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	<title>Tecnologie quantistiche &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
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	<title>Tecnologie quantistiche &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
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		<title>Il carbonio di cui è composto il corpo delle piante, degli alberi e di tutte le creature viventi origina dalla “famigerata” anidride carbonica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 09:31:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dall’antico enigma del salice ai segreti della fisica quantistica: come i giganti della foresta, e i nostri stessi corpi, nascono da un invisibile soffio d’aria che la luce del sole ha imparato a rendere solido Eccoci al cospetto di una quercia secolare, un gigante silenzioso che sorge dalla terra sollevando tonnellate di legno verso il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il carbonio di cui è composto il corpo delle piante, degli alberi e di tutte le creature viventi origina dalla “famigerata” anidride carbonica' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/05/18/il-carbonio-di-cui-e-composto-il-corpo-delle-piante-degli-alberi-e-di-tutte-le-creature-viventi-origina-dalla-famigerata-anidride-carbonica/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="dall-antico-enigma-del-salice-ai-segreti-della-fisica-quantistica-come-i-giganti-della-foresta-e-i-nostri-stessi-corpi-nascono-da-un-invisibile-soffio-d-aria-che-la-luce-del-sole-ha-imparato-a-rendere-solido"><strong>Dall’antico enigma del salice ai segreti della fisica quantistica: come i giganti della foresta, e i nostri stessi corpi, nascono da un invisibile soffio d’aria che la luce del sole ha imparato a rendere solido</strong></h2>



<p class="has-medium-font-size">Eccoci al cospetto di una quercia secolare, un gigante silenzioso che sorge dalla terra sollevando tonnellate di legno verso il cielo. La nostra intuizione, nutrita da secoli di logica apparente, ci suggerisce una bugia rassicurante: che quel colosso sia figlio della terra, cresciuto divorando il suolo attraverso le sue radici. Eppure, se potessimo pesare il terreno attorno a quel gigante, scopriremmo che quasi nulla è andato perduto. La verità è molto più simile a un incantesimo: <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">quell’albero immenso, solido e pesante, non è altro che “aria solidificata”</mark></strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" width="1024" height="559" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png" alt="" class="wp-image-18619" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2.png 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2-300x164.png 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2-768x419.png 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/05/image-2-640x349.png 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-medium-font-size">Come noto i logogrammi della scrittura cinese non rappresentano suoni ma parole o concetti. Il <strong>logogramma arcaico dell’albero è costituito</strong>&nbsp;(pittogramma) da un tronco da cui si dipartono simmetricamente radici che affondano nella terra, così come nella parte superiore radici aeree che si abbarbicano nel cielo.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Il tronco (il tratto verticale)</strong>&nbsp;rappresenta l&#8217;asse del mondo, ciò che connette il basso con l&#8217;alto.&nbsp;<strong>I rami,&nbsp;</strong>nel carattere arcaico, si protendono verso l&#8217;alto e verso l&#8217;esterno. Sono, a tutti gli effetti, &#8220;<strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-red-color">radici aeree</mark></strong>&#8221; che cercano la luce e l’aria (in cui è presente l’anidride carbonica).&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le radici</strong>, i tratti in basso si specchiano quasi perfettamente con quelli superiori, affondando simbolicamente nella terra.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">L&#8217;albero ha radici verso il cielo</mark></strong>. È una creatura speculare con una simmetria che suggerisce come esso tragga nutrimento da entrambi i regni: dalla&nbsp;<strong>Terra</strong>, attraverso le radici invisibili, dal&nbsp;<strong>Cielo</strong>, attraverso le &#8220;radici&#8221; visibili, <strong>i rami che si nutrono di luce ed aria</strong>…</p>



<p class="has-medium-font-size">L’albero più grande del mondo in termini di volume e di massa complessiva è il&nbsp;<strong>Generale Sherman</strong>&nbsp;(<em>General Sherman</em>), una sequoia gigante (<em>Sequoiadendron giganteum</em>) situata nel Sequoia National Park, in California. Il peso stimato del Generale Sherman è di circa&nbsp;<strong>2.000 tonnellate</strong>&nbsp;(circa 2 milioni di chilogrammi). pari al peso di circa 400 elefanti africani adulti o a 15 aerei di linea Boeing 737 a pieno carico. Il suo tronco alla base supera gli 11 metri. Tra due e tre millenni l’età stimata.</p>



<h3 id="l-enigma-del-salice-quando-l-aria-si-fece-legno"><strong>L&#8217;enigma del salice: quando l&#8217;aria si fece legno</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Nel ‘600, uno scienziato fiammingo mise alla prova questa apparente certezza: piantò un piccolo salice in novanta chili di terra perfettamente asciugata e lo innaffiò per cinque anni. L’albero crebbe di ben settantaquattro chilogrammi, ma il terreno, una volta essiccato e pesato di nuovo, aveva perso appena sessanta grammi. I numeri frantumarono la convinzione di secoli: la materia dell&#8217;albero non proveniva dal suolo.<br>Nella penombra del suo laboratorio a Bruxelles, il medico e alchimista <strong>Jan Baptist van Helmont</strong> osservava il mondo con l&#8217;inquietudine tipica dei pionieri. Da secoli l&#8217;umanità si cullava in una certezza tanto ovvia quanto ingenua: le piante crescono divorando la terra. Si pensava che il suolo fosse una sorta di immenso stomaco e che le radici fossero bocche silenziose pronte a inghiottirne i nutrimenti. Ma a Van Helmont quell&#8217;ovvietà non bastava. Voleva i numeri. Voleva costringere la natura a confessare il suo segreto. Con la precisione metodica che avrebbe gettato le basi della chimica moderna, lo scienziato fiammingo diede inizio a un viaggio lungo cinque anni. Prese un enorme vaso d&#8217;argilla e vi versò esattamente <strong>90 chilogrammi di terra</strong>, precedentemente essiccata in un forno per eliminare ogni traccia d&#8217;umidità interna. Al centro di quel deserto in miniatura piantò un giovane ramoscello di salice, un fuscello esile del peso di appena <strong>due chilogrammi</strong>. Per evitare che la polvere trasportata dal vento potesse alterare il peso del terreno, coprì il bordo del vaso con una lamina di ferro traforata: solo l&#8217;acqua e l&#8217;aria avrebbero avuto accesso a quella terra prigioniera. Da quel giorno, per cinque lunghi anni, il compito di Van Helmont si ridusse a un gesto quotidiano, quasi rituale: annaffiare il salice. Nient&#8217;altro. Solo acqua piovana o distillata, e una pazienza sconfinata. Il salice, stagione dopo stagione, affondò le radici, allargò le sue fronde, rispose al richiamo della luce e crebbe, diventando un albero robusto e frondoso. Nel 1613 arrivò il momento della verità. Van Helmont estrasse delicatamente l&#8217;albero dal vaso, ripulendo le radici da ogni briciolo di terra con cura maniacale. Passò il salice sulla bilancia: pesava ben <strong>76 chilogrammi</strong>. In cinque anni, quel piccolo ramoscello aveva guadagnato <strong>74 chili di materia</strong>. Poi, l&#8217;attenzione si spostò sul vaso. Lo scienziato raccolse tutta la terra, la sottomise allo stesso processo di essiccazione di cinque anni prima e la pesò nuovamente. Se la teoria classica fosse stata corretta, il terreno avrebbe dovuto ridursi drasticamente. Il braccio della bilancia, invece, si mosse appena. <strong>La terra aveva perso solo 60 grammi</strong>! I numeri parlavano chiaro: quei 74 chilogrammi di legno, corteccia e foglie non provenivano dal suolo. Il dogma millenario si era sbriciolato di fronte a una manciata di grammi mancanti.<br>Van Helmont, sbalordito dal risultato, formulò l&#8217;unica conclusione che all&#8217;epoca appariva logica: se la materia dell&#8217;albero non arrivava dalla terra, doveva per forza derivare dall&#8217;unica cosa che gli era stata somministrata. <strong>L&#8217;acqua.</strong> L&#8217;acqua, nel pensiero dello scienziato, si era miracolosamente trasformata in legno solido. <strong>Era una conclusione affascinante, ma errata</strong>. L’illusione dell’acqua si dissolse definitivamente nel cuore della fotosintesi, dove la luce del sole compie una scelta anatomica straordinaria. Spezzando la molecola d&#8217;acqua, la pianta scarta l&#8217;ossigeno — il gigante atomico che da solo pesa ben sedici volte più dell&#8217;idrogeno — e lo restituisce al cielo sotto forma di respiro per il mondo. Di tutta quella pioggia, l&#8217;albero trattiene per sé solo l&#8217;idrogeno, una piuma tra gli elementi, per agganciarlo saldamente al carbonio rapito dall&#8217;aria. È proprio la nascita di questo legame C-H, una stretta di mano chimica e invisibile, a imprigionare l&#8217;energia del sole e a tessere, atomo dopo atomo, l&#8217;architettura solida del legno. La natura aveva teso a Van Helmont un ultimo, invisibile tranello. Lo scienziato fiammingo non poteva sapere che l&#8217;albero, per cinque anni, non aveva fatto altro che &#8220;respirare&#8221;. Il vero costruttore del salice era l&#8217;elemento che riempiva la stanza ma che nessuno poteva ancora pesare: l&#8217;anidride carbonica sospesa nell&#8217;aria, catturata foglia dopo foglia per trasformarsi in materia vivente attraverso la luce.<br>Van Helmont non aveva scoperto la fotosintesi, ma aveva dimostrato un miracolo ancora più grande: che <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">i giganti delle nostre foreste sono, letteralmente, fatti di aria e di sole</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Tutto comincia quindi con un respiro invisibile. Attraverso milioni di minuscole bocche, gli <strong>stomi</strong>, l’albero setaccia l’atmosfera catturando molecole di anidride carbonica (CO2) <strong>di cui si nutre</strong>, un gas impalpabile che fluttua intorno a noi. Con la precisione di un alchimista molecolare, <strong>la pianta smonta queste particelle invisibili, espelle l’ossigeno per permetterci di respirare e trattiene per sé il carbonio</strong>. Quel carbonio, che un istante prima era nulla nel vento, viene incatenato per formare la spina dorsale di tutto ciò che possiamo toccare: la trama ruvida della corteccia, le fibre dense del tronco e la danza leggera delle foglie.</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa meraviglia non si ferma ai confini del bosco, ma scorre nelle nostre stesse vene. Poiché ogni caloria che consumiamo è nata da questo processo, noi stessi siamo figli del vento e del sole. Ogni atomo di carbonio che oggi compone i nostri muscoli, il nostro cuore o i pensieri nel vostro cervello, non molto tempo fa era gas disperso nell&#8217;atmosfera, forse parte di una nuvola o del respiro di qualcun altro. I nostri corpi (non così la nostra coscienza) sono tutti arrangiamenti temporanei di un’aria che ha imparato a cucirsi insieme attraverso la luce. L’albero dunque non succhia la vita dalla terra, ma la danza tra il cielo e il sole. Comprendere questo non sminuisce la bellezza della natura, ma la eleva a un livello di stupore quasi mistico. Come amava ricordare Richard Feynman, guardare un albero sapendo che è fatto di aria non toglie nulla al piacere della vista, ma aggiunge uno strato di meraviglia profonda a una realtà che troppo spesso diamo per scontata: siamo tutti parte di un unico, immenso respiro che la luce ha deciso di rendere solido. </p>



<p class="has-medium-font-size">Ma per compiere questo miracolo serve una forza immensa, e l’albero la attinge direttamente dal cosmo. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-green-cyan-color">La fotosintesi</mark></strong> non è un semplice processo biologico, ma un prodigio della fisica e della chimica dove la luce stessa si trasforma in corpo. Quando la radiazione elettromagnetica del Sole, dopo un viaggio di 150 milioni di chilometri, colpisce la clorofilla, essa &#8220;carica&#8221; gli elettroni fornendo l’energia necessaria per forgiare i legami che tengono insieme le “particelle” di materia. In quel preciso istante, l’energia pura di una stella viene imprigionata in catene di zucchero e cellulosa.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Sebbene si possa descrivere la fotosintesi a grandi linee come un processo chimico &#8220;classico&#8221;, l&#8217;incredibile efficienza con cui le piante convertono la luce in energia rimane un mistero insolubile senza ricorrere alle leggi della meccanica quantistica. Quando un fotone (una particella di luce) colpisce una foglia, l&#8217;energia deve viaggiare attraverso un labirinto di proteine (il complesso antenna) fino a raggiungere il&nbsp;<strong>centro di reazione</strong>, dove verrà trasformata in energia chimica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Secondo la fisica classica, questa energia dovrebbe muoversi come una pallina in un flipper: rimbalzando casualmente da una molecola all&#8217;altra finché non &#8220;trova&#8221; la via d&#8217;uscita. Ma questo metodo (chiamato random walk) è inefficiente: troppa energia andrebbe persa sotto forma di calore durante i rimbalzi. Invece, la fotosintesi ha un&#8217;efficienza vicina al&nbsp;<strong>100%</strong>.&nbsp;</p>



<h3 id="la-sovrapposizione-prendere-tutte-le-strade-insieme"><strong>La sovrapposizione: prendere tutte le strade insieme</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Il segreto sta nel modo in cui l&#8217;energia viaggia. Grazie a un fenomeno chiamato&nbsp;<strong>coerenza quantistica</strong>, <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">l&#8217;energia non si comporta come una pallina, ma come un&#8217;onda</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Invece di scegliere un percorso alla volta, l&#8217;energia entra in uno stato di&nbsp;<strong>sovrapposizione</strong>: si muove lungo&nbsp;<strong>tutti i percorsi possibili contemporaneamente</strong>. È come se avessi un labirinto e potessi percorrerne ogni corridoio nello stesso istante: troveresti l&#8217;uscita immediatamente, <strong>senza mai perderti in un vicolo cieco</strong>. <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Una volta trovata la strada più veloce, l&#8217;onda &#8220;collassa&#8221; e l&#8217;energia arriva al centro di reazione con una precisione chirurgica</mark></strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Normalmente, i fenomeni quantistici (come la sovrapposizione o l&#8217;entanglement) sono fragilissimi e avvengono solo in laboratori a temperature vicine allo zero assoluto (-273°C). Se l&#8217;ambiente è &#8220;caldo e umido&#8221; (come l&#8217;interno di una cellula viva), la coerenza quantistica dovrebbe svanire all&#8217;istante.</p>



<p class="has-medium-font-size">Eppure, le piante hanno trovato il modo di mantenere questa &#8220;magia quantistica&#8221; a temperatura ambiente. Le proteine che circondano i pigmenti agiscono come una sorta di ammortizzatore, proteggendo la coerenza quantistica quanto basta per permettere all&#8217;energia di arrivare a destinazione.</p>



<p class="has-medium-font-size">Senza i comportamenti quantistici, le piante sarebbero estremamente inefficienti e la vita sulla Terra come la conosciamo non avrebbe avuto abbastanza energia per evolversi.</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Quando guardiamo una foglia al sole, non stiamo solo guardando un sistema biologico, ma il computer quantistico più antico e sofisticato del pianeta</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un computer quantistico moderno, per funzionare, ha bisogno di temperature vicine allo zero assoluto e di un isolamento totale, perché il minimo &#8220;rumore&#8221; termico distrugge la coerenza (la capacità di restare in più stati contemporaneamente).</p>



<p class="has-medium-font-size">Eppure, una foglia sotto il sole estivo a 30°C riesce a fare quello che i nostri laboratori miliardari faticano a ottenere. Come fa?</p>



<h3 id="il-segreto-il-rumore-come-alleato">Il segreto: Il rumore come alleato!</h3>



<p class="has-medium-font-size">Mentre nei computer quantistici costruiti dall&#8217;uomo il rumore ambientale è il &#8220;cattivo&#8221; da eliminare, nella fotosintesi la natura ha adottato una strategia opposta. La cellula non cerca di isolarsi dal calore, ma lo usa per &#8220;scuotere&#8221; il sistema.</p>



<h3 id="trasporto-assistito-dal-rumore-noise-assisted-transport"><strong>Trasporto assistito dal rumore (Noise-assisted transport)</strong></h3>



<p class="has-medium-font-size">Le proteine che avvolgono i pigmenti della foglia non sono solo contenitori inerti; vibrano continuamente. Queste vibrazioni, che i fisici chiamano <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-green-cyan-color">fononi</mark></strong>, agiscono come un ritmo di tamburo che &#8220;spinge&#8221; l&#8217;energia. Se l&#8217;energia quantistica rimanesse bloccata in un vicolo cieco del labirinto molecolare, una vibrazione della proteina le darebbe il &#8220;colpetto&#8221; giusto necessario per saltare verso la strada giusta.</p>



<p class="has-medium-font-size">In fisica, questo si chiama <strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">accoppiamento vibronico</mark></strong>. La natura non combatte il caos termico; lo ha addomesticato per evitare che l&#8217;onda quantistica resti intrappolata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Non è a caso che ci sia chi studia le foglie per costruire computer quantistici.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Esiste, infatti, un intero campo di ricerca che cerca di &#8220;rubare&#8221; i segreti delle piante. Scienziati come <strong>Seth Lloyd</strong> del MIT o <strong>Greg Scholes</strong> dell&#8217;Università di Princeton sono tra i pionieri che studiano come applicare i principi della fotosintesi alla tecnologia dell&#8217;informazione quantistica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Essi lavorano su&nbsp;<strong>qubit</strong> &#8220;robusti&#8221;. L&#8217;obiettivo è progettare qubit che, invece di rompersi al primo accenno di calore, utilizzino le vibrazioni dell&#8217;ambiente circostante per stabilizzarsi, proprio come fanno le proteine nella foglia.<br>Ne parleremo<br>Fine prima parte</p>



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					<description><![CDATA[Le applicazioni militari, finanziarie e nell&#8217;ambito della sorveglianza sociale delle tecnologie quantistiche. Il Manifesto degli scienziati quantistici contro l’uso bellico della seconda rivoluzione quantistica La transizione verso quella che viene definita seconda rivoluzione quantistica rappresenta un passaggio critico dai laboratori di fisica teorica alle sue applicazioni militari per giungere ai tavoli della strategia geopolitica mondiale.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Le applicazioni, non solo militari, delle tecnologie quantistiche sono destabilizzanti in modo poco prevedibile' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/02/03/le-applicazioni-non-solo-militari-delle-tecnologie-quantistiche-sono-destabilizzanti-in-modo-poco-prevedibile/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 id="le-applicazioni-militari-finanziarie-e-nell-ambito-della-sorveglianza-sociale-delle-tecnologie-quantistiche-il-manifesto-degli-scienziati-quantistici-contro-l-uso-bellico-della-seconda-rivoluzione-quantistica">Le applicazioni militari, finanziarie e nell&#8217;ambito della sorveglianza sociale delle tecnologie quantistiche. Il <strong>Manifesto degli scienziati quantistici</strong> contro l’uso bellico della seconda rivoluzione quantistica</h2>



<p class="has-medium-font-size">La transizione verso quella che viene definita <strong>seconda rivoluzione quantistica</strong> rappresenta un passaggio critico dai laboratori di fisica teorica alle sue <strong>applicazioni militari</strong> per giungere ai tavoli della strategia geopolitica mondiale. Mentre la prima rivoluzione ci ha consegnato strumenti come il laser e i transistor, la fase attuale permette la manipolazione di singoli atomi e fotoni, trasformando concetti come l&#8217;entanglement e la sovrapposizione in <strong>strumenti di potenza strategica senza precedenti</strong>. Questo salto tecnologico si inserisce in un contesto di crescente tensione globale, dove <strong>l&#8217;interesse delle istituzioni militari non è più solo una possibilità teorica, ma il motore principale di investimenti miliardari</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Uno dei campi di applicazione più critici riguarda la navigazione e il posizionamento in scenari dove il segnale GPS viene deliberatamente oscurato o alterato. <strong>Lo sviluppo di gravimetri e accelerometri quantistici permette di creare sistemi di navigazione inerziale di estrema precisione che non dipendono da segnali satellitari esterni</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Capacità questa che è fondamentale in ambito bellico, poiché <strong>consente a sottomarini o droni di operare in totale silenzio radio</strong> e senza riferimenti esterni per tempi prolungati, mantenendo una precisione millimetrica che i sistemi attuali non possono garantire in assenza di segnale.</p>



<p class="has-medium-font-size">Parallelamente, la sicurezza delle comunicazioni sta vivendo una trasformazione radicale attraverso la <strong>crittografia quantistica</strong>. Da un lato esiste una minaccia offensiva legata alla capacità dei futuri <strong>computer quantistici</strong> di scardinare gli attuali sistemi di protezione dei dati (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/30/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/">La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?</a>), un rischio che spinge le agenzie di intelligence a raccogliere dati oggi per decrittarli domani.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Dall&#8217;altro, la distribuzione a chiave quantistica offre una difesa teoricamente inviolabile, poiché <strong>ogni tentativo di intercettazione altererebbe lo stato fisico dell&#8217;informazione stessa, allertando immediatamente i comunicatori</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche la sorveglianza e il rilevamento stanno subendo un&#8217;evoluzione che potrebbe rendere obsolete le attuali <strong>tecnologie stealth</strong> (tecnologie in grado di rendere invisibili al nemico le macchine militari). <strong>I radar quantistici</strong>, sfruttando la correlazione tra particelle, <strong>promettono di identificare oggetti progettati per essere invisibili ai radar tradizionali, distinguendo con assoluta certezza tra un bersaglio reale e le esche elettroniche</strong>.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa <strong>capacità di &#8220;vedere l&#8217;invisibile&#8221;</strong> cambierebbe radicalmente il concetto di superiorità aerea e spaziale, spostando l&#8217;equilibrio della difesa verso chi detiene la capacità di rilevamento più raffinata.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il confine tra un&#8217;applicazione medica avanzata, come un sensore per la diagnostica precoce, e uno strumento bellico è estremamente sottile.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">La velocità di sviluppo è attualmente dettata dalla spinta verso il riarmo e dalla competizione tra grandi blocchi di potere. In questo scenario, <strong>la supremazia quantistica non è solo un traguardo scientifico diventando un obiettivo di sicurezza nazionale</strong> che vede i diversi contendenti impegnati nel tentativo di mantenere una propria sovranità tecnologica.</p>



<p class="has-medium-font-size">Il pericolo più immediato e silenzioso risiede nella <strong>vulnerabilità del passato rispetto al futuro</strong>, un fenomeno noto come &#8220;<strong>Store Now, Decrypt Later</strong>&#8220;. Agenzie di intelligence e attori ostili stanno già oggi archiviando enormi quantità di comunicazioni criptate, dai segreti industriali ai dati sanitari, con la consapevolezza che tra pochi anni un computer quantistico potrà decifrarli retroattivamente. Questo significa che <strong>la riservatezza delle informazioni che trasmettiamo oggi è già potenzialmente compromessa</strong>, creando un debito di sicurezza che potrebbe esplodere quando la tecnologia sarà matura.</p>



<p class="has-medium-font-size">Un rischio immediato riguarda l&#8217;integrità della <strong>fiducia digitale</strong>, pilastro dell&#8217;economia moderna. La vulnerabilità degli attuali <strong>algoritmi crittografici a chiave pubblica</strong> (come RSA o ECC) <strong>minaccia direttamente la sicurezza dei conti bancari, delle transazioni transfrontaliere e delle riserve di valore digitali</strong>. Le istituzioni finanziarie temono che <strong>un attacco quantistico</strong> possa non solo <strong>esporre i dati dei clienti</strong>, ma <strong>permettere la falsificazione di firme digitali</strong>, mettendo in dubbio l&#8217;autenticità di contratti e transazioni. Questo scenario è particolarmente allarmante per il settore delle criptovalute e della blockchain, dove la sicurezza dipende interamente da protocolli che il calcolo quantistico potrebbe teoricamente scardinare in tempi brevissimi.</p>



<p class="has-medium-font-size">Spostandoci sull&#8217;operatività dei mercati si intravede il pericolo di una nuova forma di asimmetria informativa. <strong>L&#8217;integrazione del calcolo quantistico con il trading ad alta frequenza e l&#8217;intelligenza artificiale</strong> permetterà a pochi attori dominanti — grandi banche o hedge fund dotati di queste macchine — di elaborare scenari e identificare opportunità di arbitraggio con una velocità e precisione impossibili per gli altri. Questo non solo creerà un mercato a due velocità, ma potrebbe innescare &#8220;<strong>flash crash</strong>&#8221; ossia <strong>spirali speculative guidate da algoritmi quantistici</strong> che operano al di fuori della comprensione e del controllo dei regolatori umani, destabilizzando l&#8217;intera economia.</p>



<p class="has-medium-font-size">Sul fronte della sorveglianza, l&#8217;avvento dei <strong>sensori quantistici</strong> introduce capacità di monitoraggio che <strong>sfidano il concetto stesso di spazio privato</strong>. Questi dispositivi, grazie alla loro sensibilità estrema ai campi magnetici e gravitazionali, potrebbero consentire di localizzare persone o oggetti attraverso pareti o nel sottosuolo senza alcuna intrusione fisica, rendendo obsolete le attuali protezioni legali basate sui confini architettonici. <strong>Se integrata con sistemi di intelligenza artificiale, questa tecnologia potrebbe alimentare una sorveglianza di massa pervasiva e invisibile</strong>, capace di tracciare ogni movimento con una precisione tale da rendere impossibile qualsiasi forma di anonimato nello spazio pubblico e, potenzialmente, privato.</p>



<p class="has-medium-font-size">Anche perché, sul piano sociale, emerge il timore di un nuovo &#8220;<strong>analfabetismo quantistico</strong>&#8221; che potrebbe approfondire le disuguaglianze esistenti. Poiché, infatti, la comprensione e l&#8217;utilizzo di queste tecnologie richiedono competenze matematiche e fisiche assai avanzate, il rischio è che si crei una <strong>casta di tecnocrati in grado di gestire i sistemi decisionali</strong>, lasciando il resto della popolazione e persino la classe politica tradizionale esclusi dalla possibilità di esercitare un controllo democratico consapevole.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Questo divario si riflette anche nel mondo del lavoro: <strong>l&#8217;automazione spinta da algoritmi quantistici</strong> <strong>rischia di rendere obsolete intere categorie professionali</strong> non solo nel settore manifatturiero, ma anche in ambiti ad alto valore intellettuale come la ricerca chimica, la logistica complessa, l&#8217;analisi dei dati, eccetera, provocando spostamenti occupazionali rapidi che le attuali reti di protezione sociale difficilmente saranno pronte a gestire.</p>



<p class="has-medium-font-size">A livello geopolitico, il rischio principale è la <strong>rottura definitiva degli equilibri di deterrenza</strong>. La capacità di un radar quantistico di annullare la tecnologia stealth o di un sistema di navigazione quantistico di rendere i sottomarini nucleari totalmente invisibili ai sonar convenzionali potrebbe spingere una potenza verso un &#8220;attacco preventivo&#8221;, nel timore che l&#8217;avversario raggiunga per primo una superiorità tecnologica incolmabile.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Questa asimmetria non si limita solo al campo militare, ma aggrava il divario economico e sociale tra le nazioni: i costi astronomici della ricerca quantistica rischiano di concentrare un potere immenso nelle mani di poche potenze e grandi aziende, escludendo il resto del mondo dai benefici e creando una nuova forma di colonialismo tecnologico. È il cosiddetto &#8220;divario quantistico&#8221; (<strong>Quantum Divide</strong>). I costi astronomici necessari per sviluppare e mantenere infrastrutture quantistiche rischiano di creare <strong>monopoli tecnologici in mano a pochissime nazioni o corporazioni multinazionali</strong>. Questo non potrà che accentuare le disuguaglianze economiche globali, escludendo i mercati emergenti e le piccole medie imprese da vantaggi competitivi cruciali. Invece di una democratizzazione dell&#8217;innovazione, una concentrazione di potere, che permetterà a chi possiede la tecnologia di imporre standard, manipolare mercati e controllare le catene di approvvigionamento globali, trasformando la supremazia quantistica in una forma di egemonia economica coercitiva.</p>



<p class="has-medium-font-size">Oltretutto, un&#8217;altra criticità spesso sottovalutata riguarda la <strong>trasparenza e la verificabilità dei risultati</strong>. La natura stessa del calcolo quantistico, basata su probabilità e stati sovrapposti, rende i risultati di queste macchine estremamente difficili da validare attraverso i computer classici. Una volta superata una certa soglia di complessità potremmo trovarci a dipendere da &#8220;scatole nere&#8221; quantistiche le cui risposte devono essere accettate per fede tecnologica, poiché nessun altro sistema potrebbe essere in grado di replicare o verificare il calcolo in tempi ragionevoli. Saremmo al cospetto di una sorta di moderno <strong>Oracolo quantistico</strong>.&nbsp;Questa perdita di verificabilità rischia di minare le basi stesse del metodo scientifico e portare a decisioni basate su processi logici non più interamente comprensibili dall&#8217;intelligenza umana.</p>



<p class="has-medium-font-size">Infine, <strong>l&#8217;integrazione tra calcolo quantistico e armamenti autonomi</strong> solleva spettri&nbsp; inquietanti. Sistemi d&#8217;arma capaci di elaborare scenari tattici in frazioni di secondo, superando la capacità di comprensione e intervento umano, potrebbero innescare escalation belliche automatiche (anche nucleari) prive di controllo umano o morale (vedi <a href="https://www.francescocappello.com/2024/10/30/lintelligenza-artificiale-chiamata-a-decidere-la-guerra-atomica/">L’intelligenza artificiale chiamata a decidere la guerra atomica</a>). In questo scenario, la velocità del calcolo quantistico diventa un fattore di instabilità, dove una decisione errata presa da un algoritmo potrebbe portare a conseguenze catastrofiche per l&#8217;umanità prima ancora che un operatore umano possa rendersi conto della situazione.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size">Il rischio ultimo non è quindi solo la perdita della privacy o della sicurezza dei dati, ma la delega della sopravvivenza della nostra specie a sistemi fisici di cui stiamo appena iniziando a comprendere la complessa potenza.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-medium-font-size">Ad essere preoccupati per gli sviluppi delle applicazioni delle nuove tecnologie quantistiche sono, in prima persona, gli scienziati che operano nel settore. Leggiamo a seguire il loro appello in forma di <a href="https://arxiv.org/abs/2601.14282">MANIFESTO</a> per iniziativa dell&#8217;<a href="https://www.iuscientists.org/?ref=international-union-of-scientists-newsletter">Unione Internazionale degli Scienziati</a>. Si tratta di un gruppo di scienziati quantistici che si oppongono alla militarizzazione in corso delle nostre società e all&#8217;uso della ricerca quantistica a fini militari. Essi stanno chiamando i loro colleghi ad <a href="https://disarmquantum.com/?ref=iuscientists.org">aderire al manifesto</a>:</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Noi, come ricercatori in scienze e tecnologie quantistiche, pubblichiamo questo manifesto per esprimere le nostre profonde preoccupazioni riguardo all&#8217;attuale situazione geopolitica e alla corsa globale al riarmo. Ci opponiamo fermamente a tutte le forme di militarizzazione nelle nostre società e, in particolare, nel mondo accademico. Rifiutiamo categoricamente l&#8217;uso delle nostre ricerche per applicazioni militari, controllo della popolazione o sorveglianza. Ci opponiamo alla pratica del finanziamento militare per la ricerca. Questo manifesto è un appello all&#8217;azione: affrontare l&#8217;elefante nella stanza della ricerca quantistica e unire tutti i ricercatori che condividono le nostre opinioni. I nostri principali obiettivi sono: <br>i) Esprimere, come collettivo unificato, il nostro rifiuto dell&#8217;uso della nostra ricerca a fini militari; <br>ii) Aprire un dibattito nella nostra comunità sulle implicazioni etiche della ricerca quantistica per scopi militari; <br>iii) Creare un forum in cui gli scienziati interessati possano condividere le proprie opinioni e unire le forze a sostegno della ricerca demilitarizzata; <br>iv) Promuovere l&#8217;istituzione di un database pubblico che elenchi tutti i progetti di ricerca nelle università pubbliche finanziati da agenzie militari o di difesa. Di seguito, esponiamo le nostre preoccupazioni e la motivazione dietro la nostra opposizione alla militarizzazione della ricerca quantistica</strong>.</p>



<p class="has-normal-font-size"><a href="https://www.francescocappello.com/2024/10/30/lintelligenza-artificiale-chiamata-a-decidere-la-guerra-atomica/">L’intelligenza artificiale chiamata a decidere la guerra atomica</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/01/22/moneta-quantistica/">Moneta quantistica?</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2019/10/30/la-supremazia-quantistica-minaccia-la-sicurezza-delle-reti-finanziarie/">La supremazia quantistica minaccia la sicurezza delle reti finanziarie?</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/11/23/il-non-paper-del-ministro-della-guerra-vede-pericoli-e-minacce-ovunque/">Il Non Paper del ministro della guerra vede pericoli e minacce ovunque</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/04/05/pochi-e-maledetti-bitcoin-genera-deflazione-terza-parte/">Pochi e maledetti. Bitcoin genera deflazione (terza parte)</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/02/28/bitcoin-qualche-pregio-tanti-difetti-seconda-parte-geoeconomia-del-bitcoin/">Bitcoin – Qualche pregio tanti difetti.(Seconda Parte) Geoeconomia del bitcoin</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/01/01/bitcoin-qualche-pregio-tanti-difetti-prima-parte/">Bitcoin – Qualche pregio tanti difetti (prima parte)</a><br><a href="https://www.francescocappello.com/2025/04/27/dollarizzazione-digitale/">Dollarizzazione digitale</a></p>



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