<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Impatto Ambientale &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
	<atom:link href="https://www.francescocappello.com/tag/impatto-ambientale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.francescocappello.com</link>
	<description>Seminare domande in ognuno matura e germina risposte: voce e nuovo potere – Danilo Dolci</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Oct 2026 17:45:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.2</generator>

<image>
	<url>https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2018/12/cropped-IMG_5076-1-32x32.jpg</url>
	<title>Impatto Ambientale &#8211; Seminare Domande [www.pangeanotizie.it]</title>
	<link>https://www.francescocappello.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">159355879</site>	<item>
		<title>Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#8217;INTERA CITTÀ DI TORINO</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Aree ATA]]></category>
		<category><![CDATA[Caselle Torinese]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo di Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center Hyperscale]]></category>
		<category><![CDATA[dual use]]></category>
		<category><![CDATA[Esproprio]]></category>
		<category><![CDATA[Hines]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Opposizione cittadina]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica utilità]]></category>
		<category><![CDATA[Rischio industriale]]></category>
		<category><![CDATA[SATAC]]></category>
		<category><![CDATA[Terna]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19313</guid>

					<description><![CDATA[Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del &#8220;dual-use&#8221; militare e la difficile battaglia democratica per difendere il territorio e fermarne l&#8217;esproprio A Caselle Torinese si sta consumando una trasformazione urbanistica con pesanti ricadute territoriali. Dietro la narrazione patinata della trasformazione digitale, della &#8220;smart city&#8221;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Dietro la facciata della transizione digitale, il vero impatto ambientale del colosso da 250 Megawatt, le ombre del &#8220;dual-use&#8221; militare e la difficile battaglia democratica per difendere il territorio e fermarne l&#8217;esproprio</h2>
<p class="p1">A Caselle Torinese si sta consumando una trasformazione urbanistica con pesanti ricadute territoriali. Dietro la narrazione patinata della trasformazione digitale, della &#8220;smart city&#8221; e del progresso tecnologico, sul comune di Caselle sta per abbattersi una delle più imponenti operazioni di servitù industriale, energetica e ambientale della storia del Canavese e dell&#8217;intera provincia di Torino.</p>
<p class="p1">Con l&#8217;adozione del Progetto Preliminare del Piano Particolareggiato (PP, uno strumento urbanistico di dettaglio che attua le previsioni generali) di iniziativa pubblica e della contestuale ai sensi dell&#8217;art. 40 della L.R. 56/77 e della Variante Strutturale n. 3 al P.R.G.C. (Piano Regolatore Generale Comunale, il documento che disciplina l&#8217;uso del territorio e cosa si può costruire in un comune), approvata con la delibera n. 66 del 16 dicembre 2024, il futuro delle cosiddette aree &#8220;ATA&#8221; (Ambito Terziario Aeroportuale) è stato radicalmente stravolto.</p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-19315 alignleft" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-300x181.jpg 300w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-1024x618.jpg 1024w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-768x463.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-1536x926.jpg 1536w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136-640x386.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0136.jpg 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p class="p1">Dalla padella alla brace. Quello che ci viene presentato come un passo indietro rispetto al vecchio e giustamente contestato progetto di un gigantesco polo commerciale, si rivela in realtà l&#8217;apertura delle porte a un hub tecnologico dalle proporzioni e dagli impatti altrettanto allarmanti. La destinazione d&#8217;uso dell&#8217;ex area commerciale è stata infatti modificata in zona produttiva &#8220;IN ATA&#8221; per far posto a un enorme &#8220;centro conservazione ed elaborazione dati&#8221;, ovvero un Data Center, affiancato da un polo produttivo ad alta tecnologia.</p>
<p class="p1">Il progetto promosso da Hines sui terreni di SATAC</p>
<p class="p1"><b>SATAC</b> è l&#8217;acronimo di <b>Sviluppo Area Terziaria Aeroporto di Caselle S.p.A.</b>. Si tratta della società proprietaria di un vasto appezzamento di circa 450.000 metri quadrati (le cosiddette &#8220;Aree ATA&#8221;) situato attorno all&#8217;aeroporto &#8220;Sandro Pertini&#8221; di Caselle Torinese.</p>
<p class="p1">Hines è un colosso americano e un potente fondo di investimento immobiliare internazionale (una società che raccoglie ingenti capitali per acquistare, sviluppare e gestire grandi progetti immobiliari). Hines interviene in questa partita con il ruolo di sviluppatore e principale proponente del nuovo progetto. Avendo individuato nella vicinanza all&#8217;aeroporto &#8220;Sandro Pertini&#8221; una posizione strategica, il gruppo statunitense si è fatto promotore della radicale riconversione di quell&#8217;area per insediarvi il suo campus tecnologico.</p>
<p class="p1">La sinergia tra queste due entità si traduce quindi in un patto di sviluppo: SATAC mette sul piatto l&#8217;enorme disponibilità di suolo, mentre Hines funge da regista finanziario e operativo dell&#8217;operazione, spingendo per la variante urbanistica necessaria a costruire un Data Center &#8220;Hyperscale&#8221; (un centro dati di proporzioni colossali, progettato per offrire un&#8217;infrastruttura di calcolo ed elaborazione dati su scala globale), esteso su un&#8217;area di ben 450 mila metri quadrati, i cui altissimi costi ambientali rischiano di ricadere interamente sulle spalle della comunità locale.</p>
<p class="p1">Per comprendere la reale portata di questo genere di operazioni, dobbiamo alzare lo sguardo e analizzare cosa rappresentano oggi queste infrastrutture. Non si tratta di semplici archivi, ma di enormi impianti di supercalcolo per l&#8217;intelligenza artificiale, infrastrutture di immensa rilevanza geopolitica che rispondono a dinamiche globali, incluse le sempre più evidenti implicazioni del <i>dual-use</i>, ovvero lo sviluppo di tecnologie di calcolo con applicazioni inscindibilmente civili e strategico-militari. Come tali, queste strutture sono sempre più nel mirino come obiettivi militari.</p>
<p class="p1">Si tratta di complessi che concentrano un potere assoluto nelle mani di pochi oligopoli, ma scaricano i loro formidabili costi ecologici, idrici, energetici e di sicurezza, interamente sulle comunità locali, espropriandone di fatto le risorse vitali.</p>
<p class="p1">Non ci viene risparmiato un solo metro quadro di potenziale cementificazione: la SUL (Superficie Utile Lorda, ovvero la somma delle superfici dei pavimenti calpestabili degli edifici) massima consentita rimane un&#8217;enormità, ben 153.000 metri quadrati, confermando le spaventose volumetrie previste per il vecchio centro commerciale. Su questa immensa spianata sorgeranno sette edifici mastodontici: sei destinati ai server (quattro a tre piani e due a due piani) e uno di cinque piani riservato all&#8217;industria tecnologica.</p>
<p><a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120.jpg"><img loading="lazy" class="wp-image-19317 alignleft" src="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-246x300.jpg" alt="" width="351" height="428" srcset="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-246x300.jpg 246w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-841x1024.jpg 841w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-768x935.jpg 768w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-1261x1536.jpg 1261w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120-640x779.jpg 640w, https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4120.jpg 1290w" sizes="(max-width: 351px) 100vw, 351px" /></a></p>
<p class="p1">Il progetto divide l&#8217;area in specifiche UI (Unità di Intervento, i lotti in cui viene suddivisa l&#8217;opera): il settore ovest ospiterà 102.400 metri quadrati di server, quello sud-est altri 14.000 metri quadrati e quello nord-est 36.600 metri quadrati di laboratori. I fabbricati, che per legge potranno toccare il limite massimo di 30 metri (siamo nei pressi dell’aeroporto), si ergeranno concretamente come muri tra i 20 e i 25 metri, a causa di piani alti ben 7 o 8 metri l&#8217;uno, indispensabili per ospitare i giganteschi sistemi di raffreddamento; a questa quota andranno aggiunti altri 6 metri di tralicci e impianti tecnologici piazzati direttamente sui tetti.</p>
<p class="p1">Di fronte al rischio di un simile ecomostro verticale, la Regione ha persino provato a suggerire la costruzione di piani sotterranei per limitare il devastante impatto sul paesaggio, ma l&#8217;amministrazione ha dovuto ammettere la totale impossibilità tecnica: la falda freatica (il livello delle acque sotterranee) è troppo alta per permettere scavi in profondità.</p>
<p class="p1">L&#8217;aspetto più critico e insostenibile di questa operazione, tuttavia, riguarda la voracità energetica di queste infrastrutture, progettate per fagocitare elettricità 24 ore su 24 senza la minima interruzione. Inizialmente, nell&#8217;ottobre del 2023, la rete elettrica nazionale gestita da Terna aveva accordato una potenza già immensa di 170 MWe (Megawatt elettrici, l&#8217;unità di misura della potenza di un impianto) attraverso una nuova stazione collegata alla linea ad altissima tensione (380 chilovolt) tra Leinì e Piossasco. Ma la fame di questi impianti sembra inesauribile: con la giustificazione dell&#8217;evoluzione tecnologica verso sistemi sempre più densi ed energivori, nell&#8217;ottobre 2024 le società proponenti hanno preteso un drammatico aumento della fornitura fino a 250 MWe, che arriveranno tramite una doppia linea di alimentazione di sicurezza. Parliamo di una Potenza IT (la potenza assorbita esclusivamente dall&#8217;infrastruttura informatica) di 168 Megawatt complessivi.</p>
<p class="p1">Per comprendere cosa significhi una simile potenza, basti pensare che un impianto da 250 Megawatt operativo 24 ore su 24 per 365 giorni all&#8217;anno assorbe oltre 2,1 Terawattora di elettricità all&#8217;anno, una quantità pari al consumo annuale di più di un milione di famiglie (considerando pari a 2000 kWh il consumo medio di una famiglia).</p>
<p class="p1">Il nuovo Data Center Hyperscale richiede a Terna un allaccio per <b>250 MW</b> a ciclo continuo che comporta <b>un consumo annuale di 2,19 TWh infrastruttura</b> da paragonare con il consumo annuo di energia elettrica del solo <b>Comune di Torino</b> (l&#8217;area urbana che conta circa 840.000 abitanti) che si attesta tra i <b>2,5 e i 3 Terawattora (TWh)</b>.</p>
<p class="p1">Questo significa che il singolo Data Center di Caselle arriverebbe a consumare, da solo, quasi la stessa identica quantità di energia elettrica necessaria a far funzionare l&#8217;intera città di Torino per un anno intero (inclusi gli ospedali, l&#8217;illuminazione pubblica, i trasporti urbani e i consumi domestici di tutti i suoi cittadini).</p>
<p class="p1">Terna ha rilasciato &#8211; o sta definendo &#8211; una <b>Soluzione Tecnica Minima Generale (STMG)</b>. Questo documento certifica la fattibilità dell&#8217;allaccio e definisce le infrastrutture necessarie (ad esempio, la costruzione di nuove stazioni elettriche ad alta tensione a carico del proponente) per permettere un prelievo così energivoro senza causare disservizi. Terna garantisce l&#8217;infrastruttura e la capacità di trasporto, non la fonte primaria dell&#8217;energia.</p>
<p class="p1">Quello di Caselle non è tuttavia un episodio isolato, ma si inserisce in una corsa speculativa incontrollata che sta premendo in modo abnorme sulla provincia di Torino. I dati ufficiali di Terna registrano per la sola provincia di Torino ben 43 pratiche di prenotazione energetica per oltre 8 Gigawatt complessivi, con progetti mostruosi come i 576 Megawatt dell&#8217;ex ILTE di Moncalieri, gli oltre 1,2 Gigawatt richiesti nell&#8217;area di Grugliasco, le 8 manifestazioni d&#8217;interesse a Settimo Torinese, i progetti di Lucento, None, Volvera e Chivasso, e l&#8217;accaparramento delle storiche centrali idroelettriche delle Valli di Lanzo come Cafasse, Balangero e Lanzo da parte di colossi come Aruba.</p>
<p class="p1">Qualcuno sta valutando l&#8217;impatto cumulativo di questa marea di cemento e cavi sui consumi elettrici, sulla salute, sull&#8217;aria che respiriamo e sull&#8217;acqua che beviamo? È fondamentale che la Comunità di Caselle e in generale, i cittadini di Torino chiedano conto alle rispettive amministrazioni di ogni singola firma apposta sui piani attuativi e pretendano una moratoria immediata sui progetti di insediamento.</p>
<p class="p1">Le multinazionali del web promettono che useranno energia pulita stipulando contratti d&#8217;acquisto di energia verde, ma la realtà fisica è che le fonti rinnovabili come il solare e l&#8217;eolico sono intermittenti, mentre i server necessitano di un carico continuo e ininterrotto. Questo significa che il Data Center monopolizzerà l&#8217;energia pulita prodotta nella regione, costringendo la rete pubblica a far funzionare le centrali a gas per soddisfare i bisogni civili dei cittadini, spingendo al contempo per la costruzione di sterminati parchi fotovoltaici a terra nel Canavese e di enormi impianti di accumulo a batterie al litio come quello da 250 Megawatt di Rondissone, i cui costi di adeguamento della rete verranno scaricati direttamente nelle nostre bollette elettriche.</p>
<p class="p1">L’altra ipotesi che è stata suggerita in altri contesti è quella di utilizzare i reattori nucleari SMR.</p>
<p class="p1">La garanzia d’uso di energia green avviene tramite i <b>PPA (Power Purchase Agreement)</b>: contratti a lungo termine con cui i gestori dei Data Center si impegnano ad acquistare energia da grandi parchi eolici o fotovoltaici (spesso costruiti altrove) oppure acquistando certificati di Garanzia di Origine (GO).</p>
<p class="p1">Assorbire 250 MW di capacità verde significa, infatti, dirottare una fetta enorme della produzione rinnovabile regionale esclusivamente per alimentare l&#8217;infrastruttura dei server, sollevando il dubbio se i nuovi grandi parchi solari ed eolici (con il relativo consumo di suolo agricolo) servano a decarbonizzare il Paese o semplicemente a sostenere l&#8217;espansione dei poli tecnologici, mantenendo in funzione le centrali a gas per il resto della rete.</p>
<p class="p1">Per evitare che questi cervelloni elettronici si fondano per il calore, verranno installati la bellezza di 187 gruppi frigoriferi e 84 &#8220;tank cooling&#8221; (serbatoi per il raffreddamento a immersione liquida). Questi impianti si comportano come vere e proprie idrovore. Il raffreddamento ininterrotto di una simile concentrazione di macchinari richiede un enorme dispendio di acqua. Tuttavia, nel documento <b>&#8220;241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_3.pdf&#8221;</b>, si afferma che il livello avanzato della progettazione ha permesso di calibrare le dimensioni e le attrezzature per ottenere &#8220;dati certi&#8221; in merito al &#8220;Consumo di acqua&#8221;, ma le cifre esatte di tale consumo non vengono poi riportate nel testo. Nella delibera del 2026 l<span data-path-to-node="2,1,0,0">a Commissione Consiliare ha stabilito che le future autorizzazioni saranno subordinate all&#8217;adozione di sistemi di raffreddamento a circuito chiuso o a ridotto consumo idrico, vietando categoricamente qualsiasi alterazione diretta o indiretta della falda acquifera sottostante</span><span data-path-to-node="2,1,0,2">. Viene formalizzata la richiesta di valutare sistemi per il recupero del calore di scarto dei server, destinandolo al teleriscaldamento o ad altri usi produttivi locali da individuare insieme al Comune</span><span data-path-to-node="2,1,0,4">.</span><br />
L&#8217;ultima delibera introduce una nuova prescrizione ambientale che obbliga alla verifica e al monitoraggio dei campi elettromagnetici (CEM) nelle aree accessibili al pubblico, al fine di garantire il rispetto dei limiti di esposizione dettati dalla normativa nazionale. A <span data-path-to-node="2,3,0,0"><b data-path-to-node="2,3,0,0" data-index-in-node="0">tutela del microclima è stato</b> richiesto l&#8217;uso delle migliori tecnologie disponibili (BAT) per la riduzione degli inquinanti e il monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera, con l&#8217;obiettivo esplicito di scongiurare il rischio di alterazioni del microclima locale a causa dell&#8217;infrastruttura</span><span data-path-to-node="2,3,0,2">.</span></p>
<p class="p1">Per garantirsi l&#8217;assoluta immunità da eventuali blackout della rete nazionale, l&#8217;intero complesso sarà circondato da un esercito di 116 gruppi elettrogeni alimentati a diesel, inquinanti generatori di emergenza da 2.0-3.0 chilowatt elettrici ciascuno. L&#8217;amministrazione ci rassicura dicendo che entreranno in funzione per meno di 500 ore all&#8217;anno, limitandosi a brevi test di manutenzione, ma il rischio di emissioni nocive dietro l&#8217;angolo rimane inaccettabile. A fronte di questo scempio, i tentativi di abbellimento ecologico appaiono come vere e proprie operazioni di facciata: promettono di recuperare il &#8220;calore di ricaduta&#8221; (l&#8217;aria calda di scarto espulsa dai server) per ipotetiche reti di teleriscaldamento locali e di piazzare pannelli fotovoltaici sui tetti, i cui spazi sono in realtà già asfissiati dai macchinari di raffreddamento e pesantemente limitati dai severi vincoli del vicino aeroporto.</p>
<p class="p1">A livello di infrastruttura digitale, per non correre alcun rischio, l&#8217;hub si blinderà con tre percorsi ridondanti (separati e paralleli) in fibra ottica che correranno scavando lungo le Strade Provinciali SP2, SP13 e SP14.</p>
<p class="p1">Il costo ambientale e territoriale che la collettività dovrà pagare per tutto questo è gravissimo, a cominciare dalla condanna a morte di ben 46 ettari di suolo agricolo. Questo &#8220;consumo di suolo&#8221; (la trasformazione irreversibile di terreno naturale in superficie artificiale) cancellerà per sempre terreni classificati in Classe II e III, ovvero aree fertili e naturalmente vocate allo sviluppo e alla produttività dell&#8217;agricoltura.</p>
<p class="p1">L&#8217;ARPA (l&#8217;Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) e la Regione hanno imposto &#8220;misure compensative omologhe&#8221;, suggerendo di attuare la deimpermeabilizzazione (cioè la rimozione dell&#8217;asfalto o del cemento per restituire porosità al terreno) e di riportare la natura in altre aree degradate, magari vicino al Parco della Mandria o lungo gli argini del fiume Stura, ma restano rattoppi che non riporteranno in vita l&#8217;ecosistema agricolo perduto.</p>
<p class="p1">Anche la gestione delle acque piovane solleva forti criticità: per tentare di rispettare la legge sull&#8217;invarianza idraulica (il principio secondo cui non si deve scaricare nei fiumi più acqua piovana di quanta ne defluisse prima della cementificazione), dovranno scavare dei &#8220;bioswale&#8221; (canali vegetati o radure verdi ribassate progettate per raccogliere, trattenere e far assorbire lentamente le piogge), nel disperato tentativo di limitare i danni al drenaggio del territorio. Il rischio è di cancellare decenni di virtuosa gestione del reticolo irriguo a scorrimento garantita dal Consorzio sulla Riva Sinistra della Stura. La morfologia stessa del sito nasconde inoltre un&#8217;insidia che i proponenti faticano a gestire: la presenza della falda freatica estremamente superficiale. Questa condizione rende pericolosamente instabile il sistema progettato per lo smaltimento delle acque meteoriche. I previsti bacini di laminazione rischiano di collassare al primo evento meteorologico estremo, esponendo il territorio ad allagamenti di superficie e sollevando lo spettro di un inquinamento sistemico delle fragili acque sotterranee.</p>
<p class="p1">Sul fronte della qualità dell&#8217;aria, la situazione di partenza è già drammatica: il cantiere si trova nel cuore dell'&#8221;Agglomerato di Torino&#8221;, un&#8217;area già sottoposta a procedura di infrazione da parte dell&#8217;Unione Europea perché l&#8217;aria è cronicamente inquinata da esuberi di PM10 (le pericolose polveri sottili) e biossido di azoto. Anche se si prevede meno traffico veicolare rispetto al centro commerciale, le autorità esigono significativamente calcoli preventivi per capire quanto inquineranno i 116 generatori diesel di emergenza.</p>
<p class="p1">Nemmeno l&#8217;inquinamento acustico può essere tralasciato, al punto che l&#8217;ARPA consiglia di classificare la zona direttamente in Classe VI, il livello di rumore massimo riservato alle aree esclusivamente industriali.</p>
<p class="p1">Nel documento &#8220;ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf_4.pdf&#8221; viene esplicitato che, all&#8217;interno dell&#8217;Elaborato 7.0 del Piano Particolareggiato, le informazioni di natura acustica legate al progetto non sono attualmente sufficienti per procedere con una valutazione previsionale di impatto acustico secondo i termini normativi.</p>
<p class="p1">La valutazione dell&#8217;impatto acustico dovrà essere aggiornata considerando tutte le attività previste e tutte le sorgenti di rumore, inclusi i flussi di traffico interno ed esterno e le fasi di costruzione (cantiere) e dismissione. Il documento &#8220;241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate_4.pdf&#8221; specifica che, su suggerimento dell&#8217;Amministrazione, è stato avviato un approfondimento progettuale avanzato. Questo permetterà di tarare le dimensioni e le attrezzature esterne per ottenere dati certi sull&#8217;emissione di rumore.</p>
<p>Nell&#8217;ultima delibera, la n.20 del 26 giugno 2026, a<span data-path-to-node="2,0,0,0"> differenza dei precedenti verbali che indicavano l&#8217;insufficienza dei dati previsionali sul rumore, l&#8217;elenco degli elaborati del progetto definitivo include ora formalmente la &#8220;Valutazione preliminare di impatto acustico&#8221; (elaborato 7.0), lo &#8220;Studio impatto del rumore&#8221; (elaborato 4.0.2) e la &#8220;Verifica di compatibilità con la Zonizzazione Acustica vigente&#8221; (elaborato A1)</span><span data-path-to-node="2,0,0,2">. Il Comune ha inoltre imposto al proponente un piano di monitoraggio acustico periodico per verificare i limiti di immissione ed emissione sia in fase di cantiere che durante l&#8217;esercizio del Data Center</span><span data-path-to-node="2,0,0,4">.</span></p>
<p class="p1">A rendere il quadro ancora più fosco c&#8217;è la stringente questione del Rischio Industriale: questa imponente trasformazione costringe infatti il Comune ad aggiornare le mappe generali in base alla &#8220;Direttiva Seveso&#8221; (la rigida normativa europea sulla prevenzione dei grandi incidenti connessi a sostanze pericolose), costringendo a ricalcolare tutte le distanze di sicurezza tra questi nuovi mostri produttivi e gli elementi vulnerabili del territorio abitato circostante.</p>
<p class="p1">Si teme che la vicinanza alle aree residenziali comporterà un impatto acustico logorante, causato dal ronzio incessante dei server, dal ruggito delle mega-ventole e dall&#8217;attivazione dei generatori diesel, unito a un degrado ambientale che stringerà in una morsa perenne le case isolate circostanti e i quartieri cittadini più esposti, condannando i residenti a una convivenza forzata e perenne con una rumorosa e inquinante fabbrica di dati.</p>
<p class="p1">Infine, le ricadute sulla rete stradale e l&#8217;inquietante disordine delle procedure amministrative gettano un’altra grave ombra sull&#8217;operazione. È certamente vero che l&#8217;abbandono del mega-centro commerciale eviterà il collasso del traffico privato, permettendo di rimpicciolire le nuove arterie previste in origine, ma gli interventi viabilistici sul suolo pubblico rimangono comunque invadenti.</p>
<p class="p1">Assisteremo al potenziamento forzato di Via alle Fabbriche e alla creazione di due rotonde fin troppo ravvicinate e problematiche sulla Provinciale SP2, un&#8217;anomalia progettuale che ci viene imposta da vincoli tecnici dichiarati ineliminabili. Per contro, il tanto discusso cavalcaferrovia (un ponte stradale sopraelevato per superare i binari) è stato stralciato dai piani perché giudicato incompatibile con le rigide prescrizioni di sviluppo dell&#8217;aeroporto.</p>
<p class="p1">La realizzazione della nuova viabilità SP13 dovrà essere interamente finanziata ed eseguita proprio dai costruttori privati dei Data Center (il comparto IN-ATA), vincolati tramite un&#8217;apposita convenzione urbanistica (un accordo legale vincolante tra privati e Comune per stabilire diritti e doveri sulle opere pubbliche).</p>
<p class="p1">Sul piano burocratico, i tecnici della Direzione Regionale hanno sollevato un&#8217;allarmante sovrapposizione: il Comune sta portando avanti in modo pasticciato e contemporaneo due varianti urbanistiche (questa sui Data Center e la Variante Strutturale n. 2 sul centro storico) che finiscono per accavallarsi e interferire sulle stesse infrastrutture stradali e sugli stessi calcoli demografici di base. Per evitare che l&#8217;intero iter crolli (come ci auguriamo) sotto il peso dei conflitti normativi, la Regione è stata costretta a imporre al Comune la consegna di una formale &#8220;asseverazione&#8221; (una dichiarazione giurata e certificata da un tecnico con valore legale) per dimostrare al di là di ogni dubbio che i due piani non si ostacolino a vicenda, minacciando in caso contrario di bloccare tutto, accorpare le pratiche e costringere la giunta a ricominciare daccapo.</p>
<p>Ritornando alla funzionalità dual-use dei grandi Data Center Hyperscale non si può non osservare come a Caselle Torinese esista una radicata e strategica presenza militare, strutturata non come base operativa di squadriglie, ma come fulcro logistico, direzionale e industriale per l&#8217;Aeronautica e la Difesa italiana. Passiamoli in rassegna. L&#8217;<strong>Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Aeronautici (UTT) c</strong>on sede in Strada San Maurizio 32, è un ente diretto di SEGREDIFESA (Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici). Questo dipartimento gestisce il controllo tecnico, i collaudi e l&#8217;assicurazione di conformità e qualità sui contratti di acquisizione di mezzi e materiali aeronautici militari. Le <strong>Infrastrutture dell&#8217;Aeronautica Militare. </strong>L&#8217;aeroporto civile &#8220;Sandro Pertini&#8221; è sorto storicamente su un ex campo di volo militare. Ancora oggi, integrata nell&#8217;infrastruttura aeroportuale, è mantenuta un&#8217;area demaniale del Ministero della Difesa classificata come &#8220;Aliquota ex Distaccamento Aeronautica Militare&#8221;, situata anch&#8217;essa lungo l&#8217;asse di Strada San Maurizio. <strong>Il Polo Industriale-Militare Aerospaziale (Leonardo)</strong> La componente militare di gran lunga più impattante sul territorio di Caselle è quella legata all&#8217;industria della Difesa. Sull&#8217;asse della pista aeroportuale opera il quartier generale della Divisione Velivoli di <strong>Leonardo</strong> (complesso derivato storicamente da FIAT Aviazione e poi Alenia, da cui origina proprio la sigla urbanistica &#8220;ex-ATA&#8221;, ovvero Alenia Turin Aviation). <strong>Caselle Nord e Caselle Sud:</strong> In questi stabilimenti (situati tra l&#8217;aeroporto e Strada del Malanghero) avviene la progettazione, la produzione e l&#8217;assemblaggio finale dei jet da combattimento <strong>Eurofighter Typhoon</strong> per le forze aeree italiane e internazionali. Storicamente, da queste linee di volo sono usciti i caccia Tornado, AMX e i trasporti tattici militari. I <strong>Sistemi d&#8217;Arma e Intelligenza Artificiale:</strong> Gli stabilimenti di Caselle sono attualmente il centro nevralgico italiano per lo sviluppo del GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia militare di sesta generazione che integrerà reti neurali, intelligenza artificiale e la gestione di sciami di droni gregari.<br />
La contiguità geografica, infrastrutturale e storica tra la linea di sviluppo dei sistemi d&#8217;arma di Leonardo e i terreni ex-ATA opzionati per il nuovo campus Data Center Hyperscale costituisce un elemento logistico oggettivo per la valutazione dei rischi di convergenza tecnologica e delle potenziali architetture &#8220;dual-use&#8221; (civile e militare) delle grandi potenze di calcolo sul territorio.</p>
<p>La costruzione del Data Center non è stata ancora definitivamente autorizzata. La delibera di giugno scorso approva l&#8217;impianto urbanistico generale (il Progetto Definitivo del Piano Particolareggiato e la relativa Variante Strutturale al PRGC), ma rimanda a step successivi l&#8217;effettivo via libera ai cantieri edilizi. L&#8217;iter autorizzativo prevede infatti ulteriori fasi:<br />
<em>Rilascio delle autorizzazioni finali.</em> Il Consiglio Comunale ha formulato specifiche raccomandazioni ambientali (relative a clima, uso delle acque, contenimento acustico e campi elettromagnetici) di cui il proponente dovrà obbligatoriamente tenere conto &#8220;nell&#8217;ambito dei procedimenti amministrativi obbligatori finalizzati al rilascio delle autorizzazioni&#8221;. Questo passaggio indica chiaramente che i titoli abilitativi edilizi e ambientali necessari per iniziare i lavori e avviare l&#8217;esercizio dell&#8217;impianto devono ancora essere richiesti ed emessi.<br />
<em>Firma della Convenzione Attuativa.</em> Tra gli elaborati del Piano Particolareggiato approvati figura esclusivamente una &#8220;Bozza di schema di convenzione attuativa&#8221; (elaborato 13.1.0). Prima che la trasformazione privata possa procedere, l&#8217;Amministrazione e il proponente dovranno stipulare materialmente questo contratto definitivo, che regola le tempistiche, le garanzie finanziarie e la realizzazione delle opere pubbliche.<br />
<em>Proseguimento dell&#8217;iter urbanistico.</em> La delibera è stata resa immediatamente esecutiva con lo scopo specifico di &#8220;consentire, con celerità, il proseguimento dell&#8217;iter della Variante Generale al P.R.G.C.&#8221;. Il voto favorevole del Consiglio ha chiuso la fase di progettazione e concertazione sui volumi e le destinazioni d&#8217;uso dei terreni, ma non esaurisce i procedimenti burocratici complessivi.<br />
In altre parole,<span data-path-to-node="0,0"> i cantieri non possono ancora partire. Con l&#8217;approvazione di questo documento il Comune ha essenzialmente stabilito che l&#8217;idea generale del Data Center è accettabile, andando quindi a cambiare ufficialmente la destinazione urbanistica di quei terreni per permettere di costruirlo, ma dettando precise condizioni</span><span data-path-to-node="0,2">. È come voler costruire un condominio dove prima c&#8217;era un campo agricolo: l&#8217;amministrazione ha appena dato l&#8217;ok per far diventare il terreno edificabile, ma questo non significa che le ruspe potranno iniziare a operare da domani. </span><span data-path-to-node="1,0">Per iniziare davvero i lavori mancano ancora diversi passaggi pratici, a cominciare dai permessi di costruzione veri e propri. L&#8217;azienda non ha ancora in mano i titoli per aprire il cantiere e, per ottenerli, dovrà presentare dei progetti esecutivi che dimostrino di rispettare le regole appena imposte dal Consiglio Comunale. Dovrà dimostrare come farà a non sprecare l&#8217;acqua per raffreddare i server, a non inquinare l&#8217;aria, a contenere il rumore e a tenere sotto controllo le onde elettromagnetiche</span><span data-path-to-node="1,2">. Teoricamente se i futuri progetti non dovessero soddisfare queste condizioni, i permessi finali per costruire e accendere l&#8217;impianto dovrebbero essere negati</span><span data-path-to-node="1,4">.<br />
</span><span data-path-to-node="2,0">Inoltre, manca ancora la firma del vero e proprio contratto con l&#8217;ente pubblico. Tra i documenti approvati, infatti, figura solo una &#8220;bozza di convenzione attuativa&#8221;</span><span data-path-to-node="2,2">. Questo significa che il Comune e l&#8217;azienda costruttrice dovranno sedersi a un tavolo e firmare l&#8217;accordo finale, passaggio fondamentale perché mette nero su bianco gli impegni economici e pratici; in cambio del diritto di costruire, il privato si impegna formalmente e a sue spese a realizzare opere pubbliche e compensazioni per la città come strade, fognature, parcheggi e parchi. </span><span data-path-to-node="3,2">In pratica, il Comune ha autorizzato la &#8220;cornice&#8221; del progetto e ha stabilito le regole del gioco, ma i permessi per avviare fisicamente la costruzione degli edifici e delle infrastrutture devono ancora essere richiesti, verificati e firmati.</span></p>
<p>Ricordiamo infine che sebbene l&#8217;amministrazione comunale abbia approvato la variante urbanistica per le aree ex-ATA, la partita per la realizzazione del Data Center non è affatto chiusa e la cittadinanza ha a disposizione diversi strumenti istituzionali, legali e partecipativi per opporsi o bloccare l&#8217;opera. Il primissimo passo operativo e strategico consiste solitamente nella costituzione di un Comitato Cittadino formalmente registrato. Questo passaggio non è puramente simbolico, ma conferisce alla cittadinanza la cosiddetta &#8220;legittimazione ad agire&#8221;, un requisito giuridico indispensabile per dimostrare che l&#8217;opposizione non è mossa da singoli interessi privati, ma dalla tutela di un interesse diffuso come la salvaguardia della salute pubblica, delle risorse idriche e del consumo di suolo agricolo.</p>
<p data-path-to-node="1">Dal punto di vista legale, lo strumento più incisivo a disposizione del territorio è il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, il TAR. I cittadini, tramite il proprio comitato o appoggiandosi ad associazioni ambientaliste riconosciute a livello nazionale, possono impugnare gli atti del Comune, compresa la delibera appena approvata o i futuri permessi di costruzione. Affinché un ricorso abbia successo e porti alla sospensiva dei lavori, non può però basarsi unicamente sul dissenso politico. Deve invece evidenziare vizi di forma, errori procedurali o la mancata valutazione di impatti critici, come le garanzie sull&#8217;effettivo contenimento del rumore, le conseguenze dell&#8217;enorme prelievo energetico sulla rete locale o i rischi legati all&#8217;interferenza con le attività aeroportuali e militari limitrofe, eccetera. Va tenuto presente che i ricorsi al TAR hanno tempistiche molto rigide e devono essere presentati solitamente entro sessanta giorni dalla pubblicazione degli atti ufficiali.</p>
<p data-path-to-node="2">Sul piano della democrazia diretta, lo strumento più forte è il Referendum Comunale. Consultando lo Statuto del Comune è possibile verificare il numero esatto di firme necessarie per richiedere l&#8217;indizione di una consultazione popolare. Sebbene i referendum locali su temi urbanistici siano spesso di natura consultiva e non abbiano un potere giuridico immediatamente abrogativo, una vittoria schiacciante e certificata del dissenso potrebbe assumere un peso politico importante, rendendo molto difficile per la giunta procedere ignorando una larga maggioranza contraria. A questo si affiancano strumenti più rapidi come le petizioni ufficiali e le istanze cittadine, che obbligano formalmente il Sindaco e la Giunta a inserire l&#8217;argomento all&#8217;ordine del giorno del Consiglio Comunale e a rispondere pubblicamente ai dubbi sollevati.</p>
<p data-path-to-node="3">Un&#8217;altra linea di intervento cruciale riguarda la partecipazione attiva ai procedimenti autorizzativi che devono ancora aprirsi. Come abbiamo visto in precedenza, l&#8217;azienda dovrà ancora richiedere i permessi definitivi legati all&#8217;impatto ambientale, alle emissioni e al prelievo delle acque di falda per il raffreddamento dei server. Durante queste procedure, la normativa impone che i progetti vengano resi pubblici e offre a chiunque la possibilità di presentare delle formali &#8220;osservazioni&#8221;. Un comitato civico supportato da periti, geologi o ingegneri indipendenti può produrre contro-dossier tecnici volti a smontare le rassicurazioni dell&#8217;azienda. L&#8217;obiettivo di queste osservazioni è costringere gli enti preposti a richiedere prescrizioni così severe o modifiche strutturali talmente onerose da rendere il progetto non più economicamente vantaggioso o tecnicamente infattibile.</p>
<p data-path-to-node="4">Infine, l&#8217;azione di contrasto non deve limitarsi alle stanze del municipio locale, ma può allargarsi agli enti sovracomunali. La pressione informativa e civica può essere indirizzata verso l&#8217;ARPA regionale, la Città Metropolitana, le Soprintendenze paesaggistiche o persino i Ministeri competenti, che sono chiamati a rilasciare pareri e nulla osta vincolanti. Segnalare in modo documentato le criticità sulle immense richieste energetiche, sull&#8217;impermeabilizzazione del suolo o sulle possibili alterazioni del microclima locale può spingere queste istituzioni a negare le autorizzazioni di loro competenza. Nella pratica, l&#8217;unione coordinata tra pressione democratica di massa, minaccia costante di ricorsi legali e un minuzioso presidio tecnico durante ogni singola conferenza dei servizi rappresenta la strategia istituzionale più efficace per arginare e fermare grandi infrastrutture calate dall&#8217;alto.</p>
<p data-path-to-node="4">A cose normali il percorso appena delineato potrebbe avere facilmente successo se non fosse che<span data-path-to-node="0,0"> le grandi infrastrutture digitali, come i data center hyperscale necessari per il cloud e l&#8217;intelligenza artificiale, godono oggi di normative speciali che le inquadrano come <strong>opere strategiche per la transizione digitale del Paese e, in molti casi, come asset legati alla sicurezza nazionale</strong>. Anche a livello puramente locale, leggendo i documenti ufficiali della variante urbanistica di Caselle Torinese, emerge chiaramente che <strong>le opere infrastrutturali collegate al piano sono formalmente sottoposte alle procedure di espropriazione per pubblica utilità</strong></span><span data-path-to-node="0,2">. Questo speciale inquadramento giuridico, che sia &#8220;<strong>pubblica utilità</strong>&#8221; o &#8220;<strong>opera di preminente interesse nazionale</strong>&#8220;, cambia radicalmente le regole del gioco e comprime di molto i margini di manovra dell&#8217;opposizione cittadina.</span></p>
<div id="model-response-message-contentr_8035eae7e3891d7d" class="markdown markdown-main-panel md-content enable-luminous-fast-follows enable-updated-hr-color stronger" dir="ltr" aria-busy="false" aria-live="polite">
<div>Il primo enorme ostacolo che la cittadinanza si trova ad affrontare riguarda la compressione dei tempi democratici. Quando un progetto beneficia di iter autorizzativi accelerati, le tempistiche a disposizione per la consultazione pubblica vengono drasticamente tagliate. Invece di avere mesi per studiare migliaia di pagine di delicati rapporti ambientali, geologici o acustici, un comitato civico potrebbe avere pochissime settimane per presentare le proprie osservazioni formali. Per gruppi di cittadini volontari, riuscire in così poco tempo a raccogliere fondi, assumere periti tecnici indipendenti e produrre contro-dossier capaci di fermare il progetto diventa una vera e propria missione impossibile.</div>
<div><span data-path-to-node="2,0">Il secondo limite invalicabile è legato proprio alla <strong>dichiarazione di pubblica utilità e al meccanismo degli espropri</strong></span><span data-path-to-node="2,2">. Una delle tattiche storiche dei movimenti di protesta è quella di convincere i proprietari dei terreni a non vendere le loro proprietà, impedendo così la costruzione delle opere accessorie, come ad esempio i tracciati dove dovranno passare gli enormi cavi elettrici necessari per i 250 MW di Terna. <strong>Se però scatta la procedura di esproprio per pubblica utilità, questa forma di resistenza pacifica viene annullata per legge</strong>: i proprietari vengono costretti a cedere le aree e possono unicamente fare ricorso per ottenere un indennizzo economico maggiore, senza però poter fermare le ruspe.</span></div>
<div>L&#8217;impatto più severo di questa legislazione speciale si fa sentire nelle aule di tribunale. Se i cittadini decidono di fare un ricorso al TAR chiedendo di bloccare i cantieri (la cosiddetta &#8220;sospensiva&#8221;), i giudici amministrativi devono soppesare i diversi interessi in gioco. <strong>Di fronte a un&#8217;infrastruttura classificata come strategica per la nazione, la giurisprudenza tende sistematicamente a far prevalere l&#8217;interesse superiore dello Stato rispetto al disagio ambientale locale</strong>. Di conseguenza, i tribunali raramente fermano i lavori in attesa del giudizio finale, permettendo ai cantieri di procedere; e quando le cause si concludono, spesso dopo anni, l&#8217;opera è ormai irrimediabilmente costruita.</div>
<div>Infine, <strong>l&#8217;interesse nazionale disarma anche le istituzioni locali</strong>. Un referendum cittadino, persino se dovesse bocciare l&#8217;opera con il 90% dei voti contrari, verrebbe considerato privo di efficacia vincolante contro un progetto voluto dallo Stato centrale. Lo stesso Sindaco, pur volendo appoggiare le proteste dei suoi cittadini, si ritroverebbe sostanzialmente privato del suo potere di veto. Un Comune non può infatti bloccare pretestuosamente un&#8217;opera di rilevanza nazionale o di pubblica utilità: se provasse a farlo, il Governo centrale avrebbe il potere di attivare i poteri sostitutivi, nominando un Commissario Straordinario che si sostituirebbe al Sindaco per firmare tutte le autorizzazioni mancanti, scavalcando del tutto la volontà del territorio.</div>
<div>Diventa estremamente importante il coordinamento di un&#8217;opposizione su scala contemporaneamente locale, regionale e nazionale.</div>
</div>
<p>Fonti</p>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">241210_Lineediindirizzoattuazioneopereprivate<br/></a>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">ii-seduta_i-conf_11-04-2025_verbale-pdf<br/></a>
<a href="https://www.francescocappello.com/wp-content/uploads/2026/10/dlc_delibera_29-06-2026_17-46-52.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max"  data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">dlc_delibera_29-06-2026_17-46-52<br/></a>
<p>&nbsp;</p>
<p>articoli correlati a cura dell&#8217;autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/06/03/la-foglia-di-fico-di-marte-torino-milano-e-genova-nellasse-del-nord-ovest-verso-la-corsa-al-riarmo-spaziale/">La foglia di fico di Marte: Torino, Milano e Genova nell’asse del Nord-Ovest verso la corsa al riarmo spaziale </a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/04/di-chi-sono-i-data-center-come-realizzano-profitti/">DI CHI SONO I DATA CENTER? COME REALIZZANO PROFITTI?</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/10/01/perche-nel-contesto-della-guerra-contemporanea-i-data-center-sono-assimilabili-a-nuove-basi-militari/">PERCHÉ NEL CONTESTO DELLA GUERRA CONTEMPORANEA I DATA CENTER SONO ASSIMILABILI A NUOVE BASI MILITARI</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/">Perché il No ai Data Center è così corale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Il DATA CENTER DI CASELLE TORINESE CONSUMEREBBE TANTA ENERGIA QUANTA L&#039;INTERA CITTÀ DI TORINO' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/10/06/il-data-center-di-caselle-torinese-consumerebbe-tanta-energia-quanto-lintera-citta-di-torino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19313</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Perché il No ai Data Center è così corale</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 17:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[economiadigitale]]></category>
		<category><![CDATA[FER Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Armi autonome]]></category>
		<category><![CDATA[Big Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Complesso militare-industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo di Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo idrico]]></category>
		<category><![CDATA[crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Direttiva EED]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento termico]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione regionale]]></category>
		<category><![CDATA[Militarizzazione dell'IA]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti civici]]></category>
		<category><![CDATA[Opposizione locale]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione fondiaria]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19288</guid>

					<description><![CDATA[Un movimento di cittadini comuni, scienziati e amministratori locali che si scontrano con il tecno-capitalismo in difesa del diritto basilare all&#8217;acqua, all&#8217;energia accessibile e alla salute ambientale Negli Stati Uniti, l&#8217;opposizione alla costruzione incontrollata dei data center sta assumendo i contorni di un vero e proprio movimento politico nazionale trasversale, superando le classiche divisioni partitiche&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Perché il No ai Data Center è così corale' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Un movimento di cittadini comuni, scienziati e amministratori locali che si scontrano con il tecno-capitalismo in difesa del diritto basilare all&#8217;acqua, all&#8217;energia accessibile e alla salute ambientale</h2>
<p class="p1"><span class="s1">Negli Stati Uniti, l&#8217;opposizione alla costruzione incontrollata dei data center sta assumendo i contorni di un vero e proprio movimento politico nazionale trasversale, superando le classiche divisioni partitiche tra Repubblicani e Democratici. Si tratta di una protesta che unisce preoccupazioni di carattere ecologico, sociale, economico e di sicurezza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il Wall Street Journal definisce la costruzione delle infrastrutture IA come la più grande scommessa economica della storia, proporzionalmente più grande delle ferrovie, delle autostrade e di internet</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il quadro che emerge riflette l&#8217;insorgenza di un movimento unito, dove cittadini comuni, scienziati e amministratori locali si scontrano con il tecno-capitalismo in difesa del loro diritto basilare all&#8217;acqua, all&#8217;energia accessibile e alla salute ambientale e alla sicurezza. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>La spesa prevista dai giganti (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle) per l&#8217;IA ammonterà a 4,2 trilioni di dollari entro la fine del 2029</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Secondo Goldman Sachs, senza il massiccio investimento in costruzione di data center IA, che è schizzata in alto mentre il resto delle costruzioni private è crollato, l&#8217;economia statunitense si troverebbe probabilmente in recessione. </span></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Dalle analisi e dai report recenti (2026), emergono diverse figure e organizzazioni chiave che guidano il movimento contro le installazioni fisiche della information technology. </span></em></p>
<h3 class="p1"><span class="s2">Sul fronte accademico e della ricerca</span></h3>
<p class="p1"><span class="s2">Elizabeth Plantan</span><span class="s1"> (Professoressa associata di Scienze Politiche alla Stetson University) sta analizzando a fondo le dinamiche di questa mobilitazione. Plantan sottolinea come la resistenza contro i data center si stia espandendo con una velocità senza precedenti, definendola non come una banale reazione &#8220;NIMBY&#8221; (Not In My Back Yard), ma come un sollevamento popolare scatenato da minacce dirette alle risorse. Le sue analisi spiegano che mentre le infrastrutture estrattive passate (come i siti di fracking) colpivano frazioni minoritarie della popolazione rurale, <strong>i nuovi data center toccano quasi la metà della popolazione statunitense</strong>. L&#8217;attivazione così rapida è dovuta proprio alla gravità e all&#8217;immediatezza dell&#8217;impatto: l&#8217;impennata istantanea dei costi dell&#8217;elettricità, la minaccia diretta alle falde acquifere in stati soggetti a siccità, e lo sconvolgimento acustico e paesaggistico dei quartieri.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Aaron Regunberg</span><span class="s1"> (ex deputato dello stato del Rhode Island e direttore del Climate Accountability Project di Public Citizen) <strong>delinea questo movimento come una &#8220;manifestazione contro l&#8217;avidità&#8221; che sta unendo lo spettro politico</strong>. Regunberg ha raccolto la testimonianza di </span><span class="s2">Bryce Gustafson</span><span class="s1">, un organizzatore politico in Indiana che ha raccontato la sollevazione dei residenti (compresi gli elettori conservatori pro-Trump) contro un progetto Google da 550 acri in una cittadina di 1.600 anime. La tesi di Regunberg è potente: &#8220;Il movimento contro i data center sta unendo gli americani perché illustra perfettamente come pochi individui (i miliardari delle Big Tech) detengano tutto il potere di prendere decisioni che influenzano pesantemente le nostre vite&#8221;. Secondo Regunberg, questi impianti uniscono i fronti dell&#8217;opposizione per la loro ampiezza di impatto, mettendo a nudo l&#8217;asimmetria di potere tra comunità e multinazionali tecnologiche.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Organizzazioni come la </span><span class="s2">Dogwood Alliance</span><span class="s1"> si spingono oltre l&#8217;impatto locale, evidenziando il <strong>legame tra AI Gigafactory e giustizia sociale</strong> (Environmental Justice), con un focus particolare sulle comunità afroamericane e del Sud. Questa organizzazione denuncia come <strong>i data center vengano sistematicamente insediati in aree svantaggiate, dove il raddoppio dei costi energetici (registrato in aumento anche del 70% in alcune contee) ha conseguenze economiche devastanti sulle famiglie già in difficoltà</strong>. L&#8217;Alleanza sta guidando campagne contro l&#8217;esaurimento delle acque nel Texas e contro i progetti di Elon Musk a Memphis. Puntano il dito anche contro l&#8217;incremento dell&#8217;inquinamento atmosferico e la spinta all&#8217;utilizzo di biomasse forestali (il taglio delle foreste per alimentare le macchine), definendo l&#8217;addestramento dell&#8217;intelligenza artificiale come un acceleratore per le malattie respiratorie nelle comunità a basso reddito.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il gruppo </span><span class="s2">Food &amp; Water Watch</span><span class="s1">, la prima organizzazione nazionale a lanciare la campagna &#8220;Stop Data Centers&#8221;, definisce il fenomeno come &#8220;la volontà di spegnere un incendio con la benzina&#8221;. La loro retorica è chiara: l&#8217;espansione dei data center devasta le risorse idriche (in particolare in Virginia, dove hanno dimostrato che l&#8217;impatto economico in termini di posti di lavoro creati rispetto agli enormi investimenti infrastrutturali è irrisorio), e richiede un immediato blocco nazionale di ogni nuova costruzione. Si battono politicamente per contrastare<strong> i tentativi degli “oligarchi del web” di bypassare le normative locali e imporre questi impianti dall&#8217;alto</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A livello comunitario, figure come </span><span class="s2">Phoebe Reese</span><span class="s1"> (del Breathe Project) e residenti locali come </span><span class="s2">Cathy Mager</span><span class="s1"> (Springdale Borough, Pennsylvania) incarnano la protesta diretta. Mager denuncia l&#8217;insediamento di infrastrutture massicce a ridosso di quartieri residenziali e corsi d&#8217;acqua (come il fiume Allegheny), definendole minacce dirette alla salute pubblica a causa del rumore ininterrotto e dell&#8217;inquinamento termico. Reese amplia il quadro all&#8217;impatto energetico: i consumi smisurati dei data center richiedono necessariamente il prolungamento della dipendenza dai combustibili fossili, portando, in stati come la Pennsylvania, a un aumento spietato delle trivellazioni e del fracking, in totale antitesi con gli impegni climatici e la salute delle popolazioni.</span></p>
<p class="p1"><em><span class="s1">Il tema sta iniziando a trovare spazio anche nella produzione documentaristica, sia indipendente che giornalistica, con l&#8217;obiettivo di rendere visibile un fenomeno invasivo che spesso viene occultato dietro l’etereo concetto di &#8220;cloud&#8221;.</span></em></p>
<p class="p1"><span class="s2">&#8220;We Saw What AI Data Centers Don&#8217;t Want You To See&#8221; (PBS Terra &#8211; Giugno 2026)</span><span class="s1"> è un documentario di PBS ed è uno dei lavori più discussi del 2026 all&#8217;interno delle comunità di attivisti.<br />
</span><span class="s1">Sfruttando riprese aeree effettuate con droni termici, la troupe ha sorvolato uno dei più grandi data center per l&#8217;Intelligenza Artificiale in Texas (denominato Stargate). L&#8217;obiettivo visivo del documentario è abbattere il mito di un&#8217;infrastruttura pulita e immateriale, mostrando la &#8220;firma termica&#8221; spaventosa di queste enormi fabbriche di calcolo. L&#8217;inchiesta evidenzia anche una falla legislativa in Texas che permetterebbe ai data center di eludere i controlli ambientali, rischiando di rilasciare fino a 130 milioni di tonnellate di emissioni. Le riprese termiche sono diventate uno strumento fondamentale per gli attivisti per mostrare l&#8217;enorme calore generato (e l&#8217;inquinamento termico collegato) che l&#8217;industria cerca di mantenere segreto.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Un reportage documentaristico che si focalizza esclusivamente sul problema dello stress idrico: </span><span class="s2">&#8220;The Water Cost of AI: The Environmental Impact of Data Centers&#8221; (Agencia Andina &#8211; Settembre 2026), </span><span class="s1">attraverso interviste a scienziati come Wester Zela Moraya, coordinatore di un master in IA, illustra come l&#8217;addestramento dell&#8217;intelligenza artificiale non richieda solo energia elettrica, ma enormi quantità di acqua per alimentare i sistemi di raffreddamento, entrando in diretta competizione con il fabbisogno agricolo e civile delle Comunità ospitanti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">Anche in &#8220;Exposing The Dark Side of America&#8217;s AI Data Center Explosion&#8221; (Business Insider &#8211; 2026),</span><span class="s1"> un altro lavoro di giornalismo visivo (&#8220;View From Above&#8221;), si utilizzano ampiamente riprese dall&#8217;alto per mostrare la portata della devastazione del suolo. Il documentario si concentra sul massiccio consumo di territorio richiesto non solo dai capannoni dei data center in sé, ma anche dall&#8217;infrastruttura elettrica e termica a loro collegata, smascherando il mito di una tecnologia a impatto zero.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Spostandoci sul panorama europeo, la rete televisiva franco-tedesca ARTE ha recentemente dedicato una puntata del suo format documentaristico ai data center. L&#8217;indagine</span><span class="s2">, &#8220;Data center: il progresso a quale prezzo?&#8221; (ARTE Europa Settegiorni &#8211; Settembre 2026)</span><span class="s1">, affronta la questione su scala continentale, ponendo l&#8217;accento sul fatto che queste strutture stanno diventando dei disastri ambientali che occupano progressivamente più suolo, consumano quantità esorbitanti di energia e generano pochissimi posti di lavoro a lungo termine per le comunità che li ospitano, interrogandosi sulla reale utilità sociale di questa proliferazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questi documentari svolgono per il movimento contro i data center lo stesso ruolo che </span><span class="s3">Gasland</span><span class="s1"> svolse per il movimento contro il fracking: rendono tangibile, visibile e politicamente contestabile un disastro ecologico che l&#8217;industria tecnologica tenta disperatamente di nascondere dietro accordi di non divulgazione e marketing green. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La piattaforma franco-tedesca ARTE è accessibile liberamente anche in italiano sul sito arte.tv o sull&#8217;apposita applicazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tra le inchieste più recenti spicca “</span><span class="s2">Cile: prosciugato dai data center”</span><span class="s1"> (all&#8217;interno del format ARTE Reportage), un crudo reportage che mostra come le falde acquifere alla periferia nord di Santiago vengano prosciugate per raffreddare i server, costringendo i contadini a migrare. Sempre sulla stessa piattaforma è disponibile lo speciale di ARTE Europa Settegiorni intitolato “</span><span class="s2">Data center: il progresso a quale prezzo?”</span><span class="s1">, che allarga lo sguardo all&#8217;intero panorama europeo. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sul fronte italiano, uno dei lavori di maggior risonanza è il lungo documentario “</span><span class="s2">La follia dei data center: chi pagherà il prezzo dell&#8217;IA?”</span><span class="s1">, realizzato dal canale di divulgazione Nova Lectio.</span></p>
<p>Recentemente, il programma Fuori dal coro ha trasmesso un&#8217;inchiesta curata dalla giornalista Raffaella Regoli dedicata alla rapida espansione dei data center in Italia e alle conseguenti proteste locali. L&#8217;indagine si allontana dall&#8217;aspetto puramente tecnologico per concentrarsi sulle frizioni tra l&#8217;avanzata delle infrastrutture digitali e la tutela del territorio. <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/intelligenza-artificiale-e-data-center-in-italia-scoppia-la-rivolta_F314704801001C14">Il servizio completo dell&#8217;inchiesta</a> è stato reso disponibile sulla piattaforma Mediaset Infinity.</p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;opposizione all&#8217;espansione incontrollata dei data center e delle AI Gigafactory ha smesso da tempo di essere un fenomeno relegato al malcontento locale (la classica sindrome &#8220;Non nel mio cortile&#8221;) per trasformarsi in un vero e proprio fronte strutturato, composto da scienziati, accademici, medici e grandi coalizioni civiche. Queste voci critiche demoliscono la narrazione della Silicon Valley, dimostrando come l&#8217;infrastruttura dell&#8217;Intelligenza Artificiale sia materialmente insostenibile e socialmente regressiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sul fronte della ricerca accademica e ambientale, studiosi legati alle Nazioni Unite, come Kaveh Madani e Miriam Aczel dell&#8217;Istituto per lo Studio dell&#8217;Acqua, dell&#8217;Ambiente e della Salute dell&#8217;Università delle Nazioni Unite, hanno recentemente pubblicato analisi spietate sulla &#8220;fisica del cloud&#8221;. La tesi centrale di Madani smonta l&#8217;illusione ottica della tecnologia pulita: l&#8217;intelligenza artificiale non ha nulla di virtuale, ma risponde a leggi fisiche inesorabili. I nostri smartphone e i nostri computer non emettono fumo visibile mentre interrogano un algoritmo, ma questo miracolo apparente nasconde un trasferimento di inquinamento. Come riassume brutalmente il ricercatore, il fatto che noi non vediamo il fumo non significa che non esista, ma semplicemente che da qualche altra parte qualcun altro sta soffrendo per l&#8217;impatto termico ed energetico di quella computazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La ricercatrice Miriam Aczel aggiunge un tassello fondamentale alla critica quantitativa, sfatando un altro mito industriale. Le aziende tecnologiche tendono a concentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;impatto della fase di addestramento dei modelli linguistici, promettendo che una volta istruita, l&#8217;IA diventerà efficiente. I dati dimostrano l&#8217;esatto contrario: circa il novanta percento del dispendio energetico globale dell&#8217;IA deriva dalla cosiddetta &#8220;inferenza&#8221;, ovvero dalle operazioni quotidiane. Ogni singolo prompt, moltiplicato per i miliardi di richieste giornaliere generate a livello globale, innesca un&#8217;idrovora energetica perenne che nessuna presunta efficienza algoritmica potrà mai compensare, innescando un paradosso per cui macchine più veloci finiscono solo per stimolare un consumo aggregato ancora maggiore.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A questa opacità strutturale si oppongono ricercatori come Fengqi You della Cornell University, i quali denunciano il muro di gomma eretto dai colossi tecnologici. La tesi di questi studiosi è un richiamo alla responsabilità democratica: è impossibile per i governi e gli scienziati gestire o mitigare ciò che le aziende si rifiutano di divulgare. Attraverso accordi di non divulgazione, le aziende nascondono i dati reali sull&#8217;Efficacia dell&#8217;Uso dell&#8217;Acqua (WUE) e costringono le amministrazioni a prendere decisioni alla cieca.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sul versante della salute pubblica, l&#8217;opposizione è guidata da organizzazioni medico-scientifiche come i Physicians for Social Responsibility (Medici per la Responsabilità Sociale), particolarmente attivi in stati come la Pennsylvania. La loro tesi sposta l&#8217;asse dall&#8217;ecologia alla tossicologia. I data center non minacciano solo l&#8217;acqua e il clima a livello globale, ma avvelenano l&#8217;aria locale. Per garantire il funzionamento ininterrotto (il tempo di attività del 99,99%) di queste Gigafactory, le aziende installano sterminate batterie di generatori di emergenza a gasolio. Inoltre, il carico sulla rete costringe i gestori a ritardare la chiusura di vecchie centrali a carbone o ad avviare impianti di picco a gas (peaker plants). I medici denunciano che queste dinamiche riversano nell&#8217;atmosfera carichi letali di ossidi di azoto e particolato fine, impattando direttamente sullo sviluppo polmonare dei bambini e aggravando le malattie cardiovascolari nelle comunità adiacenti agli impianti, spesso le più svantaggiate economicamente.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A unire e politicizzare queste istanze a livello nazionale è nata la <em>Stop Data Centers Coalition</em>, una massiccia alleanza promossa da organizzazioni storiche come <em>Food &amp; Water Watch</em>, che raccoglie centinaia di comitati di base in tutti gli Stati Uniti. La loro tesi è radicale e inquadra il problema come una lotta di classe sulle risorse. <strong>L&#8217;espansione dei data center viene definita una manifestazione pura di avidità corporativa in cui i miliardari della tecnologia prelevano privatamente acqua ed energia stabile, lasciando che i costi infrastrutturali per l&#8217;adeguamento della rete elettrica vengano scaricati sulle bollette dei cittadini comuni</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Queste coalizioni, insieme al supporto di figure politiche critiche come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, spingono oggi per un &#8220;<strong>Data Center Moratorium Act</strong>&#8221; a livello federale. L&#8217;obiettivo delle loro ricerche e delle loro campagne non è negoziare mitigazioni tecnologiche, ma imporre uno stop nazionale per fermare un modello estrattivo che giudicano incompatibile con la tenuta democratica, l&#8217;integrità del suolo e la disponibilità di acqua potabile in un&#8217;epoca di crisi climatica.</span></p>
<p><em>L&#8217;ascesa vertiginosa dell&#8217;intelligenza artificiale ha trasformato i data center e le &#8220;Giga Factory&#8221; del calcolo computazionale nel cuore pulsante di una nuova corsa agli armamenti. </em></p>
<p>Quelli che all&#8217;apparenza sembrano semplici capannoni industriali per l&#8217;archiviazione di dati o per l&#8217;innovazione civile, vengono oggi descritti da una vasta rete di scienziati, ricercatori e attivisti antimilitaristi come le vere e proprie fucine della guerra contemporanea. La resistenza contro queste infrastrutture si sta organizzando su scala globale, unendo comitati locali, collettivi di lavoratori del settore tecnologico e reti accademiche attorno a denunce precise e documentate. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Il nuovo complesso militare-industriale e tecnologico</strong></p>
<p>La tesi fondamentale sostenuta dagli studiosi riguarda la completa fusione tra le grandi corporazioni tecnologiche (Big Tech) e gli apparati di difesa statali. Ricercatori come il sociologo William I. Robinson e l&#8217;accademico Nicholas Rabb denunciano la creazione di un nuovo &#8220;complesso militare-industriale&#8221; incentrato sull&#8217;intelligenza artificiale, in cui l&#8217;infrastruttura civile diventa inseparabile da quella bellica. I giganteschi data center vengono finanziati e strutturati per elaborare strategie di guerra, sistemi di sorveglianza di massa e analisi predittive per il campo di battaglia. Per questi studiosi, investire nell&#8217;espansione indiscriminata del &#8220;cloud&#8221; e dei server ad altissime prestazioni significa potenziare in modo diretto e opaco gli apparati militari, alimentando uno stato di guerra permanente e mettendo a rischio la stessa tenuta democratica. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>La guerra automatizzata e il pregiudizio algoritmico</strong></p>
<p>Una delle preoccupazioni più stringenti sollevate dalla comunità scientifica e da reti come la <em>Campaign to Stop Killer Robots</em> riguarda l&#8217;impiego dell&#8217;intelligenza artificiale per l&#8217;identificazione dei bersagli. Le indagini recenti sull&#8217;utilizzo di sistemi di AI (come il programma &#8220;Lavender&#8221; impiegato dall&#8217;esercito israeliano a Gaza) dimostrano come le macchine vengano usate per analizzare immense moli di dati e generare liste con decine di migliaia di sospettati da colpire. Gli scienziati avvertono che questo meccanismo innesca il cosiddetto &#8220;<strong>pregiudizio di automazione</strong>&#8220;, ovvero la tendenza umana a fidarsi ciecamente e acriticamente dell&#8217;output della macchina. A causa della velocità richiesta dalle operazioni, i militari finiscono per approvare i bombardamenti suggeriti dall&#8217;algoritmo in una manciata di secondi, riducendo la supervisione umana a un atto puramente meccanico. In questo scenario, l&#8217;intelligenza artificiale non rende la guerra più &#8220;chirurgica&#8221;, ma abbassa drasticamente la soglia per l&#8217;uso della violenza letale, trasformando le vite umane in semplici probabilità statistiche, tollerando margini di errore altissimi a danno dei civili. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>L&#8217;opacità della &#8220;scatola nera&#8221; e il crollo della responsabilità</strong></p>
<p>I sistemi di intelligenza artificiale militare operano come delle &#8220;scatole nere&#8221; (black box) di eccezionale complessità. Gli studiosi di diritto umanitario internazionale sottolineano che quando un algoritmo di puntamento commette un errore fatale, colpendo persone innocenti, risulta quasi impossibile ricostruire a ritroso i passaggi logici che hanno portato il sistema a quella specifica decisione. Le reti associative antimilitariste e gli esperti giuridici denunciano che questa assoluta opacità distrugge ogni principio di responsabilità legale. Se un&#8217;arma autonoma sbaglia, la catena di comando sfuma; le leggi internazionali che impongono distinzione tra civili e combattenti e proporzionalità nell&#8217;attacco divengono impossibili da applicare davanti a reti neurali che nessuno è in grado di decifrare completamente.</p>
<p><strong>L&#8217;estrattivismo ecologico come violenza strutturale</strong></p>
<p>L&#8217;antimilitarismo contemporaneo non separa le dinamiche di guerra dalle loro conseguenze ambientali. L&#8217;opposizione all&#8217;implementazione dei data center nasce anche dalla constatazione del loro brutale impatto sui territori. Per raffreddare i supercomputer necessari ad addestrare i modelli di intelligenza artificiale servono milioni di litri d&#8217;acqua potabile e quantità enormi di energia elettrica. I ricercatori fanno notare che gran parte di queste megastrutture viene edificata o progettata in aree geografiche che già soffrono di gravi condizioni di siccità. Sottrarre risorse vitali alle comunità e agli ecosistemi per alimentare macchine da guerra viene descritto dagli attivisti come una forma di violenza strutturale ed estrattivismo di classe: i territori vengono letteralmente consumati per mantenere l&#8217;egemonia tecnologico-militare globale. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Il drenaggio dei cervelli e il ritorno della sorveglianza</strong></p>
<p>I ricercatori sollevano infine il problema della &#8220;trappola del talento&#8221; e dello &#8220;scope creep&#8221; (l&#8217;espansione incontrollata degli scopi). Enormi flussi di capitale attraggono le menti scientifiche più brillanti del pianeta verso lo sviluppo di armi e algoritmi predittivi, sottraendo queste risorse umane e intellettuali alla risoluzione delle vere urgenze globali, come l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici, la medicina o la lotta alla povertà ecc.. Inoltre, le tecnologie testate nelle zone di conflitto per il tracciamento e il riconoscimento facciale tendono invariabilmente a fare ritorno in patria. Secondo gli studiosi, le reti neurali sviluppate per l&#8217;intelligence militare vengono progressivamente riadattate per il controllo dei confini e per il pattugliamento delle strade, normalizzando la sorveglianza perenne sulle popolazioni civili, rafforzando le derive autoritarie e criminalizzando il dissenso sociale.</p>
<p><em>Tornando in Italia, è facile comprendere come il nostro paese sia un &#8220;paradiso&#8221; per gli investitori esteri nel settore dei data center, un termine che, dietro l&#8217;apparente accezione positiva, svela una dinamica di colonizzazione infrastrutturale. </em></p>
<p>Dieci grandi progetti per un totale di quasi 17 miliardi di euro di investimenti negli ultimi due anni, richieste di connessione alla rete irricevibili per un totale astronomico di quasi 100 GW a fronte di circa 609 MW già installati e contatti in corso tra il governo italiano e i giganti americani dell&#8217;intelligenza artificiale, come OpenAI e Anthropic. I data Center già realizzati in Italia hanno raggiunto le 200 strutture operative, concentrate, per ora, prevalentemente nel Nord del Paese.</p>
<p>Questi investimenti, quasi interamente statunitensi, godono di un trattamento di favore da parte dello Stato. <span style="color: #ff0000;"><strong>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha istituito la figura di un &#8220;tutor&#8221; per snellire le pratiche autorizzative, e in alcuni casi si ricorre alla nomina di un commissario straordinario</strong></span>. Questa &#8220;corsia speciale&#8221; evidenzia una volontà politica di bypassare le normali procedure amministrative e i cosiddetti &#8220;veti locali&#8221;, ovvero l&#8217;opposizione delle comunità residenti, riproponendo quel modello di imposizione dall&#8217;alto tipico delle dinamiche estrattive. L&#8217;imposizione di commissari straordinari per superare l&#8217;opposizione locale dimostra come, nella corsa all&#8217;intelligenza artificiale, le regole democratiche e la salvaguardia dell&#8217;ambiente vengano regolarmente subordinate agli interessi del tecno-capitalismo.<br />
Molti &#8220;business plan&#8221; appaiono, infatti, sbilanciati su una logica prettamente immobiliare e speculativa. Le aziende straniere si accaparrano vasti terreni per edificare enormi capannoni che, solo in un secondo momento, verranno popolati di server, trasformandosi in teorici investimenti tecnologici. Questo processo minaccia di espropriare risorse fondamentali &#8211; suolo, energia e acqua &#8211; a vantaggio di multinazionali estere.</p>
<p>A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, dove l&#8217;opposizione popolare ai mega data center sta diventando un tema politico di prim&#8217;ordine (in grado di influenzare persino le elezioni di metà mandato), in Italia l&#8217;effetto &#8220;NIMBY&#8221; (Not In My Back Yard) per queste infrastrutture è ancora debole rispetto all’enorme portata del fenomeno. Tuttavia, la consapevolezza sta crescendo. La Regione Lombardia, ad esempio, ha emanato una legge regionale per disciplinare l&#8217;insediamento di queste strutture, fissando precise priorità energetico-ambientali, e altre regioni, come il Piemonte, si stanno muovendo nella stessa direzione.</p>
<p><strong>La Legge Regionale numero 11 del 3 giugno 2024, varata dalla Lombardia</strong>, rappresenta il primo tentativo istituzionale in Italia di inquadrare giuridicamente la massiccia colonizzazione del territorio da parte delle infrastrutture digitali. La Lombardia, e in particolare l&#8217;hinterland milanese e pavese, si è infatti trasformata nell&#8217;epicentro nazionale di questa corsa all&#8217;oro computazionale, attirando la quasi totalità degli investimenti esteri per i grandi data center. Di fronte al rischio di una speculazione fondiaria selvaggia, il legislatore regionale ha introdotto criteri che, sulla carta, mirano a tutelare il paesaggio e le risorse naturali, ponendo l&#8217;accento sul contenimento del consumo di suolo e sull&#8217;efficienza idrica ed energetica.</p>
<p>Entrando nelle pieghe del testo normativo, la legge stabilisce che i nuovi insediamenti debbano privilegiare le aree industriali dismesse, i cosiddetti &#8220;brownfield&#8221;, o zone già degradate, tentando così di frenare il consumo di nuovo suolo agricolo in una Pianura Padana già drammaticamente cementificata. Un altro pilastro della normativa riguarda il recupero del calore di scarto: poiché i data center funzionano come immense stufe che dissipano enormi quantità di energia termica, la legge spinge affinché questo calore venga convogliato verso le reti di teleriscaldamento locale, per riscaldare abitazioni, ospedali o complessi industriali vicini, introducendo un elemento di compensazione circolare a fronte dell&#8217;immenso prelievo elettrico.</p>
<p>Tuttavia, analizzando più da vicino questo dispositivo normativo, emerge una natura profondamente ambivalente e funzionale agli interessi del capitale. La legge non pone un freno reale all&#8217;avanzata delle multinazionali tecnologiche, ma si limita a istituzionalizzarla e a fornirle un irrinunciabile mantello di sostenibilità. <strong>Il vero cuore politico della normativa risiede infatti nel meccanismo del processo di autorizzazione semplificato. Soddisfacendo questi requisiti ambientali di base, i colossi stranieri del cloud ottengono in cambio una corsia burocratica preferenziale, blindata e accelerata, che garantisce loro l&#8217;azzeramento dei tempi morti e la certezza dell&#8217;insediamento</strong>.</p>
<p>In questo senso, la norma agisce come un sofisticato strumento di pacificazione sociale preventiva. Imponendo il recupero del calore o il riuso di capannoni abbandonati, le istituzioni neutralizzano in anticipo la possibile nascita di comitati civici e movimenti di opposizione dal basso, disinnescando l&#8217;effetto NIMBY prima ancora che si organizzi. L&#8217;espropriazione dell&#8217;acqua e dell&#8217;energia stabile a favore degli algoritmi viene così mascherata dietro la rassicurante retorica della rigenerazione urbana e dell&#8217;efficienza green. Compensare l&#8217;assorbimento di centinaia di megawatt e il consumo di milioni di litri d&#8217;acqua pura con il teleriscaldamento di qualche quartiere limitrofo rappresenta, infatti, una concessione marginale, che non altera in alcun modo la violenza estrattiva dell&#8217;operazione. Con l&#8217;approvazione di questa legge, il territorio lombardo viene definitivamente codificato, anche a livello giuridico, come una piattaforma logistica a disposizione dei grandi monopoli tecnologici esteri, dimostrando come le normative ambientali locali possano essere piegate per facilitare l&#8217;espansione del tecno-capitalismo, garantendo agli investitori enormi profitti speculativi a fronte di compensazioni territoriali minime.</p>
<p>Come anticipato dalle recenti cronache economiche, il percorso tracciato dalla Lombardia non è rimasto un caso isolato, ma ha inaugurato una vera e propria rincorsa legislativa tra le amministrazioni regionali, con il Piemonte schierato in prima fila. Forte della sua eredità industriale e della vasta disponibilità di aree ex-manifatturiere dismesse, l&#8217;amministrazione piemontese ha rapidamente avviato i lavori per dotarsi di un quadro normativo speculare a quello lombardo, attivando iter legislativi volti a regolamentare l&#8217;insediamento di queste voraci infrastrutture computazionali.</p>
<p>La tendenza si sta allargando progressivamente a tutto il bacino della Pianura Padana e ad altri snodi nevralgici della penisola. Regioni come il Veneto e l&#8217;Emilia-Romagna, profondamente interconnesse dal punto di vista logistico ed energetico, così come il Lazio, storicamente un polo strategico per i cavi di telecomunicazione e i server nazionali, stanno valutando l&#8217;adozione di strumenti urbanistici e ambientali analoghi. Questi territori si trovano stretti in una morsa: da un lato rappresentano le zone più appetibili per gli investitori statunitensi per vicinanza ai mercati e densità di rete, dall&#8217;altro sono ecosistemi già al collasso, gravati da un consumo di suolo cronico, da un inquinamento atmosferico endemico e da una crescente vulnerabilità idrica.</p>
<p>Se si analizza questa proliferazione normativa emerge tuttavia una dinamica molto lontana dalla reale tutela ecologica. <strong>Le regioni non si stanno dotando di queste leggi per erigere un argine contro l&#8217;estrattivismo digitale, ma per partecipare a una spietata competizione interregionale volta ad accaparrarsi una fetta di quei diciassette miliardi di euro di investimenti esteri</strong>. La legislazione regionale si trasforma così in un sofisticato strumento di marketing territoriale.</p>
<p>Creando un quadro normativo ad hoc, le regioni offrono ai giganti della Silicon Valley un pacchetto &#8220;chiavi in mano&#8221;: in cambio del rispetto di parametri di sostenibilità spesso marginali o di facciata, come il recupero del calore di scarto o l&#8217;installazione di pannelli solari sui tetti dei capannoni, le multinazionali ottengono il bene per loro più prezioso, ovvero la corsia preferenziale autorizzativa. Questo meccanismo istituzionalizza il superamento dei veti locali, esautorando di fatto i piccoli comuni e le comunità residenti dalla possibilità di opporsi all&#8217;assorbimento delle proprie falde acquifere e della propria capacità elettrica.</p>
<p>In questo scacchiere politico, <strong>la legge regionale cessa di essere uno scudo per i beni comuni e diviene un dispositivo di facilitazione per il tecno-capitalismo</strong>. Si standardizza e si legalizza il sacrificio delle risorse pubbliche, mascherandolo dietro il paravento della transizione digitale e della rigenerazione urbana dei vecchi siti industriali. Come è spesso accaduto nel caso della transizione energetica alle rinnovabili, le amministrazioni locali competono per appaltare il proprio territorio a monopoli privati stranieri, barattando la sovranità energetica e idrica delle future generazioni in cambio della promessa, spesso effimera, di un ritorno economico e occupazionale che i data center, essendo strutture ad altissima automazione, raramente riescono a garantire.</p>
<p>A livello nazionale italiano manca ancora una legge quadro organica pensata per governare in modo strutturale l&#8217;impatto ecologico, territoriale e sociale dei data center. L&#8217;approccio dello Stato, al contrario, si muove quasi esclusivamente sulla logica dell&#8217;emergenza economica, della competizione internazionale e dell&#8217;attrazione dei capitali esteri. Il governo centrale agisce prevalentemente attraverso decreti di semplificazione burocratica e normative pensate per tutelare i cosiddetti &#8220;investimenti strategici&#8221;. È proprio questo vuoto normativo in materia di tutela a permettere <strong>l&#8217;attivazione di corsie preferenziali</strong> e la nomina di figure come <strong>il Commissario Straordinario</strong>. Questa dinamica rappresenta il perfetto strumento di espropriazione democratica: il potere di pianificazione e di veto viene sottratto ai sindaci, ai consigli comunali e alle comunità residenti. Le decisioni vengono accentrate per garantire ai colossi della Silicon Valley un accesso rapido, silenzioso e incontrastato al suolo e alle risorse idriche ed elettriche del Paese, bypassando il dissenso locale anche in considerazione della realtà dual-use delle infrastrutture della Information Technology.</p>
<p><em>Spostando lo sguardo all&#8217;Unione Europea, il panorama legislativo appare più articolato, ma rimane profondamente ancorato alle logiche di mercato del tecno-capitalismo.</em></p>
<p>Il dispositivo normativo di riferimento è la recente revisione della Direttiva sull&#8217;Efficienza Energetica (EED), diventata pienamente operativa in questi anni. Questa direttiva introduce l&#8217;obbligo, per i gestori dei grandi data center, di rendicontare e rendere pubblici i dati esatti sui loro consumi di energia e, fatto cruciale, sui prelievi di acqua, con l&#8217;obiettivo di istituire un registro continentale e fissare standard di valutazione. A questa si aggiungono alcune disposizioni del celebre AI Act, che timidamente richiede agli sviluppatori dei modelli linguistici più mastodontici di stimare e dichiarare l&#8217;impronta ecologica legata all&#8217;addestramento degli algoritmi.</p>
<p>Tuttavia, decostruendo questi strumenti comunitari emerge una natura profondamente funzionale al sistema. Risulta evidente come l&#8217;Europa non imponga alcun limite quantitativo stringente al consumo assoluto di acqua o di suolo, né sancisca moratorie inderogabili contro la costruzione di nuove AI Gigafactory in territori già colpiti da stress idrico o deficit energetico. L&#8217;Unione si limita a esigere trasparenza contabile e un generico miglioramento dell&#8217;efficienza ingegneristica.</p>
<p>Questo approccio si salda in modo perverso con la Tassonomia Europea per la finanza sostenibile. Compilando diligentemente i registri sui consumi e ottimizzando i sistemi di raffreddamento, le multinazionali possono etichettare le loro immense idrovore computazionali come infrastrutture all&#8217;avanguardia e &#8220;sostenibili&#8221;, ottenendo così l&#8217;accesso a fondi e incentivi green. La direttiva europea, in definitiva, non ferma in alcun modo l&#8217;appropriazione privata delle risorse vitali collettive; al contrario, fornisce all&#8217;industria tecnologica un inattaccabile mantello di legalità ambientale, permettendole di continuare a fagocitare il &#8220;baseload&#8221; energetico del continente sotto la copertura di un&#8217;impeccabile certificazione ecologica.</p>
<p>FONTI<br />
<em>Istituzioni e Normative</em></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Unione Europea: Direttiva sull’Efficienza Energetica (EED), AI Act e Tassonomia Europea per la finanza sostenibile.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Regione Lombardia: Legge Regionale n. 11 del 3 giugno 2024 (regolamentazione insediamenti data center, recupero termico e consumo di suolo).</p>
<p><em>Università, Istituti di Ricerca e Accademici</em></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH &#8211; Istituto per lo Studio dell’Acqua, dell’Ambiente e della Salute): Ricerche sulla &#8220;fisica del cloud&#8221;, inquinamento termico e dispendio energetico legato all&#8217;inferenza dell&#8217;IA (a cura dei ricercatori Kaveh Madani e Miriam Aczel).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Cornell University: Ricerche sulla mancanza di trasparenza aziendale e sui dati WUE &#8211; Water Usage Effectiveness (a cura di Fengqi You).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Stetson University: Analisi socio-politiche sulle dinamiche di mobilitazione popolare contro le infrastrutture estrattive (a cura della Prof.ssa associata Elizabeth Plantan).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Ricerca Sociologica Indipendente: Studi sulla convergenza tra Big Tech, apparati militari e &#8220;pregiudizio algoritmico&#8221; (a cura del sociologo William I. Robinson e dell&#8217;accademico Nicholas Rabb).</p>
<p><em>Enti Economici e Finanziari</em></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>The Wall Street Journal: Analisi sui volumi di investimento infrastrutturale dei giganti tecnologici (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Goldman Sachs: Report sull&#8217;impatto macroeconomico e sul ruolo della costruzione di data center nell&#8217;evitare la recessione statunitense.</p>
<p><em>Organizzazioni Medico-Scientifiche e ONG</em></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Physicians for Social Responsibility (Medici per la Responsabilità Sociale): Denunce sull&#8217;impatto tossicologico dei generatori a gasolio e delle centrali a carbone sulla salute pubblica (ossidi di azoto e particolato fine).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Food &amp; Water Watch / Stop Data Centers Coalition: Campagna nazionale sull&#8217;impatto idrico e promozione del &#8220;Data Center Moratorium Act&#8221; federale.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Public Citizen (Climate Accountability Project): Dati sull&#8217;asimmetria di potere decisionale tra colossi tech e comunità locali (a cura di Aaron Regunberg).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Dogwood Alliance: Report sulla Environmental Justice, l&#8217;impatto sui costi energetici per le comunità svantaggiate e l&#8217;uso di biomasse forestali.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Campaign to Stop Killer Robots: Analisi sull&#8217;uso militare dell&#8217;Intelligenza Artificiale, l&#8217;opacità delle reti neurali e la deresponsabilizzazione nei conflitti (es. caso del programma &#8220;Lavender&#8221;).</p>
<p><em>Inchieste Giornalistiche e Documentaristiche</em></p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>PBS Terra: Documentario d&#8217;inchiesta sulle firme termiche “We Saw What AI Data Centers Don’t Want You To See” (Giugno 2026).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>ARTE (Rete televisiva europea): Reportage continentali “Data center: il progresso a quale prezzo?” (Settembre 2026) e “Cile: prosciugato dai data center”.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Business Insider: Inchiesta sull&#8217;impatto territoriale “Exposing The Dark Side of America’s AI Data Center Explosion” (2026).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Agencia Andina: Documentario sullo stress idrico “The Water Cost of AI: The Environmental Impact of Data Centers” con l&#8217;intervento dello scienziato Wester Zela Moraya (Settembre 2026).</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Mediaset (Fuori dal coro): Inchiesta curata dalla giornalista Raffaella Regoli sull&#8217;espansione dei data center in Italia.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>Nova Lectio: Documentario divulgativo “La follia dei data center: chi pagherà il prezzo dell’IA?”.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lgvG2uQ7NzM&amp;utm_source=gemini">The Water Cost of AI: The Environmental Impact of Data Centers</a></p>
<p>articoli correlati a cura dell’autore<br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/i-data-center-sono-strutture-anche-militari-oggetto-di-ritorsione-bellica/">I DATA CENTER sono strutture anche militari oggetto di ritorsione bellica</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/29/il-lato-oscuro-di-data-center-e-giga-factory-dellintelligenza-artificiale/">IL LATO OSCURO DI DATA CENTER E GIGA FACTORY DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/">IL SISTEMA DI GUERRA INVADE LO SPAZIO. Dal controllo orbitale alla spina dorsale industriale del Nord-Ovest</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/">La grande invasione dei data center. Dietro la retorica del cloud si nasconde un’industria pesante che consuma territorio, acqua ed energia, svuota la sovranità locale e arruola l’Italia nell’infrastruttura della guerra digitale</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/">L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</a><br />
<a href="https://www.francescocappello.com/2026/09/09/data-center-strutture-industriali-ad-uso-duale-per-cyberguerra-e-sorveglianza-digitale/">Data Center, strutture industriali ad uso duale per cyberguerra e sorveglianza digitale</a></p>
<p>Seguici su <a href="http://www.pangeanotizie.it/">www.pangeanotizie.it</a></p>
<h5 class="has-small-font-size"><strong><mark>Sostieni il mio lavoro</mark><br />
Tramite PayPal<br />
paypal.me/cappellofra</strong></h5>
<p><strong>Tramite Postepay Evolution</strong><br />
<strong>Francesco Cappello 5333 1712 1151 5172</strong><br />
<strong>Per chi volesse usare l’IBAN IT76D3608105138260110360112</strong></p>
<p><strong>Tramite bonifico bancario<br />
Banca Etica<br />
IT31 T050 1804 6000 0001 9014 794</strong></p>
<p>© COPYRIGHT Seminare domande<br />
<em>divieto di riproduzione senza citazione della fonte</em></p>
<p>canale telegram di Seminare domande<br />
<a href="https://t.me/Seminaredomande">https://t.me/Seminaredomande</a></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Perché il No ai Data Center è così corale' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Perché il No ai Data Center è così corale' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/09/30/perche-il-no-ai-data-center-e-cosi-corale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19288</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA</title>
		<link>https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/</link>
					<comments>https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Cappello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 09:10:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#natoexit]]></category>
		<category><![CDATA[#perunmondosenzaguerre]]></category>
		<category><![CDATA[Ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente e salute]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[FER Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[finanza di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[FinanzaSpeculativa]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori l'Italia dalla guerra]]></category>
		<category><![CDATA[NO NATO NO GUERRA]]></category>
		<category><![CDATA[Battery Energy Storage Systems]]></category>
		<category><![CDATA[Capacity Market]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo di Suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo Energetico AI]]></category>
		<category><![CDATA[Corporate PPA]]></category>
		<category><![CDATA[Criteri ESG]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Fonti Rinnovabili (FER)]]></category>
		<category><![CDATA[Impatto Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Impianti BESS]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture Digitali Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Militarizzazione del Calcolo]]></category>
		<category><![CDATA[Polo Strategico Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Riconversione Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Cloud e Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Speculazione Immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia Dual-Use]]></category>
		<category><![CDATA[Supercalcolo]]></category>
		<category><![CDATA[Terna]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.francescocappello.com/?p=19246</guid>

					<description><![CDATA[Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L&#8217;impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L&#8217;impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use  Sul territorio della città metropolitana di Torino e dell&#8217;area piemontese si sta&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L&#8217;impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L&#8217;impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio <i data-path-to-node="4,1,0" data-index-in-node="141">dual-use </i></h2>
<p class="p1"><span class="s1">Sul territorio della città metropolitana di Torino e dell&#8217;area piemontese si sta consumando una delle più imponenti operazioni di riconversione urbanistica ed energetica della storia recente, perfettamente integrata nella logica di militarizzazione del calcolo, riarmo tecnologico e controllo sociale che caratterizza la corsa globale all&#8217;Intelligenza Artificiale. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il capoluogo sabaudo e la sua prima cintura non rappresentano una scelta casuale: la presenza di un solido tessuto industriale automobilistico in via di dismissione, l&#8217;estesa disponibilità di aree produttive dismesse da riqualificare, la vicinanza strategica con lo snodo finanziario e digitale di Milano e una rete di trasmissione elettrica ad alta tensione ereditata dai complessi manufatturieri del Novecento rendono la provincia di Torino il secondo polo d&#8217;attrazione nazionale per le cattedrali informatiche, posizionandosi subito dietro l&#8217;area milanese.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I dati forniti dal gestore della rete elettrica nazionale Terna registrano una pressione senza precedenti sul territorio piemontese, dove si concentrano 64 istanze ufficiali di prenotazione di potenza per oltre 13 gigawatt complessivi. La sola provincia di Torino assorbe 43 pratiche per una potenza teorica richiesta pari a oltre 8 gigawatt, trasformando la mappa dei comuni dell&#8217;hinterland in una scacchiera di speculazione infrastrutturale dove la disponibilità di suolo, acqua ed elettricità pubblica rischia di essere larghissimamente asservita alle esigenze dei grandi complessi di elaborazione dati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per comprendere la portata di questa trasformazione è necessario distinguere il quadro delle infrastrutture tra i nodi già operativi, i progetti che hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni urbanistiche e la marea di istanze ancora in attesa di valutazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La geografia delle strutture già realizzate e pienamente operative mappa l&#8217;architettura digitale civile e istituzionale che per decenni ha servito il territorio, prima dell&#8217;avvento dei colossi hyperscale. In Torino città figurano 14 impianti consolidati di medie e piccole dimensioni. Tra questi spicca l&#8217;infrastruttura pubblica gestita dalla società in-house CSI Piemonte nelle sedi di Via Monastir e Corso Unione Sovietica, che costituisce il cuore dell&#8217;elaborazione dati per la Città di Torino, la Regione e le pubbliche amministrazioni locali; la struttura è accreditata dall&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ed è candidata a Polo Strategico Nazionale (PSN) per la custodia e la gestione dei dati critici, sanitari e strategici pubblici. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A questo nodo si affiancano i data center proprietari dei grandi gruppi industriali, bancari e di telecomunicazione, come la struttura TIM di Via Oreste Mattirolo, i centri elaborazione dati del gruppo Intesa Sanpaolo dedicati alla gestione delle transazioni finanziarie e della profilazione creditizia, i nodi di Fastweb e Iren, nonché il centro tecnologico operativo di Noovle (società cloud della galassia TIM) a Settimo Torinese. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questi centri rappresentano l&#8217;ossatura della prima fase digitale, improntata alla gestione dei servizi locali e aziendali, ben diversa dall&#8217;impatto distruttivo e vorace dei complessi di nuova generazione a servizio delle piattaforme algoritmiche internazionali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sul fronte dei data center autorizzati e in fase avanzata di iter urbanistico, le varianti adottate dai vari consigli comunali delineano progetti circostanziati che convertono siti produttivi dismessi o terreni agricoli in infrastrutture ad alta densità per l&#8217;elaborazione di dati della pubblica amministrazione, della logistica avanzata, dell&#8217;industria strategica, della sicurezza e della difesa (guerra ibrida, cyber sicurezza, Defence cloud e guerra multi dominio).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A Caselle Torinese la variante numero 3 al Piano Regolatore Generale, approvata all&#8217;unanimità dal Consiglio Comunale e supportata da compensazioni ambientali negoziate con l&#8217;Ente Parco La Mandria per interventi di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana, ha trasformato la destinazione d&#8217;uso di 450 mila metri quadrati delle aree Ata vicine all&#8217;aeroporto &#8220;Sandro Pertini&#8221; da commerciale a industriale produttiva ad alta tecnologia. Su questa variante si innesta il progetto promosso dal colosso immobiliare Hines, che prevede un campus di sei edifci industriali per oltre 150 mila metri quadrati coperti più un fabbricato d&#8217;appoggio tecnologico, con una richiesta di potenza elettrica di 250 megawatt e un investimento di 500 milioni di euro. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La posizione adiacente allo scalo aeroportuale e ai vettori di telecomunicazione lo candida all&#8217;elaborazione di dati logistici, aerospaziali e di pubblica sicurezza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s2">A Moncalieri</span><span class="s1">, la riconversione urbanistica interessa lo storico stabilimento dell&#8217;ex Ilte (Industria Libraria Tipografica Editrice) di Via Postiglione, chiuso nel 2016 e acquistato nel 2022 per 9 milioni di euro dal tribunale fallimentare di Roma da parte di </span><span class="s2">LCP (Logistics Capital Partners)</span><span class="s1">, fondo internazionale attivo nel </span><span class="s3">real estate</span><span class="s1"> e nella logistica. Il progetto, che ha già ottenuto il parere positivo degli uffici comunali nel marzo 2026 e si trova al centro delle discussioni sulle compensazioni ambientali, prevede la costruzione di uno dei poli informatici più grandi d&#8217;Italia: un campus di quattro grandi edifici per </span><span class="s2">270 mila metri quadrati di superficie complessiva</span><span class="s1"> e una </span><span class="s2">potenza elettrica di ben 576 megawatt</span><span class="s1">. Si tratta di una potenza persino superiore a quella prevista per il mega-impianto nell&#8217;area dell&#8217;ex centrale di Trino Vercellese (compreso tra i 300 e i 400 MW con 4,5 miliardi di investimento), per un valore economico complessivo stimato in oltre 4,5 miliardi di euro e un&#8217;occupazione dichiarata di 400 posti di lavoro. Attorno al cuore tecnologico dedicato ai server sono previsti uffici, parcheggi, viabilità interna, aree verdi e un impianto fotovoltaico dedicato. Il passaggio dallo stabilimento fondato nel 1975 che per decenni ha stampato le Pagine Gialle, quotidiani e riviste nazionali a una mega-fabbrica del calcolo ad altissima densità per i big data segna la conversione simbolo della cintura sud torinese.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sempre sul fronte delle varianti urbanistiche avviate per la logistica industriale e i servizi di calcolo figurano i terreni dell&#8217;ex Fiat Ricambi, che coprono oltre un milione di metri quadrati a cavallo tra i comuni di None e Volvera (con estensioni verso Moncalieri e Nichelino) e vedono istanze di potenza superiori a 600 megawatt.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A Torrazza Piemonte le varianti sulle aree delle ex fornaci mirano a consentire la demolizione e ricostruzione per far posto a un polo di calcolo orientato all&#8217;IA, mentre a Montanaro la società FCV (FCV, Real Estate Development, è una società di promozione, sviluppo e gestione immobiliare) ha avviato le interlocuzioni urbanistiche per un &#8220;Data Center hub&#8221; su un&#8217;area di 412 mila metri quadrati. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel capoluogo, la Cittadella dell&#8217;Aerospazio di Corso Marche rappresenta l&#8217;esempio più stringente di integrazione tra urbanistica, “difesa” e gestione dati: nel perimetro riqualificato ex Alenia, la variante urbanistica si intreccia con i progetti del gruppo Leonardo e dei centri di ricerca per l&#8217;installazione di un supercomputer e data center dedicato all&#8217;elaborazione dei dati della ricerca aerospaziale, dei sistemi di navigazione satellitare e militare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La categoria di gran lunga più critica e pervasiva è infine quella dei data center richiesti e ancora privi di autorizzazione finale, che compongono una marea speculativa di prenotazione energetica in attesa delle procedure uniche di VIA e AIA. </span></p>
<p class="p1"><span class="s2">A Torino città, nel quartiere Lucento</span><span class="s1">, la riqualificazione dell&#8217;ex Laminatoio Bonafous vede protagonista la società Reba Projects, riconducibile al gruppo Asja Energy di Agostino Re Rebaudengo. Il progetto di trasformazione dell&#8217;area industriale dismessa prevede l&#8217;insediamento di un data center con una potenza di carico iniziale di 125 megawatt e una capacità d&#8217;espansione programmata oltre i 300 megawatt, per un investimento finanziario che parte da oltre un miliardo di euro. L&#8217;infrastruttura è nativamente concepita per supportare il calcolo intensivo dell&#8217;Intelligenza Artificiale e la gestione di grandi moli di dati a servizio del tessuto economico ed economico-statale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In cima alla classifica per potenza richiesta figura il Comune di Grugliasco, dove sull&#8217;area ex Pininfarina di Borgata Lesna la variante urbanistica riguarda un primo modulo di circa 58 mila metri quadrati, con una potenza di progetto indicata nell&#8217;ordine dei 200 megawatt e un investimento stimato in circa 4 miliardi di euro, a fronte di almeno 200 posti di lavoro promessi. L&#8217;operazione è seguita da Added Value Capital e dall&#8217;imprenditore Alfiero Massimini, che agiscono da intermediari; il nome dell&#8217;utilizzatore finale del data center non è stato reso pubblico. Il 30 giugno 2026 il Consiglio comunale di Grugliasco ha approvato, con 17 voti favorevoli, la delibera che riconosce l&#8217;interesse pubblico alla deroga urbanistica richiesta per l&#8217;intervento. Considerando però l&#8217;intero comparto industriale dismesso di Grugliasco, risulta depositata a Terna una richiesta di allaccio alla rete per l&#8217;incredibile potenza complessiva di 1,23 gigawatt (pensata per grandi cluster di supercalcolo per l&#8217;IA) con impatti idrici massicci per il raffreddamento, un dato che supera di circa sei volte la potenza dichiarata per il solo progetto ex Pininfarina, e che lascia aperti interrogativi su quali ulteriori ampliamenti, margini tecnici o progetti paralleli possano comporlo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel capoluogo, a Torino città, le pratiche complessive presentate a Terna sfiorano 1,09 gigawatt di richiesta, focalizzandosi sul recupero di vecchi immobili industriali e scali ferroviari. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A Settimo Torinese, oltre al polo già operativo di Noovle, si registrano ben otto manifestazioni di interesse presentate al Comune per un volume potenziale di potenza richiesta pari a 1,05 gigawatt. La spinta speculativa si estende a raggiera lungo i principali corridoi energetici della provincia, dove sono state depositate decine di istanze pendenti nei comuni di Chivasso, Rivalta di Torino e Collegno per sfruttare le vicine sottostazioni elettriche ad alta tensione e i canali di raffreddamento idrico. A questa pressione sulla provincia torinese si affiancano, a pochissima distanza dai confini provinciali, i progetti di mega-impianti come quello pianificato nell&#8217;area dell&#8217;ex centrale termoelettrica di Trino Vercellese, da oltre 4,5 miliardi di euro, concepito per agire in stretta sinergia con la rete di calcolo dell&#8217;area metropolitana di Torino.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;analisi a largo spettro dei portali istituzionali, dai bollettini ufficiali della Regione Piemonte ai documenti di programmazione urbanistica comunali e alle rilevazioni di Terna, evidenzia come questo sviluppo incontrollato proceda in assenza di una pianificazione territoriale coordinata capace di valutare gli impatti cumulativi. La corsa all&#8217;autorizzazione dei data center nell&#8217;area torinese non risponde a una visione di sviluppo sostenibile o di utilità sociale per la popolazione locale, ma si inserisce perfettamente nella dinamica di accaparramento delle risorse energetiche e idriche del territorio per alimentarne la voracità, sostenendo i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme di sorveglianza digitale e i sistemi informativi a supporto della finanza globale e del riarmo bellico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per comprendere la reale portata dell&#8217;impatto territoriale che sarà generato dai data center nella città metropolitana di Torino, è necessario analizzare il sistema di approvvigionamento energetico dedicato. La transizione verso le fonti pulite per queste infrastrutture rappresenta un vincolo economico e finanziario stringente: l&#8217;accesso ai capitali internazionali, ai fondi europei e alle linee di credito dei grandi asset manager globali è subordinato al rispetto dei criteri ESG (</span><span class="s3">Environmental, Social, and Governance</span><span class="s1">) e alla stipula di contratti a lungo termine per l&#8217;acquisto di sola energia rinnovabile (</span><span class="s3">Corporate Power Purchase Agreements</span><span class="s1"> &#8211; PPA).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Questa esigenza finanziaria si scontra con una contraddizione fisica fondamentale: i data center dedicati all&#8217;Intelligenza Artificiale, alla finanza e al sistema di guerra richiedono un carico elettrico continuo e costante (</span><span class="s3">baseload</span><span class="s1">), attivo 24 ore su 24 per 365 giorni all&#8217;anno, laddove la produzione eolica e solare è per sua natura intermittente e dipendente dalle condizioni atmosferiche. Per evitare il ricorso alle fonti fossili della rete nazionale, che vanificherebbe le certificazioni necessarie per intercettare i mercati finanziari, l&#8217;ecosistema industriale piemontese sta subendo una trasformazione infrastrutturale coordinata. Questa riorganizzazione poggia sulla proliferazione di maxi-impianti di Fonti di Energia Rinnovabile (FER) e sull&#8217;installazione di gigafactory di accumulo elettrochimico tramite batterie (</span><span class="s3">Battery Energy Storage Systems</span><span class="s1"> &#8211; BESS).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La dimensione di questo fenomeno trova riscontro nei dati istituzionali della Regione Piemonte e del Consiglio Regionale, che in attuazione della normativa nazionale sulle aree idonee e sul riparto del </span><span class="s3">burden sharing</span><span class="s1"> hanno fissato l&#8217;obiettivo vincolante di installare 4.991 megawatt (pari a quasi 5 gigawatt) di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. La sola provincia di Torino riveste un ruolo primario in questo piano, assorbendo una quota rilevante delle nuove istanze di impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici avanzati. La pressione sulle superfici agricole del Canavese, del Pinerolese e della pianura torinese è direttamente correlata alla domanda di energia dei data center: le 43 pratiche pendenti o autorizzate nella provincia torinese richiedono oltre 8 gigawatt di potenza teorica complessiva, a fronte di una produzione solare che per erogare un singolo gigawatt continuativo necessita di installazioni estese per centinaia di ettari di terreno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parallelamente agli impianti di produzione, la Giunta regionale e gli enti locali si trovano<span class="Apple-converted-space">  </span>così a gestire l&#8217;esplosione delle autorizzazioni per i sistemi di accumulo BESS di taglia industriale, indispensabili per stoccare l&#8217;eccesso di energia diurna e rilasciarla continuamente ai server durante le ore notturne o di buio. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il nodo infrastrutturale torinese è diventato uno dei principali poli d&#8217;attrazione nazionali per questi impianti. Tra le strutture già autorizzate e in fase di cantiere spicca il mega-progetto BESS </span><span class="s3">stand-alone</span><span class="s1"> di Rondissone, sviluppato dalla società Aer Soléir e aggiudicatario nell&#8217;asta del Capacity Market di Terna, che prevede un investimento di 170 milioni di euro per una potenza di 250 megawatt e una capacità di accumulo pari a 1 gigawattora, collocandosi tra i più grandi impianti di accumulo energetico d&#8217;Europa. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A questa struttura si affiancano decine di ulteriori istanze presentate presso la Città Metropolitana di Torino e i comuni della prima e seconda cintura, in particolare nei poli strategici di Chivasso, Settimo Torinese, Orbassano e lungo l&#8217;asse della Val di Susa, dove la disponibilità di stazioni di trasformazione ad alta tensione ereditate dal tessuto ex industriale consente l&#8217;allaccio di “container” di batterie a litio per centinaia di megawatt aggiuntivi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;incastro tra la produzione rinnovabile, i sistemi BESS e le richieste dei data center evidenzia precise criticità territoriali e sociali. La legge regionale sulle aree idonee ha introdotto vincoli specifici per limitare il consumo di suolo agricolo (fissando tetti massimi alla Superficie Agricola Utilizzata comunale e distanze di rispetto), ma ha al contempo stabilito corsie preferenziali ed esenzioni per gli impianti destinati all&#8217;autoconsumo industriale e ai poli tecnologici, disponendo persino l&#8217;obbligo di copertura fotovoltaica per i nuovi data center e centri logistici. Ciononostante, la combinazione di campus per server, parchi solari estesi e container BESS sottrae ampie porzioni di terreno, alterando inevitabilmente gli ecosistemi locali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si registrano inoltre profili di rischio industriale legati agli impianti BESS, dovuti alla presenza di grandi quantitativi di batterie al litio ad alta densità soggette al rischio di </span><span class="s3">thermal runaway</span><span class="s1"> (incendi chimici ad alta temperatura e di difficilissimo spegnimento) in prossimità di centri abitati o aree produttive. Infine, l&#8217;enorme concentrazione di potenza richiesta a Terna impone massicci interventi di adeguamento della rete elettrica ad alta tensione; le relative opere infrastrutturali rischiano di traslare i propri costi sulla collettività attraverso le componenti tariffarie delle bollette elettriche, mentre i benefici del calcolo avanzato e della vendita di energia rimangono concentrati in capo ai grandi operatori privati e ai fondi speculativi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I data center ad alta densità di calcolo e le loro infrastrutture energetiche d&#8217;appoggio non sono soltanto nodi strategici dell&#8217;economia e della finanza globale, ma si configurano a tutti gli effetti come installazioni a marcata natura </span><span class="s3">dual-use</span><span class="s1">, ossia a doppio uso civile e militare. La progressiva integrazione del cloud di supercalcolo nei sistemi informativi della difesa, nella gestione logistica delle forze armate, nell&#8217;elaborazione dell&#8217;intelligence strategica e nella guida dei sistemi d&#8217;arma autonomi basati sull&#8217;Intelligenza Artificiale trasforma radicalmente lo statuto di queste cattedrali digitali in tempo di crisi o di conflitto armato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nel quadro delle dottrine militari contemporanee e del diritto internazionale bellico, un centro elaborazione dati che ospita o processa flussi informativi strategici cessa di essere una semplice struttura commerciale per assumere la qualifica di obiettivo militare primario (</span><span class="s3">key terrain</span><span class="s1"> informazionale). La concentrazione sul territorio torinese di imponenti poli di calcolo, affiancati da maxi-impianti di produzione rinnovabile e da imponenti sistemi di accumulo BESS ad alta intensità energetica, determina così la creazione di veri e propri bersagli strategici ad alto rischio.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In caso di escalation geopolitica o di operazioni belliche convenzionali, cibernetiche o ibride, l&#8217;attacco diretto o il sabotaggio a queste infrastrutture — siano essi condotti tramite attacchi informatici devastanti, droni o missili di precisione a lungo raggio — non provocherebbe soltanto la paralisi dei servizi digitali e il rischio di estesi blackout energetici a cascata sulla rete civile. Un&#8217;aggressione o un incidente catastrofico su un data center o su una gigafactory di batterie a ridosso delle aree urbane esporrebbe la popolazione residente e i comuni limitrofi a danni collaterali devastanti, che vanno dalla distruzione fisica del tessuto urbano circostante al rischio di incendi chimici e tossici inestinguibili legati ai sistemi di accumulo elettrochimico, trasformando le comunità locali nei terminali fisici di una guerra combattuta alla velocità del calcolo algoritmico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">FONTI</span></p>
<ul class="ul1">
<li class="li1"><span class="s2">Terna S.p.A. (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale):</span><span class="s1">Rilevazioni e dati ufficiali sulle istanze di prenotazione della potenza elettrica per i data center in Italia e in Piemonte (95,38 GW a livello nazionale; 64 istanze per oltre 13 GW in Piemonte; 43 pratiche per 8,08 GW nella sola provincia di Torino; 1,23 GW a Grugliasco; 1,09 GW a Torino città; 1,05 GW a Settimo Torinese; ~600 MW a Chivasso e ~600 MW a None).</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Sole 24 Ore (</span><span class="s5">&#8220;Data center: 95 gigawatt di richieste alla rete Terna&#8221;</span><span class="s2">, di Celestina Dominelli, 23 Agosto 2026):</span><span class="s1">Inquadramento economico-normativo nazionale sul boom delle istanze di allaccio alla rete elettrica e intervista a Laura D&#8217;Aprile (Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Mase) su linee guida per i procedimenti di VIA/AIA e misure anti-speculazione.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">La Voce (</span><span class="s5">&#8220;Data center a Chivasso, Settimo Torinese, Grugliasco. Sarà un&#8217;invasione?&#8221;</span><span class="s2">, di Liborio La Mattina, 15 Settembre 2026):</span><span class="s1"> Dettagli puntuali sui progetti della cintura torinese: ex Laminatoio Bonafous a Lucento (Reba Projects / Asja Energy da 125–300 MW), ex Pininfarina a Grugliasco (Added Value Capital / Alfiero Massimini da 200 MW e 4 miliardi), ex Ilte a Moncalieri, parco logistico ex Fiat Ricambi (None/Volvera), polo di Caselle (Hines da 250 MW), Chivasso e le 8 manifestazioni di interesse a Settimo Torinese.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">La Repubblica Torino (</span><span class="s5">&#8220;Nell&#8217;ex Ilte nasce il mega data center&#8221;</span><span class="s2">, di Mattia Aimola, 2026):</span><span class="s1"> Dettagli ufficiali sul progetto LCP (Logistics Capital Partners) a Moncalieri in Via Postiglione: acquisto dal tribunale fallimentare nel 2022 per 9 milioni di euro, parere positivo degli uffici comunali a marzo 2026, 4 edifici su 270.000 m², potenza di 576 MW, 400 posti di lavoro e oltre 4,5 miliardi di investimento.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Verbale di Deliberazione del Consiglio Comunale di Grugliasco (n. 41 del 30 giugno 2026):</span><span class="s1"> Approvazione dell&#8217;interesse pubblico per la deroga urbanistica sull&#8217;area ex Pininfarina di Borgata Lesna (circa 58 mila m², 200 MW, 4 miliardi di euro promossi da Added Value Capital).</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Delibere e Piani Urbanistici dei Comuni di Caselle Torinese, Montanaro e Torrazza Piemonte:</span><span class="s1"> Variante n. 3 al PRG di Caselle Torinese sulle aree Ata (450 mila m² complessivi per 150 mila m² coperti dal campus Hines); interlocuzioni del developer FCV a Montanaro (412 mila m²) e varianti sulle ex fornaci di Torrazza Piemonte.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Città di Torino e Regione Piemonte (CSI Piemonte, Polo Strategico Nazionale e Cittadella dell&#8217;Aerospazio):</span><span class="s1">Documentazione istituzionale sugli impianti in-house di Via Monastir e Corso Unione Sovietica (CSI Piemonte accreditato ACN e candidato PSN); varianti urbanistiche ex Alenia in Corso Marche per la Cittadella dell&#8217;Aerospazio e i progetti di supercalcolo con Leonardo S.p.A.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Regione Piemonte e Consiglio Regionale del Piemonte:</span><span class="s1"> Atti d&#8217;indirizzo per il riparto del </span><span class="s3">burden sharing</span><span class="s1"> e legge regionale sulle aree idonee per impianti a fonti rinnovabili (target vincolante di 4.991 MW di nuova potenza FER entro il 2030, vincoli SAU e deroghe per l&#8217;autoconsumo di poli tecnologici e data center).</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Rinnovabili.it / SolareB2B / Energia Mercato (</span><span class="s5">&#8220;Aer Soléir investe 170 milioni in Piemonte: al via a Rondissone uno dei più grandi BESS d&#8217;Italia&#8221;</span><span class="s2">, 2026):</span><span class="s1"> Dettagli sull&#8217;impianto BESS </span><span class="s3">stand-alone</span><span class="s1"> di Aer Soléir a Rondissone (250 MW / 1 GWh di capacità di accumulo, aggiudicato nell&#8217;asta Capacity Market di Terna per 170 milioni di euro).</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">UNIDIR – United Nations Institute for Disarmament Research (</span><span class="s5">&#8220;Clouds of War: The Implications of Targeting Data Centres&#8221;</span><span class="s2">, Policy Note):</span><span class="s1"> Analisi di diritto internazionale e dottrina bellica sul valore strategico e </span><span class="s3">dual-use</span><span class="s1"> (civile e militare) delle infrastrutture fisiche di calcolo e dei data center considerati </span><span class="s3">key terrain</span><span class="s1"> informazionali e bersagli militari.</span></li>
<li class="li1"><span class="s2">Modern War Institute at West Point (</span><span class="s5">&#8220;Data Center Warfare: Defending the Key Terrain of AI Infrastructure&#8221;</span><span class="s2">, Policy Paper):</span><span class="s1"> Studi sull&#8217;integrazione tra infrastrutture fisiche di supercalcolo per l&#8217;IA, sistemi d&#8217;arma autonomi, difesa cibernetica e vulnerabilità bellica dei nodi energetici.</span></li>
</ul>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='L’INVASIONE BARBARICA DEI DATA CENTER A TORINO E PROVINCIA' data-link='https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/' data-app-id-name='category_below_content'></div>]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">19246</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
