La linea gialla dell’espropriazione e della segregazione

La linea gialla dell’espropriazione e della segregazione

Novembre 15, 2025 0 Di Francesco Cappello

Secondo il piano di Trump Gaza va divisa e posta sotto la gestione USA/Israele
La Russia propone che Gaza rimanga unita e sottoposta a gestione internazionale multilaterale

Gli Stati Uniti stanno pianificando una partizione a lungo termine di Gaza in una “zona verde” — gestita da truppe israeliane coadiuvate dagli USA e aperta alla ricostruzione — e una “zona rossa”, dove quasi tutti i palestinesi sono stati sfollati e dove non è prevista alcuna ricostruzione.
Gaza rimarrebbe divisa dalla attuale “linea gialla” di controllo israeliana.

Il piano di Trump prevede, quindi, una Linea Gialla, che di fatto divide Gaza in due: una zona orientale sotto controllo israeliano e una occidentale lasciata ai palestinesi. La transizione sarà gestita da un comitato guidato dagli USA con l’ausilio di figure come Tony Blair.

L’imposizione da parte dell’esercito israeliano della cosiddetta Linea Gialla segna una nuova fase nella geografia del controllo militare sulla Striscia di Gaza. Introdotta come parte del piano di cessate il fuoco promosso dal presidente statunitense Donald Trump, questa linea – di cui Israele non ha divulgato il tracciato preciso – sottrae il 58% del territorio di Gaza, inglobando vaste porzioni delle città principali e tutti i valichi di frontiera. Essa inaugura un sistema di confinamento a più fasi: alla Linea Gialla seguirà una Linea Rossa sorvegliata da una forza internazionale di stabilizzazione, fino a un ritiro scaglionato verso una “zona di sicurezza”. Tuttavia, anche a processo completato, il territorio destinato ai palestinesi rimarrebbe significativamente ridotto rispetto alla situazione prebellica, mantenendo un controllo strutturale da parte di Israele.

La Linea Gialla opera come una barriera interna, un ennesimo muro, a severissimo regime militare. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato esplicitamente che chiunque tenti di attraversarla verrà colpito, senza distinzione alcuna tra civili e combattenti. Saranno installati blocchi di cemento gialli che si può sospettare che verranno posizionati, come già avvenuto in Cisgiordania, ben oltre la zona stabilita, ampliando a piacere l’area d’esclusione. Il risultato sarà una trasformazione radicale della vita quotidiana: centinaia di migliaia di sfollati vengono privati della possibilità di tornare alle loro case, e la sola vicinanza alla linea può equivalere a una condanna a morte. La popolazione perde non soltanto il proprio territorio, ma ogni mezzo di sussistenza collocato dall’altra parte.

Le conseguenze umanitarie sono oggetto di forte denuncia da parte dell’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, che parla apertamente di uccisioni di civili e di disprezzo del diritto internazionale. Tra gli episodi più gravi, il 17 ottobre soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un veicolo che attraversava la linea, uccidendo undici persone, tra cui donne e bambini.

Questo dispositivo di confinamento è in piena continuità con la lunga storia di pressioni e controllo militare su Gaza, in atto almeno dal 2007.
Nel 2005, infatti, Israele si ritirò dalla Striscia di Gaza, smantellando gli insediamenti e le basi militari ma mantenendo il controllo di confini, spazio aereo e mare, mentre la gestione civile passava formalmente all’Autorità Nazionale Palestinese. Due anni dopo, nel 2007, le tensioni tra Hamas e Fatah sfociarono in scontri armati che portarono Hamas a espellere le forze dell’ANP da Gaza e a instaurare il proprio controllo esclusivo sulla Striscia, determinando la frattura politica palestinese e l’imposizione del blocco da parte di Israele ed Egitto che comportò la chiusura quasi totale dei confini terrestri, marittimi e aerei imposta su Gaza da Israele, con la collaborazione dell’Egitto, dopo la presa di potere di Hamas nel 2007.

La Linea Gialla appare oggi come un ulteriore strumento di una strategia di pulizia etnica ed occupazione territoriale, resa possibile dall’inerzia della comunità internazionale e dall’avallo politico del piano statunitense. Presentata come parte di un percorso di cessate il fuoco, essa contribuisce invece a ridisegnare Gaza secondo una logica di segregazione, nella quale i diritti fondamentali della popolazione palestinese restano subordinati al potere di un occupante che opera in un regime di sostanziale impunità.

La Russia ha presentato all’ONU una proposta alternativa: niente Linea Gialla, nessuna presenza israeliana oltre quel limite e nessun comitato “a guida americana”. Al contrario, si propone di valutare una forza internazionale di stabilizzazione davvero multilaterale, preservando l’integrità territoriale di Gaza e la prospettiva della soluzione a due Stati.

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