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	<title>Medioriente &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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		<title>La guerra economica è cruenta e caotica, ma non per tutti; tra i litiganti c’è chi gode</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:12:28 +0000</pubDate>
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<h2 id="il-fallimento-dei-negoziati-tra-stati-uniti-e-iran-in-pakistan-ha-innescato-una-reazione-a-catena-che-trascende-il-semplice-scontro-diplomatico-delineando-un-panorama-di-crisi-multipla-dove-energia-tecnologia-e-sussistenza-alimentare-si-intrecciano-inestricabilmente-la-decisione-dell-amministrazione-trump-di-imporre-un-blocco-totale-allo-stretto-di-hormuz-non-rappresenta-solo-un-tentativo-di-azzerare-le-entrate-iraniane-e-i-proventi-dei-pedaggi-marittimi-ma-configura-una-sfida-diretta-alla-stabilita-globale"><strong>Il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan ha innescato una reazione a catena che trascende il semplice scontro diplomatico, delineando un panorama di crisi multipla dove energia, tecnologia e sussistenza alimentare si intrecciano inestricabilmente. La decisione dell&#8217;amministrazione Trump di imporre un blocco totale allo Stretto di Hormuz non rappresenta solo un tentativo di azzerare le entrate iraniane e i proventi dei pedaggi marittimi, ma configura una sfida diretta alla stabilità globale</strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">Se da un lato Washington minaccia di sequestrare ogni vascello che abbia pagato dazio a Teheran, dall&#8217;altro deve fare i conti con un&#8217;economia interna già logorata, dove il <em>sentiment</em> dei consumatori è precipitato dell&#8217;11%, toccando i minimi storici, e le aspettative inflazionistiche corrono verso un preoccupante 5%. Con la benzina proiettata verso i 6 dollari al gallone, il mercato azionario, guidato dal NASDAQ e dall&#8217;S&amp;P 500, ha già iniziato a mostrare i segni di un cedimento strutturale, rivelando la fragilità di un sistema che non può assorbire indefinitamente costi energetici così elevati.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il collasso della catena di approvvigionamento tecnologico ed energetico proprio nel momento in cui gli Stati Uniti cercano di vincere la corsa all&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Questa tensione geopolitica si scontra violentemente con le ambizioni tecnologiche americane, in particolare nel settore dell&#8217;intelligenza artificiale. Mentre le &#8220;Magnifiche 7&#8221; [1] investono oltre 600 miliardi di dollari nella costruzione di oltre 700 data center in stati come Virginia e Texas, la realtà industriale racconta una storia di vulnerabilità estrema. La corsa all&#8217;IA richiede una quantità monumentale di energia elettrica ed acqua e infrastrutture che gli Stati Uniti non sono attualmente in grado di produrre autonomamente. <strong>I tempi di consegna per i trasformatori elettrici, componenti essenziali per alimentare questi centri nevralgici, sono passati da due a cinque anni</strong>,<strong> con prezzi raddoppiati a causa della <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">dipendenza dalle forniture cinesi</mark></strong>. In questo contesto, la Cina detiene una leva strategica formidabile: <strong>il controllo del 70% delle terre rare globali</strong>. Elementi come il terbio, indispensabile per i sistemi di guida dei jet e dei radar, rendono la macchina bellica e tecnologica statunitense paradossalmente dipendente dal suo principale avversario, proprio mentre Pechino si prepara a rispondere al blocco energetico che minaccia il 90% delle sue importazioni di greggio iraniano.<br>L&#8217;instabilità dello Stretto di Hormuz agisce inoltre come un detonatore per una crisi alimentare potenzialmente più devastante di quella innescata dal conflitto russo-ucraino. Il passaggio non è solo la via del petrolio, ma l&#8217;arteria principale per un terzo del commercio marittimo mondiale di fertilizzanti. La carenza di urea, azoto e zolfo colpisce direttamente la resa dei raccolti, creando uno shock dell&#8217;offerta che è per natura più rigido e meno elastico di quello energetico. Se nel breve termine le scorte possono garantire circa sei settimane di autonomia a paesi come Giappone e Corea del Sud, nel lungo periodo il rincaro dei nutrienti agricoli si traduce in aumento dei prezzi alimentari. Questa dinamica mette in crisi persino giganti della ristorazione come McDonald&#8217;s, costretti a lanciare menu a prezzi ribassati per trattenere una clientela che non può più permettersi i costi base, mentre i margini aziendali vengono erosi dall&#8217;aumento dei costi dei mangimi e della logistica.<br>In questo vuoto di potere e stabilità, <strong>la Russia di Putin offre il proprio gas naturale liquefatto (GNL) con sconti massicci del 40% ai mercati asiatici. <strong>Questa strategia mira a scalzare il dominio americano nel mercato del gas che negli anni precedenti aveva tratto enormi profitti dalle forniture all&#8217;Europa a prezzi raddoppiati malgrado gli alti costi di produzione, trattandosi di shale gas, ma che diventano ora insostenibili con il rischio concreto di perdere la competizione globale</strong>.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size">Mentre gli Stati Uniti faticano a gestire una base industriale sotto pressione e scorte di munizioni che iniziano a scarseggiare. <strong>La strategia americana che tenta di isolare l&#8217;Iran ma finisce per alimentare l&#8217;inflazione interna e frenare la propria rivoluzione tecnologica</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il debito pubblico Usa, la dedollarizzazione e la deindustrializzazione</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">Il debito pubblico statunitense non è più uno strumento di egemonia per gli USA ma una catena che vincola le scelte della Casa Bianca. 40.000 miliardi di dollari, non sono soltanto un dato contabile, ma una massa critica che sta perdendo la sua capacità di auto-alimentarsi e sostenersi attraverso i compratori esteri tradizionali. Il disimpegno della Cina, in parte anche del Giappone che tra l’altro subisce enormemente il blocco dello stretto da cui dipendeva al 90%, che riducono le loro riserve in Treasuries per diversificare in oro e valute locali, ha costretto la Federal Reserve e i grandi fondi privati a una continua operazione di equilibrismo, rendendo il dollaro estremamente vulnerabile a shock esterni come quelli energetici. La situazione di instabilità sta colpendo duramente i paesi del Golfo, le cui economie dipendono quasi esclusivamente dalle esportazioni di petrolio per finanziare i propri stati sociali. Paesi come il Kuwait e l&#8217;Arabia Saudita, che necessitano di un prezzo del barile intorno agli 82-83 dollari per pareggiare il bilancio, si trovano paradossalmente in crisi nonostante i prezzi di mercato superino i 100 dollari, poiché non riescono fisicamente a trasportare il greggio fuori dallo stretto bloccato. <br>Il cambiamento radicale nelle strategie di approvvigionamento della Cina, che rappresenta il cliente più importante per l&#8217;Arabia Saudita. Di fronte all&#8217;instabilità del Golfo e al blocco di Hormuz, Pechino sta drasticamente riducendo gli acquisti di petrolio saudita — passati da 40 a 20 milioni di barili al mese — per rivolgersi a fornitori più sicuri e accessibili via terra o tramite rotte alternative, come la Russia e il Brasile. Questa mossa non solo priva il regno di miliardi di dollari in entrate vitali, ma sposta l&#8217;asse commerciale verso il gruppo BRICS, con transazioni sempre più regolate in yuan anziché in dollari. Inoltre, la Cina sta accelerando la propria transizione energetica interna verso il nucleare e le rinnovabili, riducendo ulteriormente la dipendenza futura dal petrolio mediorientale. <br>C’è il rischio concreto di un massiccio disinvestimento cinese nella regione. Con oltre 270 miliardi di dollari investiti in progetti infrastrutturali nel Golfo, di cui molti ancora in fase di costruzione, Pechino potrebbe decidere di fermare tutto se la sicurezza delle catene di approvvigionamento non venisse garantita. La distruzione fisica di impianti di gas e petrolio in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti ha già ridotto la capacità produttiva della regione, rendendo i costi di riparazione e i tempi di ripristino (stimati in 3-5 anni) una sfida finanziaria enorme. Questa instabilità sta spingendo le economie del Golfo verso una recessione che potrebbe vedere crolli del PIL tra il 3% e il 10% se il conflitto dovesse trascinarsi a lungo.&nbsp;Messi alle strette dalla mancanza di liquidità e dalla perdita di quote di mercato, <strong>i paesi del Golfo potrebbero essere costretti a liquidare le proprie massicce riserve di titoli di Stato americani. Solo Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti detengono insieme oltre 300 miliardi di dollari di debito USA</strong>; una vendita coordinata di questi asset per sostenere i propri bilanci nazionali provocherebbe uno shock senza precedenti ai mercati finanziari americani, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">trasformando la strategia di pressione di Trump in un boomerang economico per gli stessi Stati Uniti</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il capitalismo, per sopravvivere ha bisogno di un&#8217;espansione costante che oggi non trova più sbocchi geografici o di mercato, se non attraverso la distruzione e la ricostruzione. In questo senso, le manovre di Trump non sono altro che un tentativo di sostituire la competitività industriale, ormai perduta dagli Stati Uniti a favore dell&#8217;Asia, con una sorta di mercantilismo militare. L&#8217;idea di acquisire riserve fossili e controllare i flussi di idrocarburi rappresenta l&#8217;ultima ratio per mantenere il dollaro come moneta di transazione obbligata, cercando di impedire quella de-dollarizzazione che diversi esponenti dell&#8217;amministrazione USA temono come la fine dell&#8217;eccezionalismo americano.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un altro pericolo è <strong>la metamorfosi delle banche centrali</strong>, che da garanti della stabilità monetaria sono diventate attori politici che <strong>alimentano bolle finanziarie per sostenere un sistema altrimenti insolvente</strong>. Anche <strong>la gestione del risparmio collettivo attraverso i fondi d&#8217;investimento è stato totalmente sottratto al controllo dei cittadini e dirottato verso una finanza predatoria con finalità chiaramente speculative </strong>. Questo meccanismo ha generato un <strong>capitalismo estrattivo</strong>, dove <strong>i dividendi vengono suddivisi a scapito degli investimenti nelle infrastrutture e nella produzione reale</strong>. Nel caso italiano, l&#8217;invadenza di fondi come BlackRock in settori strategici come l&#8217;energia e le telecomunicazioni dimostra come lo Stato abbia ceduto sovranità in cambio della sottoscrizione del proprio debito, creando un circolo vizioso in cui le politiche pubbliche sono dettate dai rendimenti richiesti dai mercati finanziari piuttosto che dai bisogni della popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">La finanza non è solo un attore economico, ma il vero motore cinetico dei conflitti globali. L&#8217;ottimismo dei mercati riguardo ai cessate il fuoco, è un’illusione temporanea: i mercati possono rimanere irrazionali molto più a lungo di quanto gli Stati possano rimanere solvibili.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Il sistema attuale potrebbe continuare a reggersi sulla creazione di denaro dal nulla se il nuovo denaro fosse <strong>non a debito</strong> e <strong>finalizzato agli investimenti produttivi</strong> miranti a sostenere economicamente l’economia reale (e non quella finanziaria), puntando sugli investimenti produttivi e sulla spesa pubblica in grado di alimentare la domanda interna. Se tutto questo non accade il processo di creazione di nuovo denaro mirante a stabilizzare le dissennatezze finanziarie non fa altro che diluire il valore delle valute e impoverire la popolazione globale.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Per evitare il collasso, questo sistema essendo vincolato alla creazione di denaro a debito ha un bisogno vitale di &#8220;beni collaterali&#8221; reali: risorse naturali massicce che possano garantire i nuovi debiti. <strong>L&#8217;Iran, con le sue immense ricchezze aventi un valore dell’ordine del debito pubblico americano, rappresenta la preda perfetta</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La guerra non riguarda dunque i diritti delle donne o la democrazia ma la necessità dei banchieri di rifinanziare un sistema che altrimenti imploderebbe</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il sistema inizialmente proposto da Trump basato su dazi, investimenti produttivi, alimentazione della domanda interna e protezione e promozione delle piccole imprese, ritorno dei capitali in patria quale lotta contro la finanziarizzazione dell’economia sembrava una strada percorribile per rendere gli Stati Uniti autosufficienti ma <strong>l&#8217;attacco all&#8217;Iran ha segnato esplicitamente il ritorno alla logica imperiale</strong>. Si tratta del cedimento alle pressioni neoconservatrici e finanziarie, che preferiscono distruggere le infrastrutture della filiera energetica mediorientale ed eurasiatiche (come il corridoio di trasporto Nord-Sud e la nuova via della seta) piuttosto che permettere l&#8217;ascesa di un polo economico multipolare indipendente da Washington.</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Europa emerge quale vittima sacrificale di questa dinamica. Tagliata fuori dall&#8217;energia russa e ora anche da quella mediorientale a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, il vecchio continente è pronto a implodere. Con oltre un terzo delle famiglie europee in difficoltà economica, il rischio di rivolte sociali, perdita della coesione sociale e guerre civili è altissimo. L&#8217;establishment europeo pur insistendo a preparare la popolazione a una guerra contro la Russia senza possedere le materie prime, l’energia necessaria, né l’apparato produttivo che è del tutto insufficiente a competere con quello russo &#8211; proprio per distrarre dai fallimenti economici interni e a costo di rischiare di trasformare l&#8217;intero continente in una nuova Ucraina verso una ucrainizzazione dell’Europa &#8211; <strong>potrebbe ora trovarsi costretta a compiere mosse drastiche, come la rimozione delle sanzioni alla Russia, per garantire la propria sopravvivenza industriale.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il ruolo dei paesi del golfo e la &#8220;trappola&#8221; dei depositi presso la Federal Reserve</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Arabia Saudita, nonostante i rischi geopolitici evidenti, <strong>resta vincolata agli Stati Uniti per il timore che i propri asset (oltre un trilione di dollari) vengano sequestrati, come accaduto alla Russia</strong>. Questo scenario delinea un mondo in cui la vecchia geopolitica britannica del &#8220;divide et impera&#8221; nel cercare di soffocare sul nascere l&#8217;integrazione eurasiatica porterà alla lunga ad una frattura definitiva che costringerà gli Stati Uniti a ritirarsi nel proprio emisfero e il resto del mondo a costruire un&#8217;architettura finanziaria e di sicurezza completamente nuova, libera dal dominio delle oligarchie bancarie occidentali.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La Cina</strong>, attraverso l&#8217;integrazione tra controllo statale e tecnologie digitali avanzate come la blockchain per il Digital Yuan, sta offrendo un&#8217;alternativa sistemica che non si basa più sulla fede nel debito americano,<strong> ma sulla capacità produttiva reale e su scambi regolati al di fuori dei circuiti occidentali</strong>. Questa biforcazione del sistema finanziario globale porterà a una frammentazione dei mercati dove il capitalismo occidentale dovrà confrontarsi con forme di organizzazione economica statali più efficienti nella gestione delle crisi sistemiche.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">In questo scenario, <strong>l&#8217;Europa appare la vittima designata, stretta tra un&#8217;adesione ideologica a un atlantismo finanziario in declino e l&#8217;incapacità di darsi una visione economica autonoma, restando intrappolata in politiche di rigore che ne accelerano la marginalizzazione industriale</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">La Cina non si limita a osservare il declino del sistema dollaro-centrico ma comincia a far leva per il suo scardinamento. Il fulcro di questa offensiva finanziaria è rappresentato dal lancio della più <strong>grande emissione mondiale di bond in Yuan Digitali, che minacciano la tradizionale supremazia degli asset statunitensi su scala globale</strong>. Mentre Washington è invischiata nelle sabbie mobili diplomatiche e militari del conflitto in Medio Oriente, Pechino&nbsp;&nbsp;costruisce un&#8217;architettura finanziaria parallela e tecnologicamente avanzata, capace di operare al di fuori dei circuiti tradizionali controllati dall&#8217;Occidente adottando una strategia multiforme.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Da un lato il controllo sullo Stretto di Hormuz in cui l&#8217;Iran agisce come un braccio operativo impone pedaggi milionari alle navi in transito, esigendo pagamenti in valuta cinese creando così una domanda fisica e immediata di Yuan e indebolendo il petrodollaro proprio in quello che era sempre stato il suo cuore pulsante.&nbsp;<br>Dall&#8217;altro lato, Pechino ha inaugurato centri operativi per lo Yuan digitale a Shanghai e ha iniziato a remunerare i depositi in valuta digitale, incentivando investitori globali e istituzioni come Deutsche Bank a entrare nel <strong>mercato dei &#8220;Panda bond&#8221;</strong>. La stabilità della valuta cinese, cresciuta del 7,5% rispetto al dollaro in un anno, unita a rendimenti reali che superano il 10% se si considera l&#8217;apprezzamento valutario, <strong>rende gli asset cinesi un porto sicuro mentre i mercati occidentali affrontano una fase di estrema volatilità e inflazione</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Utilizzando la tecnologia blockchain per l&#8217;emissione e il regolamento, <strong>la Cina riesce a tagliare fuori gli intermediari bancari statunitensi ed europei</strong>, eliminando il rischio di controparte e la minaccia delle sanzioni SWIFT. Questa efficienza non è solo finanziaria ma anche strategica: Pechino ha bisogno di massicci capitali per colmare il divario con gli Stati Uniti nella corsa all&#8217;intelligenza artificiale, dove la spesa americana supera ampiamente quella cinese. <strong>Creando canali di investimento diretti e privati, protetti dalla sorveglianza del Tesoro USA, la Cina mira ad attrarre capitali globali necessari per vincere la competizione tecnologica del futuro</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Si assiste ad un ribaltamento degli equilibri. La Cina appare paradossalmente avvantaggiata dal perdurare della crisi energetica: grazie a un mix energetico basato su rinnovabili e carbone interno, e a una valuta forte che rende più economiche le importazioni energetiche, Pechino riesce a mantenere bassi i tassi di interesse e ad accumulare surplus commerciali record, previsti oltre i 1.200 miliardi di dollari entro fine anno. Questi profitti non vengono più reinvestiti in debito americano, ma convertiti in oro fisico o investiti nella costruzione di infrastrutture a ritmi senza precedenti, svuotando i caveau occidentali per garantire una base reale di fiducia alla propria valuta. <strong>Il conflitto tra Stati Uniti e Iran si sta delineando come il catalizzatore finale di questa transizione in cui ogni errore di calcolo di Washington e ogni centesimo in più pagato dagli americani alla pompa di benzina si traduce in un punto a favore di un mondo multipolare</strong>, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">dove il sistema finanziario cinese, digitale e ancorato all&#8217;oro, si pone come l&#8217;unica alternativa credibile a un ordine globale in via di disfacimento</mark></strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size">[1] sono i sette giganti tecnologici statunitensi —&nbsp;<strong>Apple,&nbsp;Microsoft,&nbsp;Alphabet (Google),&nbsp;Amazon,&nbsp;Nvidia,&nbsp;Tesla&nbsp;e&nbsp;Meta Platforms</strong>&nbsp;— che guidano l&#8217;innovazione (specialmente nell&#8217;AI) e dominano il mercato azionario, rappresentando circa il 30% dell&#8217;indice S&amp;P 500</p>



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		<title>La guerra ibrida finanziaria all’Iran condotta da Bessent su mandato di Trump</title>
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					<description><![CDATA[Questo è economic statecraft. Nessun colpo sparato. &#8220;Non sono in grado di ottenere importazioni, ed è per questo che la gente è scesa in strada&#8221; La strategia di aggressione finanziaria degli Stati Uniti all’Iran è stata recentemente svelata sfacciatamente dal suo autore, il Segretario al Tesoro Scott Bessent. Egli l’ha esplicitamente descritta come un&#8217;operazione di &#8220;cambio di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La guerra ibrida finanziaria all’Iran condotta da Bessent su mandato di Trump' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/01/24/la-guerra-ibrida-finanziaria-alliran-condotta-da-bessent-su-mandato-di-trump/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="questo-e-economic-statecraft-nessun-colpo-sparato-non-sono-in-grado-di-ottenere-importazioni-ed-e-per-questo-che-la-gente-e-scesa-in-strada">Questo è <strong>economic statecraft</strong>. Nessun colpo sparato. &#8220;Non sono in grado di ottenere importazioni, ed è per questo che la gente è scesa in strada&#8221;</h2>



<p class="has-medium-font-size">La strategia di aggressione finanziaria degli Stati Uniti all’Iran è stata recentemente svelata sfacciatamente dal suo autore, <strong>il Segretario al Tesoro</strong> <strong>Scott Bessent</strong>. Egli l’ha esplicitamente descritta come un&#8217;operazione di <strong>&#8220;cambio di regime&#8221; (regime change)</strong>. Alla domanda dell’intervistatrice di <a href="https://www.foxbusiness.com/video/6387990032112">Fox Business Maria Bartiromo</a>, avvenuta il 20 gennaio 2026, a margine del World economic forum di Davos:<br> &#8220;Molti critici dicono che la vostra politica di sanzioni stia colpendo solo la popolazione civile. Come risponde? L&#8217;obiettivo finale è un cambio di regime?&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">Scott Bessent risponde<strong>:</strong> &#8220;L&#8217;obiettivo è la sicurezza degli Stati Uniti e la stabilità del Medio Oriente. Finché questo regime rimarrà al potere, non ci sarà pace. <strong>Quello che sta accadendo non è un cambio di regime imposto militarmente dall&#8217;esterno, ma un&#8217;implosione naturale accelerata dalla nostra pressione economica</strong>. Il popolo iraniano è nelle strade perché ha fame e vuole libertà; <strong>noi stiamo solo togliendo l&#8217;ossigeno finanziario ai loro oppressori</strong>.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">Bessent ha spiegato che la strategia consiste nell&#8217;utilizzare il potere del Dipartimento del Tesoro e dell&#8217;OFAC (L&#8217;Ufficio per il controllo dei beni stranieri) per esercitare la&nbsp;<strong>&#8220;massima pressione&#8221;</strong>&nbsp;sull&#8217;Iran. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;obiettivo dichiarato è quello di&nbsp;schiacciare l&#8217;economia iraniana&nbsp;attraverso sanzioni mirate</mark></strong>. Bessent nel corso della stessa intervista dichiara infatti:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;Il Presidente Trump ha ordinato al <strong>Tesoro e alla nostra divisione OFAC</strong> di esercitare la <strong>massima pressione</strong> sull&#8217;Iran, e ha funzionato. <strong>In dicembre la loro economia è crollata. Abbiamo visto una banca importante fallire</strong>. La banca centrale ha iniziato a stampare moneta. C&#8217;è carenza di dollari. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Non sono in grado di ottenere importazioni, ed è per questo che la gente è scesa in strada.</mark></strong>&#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size">A Davos, Bessent ha descritto l&#8217;azione del Tesoro non solo come una punizione, ma come uno <strong>strumento deliberato per ottenere risultati politici senza l&#8217;uso delle armi</strong>:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;Questo è <strong>economic statecraft</strong> [arte di governo economica]. Nessun colpo sparato. Le cose si stanno muovendo in modo molto positivo qui. [&#8230;] <strong>La nostra strategia è chiara: applicheremo la pressione economica nella misura massima possibile per interrompere l&#8217;accesso del regime iraniano alle risorse finanziarie che alimentano le sue attività destabilizzanti</strong>.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">In un discorso precedente, ha specificato l&#8217;ampiezza dell&#8217;intervento mirato: &#8220;Il Tesoro ha lanciato una <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>campagna di sanzioni globale</strong>, <strong>colpendo ogni fase della catena di approvvigionamento petrolifero dell&#8217;Iran, dall&#8217;estrazione alla vendita fino al regolamento finanziario</strong></mark>. L&#8217;obiettivo finale, come indicato dal Presidente nel memorandum di febbraio, è <strong>portare le esportazioni di petrolio dell&#8217;Iran a zero</strong>.&#8221;[1]</p>



<p class="has-medium-font-size">Bessent ha ammesso apertamente che il deterioramento economico è l&#8217;effetto desiderato per indebolire il potere centrale: <br>&#8220;Il regime iraniano è impegnato in un rituale di <strong>auto-immolazione economica</strong>, un processo che è stato accelerato dalla campagna di massima pressione del Presidente Trump. [&#8230;] <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Useremo ogni strumento a nostra disposizione per ritenere il regime responsabile.</mark></strong>&#8221; <br><br>In pratica le parole di Bessent confermano candidamente che il Tesoro americano considera l&#8217;OFAC come la &#8220;punta di lancia&#8221; di questa operazione, agendo con l&#8217;intento dichiarato di soffocare le linee di credito e le esportazioni energetiche fino a rendere il regime insostenibile dall&#8217;interno.</p>



<p class="has-medium-font-size">Riassumendo, Bessent ha rivendicato con orgoglio che questa &#8220;diplomazia economica&#8221; ha portato al <strong>crollo della valuta iraniana</strong> e al fallimento di una grande banca nel dicembre precedente. Secondo il Segretario al Tesoro, la carenza di dollari e l&#8217;impossibilità di ottenere importazioni hanno spinto la popolazione a <strong>scendere in strada</strong>, un risultato che egli definisce &#8220;molto positivo&#8221;.</p>



<p><strong>La moneta iraniana (il Rial) è infatti sostenuta solo dalle vendite di petrolio. Bloccando le navi di petrolio e i conti esteri, Bessent toglie all’Iran l’unica cosa che tiene in piedi la moneta: il dollaro. Quando la gente capisce che il governo non ha più dollari per difendere la moneta, corre a cambiare i propri risparmi. Il valore del Rial precipita a zero.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">La banca iraniana portata al fallimento dalla strategia di &#8220;massima pressione&#8221; è la <strong>Mellat Bank</strong> (o Bank Mellat). Bessent ha citato il collasso di questo primario istituto di credito come la &#8220;prova provata&#8221; che il sistema finanziario iraniano ha raggiunto il punto di rottura nel dicembre 2025. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">La Mellat Bank, storicamente legata al finanziamento dei settori energetici e delle attività dei Pasdaran, è stata impossibilitata a far fronte ai propri obblighi a causa della totale carenza di riserve in valuta estera (dollari)</mark></strong>. Il fallimento è stato accelerato dall&#8217;azione dell&#8217;<strong>OFAC</strong>, che ha chiuso i canali di regolamento finanziario per le esportazioni di petrolio della &#8220;flotta ombra&#8221; (shadow fleet). <br>Senza l&#8217;afflusso di petrodollari, la banca non ha potuto sostenere le lettere di credito per le importazioni, portando all&#8217;insolvenza. <br>Il crack di questa banca avrebbe innescato una reazione a catena:<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"> la Banca Centrale iraniana è stata costretta a stampare moneta in modo incontrollato per coprire i depositi, alimentando l&#8217;iperinflazione che ha poi spinto la popolazione a scendere in piazza per le proteste attualmente in corso</mark></strong>.<br>Nelle sue interviste (in particolare con Maria Bartiromo), Bessent ha usato questo specifico fallimento bancario per sostenere che il regime è ormai in una fase di <strong>&#8220;auto-immolazione economica&#8221;</strong> e che i leader stanno trasferendo i propri capitali personali all&#8217;estero proprio perché consapevoli che il sistema bancario nazionale è distrutto.</p>



<p class="has-medium-font-size">Bessent è stato scelto per questo ruolo non per competenze di politica fiscale o economica generale, ma per la sua esperienza passata negli <strong>hedge fund</strong>, dove era noto per la capacità di far crollare le valute (come accaduto con la sterlina inglese e la lira italiana [2]). <br>Il suo &#8220;lavoro&#8221; in Iran è stato quello di&nbsp;<strong>distruggere la sua valuta nazionale</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ovviamente si tratta di una guerra condotta con mezzi finanziari&nbsp;totalmente contraria al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. </p>



<p class="has-medium-font-size">Nonostante la totale illegalità di questa politica che tenta deliberatamente di provocare un&nbsp;<strong>collasso economico totale</strong>&nbsp;per destabilizzare il governo iraniano dall&#8217;interno insieme ai precedenti bombardamenti subiti dall&#8217;Iran nel giugno scorso da parte di Stati Uniti e Israele, i leader europei continuano a rimanere in silenzio chiedendo, paradossalmente, moderazione solo all&#8217;Iran.<br>L’Alto Rappresentante per la politica estera dell&#8217;UE, Kaja Kallas, ha dichiarato il 3 gennaio 2026:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;L&#8217;Unione Europea segue con estrema preoccupazione le notizie di morti e violenze. Chiediamo alle autorità iraniane di esercitare la massima moderazione [maximum restraint] nei confronti dei manifestanti e di garantire il diritto alla libertà di espressione e di associazione.<br><br>Il nostro ineffabile ministro degli esteri Antonio Tajani pur convocando l&#8217;ambasciatore iraniano a Roma (13 gennaio 2026), ha mantenuto una linea che punta alla &#8220;de-escalation&#8221;, termine che spesso in diplomazia serve a evitare di avallare la linea dura americana del cambio di regime:<br>&#8220;L&#8217;Italia chiede al governo di Teheran di fermare immediatamente le esecuzioni e la repressione violenta. Lavoriamo con i partner del G7 per una de-escalation che eviti un conflitto regionale dalle conseguenze incalcolabili.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">La Segretaria di Stato britannica Yvette Cooper, nel suo aggiornamento al Parlamento del 13 gennaio 2026, ha usato i soliti toni duri contro “la violenza del regime” ribadendo che il futuro dell&#8217;Iran appartiene ai suoi cittadini ovviamente distanziandosi sottilmente dall&#8217;idea di un&#8217;operazione guidata dall&#8217;esterno:<br>&#8220;Condanniamo nei termini più forti la violenza dello Stato iraniano. Esortiamo il regime a proteggere il diritto di protesta. Tuttavia, le decisioni sul futuro dell&#8217;Iran sono per il popolo iraniano.&#8221;<br><br>Mentre l&#8217;Europa chiede &#8220;moderazione&#8221; all&#8217;Iran per evitare il sangue, Scott Bessent ha Incredibilmentedefinito le preoccupazioni europee come &#8220;incendiarie&#8221; o dettate dalla debolezza, dichiarando:<br>&#8220;I leader europei proiettano debolezza, mentre gli Stati Uniti proiettano forza. Capiranno presto che devono restare sotto l&#8217;ombrello di sicurezza americano e che la nostra strategia di pressione è l&#8217;unica via d&#8217;uscita.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">L&#8217;Europa teme che se il regime crollasse improvvisamente sotto la pressione USA (senza un&#8217;alternativa pronta), l&#8217;Iran diventerebbe una &#8220;nuova Siria&#8221; o un &#8220;nuovo Afghanistan&#8221; ai confini del mondo occidentale. Se l&#8217;obiettivo di Bessent è il collasso finanziario totale; l&#8217;obiettivo europeo è la stabilizzazione dei diritti umani senza distruggere l&#8217;apparato statale iraniano, per timore di un vuoto di potere. Teheran ha definito &#8220;interferenze ipocrite&#8221; quelle della diplomazia europea, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la cui preoccupazione principale, in realtà, non è solo di natura umanitaria o politica, ma è profondamente legata alla sicurezza energetica</mark></strong>.<br>Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia più vitale al mondo: nel 2026, si stima che vi transiti circa il 20% del petrolio mondiale e il 25% del Gas Naturale Liquefatto (GNL). <strong>Per l&#8217;Europa, questo significa che una chiusura o un&#8217;instabilità dello Stretto porterebbe a un&#8217;impennata immediata dei costi energetici e dell&#8217;inflazione, vanificando i suoi sforzi di ripresa economica</strong>.<br>Kaja Kallas ha detto chiaramente che la libertà di navigazione è una &#8220;linea rossa&#8221; per l&#8217;Europa, legandola direttamente alla stabilità dei prezzi:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;La sicurezza delle rotte marittime globali, in particolare nello Stretto di Hormuz, non è negoziabile. Qualsiasi interruzione dei flussi energetici avrebbe conseguenze dirette e gravi sull&#8217;economia europea e sulla stabilità dei prezzi per i nostri cittadini. Esortiamo tutte le parti a evitare azioni che possano mettere a rischio il commercio internazionale.&#8221;<br>— Kaja Kallas, dichiarazione al Consiglio Affari Esteri, gennaio 2026.<br><br>Emmanuel Macron è stato tra i più espliciti nel sottolineare che il collasso dell&#8217;Iran non deve avvenire a scapito della sicurezza globale:<br>&#8220;Non possiamo permettere che una crisi politica interna si trasformi in una catastrofe energetica globale. L&#8217;Europa ha bisogno di stabilità nei suoi approvvigionamenti. Chiediamo moderazione a Teheran, ma ricordiamo anche ai nostri alleati che una regione in fiamme non giova a nessuno. La protezione dello Stretto di Hormuz è una priorità strategica per la sovranità europea.&#8221;<br>— Emmanuel Macron, conferenza stampa a Parigi, 15 gennaio 2026.</p>



<p class="has-medium-font-size">Annalena Baerbock pare si stia rinvenendo relativamente al fatto che dopo il sabotaggio del Nord stream la Germania risulta ancora sensibile ai prezzi del gas, ed ha così espresso il timore di una &#8220;nuova crisi sistemica&#8221;:<br>&#8220;L&#8217;economia europea è ancora in una fase di vulnerabilità. Un&#8217;escalation militare o un blocco nello Stretto di Hormuz porterebbe a uno shock dei prezzi che le nostre industrie non possono permettersi. La nostra richiesta di moderazione all&#8217;Iran serve a proteggere non solo i diritti umani, ma anche l&#8217;integrità delle catene di approvvigionamento globali.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Dopo il distacco dal gas russo, l&#8217;Europa dipende fortemente dal GNL proveniente dal Qatar, che deve necessariamente passare per Hormuz. Un aumento del greggio sopra i 100 dollari (scenario previsto in caso di blocco) porterebbe l&#8217;inflazione nell&#8217;Eurozona sopra il 5-6% in poche settimane.</strong><br><strong>In sintesi, mentre Bessent vede nello &#8220;schiacciare l&#8217;economia iraniana&#8221; la soluzione finale, i leader europei temono che, nel processo, venga schiacciata anche la fragile stabilità energetica del Vecchio Continente.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Proprio a causa di queste preoccupazioni, Scott Bessent ha risposto piccatamente ai leader europei durante il World Economic Forum di Davos. Le sue parole testuali spiegano bene la divergenza:<br>&#8220;Gli europei parlano di &#8216;stabilità energetica&#8217; perché hanno paura. Ma la vera stabilità arriverà solo quando questo regime non sarà più in grado di ricattare il mondo chiudendo i rubinetti o minacciando lo Stretto. La loro moderazione è un finanziamento indiretto al caos. Gli Stati Uniti garantiranno la navigazione, ma l&#8217;Europa deve smettere di tremare per il prezzo del gas e sostenere la fine di questa minaccia.</strong>&#8220;<br>In altre parole, Bessent sta dichiarando che quando gli Stati Uniti controlleranno anche le risorse energetiche dell’Iran dopo quelle venezuelane <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">l’Europa potrà comprare il gas e il petrolio iraniano con la sicura mediazione degli Stati Uniti</mark></strong>…</p>



<p class="has-medium-font-size">Gioverà infine ricordare il pronunciamento sul suo ‘Truth’ di Trump a proposito delle manifestazioni in corso in Iran:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;Se l&#8217;Iran ucciderà violentemente manifestanti pacifici, com&#8217;è sua abitudine, gli Stati Uniti d&#8217;America andranno in loro soccorso. Siamo carichi, pronti e operativi.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">Ebbene , leggiamo ora le parole di Mike Pompeo che spavaldamente ci dice che dietro le rivolte in Iran c’è il Mossad, in pratica una rivoluzione colorata:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;Il regime iraniano è nei guai. Portare mercenari è la sua ultima speranza. Rivolte in dozzine di città e i Basij sotto assedio — Mashhad, Teheran, Zahedan. Prossima tappa: Baluchistan. 47 anni di questo regime; POTUS 47. Coincidenza? Buon anno a ogni iraniano nelle strade. E anche a ogni agente del Mossad che cammina accanto a loro.&#8221;</p>



<p class="has-medium-font-size">Per chi non lo ricordasse Mike Pompeo è stato segretario di Stato, congressista, direttore della CIA e molto altro.&nbsp;</p>



<p>[1] La dichiarazione specifica proviene da un <strong>comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti</strong> (U.S. Department of the Treasury), emesso a metà gennaio 2026, e ripreso poi da Scott Bessent durante i suoi interventi pubblici e nelle note tecniche dell&#8217;<strong>OFAC</strong> (Office of Foreign Assets Control). Il testo compare in una nota ufficiale intitolata <strong>&#8220;Treasury Targets Iran’s Global Oil Supply Chain and Shadow Fleet&#8221;</strong>. In questo documento, il Tesoro descrive l&#8217;escalation delle sanzioni contro la cosiddetta &#8220;flotta ombra&#8221; (shadow fleet) che l&#8217;Iran usa per aggirare l&#8217;embargo. <br>Il passaggio che menziona l&#8217;obiettivo di portare le esportazioni a zero &#8220;come indicato dal Presidente nel memorandum di febbraio&#8221; è un riferimento cruciale. Si riferisce a un <strong>National Security Presidential Memorandum</strong> (NSPM) firmato da Donald Trump poco dopo il suo insediamento che stabilisce come priorità assoluta la neutralizzazione economica delle entrate energetiche iraniane. vedi sito ufficiale <strong>home.treasury.gov</strong> (nella sezione Press Releases).<br>[2] Per capire come Scott Bessent stia muovendo i fili contro il Rial iraniano oggi, bisogna guardare a quello che ha fatto negli anni &#8217;90.<br>A quel tempo, Bessent era il braccio destro di George Soros (gestiva la sede di Londra del Quantum Fund). La sua specialità non era &#8220;investire&#8221; nel senso tradizionale (comprare qualcosa sperando che il suo valore salga), ma individuare governi che stavano cercando di sostenere il valore della propria moneta in modo artificiale, oltre le proprie possibilità.<br>vediamo come funzionava la sua strategia nel modo più semplice possibile: <br>Per capire la &#8220;Scommessa contro una moneta&#8221; (Short Selling) immaginiamo di sapere che un oggetto che oggi costa 10€, domani ne varrà solo 5€. Ecco allora cosa puoi fare:</p>



<ul><li>Ti fai prestare quell&#8217;oggetto da un amico oggi.</li><li>Lo vendi subito a 10€.</li><li>Domani lo ricompri a 5€.</li><li>Lo restituisci al tuo amico.</li><li>Ti restano in tasca 5€ di guadagno.</li></ul>



<p>Bessent ha fatto questo con la Sterlina e la Lira nel 1992, ma su una scala di miliardi. Il Mercoledì Nero del 1992 (L&#8217;attacco alla Lira e alla Sterlina). All&#8217;epoca esisteva il SME (Sistema Monetario Europeo), un accordo che obbligava le valute europee a restare entro certi limiti di valore l&#8217;una rispetto all&#8217;altra.<br>L&#8217;Italia e il Regno Unito avevano un&#8217;inflazione alta e un&#8217;economia debole, ma per restare nell&#8217;accordo dovevano mantenere il valore della Lira e della Sterlina obbligatoriamente &#8220;alto&#8221;.<br>La strategia di Bessent e Soros. Bessent capì che le banche centrali d&#8217;Inghilterra e d&#8217;Italia stavano finendo le riserve (i risparmi in dollari o marchi tedeschi) per &#8220;comprare&#8221; la propria moneta e tenerne su il prezzo.n Cominciarono così a vendere quantità industriali di Lire e Sterline sul mercato. Più loro vendevano, più il prezzo crollava. Le Banche Centrali cercarono di resistere comprando, ma Bessent e Soros avevano &#8220;più proiettili&#8221; ovvero più soldi da scommettere. Alla fine, l&#8217;Italia e l&#8217;Inghilterra dovettero arrendersi, uscire dallo SME e svalutare. In una notte, la Lira e la Sterlina persero gran parte del loro valore, e il fondo di Soros (grazie alle intuizioni di Bessent) guadagnò miliardi.<br>La strategia di Bessent oggi è identica, ma invece di usare &#8220;scommesse finanziarie&#8221; private, usa il potere dello Stato americano: La moneta iraniana (il Rial) è sostenuta solo dalle vendite di petrolio. Bloccando le navi di petrolio e i conti esteri, Bessent toglie all&#8217;Iran l&#8217;unica cosa che tiene in piedi la moneta: il dollaro. Quando la gente capisce che il governo non ha più dollari per difendere la moneta, corre a cambiare i propri risparmi. Il valore del Rial precipita a zero.<br>Bessent agisce come un ingegnere dei crolli. Cerca il pilastro che regge l&#8217;edificio economico di un Paese e, una volta individuato, usa tutta la forza che ha a disposizione per abbatterlo, nella speranza che il crollo della moneta porti inevitabilmente alla caduta di chi governa.</p>



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