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	<title>Banche &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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	<title>Banche &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>Euro digitale. Obiettivi e tentazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 15:49:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Limitare la dispersione di capitali europei verso gli USALa programmazione dell&#8217;euro digitaleUn disegno di controllo finanziarioL&#8217;euro digitale e l’Unione Europea del risparmio e degli investimenti per il riarmoDifferenze tra CBDC e criptovalute decentralizzate Christine Lagarde ha fretta. La presidente della banca centrale europea ha ottimisticamente dichiarato che la BCE sarà pronta, entro ottobre 2025, per&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Euro digitale. Obiettivi e tentazioni' data-link='https://www.francescocappello.com/2025/03/25/euro-digitale-obiettivi-e-tentazioni/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="has-text-align-center" id="limitare-la-dispersione-di-capitali-europei-verso-gli-usala-programmazione-dell-euro-digitaleun-disegno-di-controllo-finanziariol-euro-digitale-e-l-unione-europea-del-risparmio-e-degli-investimenti-per-il-riarmodifferenze-tra-cbdc-e-criptovalute-decentralizzate">Limitare la dispersione di capitali europei verso gli USA<br>La programmazione dell&#8217;euro digitale<br>Un disegno di controllo finanziario<br>L&#8217;euro digitale e l’Unione Europea del risparmio e degli investimenti per il riarmo<br>Differenze tra CBDC e criptovalute decentralizzate<br></h3>



<p class="has-medium-font-size">Christine Lagarde ha fretta. La presidente della banca centrale europea ha ottimisticamente dichiarato che la BCE sarà pronta, entro ottobre 2025, per quanto riguarda la preparazione tecnica e la valutazione della stabilità finanziaria legata all&#8217;euro digitale [1]<strong> sottolineando l&#8217;importanza di completare l&#8217;iter legislativo europeo entro quella data</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<h3 id="dalla-moneta-elettronica-a-quella-digitale">Dalla moneta elettronica a quella digitale</h3>



<p class="has-medium-font-size">La <strong>moneta elettronica è il denaro tradizionale trasformato in formato digitale</strong>, <strong>usato su conti bancari o carte di credito</strong>. La <strong>moneta digitale, invece, nasce direttamente nel mondo digitale</strong>, come <strong>criptovalute o valute delle banche centrali</strong> (es. euro digitale), e può funzionare senza un conto bancario. In sintesi, <strong>la moneta elettronica “digitalizza” il denaro esistente, mentre la moneta digitale è nativa del digitale</strong>. Alcune forme di moneta digitale, come le CBDC, possono funzionare anche <strong>senza una connessione a Internet</strong>. Si sta, infatti, esplorando la possibilità di consentire transazioni offline attraverso tecnologie come dispositivi che si connettono via <strong>Bluetooth o NFC</strong>. Questo garantirebbe accessibilità anche in aree con poca o nessuna copertura internet. I dispositivi NFC (<strong>Near Field Communication</strong>) sono strumenti che utilizzano una <strong>tecnologia a corto raggio per consentire la comunicazione senza fili tra due dispositivi compatibili</strong>, semplicemente avvicinandoli (di solito a meno di 4 cm). Questa tecnologia è utilizzata, tra l’altro, <strong>per pagamenti contactless</strong> come Apple Pay o Google Pay, tramite smartphone o carte abilitate. NFC è comodo perché non richiede accoppiamenti complessi, come nel Bluetooth</p>



<h3 class="has-text-align-left" id="obiettivo-limitare-la-dispersione-di-capitali-europei-verso-gli-usa">Obiettivo: limitare la dispersione di capitali europei verso gli USA? </h3>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;obiettivo primario secondo Lagarde, dell&#8217;introduzione dell&#8217;euro digitale, sarebbe volto a <strong>prevenire la possibilità che le stablecoin statunitensi, criptovalute ancorate al valore del dollaro, possano diffondersi a discapito del ruolo dell&#8217;euro quale moneta internazionale</strong> e di riserva su scala globale per difendere la sovranita&#8217; monetaria dell&#8217;Eurogruppo. L&#8217;obiettivo sarebbe quello di «<strong>rimuovere la vulnerabilità a cui siamo esposti</strong>». Ricordiamo le recenti parole di Draghi: «<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il dato che meglio riassume la persistente debolezza dell&#8217;economia del nostro continente è la quantità di risparmio che ogni anno fuoriesce dall&#8217;Unione europea, 500 miliardi di euro nel solo 2024</mark></strong>». L&#8217;euro digitale dovrebbe presumibilmente servire a limitare l&#8217;emorragia di capitali europei verso gli USA al fine di dirottarli verso il riarmo europeo obiettivo da perseguire, evidentemente in tandem, con l’Unione Europea del risparmio e degli investimenti annunciato dalla Von der Leyen. </p>



<p class="has-medium-font-size">Quando si afferma che l&#8217;euro digitale manterrà <strong>l&#8217;autonomia del sistema monetario</strong>, si intende che questa nuova forma di valuta digitale, emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE), garantirà che l&#8217;Europa mantenga il controllo sulla propria moneta e sul sistema dei pagamenti, senza, in teoria, dipendere da attori esterni o da valute straniere.<br>L&#8217;euro digitale <strong>sarà una valuta emessa direttamente dalla BCE</strong>, assicurando che il controllo rimanga nelle mani delle istituzioni finanziarie europee, <strong>piuttosto che essere influenzato da valute digitali private come le stable coin</strong> (criptovalute progettate per mantenere un valore stabile, ancorate in prevalenza al dollaro americano con riserve in dollari ed utilizzate per ridurre la volatilità tipica delle criptovalute in modo da facilitare i pagamenti digitali)<strong> o da altre valute estere</strong>. Si consideri anche che attualmente, molti pagamenti digitali in Europa si basano su infrastrutture gestite da aziende non europee come <strong>Visa o Mastercard</strong> che drenano capitali europei verso gli USA. <br>L&#8217;euro digitale mira a creare un sistema di pagamento unificato e indipendente che vorrebbe  rafforzare l&#8217;autonomia strategica dell&#8217;UE.</p>



<h3 class="has-text-align-left" id="la-programmazione-dell-euro-digitale">La programmazione dell&#8217;euro digitale</h3>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.ecb.europa.eu/euro/digital_euro/html/index.it.html#FAQ">Secondo la BCE</a> si tratterebbe semplicemente di una </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p><strong>Moneta della banca centrale in forma digitale</strong>, disponibile per tutti i pagamenti elettronici effettuati nei negozi fisici, online oppure tra privati. Una valuta digitale della banca centrale, <strong>un equivalente elettronico del contante</strong>. <strong>Affiancherebbe banconote e monete</strong>, offrendo alle persone più scelta su come pagare.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;euro digitale come moneta programmabile significa che potrebbe essere dotato di <strong>funzionalità che permettono di impostare condizioni specifiche per il suo utilizzo</strong>. In pratica, <strong>la programmabilità consente di definire regole o criteri che stabiliscono come, quando e per cosa può essere speso</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Non sarà semplicemente una forma elettronica dell&#8217;euro che già conosciamo, ma una <strong>Central Bank Digital Currency</strong> (CBDC) di tipo &#8220;retail&#8221;, pensata cioè per i consumatori, con la caratteristica fondamentale di essere programmabile. </p>



<p class="has-medium-font-size">Qualcuno descrive l&#8217;euro digitale come un contante digitale ma non è così. A differenza del contante, <strong>l&#8217;euro digitale può essere tracciabile al 100%, con ogni singola transazione monitorata, registrata ed eventualmente bloccata</strong> (Vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/" data-type="post" data-id="589">Smaterializzazione del contante – Ragioni e conseguenze</a>). La programmabilità implica la possibilità di stabilire regole precise sull&#8217;uso del denaro, regole che potranno essere fatte rispettare automaticamente attraverso la tecnologia. </p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;euro digitale sarà progettato per essere accessibile a tutti i cittadini europei, sia online che offline [3], che abbiano o meno un contocorrente bancario offrendo loro un&#8217;alternativa che vorrebbe essere sicura e gratuita ai metodi di pagamento esistenti.</p>



<h3 class="has-text-align-left" id="un-disegno-di-controllo-finanziario">Un disegno di controllo finanziario</h3>



<p class="has-medium-font-size">La Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) che coordina le banche centrali è l&#8217;ente che sta collaborando con esse per il loro sviluppo. </p>



<p class="has-medium-font-size">Le valute digitali delle banche centrali (CBDC) sono diventate molto controverse a causa della loro “programmabilità”. Nell’ottobre 2020, il direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, <strong>Agustín Carstens</strong>, ha spiegato che le CBDC, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>a differenza delle banconote da 100 euro il cui utilizzatore è sconosciuto</strong></mark>, <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>consentirebbero alle banche centrali di tracciare e controllare&nbsp;&nbsp;<em>ogni singola transazione</em></strong></mark><em>, </em><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-black-color">spiegando come con una CBDC la banca centrale avrà un controllo assoluto sulle regole e i regolamenti che ne determineranno l&#8217;uso</mark>.<em> </em>Nel corso di una conferenza&nbsp;del Fondo monetario internazionale&nbsp;intitolata “Pagamenti transfrontalieri: una visione per il futuro”, Carstens&nbsp;&nbsp;<a href="https://translate.google.com/website?sl=en&amp;tl=it&amp;hl=it&amp;client=webapp&amp;u=https://tube.solari.com/wp-content/uploads/2021/07/WE-will-have-total-contro-global-currency-bank-of-international-settlements.mp4">ha affermato</a>&nbsp;:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>In contanti, non sappiamo ad esempio chi sta usando una banconota da 100 $ oggi, non sappiamo chi sta usando una banconota da 1.000 pesos oggi. <strong>Una differenza fondamentale con la CBDC è che la banca centrale avrà il controllo assoluto sulle regole e i regolamenti che determineranno l’uso di tale espressione di responsabilità della banca centrale, e inoltre avremo la tecnologia per farla rispettare</strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Egli ha anche sostenuto che il lancio di una CBDC <strong>potrebbe causare una corsa agli sportelli bancari</strong>, in quanto consentirebbe alle persone di spostare i loro fondi dalle banche commerciali ai conti delle banche centrali molto più rapidamente, <strong>destabilizzando così il sistema</strong> (disintermediazione bancaria).</p>



<p class="has-medium-font-size">Ecco l&#8217;interpretazione di ciò che implicano le osservazioni di Carstens, da parte dell&#8217;avvocato John Titus, esperto del Federal Reserve System, pubblicata nel 2020 in <em>Annual Wrap-Up of the <a rel="noreferrer noopener" href="https://translate.google.com/website?sl=en&amp;tl=it&amp;hl=it&amp;client=webapp&amp;u=https://home.solari.com/" target="_blank">Solari Report</a> </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>Per molti versi, penso che il passaggio a <strong>una moneta digitale gestita da una banca centrale</strong> segnerà la <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">fine della sovranità personale</mark></strong> e, allo stesso tempo, la <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">fine della sovranità nazionale, introducendo un sistema di regole globali</mark></strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong>I rischi della programmazione</strong> sono molteplici e profondi. Un esempio significativo è la possibilità di imporre una <strong>data di scadenza alla valuta</strong>, costringendo i cittadini a spenderla entro un certo periodo per evitarne la perdita di valore, <strong>eliminando di fatto la possibilità di risparmiare</strong>. Non a caso non si parla più di risparmi quanto, in modo dispregiativo, di denaro parcheggiato nei conti correnti che si vorrebbe quasi forzatamente mobilitare. </p>



<h3 class="has-text-align-left" id="l-euro-digitale-e-l-unione-europea-del-risparmio-e-degli-investimenti">L&#8217;euro digitale e l’Unione Europea del risparmio e degli investimenti </h3>



<p class="has-medium-font-size">È stata varata l’Unione Europea del risparmio (i nostri) e degli investimenti (i loro profitti) con cui pretendono di attrarre i nostri risparmi verso i loro progetti di guerra. In che modo si evince dalla lettura del documento recentemente emesso dall’Unione Europea: <strong><a href="https://finance.ec.europa.eu/publications/commission-unveils-savings-and-investments-union-strategy-enhance-financial-opportunities-eu_en">Savings and Investments Union. A Strategy to Foster Citizens’ Wealth and Economic Competitiveness in the EU</a></strong>. <br>Il modo più “onesto” sarà quello di creare <strong>strumenti di investimenti più attrattivi per i risparmiatori</strong> europei per indurli a mobilitare i loro risparmi piuttosto che a &#8220;lasciarli inattivi&#8221; nei loro conto correnti.<strong> Vogliono provare a indurci a mobilitare i risparmi privati attraverso incentivi fiscali</strong>. Pensano di integrare i mercati finanziari europei rimuovendo gli ostacoli burocratici e fiscali che lo impediscono per rendere più semplici gli investimenti transfrontalieri. Potrebbero usare anche <strong>strumenti di risparmio agevolati</strong> che limitano la libertà di investimento dei risparmiatori. Ed ecco la cosa più preoccupante. Seppure non si fa esplicitamente riferimento, nel documento dell’Unione Europea, ad un prelievo forzoso dei risparmi è facile dedurre che possano riuscire nell’intento di dirottarli verso i loro interessi di finanziamento degli strumenti di guerra, <strong>attraverso vincoli normativi, incentivi, o anche chissà sanzioni o interessi negativi o pressioni fiscali sui risparmi non investiti, a carico di chi ha deciso legittimamente di tenerli fermi nel proprio conto corrente</strong>. Il tutto al fine di indirizzarli o meglio forzarli, nella direzione dei loro desiderata. In prima fila l’Italia che sta cercando il modo di mobilitare 200 miliardi dei nostri risparmi utilizzando una garanzia pubblica di soli 17 miliardi. Ricordiamo, per inciso, che i soldi spesi per alimentare la guerra non possono essere considerati investimenti. Si tratta piuttosto di una modalità che consente ai produttori militari e a chi investe nel settore di ottenere profitti finanziari a discapito dei cittadini. In altre parole una spesa cieca a discapito del bene comune e quindi di tutti noi. <br><mark><mark style="background-color:#ffffff" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>L&#8217;euro digitale potrebbe facilitare l&#8217;applicazione delle diverse strategie di pilotaggio dei risparmi privati verso il riarmo europeo e progetti analoghi</strong></mark></mark>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ritornando alla programmabilità ecco alcune delle restrizioni potenzialmente implementabili. Si pensa ad <strong>un&#8217;euro digitale a scadenza</strong> per incentivare i consumatori a spenderlo entro un certo periodo per stimolare l&#8217;economia di determinati settori. Si potrebbe anche assistere all&#8217;<strong>imposizione di restrizioni sugli acquisti di determinati beni o al prelievo forzato di denaro per il pagamento di tasse e multe in maniera automatica e in tempo reale</strong>. Come anticipato le CDBC implicano un rischio rappresentato dalla potenziale <strong>soppressione della privacy</strong>, essendo <strong>ogni transazione potenzialmente tracciabile</strong>. Un&#8217;altra restrizione della CBDC potrebbe stabilire il rispetto di <strong>quote mensili sulle emissioni di anidride carbonica da parte dei cittadini</strong> e limitare, nel caso in cui fosse stato superato un tetto massimo stabilito, i suoi acquisti di biglietti aerei e benzina o gasolio finché la CBDC non accerti il rientro nei parametri desiderati di produzione di CO2 per ciascun cittadino.<br>Un esempio di <strong>tirannia finanziaria</strong> è già successo in <a href="https://c2cjournal.ca/2022/05/frozen-how-canadas-banks-betrayed-their-customers-during-the-emergencies-act/">Canada</a> <strong>dove i conti bancari di persone dissenzienti sono stati bloccati</strong>. Durante le proteste del <em><strong>Freedom Convoy</strong></em> nel 2022, il governo canadese ha invocato <em><strong>l&#8217;Emergencies Act</strong></em> per la prima volta nella storia. <strong>Questo ha permesso di congelare i conti bancari di alcuni partecipanti alle proteste senza necessità di un ordine del tribunale</strong>. L&#8217;obiettivo ufficiale era di interrompere il finanziamento delle manifestazioni contro le restrizioni legate alla pandemia.</p>



<p class="has-medium-font-size">Con un euro digitale totalmente centralizzato, questa pratica potrebbe essere estesa e facilitata. Si paventa anche la possibilità che il governo possa decidere cosa i cittadini possano o non possano acquistare. <strong>Potrebbe, quindi, essere programmato per essere speso solo in determinati settori o per specifici beni e servizi.</strong> <br>L&#8217;introduzione di una <strong>funzione di &#8220;bail-in&#8221;</strong> [2] <strong>automatica</strong> in caso di crisi finanziaria, potrebbe permettere alla BCE, con l&#8217;accordo dei governi, di prelevare direttamente denaro dai conti privati per salvare le banche. </p>



<p class="has-medium-font-size">La programmabilità potrebbe integrarsi con i cosiddetti <strong>smart contracts</strong> (contratti intelligenti) come accade già con le criptovalute su blockchain. Si tratta, in pratica della possibilità di automatizzare transazioni basate su condizioni predefinite.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Ovviamente l&#8217;euro digitale si elogia in quanto paladina della lotta all&#8217;evasione fiscale ma difatto l&#8217;euro digitale programmabile potrebbe trasformarsi in un meccanismo di controllo sociale ed economico</strong>, spostando il potere dalle persone alle istituzioni ed eliminando ogni spazio per l&#8217;anonimato e la libertà finanziaria. </p>



<h3 class="has-text-align-left" id="differenze-tra-cbdc-e-criptovalute-decentralizzate">Differenze tra CBDC e criptovalute decentralizzate</h3>



<p class="has-medium-font-size">Le Central Bank Digital Currencies (CBDC) e le criptovalute decentralizzate presentano differenze fondamentali, in particolare per quanto riguarda l&#8217;emissione e il controllo. Le CBDC sono valute digitali emesse e controllate direttamente dalle banche centrali di una determinata nazione o alleanze monetarie come nel caso dell&#8217;euro. L&#8217;euro digitale è una forma di denaro digitale che verrà emesso dalla Banca Centrale Europea, e il suo valore sarà fissato dalla banca centrale, in maniera simile al denaro contante o ai bonifici. Esso sarà interamente sotto il controllo della BCE. <strong>In pratica si tratta di valute digitali possedute ed emesse da una banca centrale che si appropria del relativo signoraggio</strong>. Il signoraggio (reddito derivante dall&#8217;emissione di moneta) di monete metalliche appartiene allo Stato. Il signoraggio delle banconote emesse dalla BCE viene versato ai singoli stati membri. <br>Al contrario, <strong>le criptovalute decentralizzate, come Bitcoin, non sono emesse né controllate da un&#8217;autorità centrale come una banca centrale o un governo</strong>. La loro gestione è distribuita su una rete di computer (la blockchain), il che le rende, per loro natura, decentralizzate. <br>Nel caso del Bitcoin, poiché non esiste una banca centrale o un&#8217;entità che lo emette e ne trae profitto il &#8220;signoraggio&#8221; <strong>è rappresentato dal premio ricevuto dai minatori</strong>, che sono coloro che validano le transazioni e aggiungono nuovi blocchi alla blockchain. Questo premio viene distribuito in modo decentralizzato tra tutti i partecipanti alla rete. Tuttavia, a differenza del signoraggio tradizionale, i minatori devono affrontare costi significativi legati all&#8217;energia e all&#8217;hardware necessari per il mining. Inoltre, la ricompensa per i minatori si riduce nel tempo attraverso un processo chiamato &#8220;halving&#8221;, che avviene circa ogni quattro anni. In questo modo, il &#8220;signoraggio&#8221; nel caso del Bitcoin non è un reddito centralizzato, ma una compensazione distribuita in base al contributo di ogni partecipante alla rete per garantirne il funzionamento e la sicurezza.<br>Un&#8217;altra distinzione cruciale riguarda <strong>il controllo sulle transazioni</strong>. Le CBDC, essendo centralizzate, hanno il potenziale per essere tracciabili al 100% e le transazioni potrebbero essere monitorate, registrate e potenzialmente bloccate dall&#8217;autorità emittente a differenza del contante che è anonimo. Inoltre, le CBDC potrebbero essere programmabili, con la possibilità di imporre regole sull&#8217;uso del denaro, come date di scadenza o restrizioni sugli acquisti. Le criptovalute decentralizzate, sebbene le transazioni siano registrate su una blockchain pubblica (rendendole trasparenti, ma non necessariamente legate a identità reali), sono progettate per offrire un certo grado di anonimato o pseudonimato e non sono soggette al controllo diretto di un&#8217;entità centrale che possa bloccare o censurare le transazioni a suo piacimento. Infine, il valore di una CBDC è fissato da una banca centrale ed è equivalente alle valute tradizionali. Le criptovalute decentralizzate, invece, sono note per la loro volatilità e il loro valore è determinato dalla domanda e dall&#8217;offerta sul mercato, <strong>senza un ancoraggio diretto ad una valuta fiat o all&#8217;intervento di una banca centrale per stabilizzarne il prezzo</strong>. Il protocollo di Bitcoin prevede una quantità massima di bitcoin che potranno essere creati, fissata a 21 milioni. Questo limite è codificato nel sistema e non può essere modificato. La creazione prevista dal protocollo è graduale ed avviene nel tempo attraverso il processo di &#8220;mining&#8221;, con un ritmo decrescente. Inizialmente la quantità è cresciuta rapidamente per poi rallentare progressivamente fino a stabilizzarsi asintoticamente sotto i 21 milioni (frazionati in 2.100 miliardi di satoshi) intorno al 2030. Si tratta quindi della introduzione di un <strong>elemento di scarsità artificiale ed intenzionale</strong> che se da un lato dà valore al bitcoin, <strong>dall&#8217;altro un&#8217;offerta fissa di moneta può inevitabilmente portare alla deflazione e alla volatilità dei prezzi</strong>. Anche questo è un aspetto in contrasto sia con le valute ufficiali che con le CBDC la cui emissione è controllata dalle banche centrali. Nel caso del bitcoin l&#8217;obiettivo è di rimuovere il &#8220;fattore umano&#8221; dalla creazione monetaria. <br>Diversamente dalle CBDC, le criptovalute tradizionali, di solito richiedono Internet per convalidare le transazioni sulla blockchain. <br>Sia nel caso delle CBDC che in quello delle cripto si generano problemi di carattere macroeconomico risolti radicalmente dal modello economico presentato nel 1944 a Bretton Woods da J.L.M. Keynes il quale propose in quella sede l&#8217;adozione di un sistema radicalmente diverso fondato sul paradigma della compensazione (clearing) nel quale la moneta ridotta a semplice unità di conto viene creata ogni volta che serve nel contesto di una transazione di beni reali e la distrugge dopo aver compiuto il suo compito. Una moneta, quella proposta da Keynes, che non viene emessa da nessuna banca centrale, che elimina strutturalmente l&#8217;usura e l&#8217;accumulo smisurato in poche mani, rende inutili i mercati finanziari come li conosciamo oggi, impedisce inflazione e deflazione. È poco noto ma è stata attiva in Europa dal 1950 al 1958. Si chiamava Unione Europea dei Pagamenti (UEP) ed ha funzionato in modo egregio per 8 anni sollevando l&#8217;Europa dalle macerie della guerra assi più del piano Marshall (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2025/02/15/quale-soluzione-per-squilibri-economici-che-degenerano-in-guerra/">Quale soluzione per squilibri economici che degenerano in guerra</a>). </p>



<p class="has-normal-font-size">[1] Gli utenti avranno un <strong>portafoglio elettronico, digitale (Wallet)</strong>, <strong>gestito da intermediari autorizzati</strong> come banche o istituzioni finanziarie, per conservare e utilizzare l&#8217;euro digitale. <strong>Potrebbe utilizzare una tecnologia centralizzata con un registro delle transazioni (Ledger)  controllato da pochissimi server funzionanti quali nodi validatori a garantire sicurezza, trasparenza e tracciabilità delle transazioni</strong>. Si pensa di rendere possibile effettuare <strong>pagamenti sia online che offline</strong>, garantendo accessibilità anche in assenza di connessione internet. <strong>La BCE garantisce un alto livello di sicurezza per prevenire frodi e attacchi informatici</strong>. Inoltre vengono promesse misure per proteggere la privacy degli utenti, pur rispettando le normative antiriciclaggio. <strong>L&#8217;euro digitale sarà reso compatibile con i metodi di pagamento attuali, come carte e app, per facilitarne la transizione e l&#8217;adozione</strong>.<br>[2] Il bail-in è un meccanismo di salvataggio bancario che prevede l&#8217;utilizzo di risorse interne alla banca, come i fondi dei suoi azionisti, obbligazionisti e, in certi casi, anche dei depositi dei correntisti per coprire le perdite. Questo sistema è alternativo al bail-out, che invece utilizza fondi pubblici per salvare le banche.</p>



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		<title>Cogliere l’opportunità </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 23:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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					<description><![CDATA[Uscire dall’economia di stenti, incertezza e paura pubblicato suScenariEconomiciAttivismo.infoIskrae.euSovranitàPopolare.orgMarx 21Toscana TodayEconomie Parallele Guadagnare dalla diffusione della paura è il nostro mestiere…La Microsoft di Bill Gates sta organizzando webinar ossia corsi on line per docenti, sull’apprendimento a distanza mediato dall&#8217;uso di loro software proprietario (a pagamento), naturalmente bypassando tutto il software perfettamente funzionante e disponibile gratis&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Cogliere l’opportunità ' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/03/07/cogliere-lopportunita%e2%80%a8/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="has-text-align-center">Uscire dall’economia di stenti, incertezza e paura</h3>



<p><em>pubblicato su</em><br><a href="https://scenarieconomici.it/cogliere-lopportunita-uscire-dalleconomia-di-stenti-incertezza-e-paura-di-francesco-cappello/">ScenariEconomici</a><br><a href="https://www.attivismo.info/cogliere-lopportunita-uscire-dalleconomia-di-stenti-incertezza-e-paura/">Attivismo.info</a><br><a href="http://www.iskrae.eu/cogliere-lopportunita/">Iskrae.eu</a><br><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2020/03/08/cogliere-lopportunita-uscire-dalleconomia-di-stenti-incertezza-e-paura/">SovranitàPopolare.org</a><br><a href="http://www.marx21.it/index.php/italia/economia/30353-2020-03-11-07-07-21">Marx 21</a><br><a href="https://www.toscanatoday.it/cogliere-lopportunita-uscire-dalleconomia-di-paura-di-francesco-cappello/">Toscana Today</a><br>Economie Parallele</p>



<p class="has-drop-cap has-medium-font-size"><em><strong><font face="Times New Roman">G</font>uadagnare dalla diffusione della paura è il nostro mestiere…</strong></em><br><a href="https://news.microsoft.com/it-it/2019/12/18/il-miur-e-microsoft-italia-insieme-per-la-scuola-digitale-e-la-sostenibilita/">La Microsoft di Bill Gates sta organizzando webinar</a> ossia corsi on line per docenti, sull’apprendimento a distanza mediato dall&#8217;uso di loro software proprietario (a pagamento), naturalmente bypassando tutto il software perfettamente funzionante e disponibile gratis (opensource) già esistente. Rifornire scuole, università, centri di formazione pubblici di strumenti che permettono l’apprendimento a distanza, targato microsoft, è un bel business a doppia valenza. Pagheremmo, infatti, per offrire loro dati assai sensibili (si pensi alla tutela della libertà di insegnamento) direttamente dal produttore al consumatore… cosa, peraltro, già successa nel caso del registro elettronico affidato a società private. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2020/03/a48cefe9-997f-4208-bd0b-75a2c46fa5d3.jpg" alt="" class="wp-image-1255" width="324" height="373" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2020/03/a48cefe9-997f-4208-bd0b-75a2c46fa5d3.jpg 832w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2020/03/a48cefe9-997f-4208-bd0b-75a2c46fa5d3-260x300.jpg 260w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2020/03/a48cefe9-997f-4208-bd0b-75a2c46fa5d3-768x886.jpg 768w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Inoltre, stiamone certi, che man mano che il processo di impoverimento pubblico avanzerà anche grazie ad altri futuri, quanto prevedibili, episodi di emergenza scatenati su scala globale e opportunamente modulati, qualche benpensante, per affrontarlo proporrà <strong>la chiusura progressiva della scuola come luogo pubblico fisico sostituibile dall’insegnamento a distanza</strong>, più efficace e senza tutti quei fastidiosi problemi, dal bullismo alla necessità di avere sedi adeguate alle norme di sicurezza ecc. ecc.. Noi mettiamo le mani avanti perché la nostra scuola pubblica è prima di tutto il luogo dell’inclusione dove si costruisce quotidianamente società civile promuovendo cittadini che imparano a convivere virtuosamente nella differenza tra ceti sociali di appartenenza ed aree geografiche di provenienza, con o senza difficoltà di apprendimento ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size"> <a href="https://www.francescocappello.com/2020/02/23/a-pensar-male/">La Bill &amp; Melinda Gates Foundation è anche parte assai attiva nel business dei vaccini</a>. Di sicuro trarrebbe molti vantaggi da un eventuale <strong>obbligo vaccinale</strong> (le prove generali le abbiamo fatte con la richiesta di essere in regola con il programma vaccinale previsto nel nostro paese, pena l’accesso all’istruzione pubblica) esteso su scala globale, da registrare nella Identità digitale, proposta e brevettata da microsoft, quale lascia passare universale, perché mai come ora <em>non si può non essere d’accordo</em> sulla opportunità di rendere chiunque identificabile essendo che: <em>«La capacità di dimostrare chi sei è un diritto umano fondamentale e universale. Poiché viviamo in un&#8217;era digitale, abbiamo bisogno di un modo affidabile per farlo sia nel mondo fisico che online»</em> cosicché:<br><em>«Per oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, l&#8217;accesso ai beni e ai servizi di base difficile, se non impossibile, a causa della mancanza di un&#8217;identificazione riconosciuta»</em>, ma <em>«Con una &#8216;buona&#8217; identità digitale, gli individui potrebbero utilizzare le credenziali rilasciate da una varietà di istituzioni diverse al fine di ottenere l&#8217;accesso a una varietà di servizi diversi, preservando la privacy e la sicurezza e mantenendo il controllo sulle proprie informazioni»…</em></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Strumenti finanziari in caso di emergenza da pandemia</em></strong><br>Il sistema della finanza privata ci viene in soccorso con l’emissione di titoli. <a href="https://scenarieconomici.it/banca-mondiale-e-birs-hanno-emesso-pandemic-bonds-nel-2017-per-pandemie-da-coronavirus/">N. Forcheri dalle pagine di Scenari Economici</a> ci informa intorno al lancio, nel 2017, sul mercato finanziario di un&#8217;obbligazione da 490 milioni di euro legata alle pandemie (per pandemie da coronavirus). Si tratta di <em><strong>pandemic bonds</strong></em>, con scadenza 15 marzo 2020, artefice la Banca Mondiale insieme a BIRS d&#8217;accordo con l&#8217;OMS. Il tasso di ritorno dell’11% sarà esigibile nel caso in cui l’epidemia corrente venisse promossa a pandemia dall&#8217;OMS dopo il 15 Marzo.<br>In tal caso l’esborso massimo, fissato a 200 milioni di dollari, scatterebbe nel caso di un certo numero di morti e di vicinanza geografica: <em>«I pandemic bonds sono stati modellati sullo scenario più plausibile di un coronavirus proveniente dalla Cina. I criteri per far scattare l’esborso indicano che la pandemia debba durare per oltre 12 settimane in più di un paese»</em>. I paesi sottoscrittori dovrebbero poter ricevere fondi immediati per affrontare le eventuali pandemie. Acquistandoli si riceve una rendita se la pandemia non scoppia. Qualora il virus si diffondesse, allora a date condizioni, assai restrittive, il possessore pubblico del titolo perde il capitale investito che viene trasferito ai paesi colpiti dal virus. Il confronto tra i premi pagati (alti) e il capitale che sarebbe erogato (basso) in caso caso di emergenza sanitaria non lascia dubbi sul fatto che si tratti di bonds a favore di chi intende speculare anche sulle epidemie. Gli stati non possono illudersi che tali strumenti finanziari siano in grado di soccorrerli e ovviare alla mancanza di strutture sanitarie pubbliche ben organizzate ed efficienti. Se poi uno stato esercita la sua sovranità monetaria non ha certo necessità di indebitarsi sui mercati finanziari per reperire le risorse finanziarie necessarie ad affrontare le emergenze ma solo di personale ben preparato e strutture accoglienti ed efficienti pronte all’uso. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Prove generali</em></strong><br>C’è da aspettarsi che la volontà di <a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/">smaterializzare il contante</a> sia facilitata dall’epidemia. Qualcuno dirà che la moneta cartacea è veicolo di infezione…<br>Intanto, dal giorno dell’ordinanza di chiusura delle scuole e dei tribunali (celebrazione a porte chiuse e da remoto) (1), con l’annullamento di meeting, convegni, concerti, viaggi di lavoro, eventi sportivi e religiosi, i divieti (2) e la paura dei posti affollati hanno generato un silenzio desolante che si diffonde nelle strade simile al nulla che avanza ne «La storia infinita» di M. Ende: piazze turistiche deserte, eventi annullati, trasporti al minimo, luoghi pubblici percepiti quali fonte di possibile contagio.<br>Il giusto allarme è troppo spesso degenerato in <strong>allarmismo</strong> propagato dai media che stanno avendo un ruolo primario nella diffusione del panico che catalizza gli effetti negativi e l’amplificazione del danno economico derivanti dalla dichiarazione della emergenza sanitaria in corso.<br>Ci vorrebbero chiusi in casa a ordinare prodotti online mentre si telelavora, e si apprende a distanza. Per certi versi si tratta di un attacco antropologico che sequestra la vita sociale dai luoghi pubblici. Si prospetta un futuro a cui dobbiamo saperci opporre sin da subito. Chi non intendesse seguire le regole di «igiene» pubblica che ci verranno imposte con l’emergenza sanitaria rischia di essere colpevolizzato e ostracizzato non solo dalle autorità ma dalla stessa comunità di appartenenza.</p>



<p class="has-medium-font-size">L’impoverimento che ne deriverà causerà l’ulteriore incremento del debito pubblico e privato. L’uso esclusivo di moneta privata a debito a cui ci siamo lasciati costringere accelererà gli effetti negativi dei processi in corso. La capacità di gettito diminuirà e riprenderanno vigore le voci che chiederanno ulteriori tagli ai servizi pubblici, compresa la sanità pubblica, che ha già accusato una perdita di 70 mila posti letto e 360 reparti chiusi negli ultimi 10 anni, con il corollario dell’allungamento delle liste di attesa, la chiusura dei piccoli ospedali e il blocco di servizi e presidi sanitari, nonché l’aumento di ticket e la crescente diffusione delle assicurazioni private. Per presunte esigenze di finanza pubblica il nostro sistema sanitario ha subito 37 miliardi di euro in tagli che lo hanno reso più fragile esponendolo a quella offensiva culturale che vorrebbe si procedesse speditamente verso ulteriori privatizzazioni e tagli col risultato prevedibile di un aumento di quei cittadini che già oggi rinunciano a curarsi perché privi delle risorse finanziarie necessarie.</p>



<p class="has-medium-font-size">Nelle prove generali che si stanno conducendo in questi giorni, <strong>la chiusura del Parlamento</strong>, avrà l’effetto di rafforzare la percezione sociale, già diffusa ad arte, contro la democrazia parlamentare prevista dalla nostra Costituzione, <strong>che del Parlamento e dei parlamentari, nei giorni di emergenza nazionale si può fare a meno</strong>. Rinviato, intanto, il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari.<br>L’emergenza virus è potenzialmente utilizzabile quale <strong>capro espiatorio</strong> buono a giustificare il collasso del sistema bancario e, in generale, dei mercati finanziari. Una fantastica scorciatoia ottima per spiegazioni spicciole alla portata di tutti: <em>andava tutto bene, poi arrivò il virus e…</em> La crisi rischia di configurarsi quale ulteriore lascia passare per il <a href="https://www.francescocappello.com/2019/12/02/messi-in-trappola/">MES</a> con la promessa di ricevere i suoi prestiti avvelenati, a cui “saremo costretti“ a ricorrere se continueremo ad utilizzare moneta a debito a maggior ragione oggi per affrontare l&#8217;emergenza. A questa eventualità <a href="https://www.liberiamolitalia.org/">bisogna piuttosto opporsi</a> con tutte le nostre forze.</p>



<p class="has-medium-font-size">La dipendenza dal commercio internazionale si misura in questi giorni anche dalla messa in atto da parte di molti paesi del <strong>protezionismo sanitario</strong> che chiude le proprie frontiere alla esportazione di quei presidi sanitari (farmaci, mascherine, disinfettanti, macchine da respirazione artificiale, ecc. ritenuti utili al proprio interno per affrontare l’emergenza, prodotti che, data l’alta richiesta, registrano sul momento un notevole incremento dei prezzi almeno sino a che la produzione non riuscirà ad adeguarsi alla domanda. In controtendenza il nostro paese, che produce ed esporta a pieno ritmo tamponi di nuova generazione made in Italy. Si tratta dei tamponi della Copan (Brescia) frutto, dal 2004, di un brevetto internazionale su un nuovo dispositivo di prelievo che ha rappresentato una vera rivoluzione copernicana nel settore.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Non moriremo di coronavirus, moriremo di isolamento coatto, “moriremo di fame”</em></strong><br>Già prossimi alla recessione non sarà facile assorbire questo ulteriore shock. Sullo sfondo un orizzonte temporale incerto. La durata della crisi da blocco (poiché i tempi di incubazione sono lunghi due settimane è facile che il governo proponga un ulteriore prolungamento di 5 giorni) rende più difficilmente prevedibili i suoi effetti di lungo corso. Fabbriche chiuse nella zona rossa, investimenti slittati, consegne posticipate, ordini ai fornitori cancellati, consegne bloccate o ritardate a tempo indeterminato, blocchi nella produzione. Se non incassi non paghi, di conseguenza la liquidità diviene sempre più viscosa rallentando pericolosamente la sua circolazione. Scuole, musei, centri culturali chiusi, piazze turistiche nazionali deserte. Dopo la distruzione della grande e media impresa italiana, la svendita di 4/5 della nostra impresa pubblica, lo snaturamento del restante quinto a S.P.A., la privatizzazione delle banche pubbliche e la licenza concessa alle banche di “giocare“ nel casinò finanziario, abbandonando il tradizionale e virtuoso rapporto con l’economia reale, è oggi la volta delle microimprese, delle botteghe e delle piccole attività artigianali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Se tutto va bene bruceranno da 50 a 100 miliardi di euro e in parte saranno fattori stessi della produzione ad estinguersi &#8211; microaziende, già in crisi sotto l’ormai insostenibile peso dell’imposizione fiscale, subiranno un tracollo dei fatturati che invalida qualsiasi politica di sostegno basata sui <strong>crediti di imposta</strong> visto che le imprese colpite sono generalmente in perdita, e costrette a dolorose ristrutturazioni dei bilanci. Alcune chiuderanno e con ogni probabilità non riusciranno a riaprire… intere filiere risultano bloccate, il mondo dei servizi è in crisi, quello dello spettacolo e dei servizi culturali, quello turistico (in forse la stagione turistica estiva) e dei trasporti all’interno e dall’estero, gli autotrasporti per conto terzi, il settore tessile legato alla Cina, l’altamoda, così il settore dei mobili e dell’arredamento, imperversano insoluti, disdette, alberghi vuoti, ristoranti a bassissimo regime, dipendenti non remunerati, taglio di ore di lavoro sino a licenziamenti, mancate assunzioni e… a meno che non si sia in grado di varare misure eccezionali del tipo che la Unione europea, da quando abbiamo accettato i suoi vincoli mortiferi, ci ha sempre negato. Ricordiamo che la scelta, avallata da tutte le formazioni politiche che si sono succedute, promossa e incoraggiata dal fronte Ue, di restrizione degli investimenti pubblici (bassi deficit) ed alti avanzi primari, non ha impedito che il debito pubblico e quello privato continuassero a crescere, peggiorando, di fatto, gli effetti dannosi della patologia che si pretendeva di curare. Insistere per quella via è semplicemente criminale. Non a caso, seppure in questa situazione di emergenza riconosciuta, per il governo in carica raggiungere la modica cifra di 7,5 miliardi per far fronte all’emergenza sembra difficilissimo. Sono necessari, infatti, i soliti permessi alla commissione europea, con la BCE che mentre è stata in grado di erogare migliaia di miliardi con il quantitative easing al sistema della finanza speculativa e delle grandi banche d’affari che si sono insinuate nel nostro sistema bancario, appare del tutto incapace ad intervenire nella catastrofe in corso in Italia. Si tratta infatti di una banca centrale che non svolge i suoi ruoli primari di prestatrice di ultima istanza e di tesoriere degli stati aderenti alla moneta unica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il coronavirus è una calamità, naturale o artificiale che sia, che coinvolge tutto il Paese. Serve una decretazione d’urgenza per affrontarla. Il governo sta imbastendo un piano di spesa da 7 miliardi e mezzo del tutto insufficiente ad affrontare lo stato delle cose che non è solo l’emergenza sanitaria ma <strong>l’enorme spinta recessiva</strong> che rischia di infliggere <strong>il colpo di grazia al nostro sistema economico</strong>. Di fronte alla gravità della situazione provvedimenti pure necessari come: la sospensione dei pagamenti di tributi e versamenti previdenziali; l’accesso facilitato al Fondo di garanzia delle Pmi; la sospensione temporanea delle rate dei mutui pattuita con l’Abi; il taglio delle imposte sui consumi (IVA) e delle accise;ammortizzatori sociali e cassa integrazione per proteggere i lavoratori delle aziende chiuse causa crisi, compresi quei liberi professionisti e lavoratori a partita Iva coinvolti, sono tutti <strong>provvedimenti necessari, urgenti</strong> ed auspicabili <strong>ma non sufficienti</strong>. Queste spese per affrontare l’emergenza andrebbero poi scomputate dal fiscal compact che piuttosto andrebbe cancellato dalla Costituzione. Da soli, tuttavia, non sarebbero che palliativi non in grado di risolvere sul lungo periodo le criticità ormai strutturali di cui soffriamo. Anche nell’ipotesi che si concretasse un aiuto europeo per finanziare il soccorso all’economia italiana attraverso le risorse previste dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE), quale sostegno, in forma di sovvenzione, a integrazione di stanziamenti pubblici da parte di quegli stati costretti ad affrontare danni causati da gravi catastrofi naturali, essi sarebbero del tutto insufficienti. Dal 2002, anno di istituzione del fondo ne hanno usufruito <strong>24 paesi per un totale di circa 5 miliardi di euro</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Siamo stati accusati ingiustamente di aver diffuso il virus in Europa. Il nostro Paese è da molti giorni sulle prime pagine della stampa internazionale quale sorvegliato speciale, verso il quale si sconsigliano (sino alla proibizione) i voli e il soggiorno. Oltre al settore turistico e a tutto il suo indotto, l’emergenza sanitaria è la scusa perfetta per bloccare il settore alimentare italiano all’estero. La percezione all’estero dell’Italia di paese appestato danneggerà immancabilmente il made in Italy con danni ancora non bene quantificabili.</p>



<p class="has-medium-font-size">L’unica cosa che si guardano bene dal non bloccare sono i capitali sempre liberi di scorrazzare da un paese all’altro e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6JbSayvdaQU&amp;feature">30mila soldati dagli Usa che in Europa senza mascherina</a> parteciperanno all’esercitazione militare <a href="https://www.francescocappello.com/…/12/22/tam-tam-di-guerra/">Defender Europe 2020</a>, la festa di primavera che il sistema di guerra USA NATO UE ha organizzato in Europa e che durerà sino a Maggio: la più grande esercitazione militare, che coinvolge migliaia di soldati Usa/Nato &#8211; con al seguito 20 mila pezzi di equipaggiamento militare &#8211; calpesterà 4000 km di territorio di 10 diversi paesi europei. Alcune centinaia dei militari coinvolti vengono dalla Guardia Nazionale del Maryland, appena dichiarato dal loro governo zona di contagio da coronavirus. L’Italia, sempre presente, parteciperà con paracadutisti della 173-esima brigata aviotrasportata del Veneto e della folgore toscana.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il virus incoronato potrebbe funzionare da piccola breccia nella diga ormai stracolma della finanza speculativa globale. Lo scorso venerdì è stato giudicato un “venerdi nerissimo“. Sui mercati azionari europei l&#8217;indice che raggruppa i principali titoli quotati sulle Borse europee hanno subito cali assai preoccupanti. Il calo dell&#8217;indice Euro stoxx 600, del 3,5%, si traduce in 310 miliardi di capitalizzazione persi in un&#8217;unica giornata. La sola Piazza Affari, con un calo dell&#8217;indice Ftse All share del 3,4%, ha &#8216;bruciato&#8217; oltre 21 miliardi. Il panico sembra diffondersi assai rapidamente, un generale sentore di sfiducia porta molti a vendere. Il processo si autoalimenta facendo registrare un pauroso crollo degli indici borsistici sulle principali piazze finanziarie tanto che circolano sempre più insistentemente le due paroline che sintetizzano lo spettro della finanza casinò: <strong>il cigno nero</strong>, la <strong>trappola della liquidità</strong> che rischia di paralizzare quel <em>money manager capitalism</em>, il capitalismo dei gestori del denaro, descritto da Minsky, che ha trasformato moneta e credito, e di conseguenza anche il lavoro, in merci. Accade quasi ovunque, escluso che in Cina, unico argine alla fuga generalizzata in atto, in grado di dare affidamento e rifugio agli investitori internazionali non solo perché i cinesi hanno saputo tenere a bada il virus incoronato e stanno procedendo alla riapertura delle fabbriche, ma perché gli investitori sanno che, nel resto del mondo, la finanza ha lasciato prevalere i <em>rentiers</em> che non creano valore ma mirano alla sua estrazione e distruzione, che non supportano più l’economia reale come ancora accade in Cina, e che nel resto del mondo ha prevalso una finanza che non fa più il suo mestiere e pretende di far soldi spostando soldi, non servendo l’economia reale ma se sé stessa.<br>Significativo anche il fatto che <em>Wall Street</em> sembra reggere meglio delle Borse Ue all’impatto con il coronavirus grazie al buono stato di salute dell’economia Usa che con Trump ha puntato a mettere in primo piano l’economia interna facendo registrare una crescita del Pil con inflazione sotto controllo e occupazione ai massimi storici.L’azione della Fed, in queste condizioni, ha avuto spazio per intervenire e sostenere la crescita con un altro taglio di mezzo punto dei tassi e acquisti massicci da parte della Fed (questa è la novità) di Etf azionari con sottostanti gli indici Usa.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>La parola crisi in cinese ha un’accezione importante, quella di opportunità</em></strong><br>Non sono problemi di piccola entità quelli che stanno maturando in questi giorni e con cui la nostra epoca si sta confrontando. Si tratta di rischi divenuti ormai sistemici. Rischio di guerra globale connesso all’emergere di un nuovo ordine internazionale, pandemie, crollo del sistema dell’economia reale e finanziaria, cedimento dell’organizzazione statuale, collasso degli ecosistemi naturali, collasso dei sistemi democratici sotto il martellamento della propaganda veicolata dal mainstream globale. Essi sono intimamente collegati e vanno affrontati urgentemente in modo efficace e determinato su scala nazionale e internazionale. Forse siamo alla fine della globalizzazione dell’economia reale, il solo modo di rallentare la Cina, ma non di quella finanziaria che sarà tenuta in piedi a qualsiasi costo per ingrassare ulteriormente i pescecani della finanza a spese dei piccoli investitori. Una crisi di liquidità, assai peggiore di quella del 2007 è ormai alle porte. Gli interventi delle grandi banche centrali saranno sempre meno efficaci. I tassi di interesse delle loro emissioni, infatti, sono già praticamente a zero e sempre più spesso sottozero. I privati non investono in assenza di domanda. Gli investimenti in tali condizioni devono venire dal settore pubblico.<br>È, perciò, quanto mai urgente e necessario lanciare un grande piano di investimenti su tutto il territorio finalizzato prima di tutto alla <a href="https://www.francescocappello.com/2019/02/27/scopo-delleconomia-e-la-risposta-ai-bisogni-interni/">risposta ai bisogni interni</a> (3) che abbandoni il primato dato alle esportazioni a cui ci siamo lasciati costringere dai vincoli Ue. In estrema sintesi, un grande piano per le infrastrutture ormai al collasso, un piano energetico finalizzato alla transizione dal fossile alle rinnovabili, un piano nazionale per affrontare il dissesto idrogeologico, la ricostruzione dei centri storici colpiti dal terremoto, la messa in sicurezza sismica del patrimonio edilizio nazionale privato e pubblico, un piano di assunzione nella pubblica amministrazione ponendo finalmente fine alla stagione del blocco del turnover, un piano di investimenti nella istruzione, scuole, università, ricerca pubblica, rimessa in opera delle grandi imprese pubbliche, a partire da quelle farmaceutiche sino alle ricostruzione di quella rete di banche pubbliche svendute e privatizzate negli anni ’90. Dobbiamo arrestare lo smantellamento del servizio sanitario invertendo la tendenza pericolosamente in atto mirando alla riapertura dei piccoli ospedali, al ripristino dei posti letto tagliati, la riapertura di interi reparti e la riassunzione di tutto quel personale sanitario mancante ma strettamente necessario. Investimenti massicci nella sanità pubblica, sia per l’ordinarietà che per l’emergenza (4).<br>È altresì urgente e non più rinviabile un grande piano di investimenti per il Sud, la valorizzazione delle zone periferiche del nostro paese sempre più marginali e in stato di abbandono così come delle zone montane; dobbiamo <strong>mirare alla sostituzione delle importazioni</strong> ovunque possibile e limitarci alla esportazione delle eccedenze, abbandonando quel modello economico che ha sinora trovato i suoi equilibri nella continua ricerca della massimizzazione ad ogni costo delle esportazioni.<br>È importante rimettere al centro l’orizzonte costituzionale del pieno impiego e il ripristino del welfare universale. La Costituzione ci indica gli strumenti per raggiungere tali obiettivi di civiltà percepiti oggi come un lusso che non possiamo più permetterci. Solo alla spesa militare non abbiamo mai voluto rinunciare quella sì sempre crescente e a livelli ormai insostenibili.Dobbiamo tornare a lottare contro la crescita della diseguaglianza e della povertà. Si pensi che mentre la Cina con il suo miliardo e 380 milioni di abitanti ha quasi sconfitto la povertà diminuendo i casi al di sotto della soglia della povertà, in 7 anni, dal 2012 al 2019, da 98 milioni a 5 milioni e mezzo, da noi i poveri assoluti sono ormai 6 milioni, il 6% della popolazione, mentre i poveri relativi arrivano a 10 milioni, valori purtroppo in crescita in particolare nel nostro Sud.<br>Teniamoci ben stretto il controllo su quel residuo di impresa pubblica che ci è rimasta. Non cediamo a nessuno il controllo di Eni, Enel, Finmeccanica, CDP ecc.; semmai invertiamo la rotta e procediamo verso la loro socializzazione. L’avvoltoio franco-tedesco non aspetta altro che mettere le mani sul nostro settore turistico e quello agroalimentare; anche il patrimonio artistico secondo molti sarebbe più tutelabile nei loro musei (si ricordi, ad esempio, la cessione alla inglese <em>bridgeman</em>, da parte del governo Gentiloni, del 50% dei diritti d’autore sulle immagini d’arte dei nostri musei) (5), tutto a prezzi di fallimento come già accaduto in Grecia che si è trovata nella condizione di dover cedere intere isole, villaggi turistici, porti e aeroporti mentre abbatteva lo stato sociale. L’Italia fa gola essendo un piatto assai più ricco da continuare a razziare. Un’Italia in fallimento è l’obiettivo di chi nell’Unione è in grande affanno e, mentre incolpa il nostro paese di tutto il possibile, mira alle sue ricchezze, con il Mes e le sue misure straordinarie a favorirne la svendita in tandem con l’Unione bancaria che sta creando le condizioni che permetteranno di mettere le mani anche sui risparmi italiani (4300 mld).<br>Dovremmo immediatamente puntare, in estrema sintesi, su economia interna, esportazione delle eccedenze e moneta pubblica non a debito per evitare il nodo scorsoio dei mercati finanziari. I <strong>biglietti di stato</strong> o <strong>statonote</strong> già sperimentati negli anni ’70 da Aldo Moro con la consulenza economica di Federico Caffè, quale moneta legale, sovrana, non a debito, a circolazione interna, che nessun trattato europeo può impedirci di emettere, può essere usata per finanziare la spesa sociale di cui necessitiamo e mobilitare finalmente tutti i fattori produttivi inespressi del nostro paese senza peggiorare i conti pubblici anzi migliorandoli. I certificati di credito fiscale potrebbero affiancare le statonote promuovendo investimenti e manovre espansive consentendo il superamento dei vigenti vincoli di bilancio.In tal modo creeremmo le condizioni utili a liberarci dalla trappola dei vincoli europei. Se l&#8217;avessimo già fatto, come da tempo consiglia l’economista Antonino Galloni, oggi saremmo praticamente immuni anche rispetto ad eventi ed emergenze come quella che stiamo attraversando in questi giorni. È appena il caso di dire che tutti nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, da subito, comprando, mangiando e viaggiando italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size">La ribellione contro le élite deve essere agita a più livelli contemporaneamente. Dobbiamo impedire che siano ancora loro a gestire la finanza degli stati creando le condizioni per un ritrovato esercizio della sovranità a cominciare da quella monetaria sino a quella politica ed alimentare. A livello internazionale è <a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">necessaria una nuova Bretton Woods</a> che riformi il sistema dei pagamenti internazionali e abbandoni finalmente il paradigma vigente fondato sulla liquidità che prevede un mercato del tutto abusivo, quello del denaro; che istituisca e faccia osservare nuove leggi che regolamentino finalmente la finanza mondiale, chiudano i paradisi fiscali, portino alla luce e impediscano l’attività bancaria ombra <em>(shadow banking)</em> e istituiscano un<strong> Tribunale Internazionale</strong> contro i crimini finanziari. </p>



<p>(1) Speriamo che il virus acceleri l’informatizzazione dei processi e del sistema giudiziario che da tempo chiede il magistrato Nicola Gratteri.</p>



<p>(2) Se la gente dovesse scendere in piazza a protestare contro la miseria dilagante gli sarebbe impedito per evitare la diffusione del contagio? Esistono già aberranti norme nel cosiddetto Decreto Sicurezza che hanno già colpito i lavoratori della <a href="http://www.iskrae.eu/protestare-non-reato-dalla-superlativa-prato-parte-mobilitazione-decreto-sicurezza/">Tintoria Superlativa di Prato</a>, i cui operai, senza stipendio da 7 mesi, in condizioni lavorative inaccettabili, si sono visti affibbiare 21 multe dai 1000 ai 4000 euro ciascuna, per un totale di 84.000 euro “colpevoli“ del reato di “blocco stradale” grazie al quale le Questure possono incriminare i lavoratori che fanno i picchetti davanti alle aziende. Si giungerà a vietare manifestazioni, scioperi per motivi di emergenza sanitaria?</p>



<p>(3) <a href="https://www.francescocappello.com/2019/02/27/scopo-delleconomia-e-la-risposta-ai-bisogni-interni/">https://www.francescocappello.com/2019/02/27/scopo-delleconomia-e-la-risposta-ai-bisogni-interni/</a></p>



<p>(4) Si rifletta sulla condizione odierna di quei cittadini americani che si fanno ricoverare, ad esempio, perché hanno avuto un soggiorno in Cina, o altri ospedalizzati per polmonite, che si vedono consegnare parcelle di spesa sino a 3000 dollari per visite mediche, tamponi e giorni di degenza, non a carico dello Stato, perché in America la sanità pubblica non esiste, vigendo piuttosto il sistema delle assicurazioni private, che quando va bene si accolla al massimo la metà della spesa. Sarà per questo motivo che in America sono così pochi i casi registrati? Evidentemente le assicurazioni non coprono interventi urgenti ed importanti come quelli relativi allo stato di emergenza provocato dalla diffusione del coronavirus mettendo a rischio la salute di tutti. <br><br>(5) Per 5 anni sono stati ceduti alla società <a href="https://www.bridgemanimages.it/it/">Bridgeman</a> i diritti di sfruttamento delle immagini delle opere d&#8217;arte presenti in 439 musei italiani. Il 50% dei ricavi andrà alla società Bridgeman che avrà anche la facoltà di decidere unilateralmente i prezzi. In pratica giornali, privati, magazine, musei, riviste ecc. avessero bisogno di usare l’immagine ufficiale di un&#8217;opera devono rivolgersi alla Bridgeman che le gestisce e ne decide il prezzo incamerandone il 50%.</p>
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		<title>L’economia che piace ai ricchissimi   </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 20:47:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’economia che piace ai ricchissimi  ' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/02/12/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi-%e2%80%a8/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p>pubblicato su <br><a href="https://scenarieconomici.it/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi-di-francesco-cappello/">ScenariEconomici.it</a><br><a href="https://www.attivismo.info/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi/">Attivismo.info</a><br><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2020/02/17/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi/">SovranitàPopolare.org</a><br><a href="http://www.iskrae.eu/leconomia-piace-ai-ricchissimi/">Iskrae.eu</a><br>Economie parallele <br><a href="https://www.marx21.it/index.php/internazionale/economia/30302-leconomia-che-piace-ai-ricchissimi">Marx21</a></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2020/02/2020-07-08-09_25.wav"></audio><figcaption><strong><em>Versione audio dell&#8217;articolo</em></strong></figcaption></figure>



<p class="has-drop-cap has-medium-font-size">La scelta liberista, che si è affermata in opposizione alla Costituzione del 48, è, in ultima analisi, l’economia che consente ai ricchi di diventare ricchissimi e creare le condizioni per stabilizzare la loro condizione a discapito di tutti gli altri. <br>La licenza fondamentale che i ricchi detentori di capitali hanno chiesto e ottenuto è stata la <strong>libera circolazione della moneta, in tutte le sue forme vecchie e nuove, su scala planetaria</strong>. A partire dagli anni ’80 la liberalizzazione del commercio di capitali su scala globale, senza alcuna regolazione e controllo (dall’85 in Europa su proposta di J. Delors), ha operato la principale falla nella diga che impediva al mondo di divenire nuovamente preda del credo liberista e della <a href="https://www.francescocappello.com/2020/01/11/dalleconomia-di-guerra-ad-uneconomia-di-pace/">pratica mercantilista di stampo coloniale</a> che avevano provocato le grande crisi di inizio secolo e che sfoceranno nei totalitarismi e nelle grandi guerre globali. <br><br>Ne sono derivate la abolizione dei confini e la libertà di speculare su scala planetaria al fine di trasformare il denaro in più denaro, trasferibile in ogni momento nei <strong>paradisi fiscali</strong>.<br>Come corollario essi desiderano che <strong>il cambio, nel trasferimento da un paese all’altro, sia il più alto possibile</strong> in modo che i loro capitali nei paesi di destinazione comprino di più che nel luogo di provenienza. Per ovviare a cambi bloccati, su valori troppo alti per la nostra economia, si è ricorso a svalutazione interna e deflazione salariale (aumento del plusvalore sottratto ai lavoratori) che se da una parte recuperano la competitività dei nostri prodotti all’estero, dall’altra causano depressione della domanda interna e bassissima inflazione tendente a deflazione.<br>I ricchi detentori di capitali <strong>preferiscono la deflazione all’inflazione</strong>. La prima aumenta il potere d’acquisto del denaro e quindi la ricchezza di chi lo detiene, viceversa l’inflazione va a vantaggio dei debitori e a svantaggio dei creditori e di chi vive di rendita. Essa erode i redditi fissi e non quelli variabili (scala mobile). Pur di ottenere bassa inflazione e persino deflazione, <strong>l’ordoliberismo boccia le politiche economiche espansive</strong>, promuove politiche di austerità, <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/10/debito-pil-sarei-come-tu-mi-vuoi/">deprime la spesa e gli investimenti pubblici</a>, mirando alla depressione della domanda con lo scopo di evitare l’attivazione di processi inflattivi. <br><br>I detentori di capitali hanno preteso <strong>alti tassi di interesse a remunerazione dei capitali</strong> che investono. Oggi sono messi in difficoltà dalla politica dei <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/">tassi sottozero</a> cui sono costrette le banche centrali per tenere in piedi il castello di carta della finanza speculativa.<br><br>Essi mirano all’uso esclusivo di <strong>moneta a debito da loro stessi creata e messa in circolazione sotto forma di prestiti</strong>. Gli Stati si ridurranno a fare uso di quell’unica forma di moneta di cui loro hanno il monopolio (moneta di banca privata e di banca centrale) a discapito delle banche pubbliche (quasi tutti privatizzate nel corso degli anni novanta) e della finanza pubblica, sovvertita a partire dagli anni ottanta.<br><br>Il sistema della creazione di moneta scritturale bancaria a debito prevede il pagamento degli interessi. Naturalmente la quantità di denaro in circolazione dovrebbe continuamente aumentare non solo in proporzione alla quantità di merci e servizi aggiuntivi che siamo in grado di produrre ma anche perché c’è molto debito. Il denaro creato dalle banche, infatti, entra in circolazione sotto forma di prestiti e va restituito con gli interessi. Di conseguenza, il prezzo di ogni merce o servizio incorpora una parte di interessi che il produttore deve pagare alla banca come costo del capitale (il 40% in media nella composizione del prezzo (Creutz, 1993)). Inoltre, dal fatto che <strong>la banca</strong>, nel suo processo di creazione monetaria, <strong>non crea gli interessi</strong> con cui dovrà essere restituito il debito, deriva la necessità intrinseca (al sistema di creazione della moneta) dei soggetti economici di competere tra loro per poter ripagare il debito contratto, pena il fallimento obbligato di quelli che non ce la fanno. Per poter pagare gli interessi sarebbe necessario ottenere alte rendite dei capitali investiti nel<strong>l’economia</strong> reale ma quest’ultima <strong>è sempre più marginalizzata dalla finanza speculativa</strong>. Oggi infatti le imprese, data la crisi, si astengono dall’investire. A quelle poche che chiedono prestiti, essi vengono negati perché marchiate da basso rating in ottemperanza ai criteri stabiliti dagli Accordi di Basilea i quali incoraggiano le banche a puntare solo sull’economia finanziaria speculativa bypassando l’economia reale. Ripagare il debito pubblico e privato comporta, sul primo dei due diversi versanti, svendita di patrimonio pubblico e smantellamento dello stato sociale (a causa dell’adozione permanente di politiche di austerity e di avanzo primario), deindustrializzazione e delocalizzazione sull’altro, processi, questi ultimi, che dopo aver estinto la grande e media impresa si abbattono ora sulla piccola e sulla microimpresa (il 99% delle imprese italiane). Le uniche grandi imprese su cui investono i capitalisti odierni coincidono sempre più con le grandi multinazionali, controllate da grandi fondi di investimento insieme a grandi banche d’affari ed agenzie di rating in stretta sinergia, contro gli interessi del resto del mondo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tra le conseguenze nefaste di questo sistema di cose l’abbandono della produzione di beni pubblici quali la cura del territorio, delle persone e dei beni comuni.<br><br>I ricchissimi ovviamente non sono interessati a che <strong>la spesa pubblica</strong> sia adeguata alle necessità civili della grande maggioranza della popolazione anche perché <strong>refrattari a qualsiasi forma di tassazione</strong> di reddito e/o patrimonio necessaria a sostenerla. I servizi pubblici propongono piuttosto di trasformarli in servizi a pagamento gestiti da privati.<br><br>Va da sé che gli interessi della grande maggioranza della popolazione siano opposti a quelli dei capitalisti della finanza speculativa. L’abolizione della leva valutaria con l’introduzione dei cambi fissi, la liberalizzazione della circolazione di merci e capitali insieme alla sospensione della sovranità monetaria (diritto di uno Stato sovrano a emettere <strong>moneta non a debito</strong>, a controllo pubblico, come <strong>le statonote</strong> e/o i certificati di credito fiscale, senza doversi indebitare per finanziarsi sui mercati finanziari) sono scelte in grado di mettere “KO“ anche uno stato forte come era l’Italia che pure ha mostrato negli anni grande resilienza. A chi ha fatto/fa comodo lo smantellamento economico, politico, civile del nostro paese? </p>



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<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’economia che piace ai ricchissimi  ' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/02/12/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi-%e2%80%a8/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='L’economia che piace ai ricchissimi  ' data-link='https://www.francescocappello.com/2020/02/12/leconomia-che-piace-ai-ricchissimi-%e2%80%a8/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>MESsi in trappola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2019 11:03:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema Bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Ultrafinanziario]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='MESsi in trappola' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/12/02/messi-in-trappola/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2019/12/02/messi-in-trappola/">pubblicato su SovranitàPopolare</a><br><a href="https://scenarieconomici.it/messi-in-trappola-di-francesco-cappello/">Scenari Economici </a><br><a href="https://www.attivismo.info/messi-in-trappola/">Attivismo.info</a><br> <a href="http://www.iskrae.eu/messi-in-trappola/">Iskrae.eu</a><br><a href="https://www.tgvallesusa.it/mes-la-trappola-delle-burocrazie-finanziarie-di-bruxelles/?fbclid=IwAR3Jhuy72HxsypYAGlTkCizCihgb8c8xZNRLkcbm-H5HISe_fiFbroz1Lpg">tgValleSusa</a><br><a href="https://sinistrainrete.info/europa/16484-francesco-cappello-messi-in-trappola.html?highlight=WyJmcmFuY2VzY28iLCJjYXBwZWxsbyIsImZyYW5jZXNjbyBjYXBwZWxsbyJd">Sinistra in rete </a></p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Il meccanismo europeo di stabilità (MES) </em><br>è uno dei modi che i paesi ricchi dell’eurozona stanno perfezionando per porsi al riparo, a danno dei più paesi più fragili, dalle perdite provocate dalle loro stesse politiche mercantiliste-ordoliberiste, sostenute e promosse dalle istituzioni della Ue.<br><br> Se leggi “fondo salva stati (fss)“ pensi ad una colletta tra stati, utile a venire in soccorso di quei paesi che venissero a trovarsi in grave difficoltà. Bello no? La solidarietà tra stati! Già nella versione sottoscritta, ratificata e finanziata nel 2012 il fss fu ridefinito meccanismo europeo di stabilità. Anche in questo caso immagini che misure a garanzia della stabilità saranno sicuramente positive. C’è forse qualcuno a cui piace vivere tra brutte sorprese, in un mondo imprevedibile, continuamente mutevole e instabile? <br><br>Dire, più realisticamente, che il MES sia stato architettato primariamente quale <em>fondo salva grandi banche d’affari</em> non lo avrebbe reso molto popolare. Dire che mira, seppure indirettamente, ad incoraggiare la minimizzazione della spesa pubblica degli stati o a incentivare la svendita di quel che rimane del loro patrimonio pubblico, o ancora, che abbia come effetto quello di dirottare gli investimenti delle famiglie, orientandoli all’acquisto dei prodotti finanziari delle banche d’affari piuttosto che dei titoli del loro stato, avrebbe rischiato di metterlo in cattiva luce.   <br> La denominazione di <em>fondo salva stati</em> ci aveva comunque abituato a convivere con l’idea dell’eventuale default (fallimento) degli stati. Che i paesi membri possano fallire legittima strumenti quali il MES, predisposti al loro soccorso. Tale eventualità appare oggi realistica quale esito reso possibile da una serie di cambiamenti strutturali intervenuti negli ultimi decenni. Premesso che l’Italia non ha mai subito un default del debito pubblico è importante partire dall’art. 47 della Costituzione per capire le origini virtuose del debito e del cambiamento pernicioso della sua natura, da 40 anni a questa parte. Al primo comma è scritto: <br><br><strong>La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size"><em>come eravamo</em><br> Gli italiani hanno avuto in passato, quando era integro e attivo il modello economico inscritto nel titolo 3 della Costituzione economica, una grande vocazione e capacità di risparmio, riuscendo a mettere da parte un quarto, in media, del proprio reddito. L’economia assai vivace del tempo, vicina alla piena occupazione, era affetta, in parte, da una inflazione da costi dovuta all’aumento dei prezzi del petrolio che si verificò a metà anni ’70. L’inflazione, come si sa, erode il potere di acquisto del denaro; per di più il denaro risparmiato, nella sua funzione di riserva di valore, non circola nell’economia. Quando la politica decideva investimenti pubblici straordinari nell’interesse del Paese, qualora le entrate fiscali si fossero rivelate insufficienti allo scopo, chiedeva al Tesoro di emettere titoli di stato con i quali raccoglieva ed impiegava utilmente per la comunità le risorse finanziarie che quest’ultima era stata in grado di accantonare. In questo modo, nel mentre proteggeva il risparmio degli italiani, con un tasso di interesse adeguato a coprire l’inflazione, impiegava virtuosamente le risorse risparmiate mobilitandole nella costruzione di ospedali, strade, scuole, alloggi popolari, investendo in tutti quei settori rispondenti all’interesse pubblico, dai servizi pubblici, allo stato sociale ecc.. L’entità del “debito“ era perciò pari alla ricchezza attiva degli italiani, un indice della efficienza della politica, della sua capacità progettuale e di costruzione dell’interesse pubblico secondo le indicazioni della Costituzione. Il debito cambiò natura, forma e funzione a partire dagli anni 80, in almeno tre passi. <br>Nell’81, il <em>divorzio</em> tra banca d’Italia e Tesoro, togliendo al governo la possibilità di decidere il tasso di interesse con cui remunerare i titoli di stato sulla base dell’inflazione corrente, rinunciò alla capacità di manovra di questa essenziale leva della macroeconomia lasciando che fosse il mercato a “regolare“ il tasso di interesse. Alla nostra banca centrale fu impedito di emettere la moneta necessaria a comprare i titoli rimasti invenduti alle aste pubbliche cui partecipavano molte banche pubbliche italiane (oggi privatizzate). In conseguenza al divorzio, i tassi, lasciati al mercato, lievitarono e il rapporto debito/pil raddoppiò nello spazio di un decennio, cosa che indusse molti a dirottare i propri investimenti dall’economia reale a quella finanziaria poiché quest’ultima  prometteva rendimenti più alti rispetto a quelli realizzabili in molti settori produttivi. Le cose si complicarono ulteriormente quando si permise, nel corso degli anni 80, a investitori esteri di comprare titoli del debito italiano. Sino ad allora il debito era stato interno (come indebitarsi in famiglia, una partita di giro), ma esternalizzandolo si aprì una falla emorragica in grado di estrarre in modo continuativo ricchezza dal Paese. A completare l’opera è stata la rinuncia alla moneta nazionale. Il debito è stato nominato in una moneta, per noi straniera, ossia l’euro del quale non abbiamo alcun controllo. <br><br>Oggi, per finanziare la spesa pubblica siamo costretti ad indebitarci rivolgendoci ai mercati finanziari che non possono che offrirci il loro veleno quotidiano fatto di moneta privata a debito. Non abbiamo più una banca centrale che faccia il suo mestiere quale prestatrice di ultima istanza (se l’avessimo potrebbe riacquistare lei i titoli da assicuratori e banche sottraendoli alla quotazione del mercato ed eliminando così il pericolo dello spread). Il debito, da strumento virtuoso per la crescita del bene comune, si è così trasformato in arma di ricatto esercitato da poteri sovranazionali che riescono a tenerci in pugno anche perché abbiamo perso memoria degli strumenti che ancora avremmo a disposizione ma che non siamo più in grado di valorizzare come la moneta di stato, emessa dal Tesoro, sperimentata da Aldo Moro: statonote, ossia moneta non a debito, dello stesso segno algebrico delle tasse, come dice Nino Galloni, con la quale potremmo soddisfare il fabbisogno necessario a mettere in cantiere i grandi progetti rimandati per scarsità di risorse finanziarie; anche la moneta fiscale, nella forma di certificati di credito fiscale potrebbe ovviare alla rarefazione monetaria che si verifica oggi nella economia reale. Ancora più semplicemente basterebbe facilitare l’acquisto dei titoli di stato agli stessi italiani, come si intendeva fare con la messa a punto dei CIR (conti individuali di risparmio), analoghi ai bot, titoli a breve e media scadenza, assicuranti un rendimento positivo, capaci di valorizzare quella immensa ricchezza che gli italiani ancora detengono, ammontante, secondo la Banca d’Italia, a 4300 miliardi di euro, di cui 1400 liberi nei conti correnti. Tale ricchezza sarebbe così, utilmente impiegabile in investimenti e spesa pubblica per lo sviluppo economico e sociale, piuttosto che lasciata in balia delle grandi banche d’affari che tendono a trovargli una destinazione indirizzandone l’impiego verso quei prodotti finanziari che pretendono di far soldi con i soldi saltando a piè pari l’economia reale. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Oggi, l’accordo sul MES appare legittimato dal rischio sistemico di fallimento provocato da uno o più dei paesi membri e dalla necessità di imporre discipline e politiche di bilancio e di intervento in caso di default. Il MES è interpretabile come il risultato del fallimento delle politiche di austerity, restrittive, che hanno ulteriormente aggravato la dinamica di crescita del debito &#8211; <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/10/debito-pil-sarei-come-tu-mi-vuoi/">portando ad ulteriore incremento il rapporto debito/pil</a> &#8211; proponendo come soluzione l’incremento delle dosi della medicina ordoliberista, causa del male ossia più disciplina, più austerity, senza alcuna attenzione al contributo della crescita del pil alla riduzione del debito . </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> L’altra fonte di squilibrio delle politiche economiche europee sta nell’adozione di politiche di chiaro stampo mercantilista che hanno portato ad insostenibili squilibri delle partite correnti. Il grande surplus, europeo cui contribuisce soprattutto la Germania porta ad un aumento complessivo del surplus dei paesi della zona euro causando la crescita della dipendenza dalla domanda estera evidente nella diminuzione delle esportazioni dell’area euro causata dal recente crollo degli scambi internazionali. <br><br> Peraltro i saldi che i paesi in surplus, in area euro, hanno accumulato, registrati dal <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/29/il-target-da-centrare/">sistema dei pagamenti europeo, Target 2,</a> ammontano a circa mille miliardi di euro, di cui 800 tedeschi. I conseguenti spostamenti criminali di capitali, dai paesi in surplus a quelli in deficit,hanno avuto un effetto deleterio. Esemplare il caso della Grecia, ridotta in povertà, costretta a ridurre a zero lo stato sociale, svendere i patrimoni pubblici, gli asset, il demanio, i fattori stessi della produzione ecc.. Alla Grecia si chiese, infatti, improvvisamente di risarcire il debito contratto, mentre le si negava ogni ulteriore finanziamento del disavanzo. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> I surplus hanno permesso ai paesi detentori di finanziare i deficit dei paesi della periferia dell’eurozona mascherando così una bilancia commerciale completamente squilibrata a favore dei paesi in attivo e a sfavore dei paesi della periferia. In passato, i grandi surplus commerciali realizzati dai paesi più forti dell’eurozona, in un sistema di monete nazionali regolate da cambi flessibili, sarebbero stati impossibili da realizzare. Oggi va finalmente riconosciuto il rischio, insito negli spostamenti dei capitali accumulati nei grandi surplus europei, verso i paesi poveri dell’eurozona nel tentativo interessato di coprire debito con nuovo debito senza per questo renderlo pagabile. Non è a caso che l’indebitamento delle banche greche con quelle tedesche, francesi e in misura minore anche italiane fu tamponato dall’intervento del MES, che per concedere ulteriori prestiti alla Grecia, senza intervenire sulle cause generanti la crisi, combattendone unicamente i sintomi, ha potuto dare continuità alla <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/29/il-target-da-centrare/">criminale scelta mercantilista</a> salvando i bilanci delle banche tedesche, francesi e olandesi con le risorse del MES. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> La solita narrazione veicola anche la versione modificata del MES: le politiche di austerity perdono di efficacia se non le si sa promuovere in modo deciso e continuativo. Se l’austerity non sortisce effetti visibili positivi è solo perché non se ne fa abbastanza malgrado sia evidente a tutti come le politiche mercantiliste abbiano condotto ad una crescita della divergenza tra le economie dell’eurozona. <br><br> Il MES cerca apparentemente di rimediare agli squilibri provocati dalle politiche ordoliberiste-mercantiliste agendo sui sintomi, in realtà proteggendo dagli squilibri gli interessi dei soliti noti, ossia i paesi forti dell’eurozona, il sistema delle grandi banche d’affari e degli investitori in titoli di stato compresi i grandi fondi di investimento.  <br><br>Come si sa, per partecipare alla “colletta“ del primo MES abbiamo già versato 14 miliardi. La disponibilità del MES sarà di 704 miliardi, di cui 80 già versati dagli stati aderenti ed il resto da versare.A noi rimangono da versare altri 111 miliardi in 4 anni, per ottemperare al nostro dovere di membri sottoscrittori. Dove troveremo 23 miliardi all’anno per i prossimi 4 anni? Ce li faremo prestare emettendo titoli di debito sul mercato. Moneta a debito, che andrà ad incrementare ulteriormente il debito pubblico. Conseguentemente, cercheremo di “risparmiare“ ulteriormente sulla spesa pubblica togliendo altre risorse alla sanità, all’istruzione, alla ricerca e allo stato sociale, aumentando la pressione fiscale, ecc. tutto per essere in grado di onorare il servizio aggiuntivo al debito. </p>



<p class="has-medium-font-size">La scommessa del MES sta nella sua capacità di emettere obbligazioni (a tassi convenienti e con scadenza a 45 anni), rendendolo in grado di intervenire contro la speculazione. Se ne dovessimo avere bisogno potremmo usufruirne anche noi. Vero, ma a quali condizioni? Potremmo ricevere in prestito aiuti finanziari del MES. Ci presterebbero i soldi che abbiamo conferito al fondo che sarebbe nostro dovere restituire interamente, capitale più interessi a remunerazione del prestito. Altra condizionalità, l’accettazione di piani di aggiustamento strutturale, ossia “consigli“ sulla politica economica del nostro paese: taglia qui, risparmia là, svendi questo e quello, diminuisci la spesa pubblica, le pensioni, fate cassa con le privatizzazioni, liberalizza, aumenta l’imposizione fiscale. Tutto allo scopo di rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici così come previsto dall’art. 12 del novo MES, di cui riportiamo qui uno stralcio:<br><br><strong>«Se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria dell&#8217;area dell&#8217;euro nel suo insieme e dei suoi Stati membri, il MES può fornire sostegno alla stabilità a un membro del MES soggetto a rigorose condizioni, appropriate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tale condizionalità può variare da un programma di aggiustamento macroeconomico al costante rispetto delle condizioni di ammissibilità prestabilite» </strong><br><br>Fino a oggi ad usufruire dei programmi di aiuto del MES sono stati Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda con prestiti corredati da “Memorandum of Understanding”, contenente il dettaglio delle misure di politica economica (programmi di aggiustamento strutturale) che i paesi riceventi il prestito devono tassativamente realizzare entro date prefissate. L’ “efficacia“ dei “piani di aggiustamento macroeconomico“ è stata sperimentata a lungo dal FMI nei paesi che avrebbero sperato di avviarsi verso lo sviluppo ma che hanno subito una seconda colonizzazione finanziaria come denunciato da tanti studiosi:</p>



<p class="has-medium-font-size"><br> <em>La sottomissione totale di tutte le società alle leggi di mercato e dunque del più forte: questo è lo scopo delle politiche chiamate di &#8220;aggiustamento&#8221;, che mirano a integrare le economie nazionali in una sfera mondiale che non si preoccupa della questione dell’indipendenza (… ). Il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale (…) fanno tanto parlare di loro a causa delle critiche sollevate dai programmi di aggiustamento strutturale nel Terzo mondo. Dall&#8217;80, più di 70 paesi hanno dovuto piegarsi a tali programmi o a piani di stabilizzazione economica &#8211; per la precisione ne sono stati redatti ben 566. Le popolazioni che ne hanno fatto le spese, non hanno certo lo spirito per rallegrarsi delle celebrazioni del cinquantenario. Le due istituzioni sono molto lontane dall&#8217;essere promotrici di una crescita e di una stabilità generalizzate, come l&#8217;auspicava lord Keynes a Bretton Woods. Esse sono in effetti considerate fortemente responsabili della stagnazione e dello squilibrio che colpiscono l&#8217;economia mondiale. </em>&#8211; da <a href="http://www.arpnet.it/ahs/POLITICHE DI AGGIUSTAMENTO.html">La macchina infernale delle politiche di aggiustamento</a> di W. Bello e e S. Cunningham. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Sul documento del MES si legge:<strong><br> «Il MES collaborerà strettamente con il Fondo monetario internazionale (&#8216;FMI&#8217;) nel fornire sostegno alla stabilità. Si cercherà la partecipazione attiva dell&#8217;FMI, sia a livello tecnico che finanziario. Uno Stato membro dell&#8217;area dell&#8217;euro che richiede assistenza finanziaria al MES dovrebbe rispondere, ove possibile, a una richiesta analoga all’FMI»</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Capital Call </em><br>Saremo obbligati a rispondere positivamente a tutte le richieste di rifinanziamento del MES. Insomma dovremo dare i soldi che ci chiederanno, a loro discrezione, senza possibilità di sottrarci alle richieste: </p>



<p class="has-medium-font-size"><br><strong>«…Quando viene individuata una potenziale carenza di fondi del MES, l&#8217;amministratore delegato deve effettuare quanto prima tali richieste di capitale al fine di garantire che il MES disponga di fondi sufficienti per far fronte ai pagamenti dovuti interamente dai creditori alla loro scadenza. Con la presente, i membri del MES si impegnano <span style="text-decoration: underline;">irrevocabilmente e incondizionatamente</span> a pagare su richiesta <span style="text-decoration: underline;">qualsiasi richiesta di capitale</span> fatta loro dal Amministratore delegato ai sensi del presente paragrafo, tale richiesta deve essere pagata <span style="text-decoration: underline;">entro sette giorni</span> dal ricevimento» </strong>Stralcio art. 9</p>



<p class="has-medium-font-size">Se avessimo bisogno noi di essere “salvati“ non sarebbe così facile ottenere una linea di credito dal MES perché ci mancherebbero i requisiti per ottenere il prestito. Ai paesi richiedenti l’aiuto del MES è chiesto infatti un deficit inferiore al 3% del pil, di non essere sottoposti a procedura per disavanzi eccessivi, di avere un rapporto debito/pil minore o uguale al 60% (il nostro è più del doppio) o almeno di essere allineati al rientro di tale rapporto, in 20 anni, secondo la dinamica richiesta dal Fiscal Compact, cosa insostenibile per la nostra economia a meno di non riuscire a scovare ulteriori 40 mld l’anno che aggiunti alla quota di spesa che già sosteniamo per il pagamento del servizio al debito ci porterebbe velocemente al collasso economico certo e garantito. Nelle nostre condizioni potremmo attingere ai fondi del MES solo sottoponendoci alla <strong>ristrutturazione preventiva del debito </strong>che comporterebbe un sicuro calo del valore dei titoli di stato italiani a carico di coloro che hanno scelto di investire nel loro acquisto. Poiché, infatti, il nostro debito sarebbe giudicato insostenibile, secondo i criteri del MES, non potremo ricevere alcun aiuto finanziario se non accettando una preventiva analisi di sostenibilità del debito che nelle nostre condizioni condurrebbe certamente alla richiesta di ristrutturare preventivamente il nostro debito (linea di credito precauzionale rafforzata &#8211; ECCL). Chi ha prestato soldi agli stati che chiedono aiuto al MES sarebbe così penalizzato dovendosi accollare la perdita sull’investimento qualora gli aiuti venissero confermati. Il risultato sarebbe raggiunto tramite l’obbligo di emettere un particolare tipo di titoli di stato, “single limb CAC”, clausole contrattuali che accorpano più titoli del debito pubblico da sottoporre a “ristrutturazione”, cioè a riduzione facilitata, “concordata“, del valore del prestito. Si tenga presente che le norme europee di ristrutturazione prevedono il consenso della maggioranza dei creditori. Facile prevedere che la clausola single limb penalizzerà i nostri BTP, che risulteranno più facilmente ristrutturabili rispetto alle CAC «normali». In pratica in caso di crisi finanziaria, se dovessimo chiedere l’intervento del MES quest’ultimo potrà decidere di dichiarare non pagabili qualche centinaio di miliardi in BTP, su decisione votata a maggioranza. Coloro che li detengono alla scadenza potrebbe ricevere dal 20 al 30 % in meno!  Chi investe in titoli, però, sapendo di questa possibilità, potrebbe decidere di ritirare i propri investimenti provocando un innalzamento della spesa per interessi nel tentativo di renderli più appetibili, col rischio di innescare una speculazione al ribasso su di essi. A fronte di una tale prospettiva, il rating dei titoli di debito italiano potrebbe subire un tracollo con conseguente impennata dello spread rispetto ai titoli tedeschi. In definitiva, il MES sembra pensato per penalizzare i paesi che potrebbero averne bisogno. Paradossalmente le linee di credito previste vengono concesse solo a quei paesi che da almeno due anni rispettano i criteri del Patto di Stabilità e Crescita anche se fanno registrare un surplus eccessivo. Per fare un esempio a caso, la Germania soddisfa perfettamente i criteri necessari a “meritare“ la concessione di eventuali aiuti qualora scoprisse di averne bisogno.  </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> I risparmiatori italiani in possesso di titoli di stato subendo un taglio nominale delle obbligazioni perderebbero parte dei loro risparmi contro quanto prescritto dall’art. 47 della Costituzione che incoraggia e tutela il risparmio; il risultato negativo sarebbe a carico dei paesi più deboli che sarebbero costretti a dover pagare interessi più alti in ragione della loro maggiore fragilità, col rischio di portare ad una crisi tanto grave da indurre la ristrutturazione. In pratica un circolo vizioso ossia un meccanismo di destabilizzazione del sistema indotto dal meccanismo europeo di stabilità… <br><br> <em>Fondo per ripianare buchi di banche</em> <br>A poter usufruire dei fondi del MES senza doversi sottoporre ad alcuna ristrutturazione del debito sarà però un paese come la Germania che, dato lo stato di suoi colossi bancari, come commerz bank (CB) e Deutsche Bank (DB), ne potrà usufruire direttamente o indirettamente godendo dei prestiti che il MES concederebbe a quei paesi che fossero indebitati con le banche tedesche ovviamente previa imposizione di piani di aggiustamento strutturale. Il «backstop», ossia la disponibilità del Meccanismo europeo di stabilita&#8217; ad essere utilizzato dal fondo per le risoluzioni bancarie, raddoppia, infatti, i fondi disponibili per salvare le banche. Il MES intende emettere titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte. Questi soldi sarebbero prestati agli stati in difficoltà o più precisamente per ricapitalizzare i loro sistemi bancari.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Avanza nel frattempo e coerentemente con il MES <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/svolta-tedesca-si-garanzia-unica-depositi-bancari-ACqEJ3w">la garanzia unica sui depositi bancari </a> che Mario Draghi, ha definito il completamento dell’Unione bancaria, insieme a bail-in e vigilanza unica sulle grandi banche europee, verso una maggiore integrazione delle sue banche, soprattutto ora, verrebbe da dire, che il sistema bancario tedesco potrebbe essere travolto dal fallimento di CB e DB. Si tratta di assicurare i conti correnti delle banche UE attraverso un fondo sovranazionale, che sostituirebbe quelli nazionali, in pratica trasferendo gli oneri dei possibili fallimenti da un Paese agli altri. Scholz, immancabilmente, chiede a corollario ulteriori azioni per ridurre i crediti in sofferenza (NPL) ma non fa nessuna richiesta per diminuire il peso dei titoli tossici, soprattutto nella forma di derivati, che rendono insostenibili molti dei grandi bilanci bancari tedeschi, con valore azionario tendente a zero, messe in ulteriore difficoltà dai <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/">tassi sottozero</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> In pratica l’accesso al fondo è reso più difficoltoso proprio a quegli stati membri che più potrebbero averne bisogno e facilitato ai paesi in regola con i parametri di Maastricht seppure con un sistema bancario paurosamente vacillante (il valore azionario di DB e CB tende a zero…).</p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Sotto tiro il risparmio italiano </em><br>Il nuovo MES, continua a pretendere di sostituire la politica con “algoritmi“ apparentemente neutrali, in realtà programmati secondo criteri di governance ordoliberista che tendono a facilitare la preventiva ristrutturazione del debito, secondo una logica analoga a quella del bail-in atta a far desistere definitivamente quegli italiani, detentori di risparmi per un valore di 4300 miliardi, nel caso il governo si decidesse a creare le condizioni, a proporre loro titoli del debito pubblico, tali da indurre le famiglie a dare fiducia allo stato (si ricorda che oggi solo il 5% delle famiglie italiane possiede titoli di stato. Cassa Depositi e Prestiti potrebbe da subito collocare sul risparmio delle famiglie, tramite i conti postali, titoli del debito). Il debito pubblico apparirebbe immediatamente sostenibile. Tale eventualità toglierebbe qualsiasi arma di ricatto ai poteri sovranazionali. Perché allora non si fa? L’unica risposta sta nel fatto che ogni colonizzazione ha bisogno e si realizza grazie alla collaborazione delle élite locali con i colonizzatori stranieri.  </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Il testo del MES non è emendabile. È un testo blindato. Se passasse per il Parlamento, esso potrebbe solamente accettarlo o respingerlo in blocco. I dirigenti del MES godono di immunità pertanto non sono perseguibili:</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>«Nell&#8217;interesse del MES, il presidente del consiglio di amministrazione, i governatori, i governatori supplenti, i direttori, i direttori supplenti, nonché l&#8217;amministratore delegato e gli altri membri del personale sono immuni da procedimenti giudiziari in relazione ad atti da essi compiuti nei loro capacità ufficiale e godono dell&#8217;inviolabilità rispetto ai loro documenti e documenti ufficiali» art.35</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Non abbiamo bisogno del MES. Gli italiani vivono non, come ripete la propaganda, al di sopra delle loro possibilità, ma ben al di sotto. Il MES è una trappola da cui è meglio liberarci finché siamo in tempo. </p>



<p>addendum del 10 aprile<br><strong><em>Creditori privilegiati</em></strong><br>Quali siano <strong>le conseguenze dell’indebitare ulteriormente il nostro paese</strong> ricorrendo ai finanziamenti del MES, e agli altri strumenti finanziari concepiti dall’eurogruppo, lo capiremo dolorosamente quando risulterà chiaro che l’adesione ad essi provocherà una <strong>perdita di fiducia </strong>da parte di chi compra i nostri titoli di stato sui mercati finanziari, divenuti più rischiosi in quanto <strong>subordinati</strong>.<br>I nostri sforzi di debitori prevedono, infatti, che saremo obbligati ad onorare, prima di ogni altro debito, quelli contratti con il MES e gli altri strumenti di finanziamento. Questi nuovi <strong>creditori</strong> saranno necessariamente <strong>privilegiati</strong> rispetto ai soliti mercati finanziari. In più il ricorso a tali prestiti sarà una esplicita dichiarazione di difficoltà del nostro paese che i mercati finanziari non perderanno l’occasione di sfruttare.<br>Per continuare a rendere appetibili i nostri titoli ai coccodrilli della finanza internazionale, nella speranza di riuscire a continuare a finanziare il debito con ulteriore debito, saremmo costretti ad assicurare rendimenti più alti e prezzi di acquisto dei titoli, più bassi. Il risultato inevitabile sarà di far crescere la spesa per interessi che dovremo sostenere rischiando di bruciare, a causa dell’aumento dello spread, i trenta “denari” ricevuti… In definitiva una accelerazione pericolosissima del processo di depauperamento del nostro paese. Si consideri, infatti, che i nostri titoli di stato sono già stati classificati prossimi al livello spazzatura (<em>junk bond</em>).<br>La conseguenza degli eventi di cui sopra, insieme alla <a href="https://www.francescocappello.com/2020/04/06/una-crisi-dalle-caratteristiche-del-tutto-inedite/">crisi economica di natura sistemica</a> già in atto, se non prendessimo in tempo provvedimenti robusti e concreti, potrebbe indurre, in mancanza di un preventivo e deciso intervento della BCE, le agenzie di rating a declassificare <em>(downgrading)</em> i nostri titoli al livello più basso. Se questo dovesse accadere i criteri di rischio degli investitori li obbligherebbero a disfarsene rapidamente e al nostro paese non rimarrebbe che ricorrere alle altre linee di credito previste dal MES (dalla condizionalità <em>light </em>a quella <em>heavy</em>), e ai finanziamenti, tristemente noti, del FMI. Entrambe forme di finanziamento che prevedono piani di aggiustamento strutturale e commissariamento del nostro paese con conseguenze facilmente immaginabili.<br><br></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='MESsi in trappola' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/12/02/messi-in-trappola/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='MESsi in trappola' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/12/02/messi-in-trappola/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 09:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Computer quantistico]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[[pubblicato su Scenari economici &#8211; attivismo.info &#8211; Iskrae.eu SovranitàPopolare.org ] Il 24 ottobre scorso l’ansa ha riportato la notizia, presso il grande pubblico, di un esperimento coordinato da google in cui un computer quantistico (CQ) ha compiuto in pochi minuti una operazione che ai super computer tradizionali avrebbe richiesto diecimila anni. È necessario cominciare a&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/10/30/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p></p>



<p>[pubblicato <a href="https://scenarieconomici.it/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie-di-francesco-cappello/">su Scenari economici</a> &#8211; <a href="https://www.attivismo.info/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/">attivismo.info</a> &#8211; <a href="http://www.iskrae.eu/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/">Iskrae.eu</a><br> <a href="https://www.sovranitapopolare.org/2019/11/04/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/">SovranitàPopolare.org</a> ]</p>



<p class="has-medium-font-size">Il 24 ottobre scorso <a href="http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/tecnologie/2019/10/24/il-computer-quantistico-e-realein-3-minuti-test-da-10.000-anni-_553fd9d7-0af5-4fde-b905-2e4044dbc3f2.html">l’ansa ha riportato la notizia</a>, presso il grande pubblico, di un esperimento coordinato da google in cui un computer quantistico (CQ) ha compiuto in pochi minuti una operazione che ai super computer tradizionali avrebbe richiesto diecimila anni. <br>È necessario cominciare a riflettere intorno alle molteplici, quanto enormi conseguenze, che potrà avere nel futuro prossimo la implementazione e la diffusione dei CQ e della cosiddetta <a href="https://www.lescienze.it/news/2019/10/24/news/google_supremazia_quantistica-4592609/">supremazia quantistica</a> in campo militare, come in generale nella modellazione di sistemi dinamici complessi o nel campo della intelligenza artificiale. Qui si vuole puntare l’attenzione sui sistemi di sicurezza delle reti finanziarie.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br> <em><strong>La supremazia quantistica e la vulnerabilità delle reti finanziarie tradizionali </strong></em><br><a href="https://www.nature.com/articles/s41586-019-1666-5">La velocità dei computer quantistici </a>li rende in grado di rompere la sicurezza finora garantita dai più diffusi algoritmi di criptazione come <a href="http://www.linux.it/~davide/doc/tesi_html/node52.html">l’RSA</a>; tali <em>algoritmi asimmetrici</em> sono resi, d’un colpo, vulnerabili dall’avvento dei computer quantistici. La gestione della moneta elettronica, le sue transazioni, risulteranno improvvisamente insicure in misura proporzionale allo sviluppo e alla diffusione dei CQ al di fuori dei laboratori in cui se ne sperimenta l’uso. Sinora non era stato possibile “rompere“  gli algoritmi di criptazione più diffusi semplicemente perché al di là della capacità computazionale del più rapido dei computer tradizionali. La velocità di elaborazione di algoritmi, pur complessi, grazie all’uso della sovrapposizione tra stati quantistici di cui si servono i CQ renderà, nel breve termine, la moneta elettronica insicura. </p>



<p class="has-medium-font-size"><em><strong>La via di uscita: moneta quantistica</strong></em><br>Come è noto gli algoritmi di criptazione devono garantire, allo stesso tempo, che il medesimo valore veicolato in moneta digitale non possa essere copiato e raddoppiato da chi lo detiene per essere speso più volte, come è possibile fare con qualsiasi file digitale, né se ne deve poter aumentare il valore a piacimento. <br>Sarà necessario implementare l’uso di metodi crittografici (quantistici) in grado di garantire sicurezza a fronte della supremazia quantistica. In altre parole sarà necessario realizzare velocemente una moneta quantistica che risulti inattaccabile anche dai computer quantistici.<br><br> Il Web Transazionale dovrà conoscere una ulteriore evoluzione tale da garantire, a fronte di CQ dotati di enormi capacità e velocità di calcolo, e grazie a loro, la sicurezza nelle transazioni finanziarie. La fisica quantistica faciliterà l&#8217;avvento, con ottime probabilità e nel breve termine, di <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=2ahUKEwjGq8CpvcPlAhVPbFAKHaolDysQFjAAegQIARAC&amp;url=https://www.inrim.it/sites/default/files/mediaroot/comunicati_stampa/2018-01-09_misura_protettiva_cs.pdf&amp;usg=AOvVaw0WbkbYyj8P-GDX6WbowUgx">quantum bitcoin</a>. I <em>qubit</em> non possono, infatti, essere copiati senza subire modifiche. Copiare qubit senza lasciare tracce sarà impossibile. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=2&amp;ved=2ahUKEwja8sv2w8HlAhVqxIsKHTAPDk8QFjABegQIABAC&amp;url=http://people.na.infn.it/~strolin/public/fileIntroSemiprontofinale.pdf&amp;usg=AOvVaw3peS9TG_o9ZyOY9G9wiAcX">Come affermano Bonatti, Strolin e Tagliacozzo </a></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«La moneta quantistica non e&#8217; duplicabile. Uno stato quantico custodito dal qubit non puo&#8217; essere clonato»  «Le monete quantistiche non sono duplicabili in assoluto per le leggi fisiche che governano la meccanica quantistica, mentre come abbiamo visto la contraffazione delle monete elettroniche è &#8220;solo&#8221; computazionalmente difficile (la probabilità di contraffare una moneta e potersene avvantaggiare è infinitesimale e maggiore di zero)» </p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">L’avvento della supremazia quantistica supportata dal CQ rende però tale probabilità pericolosamente alta. Lo ha capito <a href="http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/ricerca/2016/04/26/dalleuropa-1-miliardo-per-le-tecnologie-quantistiche-_846de596-7853-4984-9a39-3ba2a2a86640.html">la Commissione Ue che punta sulle tecnologie quantistiche</a> e la crittografia del futuro, stanziando in tale settore un miliardo di euro a partire dal 2018 nel tentativo di non farsi cogliere impreparati dagli sviluppi del settore.</p>



<p class="has-medium-font-size">P.S. <br>Chi, già oggi, riuscisse ad utilizzare i CQ per fare <em>mining</em> di oro digitale (bitcoin), prevarrebbe sui computer tradizionali, riuscendo a monopolizzare gran parte del signoraggio relativo alla emissione dei restanti nuovi bitcoin&#8230; </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Smaterializzazione del contante &#8211; Ragioni e conseguenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 20:18:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Smaterializzazione del contante - Ragioni e conseguenze' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="has-drop-cap has-medium-font-size">Il sistema bancario, reso instabile dalla scelta liberista che ha privilegiato l&#8217;attività bancaria volta alla speculazione finanziaria a discapito del suo tradizionale ruolo di supporto all&#8217;economia reale, appare soggetto a grandi crisi sistemiche, come già nel 2007 quando sarebbe dovuto implodere e fu salvato dalle grandi banche centrali (FED, BCE, ecc.). Ignazio Visco, alla seconda conferenza Baffi Carefin ha detto: <strong><em><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2020/Visco-2020.10.22.pdf">“Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche”</a></em></strong>. <br><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_finanziaria_islandese_del_2008-2011">Si ricordi cosa successe agli islandesi</a> che si  videro bloccate carte di credito e bancomat da un giorno all&#8217;altro,  scoprendolo alla cassa di un qualche negozio o supermercato al momento del pagamento degli aquisti. La stessa cosa accadde negli USA dove Lehmann Brothers fu lasciata fallire. Anche negli  Stati Uniti si scatenò la corsa agli sportelli. Ne nacque il movimento <em><strong>Occupy WallStreet</strong></em>. </p>



<p class="has-medium-font-size">In pratica le banche si sono (auto)salvate con <strong><em>denaro fiat </em>di banca centrale</strong> (creato opportunamente dal nulla) che come si sa sono controllate dalle grandi banche d&#8217;affari private. In pratica le cose sono andate come se fosse stato detto loro:  ecco, avete provocato una catastrofe finanziaria, vi salviamo comunque perché siete troppo grosse per fallire &#8211; <em><strong>too big to fail</strong></em> &#8211; nel senso che il loro fallimento sarebbe in grado di innescare una devastante crisi sistemica del settore finanziario e allora si ritiene che conviene lasciarle continuare ad operare come hanno sempre fatto&#8230; </p>



<p class="has-medium-font-size">Se qualcuno pensasse che dopo aver salvato il sistema bancario con la immissione di migliaia di miliardi di dollari ed euro siano state imposte regole diverse alla finanza internazionale, ebbene, si sbaglia di grosso. </p>



<p class="has-medium-font-size">Qualcosa però è cambiato ma non nel senso che ci saremmo aspettati: </p>



<p class="has-medium-font-size">il <strong>bail-in</strong> (se la tua banca fallisce la responsabilità, caro utente, è tua ché non hai saputo ben scegliere) </p>



<p class="has-medium-font-size">ci si avvia con determinazione crescente verso <strong>la smaterializzazione</strong> di tutta quella moneta che ancora conserva forma fisica <strong>in modo da rendere vana qualsiasi corsa agli sportelli</strong>&#8230;  Questo si configura come uno tra i più efficaci <strong>sistemi di controllo della popolazione</strong>. È, infatti, sufficiente un click per impedire l&#8217;accesso a chiunque alle proprie risorse finanziarie.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;abolizione del contante è propagandata quale strumento per combattere l&#8217;<strong>evasione fiscale. Ci si focalizza sui piccoli favorendo multinazionali, fondi di investimento, grandi gruppi bancari e assicurativi</strong>. <br><em>Un Report della Commissione Europea <a rel="noreferrer noopener" href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/com_2018_483_f1_report_from_commission_en_v4_p1_981536.pdf" target="_blank">(COM(2018) 483 final)</a>, basato su uno studio commissionato, evidenzia come la correlazione percettiva tra evasione e utilizzo di contanti sia indimostrata</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size">sulle pagine di Econopoly (sole 24 ore), in un articolo dal titolo <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/12/22/contante-diritto-baluardo/">Il contante è un diritto, un presidio di libertà e un baluardo contro i soprusi</a> si legge, tra l&#8217;altro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Il denaro contante è un’infrastruttura pubblica</strong>, dato che è l’unico mezzo di pagamento tangibile che consente ai cittadini di regolare istantaneamente una transazione in moneta della banca centrale al valore nominale. Al contrario, <strong>tutte le forme di pagamento digitali richiedono una terza parte o un intermediario per il pagamento</strong>. Lo status di denaro contante come <strong>moneta a corso legale</strong> garantisce che sia <strong>universalmente accettato</strong>, <strong>ugualmente accessibile e gratuito per i consumatori</strong>, rendendolo un <strong>bene pubblico</strong> importante e un’infrastruttura pubblica. <strong>Il contante rimane vitale in un mondo digitale a causa della sua forma fisica e distribuita nelle società</strong> come strumento deliberativo per l’attività politica ed economica. <strong>Ciò contrasta con gli account digitali da cui, in teoria, le persone potrebbero essere escluse con la semplice pressione di un interruttore</strong>. La valuta fisica ha quindi un ruolo cruciale e costante da svolgere nel panorama dei pagamenti in rapida evoluzione, ora e in futuro.</p></blockquote>



<p>e ancora</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I lavori e gli studi internazionali evidenziano l’<strong>assenza di un rapporto di causalità tra attività illecita ed utilizzo del contante</strong>. In tale contesto il Prof. Razzante (tra i massimi esperti di antiriciclaggio) ha cercato di spiegare che <em>“lo studioso, in questi casi, dovrebbe – come accaduto, e accade, a chi scrive – rimanere esterrefatto, obbligato a chiedersi come faccia il nostro paese ad essere additato quale utilizzatore eccessivo (da criminalizzare) di contante. Il non studioso si aspetterebbe ben altri dati, leggendo <strong>le apocalittiche elucubrazioni di stampa, ma anche di altri studiosi e tecnici.</strong>”</em> La pervicacia narrativa italica continua imperterrita nella sua crociata, infischiandosene di dati, studi e analisi economiche, spacciando un sistema senza contante (<em>cashless</em>) quale soluzione finale: <strong>in realtà costituisce una risposta populista, banale e sbagliata a domande complesse</strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Tra i tanti effetti collaterali dell&#8217;abolizione del contante è facile immaginare cosa accadrebbe in caso di <strong>black out energetico</strong> per un qualsiasi motivo così come al destino di quelle persone che trovandosi in condizioni di povertà estrema (in Italia 5 milioni &#8230;  numero in crescita), come i mendicanti, i senza casa, ecc. <br>Si pensa, forse, di dotarle di <em>pos elettronici wireless</em> con annesso conto corrente?  <br><strong>Elemosine, mance, oboli, piccoli prestiti tra amici, diventerebbero di fatto impossibili se, come richiesto da qualcuno, la smaterializzazione divenisse integrale</strong>. Bisogna pensare a cosa accadrebbe nel caso di <strong>guasti/attacchi alle reti elettriche o informatiche</strong>&#8230; meglio, finché sarà possibile, tenere sempre una scorta di contanti in casa per superare tali possibili eventi.  </p>



<p class="has-medium-font-size">Si pensi poi al <strong>destino di tutto quel piccolo commercio locale, di prodotti tradizionali, tipici, biologici, che si svolge necessariamente in contanti in piccoli mercati rionali</strong>, commercio condotto anche da venditori ambulanti che sono spesso anche i produttori delle loro merci e che piuttosto che soddisfare ai vincoli europei, rimangono rispettosi della tradizione italiana, in conflitto con i dettami Ue. <br>Se sino ad oggi abbiamo potuto ovviare utilizzando i contanti per gli scambi di questo genere di prodotti, nel futuro l&#8217;unica forma di resistenza utile consisterà nel trovare altri sistemi di pagamento locale come il baratto in reti di mutuo credito locale o l&#8217;uso di <a href="https://www.francescocappello.com/2020/08/11/moneta-comunale/" data-type="post" data-id="1974">moneta comunale</a>. Vedi il mio &#8220;<a href="https://www.francescocappello.com/2020/07/23/torniamo-al-baratto/" data-type="post" data-id="1924">Torniamo al baratto</a>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Bisogna domandarsi se è vero che la smaterializzazione del contante riesca ad incidere efficacemente sulla <strong>tassabilità delle grandi multinazionali</strong> operanti nel nostro paese così come su quella piaga globale dei <strong>paradisi fiscali</strong>, legata, come moltissime delle difficoltà che viviamo da decenni, alla liberalizzazione dei flussi finanziari non ostacolati, nelle loro scorribande speculative, da nessun confine.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-01-alle-14.25.00.png" alt="" class="wp-image-590" width="381" height="257" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-01-alle-14.25.00.png 477w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-01-alle-14.25.00-300x203.png 300w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /><figcaption>un acquisto con bancomat costa al commerciante circa <strong>l&#8217;1%.</strong> L&#8217;esercente per i pagamenti con le carte di credito può spendere sino al <strong>3%</strong> del valore del bene di cui si appropria il sistema bancario</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Infine: poiché la moneta digitale, avente come vettore carte di credito e bancomat, si esaurisce usandola (vedi immagine) <strong>essa sottrae moneta dalla circolazione</strong>. Nella condizione di<strong> rarefazione monetaria</strong> e di <strong>moneta a debito </strong>in cui viviamo bisogna valutare come la tassazione del contante contribuirà alla spinta del sistema economico sempre più verso il baratro della <strong>deflazione</strong> soprattutto in considerazione del fatto che <strong>siamo già tra i paesi al mondo con, sulle spalle, il più alto carico fiscale senza per questo poter godere di corrispondenti servizi</strong>. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><a href="https://www.raiplay.it/video/2020/05/petrolio-sistema-di-credito-sociale-in-cina-96ac1b56-ed50-4236-9e11-e473c7b122d5.html"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2021/05/Schermata-2021-05-13-alle-19.29.37.png" alt="" class="wp-image-4890" width="371" height="200" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2021/05/Schermata-2021-05-13-alle-19.29.37.png 797w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2021/05/Schermata-2021-05-13-alle-19.29.37-300x162.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2021/05/Schermata-2021-05-13-alle-19.29.37-768x414.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2021/05/Schermata-2021-05-13-alle-19.29.37-640x345.png 640w" sizes="(max-width: 371px) 100vw, 371px" /></a><figcaption><a href="https://www.raiplay.it/video/2020/05/petrolio-sistema-di-credito-sociale-in-cina-96ac1b56-ed50-4236-9e11-e473c7b122d5.html"><strong>Il sistema di credito sociale in Cina</strong></a></figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Abolizione del contante e sperimentazione del credito sociale</strong> sembrano andare di pari passo. <br>La sperimentazione del credito sociale individuale cinese è un programma nazionale basato su intelligenza artificiale, big data, tecnologia della sorveglianza, progettato per il controllo delle scelte dei cittadini e l&#8217;erogazione dei diritti che possono essere all&#8217;occorrenza sospesi. </p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Integrazione del 2 novembre 2020</em><br>Con la crisi sanitaria scatenata dalla pandemia <strong>il contante è stato individuato quale presunto vettore di contagio</strong> e questo ha dato un ulteriore pretesto al progetto di digitalizzazione di tutta la moneta. In particolare si pensa ad una nuova moneta digitale della Banca Centrale. Gia nel 2018 la Lagarde, dal FMI, aveva affermato che <em><a href="https://www.cnbc.com/2018/11/14/central-banks-should-consider-issuing-digital-money-imf-boss-lagarde.html">le banche centrali dovrebbero prendere in considerazione l’emissione di moneta digitale</a></em>, moneta quindi non prelevabile in contanti, perché bit digitali di Banca Centrale. <strong>Con un click te la do con un altro te la levo&#8230;</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Integrazione di Mercoledì 25 Novembre 2020</em> <br>Dal profilo FB di Salvatore Cincotta<br>[100 euro spesi con le carte di credito per 60 volte diventano zero e i 100 euro vengono assorbiti totalmente dal sistema bancario]<br>TUTTI FELICI E CONTENTI CHE IL GOVERNO PER LA “PSEUDO” LOTTA ALL’EVASIONE, LIMITA SEMPRE DI PIÙ LA CIRCOLAZIONE DEL CONTANTI.<br>DAL PRIMO GENNAIO SI POTRANNO PAGARE IN CONTANTI MAX 1.000 EURO.<br>MA NON VI RENDETE CONTO CHE <strong>PIAN PIANINO CI STANNO TOGLIENDO LA TITOLARITÀ DEL NOSTRO DENARO</strong>?<br>BASTERÀ UN CLICK PER BLOCCARE IL NOSTRO CONTO CORRENTE I NOSTRI DEPOSITI SENZA POTER PIÙ DISPORRE DEL NOSTRO DENARO, DELLE NOSTRE CARTE DI CREDITO E BANCOMAT.</p>



<p class="has-medium-font-size"><em>Il consiglio di Salvatore Cincotta </em><br>&#8220;<strong>convertire parte dei risparmi in monete auree</strong> (tipo sterline oro) <strong>e detenerle personalmente</strong>, in maniera tale da avere sempre la titolarità del proprio risparmio. <strong>Vanno comprate e rivendute esclusivamente nei Banco metalli ufficialmente autorizzati</strong>, non nei <em>compra oro</em>, dove normalmente le migliori aziende applicano una commistione dell’ 1,5% in compra e 1% in vendita sul valore corrente dell’oro&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size"><em>addendum del 12 dicembre 2020</em><br><em><strong>Cashback direzione cashless</strong></em><br>Scaricando un&#8217;apposita applicazione <strong>l&#8217;APP IO</strong>, a ogni successivo acquisto effettuato con carte di credito o con bancomat (non tutti hanno un bancomat o una carta di credito), dopo essere stati accreditati, si riceverà, a tempo debito, uno <strong>sconto del 10% ma per ogni acquisto ti torneranno indietro (<em>back.</em>.) al massimo 15 euro</strong>. Qualora cioè si spendessero 200 euro non si avrebbe diritto a 20 euro di sconto ma a 15 euro sempreché nel periodo natalizio (<em>extra cashback di natale</em>) tu abbia totalizzato almeno 10 acquisti. Nel seguito la scansione temporale sarà di sei mesi in sei mesi. Nel corso di ogni semestre si dovranno effettuare almeno 50 acquisti. <strong>Lo sconto massimo accumulabile sarà di 150 euro a semestre ossia 300 euro/anno</strong>. Il pieno sfruttamento dei vantaggi offerti porta ad un ritorno di 300 euro nel corso di un anno in cui la spesa effettuata è stata di 3000 euro maturati qualora si siano effettuate almeno 50 acquisti a semestre. Attenzione <strong>non si possono ottenere sconti su acquisti legati alla propria professione</strong>. In pratica saranno esclusi, ad esempio, gli acquisti di forniture di cui necessitano professionisti, artigiani, microimprese,  nell&#8217;espletazione della propria attività. Una strana scelta dato lo scopo dichiarato di lotta all&#8217;evasione fiscale. Pagando il dentista oppure la manutenzione della caldaia, la scelta di pagare in contanti senza fattura per evitare l&#8217;IVA sulla fattura da una parte e le tasse sul reddito dall&#8217;altra, evadendo il fisco, continuerà ad essere quella più conveniente. E&#8217; inoltre previsto il <strong><em>Super Cashback</em> </strong>per ogni semestre ossia un ulteriore rimborso di 1.500€ per i primi 100 mila partecipanti che avessero effettuato il maggior numero di acquisti nei sei mesi, senza tener conto degli importi spesi. Si potranno così ricevere fino a 3.000€ l&#8217;anno. Facile pensare alla induzione di una <strong>inflazione</strong> sui prezzi al dettaglio, indotta dall&#8217;aumentato potere d&#8217;acquisto, seppure più percepito che reale. Oltretutto <strong>l&#8217;attivazione del sistema del cashback costerà agli esercenti una spesa che varia da 100 a 300€ che cercheranno di recuperare in qualche modo</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Si noti che <strong>nel caso delle carte di credito con le quali si spende un prestito che ci è stato accreditato si premia una modalità di spesa effettuata con moneta scritturale bancaria a debito</strong>. Le risorse per sostenere il cashback verranno naturalmente dai contribuenti. I benefici saranno distribuiti in modo diseguale poiché non tutti hanno eguale capacità di spesa e sono tanti i cittadini che non possiedono carte. <br>Attenti, nel frattempo, a non sconfinare con le spese perché le nuove norme della <strong>autorità bancaria europea (E.B.A.)</strong> prevedono &#8220;<a href="https://www.unicredit.it/it/info/nuove-regole-di-definizione-di-default.html">che le banche definiscano automaticamente come <strong>inadempiente il cliente che presenta un arretrato</strong> da oltre 90 giorni, il cui importo risulti, allo stesso tempo per i Privati e Piccole e Medie Imprese <strong>superiore ai 100€</strong> e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso il Gruppo bancario</a>&#8221; (superiore ai 500€ nel caso di grandi imprese). <strong>Questi sconfinamenti autorizzeranno blocchi dei conti correnti, fidi, domiciliazione bancaria delle bollette ecc.</strong> Attenzione, in particolare, a chi utilizzasse carte con la speranza di incassi a copertura di spese effettuate nel mese precedente e simili&#8230; </p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="http://www.cgiamestre.com/cashback-contrastiamo-levasione-dando-47-miliardi-ai-ricchi/">Il coordinatore dell’Ufficio studi della Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre C.G.I.A.,  Paolo Zabeo, afferma</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><strong>Nei prossimi 2 anni</strong> le risorse necessarie <strong>per finanziare il cashback </strong>ammonteranno a <strong>4,7 miliardi di euro</strong>. Una spesa&nbsp; smisurata che tutti gli italiani saranno chiamati a pagare per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, concorrendo così alla riduzione dei pagamenti in nero effettuati con il contante. Nella pratica, però, sarà un provvedimento che f<strong>avorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa</strong>. Persone che, secondo le statistiche, vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, <strong>una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti</strong>. Un modo veramente molto singolare di combattere l’evasione fiscale.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">Sottolinea il segretario della CGIA, Renato Mason:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Rispetto al 2019, quest’anno il nostro erario registrerà, a causa degli effetti negativi provocati dal coronavirus alla nostra economia, una <strong>contrazione del gettito tributario pari a 48 miliardi di euro</strong>, di cui oltre 7 a seguito della riduzione degli incassi dovuti alle attività di contrasto all’evasione fiscale. Ebbene, a fronte delle difficoltà in cui versano le nostre casse pubbliche e il crollo delle entrate, <strong>ha senso aumentare l’indebitamento di quasi 5 miliardi in 2 anni per agevolare chi normalmente spende di più</strong>? Queste risorse, forse, non potevano essere impiegate per aiutare in misura più diretta e incisiva i commercianti e in generale tutti i lavoratori autonomi che utilizzano come sistema di pagamento il Pos?</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size">vedi anche (<a href="https://www.proiezionidiborsa.it/attenzione-a-non-andare-in-rosso-sul-conto-corrente-per-i-clienti-di-questa-banca/">Attenzione a non andare in rosso sul conto corrente per i clienti di questa banca</a>)<br><br>Il Recovery plan <br><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/recovery-plan-pole-proroga-superbonus-piano-40-e-meno-tasse-lavoro-ADC2XJp">prevede un Piano cashless, per lo stop all’uso del contante, da 10 miliardi in tre anni</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/quanto-ci-costa-l-elusione-fiscale-multinazionali-AED7k0HH">Nel frattempo continua allegramente <strong>il gettito evaso annualmente dalle multinazionali che nei paesi UE ammonta a 160-190 miliardi di euro</strong></a>.</p>



<p class="has-medium-font-size">aggiornamento dell&#8217;1 marzo 2021<br><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/texas-gelo-manda-blackout-cuore-energetico-stati-uniti-ADg55aKB">Texas, il gelo manda in blackout il cuore energetico degli Stati Uniti</a><br>Milioni di persone senza luce e riscaldamento, chiuse fabbriche e raffinerie<br>di Marco Valsania<br>Maltempo, gli Usa colpiti da un&#8217;ondata di gelo polare. Almeno 11 morti<br>La morsa del grande freddo polare ha stretto d’assedio gli Stati Uniti. Dal Texas alla North Carolina, ha mietuto decine di vittime e lasciato milioni di persone alla mercè degli elementi. <strong>Ha paralizzato produzione energetica e reti elettriche di intere regioni, bloccato cruciali attività industriali e tecnologiche</strong>. Ha palesato la vulnerabilità di infrastrutture essenziali del Paese, anzitutto nel centro e nel sud, improvvisamente aggravata dai colpi del cambiamento climatico (&#8230;). <br>Chi leggesse l&#8217;articolo integralmente non troverà alcun cenno alle complicazioni in caso di blackout di una moneta del tutto smaterializzata. <br><strong>Si suggerisce di mantenere sempre una scorta di contanti in casa per superare eventuali guasti/attacchi alle reti elettriche o informatiche</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">addendum maggio 2021</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="has-medium-font-size"><br><a href="https://www.stimatrix.it/Blog/Articolo/142">Nel Pnrr l&#8217;accelerazione delle esecuzioni immobiliari</a>. Una sezione è dedicata agli “<em>Interventi sul processo esecutivo e sui procedimenti speciali</em>” prevista dalla riforma del processo civile. L’obiettivo è quello di garantire una <strong>semplificazione delle forme e dei tempi</strong> del processo esecutivo per rendere più rapidi ed efficaci i pignoramenti, la messa all’asta delle abitazioni private, negozi, attività (su cui pendono rate e mutui da pagare), le esecuzioni immobiliari in generale in caso di difficoltà economiche. <strong>In attesa di essere sbloccate dal prossimo 30 giugno circa 120 mila pratiche  per un valore complessivo intorno ai 6-8 miliardi di euro</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Euro Elettronico (EE)</em></strong><br>L&#8217;EE sarebbe la <strong>versione digitale della moneta FIAT della BCE</strong> (CBDC: Central Bank <em>Digital</em> Currency è la valuta digitale della BCE) ossia l&#8217;<strong>equivalente elettronico dell&#8217;euro fisico in contanti</strong> (La BCE rassicura che il contante sarebbe integrato dall&#8217;EE senza sostituirlo). <strong>Contante digitale</strong> <strong>che simula parzialmente quello fisico perché potrà essere utilizzato senza l&#8217;intermediazione di un istituto bancario</strong>. Per utilizzarlo, infatti, non sarà necessario essere intestatari di un conto corrente essendo sufficiente essere dotati di un <em>wallet elettronico</em>. Mentre, però, il contante fisico è anonimo, l&#8217;euro elettronico dovrebbe essere tracciabile.<br>Descritta come <strong>moneta virtuale legale in tutta la zona euro</strong>, <strong>parallela alle banconote</strong>. L&#8217;EE <strong>dovrebbe consentire ai cittadini della zona euro il deposito di denaro direttamente presso la BCE scavalcando le banche commerciali</strong>. Esso sarebbe trasferito usando la blockchain [BC] (le transazioni registrate indelebilmente su BC quale registro pubblico a blocchi) e custodito in portafogli digitali assegnati ai singoli utenti (wallet) ma emesso e controllato centralmente dalla BCE. Sarebbe legittimato dalla facilità di tracciamento dei reati finanziari a facilitazione dei pagamenti con un euro digitale al dettaglio per banche, imprese e cittadini. Il sospetto è che si preparino le condizioni per la diminuzione progressiva e la completa sostituzione delle banconote cartacee. L&#8217;idea è che <strong>questi gettoni digitali circolerebbero consentendo l&#8217;anonimato nei confronti della BCE come accade con i contanti</strong>. Si capisce che questa sarebbe la <strong>risposta allo sviluppo di soluzioni di pagamento come le stablecoin globali</strong> da parte di grandi aziende private come FB, Amazon e altre&#8230; vedi i miei <em><a href="http://money so they say">money so they say is the root of all evil today</a> </em>e <em><a href="https://www.francescocappello.com/2019/06/21/tutto-cambia-perche-nulla-cambi/" data-type="post" data-id="341">Tutto cambia perché nulla cambi</a></em>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Con la pratica dei tassi negativi, di fatto, <strong>la BCE si ritrova a pagare le banche per prestare dei soldi alle stesse</strong> come nel caso dei piani di rifinanziamento i TLTRO, <em>targeted longer-term refinancing operations</em>, <strong>prestiti quadriennali alle banche dell’Eurozona</strong> e i LTRO (rifinanziamenti a lungo termine &#8211; circa 1000 mld) per implementare, almeno sulla carta, le politiche di espansione monetaria legittimate dalla necessità di finanziare l&#8217;economia reale e gli Stati. A questi si è aggiunto il <strong>Programma di acquisto per l’emergenza pandemica</strong> (PEPP) da 1850 miliardi che continuerà fino a marzo 2022. <br>Ma nella congiuntura pandemica ancor più che in quella precovid <strong>nessuno investe nell&#8217;economia reale. I TLTRO difatti incoraggiano i soliti investimenti nell&#8217;economia finanziaria. </strong><br><strong>I <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/" data-type="post" data-id="432">tassi negativi</a> sono via via applicati ai conti dei correntisti che si trovano così a sostenere bilanci bancari sempre più incerti </strong>non ultimo a causa di mutui bancari a tasso negativo. In realtà la Banca Centrale riceve obbligazioni governative <strong>o anche titoli privi di valore</strong>, asset vari, utilizzati come collaterali, <strong>che bisogna ritirare dal mercato dei titoli al fine di disintossicarlo mentre se ne alimenta la domanda</strong> (inflazione finanziaria). I risparmi intrappolati nella tela bancaria sono così dirottati verso l&#8217;economia finanziaria e stornati sistematicamente dall&#8217;economia reale. <strong>Il prolungamento della crisi pandemica, che ha paralizzato buona parte delle economie nazionali, si rivela funzionale a prolungare indefinitamente il dirottamento delle risorse finanziarie dei cittadini a supporto del carosello finanziario</strong> con i suoi corsi borsistici continuamente in rialzo nel pieno della depressione che colpisce le economie nazionali. (vedi il mio <a href="https://www.francescocappello.com/2020/08/24/la-depressione-mondiale-puo-far-comodo/">la depressione mondiale può far comodo</a>)</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Pagare per dare la gestione dei propri risparmi alle banche</em></strong><br>Siamo ancora liberi di fare del nostro denaro quel che vogliamo? Sono <strong>ben 34 i miliardi di euro </strong>che le banche dell’Eurozona hanno versato alla Bce dal giugno 2014 come interessi negativi a causa della liquidità proveniente dal rifinanziamento TLTRO detenuta in eccesso nei depositi che non riescono a utilizzare a supporto dell&#8217;economia reale con il risultato di spingere molte di esse a <strong>scaricare gli interessi negativi sui clienti</strong>. Si intende così mobilitare (leggi: spingere) i risparmi &#8220;fermi&#8221; sui conto correnti (circa 1700 mld di euro), verso titoli di stato a interesse negativo (*), gli investimenti finanziari, le obbligazioni, le azioni e altre forme di investimento che comportano comunque commissioni e spese a favore della banca e commissioni sulle giacenze. Naturalmente le ragioni per cui non si investe più nell&#8217;economia reale sono dovute ad <strong>anni di austerity e di pressione fiscale insostenibile</strong> (sino al 70%) sui proventi peraltro sempre più incerti delle imprese. Vedi la <a href="https://www.francescocappello.com/2021/02/13/campagna-per-la-salvezza-economica-dellitalia/">CAMPAGNA PER LA SALVEZZA ECONOMICA DELL’ITALIA di Italia che Lavora</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>Verso la chiusura progressiva degli sportelli bancomat</em></strong><br>Gli appetiti bancari nei confronti dei depositi custoditi nei conto correnti bancari stanno portando alla costruzione di una sorta di trappola per il risparmio (vedi il mio <a href="https://www.francescocappello.com/2019/03/10/attacco-al-risparmio-italiano/" data-type="post" data-id="249">Attacco al risparmio italiano?</a>) fatta di tassi negativi e limitazione progressivo dell&#8217;uso del contante. <strong>Dal 1° Gennaio 2022, infatti, non saranno permessi pagamenti in contanti superiori ai 999 € né si potranno prelevare somme in contanti superiori a quella cifra</strong>. Allo stesso tempo il ritiro di quei contanti sarà reso sempre più difficoltoso dalla <strong>progressiva chiusura degli sportelli bancomat</strong> di molti istituti bancari e dall&#8217;aumento della commissione da applicare al prelievo. Si aggiunga che la generale condizione di rarefazione monetaria è peggiorata dal ritiro dalla circolazione delle banconote da 500 e 200 euro mentre sono sempre più rare quelle da 100 euro.</p>



<p><a href="https://quifinanza.it/soldi/video/banche-ing-contanti-atm-casse-automatiche-prelievo/485141/">Miriam Carraretto su quifinanza</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Analizzando il nuovo rapporto “Sussidiarietà e… finanza sostenibile” della Fondazione per la Sussidiarietà, si nota come <strong>in 10 anni in Italia siano “spariti” quasi 10mila sportelli bancari</strong>: da 34.036 a inizio 2010 a 24.312 all’inizio del 2020, circa il 30% in meno. Ogni 100mila abitanti adulti ci sono ora 39 filiali, rispetto alle 56 di inizio decennio. La media europea si colloca a 22. Negli ultimi cinque anni le<strong> reti bancarie</strong> continentali hanno subito un <strong>taglio di circa un terzo, mentre in Italia è stata di un quinto.</strong> Il Sud Italia assomiglia di più al resto d’Europa. Le agenzie ogni 100mila abitanti sono 20 in Calabria, 22 in Campania e 25 in Sicilia. Valori elevati, invece, in Trentino Alto Adige (70), Valle d’Aosta (63) ed Emilia Romagna (56). La classifica per province vede in cima Reggio Calabria, Vibo Valentia e Caserta, con 17 filiali ogni 100mila abitanti. In coda Trento (76), Cuneo (72) e Sondrio (71). Fra i grandi capoluoghi, Milano (41) e Roma (35) sono vicine alla media nazionale. Napoli (20) svetta per efficienza. Bologna (58) invece è indietro.</p></blockquote>



<p>aggiornamenti interviste con l&#8217;autore</p>



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<p>aggiornamento del 23 settembre 2021<br><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/stop-contante-arriva-card-unica-identita-e-pagamenti-elettronici-ACpgTcl">Stop al contante, arriva la card unica per identità e pagamenti elettronici. Ci saranno carta d’identità, tessera sanitaria, identità digitale e possibilità di attivare un conto di pagamento presso qualsiasi sportello bancario o postale</a></p>



<p>(*) i titoli di Stato rimarranno in zona negativa finché regge il mercato borsistico. Nel momento in cui dovessero verificarsi consistenti ribassi i rendimenti dei TdS crescerebbero di conseguenza a causa di un riorientamento degli investimenti. </p>



<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br><em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em> </p>



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<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Smaterializzazione del contante - Ragioni e conseguenze' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Smaterializzazione del contante - Ragioni e conseguenze' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il Target da centrare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 20:49:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Target da centrare prima che sia troppo tardi pubblicato su Scenari Economici pubblicato su Sovranità Popolare pubblicato da Iskrae.eu pubblicato su Marx 21 pubblicato su sinistra in rete È noto come l’export tedesco sia pari alla metà del Pil della Germania. Aver puntato tutto sulle esportazioni rende oggi l’economia tedesca fragile, a causa, ad&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il Target da centrare' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/29/il-target-da-centrare/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h1 class="has-text-align-center">Il <em>Target</em> da centrare</h1>



<h3 class="has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color">prima che sia troppo tardi</h3>



<p><a href="https://scenarieconomici.it/un-target-da-centrare-prima-che-sia-troppo-tardi-di-francesco-cappello/">pubblicato su Scenari Economici</a></p>



<p><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2019/09/30/il-target-da-centrare/">pubblicato su Sovranità Popolare</a></p>



<p><a href="http://www.iskrae.eu/il-target-da-centrare/">pubblicato da Iskrae.eu </a></p>



<p><a href="https://www.marx21.it/index.php/internazionale/economia/30022-il-target-da-centrare-prima-che-sia-troppo-tardi">pubblicato su Marx 21 </a></p>



<p><a href="https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/15958-francesco-cappello-un-target-da-centrare-prima-che-sia-troppo-tardi.html">pubblicato su sinistra in rete </a></p>



<p class="has-medium-font-size">È noto come l’export tedesco sia pari alla metà del Pil della Germania. Aver puntato tutto sulle esportazioni rende oggi l’economia tedesca fragile, a causa, ad esempio, della rapidissima diffusione dei dazi che hanno fatto crollare le esportazioni. Si pensi, in particolare, al mercato delle  auto verso la Cina. Lo scorso giugno, le esportazioni tedesche sono scese dell’8% rispetto all’anno precedente con tendenza al peggioramento. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> La Ue, complessivamente, è in surplus rispetto al resto del mondo. È il mercantilismo a connotare la politica economica dei paesi dell’eurozona. Il suo strumento principale essendo l’ordoliberismo. <br>Nell’area euro, pur di risultare in surplus rispetto al mondo (esportiamo più di quanto non importiamo), non si è esitato a operare svalutazioni interne, che mantenendo bassi salari e stipendi, distruggendo lo stato sociale, limitando il più possibile gli investimenti pubblici, accettando un equilibrio di sottoccupazione, hanno penalizzato i mercati interni dei singoli paesi europei; tutto al fine di vincere la competizione, producendo merci capaci di imporsi sui mercati grazie all’alto rapporto qualità prezzo raggiunto.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Il mercato interno europeo si sta ridimensionando pericolosamente a causa della deflazione imposta dall’euro. Anche la crescita dell’export italiano è stata realizzata al ribasso, nel tentativo di ovviare alla fissità del cambio imposta dalla moneta unica, che ha impedito le fisiologiche svalutazioni e rivalutazioni, consentendo accumuli patologici di attivi e passivi delle bilance commerciali europee (i saldi che i paesi in surplus hanno accumulato registrati dal sistema dei pagamenti europeo, Target 2, ammontano a circa mille miliardi di euro, di cui 800 tedeschi!). I conseguenti spostamenti criminali di capitali, dai paesi in surplus a quelli in deficit, atti a profittare della situazione, fino a ridurre in povertà estrema questi ultimi (esemplare il caso della Grecia), costretti a ridurre a zero il loro stato sociale, svendere i loro patrimoni pubblici, asset, i fattori stessi della produzione ecc.. Alla Grecia si chiese, infatti, improvvisamente di risarcire il debito contratto, mentre le si negava ogni ulteriore finanziamento del disavanzo. </p>



<p class="has-medium-font-size">I surplus hanno permesso ai paesi detentori di finanziare i deficit dei paesi della periferia dell’eurozona mascherando così una bilancia commerciale completamente squilibrata a favore dei paesi in attivo e a sfavore dei paesi della periferia. In passato, i grandi surplus commerciali realizzati dai paesi più forti dell’euro zona, in un sistema di monete nazionali regolate da cambi flessibili, sarebbero stati impossibili da realizzare. Oggi va finalmente riconosciuto il rischio, insito negli spostamenti dei capitali accumulati nei grandi surplus europei, verso i paesi poveri dell’eurozona nel tentativo interessato di coprire debito con nuovo debito senza per questo renderlo pagabile e agire di introducendo i correttivi necessari come vedremo nel seguito.</p>



<p class="has-medium-font-size">Le politiche monetarie di Qe attuate da Draghi hanno incoraggiato e rafforzato la scelta mercantilista configurandosi rispetto al resto del mondo quali aggressive svalutazioni competitive (ricordiamo che, per ovvi motivi, una svalutazione è competitiva se effettuata da un paese in surplus e non da uno in deficit!). La scelta di privilegiare ad ogni costo le esportazioni è ingorda, miope e guerrafondaia; essa rivela in modo sempre più evidente tutta la sua fragile pericolosità. Se i paesi che normalmente assorbono le esportazioni sono colpiti da crisi economica questa si ripercuoterà immediatamente sul paese esportatore. La attuale, ridotta capacità di esportazione della Germania verso la Cina, che subisce i dazi americani, ha immediate conseguenze negative sulle economie con cui è in interscambio (se la Germania esporta meno auto le aziende italiane che producono componentistica per le case automobilistiche tedesche subiranno un calo conseguente). Tutta l’area euro, già a rischio deflazione, è ora prossima alla recessione. L’indisciplina commerciale a cui si è lasciata andare l’Europa dell’euro si ripercuote negativamente oggi anche sulla Germania. Il piano di salvataggio del sistema finanziario oggi costretto a <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/">tassi sottozero</a> non riesce più a salvare le banche, piuttosto le danneggia, <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/">né riesce a raggiungere l’economia reale. </a></p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Nella attuale vicenda europea, ma anche nel funzionamento del mercato globale, è proprio il mercato del denaro e del capitale il grande imputato da mettere finalmente sotto accusa. A partire dagli anni ’80 la liberalizzazione del commercio di capitali su scala globale senza alcuna regolazione e controllo (dall’85 in Europa su proposta di J. Delors) ha operato la principale falla nella diga che impediva al mondo di essere nuovamente preda del credo liberista e dalla pratica mercantilista di stampo coloniale. <br> Il sistema attuale condanna i paesi dell’eurozona ad una competizione strutturale tra loro e con il resto del mondo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/09/target-2.jpg" alt="" class="wp-image-557" width="554" height="436"/><figcaption>Le politiche economiche europee hanno carattere mercantilistico. Il grafico mostra come il sostanziale equilibrio tra export ed import salti a partire dal 2007. La CdC, T2, in sostanziale pareggio è «esplosa» dopo la crisi. Gli squilibri sono stati criminosamente finanziati senza essere riassorbiti peggiorando le economie dei paesi in deficit.</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p class="has-medium-font-size">È per questi motivi che oggi, il sistema Target 2 (T2) ha maggiori opportunità di essere trasformato in una vera camera di compensazione (come proposto da M. Amato ed altri), con l’euro ridotto a semplice unità di conto, in grado di sanzionare, finalmente, i surplus oltre che i deficit. Ai primi andrebbe applicato un tasso negativo in modo da “invitare” chi li detiene a spenderli facendoli finalmente circolare, non solo importando di più, ma anche in investimenti al loro interno. Una camera di compensazione, in estrema sintesi, permette ai paesi che la adottano di scambiarsi merci e servizi pagando gli import dai paesi aderenti con i propri export. Si tratta di scambi multilaterali in compensazione. Il debito nei confronti del paese da cui ho acquistato posso risarcirlo vendendo (esportando) verso qualsiasi altro paese aderente al circuito. L’optimum sarebbe la reintroduzione delle monete nazionali e con esse la possibilità di regolazione del cambio tra monete nazionali ed euro, quale moneta comune (non più unica!), in modo tale da poter aggiustare il cambio rispetto alla moneta comune secondo necessità: rivalutando la moneta del paese che eccedesse in surplus e svalutando quella del paese in eccessivo deficit in modo tale da facilitare le importazioni dei primi e scoraggiarne nel contempo le ulteriori esportazioni e viceversa con i secondi ai fini del raggiungimento dell’equilibrio tra export ed import. In attesa di recuperare il margine di manovra in più che sarebbe consentito dalla reintroduzione delle monete nazionali sarebbero comunque utilizzabili le statonote proposte dal nostro Comitato Nazionale Statonote, ossia moneta di stato non a debito, a circolazione nazionale, che potrebbe supplire quale strumento monetario non a debito a supporto delle necessarie politiche espansive all’interno. Sarebbe un primo passo verso il ritorno alle monete nazionali. Le statonote (già sperimentate in Italia da Aldo Moro) sarebbero utilizzabili per tornare ad assumere nella pubblica amministrazione, dove il blocco delle assunzioni ha dimezzato le risorse umane necessarie, per affrontare seriamente il dissesto idrogeologico del nostro territorio, valorizzare l’enorme patrimonio storico artistico di cui disponiamo che versa ormai in stato di abbandono, svenduto per far cassa, per il rinnovo delle infrastrutture e la cura di quelle ormai al collasso, ecc.. Questa scelta comporterebbe una completa valorizzazione e riassorbimento della forza lavoro oggi disponibile, mobilitando alla produzione di ricchezza comune tutto quel potenziale inespresso e sprecato nella forma della sotto occupazione, della inoccupazione e disoccupazione. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Quel che si propone è un <a href="https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me/html/target2.it.html">Target 2</a> rivisto e corretto in un Target 3 più simile alla <em>International Clearing Union</em>, di Keynesiana memoria, su scala europea, che impedisse strutturalmente il formarsi di avanzi e disavanzi delle bilance commerciali (se ho un surplus ti condanno al deficit, se ho un deficit ti condanno al surplus) e sanzionasse quelli esistenti applicando, ai primi, tassi negativi in modo da indurre i loro detentori a mobilitarli, spendendoli, ossia facendoli circolare in ambito europeo in forma di investimenti sociali e per l’ambiente, gestiti dalla Unione Europea degli Investimenti UEI per grandi opere infrastrutturali su scala europea ecc. Non si tratta di «aiutare» i paesi in deficit a «sostenere» i loro debiti con trasferimenti dai ricchi ai poveri ma di mettere in opera una organizzazione in cui ciascun aderente sia strutturalmente “costretto“ alla collaborazione attiva con vantaggio reciproco di tutti. I paesi in surplus sarebbero indotti a spendere acquistando di più all’estero (in tal modo consentendo ai paesi in deficit di rientrare dai loro passivi) ma anche e contemporaneamente al proprio interno, alzando salari e stipendi, tornando a fare investimenti pubblici non più rinviabili, tornando, in altre parole, ad incentivare finalmente la domanda interna, ponendo termine alla tragica stagione imposta dall’ordoliberismo all’Europa e al mondo intero.   </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Il pericolosissimo mercato dei capitali derivanti dagli eccessi di surplus sarebbe così del tutto ridimensionato. Non si tratta di un sistema nuovo. Si tratta della Unione Europea dei Pagamenti UEP, che dal ’50 al ’58 risollevò l’Europa dalle macerie della guerra. Diretta da Guido Carli, era stata costruita ad imitazione del sistema proposto a Bretton Woods da Keynes nel ’44, quale sistema monetario atto a regolare gli scambi internazionali. Fu respinto, come è noto, a vantaggio del dollaro quale moneta internazionale convertibile in oro, almeno sino al ’71 anno del crollo del regime di BW. </p>



<p class="has-medium-font-size">La UEP è un sistema finanziario che rende non necessari i movimenti di capitale. Fa a meno dei mercati finanziari! I movimenti di capitale di portafoglio (non gli investimenti diretti) sono disincentivati; il fatto che dei soldi in Germania (dovuti a surplus della bilancia pagamenti) finiscano per acquistare delle obbligazioni di banche italiane è dovuto al fatto che, da una parte la Germania questi soldi ce l’ha perché ha un surplus, e che l’Italia, la Grecia o la Spagna di questi soldi hanno bisogno perché hanno un deficit… Nella misura in cui si riducesse strutturalmente la possibilità di generare surplus e deficit diminuirebbe proporzionalmente la necessità di questi finanziamenti mediati dal mercato finanziario. La condizione ideale essendo quella per cui <em>non ho bisogno di chiederti soldi in prestito e tu non avresti comunque soldi da prestarmi.</em> Si ridurrebbe così, strutturalmente, la necessità della esistenza di un mercato del denaro! Se tutti siamo a zero non ho bisogno di avere soldi in prestito e tu non li hai per finanziarmi ma ci siamo egualmente finanziati a vicenda facendoci reciprocamente credito all’interno di quel circuito di credito commerciale, reso possibile dalla Clearing Union, in cui la fiducia sarebbe organizzata in modo strutturale, così da incoraggiare  e “obbligare“ a rapporti collaborativi tra paesi verificandone ad ogni passo i vantaggi reciproci, ossia, di sistema.  </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> La re-immissione dei surplus in circolazione è utile, oltre che giusta. È importante reperire grandi investimenti per finanziare l’economia circolare e la transizione energetica. I combustibili fossili residui sono una risorsa non rinnovabile da utilizzare limitatamente quale materia prima nelle trasformazioni industriali, non più nella conversione energetica. Sono necessari grandi piani energetici nazionali che operino una rivoluzione decentralizzando la produzione e la distribuzione dell’energia. Ogni edificio, pubblico o privato, dovrà diventare unità di produzione oltre che di consumo dell’energia che ci scambierà in una grande rete peer to peer dell’energia; una internet dell’energia, come proposta da J. Rifkin, che trasformi gli ex consumatori in <em>prosumers</em>, produttori e consumatori insieme. Anche l’agricoltura deve conoscere la sua rivoluzione abbandonando il modello estrattivo intensivo, meccanicizzato e basato sull’uso indiscriminato della chimica che inquina le acque, sterilizza e desertifica i suoli, e sostituirlo con una <a href="https://www.francescocappello.com/2019/02/27/scopo-delleconomia-e-la-risposta-ai-bisogni-interni/">agricoltura ecosistemica</a> secondo natura che riforesti (food forest) riducendo, nella sua pratica, praticamente a zero, l’uso dei combustibili fossili. La Banca Europea degli Investimenti BEI, andrebbe rifinanziata in modo da concretare la ripresa degli investimenti, su scala europea, secondo criteri condivisi. Ad oggi, il bilancio europeo è ridicolo, ammontando ad uno striminzito 1% del PIL.</p>



<p class="has-medium-font-size"> <br> Che l&#8217;Europa abbia bisogno di ripartire con politiche fiscali “aggressive” lo ha ribadito persino Olivier Blanchard, ex capo economista del fondo monetario Internazionale che in passato aveva incoraggiato le politiche economiche ordoliberiste e mercantiliste. Egli appare oggi redento e dichiara quanto siano ormai decisive, necessarie, e non più rimandabili, politiche economiche espansive nell’area euro. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> A livello locale possiamo sin da subito attivare reti di mutuo credito RMC, utilizzanti il sistema della camera di compensazione, in cui la moneta è utilizzata solo come unità di misura (di conto) del valore di merci e servizi scambiati. Le RMC ottimizzano gli scambi tra imprese coinvolgendo professionisti, dipendenti, cittadini e di recente anche le amministrazioni locali (modello Sardex/WIR) mentre diffondono la cultura e la consapevolezza della non neutralità della moneta. Le RMC scoraggiano strutturalmente, così come le statonote, non spendibili all&#8217;estero, gli acquisti su piattaforme, quali <a href="https://www.francescocappello.com/2019/09/22/liquidita-bce/">Amazon, Zalando e simili</a> (attori globali e grandi evasori locali) contribuendo a incentivare la domanda interna a vantaggio della nostra realtà economica fatta soprattuto di micro imprese (95%) e piccole imprese.</p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Anche su scala internazionale è necessario e urgente riproporre con rinnovata forza e consapevolezza il progetto keynesiano, consistente in una camera di compensazione, <em>la International Clearing Union, </em>che fu respinto a Bretton Woods, oggi più che mai necessario e urgente per uscire dal vicolo cieco evolutivo in cui l’umanità si sta ficcando. Esso prevede l’uso di una moneta comune, il Bancor, e monete nazionali per regolare in maniera ottimale il commercio mondiale abbandonando la finanza fondata sulla liquidità foriera di guerra. Ne parleremo più diffusamente in altre occasioni.  </p>



<p class="has-medium-font-size"><br> Al tradizionale conflitto tra lavoratori e capitalisti si sono aggiunti oggi quello tra debitori e creditori (tra i debitori, non solo famiglie e imprese ma anche interi popoli con i loro Stati), tra micro e macro (microimprese e multinazionali, piccole banche e grandi banche d’affari). Enormi bolle di falso denaro perché non mobile in forma di debiti e crediti, cartolarizzazioni e derivati a discapito dell’economia reale minacciano la pace. Il verbo pagare contiene la radice pace ebbene oggi non è possibile alcuna <em>quietanza</em> perché è diventato praticamente impossibile la pacificazione risultante dalla estinzione dei debiti nei confronti dei creditori. Debiti inestinguibili, usati troppo a lungo quale strumento di dominio della <em>aristocrazia finanziaria </em>di marxiana memoria sui popoli e le loro organizzazioni.<br> Indebitarsi, nel contesto attuale della moneta privata a debito, equivale a mettersi in posizione di svantaggio permanente così come concedere prestiti consente di esercitare un potere sul debitore. Tra i due si genera una relazione conflittuale che rischia di degenerare in violenza esercitata o subita, anche fisica (guerra tra paesi). <br> La condizione ideale è quella mediata dalle camere di compensazione: non ho bisogno di chiederti soldi in prestito e tu non avresti comunque soldi da prestarmi. La moneta usata solo come unità di misura del valore e non più come riserva di valore, se non in condizioni strettamente controllate, non è più cumulabile.<br> Se tutti siamo a zero io non ho bisogno di avere soldi in prestito e tu non li hai per finanziarmi ma ci siamo egualmente finanziati a vicenda facendoci reciprocamente credito (credendo l’uno all’altro). Se tutti convergono verso l’equilibrio (situazione di sostanziale parità tra importazioni ed esportazioni ) non ci sono deficit da finanziare e non ci sono surplus in grado di finanziarli perché i soldi li ho spesi comprando e ho comprato perché ho venduto. Le moneta come unità di conto (scritturale) una volta svolto il suo ruolo di mediazione degli scambi sparisce (non può essere accumulata). In questo contesto non è più utilizzabile quale riserva di valore. <br> La fiducia è organizzata in modo strutturale in modo da facilitare ed incoraggiare la crescita di rapporti virtuosi nella impresa comune verificandone ad ogni passo i vantaggi reciproci ossia di sistema. Centrare il target (bersaglio) significa in definitiva attivare un <em>Target 3</em> che riduca drasticamente la necessità di un mercato dei capitali mentre ottimizza quello delle merci e dei servizi scambiati in una logica di <em>vantaggi comparati</em>.<br> Bisogna <em>far presto e bene perché si muore </em>diceva un caro amico a cui devo molto. Le più grandi economie del mondo ossia quelle di SU, Cina e Ue sono in piena guerra commerciale tra loro in un momento in cui anche la supremazia del dollaro e il relativo ordine mondiale da esso sotteso risulta pericolosamente in discussione. L’Europa ha nascosto i sintomi delle proprie patologie per rafforzarsi nei confronti del resto del mondo; ha, però, aumentato la sua dipendenza dalla congiuntura internazionale, ha, inoltre, influito negativamente sulla ripresa mondiale e sta soffiando sulle tensioni geopolitiche. La crisi che attraversa non a caso è una crisi di fiducia reciproca tra i suoi membri. Non solo non ci si fida più l’uno dell’altro ma spesso ci si offende e insulta reciprocamente e sistematicamente, fino ad evocare nuovamente quei demoni nazionalistici che si volevano fugare. È comunque necessario un recupero del margine di azione nazionale da distinguere decisamente dal discorso nazionalistico.</p>



<p class="has-medium-font-size"> <br> Le condizioni per cui il conflitto da commerciale possa degenerare in militare ci sono tutte. È nel cercare di arricchirsi alle spalle degli altri (accumulando surplus a spese dei deficit altrui), come è nella logica della scelta mercantilista, il suo tratto profondamente guerrafondaio che conduce inesorabilmente dalle guerre commerciali alle guerre combattute con gli eserciti. <br>Tutto sembra purtroppo muoversi in questa tragica direzione: i cinesi hanno preso ad armarsi a ritmo crescente (già oggi spendono un quarto del budget militare americano);<br>la aggressiva estensione della Nato verso Est;<br>la rottura del trattato INF;<br>la adozione di dottrine militari quali il <em>First Strike Atomico </em>a sostituzione del più rassicurante (si fa per dire…) <em>equilibrio del terrore</em> dei tempi della prima guerra fredda; <br>la declassificazione di armi nucleari depotenziate, da strategiche a tattiche, ossia usabili nei teatri di guerra convenzionale (vedi il documento <em>Nuclear Operations</em>);<br>la preparazione alla guerra che procede spedita, come riportato nel documento <em>Providing for the Common Defence</em>, da cui si evince come gli statunitensi, pur consapevoli che stavolta non sarà una passeggiata e che il popolo americano dovrà essere pronto a subire enormi perdite di beni e vite umane, finanche sul proprio territorio nazionale, la guerra sia ormai da considerarsi necessaria non trattandosi ormai di decidere se, ma solo quando… </p>



<p class="has-medium-font-size"><br>Non è a caso che i nostri costituenti, con alle spalle le grandi crisi economiche provocate da quegli stessi sistemi economici liberisti/mercantilisti, che oggi hanno ripreso il sopravvento, e che allora portarono ai totalitarismi e alle grandi guerre globali ne fossero pienamente consapevoli, e la nostra Costituzione dichiararono di scriverla in modo tale che non accadesse mai più. </p>



<p class="has-medium-font-size">Dai verbali della Costituente: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«Se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli»</em> Gustavo Ghidini, 1947</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«è effettivamente insostenibile la concezione liberale in materia economica, in quanto vi è necessità di un controllo in funzione dell’ordinamento più completo dell’economia mondiale, anche e soprattutto per raggiungere il maggiore benessere possibile. Quando si dice controllo della economia, non si intende però che lo Stato debba essere gestore di tutte le attività economiche, ma ci si riferisce allo Stato nella complessità dei suoi poteri e quindi in gran parte allo Stato che non esclude le iniziative individuali, ma le coordina, le disciplina e le orienta»</em> Aldo Moro, 1947<br> </p></blockquote>
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		<title>Chi gestirà la transizione energetica dal fossile (non rinnovabile) alle rinnovabili?</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2019/09/29/chi-gestira-la-transizione-energetica-dal-fossile-non-rinnovabile-alle-rinnovabili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 20:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economiadigitale]]></category>
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		<category><![CDATA[prosumers]]></category>
		<category><![CDATA[transizioneenergetica]]></category>
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					<description><![CDATA[Le grandi multinazionali dell&#8217;energia stanno organizzandosi da tempo per imporre le loro strategie, pensiamo ad esempio alle grandi pali eoliche in mare o sulle colline italiane previo pagamento di una concessione (di 3lire&#8230;) al comune che le ospita (per sempre) oppure alle distese di pannelli fotovoltaici su terreni agricoli e fertili, al rigassificatore OLT (ora&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi gestirà la transizione energetica dal fossile (non rinnovabile) alle rinnovabili?' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/29/chi-gestira-la-transizione-energetica-dal-fossile-non-rinnovabile-alle-rinnovabili/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48-1024x769.png" alt="" class="wp-image-676" width="384" height="288" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48-1024x769.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48-300x225.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48-768x577.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48-120x90.png 120w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-17-alle-21.50.48.png 1185w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /><figcaption>The European Climate Foundation</figcaption></figure></div>



<p class="has-medium-font-size">Le grandi multinazionali dell&#8217;energia stanno organizzandosi da tempo  per imporre le loro strategie, pensiamo ad esempio alle grandi pali eoliche in mare o sulle colline italiane previo pagamento di una  concessione (di 3lire&#8230;) al comune che le ospita (per sempre) oppure  alle distese di pannelli fotovoltaici su terreni agricoli e fertili, al rigassificatore OLT (ora SNAM) che staziona offshore tra tirrenia e  Livorno, ai grandi impianti ingegneristici di cattura e stoccaggio della CO2. Si tratta di un modello centralizzato di produzione  dell&#8217;energia dalle grandi centrali al consumatore finale (non mi  meraviglierei che qualcuno tirasse fuori di nuovo la necessità delle centrali  nucleari&#8230;) opposto ad un modello decentralizzato in cui ogni  edificio pubblico o privato, case, capannoni di aziende ecc. diventasse  una unità di produzione oltre che di consumo dell&#8217;energia facendo di ciascuno di noi un <em>prosumers</em>. Chi produce troppo rispetto alle proprie  necessità di consumo metterebbe la propria eccedenza in rete ad uso di chi in quel  momento necessita di più energia di quella che è in grado di produrre. Si tratterebbe di una rete peer to peer (proposta da J. Rifkin) in cui  come facciamo con la informazione su internet ci scambieremmo l&#8217;energia &#8211;  una internet dell&#8217;energia&#8230; </p>



<p class="has-medium-font-size">Le necessarie ristrutturazioni energetiche  degli edifici, l&#8217;adattamento della topologia della rete, sarebbero  parte di un piano energetico nazionale. Questo seconda modalità ha però  “tre difetti“. A guadagnarci saremmo tutti noi oltre che naturalmente  l&#8217;ambiente in cui viviamo, a perderci le grandi multinazionali che da un  bel po&#8217; hanno cominciato a pensare a come guadagnare dalla transizione  energetica in atto. Il terzo difetto sta nel fatto che il sovvertimento  della finanza pubblica non permette gli investimenti pubblici che  sarebbero necessari e anzi, poiché le ristrutturazioni energetiche se  attuate prima fanno alzare il pil poi lo fanno diminuire, nell&#8217;ambito europeo questo diventa un problema perché se diminuisce il pil, seppure virtuosamente, il rapporto debito/pil si alza ma in ambito europeo vogliono che si abbassi alla metà del valore attuale!! (abbiamo  presente cosa comporterebbe la soddisfazione di questo vincolo nel  sistema della moneta privata a debito in cui ci hanno ficcato!?)</p>



<p class="has-medium-font-size">  Le nostre imprese pubbliche dell&#8217;energia (SNAM, ENI, ENEL),  sono state  svendute, nel senso che sono diventate delle S.P.A. alla finanza privata;  questo significa che se anche i loro vertici continuano a essere nominati dalla politica la loro natura di spa impone loro la riduzione degli investimenti,  letteralmente allo zerovirgola, l&#8217;iinalzamento delle tariffe agli utenti; evitano così di commissionare R&amp;S e innovazione a ENEA e CNR e tutto per  distribuire dividendi più alti ai loro azionisti&#8230;</p>



<p class="has-medium-font-size"> La finanza  speculativa mondiale ha urgente bisogno di innescare investimenti su scala planetaria gonfiando una bolla finanziaria &#8220;green&#8221; che le  permetterà di sopravvivere a se stessa, ai <a href="https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/">tassi sottozero</a> che rischiano di sotterrare fondi di investimento, fondi pensione e sistema bancario.  Per ogni eventualità si prepara alle possibili catostrofi finanziarie  prevenendo le corse agli sportelli <a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/01/smaterializzare-il-contante/">smaterializzando la moneta</a></p>



<p><strong><em>Note a margine </em></strong><br></p>



<p>La <a href="https://europeanclimate.org/people/funders/">European climate foundation</a> apprezza molto i finanziamenti che supportano il nostro lavoro e contribuiscono a progressi effettivi sulla rotta verso una società a basse emissioni di carbonio.</p>



<p> <a href="http://www.climateaction.org">Climateaction</a> ha legami con un certo numero di partner finanziari al fine di  promuovere &#8216;investimenti verdi&#8217; in quella che viene definita &#8216;industria  della sostenibilità globale&#8217;.</p>



<p><a href="http://climate.org/donors-and-partners/">Il Climate Institute</a> di Climate.org  è un&#8217;importante entità di ricerca finanziata tra gli altri da Ford  Motor Company Fund, GE Foundation, Goldman Sachs, Rockefeller Brothers  Fund, Shell Foundation, The Rockefeller Foundation.</p>



<p>&#8220;<a href="https://www.clcouncil.org/founding-members/?fbclid=IwAR3U90t5rUb46rWEgJVloQKL_zoqoPFHsW7CoCiNZqFNXmdxxwTuKh7-kiI">Questo gruppo</a> rappresenta ora la più ampia coalizione climatica nella storia degli Stati Uniti e comprende una coalizione notevolmente ampia di leader del settore aziendale.&#8221;</p>



<p></p>



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<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chi gestirà la transizione energetica dal fossile (non rinnovabile) alle rinnovabili?' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/29/chi-gestira-la-transizione-energetica-dal-fossile-non-rinnovabile-alle-rinnovabili/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Chi gestirà la transizione energetica dal fossile (non rinnovabile) alle rinnovabili?' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/29/chi-gestira-la-transizione-energetica-dal-fossile-non-rinnovabile-alle-rinnovabili/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Liquidità BCE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 09:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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					<description><![CDATA[nella palude della Ue pubblicato su SovranitàPopolare pubblicato su Iskrae.eu pubblicato da Marx 21 Draghi reimmetterà 20 miliardi al mese (creati dal nulla) nel circuito economicoPer statuto non può immetterli direttamente nell&#8217;economia reale in forma di investimenti pubblici, sostegno alle imprese, alle famiglie ecc… mette quindi delle condizionali nella “speranza“ che stavolta possano raggiungere il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Liquidità BCE' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/22/liquidita-bce/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h4 class="has-vivid-red-color has-text-align-center">nella palude della Ue</h4>



<p><a href="https://www.sovranitapopolare.org/2019/09/18/liquidita-bce-nella-palude-ue/">pubblicato su SovranitàPopolare</a></p>



<p><a href="http://www.iskrae.eu/liquidita-bce/">pubblicato su Iskrae.eu</a></p>



<p><a href="http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/30007-liquidita-bce-nella-palude-ue">pubblicato da Marx 21</a></p>



<p><em>Draghi reimmetterà 20 miliardi al mese (creati dal nulla) nel circuito economico</em><br>Per statuto non può immetterli direttamente nell&#8217;economia reale in forma di investimenti pubblici, sostegno alle imprese, alle famiglie ecc… mette quindi delle condizionali nella “speranza“ che stavolta possano raggiungere il target desiderato. Nella Unione Europea è stata introdotta l’idea criminale che gli investimenti pubblici in deficit siano da evitare perché causerebbero debito. Ne sono conseguite pratiche malsane che stanno portando allo smantellamento della casa comune. Si fa avanzo primario dal ’92. Si spende cioè meno di quanto si incassi sotto forma di tasse così che rimanga sempre qualcosa da destinare al pagamento del servizio al debito. Non si investe nei servizi pubblici, che vengono piuttosto taglieggiati, si risparmia sulla previdenza, le infrastrutture al collasso vengono abbandonate al loro destino, si svende il patrimonio comune nel tentativo di far cassa, i trasferimenti dello Stato ai comuni sono stati ridotti al lumicino viceversa questi ultimi sono stati incoraggiati a diventare esattori delle tasse locali. Si fanno concessioni di sfruttamento coloniale del territorio svenduto, spesso a multinazionali straniere che fanno i loro comodi operando con finalità estrattive di ricchezza. Tali concessioni, compensate con due briciole e tre posti di lavoro… sono generalmente fatte passare per salvifici investimenti stranieri.</p>



<p>È vero che fare investimenti pubblici in deficit crea debito? No. Chi fosse interessato veda qui (1) [Ancora meglio se si riprendesse ad usare, in parallelo all’euro, moneta a non debito come si dirà più avanti]. Sappiamo che nel settore pubblico il vincolo di ideale saldo zero (spese=entrate fiscali) e in generale il Fiscal Compact, che nel 2012 ha sovvertito la costituzione economica (nuovo art. 81), ci impediscono qualsiasi politica fiscale espansiva (1). Non investire, risparmiare denaro pubblico, fare austerity, nel tentativo di far rientrare il debito, sono piuttosto le strategie fallimentari che peggiorano i conti pubblici come è ormai evidente a tutti. Eppure è su di esse che si insiste. La propaganda le promuove incessantemente contro ogni evidenza e argomentazione del sapere economico.</p>



<p>Quello immesso da Draghi è denaro a bassissimo costo che tuttavia, malgrado le buone intenzioni, in condizioni di deflazione e quasi recessione, non verrà chiesto né utilizzato (se non nel mondo della finanza), perché le prospettive per gli imprenditori medio-grandi non sono buone. Ai micro e ai piccoli imprenditori, che ne avrebbero bisogno e lo chiedono, non viene concesso; i criteri di rischio stabiliti dagli accordi di Basilea, infatti, non conferiscono loro un rating sufficientemente buono. Stiamo parlando però della quasi totalità delle imprese private. Si aggiunga la sostanziale disattivazione dell’efficacia dei fondi garanzia e l’eccesso della tassazione (tra le più alte al mondo) a carico delle imprese, che seppure cercano di difendersi, riunendosi in associazione di categoria quali Confapi, Apindustria e simili, rischiano, sempre più, di essere sfruttate e fagocitate dalle multinazionali. Tipico il caso in cui sono costrette ad affidarsi, per le vendite dei loro prodotti, ad Amazon che impone loro condizioni e prezzi di vendita… Oltretutto le regole del gioco sono fortemente squilibrate a favore delle multinazionali che risultano enormemente avvantaggiate dal fisco rispetto alle imprese autoctone. Nel primo trimestre 2019, le chiusure hanno superato le aperture dello 0,4%, rispetto ai tre mesi precedenti (21.659 imprese in meno). Si pensi ora al conteggio di quanti perdono il lavoro e a come di conseguenza si facciano tappeti d’oro a imprese di e-commerce come Zalando. Quest’ultima è in procinto di aprire una nuova sede a Verona, per più di mille posti di lavoro, che saranno retribuiti con stipendi da fame, intorno alle 900 euro mensili. In pratica, si tratta di un ulteriore elemento di accelerazione dei processi di deindustrializzazione in corso ormai da tempo. Ovunque, il tradizionale tessuto, produttivo e finanziario, piccolo e diffuso sul territorio, viene fagocitato dalle grandi multinazionali mentre le grandi banche d’affari estere si insinuano nei consigli di amministrazione del nostro sistema bancario. Persino le piccole banche popolari e di credito cooperativo che in passato erano in rapporto diretto con la micro e piccola impresa, essendo in grado di sostenerle adottando politiche finanziarie anticicliche, oggi subiscono lo stravolgimento della loro natura e funzione. </p>



<p><br> <em>Tutto questo Draghi lo sa bene e allora perché insiste col suo bazooka? </em><br> Il presidente uscente della BCE è costretto, per la seconda volta, a far salti mortali per evitare la disgregazione dell’eurozona, come già nel 2012. Lo spread, lo abbiamo imparato 7 anni fa, è utilizzabile quale strumento di condizionamento e ricatto delle politiche nazionali. Quel che Draghi mette in atto è una forzatura dello statuto della BCE e dei vincoli europei per tentare di contrastare la peste nera della emergente deflazione. Si ricordi che il suo principale mandato è la stabilità dei prezzi (inflazione al 2 %). Nel 2012 riuscì a tenere in piedi l&#8217;euro e il sistema bancario ma l&#8217;inflazione rimase sotto il target del 2%. <br> Le politiche di espansione monetaria, nella forma del Quantitative easing (Qe), gli vengono consentite nel disperato tentativo di tenere in equilibrio l’euro ma se oggi, Weidmann e altri, contestano più decisamente il Qe è perché i tassi negativi (vedi 2) rischiano di mettere ‘ko’ i bilanci delle banche; c’è da pensare che non sia a caso che risulti in corso di perfezionamento il Mes bancario (Bail-in ecc.) insieme ad una decisa accelerazione verso la abolizione dell’uso del contante per prevenire eventuali corse agli sportelli in caso di cedimento delle prime banche come, d&#8217;altronde, lasciano presagire i loro corsi azionari, in picchiata verso lo zero.</p>



<p>La novità, infatti, è che i tassi negativi sui titoli non soccorrono più le banche! Al contrario chiedono loro di finanziare il debito pubblico! <br> Essi si configurano come un sovvertimento del sistema! <br> Basti pensare alle condizioni in cui, in presenza di tassi sottozero, viene a trovarsi un fondo pensione che deve mettere insieme un piano di accumulo finanziario del 5% usando titoli di stato… se questi permangono a tasso negativo, ai fondi sarà impossibile mettere insieme la pensione promessa ai propri sottoscrittori! Quella finta sinistra che aveva accolto l’idea della partecipazione agli utili della finanza anche delle classi lavoratrici invitandole a provare ‘amore fatale’ per fondi di investimento e fondi pensione ha rimosso volutamente il fatto che essi per raggiungere i profitti preventivati, divenuti azionisti di maggioranza, si sarebbero comportati da padroni, procedendo a ristrutturazioni, riduzioni degli investimenti, riduzione del personale impiegato, ecc.  contro gli interessi, divenuti ormai schizofrenici, degli stessi operai e delle imprese in cui lavorano. </p>



<p><br><em> Il sistema capitalistico sta implodendo</em><br>Si direbbe che non sanno più cosa inventarsi. Come si diceva, stanno preventivamente, accelerando il processo che porterà alla digitalizzazione di tutta la moneta. Il terrore che hanno, a fronte dei prossimi, ormai possibili, fallimenti di tante banche, è la corsa agli sportelli ossia il tentativo disperato che gli utenti delle banche metterebbero in opera per riprendersi i propri depositi in forma di banconote (le banconote in circolazione non raggiungono i 200 mld, comprese le monetine). Ovviamente, se i risparmi saranno stati ridotti a bit elettronici, la corsa sarà vana… La completa digitalizzazione facilita, oltretutto, l&#8217;attacco al risparmio italiano (più di 4000 mld di cui 1400 nei conti correnti). Mentre gli ingenui pensano che si tratti di una utile strategia finalizzata alla lotta all’evasione (in realtà in larghissima parte dovuta alle grandi corporations operanti sul territorio italiano), la Unione Bancaria sta perfezionando il &#8220;bail in&#8221; ossia la pratica criminale che addossa al risparmiatore l&#8217;onere del salvataggio della banca di cui è utente (il limite dei 100000 euro? Il solito specchietto per le allodole…), senza contare che, nel caso il progetto criminale, venisse portato a compimento, come si augurano in tanti, sino a far scomparire il contante dalla circolazione, diverrebbe impossibile persino lasciare un obolo, la mancia, o l’elemosina, a meno che i mendicanti, di cui si sta riempendo l’Italia (più di 5 milioni i poveri assoluti), non si dotino di terminali di pagamento pos e relativi conti corrente.Intanto i tedeschi ci copiano (rubano) l&#8217;idea delle miniobbligazioni che sarebbe stata per noi un modo ottimale di impiego dei risparmi privati, mirante alla internalizzazione del debito pubblico, la salvaguardia del risparmio e la sua mobilitazione in investimenti pubblici secondo quanto previsto dall’art. 47 della Costituzione. Si spera che questo governo sappia muoversi in questa direzione ponendo un argine all’ordoliberismo e che non insistano piuttosto fino alle sue conseguenze più estreme (3) tutte previste e prevedibili. Ci si chiede se i danni che la stessa Germania soffre, in misura crescente, li faccia desistere e li induca a ripensamenti sino al punto di fargli cambiare strada. Per conoscere le loro scelte effettive non possiamo far altro che aspettare la manovra autunnale. Nel frattempo però è quanto mai necessario scendere in piazza a dichiarare il rifiuto del popolo italiano, non più disposto ad accettare regole suicide, in nome di chissà quale dio teutonico. </p>



<p><em>Il capitalismo non riesce più a nascondere la sua crescente impotenza </em><br> Nei settori ad alta redditività, come spesso ripete l’economista Antonino Galloni, la domanda di lavoro è fortemente decrescente a causa delle politiche europee deflazionistiche rispetto a salario e lavoro. L’aumento dei profitti in questi comparti è minore della diminuzione di salari e occupazione. In altre parole il ritmo con cui i profitti aumentano, nei reparti a più alta resa dell’economia, rallenta, tendendo a zero (saggi di profitto tendenti a zero) malgrado la diminuzione del costo del lavoro. I salari diminuiscono a causa della deflazione salariale, a cui ci costringe l’uso di una moneta dal valore troppo alto per la nostra economia. I processi di automazione del lavoro, oltretutto, incorporano lavoro nelle macchine automatizzate contribuendo all’aumento della disoccupazione. Quindi, nemmeno l’aumento degli investimenti in questi settori dell’economia privata è ormai in grado di far crescere il PiL! Si tratta, a ben vedere, del fallimento del sistema capitalistico che, anche per questo, tende sempre più a finanziarizzarsi. Ad assorbire lavoro, allora, oltre che la sua ridistribuzione, tramite abbassamento dell’orario di lavoro, almeno a parità di salario (compresa riduzione dell’età pensionistica), anche la attivazione di milioni di posizioni lavorative in tutti quei settori di cura delle persone e del territorio, scartati dall’impresa capitalistica perché in essi si verifica sistematicamente che il fatturato risulta sempre più basso dei costi. In questi settori il capitalismo è impotente e anzi pericoloso. Se ci dovessimo convincere che non è più possibile il lavoro in questi settori, solo perché non promettono alcun profitto, dovremmo rassegnarci ad abbandonare al suo destino il patrimonio storico artistico o rassegnarci ad un suo sfruttamento estrattivo, così come dovremmo dichiararci impotenti rispetto alle necessità di intervento, mirato ad affrontare il dissesto idrogeologico del nostro territorio, le bonifiche, o rinunciare alla manutenzione delle infrastrutture esistenti se non alla loro implementazione. Dovremmo rinunciare sempre più alla sanità o alla istruzione per tutti. Solo chi avrà risorse finanziarie potrà accedere a cure e istruzione.</p>



<p><br> <em>Come uscire dalla palude</em><br>Non è vero che manca il lavoro come ripete ossessivamente la propaganda. Mancano i soldi per mobilitarlo e consentirgli di generare ricchezza autentica in tutti quei settori dove esso risulta non svolto, incompiuto, seppure necessario. Tutto ciò è realizzabile solo tornando ad utilizzare moneta non a debito, di emissione statale, come le statonote, promosse dal nostro comitato nazionale statonote, moneta legale solo all’interno del circuito nazionale da usare in parallelo alla valuta internazionale, ossia l’euro per gli scambi commerciali con l’estero. Il credo ordoliberista ci costringe a trovare un equilibrio puntando tutto sulle esportazioni. Se riusciamo ad ottenere un surplus, malgrado le condizioni del tutto sfavorevoli in cui si trovano ad operare le nostre imprese, è grazie alla eccezionalità italiana in campo manifatturiero e al made in Italy e ai sempre più frequenti casi di gestione diretta delle aziende da parte di lavoratori che si oppongono alla loro chiusura, ma tutto avviene a costo di una enorme e degradante svalutazione interna. Il sistema mercantilistico europeo costringe ai surplus per sopravvivere. Possiamo però, utilizzando moneta interna non a debito puntare sulla domanda interna, mettere mano a quella enorme quantità di lavoro incompiuto a cui abbiamo accennato sopra, ed esportare soltanto le eccedenze mirando ad una sostanziale e salutare parità della bilancia commerciale con l’estero.    </p>



<p>Il sistema ordoliberista, a sostegno della politica mercantilista europea, fondato in generale sul paradigma economico della liquidità (finanza foriera di guerra), che non permette a debitori e creditori i reciproci saldi, mostra tutte le sue pericolosissime crepe. Urgente, quanto necessaria, la adozione di un paradigma del tutto opposto (una finanza di pace) già prevista da Keynes che fu, purtroppo, rigettata nel &#8217;44 a Bretton woods e che ripasseremo prossimamente nella prospettiva di una sua riedizione su scala nazionale ed europea.  Infine, se vi state chiedendo chi possa avere tanto interesse a che l&#8217;euro rimanga in piedi a qualsiasi costo potete trovare una possibile risposta qui (4).</p>



<p>(1) https://www.francescocappello.com/2019/08/10/debito-pil-sarei-come-tu-mi-vuoi/</p>



<p>(2) https://www.francescocappello.com/2019/08/30/sottozero/</p>



<p>(3) https://www.francescocappello.com/2019/09/06/perche-continuiamo-a-lasciarli-fare/</p>



<p>(4) https://www.francescocappello.com/2019/09/08/miracoli/</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Liquidità BCE' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/22/liquidita-bce/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Liquidità BCE' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/22/liquidita-bce/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Benvenuti nell&#8217;incubo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 06:22:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sett. 2019 &#8211; il futuro possibile in via di preparazione Benvenuti nell&#8217;incubo Riprendono le privatizzazioni a danno persino dei fattori produttivi del nostro paese nel frattempo stanno velocizzando la corsa verso la eliminazione del contante, tramite una tassa sul prelievo&#8230; Il terrore che hanno a fronte dei prossimi ormai possibili fallimenti di tante banche (osservate&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Benvenuti nell&#039;incubo' data-link='https://www.francescocappello.com/2019/09/14/benvenuti-nellincubo/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h5 class="has-vivid-red-color">Sett. 2019 &#8211; il futuro possibile in via di preparazione <br>Benvenuti nell&#8217;incubo </h5>



<p><br> Riprendono le privatizzazioni a danno persino dei fattori produttivi del nostro paese <br> nel frattempo stanno velocizzando la corsa verso la eliminazione del contante, tramite una tassa sul prelievo&#8230; <br>  Il terrore che hanno a fronte dei prossimi ormai possibili fallimenti  di tante banche (osservate come sta andando giù il valore delle azioni  bancarie) è la corsa agli sportelli che consiste nel tentativo disperato  di riprendersi i propri risparmi in forma di banconote (le banconote in  circolazione non raggiungono i 200 mld, comprese le monetine). Se i  risparmi saranno stati ridotti a bit elettronici questa sarà una corsa  vana&#8230; <br> Tutto ciò facilita l&#8217;attacco al risparmio italiano (più di  4000 mld di cui 1400 nei conti correnti) mentre gli ingenui pensano si  tratti di sistema per la lotta all&#8217;evasione<br> nel frattempo la unione  bancaria ha introdotto il &#8220;bail in&#8221; ossia la pratica criminale che  addossa al risparmiatore l&#8217;onere del salvataggio della banca di cui è  utente (il limite dei 100000 euro? Il solito specchietto per le  allodole) <br> Intanto i tedeschi ci copiano (rubano) l&#8217;idea delle  miniobbligazioni che sarebbe stata per noi un modo ottimo di impiego dei  risparmi privati   </p>



<p></p>
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