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	<title>euro &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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		<title>Il trucco del &#8220;denaro dal nulla&#8221; e l&#8217;agenda di Trump. Fuga dal dollaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 09:14:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il trucco del &quot;denaro dal nulla&quot; e l&#039;agenda di Trump. Fuga dal dollaro' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/04/16/il-trucco-del-denaro-dal-nulla-e-lagenda-di-trump-fuga-dal-dollaro/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="has-medium-font-size">Gli USA non hanno abbastanza soldi per armi e nuove tecnologie come l&#8217;intelligenza artificiale e altro ed ecco che il governo decide di cambiare le regole per le banche. Normalmente, una banca deve tenere una parte dei soldi al sicuro in forma di riserva come garanzia. <strong>Con le nuove regole proposte da Scott Bessent, il segretario al tesoro USA, le banche possono tenere molto meno denaro reale e usare come garanzia una semplice promessa di prestito da parte della banca centrale</strong> (è un po&#8217; come se tu andassi a fare la spesa e il negoziante accettasse come pagamento non i tuoi soldi, ma la promessa che tuo padre ti presterà dei soldi in futuro se ne avrai bisogno) (vedi nota [1]). <strong>Questo permette alle banche di creare una valanga di nuovo denaro da investire nei settori che interessano al governo, come le industrie militari</strong>.</p>



<p><strong>INFLAZIONE DA SPESE MILITARI SUPPLEMENTARI</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Ovviamente, in questo stato di cose, mentre le grandi aziende e chi possiede azioni in borsa diventano sempre più ricchi grazie a questo fiume di denaro, il cittadino comune subisce l&#8217;effetto opposto. Questo accade perché quando circola troppo denaro, ma la quantità di beni che è possibile comprare (pane, benzina, ortofrutticoli ecc.) non aumenta, i prezzi salgono inevitabilmente. È il concetto di inflazione. Se in un&#8217;isola ci sono solo 10 cocchi e 10 monete, ogni cocco costa 1 moneta. Se improvvisamente arrivano altre 90 monete ma i cocchi sono sempre 10, ogni cocco inizierà a costarne 10. Tu hai più monete in tasca, ma compri le stesse cose di prima, anzi, spesso meno, perché gli stipendi non salgono alla stessa velocità dei prezzi dei cocchi. </p>



<p><strong>LA RIVOLTA DEGLI INVESTITORI STRANIERI</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Per finanziare le sue spese, lo Stato americano emette dei &#8220;pezzi di carta&#8221; chiamati titoli di Stato: chi li compra presta soldi allo Stato e lui ti promette di ridarteli con un piccolo interesse dopo qualche anno. Per decenni, tutto il mondo ha comprato questi titoli perché considerati sicurissimi. Tuttavia, l&#8217;ultima &#8220;asta&#8221; (il momento in cui lo Stato vende questi titoli) è andata male. Molti investitori stranieri hanno iniziato a dire &#8220;no grazie&#8221;. Questo accade perché hanno paura che l&#8217;America stia stampando troppi soldi e che, quando arriverà il momento di restituire il prestito, quei dollari varranno molto meno di oggi a causa dell&#8217;inflazione, della de-dollarizzazione e della de-industrializzazione statunitense. Se nessuno vuole più prestare soldi all&#8217;America, gli USA si trovano nei guai anche perché già a condizioni normalidevono trovare entro la fine dell’anno compratori del debito pubblico americano per un valore di 10.000 miliardi di dollari.</p>



<p><strong>IL RITORNO ALL’ORO COME ANCORA DI SALVEZZA</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Poiché la fiducia nel dollaro sta calando, le banche centrali di tutto il mondo stanno facendo una mossa storica: stanno vendendo i loro titoli di Stato americani per comprare oro vero, fisico e asset fisici. L&#8217;oro è considerato l&#8217;unico &#8220;denaro reale&#8221; perché, a differenza del dollaro, non può essere stampato all&#8217;infinito da un governo: bisogna scavare per trovarlo ed è limitato. Per la prima volta dopo moltissimo tempo, il valore dell&#8217;oro conservato nelle banche mondiali ha superato quello dei titoli di debito americani. Questo è un segnale d&#8217;allarme potentissimo: significa che il mondo si sta preparando a un futuro in cui il dollaro non sarà più il re indiscusso dell&#8217;economia.</p>



<p><strong>LA TRAPPOLA DELLA STAGFLAZIONE E DELLA GUERRA</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La guerra in Iran peggiora tutto questo scenario. Le guerre costano tantissimo e interrompono i commerci, facendo salire i prezzi dell&#8217;energia e delle materie prime. Questo crea &#8220;stagflazione&#8221;, una situazione terribile in cui i prezzi salgono (inflazione) ma l&#8217;economia non cresce (stagnazione). Per chi investe in borsa o in oro, i prezzi che salgono sono un&#8217;ottima notizia perché il valore dei loro beni aumenta. Per chi invece vive di stipendio, è un disastro: i costi della vita aumentano, i tassi d&#8217;interesse sui mutui o sui prestiti per l&#8217;auto restano altissimi e il potere d&#8217;acquisto evapora. In questo contesto fidarsi dei &#8220;pezzi di carta&#8221; è sempre più rischioso e bisogna guardare ai beni fisici concreti, proprio come stanno facendo i grandi investitori e le banche centrali.</p>



<p><strong>L’EUROPA E LA VOGLIA DI “CAMBIARE MONETA”</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Immaginiamo di aver usato per anni una sola marca di carta di credito (il dollaro americano) perché era l&#8217;unica accettata ovunque. Tuttavia, ultimamente il proprietario di quella marca è diventato imprevedibile e ha iniziato a minacciare i tuoi amici (come la Spagna, la Danimarca e altri) o a bloccare i conti di chi non gli piace. Euroclear, che è una delle più grandi istituzioni al mondo incaricate di gestire i pagamenti e i titoli finanziari, ha avvertito che gli investitori europei e asiatici sono stanchi di questa situazione. Molti ora vogliono iniziare a investire e risparmiare usando la moneta cinese, lo Yuan. Questo sta accadendo perché la guerra in Iran e le politiche imprevedibili di Trump hanno reso il dollaro meno rassicurante rispetto al passato.</p>



<p><strong>IL RINCARO DELLA VITA IN EUROPA A CAUSA DELLA GUERRA</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Le scelte degli Stati Uniti hanno un impatto diretto sul portafoglio degli europei. La guerra in Iran ha fatto raddoppiare il prezzo del petrolio (da 60 a 120 dollari al barile), causando un aumento dei prezzi che è già arrivato, ma è destinato ad accentuarsinei supermercati e nelle bollette in Italia,Spagna, Germania, Francia ecc.. Quando Trump minaccia di tagliare i commerci con i paesi alleati che non seguono i suoi ordini militari, questi paesi iniziano a capire che non possono più permettersi di tenere tutti i loro risparmi (le &#8220;riserve&#8221;) in dollari. Se il dollaro perde valore o viene usato come &#8220;arma&#8221; politica, l&#8217;Europa rischia di restare al verde.</p>



<p><strong>PERCHÉ I RISPARMIATORI COMINCIANO A PREFERIRE LA CINA AGLI USA</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Normalmente, se presti soldi a qualcuno, vuoi un interesse, il più alto possibile. Gli Stati Uniti offrono interessi più alti della Cina, ma c&#8217;è un trucco: <strong>il valore della moneta</strong>. Se presti 100 dollari all&#8217;America e ricevi il 4% di interesse, ma nel frattempo il dollaro perde il 4% del suo valore rispetto all&#8217;Euro, alla fine non hai guadagnato nulla. Al contrario, nell&#8217;ultimo anno lo Yuan cinese ha guadagnato valore rispetto all&#8217;Euro, mentre il dollaro lo ha perso. Gli investitori hanno capito che, pur con interessi più bassi, investire in Cina oggi permette di avere un guadagno reale più alto perché la moneta cinese è più forte e stabile in questo momento.</p>



<p><strong>IL CANADA SI ALLONTANA DAL “VICINO DI CASA”</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Il Canada è sempre stato il miglior amico e partner commerciale degli Stati Uniti, ma le cose stanno cambiando. I leader canadesi hanno capito che dipendere al 100% dal mercato americano è pericoloso. Per questo motivo, <strong>le grandi banche canadesi stanno andando a Pechino per aprire nuove filiali</strong>. L&#8217;obiettivo è creare un sistema di pagamenti diretto tra Canada e Cina, senza dover passare per le banche americane. Questo non solo fa risparmiare sulle commissioni, ma <strong>rende il commercio &#8220;a prova di sanzioni&#8221;</strong>: se l&#8217;America decidesse di bloccare i pagamenti internazionali (sistema SWIFT), Canada e Cina potrebbero continuare a fare affari tra loro usando i propri sistemi interni.</p>



<p>I<strong>L PETROLIO CANADESE VIAGGIA VERSO L’ASIA</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Un dato che descrive perfettamente questo cambiamento riguarda l&#8217;energia. <strong>Il Canada sta triplicando le sue esportazioni di petrolio verso la Cina</strong> grazie a nuovi oleodotti sulla costa del Pacifico. Oggi il Canada vende alla Cina il doppio del petrolio che vende agli Stati Uniti. <strong>Se questo commercio verrà pagato in Yuan invece che in dollari, il dollaro americano diventerà ancora meno importante a livello globale</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Nel mondo i paesi asiatici affiliati agli Stati Uniti come il Giappone, la Corea del sud, le Filippine e l’Indonesia e altri che dipendono enormemente dalle risorse energetiche dello stretto vivono il tradimento di Trump. Allo stesso modo i paesi del Golfo tradizionalmente alleati degli Stati Uniti che si sono visti bombardare non solo 17 basi militari statunitensi che dovevano proteggerli, ma le stesse infrastrutture per la produzione e commercializzazione delle loro risorse energetiche. Ovviamente anche tutto il settore turistico di quei paesi, che continuava a crescere, è collassato in pochissimo tempo. <strong>Trump non si è reso conto che l’Iran avrebbe potuto bombardare così come ha fatto il cuore della produzione di petrodollari, che hanno tradizionalmente sostenuto sia il dollaro che il debito pubblico americano</strong>. Se per giusta ritorsione al blocco del blocco dello stretto gli iraniani bombardassero quel che ancora rimane in piedi in quei paesi compresi i loro grandi desalinizzatori, di loro non rimarrebbe che un miraggio nel deserto…<br>Si pensi, infine, all’Arabia Saudita che ancora spera di esportare una parte residua delle proprie risorse energetiche via terra, attraverso lo stretto di Suez, con il rischio però che il blocco di Trump attivi nuovamente gli yemeniti a sigillare completamente anche quella via di commercializzazione delle residue risorse dell’Arabia Saudita.<br>Per fare un esempio, propriamente<strong> l’Arabia Saudita, possiede più di 300 miliardi di dollari in titoli di debito americani e in questo stato di cose potrebbe vedersi costretta a venderli</strong>, provocando un vero e proprio tsunami economico a danno dei titoli statunitensi in un momento in cui, come dicevamo, gli Stati Uniti devono trovare compratori per un valore di 10 trilioni di dollari entro la fine dell’anno per rinnovare i loro titoli di debito in scadenza mentre la crescita dell’inflazione costringe la FED ad alzare i tassi e quindi ad incrementare il costo per interessi del debito. Insomma, il rischio di default per gli Stati Uniti si fa sempre più vicino.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il &#8220;vecchio ordine&#8221; guidato dall&#8217;America sta scricchiolando, e paesi insospettabili come Canada e membri dell&#8217;Unione Europea stanno iniziando a costruire scialuppe di salvataggio fatte di moneta e investimenti cinesi.</p>



<p class="has-normal-font-size">[1] Il &#8220;Regulatory Reset&#8221; di Scott Bessent<br>La riforma mira a trasformare radicalmente la gestione della liquidità bancaria, passando da un modello basato sul <strong>possesso fisico di asset</strong> a un modello basato sull&#8217;<strong>accesso garantito al credito</strong>.</p>



<ol class="has-normal-font-size"><li><strong>Integrazione della &#8220;Discount Window&#8221;</strong>: La novità principale è permettere alle banche di includere nel calcolo del <em>Liquidity Coverage Ratio</em> (LCR) le linee di credito non utilizzate presso la Federal Reserve. In pratica, la &#8220;promessa&#8221; di prestito della Banca Centrale viene equiparata a contante reale.</li><li><strong>Sblocco del Capitale</strong>: L&#8217;obiettivo è liberare circa <strong>2.000-3.000 miliardi di dollari</strong> oggi immobilizzati in riserve liquide o Titoli di Stato (Treasuries). Questi fondi dovrebbero, nelle intenzioni del Tesoro, essere rincanalati verso prestiti a imprese e investimenti produttivi.</li><li><strong>Prevenzione dei &#8220;Bank Run&#8221;</strong>: La proposta nasce dall&#8217;analisi dei fallimenti bancari del 2023 (come quello di SVB). Bessent sostiene che la velocità dei prelievi digitali moderni rende inutile avere &#8220;contante nel forziere&#8221; se non si ha un collegamento immediato e pre-approvato con la Banca Centrale.</li><li><strong>Semplificazione Normativa</strong>: Si tratta di una deregolamentazione parziale rispetto agli accordi di <em>Basilea III</em>, voluta per ridare competitività alle banche americane rispetto a quelle internazionali.</li></ol>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h3 class="has-small-font-size" id="fonti">Fonti</h3>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>U.S. Department of the Treasury (Treasury.gov):</strong> sito ufficiale guidato da Scott Bessent. Qui vengono pubblicati i <em>Press Releases</em> e i discorsi ufficiali del Segretario riguardanti le politiche di stabilità finanziaria e le proposte di riforma del settore bancario.</li><li><strong>Federal Register:</strong> È il &#8220;diario ufficiale&#8221; del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi modifica formale alle regole sul capitale e sulla liquidità (proposta congiuntamente da Tesoro, Fed e FDIC) deve essere pubblicata qui per il periodo di consultazione pubblica.</li><li><strong>Federal Reserve Board (Federalreserve.gov):</strong> Poiché la riforma tocca la <em>Discount Window</em> e il regolamento LCR, i rapporti tecnici e i verbali delle riunioni (Minutes) della Fed sono la fonte primaria per capire come l&#8217;autorità monetaria stia recependo la proposta del Tesoro.</li></ul>



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		<title>Se non si svincola, l&#8217;euro affonderà, trascinato giù dal dollaro</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 21:20:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Se non si svincola, l&#039;euro affonderà, trascinato giù dal dollaro' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/02/01/se-non-si-svincola-leuro-affondera-trascinato-giu-dal-dollaro/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="se-non-ci-svincoliamo-dalla-moneta-unica-affonderemo-con-essa-la-salvezza-nel-clearing-e-nella-moneta-comune">Se non ci svincoliamo dalla moneta unica, affonderemo con essa. La salvezza nel Clearing e nella moneta comune</h2>



<p class="has-medium-font-size">Il processo di de-dollarizzazione, dal 2022 (congelamento delle riserve russe) e nel corso del 2025, ha subito un&#8217;accelerazione senza precedenti. Il dato attuale, febbraio 2026, vede un dollaro che sebbene rimanga ancora la valuta più usata, nelle riserve globali è ormai scesa sotto il 58% (era al 70% vent&#8217;anni fa). L&#8217;Arabia Saudita, patria del petrodollaro, ha iniziato ad accettare Yuan per il petrolio, rompendo un tabù che durava dal 1974. Russia e Cina scambiano ormai quasi tutto in Rubli e Yuan. </p>



<p class="has-medium-font-size">Il progressivo abbandono del biglietto verde rappresenta, per molti aspetti, una reazione di autodifesa coordinata contro quella che viene definita la &#8220;militarizzazione della finanza&#8221;, ovvero l’uso del dollaro come arma impropria. Il punto di non ritorno di questo processo è stato identificato nel congelamento/rapina senza precedenti delle riserve sovrane russe nel 2022 (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/12/05/asset-russi-congelati-o-rubati/">Asset russi: congelati o rapinati?</a>) . Quell’atto ha infranto il dogma dell&#8217;inviolabilità del risparmio statale, inviando un segnale d&#8217;allarme globale: in un sistema dominato dall&#8217;Occidente, la proprietà dei propri capitali è diventata condizionata alla fedeltà politica verso Washington e Bruxelles.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa rottura del patto di fiducia ha spinto nazioni come l’Arabia Saudita, l’India e il Brasile a riconsiderare la sicurezza dei propri forzieri. Se le riserve accumulate in decenni di esportazioni possono essere evaporate con un semplice clic di una banca centrale straniera, il concetto stesso di &#8220;bene rifugio&#8221; legato alla valuta cartacea viene meno. In questo contesto, l&#8217;imposizione sistematica di dazi e sanzioni non ha fatto altro che accelerare la costruzione di una rete di sicurezza alternativa. <strong>Quello che l&#8217;Occidente ha interpretato come uno strumento di pressione per mantenere l&#8217;ordine internazionale è stato percepito dal resto del mondo come un atto di arroganza strategica, che ha trasformato il dollaro da bene pubblico globale a strumento di coercizione politica</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La BCE (Banca Centrale Europea) è spesso costretta a inseguire le decisioni della FED (Federal Reserve). Se la FED alza i tassi, la BCE deve spesso adeguarsi per evitare che l&#8217;Euro si svaluti troppo, rendendo le importazioni energetiche (pagate in dollari) insostenibili. Finché il petrolio e il gas si comprano in dollari, l&#8217;Euro avrà, infatti, sempre bisogno di accumulare riserve di dollari, mantenendo intatto il potere americano. D&#8217;altronde se i tassi USA sono più alti di quelli Europei, i capitali scappano verso il Dollaro, indebolendo l&#8217;Euro. <br><strong>Tradizionalmente accadeva che quando il Dollaro si rafforzava, l&#8217;Euro e l&#8217;Oro scendevano insieme e viceversa</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Oggi, però, questa regola si è spezzata, rivelando una realtà molto più cruda per la moneta europea</mark></strong>. Mentre l&#8217;Oro sta vivendo una corsa storica verso i 6.000 dollari l&#8217;oncia, l&#8217;Euro non sta affatto beneficiando della debolezza relativa del Dollaro. Al contrario, stiamo assistendo al &#8220;<strong>decoupling</strong>&#8221; (disaccoppiamento) <strong>da rifugio.</strong> L&#8217;oro sale perché il mondo sta cercando una via d&#8217;uscita dal sistema delle valute cartacee (fiat), ma l&#8217;Euro sta affondando proprio perché è percepito come la &#8220;valuta satellite&#8221; più fragile in questo crollo sistemico. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;Euro viene percepito come un dollaro di serie B</mark></strong>. <strong>Con l&#8217;avanzare della de-dollarizzazione, chi scappa dal Dollaro non cerca più l&#8217;Euro</strong>. Gli investitori asiatici e i BRICS preferiscono l&#8217;oro fisico. Inoltre le minacce di dazi americani (come quelle recenti sul caso Groenlandia e i dazi sulle esportazioni europee) colpiscono il cuore produttivo dell&#8217;Europa. Se l&#8217;oro sale per paura della guerra finanziaria, l&#8217;Euro scende perché l&#8217;Europa è il campo di battaglia su cui questa guerra viene combattuta. <strong>A differenza dell&#8217;oro, che non ha debiti</strong>, <strong>l&#8217;Euro è schiacciato dai debiti pubblici dei suoi Stati membri</strong>. Mentre le banche centrali di tutto il mondo (Cina, India, persino alcune europee &#8220;sottobanco&#8221;) accumulano oro per proteggersi dal collasso del debito, <strong>l&#8217;Euro resta incatenato a un sistema bancario che non può più garantire il valore reale dei risparmi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La verità difficile da accettare è che l&#8217;Euro sta perdendo la sua funzione di alternativa al Dollaro</strong>. Se un tempo era il &#8220;piano B&#8221;, oggi è diventato la zavorra. <strong>L&#8217;aumento del prezzo dell&#8217;oro non è solo un segnale di inflazione, ma il certificato di morte della fiducia nel sistema euro-atlantico</strong>. In questo scenario, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">l&#8217;Euro non sta &#8220;scendendo rispetto al dollaro&#8221;, ma sta evaporando rispetto ai beni reali. Questa frattura tra Oro ed Euro è il segnale che il tempo della finanza virtuale sta scadendo</mark></strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">&nbsp;Viviamo in un paradosso storico dove proprio l’eccesso di potere finanziario esercitato dagli Stati Uniti e dall&#8217;Europa sta ora producendo il declino della loro egemonia. Più il sistema occidentale utilizza i congelamenti e le esclusioni dal circuito SWIFT per &#8220;punire&#8221; gli avversari, più incentiva la creazione di quel <strong>club dei non-allineati</strong> che oggi cerca rifugio in monete locali o in beni tangibili. Non è un caso che, parallelamente ai discorsi sulla de-dollarizzazione, si assista a una corsa frenetica delle banche centrali verso l&#8217;accumulo di oro o argento fisico. È il ritorno alla materia dopo la fine dell&#8217;illusione della neutralità della moneta: <strong>in un mondo dove la fiducia è stata sacrificata sull&#8217;altare della politica, il possesso di ciò che non può essere cancellato da un computer diventa l&#8217;unica vera garanzia di sovranità.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">In parallelo all&#8217;orientamento verso i beni tangibili, i BRICS stanno testando sistemi come <br><strong><em>BRICS Pay</em></strong> per aggirare il circuito SWIFT controllato dall&#8217;Occidente. Difficile vedere un cambio di rotta nell&#8217;attuale tendenza che sta portando gran parte del commercio mondiale a viaggiare su binari russi o cinesi; se la politica europea dovesse insistere nel suo vassallaggio suicida a supporto del dollaro, l&#8217;Euro perderebbe la sua funzione di &#8220;valuta di scambio&#8221; internazionale, indebolendo il potere politico della BCE. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il tramonto del monopolio finanziario occidentale è una realtà che rischia di trasformare l’Euro da protagonista globale a spettatore regionale</strong>. La dedollarizzazione incoraggiata da dazi, sanzioni e rapina di fondi sovrani esteri sta scardinando i binari su cui ha viaggiato per decenni il benessere del Vecchio Continente. Se per lungo tempo <strong>l’Euro ha goduto della posizione di seconda valuta di riserva mondiale</strong>, oggi il rischio concreto è quello di un isolamento finanziario che rischia di colpire il cuore del sistema economico della zona euro dell&#8217;Unione, con ripercussioni in grado di aggravare ulteriormente i conti pubblici dei paesi membri e di svuotare le tasche dei cittadini comuni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Assisteremo alla perdita dei cosiddetti &#8220;pedaggi&#8221; internazionali. <strong>Per anni, le banche europee hanno agito come intermediari obbligati per scambi commerciali tra nazioni lontane, incassando fior di commissioni su ogni bonifico transfrontaliero</strong>. Con la nascita di sistemi di pagamento alternativi, come il <strong>BRICS Pay</strong>, questo flusso di denaro rischia di deviare altrove, sottraendo alle istituzioni finanziarie dell&#8217;eurozona miliardi di euro in ricavi automatici. Ma il danno non è solo economico, è soprattutto una questione di visione: perdere la gestione dei flussi significa perdere gli occhi sul mondo. Attraverso il sistema SWIFT, l’Europa aveva finora esercitato un monitoraggio capillare che svanirebbe nel momento in cui i capitali iniziassero a viaggiare su circuiti chiusi e opachi ai controlli occidentali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa cecità finanziaria porta con sé un drastico indebolimento del potere politico. La forza dell&#8217;Euro, usata come arma diplomatica,<strong> permettendo di imporre sanzioni capaci di isolare chiunque violasse l&#8217;ordine internazionale imposto dall&#8217;Occidente, ha ora un effetto boomerang.</strong> Nel momento in cui una nazione può semplicemente cambiare binario e rifugiarsi in un sistema monetario concorrente, il potere di deterrenza della Banca Centrale Europea svanisce, rendendo le minacce di Bruxelles poco più che masochistici ammonimenti simbolici. In questo scenario, la stessa BCE vede ridotto il proprio raggio d&#8217;azione, passando da arbitro del mercato mondiale a semplice amministratrice di una moneta locale, legata esclusivamente alle sorti di un’economia europea sempre più stanca e meno influente. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le conseguenze concrete per le famiglie dell&#8217;area euro sarebbero immediate e tangibili, a partire dal costo dell&#8217;energia. <strong>Se l&#8217;Euro perde rilevanza negli scambi internazionali, non potremo più contare su una moneta &#8220;forte&#8221; per acquistare petrolio e gas di cui siamo praticamente privi</strong>.<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> Pagare le materie prime con una valuta indebolita significa importare inflazione</mark></strong>: ogni pieno di benzina o bolletta del riscaldamento costerebbe sensibilmente di più, poiché il nostro potere d&#8217;acquisto verrebbe eroso dal nuovo peso delle valute emergenti. Anche il mercato immobiliare ne uscirebbe stravolto.<strong> Per tentare di trattenere i capitali in fuga verso i mercati dei BRICS e difendere il valore dell&#8217;Euro, la BCE potrebbe essere costretta a mantenere i tassi d&#8217;interesse</strong> artificialmente alti come, in qualche misura, ha già fatto, anche nel tentativo vano di calmierare un inflazione non da domanda ma da costi! <strong>Questo si traduce in mutui più cari per chi vuole comprare casa e prestiti più onerosi per le imprese, soffocando consumi ed investimenti.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Se l&#8217;Euro smettesse di essere necessario per acquistare le grandi materie prime, perderebbe quella domanda globale che ne ha garantito la stabilità. Il rischio è di trovarsi in una via commerciale secondaria, con una moneta che non serve più a dettare le regole del gioco ma solo a gestire i consumi interni in un contesto di carovita strutturale.<strong> L&#8217;Europa si trova davanti a un bivio storico: riuscire a rinnovare il prestigio dell&#8217;Euro o rassegnarsi a un declino di perdita del controllo sui mercati dell&#8217;energia e del credito</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Avere indotto i BRICS a crearsi il loro circuito chiuso non è stata una buona strategia. L&#8217;Europa non è più il centro del mondo. Sarà sempre più un negozio bellissimo in una via dove non passa più nessuno, perché è stata costruita una nuova autostrada che porta i clienti altrove. </p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Europa si trova in una trappola di cristallo, un vicolo cieco dove la forza politica necessaria per smarcarsi esiste sulla carta, ma è paralizzata da dipendenze strutturali profonde. L&#8217;Unione Europea non è un partner paritario degli Stati Uniti, ma un suo satellite economico che sta pagando il prezzo più alto per la strategia atlantica a cui si è legata stringendosi un cappio al collo.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ogni volta che l&#8217;Europa ha tentato di creare circuiti di pagamento indipendenti per aggirare le sanzioni americane</strong> &#8211; <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">come accadde con il sistema INSTEX per commerciare con l&#8217;Iran</mark></strong> (vedi nota [1])- <strong>il progetto è fallito miseramente sotto la minaccia di ritorsioni americane contro le aziende europee</strong>. Questa è la verità che fa male: la finanza europea è ostaggio della protezione ed occupazione militare americana.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Smarcarsi dalla strategia statunitense significherebbe per l&#8217;Europa riaprire canali commerciali con l&#8217;Oriente e con il blocco dei BRICS, i principali fornitori di materie prime e mercati di sbocco futuri</mark></strong>. Tuttavia, seguendo la linea dei dazi e delle sanzioni, l&#8217;Europa ha tagliato i ponti con l&#8217;energia a basso costo, rendendo le proprie industrie meno competitive e spingendo i capitali europei a fuggire proprio verso gli Stati Uniti, attirati da sussidi e costi energetici inferiori (Inflaction Act). In questo senso, l&#8217;Europa non sta solo seguendo le sorti americane, ma <strong>sta agendo come uno scudo che assorbe i danni economici della dedollarizzazione per permettere al dollaro di resistere più a lungo</strong>.</p>



<h3 id="la-fragilita-di-un-sistema-che-si-credeva-invincibile-l-eurodollaro"><strong>La </strong>fragilità di un sistema che si credeva invincibile. L&#8217;Eurodollaro</h3>



<p class="has-medium-font-size">Il termine eurodollaro non indica, come molti potrebbero pensare, un legame tra l&#8217;Euro e il Dollaro, ma rappresenta storicamente una delle invenzioni più ambigue e potenti della finanza internazionale. Si tratta di dollari depositati in banche al di fuori degli Stati Uniti (principalmente a Londra o nei paradisi fiscali), inizialmente in Europa, <strong>nati paradossalmente durante la Guerra Fredda quando l&#8217;Unione Sovietica, temendo che Washington potesse congelare i suoi fondi depositati sul suolo americano, decise di spostarli in banche londinesi</strong>. Questo meccanismo creò un mercato del dollaro totalmente &#8220;offshore&#8221;, ovvero libero da ogni regolamentazione della Federal Reserve. Nel precedente ordine economico, <strong>l&#8217;eurodollaro ha svolto la funzione di vero lubrificante del capitalismo globale</strong>, <strong>permettendo alle banche di creare moneta dal nulla attraverso un sistema di debito infinito che non rispondeva a nessun governo</strong>, <strong>diventando di fatto la base del dominio finanziario anglo-americano e permettendo di finanziare il deficit statunitense con capitali che formalmente erano fuori dal suo controllo</strong>. In altre parole un sistema di creazione di moneta privata totalmente fuori dal controllo delle banche centrali. Le banche europee e asiatiche creano &#8220;dollari virtuali&#8221; attraverso prestiti e derivati, alimentando una massa monetaria gigantesca che non appare in nessuna statistica ufficiale della Federal Reserve.<br><br>Nel corso del tempo, <strong>il ruolo dell&#8217;eurodollaro è mutato profondamente, passando da strumento di flessibilità commerciale a mostro finanziario che ha alimentato le bolle speculative globali</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">La dinamica dell&#8217;Eurodollaro (da non confondere con il semplice cambio EUR/USD) è uno dei meccanismi più oscuri e potenti della finanza moderna. Per capire come si sia trasformato in un &#8220;mostro&#8221; capace di alimentare bolle speculative globali, dobbiamo distinguere tra la moneta che usiamo in Europa e il sistema bancario &#8220;ombra&#8221; che domina il mondo.<br>Il mercato dell&#8217;Eurodollaro è diventato un sistema di creazione di moneta privata totalmente fuori dal controllo delle banche centrali. Le banche europee e asiatiche creano &#8220;dollari virtuali&#8221; attraverso prestiti e derivati, alimentando una massa monetaria gigantesca che non appare in nessuna statistica ufficiale della Federal Reserve.<br>Il mostro dell&#8217;Eurodollaro funziona come un moltiplicatore di liquidità senza freni. Gli speculatori prendono in prestito Eurodollari (spesso a tassi bassissimi in mercati poco regolamentati in una sorta di Carry Trade Globale) per investirli in asset rischiosi ovunque: dalle azioni tecnologiche di Wall Street all&#8217;immobiliare in Cina o alle criptovalute, Bigpharma, Bigarma ecc.. Questo flusso costante di &#8220;dollari offshore&#8221; gonfia i prezzi degli asset ben oltre il loro valore reale.<br><strong>Poiché questo mercato non è regolato dalle riserve obbligatorie della Fed, le banche possono prestare 10, 20 o 50 volte il capitale che realmente possiedono. Ogni prestito genera nuova liquidità che finisce per alimentare la bolla successiva&#8230;</strong><br>Poiché tutto il sistema si basa sul debito in dollari creato fuori dagli USA, se il dollaro si raffredda o i tassi salgono (come oggi), si scatena una scarsità di dollari globale. Accade allora che le banche che hanno creato questi Eurodollari dal nulla vanno in panico. Per recuperare dollari reali e chiudere i buchi nei bilanci, devono vendere tutto: azioni, oro, obbligazioni. Questa vendita d&#8217;urgenza può causare il crollo simultaneo di tutte le bolle che il sistema stesso aveva alimentato.<br>In questa dinamica, l&#8217;Euro si comporta spesso come il fratello debole del dollaro. Le banche europee sono tra i più grandi attori del mercato dell&#8217;Eurodollaro. <strong>Quando il sistema entra in crisi, la domanda di dollari reali diventa così alta che l&#8217;Euro viene svenduto per comprare la salvezza in dollari, portando al suo deprezzamento e all&#8217;importazione di inflazione</strong>.<br>In altri termini il mercato dell&#8217;Eurodollaro è il cuore pulsante della finanza ombra: ha permesso decenni di crescita artificiale e bolle speculative, ma ha anche reso l&#8217;economia mondiale dipendente da un debito in dollari che nessuno può più controllare pienamente.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;eurodollaro è stato perciò il cavallo di Troia attraverso cui la finanza ha preso il sopravvento sulla politica: un immenso mare di liquidità privata che ha reso le banche centrali nazionali semplici spettatrici. Tuttavia, questo sistema basato sulla fiducia cieca in una moneta senza patria ha iniziato a mostrare crepe insanabili. Se un tempo l&#8217;eurodollaro garantiva che il mondo intero fosse incatenato al destino di Washington, <strong>oggi è diventato il punto di massima fragilità di un impero monetario che non riesce più a garantire la stabilità e la solvibilità del suo debito</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nella congiuntura attuale, caratterizzata dalla perdita di valore reale del biglietto verde e dall&#8217;avanzata della de-dollarizzazione, l&#8217;eurodollaro rappresenta il capitolo finale di un’epoca di finanza virtuale che deve fare i conti con la realtà fisica delle materie prime, della deindustrializzazione e della finanziarizzazione delle economie occidentali. <strong>La contrazione del mercato dell&#8217;eurodollaro è il segnale definitivo del collasso del sistema: le banche internazionali, spaventate dal rischio di insolvenza e dalle sanzioni geopolitiche, stanno drenando questa liquidità, provocando una fame di dollari che paradossalmente ne fa salire il prezzo a breve termine mentre ne distrugge l&#8217;egemonia a lungo termine</strong>. In questo scenario, l&#8217;eurodollaro non è più il ponte che unisce le economie, ma la miccia di un’implosione finanziaria che costringe l&#8217;Occidente a riscoprire il valore delle riserve tangibili dopo decenni di ebbrezza monetaria basata su promesse cartacee ormai prive di garanzie.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Euro, quale <strong>moneta unica</strong>, rimane una costruzione fragile che ha bisogno della stabilità del sistema dollaro per sopravvivere. L&#8217;Europa pare ora destinata a seguire la strategia americana fino in fondo non per convinzione, ma per inerzia e paura del vuoto. Per smarcarsi servirebbe un atto di coraggio politico che implicherebbe una ristrutturazione totale del progetto europeo avviandosi in maniera decisa verso la ristrutturazione dell&#8217;euro quale <strong>moneta comune</strong> e non più unica. Seppure dal 1950 al 1958 l&#8217;Europa del dopoguerra ha sperimentato con enorme successo la moneta comune nell&#8217;allora Unione Europea dei Pagamenti (UEP) (vedi nota [*]) che ne risollevò le sorti dalle macerie del dopoguerra &#8211; assai più che il ruffiano e strumentale piano Marshall (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/02/15/quale-soluzione-per-squilibri-economici-che-degenerano-in-guerra/">Quale soluzione per squilibri economici che degenerano in guerra</a>) &#8211; oggi, l&#8217;attuale classe dirigente è culturalmente e strutturalmente incapace o semplicemente venduta e collusa con gli interessi della finanza speculativa, preferendo un lento declino all&#8217;ombra di un&#8217;egemonia d&#8217;oltreoceano, in pericolosissima caduta libera. <br>L&#8217;euro come moneta comune sarebbe virtuosamente realizzabile anche senza riesumare le monete nazionali dell&#8217;eurozona (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/29/il-target-da-centrare/">Il Target da centrare</a>). Alle strette, il ritorno alle monete nazionali, insieme all&#8217;adozione di una nuova edizione dell&#8217;Unione Europea dei Pagamenti, con l&#8217;uscita virtuosa dall&#8217;isolamento suicida rispetto al resto del mondo, sarebbe la migliore delle soluzioni possibili, in grado di far rinascere il Vecchio Continente sottraendolo alla finanza speculativa globale e restituendolo ai suoi cittadini. </p>



<p>[*] L&#8217;Unione Europea dei Pagamenti (UEP) è stata un esperimento straordinario, una &#8220;stanza di compensazione&#8221; che permise all&#8217;Europa distrutta dalla guerra di rialzarsi senza restare strozzata dalla mancanza di dollari. Si trattò della messa in pratica del sogno di Keynes: un sistema dove il commercio serve a far crescere tutti, non a far accumulare ricchezze a uno solo come è avvenuto con la moneta unica che ha permesso l&#8217;accumulo di un enorme surplus tedesco a discapito dei cosiddetti paesi PIGS&#8230;<br>Ecco come funzionava<br>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le nazioni europee volevano commerciare tra loro, ma c&#8217;era un ostacolo insormontabile: nessuno si fidava delle monete altrui (lire, franchi, marchi) perché non valevano quasi nulla a livello internazionale. Tutti volevano essere pagati in dollari, ma i dollari erano pochissimi e servivano per comprare beni vitali dagli Stati Uniti. Il risultato? Il commercio tra vicini di casa era praticamente bloccato.<br>La soluzione di Keynes (applicata da Carli): Il &#8220;Baratto&#8221; Multilaterale in compensazione!<br>Invece di costringere ogni paese a pagare ogni singola spesa in dollari, l&#8217;UEP creò un sistema di contabilità intelligente. Immaginiamo un grande tavolo comune dove ogni mese i paesi portavano le loro &#8220;ricevute&#8221;.<br>Ecco come funzionava la compensazione. Se l&#8217;Italia vendeva scarpe alla Francia, e la Francia vendeva vino all&#8217;Italia, alla fine del mese si faceva il calcolo della differenza. Non c&#8217;era bisogno di scambiarsi valuta per ogni transazione; si pagava solo il saldo finale.<br>L&#8217;aggiunta del multilateralismo è la vera magia. Se l&#8217;Italia era in debito con la Francia, ma in credito con la Germania, l&#8217;UEP cancellava i debiti usando i crediti. Non importava con chi avevi commerciato, contava solo la tua posizione netta verso tutta l&#8217;Europa! Se un paese alla fine del mese risultava in debito, l&#8217;UEP non chiedeva subito il pagamento in oro o dollari. Concedeva un &#8220;credito automatico&#8221;, permettendo al paese debitore di continuare a comprare merci e far ripartire la sua industria. <br>La UEP, ricalcava su scala europea la proposta di  Keynes a Bretton Woods, dove egli aveva presentato una stanza di compensazione, <em>l&#8217;International Clearing Union</em>, per la regolazione del commercio globale e una moneta, quale semplice unità di conto, non emessa da nessuna banca centrale, chiamata Bancor che sarebbe servita a misurare il valore degli scambi tra i Paesi (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">Dall’economia di guerra <br>ad un’economia di pace</a>). La sua idea era che non solo chi è in debito deve correggersi, ma anche chi è troppo in credito deve essere &#8220;penalizzato&#8221; o spinto a spendere, per evitare che il denaro si accumuli patologicamente, creando tensioni insostenibili come accade oggi tra chi è troppo indebitato e chi vanta crediti eccessivi sfociando in conflitti anche militari e bloccando l&#8217;economia globale. <br>Gli Stati Uniti rifiutarono perché, essendo allora i grandi creditori del mondo, non accettavano limiti al loro potere. In Europa, però, sotto la guida di figure come Guido Carli, questo sistema funzionò perfettamente.<br><strong>Eliminò la necessità di avere dollari per ogni scambio</strong>. <strong>Favorì la solidarietà tra i paesi più forti che aiutavano indirettamente i più deboli a ripartire</strong>. Preparò il terreno per il Mercato Comune.<br>L&#8217;UEP fu un sistema in cui<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> il denaro tornò a essere ciò che dovrebbe essere: un semplice strumento per facilitare lo scambio di merci reali, e non una merce essa stessa su cui speculare o con cui ricattare gli altri stati. </mark></strong>L&#8217;UEP fu malauguratamente sciolta, ma rimane l&#8217;esempio di come si possa gestire l&#8217;economia mettendo al centro, gli investimenti produttivi, il bene comune, la produzione e il lavoro invece della finanza speculativa.<br>Oggi un sistema simile all&#8217;Unione Europea dei Pagamenti (UEP) pur essendo necessario come l&#8217;aria si scontra con un ostacolo insormontabile: la natura stessa della nostra economia, che è passata da un modello basato sulla produzione a uno dominato dalla finanza speculativa.<br>Il motivo principale per cui un nuovo &#8220;meccanismo di compensazione alla Keynes&#8221; scatenerebbe uno scontro feroce risiede nel ruolo delle banche private e dei mercati dei capitali. Nell&#8217;epoca di Guido Carli, il credito era uno strumento governativo per far crescere l&#8217;industria. Oggi, il credito è un prodotto commerciale venduto dalle grandi banche d&#8217;affari. Un sistema che compensa i debiti automaticamente, senza passare per i mercati e senza pagare interessi o commissioni di cambio, sottrarrebbe ai colossi finanziari miliardi di profitti. In breve: la finanza privata perderebbe il suo pedaggio sui flussi di denaro mondiali.<br>Inoltre, c&#8217;è una questione di potere politico legata alla disciplina del debito.<strong> Il sistema attuale usa il debito come una catena: se un Paese è in difficoltà, deve rivolgersi ai mercati o a istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, che in cambio del soccorso impongono riforme, tagli e privatizzazioni</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Un&#8217;unione dei pagamenti, invece, garantiva credito automatico e solidale. Questo toglierebbe ai Paesi creditori e ai mercati finanziari la &#8220;frusta&#8221; con cui oggi dirigono le politiche economiche degli Stati sovrani</mark></strong>.<br>Infine, la trasparenza di un sistema di compensazione multilaterale <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">renderebbe molto più difficile la speculazione sulle valute</mark></strong>. Gran parte della ricchezza finanziaria moderna si basa sulla scommessa contro questa o quella moneta. <strong>Se i saldi venissero regolati in una camera di compensazione chiusa, lo spazio per i &#8220;predatori&#8221; delle valute si restringerebbe drasticamente</strong> (vedi quanto è recentemente successo a danno dell&#8217;Iran (<a href="https://www.francescocappello.com/2026/01/24/la-guerra-ibrida-finanziaria-alliran-condotta-da-bessent-su-mandato-di-trump/">La guerra ibrida finanziaria all’Iran condotta da Bessent su mandato di Trump</a>). Per questo motivo, ogni tentativo di smarcarsi dal dollaro o dall&#8217;intermediazione bancaria globale viene visto come una minaccia esistenziale all&#8217;ordine stabilito.<br>Non è a caso che a ritirare in ballo un sistema monetario basato sul modello del Clearing (compensazione) proposto a Bretton Woods da Keynes sono stati i BRIC sin dal 2009 (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2023/05/11/un-mondo-nuovo-e-in-costruzione-una-seconda-occasione-che-il-mondo-non-deve-mancare/">Un mondo nuovo è in costruzione. Una seconda occasione che il mondo non deve mancare</a>). Oggi continuano a pensare ad un modello che possa trarre ispirazione dal clearing superando finalmente il modello fondato sulla liquidità ed una moneta di potenza costruita ai fini dell&#8217;imposizione del dominio imperiale a discapito della collaborazione win win tra tutti i player globali come si dice nella teoria dei giochi. </p>



<p>[1] <strong>Il sistema INSTEX</strong> rappresenta uno dei capitoli più amari e significativi della recente storia diplomatica europea, poiché ha incarnato il <strong>tentativo fallito dell&#8217;Europa di costruire un binario finanziario parallelo per sottrarsi al ricatto del dollaro</strong>. Questa vicenda non è stata solo un incidente tecnico, ma una vera e propria umiliazione della sovranità europea. <strong>Tutto ebbe inizio nel 2018, quando gli Stati Uniti decisero di uscire unilateralmente dall&#8217;accordo sul nucleare iraniano, minacciando sanzioni pesantissime contro chiunque continuasse a commerciare con Teheran</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Francia, Germania e Regno Unito, non volendo rinunciare ai propri interessi economici ma terrorizzati dall&#8217;idea di essere esclusi dal sistema dei pagamenti in dollari, progettarono INSTEX come una camera di compensazione basata sul principio del baratto multilaterale</mark></strong>.<br>Il funzionamento teorico di <strong>INSTEX ricalcava l&#8217;intuizione di Keynes</strong>: una società con sede a Parigi <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">che permetteva di compensare i crediti e i debiti tra aziende europee e iraniane senza che un solo centesimo dovesse mai transitare per il sistema bancario globale o toccare il suolo americano.</mark></strong> Se un&#8217;azienda tedesca vendeva macchinari all&#8217;Iran, veniva pagata con il denaro versato da un&#8217;azienda francese che, nel frattempo, aveva acquistato beni iraniani. Nonostante la genialità del meccanismo, la verità che molti preferiscono tacere è che INSTEX è nato già morto, processando una sola transazione umanitaria in anni di attività prima di essere definitivamente liquidato nel 2023.<br><strong>Il fallimento è stato determinato da una cronica mancanza di coraggio politico</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Per far funzionare il sistema, l&#8217;Europa avrebbe dovuto continuare a comprare petrolio dall&#8217;Iran per generare la liquidità necessaria, ma Bruxelles ha ceduto immediatamente al timore delle ritorsioni americane, bloccando le importazioni energetiche</mark></strong>. Le grandi multinazionali europee, dal canto loro, hanno preferito obbedire ai diktat di Washington piuttosto che affidarsi a una protezione politica europea percepita come fragile e inconsistente. Questa resa ha dimostrato al mondo intero che l&#8217;Euro sotto il dominio atlantico resta una moneta a sovranità limitata.<br>Oggi il fallimento di INSTEX funge da lezione per il blocco dei BRICS, che ha capito come non basti creare una &#8220;scappatoia&#8221; tecnica per sfidare l&#8217;egemonia del dollaro. Mentre l&#8217;Europa cercava timidamente di negoziare la propria indipendenza senza disturbare troppo l&#8217;alleato d&#8217;oltreoceano, nazioni come la Cina e la Russia hanno intrapreso la strada dello scontro frontale, costruendo infrastrutture che ignorano deliberatamente il sistema occidentale. Questa esperienza lascia l&#8217;Europa in una posizione di estrema debolezza: aver mostrato l&#8217;intenzione di ribellarsi senza averne avuto la forza ha solo confermato la sua condizione di satellite economico, spingendo gli altri attori globali a cercare soluzioni radicali dove l&#8217;Occidente non ha più alcun diritto di cronaca.<br>Questa capitolazione ha segnato la fine delle illusioni di un&#8217;Europa capace di guidare un terzo polo finanziario. Nel caso dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein e della Libia di Gheddafi, che avevano preferito pagamenti in euro piuttosto che in dollari per i pagamenti del loro petrolio, è stato drammaticamente chiara l&#8217;inettitudine codarda dell&#8217;élite europea&#8230;  </p>



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		<title>Torniamo al baratto!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 13:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[camere di compensazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[finanza di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[finanza di pace]]></category>
		<category><![CDATA[modelli economici]]></category>
		<category><![CDATA[monetanonadebito]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema Bancario]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblicato suscenarieconomici.it sovranitapopolare.org attivismo.info per compensare multilateralmente debiti con crediti tra imprese, import con export tra paesi, su scala europea e globale Se mancano i soldi ma siamo ancora capaci di produrre beni in forma di merci e servizi possiamo sempre ricorrere al baratto. Quando si pensa al baratto le associazioni di idee che si&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Torniamo al baratto!' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/07/23/torniamo-al-baratto/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p><em>Pubblicato su</em><br>scenarieconomici.it <br>sovranitapopolare.org <br>attivismo.info</p>



<h3 id="per-compensare-multilateralmente-debiti-con-crediti-tra-imprese-import-con-export-tra-paesi-su-scala-europea-e-globale">per compensare multilateralmente debiti con crediti tra imprese, import con export tra paesi, su scala europea e globale </h3>



<p class="has-medium-font-size">Se mancano i soldi ma siamo ancora capaci di produrre beni in forma di merci e servizi possiamo sempre ricorrere al baratto. Quando si pensa al baratto le associazioni di idee che si fanno ci riportano irrimediabilmente ad una pratica arcaica, per fortuna superata…<br><br><strong>Il baratto di per sé è, infatti, quasi del tutto impraticabile</strong>. Se, producendo bulloni volessimo scambiarli con le scarpe prodotte da un calzolaio, lo scambio si realizzerebbe solo nel caso in cui il calzolaio avesse bisogno dei nostri bulloni&#8230; Oltretutto, andarsene in giro per il mercato portando al seguito bulloni da barattare risulterebbe poco pratico, peggio ancora nel caso si producessero armadi&#8230; Oltretutto, stabilire il prezzo dei beni scambiati in assenza del mercato e di un’unità di misura comunemente riconosciuta del valore di merci e servizi sarebbe assai difficoltoso, di sicuro complicato. </p>



<p class="has-medium-font-size">I passaggi necessari a rendere il baratto praticabile e virtuoso sono essenzialmente due.<br><strong><em>Primo</em></strong>. La <em>multilateralità</em> che consente la compensazione immediata tra più operatori economici e la conseguente velocizzazione degli scambi tra gli attori del circuito di un fattore spesso pari a 10! Se vendo, infatti, per un valore pari a 100 unità di conto [udc] (1) a qualsiasi membro della rete acquisisco un credito nei confronti di tutti gli altri. Questo significa che per poter spendere il credito acquisito non sono costretto ad aspettare di essere risarcito da colui a cui ho venduto. Il credito acquisito può essere immediatamente speso presso altri operatori facenti parte della comunità economica di riferimento. Il limite principale del baratto tradizionale sta, infatti, nel fatto che il rapporto si svolge limitatamente tra soli due attori economici. Chi ha venduto deve aspettare, sperare, di essere <em>pagato</em> in un tempo ragionevole. Non a caso <strong>il verbo pagare contiene la radice <em>pace</em></strong>. Se il risarcimento del bene viene eccessivamente procrastinato nel tempo, si genera una tensione a cui può essere posto rimedio solamente con il saldo di quanto dovuto. A suggellare l&#8217;avvenuto appagamento del fornitore non a caso è la ricevuta in forma di <strong><em>quietanza</em></strong>. <br><br><strong><em>Secondo</em></strong>. <em>L&#8217;informatica</em> per registrare efficacemente, ed in tempo reale, gli attivi e i passivi di ciascun operatore economico. Le operazioni di compra vendita all&#8217;interno del circuito economico, effettuate da ciascun operatore, vengono registrate all&#8217;interno della camera di compensazione. Se vendo per un valore pari a 100 <em>udc</em> il sitema registrerà, in tempo reale, +100 sul mio conto in zona crediti (attivo) e -100 <em>udc</em> sul passivo del compratore. Allo stesso modo, se compro per un valore pari a 100 udc, il sistema registrerà -100 in zona debiti (passivo) e +100 in corrispondenza dell’attivo del venditore. Si tratta, come si vede, di una <em>doppia contabilizzazione</em>. La camera di compensazione è una specie di banca ma che <strong>non abbisogna di accantonare fondi sotto forma di capitali, né di riserve e/o depositi</strong>. Ovviamente ciascun operatore viene dotato di una carta elettronica con la quale può spendere immediatamente i crediti aquisiti vendendo agli altri operatori del circuito. È questa una possibilità estremamente importante. Non sono costretto ad aspettare di essere saldato dal mio cliente. <strong>Posso spendere immediatamente il credito acquisito presso altri operatori economici facenti parte del circuito</strong>. In condizioni normali, la remunerazione delle merci vendute e/o del servizio prestato può, per varie ragioni, risultare assai ritardato tanto da costringere alla richiesta di anticipi presso le banche qualora si avesse necessità di disporre della somma guadagnata, ma non ancora disponibile, per affrontare spese di ordinaria amministrazione e/o di altra natura. A cose normali, nel mondo della liquidità, sono le banche che prestano a chi si indebita mentre ricevono i capitali in surplus di chi vende assai più di quanto non compri. Funzionale a questa pratica di accumulazione è una moneta che sia anche riserva di valore. Viceversa, la moneta che si usa all’interno dei circuiti di scambio in compensazione multilaterale, è ridotta alla sua essenza di unità di misura (udc) del valore delle merci e dei servizi scambiati. <strong>Tale moneta non è perciò accumulabile</strong> (i soldi non possono fare più soldi senza passare per la produzione di ciò di cui veramente necessita la comunità)<strong> né convertibile</strong>. Essa è funzionale unicamente a mediare gli scambi all’interno del circuito. Non consente arricchimenti individuali a dismisura che nel modello economico oggi dominante avvengono a discapito degli altri, ma garantisce collaborazione e fiducia strutturata tra i suoi membri nonché distribuzione equilibrata della ricchezza generata dalla comunità economica. Chi vendesse troppo all’interno del circuito, senza acquistarvi in modo simmetrico, accumulerebbe, infatti, un credito non spendibile altrove a causa della non convertibilità dell’udc, ivi riconosciuta, in altre monete. Per essere solvibile verso i miei creditori devo poter avere l&#8217;occasione della vendita della mia produzione. Per disincentivare l’accumulo di crediti e la conseguente facilitazione delle vendite (è evidente che gli acquisti degli uni corrispondono alle vendite degli altri) atte a facilitare il rientro delle posizioni debitorie, senza necessità di ricorrere a finanziamenti bancari, basta introdurre nel circuito di scambio un adeguato interesse negativo a carico degli eventuali surplus accumulati dai componenti del circuito che avessero eccessiva tendenza a generare posizioni creditorie di dimensioni patologiche per il buon funzionamento della rete di scambi. I proventi generati dalle trattenute sarebbero destinati, in forma di crediti espressi nell’udc propria del circuito (spendibili, perciò solo dentro la rete di scambi), secondo le scelte della comunità, ad associazioni o altre entità organizzate del territorio, su cui insiste la rete, riconosciute come operanti per il bene della comunità di riferimento.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Baratto finanziario 4.0 </strong><br>Ciascun attore economico (imprese, professionisti) agisce sulla scena economica alternativamente nella vesta di produttore/venditore così come in quella di cliente/acquirente quando compra forniture necessarie alla implementazione della sua attività produttiva. I crediti verso i clienti (attività con segno positivo)  potrebbero essere usati per pagare i debiti verso i fornitori (passività con segno negativo). Questa compensazione di crediti con debiti, se condotta in modo multilaterale, potrebbe portare ad una riduzione conseguente del ricorso al credito bancario e ad una riduzione drastica della richiesta di servizi di bonifico tra imprese. Ogni azienda ha, infatti, un suo mondo relazionale fatto delle altre aziende da cui compra forniture e di quelle a cui vende la propria produzione. Accade spessissimo che il titolare di un&#8217;azienda X pur vantando un credito, immaginiamo di 100 verso l&#8217;azienda A, a cui ha venduto i suoi prodotti, non riesca a saldare il suo debito, immaginiamo di 80, che ha contratto con l&#8217;azienda B, da cui ha ricevuto delle forniture… e questo perché a sua volta A sta aspettando che gli siano remunerati certi servizi che ha già reso a suoi clienti… si moltiplichi ora per la consueta numerosità con cui casi analoghi si presentano nella realtà se si volesse avere un’idea di come il fenomeno rallenti il processo economico. Oggi la crisi sta esasperando e amplificando questi processi rallentando gli scambi fin quasi alla paralisi. Mancata fatturazione a fronte di situazioni debitorie pregresse delle imprese, sommate alla diminuzione dei consumi a causa della mancanza di fiducia nel futuro da parte dei consumatori stanno determinando una situazione assai difficile per non dire tragica. Un esempio <strong>nel rischio crescente che corrono le imprese di ricorrere all’usura, con il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata</strong> anche là dove il fenomeno era pochissimo diffuso. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div><figcaption>Intervista dell’autore ai promotori M. Cuchel e F. Zuech</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size">A fronte di questa difficilissima congiuntura economica <br>“Baratto Finanziario 4.0” è la proposta promossa dalla Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dall’Associazione Nazionale dei commercialisti, che si sono unite per promuovere un sistema complementare a quello bancario basata su un sistema di compensazione multilaterale dei crediti e debiti delle imprese. L’idea è che il baratto possa rivivere in chiave finanziaria attraverso lo strumento della <strong>fatturazione elettronica</strong>. Si tratta di un modello economico in gran parte alternativo a quello bancario con il quale è comunque possibile una virtuosa collaborazione. È una risposta potente alla crisi di liquidità che pervade l&#8217;economia reale.<br>La moneta viene ridotta alla sua essenza di unità di conto, non accumulabile.<br><br>La proposta valorizza il vantaggio competitivo italiano rispetto ad altri paesi. Al momento, infatti, solo l’Italia ha un sistema pubblico di fatturazione elettronica obbligatorio e monitorato real time dall’Agenzia delle Entrate. <br>Si tratta di un sistema che potrebbe permettere agli operatori nazionali che adottano la fatturazione elettronica di ridurre i <strong>problemi di liquidità</strong>, che si sono aggravati seguito dell’emergenza da Covid-19.<br>Sarebbe quindi interessante se l’idea venisse proiettata a <strong>livello nazionale</strong> coinvolgendo Agenzia delle Entrate e Sogei che, attraverso il sistema di interscambio (SdI), processano oltre 2 miliardi di fatture elettroniche l’anno, di cui il 55% nel B2B (tra imprese). Il sistema sarebbe <strong>facoltativo</strong>;<br>Un sistema di <strong>autogestione imprenditoriale</strong>, quindi, che consentirebbe, oltretutto, di escludere l’insorgere di fenomeni di criminalità organizzata e di usura.<br>La proposta<strong> di baratto finanziario</strong> è stata già portata all’attenzione dei lavori parlamentari al decreto liquidità e del decreto rilancio.<br>Il baratto può rivivere oggi, in chiave finanziaria, attraverso lo strumento della fatturazione elettronica; una moneta di scambio, rivisitata in chiave tecnologica, in grado di far circolare merci e servizi fra imprese in crisi di liquidità e non solo tra queste. Nulla che richieda l’emissione di nuova moneta né legale né virtuale e che possa, perciò, destare la preoccupazione delle autorità monetarie.<br><br><strong>Compensare crediti verso i clienti con i debiti verso i fornitori</strong> ha numerosi benefici tra cui:<br>1. eliminazione rischio insoluto;<br>2. benefici connessi al risparmio finanziario per evitare di farsi anticipare le fatture (l&#8217;azienda ha la possibilità <strong>di</strong> presentare le <strong>fatture</strong> alla banca e richiedere l&#8217;<strong>anticipazione del</strong> loro importo);<br>3. risparmi amministrativi e legali connessi agli insoluti dei clienti a causa di incassi tardivi, tempi di dilazione lunghissimi: in era precovid la media era già di 48 gg, oggi ulteriormente amplificato.<br>La fatturazione elettronica, se, per certi aspetti, ha comportato la morte della privacy e della segretezza commerciale, potrebbe così trovare una sua virtuosa applicazione. Anche lo Stato potrebbe fare compensazione con le imprese cui appalta servizi e forniture di vario tipo. Con F24 si compensano già debiti e crediti verso la PA (Inail, Inps, Ag. delle Entrate&#8230; ecc.). I certificati di compensazione fiscale potrebbero trovare una loro naturale collocazione all’interno di questi anelli compensativi di debiti e crediti tra più soggetti nei quali i crediti diventano subito liquidi e spendibili senza far uso di euro&#8230;<br></p>



<p class="has-medium-font-size">Su change.org, Confimi Industria e ANC, hanno lanciato la <a rel="noreferrer noopener" href="http://chng.it/szD2qYgZrH" target="_blank">petizione</a> “<strong>Baratto Finanziario 4.0</strong>”<strong> sistema complementare a quello bancario</strong>.<br>Firma anche tu!<br><a href="http://chng.it/szD2qYgZrH">http://chng.it/szD2qYgZrH</a></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le reti di mutuo credito</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>WIR</strong> è una &#8220;banca&#8221; svizzera che compensa debiti e crediti tra aziende,  dipendenti, professionisti, associazioni, ecc. È operativa, non a caso, dal 1934. Nacque cioè all’indomani della grande crisi del ‘29 quale risposta alla carenza di liquidità che essa provocò. Si tratta di una rete di mutuo credito che oltre ad agevolare scambi in compensazione multilaterale tra i suoi iscritti elargisce crediti pagabili in wir (udc) . In pratica ripaghi il debito contratto utilizzando quale mezzo di pagamento ciò che produci, vendendo, in prima istanza, agli altri partecipanti al circuito interessati alla tua produzione. Più di 60 mila gli operatori economici affiliati a WIR che in tedesco significa “noi”. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le Reti di Mutuo Credito o circuiti di credito commerciale quali il sardex e il metacircuito regionale in costruzione&#8230;</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La difficile accessibilità della moneta è dovuta al fatto che essa circola quasi esclusivamente nei circuiti finanziari dove è divenuta strumento di moltiplicazione di sé stessa. I fondatori di Sardex raccontano come, in seguito alla crisi del 2008, avessero deciso di studiare a fondo, in particolare, il sistema WIR.<br>Il denaro è divenuto inaccessibile, o costa troppo, e allora le camere di compensazione rendono possibili gli scambi tra imprese (e non solo) facendo a meno del denaro.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;impresa che chiede di far parte di un circuito di credito commerciale quale è il circuito <a href="http://sardex.net">sardex.net</a> sa che, se accolta, potrà raggiungere, da subito, migliaia di nuovi potenziali clienti (quelli del circuito) ed entrare in contatto con centinaia di nuovi fornitori. Con il supporto dello staff di Sardex, e attraverso l’utilizzo di strumenti e servizi di promozione dedicati, l&#8217;azienda ha la possibilità di incrementare il suo fatturato; in più, ha la possibilità di acquistare presso gli aderenti al circuito ciò di cui l&#8217;azienda ha bisogno, risparmiando euro, poiché il mezzo di pagamento utilizzato sono i propri prodotti ed i servizi che l&#8217;imprenditore riuscirà a vendere agli altri soci del circuito.<br><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.sardex.net" target="_blank">Sardex.net</a> è anche un sistema shadow banking; esso permette alle aziende che ne fanno parte di conferire un credito iniziale ad ogni nuovo soggetto economico accolto al suo interno. Nei circuiti di credito mutuale <strong>viene emesso credito</strong> (a tasso praticamente zero) <strong>senza la necessità di raccolta preliminare di risparmio</strong>. All’azienda che fa il suo primo ingresso nella rete commerciale viene conferita una immediata capacità di spesa: non ha bisogno di aspettare di vendere per poter cominciare ad acquistare ciò di cui necessita. Nessuno vieta che servizi finanziari come quello offerto da Sardex possano essere implementati e offerti da enti pubblici su scala locale, come consorzi di comuni o su scala regionale. </p>



<p class="has-medium-font-size">Un circuito di credito commerciale è difatti un sistema economico progettato per incrementare le relazioni e la velocità degli scambi tra soggetti economici operanti in un dato territorio, soprattutto facilitando le compra-vendite tra di loro. Il sistema consente agli aderenti di rifornirsi dei beni e dei servizi di cui necessitano presso gli iscritti alla rete scambiandoli con ciò che a loro volta sono in grado di produrre. Il gestore tiene i conti degli scambi; li registra utilizzando come unità di misura del valore scambiato (unità di conto) il sardex a cui è attribuito un valore pari ad un euro. Si adopera nel tentativo di accrescere il numero e la varietà degli aderenti (per massimizzare la diversificazione dell’offerta) in modo da far incontrare al meglio la domanda e l’offerta su scala il più possibile locale. La gestione è affidata a personale impiegato nel centro di Serramanna (CA), paese in cui è nata l’iniziativa e da cui si coordina l’intera rete. Ai professionisti e alle imprese vengono offerti una carta di pagamento e un conto online sul quale vengono registrati i debiti (conseguenti agli acquisti in rete) e i crediti (conseguenti alle vendite in rete) di ciascun aderente, insieme ad una serie di servizi di promozione e supporto tra cui il credito iniziale al quale si è già fatto cenno. Si attiva così, per ogni aderente, una linea di credito senza interessi. È importante comprendere che i crediti guadagnati grazie alle vendite realizzate all’interno del circuito sono immediatamente spendibili per acquistare forniture e quant’altro presso qualunque aderente al circuito in grado di offrirlo. Il ritardo tra la consegna di una fornitura di merci o servizi e la sua remunerazione è ridotto strutturalmente a zero! È questa la principale condizione che consente un aumento vertiginoso della velocità degli scambi e, con esso, la rivitalizzazione dell’economia locale. D’altronde, l’azienda inserita nella rete, quando necessita di una fornitura, impara a controllarne la disponibilità, prima che altrove, all’interno del circuito con la conseguenza di escludere sempre più i centri commerciali delle grandi multinazionali e risparmiare nel contempo moneta legale  (euro).  </p>



<p class="has-medium-font-size">Le imprese e i professionisti, la cui richiesta di far parte della rete venisse accolta, riescono a goderne i vantaggi che vanno dal finanziarsi reciprocamente e senza interessi alla possibilità di trasformare la propria capacità produttiva inespressa in liquidità supplementare. Il meccanismo è tale per cui è possibile andare in rosso sul conto con un affidamento che cresce nel corso del tempo. L’ideale è far girare velocemente i Sardex e puntare sempre al saldo zero. Non è mai prevista compensazione in euro; i sardex non sono convertibili in euro né sono utilizzabili come riserva di valore. Entrambe queste caratteristiche influiscono positivamente su frequenza e velocità degli scambi all’interno del circuito ovvero sulla vitalità dell’economia locale. </p>



<p class="has-medium-font-size">L’uso del Sardex è stato esteso ai dipendenti delle imprese associate e a singoli professionisti che offrono i propri servizi agli aderenti al circuito. Nel caso dei dipendenti una certa percentuale dello stipendio viene liquidato in unità di conto sardex; ovviamente i dipendenti potranno spendere i sardex guadagnati presso i centri commerciali, i ristoratori, i professionisti ecc. facenti parte del circuito. Anche questa pratica contribuisce a chiudere sempre più il cerchio dell’economia localmente. L’estensione ai dipendenti fornisce alle aziende del circuito uno strumento in più per erogare incentivi e prestazioni di welfare aziendale (prestiti, anticipazioni dello stipendio, cessioni del quinto ecc.). Anche i cittadini comuni sono stati coinvolti nella loro veste di consumatori che scelgono di spendere i propri euro all’interno del circuito, ricevendone buoni acquisto in sardex, quali premi spesa (payback) spendibili presso qualunque azienda o professionista del network. Anche questa fidelizzazione del consumatore verso i prodotti del circuito,&nbsp; sostiene l’economia locale e rafforza il potere di acquisto di tutti.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Dal circuito al metacircuito</em></strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Il Sardex è stato il primo circuito di credito commerciale a far uso di una moneta complementare all’euro. È stato concepito dai suoi fondatori basandosi sulla considerazione che nonostante la mancanza di mezzi di pagamento la competenza e la disponibilità a lavorare dei sardi era ancora del tutto integra e che fosse necessario approntare mezzi di pagamento diversi dalla moneta legale che potessero, affiancandola, aiutare i cittadini a trasformare il loro lavoro in ricchezza della comunità, malgrado lo spettro della recessione. Il Sardex nasce nella provincia sarda del Medio Campidano e si estende, in pochi anni, dalla dimensione provinciale a quella regionale superandola sulla base del riscontro che regioni diverse con vocazioni e tradizioni produttive differenti potranno integrarsi con successo attivando<strong> circuiti regionali gemelli </strong>al fine di scambiare tra loro prodotti e servizi non disponibili all&#8217;interno dei singoli circuiti. Il circuito sardo potrà, ad esempio, offrire pacchetti turistici in compensazione a prodotti della manifattura offerti dal circuito piemontese (Piemex) ecc. Si sta così velocemente formando una rete con struttura metacircuitale su scala nazionale quale mezzo di pagamento delle importazioni di quelle merci e servizi che non si è in grado di produrre localmente o per procurarsi le materie prime di cui si manca nel contesto del proprio circuito regionale. Oggi, gruppi di imprenditori locali hanno fondato, in collaborazione e sul modello di Sardex, una serie di circuiti gemelli che condividono «regole, processi, mission, vision e valori comuni, il cui allineamento è garantito anche dalla comune sottoscrizione di un <a href="https://sitodev1604.sardlab.io/wp-content/uploads/2016/10/codice-etico.pdf">codice etico</a> riconosciuto da ogni Circuito come principio ispiratore di qualsiasi altra norma e/o regolamento interno». <br>Il metacircuito è un circuito di circuiti commerciali; in Piemonte c’è il «Piemex», in Lombardia il «Circuitolinx», in Veneto il «Venetex», in Emilia il «Liberex», nel Lazio il «Tibex», in Campania il «Felix, il «Valdex» in Valle d’Aosta ecc..<br>Confindustria, Confcooperative e Confcommercio hanno cominciato a contribuire all’allargamento della rete. Il network Sardex<strong>,</strong> mantiene la ricchezza localmente, annulla i tempi di pagamento e garantisce continuità all’utilizzo della capacità produttiva delle imprese.<br>Il Sardex è complementare all’euro ed il suo obiettivo è quello di riattivare l’economia e le relazioni in ambito locale. Esso svolge un ruolo culturale fondamentale, poiché contribuisce a strutturare una coscienza del <em>noi</em> fondata sulla verifica quotidiana della forza della collaborazione tra attori economici locali, favorendo progetti condivisi e coincidenza di intenti all’interno della comunità. Il Sardex è diventato oggetto di studio alla London School of Economics. Ha attirato investitori importanti: fondi di investimento come Innogest e Digital Investment, Invitalia, Banca Sella e Fondazione di Sardegna. Anche Banca Etica ha siglato un accordo con Sardex; segnale importante che unisce i circuiti di credito commerciale ai temi della finanza etica. 500 milioni i crediti ad oggi, dal 2010, transati all’interno del circuito. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le reti di mutuo credito spiazzano i grandi centri commerciali che veicolano i prodotti delle multinazionali, le grandi banche d’affari, i grandi player globali delle vendite on line, che estraggono la ricchezza locale impoverendo i paesi in cui operano. Viceversa, esse favoriscono l’economia reale locale e nazionale operando soprattutto a favore dell’economia interna.</p>



<p class="has-medium-font-size">le <strong>“banche” del tempo</strong>, sono un esempio di rete di scambi in cui a essere barattati sono esclusivamente i servizi che ci si può scambiare tra i membri di una data comunità. In questo caso, l’unità di conto generalmente utilizzata, è la durata oraria, ossia il tempo riconosciuto necessario a svolgere i servizi scambiati. La scelta più frequentemente adottata in tali reti di scambio consiste nel valutare perfettamente equivalente l’ora di servizio prestata da un giardiniere così come quella di un commercialista o di un avvocato&#8230; nulla vieta che si possano fare scelte diverse. A stabilire i prezzi di prestazioni e servizi potrebbe essere il mercato come nel caso dei circuiti di credito commerciale quali il WiR o il Sardex a cui si è già accennato. </p>



<p class="has-medium-font-size">Allo stesso tempo nulla vieta di pensare a reti di mutuo credito in cui si scambino prodotti, manufatti e servizi nelle quali l’udc adottata e riconosciuta dalla comunità fosse un&#8217;unità di tempo, ad esempio l’ora lavorativa. Sarebbe come valutare il prezzo dei beni prodotti in unità di tempo necessario alla sua produzione. Naturalmente questa scelta comporterebbe una rivisitazione completa del modello economico. Si pensi al periodo della formazione o anche alle risorse primarie quali minerali e materie prime. Esploreremo l’ipotesi, assai interessante dell’unità oraria quale unità di conto in una successiva occasione. </p>



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<p class="has-medium-font-size"><em><strong>esempi storici</strong></em></p>



<p class="has-medium-font-size"><em>se debiti e crediti non si incontrano più &#8230; </em></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Baratto multilaterale in compensazione di import con export tra paesi su scala globale</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Una camera di compensazione, <strong>l&#8217;International Clearing House</strong> fu proposta da Keynes a Bretton Woods quale sistema dei pagamenti internazionale. Ad essa gli USA preferirono (leggi: imposero) il paradigma della liquidità incentrato sul dollaro<a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/08/come-mezzo-di-pagamento-internazionale/">  come mezzo di pagamento internazionale</a> quale valuta unica da utilizzare per le transazioni delle materie prime;<br>Nella proposta di Keynes la International Clearing Union (ICU) sarebbe stata una banca funzionante quale <strong>camera di compensazione</strong> tra posizioni debitorie (importazioni) e posizioni creditorie (esportazioni). Una banca internazionale col compito di registrare debiti e crediti generati dai rapporti di scambio (import-export) tra paesi.<br><br>La camera di compensazione, in estrema sintesi, permette ai paesi che la adottano di scambiarsi merci e servizi pagando gli import dai paesi aderenti con i propri export. Si tratta di scambi (baratto) multilaterali in compensazione. Il debito nei confronti del paese da cui ho acquistato posso risarcirlo vendendo (esportando) verso <strong>qualsiasi altro </strong>paese aderente al circuito. Il <strong><em><a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">bancor</a></em></strong> sarebbe stata la moneta internazionale usata, ridotta a semplice <em>unità di conto</em> ovvero unità di misura del valore delle merci e dei servizi scambiati. Ciascun paese per partecipare agli scambi internazionali avrebbe dovuto preliminarmente “comprare“ bancor secondo il tasso di cambio opportunamente deciso dalla ICU. La moneta comune, ridotta alla sua essenza di unità di misura universalmente riconosciuto del valore delle merci e dei servizi scambiati tra paesi, creata all’occorrenza, praticamente sparisce dopo aver svolto il suo compito di facilitatore delle transazioni. Una moneta perciò non usabile per accumulare ricchezza in quanto opportunamente privata della funzione di <em>riserva di valore</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La possibilità di regolazione del <strong>cambio tra monete nazionali e bancor</strong>, funzionante quest’ultima quale moneta comune, avrebbe permesso di poter aggiustare il cambio con le singole monete nazionali secondo necessità: <strong>rivalutando la moneta del paese che eccedesse in surplus e svalutando quella del paese in eccessivo deficit in modo tale da facilitare le importazioni dei primi e scoraggiarne nel contempo le ulteriori esportazioni e viceversa con i secondi, ai fini del raggiungimento dell’equilibrio</strong> (di pace e sviluppo reciproco) <strong>tra export ed import</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La Unione Europea dei Pagamenti </strong><br><br>Seppure la ICU e il bancor vennero respinti a Bretton Woods la proposta di Keynes trovò applicazione per un periodo di 8 anni, dal ‘50 al ‘58, in Europa con la istituzione della <strong>Unione europea dei pagamenti</strong> (UEP) che funzionò quale sistema dei pagamenti a regolare l&#8217;import-export tra paesi europei. Fu la UEP, più che il piano Marshall, a dare un contributo decisivo alla rinascita dell’Europa dalle macerie della guerra. </p>



<p class="has-medium-font-size">È noto come oggi l’export tedesco sia pari alla metà del Pil della Germania. Aver puntato tutto sulle esportazioni rende oggi l’economia tedesca fragile, a causa, ad esempio, della rapidissima diffusione dei dazi che hanno fatto crollare le esportazioni. Si pensi, in particolare, al mercato delle auto verso la Cina. Lo scorso giugno (2019), le esportazioni tedesche erano scese dell’8% rispetto all’anno precedente con tendenza al peggioramento.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="253" height="199" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/09/target-2.jpg" alt="" class="wp-image-557"/><figcaption>Le politiche economiche europee hanno carattere mercantilistico. Il grafico mostra come il sostanziale equilibrio tra export ed import salti a partire dal 2007. La CdC, T2, in sostanziale pareggio è «esplosa» dopo la crisi. Gli squilibri sono stati criminosamente finanziati senza essere riassorbiti peggiorando le economie dei paesi in deficit.</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size"><br>La Ue, complessivamente, è in surplus rispetto al resto del mondo. È il mercantilismo a connotare la politica economica dei paesi dell’eurozona. Il suo strumento principale essendo l’ordoliberismo.<br>Nell’area euro, pur di risultare in surplus rispetto al mondo (esportiamo più di quanto non si importi), non si è esitato a operare svalutazioni interne, che mantenendo bassi salari e stipendi, distruggendo lo stato sociale, limitando il più possibile gli investimenti pubblici, accettando un equilibrio di sottoccupazione, hanno penalizzato i mercati interni dei singoli paesi europei; tutto al fine di vincere la competizione, producendo merci capaci di imporsi sui mercati grazie all’alto rapporto qualità prezzo raggiunto.</p>



<p class="has-medium-font-size">È per questi motivi che oggi,<strong> il sistema Target 2 (T2) ha maggiori opportunità di essere trasformato in una vera camera di compensazione</strong> (come proposto da M. Amato ed altri), con l’euro ridotto a semplice unità di conto, in grado di <strong>sanzionare, finalmente, i surplus oltre che i deficit</strong>. Ai primi andrebbe applicato un tasso negativo in modo da “invitare” chi li detiene a spenderli facendoli finalmente circolare, non solo importando di più, ma anche in investimenti al loro interno. Una camera di compensazione, in estrema sintesi, permette ai paesi che la adottano di scambiarsi merci e servizi pagando gli import dai paesi aderenti con i propri export. Si tratta di scambi multilaterali in compensazione. Il debito nei confronti del paese da cui ho acquistato posso risarcirlo vendendo (esportando) verso qualsiasi altro paese aderente al circuito. L’optimum sarebbe la reintroduzione delle monete nazionali e con esse la possibilità di regolazione del cambio tra monete nazionali ed euro, quale moneta comune (non più unica!), in modo tale da poter aggiustare il cambio rispetto alla moneta comune secondo necessità: rivalutando la moneta del paese che eccedesse in surplus e svalutando quella del paese in eccessivo deficit in modo tale da facilitare le importazioni dei primi e scoraggiarne nel contempo le ulteriori esportazioni e viceversa con i secondi ai fini del raggiungimento dell’equilibrio tra export ed import. In attesa di recuperare il margine di manovra in più che sarebbe consentito dalla reintroduzione delle monete nazionali sarebbero comunque utilizzabili le <strong>statonote proposte dal nostro <em>Comitato Nazionale Statonote</em></strong>, ossia moneta di stato non a debito, a circolazione nazionale, che potrebbe supplire quale strumento monetario non a debito a supporto delle necessarie politiche espansive all’interno. Sarebbe un primo passo verso il ritorno alle monete nazionali. Le statonote (già sperimentate in Italia da Aldo Moro) sarebbero utilizzabili per tornare ad assumere nella pubblica amministrazione, dove il blocco delle assunzioni ha dimezzato le risorse umane necessarie, per affrontare seriamente il dissesto idrogeologico del nostro territorio, valorizzare l’enorme patrimonio storico artistico di cui disponiamo che versa ormai in stato di abbandono, svenduto per far cassa, per il rinnovo delle infrastrutture e la cura di quelle ormai al collasso, ecc.. Questa scelta comporterebbe una completa valorizzazione e riassorbimento della forza lavoro oggi disponibile, mobilitando alla produzione di ricchezza comune tutto quel potenziale inespresso e sprecato nella forma della sotto occupazione, della inoccupazione e disoccupazione.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br>Quel che si propone è un <a href="https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me/html/target2.it.html">Target 2</a> rivisto e corretto in un Target 3 più simile alla <em>International Clearing Union</em>, di Keynesiana memoria, su scala europea, che impedisse strutturalmente il formarsi di avanzi e disavanzi delle bilance commerciali (se ho un surplus ti condanno al deficit, se ho un deficit ti condanno al surplus) e sanzionasse quelli esistenti applicando, ai primi, tassi negativi <strong>in modo da indurre i loro detentori a mobilitarli, spendendoli, ossia facendoli circolare in ambito europeo in forma di investimenti sociali e per l’ambiente, gestiti dalla Unione Europea degli Investimenti UEI per grandi opere infrastrutturali su scala europea ecc.</strong>. Non si tratta di «aiutare» i paesi in deficit a «sostenere» i loro debiti con trasferimenti dai ricchi ai poveri ma di mettere in opera una organizzazione in cui ciascun aderente sia strutturalmente “costretto“ alla collaborazione attiva con vantaggio reciproco di tutti. I paesi in surplus sarebbero indotti a spendere acquistando di più all’estero (in tal modo consentendo ai paesi in deficit di rientrare dai loro passivi) ma anche e contemporaneamente al proprio interno, alzando salari e stipendi, tornando a fare investimenti pubblici non più rinviabili, tornando, in altre parole, ad incentivare finalmente la domanda interna, ponendo termine alla tragica stagione imposta dall’ordoliberismo all’Europa e al mondo intero.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nell’attuale vicenda europea, ma anche nel funzionamento del mercato globale, è proprio il mercato del denaro e del capitale il grande imputato da mettere finalmente sotto accusa. A partire dagli anni ’80 la liberalizzazione del commercio di capitali su scala globale senza alcuna regolazione e controllo (dall’85 in Europa su proposta di J. Delors) ha operato la principale falla nella diga che impediva al mondo di essere nuovamente preda del credo liberista e dalla pratica mercantilista di stampo coloniale.<br>Il sistema attuale condanna i paesi dell’eurozona ad una competizione strutturale tra loro e con il resto del mondo.</p>



<p class="has-medium-font-size">I surplus hanno permesso ai paesi detentori di finanziare i deficit dei paesi della periferia dell’eurozona mascherando così una bilancia commerciale completamente squilibrata a favore dei paesi in attivo e a sfavore dei paesi della periferia. In passato, i grandi surplus commerciali realizzati dai paesi più forti dell’euro zona, in un sistema di monete nazionali regolate da cambi flessibili, sarebbero stati impossibili da realizzare. Oggi va finalmente riconosciuto il rischio, insito negli spostamenti dei capitali accumulati nei grandi surplus europei, verso i paesi poveri dell’eurozona nel tentativo interessato di coprire debito con nuovo debito senza per questo renderlo pagabile e agire di introducendo i correttivi necessari come vedremo nel seguito.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br>Il pericolosissimo mercato dei capitali derivanti dagli eccessi di surplus sarebbe così del tutto ridimensionato. Non si tratta di un sistema nuovo. Si tratta della Unione Europea dei Pagamenti UEP, che dal ’50 al ’58 risollevò l’Europa dalle macerie della guerra. Diretta da Guido Carli, era stata costruita ad imitazione del sistema proposto a Bretton Woods da Keynes nel ’44, quale sistema monetario atto a regolare gli scambi internazionali. Fu respinto, come è noto, a vantaggio del dollaro quale moneta internazionale convertibile in oro, almeno sino al ’71 anno del crollo del regime di BW.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br>La re-immissione dei surplus in circolazione è utile, oltre che giusta. È importante reperire grandi investimenti per finanziare l’economia circolare e la transizione energetica. I combustibili fossili residui sono una risorsa non rinnovabile da utilizzare limitatamente quale materia prima nelle trasformazioni industriali, non più nella conversione energetica. Sono necessari grandi piani energetici nazionali che operino una rivoluzione decentralizzando la produzione e la distribuzione dell’energia. Ogni edificio, pubblico o privato, dovrà diventare unità di produzione oltre che di consumo dell’energia che ci scambierà in una grande rete peer to peer dell’energia; una internet dell’energia, come proposta da J. Rifkin, che trasformi gli ex consumatori in <em>prosumers</em>, produttori e consumatori insieme. Anche l’agricoltura deve conoscere la sua rivoluzione abbandonando il modello estrattivo intensivo, meccanicizzato e basato sull’uso indiscriminato della chimica che inquina le acque, sterilizza e desertifica i suoli, e sostituirlo con una <a href="https://www.francescocappello.com/2019/02/27/scopo-delleconomia-e-la-risposta-ai-bisogni-interni/">agricoltura ecosistemica</a> secondo natura che riforesti (food forest) riducendo, nella sua pratica, praticamente a zero, l’uso dei combustibili fossili. La Banca Europea degli Investimenti BEI, andrebbe rifinanziata in modo da concretare la ripresa degli investimenti, su scala europea, secondo criteri condivisi. Ad oggi, il bilancio europeo è ridicolo, ammontando ad uno striminzito 1% del PIL.</p>



<p class="has-medium-font-size"> Le RMC scoraggiano strutturalmente, così come le statonote, non spendibili all’estero, gli acquisti su piattaforme, quali <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/22/liquidita-bce/">Amazon, Zalando e simili</a> (attori globali e grandi evasori locali) contribuendo a incentivare la domanda interna a vantaggio della nostra realtà economica fatta soprattuto di micro imprese (95%) e piccole imprese.</p>



<p class="has-medium-font-size">Già oggi tante imprese che operano a livello internazionale possono fare a meno dei mercati finanziari scambiandosi beni con beni. <strong>Sino al 15% del commercio internazionale si realizza già attraverso pratiche di compensazione</strong>. In questo modo il commercio non genera debiti.</p>



<p class="has-medium-font-size">Forse oggi i tempi sono maturi per poter finalmente, come sognava Keynes, fare a meno di un mercato della moneta e del credito. Una conferenza internazionale che portasse finalmente a <strong>una moneta che <em>non preesiste agli scambi ma che si genera con gli scambi</em></strong>, una moneta che non sia una merce, una moneta che possa essere utilizzata anche a livello locale.</p>



<p>integrazione video del 19 ottobre 2020 </p>



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</div><figcaption>Intervista &#8211; Crescere Informandosi </figcaption></figure>



<p>Integrazione del 21 aprile 2021<br><a href="https://barterflyfoundation.org/">BarterFly Foundation</a> <br>&#8220;<a href="https://barterflyfoundation.org/">BarterFly foundation</a> crede fortemente in un nuovo sistema economico, sociale e dell’informazione. Per realizzarlo si <strong>attiva in prima linea con attività concrete ed efficaci a realizzare il cambiamento. Il baratto multilaterale internazionale, un mercato online e una tv libera e plurale nascono per generare un sistema innovativo di interazioni commerciali e di informazione e&nbsp; comunicazione, rappresentano le azioni concrete che tutti possono compiere per partecipare al volo della farfalla&#8221;.</strong></p>



<p>addendum</p>



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<p><br><br>aggiornamenti su barterfly<br></p>



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<p><br>Economia del libero accesso con Colin Turner </p>



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		<title>dall&#8217;austerity al nazismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 09:35:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[austerity]]></category>
		<category><![CDATA[crisieconomica]]></category>
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		<category><![CDATA[Funk]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricordiamola tutta perché assai significativa… Walter Funk fu ministro nazista dal &#8217;37 al &#8217;45 … condannato a Norimberga,ma prima di lui H. Schacht (assolto a Norimberga) dal &#8217;34 al &#8217;37 risollevò le sorti della Germania indebitata (debiti di Guerra) e distrutta dalle politiche di austerity (imposte dal cancelliere H. Brüning e che spianarono la strada&#8230;]]></description>
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<p class="has-medium-font-size"><em><strong>Ricordiamola tutta perché assai significativa…</strong></em></p>



<p class="has-drop-cap has-medium-font-size"><font face="Times New Roman">W</font>alter Funk fu ministro nazista dal &#8217;37 al &#8217;45 … condannato a Norimberga,<br>ma prima di lui H. Schacht (assolto a Norimberga) dal &#8217;34 al &#8217;37 risollevò le sorti della Germania indebitata (debiti di Guerra) e distrutta dalle politiche di austerity (imposte dal cancelliere H. Brüning e che spianarono la strada a Hitler), usando moneta non a debito (mefo) e baratto (non ancora multilaterale) negli scambi con l’estero, portando il paese ad una sostanziale piena occupazione e garantendo a Hitler un enorme consenso popolare…<br>H. Schacht si rifiutò infatti di assecondare il piano di militarizzazione forzata di Hitler (o cannoni o burro… disse … essendo già in regime di piena occupazione…)<br>Fu sostituito da Walter Funk sino al 45…<br><br>Si veda anche: &#8211; <a href="https://www.attivismo.info/la-repubblica-di-weimar-non-fini-per-liperinflazione-ma-per-le-politiche-di-austerita-che-portarono-hitler-al-potere/">La Repubblica di Weimar non finì per l’iperinflazione, ma per le politiche di austerità, che portarono Hitler al potere</a> &#8211; <em>di Adam Tooze</em></p>



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		<title>La UE partorisce un topolino verde</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2020/02/29/la-ue-partorisce-un-topolino-verde/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Feb 2020 14:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[modelli economici]]></category>
		<category><![CDATA[politica e democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[UnioneEuropea]]></category>
		<category><![CDATA[greennewdeal]]></category>
		<category><![CDATA[statonote]]></category>
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					<description><![CDATA[Quale differenza tra il piano energetico cinese e il Green New Deal europeo? pubblicato su ScenariEconomiciAttivismo.infoIskrae.euSovranitàPopolare.orgMarx 21Toscana TodayEconomie Parallele L’accordo verde europeo intende investire in un’economia climaticamente neutra e circolare “Climaticamente neutra“ corrisponde all’adozione della logica del pareggio di bilancio (equilibrio tra entrate e uscite) applicata alle emissioni di gas serra da compensare con interventi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La UE partorisce un topolino verde' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/02/29/la-ue-partorisce-un-topolino-verde/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3>Quale differenza tra il piano energetico cinese e il Green New Deal europeo?</h3>



<p>pubblicato su <br><a href="https://scenarieconomici.it/la-ue-partorisce-un-topolino-verde-quale-differenza-tra-il-piano-energetico-cinese-e-il-green-new-deal-europeo-di-francesco-cappello/">ScenariEconomici</a><br><a href="https://www.attivismo.info/la-ue-partorisce-un-topolino-verde-quale-differenza-tra-il-piano-energetico-cinese-e-il-green-new-deal-europeo/">Attivismo.info</a><br><a href="http://www.iskrae.eu/la-ue-partorisce-un-topolino-verde/">Iskrae.eu</a><br><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2020/03/01/la-ue-partorisce-un-topolino-verde/">SovranitàPopolare.org</a><br><a href="https://www.marx21.it/index.php/internazionale/economia/30334-la-ue-partorisce-un-topolino-verde">Marx 21</a><br><a href="https://www.toscanatoday.it/laccordo-verde-europeo-partorisce-un-topolino-di-francesco-cappello/">Toscana Today</a><br>Economie Parallele</p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=61&amp;v=nEWiL7A9kIY&amp;feature=emb_logo"><strong><em>L’accordo verde europeo intende investire in un’economia climaticamente neutra e circolare</em></strong></a></p>



<p class="has-drop-cap has-medium-font-size">“Climaticamente neutra“ corrisponde all’adozione della logica del pareggio di bilancio (equilibrio tra entrate e uscite) applicata alle emissioni di gas serra da compensare con interventi miranti al loro riassorbimento artificiale e/o naturale in modo da giungere entro il prossimo trentennio ad una condizione di impatto climatico pari a zero (neutralità climatica).</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Azzerare, dunque, le emissioni nette di gas a effetto serra</strong> in modo da ottenere zero impatto climatico. Bello no!? Ciò sarà possibile grazie all’adozione dei criteri propri dell’economia circolare che dovranno essere fatti propri da ogni Paese dell’Unione Europea investendo <em>in soluzioni tecnologiche realistiche, armonizzando gli interventi in settori fondamentali, quali la politica industriale, la finanza o la ricerca e garantendo nel contempo equità sociale per una transizione giusta</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La <strong>neutralità climatica</strong> è presentata come urgente e necessaria nonché come un’opportunità per tutto il continente di contribuire ad un nuovo sviluppo tecnologico in grado di permettere lo sviluppo di nuovi mercati, aprendo la strada anche a nuovi settori occupazionali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il <strong>vicepresidente della Commissione europea&nbsp;Valdis Dombrovskis</strong> ha annunciato: «<em>Vogliamo raggiungere emissioni zero entro il 2050. <strong>Non possiamo fallire</strong>. Il piano per gli investimenti sostenibili adottato oggi dalla Commissione europea punta a mobilitare almeno mille miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni e invia un chiaro segnale a tutti: quando si fanno investimenti occorre pensare verde».</em></p>



<p class="has-medium-font-size">I costi economici in investimenti strutturali e contenimento dei costi sociali necessari all’ottenimento della transizione alla neutralità climatica saranno affrontati grazie al Fondo per una transizione equa – <em>Just Transition Fund </em>che ha stanziato i primi 7,5 miliardi di euro; grazie al <strong>cofinanziamento nazionale</strong>, al <strong>braccio finanziario InvestEu</strong> e alla <strong>Banca europea degli investimenti</strong> essi lieviteranno a 100 miliardi di euro.<br>Per Ursula Von der Leyen: <em>“<strong>Dobbiamo essere sicuri che nessuno rimanga indietro</strong>” perché </em>&nbsp;“<strong><em>questa transizione funzionerà per tutti e sarà giusta, o non funzionerà affatto</em></strong><em>”</em>.<br>Le fa eco la commissaria ai fondi di coesione Elisa Ferreira: <em>«</em><strong><em>Tutti i paesi europei riceveranno un aiuto</em></strong><em>. </em><em>L’allocazione dipenderà dall’intensità dei problemi ambientali»</em>. La quota spettante all’Italia pari all’incirca a quella di Francia e Spagna sarà pari a poco meno di 400 milioni di euro (dei 7,5 miliardi).</p>



<p class="has-medium-font-size">La lotta al riscaldamento climatico di cui la Ue aspira a farsi protagonista, unendo virtuosamente ambiente ed economia, rappresenterebbe l’occasione giusta per rilanciare la sua economia stagnante. La transizione climatica si otterrebbe anche grazie ad un riorientamento dei fondi di coesione, dallo sviluppo all’ambiente e a favore dell’occupazione che esclude qualsiasi sostegno alle fonti fossili, mentre sostiene la transizione verso un’economia libera da esse.</p>



<p class="has-medium-font-size">La condizione di <strong>emissioni zero</strong>, altrimenti detta di <em>neutralità carbonica</em>, consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra emissioni ed assorbimento di carbonio (tra sorgenti e pozzi). Quando si rimuove anidride carbonica dall’atmosfera si parla di sequestro o immobilizzazione del carbonio. Le emissioni di gas serra, generate dall’uso di combustibili fossili, dovranno essere controbilanciate da un equivalente assorbimento di carbonio attraverso l’attivazione di sistemi per la sua cattura e fissazione in misura tale da compensare le emissioni o attraverso, ad esempio, la dismissione degli inceneritori o la produzione pulita dell’acciaio, ottenuta usando idrogeno, entro il 2030.<br>L’obiettivo è di <strong>ridurre le emissioni dei gas serra del 40% entro il 2030</strong> rispetto ai livelli del 1990 e giungere ad un’economia climaticamente neutra entro il 2050 attraverso il sostegno ad una agricoltura più sostenibile (<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/farm-to-fork-la-strategia-annunciata-a-bruxelles">strategia “Farm to Fork”</a>), che riduca significativamente l’uso di pesticidi e concimi chimici, nonché quello degli antibiotici negli allevamenti finalizzati alla produzione animale, la riforma del sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE emission trading scheme (ETS) che includa anche il settore dei trasporti (navi e aerei compresi) e delle costruzioni.<br>Secondo il commissario Gentiloni <em>“Un sistema Ue di scambio delle quote di emissione più ambizioso, finalizzato a raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, dovrebbe essere integrato da misure per evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e garantire il vantaggio competitivo dell’Unione”</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il governo italiano per sperare di aver accesso ai fondi</strong> a cui in ogni caso contribuisce con la sua quota di cofinanziamento dovrà <strong>presentare un piano per la transizione </strong>e sperare nella sua approvazione vincendo la competizione con gli altri paesi europei che aspirano alle stesse risorse. Se tutto andrà bene a questo livello, <strong>la competizione si sposterà tra le regioni italiane</strong>. Si sosterranno, infatti, finanziariamente solo quelle regioni in grado di impegnarsi nella decarbonizzazione delle loro economie presentando a loro volta <strong>piani territoriali</strong> finalizzati alla “giusta transizione“. Più direttamente interessate potrebbero essere aree quali Taranto, Gela, Milazzo, Augusta, Siracusa, Livorno così come quelle regioni ove insistono centrali a carbone come Brindisi, Civitavecchia, La Spezia, Monfalcone, Porto Torres, il Sulcis ecc. Rimane, dunque, aperta la domanda se saremo in grado di non sprecare le risorse disponibili e soprattutto se queste ultime saranno sufficienti ad una riconversione delle zone industriali inquinanti e alla loro successiva bonifica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Si dice, però, che il Parlamento europeo avrebbe assunto una posizione ambiziosa per il <strong>nuovo Bilancio Europeo (NBE)</strong>, anche rispetto alla proposta della Commissione europea<strong>,</strong> che dovrebbe integrare i finanziamenti al Green new Deal. Il Parlamento chiede che si aumenti il NBE all’1.3% del Prodotto Nazionale Lordo Ue (circa 180 miliardi…) perché le risorse siano finalmente adeguate alle sfide che l’Unione deve affrontare. Si spera così di rilanciare la crescita e gli investimenti e risollevare l’economia europea dalla stagnazione accelerando la sua transizione verso la sostenibilità che prevede l’abbandono del sostegno alle fonti fossili e investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Come funzionerà il fondo</em></strong><br>Il fondo dovrà finanziare in modo <strong>socialmente equo</strong> la transizione dei paesi più inquinanti dell’Unione che dovranno presentare <strong>progetti infrastrutturali da sottoporre all’approvazione dell’esecutivo comunitario</strong>.<br>L<strong>a transizione climatica sarà perseguita</strong>, attraverso una diversificazione delle attività economiche in grado di far rientrare l’inquinamento che affligge quelle sedi che necessitano di essere recuperate all’equilibrio climatico, segnate dall’industria pesante; operazione che dovrebbe generare nuova occupazione, anche attraverso adeguata formazione professionale.<br>La Commissione europea punta a mobilitare fino a <strong>1.000 miliardi di euro</strong> per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica. Se vi riuscisse si tratterebbe di una cifra pari a una media di circa un miliardo e 200 milioni a paese, all’anno, da oggi al 2050. Se l’Italia riuscisse ad ottenere tutta la cifra in questione essa corrisponderebbe per il nostro paese a 36 miliardi in 30 anni corrispondente a meno del 2% del PiL, il nostro reddito annuale nazionale. Le spese militari annuali italiane sono pari a più di 25 miliardi di euro.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Effetto leva finanziaria</em></strong><br>Denaro privato e pubblico in sinergia che scommettono sull’effetto leva finanziaria. <strong>Dal bilancio comunitario 503 miliardi, 143 dal Fondo per una transizione equa, 279 da InvestEU più altri 114 dal co-finanziamento nazionale. </strong>In pratica<strong> fondi dal bilancio UE </strong>combinati con<strong> prestiti </strong>della Banca europea per gli investimenti e garanzie derivanti dagli altri strumenti di finanziamento.<br>Gentiloni chiede che si faccia un’eccezione accettando, udite udite, che <strong>gli aiuti di Stato, </strong>costantemente demonizzati, siano dichiarati leciti nel caso degli investimenti verdi; il commissario europeo si spinge addirittura a proporre lo scorporo della spesa verde dal calcolo del deficit. La proposta di modifica delle attuali regole di bilancio ha però trovato la pronta <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/intervista-von-der-leyen-perche-dico-no-scorporo-investimenti-verdi-deficit-ACp6YJ2">opposizione della presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen </a>di forte osservanza ordoliberista.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.attivismo.info/wp-content/uploads/2020/02/WhereWill.png"><img src="https://www.attivismo.info/wp-content/uploads/2020/02/WhereWill.png" alt="" class="wp-image-13206"/></a></figure>



<p class="has-medium-font-size"><strong><br>Ventisette paesi su 28 aderiscono alla neutralità climatica ad eccezione della Polonia preoccupata dai costi della transizione</strong>. I fondi previsti dal meccanismo di giusta transizione hanno, infatti, incoraggiato Ungheria e Repubblica Ceca, che si erano precedentemente mostrate restie, ad aderire grazie al sostegno finanziario ai settori più vulnerabili, coinvolti nel cambiamento. Gli aiuti essendo finalizzati ad attenuare l’impatto sociale nella transizione verso un’economia a zero emissioni.</p>



<p class="has-medium-font-size">Prevista la tassazione di quelle imprese estere che importano i propri prodotti nell’Unione da paesi dotati di leggi ambientali più permissive di quelle vigenti in Europa. Lo strumento fiscale avrà la forma di una <strong>carbon tax di frontiera</strong>, dazi verdi, che colpiranno in particolare la Cina già sottoposta al protezionismo statunitense. La Von der Leyen ha dichiarato che questa <em>border tax</em> sarà attivata nel 2021, nel rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, a partire da un “numero di settori selezionati” dimenticando che secondo gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici, i paesi più ricchi dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nella riduzione delle emissioni. Gentiloni è favorevole a introdurre un’imposta sul carbonio alle frontiere, che <em>“dovrà essere accuratamente studiata per esercitare una pressione politica che spinga anche i più restii a prendere le misure necessarie, affinché le imprese dell’Ue possano competere in condizioni di parità e nel pieno rispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio”</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size">In risposta, Zhao Yingmin, viceministro cinese per l’Ambiente, ha recentemente <a href="https://www.reuters.com/article/us-climate-change-accord-china/china-says-co2-border-tax-will-damage-global-climate-change-fight-idUSKBN1Y105T?feedType=RSS&amp;feedName=environmentNews">dichiarato</a> che «bisogna impedire all’unilateralismo e al protezionismo di danneggiare le aspettative di crescita globale e la volontà dei paesi di combattere insieme i cambiamenti climatici».</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Geopolitica, risorse e transizione energetica dal fossile alle rinnovabili. Il caso cinese</em></strong></p>



<p class="has-medium-font-size">I maggiori fornitori di combustibili fossili della Cina sono il Venezuela, l’Iran e la Russia (VIR), che hanno le più grandi riserve al mondo di idrocarburi. La Cina, infatti, sul suo territorio dispone solo di carbone. La Cina, però, mentre utilizza a piene mani le risorse dei paesi VIR si prepara con un <a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/12/il-piano-cinese-sulle-energie-rinnovabili-che-cambiera-il-mondo-e-vale/35795/">piano governativo per la transizione energetica alle rinnovabili</a> che la renderà energeticamente autosufficiente entro il 2050, consentendole di produrre il 90% dell’elettricità mondiale da fonti rinnovabili. <strong>Il piano prevede investimenti per una cifra pari a 50 mila miliardi di dollari in 30 anni! </strong>Inutile sottolineare l’importanza di questo piano per i destini dell’umanità, non solo dal punto di vista dell’emancipazione dalle fonti fossili e del suo contributo agli equilibri ambientali, ma anche alla pace. Oggi, infatti, i paesi VIR, nel mirino Usa-Nato, subiscono punitivi embarghi tendenti a isolarli dal commercio mondiale. In particolare per Venezuela ed Iran tali sanzioni economiche mirano a suscitare il malcontento popolare a sua volta strumentalizzabile dall’esterno a fini di destabilizzazione politica.<br>Si consideri che la <strong>Cina</strong> ha un Pil di circa 14 trilioni di $ ormai prossimo a raggiungere quello dei paesi Ue.</p>



<p class="has-medium-font-size">La domanda che sorge spontanea è allora: come mai la Cina può permettersi di investire 50 volte di più dell’Unione europea nella transizione energetica che dovrà condurre l’umanità verso l’era postfossile?</p>



<p class="has-medium-font-size">La BCE col suo Quantitative easing ha messo in circolazione, a partire dal 2012, 3trilioni di moneta di banca centrale non per finanziare l’economia reale né per finanziare investimenti verdi ma per sostenere la ripresa del sistema finanziario (la city di Londra e le&nbsp; banche private) e soccorrere, seppure indirettamente, i debiti pubblici dei paesi della zona euro messi in estrema difficoltà dalle politiche ordoliberiste e dalle ripercussioni della crisi finanziaria del 2007.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Per finanziare un progetto così giustamente urgente ed ambizioso come il New Deal verde su scala nazionale</strong>, avremmo bisogno di un meccanismo che non preveda né l’aumento delle tasse né la crescita di disavanzi e debiti pubblici. L’uso di moneta privata a debito, della quale siamo costretti a rifornirci sui mercati finanziari, ci impedisce di avere risorse sufficienti ed adeguate ad affrontare la transizione energetica in modo efficace <strong>senza peggiorare ulteriormente i nostri conti pubblici e la nostra condizione economica</strong>. Avremmo altresì bisogno di ricostruire una <strong>rete di banche pubbliche</strong> (le abbiamo svendute negli anni 90) in grado di valorizzare al meglio il risparmio italiano (4300 miliardi secondo BdI) in progetti di crescita verde e sostenibile. È proprio il fatto di aver rinunciato ad esercitare la nostra sovranità monetaria che ci impedisce di avere, ad esempio, un nostro piano energetico finalizzato alla transizione, concepito, discusso, migliorato e messo in opera nel nostro Paese costringendoci, oltretutto, a sperare nelle briciole che ci arriverebbero dai fondi europei secondo criteri e modalità che ci penalizzano pur essendo l’Italia da sempre contributore netto rispetto alle richieste di contribuzione che abbiamo sempre puntualmente onorato.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Una nuova fonte di denaro</strong> per investimenti, quindi, che non implichi imposte più elevate o disavanzi pubblici, finché non riusciamo a liberarci della trappola Ue, è identificabile nelle <strong>statonote</strong>, moneta non a debito, legale entro i confini del territorio italiano, compatibile con i vincoli imposti dai trattati europei, già sperimentata con le 500£ di A.Moro (biglietti di Stato della Repubblica Italiana, emessi dal Tesoro), che ridarebbero senso compiuto alle scelte politiche e di programmazione economica di Governo e Parlamento, il primo impegnato ormai da troppo tempo in finti piani economici che non fanno altro che togliere risorse da una parte per riallocarle da un’altra, incrementando al contempo le imposte al paese ormai oltre qualsiasi livello di sostenibilità mentre il Parlamento si limita ad accogliere e ratificare direttive provenienti da Bruxelles, compito per il quale bastano anche meno parlamentari di quelli che ci resteranno dopo la prevista riduzione del loro numero.</p>



<p class="has-medium-font-size">Qualche ingenuo o finto tale, tra cui la commissione europea, spera nei Green Bonds, ma in borsa, da vent’anni a questa parte si investe per sfruttare la volatilità dei titoli sperando di continuare a guadagnare dalla loro compravendita, non&nbsp; più da dividendi e rendimenti portati a scadenza. La speranza, d’altronde è ben riposta, almeno sino a quando il fiume di liquidità immesso dalle banche centrali riusciranno a gonfiare ulteriormente la bolla speculativa globale al fine di spostare più avanti possibile il momento del prossimo crollo borsistico che travolgerà tragicamente questo insostenibile stato di cose.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tanti paragonano a sproposito il Green New Deal al New Deal di Roosevelt. Quest’ultimo è stato in gran parte finanziato da un<strong> istituto finanziario pubblico, </strong>la Reconstruction Finance Corporation (RFC), già istituito dal presidente Hoover che ha finanziato attraverso una rete di banche pubbliche (come la Cina oggi) infrastrutture viarie, dighe, ospedali, scuole, università, uffici postali, energia elettrica, fattorie ecc. La fonte di finanziamento dell’RFC è stata la vendita di obbligazioni che hanno generato un utile netto per il governo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oggi sarebbe necessario un sistema di banche pubbliche e un Qe verde se non europeo almeno su scala nazionale per il finanziamento degli investimenti pubblici necessari non solo quelli verdi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le banche pubbliche locali o regionali potrebbero aiutare a finanziare la transizione concedendo prestiti a bassissimo interesse o nullo o negativo per, ad esempio:<br>la costruzione e il potenziamento delle infrastrutture necessarie a trasformare ogni edificio in una unità, non solo di uso dell’energia, ma anche di produzione, adattando la rete per la sua distribuzione (smart grid) alla distribuzione di risorse energetiche pulite che ci si scambierebbe in una grande “internet dell’energia“ come, da tempo, propone J.Rifkin, impianti ad energia rinnovabile decentrati e ad alta efficienza energetica;<br>la trasformazione della nostra agricoltura in agroecosistemi (foreste edibili) insieme alla sostituzione delle importazioni valorizzando i nostri sistemi di produzione alimentare che risparmierebbero l’inquinamento derivante dalle necessità di trasporto finalizzate all’import/export e altri progetti.<br>Allo scopo sarebbe auspicabile la capitalizzazione di una rete di banche pubbliche verdi, stabilendo standard di responsabilità socioambientale per i programmi di prestito o vincolando gli incentivi fiscali alla partecipazione ai prestiti delle banche pubbliche.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il tutto utilizzando moneta non a debito. Il denaro basato sul debito deve, infatti, essere continuamente rimborsato con gli interessi. Dato che il denaro viene continuamente rimborsato, è necessario generare nuovo debito se si vuole mantenere l’offerta di moneta… Questo crea una dinamica di crescita nell’offerta di moneta che vanifica gli obiettivi di coloro che cercano di raggiungere un’economia più socialmente ed ecologicamente sostenibile.</p>



<p class="has-medium-font-size">I banchieri privati delle grandi banche d’affari che si sono insinuati nel nostro sistema bancario non restituiscono i loro profitti alle economie locali a differenza delle banche pubbliche, che dovrebbero reinvestire i loro profitti per le esigenze locali.<br>Le grandi banche d’affari investono, piuttosto, nei mercati finanziari speculativi, estraggono valore che inviano all’estero o nei paradisi fiscali offshore e preparano il terreno per la ulteriore colonizzazione da parte delle grandi multinazionali e i loro grandi centri commerciali fisici e on line.</p>



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