<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>#perunmondosenzaguerre &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
	<atom:link href="https://www.francescocappello.com/category/perunmondosenzaguerre/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.francescocappello.com</link>
	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 06:11:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.2</generator>

<image>
	<url>https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2018/12/cropped-IMG_5076-1-32x32.jpg</url>
	<title>#perunmondosenzaguerre &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
	<link>https://www.francescocappello.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">159355879</site>	<item>
		<title>DATA CENTER E AFFARI SPAZIALI</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 17:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[finanza di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[l'oro & la spada]]></category>
		<category><![CDATA[RicercaMilitare]]></category>
		<category><![CDATA[Aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[economia di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[edge computing]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[hyperwar]]></category>
		<category><![CDATA[industria bellica]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Officina Stellare]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Readiness 2030]]></category>
		<category><![CDATA[satelliti]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione finanziaria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19426</guid>

					<description><![CDATA[Tra data center, intelligenza artificiale e mega-costellazioni satellitari, l&#8217;industria aerospaziale sfrutta i fondi europei per il riarmo garantendo rendimenti stellari a chi investe sulla finanza che specula sulla preparazione alla guerra. Dalla gigafactory di Settimo Torinese alla proliferazione dei centri di calcolo. Così il dominio spaziale diventa il nodo cruciale e il bersaglio della guerra&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DATA CENTER E AFFARI SPAZIALI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1"><span class="s1">Tra data center, intelligenza artificiale e mega-costellazioni satellitari, l&#8217;industria aerospaziale sfrutta i fondi europei per il riarmo garantendo rendimenti stellari a chi investe sulla finanza che specula sulla preparazione alla guerra. </span>Dalla gigafactory di Settimo Torinese alla proliferazione dei centri di calcolo. Così il dominio spaziale diventa il nodo cruciale e il bersaglio della guerra moderna</h2>
<h3>Lo spazio e l&#8217;intelligenza artificiale non sono più semplici frontiere dell&#8217;innovazione, ma il nuovo e più redditizio campo di battaglia della geopolitica globale. Mentre l&#8217;asse del Nord Italia si trasforma nel cuore nevralgico europeo per la produzione di hardware satellitare e l&#8217;elaborazione dati, i mercati finanziari registrano profitti record. Dietro la retorica della sicurezza nazionale e le paure indotte di un conflitto imminente, si nasconde la più imponente e lucrosa corsa speculativa del nostro tempo, alimentata da centinaia di miliardi di fondi pubblici</h3>
<p>Per decenni lo spazio è stato descritto come un bene comune, tutelato dall’<strong>Outer Space Treaty</strong> dell&#8217;ONU (1967), concepito durante la Guerra Fredda per vietare il dispiegamento in orbita di armi nucleari e di distruzione di massa. Tuttavia, tacendo sugli armamenti convenzionali, sulle tecnologie digitali e sulle armi a energia diretta, il Trattato ha lasciato una profonda lacuna normativa. Sfruttando questo vuoto, le grandi potenze hanno potuto militarizzare l&#8217;orbita terrestre senza violare formalmente l&#8217;accordo, trasformando di fatto lo spazio nel quinto dominio operativo dei conflitti moderni, accanto a terra, mare, aria e cyberspazio.</p>
<p>Le tecnologie aerospaziali rappresentano oggi un&#8217;infrastruttura strategica fondamentale in cui il confine tra applicazione civile e militare è praticamente inesistente. Questa dimensione si integra in modo indissolubile con le nuove tecnologie dell&#8217;intelligenza artificiale e con l&#8217;espansione dei data center sul territorio, creando una <strong>filiera tecnologica</strong>, economica e geopolitica tra le più complesse e critiche della modernità. In questo ecosistema strettamente interconnesso, i satelliti sono gli occhi dallo spazio con cui si raccoglie un&#8217;immensa mole di dati, i data center terrestri forniscono il cervello analitico, la potenza di calcolo e l&#8217;infrastruttura fisica necessaria per riceverli, immagazzinarli, mentre l&#8217;intelligenza artificiale ne costituisce il vero e proprio motore di elaborazione e analisi; il tutto nel contesto della moderna strategia militare della guerra multi dominio che integra e sincronizza simultaneamente le operazioni attraverso tutti i cinque ambienti di conflitto: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio con l&#8217;obiettivo di creare un vantaggio tattico e strategico, ritenuto decisivo, combinando le capacità di ciascun dominio in un&#8217;unica rete interconnessa, in modo che un&#8217;azione in un settore (ad esempio, un attacco informatico o l&#8217;uso di dati satellitari) supporti e potenzi direttamente le operazioni negli altri (come le manovre terrestri, navali o aeree).</p>
<p data-path-to-node="0">Nella guerra multidominio, l&#8217;intelligenza artificiale e i data center costituiscono il sistema nervoso centrale necessario per fondere e processare le informazioni provenienti simultaneamente da terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. I centri di calcolo terrestri rappresentano l&#8217;ossatura fisica e computazionale, fungendo da hub di approdo per l&#8217;immensa mole di dati grezzi raccolti da reti satellitari, droni e truppe sul campo, mentre l&#8217;intelligenza artificiale agisce come vero e proprio motore decisionale. Attraverso algoritmi complessi, l&#8217;AI analizza i flussi in tempo reale per identificare pattern, selezionare bersagli e automatizzare la risposta tattica a velocità inaccessibili alla mente umana, abilitando le dinamiche ad altissima frequenza della hyperwar.</p>
<p data-path-to-node="1">Questa funzione vitale di sincronizzazione trasforma inevitabilmente le infrastrutture digitali in nodi militari critici e, inevitabilmente, in bersagli strategici primari. Di conseguenza, la concentrazione di enormi capacità computazionali in poli regionali, come sta avvenendo con la massiccia richiesta di potenza per i nuovi impianti lungo l&#8217;asse lombardo piemontese, espone il territorio a gravissimi rischi di sicurezza.<br />
Ospitare queste strutture dalla natura dual-use, civile e militare, significa trasformare il tessuto urbano e industriale locale in un potenziale fronte di scontro, rendendo le aree civili direttamente vulnerabili a ritorsioni belliche, attacchi cibernetici o sabotaggi fisici volti a paralizzare le capacità di osservazione e risposta avversarie.</p>
<p>Tutto ha inizio con l&#8217;osservazione della Terra, che funge da occhio strategico del sistema. I satelliti di nuova generazione generano flussi continui di dati senza precedenti tramite sensori iperspettrali, radar ad apertura sintetica e sistemi ottici avanzati, come i telescopi e le lenti progettate per difesa e aerospazio da <em>Officina Stellare &#8211; </em><span class="s1">un&#8217;azienda italiana quotata in Borsa che progetta e produce telescopi, lenti e sistemi ottici avanzati destinati principalmente ai settori dell&#8217;aerospazio.</span></p>
<p>Sebbene questi strumenti vengano regolarmente impiegati per scopi civili, come il monitoraggio meteorologico, agricolo o dei cambiamenti climatici, le medesime tecnologie ad altissima risoluzione consentono di svolgere <strong>attività di vera e propria intelligence militare</strong>. Permettono infatti di <span style="color: #ff0000;"><strong>sorvegliare infrastrutture nemiche, tracciare spostamenti di truppe, guidare operazioni tattiche sul campo, portare sull’obiettivo droni e missili</strong></span>. Un esempio concreto della volontà di presidiare questo settore è il programma <em>&#8220;Space Guardian&#8221;</em> di Leonardo, <strong>per il quale è previsto lo sviluppo di una flotta proprietaria di 18 satelliti di nuova generazione</strong> per l&#8217;osservazione terrestre.</p>
<p class="p1"><span class="s1">I satelliti garantiscono comunicazioni sicure, criptate e ininterrotte. Nei conflitti contemporanei, spesso caratterizzati da dinamiche di &#8220;hyperwar&#8221; dove l&#8217;intelligenza artificiale e l&#8217;elaborazione dei dati avvengono a velocità estreme, diventa vitale possedere una propria infrastruttura spaziale. Senza la connessione satellitare, i centri di calcolo a terra, i droni e i sistemi di difesa avanzati rimarrebbero disconnessi e inoperativi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel capoluogo torinese, <strong>la Cittadella dell’Aerospazio di Corso Marche</strong> rappresenta l’esempio più stringente di integrazione tra urbanistica, “difesa” e gestione dati: nel perimetro riqualificato ex Alenia, la variante urbanistica si intreccia con i progetti del gruppo Leonardo e dei centri di ricerca per l’installazione di un supercomputer e data center dedicato all’elaborazione dei dati della ricerca aerospaziale, dei sistemi di navigazione satellitare e militare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> Il passaggio da una dimensione artigianale della produzione satellitare a una vera e propria dimensione industriale trova il suo esempio più nitido nella realizzazione dello stabilimento di <strong>Space Industries a Settimo Torinese. </strong></span><span class="s1">Questo impianto nasce come una gigafactory (</span><span class="s2">un impianto industriale strutturato per la produzione automatizzata in grande serie</span><span class="s1">) <strong>in grado di assemblare e testare fino a 140 satelliti all’anno</strong>. La creazione di sciami e mega-costellazioni satellitari richiede infatti una frequenza di rimpiazzo e un volume di produzione mai visti prima. Inserendosi nel cuore del Piemonte, questo polo produttivo trasforma la storica vocazione automobilistica e meccanica del territorio in una filiera aerospaziale ad altissima tecnologia, fornendo l’hardware necessario sia per la connettività civile sia per la “sicurezza nazionale” e della NATO.</span></p>
<p>Scaricare a terra questi enormi volumi di informazioni grezze rappresenta una sfida ingegneristica imponente, un vero e proprio collo di bottiglia. Il trasferimento dei dati richiede una capillare rete di stazioni di terra collegate tramite fibra ottica ad altissima velocità verso i <strong>data center regionali, che fungono da essenziali hub di approdo</strong>. Senza la presenza di questi centri di calcolo fisicamente vicini o connessi in modo ottimale alle stazioni di ricezione, le informazioni spaziali rimarrebbero inerti e inutilizzabili. È proprio all&#8217;interno di queste architetture terrestri che entra in gioco l&#8217;intelligenza artificiale. Poiché i dati grezzi non hanno alcuna utilità se non vengono interpretati con estrema rapidità, <strong>algoritmi complessi di machine learning e computer vision li analizzano per identificare automaticamente pattern critici, spaziando dal rilevamento di anomalie civili fino all&#8217;individuazione di specifici bersagli militari</strong>. L&#8217;evoluzione tecnologica sta inoltre spingendo verso l&#8217;integrazione di chip dedicati all&#8217;intelligenza artificiale direttamente a bordo dei satelliti; questo processo di &#8220;Edge Computing&#8221; spaziale permette di elaborare le immagini direttamente in orbita, inviando ai data center terrestri solamente i dati sintetici o gli allarmi mirati, snellendo così il carico sulle reti.</p>
<p>Questa infrastruttura integrata costituisce il vero nervo delle comunicazioni e della difesa odierna. I satelliti garantiscono flussi di dati sicuri, criptati e ininterrotti, che sono vitali nei conflitti contemporanei. Tali scenari si configurano sempre più secondo le dinamiche della &#8220;hyperwar&#8221;, una forma di guerra iper-tecnologica dove l&#8217;elaborazione dei dati e le decisioni guidate dall&#8217;intelligenza artificiale avvengono a velocità insostenibili per la sola mente umana. Senza una connessione satellitare robusta, l&#8217;intero apparato operativo, dai droni armati ai sistemi di difesa, fino ai centri di calcolo, rimarrebbe isolato e vulnerabile. A questo ecosistema si aggiunge l&#8217;importanza critica dei sistemi di lancio; la tecnologia propulsiva necessaria per inviare in orbita vettori civili, come i razzi Vega dell&#8217;italiana Avio, è infatti strettamente imparentata con l&#8217;ingegneria dei missili balistici, rendendo l&#8217;accesso autonomo allo spazio una competenza industriale imprescindibile per la deterrenza nazionale. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>La questione energetica</strong></p>
<p>Per inciso, si afferma che i Data Center, estremamente energivori, saranno alimentati prevalentemente con energia da fonte rinnovabile. A tale proposito, i dati aggiornati di Terna evidenziano una profonda e paradossale spaccatura territoriale. Da un lato, il Nord Ovest italiano agirebbe come un colossale polo energivoro per alimentare la nuova infrastruttura aerospaziale, civile e militare legata all&#8217;intelligenza artificiale: sul territorio lombardo si concentrano ben 296 istanze di prenotazione di potenza per Data Center, per oltre 47 gigawatt complessivi (con l&#8217;area di Milano ad assorbirne circa 30), che si sommano alle 64 pratiche del Piemonte per oltre 13 gigawatt, di cui ben 8 gigawatt richiesti da 43 pratiche nella sola provincia di Torino.<br />
Dall&#8217;altro lato, il peso fisico della produzione energetica necessaria viene scaricato in gran parte sulle regioni del Sud e sulle Isole, chiamate a sacrificare il proprio suolo agricolo e paesaggistico. A fronte di richieste nazionali per quasi 140 gigawatt di nuovi impianti fotovoltaici e 253,6 gigawatt per sistemi di accumulo a batterie (BESS), le autorizzazioni si concentrano nel Mezzogiorno: regioni come la Puglia, la Sicilia e la Sardegna hanno già ottenuto il nulla osta rispettivamente per oltre 18 gigawatt, quasi 15 gigawatt e oltre 13 gigawatt. A questa drastica asimmetria geografica si aggiunge il grave limite infrastrutturale della rete di trasmissione nazionale, strutturalmente in affanno e soggetta a colli di bottiglia nel tentativo di trasportare enormi flussi di energia intermittente prodotta a Sud verso i futuri insaziabili centri di calcolo del Nord. Si delinea così un assetto in cui i profitti speculativi dell&#8217;alta tecnologia e della &#8220;hyperwar&#8221; si concentrano a settentrione, mentre i costi ambientali, l&#8217;occupazione militare del suolo e le inefficienze di rete vengono esternalizzati al resto del Paese.</p>
<h3 class="p1"><span class="s1">L’asse industriale Torino-Milano-Genova e l’infrastruttura dei Data Center</span></h3>
<p class="p2"><span class="s2">La fabbrica di Settimo Torinese rappresenta tuttavia solo un vertice di un triangolo strategico molto più ampio che collega Torino, Milano e Genova. I satelliti lanciati in orbita producono infatti una mole ininterrotta di flussi informativi che devono essere veicolati e processati in tempo reale sulla Terra. Se Torino è la capitale dell’hardware spaziale e Genova costituisce il punto d’approdo dei cavi sottomarini ad alta capacità per la fibra ottica, la Lombardia e il Piemonte rappresentano la spina dorsale della potenza computazionale.</span></p>
<p class="p2"><span class="s2">L’espansione dei Data Center lungo l’asse Milano-Torino evidenzia il legame profondo tra spazio e terra. L’incremento dei dati satellitari e delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale ha spinto i grandi hyperscaler (</span><span class="s3">i colossi tecnologici multinazionali proprietari di enormi infrastrutture cloud</span><span class="s2">) ad ampliare le proprie strutture da Milano verso il Piemonte. </span></p>
<p>Lo spazio non è più un dominio separato, ma un&#8217;estensione diretta della scacchiera geopolitica terrestre. In questo panorama, <span style="color: #ff0000;"><strong>i data center che elaborano i dati aerospaziali e gestiscono le reti neurali diventano essi stessi dei nodi infrastrutturali critici e dei bersagli strategici di primaria importanza in caso di conflitti o guerre ibride</strong></span>. Mentre i satelliti fungono da occhi nel cosmo e l&#8217;intelligenza artificiale agisce da cervello analitico, i data center a terra ne rappresentano i muscoli e l&#8217;ossatura fisica; per questo motivo, la protezione territoriale di queste strutture informatiche, sia dalle minacce cibernetiche che dagli attacchi fisici, risulta oggi una priorità assoluta, pari alla difesa dei satelliti stessi.</p>
<h3>Affari spaziali. Le vere ragioni sono un pò più terra terra</h3>
<p class="p1"><span class="s1">Il settore dell&#8217;aerospazio, elegantemente ammantato sotto le voci &#8220;ricerca&#8221; e &#8220;innovazione tecnologica&#8221;, è diventato un vero e proprio affare spaziale per chi pensa a moltiplicare le proprie risorse finanziarie, investendo, senza molti scrupoli etici, in tecnologie che soddisfano gli appetiti del sistema di guerra e del controllo globale. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I consulenti finanziari invitano con entusiasmo a investire nelle aziende aerospaziali che oggi garantiscono ritorni stellari, con previsioni di crescita che partono da un solido 33% per arrivare a superare agilmente il 110%! </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In pratica, se puntate cento euro oggi, domani potreste ritrovarvene in tasca fino a duecentodieci, speculando serenamente su un mondo sempre più armato, militarizzato e pericoloso. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">D&#8217;altronde, l&#8217;attuale clima di emergenza bellica, montato ad arte dalla propaganda che grida continuamente al pericolo russo, è il pretesto perfetto per giustificare l&#8217;apertura dei rubinetti. La vera spinta dietro questo boom arriva infatti dai giganteschi fondi dell&#8217;Unione Europea, pronta a riversare ben 800 miliardi di investimenti nel piano originariamente noto come &#8220;Rearm Europe&#8221; e poi sapientemente ribattezzato nel più rassicurante &#8220;Readiness 2030&#8221;, al fine di comunicare al pubblico una supposta prontezza e capacità di risposta. Il tutto, ovviamente, con lo scopo di gonfiare a dismisura un&#8217;enorme bolla finanziaria nel settore bellico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I colossi del settore non stanno certo a guardare e si organizzano in super-alleanze per spartirsi questa torta immensa e lucrosa. L&#8217;italiana Leonardo, ad esempio, sta unendo le forze con i giganti francesi Airbus e Thales in una nuova creatura chiamata &#8220;Bromo&#8221;, pensata per gestire le tecnologie spaziali con spietata efficienza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel frattempo, sempre Leonardo tira fuori dal cilindro mezzo miliardo di euro per lanciare &#8220;Space Guardian&#8221;, una flotta di ben diciotto satelliti modernissimi pronti a scrutare e controllare la Terra dall&#8217;alto. E i mercati, fiutando il profumo dei contratti governativi, festeggiano: gli esperti prevedono un balzo del 47,5% per le azioni di Leonardo, del 38,3% per Thales e del 33,5% per Airbus. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ma i veri fuochi d&#8217;artificio li promettono l&#8217;italiana Avio, vista in crescita del 56%, e soprattutto la tedesca OHB, per la quale si stima un raddoppio del valore con un clamoroso +111%, tanto da aver già registrato un balzo reale del 13% in una sola giornata di contrattazioni. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Trasformare la fobia globale in dividendi sonanti è ormai diventato un gioco da ragazzi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Officina Stellare, una società italiana che costruisce telescopi e lenti speciali per guardare nello spazio, sta vedendo i propri affari andare a gonfie vele con una lista di clienti che include nomi del calibro di Boeing e della stessa Leonardo ha aumentato il valore della produzione del 31% e ha visto esplodere i propri margini di guadagno (EBITDA) del 56% in un solo anno, a dimostrazione di come sappiano far fruttare benissimo i capitali attratti dalla nuova corsa agli armamenti. Forti di questi numeri, hanno tranquillamente ottenuto 75 milioni di euro in prestito dalle banche per espandersi ulteriormente, pronti a inglobare altre aziende e a ingrandire le fabbriche tra Vicenza, Milano, Monza, Viterbo, piazzando persino un nuovo centro di calcolo in Valle d&#8217;Aosta.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La vera ciliegina sulla torta di questa cuccagna cosmica, è, però, la straordinaria performance in Borsa. Il titolo di Officina Stellare è già cresciuto del 28% da inizio anno, ma è guardando al lungo periodo che si capisce la portata del miracolo speculativo: dal giorno della sua quotazione, il valore dell&#8217;azienda è letteralmente esploso del 760%. Chi ha avuto il cinico intuito di scommettere cento euro su queste tecnologie fin dal primo giorno, oggi se ne ritrova in tasca ottocentosessanta. Insomma, l&#8217;articolo lancia un messaggio fin troppo chiaro: mentre il mondo si preoccupa delle tensioni, nei salotti della finanza si brinda, perché la militarizzazione dello spazio, alimentata dai miliardi europei e giustificata da un&#8217;emergenza abilmente costruita a tavolino, è a tutti gli effetti la bolla speculativa più redditizia in circolazione.</span></p>
<p>FONTI</p>
<ul>
<li>Dati Energetici, Rete Elettrica e Rinnovabili<br />
Terna S.p.A. (portale Econnextion e Piano di Sviluppo della Rete), MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) per gli obiettivi del PNIEC 2030, ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).</li>
<li>Diritto Spaziale e Trattati Internazionali<br />
UNOOSA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico), Risoluzioni ufficiali dell&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU.<br />
L&#8217;UNOOSA custodisce il testo originale dell’Outer Space Treaty (1967) e i verbali dei comitati</li>
<li>Dati Finanziari, Speculazione e Andamenti di Borsa<br />
Consob, Borsa Italiana (Euronext), Relazioni Finanziarie Annuali e Semestrali (documenti ufficiali depositati e certificati).<br />
Comunicati &#8220;price sensitive&#8221; e i bilanci consolidati pubblicati nelle sezioni &#8220;Investor Relations&#8221; delle aziende stesse. Milano Finanza</li>
<li>Programmi Militari, Spazio e Industria della Difesa<br />
Ministero della Difesa italiano (Documento Programmatico Pluriennale &#8211; DPP), ASI (Agenzia Spaziale Italiana), ESA (Agenzia Spaziale Europea). Il DPP del Ministero della Difesa è il documento cardine che certifica anno per anno gli stanziamenti di fondi pubblici per progetti dual-use e militari come &#8220;Space Guardian&#8221;, confermando l&#8217;entità del coinvolgimento governativo nel settore.</li>
<li>Urbanistica, Consumo di Suolo e Sviluppo Territoriale (Nord-Ovest)<br />
Comune di Torino (Delibere di Giunta e Varianti al Piano Regolatore Generale &#8211; PRG), Regione Piemonte e Regione Lombardia (Bollettini Ufficiali per le valutazioni di impatto ambientale VIA/VAS).<br />
Le decisioni sulla riqualificazione dell&#8217;area ex Alenia (Cittadella dell&#8217;Aerospazio) o le autorizzazioni per la gigafactory di Settimo Torinese trovano riscontro formale negli atti amministrativi e nelle delibere urbanistiche degli enti locali.</li>
<li>Politiche Europee di Riarmo e Strategia Economica<br />
Commissione Europea (Direzione Generale DEFIS &#8211; Industria della difesa e spazio), EDA (Agenzia Europea per la Difesa), pubblicazioni strategiche come il Rapporto Draghi sulla competitività europea.<br />
I report istituzionali dell&#8217;UE e le raccomandazioni economiche di alto livello documentano formalmente la svolta verso l&#8217;economia di guerra e quantificano i colossali fabbisogni d&#8217;investimento.</li>
<li>Dottrine Strategiche e Guerra Tecnologica (Multi-Domain/Hyperwar)<br />
NATO (Allied Command Transformation &#8211; ACT), DoD (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti &#8211; Joint Publications), think tank di emanazione governativa o accademica accreditati (RAND Corporation, IISS).<br />
Il concetto di &#8220;Multi-Domain Operations&#8221; e il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale nel processo decisionale (Hyperwar) sono codificati nei manuali dottrinali ufficiali della NATO e del Pentagono quale attuale standard operativo delle forze armate.</li>
</ul>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/">DATA CENTER E SOVRANITÀ DIGITALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/">PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE </a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/">I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/">LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/">Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L’INTERA CITTÀ DI TORINO</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DATA CENTER E AFFARI SPAZIALI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='DATA CENTER E AFFARI SPAZIALI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/20/data-center-e-affari-spaziali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19426</post-id>	</item>
		<item>
		<title>DATA CENTER E SOVRANITÀ DIGITALE</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:38:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[economiadigitale]]></category>
		<category><![CDATA[FER Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità popolare]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Ultrafinanziario]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud Act]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Palantir]]></category>
		<category><![CDATA[Polo Strategico Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Vendor lock-in]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19360</guid>

					<description><![CDATA[Come l&#8217;Italia sta svendendo i propri dati, le infrastrutture e l&#8217;energia ai monopoli stranieri, finanziando la propria sottomissione. Aver ceduto il controllo di ospedali, banche e difesa ad algoritmi esteri è il più grande cavallo di Troia del nostro tempo Immaginiamo il mattino di un giorno qualsiasi in cui un governo straniero, o il consiglio&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DATA CENTER E SOVRANITÀ DIGITALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Come l&#8217;Italia sta svendendo i propri dati, le infrastrutture e l&#8217;energia ai monopoli stranieri, finanziando la propria sottomissione. Aver ceduto il controllo di ospedali, banche e difesa ad algoritmi esteri è il più grande cavallo di Troia del nostro tempo</h2>
<p class="p3">Immaginiamo il mattino di un giorno qualsiasi in cui un governo straniero, o il consiglio di amministrazione di tre multinazionali del tech, decide che l&#8217;Italia non è più un partner allineato o semplicemente che è giunto il momento di massimizzare un profitto estorsivo. Non ci sono truppe ai confini, né bombardamenti. C&#8217;è solo un interruttore logico che viene spento a diecimila chilometri di distanza. È questo il grado zero della sovranità digitale: la trasformazione di una nazione in un ostaggio senza alcuna possibilità di negoziare.</p>
<p class="p3"><img loading="lazy" class="sFlh5c FyHeAf uT7N3d alignleft" src="https://deltalogix.blog/wp-content/uploads/2023/01/172_DX_IT.png" alt="Sovranità Digitale: dati e tecnologie digitali come infrastrutture strategiche" width="444" height="254" />Nella <b>Pubblica Amministrazione e nella sanità</b>, il collasso potrebbe essere immediato e letale. Ai server cloud che ospitano il Fascicolo Sanitario Elettronico, l&#8217;anagrafe nazionale e i database dell&#8217;INPS, <span style="color: #ff0000;"><strong><span class="s1">che per una parte crescente dei servizi dipendono da infrastrutture e software di fornitori extraeuropei</span></strong></span>, potrebbe essere ordinato, da remoto, di smettere di rispondere. Negli ospedali, i medici non potrebbero più accedere alle cartelle cliniche, i macchinari diagnostici salvavita andrebbero offline perché non riescono a dialogare con i server centrali, e le sale operatorie si fermerebbero. I cittadini perderebbero la loro identità civile: non si possono emettere documenti, pagare le pensioni, erogare sussidi o registrare nascite e decessi. Lo Stato italiano, per riavere accesso ai dati dei propri cittadini, sarebbe costretto a piegarsi a ricatti geopolitici o a pagare enormi pedaggi economici, senza avere alcuna competenza tecnica per aggirare il blocco. I nostri dati più intimi diventerebbero letteralmente un&#8217;arma puntata contro di noi.</p>
<p class="p3">Nel <b>settore bancario e finanziario</b>, lo scenario si traduce nell&#8217;espropriazione istantanea della ricchezza nazionale. L&#8217;intero sistema dei pagamenti digitali, i bancomat, i trasferimenti interbancari e il clearing delle transazioni <span style="color: #ff0000;"><strong>poggiano su reti informatiche e cloud stranieri</strong></span>. Nel momento in cui la spina viene staccata, i conti correnti diventano fantasmi inaccessibili. <strong>L&#8217;economia reale si congela nel giro di poche ore: i supermercati non possono incassare, le aziende non possono pagare i fornitori, i risparmi di una vita evaporano dietro una schermata di errore</strong>. Se l&#8217;Italia decidesse, in un mondo sempre più multipolare, di avviare accordi commerciali sganciati dal circuito del dollaro o di esplorare sistemi di compensazione alternativi proposti da nuove alleanze internazionali, con ogni probabilità, non potrebbe fisicamente farlo. <strong>I gatekeeper tecnologici</strong> bloccherebbero le transazioni alla radice. Saremmo intrappolati in un recinto finanziario da cui risulterebbe impossibile uscire, privati di qualsiasi leva per difendere i nostri interessi commerciali.</p>
<p class="p3">Nel campo della <b>difesa e della sicurezza nazionale</b>, la subalternità si manifesta come una cecità assoluta. <span style="color: #ff0000;"><strong>L&#8217;esercito, l&#8217;intelligence e le forze dell&#8217;ordine italiane operano con radar, droni, sistemi di comunicazione e software logistici progettati, brevettati e aggiornati da potenze estere</strong></span>. In caso di crisi diplomatica o di conflitto, i nostri stessi sistemi d&#8217;arma potrebbero essere disattivati da remoto (il cosiddetto &#8220;<strong>kill switch</strong>&#8220;), geo-bloccati per non operare in determinate aree, o peggio, trasformati in cavalli di Troia. I nostri confini diventerebbero trasparenti per le agenzie di spionaggio straniere, che avrebbero accesso in tempo reale ai flussi di comunicazione dei nostri ministeri e alle indagini della magistratura. Lo Stato italiano perderebbe il monopolio della forza e della sicurezza, trasformando le proprie forze armate in una milizia delegata, tollerata solo finché obbedisce agli ordini di chi detiene il codice sorgente.</p>
<p class="p3">Sulle <b>infrastrutture critiche, l&#8217;energia e il territorio</b>, l&#8217;incubo assume contorni predatori fisici. <span style="color: #ff0000;"><strong>Le reti intelligenti che distribuiscono l&#8217;energia elettrica, l&#8217;acqua e il gas, così come la logistica dei trasporti e dei porti, sono governate da cervelli digitali esterni</strong></span>. Un embargo tecnologico mirato scatenerebbe blackout selettivi, bloccando i treni, le navi, il trasporto aereo e l&#8217;erogazione di acqua potabile. Ma l&#8217;aspetto più brutale riguarda il suolo. Avendo ceduto il controllo tecnologico, l&#8217;Italia verrebbe ridotta a una gigantesca servitù di passaggio, <strong>una provincia estrattiva riempita di immensi data center stranieri e gigafactory divoratrici di risorse</strong>. Consumeremmo il nostro suolo agricolo, <strong>prosciugheremmo le nostre riserve idriche e sprecheremmo enormi quote della nostra energia prodotta per raffreddare i server di corporazioni straniere che addestrano algoritmi per il loro profitto</strong>, mentre le nostre aziende locali pagherebbero l&#8217;energia a peso d&#8217;oro affrontando i razionamenti.</p>
<p class="p3"><strong>Il</strong> <b>collasso del tessuto democratico e cognitivo<br />
</b>Senza infrastrutture digitali sovrane, le piazze virtuali, l&#8217;informazione e il dibattito politico avvengono esclusivamente su piattaforme estere. In uno scenario di crisi, queste piattaforme applicherebbero filtri e censure decise dai loro algoritmi o dai loro governi di riferimento. Le notizie scomode verrebbero oscurate, i canali di dissenso cancellati, la percezione stessa della realtà verrebbe manipolata su scala industriale. L&#8217;Italia non esisterebbe più come repubblica democratica autonoma, ma come un mercato di sudditi in cui le decisioni politiche, economiche e sociali vengono teleguidate da algoritmi opachi, incontestabili e del tutto estranei alla nostra Costituzione.</p>
<p class="p3">La mancanza di sovranità digitale non porta a un generico malfunzionamento informatico; porta all&#8217;estinzione dell&#8217;autodeterminazione di un popolo.</p>
<p class="p3">L&#8217;obiezione più comune allo scenario che stiamo descrivendo è che sembra tratto della trama di un film distopico di fantascienza o che malgrado si viva in un mondo globalizzato, in cui le multinazionali vogliono solo fare affari, in fondo, siamo protetti dal nostro governo, dalle leggi europee e dalle nostre alleanze internazionali. Tuttavia, basti guardare esattamente cosa sta facendo l&#8217;Italia in questo preciso momento, perché la gabbia in cui ci stiamo chiudendo è già stata costruita e stiamo pure pagando l&#8217;affitto per starci dentro.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Guardiamo al fiore all&#8217;occhiello della nostra presunta indipendenza: il Polo Strategico Nazionale (PSN). Nato nell&#8217;ambito del PNRR, con una dotazione di 900 milioni di euro, è gestito da una società partecipata da TIM, Leonardo, CDP Equity e Sogei, titolare di una concessione di 13 anni. Sulla carta la difesa regge: l&#8217;infrastruttura è ospitata in quattro data center sul territorio italiano e, nel servizio Secure Public Cloud, pensato per i dati critici, le chiavi di cifratura sono gestite in via esclusiva dal PSN. Il punto debole sta un livello più in basso. Una parte dell&#8217;offerta non gira su macchine del Polo: il PSN ha accordi con Google, Microsoft, Oracle e, da ultimo, Amazon Web Services, e li usa per i propri servizi di public cloud. Il rischio, quindi, non è solo lo spionaggio, che la cifratura riduce, ma l&#8217;operatività: licenze, aggiornamenti di sicurezza, evoluzione dei servizi ed eventuali divieti di esportazione tecnologica restano nelle mani di fornitori extra-UE. E non parliamo di cifre marginali: secondo l&#8217;amministratore delegato del PSN, i contratti acquisiti sfiorano i 2,8 miliardi di euro, contro un valore previsto per l&#8217;intera convenzione, fino al 2035, di 3 miliardi. Abbiamo imparato a chiudere a chiave la cassaforte, ma una parte della stanza in cui si trova resta di proprietà altrui. Per alcuni servizi possediamo i dati e le chiavi, ma la tecnologia la stiamo ancora noleggiando. E chi noleggia non è pienamente sovrano.</span></p>
<p class="p3">A chi si conforta pensando che &#8220;nessuno spegnerebbe mai l&#8217;interruttore perché non gli conviene&#8221;, dobbiamo ricordare che la sovranità non si misura in tempo di pace, ma nei momenti di crisi. E i precedenti ci sono tutti. <strong>Basterebbe guardare a come, dall&#8217;oggi al domani, interi Paesi sottoposti a sanzioni geopolitiche si sono visti <span style="color: #ff0000;">disattivare i circuiti di pagamento, revocare i certificati di sicurezza dei siti web governativi e bloccare gli account cloud aziendali</span></strong>. Ma anche senza arrivare a scenari di guerra, la resa è già scritta nei contratti. Gli Stati Uniti hanno in vigore una legge, il <em>Cloud Act</em>, che obbliga le aziende americane a consegnare i dati in loro possesso alle agenzie federali statunitensi in caso di indagine, a prescindere da dove si trovino i server. Quindi, mentre noi ci illudiamo che il garante della privacy europeo o italiano ci protegga, la realtà nuda e cruda è che <span style="color: #ff0000;"><strong>i dati dei cittadini e delle imprese italiane, gestiti da quelle società, sono legalmente e tecnicamente esposti a una giurisdizione straniera</strong></span>.</p>
<p class="p3">A chi crede che questa dipendenza porti almeno ricchezza e posti di lavoro, bisogna sbattere in faccia la realtà materiale dei nostri territori, da Nord a Sud. L&#8217;Italia sta stendendo tappeti rossi per accogliere giganteschi data center, svendendo suolo agricolo ed ex aree industriali per ospitare le infrastrutture fisiche di questi colossi stranieri. La narrazione edulcorata parla di poli tecnologici e innovazione, ma la realtà concreta è che stiamo barattando le nostre risorse vitali in cambio del nulla. Questi enormi capannoni non creano occupazione significativa, richiedono giusto qualche decina di manutentori e guardie giurate. In compenso, divorano quantità oscene di energia elettrica e milioni di litri di acqua per raffreddare i server, mettendo sotto stress la nostra rete elettrica e le nostre risorse idriche. <strong>Noi ci prendiamo il consumo di suolo, l&#8217;inquinamento termico e il carico energetico, mentre il valore aggiunto, la capacità di addestrare le intelligenze artificiali e i brevetti volano dritti oltreoceano</strong>. Siamo diventati la miniera da cui si estrae la materia prima del ventunesimo secolo, e come tutte le colonie estrattive, stiamo finanziando il nostro stesso impoverimento.</p>
<p class="p3">Infine, c&#8217;è la trappola mortale del cosiddetto <em>&#8220;vendor lock-in&#8221; </em>[1], una catena invisibile che l&#8217;interlocutore scettico fatica a vedere. Quando un ministero, un ospedale o una grande azienda italiana riscrive tutti i propri processi interni per farli funzionare sui sistemi proprietari di un&#8217;azienda straniera, non può più tornare indietro. <strong>Riscrivere i software, migrare i dati e riaddestrare il personale verso un&#8217;alternativa indipendente costerebbe cifre incalcolabili e anni di paralisi operativa</strong>. Questo significa che <strong>il fornitore straniero ha in mano una pistola carica: può alzare i prezzi dei canoni del 30, del 50 o del 100 percento da un anno all&#8217;altro</strong>, e l&#8217;Italia non avrà altra scelta che pagare, tagliando servizi essenziali per trovare i fondi, perché non esiste un piano B.</p>
<p class="p3">La narrazione dominante che ci viene propinata dai governi e dai media mainstream sostiene che attrarre sul suolo italiano i nuovi, giganteschi data center e le giga-factory dell&#8217;intelligenza artificiale sia un trionfo per la nostra economia e un passo avanti verso la sovranità digitale. La cruda, amara realtà è l&#8217;esatto opposto: si tratta del più colossale cavallo di Troia del nostro tempo, un&#8217;operazione di colonialismo estrattivo che non solo non ci rende sovrani, ma ci trasforma definitivamente in una periferia sottomessa, fragile e strutturalmente dipendente.</p>
<p class="p3">Per comprendere questo inganno, bisogna guardare a cosa sono realmente queste giga-factory dell&#8217;intelligenza artificiale. Non stiamo parlando di semplici archivi digitali, ma di altiforni del ventunesimo secolo, macchine voraci progettate per macinare miliardi di dati e addestrare modelli linguistici e predittivi.<span style="color: #ff0000;"><strong> Il primo tragico errore è confondere l&#8217;ospitare i server fisici con il possedere la tecnologia</strong></span>. Quando una multinazionale americana o asiatica costruisce un mega data center in Italia, l&#8217;hardware avanzatissimo che c&#8217;è dentro, come le costosissime GPU necessarie per l&#8217;AI, i software di gestione e, soprattutto, i modelli algoritmici che ne scaturiscono, non sono italiani. La proprietà intellettuale, il brevetto, il codice e i profitti rimangono saldamente all&#8217;estero. I costi ambientali, territoriali ed energetici vengono scaricati sulla collettività italiana, mentre l&#8217;estrazione di valore vola nei paradisi fiscali o a Wall Street. Noi forniamo letteralmente solo il pavimento, i muri e le prese di corrente. <strong>Credere che questo aumenti la nostra sovranità è come credere che l&#8217;India fosse sovrana perché ospitava i magazzini della Compagnia delle Indie Orientali</strong>.</p>
<p class="p3">Dal punto di vista economico e sociale, la promessa dell&#8217;occupazione è una menzogna sfacciata. Questi gigacampus dell&#8217;intelligenza artificiale sono cattedrali nel deserto, strutture iper-automatizzate che, a fronte di investimenti miliardari e concessioni di suolo pubblico immensi, generano un numero di posti di lavoro ridicolo. Qualche decina di tecnici per la manutenzione e personale della vigilanza privata per sorvegliare i perimetri. Non c&#8217;è indotto, non c&#8217;è trasferimento tecnologico verso le nostre università o le nostre piccole e medie imprese. <strong>Al contrario, lo Stato e le Regioni spesso si prostrano offrendo a questi colossi sconti fiscali, iter autorizzativi accelerati e perfino tariffe energetiche agevolate. Stiamo letteralmente usando i soldi e le risorse dei cittadini italiani per sussidiare l&#8217;espansione dei monopoli globali che domani ci rivenderanno i loro servizi AI a peso d&#8217;oro</strong>.</p>
<p class="p3">C&#8217;è infine il nodo cruciale della sicurezza nazionale e della natura &#8220;dual use&#8221; dell&#8217;intelligenza artificiale. L&#8217;AI non serve solo a scrivere e-mail o generare immagini; è la tecnologia che deciderà le sorti della<span style="color: #ff0000;"><strong> cyber-guerra, della logistica militare, dell&#8217;analisi predittiva per l&#8217;intelligence e della sorveglianza di massa</strong></span>. <strong>Ospitare i nodi fisici di queste reti significa trasformare il nostro territorio in un avamposto strategico di potenze straniere, inserendoci in dinamiche geopolitiche su cui non abbiamo alcun potere decisionale</strong>. Diventiamo bersagli senza avere il dito sul grilletto. Inoltre, abituando l&#8217;intera nostra pubblica amministrazione e il nostro tessuto industriale a dipendere dai servizi di intelligenza artificiale addestrati in queste giga-factory straniere, ci leghiamo un cappio al collo. <span style="color: #ff0000;"><strong>Se chi controlla l&#8217;algoritmo decide di tagliare l&#8217;accesso, di alzare i prezzi in modo estorsivo o di manipolare i risultati per fini geopolitici, noi non abbiamo un piano B, perché abbiamo rinunciato a costruire una nostra via indipendente all&#8217;intelligenza artificiale per limitarci a fare i guardiani dei server altrui</strong></span>.</p>
<p class="p3">La corsa disperata ad accogliere i data center e le giga-factory straniere è la certificazione del nostro fallimento strategico. Significa aver rinunciato a sviluppare il &#8220;cervello&#8221; della rivoluzione digitale, accontentandosi di affittare il &#8220;cranio&#8221; a chi è più forte di noi, pagandogli pure le bollette della luce e dell&#8217;acqua. Questo non è sviluppo: è la codifica strutturale della nostra definitiva subalternità.</p>
<p>Per cogliere il legame reale, profondo e a tratti inquietante tra un colosso come Palantir e l&#8217;ondata di nuovi data center e giga-factory dell&#8217;intelligenza artificiale in Italia, bisogna spazzare via l&#8217;illusione che l&#8217;infrastruttura fisica e il software siano due mondi separati. Palantir non posa cavi, non getta cemento e non costruisce fisicamente i capannoni divoratori di energia in Piemonte o in Lombardia. A quello ci pensano i grandi hyperscaler, come Microsoft, Amazon o Google, e i fondi immobiliari speculativi. Eppure, il rapporto tra le macchine fisiche che stiamo accogliendo sul nostro territorio e le piattaforme di Palantir è organico e simbiotico: i data center sono il corpo, l&#8217;hardware, la forza bruta; Palantir è il cervello, il sistema nervoso, la logica estrattiva e predittiva. L&#8217;uno non ha senso, né potere, senza l&#8217;altro.</p>
<p>Il primo nodo di questa convergenza si chiama potenza di calcolo e prossimità. Palantir sviluppa piattaforme, come <strong>Gotham, Foundry o la più recente Artificial Intelligence Platform</strong>, che non sono semplici programmi, ma gigantesche idrovore di dati progettate per incrociare informazioni sanitarie, militari, finanziarie e logistiche, trovando pattern invisibili all&#8217;occhio umano. Per far girare in tempo reale queste intelligenze artificiali su moli di dati nazionali critici non basta il cloud remoto negli Stati Uniti: serve una potenza di calcolo mostruosa allocata direttamente sul territorio. Le giga-factory dell&#8217;AI servono esattamente a questo. Forniscono i cluster di GPU e l&#8217;energia smisurata necessari per far girare i modelli algoritmici di Palantir e dei suoi simili a latenza zero. Senza queste cattedrali di server impiantate in Italia, i software di spionaggio e analisi predittiva più avanzati sarebbero azzoppati dalla distanza e dalla lentezza della rete.</p>
<p class="p3">Il secondo aspetto riguarda il capolavoro politico e giuridico del<em> &#8220;<strong>sovereignty washing</strong>&#8220;</em>, ovvero <strong>il lavaggio della sovranità</strong>. Palantir, essendo un&#8217;azienda nata con i capitali della CIA e profondamente integrata nel complesso militare-industriale e dell&#8217;intelligence degli Stati Uniti, solleva ovvie preoccupazioni quando le viene affidata la gestione dei dati sensibili di un Paese europeo.<strong> La soluzione trovata dal blocco tecno-capitalista è geniale nella sua perversione: si costruiscono enormi data center fisicamente in Italia e li si definisce &#8220;cloud nazionali&#8221; o &#8220;regionali&#8221;. In questo modo, i politici e i burocrati italiani possono rassicurare l&#8217;opinione pubblica dicendo che &#8220;i dati restano in Italia, nei nuovi data center&#8221;. Nel frattempo, su quei server fisicamente italiani, vengono fatti girare i software di Palantir, che elaborano i segreti industriali, le informazioni sanitarie o i flussi logistici del nostro Paese</strong>. <strong><span style="color: #ff0000;">La localizzazione fisica del dato diventa così il cavallo di Troia per sdoganare l&#8217;uso di algoritmi stranieri e opachi su informazioni strategiche. Siamo legalmente a posto, ma strategicamente colonizzati.</span></strong></p>
<p class="p3">Questa dinamica ci porta al cuore del problema: la natura intrinsecamente &#8220;dual use&#8221;, civile e militare, dell&#8217;intelligenza artificiale e delle sue infrastrutture. Palantir non fa mistero di essere un&#8217;azienda che progetta armi digitali, sistemi per il targeting militare e piattaforme per la sicurezza nazionale, e che applica le stesse logiche al mercato civile e sanitario. Costruire giga-factory dell&#8217;AI in Italia significa predisporre il terreno logistico per operazioni di intelligence e di difesa delegate a soggetti esterni. Quando i ministeri italiani, le grandi aziende a partecipazione statale della difesa come Leonardo, o il sistema sanitario iniziano a usare i software di Palantir ospitati nei data center locali degli hyperscaler americani, la distinzione tra settore pubblico italiano e intelligence statunitense collassa. <strong>L&#8217;Italia fornisce l&#8217;energia, l&#8217;acqua e il suolo per mantenere accesi i server; gli hyperscaler incassano gli affitti per l&#8217;infrastruttura; Palantir usa quella potenza per leggere, decodificare e prevedere le mosse del nostro tessuto sociale, economico e militare</strong>.</p>
<p class="p3">Il rapporto è quindi di totale complementarità in un disegno di egemonia tecno-politica. L&#8217;ondata di data center in Italia non è un fatto di mera edilizia tecnologica: è l&#8217;installazione delle teste di ponte necessarie per permettere ai cervelli algoritmici dell&#8217;impero statunitense, di cui Palantir è la punta di diamante, di operare capillarmente in Europa rispettando formalmente le leggi locali. <span style="color: #ff0000;"><strong>Accettando questo scambio, noi consumiamo il nostro territorio per alimentare le stesse macchine che ci rendono trasparenti, profilabili e controllabili, cedendo non solo i nostri dati, ma la capacità stessa di decidere e interpretare la realtà a un appaltatore della difesa di una superpotenza estera</strong></span>.</p>
<p class="p3">Quindi, non c&#8217;è bisogno di immaginare un futuro apocalittico per capire la gravità della situazione. Il catastrofismo è solo l&#8217;esito matematico delle decisioni di oggi. Aver rinunciato a sviluppare un&#8217;industria nazionale del software, aver abdicato alla costruzione di una microelettronica europea autonoma e aver appaltato le fondamenta dello Stato ai monopoli esteri significa aver già consegnato le chiavi di casa. Chi sorride di fronte a questi rischi non è un ottimista, è semplicemente una persona che non ha ancora capito di essere stata sfrattata.</p>
<p class="p3"><strong>N</strong><b>on c&#8217;è sovranità nell&#8217;essere semplicemente i &#8220;padroni di casa compiacenti&#8221; di server altrui</b>. Senza lo sviluppo concomitante di un&#8217;alternativa industriale nazionale ed europea (nel software, nel cloud federato, nella microelettronica e nella gestione pubblica delle reti energetiche), l&#8217;accoglienza acritica dei gigacampus digitali rischia di consolidare una forma di <b>neo-feudalesimo tecnologico</b>.</p>
<p class="p3">Per un Paese come l&#8217;Italia aver svenduto il proprio sistema nervoso digitale a potenze straniere e monopoli transnazionali, la perdita di sovranità digitale non è una questione accademica o un tecnicismo burocratico: è una forma di colonizzazione silenziosa che smantella progressivamente l&#8217;indipendenza nazionale, l&#8217;economia reale e la democrazia.</p>
<p class="p3">Il primo e più immediato rischio è la totale sottomissione geopolitica e il ricatto strategico. Quando un intero Stato, dalla difesa alla sanità, dalla pubblica amministrazione alle infrastrutture energetiche, poggia le proprie fondamenta su piattaforme, cloud e sistemi operativi di proprietà di multinazionali americane o asiatiche, l&#8217;Italia cessa di essere uno Stato sovrano e diventa un vassallo tecnologico. Se le dinamiche geopolitiche dovessero precipitare, un semplice ordine esecutivo emesso a Washington, o una decisione unilaterale presa nei consigli di amministrazione di tre o quattro giganti del tech, potrebbe spegnere, bloccare o limitare i servizi critici del nostro Paese senza che Roma abbia alcuna voce in capitolo o capacità tecnica di intervento. Non serve un&#8217;invasione militare per paralizzare una nazione: basta un blocco degli aggiornamenti, una revoca delle licenze o la chiusura dei rubinetti del cloud e dei chip avanzati per buttare nel caos istituzioni intere, ospedali e banche.</p>
<p class="p3">C&#8217;è poi un aspetto sociale e democratico che viene colpevolmente taciuto: <strong>la perdita di sovranità cognitiva e informativa</strong>. Quando il dibattito pubblico, la formazione, l&#8217;informazione e persino i processi decisionali di un&#8217;intera società vengono mediati da algoritmi opachi, proprietari e addestrati altrove, a decidere cosa è vero, cosa è visibile e come pensano i cittadini non sono le istituzioni democratiche italiane, ma le logiche di profitto di corporazioni transnazionali prive di qualsiasi responsabilità sociale o democratica. Interi settori della pubblica amministrazione e della scuola dipendono da software stranieri che decidono quali standard adottare, impedendo al Paese di formare competenze tecniche proprie e condannando le giovani generazioni a essere meri utenti e consumatori di tecnologia altrui anziché produttori.</p>
<p class="p3">Accettare tutto questo significa condannare l&#8217;Italia a essere una periferia sottomessa, un territorio di conquista privo di autonomia strategica, dove la classe politica abdica al proprio dovere primario: garantire la sicurezza, l&#8217;indipendenza e la libertà del proprio popolo. La sovranità non è uno slogan nostalgico, è la condizione sine qua non per esistere come nazione libera nel Ventunesimo secolo, e l&#8217;Italia l&#8217;ha già quasi interamente svenduta sull&#8217;altare di una modernizzazione subalterna e miope ma è possibile invertire la rotta. Basterebbe volerlo [1].</p>
<p>[1] Per invertire la rotta della dipendenza tecnologica è necessario agire su cinque ambiti fondamentali.<br />
<b data-path-to-node="1" data-index-in-node="0">Proteggere i dati con cassaforti di cui possediamo le chiavi<br />
</b>Il <i data-path-to-node="1" data-index-in-node="64">cloud</i>, ovvero la &#8220;nuvola&#8221;, non è un&#8217;entità astratta ma un insieme di enormi computer situati altrove in cui vengono conservati i nostri dati personali, dalle cartelle cliniche alle informazioni fiscali. Oggi questi computer appartengono quasi tutti a multinazionali estere. Il primo passo per difenderci consiste nel rendere questi dati completamente illeggibili a chiunque non sia autorizzato, attraverso un processo chiamato <i data-path-to-node="1" data-index-in-node="491">cifratura</i>. Se immaginiamo le informazioni sensibili come documenti chiusi dentro una cassaforte, la cifratura è la serratura, mentre le &#8220;chiavi di cifratura&#8221; sono la combinazione per aprirla. Anche se i computer su cui si trovano le casseforti appartengono a società americane o asiatiche, la legge deve imporre che la combinazione fisica risieda esclusivamente nelle mani dello Stato italiano. In questo modo, anche se un governo straniero ordinasse all&#8217;azienda proprietaria del computer di consegnare i nostri dati, l&#8217;azienda non potrebbe farlo perché senza la combinazione italiana la cassaforte mostrerebbe solo un ammasso di caratteri incomprensibili.<br />
<b data-path-to-node="2" data-index-in-node="0">Eliminare la trappola del fornitore unico con il software libero<br />
</b>Un grande problema delle istituzioni pubbliche è quella che i tecnici chiamano <i data-path-to-node="2" data-index-in-node="144">vendor lock-in</i>, ossia la trappola del fornitore unico. Accade quando un ospedale o un ministero inizia a usare un programma informatico proprietario e vi organizza dentro tutto il proprio lavoro. Col passare degli anni, cambiare azienda diventa quasi impossibile perché spostare i dati costerebbe una fortuna e richiederebbe mesi di blocco delle attività. Il fornitore lo sa e può alzare i prezzi a piacimento. Il rimedio consiste nell&#8217;imporre l&#8217;uso del software a codice aperto, detto <i data-path-to-node="2" data-index-in-node="630">open source</i>. Si tratta di programmi le cui istruzioni di funzionamento sono pubbliche e trasparenti, un po&#8217; come una ricetta di cucina condivisa da tutti anziché la formula segreta di un&#8217;azienda. L&#8217;uso di sistemi aperti permette di cambiare liberamente l&#8217;azienda che gestisce la manutenzione senza dover buttare via tutto l&#8217;archivio o subire ricatti economici.<br />
<b data-path-to-node="3" data-index-in-node="0">Costruire i motori e i cervelli dell&#8217;Intelligenza Artificiale in Europa<br />
</b>L&#8217;Intelligenza Artificiale non è magica: si tratta di complessi calcoli matematici, chiamati algoritmi, capaci di analizzare una quantità immensa di informazioni per riconoscere immagini, tradurre testi o prevedere eventi. Se per analizzare la salute dei cittadini o la sicurezza delle infrastrutture usiamo unicamente algoritmi progettati all&#8217;estero, accettiamo che i criteri di valutazione vengano decisi da altri. La soluzione è sviluppare modelli di Intelligenza Artificiale pubblici, creati dalle nostre università e dai nostri centri di ricerca. Per fare questo serve anche l&#8217;hardware, cioè i componenti fisici (microchip). Finanziando la ricerca e la produzione di questi componenti in Europa ci assicuriamo che i computer di domani possano funzionare anche senza dipendere dalle catene di montaggio oltreoceano.<br />
<b data-path-to-node="4" data-index-in-node="0">Imporre regole severe ed ecologiche ai centri di calcolo<br />
</b>I <i data-path-to-node="4" data-index-in-node="59">data center</i> e le cosiddette giga-factory dell&#8217;Intelligenza Artificiale sono imponenti capannoni industriali pieni zeppi di computer che lavorano giorno e notte. Queste macchine consumano enormi quantità di energia elettrica che diventa calore di scarto. Per evitare che l&#8217;Italia venga usata come semplice terreno da sfruttare lasciando a noi solo le bollette e il consumo del suolo, lo Stato deve applicare regole stringenti.<br />
<b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Riportare i professionisti del digitale dentro lo Stato<br />
</b>L&#8217;ultimo tassello riguarda le persone e la formazione. Negli ultimi decenni la Pubblica Amministrazione ha smesso di sviluppare competenze interne, finendo per esternalizzare, ovvero delegare a società di consulenza private e colossi esteri, qualsiasi decisione informatica. Lo Stato deve tornare ad assumere direttamente ingegneri, programmatori ed esperti di sicurezza informatica, creando una squadra di professionisti pubblici in grado di capire, progettare e difendere le proprie reti. Questo principio parte dalle scuole: insegnare ai ragazzi a usare esclusivamente piattaforme straniere li trasforma in consumatori passivi di tecnologia altrui. Utilizzare software indipendenti nelle aule significa insegnare alle nuove generazioni a capire come funzionano gli strumenti digitali, garantendo che i loro dati personali non vengano usati per profilazioni commerciali o condizionamenti politici.</p>
<p>FONTI</p>
<p><span class="s1">Lentepubblica, PNRR M1C1 Investimento 1.1: dotazione di 900 milioni, gara PPP da 723 milioni. <a href="https://www.lentepubblica.it/pa-digitale/polo-strategico-nazionale-digitalizzazione/"><span class="s3">https://www.lentepubblica.it/pa-digitale/polo-strategico-nazionale-digitalizzazione/</span></a></span></p>
<p><span class="s1">Corriere Comunicazioni, 27 settembre 2022: firma della Convenzione, concessione di 13 anni. <a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/?p=230761"><span class="s3">https://www.corrierecomunicazioni.it/?p=230761</span></a></span></p>
<p><span class="s1">PSN, comunicato Ministero della Difesa, 5 giugno 2024: compagine societaria. <a href="https://polostrategiconazionale.it/app/uploads/2024/06/CS-Ministero-Difesa_PSN.pdf"><span class="s3">https://polostrategiconazionale.it/app/uploads/2024/06/CS-Ministero-Difesa_PSN.pdf</span></a></span></p>
<p><span class="s1">PSN, Guida alla Convenzione (listino luglio 2024): quattro data center in Italia, tipologie di servizio. <a href="https://www.polostrategiconazionale.it/app/uploads/2025/08/PSN_Guida-alla-Convenzione_.pdf"><span class="s3">https://www.polostrategiconazionale.it/app/uploads/2025/08/PSN_Guida-alla-Convenzione_.pdf</span></a></span></p>
<p><span class="s1">Startmag, &#8220;Più cloud per tutti: Aws entra nel Polo Strategico Nazionale&#8221;: Secure Public Cloud, chiavi in gestione esclusiva del PSN, dichiarazioni dell&#8217;AD sui contratti. <a href="https://www.startmag.it/?p=309205"><span class="s3">https://www.startmag.it/?p=309205</span></a></span></p>
<p><span class="s1">Presentazione PSN (Campania Digital Summit): servizi Public Cloud PSN Managed, Hybrid Cloud, Secure Public Cloud. <a href="https://www.theinnovationgroup.it/wp-content/uploads/2023/03/Ivana-Borrelli.pdf"><span class="s3">https://www.theinnovationgroup.it/wp-content/uploads/2023/03/Ivana-Borrelli.pdf</span></a></span></p>
<p><span class="s1">CJEU, sentenza 16 luglio 2020, causa C-311/18 (Schrems II): invalida il Privacy Shield per l&#8217;art. 702 FISA e l&#8217;EO 12333. Non citare il CLOUD Act come oggetto della sentenza.</span></p>
<p><span class="s1">Decisione di esecuzione (UE) 2023/1795 (luglio 2023), Data Privacy Framework; Tribunale UE, T-553/23 Latombe c. Commissione, 3 settembre 2025 (DPF confermato); impugnazione alla CGUE del 31 ottobre 2025, pendente. <a href="https://www.wilmerhale.com/en/insights/blogs/wilmerhale-privacy-and-cybersecurity-law/20251201-european-court-of-justice-to-review-challenge-to-eu-us-data-privacy-framework"><span class="s3">https://www.wilmerhale.com/en/insights/blogs/wilmerhale-privacy-and-cybersecurity-law/20251201-european-court-of-justice-to-review-challenge-to-eu-us-data-privacy-framework</span></a></span></p>
<p><span class="s1">CLOUD Act: Pub. L. 115-141, Div. V (2018), 18 U.S.C. § 2713. È il riferimento standard, ma controlla il testo.</span></p>
<p><span class="s1">Corte dei conti europea, relazione speciale 17/2022: rischi di eccessiva dipendenza dai consulenti esterni, ma riferita alla Commissione UE, non agli Stati. <a href="https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/INSR22_17/INSR_External_consultants_IT.pdf"><span class="s3">https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/INSR22_17/INSR_External_consultants_IT.pdf</span></a></span></p>
<p><span class="s1">Corte dei conti italiana, Referto in materia di informatica pubblica (26 novembre 2019): frammentazione e scarso coordinamento. <a href="https://www.startmag.it/innovazione/digitale-corte-conti/"><span class="s3">https://www.startmag.it/innovazione/digitale-corte-conti/</span></a></span></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea (CGUE) – Sentenza Schrems II (2020): Ha stabilito che la legislazione di sorveglianza degli Stati Uniti (incluso il CLOUD Act e la Sezione 702 del FISA) non garantisce un livello di protezione adeguato ai dati dei cittadini europei rispetto al GDPR, per via dell&#8217;accesso extraterritoriale delle agenzie d&#8217;intelligence americane.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB) e EDPS (2021-2024): Diversi pareri e audit ufficiali sull&#8217;uso dei servizi cloud commerciali nella Pubblica Amministrazione e nelle istituzioni UE hanno evidenziato rischi legati al trasferimento illecito di dati e all&#8217;ingerenza di giurisdizioni straniere.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) – Strategia Nazionale di Cybersicurezza 2022-2026: Riconosce la dipendenza tecnologica da attori extra-UE come una vulnerabilità strategica e definisce la sovranità digitale e la qualificazione delle infrastrutture cloud come priorità di sicurezza nazionale.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Commissione Europea – European Digital Sovereignty Study e Digital Markets Act (DMA): Documentano i rischi del vendor lock-in e la concentrazione del mercato cloud nelle mani di pochissimi hyperscaler transnazionali, definendoli un ostacolo alla competitività e all&#8217;autonomia strategica dell&#8217;Unione.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (IEA) – Energy and Data Centres Reports: Conferma con dati quantitativi l&#8217;impatto critico di data center e infrastrutture d&#8217;intelligenza artificiale su consumi idrici, carico delle reti elettriche e fabbisogno energetico globale.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP Italia): Diversi provvedimenti monocratici e sanzionatori (tra cui quelli relativi a Google Analytics e all&#8217;uso di software cloud esteri nelle scuole e nella PA) hanno ribadito l&#8217;illegittimità del caricamento di dati di cittadini italiani su server soggetti a giurisdizioni prive di garanzie equivalenti a quelle europee.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Corte dei Conti Europea – Relazione speciale sulla digitalizzazione della PA: Ha sottolineato a più riprese la carenza di competenze tecniche interne negli Stati membri e la dipendenza cronica dalle grandi società di consulenza e dai fornitori esteri di software.</p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore</p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/">PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE </a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/">I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/">LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/">Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L’INTERA CITTÀ DI TORINO</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DATA CENTER E SOVRANITÀ DIGITALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='DATA CENTER E SOVRANITÀ DIGITALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/data-center-e-sovranita-digitale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19360</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso atomico: l&#8217;esercitazione nei nostri cieli e l&#8217;urgenza di un movimento per la Pace</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 08:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[NO NATO NO GUERRA]]></category>
		<category><![CDATA[armi atomiche]]></category>
		<category><![CDATA[bombe B61]]></category>
		<category><![CDATA[Comiso]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo globale]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale militare]]></category>
		<category><![CDATA[inverno nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Mano Morta]]></category>
		<category><![CDATA[movimento pacifista]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[New Start]]></category>
		<category><![CDATA[Orologio dell'Apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[Pio La Torre]]></category>
		<category><![CDATA[Rischio nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[sistema Perimeter]]></category>
		<category><![CDATA[Steadfast noon]]></category>
		<category><![CDATA[TNP]]></category>
		<category><![CDATA[trattati di disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato INF]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19401</guid>

					<description><![CDATA[Esercitazioni NATO nei nostri cieli e l&#8217;erosione della sicurezza globale: con l&#8217;Orologio dell&#8217;Apocalisse agli sgoccioli, fermare la corsa agli armamenti è un&#8217;urgenza non più rinviabile La prova di guerra sopra i nostri cieli e l&#8217;epicentro italiano In questi stessi giorni, diciassette Paesi dell&#8217;Alleanza Atlantica stanno trasformando la penisola italiana e il bacino del Mar Tirreno&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sull&#039;orlo dell&#039;abisso atomico: l&#039;esercitazione nei nostri cieli e l&#039;urgenza di un movimento per la Pace' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Esercitazioni NATO nei nostri cieli e l&#8217;erosione della sicurezza globale: con l&#8217;Orologio dell&#8217;Apocalisse agli sgoccioli, fermare la corsa agli armamenti è un&#8217;urgenza non più rinviabile</h2>
<h3><strong><br />
La prova di guerra sopra i nostri cieli e l&#8217;epicentro italiano</strong></h3>
<p>In questi stessi giorni, diciassette Paesi dell&#8217;Alleanza Atlantica stanno trasformando la penisola italiana e il bacino del Mar Tirreno centrale nel teatro principale della grande <strong>esercitazione nucleare</strong> annuale denominata <em>Steadfast Noon</em>. Le operazioni vedono la convergenza coordinata di aerei d&#8217;attacco e supporto da basi aeree strategiche situate lungo tutto il territorio nazionale, tra cui Ghedi in Lombardia, Aviano in Friuli-Venezia Giulia, Amendola e Gioia del Colle in Puglia, Trapani in Sicilia e Pratica di Mare nel Lazio, oltre all&#8217;impiego operativo del poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna. Attraverso l&#8217;impiego di circa sessanta velivoli &#8211; tra cui caccia statunitensi F-16, aerei italiani Tornado e F-35A ad elevata tecnologia stealth, unitamente a velivoli pilotati da remoto -, le forze alleate si addestrano sistematicamente a voli a bassissima quota guidati da sistemi di navigazione satellitare, studiati per seguire la conformazione del terreno a pochissime centinaia di metri d&#8217;altezza e penetrare lo spazio aereo nemico eludendo la rilevazione dei radar di difesa.</p>
<p>Mentre i vertici della NATO e la messaggistica ufficiale presentano queste manovre come meri atti di routine difensiva totalmente slegati dai drammatici contesti di crisi internazionali in corso, la comunità scientifica internazionale lancia allarmi di gravità inaudita: l&#8217;Orologio dell&#8217;Apocalisse curato dagli scienziati atomici è stato spostato ad appena ottantacinque secondi dalla mezzanotte nucleare, il punto di massimo rischio di catastrofe globale mai raggiunto nella storia umana. L&#8217;intera esercitazione, condotta sotto la direzione strategica del Gruppo di pianificazione nucleare presieduto dagli Stati Uniti, serve in realtà ad addestrare concretamente le forze aeree europee all&#8217;impiego operativo delle nuove bombe nucleari statunitensi B61-12 e della loro recentissima e più potente variante B61-13.</p>
<p>Dislocate in molte basi europee tra cui Aviano e Ghedi, le B61-12 rappresentano ordigni di nuova concezione dotati di quattro opzioni di potenza selezionabili fino a cinquanta kilotoni &#8211; una potenza pari a oltre il triplo della bomba sganciata su Hiroshima -, guidati con precisione satellitare verso il bersaglio invece di essere lasciati cadere a caduta libera. Ancora più inquietante appare l&#8217;addestramento all&#8217;uso della variante B61-13, progettata per raggiungere una potenza distruttiva fino a 360 kilotoni e dotata di spiccate capacità di penetrazione nel sottosuolo. Tali caratteristiche tecniche non rispondono a una logica di contenimento, ma sono esplicitamente concepite per eseguire attacchi di sorpresa a scopo di distruggere in profondità i bunker sotterranei dei centri di comando e controllo avversari attraverso un primo colpo atomico destinato a eliminare i vertici prima di ogni possibile reazione.</p>
<h3><strong>L&#8217;erosione dei trattati e l&#8217;illusione dell&#8217;arma usabile</strong></h3>
<p>L&#8217;addestramento dei piloti italiani e di altri Paesi europei all&#8217;impiego di ordigni atomici statunitensi custoditi sul territorio nazionale si realizza attraverso la formula NATO della cosiddetta <em>condivisione nucleare</em>. Questa pratica aggira direttamente l&#8217;Articolo 2 del Trattato di Non Proliferazione (TNP) &#8211; ratificato dall&#8217;Italia e considerato il cardine del regime globale di disarmo -, il quale vieta tassativamente agli Stati militarmente non nucleari di ricevere, controllare o addestrarsi all&#8217;impiego di armi atomiche o congegni esplosivi. Tale elusione si inserisce in un più ampio cambio di paradigma: il progressivo e deliberato abbandono del principio fondante stabilito durante la Guerra Fredda, <strong>secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta</strong>. Oggi le armi di distruzione di massa vengono sottratte al loro storico ruolo di tabù e deterrente assoluto, <strong>venendo riconsiderate come opzioni tattiche contemplabili nei piani strategici</strong>.</p>
<p>A spingere le burocrazie militari verso questa deriva contribuisce una profonda vulnerabilità logistica e industriale: la rapida riduzione delle scorte di munizioni convenzionali di precisione e la lentezza nei rimpiazzi stanno spingendo i pianificatori occidentali ad abbassare la soglia dell&#8217;intervento atomico per compensare i limiti delle forze di terra. In questo contesto ha preso forma <strong>la pericolosa dottrina dell&#8217;<em>&#8220;escalation per de-escalation&#8221;</em></strong>, basata sull&#8217;idea d&#8217;impiegare ordigni cosiddetti &#8220;tattici&#8221; o a basso potenziale già nelle prime fasi di una crisi per terrorizzare l&#8217;avversario e piegarlo alla resa. Si tratta tuttavia di un fatale inganno linguistico e strategico, poiché anche le bombe a potenza selezionabile come le B61-12 possiedono capacità distruttive fino a tre volte superiori a quella di Hiroshima, e <strong>tutte le simulazioni belliche confermano che l&#8217;uso di una singola testata tattica innesca una rincorsa incontrollabile verso lo scontro atomico generale</strong>.</p>
<p>Questa dottrina azzardata trova un immediato terreno d&#8217;applicazione sul fronte orientale europeo, dove la progressiva militarizzazione e le modifiche legislative nei Paesi nordici e baltici stanno smantellando i vincoli storici contro la presenza atomica. <strong>In Finlandia</strong>, una recente riforma ha rimosso i divieti al transito e allo stoccaggio di armi atomiche, mentre <strong>in Lituania</strong> è stato proposto l&#8217;abrogazione della norma costituzionale che vietava le basi straniere, suscitando le dure reazioni di Mosca che denuncia come tali Paesi si stiano trasformando in testate d&#8217;attacco orientate contro la Russia. In una parallela escalation retorica e diplomatica, da un lato esponenti europei come il ministro degli Esteri polacco invitano a rifiutare il dialogo e ad accettare maggiori rischi nucleari a breve termine per esercitare pressione su Mosca, dall&#8217;altro la diplomazia russa avverte che ogni tentativo di isolare l&#8217;exclave di Kaliningrad o le manovre a ridosso dei propri confini rischiano di provocare un <strong>conflitto nucleare diretto sul continente.</strong></p>
<p>A coronare questo sgretolamento dell&#8217;architettura di sicurezza vi è il rischio imminente che crolli definitivamente il divieto di effettuare esperimenti atomici, un tabù che ha protetto il pianeta per trent&#8217;anni grazie alla moratoria legata al Trattato per la messa al bando totale dei test (CTBT). La conduzione da parte degli Stati Uniti di test subcritici nel deserto del Nevada e le accuse reciproche sulle preparazioni sperimentali hanno spinto il Cremlino a disporre l&#8217;immediata riattivazione del poligono artico di Novaja Zemlja. Questa rincorsa speculare minaccia di cancellare i decennali risultati diplomatici sul contenimento della radioattività, riportando l&#8217;umanità nell&#8217;incubo dei test e confermando come l&#8217;abbandono della diplomazia stia spingendo il mondo verso l&#8217;orlo di una catastrofe irreversibile.</p>
<p data-path-to-node="0">La storia della limitazione delle armi nucleari è costellata di accordi storici che, per cambiamenti politici, scadenze naturali o tensioni internazionali, sono stati disattivati, superati o abbandonati.</p>
<p data-path-to-node="1">Il primo grande tentativo di frenare la corsa agli armamenti portò agli accordi SALT I (Negoziati per la Limitazione delle Armi Strategiche, dall&#8217;inglese Strategic Arms Limitation Talks), firmati nel 1972 tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Questi accordi avevano una durata limitata a cinque anni e sono naturalmente scaduti per lasciare spazio a nuove intese. All&#8217;interno di quel clima nacque anche il trattato ABM (Trattato sui Missili Antibalistici, dall&#8217;inglese Anti-Ballistic Missile), che limitava i sistemi di difesa contro i missili a lungo raggio per garantire che la minaccia di distruzione reciproca rimanesse un deterrente valido. Questo accordo è rimasto in vigore per decenni, finché gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente nel 2002 per poter sviluppare nuovi scudi spaziali e sistemi di difesa nazionale.</p>
<p data-path-to-node="2">Il successore del primo accordo strategico, il SALT II (Secondo ciclo di Negoziati per la Limitazione delle Armi Strategiche), fu firmato nel 1979. Tuttavia, questo trattato non è mai entrato formalmente in vigore. Il Senato degli Stati Uniti si rifiutò di ratificarlo, rendendolo di fatto inattivo fin dall&#8217;inizio, sebbene entrambe le superpotenze ne abbiano rispettato ufficiosamente i limiti per diversi anni.</p>
<p data-path-to-node="3">Un altro pilastro fondamentale della sicurezza, in particolare per l&#8217;Europa, è stato il trattato INF (Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio, dall&#8217;inglese Intermediate-Range Nuclear Forces), firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Questo accordo eliminò un&#8217;intera categoria di missili nucleari terrestri, i cosiddetti euromissili. Lo schieramento dei sistemi antimissile (scudo spaziale) di difesa ma anche di attacco da parte statunitense hanno causato reciproche accuse di violazione, causando il ritiro dal trattato nel 2019 che ne ha decretato la fine.</p>
<p data-path-to-node="4">Con la fine della Guerra Fredda si passò alla riduzione effettiva degli arsenali attraverso il trattato START I (Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche, dall&#8217;inglese Strategic Arms Reduction Treaty). Firmato nel 1991, è stato un enorme successo che ha portato allo smantellamento di migliaia di testate nucleari. La sua inattivazione non è dovuta a un fallimento, ma semplicemente alla sua scadenza naturale, avvenuta nel 2009. Il suo successore, lo START II (Secondo Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche), ha avuto invece un destino ben diverso. Firmato nel 1993 con l&#8217;obiettivo di vietare i missili intercontinentali con testate multiple, fu ratificato a fatica ma non entrò mai in vigore. La Russia si ritirò definitivamente dall&#8217;accordo nel 2002, proprio in risposta all&#8217;uscita americana dal trattato ABM.</p>
<p data-path-to-node="5">Successivamente, le due potenze firmarono il trattato SORT (Trattato sulle Riduzioni delle Offese Strategiche, dall&#8217;inglese Strategic Offensive Reductions Treaty), noto anche come Trattato di Mosca, nel 2002. Questo patto, molto flessibile, è stato disattivato nel 2011 perché è stato formalmente sostituito dal New START, <span class="citation-7 citation-end-7">In vista della scadenza naturale del 5 febbraio 2026, la Russia aveva avanzato la proposta di un&#8217;estensione volontaria di un anno dei limiti numerici imposti dal New START (Nuovo Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche).</span> <span class="citation-6 citation-end-6">Tuttavia, gli Stati Uniti, lo scorso febbraio, hanno formalmente rifiutato questa offerta.</span> L&#8217;amministrazione statunitense ha motivato il suo rifiuto ritenendo che l&#8217;accordo fosse ormai svantaggioso e mal negoziato in origine, preferendo lasciarlo decadere con l&#8217;obiettivo dichiarato di puntare a un&#8217;intesa futura completamente nuova, che idealmente possa coinvolgere anche la Cina.</p>
<p data-path-to-node="5"><span dir="auto">Sul piano della non proliferazione, il pilastro fondamentale resta il TNP (Trattato di Non Proliferazione nucleare), entrato in vigore nel 1970 e rinnovato a tempo indefinito nel 1995. Il TNP vieta agli Stati non nucleari di ricevere o controllare armi atomiche, ma la sua operatività appare oggi, come abbiamo visto, fortemente erosa e svuotata dalla pratica della condivisione nucleare della NATO e dal ricorso costante alla minaccia atomica nelle crisi geopolitiche. Parallelamente, per promuovere un disarmo totale, nel 2017 è stato negoziato ed è poi entrato in vigore nel 2021 il TPNW (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, ovvero Trattato sulla proibizione delle armi nucleari). Sebbene sostenuto e ratificato da circa cento nazioni soprattutto del Sud globale per dichiarare illegittimo l&#8217;uso dell&#8217;atomo, il TPNW risulta inattivato e inefficace sul piano pratico a causa del rifiuto globale di aderirvi da parte dei nove Stati in possesso di arsenali nucleari.</span></p>
<div dir="auto">
<p>L&#8217;<strong>OST</strong> (<em>Outer Space Treaty</em>, ossia il <strong>Trattato sullo spazio extra-atmosferico</strong>), siglato nel 1967, stabilisce il principio cardine secondo cui lo spazio appartiene all&#8217;intera umanità e vieta tassativamente agli Stati firmatari di collocare in orbita attorno alla Terra oggetti portatori di armi nucleari o di qualsiasi altra arma di distruzione di massa, di installare tali armamenti sulla Luna o su altri corpi celesti, e di stazionare armi nello spazio siderale. A questo fondamentale pilastro si affiancava il <strong>PTBT</strong> (<em>Partial Test Ban Treaty</em>, ovvero <strong>Trattato sul bando parziale dei test nucleari</strong>) del 1963, che proibiva espressamente le detonazioni atomiche di prova nello spazio extra-atmosferico, oltre che nell&#8217;atmosfera e nelle acque ma oggi, l&#8217;efficacia e la tenuta dell&#8217;OST risultano gravemente inattivate e svuotate nei fatti a causa dell&#8217;avvio di una nuova e incontrollata corsa alla militarizzazione dello spazio. Lo sviluppo di vettori ipersonici capaci di traiettorie suborbitali o orbitali, il proliferare di armi anti-satellite e i recenti allarmi dell&#8217;intelligence sul possibile posizionamento di dispositivi nucleari in orbita, concepiti per generare impulsi elettromagnetici in grado di accecare o distruggere la rete satellitare nemica, stanno trasformando lo spazio attorno alla Terra in un potenziale teatro di scontro diretto.</p>
</div>
<h3><strong>Il fattore di instabilità dell&#8217;Intelligenza Artificiale e l&#8217;automatizzazione</strong></h3>
<p>A rendere la congiuntura strategica contemporanea ancora più fragile e imprevedibile rispetto all&#8217;epoca della Guerra Fredda contribuisce <strong>l&#8217;ingresso pervasivo dell&#8217;Intelligenza Artificiale e dei modelli algoritmici avanzati nei sistemi militari di simulazione, gestione delle crisi, comando e controllo</strong>. Se da un lato le burocrazie militari cercano nell&#8217;elaborazione automatizzata un rimedio ai tempi di reazione sempre più compressi, dall&#8217;altro le analisi scientifiche evidenziano vulnerabilità e rischi sistemici senza precedenti. Studi recenti e <em>wargame</em> condotti con i principali modelli di Intelligenza Artificiale &#8211; tra cui quelli analizzati in ambito accademico dal King&#8217;s College &#8211; mostrano infatti che, posti di fronte a scenari di crisi simulati, <strong>tali algoritmi tendono a soffrire di allucinazioni decisionali e a privilegiare in modo travolgente le opzioni belliche più aggressive</strong>. <span style="color: #ff0000;"><strong>Nel novantacinque per cento dei casi esaminati, i modelli hanno scelto di ricorrere all&#8217;impiego di armi nucleari tattiche, mentre nel settantasei per cento delle situazioni hanno optato per segnalazioni strategiche ad alta intensità che, invece di placare le tensioni, hanno innescato un&#8217;immediata escalation</strong></span>.</p>
<p>Questa tendenza algoritmica alla militarizzazione si innesta in un quadro operativo segnato dall&#8217;<strong>estrema contrazione dei tempi decisionali</strong>. Nel caso dei missili balistici intercontinentali, le finestre temporali a disposizione delle leadership per verificare la veridicità di un allarme e decidere la risposta si sono ridotte ad appena pochissimi minuti, <span style="color: #ff0000;"><strong>imponendo la logica spietata del &#8220;<span style="color: #000000;">lancio su allarme</span>&#8221; o dell&#8217;impiego immediato del proprio arsenale prima che venga distrutto nei silos</strong></span>. In un contesto dominato da questa urgenza drammatica, il rischio che un attacco informatico, un errore nei dati di rete o un&#8217;allucinazione dell&#8217;Intelligenza Artificiale inneschino una reazione nucleare involontaria cresce in modo esponenziale, superando le capacità umane di verifica.</p>
<p>A questa moderna vulnerabilità digitale si affianca la persistenza di apparati di ritorsione automatizzata concepiti nell&#8217;era sovietica e tuttora operativi, come il celebre sistema di difesa &#8220;<strong>Perimeter</strong>&#8220;, noto in Occidente con il nome di &#8220;Mano Morta&#8221;. Lontano dall&#8217;essere una semplice narrazione di fantasia, il Perimeter rappresenta una complessa e rigorosa architettura di sicurezza sviluppata per garantire la ritorsione atomica automatica qualora un primo colpo di sorpresa statunitense decapiti l&#8217;intero vertice politico e militare a Mosca. Il sistema fa perno su una fitta rete nevralgica di sensori sotterranei e atmosferici sparsi sull&#8217;immenso territorio russo, calibrati per rilevare in tempo reale i parametri inequivocabili di un&#8217;esplosione nucleare, quali picchi di radiazione, variazioni brusche di pressione atmosferica, lampi di luce e onde sismiche.</p>
<p>Dormiente in tempi di pace, il Perimeter può essere pre-attivato dalle autorità durante fasi di gravissima crisi internazionale. Se il sistema pre-armato registra la detonazione di ordigni atomici sul suolo nazionale e al contempo rileva la totale e irreversibile interruzione dei canali di comunicazione con lo Stato Maggiore, l&#8217;autorità di risposta passa automaticamente a un gruppo di ufficiali subalterni protetti in bunker ultra-fortificati, come il complesso scavato nella roccia dei Monti Urali. Qualora questi sopravvissuti confermino la catastrofe, scatta l&#8217;ultima fase del protocollo: da silos corazzati vengono lanciati speciali &#8220;missili di comando&#8221; che, alzandosi nello spazio sovrastante il Paese, trasmettono un segnale radio ininterrotto e crittografato contenente i codici di autorizzazione. Captato dai ricevitori, il segnale attiva direttamente l&#8217;hardware dei vettori intercontinentali nei silos, delle rampe mobili nelle foreste siberiane e dei sottomarini in immersione, avviando i lanci verso i bersagli pre-programmati senza alcuna ulteriore necessità di intervento umano. La combinazione tra i moderni deliri dell&#8217;Intelligenza Artificiale e l&#8217;inesorabilità dei meccanismi di ritorsione automatica disegna così un sistema globale intrinsecamente instabile, dove un singolo errore tecnico o algoritmico può chiudere definitivamente la storia dell&#8217;umanità.</p>
<h3><strong>La realtà scientifica della catastrofe e l&#8217;inverno nucleare</strong></h3>
<p>Di fronte alle narrazioni strategiche e mediatiche che tendono a minimizzare il pericolo definendo le nuove armi atomiche come ordigni &#8220;tattici&#8221; o a basso potenziale, la fisica, la medicina e la modellistica climatica smentiscono categoricamente qualsiasi illusione di un conflitto nucleare controllato. Ogni simulazione bellica condotta nel corso dei decenni conferma infatti che l&#8217;impiego anche di un singolo ordigno cosiddetto minore non conduce mai a una stabilizzazione negoziale, ma innesca una rincorsa di escalation che culmina inevitabilmente nello scambio atomico generale. Se questa spirale dovesse spezzarsi, la catastrofe globale si articolerebbe in tre fasi sequenziali di inaudita violenza e devastazione planetaria.</p>
<p><strong>La prima fase</strong>, destinata a verificarsi nell&#8217;arco di pochissimi minuti dalle prime detonazioni, vedrebbe l&#8217;innesco di esplosioni atomiche ad altissima quota concepite per generare un imponente Impulso Elettromagnetico. Questo fenomeno fisico neutralizzerebbe all&#8217;istante le reti elettriche, i sistemi di comunicazione e l&#8217;intera infrastruttura elettronica di interi continenti, piombando la civiltà digitale in un buio tecnologico totale prima ancora che le testate raggiungano il suolo. <strong>La seconda fase</strong> si manifesterebbe entro mezz&#8217;ora, con l&#8217;impatto dei missili balistici sui centri nevralgici, sui nodi di comando e sulle principali aree metropolitane. Le palle di fuoco generate dalle esplosioni, caratterizzate da temperature analoghe a quelle del nucleo solare, vaporizzerebbero istantaneamente ogni struttura nelle immediate vicinanze, mentre l&#8217;onda d&#8217;urto e l&#8217;irraggiamento termico trasformerebbero le metropoli in imponenti tempeste di fuoco e inferni a cielo aperto.</p>
<p>Tuttavia, la distruzione immediata e il fallout radiologico rappresentano soltanto l&#8217;inizio di un&#8217;apocalisse ben più estesa e duratura. <strong>La terza fase</strong>, la più letale su scala planetaria, coincide con il fenomeno dell&#8217;<strong>inverno nucleare</strong>. Gli incendi colossali sprigionati dalle città in fiamme immetterebbero oltre <strong>centocinquanta milioni di tonnellate di fuliggine</strong> e <strong>fumo nero</strong> direttamente <strong>nella stratosfera</strong>. Riscaldato dalla luce solare, questo strato di fumo si solleverebbe al di sopra delle nubi piovane e si disperderebbe su tutto l&#8217;emisfero settentrionale, rimanendo intrappolato per oltre un decennio e bloccando la radiazione solare in arrivo. Il conseguente crollo delle temperature globali, con cali fino a venti gradi nei terreni agricoli anche in piena estate, azzererebbe i raccolti e la produzione alimentare mondiale. A perdere la vita non sarebbero soltanto le popolazioni colpite direttamente dalle esplosioni, ma oltre cinque miliardi di persone, sterminate da una lenta e atroce carestia globale destinata a distruggere la biosfera e l&#8217;organizzazione sociale della specie umana.</p>
<h3><strong>L&#8217;anestesia delle coscienze e la necessità inderogabile della mobilitazione popolare</strong></h3>
<p>Nonostante la gravità senza precedenti del rischio di estinzione che incombe sulla civiltà umana, l&#8217;opinione pubblica contemporanea appare drammaticamente disinformata e anestetizzata. In netto contrasto con l&#8217;attenzione e il sano timore riservati a queste tematiche durante gli anni della Guerra Fredda, le minacce atomiche vengono oggi liquidate con superficialità dai vertici politici e dal sistema mediatico, il quale agisce come uno strumento di distrazione di massa capace di rimuovere il pericolo dalla percezione collettiva. Persino all&#8217;interno di molti movimenti per la pace si assiste a una deleteria rimozione del problema, alimentata dalla falsa illusione che la deterrenza possa funzionare all&#8217;infinito o che nessun leader possa spingersi fino all&#8217;impiego effettivo delle armi di distruzione di massa.</p>
<p data-path-to-node="1">Questa apatia generale contrasta profondamente con la straordinaria stagione di mobilitazione popolare che caratterizzò gli anni Ottanta. In quel decennio, la diffusa consapevolezza scientifica sui rischi dell&#8217;apocalisse atomica diede vita a imponenti manifestazioni di massa, come la storica marcia del <strong>12 giugno 1982, quando oltre un milione di persone invase Central Park a New York</strong> in concomitanza con una sessione speciale dell&#8217;ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) per chiedere la fine della corsa agli armamenti.</p>
<p data-path-to-node="2">Anche l&#8217;Italia fu protagonista assoluta di questa ondata pacifista, unendo il rifiuto della guerra alla difesa materiale del territorio. <strong>Il 4 aprile del 1982</strong>, in Sicilia, circa centomila persone invasero le piazze di <strong>Comiso</strong> per opporsi alla trasformazione dell&#8217;ex aeroporto militare in una gigantesca base destinata a ospitare 112 missili nucleari da crociera americani. Alla testa di quella mobilitazione c&#8217;era <strong>Pio La Torre</strong>, politico che per primo denunciò pubblicamente il duplice pericolo di quel progetto: da un lato trasformare l&#8217;isola in un bersaglio primario nel cuore del Mediterraneo, dall&#8217;altro innescare un giro di speculazioni e infiltrazioni mafiose attraverso i colossali appalti per la costruzione delle infrastrutture militari. Una denuncia coraggiosa che gli costò la vita, venendo assassinato da Cosa Nostra appena ventisei giorni dopo.</p>
<p data-path-to-node="3">La sua battaglia, sostenuta instancabilmente dai presidi internazionali per la pace e dalle azioni di disobbedienza civile del collettivo di donne &#8220;La Ragnatela&#8221; e dalla &#8220;Verde Vigna&#8221; ai cancelli della base siciliana, non andò perduta. Sfociò infatti, <strong>il 22 ottobre del 1983</strong>, in una gigantesca <strong>manifestazione a Roma</strong>: quasi un milione di cittadini sfilò in un immenso corteo verso Piazza San Giovanni per opporsi definitivamente all&#8217;installazione di quegli armamenti. Fu una convergenza storica che unì sindacati, mondo cattolico, nascenti movimenti ecologisti per la tutela del suolo e reti per i diritti civili.</p>
<p data-path-to-node="4">Questa fortissima pressione culturale e sociale dal basso vide in prima linea il mondo della scienza e della medicina, che in quegli anni divulgava per la prima volta i devastanti scenari climatici legati al cosiddetto inverno nucleare. Un impegno culminato nel 1985 con l&#8217;assegnazione del Premio Nobel per la Pace all&#8217;organizzazione IPPNW (Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare, dall&#8217;inglese International Physicians for the Prevention of Nuclear War). Diretto in Italia da figure di primissimo piano come il Premio Nobel per la Medicina Daniel Bovet e sostenuto da personalità scientifiche come Rita Levi Montalcini, questo movimento diffuse capillarmente dati attendibili nelle scuole e nelle piazze, dimostrando che in un conflitto nucleare non vi sarebbero stati vincitori, ma solo vinti e danni ecologici irreversibili. Quell&#8217;eccezionale e trasversale coinvolgimento dei cittadini riuscì a esercitare un&#8217;influenza decisiva sulle leadership politiche mondiali, ispirando leader come Michail Gorbaciov e Ronald Reagan a intraprendere la via del disarmo bilaterale. Questa formidabile mobilitazione di massa fu infatti la spinta determinante che portò, nel 1987, alla firma del trattato INF (Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio). L&#8217;accordo rappresentò un successo senza precedenti: per la prima volta non si limitava a congelare gli arsenali, ma sanciva l&#8217;eliminazione fisica di un&#8217;intera categoria di armamenti, decretando lo smantellamento degli euromissili, inclusi i Cruise di Comiso, e dimostrando come l&#8217;azione popolare avesse concretamente cambiato il corso della storia.</p>
<p>Oggi si impone la medesima e indilazionabile urgenza morale e politica. Di fronte all&#8217;erosione dei trattati internazionali e alla crescente automazione dei comandi bellici, non è più possibile delegare la sopravvivenza del pianeta alle sole diplomazie o alle burocracie militari. Diventa indispensabile rompere il muro del silenzio, superare la rassegnazione e promovere una nuova e vasta mobilitazione dal basso. Soltanto una presa di coscienza diffusa da parte dei cittadini può generare la pressione necessaria per fermare la folle rincorsa al riarmo, imporre il rispetto del Trattato di Non Proliferazione e ripristinare la diplomazia e la convivenza pacifica come unica strada per garantire la salvezza dell&#8217;umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/08/25/si-sta-abbandonando-il-principio-fondamentale-secondo-cui-una-guerra-nucleare-non-puo-essere-vinta-perche-tutti-risulterebbero-perdenti-e-quindi-non-dovrebbe-mai-essere-combattuta/">SI STA ABBANDONANDO IL PRINCIPIO FONDAMENTALE SECONDO CUI UNA GUERRA NUCLEARE NON PUÒ ESSERE VINTA PERCHÉ TUTTI RISULTEREBBERO PERDENTI E QUINDI NON DOVREBBE MAI ESSERE COMBATTUTA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/11/06/il-rischio-nucleare-la-nuova-guerra-fredda/">Il rischio Nucleare. La nuova guerra fredda</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/10/03/il-new-start-il-trattato-sulla-riduzione-delle-armi-nucleari-un-nuovo-inizio-mancato/">Il New Start – il trattato sulla riduzione delle armi nucleari. Un “Nuovo Inizio”?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/06/19/luso-inevitabile-della-bomba-nucleare-statunitense-b61-11-antibunker-verso-lescalation-nucleare/">L’uso “inevitabile” della bomba nucleare statunitense B61 11 antibunker. Verso l’escalation nucleare?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/06/06/lambivalenza-strategica-di-trump/">L’ambivalenza strategica di Trump</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/03/23/la-bomba-a-neutroni-2/">La bomba a neutroni</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/06/05/sognano-di-rendere-innocuo-larsenale-nucleare-russo-attaccandolo-a-terra-per-prepararsi-ad-un-atomic-first-strike/">Sognano di rendere innocuo l’arsenale nucleare russo attaccandolo a terra per prepararsi ad un Atomic First Strike?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/01/30/karaganov-luso-di-armi-nucleari-puo-salvare-lumanita-da-una-catastrofe-globale-spezzare-la-spina-dorsale-delleuropa-quale-dovrebbe-essere-la-politica-della-russia-nei-confro/">karaganov. L’uso di armi nucleari può salvare l’umanità da una catastrofe globale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/04/23/star-wars-la-militarizzazione-dello-spazio/">Star Wars. La militarizzazione dello spazio</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2025/04/30/meglio-un-disarmo-progressivo-e-reciproco-il-riarmo-aumenta-linsicurezza-e-fa-malissimo-alleconomia/">Meglio un disarmo progressivo e reciproco. Il riarmo alimenta l’insicurezza e fa malissimo all’economia</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/09/26/sempre-piu-vicini-alla-catastrofe-atomica-globale-i-russi-allargano-lo-spettro-dei-casi-in-cui-si-riservano-di-ricorrere-alle-armi-nucleari/">Sempre più vicini alla catastrofe atomica globale. I russi costretti ad allargare lo spettro dei casi in cui si riservano di ricorrere alle armi nucleari</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/09/14/gli-usa-lanciano-il-sasso-atomico-e-nascondono-la-mano/">Gli USA lanciano il sasso atomico e nascondono la mano</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/07/29/euromissili-statunitensi-in-germania-per-difenderci/">Euromissili statunitensi in Germania per difenderci?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/05/31/giocando-col-fuoco-atomico/">Giocando col fuoco atomico</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/12/12/nella-peggiore-delle-ipotesi/">Nella peggiore delle ipotesi…</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/10/30/lintelligenza-artificiale-chiamata-a-decidere-la-guerra-atomica/">L’intelligenza artificiale chiamata a decidere la guerra atomica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2022/09/24/le-prime-ore-del-conflitto-produrrebbero-piu-di-90-milioni-di-persone-uccise-e-ferite/">Le prime ore del conflitto provocherebbero più di 90 milioni di persone uccise e ferite</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/09/01/leroica-ucraina-baluardo-del-mondo-libero-contro-limperialismo-russo-democrazie-occidentali-contro-autocrazie/">L’eroica ucraina, baluardo del mondo libero, contro l’imperialismo russo?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/08/11/i-g7-hanno-boicottato-il-memoriale-della-pace-di-nagasaki-laddove-lanno-prima-si-erano-detti-uniti-per-un-mondo-senza-armi-nucleari/">Uniti per un mondo senza armi nucleari</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/08/10/la-soluzione-finale-in-medio-oriente-potrebbe-iniziare-con-la-n-di-neutroni/">La soluzione finale in Medio Oriente potrebbe iniziare con la N di Neutroni</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/08/06/f-16-nato-schierati-contro-la-russia-sotto-copertura-ucraina/">F-16 USA/NATO schierati contro la Russia sotto copertura ucraina</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2022/11/07/campagna-fuori-litalia-dalla-guerra/">Campagna “Fuori l’Italia dalla guerra”</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2022/12/24/nucleare-e-ora-litalia-e-pronta-piccolo-non-e-necessariamente-bello/">Nucleare. È ora. L’Italia è pronta? Piccolo non è necessariamente bello</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/07/21/guerra-economica-e-sostegno-coatto-al-dollaro/">Guerra economica e sostegno coatto al dollaro</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/07/17/ci-salvera-trump/">Ci salverà Trump?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/07/07/la-transizione-in-atto-verso-un-mondo-nuovo-e-ormai-frenabile-solo-dalla-guerra-globale/">La transizione in atto verso un mondo nuovo è ormai frenabile solo dalla guerra globale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2024/05/16/loccidente-e-le-sue-maggiori-istituzioni-in-un-vicolo-cieco-evolutivo/">L’Occidente e le sue maggiori istituzioni in un vicolo cieco evolutivo</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/">Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2022/10/10/la-guerra-bombarda-leuropa/">La guerra bombarda l’Europa</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">Dall’economia di guerra ad un’economia di pace</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2019/02/10/un-paese-incatenato/">Un Paese incateNATO</a><a href="https://www.francescocappello.com/2022/12/27/sanzioni-deprivazione-energetica-deindustrializzazione-recessione-austerity-mes-default-quali-soluzioni-fuori-litalia-dalla-guerra/"><br />
Quali soluzioni? Fuori l’Italia dalla guerra</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2019/06/28/umanita-al-bivio/">Umanità al bivio</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2020/08/24/appello-ai-leader-dei-nove-stati-con-armi-nucleari/">APPELLO AI LEADER DEI NOVE STATI CON ARMI NUCLEARI</a></p>
<p class="has-text-align-center">Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it">www.pangeanotizie.it</a></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<p><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark></strong><br />
<strong>Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></p>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sull&#039;orlo dell&#039;abisso atomico: l&#039;esercitazione nei nostri cieli e l&#039;urgenza di un movimento per la Pace' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Sull&#039;orlo dell&#039;abisso atomico: l&#039;esercitazione nei nostri cieli e l&#039;urgenza di un movimento per la Pace' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/16/sullorlo-dellabisso-atomico-lesercitazione-nei-nostri-cieli-e-lurgenza-di-un-movimento-per-la-pace/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19401</post-id>	</item>
		<item>
		<title>PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Applicazioni Militari]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[fabbriche intelligenti]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[gigafactory]]></category>
		<category><![CDATA[GPU]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Raffreddamento a Liquido]]></category>
		<category><![CDATA[rete elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità Tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Uso Duale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19382</guid>

					<description><![CDATA[Dai consumi elettrici record alle applicazioni militari. Il controllo dei nuovi data center è diventato una questione cruciale di sicurezza nazionale. Non più semplici magazzini di dati, ma un unico enorme macchinario. GPU, reti ultra-veloci e raffreddamento a liquido abilitano la sorveglianza di massa e la nuova cybersicurezza: sorveglianza, simulazioni belliche e fabbriche intelligenti. La&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Dai consumi elettrici record alle applicazioni militari. Il controllo dei nuovi data center è diventato una questione cruciale di sicurezza nazionale. Non più semplici magazzini di dati, ma un unico enorme macchinario. GPU, reti ultra-veloci e raffreddamento a liquido abilitano la sorveglianza di massa e la nuova cybersicurezza: sorveglianza, simulazioni belliche e fabbriche intelligenti.<br />
La concentrazione di potenza di calcolo senza precedenti pone nuove sfide per le libertà individuali e gli equilibri globali</h2>
<p>Dal calcolo generico dei Data Center tradizionali alla &#8220;fabbrica di intelligenza&#8221; delle GigaFactory dell’ intelligenza artificiale, le nuove funzionalità vanno dalle applicazioni militari alla sorveglianza digitale alla gestione delle fabbriche intelligenti.</p>
<p>Un data center tradizionale è pensato per ospitare tante attività diverse e poco esigenti singolarmente: <strong>siti web, posta, database, gestionali</strong>. Viceversa, un data center per l&#8217;IA è progettato attorno a un compito enorme e unico, cioè <strong>addestrare e far funzionare modelli facendo lavorare migliaia di chip come se fossero un solo computer</strong>. Da questa differenza discende quasi tutto il resto.</p>
<p>Nei centri tradizionali dominano le <strong>CPU</strong>, processori generalisti che eseguono poche operazioni complesse una dopo l&#8217;altra. Nei centri per l&#8217;IA operano <strong>GPU</strong> e acceleratori dedicati come i <strong>TPU di Google</strong> o i chip<strong> Trainium di AWS</strong>, che eseguono migliaia di operazioni contemporaneamente. Un singolo rack d&#8217;addestramento <em>[Un rack è un armadio metallico standardizzato, alto circa due metri, in cui si impilano server, switch di rete e apparati di alimentazione, tutti fissati su guide e collegati tra loro]</em> ospita da 8 a 16 GPU collegate tra loro in modo da funzionare come un&#8217;unica grande unità di calcolo.</p>
<p>Se si valuta la potenza elettrica assorbita la differenza è molto evidente. Una struttura di Information Technology (IT) tradizionale assorbe di solito <strong>7-10 kW per rack</strong>, mentre un data center per l&#8217;IA può arrivare a <strong>30-100 kW</strong>. Nei sistemi più recenti si va oltre: <strong>il GB300 NVL72 di Nvidia richiede fino a 142 kW per rack</strong>, e la piattaforma <strong>Vera Rubin può arrivare a 246 kW</strong> (Per un confronto 3 kW è in genere l’assorbimento di un’abitazione civile). Le medie di settore sono più basse perché includono anche gli impianti convenzionali, e variano molto a seconda dell&#8217;indagine: l&#8217;Uptime Institute indica 11 kW come valore più frequente nel 2026, mentre AFCOM parla di una media di 16 kW, con l&#8217;IA che richiede 30-40 kW o più. C&#8217;è anche un problema di peso: un rack di un data center IA, grande come un frigorifero, può pesare più di un pick-up.<br />
Cambia anche il modo in cui il carico si comporta. La ridondanza elettrica classica era pensata per consumi prevedibili e continui, mentre i carichi IA, a raffiche, possono far oscillare la potenza di megawatt nel giro di un secondo.</p>
<p>Con questi numeri il raffreddamento ad aria non basta più. <strong>Il raffreddamento ad aria funziona fino a circa 15 kW per rack</strong>, <strong>quello a liquido regge fino a oltre 200 kW</strong>, e sopra i 20-30 kW il liquido diventa obbligatorio. La soluzione più diffusa è <strong>la piastra fredda posta direttamente sul chip, che gestisce 100-150 kW per rack</strong> e nel 2026 detiene il 55% del mercato del raffreddamento a liquido. Un vantaggio collaterale è l&#8217;efficienza: con il raffreddamento diretto sul chip il PUE, l&#8217;indicatore che misura quanta energia va oltre il calcolo, scende a circa 1,10-1,20. I server IA raffreddati a liquido passano dal 15% del 2024 al 76% previsto per il 2026.</p>
<h3>Una rete tradizionale collega computer, una rete IA permette a migliaia di GPU di comportarsi come un unico sistema</h3>
<p>Relativamente alla rete, nei centri tradizionali il traffico è fatto di molte conversazioni indipendenti, e infatti le reti tollerano una forte sovrascrizione (oversubscription), perché non tutti i dispositivi trasmettono al massimo contemporaneamente. Nell&#8217;addestramento IA, invece, ogni GPU parla con tutte le altre nello stesso momento. Una rete lenta o con ritardi lascia i chip, che costano moltissimo, inutilizzati. Per questo si usano collegamenti da 400-800 Gbps come InfiniBand, Ethernet o NVLink, con topologie piatte e senza colli di bottiglia.</p>
<p><strong>Energia e territorio</strong>. Il peso sulla rete elettrica è il vero cambio di scala. Secondo l&#8217;IEA (International Energy Agency), nel 2025 la domanda elettrica dei data center è cresciuta del 17% e quella dei centri focalizzati sull&#8217;IA del 50%, contro un +3% della domanda globale. Sempre <strong>l&#8217;IEA prevede che il consumo totale raddoppi entro il 2030, da 485 a 950 TWh (circa il 3% della domanda mondiale), con la quota IA che triplica fino a 465 TWh</strong>. Di conseguenza la disponibilità di potenza pesa oggi più della connettività nella scelta dei siti, con operatori che cercano località da 300 MW e oltre. Quando la rete non riesce a seguire, alcuni ricorrono alla generazione in loco, ma secondo l&#8217;IEA alimentare un carico così variabile col gas richiede di sovradimensionare la produzione del 30-70%.</p>
<p>Una precisazione importante. L&#8217;IA non è un mostro energetico per sua natura. Se tutte le ricerche web fossero sostituite da semplici richieste testuali a un&#8217;IA, si consumerebbero meno di 4 TWh l&#8217;anno, meno dell&#8217;1% dei consumi attuali dei data center. Il problema nasce dall&#8217;addestramento, dagli agenti e soprattutto dalla scala.</p>
<p><strong>Nuove funzionalità</strong><br />
Un data center IA di nuova generazione concentra una capacità di calcolo che rende praticabili, su larga scala, applicazioni che prima erano troppo lente o costose, e per questo molte sono &#8220;a duplice uso&#8221;, cioè civili e militari insieme. In ambito militare permette di addestrare modelli che analizzano in tempo quasi reale immagini satellitari, flussi di droni e segnali intercettati, di simulare scenari operativi complessi e di supportare la logistica e le decisioni dei comandi, mentre l&#8217;impiego sul campo richiede di norma modelli più leggeri, addestrati in questi centri e poi trasferiti sui dispositivi.<br />
<strong><em>Nella sorveglianza digitale</em> la stessa potenza consente di riconoscere volti, targhe e comportamenti in milioni di flussi video, di incrociare grandi archivi di dati e di trascrivere e analizzare comunicazioni in molte lingue: sono capacità efficaci proposte per la sicurezza pubblica, ma tra le più delicate per le libertà individuali, tanto che, almeno in questa fase, l&#8217;Unione europea con l&#8217;AI Act ha vietato l&#8217;identificazione biometrica in tempo reale negli spazi pubblici, salvo eccezioni circoscritte.</strong><br />
<em><strong>Nelle fabbriche intelligenti</strong></em> consentono “gemelli digitali” che simulano un intero stabilimento prima di costruirlo, visione artificiale che individua difetti in linea, manutenzione predittiva e robot guidati da modelli capaci di adattarsi a compiti nuovi.<br />
<em><strong>In cybersicurezza</strong></em> l&#8217;effetto è a doppio taglio: chi difende può usare l&#8217;IA per leggere in pochi istanti le miliardi di annotazioni automatiche che i computer registrano su ogni accesso e ogni operazione, accorgersi di comportamenti ritenuti sospetti e falle di sicurezza, e reagire subito senza attendere l&#8217;intervento di una persona mentre gli attaccanti possono usare strumenti analoghi per automatizzare il phishing, la ricerca di falle e la scrittura di codice ostile.<br />
Lo stesso schema vale per altri campi, come <em><strong>la scoperta di farmaci, la previsione meteorologica e la finanza</strong></em>: il data center è un moltiplicatore di capacità, e se l&#8217;effetto sia benefico o dannoso dipende da chi lo controlla, per quali scopi e con quali regole. Per questo la sovranità del calcolo, cioè chi possiede i chip e le infrastrutture, è diventata anche una questione geopolitica e di sicurezza nazionale assai delicata e critica.</p>
<p><em><strong>Usi militari.</strong></em> Queste cattedrali di calcolo dell&#8217;intelligenza artificiale si sono trasformate nei nuovi centri nevralgici del comando strategico globale, dove la potenza dei server definisce i confini della difesa nazionale. All&#8217;interno di queste strutture, l&#8217;addestramento continuo di modelli complessi permette di analizzare simultaneamente flussi infiniti di immagini satellitari e intercettazioni, anticipando gli scenari operativi ancor prima che si manifestino sul campo di battaglia. Questa immensa capacità di simulazione e decodifica in tempo reale ridisegna la logistica militare, trasformando l&#8217;infrastruttura tecnologica e i chip che la alimentano non solo in strumenti di supporto, ma nel teatro stesso di una silenziosa corsa agli armamenti digitali.</p>
<p>Detto in breve, il data center tradizionale è un edificio che ospita computer, mentre quello per l&#8217;IA, la &#8220;gigafactory&#8221; dell&#8217;intelligenza artificiale, è un unico macchinario in cui edificio, elettricità, acqua e rete fanno parte del calcolo. Proprio perché concentra una potenza prima impensabile, serve sia a usi benefici come nel caso dei data Center tradizionali, sia a usi molto critici come l&#8217;analisi militare, la sorveglianza di massa e gli attacchi informatici automatizzati. Chi controlla questi impianti, i chip e l&#8217;energia che li alimentano detiene quindi un vantaggio che è insieme economico, strategico e politico, e per questo la questione riguarda ormai anche la sicurezza nazionale, la tutela delle libertà individuali e il peso dei consumi sulle reti elettriche.</p>
<p>Fonti: Data Center World; Data Center Knowledge; DCD; Lombard Odier; CoreSite; USPE; DC&amp;T Global; IEA, Key questions on energy and AI; Enlit/IEA; Sardina Systems; arXiv; CTRLS; Network World; FS; NetForChoice; NetworkPhil</p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/">I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/">LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/">Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L’INTERA CITTÀ DI TORINO</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='PERCHÉ NON AVEVAMO BISOGNO DI QUESTI NUOVI DATA CENTER COLLEGATI ALLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/14/perche-non-avevamo-bisogno-di-questi-nuovi-data-center-collegati-alla-intelligenza-artificiale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19382</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 21:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[RicercaMilitare]]></category>
		<category><![CDATA[5G tattico]]></category>
		<category><![CDATA[cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[convergenza cinetico-cibernetica]]></category>
		<category><![CDATA[digital backbone]]></category>
		<category><![CDATA[dual use]]></category>
		<category><![CDATA[edge computing]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra cibernetica]]></category>
		<category><![CDATA[hyperscaler]]></category>
		<category><![CDATA[hyperwar]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[logistica militare]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza informatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19367</guid>

					<description><![CDATA[Dai raid russi in Ucraina agli attacchi iraniani nel Golfo Persico, I Data Center diventano obiettivi legittimi. L&#8217;integrazione degli hyperscaler nelle operazioni belliche li rivela nella loro funzione di sistema nervoso centrale dei conflitti moderni L&#8217;idea del cloud come un&#8217;architettura eterea e neutrale si è definitivamente infranta contro la cruda realtà della guerra contemporanea, lasciando&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Dai raid russi in Ucraina agli attacchi iraniani nel Golfo Persico, I Data Center diventano obiettivi legittimi. L&#8217;integrazione degli hyperscaler nelle operazioni belliche li rivela nella loro funzione di sistema nervoso centrale dei conflitti moderni</h2>
<p>L&#8217;idea del cloud come un&#8217;architettura eterea e neutrale si è definitivamente infranta contro la cruda realtà della guerra contemporanea, lasciando il posto al nuovo <strong>complesso militare-informativo</strong>. I centri di elaborazione dati e le <em>AI Gigafactory</em> sono diventati il vero e proprio <strong>cervello operativo</strong> e il sistema nervoso centrale di qualsiasi apparato bellico avanzato. All&#8217;interno di queste strutture, server ad altissima densità <strong>elaborano ininterrottamente terabyte di informazioni provenienti da satelliti spia, droni da ricognizione, intercettazioni di segnale e sensori di campo. Attraverso modelli di intelligenza artificiale e architetture ad agenti autonomi, questi centri filtrano il rumore di fondo, individuano i movimenti nemici e calcolano in tempo reale le coordinate di puntamento per l&#8217;artiglieria e per gli sciami di droni. Allo stesso tempo, i data center regolano la logistica militare automatizzata, gestendo il movimento, lo stoccaggio e la consegna di munizioni, carburante, ricambi e truppe direttamente verso la linea del fronte</strong>.</p>
<h4>Intelligenza artificiale, reti auto-rigeneranti e condivisione dei dati superano la percezione umana per guidare la logistica e il calcolo tattico</h4>
<p>Questa massiccia integrazione algoritmica spinge il conflitto verso la dimensione della cosiddetta <em><strong>hyperwar</strong></em>, ovvero una guerra condotta a velocità algoritmica che supera i tempi della percezione umana. <strong>L&#8217;analisi automatizzata fornisce raccomandazioni di bersaglio istantanee, riducendo l&#8217;intervento dei comandi militari a un semplice timbro formale e dissolvendo la responsabilità etica e legale dell&#8217;atto bellico</strong>. Per sostenere questo livello di calcolo, le forze armate occidentali e internazionali hanno abbandonato la dipendenza da reti esclusivamente proprietarie, integrando direttamente i colossi commerciali dell&#8217;<em>hyperscaling</em> &#8211; come Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google e Oracle &#8211; all&#8217;interno dei programmi di difesa nazionale. Questa sovrapposizione crea una natura intrinsecamente <em><strong>dual-use</strong></em> (a duplice uso), in cui i carichi di calcolo militari e i dati civili di banche e sanità condividono lo stesso tetto, i medesimi processori, la fibra ottica interrata e i sistemi di raffreddamento. Ai sensi dell&#8217;<strong>Articolo 52 del I Protocollo Aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra</strong> e delle valutazioni del Comitato Internazionale della Croce Rossa, quando un&#8217;infrastruttura commerciale offre un contributo effettivo e rilevante alle capacità belliche, perde la sua protezione civile e diventa a tutti gli effetti un <strong>obiettivo militare legittimo (<em>target</em> cinetico)</strong>. Inoltre, per ridurre i tempi di latenza e accedere alle reti ad alta tensione, queste cattedrali di silicio vengono comunemente edificate a ridosso dei centri urbani, <strong>trasformando le popolazioni civili in scudi umani</strong> ed esponendole al rischio diretto di bombardamenti.</p>
<p>L&#8217;evoluzione degli attacchi fisici contro le strutture informatiche &#8211; nota come <strong>convergenza cinetico-cibernetica</strong> &#8211; vanta una precisa continuità tattica. Durante l&#8217;operazione <em>Allied Force</em> della NATO in Jugoslavia nel 1999, i bombardamenti presero di mira i ripetitori televisivi, i nodi telefonici e i primordiali centri di smistamento dati di Belgrado. Una strategia analoga fu applicata nel 2003 durante l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, dove potenti raid aerei distrussero gli hub di telecomunicazione e i server governativi di Baghdad. Un punto di svolta fondamentale si è verificato a Gaza nel maggio 2019, quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rasero al suolo un edificio commerciale che ospitava un&#8217;unità di hacker di Hamas, segnando il primo caso dichiarato in cui un&#8217;offensiva informatica è stata presa di mira con un bombardamento cinetico immediato anziché con un contro-hackeraggio.</p>
<h4>Dai raid russi in Ucraina agli attacchi iraniani nel Golfo Persico, le infrastrutture commerciali a duplice uso diventano obiettivi legittimi</h4>
<p>Il conflitto russo-ucraino (2022-2026) rappresenta il teatro centrale di questa <strong>guerra alle infrastrutture digitali</strong>. Dopo l&#8217;attacco ibrido del febbraio 2022 contro i terminali satellitari Viasat KA-SAT e le torri di trasmissione, nel settembre 2026 le forze russe hanno sferrato una massiccia offensiva con missili e droni su Kiev, colpendo duramente i data center e le sedi degli operatori Kosmonova, MiroHost, Kyivstar, Vodafone Ukraine, UTELS e Datagroup. Il Ministero della Difesa russo ha ufficialmente rivendicato gli attacchi, sostenendo che tali centri fornissero un supporto logistico e operativo diretto e indispensabile alle forze armate ucraine (necessariamente con il supporto della NATO) per colpire la Russia in profondità. Sul fronte opposto, la risposta di Kiev si è concretizzata in attacchi coordinati con droni contro l&#8217;architettura cloud del colosso tecnologico russo Yandex. I bombardamenti hanno colpito e disabilitato i data center di Sasov nella regione di Ryazan, di Kaluga nel parco industriale Grabtsevo (con oltre 3.800 rack di server danneggiati) e di Vladimir nella zona di disponibilità <em>ru-central1-a</em>. Con tre centri su cinque fuori servizio, Yandex è stata costretta a dichiarare lo stato d&#8217;emergenza della piattaforma e ad avvertire i clienti dell&#8217;instabilità dei server, mentre la grave carenza globale di processori e memorie ad alta velocità rischia di far slittare il ripristino completo degli impianti fino al 2028.</p>
<p>Nel contesto mediorientale, il Golfo Persico si è trasformato in uno dei fronti più caldi della militarizzazione del cloud. L&#8217;Iran ha adottato una dottrina bellica esplicita che equipara le infrastrutture informatiche delle multinazionali occidentali a basi militari e raffinerie. Il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell&#8217;Iran ha dichiarato testualmente che <strong>&#8220;in caso di un nuovo conflitto su vasta scala, una parte significativa dei cavi, dei data center, delle strutture di intelligenza artificiale e di altri siti sensibili nella regione verrebbe distrutta&#8221;</strong>. Tramite l&#8217;agenzia Tasnim, legata alle Guardie della Rivoluzione Islamica, Teheran ha diffuso una lista formale di bersagli statunitensi da colpire, citando Amazon, Microsoft, Google, Oracle, IBM, Nvidia e Palantir. Tra marzo e aprile 2026, sciami di droni iraniani e gruppi collegati come <em>Handala</em> hanno attaccato i complessi di data center di Amazon Web Services (AWS) e Oracle in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. Le conseguenze operative sono state devastanti: il 15 settembre 2026 Amazon ha comunicato ufficialmente la <strong>cancellazione irreversibile dei dati</strong> di numerose aziende, provocata dai crolli strutturali e dal successivo allagamento dei server causato dall&#8217;attivazione degli impianti antincendio. Questo episodio ha dimostrato l&#8217;inadeguatezza delle ridondanze commerciali civili e l&#8217;estrema asimmetria del conflitto, in cui droni dal costo di poche migliaia di dollari possono neutralizzare cattedrali tecnologiche da miliardi di dollari capaci di condizionare il 30% del traffico internet globale.</p>
<p>La vulnerabilità fisica si estende anche al di sotto della superficie degli oceani, dove i cavi sottomarini in fibra ottica trasportano oltre il 95% del traffico dati e migliaia di miliardi in transazioni finanziarie giornaliere. Le nazioni e i loro <em>proxy</em> conducono azioni di <strong>guerra in zona grigia (<em>grey-zone warfare</em>)</strong>, operando al di sotto della soglia che innescherebbe una risposta militare aperta. La tattica prevalente consiste nell&#8217;impiegare mercantili o pescherecci che &#8220;accidentalmente&#8221; trascinano le ancore sui fondali per tranciare le dorsali strategiche, come registrato alle isole Matsu a Taiwan e nel Mar Baltico. Inoltre, il traffico viene forzato all&#8217;interno di colli di bottiglia geografici come lo Stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez, dove il sabotaggio prolungato isola interi continenti. Parallelamente, la catena di approvvigionamento viene militarizzata attraverso sondaggi sottomarini a doppio uso per mappare le rotte dei sottomarini e l&#8217;inserimento di <em>backdoor</em> o chip infetti all&#8217;interno dell&#8217;hardware di rete durante la produzione.</p>
<h4 data-path-to-node="0">La distruzione fisica delle infrastrutture di rete ha spinto verso reti fluide, decentralizzate e invisibili</h4>
<p data-path-to-node="1">Di fronte alla dimostrata fragilità dei grandi centri di calcolo monumentali e statici, le dottrine militari e la NATO stanno attuando una drastica riorganizzazione architetturale verso modelli decentralizzati e fluidi. Fino a poco tempo fa, il cuore pulsante delle operazioni militari e logistiche era rappresentato dai grandi data center. Possiamo immaginarli come immensi castelli tecnologici: giganteschi, potentissimi, ma allo stesso tempo statici, impossibili da nascondere e quindi facilissimi da colpire per un missile o un drone nemico. Se il castello crolla, l&#8217;intero esercito rimane cieco e paralizzato. La NATO ha compreso che questa fragilità non è più accettabile. Di conseguenza, la nuova Strategia Digitale della Difesa per gli anni dal 2026 al 2030 ha deciso di smantellare l&#8217;idea del &#8220;castello&#8221; per creare una rete fluida, invisibile e meno facilmente distruttibile.</p>
<p data-path-to-node="2">Il primo grande passo di questa trasformazione è il passaggio da un sistema &#8220;incentrato sulla rete&#8221; a uno &#8220;incentrato sui dati&#8221;. In passato, la logica era: creo una rete chiusa e sicura, e chiunque abbia le chiavi per entrarvi può vedere tutto ciò che vi transita. Oggi questo non basta più, perché le alleanze internazionali sono complesse e i segreti di Stato vanno tutelati. Nasce così il <em>&#8220;Digital Backbone&#8221;</em>, ovvero una sorta di spina dorsale digitale che unisce tutti i Paesi alleati. Il suo segreto si chiama &#8220;condivisione senza resa&#8221;: i Paesi della NATO possono collaborare sullo stesso sistema senza dover consegnare i propri segreti militari agli alleati. Come è possibile? Attraverso &#8220;lucchetti intelligenti&#8221; applicati non più alla porta d&#8217;ingresso della rete, ma al singolo dato. Ogni documento o informazione è protetto da un sistema che verifica all&#8217;istante chi lo sta richiedendo: controlla la nazionalità dell&#8217;utente, il suo grado, le sue autorizzazioni e le regole dettate da chi ha creato quel file. È come se, all&#8217;interno di una gigantesca biblioteca condivisa, i libri diventassero trasparenti o illeggibili a seconda di chi li prenda in mano in quel momento.</p>
<p data-path-to-node="3">Ma come si porta questa tecnologia sul campo di battaglia vero e proprio, in mezzo al fango e alle esplosioni? Qui entra in gioco <em>l&#8217;Edge Computing</em>, che letteralmente significa &#8220;calcolo all&#8217;estremità&#8221;. Invece di raccogliere le informazioni da un drone e mandarle a un computer lontano migliaia di chilometri per farle analizzare, si dota il drone stesso, o il carro armato, o il mezzo logistico, di un &#8220;cervello&#8221; elettronico capace di elaborare i dati sul posto. Le decisioni vengono prese in millesimi di secondo direttamente sulla linea del fronte.</p>
<p data-path-to-node="4">Tutto questo &#8220;ragionare sul campo&#8221; ha bisogno di una via di comunicazione istantanea per coordinarsi. <strong>Per questo si usano le reti 5G Tattiche, reti cellulari militari, invisibili ai radar civili</strong>, portate direttamente nei teatri operativi. Il Progetto Pilota 5, sperimentato dalla Spagna nella base di Lešť in Slovacchia, ha dimostrato proprio questo, utilizzando un concetto affascinante: l&#8217;architettura a maglia auto-rigenerante. Immaginate l&#8217;acqua che scorre lungo un pendio; se mettete un grosso masso in mezzo, l&#8217;acqua non si ferma, ma trova all&#8217;istante una via alternativa per aggirarlo e continuare a scendere. La rete auto-rigenerante fa esattamente la stessa cosa con i dati. Se un missile distrugge un&#8217;antenna, o se il nemico usa potenti disturbatori elettronici (jammer) per accecare un nodo della rete, il sistema se ne accorge in una frazione di secondo e reindirizza tutto il traffico dati verso altri nodi ancora funzionanti. La comunicazione non si interrompe mai&#8230;</p>
<p data-path-to-node="5">Naturalmente, per supportare questo enorme flusso di calcolo, serve comunque una potenza che i piccoli computer sui mezzi non possono garantire da soli. La soluzione sta nei <strong>Data Center Trasportabili</strong>, come quelli <strong>sviluppati dall&#8217;azienda italiana Italtel</strong>. Si tratta di veri e propri &#8220;cervelli in scatola&#8221;: container standardizzati, corazzati, che sembrano normali casse da carico ma contengono server potentissimi. Possono essere caricati su un aereo o un camion, scaricati in mezzo al deserto o in una foresta, accesi in poche ore e spostati il giorno dopo, rendendo impossibile per il nemico avere un bersaglio fisso da colpire.</p>
<p data-path-to-node="6">Infine, c&#8217;è il livello più alto e strategico, quello dei comandi generali. Per garantire che l&#8217;intera architettura della NATO continui a funzionare anche durante un&#8217;apocalisse cibernetica o un bombardamento su vasta scala, è stato firmato il maxi-contratto da duecento milioni di euro con Leonardo e Accenture. Il loro compito è costruire il <em>Protected Business Network</em>, ovvero <strong>una &#8220;nuvola&#8221; (multi-cloud) corazzata e distribuita a livello globale</strong>. I dati più critici e classificati dell&#8217;Alleanza non risiederanno più in un singolo luogo fisico, ma saranno frammentati, criptati e replicati su innumerevoli server sparsi per il mondo. Anche se un&#8217;intera nazione dovesse subire un attacco informatico devastante o la distruzione fisica delle proprie infrastrutture, il sistema generale continuerebbe a operare senza esitazioni, garantendo che i rifornimenti e gli ordini continuino ad arrivare esattamente dove e quando servono.</p>
<p data-path-to-node="6">FONTI</p>
<div id="model-response-message-contentr_a8f7e251ef3c4f81" class="markdown markdown-main-panel md-content enable-luminous-fast-follows enable-updated-hr-color stronger" dir="ltr" aria-busy="false" aria-live="polite">
<div><b data-path-to-node="0,0,0" data-index-in-node="0">NATO Communications and Information Agency (NCIA):</b> Fonte primaria per i comunicati ufficiali e i dettagli tecnici sui contratti di potenziamento cloud dell&#8217;Alleanza, inclusi gli accordi per il Protected Business Network (PBN) con partner industriali come Leonardo e Accenture.</div>
<div><b data-path-to-node="0,1,0" data-index-in-node="0">NATO Allied Command Transformation (ACT):</b> Ente di riferimento per i documenti strategici sulla transizione da un modello &#8220;net-centric&#8221; a uno &#8220;data-centric&#8221; (Digital Transformation vision al 2030) e per lo sviluppo del Digital Backbone alleato.</div>
<div><b data-path-to-node="0,2,0" data-index-in-node="0">Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR):</b> Autorità massima per l&#8217;interpretazione del Diritto Internazionale Umanitario. I suoi dossier e position paper sul cyber warfare chiariscono l&#8217;applicazione dell&#8217;Articolo 52 della Convenzione di Ginevra sulle infrastrutture civili &#8220;dual-use&#8221; e la perdita di protezione per gli hyperscaler commerciali.</div>
<div><b data-path-to-node="0,3,0" data-index-in-node="0">NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCDCOE):</b> Il centro di eccellenza di Tallinn è la fonte istituzionale più autorevole per l&#8217;analisi giuridica e militare della &#8220;convergenza cinetico-cibernetica&#8221; (es. il Manuale di Tallinn applicato agli attacchi fisici su infrastrutture digitali).</div>
<div><b data-path-to-node="0,4,0" data-index-in-node="0">Ministero della Difesa (Spagna) e NATO Multinational Battlegroup Slovakia:</b> Fonti ufficiali per i report operativi, i test sul campo e le specifiche del Progetto Pilota 5 (PP5) relativo all&#8217;impiego del 5G tattico nella base di Lešť.</div>
<div><b data-path-to-node="0,5,0" data-index-in-node="0">Center for Strategic and International Studies (CSIS) / Royal United Services Institute (RUSI):</b> I think tank più influenti a livello globale per l&#8217;analisi tattica indipendente. Pubblicano report dettagliati sugli attacchi alle infrastrutture critiche in teatri specifici, come la guerra russo-ucraina e la militarizzazione del Golfo Persico da parte dell&#8217;Iran.</div>
<div><b data-path-to-node="0,6,0" data-index-in-node="0">Dipartimento della Difesa USA (DoD) e UK Ministry of Defence:</b> I rispettivi portali istituzionali (come la &#8220;Digital Strategy for Defence&#8221;) offrono i testi integrali delle dottrine di modernizzazione, dell&#8217;edge computing e dell&#8217;integrazione di sistemi IA commerciali (Project Maven, JWCC) nelle reti militari.</div>
</div>
<div></div>
<div>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/">LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/">Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L’INTERA CITTÀ DI TORINO</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='I DATA CENTER COME NUOVO FRONTE DELLA GUERRA. LA HYPERWAR' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/11/i-data-center-come-nuovo-fronte-della-guerra-la-hyperwar/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19367</post-id>	</item>
		<item>
		<title>LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 10:17:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[economiadigitale]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[ARERA]]></category>
		<category><![CDATA[Caro Bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Caselle Torinese]]></category>
		<category><![CDATA[Congestione di Rete]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Contratti per differenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dispacciamento]]></category>
		<category><![CDATA[GME]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture energetiche]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato Elettrico]]></category>
		<category><![CDATA[Oneri di sistema]]></category>
		<category><![CDATA[PPA]]></category>
		<category><![CDATA[Prezzo dell'Energia]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo marginale]]></category>
		<category><![CDATA[rete elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione Energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Terna]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19351</guid>

					<description><![CDATA[Come si forma il prezzo dell’elettricità e perché i data center possono incrementarlo in modo brutale Il progetto di Data Center a Caselle Torinese di 250 MegaWatt di potenza comporterebbe un consumo di 2,19 Terawatt di energia elettrica, praticamente l&#8217;equivalente del fabbisogno di energia elettrica della città di Torino. Per capire che cosa può succedere&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1"><b>Come si forma il prezzo dell’elettricità e perché i data center possono incrementarlo in modo brutale </b></h2>
<p class="p1">Il progetto di Data Center a Caselle Torinese di 250 MegaWatt di potenza comporterebbe un consumo di 2,19 Terawatt di energia elettrica, praticamente l&#8217;equivalente del fabbisogno di energia elettrica della città di Torino.</p>
<p class="p1">Per capire che cosa può succedere quando decine di nuovi data center si collegano alla rete elettrica italiana bisogna prima capire una cosa apparentemente semplice, ma che spesso viene raccontata in modo troppo complicato: <b>come si forma il prezzo dell’energia elettrica che paghiamo in bolletta</b>.</p>
<p class="p1">L’elettricità non è ancora come un’automobile che può essere prodotta oggi, immagazzinata in un magazzino e venduta domani. Per la maggior parte del tempo deve essere prodotta esattamente nel momento in cui viene consumata. In ogni istante Terna deve quindi mantenere in equilibrio la quantità di energia immessa nella rete e quella prelevata da famiglie, imprese, treni, industrie e, sempre più, data center.</p>
<p class="p1">È questo equilibrio continuo fra domanda e offerta che sta alla base del funzionamento del mercato elettrico.</p>
<p class="p1">Ogni giorno, nel Mercato del Giorno Prima gestito dal Gestore dei Mercati Energetici, i produttori presentano le loro offerte per vendere elettricità nelle ore del giorno successivo. Le offerte vengono ordinate partendo, in linea generale, da quelle economicamente più convenienti. Il mercato accetta progressivamente le offerte fino a quando viene raggiunta la quantità di energia richiesta. L’ultima offerta necessaria per soddisfare la domanda determina il cosiddetto <b>prezzo marginale</b>: tutte le offerte accettate in quella zona e in quella determinata ora vengono valorizzate sulla base di quel prezzo. È il meccanismo del <i>market clearing price</i> descritto dal GME. (<a href="https://gme.mercatoelettrico.org/it-it/Home/Glossario/?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">GME Mercato Elettrico</span></a>)</p>
<p class="p1">È qui che si trova una delle chiavi per comprendere il rapporto fra data center e prezzo dell’elettricità.</p>
<p class="p1">Immaginiamo una determinata ora della giornata. Una parte dell’elettricità viene prodotta da impianti fotovoltaici ed eolici, che hanno costi marginali molto bassi: una volta costruito l’impianto, il sole e il vento non devono essere acquistati. Possono poi entrare in gioco impianti idroelettrici, altri impianti rinnovabili e impianti termoelettrici. Fra questi ultimi il gas naturale ha ancora un ruolo molto importante nel sistema elettrico italiano.</p>
<p class="p1">Supponiamo che, in quella determinata ora, la domanda sia di 40 gigawatt. Il mercato utilizzerà prima l’energia disponibile a costi marginali più bassi. Se però la domanda cresce fino a 45 gigawatt, potrebbe essere necessario chiamare in funzione un impianto più costoso. Se per soddisfare quei cinque gigawatt supplementari occorre utilizzare una centrale a gas, il prezzo marginale dell’ora può essere determinato dall’offerta di quell’impianto.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel mercato all&#8217;ingrosso, il prezzo dell&#8217;elettricità può quindi essere determinato da una centrale a gas, anche quando una parte dell&#8217;energia acquistata proviene da impianti fotovoltaici con costi marginali molto bassi. Il ricavo effettivo dei produttori rinnovabili, tuttavia, dipende anche dagli eventuali contratti per differenza, dai contratti di acquisto a lungo termine e dagli altri meccanismi di incentivazione. Questi strumenti possono stabilizzare la remunerazione del produttore, ma non impediscono di per sé che un aumento della domanda faccia salire il prezzo all&#8217;ingrosso.(vedi scheda)</span></p>
<p class="p1">Il risultato può sembrare paradossale: <b>un impianto fotovoltaico che produce elettricità a costo marginale quasi nullo può essere remunerato, in quella stessa ora, a un prezzo determinato da una centrale a gas molto più costosa.</b></p>
<p class="p1">Questo è uno dei motivi per cui il prezzo dell’elettricità italiana rimane fortemente influenzato dal prezzo del gas, anche quando una parte dell’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili.</p>
<p class="p1">Ma c’è un’altra caratteristica fondamentale del mercato italiano. Il prezzo non è necessariamente identico in tutta Italia. Il sistema è diviso in zone e, quando la rete non riesce a trasferire tutta l’elettricità disponibile da una zona all’altra, <span style="color: #ff0000;"><strong>possono formarsi prezzi zonali differenti</strong></span>. Il GME spiega che il prezzo di equilibrio può quindi essere diverso nelle diverse zone quando esistono vincoli di trasmissione. (<a href="https://gme.mercatoelettrico.org/it-it/Home/Glossario/?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">GME Mercato Elettrico</span></a>)</p>
<p class="p1">Questo particolare diventa molto importante quando arrivano grandi consumatori come i Data Center, concentrati geograficamente.</p>
<p class="p1">Un data center non è infatti un normale consumatore elettrico. Un grande centro di elaborazione dati può richiedere decine, centinaia di megawatt e, nel caso dei progetti più grandi, una potenza ancora superiore. <strong>Inoltre deve funzionare in modo continuativo</strong>. I server non possono semplicemente spegnersi perché in una certa ora l’elettricità costa troppo.</p>
<p class="p1">Ed è proprio questa caratteristica a distinguere un data center da molti altri consumatori.</p>
<p class="p1">Se una nuova industria decide di consumare molta energia elettrica, la domanda nazionale aumenta. <span style="color: #ff0000;"><strong>Se invece molti grandi data center si concentrano nella stessa area geografica, può aumentare contemporaneamente la domanda locale e la pressione sulla rete di quella zona</strong></span>.</p>
<p class="p1">È una differenza decisiva.</p>
<p class="p1">La Banca d’Italia, in uno studio pubblicato nel giugno 2026, ha analizzato proprio questo fenomeno. La conclusione è molto prudente ma significativa: il consumo complessivo dei data center può essere ancora relativamente contenuto rispetto alla domanda elettrica totale, ma <b>in alcune aree la loro incidenza sulla domanda locale può diventare significativa, con potenziali effetti sui prezzi dell’elettricità e rischi di congestione delle reti</b>. (<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2026-1014/index.html?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">Banca d’Italia</span></a>). La Banca d’Italia, analizzando l’espansione internazionale dei data center, osserva che il loro consumo complessivo seppure rimanesse relativamente contenuto rispetto alla domanda elettrica totale, ma che <b>la concentrazione geografica può produrre effetti significativi sui prezzi locali e sulla congestione della rete</b>.</p>
<p class="p1">Ed è esattamente ciò che sta cominciando ad emergere in Italia.</p>
<p class="p1">Al 21 agosto 2026 risultavano a Terna 531 richieste di connessione alla rete per nuovi data center, per una potenza complessiva di <b>95,38 gigawatt</b> (attualmente hanno superato i 100). È una cifra enorme: quasi il doppio del massimo assorbimento contemporaneo registrato dalla rete italiana nel 2026, che è stato di circa 58 gigawatt. Ma bisogna fare molta attenzione a non confondere le richieste di connessione con i data center che saranno realmente costruiti. ARERA sottolinea esplicitamente che una parte consistente delle richieste non arriverà alla realizzazione.</p>
<p class="p1">Il numero di 95,38 gigawatt, quindi, <b>non significa che l’Italia stia per consumare altri 95 gigawatt di elettricità</b>. <span class="s1">Delle centinaia di pratiche registrate, Terna prevede che la capacità effettivamente installata ed entrata in esercizio entro il 2030 sarà compresa solo tra </span><span class="s2">1,5 e 2 GW</span><span class="s1"> in totale su tutto il territorio nazionale.</span><span class="s3"> </span></p>
<p class="p1">Significa però qualcosa di altrettanto interessante: esiste una pressione potenziale sulla rete di dimensioni mai viste prima e una parte enorme di questa pressione è concentrata in alcune aree del Paese. Altreconomia aveva già segnalato nell’ottobre 2025 che le richieste di connessione per Data Center avevano superato i 55 gigawatt e che la concentrazione delle richieste poneva problemi di saturazione della rete, oltre ad alimentare fenomeni speculativi sui terreni. (<a href="https://altreconomia.it/il-mercato-italiano-dei-data-center-e-a-un-bivio-tra-bolla-speculativa-e-consumi-fuori-scala/?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">Altreconomia</span></a>)</p>
<p class="p1">A questo punto possiamo capire il primo possibile effetto dei Data Center sul prezzo dell’elettricità.</p>
<p class="p1"><b>Se la domanda cresce più rapidamente della capacità produttiva disponibile nelle ore e nelle zone interessate, per soddisfarla possono essere chiamati a contribuire alla richiesta supplementare impianti più costosi. Se l’impianto marginale necessario a soddisfare la domanda è una centrale a gas, il prezzo all’ingrosso può aumentare.</b></p>
<p class="p1">Non è una previsione secondo cui ogni nuovo data center farà automaticamente aumentare la bolletta degli italiani. È il funzionamento stesso del mercato elettrico che rende possibile questo effetto.</p>
<p class="p1">Ed è importante sottolineare una cosa: <b>non serve che il data center consumi direttamente elettricità prodotta dal gas perché possa avere questo effetto sul mercato</b>.</p>
<p class="p1">Supponiamo che un data center dichiari di acquistare energia rinnovabile attraverso un contratto di fornitura o un PPA. Questo può significare che, sul piano commerciale, il suo consumo è associato a una determinata quantità di energia rinnovabile. Ma fisicamente il data center continua a prelevare elettricità dalla rete e la rete deve garantire in ogni momento l’equilibrio fra domanda e offerta.</p>
<p class="p1">Se in una certa ora la produzione rinnovabile disponibile non è sufficiente a coprire tutta la domanda, occorre comunque trovare l’energia mancante.</p>
<p class="p1">Il problema, dunque, non è semplicemente <b>da quale impianto compra formalmente l’elettricità il data center</b>, ma quale sia l’effetto del suo prelievo sulla domanda complessiva e sul funzionamento del sistema!</p>
<p>Si consideri inoltre che poiché il fotovoltaico non produce di notte, per alimentare 250 MW continui, come nel caso di Caselle Torinese, servirebbero sistemi BESS di proporzioni gigantesche. Chi ne sosterrà il costo? D&#8217;altronde se non ci saranno abbastanza BESS, la rete sarà fisicamente costretta ad accendere il turbogas notturno, alzando il prezzo&#8230; marginale.</p>
<p class="p1">Esiste poi un secondo effetto, meno visibile nella bolletta ma altrettanto importante: <strong>quello sulla rete elettrica</strong>.</p>
<p class="p1">Un data center di grandi dimensioni non può essere collegato semplicemente a una linea esistente come una normale utenza. Occorrono infrastrutture adeguate, stazioni elettriche, trasformatori e, quando necessario, potenziamenti della rete di trasmissione.</p>
<p class="p1">ARERA chiarisce che la bolletta comprende, oltre al costo dell’energia, anche le componenti relative al trasporto, alla distribuzione, alla misura, al dispacciamento e agli oneri generali di sistema. (<a href="https://www.arera.it/bolletta/bolletta-dellelettricita/lo-scontrino-dellenergia?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">Arera</span></a>)</p>
<p class="p1">Qui emerge una questione che merita particolare attenzione.</p>
<p class="p1"><span style="color: #ff0000;"><strong>Quando viene realizzata una nuova infrastruttura elettrica destinata a rendere possibile una connessione, una parte dei costi può essere sostenuta direttamente dal soggetto che richiede la connessione. Ma una parte dei costi della rete di trasmissione e dei suoi potenziamenti viene recuperata attraverso il sistema tariffario e quindi, direttamente o indirettamente, ricade sull’insieme degli utenti della rete</strong></span> (vedi Nota 1)</p>
<p class="p1">Questo significa che il problema non può essere ridotto alla domanda: <b>«Il data center paga la propria bolletta?»</b></p>
<p class="p1">La domanda corretta è molto più ampia: <b>«Quanto costa al sistema elettrico rendere possibile quella nuova domanda e chi sostiene quel costo?»</b></p>
<p class="p1">La differenza è sostanziale.</p>
<p class="p1">Un data center può infatti pagare regolarmente l’elettricità che consuma e, nello stesso tempo, generare la necessità di nuove infrastrutture elettriche e di rete che devono essere finanziate e mantenute dal sistema.</p>
<p class="p1">E c’è un’altra conseguenza.</p>
<p class="p1">La rete elettrica non è infinita. La capacità di trasmissione disponibile in una determinata area è una risorsa fisica limitata. Se una grande quantità di nuova domanda viene concentrata in un territorio, quella capacità deve essere aumentata oppure bisogna trasferire l’energia da altre zone. Se la rete è congestionata, il sistema può essere costretto a utilizzare impianti più costosi o a ricorrere al ridispacciamento per mantenere l’equilibrio e la sicurezza della rete.</p>
<p class="p1">In altre parole, <span style="color: #ff0000;"><b>anche la rete ha un costo economico e il costo della rete finisce nella bolletta</b>!</span></p>
<p class="p1">ARERA distingue infatti chiaramente nella bolletta la spesa per l’acquisto dell’energia dalla spesa per i servizi di rete e dagli oneri generali. Il prezzo che vede il consumatore alla fine non è quindi semplicemente «il prezzo dell’elettricità». È la somma di componenti differenti. (<a href="https://www.arera.it/bolletta/bolletta-dellelettricita/come-e-fatta-la-bolletta?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">Arera</span></a>)</p>
<p class="p1">La componente relativa all’energia comprende a sua volta l’acquisto dell’elettricità, il dispacciamento e la commercializzazione. ARERA definisce il dispacciamento come il servizio necessario a garantire in ogni istante l’equilibrio fra domanda e offerta. (<a href="https://www.arera.it/bolletta/glossario-dei-termini/dettaglio/spesa-per-la-materia-energia?utm_source=chatgpt.com"><span class="s1">Arera</span></a>)</p>
<p class="p1">Il <b>dispacciamento è quindi il controllo e la regolazione della produzione e dei flussi di energia elettrica per mantenere stabile e sicura la rete</b>. Nella bolletta la voce <b>&#8220;oneri di dispacciamento&#8221;</b> o <b>&#8220;corrispettivo di dispacciamento&#8221;</b> indica i costi sostenuti per queste attività di gestione e sicurezza della rete elettrica. Non è il costo dell&#8217;energia consumata, ma del servizio necessario per far arrivare l&#8217;elettricità in modo affidabile e continuo.</p>
<p class="p1">Possiamo quindi immaginare la bolletta come il risultato di diversi livelli che si sommano.</p>
<p class="p1">C’è innanzitutto il costo dell’energia acquistata sul mercato. Poi ci sono i costi necessari per trasportarla e distribuirla attraverso la rete. Ci sono i costi dei servizi necessari a mantenere il sistema elettrico in equilibrio e sicuro. Ci sono gli oneri generali di sistema. Infine ci sono le imposte.</p>
<p class="p1">È importante ricordarlo perché un aumento dei consumi dei data center può agire su più di uno di questi livelli.</p>
<p class="p1"><span style="color: #ff0000;"><em>Può influire sul prezzo dell’energia all’ingrosso aumentando la domanda nelle ore in cui il sistema è più sotto pressione</em>. <em>Può rendere necessari investimenti di potenziamento e stabilizzazione della rete</em>. <em>Può aumentare la necessità di servizi di bilanciamento e di gestione del sistema. E può modificare gli equilibri territoriali fra produzione e consumo.</em></span></p>
<p class="p1">Non significa che tutti questi effetti si traducano automaticamente e <em>immediatamente</em> in una bolletta domestica più alta. Il sistema tariffario può distribuire i costi nel tempo e fra categorie diverse di consumatori. Inoltre la crescita della domanda potrà essere accompagnata dalla costruzione di nuovi impianti rinnovabili, da impianti BESS di accumulo, da nuove interconnessioni e da altre infrastrutture che aumenterebbero l’offerta e ridurrebbero alcuni degli effetti negativi.</p>
<p class="p1">Ma proprio per questo il problema deve essere osservato nella sua interezza.</p>
<p class="p1">C’è infatti un’ultima questione che potrebbe diventare decisiva nei prossimi anni: <b>quanto velocemente riusciremo ad aggiungere nuova domanda e quanto velocemente riusciremo ad aggiungere nuova produzione e nuova rete? E a quale prezzo?</b></p>
<p class="p1">Se i data center crescono rapidamente mentre la nuova capacità rinnovabile e le infrastrutture di rete crescono più lentamente, il sistema può trovarsi nella condizione di dover soddisfare una domanda aggiuntiva utilizzando più frequentemente le risorse già disponibili, comprese quelle termoelettriche.</p>
<p class="p1">Se invece la crescita dei data center viene accompagnata da nuova produzione rinnovabile (si ipotizza anche da fonte nucleare -SMR), sistemi di accumulo, potenziamento delle reti e soprattutto da una maggiore flessibilità dei consumi, l’effetto può essere diverso.</p>
<p class="p1"><b>I data center introducono nel sistema elettrico una domanda enorme, concentrata e in larga misura continua. Se questa domanda cresce più rapidamente della produzione e della rete necessarie a sostenerla, può esercitare una pressione verso l’alto sul prezzo dell’energia e generare nuovi costi infrastrutturali. Se invece viene accompagnata da nuova produzione, accumulo, rete e flessibilità, una parte di questa pressione può essere assorbita ma a costo di una ulteriore colonizzazione energetica con impianti industriali di rinnovabili.</b></p>
<p class="p1">Un data center non è soltanto un edificio pieno di computer.</p>
<p class="p1">È una nuova grande fabbrica di domanda elettrica.</p>
<p class="p1">E quando una nuova fabbrica di domanda elettrica delle dimensioni di una grande città industriale entra in un sistema nel quale la produzione, la rete e i consumi devono essere continuamente equilibrati, non cambia soltanto la quantità di elettricità consumata.</p>
<p class="p1"><b>Può cambiare anche il modo in cui il sistema produce, trasporta, distribuisce e valorizza l’elettricità.</b></p>
<p class="p1">Ed è proprio attraverso questi passaggi, spesso invisibili nella bolletta del cittadino, che una parte del costo della nuova economia dei data center può finire per essere sostenuta non soltanto da chi possiede i server, ma dall’intero sistema elettrico e quindi dai cittadini italiani.</p>
<p class="p1">Nota 1<br />
<b>Se l’opera di rete necessaria per collegare un data center costa 100 milioni di euro, il contributo previsto per la connessione è, in linea generale, 50 milioni a carico del richiedente e 50 milioni vengono recuperati attraverso il sistema tariffario della rete.</b></p>
<p class="p1">Ma quei 50 milioni non vengono necessariamente «addebitati domani nella bolletta» agli utenti. Entrano nella regolazione economica della rete e nei costi riconosciuti ai gestori, che vengono poi recuperati attraverso le tariffe di trasmissione, distribuzione ecc. ARERA conferma che la tariffa di trasmissione copre i costi del trasporto sulla rete nazionale ed è applicata ai clienti finali secondo la struttura tariffaria prevista.</p>
<p class="p1">Ma c’è una distinzione ancora più importante</p>
<p class="p1">Non tutto ciò che serve fisicamente per alimentare un data center rientra necessariamente in quel 50%.</p>
<p class="p1">Bisogna distinguere fra <b>impianti di utenza</b>, che servono specificamente il cliente, e <b>impianti di rete</b>, che possono entrare a far parte della rete utilizzabile dal sistema.</p>
<p class="p1">Se un’opera è specificamente destinata al data center e non è suscettibile di essere utilizzata da altri utenti, ARERA prevede che <b>i costi di realizzazione e gestione rimangano a carico del soggetto richiedente</b>.</p>
<p class="p1">Viceversa, quando si tratta di infrastrutture che entrano nella rete e vengono utilizzate dal sistema, il loro costo viene trattato secondo la regolazione tariffaria.</p>
<p class="p1"><b>Non possiamo quindi affermare semplicemente che i data center pagano metà della rete e l’altra metà la pagano gli italiani</b> ma che <b>per una connessione in alta tensione, la regolazione prevede in generale che il richiedente sostenga il 50% del costo degli impianti di rete per la connessione, mentre la restante quota entra nella regolazione tariffaria della rete. Questo significa che una parte del costo dell’infrastruttura necessaria alla nuova grande utenza può essere trasferita al sistema elettrico nel suo complesso, anziché essere interamente sostenuta dal soggetto che genera la nuova domanda.</b></p>
<p>I vecchi data center per l&#8217;hosting di siti web o cloud storage avevano consumi variabili ma assai contenuti. Le nuove infrastrutture per l&#8217;addestramento massivo dell&#8217;Intelligenza Artificiale spingono i server costantemente al 100% delle loro capacità termiche ed elettriche. L&#8217;uso potenziale di questa potenza di calcolo (inclusi i rischi legati alle tecnologie <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="504">dual-use</i> civili/militari) rende ancora più urgente chiedersi se il sistema elettrico nazionale debba farsi carico, anche solo in parte, dei costi di queste &#8220;colonizzazioni energetiche e digitali&#8221;.</p>
<p class="p1">Nota 2<br />
Gli <b>oneri generali di sistema</b> sono importi stabiliti dall&#8217;<b>ARERA</b> che finanziano attività di interesse generale del sistema energetico nazionale. Dal 2018, nella bolletta elettrica sono raggruppati in due grandi componenti: <b>ASOS</b> e <b>ARIM</b>.</p>
<p class="p1"><b>1. ASOS</b></p>
<p class="p1">(<b>A</b> sostegno delle fonti rinnovabili e della cogenerazione)</p>
<p class="p1">Serve principalmente a finanziare:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili;</li>
<li class="li1">incentivi alla cogenerazione ad alto rendimento;</li>
<li class="li1">alcune agevolazioni previste per le imprese ad alto consumo energetico.</li>
</ul>
<p class="p1"><b>2. ARIM</b></p>
<p class="p1">(<b>A</b>ltri <b>R</b>imanenti <b>I</b>nterventi di <b>M</b>isura generale)</p>
<p class="p1">Include il finanziamento di diversi costi del sistema elettrico, tra cui:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">bonus sociali per le famiglie economicamente svantaggiate;</li>
<li class="li1">agevolazioni tariffarie per alcuni utenti del sistema;</li>
<li class="li1">copertura di costi derivanti da vecchi interventi normativi del settore elettrico;</li>
<li class="li1">integrazioni e compensazioni previste dalla regolazione energetica nazionale.</li>
</ul>
<p class="p1"><b>Storicamente, cosa hanno finanziato gli oneri di sistema?</b></p>
<p class="p1">Negli anni gli oneri hanno coperto anche:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li1">incentivi alle energie rinnovabili;</li>
<li class="li1">smantellamento degli impianti nucleari dismessi;</li>
<li class="li1">ricerca di sistema nel settore elettrico;</li>
<li class="li1">bonus sociali;</li>
<li class="li1">agevolazioni alle imprese energivore</li>
</ul>
<p>SCHEDA<br />
<span class="s1">Bisogna distinguere il prezzo al quale l&#8217;elettricità viene scambiata sul mercato e il ricavo che il produttore ottiene effettivamente dopo aver applicato il proprio contratto.</span></p>
<p class="p2"><span class="s2">Che cosa succede nei diversi casi?</span></p>
<p class="p1"><em><span class="s3">Un impianto senza prezzo garantito.</span></em><span class="s1"> Un grande parco fotovoltaico che vende la propria produzione sul mercato spot riceve, in linea generale, il prezzo zonale dell&#8217;elettricità nelle ore in cui immette energia. Se in quelle ore il prezzo è influenzato da una centrale a gas, anche il ricavo del parco può essere elevato, salvo altri costi e accordi.</span></p>
<p class="p1"><em><span class="s3">Nel caso di un impianto con un contratto per differenza (CfD)</span></em><span class="s1"><em> il discorso cambia</em>. Il contratto stabilisce un prezzo di riferimento, detto anche </span><em><span class="s4">strike price</span></em><span class="s1">. Se il prezzo di mercato è inferiore a quello concordato, il produttore riceve normalmente una compensazione; se è superiore, restituisce la differenza, secondo le condizioni del contratto. Il meccanismo può quindi stabilizzare il ricavo del produttore, ma non modifica automaticamente il prezzo formato sul mercato all&#8217;ingrosso. Il sistema italiano FER X, per esempio, prevede specifici meccanismi di sostegno alle rinnovabili, con regole differenti secondo la taglia dell&#8217;impianto e la modalità di accesso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s3">Un impianto con un PPA.</span><span class="s1"> Un contratto di acquisto a lungo termine fra produttore e acquirente può fissare un prezzo o stabilire una formula concordata. Anche in questo caso, però, il prezzo contrattuale fra le parti non coincide necessariamente con quello che si forma ogni ora sul mercato elettrico. </span><span class="s1">Un </span><span class="s2">PPA</span><span class="s1"> è infatti un </span><span class="s3">Power <em>Purchase Agreement</em></span><span class="s1">, cioè un </span><span class="s2">contratto di acquisto di energia elettrica stipulato direttamente tra un produttore e un acquirente, generalmente per un periodo medio-lungo</span><span class="s1">. </span><span class="s1">Nel nostro caso, per esempio, un produttore di energia solare può accordarsi con un’azienda &#8211; magari proprio un gestore di data center &#8211; per vendergli l’elettricità prodotta dal proprio impianto a un certo prezzo e secondo condizioni stabiliti nel contratto. </span><span class="s1">Il PPA può prevedere un prezzo fisso, un prezzo indicizzato al mercato oppure formule miste. La durata può essere di diversi anni.</span></p>
<p class="p2"><span class="s2">E allora i data center possono comunque far salire il prezzo?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sì, possono. Il punto è che il prezzo all&#8217;ingrosso si forma sulla base dell&#8217;equilibrio fra domanda e offerta, mentre i contratti per differenza e i PPA disciplinano la remunerazione di specifici quantitativi di energia.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Facciamo un esempio semplice. Un parco fotovoltaico ha un CfD a 70 euro per MWh. In una certa ora il prezzo di mercato sale a 100 euro per MWh perché serve una centrale a gas per soddisfare tutta la domanda. Il parco fotovoltaico può dover restituire la differenza di 30 euro per MWh secondo le regole del proprio contratto, mantenendo così una remunerazione vicina al prezzo concordato. Ma il prezzo di mercato resta 100 euro per MWh: non diventa automaticamente 70.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Se i data center aumentano la domanda e contribuiscono a far salire il prezzo marginale, il CfD può quindi proteggere il produttore dalle oscillazioni del mercato, ma non impedisce necessariamente che aumenti il costo dell&#8217;energia acquistata da altri operatori</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C&#8217;è una precisazione ulteriore: non tutti i contratti per differenza funzionano allo stesso modo, e non tutti gli impianti rinnovabili italiani sono remunerati attraverso un CfD. Per questo sarebbe sbagliato generalizzare il prezzo effettivamente incassato da tutti i produttori.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un PPA può offrire al produttore una maggiore certezza sui ricavi e all’acquirente una maggiore stabilità dei costi. Ma attenzione: </span><span class="s2">non significa necessariamente che il data center riceva fisicamente, in ogni momento, l’elettricità proveniente da quell’impianto, né che sia immune dagli aumenti del prezzo dell’energia sul mercato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Immaginiamo, per esempio, che un data center sottoscriva un PPA con un produttore fotovoltaico a 60 euro per megawattora. Se il prezzo all’ingrosso sale a 100 euro, il contratto può tutelare le parti secondo le condizioni concordate. Ma l’effetto economico effettivo dipende dalla struttura del PPA e da come viene gestita l’energia acquistata o venduta sul mercato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">C’è poi una distinzione importante rispetto al </span><span class="s2">contratto per differenza (CfD)</span><span class="s1">: il PPA è normalmente un accordo commerciale tra produttore e acquirente; il CfD è un meccanismo di regolazione economica basato sul confronto tra un prezzo di riferimento e un prezzo di mercato, spesso previsto nell’ambito di un sistema di sostegno pubblico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In pratica, un data center può stipulare un PPA per procurarsi energia rinnovabile a condizioni concordate, ma questo </span><span class="s2">non elimina automaticamente il suo impatto sulla domanda elettrica complessiva e sul prezzo all’ingrosso</span><span class="s1">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/">Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L’INTERA CITTÀ DI TORINO</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='LA DOMANDA DI ENERGIA DEI DATA CENTER FARÀ AUMENTARE LA BOLLETTA DI TUTTI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/10/la-domanda-di-energia-dei-data-center-fara-aumentare-la-bolletta-di-tutti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19351</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#8217;INTERA CITTÀ DI TORINO</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Aree ATA]]></category>
		<category><![CDATA[Caselle Torinese]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo di Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center Hyperscale]]></category>
		<category><![CDATA[dual use]]></category>
		<category><![CDATA[Esproprio]]></category>
		<category><![CDATA[Hines]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Opposizione cittadina]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica utilità]]></category>
		<category><![CDATA[Rischio industriale]]></category>
		<category><![CDATA[SATAC]]></category>
		<category><![CDATA[Terna]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19313</guid>

					<description><![CDATA[Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del &#8220;dual-use&#8221; militare e la difficile battaglia democratica per difendere il territorio e fermarne l&#8217;esproprio A Caselle Torinese si sta consumando una trasformazione urbanistica con pesanti ricadute territoriali. Dietro la narrazione patinata della trasformazione digitale, della &#8220;smart city&#8221;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del &#8220;dual-use&#8221; militare e la difficile battaglia democratica per difendere il territorio e fermarne l&#8217;esproprio</h2>
<p class="p1">A Caselle Torinese si sta consumando una trasformazione urbanistica con pesanti ricadute territoriali. Dietro la narrazione patinata della trasformazione digitale, della &#8220;smart city&#8221; e del progresso tecnologico, sul comune di Caselle sta per abbattersi una delle più imponenti operazioni di servitù industriale, energetica e ambientale della storia del Canavese e dell&#8217;intera provincia di Torino.</p>
<p class="p1">Con l&#8217;adozione del Progetto Preliminare del Piano Particolareggiato (PP, uno strumento urbanistico di dettaglio che attua le previsioni generali) di iniziativa pubblica e della contestuale ai sensi dell&#8217;art. 40 della L.R. 56/77 e della Variante Strutturale n. 3 al P.R.G.C. (Piano Regolatore Generale Comunale, il documento che disciplina l&#8217;uso del territorio e cosa si può costruire in un comune), approvata con la delibera n. 66 del 16 dicembre 2024, il futuro delle cosiddette aree &#8220;ATA&#8221; (Ambito Terziario Aeroportuale) è stato radicalmente stravolto.</p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-19315 alignleft" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-300x181.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-1024x618.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-768x463.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-1536x926.jpg 1536w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-640x386.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p class="p1">Dalla padella alla brace. Quello che ci viene presentato come un passo indietro rispetto al vecchio e giustamente contestato progetto di un gigantesco polo commerciale, si rivela in realtà l&#8217;apertura delle porte a un hub tecnologico dalle proporzioni e dagli impatti altrettanto allarmanti. La destinazione d&#8217;uso dell&#8217;ex area commerciale è stata infatti modificata in zona produttiva &#8220;IN ATA&#8221; per far posto a un enorme &#8220;centro conservazione ed elaborazione dati&#8221;, ovvero un Data Center, affiancato da un polo produttivo ad alta tecnologia.</p>
<p class="p1">Il progetto promosso da Hines sui terreni di SATAC</p>
<p class="p1"><b>SATAC</b> è l&#8217;acronimo di <b>Sviluppo Area Terziaria Aeroporto di Caselle S.p.A.</b>. Si tratta della società proprietaria di un vasto appezzamento di circa 450.000 metri quadrati (le cosiddette &#8220;Aree ATA&#8221;) situato attorno all&#8217;aeroporto &#8220;Sandro Pertini&#8221; di Caselle Torinese.</p>
<p class="p1">Hines è un colosso americano e un potente fondo di investimento immobiliare internazionale (una società che raccoglie ingenti capitali per acquistare, sviluppare e gestire grandi progetti immobiliari). Hines interviene in questa partita con il ruolo di sviluppatore e principale proponente del nuovo progetto. Avendo individuato nella vicinanza all&#8217;aeroporto &#8220;Sandro Pertini&#8221; una posizione strategica, il gruppo statunitense si è fatto promotore della radicale riconversione di quell&#8217;area per insediarvi il suo campus tecnologico.</p>
<p class="p1">La sinergia tra queste due entità si traduce quindi in un patto di sviluppo: SATAC mette sul piatto l&#8217;enorme disponibilità di suolo, mentre Hines funge da regista finanziario e operativo dell&#8217;operazione, spingendo per la variante urbanistica necessaria a costruire un Data Center &#8220;Hyperscale&#8221; (un centro dati di proporzioni colossali, progettato per offrire un&#8217;infrastruttura di calcolo ed elaborazione dati su scala globale), esteso su un&#8217;area di ben 450 mila metri quadrati, i cui altissimi costi ambientali rischiano di ricadere interamente sulle spalle della comunità locale.</p>
<p class="p1">Per comprendere la reale portata di questo genere di operazioni, dobbiamo alzare lo sguardo e analizzare cosa rappresentano oggi queste infrastrutture. Non si tratta di semplici archivi, ma di enormi impianti di supercalcolo per l&#8217;intelligenza artificiale, infrastrutture di immensa rilevanza geopolitica che rispondono a dinamiche globali, incluse le sempre più evidenti implicazioni del <i>dual-use</i>, ovvero lo sviluppo di tecnologie di calcolo con applicazioni inscindibilmente civili e strategico-militari. Come tali, queste strutture sono sempre più nel mirino come obiettivi militari.</p>
<p class="p1">Si tratta di complessi che concentrano un potere assoluto nelle mani di pochi oligopoli, ma scaricano i loro formidabili costi ecologici, idrici, energetici e di sicurezza, interamente sulle comunità locali, espropriandone di fatto le risorse vitali.</p>
<p class="p1">Non ci viene risparmiato un solo metro quadro di potenziale cementificazione: la SUL (Superficie Utile Lorda, ovvero la somma delle superfici dei pavimenti calpestabili degli edifici) massima consentita rimane un&#8217;enormità, ben 153.000 metri quadrati, confermando le spaventose volumetrie previste per il vecchio centro commerciale. Su questa immensa spianata sorgeranno sette edifici mastodontici: sei destinati ai server (quattro a tre piani e due a due piani) e uno di cinque piani riservato all&#8217;industria tecnologica.</p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120.jpg"><img loading="lazy" class="wp-image-19317 alignleft" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-246x300.jpg" alt="" width="351" height="428" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-246x300.jpg 246w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-841x1024.jpg 841w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-768x935.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-1261x1536.jpg 1261w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-640x779.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120.jpg 1290w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a></p>
<p class="p1">Il progetto divide l&#8217;area in specifiche UI (Unità di Intervento, i lotti in cui viene suddivisa l&#8217;opera): il settore ovest ospiterà 102.400 metri quadrati di server, quello sud-est altri 14.000 metri quadrati e quello nord-est 36.600 metri quadrati di laboratori. I fabbricati, che per legge potranno toccare il limite massimo di 30 metri (siamo nei pressi dell’aeroporto), si ergeranno concretamente come muri tra i 20 e i 25 metri, a causa di piani alti ben 7 o 8 metri l&#8217;uno, indispensabili per ospitare i giganteschi sistemi di raffreddamento; a questa quota andranno aggiunti altri 6 metri di tralicci e impianti tecnologici piazzati direttamente sui tetti.</p>
<p class="p1">Di fronte al rischio di un simile ecomostro verticale, la Regione ha persino provato a suggerire la costruzione di piani sotterranei per limitare il devastante impatto sul paesaggio, ma l&#8217;amministrazione ha dovuto ammettere la totale impossibilità tecnica: la falda freatica (il livello delle acque sotterranee) è troppo alta per permettere scavi in profondità.</p>
<p class="p1">L&#8217;aspetto più critico e insostenibile di questa operazione, tuttavia, riguarda la voracità energetica di queste infrastrutture, progettate per fagocitare elettricità 24 ore su 24 senza la minima interruzione. Inizialmente, nell&#8217;ottobre del 2023, la rete elettrica nazionale gestita da Terna aveva accordato una potenza già immensa di 170 MWe (Megawatt elettrici, l&#8217;unità di misura della potenza di un impianto) attraverso una nuova stazione collegata alla linea ad altissima tensione (380 chilovolt) tra Leinì e Piossasco. Ma la fame di questi impianti sembra inesauribile: con la giustificazione dell&#8217;evoluzione tecnologica verso sistemi sempre più densi ed energivori, nell&#8217;ottobre 2024 le società proponenti hanno preteso un drammatico aumento della fornitura fino a 250 MWe, che arriveranno tramite una doppia linea di alimentazione di sicurezza. Parliamo di una Potenza IT (la potenza assorbita esclusivamente dall&#8217;infrastruttura informatica) di 168 Megawatt complessivi.</p>
<p class="p1">Per comprendere cosa significhi una simile potenza, basti pensare che un impianto da 250 Megawatt operativo 24 ore su 24 per 365 giorni all&#8217;anno assorbe oltre 2,1 Terawattora di elettricità all&#8217;anno, una quantità pari al consumo annuale di più di un milione di famiglie (considerando pari a 2000 kWh il consumo medio di una famiglia).</p>
<p class="p1">Il nuovo Data Center Hyperscale richiede a Terna un allaccio per <b>250 MW</b> a ciclo continuo che comporta <b>un consumo annuale di 2,19 TWh infrastruttura</b> da paragonare con il consumo annuo di energia elettrica del solo <b>Comune di Torino</b> (l&#8217;area urbana che conta circa 840.000 abitanti) che si attesta tra i <b>2,5 e i 3 Terawattora (TWh)</b>.</p>
<p class="p1">Questo significa che il singolo Data Center di Caselle arriverebbe a consumare, da solo, quasi la stessa identica quantità di energia elettrica necessaria a far funzionare l&#8217;intera città di Torino per un anno intero (inclusi gli ospedali, l&#8217;illuminazione pubblica, i trasporti urbani e i consumi domestici di tutti i suoi cittadini).</p>
<p class="p1">Terna ha rilasciato &#8211; o sta definendo &#8211; una <b>Soluzione Tecnica Minima Generale (STMG)</b>. Questo documento certifica la fattibilità dell&#8217;allaccio e definisce le infrastrutture necessarie (ad esempio, la costruzione di nuove stazioni elettriche ad alta tensione a carico del proponente) per permettere un prelievo così energivoro senza causare disservizi. Terna garantisce l&#8217;infrastruttura e la capacità di trasporto, non la fonte primaria dell&#8217;energia.</p>
<p class="p1">Quello di Caselle non è tuttavia un episodio isolato, ma si inserisce in una corsa speculativa incontrollata che sta premendo in modo abnorme sulla provincia di Torino. I dati ufficiali di Terna registrano per la sola provincia di Torino ben 43 pratiche di prenotazione energetica per oltre 8 Gigawatt complessivi, con progetti mostruosi come i 576 Megawatt dell&#8217;ex ILTE di Moncalieri, gli oltre 1,2 Gigawatt richiesti nell&#8217;area di Grugliasco, le 8 manifestazioni d&#8217;interesse a Settimo Torinese, i progetti di Lucento, None, Volvera e Chivasso, e l&#8217;accaparramento delle storiche centrali idroelettriche delle Valli di Lanzo come Cafasse, Balangero e Lanzo da parte di colossi come Aruba.</p>
<p class="p1">Qualcuno sta valutando l&#8217;impatto cumulativo di questa marea di cemento e cavi sui consumi elettrici, sulla salute, sull&#8217;aria che respiriamo e sull&#8217;acqua che beviamo? È fondamentale che la Comunità di Caselle e in generale, i cittadini di Torino chiedano conto alle rispettive amministrazioni di ogni singola firma apposta sui piani attuativi e pretendano una moratoria immediata sui progetti di insediamento.</p>
<p class="p1">Le multinazionali del web promettono che useranno energia pulita stipulando contratti d&#8217;acquisto di energia verde, ma la realtà fisica è che le fonti rinnovabili come il solare e l&#8217;eolico sono intermittenti, mentre i server necessitano di un carico continuo e ininterrotto. Questo significa che il Data Center monopolizzerà l&#8217;energia pulita prodotta nella regione, costringendo la rete pubblica a far funzionare le centrali a gas per soddisfare i bisogni civili dei cittadini, spingendo al contempo per la costruzione di sterminati parchi fotovoltaici a terra nel Canavese e di enormi impianti di accumulo a batterie al litio come quello da 250 Megawatt di Rondissone, i cui costi di adeguamento della rete verranno scaricati direttamente nelle nostre bollette elettriche.</p>
<p class="p1">L’altra ipotesi che è stata suggerita in altri contesti è quella di utilizzare i reattori nucleari SMR.</p>
<p class="p1">La garanzia d’uso di energia green avviene tramite i <b>PPA (Power Purchase Agreement)</b>: contratti a lungo termine con cui i gestori dei Data Center si impegnano ad acquistare energia da grandi parchi eolici o fotovoltaici (spesso costruiti altrove) oppure acquistando certificati di Garanzia di Origine (GO).</p>
<p class="p1">Assorbire 250 MW di capacità verde significa, infatti, dirottare una fetta enorme della produzione rinnovabile regionale esclusivamente per alimentare l&#8217;infrastruttura dei server, sollevando il dubbio se i nuovi grandi parchi solari ed eolici (con il relativo consumo di suolo agricolo) servano a decarbonizzare il Paese o semplicemente a sostenere l&#8217;espansione dei poli tecnologici, mantenendo in funzione le centrali a gas per il resto della rete.</p>
<p class="p1">Per evitare che questi cervelloni elettronici si fondano per il calore, verranno installati la bellezza di 187 gruppi frigoriferi e 84 &#8220;tank cooling&#8221; (serbatoi per il raffreddamento a immersione liquida). Questi impianti si comportano come vere e proprie idrovore. Il raffreddamento ininterrotto di una simile concentrazione di macchinari richiede un enorme dispendio di acqua. Tuttavia, nel documento <b>&#8220;241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_3.pdf&#8221;</b>, si afferma che il livello avanzato della progettazione ha permesso di calibrare le dimensioni e le attrezzature per ottenere &#8220;dati certi&#8221; in merito al &#8220;Consumo di acqua&#8221;, ma le cifre esatte di tale consumo non vengono poi riportate nel testo. Nella delibera del 2026 l<span data-path-to-node="2,1,0,0">a Commissione Consiliare ha stabilito che le future autorizzazioni saranno subordinate all&#8217;adozione di sistemi di raffreddamento a circuito chiuso o a ridotto consumo idrico, vietando categoricamente qualsiasi alterazione diretta o indiretta della falda acquifera sottostante</span><span data-path-to-node="2,1,0,2">. Viene formalizzata la richiesta di valutare sistemi per il recupero del calore di scarto dei server, destinandolo al teleriscaldamento o ad altri usi produttivi locali da individuare insieme al Comune</span><span data-path-to-node="2,1,0,4">.</span><br />
L&#8217;ultima delibera introduce una nuova prescrizione ambientale che obbliga alla verifica e al monitoraggio dei campi elettromagnetici (CEM) nelle aree accessibili al pubblico, al fine di garantire il rispetto dei limiti di esposizione dettati dalla normativa nazionale. A <span data-path-to-node="2,3,0,0"><b data-path-to-node="2,3,0,0" data-index-in-node="0">tutela del microclima è stato</b> richiesto l&#8217;uso delle migliori tecnologie disponibili (BAT) per la riduzione degli inquinanti e il monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera, con l&#8217;obiettivo esplicito di scongiurare il rischio di alterazioni del microclima locale a causa dell&#8217;infrastruttura</span><span data-path-to-node="2,3,0,2">.</span></p>
<p class="p1">Per garantirsi l&#8217;assoluta immunità da eventuali blackout della rete nazionale, l&#8217;intero complesso sarà circondato da un esercito di 116 gruppi elettrogeni alimentati a diesel, inquinanti generatori di emergenza da 2.0-3.0 chilowatt elettrici ciascuno. L&#8217;amministrazione ci rassicura dicendo che entreranno in funzione per meno di 500 ore all&#8217;anno, limitandosi a brevi test di manutenzione, ma il rischio di emissioni nocive dietro l&#8217;angolo rimane inaccettabile. A fronte di questo scempio, i tentativi di abbellimento ecologico appaiono come vere e proprie operazioni di facciata: promettono di recuperare il &#8220;calore di ricaduta&#8221; (l&#8217;aria calda di scarto espulsa dai server) per ipotetiche reti di teleriscaldamento locali e di piazzare pannelli fotovoltaici sui tetti, i cui spazi sono in realtà già asfissiati dai macchinari di raffreddamento e pesantemente limitati dai severi vincoli del vicino aeroporto.</p>
<p class="p1">A livello di infrastruttura digitale, per non correre alcun rischio, l&#8217;hub si blinderà con tre percorsi ridondanti (separati e paralleli) in fibra ottica che correranno scavando lungo le Strade Provinciali SP2, SP13 e SP14.</p>
<p class="p1">Il costo ambientale e territoriale che la collettività dovrà pagare per tutto questo è gravissimo, a cominciare dalla condanna a morte di ben 46 ettari di suolo agricolo. Questo &#8220;consumo di suolo&#8221; (la trasformazione irreversibile di terreno naturale in superficie artificiale) cancellerà per sempre terreni classificati in Classe II e III, ovvero aree fertili e naturalmente vocate allo sviluppo e alla produttività dell&#8217;agricoltura.</p>
<p class="p1">L&#8217;ARPA (l&#8217;Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e la Regione hanno imposto &#8220;misure compensative omologhe&#8221;, suggerendo di attuare la deimpermeabilizzazione (cioè la rimozione dell&#8217;asfalto o del cemento per restituire porosità al terreno) e di riportare la natura in altre aree degradate, magari vicino al Parco della Mandria o lungo gli argini del fiume Stura, ma restano rattoppi che non riporteranno in vita l&#8217;ecosistema agricolo perduto.</p>
<p class="p1">Anche la gestione delle acque piovane solleva forti criticità: per tentare di rispettare la legge sull&#8217;invarianza idraulica (il principio secondo cui non si deve scaricare nei fiumi più acqua piovana di quanta ne defluisse prima della cementificazione), dovranno scavare dei &#8220;bioswale&#8221; (canali vegetati o radure verdi ribassate progettate per raccogliere, trattenere e far assorbire lentamente le piogge), nel disperato tentativo di limitare i danni al drenaggio del territorio. Il rischio è di cancellare decenni di virtuosa gestione del reticolo irriguo a scorrimento garantita dal Consorzio sulla Riva Sinistra della Stura. La morfologia stessa del sito nasconde inoltre un&#8217;insidia che i proponenti faticano a gestire: la presenza della falda freatica estremamente superficiale. Questa condizione rende pericolosamente instabile il sistema progettato per lo smaltimento delle acque meteoriche. I previsti bacini di laminazione rischiano di collassare al primo evento meteorologico estremo, esponendo il territorio ad allagamenti di superficie e sollevando lo spettro di un inquinamento sistemico delle fragili acque sotterranee.</p>
<p class="p1">Sul fronte della qualità dell&#8217;aria, la situazione di partenza è già drammatica: il cantiere si trova nel cuore dell'&#8221;Agglomerato di Torino&#8221;, un&#8217;area già sottoposta a procedura di infrazione da parte dell&#8217;Unione Europea perché l&#8217;aria è cronicamente inquinata da esuberi di PM10 (le pericolose polveri sottili) e biossido di azoto. Anche se si prevede meno traffico veicolare rispetto al centro commerciale, le autorità esigono significativamente calcoli preventivi per capire quanto inquineranno i 116 generatori diesel di emergenza.</p>
<p class="p1">Nemmeno l&#8217;inquinamento acustico può essere tralasciato, al punto che l&#8217;ARPA consiglia di classificare la zona direttamente in Classe VI, il livello di rumore massimo riservato alle aree esclusivamente industriali.</p>
<p class="p1">Nel documento &#8220;ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf_4.pdf&#8221; viene esplicitato che, all&#8217;interno dell&#8217;Elaborato 7.0 del Piano Particolareggiato, le informazioni di natura acustica legate al progetto non sono attualmente sufficienti per procedere con una valutazione previsionale di impatto acustico secondo i termini normativi.</p>
<p class="p1">La valutazione dell&#8217;impatto acustico dovrà essere aggiornata considerando tutte le attività previste e tutte le sorgenti di rumore, inclusi i flussi di traffico interno ed esterno e le fasi di costruzione (cantiere) e dismissione. Il documento &#8220;241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_4.pdf&#8221; specifica che, su suggerimento dell&#8217;Amministrazione, è stato avviato un approfondimento progettuale avanzato. Questo permetterà di tarare le dimensioni e le attrezzature esterne per ottenere dati certi sull&#8217;emissione di rumore.</p>
<p>Nell&#8217;ultima delibera, la n.20 del 26 giugno 2026, a<span data-path-to-node="2,0,0,0"> differenza dei precedenti verbali che indicavano l&#8217;insufficienza dei dati previsionali sul rumore, l&#8217;elenco degli elaborati del progetto definitivo include ora formalmente la &#8220;Valutazione preliminare di impatto acustico&#8221; (elaborato 7.0), lo &#8220;Studio impatto del rumore&#8221; (elaborato 4.0.2) e la &#8220;Verifica di compatibilità con la Zonizzazione Acustica vigente&#8221; (elaborato A1)</span><span data-path-to-node="2,0,0,2">. Il Comune ha inoltre imposto al proponente un piano di monitoraggio acustico periodico per verificare i limiti di immissione ed emissione sia in fase di cantiere che durante l&#8217;esercizio del Data Center</span><span data-path-to-node="2,0,0,4">.</span></p>
<p class="p1">A rendere il quadro ancora più fosco c&#8217;è la stringente questione del Rischio Industriale: questa imponente trasformazione costringe infatti il Comune ad aggiornare le mappe generali in base alla &#8220;Direttiva Seveso&#8221; (la rigida normativa europea sulla prevenzione dei grandi incidenti connessi a sostanze pericolose), costringendo a ricalcolare tutte le distanze di sicurezza tra questi nuovi mostri produttivi e gli elementi vulnerabili del territorio abitato circostante.</p>
<p class="p1">Si teme che la vicinanza alle aree residenziali comporterà un impatto acustico logorante, causato dal ronzio incessante dei server, dal ruggito delle mega-ventole e dall&#8217;attivazione dei generatori diesel, unito a un degrado ambientale che stringerà in una morsa perenne le case isolate circostanti e i quartieri cittadini più esposti, condannando i residenti a una convivenza forzata e perenne con una rumorosa e inquinante fabbrica di dati.</p>
<p class="p1">Infine, le ricadute sulla rete stradale e l&#8217;inquietante disordine delle procedure amministrative gettano un’altra grave ombra sull&#8217;operazione. È certamente vero che l&#8217;abbandono del mega-centro commerciale eviterà il collasso del traffico privato, permettendo di rimpicciolire le nuove arterie previste in origine, ma gli interventi viabilistici sul suolo pubblico rimangono comunque invadenti.</p>
<p class="p1">Assisteremo al potenziamento forzato di Via alle Fabbriche e alla creazione di due rotonde fin troppo ravvicinate e problematiche sulla Provinciale SP2, un&#8217;anomalia progettuale che ci viene imposta da vincoli tecnici dichiarati ineliminabili. Per contro, il tanto discusso cavalcaferrovia (un ponte stradale sopraelevato per superare i binari) è stato stralciato dai piani perché giudicato incompatibile con le rigide prescrizioni di sviluppo dell&#8217;aeroporto.</p>
<p class="p1">La realizzazione della nuova viabilità SP13 dovrà essere interamente finanziata ed eseguita proprio dai costruttori privati dei Data Center (il comparto IN-ATA), vincolati tramite un&#8217;apposita convenzione urbanistica (un accordo legale vincolante tra privati e Comune per stabilire diritti e doveri sulle opere pubbliche).</p>
<p class="p1">Sul piano burocratico, i tecnici della Direzione Regionale hanno sollevato un&#8217;allarmante sovrapposizione: il Comune sta portando avanti in modo pasticciato e contemporaneo due varianti urbanistiche (questa sui Data Center e la Variante Strutturale n. 2 sul centro storico) che finiscono per accavallarsi e interferire sulle stesse infrastrutture stradali e sugli stessi calcoli demografici di base. Per evitare che l&#8217;intero iter crolli (come ci auguriamo) sotto il peso dei conflitti normativi, la Regione è stata costretta a imporre al Comune la consegna di una formale &#8220;asseverazione&#8221; (una dichiarazione giurata e certificata da un tecnico con valore legale) per dimostrare al di là di ogni dubbio che i due piani non si ostacolino a vicenda, minacciando in caso contrario di bloccare tutto, accorpare le pratiche e costringere la giunta a ricominciare daccapo.</p>
<p>Ritornando alla funzionalità dual-use dei grandi Data Center Hyperscale non si può non osservare come a Caselle Torinese esista una radicata e strategica presenza militare, strutturata non come base operativa di squadriglie, ma come fulcro logistico, direzionale e industriale per l&#8217;Aeronautica e la Difesa italiana. Passiamoli in rassegna. L&#8217;<strong>Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Aeronautici (UTT) c</strong>on sede in Strada San Maurizio 32, è un ente diretto di SEGREDIFESA (Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici). Questo dipartimento gestisce il controllo tecnico, i collaudi e l&#8217;assicurazione di conformità e qualità sui contratti di acquisizione di mezzi e materiali aeronautici militari. Le <strong>Infrastrutture dell&#8217;Aeronautica Militare. </strong>L&#8217;aeroporto civile &#8220;Sandro Pertini&#8221; è sorto storicamente su un ex campo di volo militare. Ancora oggi, integrata nell&#8217;infrastruttura aeroportuale, è mantenuta un&#8217;area demaniale del Ministero della Difesa classificata come &#8220;Aliquota ex Distaccamento Aeronautica Militare&#8221;, situata anch&#8217;essa lungo l&#8217;asse di Strada San Maurizio. <strong>Il Polo Industriale-Militare Aerospaziale (Leonardo)</strong> La componente militare di gran lunga più impattante sul territorio di Caselle è quella legata all&#8217;industria della Difesa. Sull&#8217;asse della pista aeroportuale opera il quartier generale della Divisione Velivoli di <strong>Leonardo</strong> (complesso derivato storicamente da FIAT Aviazione e poi Alenia, da cui origina proprio la sigla urbanistica &#8220;ex-ATA&#8221;, ovvero Alenia Turin Aviation). <strong>Caselle Nord e Caselle Sud:</strong> In questi stabilimenti (situati tra l&#8217;aeroporto e Strada del Malanghero) avviene la progettazione, la produzione e l&#8217;assemblaggio finale dei jet da combattimento <strong>Eurofighter Typhoon</strong> per le forze aeree italiane e internazionali. Storicamente, da queste linee di volo sono usciti i caccia Tornado, AMX e i trasporti tattici militari. I <strong>Sistemi d&#8217;Arma e Intelligenza Artificiale:</strong> Gli stabilimenti di Caselle sono attualmente il centro nevralgico italiano per lo sviluppo del GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia militare di sesta generazione che integrerà reti neurali, intelligenza artificiale e la gestione di sciami di droni gregari.<br />
La contiguità geografica, infrastrutturale e storica tra la linea di sviluppo dei sistemi d&#8217;arma di Leonardo e i terreni ex-ATA opzionati per il nuovo campus Data Center Hyperscale costituisce un elemento logistico oggettivo per la valutazione dei rischi di convergenza tecnologica e delle potenziali architetture &#8220;dual-use&#8221; (civile e militare) delle grandi potenze di calcolo sul territorio.</p>
<p>La costruzione del Data Center non è stata ancora definitivamente autorizzata. La delibera di giugno scorso approva l&#8217;impianto urbanistico generale (il Progetto Definitivo del Piano Particolareggiato e la relativa Variante Strutturale al PRGC), ma rimanda a step successivi l&#8217;effettivo via libera ai cantieri edilizi. L&#8217;iter autorizzativo prevede infatti ulteriori fasi:<br />
<em>Rilascio delle autorizzazioni finali.</em> Il Consiglio Comunale ha formulato specifiche raccomandazioni ambientali (relative a clima, uso delle acque, contenimento acustico e campi elettromagnetici) di cui il proponente dovrà obbligatoriamente tenere conto &#8220;nell&#8217;ambito dei procedimenti amministrativi obbligatori finalizzati al rilascio delle autorizzazioni&#8221;. Questo passaggio indica chiaramente che i titoli abilitativi edilizi e ambientali necessari per iniziare i lavori e avviare l&#8217;esercizio dell&#8217;impianto devono ancora essere richiesti ed emessi.<br />
<em>Firma della Convenzione Attuativa.</em> Tra gli elaborati del Piano Particolareggiato approvati figura esclusivamente una &#8220;Bozza di schema di convenzione attuativa&#8221; (elaborato 13.1.0). Prima che la trasformazione privata possa procedere, l&#8217;Amministrazione e il proponente dovranno stipulare materialmente questo contratto definitivo, che regola le tempistiche, le garanzie finanziarie e la realizzazione delle opere pubbliche.<br />
<em>Proseguimento dell&#8217;iter urbanistico.</em> La delibera è stata resa immediatamente esecutiva con lo scopo specifico di &#8220;consentire, con celerità, il proseguimento dell&#8217;iter della Variante Generale al P.R.G.C.&#8221;. Il voto favorevole del Consiglio ha chiuso la fase di progettazione e concertazione sui volumi e le destinazioni d&#8217;uso dei terreni, ma non esaurisce i procedimenti burocratici complessivi.<br />
In altre parole,<span data-path-to-node="0,0"> i cantieri non possono ancora partire. Con l&#8217;approvazione di questo documento il Comune ha essenzialmente stabilito che l&#8217;idea generale del Data Center è accettabile, andando quindi a cambiare ufficialmente la destinazione urbanistica di quei terreni per permettere di costruirlo, ma dettando precise condizioni</span><span data-path-to-node="0,2">. È come voler costruire un condominio dove prima c&#8217;era un campo agricolo: l&#8217;amministrazione ha appena dato l&#8217;ok per far diventare il terreno edificabile, ma questo non significa che le ruspe potranno iniziare a operare da domani. </span><span data-path-to-node="1,0">Per iniziare davvero i lavori mancano ancora diversi passaggi pratici, a cominciare dai permessi di costruzione veri e propri. L&#8217;azienda non ha ancora in mano i titoli per aprire il cantiere e, per ottenerli, dovrà presentare dei progetti esecutivi che dimostrino di rispettare le regole appena imposte dal Consiglio Comunale. Dovrà dimostrare come farà a non sprecare l&#8217;acqua per raffreddare i server, a non inquinare l&#8217;aria, a contenere il rumore e a tenere sotto controllo le onde elettromagnetiche</span><span data-path-to-node="1,2">. Teoricamente se i futuri progetti non dovessero soddisfare queste condizioni, i permessi finali per costruire e accendere l&#8217;impianto dovrebbero essere negati</span><span data-path-to-node="1,4">.<br />
</span><span data-path-to-node="2,0">Inoltre, manca ancora la firma del vero e proprio contratto con l&#8217;ente pubblico. Tra i documenti approvati, infatti, figura solo una &#8220;bozza di convenzione attuativa&#8221;</span><span data-path-to-node="2,2">. Questo significa che il Comune e l&#8217;azienda costruttrice dovranno sedersi a un tavolo e firmare l&#8217;accordo finale, passaggio fondamentale perché mette nero su bianco gli impegni economici e pratici; in cambio del diritto di costruire, il privato si impegna formalmente e a sue spese a realizzare opere pubbliche e compensazioni per la città come strade, fognature, parcheggi e parchi. </span><span data-path-to-node="3,2">In pratica, il Comune ha autorizzato la &#8220;cornice&#8221; del progetto e ha stabilito le regole del gioco, ma i permessi per avviare fisicamente la costruzione degli edifici e delle infrastrutture devono ancora essere richiesti, verificati e firmati.</span></p>
<p>Ricordiamo infine che sebbene l&#8217;amministrazione comunale abbia approvato la variante urbanistica per le aree ex-ATA, la partita per la realizzazione del Data Center non è affatto chiusa e la cittadinanza ha a disposizione diversi strumenti istituzionali, legali e partecipativi per opporsi o bloccare l&#8217;opera. Il primissimo passo operativo e strategico consiste solitamente nella costituzione di un Comitato Cittadino formalmente registrato. Questo passaggio non è puramente simbolico, ma conferisce alla cittadinanza la cosiddetta &#8220;legittimazione ad agire&#8221;, un requisito giuridico indispensabile per dimostrare che l&#8217;opposizione non è mossa da singoli interessi privati, ma dalla tutela di un interesse diffuso come la salvaguardia della salute pubblica, delle risorse idriche e del consumo di suolo agricolo.</p>
<p data-path-to-node="1">Dal punto di vista legale, lo strumento più incisivo a disposizione del territorio è il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, il TAR. I cittadini, tramite il proprio comitato o appoggiandosi ad associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale, possono impugnare gli atti del Comune, compresa la delibera appena approvata o i futuri permessi di costruzione. Affinché un ricorso abbia successo e porti alla sospensiva dei lavori, non può però basarsi unicamente sul dissenso politico. Deve invece evidenziare vizi di forma, errori procedurali o la mancata valutazione di impatti critici, come le garanzie sull&#8217;effettivo contenimento del rumore, le conseguenze dell&#8217;enorme prelievo energetico sulla rete locale o i rischi legati all&#8217;interferenza con le attività aeroportuali e militari limitrofe, eccetera. Va tenuto presente che i ricorsi al TAR hanno tempistiche molto rigide e devono essere presentati solitamente entro sessanta giorni dalla pubblicazione degli atti ufficiali.</p>
<p data-path-to-node="2">Sul piano della democrazia diretta, lo strumento più forte è il Referendum Comunale. Consultando lo Statuto del Comune è possibile verificare il numero esatto di firme necessarie per richiedere l&#8217;indizione di una consultazione popolare. Sebbene i referendum locali su temi urbanistici siano spesso di natura consultiva e non abbiano un potere giuridico immediatamente abrogativo, una vittoria schiacciante e certificata del dissenso potrebbe assumere un peso politico importante, rendendo molto difficile per la giunta procedere ignorando una larga maggioranza contraria. A questo si affiancano strumenti più rapidi come le petizioni ufficiali e le istanze cittadine, che obbligano formalmente il Sindaco e la Giunta a inserire l&#8217;argomento all&#8217;ordine del giorno del Consiglio Comunale e a rispondere pubblicamente ai dubbi sollevati.</p>
<p data-path-to-node="3">Un&#8217;altra linea di intervento cruciale riguarda la partecipazione attiva ai procedimenti autorizzativi che devono ancora aprirsi. Come abbiamo visto in precedenza, l&#8217;azienda dovrà ancora richiedere i permessi definitivi legati all&#8217;impatto ambientale, alle emissioni e al prelievo delle acque di falda per il raffreddamento dei server. Durante queste procedure, la normativa impone che i progetti vengano resi pubblici e offre a chiunque la possibilità di presentare delle formali &#8220;osservazioni&#8221;. Un comitato civico supportato da periti, geologi o ingegneri indipendenti può produrre contro-dossier tecnici volti a smontare le rassicurazioni dell&#8217;azienda. L&#8217;obiettivo di queste osservazioni è costringere gli enti preposti a richiedere prescrizioni così severe o modifiche strutturali talmente onerose da rendere il progetto non più economicamente vantaggioso o tecnicamente infattibile.</p>
<p data-path-to-node="4">Infine, l&#8217;azione di contrasto non deve limitarsi alle stanze del municipio locale, ma può allargarsi agli enti sovracomunali. La pressione informativa e civica può essere indirizzata verso l&#8217;ARPA regionale, la Città Metropolitana, le Soprintendenze paesaggistiche o persino i Ministeri competenti, che sono chiamati a rilasciare pareri e nulla osta vincolanti. Segnalare in modo documentato le criticità sulle immense richieste energetiche, sull&#8217;impermeabilizzazione del suolo o sulle possibili alterazioni del microclima locale può spingere queste istituzioni a negare le autorizzazioni di loro competenza. Nella pratica, l&#8217;unione coordinata tra pressione democratica di massa, minaccia costante di ricorsi legali e un minuzioso presidio tecnico durante ogni singola conferenza dei servizi rappresenta la strategia istituzionale più efficace per arginare e fermare grandi infrastrutture calate dall&#8217;alto.</p>
<p data-path-to-node="4">A cose normali il percorso appena delineato potrebbe avere facilmente successo se non fosse che<span data-path-to-node="0,0"> le grandi infrastrutture digitali, come i data center hyperscale necessari per il cloud e l&#8217;intelligenza artificiale, godono oggi di normative speciali che le inquadrano come <strong>opere strategiche per la transizione digitale del Paese e, in molti casi, come asset legati alla sicurezza nazionale</strong>. Anche a livello puramente locale, leggendo i documenti ufficiali della variante urbanistica di Caselle Torinese, emerge chiaramente che <strong>le opere infrastrutturali collegate al piano sono formalmente sottoposte alle procedure di espropriazione per pubblica utilità</strong></span><span data-path-to-node="0,2">. Questo speciale inquadramento giuridico, che sia &#8220;<strong>pubblica utilità</strong>&#8221; o &#8220;<strong>opera di preminente interesse nazionale</strong>&#8220;, cambia radicalmente le regole del gioco e comprime di molto i margini di manovra dell&#8217;opposizione cittadina.</span></p>
<div id="model-response-message-contentr_8035eae7e3891d7d" class="markdown markdown-main-panel md-content enable-luminous-fast-follows enable-updated-hr-color stronger" dir="ltr" aria-busy="false" aria-live="polite">
<div>Il primo enorme ostacolo che la cittadinanza si trova ad affrontare riguarda la compressione dei tempi democratici. Quando un progetto beneficia di iter autorizzativi accelerati, le tempistiche a disposizione per la consultazione pubblica vengono drasticamente tagliate. Invece di avere mesi per studiare migliaia di pagine di delicati rapporti ambientali, geologici o acustici, un comitato civico potrebbe avere pochissime settimane per presentare le proprie osservazioni formali. Per gruppi di cittadini volontari, riuscire in così poco tempo a raccogliere fondi, assumere periti tecnici indipendenti e produrre contro-dossier capaci di fermare il progetto diventa una vera e propria missione impossibile.</div>
<div><span data-path-to-node="2,0">Il secondo limite invalicabile è legato proprio alla <strong>dichiarazione di pubblica utilità e al meccanismo degli espropri</strong></span><span data-path-to-node="2,2">. Una delle tattiche storiche dei movimenti di protesta è quella di convincere i proprietari dei terreni a non vendere le loro proprietà, impedendo così la costruzione delle opere accessorie, come ad esempio i tracciati dove dovranno passare gli enormi cavi elettrici necessari per i 250 MW di Terna. <strong>Se però scatta la procedura di esproprio per pubblica utilità, questa forma di resistenza pacifica viene annullata per legge</strong>: i proprietari vengono costretti a cedere le aree e possono unicamente fare ricorso per ottenere un indennizzo economico maggiore, senza però poter fermare le ruspe.</span></div>
<div>L&#8217;impatto più severo di questa legislazione speciale si fa sentire nelle aule di tribunale. Se i cittadini decidono di fare un ricorso al TAR chiedendo di bloccare i cantieri (la cosiddetta &#8220;sospensiva&#8221;), i giudici amministrativi devono soppesare i diversi interessi in gioco. <strong>Di fronte a un&#8217;infrastruttura classificata come strategica per la nazione, la giurisprudenza tende sistematicamente a far prevalere l&#8217;interesse superiore dello Stato rispetto al disagio ambientale locale</strong>. Di conseguenza, i tribunali raramente fermano i lavori in attesa del giudizio finale, permettendo ai cantieri di procedere; e quando le cause si concludono, spesso dopo anni, l&#8217;opera è ormai irrimediabilmente costruita.</div>
<div>Infine, <strong>l&#8217;interesse nazionale disarma anche le istituzioni locali</strong>. Un referendum cittadino, persino se dovesse bocciare l&#8217;opera con il 90% dei voti contrari, verrebbe considerato privo di efficacia vincolante contro un progetto voluto dallo Stato centrale. Lo stesso Sindaco, pur volendo appoggiare le proteste dei suoi cittadini, si ritroverebbe sostanzialmente privato del suo potere di veto. Un Comune non può infatti bloccare pretestuosamente un&#8217;opera di rilevanza nazionale o di pubblica utilità: se provasse a farlo, il Governo centrale avrebbe il potere di attivare i poteri sostitutivi, nominando un Commissario Straordinario che si sostituirebbe al Sindaco per firmare tutte le autorizzazioni mancanti, scavalcando del tutto la volontà del territorio.</div>
<div>Diventa estremamente importante il coordinamento di un&#8217;opposizione su scala contemporaneamente locale, regionale e nazionale.</div>
</div>
<p>Fonti</p>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate<br/></a>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf<br/></a>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/dlc_delibera_29-06-2026_17-46-52.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">dlc_delibera_29-06-2026_17-46-52<br/></a>
<p>&nbsp;</p>
<p>articoli correlati a cura dell&#8217;autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale </a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19313</post-id>	</item>
		<item>
		<title>DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[FER Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acquisizioni]]></category>
		<category><![CDATA[agevolazioni fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon Web Services]]></category>
		<category><![CDATA[aree industriali]]></category>
		<category><![CDATA[Aruba]]></category>
		<category><![CDATA[asset class]]></category>
		<category><![CDATA[Assoimmobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[autorizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blackrock]]></category>
		<category><![CDATA[Blackstone]]></category>
		<category><![CDATA[Brookfield]]></category>
		<category><![CDATA[campus digitali]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[colocation]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo di Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[costi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[CyrusOne]]></category>
		<category><![CDATA[data center globali]]></category>
		<category><![CDATA[data center in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[data center Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Data4]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[digitalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[domanda energetica]]></category>
		<category><![CDATA[economia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[energia elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[fibra ottica]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[finanza immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità]]></category>
		<category><![CDATA[Fondi di investimento]]></category>
		<category><![CDATA[gigawatt]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[hyperscaler]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[infrastruttura per l’intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture tecnologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti infrastrutturali]]></category>
		<category><![CDATA[investitori istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Datacenter Association]]></category>
		<category><![CDATA[leva finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[M&A]]></category>
		<category><![CDATA[Macquarie]]></category>
		<category><![CDATA[megawatt]]></category>
		<category><![CDATA[Meta]]></category>
		<category><![CDATA[MGX]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Azure]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mimit]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[potenza elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi di trasferimento]]></category>
		<category><![CDATA[private equity]]></category>
		<category><![CDATA[profitti privati]]></category>
		<category><![CDATA[raffreddamento]]></category>
		<category><![CDATA[real estate digitale]]></category>
		<category><![CDATA[rendimenti finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[rendita]]></category>
		<category><![CDATA[rendita finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[rete elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Stack Infrastructure]]></category>
		<category><![CDATA[terreni agricoli]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Vantage Data Centers]]></category>
		<category><![CDATA[Virtus]]></category>
		<category><![CDATA[wholesale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19306</guid>

					<description><![CDATA[Dal 2011 al 2025 i data center hanno reso in media il 23,8% all&#8217;anno, contro il 18,1% del private equity in generale Un data center è un grande edificio pieno di computer collegati tra loro, che conserva e elabora i dati di cui abbiamo bisogno per usare internet, le app, la posta elettronica e l&#8217;intelligenza&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1"><b>Dal 2011 al 2025 i data center hanno reso in media il 23,8% all&#8217;anno, contro il 18,1% del private equity in generale</b></h2>
<p class="p1">Un <b>data center</b> è un grande edificio pieno di computer collegati tra loro, che conserva e elabora i dati di cui abbiamo bisogno per usare internet, le app, la posta elettronica e l&#8217;intelligenza artificiale (IA). Consuma moltissima energia e richiede collegamenti molto veloci a internet.</p>
<p class="p1">Chi lo possiede? Non esiste un solo proprietario: ne esistono, come vedremo, tre tipi principali, spesso legati tra loro.</p>
<p class="p1"><b>I giganti del cloud</b></p>
<p class="p1">Il <b>cloud</b> è il servizio che permette di usare computer e programmi tenuti altrove, via internet, senza averli in casa o in azienda. Le grandi società che lo offrono, come Amazon (con AWS), Microsoft (con Azure), Google e Meta, si chiamano <b>hyperscaler</b>, cioè &#8220;operatori su scala enorme&#8221;.</p>
<p class="p1">Secondo Synergy Research Group, una società di analisi di mercato, oggi gli hyperscaler gestiscono il 48% della capacità mondiale dei data center e nel 2031 arriveranno al 67%. &#8220;Gestire&#8221; però non vuol dire &#8220;possedere&#8221;. Quasi il 60% della capacità degli hyperscaler si trova in edifici costruiti e posseduti da loro, mentre il resto è in strutture prese in affitto. In pratica, gli hyperscaler possiedono direttamente circa il 40% della capacità mondiale.</p>
<p class="p1">Cala invece il peso dei data center <b>on-premise</b>, cioè quelli che un&#8217;azienda tiene dentro la propria sede. Nel 2018 erano il 56% del totale, e nel 2031 si prevede che scendano al 19%.</p>
<p class="p1"><b>I &#8220;proprietari di casa&#8221; del digitale</b></p>
<p class="p1">Il secondo gruppo è quello dei fornitori di <b>colocation</b>, parola che significa &#8220;stare insieme nello stesso posto&#8221;. Sono aziende come Equinix, Digital Realty, CyrusOne e Vantage Data Centers. Fanno un lavoro simile a quello di un proprietario immobiliare: possiedono l&#8217;edificio, il terreno, gli impianti per raffreddare i computer (che producono molto calore) e i collegamenti alla rete elettrica e alla fibra ottica. I computer veri e propri, invece, di solito appartengono ai clienti, che pagano per usare lo spazio.</p>
<p class="p1">Quando un cliente affitta un intero edificio, si parla di formula <b>wholesale</b>, cioè &#8220;all&#8217;ingrosso&#8221;. È la strada che gli hyperscaler usano spesso per espandersi in fretta in un nuovo Paese, senza aspettare di costruire da zero. Per questo una parte importante dei data center &#8220;degli hyperscaler&#8221; è in realtà di proprietà di altri.</p>
<p class="p1"><b>La finanza e i grandi fondi di investimento</b></p>
<p class="p1">Il <b>private equity</b> è una forma di investimento in cui fondi privati raccolgono denaro da banche, assicurazioni e fondi pensione, comprano aziende o infrastrutture e le rivendono dopo qualche anno sperando di guadagnarci. I data center per l&#8217;IA costano cifre enormi, e questi fondi sono tra i pochi a poterle mettere sul tavolo.</p>
<p class="p1">Gli esempi recenti lo mostrano bene. Nell&#8217;ottobre 2025 Macquarie Asset Management ha venduto Aligned Data Centers a una cordata che include il fondo AIP, MGX e GIP, controllata da BlackRock, per 40 miliardi di dollari, l&#8217;operazione più grande mai annunciata nel settore. Blackstone ha invece comprato l&#8217;operatore AirTrunk, attivo tra Australia e Asia, per circa 16 miliardi di dollari, mentre Brookfield ha acquistato nel 2023 l&#8217;europeo Data4, per un valore riportato di circa 3,8 miliardi.</p>
<p class="p1">Macquarie merita una precisazione: negli ultimi anni è stata soprattutto una venditrice. Ha ceduto sia AirTrunk nel 2024 sia Aligned nel 2025, incassando dopo che il valore delle aziende era cresciuto molto, anche se resta investitrice in altri operatori del settore.</p>
<p class="p1"><b>Quanto costa un grande campus?</b></p>
<p class="p1">Non esiste una cifra unica. Si usa il <b>costo per megawatt (MW)</b>, un&#8217;unità di potenza elettrica: più MW ha un data center, più computer può alimentare. Un tempo si spendevano 7-12 milioni di dollari per MW, mentre i data center per l&#8217;IA costano 20 milioni o più, perché hanno bisogno di raffreddamento a liquido e impianti elettrici più potenti. Con 20 milioni per MW, 5-8 miliardi di dollari bastano per un campus da circa 250-400 MW. Per un campus da 1 GW (un <b>gigawatt</b>, cioè 1.000 MW) il conto cambia molto in base a cosa si include: solo per l&#8217;infrastruttura si parla di 15-20 miliardi, mentre includendo chip e apparecchiature si arriva a circa 60 miliardi, di cui il 70% in computer e il 30% in edifici e impianti.</p>
<p class="p1">Il campus Hyperion di Meta in Louisiana ha un investimento previsto di oltre 50 miliardi. Insomma, i campus più grandi costano da alcuni miliardi a decine di miliardi di dollari, a seconda delle dimensioni e di quanto si include nel conto.</p>
<p class="p1">Anche il guadagno ha il suo perché. Secondo MSCI, una società che misura i rendimenti degli investimenti, dal 2011 al 2025 i data center hanno reso in media il 23,8% all&#8217;anno, contro il 18,1% del private equity in generale. Il dato riguarda quattordici anni, non solo gli ultimi due, e non garantisce che continui: la stessa ricerca avverte del rischio di <b>concentrazione</b>, cioè il pericolo che tanti investitori, mettendo i soldi nello stesso settore senza accorgersene, restino tutti esposti insieme se le cose dovessero andare male.</p>
<p class="p4"><b>Il caso dell&#8217;Italia</b></p>
<p class="p1">L&#8217;Italia è un mercato ancora piccolo ma in rapida crescita. Secondo Assoimmobiliare, l&#8217;associazione dei proprietari e operatori immobiliari, il Paese ha circa 600 MW di capacità operativa e 205 data center, contro 11,4 GW e 1.700 strutture dell&#8217;intera Europa. Tra il 2026 e il 2028 si attendono 25 miliardi di euro di investimenti, contro 7,1 miliardi del triennio 2023-2025.</p>
<p class="p1">Sul territorio sono presenti sia aziende italiane sia straniere. Tra le italiane, Aruba è l&#8217;esempio più importante. Il suo campus di Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, è il più grande d&#8217;Italia e usa energia dichiarata al 100% rinnovabile, in parte prodotta da impianti di proprietà dell&#8217;azienda: centrali idroelettriche per 10 MW complessivi. Gli impianti sono progettati per raggiungere e superare il livello &#8220;Rating 4&#8221;, il più alto di resilienza previsto da uno standard internazionale. Resilienza significa la capacità di continuare a funzionare anche in caso di guasti o blackout.</p>
<p class="p1">Tra gli stranieri, Stack Infrastructure è il primo per capacità già attiva e in programma, e ci sono anche Data4 (oggi di proprietà di Brookfield), Vantage, CyrusOne, Virtus e gli hyperscaler Microsoft e AWS. Data4 ha presentato un piano da 2 miliardi di euro per l&#8217;Italia, con campus ricavati da ex aree industriali alle porte di Milano. La Lombardia è il cuore di questa espansione, per la vicinanza a Milano e alla rete elettrica.</p>
<p class="p1">Lo Stato segue la cosa da vicino. Il 14 gennaio 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e l&#8217;associazione di settore IDA (Italian Datacenter Association) hanno firmato un accordo per semplificare le autorizzazioni e favorire uno sviluppo equilibrato sul territorio. Inoltre un decreto di febbraio 2026 ha introdotto un&#8217;autorizzazione unica nazionale per costruire e ampliare i data center, che sostituisce tanti permessi separati con uno solo.</p>
<p class="p1">In pratica, i data center sono oggi un intreccio di tecnologia, immobili e finanza. Le grandi aziende del cloud usano la maggior parte della capacità ma ne possiedono meno di quanto si pensi, gli &#8220;affittacamere digitali&#8221; costruiscono per loro, e i fondi di investimento mettono i capitali. Il vero nodo, per tutti, è l&#8217;energia elettrica e l’acqua: dove ce n&#8217;è abbastanza, e a quale prezzo, decide in buona parte dove sorgeranno i prossimi data center. Questa è però una valutazione generale, non un dato misurato.</p>
<p class="p1">Per comprendere chi incassa i profitti dei data center, occorre spogliare queste strutture della loro patina di fascino tecnologico e guardarle per quello che sono realmente: enormi operazioni immobiliari e industriali basate sulla locazione di spazio, energia e connettività. Il modello di business fondamentale, noto come colocation o wholesale, funziona esattamente come quello di un grande proprietario immobiliare, ma con una variante decisiva. Il bene prezioso che viene affittato non si misura soltanto in metri quadrati, ma soprattutto in megawatt di potenza elettrica garantita e capacità di raffreddamento. Gli operatori costruiscono l&#8217;infrastruttura di base, assicurano l&#8217;allacciamento prioritario alla rete elettrica e alla fibra ottica, e poi affittano la struttura ai colossi tecnologici o alle grandi aziende. Questi ultimi installano i propri server e pagano un canone fisso basato sulla potenza riservata, indipendentemente da quanta elettricità consumino effettivamente giorno per giorno. Questo meccanismo di pagamento a capacità garantita mette al riparo chi possiede l&#8217;edificio dalle fluttuazioni dell&#8217;utilizzo reale dei computer, assicurando un flusso di cassa costante e altamente prevedibile.</p>
<p class="p1">Negli ultimi anni si è compiuta una vera e propria metamorfosi finanziaria che ha portato a definire i data center come una vera e propria <b>nuova asset class infrastrutturale</b>. Per i grandi gestori patrimoniali e per i fondi di investimento internazionali, questi campus digitali si affiancano gradualmente e sistematicamente, in larga misura sostituendole, alle classiche infrastrutture fisiche del Novecento, come le autostrade, i ponti a pedaggio e le reti di distribuzione del gas, all&#8217;interno dei portafogli di investimento a lungo termine. Il motivo di questa sostituzione è di natura contabile e strategica. Le autostrade e le reti energetiche tradizionali sono soggette a regolamentazioni pubbliche stringenti, rischi di concessione e manutenzioni onerose, mentre un data center affittato a un gigante del tech offre una redditività straordinariamente stabile. Questa stabilità è garantita da contratti d&#8217;affitto pluriennali, spesso decennali o quindicennali, completamente blindati con controparti dotate di una solidità finanziaria pari o superiore a quella di molti Stati sovrani, come Microsoft, Alphabet o Amazon. In sostanza, i fondi pensione e le grandi società di gestione acquistano la certezza di un rendimento costante per decenni, sostenuto dall&#8217;espansione irreversibile della digitalizzazione.</p>
<p class="p1">Accanto agli investitori a lungo termine opera una componente finanziaria decisamente più speculativa, guidata dalle grandi firme del private equity. In questo caso, il guadagno non deriva soltanto dall&#8217;incasso delle rendite mensili, ma dalla valorizzazione aggressiva dell&#8217;asset per una rivendita a breve o medio termine. La speculazione attuale si concentra sul vero collo di bottiglia del settore: i permessi d&#8217;allaccio alla rete elettrica. Operatori speculativi acquistano terreni agricoli o ex aree industriali privi di valore tecnologico immediato e concentrano i propri sforzi nell&#8217;ottenere dalle autorità locali e dai gestori di rete la prenotazione di enormi quantità di energia elettrica e la disponibilità di immense risorse idriche. Una volta bloccata la potenza elettrica e l’approvvigionamento idrico necessario, il valore del terreno e del progetto si moltiplica esponenzialmente, consentendo al fondo speculativo di rivendere il pacchetto autorizzativo a prezzi stellari prima ancora di aver posato il primo mattone. A questo si aggiunge l&#8217;uso massiccio della leva finanziaria: i fondi acquistano le società di data center caricandole di debito, per poi estrarre dividendi straordinari e rifinanziare i titoli sul mercato prima di cedere l&#8217;intera operazione al compratore successivo.</p>
<p class="p1">Un&#8217;analisi senza veli del settore non può trascurare il ruolo cruciale del denaro pubblico nel sostenere i profitti privati dei data center. In tutto il mondo, compresa l&#8217;Europa e l&#8217;Italia, la competizione tra Regioni e Paesi per attrarre queste infrastrutture ha generato una corsa al ribasso nell&#8217;offerta di incentivi e agevolazioni. Gli Stati mettono a disposizione contributi a fondo perduto per la transizione digitale, crediti d&#8217;imposta sugli investimenti in beni strumentali ad alta tecnologia ed esenzioni fiscali sui consumi energetici o sulle imposte locali sull&#8217;immobile. Ancora più rilevante è l&#8217;intervento pubblico indiretto attraverso le procedure autorizzative accelerate, come l&#8217;introduzione di corsie preferenziali o autorizzazioni uniche nazionali che azzerano la burocrazia per la realizzazione dei cavidotti e dei raccordi di rete. In molti casi, la collettività si fa carico dei costi di potenziamento della rete elettrica nazionale e della realizzazione delle infrastrutture viarie e idriche di contorno, mentre i profitti generati dal traffico dati e dai servizi avanzati di intelligenza artificiale vengono interamente incorporati dai gestori e dai loro finanziatori. Si configura così una classica dinamica in cui lo Stato socializza i costi di sistema e i rischi infrastrutturali per garantire ai capitali privati rendimenti elevati e protetti.</p>
<p class="p1">Sul fronte dell&#8217;imposizione fiscale, il modello di business dei data center sfrutta una combinazione di architetture societarie internazionali, incentivi statali alla transizione digitale e regimi di favore sugli immobili e sull&#8217;energia per abbattere drasticamente il carico tributario effettivo. A livello di finanza societaria, i giganti del cloud separano la presenza fisica dell&#8217;infrastruttura dal luogo in cui vengono contabilizzati i profitti: i data center territoriali vengono spesso registrati come semplici erogatori di servizi tecnici gestiti a &#8220;costo aumentato&#8221;, una formula di prezzi di trasferimento che limita artificialmente i margini di guadagno dichiarati nello Stato in cui sorge l&#8217;impianto, mentre la stragrande maggioranza dei ricavi generati dall&#8217;abbonamento ai servizi di intelligenza artificiale viene fatta confluire verso controllate collocate in giurisdizioni a fiscalità privilegiata (paradisi fiscali).</p>
<p class="p1">Parallelamente, gli operatori di colocation e i fondi di investimento strutturano frequentemente le proprie proprietà sotto forma di veicoli societari immobiliari o fondi chiusi dedicati, che beneficiano della neutralità fiscale sull&#8217;imposta dei redditi delle società, trasferendo l&#8217;onere tributario sui singoli investitori finali o differendolo a tempo indeterminato. A questo quadro di ottimizzazione fiscale aggressiva si sommano i benefici concessi direttamente dalle normative nazionali e locali, che includono crediti d&#8217;imposta per l&#8217;acquisto di beni strumentali ad alta tecnologia, regimi di ammortamento finanziario fortemente accelerato degli apparati di calcolo &#8211; che permettono di azzerare l&#8217;imponibile per diversi anni consecutivi &#8211; ed esenzioni o riduzioni strutturali sulle accise energetiche, grazie all&#8217;equiparazione di queste strutture alle industrie manifatturiere energivore. Il risultato netto è una profonda asimmetria fiscale: a fronte di profitti elevatissimi estratti per singolo megawatt di potenza installata, il gettito tributario reale restituito ai Paesi e ai comuni che ospitano l&#8217;impatto fisico, ambientale ed energetico di questi complessi rimane minimo.</p>
<p class="p1">FONTI</p>
<h5 class="p1"><b>Hyperscaler</b></h5>
<ul class="ul1">
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Synergy Research Group, comunicato del 7 aprile 2026 (48% oggi, 67% nel 2031, on-premise al 19%): <a href="https://srgresearch.com/articles/hyperscale-operators-to-account-for-67-of-all-data-center-capacity-by-2031"><span class="s3">https://srgresearch.com/articles/hyperscale-operators-to-account-for-67-of-all-data-center-capacity-by-2031</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li1">
<h5>CIO Dive, che riporta il rapporto Synergy (quasi il 60% della capacità hyperscale è in strutture proprie, il resto in affitto): <a href="https://www.ciodive.com/news/hyperscalers-two-thirds-data-center-capacity-2031/817016/"><span class="s5">https://www.ciodive.com/news/hyperscalers-two-thirds-data-center-capacity-2031/817016/</span></a></h5>
</li>
</ul>
<h5 class="p1"><b>Fondi di investimento</b></h5>
<ul class="ul1">
<li class="li2">
<h5><span class="s2">DCD, il riepilogo delle acquisizioni del 2025 (Aligned, AirTrunk, Data4): <a href="https://www.datacenterdynamics.com/en/analysis/biggest-data-center-acquisitions-10-billion-dollar-data-center-deals/"><span class="s3">https://www.datacenterdynamics.com/en/analysis/biggest-data-center-acquisitions-10-billion-dollar-data-center-deals/</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Macquarie, comunicato sulla vendita di Aligned (ottobre 2025): <a href="https://www.macquarie.com/au/en/about/news/2025/macquarie-asset-management-to-lead-sale-of-aligned-data-centers-at-an-enterprise-value-of-us-40-billion.html"><span class="s3">https://www.macquarie.com/au/en/about/news/2025/macquarie-asset-management-to-lead-sale-of-aligned-data-centers-at-an-enterprise-value-of-us-40-billion.html</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">MSCI, rendimenti e rischio di concentrazione: <a href="https://www.msci.com/research-and-insights/blog-post/the-rise-and-concentration-risk-of-data-centers-in-private-markets"><span class="s3">https://www.msci.com/research-and-insights/blog-post/the-rise-and-concentration-risk-of-data-centers-in-private-markets</span></a></span></h5>
</li>
</ul>
<h5 class="p1"><b>Costi dei campus</b></h5>
<ul class="ul1">
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Giga Energy: <a href="https://www.gigaenergy.com/blog/how-much-does-it-cost-to-build-an-ai-data-center"><span class="s3">https://www.gigaenergy.com/blog/how-much-does-it-cost-to-build-an-ai-data-center</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Orennia: <a href="https://orennia.com/insights/what-it-actually-costs-to-build-a-1-gw-data-center"><span class="s3">https://orennia.com/insights/what-it-actually-costs-to-build-a-1-gw-data-center</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Data Center POST: <a href="https://datacenterpost.com/the-1-gigawatt-data-center-dilemma/"><span class="s3">https://datacenterpost.com/the-1-gigawatt-data-center-dilemma/</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Wikipedia, Hyperion (Meta): <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Hyperion_Data_Center"><span class="s3">https://en.wikipedia.org/wiki/Hyperion_Data_Center</span></a></span></h5>
</li>
</ul>
<h5 class="p1"><b>Italia</b></h5>
<ul class="ul1">
<li class="li1">
<h5>Milano Finanza, rapporto Assoimmobiliare (205 data center, 600 MW, 25 miliardi): <a href="https://www.milanofinanza.it/news/sui-data-center-25-mld-in-3-anni-2712126"><span class="s5">https://www.milanofinanza.it/news/sui-data-center-25-mld-in-3-anni-2712126</span></a></h5>
</li>
<li class="li1">
<h5>Corriere Comunicazioni, accordo Mimit-IDA: <a href="https://www.corrierecomunicazioni.it/?p=329926"><span class="s5">https://www.corrierecomunicazioni.it/?p=329926</span></a></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">ANCE, sul DL 21/2026 e l&#8217;autorizzazione unica: <a href="https://ance.it/2026/07/data-center-prime-indicazioni-operative-sul-nuovo-iter-autorizzativo/?print=pdf"><span class="s3">https://ance.it/2026/07/data-center-prime-indicazioni-operative-sul-nuovo-iter-autorizzativo/?print=pdf</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li1">
<h5>Aruba, presentazione per ANCI Lombardia (Rating 4, energia da certificati di origine più impianti propri): <a href="https://anci.lombardia.it/documenti/21884-Aruba-ANCI-Lombardia-def-1.pdf"><span class="s5">https://anci.lombardia.it/documenti/21884-Aruba-ANCI-Lombardia-def-1.pdf</span></a></h5>
</li>
<li class="li2">
<h5><span class="s2">Linea EDP, l&#8217;espansione di Stack a Milano: <a href="https://lineaedp.it/news/stack-infrastructure-continua-lespansione-a-milano"><span class="s3">https://lineaedp.it/news/stack-infrastructure-continua-lespansione-a-milano</span></a></span></h5>
</li>
<li class="li1">
<h5><b>Dati di mercato e proiezioni sulle infrastrutture</b></h5>
</li>
</ul>
<h5 class="p1">Le proiezioni sull&#8217;aumento della quota di capacità globale in mano agli hyperscaler (stimata al 67% entro il 2031) e la progressiva riduzione dei data center aziendali &#8220;on-premise&#8221; provengono dai report trimestrali di <b>Synergy Research Group</b>.<a href="https://www.srgresearch.com/articles"><span class="s5">https://www.srgresearch.com/articles</span></a></h5>
<h5 class="p1"><b>Rendimenti finanziari e Private Equity</b></h5>
<h5 class="p1">L&#8217;analisi dei rendimenti dei data center (storicamente superiori al private equity tradizionale) e il monitoraggio dei capitali istituzionali nel settore immobiliare digitale derivano dagli strumenti di benchmark del capitale privato e di Real Capital Analytics di <b>MSCI</b>.</h5>
<h5 class="p2"><span class="s3"><a href="https://www.msci.com/data-and-analytics/real-estate/data-centers">https://www.msci.com/data-and-analytics/real-estate/data-centers</a></span></h5>
<h5 class="p1"><b>Le grandi acquisizioni speculative (M&amp;A)</b></h5>
<h5 class="p1">L&#8217;operazione da 40 miliardi di dollari per l&#8217;acquisizione di Aligned Data Centers da parte della cordata AIP, MGX e GIP (BlackRock) in uscita da Macquarie Asset Management è documentata nei comunicati stampa ufficiali e dalle testate di settore come Telecom Ramblings.</h5>
<h5 class="p2"><span class="s3"><a href="https://www.telecomramblings.com/2025/10/aligned-data-centers-bought-by-aip-mgx-gip/">https://www.telecomramblings.com/2025/10/aligned-data-centers-bought-by-aip-mgx-gip/</a></span></h5>
<h5 class="p1">L&#8217;acquisizione da circa 16 miliardi di dollari (24 miliardi di dollari australiani) dell&#8217;operatore AirTrunk da parte del fondo Blackstone è riportata dai tracker di finanza immobiliare e M&amp;A come Mingtiandi.</h5>
<h5 class="p2"><span class="s2"> <a href="https://www.mingtiandi.com/real-estate/data-centres/blackstone-cppib-to-buy-data-centre-giant-airtrunk-in-16b-deal/"><span class="s3">https://www.mingtiandi.com/real-estate/data-centres/blackstone-cppib-to-buy-data-centre-giant-airtrunk-in-16b-deal/</span></a></span></h5>
<h5 class="p1"><b>Situazione Italiana e normativa</b></h5>
<h5 class="p1">I riferimenti ai protocolli d&#8217;intesa e alle autorizzazioni per snellire la burocrazia a favore degli operatori si basano sulle comunicazioni del <b>Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy)</b> e sulle attività dell&#8217;<b>IDA &#8211; Italian Datacenter Association</b>, che monitora la costruzione dei nuovi campus (come quelli nel raggio di Milano e Pavia) e promuove tavoli tecnici permanenti.</h5>
<h5 class="p2"><span class="s3"><a href="https://italiandatacenter.com">https://italiandatacenter.com</a></span></h5>
<h5 class="p2"><span class="s2"> <a href="https://www.mimit.gov.it"><span class="s3">https://www.mimit.gov.it</span></a></span></h5>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19306</post-id>	</item>
		<item>
		<title>PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 10:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon AWS]]></category>
		<category><![CDATA[cloud]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[danni collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[dual use]]></category>
		<category><![CDATA[economia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra moderna]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture civili]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale militare]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[rischio geopolitico]]></category>
		<category><![CDATA[ritorsione bellica]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza informatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19300</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;intelligenza artificiale ha trasformato quelle che pensavamo unicamente come infrastrutture civili, nel cervello operativo della guerra moderna. La distruzione dei server Amazon nel Golfo con i dati aziendali distrutti per sempre rivela l&#8217;illusione di una rete invulnerabile nella realtà dei conflitti. Dalla logistica degli eserciti al calcolo per gli sciami di droni, la sovrapposizione tra&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2 class="p1"><span class="s1">L&#8217;intelligenza artificiale ha trasformato quelle che pensavamo unicamente come infrastrutture civili, nel cervello operativo della guerra moderna. La distruzione dei server Amazon nel Golfo con i dati aziendali distrutti per sempre rivela l&#8217;illusione di una rete invulnerabile nella realtà dei conflitti. Dalla logistica degli eserciti al calcolo per gli sciami di droni, la sovrapposizione tra civile e militare sta spostando la linea del fronte tra le nostre case, esponendo le popolazioni civili a rischi non ancora compresi</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;illusione di una nuvola digitale, eterea e invulnerabile, si infrange sempre più spesso contro la dura realtà materiale dei conflitti geopolitici contemporanei. I data center non sono più semplici magazzini passivi per le nostre foto, le fatture commerciali o i siti web aziendali. Sono diventati a tutti gli effetti strutture &#8220;dual use&#8221;, ovvero infrastrutture a duplice uso, civile e militare. Agli occhi di un avversario, questa ambiguità fa decadere ogni distinzione: un data center perde la sua veste innocua e si trasforma in un avamposto strategico prioritario, l&#8217;equivalente moderno di una base militare, di un centro di comando o di una fabbrica di munizioni.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per comprendere appieno questa trasformazione, è necessario guardare a come si combatte la guerra moderna, un ecosistema dove l&#8217;informazione elaborata in tempo reale è letale quanto l&#8217;esplosivo. Un data center è oggi il vero cervello operativo di qualsiasi apparato bellico avanzato. Al suo interno, server potentissimi masticano un flusso ininterrotto di terabyte provenienti da satelliti, droni da ricognizione e comunicazioni intercettate. È in questi capannoni che i sistemi di intelligenza artificiale, comprese le nuove architetture ad agenti autonomi, analizzano gli scenari sul campo, identificano i bersagli, calcolano le coordinate per i missili e gestiscono la complessa logistica degli approvvigionamenti delle truppe. Senza la smisurata potenza di calcolo fornita da questi centri, gli sciami di droni non volano, i sistemi di puntamento diventano ciechi, le difese antiaeree perdono efficacia e le reti di comando collassano. L&#8217;intelligenza artificiale applicata al conflitto dipende interamente dalla continuità operativa dei data center. Colpire queste infrastrutture significa, letteralmente, lobotomizzare l&#8217;esercito nemico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa profonda sovrapposizione tra civile e militare porta con sé conseguenze drammatiche per la sicurezza pubblica, soprattutto a causa della collocazione geografica di questi immensi impianti. Per ovvie ragioni di efficienza, accesso alle reti elettriche ad alta tensione, disponibilità di enormi volumi d&#8217;acqua per i titanici sistemi di raffreddamento e necessità di ridurre i tempi di latenza delle comunicazioni, i data center vengono comunemente costruiti a ridosso o addirittura all&#8217;interno degli abitati civili. Trasformare questi edifici in bersagli primari significa, di fatto, portare la linea del fronte direttamente nei centri urbani. L&#8217;infrastruttura tecnologica finisce per usare il tessuto civile come scudo per le proprie operazioni di calcolo militare, esponendo la popolazione residente a rischi incalcolabili, vittima potenziale di bombardamenti diretti contro edifici apparentemente inoffensivi.</span></p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0132.jpeg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-19302" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0132-207x300.jpeg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0132-207x300.jpeg 207w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0132.jpeg 460w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></a></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un evento recentissimo e paradigmatico spazza via ogni residuo di ingenuità sulla presunta sicurezza di questo sistema. Il 15 settembre scorso, Amazon ha comunicato ufficialmente a molti dei suoi clienti che i loro dati, ospitati nei data center degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain, sono andati perduti per sempre, senza alcuna possibilità di ripristino. A partire dal mese di marzo, ripetuti attacchi con droni iraniani hanno colpito simultaneamente queste strutture. I primi impatti hanno causato danni strutturali e tagliato la corrente, mentre i successivi interventi degli impianti antincendio hanno finito per allagare e distruggere i server rimanenti. Su quelle macchine sono evaporati per sempre archivi fondamentali di aziende reali e anni di fatturazione, cancellati come mero danno collaterale in una guerra che mirava a neutralizzare un nodo nevralgico del calcolo strategico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quando affidiamo i nostri dati a un fornitore cloud, veniamo rassicurati dalla promessa della ridondanza: le informazioni vengono duplicate in capannoni diversi all&#8217;interno della stessa regione. Tuttavia, queste architetture sono progettate per resistere a incidenti civili, come blackout o incendi fortuiti. Nessun sistema commerciale è strutturato per incassare attacchi militari coordinati che colpiscono più zone contemporaneamente con l&#8217;obiettivo deliberato di paralizzare una rete. Il danno ha semplicemente superato i parametri di progettazione dei servizi, e chi non aveva copie esterne è rimasto con niente. Spesso scegliamo la regione in cui allocare i nostri server attraverso un comodo menu a tendina, guidati dal prezzo e ignorando del tutto il rischio geopolitico. Mantenere una copia di sicurezza in un continente diverso comporta costi che i bilanci aziendali considerano soldi buttati, ma che oggi, per molte aziende operanti nel Golfo, si sono rivelati l&#8217;unica scialuppa di salvataggio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questo episodio si inserisce in un inquietante mosaico globale. Mentre il Medio Oriente attira investimenti colossali per riempire nuovi capannoni di costosissime schede grafiche destinate allo sviluppo di intelligenze artificiali sempre più potenti, i ripetuti attacchi costringono a riconsiderare l&#8217;intera sicurezza di queste reti. Dinamiche analoghe si osservano su altri fronti caldi, come in Ucraina, dove i droni russi hanno preso di mira centri dati causando lunghi mesi di paralisi per tutti i servizi militari, civili e logistici appoggiati a quegli snodi (vedi </span><a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a>).</p>
<p class="p1"><span class="s1">La rilevanza di questi fatti è dirompente. I data center, accentrando la memoria storica ed economica delle nazioni e fornendo al contempo la potenza di calcolo per le nuove armi autonome, sono il vero fulcro del potere contemporaneo. La loro natura ibrida li ha definitivamente tramutati in bersagli militari, costringendoci a fare i conti non solo con la fragilità di un&#8217;economia smaterializzata, ma anche con il pericolo tangibile che incombe sulle nostre città. Nascondere basi operative della guerra moderna in mezzo alle case civili, sotto le mentite spoglie dell&#8217;innovazione tecnologica e del progresso, è un azzardo strategico le cui conseguenze umane e materiali stiamo appena iniziando a misurare.</span></p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/"> DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19300</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[NO NATO NO GUERRA]]></category>
		<category><![CDATA[cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[cloud militare]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzioni di Ginevra]]></category>
		<category><![CDATA[cyber-cinetico]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[cyberwarfare]]></category>
		<category><![CDATA[data economy]]></category>
		<category><![CDATA[diritto internazionale umanitario]]></category>
		<category><![CDATA[dual use]]></category>
		<category><![CDATA[economia digitale]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fibra ottica]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[gigafactory]]></category>
		<category><![CDATA[guerra digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra ibrida]]></category>
		<category><![CDATA[guerra informatica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra moderna]]></category>
		<category><![CDATA[guerra Russia-Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture civili]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture militari]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture strategiche]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale militare]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[reti internet]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia militare]]></category>
		<category><![CDATA[telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19281</guid>

					<description><![CDATA[Dalla rete civile al campo di battaglia. Come data center, cloud e infrastrutture dell’intelligenza artificiale diventano strategiche e nuovi bersagli militari trasformando il territorio in un nuovo fronte della guerra Non è la prima volta che le strutture di telecomunicazione vengano prese di mira nei contesti bellici (vedi nota). La differenza sta nel fatto che&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Dalla rete civile al campo di battaglia. Come data center, cloud e infrastrutture dell’intelligenza artificiale diventano strategiche e nuovi bersagli militari trasformando il territorio in un nuovo fronte della guerra</h2>
<p>Non è la prima volta che le strutture di telecomunicazione vengano prese di mira nei contesti bellici (vedi nota). La differenza sta nel fatto che oggi tali strutture hanno assunto la forma dei Data Center e delle GigaFactory dell’ intelligenza artificiale.<br />
Negli ultimi giorni di settembre del 2026 le forze armate russe hanno lanciato una massiccia ondata di attacchi missilistici e droni contro la capitale ucraina, Kiev, prendendo di mira in modo specifico le infrastrutture di telecomunicazione e i grandi data center del Paese. Tra le strutture colpite e pesantemente danneggiate figurano le sedi e i server di operatori di primaria importanza a livello nazionale, come Kyivstar, Vodafone Ukraine, MiroHost, UTELS e Datagroup. Le conseguenze pratiche sull&#8217;economia e sulla popolazione civile sono state immediate e devastanti. Oltre centomila famiglie nella sola regione di Kiev sono rimaste isolate e prive di connessione internet, mentre interi settori cruciali per la tenuta del Paese, come quello finanziario e la Borsa valori PFTS, hanno subito improvvisi e prolungati blocchi operativi, aggravati dal tragico bilancio di vittime e feriti tra i civili che si trovavano in prossimità delle strutture bombardate.</p>
<p>Di fronte a questa drammatica offensiva, le autorità ucraine, guidate dal presidente Zelensky e dai suoi ministri, hanno duramente condannato l&#8217;accaduto, definendolo un deliberato attacco terroristico contro infrastrutture civili. La posizione ufficiale di Kiev è consistita nel negare categoricamente che i data center colpiti avessero una qualsivoglia funzione bellica, inquadrando i raid come un tentativo spietato di paralizzare l&#8217;economia digitale della nazione e di interrompere il normale flusso di informazioni vitale per la quotidianità dei cittadini. <strong>Al contrario, il Ministero della Difesa russo ha rivendicato gli attacchi, giustificandoli con la tesi secondo cui quei centri di calcolo fornivano un supporto diretto, logistico e operativo, indispensabile alle manovre militari ucraine</strong>.</p>
<p>Al di là delle opposte narrazioni che caratterizzano ogni conflitto, questo evento solleva un interrogativo cruciale che riguarda l&#8217;intera architettura della guerra moderna. Gli esperti di sicurezza cibernetica, i vertici militari e gli studiosi di geopolitica concordano su un fatto incontrovertibile: i data center contemporanei sono strutture intrinsecamente a &#8220;duplice uso&#8221;, ovvero dual-use civile-militare. Nell&#8217;era digitale, l&#8217;infrastruttura di rete ha assunto lo stesso ruolo strategico che ferrovie, snodi portuali e centrali elettriche ricoprivano nei conflitti del Novecento. Non esiste più una netta linea di demarcazione fisica tra i server su cui viaggiano i dati civili di un ospedale o di una banca e quelli su cui transitano le coordinate criptate per un attacco missilistico.</p>
<p>Per comprendere la profondità di questa trasformazione, è necessario osservare il paradigma del cosiddetto &#8220;cloud militare&#8221;. Le nazioni moderne, compresi gli Stati Uniti e i Paesi occidentali, hanno smesso di costruire esclusivamente reti informatiche chiuse, isolate e di sola proprietà della Difesa. Si affidano, invece, in modo sistematico ai grandi fornitori commerciali civili. Programmi governativi faraonici integrano direttamente le potenze di calcolo di colossi privati come Amazon, Microsoft, Google e Oracle all&#8217;interno degli apparati di sicurezza nazionale. Questi enormi data center civili offrono agli eserciti una capacità di archiviazione, ridondanza ed elaborazione dati su scala globale che nessuna forza armata potrebbe mantenere da sola. Il risultato è che i server che ospitano le applicazioni commerciali quotidiane possono trovarsi a pochi metri di distanza, o persino condividere la medesima struttura, con quelli che elaborano i piani logistici di un&#8217;operazione militare.</p>
<p>Sul campo di battaglia, le funzioni di queste infrastrutture sono divenute semplicemente insostituibili. La guerra odierna genera una mole di informazioni sbalorditiva, proveniente da sciami di droni in ricognizione, satelliti spia, intercettazioni radio e sensori sul terreno. I data center forniscono l&#8217;immensa potenza di calcolo necessaria per far funzionare sofisticati modelli di intelligenza artificiale capaci di processare questo oceano di dati in frazioni di secondo. Queste macchine filtrano il rumore di fondo, identificano schemi di movimento anomali delle truppe nemiche e trasformano i flussi video grezzi in precisissime coordinate di puntamento per l&#8217;artiglieria. Inoltre, per ridurre al minimo i tempi di latenza, le forze armate utilizzano oggi dei moduli operativi avanzati, ovvero veri e propri data center in miniatura dispiegati direttamente a ridosso della linea del fronte. Queste unità permettono ai soldati di elaborare le tattiche sul posto in tempo reale, mentre i grandi data center centrali situati nelle retrovie si occupano della fusione multi-dominio, sincronizzando le manovre tra le truppe di terra, l&#8217;aviazione, la marina e lo spazio cibernetico, fornendo ai comandi supremi un&#8217;unica, nitida immagine dell&#8217;intero teatro di guerra.</p>
<p>Questa intima fusione tra civile e militare pone sfide monumentali dal punto di vista del Diritto Internazionale Umanitario. Analisti di istituzioni autorevoli, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, avvertono che <strong>i data center commerciali, nel momento in cui offrono un contributo effettivo e rilevante all&#8217;azione militare, si trasformano legalmente in legittimi obiettivi militari ai sensi dell&#8217;Articolo 52 del Primo Protocollo Aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra</strong>. La vera tragedia della guerra moderna risiede proprio nella condivisione dell&#8217;infrastruttura fisica. A differenza di una vecchia fabbrica di munizioni, che poteva essere isolata e colpita senza intaccare direttamente le abitazioni circostanti, <strong>nei data center le attività belliche e quelle civili condividono lo stesso tetto, i medesimi processori, gli stessi cavi in fibra ottica interrati e i medesimi impianti di raffreddamento e alimentazione elettrica</strong>. <strong>Neutralizzare la capacità di calcolo di un nemico significa, inesorabilmente, spegnere anche i servizi vitali per la popolazione che si appoggia a quel nodo tecnologico</strong>.</p>
<p>Tutto questo porta a una conclusione inequivocabile per qualsiasi comunità o nazione. La logica brutale del conflitto armato non è scomparsa, ha semplicemente mutato i propri bersagli geografici, spostandosi dalle trincee ai nodi della rete. <span style="color: #ff0000;"><strong>Chiunque decida, a livello politico o amministrativo, di ospitare sul proprio suolo enormi data center deve essere pienamente consapevole di una cruda realtà geopolitica: accogliere queste immense cattedrali digitali non significa solamente attrarre investimenti tecnologici o promesse di sviluppo economico, ma equivale a installare sul proprio territorio delle infrastrutture di importanza militare suprema</strong></span>. L&#8217;infrastruttura cloud non è un&#8217;entità eterea che fluttua nell&#8217;aria, ma poggia su tonnellate di cemento, cavi d&#8217;acciaio e tralicci ad alta tensione ben visibili. In caso di tensioni internazionali o di un conflitto aperto, per via della loro natura dual-use, questi siti diventano automaticamente bersagli prioritari e legittimi oggetti di ritorsione bellica, esponendo le città e i territori che li ospitano a tutti i gravissimi rischi di una guerra reale.</p>
<p>Nota<br />
La distruzione fisica di infrastrutture informatiche e di telecomunicazione, nota in ambito strategico come attacco &#8220;cyber-cinetico&#8221;, vanta diversi precedenti storici che dimostrano come il dominio digitale sia ormai inseparabile dal campo di battaglia reale.<br />
I conflitti in Jugoslavia del 1999 e in Iraq del 2003 rappresentano i precursori di questa dottrina. Durante l&#8217;operazione Allied Force, la NATO bombardò sistematicamente i ripetitori televisivi, i nodi telefonici e i primordiali centri di smistamento dati di Belgrado con l&#8217;obiettivo di paralizzare la catena di comando e controllo serba. Una strategia identica venne applicata dalla coalizione a guida statunitense durante l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, dove potenti raid aerei neutralizzarono i principali hub di telecomunicazione e i server governativi di Baghdad fin dalle primissime ore dell&#8217;operazione &#8220;Shock and Awe&#8221;.<br />
Un momento di svolta assoluta nella storia militare e della sicurezza informatica si è verificato nel maggio del 2019 nella Striscia di Gaza. In quell&#8217;occasione, le Forze Israeliane (IDF) condussero un attacco aereo mirato che rase al suolo un edificio commerciale all&#8217;interno del quale operava, secondo l’IDF, un&#8217;unità di hacker di Hamas. Questo evento è passato alla storia come il primo caso ufficialmente dichiarato in cui uno Stato ha risposto a un&#8217;offensiva puramente informatica non con un contro-hackeraggio, ma con un bombardamento fisico immediato, segnando il collasso definitivo del confine tra guerra virtuale e ritorsione reale.<br />
La guerra tra Russia e Ucraina, ben prima dei recenti bombardamenti ai data center di Kiev, aveva già mostrato l&#8217;impatto di questa letale convergenza. Nel giorno stesso dell&#8217;invasione del febbraio 2022, un attacco ibrido russo ha combinato la diffusione di un malware distruttivo contro i terminali terrestri della rete satellitare Viasat KA-SAT con bombardamenti missilistici sulle torri televisive e sui principali nodi in fibra ottica ucraini. Il recente attacco del settembre 2026 contro il data center Kosmonova di Kiev, che ha oscurato canali televisivi e reti di telecomunicazione, si inserisce esattamente in questa continuità tattica rivendicata da Mosca.<br />
Anche le tensioni in Medio Oriente della primavera del 2026 hanno confermato questa pericolosa tendenza globale. Nel contesto del conflitto ibrido tra Stati Uniti, nazioni del Golfo e milizie supportate dall&#8217;Iran, le infrastrutture tecnologiche ospitate nella penisola arabica sono finite sotto il fuoco incrociato. Sono stati registrati attacchi con droni contro strutture ospitanti data center commerciali legati allo sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale. Questa minaccia fisica ha spinto grandi fornitori cloud occidentali ad ammettere l&#8217;impossibilità di garantire l&#8217;integrità strutturale degli edifici, consigliando ai clienti di migrare i propri dati sensibili verso server situati in Europa o nel Nord America.<br />
Infine, la vulnerabilità dell&#8217;hardware si estende ben oltre i confini terrestri e scende sotto la superficie degli oceani. I cavi sottomarini in fibra ottica, che trasportano oltre il 95 percento del traffico internet globale e delle transazioni finanziarie transatlantiche, sono sempre più spesso oggetto di attenzioni militari. Dai sabotaggi nel Mar Baltico fino ai danneggiamenti strategici nel Mar Rosso, queste dorsali sommerse dimostrano ancora una volta che il cloud computing, per quanto immateriale possa sembrare nella percezione comune, dipenderà sempre dalla sopravvivenza fisica di cavi, rack di server e fondamenta in cemento armato.</p>
<p>FONTI<br />
Convenzioni di Ginevra: Il riferimento normativo primario è l&#8217;Articolo 52 del Primo Protocollo Aggiuntivo. Questo articolo stabilisce la protezione generale dei beni civili e impone che gli attacchi siano limitati ai soli obiettivi militari.</p>
<p>Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR): Si fa riferimento alle valutazioni giuridiche e alle linee guida del 2026 relative all&#8217;uso militare di infrastrutture civili. L&#8217;istituzione riconosce che i data center commerciali possono diventare legittimi obiettivi militari qualora i loro server o le loro reti vengano utilizzati per supportare le capacità operative e di intelligence delle forze armate.</p>
<p>Ministeri della Difesa (Russia e Ucraina): Le fonti di attualità comprendono le dichiarazioni ufficiali e i report riguardanti i bombardamenti del settembre 2026. Nello specifico, si citano i report sul Ministero della Difesa russo che ha rivendicato gli attacchi contro i centri di elaborazione dati situati a Kiev, come nel caso del data center Kosmonova.</p>
<p>Precedenti Strategici (NATO e IDF): L&#8217;analisi si basa sulla documentazione storica delle operazioni contro i nodi di telecomunicazione in Jugoslavia (1999) e in Iraq (2003). A questi si aggiungono i report sul precedente tattico del 2019 a Gaza, quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) condussero un attacco fisico mirato contro una struttura commerciale utilizzata da un&#8217;unità di hacker di Hamas.</p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19281</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
