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	<title>Guerra ibrida &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:56:16 +0000</pubDate>
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<p>Non è la prima volta che le strutture di telecomunicazione vengano prese di mira nei contesti bellici (vedi nota). La differenza sta nel fatto che oggi tali strutture hanno assunto la forma dei Data Center e delle GigaFactory dell’ intelligenza artificiale.<br />
Negli ultimi giorni di settembre del 2026 le forze armate russe hanno lanciato una massiccia ondata di attacchi missilistici e droni contro la capitale ucraina, Kiev, prendendo di mira in modo specifico le infrastrutture di telecomunicazione e i grandi data center del Paese. Tra le strutture colpite e pesantemente danneggiate figurano le sedi e i server di operatori di primaria importanza a livello nazionale, come Kyivstar, Vodafone Ukraine, MiroHost, UTELS e Datagroup. Le conseguenze pratiche sull&#8217;economia e sulla popolazione civile sono state immediate e devastanti. Oltre centomila famiglie nella sola regione di Kiev sono rimaste isolate e prive di connessione internet, mentre interi settori cruciali per la tenuta del Paese, come quello finanziario e la Borsa valori PFTS, hanno subito improvvisi e prolungati blocchi operativi, aggravati dal tragico bilancio di vittime e feriti tra i civili che si trovavano in prossimità delle strutture bombardate.</p>
<p>Di fronte a questa drammatica offensiva, le autorità ucraine, guidate dal presidente Zelensky e dai suoi ministri, hanno duramente condannato l&#8217;accaduto, definendolo un deliberato attacco terroristico contro infrastrutture civili. La posizione ufficiale di Kiev è consistita nel negare categoricamente che i data center colpiti avessero una qualsivoglia funzione bellica, inquadrando i raid come un tentativo spietato di paralizzare l&#8217;economia digitale della nazione e di interrompere il normale flusso di informazioni vitale per la quotidianità dei cittadini. <strong>Al contrario, il Ministero della Difesa russo ha rivendicato gli attacchi, giustificandoli con la tesi secondo cui quei centri di calcolo fornivano un supporto diretto, logistico e operativo, indispensabile alle manovre militari ucraine</strong>.</p>
<p>Al di là delle opposte narrazioni che caratterizzano ogni conflitto, questo evento solleva un interrogativo cruciale che riguarda l&#8217;intera architettura della guerra moderna. Gli esperti di sicurezza cibernetica, i vertici militari e gli studiosi di geopolitica concordano su un fatto incontrovertibile: i data center contemporanei sono strutture intrinsecamente a &#8220;duplice uso&#8221;, ovvero dual-use civile-militare. Nell&#8217;era digitale, l&#8217;infrastruttura di rete ha assunto lo stesso ruolo strategico che ferrovie, snodi portuali e centrali elettriche ricoprivano nei conflitti del Novecento. Non esiste più una netta linea di demarcazione fisica tra i server su cui viaggiano i dati civili di un ospedale o di una banca e quelli su cui transitano le coordinate criptate per un attacco missilistico.</p>
<p>Per comprendere la profondità di questa trasformazione, è necessario osservare il paradigma del cosiddetto &#8220;cloud militare&#8221;. Le nazioni moderne, compresi gli Stati Uniti e i Paesi occidentali, hanno smesso di costruire esclusivamente reti informatiche chiuse, isolate e di sola proprietà della Difesa. Si affidano, invece, in modo sistematico ai grandi fornitori commerciali civili. Programmi governativi faraonici integrano direttamente le potenze di calcolo di colossi privati come Amazon, Microsoft, Google e Oracle all&#8217;interno degli apparati di sicurezza nazionale. Questi enormi data center civili offrono agli eserciti una capacità di archiviazione, ridondanza ed elaborazione dati su scala globale che nessuna forza armata potrebbe mantenere da sola. Il risultato è che i server che ospitano le applicazioni commerciali quotidiane possono trovarsi a pochi metri di distanza, o persino condividere la medesima struttura, con quelli che elaborano i piani logistici di un&#8217;operazione militare.</p>
<p>Sul campo di battaglia, le funzioni di queste infrastrutture sono divenute semplicemente insostituibili. La guerra odierna genera una mole di informazioni sbalorditiva, proveniente da sciami di droni in ricognizione, satelliti spia, intercettazioni radio e sensori sul terreno. I data center forniscono l&#8217;immensa potenza di calcolo necessaria per far funzionare sofisticati modelli di intelligenza artificiale capaci di processare questo oceano di dati in frazioni di secondo. Queste macchine filtrano il rumore di fondo, identificano schemi di movimento anomali delle truppe nemiche e trasformano i flussi video grezzi in precisissime coordinate di puntamento per l&#8217;artiglieria. Inoltre, per ridurre al minimo i tempi di latenza, le forze armate utilizzano oggi dei moduli operativi avanzati, ovvero veri e propri data center in miniatura dispiegati direttamente a ridosso della linea del fronte. Queste unità permettono ai soldati di elaborare le tattiche sul posto in tempo reale, mentre i grandi data center centrali situati nelle retrovie si occupano della fusione multi-dominio, sincronizzando le manovre tra le truppe di terra, l&#8217;aviazione, la marina e lo spazio cibernetico, fornendo ai comandi supremi un&#8217;unica, nitida immagine dell&#8217;intero teatro di guerra.</p>
<p>Questa intima fusione tra civile e militare pone sfide monumentali dal punto di vista del Diritto Internazionale Umanitario. Analisti di istituzioni autorevoli, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, avvertono che <strong>i data center commerciali, nel momento in cui offrono un contributo effettivo e rilevante all&#8217;azione militare, si trasformano legalmente in legittimi obiettivi militari ai sensi dell&#8217;Articolo 52 del Primo Protocollo Aggiuntivo delle Convenzioni di Ginevra</strong>. La vera tragedia della guerra moderna risiede proprio nella condivisione dell&#8217;infrastruttura fisica. A differenza di una vecchia fabbrica di munizioni, che poteva essere isolata e colpita senza intaccare direttamente le abitazioni circostanti, <strong>nei data center le attività belliche e quelle civili condividono lo stesso tetto, i medesimi processori, gli stessi cavi in fibra ottica interrati e i medesimi impianti di raffreddamento e alimentazione elettrica</strong>. <strong>Neutralizzare la capacità di calcolo di un nemico significa, inesorabilmente, spegnere anche i servizi vitali per la popolazione che si appoggia a quel nodo tecnologico</strong>.</p>
<p>Tutto questo porta a una conclusione inequivocabile per qualsiasi comunità o nazione. La logica brutale del conflitto armato non è scomparsa, ha semplicemente mutato i propri bersagli geografici, spostandosi dalle trincee ai nodi della rete. <span style="color: #ff0000;"><strong>Chiunque decida, a livello politico o amministrativo, di ospitare sul proprio suolo enormi data center deve essere pienamente consapevole di una cruda realtà geopolitica: accogliere queste immense cattedrali digitali non significa solamente attrarre investimenti tecnologici o promesse di sviluppo economico, ma equivale a installare sul proprio territorio delle infrastrutture di importanza militare suprema</strong></span>. L&#8217;infrastruttura cloud non è un&#8217;entità eterea che fluttua nell&#8217;aria, ma poggia su tonnellate di cemento, cavi d&#8217;acciaio e tralicci ad alta tensione ben visibili. In caso di tensioni internazionali o di un conflitto aperto, per via della loro natura dual-use, questi siti diventano automaticamente bersagli prioritari e legittimi oggetti di ritorsione bellica, esponendo le città e i territori che li ospitano a tutti i gravissimi rischi di una guerra reale.</p>
<p>Nota<br />
La distruzione fisica di infrastrutture informatiche e di telecomunicazione, nota in ambito strategico come attacco &#8220;cyber-cinetico&#8221;, vanta diversi precedenti storici che dimostrano come il dominio digitale sia ormai inseparabile dal campo di battaglia reale.<br />
I conflitti in Jugoslavia del 1999 e in Iraq del 2003 rappresentano i precursori di questa dottrina. Durante l&#8217;operazione Allied Force, la NATO bombardò sistematicamente i ripetitori televisivi, i nodi telefonici e i primordiali centri di smistamento dati di Belgrado con l&#8217;obiettivo di paralizzare la catena di comando e controllo serba. Una strategia identica venne applicata dalla coalizione a guida statunitense durante l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, dove potenti raid aerei neutralizzarono i principali hub di telecomunicazione e i server governativi di Baghdad fin dalle primissime ore dell&#8217;operazione &#8220;Shock and Awe&#8221;.<br />
Un momento di svolta assoluta nella storia militare e della sicurezza informatica si è verificato nel maggio del 2019 nella Striscia di Gaza. In quell&#8217;occasione, le Forze Israeliane (IDF) condussero un attacco aereo mirato che rase al suolo un edificio commerciale all&#8217;interno del quale operava, secondo l’IDF, un&#8217;unità di hacker di Hamas. Questo evento è passato alla storia come il primo caso ufficialmente dichiarato in cui uno Stato ha risposto a un&#8217;offensiva puramente informatica non con un contro-hackeraggio, ma con un bombardamento fisico immediato, segnando il collasso definitivo del confine tra guerra virtuale e ritorsione reale.<br />
La guerra tra Russia e Ucraina, ben prima dei recenti bombardamenti ai data center di Kiev, aveva già mostrato l&#8217;impatto di questa letale convergenza. Nel giorno stesso dell&#8217;invasione del febbraio 2022, un attacco ibrido russo ha combinato la diffusione di un malware distruttivo contro i terminali terrestri della rete satellitare Viasat KA-SAT con bombardamenti missilistici sulle torri televisive e sui principali nodi in fibra ottica ucraini. Il recente attacco del settembre 2026 contro il data center Kosmonova di Kiev, che ha oscurato canali televisivi e reti di telecomunicazione, si inserisce esattamente in questa continuità tattica rivendicata da Mosca.<br />
Anche le tensioni in Medio Oriente della primavera del 2026 hanno confermato questa pericolosa tendenza globale. Nel contesto del conflitto ibrido tra Stati Uniti, nazioni del Golfo e milizie supportate dall&#8217;Iran, le infrastrutture tecnologiche ospitate nella penisola arabica sono finite sotto il fuoco incrociato. Sono stati registrati attacchi con droni contro strutture ospitanti data center commerciali legati allo sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale. Questa minaccia fisica ha spinto grandi fornitori cloud occidentali ad ammettere l&#8217;impossibilità di garantire l&#8217;integrità strutturale degli edifici, consigliando ai clienti di migrare i propri dati sensibili verso server situati in Europa o nel Nord America.<br />
Infine, la vulnerabilità dell&#8217;hardware si estende ben oltre i confini terrestri e scende sotto la superficie degli oceani. I cavi sottomarini in fibra ottica, che trasportano oltre il 95 percento del traffico internet globale e delle transazioni finanziarie transatlantiche, sono sempre più spesso oggetto di attenzioni militari. Dai sabotaggi nel Mar Baltico fino ai danneggiamenti strategici nel Mar Rosso, queste dorsali sommerse dimostrano ancora una volta che il cloud computing, per quanto immateriale possa sembrare nella percezione comune, dipenderà sempre dalla sopravvivenza fisica di cavi, rack di server e fondamenta in cemento armato.</p>
<p>FONTI<br />
Convenzioni di Ginevra: Il riferimento normativo primario è l&#8217;Articolo 52 del Primo Protocollo Aggiuntivo. Questo articolo stabilisce la protezione generale dei beni civili e impone che gli attacchi siano limitati ai soli obiettivi militari.</p>
<p>Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR): Si fa riferimento alle valutazioni giuridiche e alle linee guida del 2026 relative all&#8217;uso militare di infrastrutture civili. L&#8217;istituzione riconosce che i data center commerciali possono diventare legittimi obiettivi militari qualora i loro server o le loro reti vengano utilizzati per supportare le capacità operative e di intelligence delle forze armate.</p>
<p>Ministeri della Difesa (Russia e Ucraina): Le fonti di attualità comprendono le dichiarazioni ufficiali e i report riguardanti i bombardamenti del settembre 2026. Nello specifico, si citano i report sul Ministero della Difesa russo che ha rivendicato gli attacchi contro i centri di elaborazione dati situati a Kiev, come nel caso del data center Kosmonova.</p>
<p>Precedenti Strategici (NATO e IDF): L&#8217;analisi si basa sulla documentazione storica delle operazioni contro i nodi di telecomunicazione in Jugoslavia (1999) e in Iraq (2003). A questi si aggiungono i report sul precedente tattico del 2019 a Gaza, quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) condussero un attacco fisico mirato contro una struttura commerciale utilizzata da un&#8217;unità di hacker di Hamas.</p>
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<h2 id="crosetto-ci-invita-ad-affacciarci-alla-finestra-di-overton-1-delle-sue-interessate-paranoie-sulla-guerra-ibrida">Crosetto ci invita ad affacciarci alla finestra di Overton [1] delle sue interessate paranoie sulla guerra ibrida</h2>



<p class="has-medium-font-size">Abbandoniamo tutte le nostre strampalate teorie sul perché le bollette energetiche siano lievitate, la sanità pubblica non funziona, le piccole imprese falliscono ed evitiamo di dare credito a tutte quelle teorie che siamo soliti adottare per spiegarci come mai i cittadini italiani si mostrino sempre più restii a votare. Crosetto nel suo <em><a href="https://www.difesa.it/assets/allegati/83696/non-paper_il_contrasto_alla_guerra_ibrida.pdf">Non-paper</a></em> [2] del <strong>18 novembre 2025</strong> e presentato al <em>Consiglio Supremo di Difesa</em> il giorno successivo, intitolato &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva</mark></strong>&#8220;, &#8220;<strong>costruito integrando informazioni non classificate del comparto intelligence con analisi estrapolate da fonti aperte attendibili</strong>&#8221; ci dice l&#8217;indiscutibile verità. È colpa dei russi che insieme a cinesi iraniani e altri attori ostili ci danneggiano quotidianamente. Siamo in una guerra permanente e invisibile, la <strong>&#8220;Guerra Ibrida&#8221;</strong>. Questa minaccia è così &#8220;<strong>subdola</strong>&#8221; e &#8220;<strong>incessante</strong>&#8221; che &#8220;<strong>ogni giorno erode in modo silente la sicurezza delle nostre società</strong>&#8220;. </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Si definisce minaccia ibrida &#8220;quella <strong>portata da attori statuali</strong> (anche attraverso attori non-statuali che operano come agenti o proxy) mediante una combinazione di azioni sinergiche in vari domini (diplomatico, informativo, militare, economico-finanziario dell&#8217;intelligence). È oggi una delle principali sfide per le democrazie occidentali. <strong>L&#8217;obiettivo è erodere la resilienza democratica, minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dividere le società, influenzare le opinioni pubbliche con false informazioni</strong>.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L&#8217;effetto immediato di questo allarme, ovviamente, è la necessità <em>improcrastinabile</em> di nuove strutture, poteri e, soprattutto, finanziamenti</mark></strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size"><em>A leggere il Non Paper di Crosetto viene in mente il testo dei Negrita &#8216;Nel Blu &#8211; Lettera ai padroni della terra [*]</em></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2025/11/01.-Negrita-Nel-Blu-Lettera-Ai-Padroni-Della-Terra.mp3"></audio><figcaption>&#8216;Nel Blu &#8211; Lettera ai padroni della terra</figcaption></figure>



<h3 id="i-pericoli-il-terrore-quotidiano-e-l-espansione-del-potere-digitale">I pericoli: il terrore quotidiano e l&#8217;espansione del potere digitale</h3>



<p class="has-medium-font-size">L’incubo inizia nel <strong>cyberspazio</strong>, un campo di battaglia che, a quanto pare, è il &#8220;<strong>moltiplicatore che tiene insieme tutto</strong>&#8220;, ma non per far funzionare internet, bensì <strong>per sabotare i nostri centri nevralgici</strong>. Gli &#8220;<strong>attori ostili</strong>&#8220;, definiti con una rassicurante impersonalità come &#8220;<strong>malevoli e privi di scrupoli</strong>&#8220;, dedicano la loro esistenza a minacciare le nostre &#8220;<strong>infrastrutture critiche</strong>&#8220;. Il rischio è concreto. Esso è ravvisabile nel &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">malfunzionamento delle sale operatorie e dei reparti di rianimazione, il collasso del servizio sanitario</mark></strong>&#8221; e infatti &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Il settore sanitario si conferma tra i più colpiti da attacchi cibernetici, con impatti potenzialmente gravissimi su pronto soccorso, terapie intensive, sale operatorie e trattamenti salvavita</mark></strong>.&#8221; E se questo non bastasse, ci informano che <strong>persino le nostre amate piccole aziende sono &#8220;bersagli facili&#8221;</strong>. &#8220;(&#8230;) <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">anche il comparto manifatturiero risulta particolarmente bersagliato, in gran parte a causa della prevalenza di piccole e medie imprese prive di strutture di difesa adeguate, che lo rendono uno dei settori più colpiti dai ransomware</mark></strong>.&#8221; <em>[Il ransomware è una minaccia informatica basata sull’<strong>estorsione digitale</strong>, che sfrutta la paura di perdere dati preziosi per costringere le vittime a pagare.]</em>. <br>Tutto questo allarmismo, supportato da &#8220;<strong>numeri impressionanti, in forte e costante accelerazione</strong>&#8220;, serve a dimostrare che i danni poi si &#8220;<strong>sentono nel mondo reale</strong>&#8221; e che, quindi, la difesa non può più essere un affare solo civile, ma necessita l&#8217;intervento urgente e massiccio del Dicastero.</p>



<h3 id="la-guerra-cognitiva-e-la-disinformazione-fimi">La guerra cognitiva e la disinformazione (FIMI) </h3>



<p class="has-medium-font-size">Un aspetto cruciale del documento è la consapevolezza che <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">il campo di battaglia si è spostato nella mente dei cittadini</mark></strong>. <strong>Il nemico</strong>, infatti, non si accontenta di distruggere i computer; <strong>mira alla nostra mente</strong>. Attraverso le&nbsp;<strong><em>Foreign Information Manipulation &amp; Interference</em>&nbsp;(FIMI)</strong>, gli avversari <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">mirano a spezzare il patto sociale, delegittimare le istituzioni e influenzare i processi elettorali</mark></strong>. La disinformazione è elevata al rango di arma strategica:</p>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;<strong>La diffusione di notizie false o manipolate costituisce una minaccia rilevante per l’integrità dei processi elettorali. La manipolazione informativa può generare sfiducia nei media tradizionali, nelle istituzioni e nelle autorità, erodendo questi tre pilastri delle società democratiche [&#8230;] La formula è semplice: diffondere bugie per far perdere fiducia nella democrazia e scoraggiare il voto.</strong>&#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size"> La <strong>disinformazione</strong> è una vera e propria &#8220;<strong>guerra cognitiva</strong>&#8220;, sfrutta tecnologie come i &#8220;<strong>deepfake ad altissimo realismo</strong>&#8221; per minare &#8220;<strong>la fiducia dei cittadini nelle istituzioni</strong>&#8220;. Lo scopo, ci svelano, è semplice: &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">diffondere bugie per far perdere fiducia nella democrazia e scoraggiare il voto</mark></strong>&#8220;. Questa ossessione per il <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">controllo delle narrazioni</mark></strong> giustifica perfettamente l&#8217;urgenza di &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">promuovere una cultura della sicurezza</mark></strong>&#8221; e l&#8217;<strong>incremento di programmi di</strong> &#8220;<strong>alfabetizzazione digitale</strong>&#8220;, un modo elegante per assicurarsi che la popolazione sviluppi il &#8220;<strong>pensiero critico</strong>&#8221; solo nella direzione voluta da certe istituzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">L’aumento dei costi dell’energia</mark></strong> non è stato causato dalle sanzioni energetiche alla Federazione Russa e lo stesso sabotaggio dei gasdotti marini north stream sono stati evidentemente opera dei russi. Ci mostrata l’evidenza che tutto, dal Mediterraneo all&#8217;Africa, è un complotto per logorarci. La nostra dipendenza da &#8220;<strong>materie prime critiche</strong>&#8221; combinata con l&#8217;uso dei &#8220;<strong>choke points marittimi</strong>&#8221; come il Canale di Suez, è parte di uno &#8220;<strong>scenario da incubo</strong>&#8221; in cui un &#8220;<strong>attore ostile combina la dipendenza dell’UE da materie prime critiche con l’interruzione dei choke points marittimi</strong>&#8220;. Questo panorama di ricatti economici, dove &#8220;<strong>basta una nave incagliata o un gasdotto sabotato per mettere in difficoltà interi continenti</strong>&#8220;, è la giustificazione perfetta per rafforzare l’&#8221;autonomia strategica UE&#8221; e per proiettare risorse militari dove, fino a ieri, c&#8217;erano solo petroliere.</p>



<h3 id="l-asimmetria-strutturale-tra-democrazie-e-autocrazie">L&#8217;asimmetria strutturale tra democrazie e autocrazie</h3>



<p class="has-medium-font-size">Il documento pone poi l&#8217;accento sul vantaggio tattico e strategico di cui godono <strong>gli attori ostili che ci fanno la guerra ibrida (identificati ovviamente con Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, non mancano Hezbollah, Houthi&#8230;)</strong>. Questi regimi sfruttano le libertà e le garanzie legali delle democrazie occidentali come vere e proprie vulnerabilità, operando in un regime di impunità garantito dalla difficoltà di attribuire con certezza gli attacchi (<em>plausible deniability</em>). &#8220;<strong>L’attaccante gode di una limitata necessità di rispondere delle proprie azioni e sfrutta le caratteristiche delle democrazie occidentali – interpretate dall’attore ostile come vulnerabilità – a proprio vantaggio. Approfitta del fatto che noi rispettiamo le regole internazionali.</strong>&#8221; (le chiama significativamente regole internazionali non leggi internazionali) <br>E ancora, riguardo alla lentezza della reazione occidentale:<br>&#8220;<strong>Mosca può quindi godere dell’iniziativa operativa (in quanto aggressore) e di quella strategica (puntando sul prolungamento del conflitto). [&#8230;] </strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color"><strong>La lentezza decisionale europea è quindi il miglior alleato di potenziali attori ostili: loro agiscono subito, noi discutiamo a lungo e intanto perdiamo terreno.</strong>&#8220;</mark></p>



<h3 id="la-democrazia-ci-penalizza-l-urgenza-di-reagire">La democrazia ci penalizza. L’urgenza di reagire </h3>



<p class="has-medium-font-size">Il vero problema non è <strong>l’aggressore</strong>, che <strong>opera</strong> &#8220;<strong>senza soluzione di continuità</strong>&#8220;, ma la nostra lamentevole lentezza occidentale. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Siamo &#8220;<strong>vincolati da una visione binaria del conflitto che distingue rigidamente pace e guerra</strong>&#8220;</mark>, e poiché i nemici sanno che &#8220;<strong>l’occidente spesso sceglie di non reagire</strong>&#8220;, di conseguenza, il &#8220;<strong>costo dell’aggressione, dell’offesa, è prossimo allo zero</strong>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Per superare questa &#8220;<strong>inerzia</strong>&#8220;, il documento propone di <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">trasformare l’allarme in una risorsa istituzionale permanente</mark></strong>. La soluzione principale è <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">la creazione di una nuova struttura di potere militare: un’Arma Cyber</mark></strong>, che deve essere &#8220;<strong>adeguatamente dimensionata e capace di operare senza soluzione di continuità</strong>&#8220;. Si stima, con precisione quasi chirurgica, che una &#8220;<strong>forza realmente congrua e rassicurante debba attestarsi su almeno 5.000 unità</strong>&#8220;, con un primo contingente iniziale di &#8220;<strong>1.200–1.500 unità</strong>&#8221; da dedicare a compiti operativi. Questo fabbisogno numerico, pur derivando da una minaccia invisibile, risponde perfettamente all&#8217;esigenza di espandere gli organici militari in un settore di altissima specializzazione, garantendo al contempo &#8220;<strong>adeguate tutele funzionali per gli specialisti civili e militari impiegati</strong>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Infine, l’aggiornamento normativo deve permetterci di &#8220;<strong>prevenire azioni ostili e riducendo la libertà di manovra degli opponenti ibridi</strong>&#8220;. Per farla breve: &#8220;<strong>come per le violazioni dello spazio aereo&#8230; anche sul piano ibrido è necessario predisporsi per reazioni legittime e tempestive</strong>&#8220;. Dunque, è necessario snellire i meccanismi decisionali, <strong>creare un <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Centro per il Contrasto alla Guerra Ibrida</mark></strong> per coordinare la nuova postura, e abbandonare la &#8220;<strong>visione binaria del conflitto</strong>&#8221; che tanto ci penalizza, a favore di una &#8220;<strong>postura concretamente difensiva, che in ambito hybrid non può che essere proattiva</strong>&#8220;. Agire in anticipo, quindi; non limitarsi solo a reagire.</p>



<p class="has-medium-font-size">In sostanza, mentre il documento ci avverte che siamo sotto il costante bombardamento di bombe ibride, il vero obiettivo sembra più ragionevolmente essere quello di sbloccare risorse, espandere il raggio d&#8217;azione del Ministero nel dominio digitale e nell&#8217;ambiente informativo, e creare migliaia di nuovi posti di lavoro specializzati, tutto &#8220;adesso!&#8221;, prima che la percezione del pericolo svanisca. In realtà abbiamo già una fittissima cooperazione con Israele nel settore della cybersicurezza, del cyberspazio e in generale della guerra digitale [3]. Ora però, Crossetto fiuta ulteriori affari e mira a prendere al balzo l’opportunità di elevare le spese militari avendo l’obiettivo di raggiungere il 5% del Pil nei prossimi 10 anni come richiesto da Trump, trasferendo le risorse necessarie dallo svuotamento dello stato sociale e dei relativi servizi pubblici, tanto se questi ultimi risulteranno sempre più degradati sarà indiscutibilmente colpa dei russi, in tandem con cinesi e iraniani nostri ibridi nemici giurati. </p>



<p>Addendum <br>Crosetto mentre si dedica all’implementazione della guerra ibrida, pensa alla riedizione della leva militare<br>Nel 2022 il suo reddito dichiarato è stato di 895.588 euro. Nel frattempo, secondo voi, sarà aumentato o diminuito?<br>A proposito dei suoi conflitti di interesse:<br>è stato presidente dell’AIAD, l’Associazione delle Industrie Aerospazio Difesa e Sicurezza, dal 2014 al 2019; consulente di Leonardo S.p.A. dal 2014 al 2021; presidente di Orizzonte Sistemi Navali, la joint venture tra Fincantieri e Leonardo, dal 2020 al 2022; e consulente di Elettronica S.p.A. fino al maggio 2018.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe class='youtube-player' width='1170' height='659' src='https://www.youtube.com/embed/PsGRdQphCmI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe>
</div></figure>



<p class="has-small-font-size">[*] Io non sono intelligente, ma in fondo è tutto molto chiaro<br>Voi padroni della Terra che vi ingozzate di denaro<br>Avete fatto bene i conti, finemente calcolato<br>Che arricchirvi con la guerra qui è tutt&#8217;altro che un reato<br>E volete che ammazziamo per due confini e tre bandiere<br>Delle stupide pedine sul vostro lurido scacchiere<br>Con l&#8217;antica strategia del dividi ed impera<br>Ma mandate i figli vostri a crepare alla frontiera, ohSe non esistono i nemici all&#8217;improvviso li create<br>Fomentando le paure dai tg e dalle testate<br>È una storia che va avanti da prima che nascessi io<br>Se scarseggiano le scuse, allora tirate fuori DioMa che Dio vi maledica e vi metta in una bara<br>Per un potervi seppellire con fiori e la fanfara<br>E noi saremo lì presenti, sorridenti a controllare<br>Che davvero siate morti e non possiate ritornare piùGià ci vedo censurati, ma non mi importa che vuoi fare<br>Del resto ho gli occhi per vedere e una lingua per parlare<br>Se non vi piace quel che dico, non prendetemi a modello<br>Ma non sarò di certo io a sparare mio fratelloQuesta mia maledizione è una canzone e va cantata<br>In nome di tutta la gente, quella morta e quella appena nata<br>Perdonate i toni forti, ma mi sono nauseato<br>Mentre cerco tra le stelle la bellezza del creatoE guardo il blu<br>E di colpo tutto questo non c&#8217;è più<br>E si può volare ancora e atterrare sul pianeta che non c&#8217;è<br>Via da questi folli scimpanzéNel blu<br>E di colpo tutto questo non c&#8217;è più<br>E si può volare ancora, atterrando sul pianeta che non c&#8217;è<br>Via da questi assurdi scimpanzé</p>



<p class="has-small-font-size"><br>[1] Immagina un’idea oggi considerata estrema, come la legalizzazione di una sostanza attualmente vietata. All’inizio è “impensabile”. Poi qualcuno ne parla in modo provocatorio (fase “radicale”). Se il dibattito cresce, può diventare “accettabile”, poi “sensata” (magari per motivi economici o sanitari), fino a essere “popolare” e infine legalizzata. La finestra di Overton è un concetto sociologico che descrive l’insieme delle idee considerate accettabili in un dato momento da una società. Serve a spiegare come opinioni inizialmente impensabili possano diventare accettate e persino legge nel tempo. Un’idea può attraversare i sei stadi della F. di O. nel suo percorso verso l’accettazione:</p>



<ol class="has-small-font-size"><li>Impensabile – L’idea è tabù, inaccettabile.</li><li>Radicale – Se ne parla solo in ambienti estremi.</li><li>Accettabile – Inizia a essere discussa pubblicamente.</li><li>Sensata – Appare logica e razionale.</li><li>Popolare – Ottiene consenso diffuso.</li><li>Legalizzata – Diventa legge o politica ufficiale.</li></ol>



<p class="has-small-font-size">Lo scopo principale è comprendere e, in alcuni casi, influenzare il cambiamento sociale e politico. Chi vuole promuovere un’idea oggi inaccettabile può cercare di spostare la finestra, rendendola prima discutibile, poi accettabile, fino a farla diventare norma. Questo meccanismo è spesso usato da politici, media e gruppi di pressione per modificare l’opinione pubblica nel tempo.<br>[2] Un &#8220;<strong>non-paper</strong>&#8221; è un documento informale, utilizzato principalmente in contesti diplomatici o di negoziazione. Non ha uno status formale e non impegna in alcun modo le parti che lo presentano o lo discutono. La sua essenza risiede proprio nella sua natura ufficiosa: <strong>serve a esplorare idee, testare reazioni, sondare posizioni o proporre soluzioni a questioni complesse senza assumere alcun impegno formale</strong>. Lo scopo principale di adottare un &#8220;non-paper&#8221; è quello di facilitare una discussione aperta e schietta su argomenti sensibili, permettendo ai partecipanti di scambiare punti di vista e valutare liberamente diverse opzioni. Il <a href="https://www.difesa.it/assets/allegati/83696/non-paper_il_contrasto_alla_guerra_ibrida.pdf">documento</a>, presentato al Consiglio Supremo di Difesa a novembre 2025, sottolinea che l&#8217;Italia è costantemente sottoposta ad attacchi e interferenze malevole meno visibili delle azioni militari convenzionali.<br>[3] Cooperazione tra Italia e Israele nel campo della cyber-sicurezza, della cyber-difesa e della guerra digitale, aggiornata al 2025.</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>Incentivi italiani per l’acquisto di tecnologie cyber israeliane</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) assegna premialità (+8 punti) nei bandi alle imprese italiane che comprano tecnologie cyber da Israele </strong>(antivirus, droni, sorveglianza).<br>Fonti: Euronews Italia</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Accordi e cooperazione politico-strategica</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong>Emendamenti legislativi in Italia hanno garantito la possibilità per aziende israeliane di beneficiare dei fondi e dei bandi italiani</strong>, nonostante non siano membri NATO, purché esistano accordi di cooperazione cyber con l’Italia.<br>Fonti: Atti del Parlamento italiano<br>Times of Israel</li><li><strong>In Parlamento vengono sollevate richieste di maggiore trasparenza sugli accordi cyber presi con Israele</strong>, soprattutto in occasione di visite diplomatiche.<br>Fonti: Camera dei Deputati – resoconti seduta 506</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Collaborazione scientifica, tecnologica e industriale</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li>Attivo l’Accordo di Cooperazione Scientifica e Industriale Italia–Israele, che include anche tecnologie critiche e digitali.<br>Fonti: Ministero degli Esteri (MAECI) – Cooperazione scientifica</li><li>Bandi congiunti 2025 per ricerca (scadenza 14 maggio), dedicati in particolare a tecnologie sostenibili ma all’interno di un accordo più ampio che copre anche ambiti digitali.<br>Fonti: MAECI – Bandi 2025</li><li><strong>Leonardo e altre aziende italiane hanno partnership con università e centri israeliani per cyber security, AI, quantistica, sistemi autonomi</strong>.<br>Fonti: ICT Security Magazine</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Settore privato e iniziative industriali</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li>Collaborazioni tra aziende italiane (es. Yarix, Selta) e gruppi israeliani per SOC avanzati, infrastrutture di sicurezza e servizi di threat intelligence.<br>Fonti: Analisi Difesa, Key4Biz</li><li>Presenza massiccia di aziende israeliane al CyberTech Europe 2025 a Roma.<br>Fonti: PressTV</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Rischio di dipendenza tecnologica</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">Vari analisti italiani denunciano che la cyber-sicurezza nazionale rischia di dipendere da tecnologie israeliane, minando la sovranità digitale.</mark></strong><br>Fonti: Il Giornale d’Italia, CESE-M</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Uso di spyware israeliano in Italia</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li>“Caso Paragon”: sospetti sull’uso in Italia dello <strong>spyware israeliano Graphite</strong> (azienda Paragon Solutions).<br>Fonti: Euronews Italia; Wikipedia Paragon Solutions</li></ul>



<p class="has-small-font-size"><strong>Cyber-difesa nazionale italiana: contesto in cui si inserisce Israele</strong></p>



<ul class="has-small-font-size"><li>Il Ministro della Difesa Crosetto propone la creazione di una forza speciale cibernetica per rafforzare la deterrenza nello spazio digitale.<br>Fonti: Repubblica.it</li><li>L’Italia guida il “Cyber Commanders’ Committee” nell’ambito Difesa 5+5 del Mediterraneo occidentale (non include Israele, ma è rilevante per capacità italiane).<br>Fonti: Ministero della Difesa – Difesa.it</li><li>Finanziamenti PNRR per il Competence Center Cyber 4.0 (5,1 milioni).<br>Fonti: Cyber4.0</li></ul>



<p class="has-small-font-size">La cooperazione cyber tra Italia e Israele nel 2025 è:</p>



<ul class="has-small-font-size"><li>ampia,</li><li>istituzionalizzata,</li><li>fortemente tecnologica,</li><li>con incentivi economici diretti.</li></ul>



<p class="has-small-font-size">L’Italia beneficia di tecnologie avanzate israeliane, ma affronta critiche sulla dipendenza tecnologica, sul coinvolgimento in tecnologie di sorveglianza e sulla scarsa trasparenza degli accordi.</p>



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