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	<title>BRICS &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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		<title>Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’economia occidentale, in questa metà del 2026, assomiglia a un castello di carte su cui si sta levando un forte vento. Gli indici azionari corrono apparentemente inconsapevoli del rischio incombente di disastro finanziario. Siamo davanti ad un rischio di rottura sistemica del sistema monetario che tiene in piedi il commercio mondiale, quello che tecnicamente chiamiamo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Economia occidentale: un castello di carte su cui si sta levando un forte vento' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/06/25/economia-occidentale-un-castello-di-carte-su-cui-si-sta-levando-un-forte-vento/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>L’economia occidentale, in questa metà del 2026, assomiglia a un castello di carte su cui si sta levando un forte vento. Gli indici azionari corrono apparentemente inconsapevoli del rischio incombente di disastro finanziario. Siamo davanti ad un rischio di rottura sistemica del sistema monetario che tiene in piedi il commercio mondiale, quello che tecnicamente chiamiamo sistema degli eurodollari</h2>
<p>Questo sistema ovvero il cosiddetto <strong>Shadow Banking</strong>, o sistema bancario ombra, è un universo parallelo di crediti e prestiti che opera lontano dal controllo delle istituzioni ufficiali [1]. È qui, in questo <strong>vasto oceano di denaro privato creato dalle banche commerciali internazionali</strong>, che nasce la vera liquidità che fa funzionare le navi, le fabbriche e le rotte commerciali. <span style="color: #ff0000;"><strong>Non si tratta di banconote stampate dalle banche centrali</strong></span>; la linfa vitale del mondo moderno nasce da una stretta di mano tra banchieri. Ricordiamo che le banche hanno bisogno di prestarsi soldi a vicenda principalmente perché, ogni giorno, i flussi di denaro in entrata e in uscita non sono mai perfettamente bilanciati. A fine giornata, una banca potrebbe trovarsi con un surplus di liquidità, mentre un&#8217;altra ha un temporaneo bisogno di contanti per far fronte ai prelievi dei clienti o per rispettare le soglie di riserva imposte dalle autorità di vigilanza. Invece di vendere asset o bloccare operazioni, le banche preferiscono prestarsi denaro tra loro per poche ore o giorni: è il modo più rapido ed efficiente per mantenere i conti in ordine e garantire che il sistema finanziario resti fluido e operativo senza intoppi.</p>
<p>Tuttavia, questo fiume invisibile non scorre sulla fiducia astratta, ma su garanzie concrete: <strong>il collaterale</strong>. Immaginate il mercato Repo [2], che è il vero &#8220;banco dei pegni&#8221; del sistema finanziario globale. <strong>Ogni giorno, le banche si scambiano migliaia di miliardi di dollari dandosi in pegno dei titoli, i collaterali</strong>, come garanzia per la notte&#8230; Se la Banca A presta denaro alla Banca B, vuole in cambio un titolo di Stato di qualità eccelsa. <strong>Finché il mercato si fida della qualità di quel titolo, l&#8217;ingranaggio gira</strong>.</p>
<p>Qui nasce la patologia. Quando il sistema entra in crisi, accade una reazione a catena definita &#8220;<strong>scarsità di collaterale</strong>&#8220;. Succede che i titoli considerati &#8220;sicuri&#8221; iniziano a perdere di valore o diventano difficili da scambiare. Improvvisamente, la Banca A guarda al collaterale offerto dalla Banca B e dice: &#8220;Non mi fido più di questo titolo, temo che domani valga meno&#8221;. A quel punto la Banca A rifiuta il prestito. La Banca B, non ricevendo il credito, non può finanziare i propri clienti. Il &#8220;fiume&#8221; degli eurodollari si interrompe. Non è una scelta politica o un piano deliberato: è un blocco meccanico. Il denaro sparisce non per cattiva volontà delle banche ma perché il loro &#8220;collante&#8221;, la fiducia nella garanzia, è evaporato. Un segnale molto preoccupante verificatosi nella settimana del 18 marzo era stata <a href="https://www.francescocappello.com/2026/04/04/verso-una-recessione-globale/">l’impennata dei “Repo Fails”</a> (mancate consegne nel mercato dei pronti contro termine), che avevano raggiunto i 379 miliardi di dollari, un blocco nel flusso del collaterale che aveva provocato una forte e sintomatica tensione monetaria ora solo parzialmente rientrata.</p>
<p>È qui che l’errore delle banche centrali diventa fatale. La Federal Reserve e i suoi pari continuano a pensare di poter governare la situazione alzando o abbassando i tassi di interesse, convinti di combattere l’inflazione. Ma stanno combattendo la guerra sbagliata basandosi su una mappa vecchia di cinquant&#8217;anni. <span style="color: #ff0000;"><strong>Credono che il problema sia il &#8220;costo&#8221; del denaro, quando in realtà il problema è la &#8220;disponibilità&#8221; del credito garantito</strong></span>. È come cercare di curare un malato di idropisia, ovvero un accumulo di liquidi nel corpo, cercando di pompare sangue fresco in un sistema dove le arterie ossia le banche, sono indurite e ostruite dal dubbio. I<strong>nutile abbassare i tassi se il meccanismo dei Repo è intasato perché nessuno si fida più dei collaterali</strong>.</p>
<p>I segnali di questo disastro incombente sono già evidenti, ma vengono ignorati. Basti <span style="color: #ff0000;"><strong>guardare a cosa succede al mercato obbligazionario svizzero</strong></span>: i rendimenti dei titoli a breve termine sono tornati a scendere verso lo zero, e in alcuni casi minacciano di tornare <strong>negativi</strong>. Perché succede? Non perché la Svizzera sia diventata il motore del mondo, ma perché <strong>gli investitori, spaventati, stanno fuggendo verso l&#8217;unico porto che considerano ancora sicuro, svendendo tutto il resto</strong>. Questa è <span style="color: #ff0000;"><strong>una &#8220;fuga verso la qualità&#8221; che dice quanto sia fragile il resto del sistema</strong></span>.</p>
<p>Siamo di fronte a una divergenza pericolosa: da un lato, i mercati azionari continuano a sognare un futuro radioso, comportandosi come un maratoneta che corre un&#8217;ultima gara ignorando di avere un infarto in corso. Dall&#8217;altro, il mercato obbligazionario e le tensioni nel credito privato ci avvertono che la tempesta è in corso.<strong> Il sistema bancario privato, stretto tra la scarsità di collaterale e il timore di un crollo, sta operando una contrazione involontaria</strong>: sta chiudendo i rubinetti del credito globale nonostante le rassicurazioni delle autorità.</p>
<p>Il castello di carte continua a crescere in altezza e fragilità. Quando la realtà del blocco del credito dovesse scontrarsi con la percezione di ricchezza delle borse il castello di carte potrebbe essere spazzato via. Chi oggi ignora questi segnali, convinto che la banca centrale possa stampare la soluzione, si troverà a navigare in mezzo alla tempesta con una cartina stradale che non descrive più il territorio. La vera domanda, non è cosa farà il politico di turno, ma <strong>quanta fiducia è rimasta nei circuiti bancari privati</strong>. Perché se quella fiducia dovesse evaporare definitivamente, il castello di carte non avrà alcuna speranza di restare in piedi.</p>
<p>Il nuovo mondo dei BRICS non è ancora del tutto immune rispetto al mercato dei Repo statunitense e, più in generale, al sistema basato sul dollaro. Sebbene sia in corso un rapido processo di de-dollarizzazione, la realtà operativa descrive piuttosto un percorso di diversificazione, non di isolamento.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Il mercato dei Repo è il sistema nervoso centrale della liquidità globale e, finché il dollaro rimane la valuta di riserva dominante e il collaterale preferito per le transazioni internazionali, è pressoché impossibile per qualsiasi economia globalizzata dirsi totalmente immune dai suoi sussulti</strong></span>. Quando si verificano tensioni nel mercato dei Repo americano, come l&#8217;aumento delle mancate consegne o la contrazione della liquidità, l&#8217;effetto non si ferma ai confini degli Stati Uniti. Si propaga attraverso i tassi di cambio, i flussi di capitale e il costo del credito globale. Anche le istituzioni finanziarie dei paesi BRICS, pur potenziando le loro infrastrutture alternative come i circuiti di pagamento basati su valute nazionali o l&#8217;esplorazione di ponti tra le rispettive valute digitali delle banche centrali (CBDC), continuano a operare all&#8217;interno di un ecosistema dove il dollaro funge ancora da &#8220;asset di ultima istanza&#8221;.<br />
Ciò che stiamo osservando in questo momento è la costruzione di &#8220;binari paralleli&#8221;. I paesi del blocco stanno sperimentando sistemi di regolamento che bypassano i circuiti tradizionali come lo SWIFT, cercando di ridurre la dipendenza dal <em>greenback</em> (dollaro statunitense) per proteggersi dal rischio di sanzioni o da shock esogeni legati alla politica monetaria americana. Tuttavia, questi sforzi sono ancora nella fase di sperimentazione controllata e/o di integrazione regionale. Le banche centrali dei paesi BRICS mantengono ancora enormi riserve in titoli del Tesoro USA, rendendo la loro stabilità finanziaria intrinsecamente legata alla salute e alla profondità del mercato dei Treasury.<br />
Quindi, non siamo di fronte a una separazione, ma a una sorta di &#8220;copertura assicurativa&#8221;. <span style="color: #ff0000;"><strong>I paesi BRICS non cercano di ignorare il mercato dei Repo, ma cercano di creare dei compartimenti stagni che permettano loro di continuare a operare anche qualora il sistema principale dovesse subire gravi inefficienze o venire utilizzato come leva di pressione geopolitica</strong></span>. Il paradosso è che, nel tentativo di rendersi immuni, queste nazioni continuano a monitorare il mercato dei Repo con la stessa ansia di un operatore di Wall Street: perché se il mercato del collaterale americano dovesse bloccarsi, l&#8217;onda d&#8217;urto finanziaria colpirebbe inevitabilmente anche le loro economie, indipendentemente dai nuovi circuiti digitali che stanno cercando di implementare. La vera protezione che stanno cercando di costruire non è contro il mercato in sé, ma contro la vulnerabilità che deriva dall&#8217;avere un&#8217;unica, incontestata porta d&#8217;uscita per la propria liquidità internazionale.<br />
L&#8217;unica vera via di uscita sarebbe l&#8217;implementazione della <a href="https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/">moneta internazionale</a> come proposta da J.L.M. Keynes a Bretton Woods nel 1944.</p>
<p>[1] Il rapporto tra il sistema degli eurodollari e lo Shadow Banking, ovvero il sistema bancario ombra, è così profondo da rendere i due elementi inseparabili: se immaginiamo l&#8217;economia globale come una macchina finanziaria, l&#8217;eurodollaro rappresenta il carburante necessario per il movimento, mentre lo Shadow Banking è il motore invisibile che brucia questo carburante per far avanzare l&#8217;intero sistema. Non sono due entità distinte che interagiscono, ma due lati della stessa medaglia finanziaria.<br />
Per comprendere questa unione bisogna prima sfatare il mito che il denaro sia creato solo dalle banche centrali. Le banche commerciali tradizionali, quelle che conosciamo e che offrono tutela ai nostri depositi, rappresentano solo la facciata illuminata del sistema finanziario. <strong>Lo Shadow Banking, al contrario, è costituito da una vasta rete di istituzioni come hedge fund, società finanziarie specializzate e filiali estere di grandi gruppi che svolgono funzioni bancarie (prestano denaro e creano liquidità) pur non essendo banche nel senso stretto del termine</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>All&#8217;interno di questo universo parallelo, il &#8220;prodotto&#8221; che viene costantemente generato e scambiato è proprio l&#8217;eurodollaro</strong></span>. Ogni volta che un intermediario finanziario al di fuori degli Stati Uniti crea un prestito o un contratto in dollari, sta dando vita a un eurodollaro. È un atto di creazione di credito privato che avviene interamente lontano dagli occhi dei regolatori.<br />
Il termine &#8220;ombra&#8221; non indica necessariamente qualcosa di illegale, ma descrive la natura di <strong>questo sistema </strong>che<strong> opera fuori dal raggio d&#8217;azione delle banche centrali</strong>. Mentre <strong>la Federal Reserve supervisiona le banche nazionali, non ha un controllo diretto su questa enorme rete di scambi internazionali</strong>. Possiamo immaginare la Federal Reserve come un vigile urbano che controlla il traffico sulla strada principale, ignaro però del fatto che il vero movimento di merci e capitali mondiali avviene su un&#8217;autostrada sotterranea privata, gestita da attori che rispondono solo alle leggi della domanda, dell&#8217;offerta e della fiducia reciproca.<br />
È proprio in questa autostrada sotterranea che la relazione diventa critica, attraverso il cosiddetto <strong>mercato Repo [2]</strong>. In questo meccanismo, le banche e gli istituti dello Shadow Banking<span style="color: #ff0000;"><strong> si scambiano continuamente contanti, ovvero eurodollari, usando titoli di Stato come garanzia, chiamata tecnicamente collaterale</strong></span>. Questo è il punto di giuntura fondamentale: finché il sistema ha piena fiducia nella qualità dei titoli offerti come garanzia, l&#8217;ingranaggio gira fluidamente. Gli eurodollari circolano e l&#8217;economia cresce. La patologia sorge quando questa fiducia viene meno. Se il sistema dello Shadow Banking inizia a dubitare della validità di quel collaterale &#8211; temendo che il titolo dato in pegno possa perdere valore o non essere più scambiabile &#8211; il meccanismo si blocca rapidamente.<br />
Siamo quindi di fronte a un paradosso strutturale. <strong>L&#8217;intera economia globale dipende da questo sistema di credito privato</strong>, che però è intrinsecamente instabile poiché non può contare sul supporto ufficiale di una banca centrale in caso di emergenza. Quando leggiamo sui giornali che le banche centrali alzano o abbassano i tassi di interesse, stiamo osservando manovre che influenzano solo la superficie del sistema bancario tradizionale. Il vero terremoto finanziario, quello che minaccia la stabilità globale, avviene invece nel buio dei circuiti dello Shadow Banking, dove gli eurodollari si prosciugano non per scarsità di moneta stampata, ma per una crisi di fiducia nelle garanzie che sostengono il sistema. Stiamo cercando di pilotare un&#8217;astronave con i comandi di una vecchia automobile: finché il sistema dello Shadow Banking è lubrificato dalla fiducia e dal buon collaterale, tutto sembra funzionare, ma nel momento in cui il dubbio blocca le &#8220;tubature&#8221; di questo credito privato, la banca centrale si ritrova incapace di intervenire, perché non possiede gli strumenti per riparare un motore che opera interamente fuori dalla sua portata.</p>
<p>[2] Il <strong>mercato Repo</strong> &#8211; abbreviazione di <strong>Repurchase Agreement</strong>, ovvero accordo di riacquisto, può essere descritto, senza troppi giri di parole, come il banco dei pegni del sistema finanziario globale. <span style="color: #ff0000;"><strong>È il luogo invisibile, ma fondamentale, dove banche, fondi speculativi e grandi istituzioni finanziarie si scambiano ogni giorno migliaia di miliardi di dollari per gestire le proprie necessità di liquidità a brevissimo termine, spesso da un giorno all&#8217;altro</strong></span>.</p>
<p>Funziona in modo estremamente lineare, almeno in teoria. Un partecipante ha bisogno di contanti immediati e offre in garanzia un titolo, solitamente un titolo di Stato di alta qualità, come una sorta di pegno. L&#8217;altro partecipante accetta di prestare il denaro in cambio di quel titolo, ma con un impegno scritto: chi ha ricevuto il denaro promette di ricomprare lo stesso titolo il giorno successivo o dopo un breve periodo concordato <strong>a un prezzo leggermente superiore</strong>. Questa piccola differenza di prezzo rappresenta l&#8217;interesse che viene pagato per il prestito. In questo gioco, il titolo consegnato è quello che chiamiamo collaterale, e rappresenta la chiave di volta di tutta l&#8217;operazione.</p>
<p>Il motivo per cui il mercato Repo è considerato<strong> il tubo principale dell&#8217;economia mondiale</strong> è che <span style="color: #3366ff;"><strong>esso permette a chi ha troppa liquidità di farla fruttare e a chi ne ha bisogno di ottenerla in totale sicurezza</strong></span>. Se un grande istituto finanziario si sveglia la mattina e scopre di avere un buco di cassa dovuto alle operazioni quotidiane, non chiede un prestito a lungo termine, ma va sul mercato Repo e impegna i propri titoli di Stato per ottenere i dollari necessari. Senza questo meccanismo, le banche non potrebbero gestire le proprie posizioni giornaliere e il flusso di credito necessario per sostenere il commercio globale si paralizzerebbe istantaneamente.</p>
<p>Il problema sorge quando questo ingranaggio, che dovrebbe essere un perfetto meccanismo di oliatura, inizia a incepparsi.<strong> Poiché il mercato Repo <span style="color: #ff0000;">si basa interamente sulla qualità del collaterale</span>, basta un soffio di incertezza per trasformare quello che era un sistema fluido in un campo minato</strong>. Se i prestatori iniziano a dubitare che il titolo ricevuto in pegno manterrà il suo valore, o se semplicemente temono che il mercato sia troppo instabile, iniziano a chiedere garanzie più forti o, peggio ancora, si rifiutano di prestare denaro a prescindere dal titolo offerto. È proprio questa la cosiddetta &#8220;scarsità di collaterale&#8221; che stiamo osservando in questa fase economica: quando la fiducia vacilla, il banco dei pegni chiude le porte. E quando il mercato Repo si blocca, la crisi di liquidità si propaga in pochi minuti a tutto il resto del sistema economico, dimostrando come un meccanismo nato per dare sicurezza possa diventare, nel momento della crisi, il punto in cui tutto l&#8217;edificio finanziario rischia di implodere per mancanza di lubrificante.</p>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 21:20:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se non ci svincoliamo dalla moneta unica, affonderemo con essa. La salvezza nel Clearing e nella moneta comune Il processo di de-dollarizzazione, dal 2022 (congelamento delle riserve russe) e nel corso del 2025, ha subito un&#8217;accelerazione senza precedenti. Il dato attuale, febbraio 2026, vede un dollaro che sebbene rimanga ancora la valuta più usata, nelle&#8230;]]></description>
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<h2 id="se-non-ci-svincoliamo-dalla-moneta-unica-affonderemo-con-essa-la-salvezza-nel-clearing-e-nella-moneta-comune">Se non ci svincoliamo dalla moneta unica, affonderemo con essa. La salvezza nel Clearing e nella moneta comune</h2>



<p class="has-medium-font-size">Il processo di de-dollarizzazione, dal 2022 (congelamento delle riserve russe) e nel corso del 2025, ha subito un&#8217;accelerazione senza precedenti. Il dato attuale, febbraio 2026, vede un dollaro che sebbene rimanga ancora la valuta più usata, nelle riserve globali è ormai scesa sotto il 58% (era al 70% vent&#8217;anni fa). L&#8217;Arabia Saudita, patria del petrodollaro, ha iniziato ad accettare Yuan per il petrolio, rompendo un tabù che durava dal 1974. Russia e Cina scambiano ormai quasi tutto in Rubli e Yuan. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il progressivo abbandono del biglietto verde rappresenta, per molti aspetti, una reazione di autodifesa coordinata contro quella che viene definita la &#8220;militarizzazione della finanza&#8221;, ovvero l’uso del dollaro come arma impropria. Il punto di non ritorno di questo processo è stato identificato nel congelamento/rapina senza precedenti delle riserve sovrane russe nel 2022 (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/12/05/asset-russi-congelati-o-rubati/">Asset russi: congelati o rapinati?</a>) . Quell’atto ha infranto il dogma dell&#8217;inviolabilità del risparmio statale, inviando un segnale d&#8217;allarme globale: in un sistema dominato dall&#8217;Occidente, la proprietà dei propri capitali è diventata condizionata alla fedeltà politica verso Washington e Bruxelles.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa rottura del patto di fiducia ha spinto nazioni come l’Arabia Saudita, l’India e il Brasile a riconsiderare la sicurezza dei propri forzieri. Se le riserve accumulate in decenni di esportazioni possono essere evaporate con un semplice clic di una banca centrale straniera, il concetto stesso di &#8220;bene rifugio&#8221; legato alla valuta cartacea viene meno. In questo contesto, l&#8217;imposizione sistematica di dazi e sanzioni non ha fatto altro che accelerare la costruzione di una rete di sicurezza alternativa. <strong>Quello che l&#8217;Occidente ha interpretato come uno strumento di pressione per mantenere l&#8217;ordine internazionale è stato percepito dal resto del mondo come un atto di arroganza strategica, che ha trasformato il dollaro da bene pubblico globale a strumento di coercizione politica</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La BCE (Banca Centrale Europea) è spesso costretta a inseguire le decisioni della FED (Federal Reserve). Se la FED alza i tassi, la BCE deve spesso adeguarsi per evitare che l&#8217;Euro si svaluti troppo, rendendo le importazioni energetiche (pagate in dollari) insostenibili. Finché il petrolio e il gas si comprano in dollari, l&#8217;Euro avrà, infatti, sempre bisogno di accumulare riserve di dollari, mantenendo intatto il potere americano. D&#8217;altronde se i tassi USA sono più alti di quelli Europei, i capitali scappano verso il Dollaro, indebolendo l&#8217;Euro. <br><strong>Tradizionalmente accadeva che quando il Dollaro si rafforzava, l&#8217;Euro e l&#8217;Oro scendevano insieme e viceversa</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Oggi, però, questa regola si è spezzata, rivelando una realtà molto più cruda per la moneta europea</mark></strong>. Mentre l&#8217;Oro sta vivendo una corsa storica verso i 6.000 dollari l&#8217;oncia, l&#8217;Euro non sta affatto beneficiando della debolezza relativa del Dollaro. Al contrario, stiamo assistendo al &#8220;<strong>decoupling</strong>&#8221; (disaccoppiamento) <strong>da rifugio.</strong> L&#8217;oro sale perché il mondo sta cercando una via d&#8217;uscita dal sistema delle valute cartacee (fiat), ma l&#8217;Euro sta affondando proprio perché è percepito come la &#8220;valuta satellite&#8221; più fragile in questo crollo sistemico. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;Euro viene percepito come un dollaro di serie B</mark></strong>. <strong>Con l&#8217;avanzare della de-dollarizzazione, chi scappa dal Dollaro non cerca più l&#8217;Euro</strong>. Gli investitori asiatici e i BRICS preferiscono l&#8217;oro fisico. Inoltre le minacce di dazi americani (come quelle recenti sul caso Groenlandia e i dazi sulle esportazioni europee) colpiscono il cuore produttivo dell&#8217;Europa. Se l&#8217;oro sale per paura della guerra finanziaria, l&#8217;Euro scende perché l&#8217;Europa è il campo di battaglia su cui questa guerra viene combattuta. <strong>A differenza dell&#8217;oro, che non ha debiti</strong>, <strong>l&#8217;Euro è schiacciato dai debiti pubblici dei suoi Stati membri</strong>. Mentre le banche centrali di tutto il mondo (Cina, India, persino alcune europee &#8220;sottobanco&#8221;) accumulano oro per proteggersi dal collasso del debito, <strong>l&#8217;Euro resta incatenato a un sistema bancario che non può più garantire il valore reale dei risparmi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La verità difficile da accettare è che l&#8217;Euro sta perdendo la sua funzione di alternativa al Dollaro</strong>. Se un tempo era il &#8220;piano B&#8221;, oggi è diventato la zavorra. <strong>L&#8217;aumento del prezzo dell&#8217;oro non è solo un segnale di inflazione, ma il certificato di morte della fiducia nel sistema euro-atlantico</strong>. In questo scenario, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">l&#8217;Euro non sta &#8220;scendendo rispetto al dollaro&#8221;, ma sta evaporando rispetto ai beni reali. Questa frattura tra Oro ed Euro è il segnale che il tempo della finanza virtuale sta scadendo</mark></strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">&nbsp;Viviamo in un paradosso storico dove proprio l’eccesso di potere finanziario esercitato dagli Stati Uniti e dall&#8217;Europa sta ora producendo il declino della loro egemonia. Più il sistema occidentale utilizza i congelamenti e le esclusioni dal circuito SWIFT per &#8220;punire&#8221; gli avversari, più incentiva la creazione di quel <strong>club dei non-allineati</strong> che oggi cerca rifugio in monete locali o in beni tangibili. Non è un caso che, parallelamente ai discorsi sulla de-dollarizzazione, si assista a una corsa frenetica delle banche centrali verso l&#8217;accumulo di oro o argento fisico. È il ritorno alla materia dopo la fine dell&#8217;illusione della neutralità della moneta: <strong>in un mondo dove la fiducia è stata sacrificata sull&#8217;altare della politica, il possesso di ciò che non può essere cancellato da un computer diventa l&#8217;unica vera garanzia di sovranità.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">In parallelo all&#8217;orientamento verso i beni tangibili, i BRICS stanno testando sistemi come <br><strong><em>BRICS Pay</em></strong> per aggirare il circuito SWIFT controllato dall&#8217;Occidente. Difficile vedere un cambio di rotta nell&#8217;attuale tendenza che sta portando gran parte del commercio mondiale a viaggiare su binari russi o cinesi; se la politica europea dovesse insistere nel suo vassallaggio suicida a supporto del dollaro, l&#8217;Euro perderebbe la sua funzione di &#8220;valuta di scambio&#8221; internazionale, indebolendo il potere politico della BCE. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il tramonto del monopolio finanziario occidentale è una realtà che rischia di trasformare l’Euro da protagonista globale a spettatore regionale</strong>. La dedollarizzazione incoraggiata da dazi, sanzioni e rapina di fondi sovrani esteri sta scardinando i binari su cui ha viaggiato per decenni il benessere del Vecchio Continente. Se per lungo tempo <strong>l’Euro ha goduto della posizione di seconda valuta di riserva mondiale</strong>, oggi il rischio concreto è quello di un isolamento finanziario che rischia di colpire il cuore del sistema economico della zona euro dell&#8217;Unione, con ripercussioni in grado di aggravare ulteriormente i conti pubblici dei paesi membri e di svuotare le tasche dei cittadini comuni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Assisteremo alla perdita dei cosiddetti &#8220;pedaggi&#8221; internazionali. <strong>Per anni, le banche europee hanno agito come intermediari obbligati per scambi commerciali tra nazioni lontane, incassando fior di commissioni su ogni bonifico transfrontaliero</strong>. Con la nascita di sistemi di pagamento alternativi, come il <strong>BRICS Pay</strong>, questo flusso di denaro rischia di deviare altrove, sottraendo alle istituzioni finanziarie dell&#8217;eurozona miliardi di euro in ricavi automatici. Ma il danno non è solo economico, è soprattutto una questione di visione: perdere la gestione dei flussi significa perdere gli occhi sul mondo. Attraverso il sistema SWIFT, l’Europa aveva finora esercitato un monitoraggio capillare che svanirebbe nel momento in cui i capitali iniziassero a viaggiare su circuiti chiusi e opachi ai controlli occidentali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa cecità finanziaria porta con sé un drastico indebolimento del potere politico. La forza dell&#8217;Euro, usata come arma diplomatica,<strong> permettendo di imporre sanzioni capaci di isolare chiunque violasse l&#8217;ordine internazionale imposto dall&#8217;Occidente, ha ora un effetto boomerang.</strong> Nel momento in cui una nazione può semplicemente cambiare binario e rifugiarsi in un sistema monetario concorrente, il potere di deterrenza della Banca Centrale Europea svanisce, rendendo le minacce di Bruxelles poco più che masochistici ammonimenti simbolici. In questo scenario, la stessa BCE vede ridotto il proprio raggio d&#8217;azione, passando da arbitro del mercato mondiale a semplice amministratrice di una moneta locale, legata esclusivamente alle sorti di un’economia europea sempre più stanca e meno influente. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le conseguenze concrete per le famiglie dell&#8217;area euro sarebbero immediate e tangibili, a partire dal costo dell&#8217;energia. <strong>Se l&#8217;Euro perde rilevanza negli scambi internazionali, non potremo più contare su una moneta &#8220;forte&#8221; per acquistare petrolio e gas di cui siamo praticamente privi</strong>.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> Pagare le materie prime con una valuta indebolita significa importare inflazione</mark></strong>: ogni pieno di benzina o bolletta del riscaldamento costerebbe sensibilmente di più, poiché il nostro potere d&#8217;acquisto verrebbe eroso dal nuovo peso delle valute emergenti. Anche il mercato immobiliare ne uscirebbe stravolto.<strong> Per tentare di trattenere i capitali in fuga verso i mercati dei BRICS e difendere il valore dell&#8217;Euro, la BCE potrebbe essere costretta a mantenere i tassi d&#8217;interesse</strong> artificialmente alti come, in qualche misura, ha già fatto, anche nel tentativo vano di calmierare un inflazione non da domanda ma da costi! <strong>Questo si traduce in mutui più cari per chi vuole comprare casa e prestiti più onerosi per le imprese, soffocando consumi ed investimenti.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;Euro smettesse di essere necessario per acquistare le grandi materie prime, perderebbe quella domanda globale che ne ha garantito la stabilità. Il rischio è di trovarsi in una via commerciale secondaria, con una moneta che non serve più a dettare le regole del gioco ma solo a gestire i consumi interni in un contesto di carovita strutturale.<strong> L&#8217;Europa si trova davanti a un bivio storico: riuscire a rinnovare il prestigio dell&#8217;Euro o rassegnarsi a un declino di perdita del controllo sui mercati dell&#8217;energia e del credito</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Avere indotto i BRICS a crearsi il loro circuito chiuso non è stata una buona strategia. L&#8217;Europa non è più il centro del mondo. Sarà sempre più un negozio bellissimo in una via dove non passa più nessuno, perché è stata costruita una nuova autostrada che porta i clienti altrove. </p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Europa si trova in una trappola di cristallo, un vicolo cieco dove la forza politica necessaria per smarcarsi esiste sulla carta, ma è paralizzata da dipendenze strutturali profonde. L&#8217;Unione Europea non è un partner paritario degli Stati Uniti, ma un suo satellite economico che sta pagando il prezzo più alto per la strategia atlantica a cui si è legata stringendosi un cappio al collo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ogni volta che l&#8217;Europa ha tentato di creare circuiti di pagamento indipendenti per aggirare le sanzioni americane</strong> &#8211; <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">come accadde con il sistema INSTEX per commerciare con l&#8217;Iran</mark></strong> (vedi nota [1])- <strong>il progetto è fallito miseramente sotto la minaccia di ritorsioni americane contro le aziende europee</strong>. Questa è la verità che fa male: la finanza europea è ostaggio della protezione ed occupazione militare americana.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Smarcarsi dalla strategia statunitense significherebbe per l&#8217;Europa riaprire canali commerciali con l&#8217;Oriente e con il blocco dei BRICS, i principali fornitori di materie prime e mercati di sbocco futuri</mark></strong>. Tuttavia, seguendo la linea dei dazi e delle sanzioni, l&#8217;Europa ha tagliato i ponti con l&#8217;energia a basso costo, rendendo le proprie industrie meno competitive e spingendo i capitali europei a fuggire proprio verso gli Stati Uniti, attirati da sussidi e costi energetici inferiori (Inflaction Act). In questo senso, l&#8217;Europa non sta solo seguendo le sorti americane, ma <strong>sta agendo come uno scudo che assorbe i danni economici della dedollarizzazione per permettere al dollaro di resistere più a lungo</strong>.</p>



<h3 id="la-fragilita-di-un-sistema-che-si-credeva-invincibile-l-eurodollaro"><strong>La </strong>fragilità di un sistema che si credeva invincibile. L&#8217;Eurodollaro</h3>



<p class="has-medium-font-size">Il termine eurodollaro non indica, come molti potrebbero pensare, un legame tra l&#8217;Euro e il Dollaro, ma rappresenta storicamente una delle invenzioni più ambigue e potenti della finanza internazionale. Si tratta di dollari depositati in banche al di fuori degli Stati Uniti (principalmente a Londra o nei paradisi fiscali), inizialmente in Europa, <strong>nati paradossalmente durante la Guerra Fredda quando l&#8217;Unione Sovietica, temendo che Washington potesse congelare i suoi fondi depositati sul suolo americano, decise di spostarli in banche londinesi</strong>. Questo meccanismo creò un mercato del dollaro totalmente &#8220;offshore&#8221;, ovvero libero da ogni regolamentazione della Federal Reserve. Nel precedente ordine economico, <strong>l&#8217;eurodollaro ha svolto la funzione di vero lubrificante del capitalismo globale</strong>, <strong>permettendo alle banche di creare moneta dal nulla attraverso un sistema di debito infinito che non rispondeva a nessun governo</strong>, <strong>diventando di fatto la base del dominio finanziario anglo-americano e permettendo di finanziare il deficit statunitense con capitali che formalmente erano fuori dal suo controllo</strong>. In altre parole un sistema di creazione di moneta privata totalmente fuori dal controllo delle banche centrali. Le banche europee e asiatiche creano &#8220;dollari virtuali&#8221; attraverso prestiti e derivati, alimentando una massa monetaria gigantesca che non appare in nessuna statistica ufficiale della Federal Reserve.<br><br>Nel corso del tempo, <strong>il ruolo dell&#8217;eurodollaro è mutato profondamente, passando da strumento di flessibilità commerciale a mostro finanziario che ha alimentato le bolle speculative globali</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">La dinamica dell&#8217;Eurodollaro (da non confondere con il semplice cambio EUR/USD) è uno dei meccanismi più oscuri e potenti della finanza moderna. Per capire come si sia trasformato in un &#8220;mostro&#8221; capace di alimentare bolle speculative globali, dobbiamo distinguere tra la moneta che usiamo in Europa e il sistema bancario &#8220;ombra&#8221; che domina il mondo.<br>Il mercato dell&#8217;Eurodollaro è diventato un sistema di creazione di moneta privata totalmente fuori dal controllo delle banche centrali. Le banche europee e asiatiche creano &#8220;dollari virtuali&#8221; attraverso prestiti e derivati, alimentando una massa monetaria gigantesca che non appare in nessuna statistica ufficiale della Federal Reserve.<br>Il mostro dell&#8217;Eurodollaro funziona come un moltiplicatore di liquidità senza freni. Gli speculatori prendono in prestito Eurodollari (spesso a tassi bassissimi in mercati poco regolamentati in una sorta di Carry Trade Globale) per investirli in asset rischiosi ovunque: dalle azioni tecnologiche di Wall Street all&#8217;immobiliare in Cina o alle criptovalute, Bigpharma, Bigarma ecc.. Questo flusso costante di &#8220;dollari offshore&#8221; gonfia i prezzi degli asset ben oltre il loro valore reale.<br><strong>Poiché questo mercato non è regolato dalle riserve obbligatorie della Fed, le banche possono prestare 10, 20 o 50 volte il capitale che realmente possiedono. Ogni prestito genera nuova liquidità che finisce per alimentare la bolla successiva&#8230;</strong><br>Poiché tutto il sistema si basa sul debito in dollari creato fuori dagli USA, se il dollaro si raffredda o i tassi salgono (come oggi), si scatena una scarsità di dollari globale. Accade allora che le banche che hanno creato questi Eurodollari dal nulla vanno in panico. Per recuperare dollari reali e chiudere i buchi nei bilanci, devono vendere tutto: azioni, oro, obbligazioni. Questa vendita d&#8217;urgenza può causare il crollo simultaneo di tutte le bolle che il sistema stesso aveva alimentato.<br>In questa dinamica, l&#8217;Euro si comporta spesso come il fratello debole del dollaro. Le banche europee sono tra i più grandi attori del mercato dell&#8217;Eurodollaro. <strong>Quando il sistema entra in crisi, la domanda di dollari reali diventa così alta che l&#8217;Euro viene svenduto per comprare la salvezza in dollari, portando al suo deprezzamento e all&#8217;importazione di inflazione</strong>.<br>In altri termini il mercato dell&#8217;Eurodollaro è il cuore pulsante della finanza ombra: ha permesso decenni di crescita artificiale e bolle speculative, ma ha anche reso l&#8217;economia mondiale dipendente da un debito in dollari che nessuno può più controllare pienamente.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;eurodollaro è stato perciò il cavallo di Troia attraverso cui la finanza ha preso il sopravvento sulla politica: un immenso mare di liquidità privata che ha reso le banche centrali nazionali semplici spettatrici. Tuttavia, questo sistema basato sulla fiducia cieca in una moneta senza patria ha iniziato a mostrare crepe insanabili. Se un tempo l&#8217;eurodollaro garantiva che il mondo intero fosse incatenato al destino di Washington, <strong>oggi è diventato il punto di massima fragilità di un impero monetario che non riesce più a garantire la stabilità e la solvibilità del suo debito</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nella congiuntura attuale, caratterizzata dalla perdita di valore reale del biglietto verde e dall&#8217;avanzata della de-dollarizzazione, l&#8217;eurodollaro rappresenta il capitolo finale di un’epoca di finanza virtuale che deve fare i conti con la realtà fisica delle materie prime, della deindustrializzazione e della finanziarizzazione delle economie occidentali. <strong>La contrazione del mercato dell&#8217;eurodollaro è il segnale definitivo del collasso del sistema: le banche internazionali, spaventate dal rischio di insolvenza e dalle sanzioni geopolitiche, stanno drenando questa liquidità, provocando una fame di dollari che paradossalmente ne fa salire il prezzo a breve termine mentre ne distrugge l&#8217;egemonia a lungo termine</strong>. In questo scenario, l&#8217;eurodollaro non è più il ponte che unisce le economie, ma la miccia di un’implosione finanziaria che costringe l&#8217;Occidente a riscoprire il valore delle riserve tangibili dopo decenni di ebbrezza monetaria basata su promesse cartacee ormai prive di garanzie.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Euro, quale <strong>moneta unica</strong>, rimane una costruzione fragile che ha bisogno della stabilità del sistema dollaro per sopravvivere. L&#8217;Europa pare ora destinata a seguire la strategia americana fino in fondo non per convinzione, ma per inerzia e paura del vuoto. Per smarcarsi servirebbe un atto di coraggio politico che implicherebbe una ristrutturazione totale del progetto europeo avviandosi in maniera decisa verso la ristrutturazione dell&#8217;euro quale <strong>moneta comune</strong> e non più unica. Seppure dal 1950 al 1958 l&#8217;Europa del dopoguerra ha sperimentato con enorme successo la moneta comune nell&#8217;allora Unione Europea dei Pagamenti (UEP) (vedi nota [*]) che ne risollevò le sorti dalle macerie del dopoguerra &#8211; assai più che il ruffiano e strumentale piano Marshall (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/02/15/quale-soluzione-per-squilibri-economici-che-degenerano-in-guerra/">Quale soluzione per squilibri economici che degenerano in guerra</a>) &#8211; oggi, l&#8217;attuale classe dirigente è culturalmente e strutturalmente incapace o semplicemente venduta e collusa con gli interessi della finanza speculativa, preferendo un lento declino all&#8217;ombra di un&#8217;egemonia d&#8217;oltreoceano, in pericolosissima caduta libera. <br>L&#8217;euro come moneta comune sarebbe virtuosamente realizzabile anche senza riesumare le monete nazionali dell&#8217;eurozona (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/29/il-target-da-centrare/">Il Target da centrare</a>). Alle strette, il ritorno alle monete nazionali, insieme all&#8217;adozione di una nuova edizione dell&#8217;Unione Europea dei Pagamenti, con l&#8217;uscita virtuosa dall&#8217;isolamento suicida rispetto al resto del mondo, sarebbe la migliore delle soluzioni possibili, in grado di far rinascere il Vecchio Continente sottraendolo alla finanza speculativa globale e restituendolo ai suoi cittadini. </p>



<p>[*] L&#8217;Unione Europea dei Pagamenti (UEP) è stata un esperimento straordinario, una &#8220;stanza di compensazione&#8221; che permise all&#8217;Europa distrutta dalla guerra di rialzarsi senza restare strozzata dalla mancanza di dollari. Si trattò della messa in pratica del sogno di Keynes: un sistema dove il commercio serve a far crescere tutti, non a far accumulare ricchezze a uno solo come è avvenuto con la moneta unica che ha permesso l&#8217;accumulo di un enorme surplus tedesco a discapito dei cosiddetti paesi PIGS&#8230;<br>Ecco come funzionava<br>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le nazioni europee volevano commerciare tra loro, ma c&#8217;era un ostacolo insormontabile: nessuno si fidava delle monete altrui (lire, franchi, marchi) perché non valevano quasi nulla a livello internazionale. Tutti volevano essere pagati in dollari, ma i dollari erano pochissimi e servivano per comprare beni vitali dagli Stati Uniti. Il risultato? Il commercio tra vicini di casa era praticamente bloccato.<br>La soluzione di Keynes (applicata da Carli): Il &#8220;Baratto&#8221; Multilaterale in compensazione!<br>Invece di costringere ogni paese a pagare ogni singola spesa in dollari, l&#8217;UEP creò un sistema di contabilità intelligente. Immaginiamo un grande tavolo comune dove ogni mese i paesi portavano le loro &#8220;ricevute&#8221;.<br>Ecco come funzionava la compensazione. Se l&#8217;Italia vendeva scarpe alla Francia, e la Francia vendeva vino all&#8217;Italia, alla fine del mese si faceva il calcolo della differenza. Non c&#8217;era bisogno di scambiarsi valuta per ogni transazione; si pagava solo il saldo finale.<br>L&#8217;aggiunta del multilateralismo è la vera magia. Se l&#8217;Italia era in debito con la Francia, ma in credito con la Germania, l&#8217;UEP cancellava i debiti usando i crediti. Non importava con chi avevi commerciato, contava solo la tua posizione netta verso tutta l&#8217;Europa! Se un paese alla fine del mese risultava in debito, l&#8217;UEP non chiedeva subito il pagamento in oro o dollari. Concedeva un &#8220;credito automatico&#8221;, permettendo al paese debitore di continuare a comprare merci e far ripartire la sua industria. <br>La UEP, ricalcava su scala europea la proposta di  Keynes a Bretton Woods, dove egli aveva presentato una stanza di compensazione, <em>l&#8217;International Clearing Union</em>, per la regolazione del commercio globale e una moneta, quale semplice unità di conto, non emessa da nessuna banca centrale, chiamata Bancor che sarebbe servita a misurare il valore degli scambi tra i Paesi (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">Dall’economia di guerra <br>ad un’economia di pace</a>). La sua idea era che non solo chi è in debito deve correggersi, ma anche chi è troppo in credito deve essere &#8220;penalizzato&#8221; o spinto a spendere, per evitare che il denaro si accumuli patologicamente, creando tensioni insostenibili come accade oggi tra chi è troppo indebitato e chi vanta crediti eccessivi sfociando in conflitti anche militari e bloccando l&#8217;economia globale. <br>Gli Stati Uniti rifiutarono perché, essendo allora i grandi creditori del mondo, non accettavano limiti al loro potere. In Europa, però, sotto la guida di figure come Guido Carli, questo sistema funzionò perfettamente.<br><strong>Eliminò la necessità di avere dollari per ogni scambio</strong>. <strong>Favorì la solidarietà tra i paesi più forti che aiutavano indirettamente i più deboli a ripartire</strong>. Preparò il terreno per il Mercato Comune.<br>L&#8217;UEP fu un sistema in cui<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> il denaro tornò a essere ciò che dovrebbe essere: un semplice strumento per facilitare lo scambio di merci reali, e non una merce essa stessa su cui speculare o con cui ricattare gli altri stati. </mark></strong>L&#8217;UEP fu malauguratamente sciolta, ma rimane l&#8217;esempio di come si possa gestire l&#8217;economia mettendo al centro, gli investimenti produttivi, il bene comune, la produzione e il lavoro invece della finanza speculativa.<br>Oggi un sistema simile all&#8217;Unione Europea dei Pagamenti (UEP) pur essendo necessario come l&#8217;aria si scontra con un ostacolo insormontabile: la natura stessa della nostra economia, che è passata da un modello basato sulla produzione a uno dominato dalla finanza speculativa.<br>Il motivo principale per cui un nuovo &#8220;meccanismo di compensazione alla Keynes&#8221; scatenerebbe uno scontro feroce risiede nel ruolo delle banche private e dei mercati dei capitali. Nell&#8217;epoca di Guido Carli, il credito era uno strumento governativo per far crescere l&#8217;industria. Oggi, il credito è un prodotto commerciale venduto dalle grandi banche d&#8217;affari. Un sistema che compensa i debiti automaticamente, senza passare per i mercati e senza pagare interessi o commissioni di cambio, sottrarrebbe ai colossi finanziari miliardi di profitti. In breve: la finanza privata perderebbe il suo pedaggio sui flussi di denaro mondiali.<br>Inoltre, c&#8217;è una questione di potere politico legata alla disciplina del debito.<strong> Il sistema attuale usa il debito come una catena: se un Paese è in difficoltà, deve rivolgersi ai mercati o a istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, che in cambio del soccorso impongono riforme, tagli e privatizzazioni</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Un&#8217;unione dei pagamenti, invece, garantiva credito automatico e solidale. Questo toglierebbe ai Paesi creditori e ai mercati finanziari la &#8220;frusta&#8221; con cui oggi dirigono le politiche economiche degli Stati sovrani</mark></strong>.<br>Infine, la trasparenza di un sistema di compensazione multilaterale <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">renderebbe molto più difficile la speculazione sulle valute</mark></strong>. Gran parte della ricchezza finanziaria moderna si basa sulla scommessa contro questa o quella moneta. <strong>Se i saldi venissero regolati in una camera di compensazione chiusa, lo spazio per i &#8220;predatori&#8221; delle valute si restringerebbe drasticamente</strong> (vedi quanto è recentemente successo a danno dell&#8217;Iran (<a href="https://www.francescocappello.com/2026/01/24/la-guerra-ibrida-finanziaria-alliran-condotta-da-bessent-su-mandato-di-trump/">La guerra ibrida finanziaria all’Iran condotta da Bessent su mandato di Trump</a>). Per questo motivo, ogni tentativo di smarcarsi dal dollaro o dall&#8217;intermediazione bancaria globale viene visto come una minaccia esistenziale all&#8217;ordine stabilito.<br>Non è a caso che a ritirare in ballo un sistema monetario basato sul modello del Clearing (compensazione) proposto a Bretton Woods da Keynes sono stati i BRIC sin dal 2009 (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/">Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare</a>). Oggi continuano a pensare ad un modello che possa trarre ispirazione dal clearing superando finalmente il modello fondato sulla liquidità ed una moneta di potenza costruita ai fini dell&#8217;imposizione del dominio imperiale a discapito della collaborazione win win tra tutti i player globali come si dice nella teoria dei giochi. </p>



<p>[1] <strong>Il sistema INSTEX</strong> rappresenta uno dei capitoli più amari e significativi della recente storia diplomatica europea, poiché ha incarnato il <strong>tentativo fallito dell&#8217;Europa di costruire un binario finanziario parallelo per sottrarsi al ricatto del dollaro</strong>. Questa vicenda non è stata solo un incidente tecnico, ma una vera e propria umiliazione della sovranità europea. <strong>Tutto ebbe inizio nel 2018, quando gli Stati Uniti decisero di uscire unilateralmente dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano, minacciando sanzioni pesantissime contro chiunque continuasse a commerciare con Teheran</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Francia, Germania e Regno Unito, non volendo rinunciare ai propri interessi economici ma terrorizzati dall&#8217;idea di essere esclusi dal sistema dei pagamenti in dollari, progettarono INSTEX come una camera di compensazione basata sul principio del baratto multilaterale</mark></strong>.<br>Il funzionamento teorico di <strong>INSTEX ricalcava l&#8217;intuizione di Keynes</strong>: una società con sede a Parigi <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">che permetteva di compensare i crediti e i debiti tra aziende europee e iraniane senza che un solo centesimo dovesse mai transitare per il sistema bancario globale o toccare il suolo americano.</mark></strong> Se un&#8217;azienda tedesca vendeva macchinari all&#8217;Iran, veniva pagata con il denaro versato da un&#8217;azienda francese che, nel frattempo, aveva acquistato beni iraniani. Nonostante la genialità del meccanismo, la verità che molti preferiscono tacere è che INSTEX è nato già morto, processando una sola transazione umanitaria in anni di attività prima di essere definitivamente liquidato nel 2023.<br><strong>Il fallimento è stato determinato da una cronica mancanza di coraggio politico</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Per far funzionare il sistema, l&#8217;Europa avrebbe dovuto continuare a comprare petrolio dall&#8217;Iran per generare la liquidità necessaria, ma Bruxelles ha ceduto immediatamente al timore delle ritorsioni americane, bloccando le importazioni energetiche</mark></strong>. Le grandi multinazionali europee, dal canto loro, hanno preferito obbedire ai diktat di Washington piuttosto che affidarsi a una protezione politica europea percepita come fragile e inconsistente. Questa resa ha dimostrato al mondo intero che l&#8217;Euro sotto il dominio atlantico resta una moneta a sovranità limitata.<br>Oggi il fallimento di INSTEX funge da lezione per il blocco dei BRICS, che ha capito come non basti creare una &#8220;scappatoia&#8221; tecnica per sfidare l&#8217;egemonia del dollaro. Mentre l&#8217;Europa cercava timidamente di negoziare la propria indipendenza senza disturbare troppo l&#8217;alleato d&#8217;oltreoceano, nazioni come la Cina e la Russia hanno intrapreso la strada dello scontro frontale, costruendo infrastrutture che ignorano deliberatamente il sistema occidentale. Questa esperienza lascia l&#8217;Europa in una posizione di estrema debolezza: aver mostrato l&#8217;intenzione di ribellarsi senza averne avuto la forza ha solo confermato la sua condizione di satellite economico, spingendo gli altri attori globali a cercare soluzioni radicali dove l&#8217;Occidente non ha più alcun diritto di cronaca.<br>Questa capitolazione ha segnato la fine delle illusioni di un&#8217;Europa capace di guidare un terzo polo finanziario. Nel caso dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein e della Libia di Gheddafi, che avevano preferito pagamenti in euro piuttosto che in dollari per i pagamenti del loro petrolio, è stato drammaticamente chiara l&#8217;inettitudine codarda dell&#8217;élite europea&#8230;  </p>



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		<title>La transizione in atto verso un mondo nuovo è ormai frenabile solo dalla guerra globale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 15:08:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La transizione in atto verso un mondo nuovo è ormai frenabile solo dalla guerra globale' data-link='https://www.francescocappello.com/2024/07/07/la-transizione-in-atto-verso-un-mondo-nuovo-e-ormai-frenabile-solo-dalla-guerra-globale/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="il-vecchio-mondo-non-funziona-piu-ne-dal-punto-di-vista-della-sicurezza-globale-ne-da-quello-economico-e-della-sostenibilita-delle-economie-estrattive-neoliberiste-esso-era-fondato-sull-egemonia-unipolare-usa-che-con-i-suoi-vassalli-europei-da-una-parte-e-orientali-australia-giappone-corea-del-sud-filippine-dall-altra-stanno-cercando-di-frenare-la-riorganizzazione-delle-relazioni-tra-paesi-di-cui-risultano-protagonisti-i-paesi-brics-allargati-sempre-piu-numerosi-con-un-potenziale-di-espansione-enorme-intorno-ai-brics-plus-orbita-ormai-l-80-del-mondo">Il vecchio mondo non funziona più né dal punto di vista della sicurezza globale né da quello economico e della sostenibilità delle economie estrattive neoliberiste. Esso era fondato sull&#8217;egemonia unipolare USA che, con i suoi vassalli europei da una parte e orientali (Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine) dall&#8217;altra, stanno cercando di frenare la riorganizzazione delle relazioni tra Paesi di cui risultano protagonisti i paesi BRICS allargati, sempre più numerosi, con un potenziale di espansione enorme. Intorno ai <em>BRICS plus</em> orbita ormai l&#8217;80% del mondo. </h2>



<h3 id="gli-usa-usano-israele-cosi-come-i-paesi-nato-ue">Gli USA usano Israele, così come i paesi NATO-Ue</h3>



<p class="has-drop-cap has-medium-font-size">Il vecchio mondo, dominato dagli USA, sta tentando di arginare, con la minaccia militare e la violenza delle armi, l&#8217;affermazione del mondo multipolare; il risultato ampiamente pianificato consiste nella destabilizzazione di diverse aree critiche del pianeta: dal cuore dell&#8217;Europa, in Ucraina, usata come piattaforma di guerra contro la Federazione Russa, al Medioriente, ove lo strumento di conservazione del vecchio ordine occidentale è Israele, sino al mar cinese meridionale dove allo stesso scopo è utilizzata la contesa artificiosa sull&#8217;isola di Taiwan. Dinamiche analoghe sono in atto nel continente africano che si sta liberando dalla seconda colonizzazione francese e statunitense e in quello sudamericano ove è l&#8217;Argentina a svolgere il ruolo di strumento reazionario ad uso e consumo del vecchio dominio USA. </p>



<p class="has-medium-font-size">Con l’espansione della NATO ad Est sino ai confini della Federazione Russa, che include la volontà di inglobare l’Ucraina, <strong>è stato violato il principio di indivisibilità della sicurezza</strong> secondo cui la sicurezza di alcuni non può essere raggiunta a discapito di quella di altri. L’ultimo atto di tale follia atlantista è stata l’inclusione di Finlandia e Svezia. La Finlandia condivide con la Russia quasi 1400 km di confine. È stato, di conseguenza, provocato <strong>il collasso del sistema di sicurezza euro Atlantico</strong> che dev&#8217;essere ricostruito al più presto. In altre parole la minaccia all’Europa, lungi dal venire dalla Federazione Russa, deriva, chiarissimamente ormai, dalla sua servitù al sistema di dominio anglo americano, un giogo che la sta trascinando a velocità crescente in un baratro, un vicolo cieco evolutivo. <br>Gli USA speravano, forse, che portare le proprie infrastrutture militari più vicine ai confini della Russia potesse essere fatto impunemente, senza ricevere una risposta simmetrica sotto forma di missili vicino agli Stati Uniti, per ristabilire la deterrenza nucleare. Recentemente è accaduto proprio questo al largo della costa della Florida e di Cuba, dove la Marina russa ha insediato uno schieramento militare permanente, a 60 miglia dalla costa della Florida che mette sotto tiro atomico gli Stati Uniti. Ciò è avvenuto per ristabilire la deterrenza nucleare dopo che gli USA, per mano ucraina, hanno attaccato, danneggiandoli, due sistemi radar di allarme precoce nucleare, su scala intercontinentale, russi. <br><br>Da una parte e dall’altra si tratta ormai di una <strong>guerra esistenziale</strong> che nessuno, per opposte ragioni, può permettersi di perdere; poiché a fronteggiarsi sono le più grandi potenze atomiche del pianeta, ciò significa che tutto è in gioco, che l’esistenza di tutto e le esistenze di tutti noi sono in gioco. <br>La Russia è una potenza nucleare. Vorrebbero smantellarla e colonizzarla economicamente depredandone le risorse, come erano riusciti a fare con Eltsin per un decennio. <br>Da subito, la Federezione russa ha dichiarato che se si dovesse trovare a fronteggiare apertamente le forze USA-NATO non esiterebbe, qualora divenisse l&#8217;unico modo per difendersi, a ricorrere all&#8217;uso delle armi nucleari. In pratica, perché si eviti una risposta nucleare, bisogna sperare in una Russia sempre vincente sui campi di battaglia…<br>Diviene così fondamentale l’offensiva diplomatica russo-cinese consistente nell’<strong>appello a costruire una nuova architettura di sicurezza internazionale senza il dominio occidentale</strong> (1), che ristabilisca il rispetto delle leggi internazionali, un&#8217;idea estremamente popolare nei paesi del Sud del mondo stanchi di relazioni politiche, commerciali ed economiche ineguali, senza rispetto alcuno delle loro sovranità e delle civiltà culturali di appartenenza.</p>



<h3 id="le-origini-geoeconomiche-del-conflitto">Le origini geoeconomiche del conflitto </h3>



<p class="has-medium-font-size">Gli USA stanno conoscendo una crescita del loro <strong>debito pubblico</strong> e del loro <strong>debito estero</strong> insostenibile nelle attuali condizioni geopolitiche soprattutto a causa del processo di dedollarizzazione in corso. Il primo ammonta ormai a <strong>34,5 trilioni di dollari</strong> che rappresentano il <strong>129% del PIL nazionale</strong> (Prodotto Interno Lordo). Il suo ritmo di crescita è tumultuoso. La Federal Reserve ha, infatti, dovuto alzare i tassi di interesse per rendere più appetibili i titoli di Stato USA sempre meno richiesti nel mondo (al loro posto, come vedremo, si preferisce acquistare oro e altro) con la conseguenza inevitabile che il necessario rifinanziamento a tassi più alti del costo del debito pubblico, il servizio al debito ossia gli interessi da corrispondore ai creditori, stanno aumentando esponenzialmente. Attualmente essi ammontano a circa un trilione (mille miliardi) di dollari all&#8217;anno, quasi tre miliardi di dollari al giorno! <br>Ed ecco un aspetto fondamentale relativo al conflitto in atto: la Cina, il più grande detentore straniero di titoli del Tesoro americano, negli ultimi anni ha rallentato i suoi acquisti e anzi si ritrova piuttosto a liberarsi di titoli del tesoro USA precedentemente acquistati vendendoli. Stessa cosa fanno, in misura diversa, il Giappone e alcuni paesi europei come l&#8217;Irlanda e il Belgio. Tutto ciò accade malgrado il freno a tale tendenza costituito dal continuo rialzo dei tassi (pur con evidenti effetti collaterali, tra i quali il rallentamento della crescita economica, le recenti crisi bancarie, ecc.) che promette una remunerazione più generosa dei titoli ai paesi acquirenti il debito americano. La Federal Reserve insiste rendendo più appetibile la remunerazione dei prestiti che continuano a chiedere al resto del mondo ma la loro promessa è sempre meno credibile. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il debito estero statunitense</strong> (la somma di tutti i debiti che il governo degli Stati Uniti deve a creditori stranieri) ormai prossimo ai <strong>20.000 miliardi di dollari</strong> ha superato l&#8217;80% del PIL. In particolare, gli USA, da tempo ormai, importano assai più di quanto esportino. <strong>Gli Stati Uniti hanno, infatti, una bilancia commerciale in deficit, ininterrottamente, dal 1975.</strong> Lo sbilanciamento è un dato strutturale intervenuto dopo l&#8217;intervento di Nixon nel 1971 che trasformò il dollaro in valuta fiat (nel senso biblico della creazione monetaria illimitata: <em>fiat lux et lux fuit</em>). Prima di allora, l&#8217;equilibrio della bilancia dei pagamenti era assicurata dal fatto che il debito estero americano fosse esigibile dai paesi creditori in oro. I paesi con cui gli USA si indebitavano erano perciò legittimati a chiedere l’estinzione del loro credito in oro. L’oro nelle riserve USA non era però sufficiente alle esigenze delle transazioni commerciali, in rapida crescita, dell&#8217;epoca, da cui la scelta del 1971 che rese possibile una creazione monetaria illimitata, indipendente dall’esistenza di un corrispettivo in oro. <br><br>In passato, il dollaro, reso forte dalla sua continua domanda sui mercati internazionali, ha causato un &#8220;listino prezzo&#8221; dei prodotti americani all&#8217;estero più costoso per gli acquirenti stranieri mentre le importazioni, con un dollaro forte, divenivano più convenienti per i consumatori americani che si sono così potuti permettere un elevato livello di consumo di prodotti esteri. <br>Il dollaro, imposto al mondo quale valuta internazionale, se da una parte ha permesso agli USA di importare senza preoccuparsi di esportare un equivalente in beni, prodotti internamente, verso altri Paesi, ha avuto come conseguenza l&#8217;abbandono progressivo dell&#8217;economia reale; in pratica tutto ciò ha portato ad una sempre più bassa quota di produzione manifatturiera così che molti beni che prima venivano prodotti internamente ora devono necessariamente essere importati. <strong>A questa deindustrializzazione derivante dall&#8217;abbandono progressivo dell&#8217;economia reale ha corrisposto una crescente finanziarizzazione dell&#8217;economia</strong>. Una vera e propria dissociazione fra economia reale e finanza. Si è consolidata l&#8217;idea che i soldi si possano fare con i soldi. <br>Il primo campanello d&#8217;allarme sulla insostenibilità a lungo andare di deindustrializzazione e finanziarizzazione è emerso con la crisi del 2007/2008. <br>Oggi gli Stati Uniti cercano di correre ai ripari tornando ad investire nell&#8217;economia reale e nella reindustrializzazione ricorrendo allo scopo a programmi di investimento che fanno leva sul debito pubblico, sostenuto da successive sessioni di <em>quantitative easing</em>, inaugurate dalla crisi del 2007, che hanno permesso all&#8217;economia finanziaria di sopravvivere a se stessa, ma anche dall&#8217;acquisto di titoli di debito pubblico da parte dei grandi fondi di investimento (The big three: Blackrock, Vanguard, State Street), in grado di rastrellare risparmi su scala globale con cui puntellare il sistema economico finanziario, comprandone i titoli del debito e dando ossigeno al dollaro, non sappiamo per quanto tempo ancora.</p>



<p class="has-medium-font-size">Come gli USA, altri Paesi risultano pesantemente indebitati con l&#8217;estero; si tratta della Francia e del Regno unito, non a caso, strenui sostenitori ed alimentatori dei conflitti in atto. <br>Vivere al di sopra delle proprie possibilità, come pretendono di fare i paesi in deficit, indebitandosi, non è però possibile a tempo indeterminato. <br>In passato gli Stati Uniti potevano permettersi il privilegio di accumulare enormi deficit senza che il dollaro potesse svalutarsi perché il suo valore era tenuto alto dalla obbligata domanda di dollari da parte degli altri Paesi costretti ad usarli per effettuare i loro acquisti sui mercati internazionali. Oggi però si sperimentano alternative all<strong>’uso del dollaro il cui uso sui mercati </strong><br><strong>Il suo uso è paradossalmente sempre più ostacolato dallo stesso protezionismo aggressivo occidentale che pretende ormai di limitare i propri scambi al cortile di casa occidentale</strong>. Questo protezionismo aggressivo verso Paesi con cui si hanno relazioni economiche ostili è definito <a href="https://www.theprocurement.it/friend-shoring-una-soluzione-alla-crisi/"><em>friend shoring o allyshoring</em></a>. In altre parole, quei Paesi che adottano il friend shoring scelgono di importare solo dalla cerchia di Paesi ritenuti amici e spostano le loro attività produttive (delocalizzazioni) solo verso quei Paesi con cui condividono valori politici e strategie geopolitiche comuni. Gli affari si fanno solo con gli amici anche a costo della deglobalizzazione dell&#8217;economia. </p>



<h3 id="la-genesi-delle-politiche-di-friendshoring">La genesi delle politiche di friendshoring</h3>



<p class="has-medium-font-size" id="la-genesi-delle-politiche-di-friendshoring">A Paesi debitori corrispondono Paesi creditori. Tra quelli ritenuti ostili, al primo posto risulta la Cina nonché la stessa Federazione Russa e alcuni Paesi arabi. <strong>L&#8217;inevitabile conflitto tra Paesi debitori e creditori è esploso quando questi ultimi hanno preteso di spendere il loro <em>surplus</em> non più finanziando il debito americano con l&#8217;acquisto di titoli USA, quanto, piuttosto, investendoli nella costruzione di infrastrutture commerciali su scala globale</strong>. Si pensi, a titolo di esempio, al caso della <em>nuova via della seta cinese</em> e al <em>corridoio Nord-Sud russo</em> che da Pietroburgo passando per il mar Caspio e l&#8217;Iran giunge sino in India. Infrastrutture di queste dimensioni oltretutto incrinano il potere talassocratico americano. <strong>Anche la legittima volontà di acquisto di asset industriali importanti (porti, centri di produzione, ecc.) presso i paesi occidentali, da parte dei paesi creditori, viene impedita ed ostacolata</strong> con ogni mezzo essendo foriera di perdita di dominio da parte del vecchio ordine unipolare occidentale, a favore dei paesi creditori, contrastabile efficacemente solo ricorrendo alla minaccia <em>manu militari</em> e anzi all&#8217;impiego pianificato della forza militare. </p>



<h3 id="protezionismo-aggressivo">Protezionismo aggressivo </h3>



<p class="has-medium-font-size" id="protezionismo-aggressivo"><strong>Le sanzioni, i dazi, il sequestro e il congelamento delle riserve valutarie russe</strong> hanno causato il ridimensionamento delle relazioni col mondo orientale. Esse <strong>hanno rapidamente portato alla divisione del mondo in blocchi sempre meno comunicanti e alla accelerazione della fine della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta e del relativo modello neoliberista che aveva ripreso vigore dopo la seconda metà degli anni ’70</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size" id="protezionismo-aggressivo">Come su accennato si assiste alla sostanziale volontà di ricollocamento del surplus orientale (sono tanti i paesi che vendono titoli occidentali e comprano oro) in investimenti infrastrutturali nello spazio BRICS in continuo ampliamento, in Medioriente, Africa, Sud America e ultimamente direttamente nello spazio europeo, in <a href="https://www.today.it/mondo/auto-elettriche-polizia-taiwan-viaggio-xi-serbia-ungheria.html">Serbia</a> (2) ed <a href="https://it.euronews.com/2024/05/09/xi-a-budapest-da-orban-cina-e-ungheria-firmano-16-accordi-di-cooperazione-da-ferrovie-al-n">Ungheria</a> (3), dove la Cina, per fare un esempio, intende costruire anche fabbriche per la produzione di auto elettriche e batterie ad alta tecnologia, bypassando così le misure protezionistiche europee (l’Ungheria essendo un paese dell’Unione) che tentano di salvare i loro investimenti nello stesso settore ben consci di come i prodotti cinesi risultino ormai di più alta qualità e prezzo assai inferiore rispetto ai corrispettivi europei.<br>Si aggiunga che il sistema produttivo europeo è fortemente penalizzato dagli alti costi delle materie prime, anche energetiche, a causa delle sanzioni alla Russia imposte dagli USA e che viceversa, la Cina ha potuto avvantaggiarsene aumentando enormemente gli scambi nel settore energetico con la Federazione Russa.<br>L’Occidente è in grande difficoltà con la Cina. Non può permettersi di considerarla un “rivale sistemico” e chiederle di interrompere la collaborazione con il suo partner strategico, la Russia, perché l’abbandono della Cina come partner commerciale implicherebbe la rinuncia a quasi 800 miliardi di dollari di interscambio e questo comporterebbe un’ancor più rapido declino dell’economia europea.</p>



<h3 id="da-bigpharma-a-bigarma-al-gas-liquefatto-usa">Da Bigpharma a bigarma, al gas liquefatto USA</h3>



<p class="has-medium-font-size" id="protezionismo-aggressivo"><strong>Gli USA nel tentativo di riequilibrare la propria bilancia dei pagamenti hanno imposto all&#8217;Unione europea, tra l&#8217;altro, le proprie esportazioni di armi e la propria produzione di gas liquefatto (GNL)</strong>. Il gas liquefatto USA, da quattro a cinque volte più caro rispetto a quello russo, per ricevere il quale l’Europa ha dovuto sostenere oltretutto le relative spese di infrastrutturazione. Il passaggio dal gas russo da tubo a quello liquido da gasiera ha reso assai meno competitiva la produzione industriale europea. Non è a caso che in Europa oggi si assiste ad una diminuzione della produzione industriale e ad un relativo processo di delocalizzazione e/o deindustrializzazione. </p>



<p class="has-medium-font-size" id="protezionismo-aggressivo">Il processo di arroccamento dell’<em>Occidente allargato</em>, rispetto all’emersione del nuovo mondo, che si sta riorganizzando per autonomizzarsi dalle istituzioni occidentali, <strong>sta peraltro accelerando la dedollarizzazione in corso compresa la costruzione di una nuova moneta dei BRICS</strong> (vedi il mio <a href="https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/">Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare</a>).                             </p>



<p class="has-medium-font-size">Il potere di signoraggio del dollaro imposto al mondo aveva fin qui permesso agli USA di disporre di <strong>una fonte di liquidità praticamente illimitata al servizio della loro egemonia imperiale</strong>. Stampando dollari alla bisogna (cosa che avrebbe immancabilmente svalutato la moneta di qualsiasi altro Paese che avesse adottato lo stesso fare) hanno potuto costruirsi l’esercito più potente al mondo. Hanno recitato il ruolo egemonico di finanziatori di aiuti internazionali e investimenti esteri ecc.. Si sono potuti permettere di “dare” senza in realtà spendere, apparendo generosi senza che a loro potesse mancare nulla nel tentativo di mascherare l’oscena violenza di 75 anni della loro “pace” in cui secondo le diverse stime degli storici hanno causato da 20 a 30 milioni di vittime da moltiplicare per 10 se nel conto si volessero includere i feriti. </p>



<p class="has-medium-font-size" id="le-origini-geoeconomiche-del-conflitto">L’attacco alla Russia da parte degli USA, nello spazio europeo, che aveva lo scopo di <strong>impedire quel virtuoso e crescente connubio politico economico tra Europa e Federazione Russa</strong>, in grado, secondo le più ataviche paure angloamericane, di oscurare l’egemonia unipolare USA, ha sortito l’effetto di spingere la Federazione Russa verso la Cina, girando le spalle all’Occidente. Nelle intenzioni del potere egemonico occidentale, lo smantellamento della Russia e la sua colonizzazione economica, avrebbero l&#8217;ulteriore obiettivo di ostacolare la crescita impetuosa della Cina facendole mancare le materie prime che in larghissima misura le giungono oggi proprio dalla Federazione Russa. </p>



<p class="has-medium-font-size" id="le-origini-geoeconomiche-del-conflitto"><strong>La globalizzazione neoliberale è stata così letteralmente fatta a pezzi</strong>. <strong>I blocchi nel commercio mondiale e la relativa dedollarizzazione che ne consegu</strong>e, <strong>rischiano ora di minare le fondamenta stesse del neoliberismo globale e con esse le loro istituzioni belliche ed economiche</strong> col rischio che si consideri tragicamente di usare le prime quali via di uscita dalla trappola in cui l’Occidente si è ficcato non accettando la fine dell’ordine di Yalta e del successivo, necessario, ridimensionamento drastico dell’egemonia unipolare degli USA, esercitata a partire dal collasso dell’URSS.   </p>



<p class="has-medium-font-size" id="le-origini-geoeconomiche-del-conflitto">Nel 1944 si aveva piena consapevolezza di come fosse necessario, dopo che il mondo aveva subito due conflitti mondiali e si trovava al cospetto di un modello di organizzazione socioeconomico alternativo a quello occidentale, quale quello sovietico, <strong>arrivare ad una riforma del sistema dei pagamenti internazionali imponendo la scambiabilità del dollaro con l’oro</strong>. Ciò sarebbe servito ad evitare grandi surplus e corrispondenti insanabili deficit che immancabilmente conducono a tensioni che sfociano in conflitti tra Paesi il cui esito produce immancabilmente la “soluzione” militare. </p>



<p class="has-medium-font-size" id="le-origini-geoeconomiche-del-conflitto">Oggi ci sarebbero tutte le condizioni esterne a consigliare una nuova Bretton Woods, con il pungolo dei BRICS+ in sostituzione di quello dell’URSS, cercando piuttosto la collaborazione con il Sud Globale magari prima che la guerra possa conoscere un’ulteriore fatale espansione…</p>



<h3 id="unit-la-rivoluzione-corre-dalla-liquidita-alla-compensazione">UNIT. La rivoluzione corre dalla liquidità alla compensazione</h3>



<p class="has-medium-font-size">È la nuova moneta in fase di costruzione nel mondo BRICS+. Dalle prime indiscrezioni dovrebbe trattarsi non di una moneta emessa dalla banca centrale di un qualsiasi Paese ma di una <strong>moneta internazionale nella forma di semplice unità di conto</strong> che superi finalmente il paradigma vigente della liquidità il quale provoca le attuali patologie di cui soffre il sistema dei pagamenti internazionali per accoglierne una strutturalmente diversa <strong>fondata sul CLEARING</strong> (compensazione), come proposto a suo tempo nel 1944 a Bretton Woods, da J.L.M. Keynes, in grado di mettere fine contemporaneamente alla moneta a debito (usura), al potere di signoraggio, di accumulazione, ai mercati abusivi della finanza speculativa internazionale, e a quegli squilibri nelle bilance commerciali e dei pagamenti che portano ad enormi deficit da una parte e surplus dall&#8217;altra.  <br>Nell&#8217;adozione del paradigma del clearing risiede la speranza della costruzione di un mondo strutturalmente più giusto e collaborativo, un mondo senza guerre. </p>



<p class="has-normal-font-size">(1) Il nuovo sistema di sicurezza eurasiatico proposto dal presidente russo Vladimir Putin è stato il punto focale della discussione al recente vertice dell&#8217;<strong>Organizzazione per la cooperazione di Shanghai</strong> (SCO). Putin ha sottolineato l&#8217;importanza di dare priorità alla sicurezza all&#8217;interno della SCO, affermando che &#8220;è stata presa la decisione di trasformare la struttura antiterrorismo regionale della SCO in un centro universale incaricato di rispondere all&#8217;intera gamma di minacce alla sicurezza&#8221; creando altresì un&#8217;architettura di sicurezza aperta a &#8220;tutti i paesi eurasiatici che desiderano partecipare&#8221;, compresi i &#8220;paesi europei e NATO&#8221;. <br>Ha inoltre sottolineato, tra l&#8217;altro, come sia fondamentale stabilire alternative ai meccanismi economici controllati dall&#8217;Occidente, espandere l&#8217;uso delle valute nazionali negli insediamenti e istituire sistemi di pagamento indipendenti e sviluppare corridoi di trasporto internazionali in Eurasia.<br>(2) La Serbia ha firmato un accordo su un “futuro condiviso” con la Cina e intende rafforzare il commercio reciproco in yuan.<br>(3) In una conferenza stampa congiunta con Xi il 9 maggio, Viktor Orban ha annunciato che la Cina investirà in Ungheria in crescita tecnologica e industriale, 6.400 miliardi di fiorini (16,5 miliardi di euro).</p>



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		<title>Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 16:47:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[finanza di guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[I BRICS crescono mattone su mattone La gran parte del mondo si sta riorganizzando. L&#8217;obiettivo è la collaborazione, su molti diversi piani, tra Paesi/Civiltà sovrane che intendono emanciparsi dalla tossica dipendenza imposta al Sud Globale, sin dall&#8217;ultimo dopoguerra, dal dominio egemonico statunitense.Cinque Stati arabi, l&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l&#8217;Algeria, l&#8217;Egitto, il Bahrein e&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare' data-link='https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 id="i-brics-crescono-mattone-su-mattone">I BRICS crescono mattone su mattone </h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/briccss.webp" alt="" class="wp-image-9675" width="465" height="262" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/briccss.webp 750w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/briccss-300x169.webp 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/briccss-640x361.webp 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/briccss-540x304.webp 540w" sizes="(max-width: 465px) 100vw, 465px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">La gran parte del mondo si sta riorganizzando. L&#8217;obiettivo è la collaborazione, su molti diversi piani, tra Paesi/Civiltà sovrane che intendono emanciparsi dalla tossica dipendenza imposta al <em>Sud Globale</em>, sin dall&#8217;ultimo dopoguerra, dal dominio egemonico statunitense.<br>Cinque Stati arabi, l&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l&#8217;Algeria, l&#8217;Egitto, il Bahrein e i persiani dell&#8217;Iran, <strong>sono tra le 19 nazioni in procinto di unirsi ai BRICS</strong> i quali stanno, tra l&#8217;altro, <strong>lavorando allo sviluppo di una nuova valuta internazionale secondo il modello proposto a Bretton Woods da J.L.M</strong>. <strong>Keynes</strong>. Una valuta internazionale non emessa da un paese che permetterà l&#8217;abbandono del paradigma economico della &#8220;liquidità&#8221; fondato sul dollaro a favore di quello fondato sul &#8220;Clearing&#8221; o compensazione. Una vera e propria rivoluzione.</p>



<h3 id="non-solo-brics">Non solo BRICS</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-1024x576.png" alt="" class="wp-image-9668" width="596" height="335" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-1024x576.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-300x169.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-768x432.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-640x360.png 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-1140x641.png 1140w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine-540x304.png 540w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/immagine.png 1280w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /><figcaption>SCO</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Nel corso dello scorso anno Pechino ha dato vita a nuove iniziative politiche, in particolare la <em>Global Development Initiative</em> (GDI) e la <em>Global Security Initiative </em>(GSI). L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) condivide con i BRICS tre membri fondatori – Russia, Cina e India – tutti ispiratori di iniziative multilaterali. Sono <strong>esempi inediti, di respiro planetario, di diplomazia multipolare, volti a promuovere approcci collettivi sviluppati congiuntamente agli affari economici su scala mondiale</strong>. La SCO rappresenta uno degli elementi chiave dell&#8217;emergente sistema multipolare, insieme ai BRICS+ e all&#8217;EAEU (Unione economica eurasiatica). </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/image.png" alt="" class="wp-image-9676" width="232" height="94" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/image.png 353w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/image-300x122.png 300w" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>C&#8217;è un multilateralismo emergente su scala planetaria</strong>. Abbiamo assistito al vertice Russia Africa con i rappresentanti di 40 paesi africani a San Pietroburgo. Si pensi poi al ruolo della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) o alla collaborazione tra Argentina e Brasile nella attivazione del “<strong>Sur</strong>” (Sud) una moneta comune, alternativa al dollaro, per l&#8217;interscambio di prodotti e servizi nell&#8217;area sudamericana. Molto <strong>facilmente i successivi G20 vedranno questi Paesi esprimere posizioni comuni diverse da quelle europee o nord-americane</strong>.</p>



<h3 id="un-po-piu-di-un-pugno-di-dollari">Un po&#8217; più di un pugno di dollari</h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;imposizione al mondo del dollaro, una moneta nazionale facente le veci di una valuta internazionale, ha permesso agli USA «<strong>il meraviglioso segreto di un deficit senza lacrime, che permette di donare senza prendere, di prestare senza indebitarsi e di comprare senza pagare</strong>». A pronunciare queste parole il già ministro delle finanze francese e consulente di de Gaulle J. Rueff (1). Gli USA, da &#8220;vincitori&#8221; del secondo conflitto mondiale, imposero al mondo la loro moneta ma soprattutto un sistema di pagamenti reiterante il paradigma della liquidità rigettando quello fondato sulla compensazione (clearing) proposto da J.L.M. Keynes. </p>



<h3 id="fine-del-dominio-del-dollaro-dedollarizzazione">Fine del dominio del dollaro. Dedollarizzazione</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-11-alle-16.33.47.png" alt="" class="wp-image-9672" width="538" height="170" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-11-alle-16.33.47.png 951w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-11-alle-16.33.47-300x95.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-11-alle-16.33.47-768x243.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/Schermata-2023-05-11-alle-16.33.47-640x203.png 640w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Gran parte del mondo si sta emancipando dall&#8217;uso del dollaro abbassandone la richiesta e quindi il valore rispetto al paniere delle altre valute. Stanno imparando a non doverne dipendere. La Banca centrale statunitense come è noto, si è vista costretta a tenere alto il valore del dollaro artificiosamente lanciandosi in una serie repentina di successivi rialzi del tasso di interesse [da marzo 2022 a oggi si è registrato un aumento del 5,25%] puntualmente verificatesi (vedi grafico dollar Index), pur di attrarre capitali esteri che comprano obbligazioni, titoli di Stato in dollari ecc. facendo salire la richiesta di dollari e di conseguenza il suo valore. La FED lo sta facendo a discapito della tenuta del suo sistema bancario e in un momento delicatissimo per la stabilità economica degli USA, con un&#8217;incertezza ormai cronica del mercato azionario da una parte e dall&#8217;altra un nuovo superamento del tetto del debito pubblico che richiederà un accordo bypartisan entro il prossimo primo giugno &#8211; nel bel mezzo del confronto elettorale ormai in corso &#8211; del congresso per poterlo elevare. Per inciso rileviamo l&#8217;esplosione dei <em>credit default swap</em> (assicurazioni/derivati/scommesse sul fallimento di un debito) sui titoli americani. In questo momento <a href="https://www.ft.com/content/b74b0563-ee34-4cc6-b31e-c95f1598eecc">grandi investitori (speculatori) stanno scommettendo finanziariamente contro il dollaro</a> (2). In parole povere guadagneranno se davvero si realizzerà una perdita del valore del dollaro rispetto ad altre valute. La giustificazione ufficiale della FED che si appresta ad ulteriori insostenibili aumenti dei tassi sino a rischiare la recessione economica ormai incipiente è la lotta all&#8217;inflazione ossia la perdita del potere di acquisto del dollaro. Qualora la recessione economica si verificasse la FED si vedrebbe costretta ad abbassare i tassi rischiando piuttosto di accelerare il declino del valore del dollaro. <br>Inutile sottolineare, tra l&#8217;altro, la contraddizione evidente nel fatto che la necessità di intervenire per salvare le banche costringe a immettere ulteriore moneta di banca centrale nel sistema che non può che retroagire sui tassi di inflazione provocandone l&#8217;aumento piuttosto che la diminuzione. Si tratta di un vero e proprio circolo vizioso da cui è assai difficile uscire adottando le ormai troppo spuntate strategie finanziarie monetarie. Si spera che la exitstrategy degli USA non si riduca al prolungamento della guerra e all&#8217;escalation bellica. In ogni caso anche su questo fronte il cambiamento in atto è radicale; se da una parte, infatti, il vero sottostante del dollaro è l&#8217;esercito USA, ossia l&#8217;esercito più finanziato al mondo con più di 800 basi sparse uniformemente sul pianeta, dall&#8217;altra il collasso del dollaro qualora si verifichi impedirà il sostegno finanziario militare per la continuità del complesso militare industriale statunitense. </p>



<h3 id="russia-e-cina-stanno-lavorando-di-concerto-in-vista-della-creazione-di-una-moneta-internazionale-il-cui-valore-sia-fondato-sulle-materie-prime">Russia e Cina stanno lavorando di concerto in vista della creazione di una moneta internazionale <strong>il cui valore sia fondato sulle materie prime</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.bis.org/review/r090402c.pdf">Il 23 marzo del 2009</a>, <em>Zhou Xiaochuan</em>, Governatore della Banca Popolare Cinese pubblicò un breve saggio (4)<strong> contenente una proposta di riforma del sistema monetario internazionale</strong> sul modello della  proposta di Keynes che ipotizzava una moneta internazionale il cui valore fosse ancorato a un paniere di materie prime: <em>«Già negli anni Quaranta Keynes aveva proposto di introdurre un&#8217;unità monetaria internazionale denominata &#8220;Bancor&#8221;, basata sul valore di 30 materie prime rappresentative»</em>.<em>«Una valuta di riserva super-sovrana non solo elimina i rischi intrinseci delle valute sovrane basate sul credito ma permette anche di gestire la liquidità globale. La moneta super-sovrana gestita da un&#8217;istituzione globale potrebbe essere utilizzata per creare e controllare la liquidità globale. E quando la valuta di un Paese non sarà più utilizzata come metro di paragone per il commercio globale e come parametro di riferimento per le altre valute, la politica dei tassi di cambio del Paese sarà molto più efficace nel regolare gli squilibri economici. Ciò ridurrà significativamente i rischi di una crisi futura E migliorerà la capacità di gestione delle crisi»</em>.Nell&#8217;ambito del <a href="https://www.eastasiaforum.org/2009/06/28/brazil-russia-india-and-china-the-brics-throw-down-the-gauntlet-on-monetary-system-reform/">primo summit formale dei BRICs</a> a Ekaterinburg il 16 giugno del 2009 la proposta fu ben accolta dalla Federazione Russa insieme a India e Brasile<strong>.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La <a href="https://www.ndb.int/">Nuova Banca di Sviluppo</a> e l’<a href="https://www.americaeconomia.com/economia-mercados/brics-abren-nuevo-ciclo-con-creacion-de-banco-de-fomento-y-fondo-de-reservas">Accordo di Riserve di Contingenza</a> (una sorta di fondo di stabilizzazione dei cambi) sono una realtà ormai consolidata ed operante nel contesto dei paesi BRICS. L&#8217;allargamento in atto dei BRICS sta portando questi paesi a costituire un blocco assai più importante a livello politico ed economico rispetto ai G7 (dai G8 fu espulsa la Federazione Russa nel marzo del 2014 con il pretesto della presunta annessione della Crimea). Al <em>BRICS Business Forum (2022)</em>, Putin ha dichiarato che: “Il sistema di messaggistica finanziaria russa è aperto per la connessione con le banche, <strong>proiettando così la necessità di una valuta di riserva BRICS</strong>. Il sistema di pagamento MIR russo sta ampliando la sua presenza. <strong>Stiamo esplorando la possibilità di creare una valuta di riserva internazionale basata sul paniere di valute dei Paesi BRICS</strong>”. La Nuova Banca di Sviluppo <em>(New Development Bank)</em>, la banca dei BRICS, che finanzia attivamente importanti progetti di sviluppo ha incluso tra i suoi membri  l’Egitto, il Bangladesh, gli Emirati Arabi Uniti e l’Uruguay. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il Professor Michael Hudson presso l&#8217;Università del Missouri e autore di <em>The Destiny of Civilization</em> <a href="https://thecradle.co/article-view/16536/michael-hudson-a-roadmap-to-escape-the-wests-stranglehold">intervistato da Pepe Escobar su The Cradle</a> interrogato su come potrebbe essere implementata una valuta comune dai <em>BRICS +</em> risponde: </p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Qualsiasi idea di una valuta comune deve iniziare con un accordo di scambio di valuta tra i paesi membri esistenti. La maggior parte degli scambi avverrà nelle proprie valute. Ma per risolvere gli inevitabili squilibri (avanzi e deficit della bilancia dei pagamenti), una nuova Banca Centrale creerà una moneta artificiale.</em>(&#8230;) <em>l&#8217;accordo sarà molto più simile al &#8216;bancor&#8217; proposto da John Maynard Keynes nel 1944. I paesi in deficit potrebbero prelevare una quota specifica di bancor, la cui valutazione sarebbe fissata da una selezione comune di prezzi e tassi di cambio. I bancor (e la loro moneta) verrebbero usati per pagare i paesi in eccedenza.</em>(&#8230;) <em>Keynes propose un principio secondo il quale se un paese (all&#8217;epoca pensava agli Stati Uniti) registrasse eccedenze croniche, ciò sarebbe un segno del suo protezionismo o rifiuto di sostenere un&#8217;economia reciprocamente resiliente, e le sue pretese inizierebbero a estinguersi, insieme ai debiti bancor di paesi le cui economie hanno impedito la loro capacità di bilanciare i loro pagamenti internazionali e sostenere la loro valuta</em>.(&#8230;)<em> La dottrina economica promuoverebbe l&#8217;autosufficienza nel cibo e nei beni di prima necessità, e promuoverebbe la formazione tangibile di capitale agricolo e industriale, non la finanziarizzazione.</em></p>



<h3 id="quale-e-la-giusta-moneta-internazionale-in-grado-di-facilitare-la-collaborazione-e-prevenire-i-conflitti-su-scala-globale">Quale è la giusta moneta internazionale in grado di facilitare la collaborazione e prevenire i conflitti su scala globale?</h3>



<p class="has-medium-font-size">Immaginiamo una moneta che, per sua natura, renda<strong> impossibile la sua accumulazione</strong> a dismisura, come oggi avviene, nelle mani di pochi. Una moneta che strutturalmente<strong> impedisca la diseguaglianza socioeconomica tra i membri della comunità internazionale</strong> in cui essa viene usata; <strong>che non generi deficit e surplus patologici</strong>, che <strong>non sia sorgente di conflitti, anche militari</strong>. Una moneta con la quale risultino <strong>impossibili le speculazioni finanziarie</strong> e che estingua alla radice quel <strong>mercato abusivo del denaro</strong> che si conduce quotidianamente su scala globale. Una moneta strutturalmente <strong>in grado di evitare inflazione o deflazione</strong>, che non sia mai<strong> né troppa né mancante</strong> rispetto alle esigenze dell&#8217;economia reale perché generata in stretta proporzione al volume degli scambi, creandosi e distruggendosi all&#8217;occorrenza. Una moneta <strong>che faciliti l&#8217;incontro tra debiti e crediti</strong> convergendo immancabilmente <strong>verso il pareggio di bilancio tra il dare e l&#8217;avere</strong> (equilibrio nelle bilance commerciale e dei pagamenti). Che sia piuttosto il <strong>riflesso di una ricchezza reale, non fittizia, frutto unicamente del lavoro di tutti</strong> i membri della società (<strong>la manifattura tornerà a trainare l’economia piuttosto che la finanza</strong>. Solo una finanza sana può fare da supporto all&#8217;economia reale e non quella speculativa dei ricchi); una moneta impossibile da trasformare in strumento di dominio (<strong>potere su</strong>) che sia piuttosto strumento di crescita collettiva per ciascuno dei suoi fruitori (<strong>potere di</strong>) ossia una moneta <strong>con la quale si è, viceversa, indotti strutturalmente a una collaborazione umana attiva in grado di impedire la tentazione mercantilista</strong> che porta a formare grandi patologici surplus da una parte ed enormi debiti dall&#8217;altra. </p>



<p class="has-medium-font-size">Una tale moneta internazionale, meglio dire un&#8217;architettura finanziaria in grado di garantire le qualità sopra elencate l&#8217;aveva proposta J.L.M. Keynes a Bretton Woods 79 anni fa, nel 1944. Essa era fondata sul paradigma del clearing (compensazione) piuttosto che su quello della liquidità. Gli USA, però, imposero al mondo insieme ai cambi fissi la loro moneta nazionale quale valuta internazionale, avente quale sottostante l&#8217;oro (moneta merce), almeno sino al 1971 quando l&#8217;insostenibilità di tale scelta la sganciò dal metallo prezioso, trasformandola in valuta FIAT con annessa libertà ai cambi di fluttuare (sino al 1979). <br>Non solo il mondo ha dimenticato la grandezza della proposta di J.L. M. Keynes ma sono in tantissimi a misconoscerla e a pensare che Banca mondiale e FMI siano nati su sua proposta. Niente di più falso. </p>



<h3 id="vediamo-schematicamente-come-funzionerebbe">Vediamo schematicamente come funzionerebbe</h3>



<p class="has-medium-font-size">Nella proposta di Keynes la <em><strong>International Clearing Union</strong></em> (ICU) sarebbe stata una banca funzionante quale <strong>stanza di compensazione</strong> tra posizioni debitorie (importazioni) e posizioni creditorie (esportazioni). Una banca internazionale col compito di registrare debiti e crediti generati dai rapporti di scambio (import-export) tra Paesi.<br>Una stanza di compensazione, in estrema sintesi, permette ai paesi che la adottassero di scambiarsi merci e servizi pagando gli import dai paesi aderenti con i propri export. Si tratta di scambi (baratto) multilaterali in compensazione. Il debito nei confronti del paese da cui ho acquistato posso risarcirlo vendendo (esportando) verso <strong>qualsiasi altro </strong>paese aderente al circuito. Il <strong><em>bancor</em></strong> sarebbe stata la moneta internazionale usata, ridotta a semplice <em>unità di conto</em> ovvero unità di misura del valore delle merci e dei servizi scambiati. <strong><mark><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Ciascun paese per partecipare agli scambi internazionali avrebbe dovuto preliminarmente “comprare“ bancor secondo il tasso di cambio opportunamente deciso dalla ICU</mark></mark></strong>(4). La moneta comune, ridotta alla sua essenza di unità di misura universalmente riconosciuto del valore delle merci e dei servizi scambiati tra paesi, è <strong>creata all’occorrenza e praticamente sparisce dopo aver svolto il suo compito di facilitatore delle transazioni</strong>. Una moneta <strong>perciò non usabile per accumulare ricchezza</strong> in quanto <strong>opportunamente privata della funzione di <em>riserva di valore</em></strong>. Scrive Keynes (3): <em>«<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il valore del Bancor in termini d&#8217;oro è fissato</mark></strong>, ma non in maniera inalterabile. <strong>Nessuno stato membro avrebbe facoltà di richiedere oro alla Clearing Union in cambio del proprio saldo in bancor</strong>; quest&#8217;ultimo, infatti, è utilizzabile soltanto per trasferimenti interni all&#8217;Unione. <strong>Fra oro e bancor, dunque, vi sarebbe una convertibilità a senso unico</strong>, analoga a quella che vigeva prima della guerra per le vaute nazionali che avevano adottato il cosiddetto &#8220;gold exchange standard&#8221;»</em>.<br>La possibilità di regolazione del <strong>cambio tra monete nazionali e bancor</strong>, funzionante quest’ultima quale <mark><strong><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color">moneta comune</mark></strong></mark>, avrebbe permesso di poter aggiustare il cambio con le singole monete nazionali secondo necessità: <mark><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>rivalutando la moneta del paese che eccedesse in surplus e svalutando quella del paese in eccessivo deficit in modo tale da facilitare le importazioni dei primi e scoraggiarne nel contempo le ulteriori esportazioni e viceversa con i secondi, ai fini del raggiungimento dell’equilibrio</strong> (di pace e sviluppo reciproco) <strong>tra export ed import</strong></mark></mark>.<br>Un tale sistema dei pagamenti internazionale rende <strong>non necessari i movimenti di capitale</strong>. Fa a meno dei mercati finanziari come li conosciamo oggi! <strong>I movimenti di capitale di portafoglio</strong> (non gli investimenti diretti) <strong>sono disincentivati</strong>; il fatto che il surplus della bilancia dei pagamenti tedesca consenta alla Germania di acquistare obbligazioni di banche italiane è dovuto al fatto che la Grecia, la Spagna o il Portogallo hanno bisogno di prestiti perché in deficit… <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Nella misura in cui si riducesse strutturalmente la possibilità di generare surplus e deficit diminuirebbe proporzionalmente la necessità di questi finanziamenti mediati dal mercato finanziario</mark>. <strong>La condizione ideale essendo quella per cui <em>non ho bisogno di chiederti soldi in prestito e tu, comunque, non avresti soldi da prestarmi</em></strong>. Si ridurrebbe così, strutturalmente, la necessità della esistenza di un mercato del denaro! Se tutti siamo a zero non ho bisogno di avere soldi in prestito e tu non li hai per finanziarmi ma ci siamo egualmente finanziati a vicenda facendoci reciprocamente credito all’interno di quel circuito di credito commerciale, reso possibile dalla Clearing Union, <strong>in cui la fiducia sarebbe organizzata in modo strutturale</strong>, in modo da incoraggiare e <strong>“obbligare“ a rapporti collaborativi</strong> tra paesi verificandone ad ogni passo i vantaggi reciproci, ossia, di sistema. Se tutti siamo a zero io non ho bisogno di avere soldi in prestito e tu non li hai per finanziarmi ma ci siamo egualmente finanziati a vicenda facendoci reciprocamente credito (credendo l&#8217;uno nell&#8217;altro). <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Se tutti convergono verso l&#8217;equilibrio </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">(situazione di sostanziale parità tra importazioni ed esportazioni) </mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">non ci sono deficit da finanziare e non ci sono surplus in grado di finanziarli perché i soldi li ho spesi comprando e ho comprato perché ho venduto</mark><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">.</mark><br><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-white-color"> </mark>La moneta, come unità di conto (scritturale), una volta svolto il suo ruolo di mediazione degli scambi sparisce (non può essere accumulata). Ecco perché non è più utilizzabile quale riserva di valore.<strong><br>La fiducia tra paesi sarebbe organizzata in modo strutturale in modo da facilitare ed incoraggiare la crescita di rapporti virtuosi tra gli attori economici. In definitiva un sistema di pagamenti internazionale in grado di ridurre drasticamente la necessità di un mercato dei capitali e che ottimizza quello delle merci e dei servizi scambiati, in una logica di <em>vantaggi comparati</em></strong>.<br>La <em>International Clearing Union</em>, proposta da Keynes a BW impedirebbe strutturalmente il formarsi di avanzi e disavanzi delle bilance commerciali (se ho un surplus ti condanno al deficit, se ho un deficit ti condanno al surplus) e scoraggerebbe quelli esistenti, applicando ai primi tassi negativi, in modo da indurre i loro detentori a mobilitarli, spendendoli, ossia facendoli circolare in forma di investimenti sociali e per l’ambiente. Non si tratta di «aiutare» i paesi in deficit a «sostenere» i loro debiti con trasferimenti dai ricchi ai poveri ma di mettere in opera <strong>una organizzazione in cui ciascun aderente sia strutturalmente “costretto“ alla collaborazione attiva con vantaggio reciproco di tutti</strong>. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color"><strong>I paesi in surplus sarebbero indotti a spendere acquistando di più all’estero </strong>(in tal modo consentendo ai paesi in deficit di rientrare dai loro passivi)<strong> ma anche e contemporaneamente al proprio interno, alzando salari e stipendi, tornando a fare investimenti pubblici non più rinviabili, tornando, in altre parole, ad incentivare finalmente la domanda interna</strong></mark>, ponendo termine alla tragica stagione imposta al mondo intero da liberismo e mercantilismo.</p>



<p class="has-medium-font-size">La liquidità con moneta a debito sta alla cronicizzazione della guerra come la Pace e la serenità collaborativa tra gli stati/civiltà del mondo sta alla reciproca compensazione multilaterale. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>«La preferenza statunitense per la liquidità riflette non tanto la preoccupazione, più o meno reprensibile o più o meno giustificabile, dell’amministrazione americana per le rendite delle lobby finanziarie dominanti, quanto, più profondamente un assenso preventivo incondizionato alla potenza. Un assenso che, espresso in questi termini, non è né colpevole né innocente, ma sta letteralmente al di qua del bene e del male. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>L’assenso alla potenza che regge le decisioni di Bretton Woods è tale da riflettere la necessità, inaggirabile per ogni politica di potenza, </strong></mark><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">di non separare il finanziamento del commercio dal</mark></strong> <strong>finanziamento della guerra</strong> <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>posto che, mentre nei giorni di Bretton Woods inizia a finire una guerra calda, all’orizzonte si sta profilando una nuova guerra fredda sì, ma finanziariamente impegnativa contro l’altro candidato a sostenere l’imperativo della potenza, ossia la «superpotenza» sovietica</strong></mark>. Una guerra che, forse ancora più di quella che sta finendo, <strong>implica l’esigenza di una liquidità incondizionatamente disponibile, e creabile a volontà</strong>. E tuttavia, questa incondizionata opzione a favore di una liquidità potenzialmente illimitata non appare per ciò che è, ma, anzi, come un modo del tutto ragionevole di organizzare i rapporti economici e politici all’interno dell’Occidente, in vista della libertà e della crescita.»</p><p>Da <em>Il fine della finanza</em> di M. Amato e L. Fantacci</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Uscire dall&#8217;economia di puro debito, dal sistema iperliberista e dal paradigma della liquidità fondato sul dominio del dollaro è ormai questione di sopravvivenza dell&#8217;umanità e di rinascita/rivoluzione del mondo e dei rapporti tra i popoli a nuova vita. <br>Ne erano assai consapevoli i nostri costituenti, con alle spalle le grandi crisi economiche provocate da quegli stessi sistemi economici liberisti/mercantilisti, che hanno ripreso il sopravvento a partire dalla seconda metà degli anni &#8217;70, e che allora portarono ai totalitarismi e alle grandi guerre globalii. La Costituzione dichiararono di scriverla in modo tale che non accadesse mai più. Dai verbali della Costituente:</p>



<p><em>«Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli»</em> Gustavo Ghidini, 1947</p>



<p><em>«(&#8230;)è effettivamente insostenibile la concezione liberale in materia economica, in quanto vi è necessità di un controllo in funzione dell’ordinamento più completo dell’economia mondiale, anche e soprattutto per raggiungere il maggiore benessere possibile. Quando si dice controllo della economia, non si intende però che lo Stato debba essere gestore di tutte le attività economiche, ma ci si riferisce allo Stato nella complessità dei suoi poteri e quindi in gran parte allo Stato che non esclude le iniziative individuali, ma le coordina, le disciplina e le orienta»</em> Aldo Moro, 1947</p>



<p>Aggiornamento del 27 agosto 2023</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="has-small-font-size">(1) Rueff. Le péche monétaire de l&#8217;Occident. p. 24</p>



<p class="has-small-font-size">(2) <a href="https://www.ft.com/content/b74b0563-ee34-4cc6-b31e-c95f1598eecc">Druckenmiller takes aim at dollar in sole conviction trade</a>: https://www.ft.com/content/b74b0563-ee34-4cc6-b31e-c95f1598eecc</p>



<p class="has-small-font-size">(3) J.L.M. Keynes Proposte per un International Clearing Union &#8211; Aprile 1943</p>



<p class="has-small-font-size">(4) Al momento dell&#8217;avvio l&#8217;ICU può concedere un&#8217;apertura di credito del 50% della media dei 5 anni precedenti dell&#8217;entità del suo commercio internazionale. </p>


<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2023/05/keynes-it.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">keynes-it<br/></a>
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<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare' data-link='https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare' data-link='https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Draghi Yankee, please go home, forever!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2022 16:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[ItaliaNeutrale]]></category>
		<category><![CDATA[l'oro & la spada]]></category>
		<category><![CDATA[No rigassificatori]]></category>
		<category><![CDATA[BRICS]]></category>
		<category><![CDATA[Brics allargato]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto è isolata la Russia? Ricordate Draghi e Di Maio andare in Algeria a chiedere più gas agli algerini? Ebbene, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, ha aperto alla possibilità che l’Algeria si unisca ai Brics (il gruppo di paesi che attualmente comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica)&#8230; Già prima dell&#8217;Algeria avevano manifestato la volontà&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Draghi Yankee, please go home, forever!' data-link='https://www.francescocappello.com/2022/09/17/draghi-yankee-please-go-home-for-ever/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="has-text-align-center" id="quanto-e-isolata-la-russia">Quanto è isolata la Russia?</h3>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" width="255" height="198" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2022/09/DmA.jpg" alt="" class="wp-image-8777"/></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Ricordate Draghi e Di Maio andare in Algeria a chiedere più gas agli algerini? Ebbene, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, ha aperto alla possibilità che l’Algeria si unisca ai Brics (il gruppo di paesi che attualmente comprende Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica)&#8230;</p>



<p class="has-medium-font-size">Già prima dell&#8217;Algeria avevano manifestato <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/brics-argentina-e-iran-si-candidano-ad-aderire/">la volontà di aderire ai BRICS l&#8217;Iran e l&#8217;Argentina</a>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.agenzianova.com/news/wp-content/uploads/2022/06/Brics-.jpg" alt="L'Argentina vuole entrare nel gruppo Brics" width="554" height="381"/></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">I paesi BRIC, poi BRICS con l&#8217;aggiunta del Sudafrica nel 2010, costituiscono un&#8217;organizzazione interstatale che dal 2009 tiene un vertice ogni anno dal quale emerge un rapporto annuale di analisi statistiche insieme alla concertazione di azioni economiche, finanziarie e politiche. <br>Sono tanti i paesi emergenti che possono aspirare, nel corso del tempo, ad essere inclusi nei BRICS. Tra questi, oltre a quelli su citati, si può pensare all&#8217;Indonesia, la Tailandia, il Pakistan, il Vietnam, la Polonia e la Turchia, l&#8217;Arabia Saudita e l&#8217;Egitto, il Messico, il Venezuela, etc.</p>



<p class="has-medium-font-size">Documenta l’importante Wilson Center di Washington: “<a href="https://www.wilsoncenter.org/blog-post/countries-have-sanctioned-russia">i Paesi che hanno sanzionato la Russia per l’Ucraina rappresentano solo il 16% della popolazione mondiale</a>”. Secondo l&#8217;Economist, <em>due terzi della popolazione mondiale vive in paesi in cui il governo ha rifiutato di condannare l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, adottando una posizione di neutralità o opponendosi effettivamente a espressioni di condanna</em>&#8230;<br>Nella falsa coscienza dominante, diffusa dal mainstream, si continua, tuttavia, ad immaginare la Russia isolata. <br><br><strong>La guerra contro chi?</strong><br>È sotto gli occhi di tutti il fatto che la guerra economica, quale effetto collaterale della cobelligeranza europea, stia &#8220;bombardando&#8221; le economie europee dell&#8217;Unione. <br>L&#8217;effetto delle sanzioni lascia pensare che il mandato reale di Draghi e della corte europea cui appartiene, non sia solo la Russia ma la stessa Unione europea che andava ridimensionata anche in rapporto alle potenzialità economico-politiche insite nella sua collaborazione con la Russia da una parte, e la Cina dall&#8217;altra, in grado di oscurare, se lasciate crescere, l&#8217;egemonia unipolare degli USA nel mondo.<br>Chi non ricorda, nel caso del nostro Paese, la promozione di quella &#8220;distruzione creativa&#8221;, voluta dal gruppo dei trenta (2), citata da Draghi nel giorno del suo insediamento/investitura quale capo del governo, in piena continuità con i misfatti dell&#8217;ex Goldmann Sachs (1), a danno degli italiani e dell&#8217;Italia&#8230; </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il mondo multipolare è già realtà</strong><br>L&#8217;imposizione della supremazia del dollaro, quale unica valuta internazionale, è stata ormai in gran parte superata. L&#8217;Occidente, nemmeno un miliardo di individui su otto, vanta un primato limitatamente alla potenza militare e al PIL, ovviamente c&#8217;è da chiedersi per quanto ancora&#8230; ma il rischio che quei gruppi di potere oligarchico occidentale che non si rassegnano alla perdita della egemonia politico economica degli USA, tentino l&#8217;escalation bellico, verso la guerra totale, nel tentativo di ripristino (Reset) del dominio unipolare degli USA sul resto del mondo è, purtroppo, ancora assai alto. </p>



<p>(1) Nel 2002 Draghi fu nominato Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs per le strategie europee dell&#8217;istituto; dal 2004 al 2005 è stato membro del Comitato esecutivo del gruppo.</p>



<p>(2) Mario Draghi ha un ruolo nel “Group of Thirty”, istituito nel 1963 da David Rockfeller. Secondo Draghi, membro Senior del gruppo, era bene che le imprese che non ce l&#8217;avrebbero fatta in seguito all&#8217;emergenza pandemica, fossero lasciate al loro destino&#8230; </p>



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