento a 2500 chilometri.<br />
<strong>Messina (ME)</strong> – Infrastruttura della NATO.<br />
<strong>Monte Lauro (SR)</strong> – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br />
<strong>Motta Sant’Anastasia (CT)</strong> – Stazione di telecomunicazioni USA-NATO. US Naval Air Station – Ctr. Fontanazza.<br />
<strong>Niscemi (CL)</strong> – Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy), coordina le attività dell’esistente stazione di telecomunicazione navale del presidio ed è indispensabile per le comunicazioni interne alla marina USA.<br />
<strong>Palombara (SR)</strong> – Centrale operativa di combattimento aeronavale dipendente dal Comanda Navale della NATO.<br />
<strong>Palermo (PA)</strong> – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Il personale militare americano è stato ridotto.<br />
<strong>Pantelleria isola (TP)</strong> – (77 miglia da Trapani) – Base aerea e radar NATO, centro di telecomunicazioni dell’US Navy (Comando flotta USA).<br />
<strong>Paternò (CT)</strong> – U.S. Naval Air Station – (residenza di militari USA) – Department Of The Navy Housing Department – Via Vittorio Emanuele, 424 – tel. 095-854854 (Fax).<br />
<strong>Priolo Gargallo (SR) – (Comune di Priolo)</strong> – Strutture di supporto.<br />
<strong>Punta Raisi (PA) (km 5 da Cinisi)</strong> – Aeroporto (base saltuaria) utilizzato dall’USAF.<br />
<strong>Rafforosso (PA)</strong> – Deposito di testate nucleari.<br />
<strong>Sigonella (CT)</strong> – Importante stazione aeronavale con appoggio a Catania; reparti operativi e di supporto USA, dotata di aerei antisommergibili. È la principale base terrestre dell’US Navy nel Mediterraneo centrale, utilizzata come supporto logistico della VI Flotta (circa 3.400 militari e civili americani). Oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una; caccia F-18. Fino al 2006 erano di stanza qui anche gli elicotteri navalizzati CH-53E Super Stallion, che però la difesa statunitense ha deciso di richiamare nella base di Norkfolk in Virginia.<br />
<strong>Siracusa (SR)</strong> – Infrastruttura della NATO.<br />
<strong>Trapani (TP)</strong> – Infrastruttura della NATO.<br />
<strong>Vizzini (CT)</strong> – Deposito vari di munizioni dell’USAF.</h5>
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		<title>FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:27:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra Il nostro è un territorio funestato dalla presenza militare statunitense (vedi nota [1]). Gli USA fanno di noi ciò che vogliono. Gli iraniani difendendosi dall’attacco terroristico che stanno subendo hanno reagito distruggendo basi e porti militari in&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA!' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/03/05/fuori-litalia-dalla-guerra/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="teheran-ha-avvertito-che-un-utilizzo-delle-basi-statunitensi-sul-nostro-territorio-sarebbe-considerato-un-atto-di-guerra"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra</mark></strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">Il nostro è un territorio funestato dalla presenza militare statunitense (vedi nota [1]). Gli USA fanno di noi  ciò che vogliono. <br><strong>Gli iraniani difendendosi dall’attacco terroristico che stanno subendo hanno reagito distruggendo basi e porti militari in tutte quelle monarchie familiari arabe affiliate agli Stati Uniti utilizzate quale base di lancio verso il territorio iraniano. </strong><br>Gli USA , in misure proporzionale alla distruzione di quelle infrastrutture militari,<strong> indietreggeranno ritirandosi presso i paesi del Mediterraneo come il nostro</strong>, la Grecia e gli altri. Abbiamo visto come gli iraniani siano riusciti a prendere di mira con successo gli inglesi a Cipro. </p>



<p class="has-medium-font-size">Noi dovremmo tirarci fuori dalla guerra e invece ci stiamo facendo coinvolgere sempre più pericolosamente. </p>



<h3 id="l-italia-verso-un-decreto-aiuti-l-ipotesi-di-sistemi-anti-droni-e-samp-t-al-golfo">L’Italia verso un decreto aiuti, l’ipotesi di sistemi anti droni e Samp/T al Golfo</h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Italia si prepara purtroppo a fornire supporto militare ai Paesi del Golfo colpiti dai missili iraniani. Il nostro solerte ministro della Guerra, Guido Crosetto, <strong>ha annunciato un pacchetto di aiuti &#8211; dispositivi anti-drone e possibilmente il sistema terra-aria Samp/T </strong>– <strong>da varare con un decreto legge in coordinamento con i partner europei, su richiesta di Emirati Arabi Uniti e Kuwait.</strong> <br><br>Resta inoltre aperto il <strong>nodo cruciale delle basi italiane per eventuali azioni offensive americane contro l&#8217;Iran.</strong> Non a caso il ministro degli esteri Tajani ha tenuto a ribadire rivolto all’Iran che il supporto delle basi sul territorio italiano è <strong>solo di natura logistica e non cinetica</strong> come vorrebbe la richiesta americana e come moltissimi elementi fanno già sospettare che sia. <br>Sappiamo qual è stata la reazione spagnola a questa stessa richiesta e la relativa reazione di Trump. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Teheran ha avvertito che un utilizzo delle basi statunitensi sul nostro territorio sarebbe considerato un atto di guerra!</mark></strong> La posizione ufficiale dell&#8217;Iran è stata formalizzata attraverso una <strong>lettera inviata al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza il 20 febbraio 2026. In tale documento, l&#8217;Ambasciatore permanente dell&#8217;Iran presso l&#8217;ONU, Amir Saeid Iravani, ha stabilito un nesso diretto tra l&#8217;utilizzo delle infrastrutture militari straniere e la risposta bellica iraniana</strong>. La citazione testuale contenuta nel documento ufficiale recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;Qualora l&#8217;aggressione militare contro il territorio iraniano dovesse concretarsi, tutte le basi, le strutture e le risorse della forza ostile nella regione e oltre, che vengano messe a disposizione per facilitare o lanciare tali attacchi, costituiranno obiettivi legittimi nel contesto della risposta difensiva dell&#8217;Iran.&#8221;</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Secondo fonti non occidentali vicine alla diplomazia iraniana, questa formulazione è volutamente ampia per includere non solo le basi nel Golfo Persico, <strong>ma anche i nodi logistici e operativi nel Mediterraneo, come Sigonella e Niscemi al Sud </strong>(vedi nota [2]) <strong>o Aviano al Nord. Secondo le analisi prodotte da centri studi militari vicini al governo di Teheran e da osservatori indipendenti dell&#8217;area mediorientale, le basi in Italia considerate più &#8220;sensibili&#8221; e potenzialmente nel mirino di una ritorsione iraniana sono principalmente tre,</strong> a causa del loro ruolo strategico unico. <br><strong>La base siciliana di Sigonella </strong>è identificata come il nodo critico principale. Gli analisti militari sottolineano che Sigonella non è solo una base logistica, ma il &#8220;cuore pulsante&#8221; della sorveglianza aerea nel Mediterraneo. La presenza dei droni Global Hawk e dei sistemi AGS (Alliance Ground Surveillance) della NATO rende questa base indispensabile per la designazione dei bersagli e la raccolta di intelligence in tempo reale. <strong>Per l&#8217;Iran, colpire o neutralizzare Sigonella significherebbe &#8220;accecare&#8221; le capacità di attacco di precisione degli Stati Uniti nel settore sud-orientale</strong>.<br><strong>La base di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia</strong>, viene monitorata con estrema attenzione perché <strong>ospita il 31st Fighter Wing della US Air Force</strong>. Gli esperti militari iraniani considerano Aviano come la <strong>principale rampa di lancio per i cacciabombardieri F-16 ed F-35</strong> che potrebbero essere rischierati rapidamente verso il Medio Oriente. In diverse simulazioni tattiche pubblicate su media vicini alle IRGC (Guardie della Rivoluzione), <strong>Aviano</strong> <strong>viene citata come l&#8217;obiettivo primario per dimostrare la capacità dell&#8217;Iran di colpire il &#8220;Fianco Sud&#8221; dell&#8217;Alleanza Atlantica, qualora l&#8217;Italia permettesse il decollo di missioni offensive dal proprio suolo</strong>.<br>Infine, <strong>la stazione MUOS di Niscemi</strong>, sempre in Sicilia, è considerata un obiettivo di alto valore strategico. Trattandosi di uno dei quattro nodi mondiali del sistema di comunicazioni satellitari ultra-veloci della Marina statunitense, la sua distruzione o il suo danneggiamento comprometterebbe la capacità del Pentagono di trasmettere ordini criptati alle proprie unità navali e sottomarine schierate tra il Mediterraneo e il Golfo Persico.<br><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Tutte queste installazioni rientrano nella &#8220;gittata teorica&#8221; dei sistemi più avanzati iraniani se lanciati da piattaforme mobili</mark></strong> <strong>o se la gittata dei missili iraniani Khorramshahr venisse estesa tramite la riduzione del carico bellico</strong>. Molti analisti militari (anche russi e indiani) concordano, infatti, sul fatto che la tecnologia iraniana permetterebbe di superare agevolmente i 2.000 km. Gli esperti indicano che se il Khorramshahr venisse equipaggiato con una testata più leggera (ad esempio 500-750 kg anziché 1.500 kg), la sua gittata potrebbe estendersi fino a 3.000 &#8211; 4.000 km, trasformandolo di fatto in un missile a raggio intermedio (IRBM). <br>I programmi per la messa in orbita di satelliti (come i razzi Simorgh o Qaem-100) utilizzano tecnologie duali. Secondo analisti indipendenti, questi vettori potrebbero essere riconvertiti in missili balistici intercontinentali (ICBM) capaci di coprire distanze superiori ai 5.000 km. <br><strong>La distanza in linea d&#8217;aria tra l&#8217;Iran occidentale (es. provincia di Kermanshah) e la Sicilia, ad es. Sigonella/Cataniao Niscemi è di circa 2.800 &#8211; 3.000 km.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size">Ritornando ai nostri. <strong>Crosetto ha rimandato la decisione al Parlamento, mentre la Lega chiede un sostegno esclusivamente logistico. Meloni riferirà in Parlamento</strong>. In questa nuova condizione, non è a caso che quei furboni degli americani, secondo l&#8217;accordo raggiunto il 6 febbraio 2026, <strong>hanno deciso di affidare il comando del Joint Force Command Naples non più ad un ammiraglio statunitense, ma a un Generale italiano </strong>(a quattro stelle). Dalla sua fondazione (come AFSOUTH nel 1951), il comando di Napoli era sempre stato guidato dagli Stati Uniti. Per la prima volta, l&#8217;Italia assumerà la leadership operativa piena di questo quartier generale strategico. <strong>L&#8217;Italia si assume così la responsabilità diretta della pianificazione e della conduzione delle operazioni NATO in un&#8217;area cruciale che comprende il Mediterraneo, i Balcani e il Nord Africa. </strong>Questa decisione fa parte di un riequilibrio strategico interno alla NATO (chiamato spesso &#8220;europeizzazione&#8221; della difesa). Tutti e tre i comandi operativi principali (Napoli, Brunssum in Olanda e Norfolk negli USA) saranno ora guidati da europei. Gli Stati Uniti, manterranno ovviamente il comando supremo politico-militare (SACEUR).<strong> In altri termini, l&#8217;Italia non sarà più solo la &#8220;nazione ospitante&#8221; o il braccio destro degli americani a Lago Patria, ma diventerà la nazione guida per la sicurezza del fianco sud dell&#8217;Alleanza.</strong> Contenti?</p>



<p class="has-medium-font-size">Noi comuni cittadini italiani dovremmo opporci con tutte le nostre forze all’ulteriore pericolosissimo coinvolgimento del nostro Paese nelle guerre in corso. Vogliamo un’Italia neutrale, che non partecipi in nessun modo a guerre che non ci appartengono. Vogliamo un’Italia con una sua politica estera non subordinata agli interessi statunitensi, che si prodighi come mediatore di pace. Un’Italia che sappia liberarsi dalla presenza militare statunitense sul nostro territorio. Per la salvezza del nostro Paese dobbiamo chiedere con un’unica voce la sostituzione di qualsiasi classe dirigente guerrafondaia in Italia ed in Europa.</p>



<p class="has-small-font-size">[1] L&#8217;Italia non è uno Stato sovrano nel senso classico del termine, ma si è trasformata in una sorta di portaerei immobile e iper-tecnologica nel cuore del Mediterraneo, una piattaforma logistica dove il tricolore sventola, spesso solo come cortesia diplomatica, su una realtà di occupazione consensuale che ha radici profonde nell&#8217;esito del secondo conflitto mondiale. Con oltre <strong>dodicimila soldati americani stabilmente accasati sul suolo italico,</strong> il nostro Paese rappresenta il secondo avamposto del Pentagono in Europa, una cifra che lievita esponenzialmente se si considerano i circa sedicimila civili e familiari che gravitano attorno a una rete di installazioni che si stima superino ampiamente i cento siti, tra basi dichiarate, stazioni radar segrete e depositi di munizioni.<br>Questa presenza trasforma la penisola in un bersaglio primario senza che il Parlamento abbia una reale voce in capitolo sulle operazioni che da qui partono. Si pensi alla base di Aviano, dove il 31° Fighter Wing mantiene uno stato di allerta permanente: non si tratta di una semplice caserma, ma di un trampolino di lancio per il potere aereo statunitense verso l&#8217;Est Europa e il Medio Oriente. Qui, la questione della sovranità si fa drammatica quando si tocca il nervo scoperto delle testate nucleari B61, stimate in decine di unità, che rendono l&#8217;Italia complice di una strategia di deterrenza atomica decisa interamente a Washington e che rende il nostro paese oggetto di ritorsione nucleare in caso di conflitto atomico. Il concetto di doppia chiave, spesso sbandierato dalla difesa ufficiale, è una finzione giuridica per coprire il fatto che i codici di attivazione e la volontà politica di distruzione restano un&#8217;esclusiva d&#8217;oltreoceano.<br>Scendendo verso sud, il panorama si fa ancora più cupo per chi difende l&#8217;autodeterminazione nazionale.<strong> La Sicilia è stata di fatto annessa alla strategia bellica globale americana tramite il MUOS di Niscemi e la stazione di Sigonella</strong>. <strong>Quest&#8217;ultima non è più soltanto il &#8220;vivaio&#8221; della Sesta Flotta, ma il cervello operativo da cui decollano i droni Global Hawk e Reaper per missioni di assassinio mirato o sorveglianza in Africa e nel Sahel. </strong>È una guerra invisibile e remota che l&#8217;Italia ospita e supporta tecnicamente, esponendosi a ritorsioni asimmetriche e terroristiche per conflitti che non ha mai dichiarato. A questo si aggiunge l&#8217;anomalia di <strong>Camp Darby in Toscana,</strong> una città sotterranea di esplosivi e mezzi corazzati che funge da polmone per ogni intervento militare statunitense nel quadrante mediorientale, rendendo il porto di Livorno e le ferrovie locali ingranaggi di una macchina bellica straniera.<br>Il costo di questa ospitalità non è solo strategico o morale, ma anche economico e sociale. <strong>Mentre la narrazione ufficiale parla di indotto, un&#8217;analisi attenta dei flussi finanziari rivela che il contribuente italiano partecipa indirettamente al mantenimento di questa struttura con centinaia di milioni di euro annui tra esenzioni fiscali sui carburanti, affitti demaniali mai riscossi e spese di sicurezza esterna</strong>. A ciò si somma l&#8217;odioso vulnus della giurisdizione: <strong>lo status dei militari USA, regolato da accordi spesso secretati e risalenti alla Guerra Fredda, garantisce una protezione legale che scavalca i tribunali italiani, lasciando ferite aperte nella memoria collettiva</strong>. In definitiva, la presenza esorbitante di truppe e mezzi descrive un Paese che ha barattato la propria autonomia strategica per una &#8220;protezione&#8221; che è in realtà una servitù militare, trasformando l&#8217;Italia nell&#8217;ingranaggio più prezioso e, allo stesso tempo, più sacrificabile dell&#8217;impero americano.Desideri che approfondisca l&#8217;impatto ambientale di queste basi sul territorio italiano o preferisci analizzare come siano cambiati gli accordi segreti negli ultimi anni?</p>



<p class="has-small-font-size">[2] Ecco la lunghissima&nbsp;<strong>lista delle installazioni militari che infestano l’isola</strong>&nbsp;come puntualmente documentato dal movimento NO MUOS:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-small-font-size"><p>complessivamente&nbsp;<strong>quattro tipi</strong>&nbsp;di basi militari:<br><strong>Basi e infrastrutture concesse in uso agli USA</strong>, in base agli accordi segreti del 29 giugno 1951 e del 20 ottobre 1954. In base a tali accordi, e solo in teoria, le installazioni sono poste sotto comando italiano e i comandi USA detengono il controllo militare su equipaggiamento e operazioni.<br><strong>Basi NATO, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica</strong>.<br><strong>Basi italiane “precettate” per l’assegnazione alla NATO</strong>, cioè messe a disposizione del blocco militare d’Oltre Oceano, in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br><strong>Basi promiscue (USA, NATO e Italia)</strong>, in base agli accordi segreti di cui sopra e in base agli accordi dell’Alleanza Atlantica.<br><strong>Acireale (CT)</strong>&nbsp;– US Navy Air Station (residenza di militari USA) – Department Of the Navy – Housing Department – Via Barbagallo – Ctr. Pennisi – Santa Maria La Stella. Di recente la sede residenziale è stata chiusa.<br><strong>Augusta (SR)</strong>&nbsp;– Porto-base utilizzato dalla Marina USA (VI Flotta) – Deposito di munizioni – Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Pontile per l’attracco di sommergibili nucleari, con missili Polaris. Probabili gallerie sottomarine per sommergibili con penetrazione nell’entroterra costiero.<br><strong>Birgi (TP)</strong>&nbsp;– Aeroporto utilizzato da velivoli USAF con copertura NATO – Aerei Awacs – Base aerea per missioni dirette nel Kosovo e in Serbia. Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Dopo l’espulsione dalla Libia delle unità militari USA (e britanniche), l’aeroporto civile di Birgi fu trasformato con piste per i B-52.<br><strong>Caltagirone (CT)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br><strong>Catania</strong>&nbsp;– Installazione concessa in uso agli Stati Uniti – Infrastruttura della NATO. Comando Operativo Aeronavale NATO e Base della Military Police USA. US Naval Air Facility Customs – Via Cardinale Dusmet, 131.<br><strong>Cava Sorciaro (SR) – (Comune di Augusta)</strong>&nbsp;– Deposito di armamenti per le forze navali della NATO e della VI Flotta USA del Mediterraneo.<br><strong>Centuripe (EN)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA- NATO.<br><strong>Falconara Sicula (CL)</strong>&nbsp;–&nbsp;<strong>(Comune di Butera)</strong>&nbsp;– Installazioni che mantengono il ponte radio fra le basi spagnole della VI Flotta USA e le unità in navigazione nel Mediterraneo.<br><strong>Favignana (TP)</strong>&nbsp;– Centro di telecomunicazioni.<br><strong>Isola delle Femmine (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di munizioni USA-NATO.<br><strong>Lampedusa isola – (AG) – (116 miglia da Porto Empedocle)</strong>&nbsp;– Base aerea di attacco USA per il Mediterraneo. Installazione per la navigazione Loran. Base della Guardia costiera USA; Centro d’ascolto e di comunicazioni NSA.<br><strong>Lercara Friddi (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di testate nucleari.<br><strong>Marina di Marza (RG)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA- NATO, inserita nel sistema di Niscemi.<br><strong>Marsala (TP)</strong>&nbsp;– Stazione controllo e comunicazione (difesa aerea) della NATO.<br><strong>Marzameni (SR)</strong>&nbsp;– Base di avvistamento radar capace di intercettare bombardieri e missili in avvicinamento a 2500 chilometri.<br><strong>Messina (ME)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Monte Lauro (SR)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO.<br><strong>Motta Sant’Anastasia (CT)</strong>&nbsp;– Stazione di telecomunicazioni USA-NATO. US Naval Air Station – Ctr. Fontanazza.<br><strong>Niscemi (CL)</strong>&nbsp;– Base del NavComTelSta (stazione di comunicazione US-Navy), coordina le attività dell’esistente stazione di telecomunicazione navale del presidio ed è indispensabile per le comunicazioni interne alla marina USA.<br><strong>Palombara (SR)</strong>&nbsp;– Centrale operativa di combattimento aeronavale dipendente dal Comanda Navale della NATO.<br><strong>Palermo (PA)</strong>&nbsp;– Installazione concessa in uso agli Stati Uniti. Il personale militare americano è stato ridotto.<br><strong>Pantelleria isola (TP)</strong>&nbsp;– (77 miglia da Trapani) – Base aerea e radar NATO, centro di telecomunicazioni dell’US Navy (Comando flotta USA).<br><strong>Paternò (CT)</strong>&nbsp;– U.S. Naval Air Station – (residenza di militari USA) – Department Of The Navy Housing Department – Via Vittorio Emanuele, 424 – tel. 095-854854 (Fax).<br><strong>Priolo Gargallo (SR) – (Comune di Priolo)</strong>&nbsp;– Strutture di supporto.<br><strong>Punta Raisi (PA) (km 5 da Cinisi)</strong>&nbsp;– Aeroporto (base saltuaria) utilizzato dall’USAF.<br><strong>Rafforosso (PA)</strong>&nbsp;– Deposito di testate nucleari.<br><strong>Sigonella (CT)</strong>&nbsp;– Importante stazione aeronavale con appoggio a Catania; reparti operativi e di supporto USA, dotata di aerei antisommergibili. È la principale base terrestre dell’US Navy nel Mediterraneo centrale, utilizzata come supporto logistico della VI Flotta (circa 3.400 militari e civili americani). Oltre ad unità della US-Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’US-Air-Force: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, nonché alcuni gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una; caccia F-18. Fino al 2006 erano di stanza qui anche gli elicotteri navalizzati CH-53E Super Stallion, che però la difesa statunitense ha deciso di richiamare nella base di Norkfolk in Virginia.<br><strong>Siracusa (SR)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Trapani (TP)</strong>&nbsp;– Infrastruttura della NATO.<br><strong>Vizzini (CT)</strong>&nbsp;– Deposito vari di munizioni dell’USAF.</p></blockquote>



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		<title>Le prime ore del conflitto provocherebbero più di 90 milioni di persone uccise e ferite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 16:09:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[NO NATO NO GUERRA]]></category>
		<category><![CDATA[B61-12]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[INF]]></category>
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					<description><![CDATA[Molti dei sopravvissuti morirebbero a causa dell&#8217;esposizione alle radiazioni Risale a due anni fa la simulazione dell&#8217;Università di Princeton che attribuisce ai russi il primo passo nucleare: &#8220;L&#8217;audiovisivo, di quattro minuti, si basa su valutazioni indipendenti dalle attuali posizioni delle forze statunitensi e russe, i piani di guerra nucleare e gli obiettivi delle armi nucleari.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Le prime ore del conflitto provocherebbero più di 90 milioni di persone uccise e ferite' data-link='https://www.francescocappello.com/2022/09/24/le-prime-ore-del-conflitto-produrrebbero-piu-di-90-milioni-di-persone-uccise-e-ferite/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="has-text-align-center" id="molti-dei-sopravvissuti-morirebbero-a-causa-dell-esposizione-alle-radiazioni">Molti dei sopravvissuti morirebbero a causa dell&#8217;esposizione alle radiazioni</h3>



<p class="has-medium-font-size">Risale a due anni fa la simulazione dell&#8217;Università di Princeton che attribuisce ai russi il primo passo nucleare: &#8220;L&#8217;audiovisivo, di quattro minuti, si basa su valutazioni indipendenti dalle attuali posizioni delle forze statunitensi e russe, i piani di guerra nucleare e gli obiettivi delle armi nucleari. Utilizza ampi set di dati sulle armi nucleari attualmente dispiegate, i rendimenti delle armi e i possibili bersagli per armi particolari, nonché l&#8217;ordine di battaglia stimando quali armi andrebbero a quali bersagli, in quale ordine ed in quale fase della guerra, per mostrare l&#8217;evoluzione del conflitto nucleare, dalle fasi tattiche a quelle strategiche, fino ai bersagli urbani&#8221;. A condurla il <a href="https://sgs.princeton.edu/">Program on Science and Global Security (SGS)</a> che realizza analisi e attività di ricerca scientifica e tecnica per le politiche di pace.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/2jy3JU-ORpo?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div><figcaption>Simulazione sviluppata da Alex Wellerstein, Tamara Patton, Moritz Kütt e Alex Glaser con l&#8217;assistenza di Bruce Blair, Sharon Weiner e Zia Mian. Il suono è di Jeff Snyder.</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">Ovviamente si tratta della simulazione delle primissime ore dall&#8217;inizio del conflitto nucleare. Quel che accadrebbe nei giorni successivi non è contemplato (inverno nucleare). </p>



<p class="has-medium-font-size">I trattati di controllo delle armi nucleari sono stati progressivamente abbandonati. Il <em>Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari</em>, ratificato da 66 Stati e firmato da 20, è stato boicottato da USA e NATO. L’Italia, invitata alla riunione di giugno, obbedendo alle desiderata di Washington, non ha partecipato neppure in veste di osservatore pur avendo inizialmente aderito al Trattato. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il ritorno degli euromissili</strong><br>ll Trattato INF <em>Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty</em>, firmato nel 1987 dai presidenti Gorbaciov e Reagan, aveva ripulito l&#8217;Europa dai missili nucleari a gittata intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. I Pershing II e i Cruise previsti a Comiso in Sicilia, negli anni Ottanta, erano stati eliminati insieme agli SS-20 sovietici. Tuttavia con il ritiro degli USA dal trattato INF, avvenuto il 2 agosto di due anni fa, si schierano nuovamente euromissili.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Siamo un paese fuorilegge</strong><br>Nel 1975 avevamo ratificato il <em>Trattato di non proliferazione nucleare</em> che apertamente violiamo detenendo armi atomiche presso Ghedi ed Aviano. Esso, infatti, all&#8217;articolo 2 stabilisce: “<strong>Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente</strong>”. Si tratta dei missili B61 in corso di aggiornamento con i più micidiali B61-12 con potenza regolabile sino a 50 kiloton (4 volte la bomba di Hiroshima) destinati al bombardamento dei bunker sotteranei dove è previsto il rifugio operativo del comando supremo russo. Essi saranno trasportati dai <a href="https://www.defensenews.com/global/europe/2022/06/21/new-f-35a-base-in-italy-to-open-by-end-of-year/">nuovi e fiammanti F35A, da attacco nucleare, di stanza a Ghedi</a>. Piloti italiani per trenta caccia e 60 missili nucleari pronti all&#8217;uso, agli ordini del comando statunitense. Gli Stati Uniti comandano, noi eseguiamo, e la conseguenza ovvia è che <strong>il nostro Paese è fatto oggetto di ritorsione nucleare</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" width="453" height="426" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2022/09/Schermata-2022-09-24-alle-16.54.10.png" alt="" class="wp-image-8813" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2022/09/Schermata-2022-09-24-alle-16.54.10.png 453w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2022/09/Schermata-2022-09-24-alle-16.54.10-300x282.png 300w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">La simulazione mostra, non a caso, come<strong> i primi bombardamenti nucleari siano previsti nella nostra penisola</strong> al Nord, all&#8217;altezza di Ghedi e Aviano; a seguire Camp Darby nel territorio tra Livorno e Pisa che precederà la base NATO di Sigonella nei pressi di Catania e l&#8217;area di Niscemi ospitante, suo malgrado, il MUOS, <em>Mobile User Objective System</em>. Si verificherà, infine, il bombardamento nucleare della <em>Allied Joint Force Command (JFC)-Naples</em>, con sede a Lago Patria, frazione di Giugliano in Campania, Napoli. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il documento <em>Nuclear Operations</em> redatto dalle forze armate statunitensi aveva già preparato il terreno sdoganando l&#8217;uso di armi nucleari tattiche, le<em> mini nukes</em>, su teatri di guerra circoscritti.</p>



<p class="has-medium-font-size">In tanti rimuovono la possibilità di un conflitto nucleare secondo la logica diffusa negli anni della guerra fredda. In quegli anni ci si confortava all&#8217;idea dell&#8217;equilibrio del terrore. La guerra nucleare non accadrà mai si diceva poiché non ci sarebbero né vincitori né vinti&#8230; Si ignora che da molti anni a questa parte la strategia militare dominante, intorno alla quale si sono riorganizzate le superpotenze militari è quella dell&#8217;AFS, l&#8217;<em>Atomic First Strike</em>, che prevede la possibilità di infliggere al nemico un attacco di sorpresa in grado di minimizzare la sua risposta che sarebbe eventualmente neutralizzata.<br>Secondo il sistema della disinformazione oggi dominante bisogna aver paura della covid e proteggersene con mascherine e vaccini negando l&#8217;efficacia e l&#8217;esistenza stesse delle cure mentre i rigassificatori nei porti nei pressi dei centri abitati e la escalation atomica non devono spaventare nessuno. </p>



<p class="has-medium-font-size">Subiamo storicamente il giogo USA/NATO. Andava impedita la crescita del rapporto economico/politico tra Europa, Russia e Cina, potenzialmente in grado di oscurare definitivamente, a fronte di un mondo ormai nei fatti multipolare, l&#8217;egemonia degli Stati Uniti su scala globale. <br>La guerra tra gli USA e la Russia per interposta Ucraina mira perciò alla distruzione dei Paesi europei, in primis Germania ed Italia (1). <br>Il predominio incontrastato dell&#8217;infomazione deviata insieme all&#8217;incapacità diffusa di farci autonomamente consapevoli dello stato delle cose, di cui percepiamo solo frammenti, contribuisce a condurci verso il baratro. <br><strong>Dovremmo riversarci per le strade e nelle piazze a pretendere che l&#8217;Italia esca dalla guerra</strong>. Le conseguenze di questo stato di cose sono, saranno, se non sapremo reagire efficacemente e in tempo utile, di enorme gravità. <br>I più come al solito non hanno compreso. Ai più viene sistematicamente impedito di farsene consapevoli.</p>



<p>(1) Titola il WSJ in riferimento al processo di deindustrializzazione in atto in Europa: &#8220;<a href="https://www.wsj.com/articles/high-natural-gas-prices-push-european-manufacturers-to-shift-to-the-u-s-11663707594">I prezzi elevati del gas naturale spingono i produttori europei a spostarsi negli Stati UnitiLa guerra in Ucraina sta facendo aumentare i costi energetici in Europa, mentre i prezzi relativamente stabili e gli incentivi per l&#8217;energia verde stanno attirando le aziende negli Stati Uniti</a>&#8220;.</p>



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